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            <title><![CDATA[Love and fight. Ama e Lotta.]]></title>
            <description><![CDATA[di Mauro Armanino A venticinque anni dal G8 di Genova, una scritta su un muro
diventa il simbolo di una politica che nasce dall’amore per la giustizia e si
traduce …]]></description>
            <link>https://www.osservatoriorepressione.info/love-and-fight-ama-e-lotta/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Osservatorio Repressione]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:44:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Marjane Satrapi, Persepolis
Kore’eda Hirokazu, After Life #18]]></title>
            <description><![CDATA[QUALE STRISCIA DI PERSEPOLIS NEL LIMBO DI KORE’EDA?

Bildungsroman a fumetti

Un tuffo nel passato per questa che è l’anteprima dell’ultima puntata della
stagione di “Delicatessen” (ci sarà forse un’appendice giovedì 23 luglio). Una
triste “Camera verde” per Marjane Satrapi, morta a 56 anni di crepacuore 14 mesi
dopo la scomparsa del suo compagno, Mattias Ripa, con cui aveva condiviso lavoro
e vita. E il successo di Persepolis, un film che fu una rivelazione per la
carica dirompente del racconto storico dall’interno dell’Iran (pur realizzato in
Francia dalla ormai francese Satrapi), per il linguaggio e il tratto del disegno
e perché “svelò” il rigurgito femminile di ripudio del regime degli ayatollah,
ma anche lo sguardo storico sulla rivoluzione, sul sacrificio dei rivoluzionari
progressisti e laici, un anodino sguardo sugli studi in Austria della giovane
Marjane, per sfuggire all’indottrinamento del regime.
Il film era uscito nel 2007, ma il fumetto scritto in francese era precedente e
descriveva l’infanzia persiana dell’autrice, la ribellione e la vita in strada a
Vienna; i periodici rientri in patria documentati nel lavoro della regista danno
la possibilità di mostrare le trasformazioni della repubblica islamica nei suoi
primi 15 anni… e della giovane Marjane nel suo primo quarto di secolo.
L’autobiografia della regista si intreccia agli eventi del paese… i suoi lutti e
le sue scelte di libertà derivano direttamente dalla situazione politica,
consentendo allo spettatore di fabbricarsi un giudizio non documentaristico, ma
preciso dello spirito del tempo persiano dopo la rivoluzione, fatto di
sensazioni personali come il profumo di gelsomino della nonna o gli insegnamenti
dello zio comunista incarcerato con i Pahlavi e poi dai pasdaran che lo
uccidono; le loro tombe saranno le due visitazioni prima di emigrare, l’essenza
dei valori della Persia da trattenere con sé per Marjane. Una crescita
profondamente femminile e femminista attraverso il quotidiano della bambina, poi
ragazza e donna ribelle iraniana – e forse proprio la donna in rivolta
(camusianamaente), con il suo corpo che rifiuta di sopravvivere al suo amore, in
questo momento di retorica militarista va riproposto in alternativa a erotizzate
donne in divisa nelle varie guerre patriarcali.

L’archivio della memoria dei morti

Dopo un paio di altri riferimenti al cinema iraniano (I gatti persiani, Il mio
giardino persiano) a completamento dell’omaggio a Marjane Satrapi, la seconda
parte della trasmissione ha riguardato un altro film di ispirazione, cultura e
realizzazione molto diversi: se si vuole trovare un flebile filo rosso si può
rintracciare nella morte, trattandosi di After Life (Wandafuru raifu, in
originale – dunque nell’alfabeto katakana, usato per le parole straniere,
ワンダフルライフ, ovvero Wonderful Life) di Kore’eda Hirokazu. Anche questo di qualche
decennio fa (1998), da leggere nei suoi innumerevoli registri. Innanzitutto è
una precisa rimeditazione su quale sia la funzione del cinema, ovvero come
diceva Jean Cocteau: «La morte al lavoro 24 fotogrammi al secondo»: il fatto che
la squadra di addetti all’accoglienza sia anche una troupe incaricata di
corredare i morti in transito del loro unico ricordo consentito dopo questo
lavacro in una sorta di Lete orientale, che va ricostruito, ripreso e proiettato
in un unico spettacolo al termine del quale l’estinto scompare nell’aldilà,
lasciato a ricordare quell’unico momento che avrebbe dato motivo alla sua
esistenza. Il senso del film è affastellare i molti ricordi di ciascuno dei
nuovi morti, tutti a carico di chi non ha saputo (o voluto) indicare quale
ricordo continuare a “vivere” per l’eternità: dunque si evidenzia la
responsabilità di custodire il peso della memoria e questo è attribuito
unicamente alla capacità del cinema di congelare una sensazione in un fotogramma
che è per sempre invariabile, insostituibile; e non invecchia.
Ma l’occasione di dare un reale intreccio a quello che fin dall’inizio della
realizzazione del film traeva spunto da una serie di interviste casuali su quale
sarebbe stato il ricordo unico che gli interpellati si sarebbero portati
nell’aldilà è la straordinaria congiunzione tra la vita di uno degli ospiti
temporanei e uno degli addetti, morto nel 1943 in guerra. Il morto recente sposò
la fidanzata del giovane militare nipponico mai più tornato dopo l’addio su una
panchina, scelta dalla fidanzata come unico ricordo, la stessa che a quel punto
il “giovane”, che non aveva trovato altro appiglio alla passata esistenza
immolata all’imperatore in una battaglia nel Pacifico meridionale, sceglie come
proprio ricordo, legandosi per l’eternità alla vita di una amata con cui non ha
mai realmente vissuto se non su quella panchina comune, perché le location dei
set rimangono, così come gli archivi dei ricordi a disposizione dello staff.
Questo è il sintomatico momento della magia degli intrecci cinematografici, che
corrispondono nell’artificio ai legami esistenziali, evidenziati dal conturbante
lavoro di Kore’eda; ma attorno a questo climax il regista suggerisce le molte
diverse forme di memoria indotta, insufflata, raccontata, autoconvincente, a
volte aggiustata o completamente fasulla e costruita su un desiderio… e questo
elenco è stato ottenuto attraverso una sequela di tipaz che provengono da quel
repertorio desunto dalle interviste reali e documentaristiche che stanno a monte
dell’operazione di purissima fiction.

Chissà quale sarà stato il “ricordo più bello” scelto da Marjane Satrapi, giunta
nel limbo per gli appena trapassati?

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            <link>https://radioblackout.org/podcast/marjane-satrapi-persepoliskoreeda-hirokazu-after-life-18/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Radio Blackout 105.25FM]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 23:15:13 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Rovereto, sabato 25 luglio: Contestiamo la nazionale israeliana al campionato di Eurobasket!]]></title>
            <description><![CDATA[Riceviamo e diffondiamo:

Come mai un campionato sportivo europeo viene inaugurato da una partita in cui
gioca la nazionale israeliana? E soprattutto, perché si permette ancora a
Israele – uno Stato guerrafondaio e genocida – di partecipare alle competizioni
sportive? Ci riferiamo ovviamente alla partita Israele-Grecia che inaugurerà il
campionato europeo di basket under 18 il prossimo 25 luglio (Rovereto,
Palamarchetti ore 13), e a quelle che seguiranno nei prossimi giorni a Trento e
Rovereto.

Mentre la Russia è esclusa da ogni competizione internazionale e negli USA la
squadra iraniana è stata vessata in ogni modo alla Coppa del Mondo, a Israele si
aprono tutte le porte, comprese quelle della “città della pace”. Si sa
d’altronde che le vite non sono tutte uguali, e c’è chi può e chi non può.

Israele può demolire case e prendersi terre in Cisgiordania, occupare e
bombardare il Libano, avanzare e massacrare nella striscia di Gaza, arrestare,
torturare e ammazzare uomini, donne e bambini in tutta la Palestina. Quanto agli
israeliani, possono venire a fare vacanze in ogni angolo d’Italia, magari
arrampicando ad Arco o giocando a pallacanestro a Rovereto e Trento.

I palestinesi, invece, possono al massimo resistere pacificamente lasciandosi
divorare come un’anguria.

I giovani under 18 invitati a giocare a Rovereto sono membri di un
popolo-esercito che massacra da un secolo i palestinesi, e saranno presto
chiamati a “servire la patria” come i loro genitori. Sta a noi mostrare loro la
possibilità di un esempio diverso, come quello dei loro quasi-coetanei che
disertano l’arruolamento. Il che non significa farli giocare in nome della
«convivenza civile», ma invitarli a non essere complici, rifiutando noi per
primi ogni connivenza con il loro Stato.

Per questi ragazzi abbiamo un messaggio: se volete chiedere asilo politico in
Italia non per fuggire da crimini di guerra ma per rifiuto di commetterli, per
noi siete i benvenuti.

Per i roveretani ne abbiamo un altro: boicottare la partita, il Comune che la
accoglie e la sua pelosa “solidarietà”.

Mentre, in questi giorni, Israele sta cominciando a internare i palestinesi di
Gaza in riserve-lager, dobbiamo dare ancora più voce alla solidarietà reale.

Contestiamo la partita!

Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese



Rovereto, 25 luglio

Contestiamo rumorosamente la partita di basket under 18 Israele-Grecia al
Palamarchetti

Appuntamento ai Giardini “Perlasca” (Giardini Milano) dalle ore 12



Qui la chiamata in pdf: rovereto eurobasket 25 luglio

Qui le locandine scaricabili:





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            <link>https://ilrovescio.info/2026/07/21/rovereto-sabato-25-luglio-contestiamo-la-nazionale-israeliana-al-campionato-di-eurobasket/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[il Rovescio]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:12:10 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Un altro morto di Stato!]]></title>
            <description><![CDATA[di Associazione Yairaiha Ets La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento
di polizia riapre una ferita che attraversa gli ultimi venticinque anni: dallo
Stato sociale allo Stato penale, dall’omicidio …]]></description>
            <link>https://www.osservatoriorepressione.info/un-altro-morto-di-stato/</link>
            <guid isPermaLink="true">https://www.osservatoriorepressione.info/un-altro-morto-di-stato/</guid>
            <dc:creator><![CDATA[Osservatorio Repressione]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 19:50:46 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Radio Kebab e l’estate infinita]]></title>
            <description><![CDATA[puntata del 15 luglio 26]]></description>
            <link>https://radioblackout.org/podcast/radio-kebab-7/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Radio Blackout 105.25FM]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 19:48:21 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[2026-07-21] Cena sociale di quartiere GRAB @ Giardini Alimonda]]></title>
            <description><![CDATA[CENA SOCIALE DI QUARTIERE GRAB

Giardini Alimonda - Via Alimonda, Torino
(martedì, 21 luglio 20:30)
]]></description>
            <link>https://gancio.cisti.org/event/cena-sociale-di-quartiere-grab-26</link>
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            <dc:creator><![CDATA[Gancio]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 18:51:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Genova: in ogni caso nessun rimorso.]]></title>
            <description><![CDATA[Si è svolto ieri il corteo lanciato da diverse realtà genovesi e non per i 25
anni dell’omicidio di Carlo Giuliani.

La costruzione del corteo nazionale è iniziata con un convegno tenutosi il 4
luglio a Genova. Compagne e compagni da tutt’Italia hanno discusso e dibattuto
su questioni chiavi dell’oggi: la tendenza generale alla guerra; il ruolo
dell’Italia e dell’Europa nei conflitti internazionali oggi e nel futuro; il
costo della crisi sempre più pesante, scaricato sul proletariato europeo dalle
scelte degli Stati Uniti per difendere il loro ruolo di direttori delle
principali catene del valore globali; le soggettività giovanili dentro la
guerra.

Il corteo nazionale si è dato due appuntamenti: la composizione più giovane e
giovanissima del movimento si è organizzata davanti alla scuola Diaz, teatro dal
massacro operato dalle forze dell’ordine in quei giorni di lotta. L’appuntamento
principale, invece, ha aspettato i giovani e le giovani in piazza Alimonda, dove
venne ucciso a sangue freddo Carlo Giuliani. Ricongiunti i due appuntamenti, il
corteo è partito numerosissimo per le vie genoane.

Più di 10mila persone si sono mosse insieme dietro il principale striscione che
recitava “in ogni caso nessun rimorso”.

Il corteo ha fatto proprio l’elemento dell’antifascismo militante. In Via
Montevideo, infatti, si è praticata una muratura con assi di legno della sede di
CasaPound. Sopra gli assi la scritta era chiara “Zona denazificata”.

Nel proprio percorso il corteo ha incontrato anche la sede di Confindustria di
Genova. Ritenendo Confindustria un attore chiave delle politiche economiche che
su diverse dimensioni danneggiano le classi lavoratrici. Facendo gli interessi
di industriali, padroni e padroncini, Confindustria è la responsabile dei salari
bassi, della destrutturazione del Welfare minacciando la riproduzione delle
condizioni di vita di molte e molti, e infine appoggiando e potenziando le
decisioni economiche in merito al riarmo e alla guerra. Al netto di queste
considerazioni, la sede è stata sanzionata.

Il corteo si è concluso numeroso in Piazza de Ferrari.]]></description>
            <link>https://infoaut.org/antifascismo-nuove-destre/genova-in-ogni-caso-nessun-rimorso/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[notav.info]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:45:01 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[[2026-07-25] Giornate di Mobilitazione a 25 anni dal G8 a Genova @ Genova]]></title>
            <description><![CDATA[GIORNATE DI MOBILITAZIONE A 25 ANNI DAL G8 A GENOVA

Genova - -
(sabato, 25 luglio 11:30)


25 e 26 Luglio 2026

GIORNATE DI MOBILITAZIONE A 25 ANNI DAL G8 2001 A GENOVA

Perché quel luglio torni ad essere una minaccia

Che tristezza. Carlo Giuliani, suo malgrado, aveva solo un estintore in mano; ma
aveva anche solo vent’anni. Tuttavia venne dipinto da alcuni portavoce (passati
fortunatamente a miglior vita) come una merda assoluta, un tossico, uno
straccione immediatamente dopo la sua esecuzione a freddo da parte dei sicari
dello Stato. Che tristezza. Dopo l’intervento dei vertici del controvertice (le
teste d’uovo del social forum), viene tutto ridimensionato ad una scivolata e,
piano piano, inizia laboriosamente la sua santificazione.Che tristezza. I nostri
scienziati del movimento, il cui lavoro è tutelare il movimento stesso, sono
all’opera. Studiano, elaborano, concertano, concordano, pianificano. Eppure, con
la loro sorpresa, le persone si pigliano le mazzate e vengono caricate: non
erano questi gli accordi. Le persone, viste come tanti bravi soldatini in tuta
bianca, improvvisamente si trovano catapultate in una realtà che non è quella
che gli era stata promessa e che era stata pianificata. Che tristezza. Le
persone, che rimangono tali fin tanto che non decidono di gettare il cervello
all’ammasso, non ci stanno. Succede, non previsto e non concordato, il patatràc.
Un fallimento colossale che alza il sipario sulla regia di questa spettacolare
mobilitazione in cui sarebbe dovuto andare tutto secondo i piani ma, si sa,
anche se la realtà è pianificabile ogni tanto appare anche l’inaspettato. Che
tristezza. Fiumi di parole e arrampicate equilibristiche sugli specchi: “Sono
stati gli infiltrati. Sono stati i black bloc infiltrati, violenti e cattivi,
sono stati i casseurs sempre pronti a provocare disordini, sono stati i servizi
abilmente insinuatisi nei cortei e nelle manifestazioni”. Che tristezza. Poi ci
sono state ancora tante imprese, condanne simboliche e condanne reali. Carriere
e tappeti rossi. Voti e premi. Pianti e lagne e altre commedie. Si sà che la
politica è un arte e chi se ne frega di aver illuso e strumentalizzato una madre
che ha solo perso un figlio che si sa non essere manco poi stato chissà che
stinco di santo. Cosa rimane? Tristezza, senza ombra di dubbio, e un'aula
parlamentare adornata da una targa durata il tempo di una legislatura e ora
fortunatamente rimossa. Carlo, ovunque viaggino i suoi atomi, starà sicuramente
meglio. Perlomeno il danno se lo tiene tutto, ma la beffa se la risparmia.
Questo e non un processo allo Stato potevano offrire i rifondaroli. Che
tristezza. Le persone nascono, vivono e muoiono (e non tutti allo stesso modo),
ma c'è in ogni tempo e in ogni luogo chi ha sempre ragione e chi la fa franca.
Che tristezza. Eppure era già tutto scritto già almeno dall’anno precedente,
tralasciando ancora molto altro... parole e direttive inequivocabili che
riportiamo integralmente perché si sa quanta memoria abbia il bel paese...
"[...] 6. Seguire le indicazione delle tute bianche. 7. Qualunque iniziativa va
concordata con le tute bianche. 8. Non ci deve essere né lancio di alcunché né
altro che non sia concordato con gli organizzatori. [...] 11. Durante il corteo
nessuna iniziativa personale o di gruppo deve essere messa in atto. 12. Si prega
di segnalare alle tute bianche qualunque cosa succeda." dal volantino
"Disobbedienza civile istruzioni per l’uso", distribuito prima del corteo
anti-Tebio, a Genova nel maggio 2000
[https/anarchistlibraries.network/entry/9691#toc8] Ogni qual volta un anarchico
e/o gli anarchici agiscono, stanno nel solco del loro sentimento. Questo animo è
ben riassunto da Buenaventura Durruti durante il tentativo rivoluzionario in
catalogna nel 1936: “Le macerie non ci fanno paura. Sappiamo che non erediteremo
che rovine, perché la borghesia cercherà di buttare giù il mondo nell'ultima
fase della sua storia. Ma, (...), a noi non fanno paura le macerie, perché
portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori. Questo mondo sta crescendo in questo
istante”. Certamente si può fallire e i rapporti di forza sono impari, non lo
nascondiamo, né a noi ne agli altri. Lasciamo però la tristezza da parte e
andiamo avanti. L’orizzonte è sempre la libertà e l’emancipazione umana. Ognuno
scelga da che parte stare.]]></description>
            <link>https://gancio.cisti.org/event/giornate-di-mobilitazione-a-25-anni-dal-g8-a-genova</link>
            <guid isPermaLink="true">https://gancio.cisti.org/event/giornate-di-mobilitazione-a-25-anni-dal-g8-a-genova</guid>
            <dc:creator><![CDATA[Gancio]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:52:18 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[In nome del business: la metamorfosi della violenza da parte della criminalità organizzata]]></title>
            <description><![CDATA[Il conflitto civile in Colombia finisce ufficialmente nel 2016, con la
smobilitazione dei guerriglieri comunisti delle FARC. Il vuoto di potere nelle
aree rurali viene riempito dai narcos, che espandono le loro operazioni verso
l’Ecuador

L'articolo In nome del business: la metamorfosi della violenza da parte della
criminalità organizzata proviene da IrpiMedia.]]></description>
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            <dc:creator><![CDATA[IrpiMedia]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:39:29 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[25 LUGLIO: IN MARCIA VERSO I CANTIERI DELLA DEVASTAZIONE]]></title>
            <description><![CDATA[ 



Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val
di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per
imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005. Il 27 giugno 2011,
non fu soltanto l’apertura del cantiere della Maddalena: fu il tentativo di
spezzare un movimento che da anni dimostrava come fosse possibile organizzarsi
dal basso, difendere il territorio e mettere in discussione un modello di
sviluppo fondato sulle grandi opere inutili e sulla devastazione ambientale.

Ricordare le giornate della Libera Repubblica della Maddalena non significa
lasciarsi andare alla nostalgia. Significa riconoscere che quelle giornate hanno
lasciato un’eredità viva, nella quale si è sperimentata la forza di un popolo in
lotta per la propria autodeterminazione, capace di creare relazioni e legami
duraturi che ancora oggi resistono e permettono di continuare a combattere. La
lotta del Movimento No Tav è più viva che mai e continua a essere una battaglia
non solo per chi vive in questa valle, ma anche per la giustizia ambientale,
sociale e climatica. Una battaglia che parla alla Val di Susa e a tutte le
comunità che, in Italia e nel mondo, si oppongono alla logica delle grandi opere
imposte.

In Val di Susa continua l’aggressione sistematica al territorio. TELT e i suoi
sporchi affari inquinano Chiomonte, Giaglione, San Didero e Salbertrand, ma
anche i siti dei futuri depositi di smarino di Susa, Caprie, Caselette e
Torrazza Piemonte. I cantieri si moltiplicano, estendendosi come un cancro sul
nostro territorio e non lasciando spazio ad altro che a un deserto di catrame e
cemento, laddove prima prosperavano boschi, prati, natura e vita.
Eppure, come il 3 Luglio 2011, la risposta di chi vede quest’opera senza il velo
opaco e dorato della propaganda non è venuta meno e, anche con la marcia dello
scorso anno, lo abbiamo dimostrato.

Oggi come allora, da una parte c’è chi vorrebbe trasformare la Valle in un
enorme cantiere unico, una grande metastasi frammentata, resa più digeribile e
meno contestabile, che avanza spezzetata con l’obiettivo di normalizzare,
insieme alle misure respressive e i Decreti Sicurezza, la devastazione che
produce: una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi
delle lobby politico-imprenditoriali.

Dall’altra c’è chi è pronto a impedire che questo avvenga, chi sogna per la
Valle un altro modello di sviluppo, nel quale le specificità del territorio
vengano rispettate e dove vivere e lavorare non significhi avvelenare la terra e
ammalarsi.

Oggi, oltre alla Piana di Susa, dove lo scorso anno abbiamo visto l’avvio di un
nuovo cantiere nell’area dell’ex pista di Guida Sicura a Traduerivi, territorio
già martoriato la cui ferita rischia di estendersi fino a Bussoleno, un’altra
porzione della valle è sotto attacco. Con la Tratta Nazionale
Avigliana-Orbassano stiamo assistendo a un nuovo tentativo di assedio,
prontamente contrastato e, per ora, respinto da comunità e amministrazioni.

E, nonostante il Governo francese abbia rinviato al 2045 la realizzazione della
loro tratta nazionale, sottolineando come quest’opera non sia oggi più attuale
né prioritaria, in Italia il Governo Meloni e il Commissario straordinario
Calogero Mauceri hanno ribadito la volontà di procedere con la realizzazione
della nostra tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i
tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo, peraltro irrealizzabile,
per la conclusione dell’opera.

Questo dimostra come la Torino-Lione non è un’opera ormai da dare per scontata o
a un passo dalla conclusione, nonostante la propaganda continui a raccontarla
come tale, a partire da un’incongruenza di obiettivi dei due paesi.

Ma la fretta del Governo si spiega anche con il progressivo disvelamento della
Torino-Lione, non come alternativa ecologica, come falsamente è stata presentata
negli anni, ma come parte integrante del sistema logistico e di guerra che
incentiva il trasporto militare lungo il Corridoio Mediterraneo, collegando
l’Europa occidentale a quella orientale. Non è un caso che il Commissario TEN-T 
(Reti transeuropee dei trasporti) abbia richiamato la necessità di individuare
finanziamenti alternativi alle risorse pubbliche, arrivando a evocare il ricorso
al debito e il coinvolgimento di finanziatori privati. Non ci stupirebbe,
quindi, vedere presto il logo di Leonardo accanto a quello di TELT.

È ormai evidente che il nostro Paese, guidato da Fratelli d’Italia, intende
investire nella guerra e nel riarmo, dimostrando ben poco interesse per la
tutela dell’ambiente. Così, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio in Val
di Susa, cerca di conquistare visibilità attraverso un protagonismo bellico che
nulla ha a che vedere con uno sviluppo sostenibile del territorio.

Uno sviluppo che, in Valle e ovunque, ci rifiutiamo di vedere fondato
sull’economia di guerra e sugli interessi militari, sull’impoverimento prodotto
dalla sottrazione di risorse quali terreni agricoli, acqua e boschi, sulla
contaminazione del territorio con inquinanti persistenti come i PFAS, come
avverrebbe con lo smarino del TAV o con i fumi tossici dell’Acciaieria Beltrame.
Allo stesso modo, non possiamo accettare che il futuro del territorio passi
attraverso la speculazione energetica, dalle grandi stazioni elettriche di
Avigliana e Borgone o agli impianti fotovoltaici calati dall’alto, funzionali
solo agli interessi delle grandi aziende anziché ai bisogni delle comunità.

In occasione dei 10 anni del Festival Alta Felicità e dei 15 anni dalla Libera
Repubblica della Maddalena, sabato 25 luglio torneremo a marciare e, quest’anno,
saremo ovunque. Con un doppio appuntamento, in partenza da Susa e da Venaus, con
carovane di mezzi e a piedi, raggiungeremo i cantieri della devastazione,
simboli di tutto ciò contro cui combattiamo.

Contro i vecchi e i nuovi cantieri, per un futuro libero dalla guerra, dallo
sfruttamento e dalla devastazione. Per l’autodeterminazione e l’alleanza tra
popoli in lotta e la difesa dell’ambiente e della natura.

La Val di Susa è nostra e la riprenderemo. A 15 anni dalla Libera Repubblica
della Maddalena, SAREMO OVUNQUE!
Ora e sempre No Tav! Palestina libera!]]></description>
            <link>https://notav.info/post/25-luglio-in-marcia-verso-i-cantieri-della-devastazione/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[notav.info]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:30:55 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[E’ stato ucciso Abderrahim Fakir dalla polizia a Bologna]]></title>
            <description><![CDATA[L’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna per mano della polizia sotto gli occhi
di operatori sanitari immobili è una dura immagine che restituisce quanto la
vita delle persone abbia sempre meno valore per un sistema come quello in cui
viviamo.

Dimostra ancora una volta che in seno alle forze dell’ordine non si trovino mele
marce, ma è l’albero ad esserlo. Come è successo a Rogoredo con l’omicidio di
Zak Mansouri o a Corvetto con l’inseguimento e la morte di Ramy, come è successo
a Genova 25 anni fa. Il limite alla violenza che la polizia può esercitare non è
vincolante ma totalmente arbitrario e la regola, in un sistema di potere
Stato-Capitale, è questa: ci sono manifestazioni più visibili ed efferate della
naturale funzione della forza pubblica e questi omicidi alla luce del sole lo
sono.

Diffondiamo la parola di chi ha immediatamente avuto la forza e la capacità di
reagire come i familiari di Fakir e la comunità del quartiere Pilastro che, ieri
sera, è scesa in strada in migliaia e gli appuntamenti di mobilitazione di
quest’oggi a partire dallo sciopero della logistica chiamato dai Si Cobas.

da Acta Media il video dell’omicidio di Fakir – segue richiesta di inviare
testimonianze alla pagina

Acta media ha raccontato la determinazione e la lucidità della piazza di ieri
sera e dei familiari dell’uomo.

A Bologna è stato chiamato un doppio appuntamento per oggi: alle 19 in Piazza
del Nettuno e alle 22 all’interporto per lo sciopero della logistica.

Video e intervento del Comitato di quartiere Pilastro

In molte città italiane si stanno organizzando iniziative di solidarietà e di
mobilitazione per chiedere verità e giustizia per Fakir, in particolare il
sindacato Si Cobas ha chiamato uno sciopero della logistica.

Di seguito alcuni testi e materiali usciti in queste ore e l’indizione dello
sciopero.

POLIZIA UCCIDE GIOVANE PROLETARIO SCIOPERO PROVINCIALE DEI LAVORATORI A BOLOGNA

da Si Cobas

Il video dimostra l’efferatezza della polizia italiana contro un giovane
lavoratore.

Come a Genova 25 anni fa nelle manifestazioni di protesta contro il G8 del 2001
e come succede continuamente dagli Stati Uniti alla Francia, le forze
dell’ordine ammazzano i proletari: ieri a Bologna la polizia ucciso Fakir
Abderrahim operaio della logistica.

Come organizzazione del movimento operaio e sindacato di classe, il SI Cobas ha
subito proclamato lo stato di agitazione per la provincia di Bologna.

In particolare, stasera 20 dalle alle ore 22 si prepara uno sciopero per fermare
tutte le aziende dell’interporto logistico di Bologna.

Perciò si chiede a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro e di
fuori città di partecipare alle azioni operaie cosicché piu dura risulti la
denuncia contro l’uccisione di questo nostro compagno per rafforzare
l’opposizione contro economia di guerra e guerre a partire dalla lotta contro il
razzismo di stato per la dignità della persona umana e per la difesa della vita
contro sfruttamento e oppressione.

Siamo a fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir Una classe, un
fronte, una lotta Il nemico è in casa nostra Sciopero oggi, sciopero domani

CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

SI Cobas

Qui sotto pubblichiamo il testo della proclamazione di sciopero del SI Cobas
nazionale e di Bologna:

“Proclamazione sciopero regionale di 24 ore per tutto il settore privato
dell’Emilia-Romagna

Il Sindacato Intercategoriale Cobas proclama, per il giorno 20 luglio 2026, uno
sciopero regionale di 24 ore per tutto il settore privato della regione Emilia
Romagna.

PER L’UCCISIONE DI UN LAVORATORE DA PARTE DELLA POLIZIA DI STATO

Lo sciopero sarà articolato dalle ore 22 del 20 Luglio 2026 alle ore 22 del
giorno 21 luglio del 2026.

Verità e giustizia per Abderrahim Fakir. Lottiamo per il mondo che vogliamo

da Network Antagonista torinese

È stato ucciso dalla polizia a Bologna Abderrahim Fakir, 43 anni, immobilizzato
sul pavimento da due poliziotti. Muore soffocato a terra con mani e piedi
legati, sotto gli occhi degli operatori sanitari, dopo che gli agenti avevano
infierito con lo spray al peperoncino. Alcuni media arrivano a parlare di “un
malore” durante l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate da un residente
per via delle richieste di aiuto dell’uomo.

È stata immediata la reazione della comunità del rione Pilastro, quartiere
periferico di Bologna che negli scorsi mesi ha visto significative mobilitazioni
per la difesa di un parco pubblico, luogo di aggregazione del quartiere e unica
area verde. In questo caso, un uomo è morto per mano della polizia: simbolo
concreto dell’estrema violenza che dall’alto viene scaricata verso il basso a
confermare che la vita delle persone non ha alcun valore per chi assume
determinate funzioni nella società, atte a garantire la riproduzione di un
sistema di sfruttamento e ingiustizie. Nel giro di poche ore, ieri sera il
passaparola ha portato migliaia di abitanti per le strade del quartiere per
chiedere verità e giustizia per Abderrahim e la sua famiglia.

Spendiamo due parole sulla condotta delle forze dell’ordine in questo Paese che,
negli ultimi tempi, hanno goduto di un occhio di riguardo nei loro confronti che
ha loro concesso spazi di agibilità e legittimità sempre maggiori. Ricordiamo la
morte di Moussa Balde nel CPR nella nostra città e la morte di Ramy El Gaml
durante un inseguimento a Milano. Ma anche i più recenti avvenimenti accaduti a
Torino in occasione del derby quando, a causa di un lancio di lacrimogeno ad
altezza uomo, Marco Basoccu ha rischiato la vita.

Al bisogno di sicurezza nei quartieri delle metropoli italiane, da destra a
sinistra, si risponde con una politica securitaria, sostanziando un certo grado
di militarizzazione delle strade e di controllo. Con le dovute scale e senza
forzare paragoni, il pensiero va a Minneapolis o alle periferie della vicina
Francia, dove questa è la quotidianità per molte fasce di popolazione. Occorre
innanzitutto guardare al processo di normalizzazione della violenza dall’alto
che, anche alle nostre latitudini, viene organizzato. Ciò avviene a tratti in
maniera millimetrica attraverso leggi e riforme e, a tratti, con il supporto di
personaggi beceri, meschini e razzisti che si mettono a disposizione del potere
per alimentare la “guerra fra poveri” o per l’ennesima passarella elettorale,
grazie anche alla forte mediatizzazione della strumentalizzazione di bisogni
reali. L’uso della forza e della dimensione virtuale si mischiano in una nuova
frontiera della violenza istituzionale nei confronti delle dimensioni
proletarie. Non si tratta soltanto di un’arma di distrazione di massa ma anche
della necessità di intruppamento della società quando soffiano i venti di
guerra.

Al bisogno di giustizia, gridato a gran voce dai familiari di Abderrahim Fakir
questa sera riuniti in presidio, occorre immaginare come costruire possibilità
di risposta collettive e autonome dai percorsi offerti e imposti. Partire dal
bisogno di far contare le proprie vite, dall’esigenza di autodifesa a fronte dei
costi dai quali il sistema si sgrava per imporre desolazione e frammentazione
sociale può essere un passaggio su cui ragionare. Che per gli interessi di altri
si possa decidere della vita o della morte delle persone è qualcosa a cui non
abituarsi mai. La solidarietà concreta con la Palestina e la lotta che si è
espressa sono una bussola anche di fronte a questo.

Vicinanza e solidarietà alla famiglia di Abderrahim Fakir e alla città di
Bologna che alza la voce contro questa violenza crudele e raccapricciante. Con
nel cuore chi questo sistema malato vuole sacrificare per il proprio interesse,
lottiamo per il mondo che vogliamo.

A Torino il sindacato Si Cobas ha chiamato due appuntamenti che diffondiamo:

ore 18 presidio a Porta Palazzo e ore 19 fiaccolata per Barriera di Milano

]]></description>
            <link>https://infoaut.org/divise-e-potere/e-stato-ucciso-abderrahim-fakir-dalla-polizia-a-bologna/</link>
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            <dc:creator><![CDATA[InfoAut: Informazione di parte]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:30:03 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione]]></title>
            <description><![CDATA[Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val
di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per
imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

da Notav.info

Il 27 giugno 2011, non fu soltanto l’apertura del cantiere della Maddalena: fu
il tentativo di spezzare un movimento che da anni dimostrava come fosse
possibile organizzarsi dal basso, difendere il territorio e mettere in
discussione un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere inutili e sulla
devastazione ambientale.

Ricordare le giornate della Libera Repubblica della Maddalena non significa
lasciarsi andare alla nostalgia. Significa riconoscere che quelle giornate hanno
lasciato un’eredità viva, nella quale si è sperimentata la forza di un popolo in
lotta per la propria autodeterminazione, capace di creare relazioni e legami
duraturi che ancora oggi resistono e permettono di continuare a combattere. La
lotta del Movimento No Tav è più viva che mai e continua a essere una battaglia
non solo per chi vive in questa valle, ma anche per la giustizia ambientale,
sociale e climatica. Una battaglia che parla alla Val di Susa e a tutte le
comunità che, in Italia e nel mondo, si oppongono alla logica delle grandi opere
imposte.

In Val di Susa continua l’aggressione sistematica al territorio. TELT e i suoi
sporchi affari inquinano Chiomonte, Giaglione, San Didero e Salbertrand, ma
anche i siti dei futuri depositi di smarino di Susa, Caprie, Caselette e
Torrazza Piemonte. I cantieri si moltiplicano, estendendosi come un cancro sul
nostro territorio e non lasciando spazio ad altro che a un deserto di catrame e
cemento, laddove prima prosperavano boschi, prati, natura e vita.
Eppure, come il 3 Luglio 2011, la risposta di chi vede quest’opera senza il velo
opaco e dorato della propaganda non è venuta meno e, anche con la marcia dello
scorso anno, lo abbiamo dimostrato.

Oggi come allora, da una parte c’è chi vorrebbe trasformare la Valle in un
enorme cantiere unico, una grande metastasi frammentata, resa più digeribile e
meno contestabile, che avanza spezzetata con l’obiettivo di normalizzare,
insieme alle misure respressive e i Decreti Sicurezza, la devastazione che
produce: una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi
delle lobby politico-imprenditoriali.

Dall’altra c’è chi è pronto a impedire che questo avvenga, chi sogna per la
Valle un altro modello di sviluppo, nel quale le specificità del territorio
vengano rispettate e dove vivere e lavorare non significhi avvelenare la terra e
ammalarsi.

Oggi, oltre alla Piana di Susa, dove lo scorso anno abbiamo visto l’avvio di un
nuovo cantiere nell’area dell’ex pista di Guida Sicura a Traduerivi, territorio
già martoriato la cui ferita rischia di estendersi fino a Bussoleno, un’altra
porzione della valle è sotto attacco. Con la Tratta Nazionale
Avigliana-Orbassano stiamo assistendo a un nuovo tentativo di assedio,
prontamente contrastato e, per ora, respinto da comunità e amministrazioni.

E, nonostante il Governo francese abbia rinviato al 2045 la realizzazione della
loro tratta nazionale, sottolineando come quest’opera non sia oggi più attuale
né prioritaria, in Italia il Governo Meloni e il Commissario straordinario
Calogero Mauceri hanno ribadito la volontà di procedere con la realizzazione
della nostra tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i
tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo, peraltro irrealizzabile,
per la conclusione dell’opera.

Questo dimostra come la Torino-Lione non è un’opera ormai da dare per scontata o
a un passo dalla conclusione, nonostante la propaganda continui a raccontarla
come tale, a partire da un’incongruenza di obiettivi dei due paesi.

Ma la fretta del Governo si spiega anche con il progressivo disvelamento della
Torino-Lione, non come alternativa ecologica, come falsamente è stata presentata
negli anni, ma come parte integrante del sistema logistico e di guerra che
incentiva il trasporto militare lungo il Corridoio Mediterraneo, collegando
l’Europa occidentale a quella orientale. Non è un caso che il Commissario TEN-T 
(Reti transeuropee dei trasporti) abbia richiamato la necessità di individuare
finanziamenti alternativi alle risorse pubbliche, arrivando a evocare il ricorso
al debito e il coinvolgimento di finanziatori privati. Non ci stupirebbe,
quindi, vedere presto il logo di Leonardo accanto a quello di TELT.

È ormai evidente che il nostro Paese, guidato da Fratelli d’Italia, intende
investire nella guerra e nel riarmo, dimostrando ben poco interesse per la
tutela dell’ambiente. Così, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio in Val
di Susa, cerca di conquistare visibilità attraverso un protagonismo bellico che
nulla ha a che vedere con uno sviluppo sostenibile del territorio.

Uno sviluppo che, in Valle e ovunque, ci rifiutiamo di vedere fondato
sull’economia di guerra e sugli interessi militari, sull’impoverimento prodotto
dalla sottrazione di risorse quali terreni agricoli, acqua e boschi, sulla
contaminazione del territorio con inquinanti persistenti come i PFAS, come
avverrebbe con lo smarino del TAV o con i fumi tossici dell’Acciaieria Beltrame.
Allo stesso modo, non possiamo accettare che il futuro del territorio passi
attraverso la speculazione energetica, dalle grandi stazioni elettriche di
Avigliana e Borgone o agli impianti fotovoltaici calati dall’alto, funzionali
solo agli interessi delle grandi aziende anziché ai bisogni delle comunità.

In occasione dei 10 anni del Festival Alta Felicità e dei 15 anni dalla Libera
Repubblica della Maddalena, sabato 25 luglio torneremo a marciare e,
quest’anno, saremo ovunque. Con un doppio appuntamento, in partenza da Susa e da
Venaus, con carovane di mezzi e a piedi, raggiungeremo i cantieri della
devastazione, simboli di tutto ciò contro cui combattiamo.

Contro i vecchi e i nuovi cantieri, per un futuro libero dalla guerra, dallo
sfruttamento e dalla devastazione. Per l’autodeterminazione e l’alleanza tra
popoli in lotta e la difesa dell’ambiente e della natura.

La Val di Susa è nostra e la riprenderemo. A 15 anni dalla Libera Repubblica
della Maddalena, SAREMO OVUNQUE!
Ora e sempre No Tav! Palestina libera!]]></description>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:30:03 GMT</pubDate>
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