
Vanchiglia chiama Torino: assemblea cittadina post sgombero di Askatasuna
InfoAut: Informazione di parte - Friday, January 16, 2026Riportiamo il commento a caldo del Comitato Vanchiglia Insieme in merito alla partecipatissima assemblea tenutasi nei locali della palestra della scuola del quartiere Vanchiglia e ripubblichiamo il contributo di Alessandra Algostino apparso su Volere la Luna.
Lo sgombero (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/12/19/askatasuna-uno-sgombero-contro-la-citta/) non ha chiuso la storia di Askatasuna. Al contrario, ne sta innescando un prosecuzione di grande interesse.
Askatasuna è un bene comune. Non lo dice il patto di collaborazione con il Comune, al momento rescisso, ma lo afferma, con i fatti, l’assemblea che si è tenuta mercoledì pomeriggio in Vanchiglia, il quartiere di Aska, nella palestra stracolma di una scuola. Rappresentanti di associazioni, a partire dagli organizzatori (il Comitato Vanchiglia Insieme), ma anche tante e tanti cittadine e cittadini, molti genitori e insegnanti delle scuole che da anni condividono spazi con il centro sociale. La presenza popolare, di generazioni e provenienze diverse, gli interventi densi e sentiti, hanno sancito, dal basso, che Askatasuna è un bene comune, che il quartiere ha costruito insieme al centro sociale una alternativa alla città competitiva, alla global city, alla gentrificazione, alla sicurezza come ordine pubblico. È emersa nell’assemblea un’idea e una pratica diversa di città, la città della sicurezza sociale, della ricostituzione del senso di comunità, della capacità di evidenziare contraddizioni e affrontarle attraverso un conflitto dal basso, emancipante.
Non intendo dipingere un quadro forzatamente idilliaco – tensioni esistono, così come passività e indifferenza – ma sottolineare come sia viva una partecipazione consapevole, un’alternativa resistente che, nelle differenze, mantiene la capacità di cogliere ciò che unisce. È un elemento di speranza in una società resa passiva e frammentata dalla logica competitiva del neoliberismo, compattata artificialmente intorno al nemico, mantenuta unita dalla paura, sterilizzata dalla repressione.
Negli interventi è stato dipinto il quadro fosco del contesto: dalla noncuranza per il diritto all’istruzione a fronte di supposte esigenze di ordine pubblico e all’economia di guerra che assesta il colpo di grazia allo Stato sociale, dalla repressione nei confronti di studenti minorenni alla paura della guerra che si profila all’orizzonte, dalla normalizzazione della legge del più forte e della violenza che ha spodestato il diritto internazionale alla deriva autoritaria della democrazia. È la consapevolezza del legame fra locale e globale, della complessità, delle connessioni e delle contraddizioni che avvolgono quanto accade sul territorio, e di come in gioco sia un modello di vita e di relazioni.
La risposta del quartiere, subito dopo lo sgombero, con un corteo di oltre cinquemila persone, e, mercoledì, con l’assemblea partecipatissima e intensa, mostrano sin d’ora, con i fatti, la vitalità e il legame con il territorio del centro sociale. Askatasuna è un bene comune: occorre trovare le forme e il modo che consentano di proseguire l’esperienza. Nell’immediato è necessario porre fine alla militarizzazione del quartiere, che il Comune rivendichi il proprio ruolo (https://volerelaluna.it/controcanto/2025/12/23/askatasuna-il-giorno-dopo/), sostituendo alla visione autoritaria dello sgombero, quella della democrazia che riconosce il conflitto e valorizza l’autorganizzazione sociale e l’alternativa politica, ovvero l’espressione della democrazia dal basso, della partecipazione effettiva (quella partecipazione che l’articolo 3 della Costituzione sancisce come obiettivo e strumento di emancipazione).
La vicenda Askatasuna non riguarda solo Torino; in questi giorni il pensiero corre in particolare allo Spin Time di Roma, all’immagine di un’altra assemblea affollatissima, a testimonianza, di nuovo, del radicamento nei territori e nella società degli spazi sociali. I centri sociali sono luoghi di aggregazione, di ri-costruzione del legame sociale, di solidarietà, di cultura alternativa, di immaginazione e pratica politica alternativa. Spazi di critica, libertà e liberazione, intollerabili per chi governa attraverso la militarizzazione dei territori, e di democrazia; per chi sta preparando un’ulteriore stretta repressiva, nuovi disegni di legge e decreti che si accaniscono sul classico trittico del nemico (migranti, dissenzienti e poveri), senza scordare i disegni di legge antisemitismo (non solo della destra) che mirano a disciplinare scuola e università.
Lo sgombero di Askatasuna, preceduto negli scorsi mesi da quello del Leoncavallo, è simbolo della chiusura del pluralismo e del conflitto che connotato l’essenza della democrazia, quel conflitto che permette il riconoscimento dei margini e la trasformazione, quel conflitto che si ostina a rifiutare che governi, a livello nazionale e internazionale, la legge del dominio, la legge del più forte. C’è un filo che lega gli sgomberi dei centri sociali, la riforma sulla giustizia, il progetto di premierato, l’autonomia differenziata, lo scardinamento del diritto internazionale: è la costruzione di un potere economico e politico autoritario, senza limiti, autoreferenziale, pronto ad eliminare tutti coloro che considera eccedenti, che siano spazi sociali, migranti, palestinesi, poveri, ribelli. La partecipazione consapevole e resistente è la costruzione di un’altra storia.

Vanchiglia chiama Torino.
Torino risponde….e prende la rincorsa!
“Ieri la palestra della scuola Fontana era stracolma di persone di ogni età: pensionatə, studentə, attivistə e collettivi, persone comuni si sono guardate negli occhi, intrecciato percorsi e condiviso pensieri.
Travolti dagli avvenimenti di questo ultimo mese che ha portato alla sottrazione violenta di uno spazio importante per il quartiere e la città e la conseguente militarizzazione, si sono ritrovate insieme per cominciare a tracciare la via per una risposta collettiva.
Siamo tanto emozionatə quanto entusiastə di questo nuovo inizio. Grazie, a prestissimo! A breve i prossimi appuntamenti!”
In allegato un video-racconto dell’assemblea a cura della redazione: