di Giansandro Merli* Dall’università di Bologna il primo studio sistematico
sulla sorveglianza aerea dell’agenzia Ue. Aerei e droni forniscono molte
informazioni senza implicare il dovere di soccorso Trentatremila persone sono …
di Marco Sommariva* Charlie Chaplin odiava il potere, la macchina del capitale,
l’ordine dello stato con i suoi poliziotti, i suoi giudici e le sue galere,
l’ordine morale della società, …
di Movimento Nonviolento, Centro di ricerca per la pace di Viterbo, Peacelink
Contro la retorica patriottica e la propaganda militarista, il 4 novembre
diventa una giornata di memoria delle vittime …
I dati delle ultime elezioni in Israele, che si son concluse lo scorso 29
ottobre, lasciano un clima di incertezza.
Il blocco Netanyahu ha raggiunto 53 seggi, quello diEisenkot 48 seggi e i
partiti arabi 19 seggi– valore mai raggiunto nelle elezioni precedenti.
Tuttavia, in assenza di una maggioranza di almeno 61 su i 120 seggi della
Knesset, non è chiaro chi governerà effettivamente.
La paura di Netanyahu riguardo un presunto accordo tra l’opposizione ha
scatenato una campagna di screditazione dei partiti arabi per cui è partita
un’indagine dallo Shinbet.
Ma c’è veramente un alleanza tra Eisenkot e i partiti arabi? Oppure si tratta di
una strategia per delegittimare i risultati?
Quali sono gli elementi che hanno caratterizzato le campagne dei diversi
blocchi?
Cosa potrebbe comportare un cambio di governo per i cittadini palestinesi e per
la politica regionale in Iran e Cisgiordania?
Ne parliamo con Eliana Riva, giornalista del Manifesto e Pagine Esteri.
con: Umbrafono, Upperground Orchestra, Holy Tongue, Can, Senyawa, Pandelindio,
Eternal Zio, Sacre Stanze, Milkweed
con: Hayward & Dalek, Coil, The Electric Weasel Ensemble, Herbie Hancock,
Pauline Anne Strom, Rainbow Island, Broadcast
“Talk Radio”
Scaletta:
-“We Know Where You Live”- Stewart Copeland (“Talk Radio Original Motion Picture
Soundtrack”; 1988);
-“Take It or Leave It”- Madness (“Absolutely”; 1980);
-“Drugs”- Talking Heads (“Fear of Music”; 1979);
-“Dachau Blues”- Captain Beefheart & his Magic Band (“Trout Mask Replica”;
1969);
-“Arbeit macht frei”- Area (“Arbeit macht frei”; 1973);
-“Dead Rat”- Invasives (“Dead Rat”; 2019);
-“Il divorzio”- Gatto Ciliegia contro Il Grande Freddo (“Superotto”; 2020);
-“Disco Inferno”- The Trammps (“Disco Inferno”; 1976);
-“Discipline”- King Crimson (“Discipline”; 1981);
-“Stop That Rope”- Marc Rebillet (“Marc Rebillet”; 2014);
-“Peace Sells”- Megadeth (“Peace Sells… but Who’s Buying?”; 1986);
-“Guilty of Everything”- Nothing (“Guilty of Everythig”; 2014);
-“Telephone and Rubber Band”- Penguin Cafe Orchestra (“Penguin Cafe Orchestra”;
1981; registrato tra il 1977 e il 1980)
PUNTATA CON MANU DUB SIDE FUNKY SOUL WORLD MUSIC
Lettera aperta dei docenti in solidarietà con il movimento studentesco Noi
sottoscritti docenti, unendoci ai molti documenti e appelli diffusi in questi
giorni da parte di docenti delle scuole e …
AGGIORNAMENTI SULLA VICENDA AUTISTICI/INVENTATI
Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 4 novembre 18:00)
Cena ore 20:00
Inizio discussione ore 21:00
Proviamo a esser puntuali per permettere alle persone che vengono da fuori di
seguire il dibattito. Organizzzzzati con gli orari, vieni prima a cucinare o
porta già cucinato!
Negli Usa sono aperti i primi seggi per le elezioni di Midterm. Si vota
per rinnovare il Congresso, ora in mano a una maggioranza repubblicana. In palio
ci sono tutti i 435 seggi della Camera, 35 dei 100 del Senato e 36 governatori
su 50.
da Radio Onda d’urto
Si vota anche per numerosi referendum statali, come quello per tassare gli
ultraricchi della Silicon Valley in California
“Non consentiremo ci portino via l’età dell’oro: fermiamo jihadisti e
comunisti”, ha detto Trump, delirante, nell’ultimo comizio prima del voto a
Washington. I democratici sognano il colpaccio. Il vantaggio nei sondaggi è
netto per quanto riguarda la Camera, molto più incerto al Senato.
In California la Corte Suprema ha respinto la richiesta d’urgenza di Trump di
imporre l’accantonamento di 20.000 schede per corrispondenza, a seguito
dell’accusa repubblicana – non supportata da prove – che “siano state consegnate
a cittadini non Usa”. Bocciato anche un altro ricorso urgente di Trump, in
Alaska, per un caso di omonimia tra i cognomi di 2 candidati; “una truffa contro
di noi”, secondo il tycoon.
Così Trump anticipa quello che sarà il suo atteggiamento post-voto in caso di
sconfitta: accusare migranti, “comunisti”, “jihadisti”, democratici e giudici di
aver truccato la tornata elettorale, gettando benzina sul fuoco in un Paese, gli
Usa, dove da giorni l’ultradestra prefigura – le parole sono dello stesso ex
stratega di Trump, Steve Bannon – una “guerra civile” in caso di vittoria dem.
Per delineare i possibili scenari post elezioni di midterm negli Usa su Radio
Onda d’Urto è intervenuto Fabrizio Tonello, già docente di Sistema politico
degli Stati Uniti all’Università degli studi di Padova e autore di un articolo
di fondo su Il Manifesto dal titolo “Un voto, un’America arrabbiata e 3 scenari”
Abbiamo tradotto questo contributo di ContreAttaque in merito all’attentato
razzista avvenuto a Trappes, piccola città a sud ovest di Parigi, qualche
settimana fa. Ignorato dai media e dalla dimensione istituzionale a riprova di
una struttura sociale profondamente razzista e classista.
Si chiama Ramatou e ha solo 11 anni. La bambina stava tornando dalla piscina di
Trappes il 23 ottobre quando è stata colpita da otto proiettili, sparati in
raffica con un’arma da guerra. È una delle vittime dell’attentato razzista che
ha ucciso Pengo Bossio Wangi e ferito gravemente altre sette persone.
Una di loro, Ahmed, ha dovuto subire l’asportazione di un rene, della milza e di
una parte del fegato. Il terrorista, un militante del RN indottrinato dalla
propaganda televisiva, ha sparato 128 colpi, prendendo di mira intenzionalmente
tutte le persone non bianche, compresi i bambini molto piccoli.
Anche in materia di terrorismo, sparare ai bambini è la cosa peggiore che si
possa fare. È il massimo dell’orrore. È un atto che, normalmente, sconvolge un
intero Paese per anni, provoca uno shock nella società e porta a decisioni
politiche di grande portata. E questa strage avrebbe potuto essere ancora
peggiore, poiché l’assassino aveva organizzato sparatorie in diversi punti – la
sua arma sembra, fortunatamente, essersi inceppata. Ma Kévin Tessier, il
terrorista, ha scelto di spingere l’orrore al massimo, prendendo di mira una
ragazzina.
Da allora, non solo tutto continua come prima – i media continuano a diffondere
gli stessi discorsi razzisti e allarmistici, la stessa propaganda della polizia,
invitando gli stessi politici di estrema destra – ma nessun membro del governo
si è recato alla cerimonia in memoria delle vittime. La scelta di non inviare
alcun rappresentante a una marcia organizzata dopo un atto terroristico è senza
dubbio una novità assoluta nella storia della Quinta Repubblica.
Ci si potrebbe chiedere se sia stata la distanza geografica o quella emotiva a
impedire la visita dei ministri. Come primo elemento di risposta, si osserva che
dopo il 7 ottobre 2023 diversi ministri e rappresentanti della classe politica
hanno percorso più di 3.000 chilometri per recarsi in Israele, paese
colonizzatore, rendere omaggio alle vittime del massacro e manifestare il loro
«sostegno incondizionato» a Netanyahu, che il giorno successivo avrebbe dato il
via a un genocidio a Gaza.
Per quanto riguarda Trappes, la città dista una trentina di chilometri da
Parigi. Questi cittadini sono meno colpiti dall’omicidio di un francese di
colore sul proprio territorio che dalla morte di coloni in Israele.
D’altra parte, il Governo sa reagire molto rapidamente e dare prova di grande
empatia in altre situazioni:
* 1° maggio 2020: Macron telefona per 45 minuti al commentatore di estrema
destra Éric Zemmour, autore di numerosi discorsi razzisti e condannato per
«istigazione all’odio razziale», per «sostenerlo». Quel giorno, un uomo aveva
urlato contro il sostenitore di Pétain in una strada di Parigi; Macron sembra
aver ritenuto la cosa abbastanza grave da telefonargli e rassicurarlo.
* Nell’ottobre 2021, la rivista di estrema destra Valeurs Actuelles è stata
condannata per un articolo razzista che raffigurava la deputata di colore
Danièle Obono come una schiava incatenata. Édouard Philippe ha contattato
personalmente la redazione per esprimerle il proprio sostegno: «Ma che vi
prende, cavolo […] mi viene da dire “libertà di stampa”. E poi una cosa è
certa: non mi piacciono i linciaggi di massa, non mi piacciono i linciaggi».
La condanna in tribunale di una pubblicazione negrofobica è quindi
considerata come un “linciaggio”, ma non la pubblicazione in sé. Édouard
Philippe non ha rivolto una sola parola di solidarietà alle vittime del
razzismo a Trappes. Già nel 2019, Macron aveva invitato a bordo del suo aereo
privato la rivista di estrema destra, concedendole un’intervista «esclusiva»
e rilasciando dichiarazioni reazionarie.
* Nel 2025, il ministro della Giustizia Darmanin si mostra molto commosso nei
confronti di Marine Le Pen dopo la sua condanna per aver sottratto milioni di
euro. Dichiara che «sarebbe profondamente scioccante se Marine Le Pen fosse
giudicata ineleggibile e, di conseguenza, non potesse presentarsi al voto dei
francesi». Darmanin insiste quindi affinché il processo d’appello si svolga
il più rapidamente possibile, in flagrante violazione della separazione dei
poteri. Una richiesta che viene accolta, poiché Marine Le Pen potrà
presentarsi alle elezioni del 2027.
* Nel febbraio 2026, la macronista Prisca Thévenot si dà da fare freneticamente
per sostenere il neonazista Quentin Deranque. Nei programmi televisivi lo
chiama «Quentin», per nome, come se fosse una persona a lei vicina. Sostiene
che «la morte di Quentin non è un fatto di cronaca, ma un fatto politico che
affonda le sue radici nell’ascesa degli estremismi» e attacca senza riserve
LFI, che accusa di esserne responsabile. In nessun momento ha messo in
discussione né il RN né emittenti come Cnews riguardo all’attentato di
Trappes.
* Più in generale, ministri, prefetti e altri dirigenti adorano recarsi sul
posto per ogni minimo episodio di cronaca, per ogni minimo atto di
vandalismo. I responsabili politici si recano regolarmente nei commissariati
dopo le manifestazioni per sostenere gli agenti di polizia «feriti», oppure
sui luoghi degli atti di vandalismo dopo i disordini. Ma non hanno trovato il
tempo di andare a Trappes
«La Repubblica non sceglie i propri morti», ha dichiarato il Primo Ministro
all’Assemblea qualche giorno fa, mettendo sullo stesso piano la morte di Quentin
Deranque e quella di Pengo Bossio Wangi, come se fosse l’ultimo sputo sul
cadavere della vittima. Eppure sì, la Repubblica sceglie le proprie vittime.
L’uccisione di persone di colore e arabe vale meno dei danni materiali o delle
vittime a diverse migliaia di chilometri dalla Francia. E il terrorismo, quando
è di estrema destra e quando colpisce gli abitanti non bianchi di un Comune
popolare, allora non sortisce alcuna emozione ai vertici dello Stato.
In Portogallo, ennesimo violento sgombero di polizia contro le “acampade” per la
casa di Porto e Lisbona.
da Radio Onda d’Urto
I movimenti per la casa e contro il carovita sono tornati a riempire le strade
portoghesi nel pomeriggio di sabato 31 ottobre. Due i cortei principali, a
Lisbona e Porto, oltre ad altre città portoghesi coinvolte dalle proteste.
Domenica all’alba decine di poliziotti sono intervenuti con violenza, facendo 13
arresti e picchiando i presenti, tornati a montare le tende dopo precedenti
sgomberi, al termine di manifestazioni che sabato hanno portato in piazza, in
tutto il Portogallo, migliaia di persone. Almeno 100 le persone ferite.
Da Lisbona la panoramica delle proteste con Franco Tommasoni, ricercatore del
CoLabor – Laboratorio collaborativo per lavoro impiego e protezione sociale.