A-DISTRO E SERIRIOT
Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46
(mercoledì, 1 luglio 18:00)
DISTRO E SERIRIOT
OGNI MERCOLEDÌ
DALLE 18 ALLE 20
IN CORSO PALERMO 46
(A)DISTRO – LIBRI, GIORNALI, DOCUMENTI E… TANTO ALTRO
SERIRIOT – SERIGRAFIA AUTOPRODOTTA BENEFIT LOTTE
VIENI A SPULCIARE TRA I LIBRI E LE RIVISTE, LE MAGLIETTE E I VOLANTINI!
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INFORMATI SU LOTTE E APPUNTAMENTI!
La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già
finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei
tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli
enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i
rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda
fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.
Da Notav Info
Non è più soltanto il Movimento No Tav a porre il problema. È lo stesso sistema
che attorno alla Torino-Lione si sta incrinando, costretto a riconoscere che il
progetto non ha né un perimetro finanziario stabile né una reale garanzia di
completamento nei tempi e nelle forme con cui è stato raccontato per anni.
A riportare queste contraddizioni al centro del dibattito è stata ieri l’Unione
Montana Valle Susa, intervenuta dopo l’ennesimo incontro convocato dalla Regione
Piemonte sulla tratta nazionale Avigliana-Orbassano.
Il punto sollevato dall’ente è tanto semplice quanto politicamente esplosivo:
prima di aprire nuovi cantieri e impegnare ulteriori risorse pubbliche, occorre
chiarire se esistano davvero le condizioni economiche e infrastrutturali per
completare l’intero sistema Torino-Lione.
Una questione che si inserisce in un quadro politico sempre più instabile,
riacceso dalla Conferenza Intergovernativa di Chambéry del 17 giugno, durante la
quale il tema delle coperture finanziarie è tornato esplicitamente al centro
della discussione.
Particolarmente significative appaiono le parole attribuite al coordinatore
europeo del corridoio TEN-T Mediterraneo Mathieu Grosch, che avrebbe richiamato
la necessità di individuare forme di finanziamento alternative rispetto alle
risorse pubbliche tradizionali, arrivando a evocare il ricorso al debito e al
coinvolgimento diretto dei risparmiatori.
Un’affermazione che assume un peso notevole.
Per anni i sostenitori dell’opera hanno presentato la Torino-Lione come un
progetto economicamente garantito e sostenuto dall’Unione Europea. Oggi, invece,
emergono dubbi sempre più evidenti sulla capacità degli Stati e delle
istituzioni europee di sostenere integralmente i costi dell’infrastruttura.
Proprio su questo punto si inserisce anche il livello parlamentare. Nei giorni
successivi a Chambéry è stata infatti presentata un’interrogazione in Parlamento
e in Consiglio regionale del Piemonte da parte di Alleanza Verdi e Sinistra, che
ha messo in discussione l’urgenza e la priorità degli investimenti sulla
Torino-Lione alla luce dei ritardi francesi e delle incertezze sul finanziamento
complessivo dell’opera. Un’iniziativa che segna un ulteriore passaggio politico,
perché porta dentro le istituzioni rappresentative le stesse criticità che fino
a oggi venivano confinate al dibattito territoriale.
Costi che continuano nel frattempo a crescere.
Secondo i dati, la sola tratta internazionale ha ormai raggiunto i 14,7 miliardi
di euro. A ciò si aggiunge un altro elemento tutt’altro che secondario: il
finanziamento europeo oggi assegnato a TELT terminerà il 30 giugno 2026 e, dal
giorno successivo, i costi ricadranno integralmente sugli Stati italiano e
francese.
Ma la questione economica è soltanto una parte del problema.
A rendere ancora più fragile l’intero impianto progettuale contribuisce infatti
la situazione delle tratte nazionali francesi. Mentre in Italia si continua a
procedere con nuove progettazioni e nuovi finanziamenti, Parigi ha già collocato
oltre il 2045 la realizzazione delle proprie linee di accesso.
Si tratta di un passaggio fondamentale. Senza le tratte nazionali sui due
versanti della frontiera, il tunnel di base non sarà infatti in grado di
raggiungere le prestazioni e i volumi di traffico utilizzati per giustificarne
la costruzione. In altre parole, il rischio è quello di realizzare
un’infrastruttura incompleta, scollegata e incapace di rispondere agli obiettivi
che ne hanno sostenuto la promozione politica.
È proprio dentro questo quadro che assume ancora più significato quanto emerso
durante il tavolo tecnico dedicato alla tratta nazionale Avigliana-Orbassano.
Come già scrivevamo nei giorni scorsi, i Comuni di Avigliana, Caselette e
Sant’Ambrogio, insieme all’Unione Montana Valle Susa, hanno chiesto il ritiro
del progetto, giudicandolo inutile, costoso e privo di una reale
giustificazione.
L’ultimo incontro tecnico non ha fatto altro che rafforzare queste valutazioni.
Su ventotto osservazioni complessivamente presentate, venti provengono
dall’Unione Montana e riguardano aspetti centrali del progetto: viabilità di
cantiere, consumo di suolo agricolo, espropri, gestione dei materiali di scavo,
impatti ambientali e sovrapposizione con altre infrastrutture previste sul
territorio.
Ancora più significativo è il fatto che, secondo quanto evidenziato dalla
commissione tecnica dell’ente, le informazioni oggi disponibili non consentano
nemmeno una valutazione completa degli impatti dell’opera. Mancano dati
dettagliati sui flussi dei mezzi pesanti, sui quantitativi di materiale
movimentato, sulle attività notturne, sui consumi idrici, sulle emissioni e sul
cronoprogramma dei lavori.
Particolarmente delicata appare la situazione di Avigliana, indicata dagli
stessi progettisti come il territorio maggiormente interessato dalla presenza di
aree tecniche, depositi e cantieri ferroviari. Un’area che rischia di subire
trasformazioni profonde e permanenti, a partire dal consumo di suolo agricolo
che gli stessi uffici regionali riconoscono come difficilmente reversibile una
volta conclusi i lavori.
Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare
difficilmente contestabile: se mancano ancora certezze sui finanziamenti della
tratta internazionale, se la Francia rinvia le proprie linee di accesso e se
persistono pesanti criticità progettuali sulla Avigliana-Orbassano, appare
sempre più incomprensibile la volontà di proseguire lungo una strada che
continua a generare dubbi anziché risposte
La vera questione, allora, non riguarda soltanto il futuro della tratta
Avigliana-Orbassano o il cronoprogramma della Torino-Lione.
Riguarda il modello di sviluppo infrastrutturale che si continua a imporre ai
territori.
Mentre il trasporto pubblico locale soffre da anni una cronica carenza di
investimenti e mentre opere come il completamento della metropolitana torinese
continuano a inseguire finanziamenti insufficienti, si persevera nel destinare
risorse pubbliche a un progetto sempre più costoso, sempre più lontano nel tempo
e sempre più incerto sotto il profilo economico.
Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare
difficilmente liquidabile come una semplice osservazione tecnica. Se mancano
certezze sulla copertura finanziaria della tratta internazionale, se la Francia
rinvia le proprie infrastrutture di accesso e se il progetto della
Avigliana-Orbassano continua a presentare criticità strutturali e informative,
non siamo davanti a un dettaglio da aggiustare, ma a un quadro complessivo
sempre più instabile.
La questione, allora, non riguarda soltanto una singola tratta o un singolo
progetto. Riguarda il fatto che l’intero sistema Torino-Lione continua a essere
presentato come un percorso già definito, mentre nei fatti emergono
continuamente elementi che ne mettono in discussione la sostenibilità economica,
la coerenza infrastrutturale e perfino la possibilità di realizzazione nei tempi
annunciati.
Mentre il trasporto pubblico locale resta sottofinanziato e opere fondamentali
per la mobilità quotidiana vengono rimandate o frammentate, si continua a
concentrare risorse e progettualità su un’infrastruttura che non ha ancora
dimostrato di reggersi su basi certe.
Per questo la richiesta dell’Unione Montana rompe l’ultima finzione rimasta: si
continua a parlare di un’opera “strategica” mentre non esiste alcuna certezza
sulla sua realizzazione completa, sui suoi finanziamenti e sulla sua utilità.
Eppure, nonostante questo, si insiste nel chiedere ai territori nuovi sacrifici,
nuovo consumo di suolo e nuovi impatti.
Non si tratta più di chiedere “chiarezza”. La chiarezza, nei fatti, non arriva
da anni. Il punto è un altro: quanto a lungo si potrà ancora presentare come
inevitabile un progetto che ogni passaggio istituzionale rende sempre più
incerto, contraddittorio e distante dai bisogni reali dei territori.
Da oggi, 24 giugno, raccogliamo in questa pagina i vari contributi e
aggiornamenti che ci stanno pervenendo in solidarietà alle compagne e ai
compagni arrestati il 16 giugno 2026.
[24.06.2026]
SULL’INDAGINE E RELATIVI ARRESTI DEL 16 GIUGNO.
Solidarietà dalla Romagna
…e sono tante, troppe, le mattine così, per tanti, troppi, individui che vengono
gettati nel tritacarne del macabro e viscido teatro che lor signori chiamano
Giustizia.
Un’ennesima mattina di sveglia con le guardie alla porta, con le loro pettorine
da fiction TV, con le pistole alla cintola, i guantini, il puzzo di dopobarba e
le facce di chi sta facendo bene il proprio sordido mestiere: applicare la
legge.
Non sempre finisce con gli arresti, stavolta sì, e con uno spazio storico
sgomberato, spazio che per tantx di noi era casa, per altrx punto di
riferimento, scoglio anomalo nel mare di cemento e aperitivi della capitale: il
Benci odia ancora!
I fatti, per ora, per quello che ci è dato sapere (visto che le indagini sono
tutt’ora in corso) sono più o meno già ampiamente circolati sia in ambienti di
movimento, sia nel web-mondo, perciò ci siamo chiestx cosa potevamo dire che ne
valesse davvero la pena, in un momento del genere, un momento in cui nove
sorelle e fratelli sono tra le grinfie dello stato, al caldo di queste sbarre
infami?! (e se ci siamo attardatx tanto per esprimerci pubblicamente, sappiamo
che capirete: sono state ore febbrili, di mille cose da pensare e da fare!)
Se le parole hanno un senso in momenti come questo – secondo noi – è di cercare
di accostarsi alla pancia e al cuore, cercare di tradurre il magma di sensazioni
che proviamo e che tutte non possono esprimersi a gesti: rabbia, rabbia, rabbia,
fatica, stanchezza, amaro, impotenza, incredulità, ancora rabbia.
Ma, dall’altro lato della barricata interiore dei nostri spiriti inquieti, anche
contentezza nel vedere la forza che riusciamo ad esprimere nella solidarietà e
la tenacia e la voglia di resistere un secondo in più degli oppressori che
mirano a rubarci/intristirici la vita e l’orgoglio di avere compagnx così fortx
e dolci allo stesso tempo, così splendidamente imperfettx e incamminatx, a testa
alta, verso il nostro sogno comune: la libertà.
Questa è la parte migliore di noi e quando riusciamo a farla emergere, già
tocchiamo con mano un po’ del mondo che vorremmo, e la repressione – ragion di
Stato assassina e vigliacca – ha se non altro questo merito, che ci spinge a
tirarla fuori.
Dopo la convalida degli arresti di Toni e Pietro, dopo che anche a Giulia e Luna
sono state applicate le misure cautelari (domiciliari con braccialetto
elettronico) mentre aspettiamo di sapere dove spediranno tuttx lx nostrx
compagnx, che dalle carceri attuali saranno trasferitx nelle sezioni di Alta
Sicurezza, come compagnx della Cassa Antirepressione Capitano ACAB vogliamo
mandare i nostri abbracci di cuore a tuttx lx arrestatx, perquisitx, inquisitx
per questa ennesima operazione del 16 giugno e ci impegniamo a seguire tuttx lx
compagnx prigionierx a partire dal nostro compagno, amico, fratello, Pietro,
arrestato (come Toni) in ossequio alla logica che vuole che dopo che ste carogne
promulgano una nuova legge, qualcunx debba cadervi preda (parliamo qui del
270quinques terzo) per far sorridere di soddisfazione gli aguzzini in giacca e
cravatta. Ci pare interessante e importante far cirocolare il nome degli
opuscoli che sono valsi la galera per Pietro, visto che hanno giustificato il
suo arresto, si chiamano “Taglio e Cucito”, “L’informatore anarchico” e “Stop
that train”.
In queste ore roventi (in tutti i sensi!!) ci stiamo dicendo di procedere per
passaggi: al momento, in attesa del Riesame che ci auguriamo dissolva o per lo
meno ridimensioni il fumoso/fuffoso impianto accusatorio, è seguire lx compagnx
nei trasferimenti; è stare vicino agli affetti dellx arrestatx e inquisitx;
raccimolare soldi per le molte spese che verranno; farci forza l’un l’altrx,
coltivando un sano odio sempre col sorriso, che non ci consumi dentro ma che
sappia esondare in faccia ai nostri nemici.
Come sempre diciamo e scriviamo, la miglior solidarietà è proseguir nelle lotte
dex compagnx colpitx dalla repressione, e questo vogliamo tenerlo a mente.
Non si tratta di mitizzazione, di martirio per l’ideale, di eroismo o cose del
genere, ma di una precisa scelta di campo che lx nostrx compagnx, e noi con
loro, abbiamo fatto, da tempo: scegliere il lato scomodo del mondo, per trovare
un punto d’appoggio dove far leva, e mandare questo putrido sistema sociale ed
economico gambe all’aria.
Scegliere il sogno, l’amore, il conflitto, la solidarietà, l’immischiarsi, il
fare la propria parte.
Scegliere, ogni giorno, di non voler essere complici dell’abominio
capitalista-statale-patriarcale, ma sabotatorx della normalità, con il fiato
sempre corto e il cuore che va a mille. Scegliere di essere vivx, per
l’anarchia.
Micol, Ste, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giu, Arnau, Bibbi liberx!
Tuttx Liberx!
Con Sara e Sandro nel cuore.
Cassa Antirepressione Capitano ACAB. 22 giugno 2026
capitanoacab@insiberia.net
Attiviamo questo conto (poste pay evolution; si può ricaricare o fare bonifici,
specificare sempre la causale “antirepressione”) per racimolare due spicci per
le spese dei compa all’interno di questo procedimento, seguiranno aggiornamenti.
Poste Pay Evolution
Persano Alice
numero carta: 5333171221824549
iban: IT55Y3608105138234335834342
--------------------------------------------------------------------------------
[24.06.2026]
Messaggio e manifesto dalla Germania:
In seguito all’ennesima operazione repressiva in Italia, abbiamo fatto questo
manifesto in solidarietà a coloro che sono stat* colpit* dalla repressione. Il
testo riprende una famosa canzone (“Macht kaputt, was euch kaputt macht!”
“Distruggete ciò che vi distrugge!”) dei Ton Steine Scherben, gruppo rock
tedesco degli anni ’70, ’80, perché crediamo che questo slogan continui a
rappresentare un’indicazione preziosa.
Anarchic* dal Nord
Traduzione:
Il 16 giugno 2026 le autorità italiane hanno effettuato perquisizioni e arresti
contro anarchic* in diverse località. A Roma è stato inoltre sgomberato il
centro anarchico occupato Bencivenga. Sette rivoluzionar* sono in carcere,
mentre ad altr* sono state imposte misure restrittive. Il potere li accusa di
azioni di sabotaggio anticapitaliste e antimilitariste, tra cui quelle contro i
Giochi Olimpici Invernali all’inizio di quest’anno.
Al fianco dei combattenti che non aspettano nulla!
Libertà e solidarietà per Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna,
Pietro, Tony, Martina e Marifra.
Sandro, Sara e Kyriakos nei nostri cuori!
I treni sfrecciano, i dollari scorrono, le macchine funzionano
le persone creano, le fabbriche costruiscono,
costruiscono macchine, costruiscono motori, costruiscono cannoni.
Per chi?
Le bombe volano, i carri armati avanzano,
i poliziotti picchiano, i soldati cadono,
proteggono i capi, proteggono le azioni,
proteggono la legge, proteggono lo Stato.
Da noi!
Distruggete ciò che vi distrugge
Traduzione del fumetto:
In questo mondo alienato, sia per i ricchi che per i dannati le pareti dei loro
vagoni rappresentano l’unico orizzonte.
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[24.06.2026]
Qui contributi e iniziative già pubblicati:
https://ilrovescio.info/2026/06/16/in-tempi-di-guerra-sulla-retata-anti-anarchica-del-16-giugno/
https://ilrovescio.info/2026/06/20/da-genova-fuori-dai-binari-sul-carretto-solidale-in-citta-e-altre-iniziative-in-solidarieta-agli-arrestati-del-16-giugno/
Riceviamo e diffondiamo:
Diamo notizia agli interessati dell’uscita di un libro per le edizioni Colibrì
sui fatti del luglio del ’60. In allegato copertina e di seguito sinossi e
indice.
LI CHIAMAVANO TEDDY BOYS.
Il 30 giugno 1960 fra antifascismo e lotta di classe
a cura della Libreria occupata Adespotos
2026, Colibrì edizioni, 288 pagine, 15 euro –
per ordinare il libro: irregolari@inventati.org
Il presente volume nasce e ruota attorno a un dialogo con Emilio Quadrelli,
avvenuto ormai quattro anni fa, qui trascritto e pubblicato per la prima volta.
Un tentativo di mettere in luce aspetti importanti e originali, sebbene
contraddittori, dell’ambiente politico genovese che Emilio prova a leggere
attraverso la lente d’ingrandimento dell’antifascismo e del rapporto che il
movimento ha con esso. Una lettura che lascia intuire come i moti del luglio
1960, che iniziano a Genova il 30 giugno, non siano ascrivibili solo
all’antifascismo ma contengano alcuni degli elementi – la composizione sociale
emergente, i giovani con le magliette a strisce, i teddy boys, la rottura con la
sinistra ufficiale – che caratterizzeranno gli anni a venire. La prefazione di
Sandro Moiso, i testi di Cesare Bermani, di Danilo Montaldi e del Movimento 30
Giugno, oltre che una scelta di articoli della stampa del tempo, contribuiscono
alla ricostruzione storica delle giornate del giugno-luglio 1960 e del fermento
dell’epoca. Questo volume è dedicato a Emilio e alla sua capacità di avere uno
sguardo mai scontato, teso sempre a intravvedere nel presente le possibilità di
rovesciamento dell’esistente.
It’s Only Rock’n’Roll ovvero dell’insorgenza di classe (come sempre inaspettata)
di Sandro Moiso
Introduzione
L’antifascismo del luglio sessanta di Cesare Bermani
Genova operaia, ribelle, antifascista e… conservatrice? Un dialogo con Emilio
Quadrelli
L’altra Autonomia operaia – scheda
Il 30 Giugno a Genova
Il significato dei fatti di luglio di Danilo Montaldi
Periodici e riviste sul movimento del luglio ’60
Rinnovamento Sindacale, Umanità Nova, Seme anarchico, Volontà, Azione Comunista,
L’Agitazione del Sud, Tempo Presente, Democrazia Diretta_
Appendice documentaria ufficiale
Canzoniere
Conoscete il progetto di raddoppio della linea ferroviaria tra Lione e Torino?
Conoscete il festival Gare O’ Tunnels? No? Il 26, 27 e 28 giugno venite a
trascorrere un momento […]
The post TORNA IL FESTIVAL GARE O’ TUNNELS first appeared on notav.info.
PUNTATA:
https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD23giugno.ogg
scaricala HOD23giugno
Gazaweb: per sostenere il progetto: https://aiutagazaweb.vado.li/ per gli
aggiornamenti: https://gazaweb.noblogs.org/
Sito completo https://www.acs-ong.it/gazaweb/
Appuntamenti:
23 giugno, martedì: vag61 La talpa, visioni sotterranee
24 giugno, mercoledì: circolo anarchico Berneri, hackoglienza dalle 21:00
27 giugno, sabato: fare design transfemminista 10:30-18:30 CDD via del piombo 7
https://women.it/agenda/design-transfemminista/
30 giuno, martedì ofpcina alla casa del mondo! https://ofpcina.net
Trovi più info nei rispettivi siti web e su balotta.org
La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in
particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico
degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e
DJ Arpon
Dopo un mese di detenzione arbitraria sono stati rilasciati Domenico Centrone,
Leonarda Alberizia e gli altri volontari del convoglio umanitario diretto a
Gaza. La mobilitazione internazionale ha impedito che il …
Musick To Play In The Dark è la trasmissione condotta da Maurizio a.k.a.
Gerstein, Noisebrigade, Dr. Cancer, etc. che va in onda su Radio Blackout
105.250 il martedì dalle 23 fino a mezzanotte.
Per un’ora verrete condotti attraverso un percorso trasversale fatto da sonorità
che non si fermano ad un genere: si può passare dall’industrial alla wave,
facendo una fermata nel punk, nel death metal, nell’electro oppure anche nel
math rock.
Seguiremo le storie di chi ha fatto dei suoni non convenzionali l’espressione
della propria persona con ascolti ed alle volte con interviste.
Ci sarà uno spazio per le novità e per improvvisazioni varie.
Spegnete la luce, la musica inizia…
PLAYLIST
01 David Thrussell & Shinjuku Thief “The Call Of Cthulhu PART IV” da “The Call
of Cthulhu”
02 Electric Six “Dirty Looks” da “I Shall Exterminate Everything Around Me That
Restricts Me From Being The Master”
03 Sun Ra & Merzbow “Granular Jazz Part 4” da “Strange City”
04 Hallows “Dream” da “Dream”
05 Suicide Inside “I Feel I Will” da “Tomorrow EP”
06 Katatonic Silentio “Velvet Dweller” da “Acid Foundation”
07 Katatonic Silentio “Dubbin’ Acid” da “Acid Foundation”
08 Mick Harris “Had” da “BWU 3 That Were Said”
La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite documenta l’uccisione
intenzionale dei minori palestinesi, la distruzione dell’infanzia e la
cancellazione del futuro di un intero popolo. Non sono morti per errore. Non …
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna
genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano,
Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese
allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di
tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle
settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze
armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per
aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione
elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti
antiproiettile.
Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e
torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come
Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla
holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani
Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che
hanno bombardato la Striscia di Gaza.
Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi
raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo
sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad
Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi
di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello
stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica
militare israeliana.
L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente
cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno
promosso innumerevoli programmi di coproduzione.
Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un
valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e
missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per
l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende
israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro.
Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni
navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda
controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di
cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato
montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di
Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023.
A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di
acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti
nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono
stati consegnati a partire del 2024.
C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana
leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di
sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno
2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un
accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv.
Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100%
del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie
azioni ai titolari della società israeliana.
Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
Fotogalleria di Samuel Graziani
Testo a cura di Barbara Russo
Si è tenuta lo scorso fine settimana la quarta edizione del torneo di calcio
popolare ‘O monastero, nel campetto dell’ex Asilo Filangieri. ‘O monastero è
come viene chiamato l’Asilo, ex convento, dagli abitanti del quartiere. Il
campetto che si trova alle spalle dell’ingresso è stato realizzato insieme da
abitanti, ragazzini che partecipano al torneo e attivisti. Lo striscione che lo
sovrasta in questi giorni recita: “Da queste parti solo cuore e sudore. Centro
storico Napoli”.
Gareggiano sei squadre, si gioca tre contro tre, i partecipanti vanno dagli 11
ai 16 anni e provengono da vari quartieri del centro, San Gaetano, Forcella e
Borgo. I migliori si distingueranno per primo, secondo e terzo classificato;
miglior giocatore morale, capocannoniere e miglior gol. Il torneo è finanziato
dall’associazione Zefiro e dall’Asilo.
Senza volerli troppo distogliere dal gioco, abbiamo rivolto ai partecipanti
qualche domanda. Di seguito le loro parole.
«Mi chiamo Emanuele, ho 11 anni e ho scoperto questo posto perché vedi quel
gruppo là?, quello è il gruppo di mio padre. Ho imparato qua a giocare a
pallone. Sono del quartiere, ci sono altri posti dove andiamo a giocare, ma per
esempio al Duomo ci sono i militari, e non è cosa. Qua è meglio».
«Mi chiamo Vincenzo, ho 14 anni e faccio la prima superiore. Federico ci ha
proposto questa cosa del torneo e allora abbiamo sparso la voce tra i nostri
amici, poi piano piano abbiamo pulito il campo. Io abito nel quartiere e vengo
tutti i giorni qua. Giochiamo qua perché il campo è mezzo chiuso e nessuno ci
dice niente. Oggi giocherò nella squadra del Belgio».
«Mi chiamo Bianca e ho 15 anni. Faccio il primo anno del liceo, indirizzo
scienze umane. Abito a Fuorigrotta, ma frequento questo quartiere perché ho gli
amici qua. Sono fidanzata con Vincenzo, per questo vengo all’Asilo due o tre
volte a settimana. Altri posti che frequento a Napoli sono piazza del Gesù e
piazza Dante. Prima abitavo a Santa Chiara, ma quando è nato mio fratello
piccolo, due o tre anni fa, ci siamo spostati a casa di nonna a Fuorigrotta».
«Io sono Meri, ho 14 anni e sto nella classe di Bianca, però sono della Sanità.
E sto con Davide da quattro mesi. Poi altre cose di me che ti posso dire… faccio
danza a piazza Dante. È la prima volta che vengo all’Asilo, in genere scendo a
piazza Dante oppure nelle mie zone».
«Io sono Luigi, ho 13 anni, sono il capitano della squadra Francia. Gioco da
quando avevo cinque anni, è la mia passione. Facevo una scuola calcio a Materdei
ma poi ho lasciato perché non andavo mai, preferivo scendere con i miei
compagni. Ora però ci voglio tornare, perché pure mio padre gioca a calcio e mi
ha detto di tornare. Vengo qui da quando sono piccolo, mi piace perché conosco
tutti e poi mi diverto. Vengo di pomeriggio, dopo la scuola. Giochiamo a pallone
o a ping-pong».
«Io sono Christian, ho 14 anni, non gioco perché già so che mi litigo e non mi
voglio litigare, quindi faccio la telecronaca. Sono di Forcella, mo’ devo andare
alle superiori. Ho conosciuto questo posto perché un mio amico veniva, sono
venuto una volta con lui e da là sono venuto sempre perché mi piace il posto. Mi
diverto e perdo tempo, vengo tutti i pomeriggi. Se non sto qua vado a piazza
Dante con i miei amici».
«Io sono Andrea, ho 15 anni e sono di San Biagio. Ho conosciuto l’Asilo perché
venivano i miei amici a giocare a pallone. La prossima partita sto io, nella
squadra Francia. Però il pallone non è il mio sport. Il mio sport è la boxe. Mi
piace perché mi aiuta a sfogare la rabbia. Mi alleno da tre anni alla Gennaro
Pizzo a Santa Chiara, tutti i giorni. Gli altri ragazzi della palestra li
conosco, ma non sono miei amici. Invece questi che vengono all’Asilo sono i miei
amici. Faccio la prima superiore di finanza e marketing. L’ho scelta perché è la
più vicina a casa mia. Sono stato promosso con due debiti, diritto e inglese».
«Io mi chiamo Cristian, ho 16 anni. Questo è il secondo anno che partecipo al
torneo, l’anno scorso ho vinto io. Gioco nella Corea, per ora abbiamo fatto due
partite e le abbiamo pareggiate. Faccio la terza superiore. Conosco l’Asilo
perché sta vicino casa, vengo qui tutti i giorni perché si fanno belle attività,
faccio pure il progetto fotografico. Usciamo il sabato o la domenica e andiamo a
fare le foto, oppure ci riuniamo in camera oscura e stampiamo. A me piacciono le
foto alle persone che non conosco. Ho una Nikon d 3100, l’ho comprata su Vinted
con i miei soldi, li ho messi insieme un po’ alla volta».