[2026-06-18] RIPIGLIⒶTI (coglionx!) @ El Paso Occupato
RIPIGLIⒶTI (COGLIONX!) El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino (giovedì, 18 giugno 17:30) RIPIGLIⒶTI (coglionx!) APERITIVO VEGⒶNO ☆ BENEFIT SALA PROVE AUTOGESTITA ☆ Le porte di el Paso saranno aperte dalle 17.30 del 18/06 con l'intenzione di creare uno spazio di socialità, politica e sostegno ad un importantissima realtà che attraversa questo spazio, appunto la sala prove con bevande stuzzichini e chiacchiere. ☆ Potremo finire di sgranocchiare e bere durante la proiezione del film "La Donna Elettrica" per la rassegna SABOTAGGIO di EL PASO CINE che inizierà alle 21. ☆ TANTA MUSICA, TANTA BIRRA, TANTA SANGRIA, TANTI TRAMEZZINI VEGANI e TANTISSIMA PRESABBENE ☆ No fasci No machi No presammale
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[2026-06-17] Apertura Porfido @ Centro di Documentazione Porfido
APERTURA PORFIDO Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino (mercoledì, 17 giugno 16:00) Disponibile “L’altra storia del banditismo. Potere costituito, autodeterminazione, “criminalità” in Sardegna. Il carcere e il carcerario” di Costantino Cavalleri https://anarkiviu.wordpress.com/2025/06/23/due-nuovi-titoli-in-uscita/ Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle 16:00 alle 19:30.
Fermata e Perquisita 3 volte in 6 mesi. Attivista di Extinction Rebellion, senza procedimenti penali, denuncia l’accanimento poliziesco
Fermata 3 volte in 6 mesi. E’ il caso di Annalisa, attivista di Extinction Rebellion, che l’ultima volta era in aeroporto a Malpensa, dopo essere stata a Montreal per assistere il marito che aveva avuto un incidente. Da Radio Onda d’Urto La polizia l’ha fermata al controllo passaporti. Considerata “Persona pericolosa” nonostante non abbia alcun procedimento penale o denunce di alcun tipo, è scattata la perquisizione. La denuncia arriva dalla stessa protagonista della vicenda, che ha deciso di rendere pubblico l’accaduto dopo l’ennesimo fermo ingiustificato in pochi mesi. “Casi analoghi hanno coinvolto decine di persone attive nel movimento negli ultimi due anni, che sono state costrette a volte a perdere il volo o a scendere dal treno”, denuncia XR. Dalle prime ricostruzioni, “sembra che le persone che in questi anni hanno partecipato a manifestazioni di Extinction Rebellion (e probabilmente anche altri movimenti), anche se non sottoposte a procedimenti giudiziari, siano finite in un registro riservato delle Forze dell’Ordine che dà loro pieni poteri su come controllarle, senza che vi sia mai stato un parere di un giudice”. La testimonianza, su Radio Onda d’Urto, della stessa Annalisa, insegnante di Torino e attivista di Extinction Rebellion.
Cascina Spiotta, il processo e la storia 1/continua
Le Brigate rosse avevano una struttura organizzativa piramidale dominata al vertice da una cupola onnisciente e che tutto decideva? E’ questa la domanda a cui si è cercato di dare una risposta nel corso della quattordicesima udienza del processo di Alessandria che si è tenuta lo scorso 5 giugno, nel cinquantunesimo anniversario della sparatoria davanti la cascina Spiotta di Arzello, all’interno della quale la colonna torinese delle Brigate rosse custodiva il magnate dello spumante Vallarino Gancia, rapito il giorno precedente. Quella mattina morì Margherita Cagol, fondatrice delle Brigate rosse, uccisa a freddo da un carabiniere al termine di un conflitto a fuoco innescato dall’improvviso arrivo sul posto di una pattuglia dei carabinieri che perlustravano la zona. Nella sparatoria rimasero gravemente feriti il tenente Umberto Rocca e l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, deceduto in ospedale l’11 giugno successivo. L’altro brigatista, Lauro Azzolini, che per sua stessa ammissione, fatta in aula l’11 marzo 2025, era insieme a “Mara” Cagol quella mattina, riuscì a fuggire nella boscaglia. Non deve sorprendere se un simile interrogativo, che al massimo oggi potrebbe interessare degli storici e ricercatori riuniti nella sala di un convegno o animare la discussione attorno alla presentazione di un libro specialistico sul tema, sia stata discussa lungamente nel corso dell’udienza, dove è stato ascoltato, come esperto chiamato dall’avvocato Francesco Romeo, difensore di Mario Moretti, lo storico e docente universitario Marco Clementi, autore dei numerosi libri e studi sulla materia. Giudiziarizzazione della storia La partecipazione di uno storico all’interno di un processo non è una presenza scontata. E non lo è stata nemmeno questa volta. Per chi si occupa di storia risuona ancora la dura polemica che lo storico Henri Russo mosse contro la scelta di un suo collega, Robert Paxton, di essere ascoltato in qualità di esperto nel processo per crimini contro l’umanità mosso contro l’ex prefetto di Parigi Maurice Papon (1997-98), che durante l’occupazione nazista collaborò alla deportazione degli ebrei francesi. All’epoca vivevo a Parigi, appartenevo alla comunità dei rifugiati italiani degli anni ’70 e stavo completando i miei studi universitari. Ricordo i termini molto accesi di una discussione istruttiva (articoli di giornale, libri e dibattiti televisivi) contro la giudiziarizzazione della storia, segmento settoriale di un fenomeno ben più vasto che stava investendo l’intera sfera sociale e che trattai nella mia tesi di master. Russo stigmatizzava la strumentalizzazione giudiziaria del metodo storico, la sovrapposizione della logica binaria che presuppone il modello della imputazione. Approccio che contrasta apertamente con il metodo storico fondato sull’autonomia degli interrogativi scientifici e sulla complessa ricerca delle cause molteplici. Per non dire dello statuto di insindacabilità e performatività della verità giudiziaria, che oltre a non rispondere ai criteri scientifici di emendabililtà ritiene di poter creare il fatto storico: basti l’esempio dei colpi mai esplosi contro l’ingegner Alessandro Marini in via Fani, la mattina del 16 marzo 1978, per cui furono condannate 27 persone. Grazie al lavoro di alcuni storici è ormai storicamente assodato che l’episodio non è mai avvenuto, circostanza riconosciuta dallo stesso testimone e dalla commissione Moro 2 che ha dovuto arrendersi davanti alle evidenze fattuali. Eppure la verità giudiziaria è rimasta invariata. Verità storica e verità giudiziaria oltre ad avere obiettivi diversi, come già notava Marc Bloch (ricerca del colpevole contro ricerca complessiva di cause, contesto e autori), hanno anche un diverso «percorso ermeneutico»: la verità giudiziaria può emergere solo all’interno del processo sulla base di quanto prevede il codice di procedura. Metodo che introduce una rigorosa selezione di elementi, assunti a discrezione dai giudici, scelta che ne preclude altri. La possibilità di negare una perizia, per esempio nel caso di questo processo di Alessandria il mancato accoglimento di una nuova perizia balistica sulle traiettorie di tiro, non inficia la produzione finale di una verità giudiziaria anche se dal punto di vista storico apparirà gravemente monca. Tribunali e storia La critica spietata mossa da Russo alla fine degli anni 90 aveva come tela di fondo il processo di tribunalizzazione della storia innescato alla fine della Seconda guerra mondiale dal processo di Norimberga contro i crimini nazisti. Da allora, il discorso storico è stato progressivamente inglobato e strumentalizzato dalla retorica giudiziaria dando vita ad un ibrido nel quale si confondono e sovrappongono ordini diversi: verità giudiziaria e storica, giudizio di ordine politico e morale. Una tendenza, come si è più volte osservato (Enzo Traverso), che ha visto emergere la figura di un nuovo testimone, la vittima assoluta (e i loro familiari con corollario di associazioni vittimarie) che nelle condanne giudiziarie dovrebbero trovare – secondo una scuola oggi dominante – cura e guariggione. Testimone che ha collocato nello sfondo altri testimoni e soggetti che pure hanno segnato in modo attivo il processo storico. L’adozione di questo modello vittimario – ha scritto recentemente Miguel Gotor nel suo volume sulla morte di Piersanti Mattarella – «ha prodotto un’abnorme centralità della memoria e del testimone, una nuova diarchia che ha innescato un processo di memorializzazione della verità storica, in cui il concetto di conflitto è stato sostituito da quello di trauma e la dialettica hegeliana servo/padrone da quella vittima/carnefice». Russo, ormai trent’anni fa, vide arrivare tutto questo. Con la sua denuncia provò a lanciare un campanello allarme rivendicando l’autonomia del lavoro storico, senza grandi esiti purtroppo. Così di fronte al passato che non passa, alla presentificazione continua di eventi distanti anche cinquant’anni, come nel caso del rapimento Gancia e della sparatoria alla Spiotta, l’orizzonte penale ha di fatto assorbito lo spazio del lavoro storico limitandone l’agibilità e in taluni casi minacciandone l’autonomia e l’azione (chi scrive ne sa qualcosa. Per aver condotto un minuzioso lavoro di ricerca e verifica sul sequestro Moro, impiegando le fonti documentali e orali disponibili, si è visto sequestrare l’intero archivio e gli strumenti di lavoro oltre a subire una lunga indagine risoltasi dopo tre anni con l’archiviazione). L’abuso della prova storica Non stupisce dunque se a una distanza così lunga la nuova inchiesta di Alessandria, e il processo che ne è seguito, hanno dovuto rinunciare ai tradizionali elementi della prova forense (per altro all’epoca nemmeno correttamente raccolti),1 per far ricorso a intercettazioni ambientali (per giunta in buona parte illecite), ovvero tracce memoriali e prova storica. Quest’ultima assurta a regina del processo. Ai Ros dei carabinieri è stato chiesto di scandagliare fondi archivistici di tribunale e archivi di Stato, per poi dedicarsi a un lungo e faticoso lavoro interpretativo sulle testimonianze, i verbali di perquisizione e la letteratura brigatista d’epoca e successiva (opere autobiografiche). Per poter aggirare la prescrizione, condurre la nuova indagine e arrivare a processo, la procura doveva giustificare la sussistenza delle aggravanti della premeditazione nella sparatoria e l’esistenza di una rigida struttura piramidale con un esecutivo brigatista che non aveva solo deciso e organizzato il sequestro, ma ordinato tassativamente alla colonna torinese l’obbligo dello scontro a fuoco per annientare il nemico. Una volontà omidiciaria premeditata fin dall’inizio e non il risultato di circostanze caotiche frutto di una sequela ripetuta di condotte e errori logistici da parte brigatista e della stessa pattuglia della territoriale, che agì all’insaputa del nucleo speciale diretto dal generale Dalla Chiesa, già intervenuto nelle indagini il giorno precedente. Una necessità che ha modellato i fatti a immagine e somiglianza delle aggravanti richieste per condurre l’azione penale. Da qui l’uso strumentale della prova storica, piegata alle bisogna del teorema accusatorio. 1/continua Note 1. La scena del crimine fu ripulita dai bossoli della sparatoria. Al perito balistico vennero inviati i reperti in modo selettivo: furono sottratti i colpi rimasti nell’arma di Azzolini in modo lasciar credere che questi avese scaricato la sua pistola contro l’appuntato D’Alfonso. Scomparvero bossoli e ogive esplose dai carabinieri (salvo i cinque bossoli esplosi da D’Alfonso mentre la sua arma venne inizialmente sottratta dalla scena e riposta nel baule di una vettura dei CC) e non fu periziata l’arma dell’appuntato Barberis, che dichiarò di aver ucciso Margherita Cagol sia pur involontariamente. Circostanza che impedì di accertare le modalità esatte della uccisione della fondatrice delle Brigate rosse. Sostieni Insorgenze https://paypal.me/insorgenzeonline Da insorgenze
Giornata di mobilitazione antifascista a Roma.
Raccogliamo alcuni contributi e comunicati riguardo la giornata di mobilitazione antifascista a Roma contro i raduni fascisti tenutisi nella capitale sabato 13 giugno. In migliaia hanno partecipato ai due cortei antifascisti che hanno animato la giornata di contestazione antifascista nella città di Roma sabato scorso. Il primo corteo partito dal Colosseo e il secondo dal Verano, hanno raccolto una vasta partecipazione numerica e giovanile, che ha superato di gran lunga i numeri dei raduni di estrema destra, i quali erano tre: quello del “comitato Remigrazione e riconquista”, la convention nazionale del partito di Futuro Nazonale di Vannacci e il Movimento provita e famiglia. Fuck remigration: il mondo è di chi si muove! Alcune riflessioni sulla giornata del 13 giugno La giornata di ieri, dopo che 30.000 persone hanno scelto di attraversare con noi il centro di Roma per opporsi alle proposte razziste del comitato Remigrazione e Riconquista, ci lascia con qualche speranza in più in vista del prossimo futuro. Un corteo largo e plurale ha attraversato le strade di Roma dal Colosseo a San Lorenzo per mandare un messaggio forte e chiaro ai nazisti di Casapoud e alla città intera: se necessario, nelle strade, nelle scuole, nelle università… ai nostri posti ci troverete. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: il fatto che i neofascisti abbiano potuto sfilare in pace è comunque un problema, ma la differenza tra la nostra piazza e la loro è netta. Per mesi hanno provato a convincere il paese che il loro sarebbe stato un corteo “popolare”, eppure, foto alla mano, si evince facilmente che la piazza per la Remigrazione era composta principalmente da militanti accorsi da tutta Italia ed Europa per salvare la faccia di Luca Marsella. Il corteo antirazzista partito da Colosseo, invece, è riuscito a racchiudere al suo interno quella spontaneità popolare, giovanile, meticcia che ha deciso di mettere in campo i propri corpi, sotto l’afa di metà giugno, per impedire che idee di deportazione prendano piede nella nostra città. È inaccettabile che siano Luca Marsella e altre 4 merde del comitato a decidere chi può stare in Italia e chi no, a trovare soluzioni facili a problemi complessi. Sappiamo benissimo che se ci cascano le scuole in testa, vediamo distrutto il diritto allo studio nelle università e le persone vivono senza casa, non è colpa dell’immigrazione ma di un sistema che sceglie di tagliare fondi a scuola, sanità e diritti sociali per finanziare guerra e genocidio. Parlare di remigrazione quindi, vuol dire distogliere lo sguardo da chi è il vero nemico. La sicurezza non si fa deportando la gente o chiudendola in carcere ma garantendo un lavoro sicuro e dignitoso, fornendo case ed ospedali, dando alternative a chi vive nei contesti di marginalità che questo stesso sistema ha creato. Sappiamo che non abbiamo ancora vinto, che la strada è ancora lunga. La gornata di ieri non rappresenta la fine di alcun percorso, bensì un inizio necessario. ROMA METICCIA SCEGLIE DA CHE PARTE STARE: dalla parte gusta della storia, contro chi promuove razzismo e sfruttamento. di USB – USB Roma – USB FdS Ieri ci siamo mobilitati a Roma e in tutta Italia per la giornata nazionale contro la Remigrazione, scendo in piazza e sfilando in corteo per rivendicare diritti e tutele per tutte le persone migranti. Razzismo e guerra non ci rappresentano: sono esattamente quello contro cui lottiamo ogni giorno. In un paese dove i lavoratori e le lavoratrici vengono sfruttati e trattati come merce, i lavoratori migranti ricevono un trattamento ancora peggiore: quello di essere invisibili, nonostante siano una forza lavoro costante e preziosa per questo paese. Per questo siamo scesi in piazza, di nuovo, al loro fianco, contro il governo Meloni, Salvini, la Remigrazione e i diritti di chi lavora: chiediamo regolarizzazione immediata di tutti i lavoratori stranieri, l’abolizione del decreto sicurezza, e l’ interruzione immediata del traffico e commercio di armi nel nostro Paese: noi non siamo complici delle politiche di guerra e riarmo di UE e governo Meloni. La nostra lotta al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici migranti non si ferma qua: continueremo come abbiamo sempre fatto a stare al loro fianco nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti e delle loro tutele. Regolarizzazione di tutti i lavoratori migranti ora! Movimento per il Diritto all’Abitare Roma , Cambiare Rotta, Osa MIGLIAIA IN PIAZZA DA PIAZZALE DEL VERANO AL MINISTERO DI SALVINI PER RESPINGERE GUERRA, RAZZISMO E SFRUTTAMENTO Oggi migliaia di persone hanno individuato con chiarezza i mandanti delle manifestazioni pro vita e pro remigrazione che si sono svolte a Roma, città antifascista e medaglia d’oro della Resistenza, partendo da piazzale del Verano e dirigendosi verso il Ministero di Salvini volto e primo responsabile di queste politiche. Già questa mattina donne delle occupazione abitative, studentesse ed abitanti dei quartieri popolari hanno sanzionato la piazza dei provita. Il pomeriggio un grande corteo determinato e meticcio ha rappresentato l’unità di lavoratrici e lavoratori, studenti e studentesse, giovani delle seconde generazioni, occupanti e abitanti dei quartieri popolari, contro il governo Meloni, guerra, razzismo e sfruttamento. Oggi abbiamo dato una chiara indicazione: contro la barbarie di un modello di società che arriva a proporre la remigrazione (ovvero la deportazione) e politiche ultraconservatrici, che consente senza battere ciglio il genocidio del popolo palestinese e l’oppressione dei popoli, unite e uniti continueremo a rifiutare di essere la carne da macello del Governo e della campagna elettorale che verrà, con il conflitto e la rabbia necessari, sempre con la Palestina, Cuba e al fianco dei popoli che resistono. RESPINGIAMOLI!
La guerra in Ucraina senza fine
La guerra in Ucraina ha superato la durata della Prima guerra mondiale ed è diventata una guerra d’attrito che sta coinvolgendo i paesi della Nato sempre più esposti nel sostegno al governo di Kiev . Zelensky non fa mistero delle sue simpatie revansciste anche a costo di inimicarsi i fedelli alleati polacchi ,come è accaduto con il conferimento ad un’unità d’elite delle Forze Armate Ucraine del titolo di “Eroi dell’UPA”, in onore all’esercito insurrezionalista di Stepan Bandera che durante la Seconda Guerra Mondiale commise una serie di stragi su larga scala contro la minoranza polacca nelle regioni della Volinia e della Galizia orientale. Pochi giorni prima Zelensky aveva ricevuto con gli onori di Stato la salma di un altro collaborazionista di Hitler, criminale di guerra: Andrii Melnyk, fondatore dell’OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini). Le spoglie sono state riesumate dal Lussemburgo e riportate in Ucraina su richiesta del governo di Kiev. Il presidente ucraino le ha ricevute dandone sepoltura con una cerimonia in pompa magna . Sul terreno della propaganda ,l’unico codice narrativo utilizzato dallo spazio mediatico occidentale,sembra che l’Ucraina sia all’offensiva e con l’utilizzo dei droni stia mettendo alle corde i russi sul piano delle scorte energetiche e della logistica. Effettivamente gli ucraini stanno colpendo alcuni snodi importanti ,in particolare in Crimea sull’autostrada M14 che collega la penisola al resto del Donbass. Sul resto del fronte i russi hanno il controllo di Kostantinivka ,una delle città fortificate del Donbass, e continuano gli attachi aerei sulle infrasrtutture industriali nelle città ucraine. Mentre a Tallin il vertice dei Paesi nordici e baltici esprime sostegno all’adesione dell’Ucraina “nel suo percorso irreversibile verso la piena integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione a UE e NATO il prima possibile”, in centro Europa e Balcani aumentano gli stati membri di NATO e Unione Europea che si smarcano dalle forniture militari (equipaggiamento e stanziamenti finanziari) all’Ucraina. Dopo Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca , la Bulgaria ha reso noto che non invierà’ altre armi a Kiev. Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada hanno respinto il 25 maggio scorso la proposta del segretario generale della NATO Mark Rutte che voleva imporre agli alleati di spendere lo 0,25 per cento del Pil in aiuti militari all’Ucraina. Anche dalla Coalizione per le munizioni d’artiglieria all’Ucraina, promossa da Praga, si sono sganciate in questi giorni ben nove nazioni europee, inclusa la Repubblica Ceca stessa.Il numero di Paesi membri dell’Unione Europea che partecipano all’iniziativa volta a fornire milioni di proiettili all’Ucraina si è dimezzato da dicembre, passando da diciotto a nove. Dal 2024, Praga ha coordinato la fornitura di oltre quattro milioni di proiettili d’artiglieria a Kiev per aiutare a ricostituire le scorte di munizioni ucraine in esaurimento. Il 7 giugno a Downing Street Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e Volodymyr Zelensky hanno concordato cinque condizioni per quella che definiscono una “pace giusta e duratura”: cessazione delle ostilità con l’attuale linea del fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l’Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo. In parallelo, la dichiarazione congiunta ha confermato l’intenzione di produrre congiuntamente armi a lungo raggio e sistemi di difesa aerea per Kiev, armamenti in grado di minacciare il territorio russo. Inoltre è operativa la filiera produttiva dei sistemi senza pilota che oggi permette a Kiev di colpire la Russia in profondità. Per citarne alcuni, abbiamo la società danese Fire Point Rocket Technologies (FPRT ApS) che ha prodotto i droni utilizzati per la strage di Starobelsk. In Germania c’è poi la Quantum Frontline Industries (QFI) che produce i droni Linza 3.0 con una capacità prevista di 10.000 unità annue. Nel Regno Unito, UkrSpecSystems fabbrica fino a 1.000 droni al mese, tra cui i ricognitori Shark e gli intercettori Octopus . In Italia, CMD Avio sviluppa i motori per UAV(Unmanned Aerial Vehicle, o aeromobile a pilotaggio remoto) tattici, MWFly produce motori aeronautici a pistoni per droni e velivoli leggeri, ed EPA Power realizza propulsori da 160 CV per droni a lungo raggio. Infine, Gilardoni fornisce cilindri in alluminio per motori da 60–170 CV, componenti compatibili con propulsori impiegati anche nei droni tattici. In questo scenario, le parole del tenente generale Christian Freuding, capo dell’esercito tedesco, rilasciate l’11 giugno a margine del salone aerospaziale ILA di Berlino,sono impressionanti . “Dobbiamo essere preparati… Dobbiamo essere pronti a combattere”, ha dichiarato il generale, citato da Politico . Freuding ha precisato che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: “2029 non è una cronologia tedesca. È un’intelligence concordata dalla NATO. Tutti i 32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la capacità di invadere un paese partner nel 2029.” A dimostrazione delle divisioni all’interno della Nato,il generale statunitense comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur) della Nato Alexus G. Grynkewich ha dichiarato sulle pagine del Financial Times”La Russia non cerca il conflitto con la NATO e non ha intenzione di attaccare. Ho monitorato attentamente i dati dell’intelligence”. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale e di questioni strategico militari, autore del canale Telegram war room.
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[2026-06-21] Proiezione del documentario "Gaza: Doctors Under Attack" e presentazione della Rete O.S.A.R.E. Operazioni Sanitarie Anti Repressione @ El Paso Occupato
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK" E PRESENTAZIONE DELLA RETE O.S.A.R.E. OPERAZIONI SANITARIE ANTI REPRESSIONE El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino (domenica, 21 giugno 18:00) La Cassa AntiRepressione delle Alpi Occidentali propone la proiezione del documentario "Gaza: Doctors Under Attack" , seguirà la presentazione della Rete O.S.A.R.E. (Operazioni Sanitarie Anti Repressione), Merenda Sinoira Musicale, Banchetti Distro DoctorsUnder Attack Data di uscita: 2 luglio 2025 Regista: Karim Shah Durata: 1h e 5m sottotitoli in italiano rete O.S.A.RE, Operazioni Sanitarie Anti Repressione Siamo un gruppo di compagn, terapeuti di professione, medic, medic specialist, infermier, nutrizionist, psicolog*. Siamo nati nel 2023 preoccupat* dal vedere fascisti in giacca e cravatta declamare proposte di legge sempre più aspre nella repressione del dissenso. Abbiamo deciso di rispondere dando un nostro contributo organizzato, abbiamo deciso di costituire una rete nazionale di operatrici e operatori della salute contro la repressione.
[2026-06-19] Proiezione documentario "Gaza: Doctors Under Attack" - Distribuzione di GraficAttac e Mostra Fotografica dalla Palestina @ Piazza Del Mercato Bussoleno
PROIEZIONE DOCUMENTARIO "GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK" - DISTRIBUZIONE DI GRAFICATTAC E MOSTRA FOTOGRAFICA DALLA PALESTINA Piazza Del Mercato Bussoleno - Piazza Del Mercato Bussoleno (venerdì, 19 giugno 20:00) La Cassa AntiRepressione delle Alpi Occidentali propone la proiezione del documentario "Gaza: Doctors Under Attack" DoctorsUnder Attack Data di uscita: 2 luglio 2025 Regista: Karim Shah Durata: 1h e 5m sottotitoli in italiano ¡ In caso di pioggia l'evento si terrà alla Associazione Credenza in via Walter Fontan !