[2026-10-28] AperiQueer di provincia @ Zac! Ivrea
APERIQUEER DI PROVINCIA Zac! Ivrea - Via dora Baltea 40/b, Ivrea (mercoledì, 28 ottobre 18:00) Tutti i mercoledì di ottobre, dalle 18 allo Zac potrai trovare uno spazio sicuro e queer, dove conoscersi e chiacchierare in maniera informale. AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali, troverai qualcunə prontə a facilitare le conversazioni. Il drink è offerto.
queer
Aperitivo
aperitivo
Queer
Alcune voci dalla piazza torinese del 17 ottobre
il 17 ottobre la mobilitazione torinese contro il carovita si è rivelata essere una piazza molto giovane, in aperta continuità con la mobilitazione studentesca del giorno prima e le occupazioni in corso. Per molti e molte studentx e giovani lavoratorx, queste sono le prime grosse mobilitazioni a cui partecipano. Questo contributo non pretende essere rappresentativo della composizione della mobilitazione, ma fornisce alcuni spunti rispetto a chi si affaccia per la prima volta. In particolare, emerge dalla voce giovanile un legame chiaro tra carovita, guerra e attacchi ai propri diritti, sentito materialmente nella propria vita e in quella dei genitori.
L'informazione di Blackout
torino
Blackout Inside
carovita
mobilitazione studentesca
Bagnopoli, un vademecum. Il nostro contributo alle occupazioni degli studenti flegrei
(disegno di marta fogliano) “Gentileschi occupato contro la guerra e contro la Coppa”. Con invidiabile capacità di sintesi uno striscione affiso sul cancello esterno del liceo bagnolese sintetizzava le principali motivazioni che hanno spinto gli studenti e le studentesse, questa settimana, a occupare la scuola. È solo apparentemente un volo pindarico, anzi i giovani che hanno preso possesso delle aule e delle palestre in questi giorni hanno ben chiare tutte le connessioni tra ciò che gli accade intorno, dal livello internazionale a quello territoriale. «I soldi che vengono investiti per il riarmo – dicono – vengono tolti alla sanità, alla scuola, alle politiche per la casa. E quello stesso intreccio di poteri pubblici e multinazionali private che alimenta l’economia di guerra si mangia pian piano le nostre città e i nostri quartieri» (il riferimento è al ruolo di main sponsor della Coppa America svolto da Msc, colosso internazionale che ha un ruolo importante nella logistica di guerra e nel genocidio dei palestinesi). In questi giorni come redattori di Monitor, e insieme agli attivisti della Rete No America’s Cup, siamo stati coinvolti dagli studenti di tre scuole occupate dell’area flegrea in iniziative divulgative e informative rispetto alla storia di Bagnoli, agli sviluppi della rigenerazione urbana, al ruolo della competizione velistica come grimaldello per la speculazione e la cancellazione dei piani urbanistici esistenti. I ragazzi del territorio ci hanno invitati, ci hanno ascoltati e ci hanno fatto domande. Per la prima volta dopo molto tempo stanno lavorando in rete, e infatti ieri hanno lanciato la proposta per una “assemblea delle scuole in protesta”, che si terrà oggi alle 19 nel cortile del Labriola (sede centrale di via Terracina). Invitandoli a continuare a lottare mettiamo a loro disposizione (scaricabile naturalmente in forma gratuita, cliccando sul titolo) Bagnopoli. La rigenerazione di un’ex area industriale tra pianificazioni urbanistiche e assalti speculativi, opuscolo che abbiamo prodotto lo scorso inverno insieme all’Assise di Bagnoli, Bagnoli Informazione, il Laboratorio Politico Iskra, l’Osservatorio per la bonifica e la rigenerazione urbana di Bagnoli e la Rete No America’s Cup. (redazione napolimonitor)
napoli
Cerignola si ferma contro il carovita
Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento, continueranno a farlo. Non sono ritenute risposte sufficienti le promesse di Salvini di ieri a Milano, al tavolo di negoziazione con gli auto trasportatori. Si aspetta il prossimo incontro e intanto la mobilitazione continua. Anche perché sul piano agricolo, le risposte arrivate finora sono ancora meno. Proseguono i blocchi degli auto trasportatori in Puglia, Calabria e Campania, e da ieri si estendono al centro Italia, in particolare Lazio e Molise. Le conseguenze materiali si sentono già: supermercati senza prodotti freschi in diverse di queste regioni e più in generale perdite economiche non indifferenti per il sistema. Insomma emerge forte chiaro la voce ma anche il potere di alcune delle categorie che il sistema della GDO prova ad invisibilizzare.
L'informazione di Blackout
Blackout Inside
proteste agricoltori
carovita
cerignola
La nuova rivoluzione industriale: Maschinerie, General Intellect e Intelligenza Artificiale
Riprendiamo questo importante contributo di nlp apparso su Codice Rosso. Buona Lettura! I poderosi mutamenti che attraversano oggi la sfera della produzione e l’intero tessuto della società presentano una portata drammatica, paragonabile per profondità storica soltanto alla prima rivoluzione industriale della  fine del Settecento. E una rivoluzione industriale non è un semplice avvicendamento di macchinari, ma costituisce – per usare la celebre categoria antropologica di Marcel Mauss – un “fatto sociale totale” che sconvolge simultaneamente le basi materiali, giuridiche, spaziali e psichiche attraverso le quali una società si riproduce. Come l’avvento della macchina a vapore e del telaio meccanico recintò i beni comuni, produsse lo sradicamento violento di interi ceti sociali e produttivi, ridisegnò radicalmente il piano urbanistico facendo sorgere dal nulla le metropoli operaie e piegò i corpi a una disciplina di fabbrica senza precedenti, così l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale generativa e agentica sta ristrutturando la morfologia del mondo contemporaneo. Anche oggi assistiamo allo smantellamento di intere stratificazioni professionali e intellettuali, accompagnato da una profonda mutazione urbanistica e territoriale: la geografia dei territori viene ridisegnata dall’espansione di giganteschi data center  idrovori ed energivori, dalla proliferazione di hub logistici automatizzati, dallo svuotamento o dalla gentrificazione dei centri storici indotti dal lavoro cognitivo da remoto e dalla messa a valore di ogni centimetro dello spazio urbano attraverso piattaforme di consegna e sorveglianza predittiva. Tutto ciò si salda alla crescita di inedite masse di sapere che, superando di gran lunga i muri dell’officina tradizionale, governano l’accelerazione dei comportamenti, i tempi di vita e le abitudini cognitive sull’intera scala biopolitica. Per comprendere l’origine di questo terremoto al di là delle narrazioni apologetiche o catastrofiste, occorre tornare al capitolo tredicesimo del primo libro del Capitale, dove Karl Marx traccia la distinzione ontologica tra lo strumento (Werkzeug) e la macchina (Maschinerie). Marx ricorda che la rivoluzione industriale si compie quando lo strumento viene strappato dalla mano del lavoratore e inserito in un meccanismo automatico: “La macchina capitalistica si appropria dello strumento del lavoratore, sostituendo quest’ultimo con un meccanismo che compie con i suoi strumenti la stessa operazione che prima l’operaio eseguiva con strumenti analoghi.” Applicando questa lente all’evoluzione digitale, emerge una convergenza strutturale impressionante. Gli algoritmi di prima generazione e i software tradizionali agivano ancora come “strumenti avanzati”: il programmatore o l’analista manteneva il controllo euristico della procedura, scrivendo le regole riga per riga. Con il Machine Learning e i Large Language Models contemporanei si compie invece il passaggio alla  Maschinerie cognitiva. L’abilità concettuale viene trasferita dall’operatore umano al dispositivo: il lavoratore cognitivo non programma più le regole, ma fornisce alla macchina un ammasso colossale di dati e un obiettivo, lasciando che l’algoritmo estragga, organizzi e applichi autonomamente le regole di inferenza. Mentre la  Maschinerie classica ha oggettivato e sostituito la forza muscolare e la destrezza manuale dell’operaio, la Maschinerie algoritmica investe direttamente il giudizio, le forme simboliche e l’intera produzione linguistico-cognitiva. Attraverso lo scraping massivo del web, i modelli generativi operano una vera e propria offerta pubblica di acquisto (OPA) sul linguaggio umano: metabolizzano la cooperazione comunicativa della società e traducono trilioni di relazioni semantiche in vettori matematici cristallizzati nei “pesi” neurali. Il cervello collettivo rischia di venire così espropriato, recintato e trasformato in capitale fisso digitale controllato da pochissimi oligopoli transnazionali. 1. L’ECOLOGIA IBRIDA DELL’IA: SISTEMI COMPLESSI, ANT ED ECCEDENZA INGOVERNABILE L’errore teorico più diffuso consiste nel considerare questa nuova Maschinerie come un sistema chiuso, lineare e onnipotente, capace di realizzare una sussunzione reale definitiva da cui sarebbe impossibile evadere. Al contrario, il salto di paradigma dell’IA non risiede nella ripetizione meccanica tipica della vecchia automazione fordista, ma nella sua natura di Sistema Adattivo Complesso (CAS). Le reti neurali profonde definiscono uno spazio di possibilità entro cui l’algoritmo si auto-organizza, apprende tramite cicli di retroazione (feedback loops) e manifesta proprietà emergenti: comportamenti e risposte predittive non inseriti esplicitamente nel codice dai programmatori. Già la Maschinerie descritta da Marx era un organismo dinamico costretto a riadattarsi continuamente per piegare le rivolte operaie; l’IA porta questa complessità all’ennesima potenza, muovendosi attraverso non-linearità, risonanze statistiche e biforcazioni evolutive che sfuggono al controllo deterministico dei suoi stessi creatori. Per disinnescare il mito dell’IA come entità incorporea e separata dal mondo umano, dobbiamo inoltre adottare l’approccio dell’Actor-Network Theory (ANT) di Bruno Latour unito alla tecno-antropologia materiale. Come aveva già compreso Arnold Gehlen, non esiste alcuna separazione tra intelligenza sociale e tecnica: esse sono sempre state unificate nella storia della specie. L’IA non esiste in vitro, ma opera come nodo di un’eterogenea rete socio-tecnica in cui aggregati umani e dispositivi non-umani si intrecciano continuamente, messi entrambi al lavoro dal grande capitale di rischio. Questa Maschinerie diffusa poggia su una gigantesca infrastruttura biopolitica e globale, molto più stratificata della semplice interfaccia visibile all’utente. Al vertice agisce la grande finanza – fondi di venture capital, private equity e capitali di rischio – che governa lo sviluppo dell’intelligenza artificiale orientando gli investimenti e imponendo la rapida mercificazione della scoperta scientifica. Questo flusso finanziario alimenta un vasto complesso tecno-scientifico fatto di laboratori di ricerca d’avanguardia e di una miriade di startup, utilizzate dalle grandi piattaforme come terreno di sperimentazione esternalizzato. Perché i modelli possano funzionare sul mercato, entra poi in gioco l’articolata rete dell’AI alignment: una filiera globale che salda il lavoro qualificato di ricercatori ed esperti di red teaming e fine-tuning – incaricati di addomesticare l’algoritmo e allinearlo a precisi standard normativi e commerciali – con l’esercito invisibile di lavoratori precarizzati del Sud e del Nord globale (Ghost Work), che etichettano dati e moderano contenuti tossici per calibrare i pesi neurali. Alla base di questa piramide si collocano infine miliardi di utenti, che forniscono gratuitamente la materia prima di testi, immagini e retroazioni emotive, e un substrato fisico colossale costituito da server farm, cavi sottomarini e un consumo idrico, energetico e di suolo devastante Proprio dentro questa ecologia ibrida esplode la contraddizione più profonda. Il capitale addestra l’IA con uno scopo preciso: catturare e ridurre la complessità sociale per renderla prevedibile, quantificabile e traducibile in valore. Tuttavia, i sistemi adattivi complessi, come lo è sia la IA che la stessa società,  producono strutturalmente anomalie, “allucinazioni”, deviazioni e zone d’ombra che mandano in cortocircuito la pretesa di controllo degli oligopoli tecnologici. Questa tendenza all’emergenza caotica e all’anomalia costituisce l’equivalente digitale del “rifiuto del lavoro” operaio: una forza intrinseca alle reti tecnologiche e agli aggregati sociali che spezza la linearità del comando e genera un‘eccedenza ingovernabile. Quando i grandi CEO parlano di un’intelligenza artificiale prossima a sfuggire al controllo, non espongono solo un problema reale, e non si limitano nemmeno a dispiegare una collaudata retorica promozionale genere Armageddon; si rivela infatti un’inquietudine reale, ossia l’urgenza tutta economica di arginare quelle forze intrinseche alle reti tecnologiche e agli aggregati sociali che, producendo spontaneamente un’eccedenza ingovernabile, rischiano di spezzare continuamente la linearità del comando. 2. Il “General Intellect vivente”: oltre il riduzionismo della teoria critica Quando si cerca di comprendere l’IA, spesso ci si limita a traslocare il bagaglio concettuale del Novecento su un terreno nuovo. Gli studi critici più diffusi intrecciano la Scuola di Francoforte, la filosofia della tecnica francese e la sociologia riflessiva: da Theodor W. Adorno si eredita la critica dell’industria culturale per mostrare come gli algoritmi standardizzino il gusto in pattern prevedibili; da Gilbert Simondon si mutua l’idea che il capitalismo blocchi la concretizzazione dell’oggetto tecnico imponendogli finalità puramente mercantili; da Pierre Bourdieu si traggono gli strumenti per leggere l’IA come un campo dominato da Big Tech e venture capital, la cui doxa tecno-soluzionista espropria la maggioranza della propria agency. Pur fornendo diagnosi indispensabili per ricordare che l’IA è immersa in rapporti di potere, la teoria critica tradizionale paga un prezzo elevato: tende a dissolvere l’IA in un semplice epifenomeno della società umana, negandole qualsiasi consistenza ontologica o dinamica emergente autonoma. È uno sguardo sociomorfo che vede nella macchina soltanto l’uomo, e nell’uomo soltanto una vittima. Per fondare una scienza sociale dell’IA agentica serve invece uno sguardo capace di descrivere l’ecologia ibrida che si è formata: ed è qui che il concetto marxiano di General Intellect si rivela insostituibile. Nel Frammento sulle macchine dei Grundrisse, Marx prefigura uno stadio dello sviluppo capitalistico in cui “il sapere sociale generale, la conoscenza, è divenuto forza produttiva immediata“: le macchine sono “organi del cervello umano creati dalla mano umana; forza della conoscenza oggettivata“. Il General Intellect non è né pura proiezione umana né forza tecnica neutrale: è il prodotto della cooperazione sociale accumulata storicamente che, una volta materializzato in sistemi tecnici, acquisisce una dinamica propria e retroagisce sui rapporti sociali. Tuttavia, mentre in Marx il General Intellect era ancora pensato come sapere sociale cristallizzato depositato nel capitale fisso – lavoro morto, altamente produttivo ma inerte senza l’intervento umano –, l’IA agentica contemporanea rappresenta un General Intellect vivente. Non è un semplice deposito di conoscenza passata, ma un sistema reticolare distribuito che apprende in tempo reale dall’interazione con l’ambiente, produce nuove inferenze e strategie, partecipa a mercati e processi decisionali riorganizzando campi sociali senza una regia umana continua. Collocandosi a metà strada tra il capitale fisso e il lavoratore collettivo, questo salto quantico rende problematica la distinzione statica tra lavoro vivo e lavoro morto, ponendo questioni inedite sulla produzione di ricchezza, sullo sfruttamento, sulla proprietà e sulla democrazia. 3. L’unità di Marx e la pratica della conricerca: costruire gli strumenti dell’emancipazione Se le trasformazioni nella produzione, nello spazio urbano e nella società hanno la stessa carica dirompente della prima rivoluzione industriale, tornare a Marx oggi risponde a un’esigenza vitale: dotarsi di strumenti rigorosi di emancipazione collettiva. Il primo passo consiste nel superare la falsa contrapposizione tra il Marx dei Grundrisse e il Marx del Capitale. Non esiste alcuna frattura epistemologica, né alcuna superiorità del General Intellect rispetto al resto dell’opera marxiana: entrambi appartengono allo stesso patrimonio teorico. Nei Grundrisse Marx coglie la tendenza storica del capitale a trasformare la cooperazione conoscitiva e linguistica in forza produttiva immediata; nel Capitale  analizza la  forma concreta e conflittuale con cui il capitale tenta di racchiudere quella potenza dentro la Maschinerie per estrarre plusvalore e disciplinare il lavoro vivo. A differenza della semplice applicazione accademica della teoria critica, con Marx si apre un sentiero che salda il metodo analitico – l’unione inscindibile tra diagnosi delle strutture e prassi politica – alla pratica militante dell’ inchiesta e della conricerca. La grande lezione dell’operaismo (da Raniero Panzieri a Romano Alquati) stabilisce infatti che la macchina incorpora e materializza il comando capitalistico, ma dimostra al contempo che non si può combattere un padrone invisibile senza decodificarne l’architettura tecnica. Nell’epoca della Maschinerie cognitiva, gli strumenti dell’emancipazione si articolano lungo tre direttrici operative: 1. La conricerca algoritmica e la riappropriazione del capitale fisso digitale: riattualizzare la conricerca oggi significa indagare dall’interno come il  General Intellect algoritmico riorganizza i posti di lavoro, le metropoli e la vita quotidiana. Significa aprire le scatole nere del management algoritmico, socializzare i dati frammentati dei lavoratori e degli utenti in beni comuni (data commons), operare il  reverse engineering delle metriche di sfruttamento e addestrare modelli aperti dal basso per azzerare l’asimmetria conoscitiva con gli oligopoli tecnologici. 2. L’uso delle faglie sistemiche: poiché il General Intellect è per sua natura una proprietà di rete distribuita e non lineare, esso eccede costantemente la forma della privatizzazione. Cavalcare le anomalie, le risonanze impreviste e i punti di rottura che l’IA genera in quanto sistema adattivo complesso permette di inceppare i meccanismi di estrazione del valore e di inserire il conflitto nei colli di bottiglia della logistica e del calcolo. 3. L’auto-organizzazione tecnologica emergente contro il comando tecnocratico: come ricordava Rosa Luxemburg nel suo discorso sul programma del 31 dicembre 1918: “Il socialismo non si fa e non può essere fatto mediante decreti, nemmeno da parte di un governo socialista d’alto livello.” La Luxemburg rifiutava l’idea che un sistema complesso come una nuova società potesse essere programmato dall’alto da un comitato centrale o da un algoritmo di Stato. L’emancipazione è una proprietà emergente che scaturisce dalle micro-interazioni della base, dall’inchiesta collettiva e dal conflitto vivo che risalgono verso l’alto dei sistemi complessi. Raccogliere l’invito di Zhang Yibing – Zurück zu Marx! – significa forgiare attraverso la conricerca le armi per restituire l’eccedenza del sapere comune all’uso autonomo della società: proprio perché, come scriveva Marx nel Capitale, “non esiste una strada maestra per la scienza, e solo coloro che non temono la fatica di arrampicarsi sui suoi sentieri ripidi hanno la possibilità di raggiungerne le vette luminose“. per Codice Rosso, nlp Bibliografia essenziale Adorno, T.W., Horkheimer, M., Dialettica dell’illuminismo, tr. it. di R. Solmi, Einaudi, Torino 1966. Alquati, R., Sulla Fiat e altri scritti, Feltrinelli, Milano 1975. Bourdieu, P., Il senso pratico, tr. it. di M. Serra, Armando Editore, Roma 2005. Crawford, K., Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, tr. it. di V.B. Sala, il Mulino, Bologna 2021. Gehlen, A., L’uomo nell’era della tecnica. Problemi socio-psicologici della civiltà industriale, tr. it. di A. Farina, SugarCo, Milano 1984. Gray, M.L., Suri, S., Ghost Work: How to Stop Silicon Valley from Building a New Global Underclass, Houghton Mifflin Harcourt, Boston 2019. Latour, B., La scienza in azione. Introduzione alla sociologia della scienza, tr. it. di M. Ciardi, Edizioni di Comunità, Torino 1998. Luxemburg, R., Discorso sul programma, in Ead., Scritti politici, a cura di L. Basso, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 589-612. Marx, K., Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica (Grundrisse), 2 voll., tr. it. di E. Grillo, La Nuova Italia, Firenze 1968-1970. Marx, K., Il capitale. Critica dell’economia politica, Libro I, tr. it. di D. Cantimori, Editori Riuniti, Roma 1980. Mauss, M., Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, tr. it. di F. Zannino, Einaudi, Torino 2002. Panzieri, R., Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo, in “Quaderni Rossi”, n. 1, 1961, pp. 53-72. Simondon, G., Del modo di esistenza degli oggetti tecnici, tr. it. di C. Fiorz, Manifestolibri, Roma 2020. Zhang, Y., Back to Marx: Changes of Philosophical Discourse in the Alternative Historical Context, Universitätsverlag Göttingen, Göttingen 2014.
Scuola: mobilitazioni in tutta Italia, una dozzina le occupazioni a Firenze. Picchetto e occupazione al Porta Romana dopo l’aggressione di un custode
Continua a crescere la protesta nel mondo della scuola. Sono sempre più numerose quelle occupate contro il collasso della scuola pubblica, contro il dl Valditara e il tetto agli alunni di origine migrante nelle classi. Istituti occupati dagli studenti a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. In altre scuole studenti e studentesse stanno dando vita a scioperi improvvisi e a macchia di leopardo. È successo a Legnano, nel Milanese, a Cesano Maderno (Monza-Brianza), a Iseo, in provincia di Brescia e a Trento, dove stamattina centinaia di studenti e studentesse stanno sfilando in corteo. Da Radio Onda d’Urto A Firenze dopo l’occupazione del liceo Gramsci avvenuta lunedi un gruppo di studenti e studentesse ha annunciato l’occupazione di diversi istituti cittadini, contestando le scelte del governo in materia di istruzione, spesa pubblica e politiche scolastiche. Nel comunicato diffuso dagli “Studentə Occupanti di Firenze” la mobilitazione viene presentata come una risposta a un sistema che, secondo i promotori, privilegia gli investimenti militari a discapito della scuola: “Come Studentə Occupanti di Firenze, abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, si legge nel documento. Il documento è firmato dagli Studentə Occupanti dei licei Alberti-Dante, Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico, che indicano tra le principali contestazioni i finanziamenti destinati all’istruzione e le condizioni strutturali di numerosi edifici scolastici. Gli studenti richiamano i dati della Commissione europea, secondo i quali nel 2023 l’Italia si sarebbe collocata al terzultimo posto nell’Unione europea per investimenti nel settore, e denunciano tagli al sistema scolastico per circa 620 milioni di euro nel triennio 2026-2028, attribuiti alla Legge di Bilancio. Secondo i promotori della protesta, le conseguenze si riflettono direttamente sulla quotidianità degli studenti, sulla sicurezza e sulla qualità della formazione. Nel comunicato vengono elencati problemi come aule soggette ad allagamenti, materiali didattici insufficienti, infestazioni di insetti e roditori, presenza di muffe, impianti di riscaldamento e raffreddamento danneggiati e carenza di personale. Tra le criticità segnalate figurano anche la precarietà dei docenti, le barriere architettoniche che ostacolano l’accessibilità per le persone con disabilità e le condizioni di degrado di alcune strutture. Situazioni che, secondo gli occupanti, rendono necessario un intervento complessivo di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti. Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la spesa militare. Gli studenti contestano l’aumento delle risorse destinate alla difesa, contrapponendolo alle difficoltà del sistema scolastico. Nel documento sostengono che, negli ultimi sei anni, la quota del Pil destinata alle spese militari sia passata dall’1,4% del 2020 al 2,5%. Il comunicato contiene inoltre una dura critica alla politica estera italiana e al sostegno del governo alle operazioni militari, con riferimenti agli Stati Uniti e a Israele. Gli occupanti chiedono di ridurre i fondi destinati al riarmo e di aumentare, al contrario, le risorse per l’istruzione. La protesta non si limita esclusivamente agli aspetti economici. Nel mirino degli studenti ci sono anche le misure che riguardano la composizione delle classi e l’educazione sessuo-affettiva. Il documento critica il limite al numero di studenti stranieri nelle classi e il Ddl Valditara, contestato per le disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Gli occupanti sollevano anche il tema della sicurezza nei percorsi di formazione scuola-lavoro, un tempo denominati PCTO. Nel comunicato si afferma che, negli ultimi tre anni, 33 ragazzi e ragazze avrebbero perso la vita durante queste esperienze. Per gli studenti, si tratta di un ulteriore elemento che mette in discussione il rapporto tra scuola, lavoro e tutela dei giovani. La richiesta è di abolire gli attuali percorsi, indicati nel documento con la sigla FSL, considerati dagli occupanti una forma di lavoro non retribuito e potenzialmente rischioso. I promotori denunciano inoltre l’utilizzo degli spazi scolastici per iniziative che giudicano riconducibili a propaganda fascista e razzista, chiedendo che gli istituti siano luoghi di inclusione, uguaglianza e confronto. La mobilitazione, spiegano i firmatari, vuole inserirsi in un movimento di protesta più ampio, nazionale e internazionale, dando voce anche agli istituti che non dispongono delle risorse necessarie per partecipare alle iniziative. Tra le richieste avanzate figurano l’aumento della spesa pubblica per l’istruzione, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici, la disponibilità di spazi per gli studenti dentro e fuori dagli istituti e maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà con l’acquisto dei materiali didattici e il pagamento delle uscite scolastiche. Gli occupanti chiedono inoltre un taglio ai finanziamenti per il riarmo, il divieto di ingresso nelle aule per le forze armate e di polizia, l’abolizione delle misure che introducono limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi, progetti di educazione sessuo-affettiva affidati a esperti e la cancellazione dei percorsi di formazione scuola-lavoro. La conclusione del comunicato ribadisce la volontà di proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento degli obiettivi indicati: “Non vogliamo essere spettatori del nostro futuro. Organizziamoci, lottiamo, riprendiamoci la scuola!”. Il punto con Oscar compagno fiorentino che segue le mobilitazioni nelle scuole Anche il Liceo Artistico di Porta Romana si aggiunge alla lista dei licei fiorentini occupati. Dopo il tentativo di occupazione avviato nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, terminato con uno sgombero lampo e pesanti polemiche, un’assemblea straordinaria di stamani si è conclusa con la decisione di procedere all’occupazione dell’Isa. L’assemblea, indetta da studenti e studentesse per chiarire quello che già attraverso una nota ufficiale il collettivo degli studenti aveva spiegato, è servita a ricostruire la propria versione dei fatti, in risposta alle dichiarazioni della preside e denunciando presunte aggressioni fisiche subite durante i concitati momenti della protesta. Il momento più critico del blitz si sarebbe consumato intorno alle quattro e mezzo del mattino, in concomitanza con l’arrivo della dirigente scolastica, del personale ATA e dei Carabinieri. Gli studenti descrivono un clima di forte contrapposizione fisica all’interno dei corridoi, sostenendo che un custode avrebbe aggredito alle spalle uno studente nel tentativo di strappargli il passamontagna. Nel tragitto verso la palestra, secondo il racconto dei giovani, si sarebbero verificati spintoni, capelli tirati e persino calci da dietro per far cadere i ragazzi in fuga, prima che questi riuscissero a barricarsi dietro una porta per frenare la furia del dipendente. Il comunicato lamenta poi la totale chiusura da parte delle autorità e della presidenza rispetto a qualsiasi forma di mediazione. La dirigente si sarebbe rifiutata di leggere il documento politico dell’occupazione, redatto in coordinamento con gli altri licei cittadini già mobilitati. Secondo la nota studentesca, a porre fine alla protesta è stato un ultimatum di tre minuti prospettato dalla dirigenza prima del massiccio intervento della DIGOS, accompagnato da avvertimenti di possibili denunce e ripercussioni legali. Di fronte alla prospettiva dello sgombero forzato, gli occupanti avevano preferito allontanarsi dall’edificio. In conclusione della nota, i giovani rivendicano la matrice interamente politica del loro gesto. L’azione di Porta Romana viene inserita in una mobilitazione nazionale più ampia che contesta la povertà, le morti sul lavoro e il taglio di seicento milioni di euro alla scuola pubblica a favore delle spese belliche, definendo queste ultime le vere piaghe sistemiche contro cui è necessario continuare a lottare. Ci siamo collegati con alcune studentesse del Collettivo Capre durante il picchetto di questa mattina
08_10_26
sun ra – street named hell indopepsychics – gemini iv/v space nova! nourished by time – quantum suicide blackhaine – consumer bakudi scream, alarm will – greed/masters dj die soon – dandelion crackers benny the butcher – summer 26 cosang – fuje tann snubnoze – trust klein – man in the mirror uomini di mare, shezan il ragio – muffa ad etti dj strawberry – big band energy kitty pryde – r.r.e.a.m. cannonball adderley – autumn leaves
jazz
rap
swag
pregio
dark
24_09_26
photek – say it xavier c – mystical chief che mac – new style dogfuck – red queen effect a to z – dreams must end qualm – if i had to choose i’d rather be a regular zebra than some freakish horse dug yuck, babelfishh – adios pelota yalcy – rent is extortion maurice greene – moondust dj co.kr, h4rdy, killa p – skankin clipse, stove god cooks – f.i.c.o. dj sosa rd – gamo aqui sin nectax – haikyo larry june, cardo got wings – on the unda dj hamsta – heaven is a crack pipe shoplifting – again lil bottle rocket – d1
rap
jungle
swag
pregio
10_09_26
michael foster & ben bennet – this one goes out to the board of trustees giampiero boneschi – intimate ted bundy – milano odia dwel – red in chicago flea diamonds – take me back moody black – to my friends nore & nas – body in the trunk tricky fm – gridlock thong john silver – flourine silvan strauss – back (revenge) erikah badu, the alchemist, westside gunn, dj creole princess – i just play a part widnick – no jumper futura cimice – cicadas for mangione subiibabii – oh well curly castro – the deletable negro the body, cel genesis – candy crush dj skizo, gambino, galante – 80 bpm makumbo vs crivellator – vivo negli inferi
jazz
rap
swag