trigger point 26-02-26
TRACKLIST LINTD – gone too soon DJ DEATHDEFY – master of reality MB93 – EPISTROPHY Slikback – ALONE Pol Cartier – chasm John T. Gast – Going In Klpflrtpr – Gaman LINTD – I’m not sure DJ DEATHDEFY – Be There For You P3RY – RAGE CONNOISSEUR P3RY – ADRENALINE feat. B4MBA Gargantuan Grief – (W)hole Gargantuan Grief – Great Fall, Cutting Edge Sadness Saint Ludo ft. Kasst 8 – Subliminals Brodinski – battle royale Brodinski – inspire Bone Abduction – Known Only from Teeth and Bits NO-REQ – SPAWNTRAP  
artigianato
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obscure
industrial
metal
Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico
Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”. Dalla colpa agli immigrati per i crimini più efferati, al finto miglioramento dei prezzi sulle merci per gli americani grazie ai famosi dazi, sino a dirsi immune e ignaro di essere all’interno degli Epstein Files, negando la parola di una delle donne violentate dallo stesso di cui in questi giorni si sono magicamente perse le documentazioni. In questo show utile a camuffare la poca soddisfazione per la sua politica interna in vista delle elezioni di midterm non ha esitato a dare certezze sul prossimo obiettivo strategico, l’Iran, realizzato prontamente nei giorni successivi con l’avvio di una guerra diretta da parte di Usa e Israele.  Francesco Dall’Aglio commenta così la conferenza di Monaco per la sicurezza di qualche settimana fa: “è stata, in linea di massima, un gran circo con pochi acrobati e moltissimi clown. I clown non devono però distrarci dalle conclusioni alle quali i nostri leader sono giunti, ovvero che l’Occidente, qualsiasi cosa intendiamo con questo termine, è nei guai. Questa non è una novità ma è sicuramente un problema, e non solo perché in Occidente ci viviamo pure noi: è un problema perché ormai è chiaro che l’unico modo di venirne fuori è la guerra, non quella che la Russia, la Cina e gli altri cattivi faranno a noi, perché non hanno né necessità né intenzione né mezzi per farla, ma quella che noi faremo a loro e per la quale stiamo preparando la nostra opinione pubblica, la nostra legislazione, la nostra economia.” E poi continua elencando i motivi dei guai dell’Occidente: la scarsità di risorse e dunque il colonialismo come strumento adottato su più livelli; la pavida rincorsa alle indicazioni dell’imperialismo USA, tradotto in una sorta di continuo punzecchiamento nei confronti di Russia, Cina e Iran – Paesi che due su tre hanno l’arma atomica. La strategia di mettere in campo i proxy disponibili a giocare la battaglia occidentale, di colpire economicamente a furia di sanzioni, provocando o curvando “rivoluzioni colorate” non sta funzionando più. A forza di sopravvalutarsi non sembra più essere possibile per l’Occidente nascondere i guai sotto il tappeto, mentre si protrae la guerra in Europa in modo da ristrutturare l’industria bellica con l’obiettivo di risollevare l’economia e si sostanzia il tutto con leva obbligatoria e propaganda, i guai vengono allo scoperto. La vicenda degli Epstein Files è indicativa in questo senso: un primo dato è l’aver sbattuto in faccia ancora una volta a tutto il mondo la profonda natura patriarcale su cui si fonda e si è sempre fondato il sistema capitalista. Il modo di produzione capitalista non è solo il rapporto sociale di classe: per funzionare ha bisogno di articolarsi e integrare a suo beneficio altri rapporti di dominazione, in particolare di genere e di razza. Questi, oltre a prendere la forma di processi di estrazione di valore economico, vengono amplificati da relazioni sociali (e culturali) di oppressione e violenza. Il dominio maschile è strutturalmente funzionale al capitalismo, così come il dominio basato sulla razza. Il secondo dato è la normalizzazione: per quanto si sia sviluppato un sentimento di scandalo diffuso, di fatto la reazione maggioritaria è che in qualche modo ci si aspettava una simile situazione. Non per altro dimensioni che dall’alto vengono definite complottiste prefigurano in maniera piuttosto esplicita una sorta di élite globale che, facendo uso di violenze, stupri, manipolazione dell’informazione e, di conseguenza, delle menti, domini il mondo.  In questa vicenda sono due gli attori principali: in primis, i grandi gruppi di potere occidentali che siano sovranisti, MAGA, laburisti, progressisti poco importa, il risultato è una sorta di partito in cui l’unica rigidità da rispettare è mantenere il potere; in secundis, il vassallo dell’imperialismo americano in Medio Oriente, Israele.  Si evincono senza fatica i rapporti stretti, simbiotici, speculari tra Epstein e la genealogia Maxwell con Israele, tramite il rapporto con Ehud Barak, massima espressione dell’apparato militare israeliano con il quale il nesso operativo si consolidò nel dominio della cybersecurity. Per esempio, sfogliando i file qui si evince che Epstein finanziò Carbyne, una tecnologia avanzata per identificazione di soggetti, e in generale finanziò gran parte dell’investimento milionario formalmente intestato a Barak. Tale assetto ha garantito a Israele il controllo su infrastrutture civili estere. Barak è una figura piuttosto centrale dato che è il carnefice di Virginia Giuffre, la prima vittima di Epstein che, dopo essere stata violentata e dopo aver denunciato Epstein è “morta suicida”, come riporta un articolo del Fatto Quotidiano. Al padre di Ghislaine Maxwell, complice di Epstein, come racconta Lavinia Marchetti qui, vennero riservate in Israele esequie equiparate a un saluto di Stato, funerali che vengono riservati agli eroi nazionali anche secondo il Washington Post.  Un elemento che apparentemente risulta poco concreto ma che invece è il cuore di come il sistema capitalista intende aggiornare il suo progetto è il ruolo della scienza.  Se da un lato, il capitalismo attuale mostra tutti i suoi aspetti più beceri, bassi, sporchi dall’altro, investe e punta all’innovazione scientifica e tecnologica come il cavallo di battaglia che ne garantirà la fuoriuscita dalla crisi in cui si trova. Non a caso l’imperialismo statunitense gioca con la narrazione del monopolio cinese che rischia di superarli nell’ambito dell’innovazione tecnologica contribuendo al clima di scontro imminente e per agevolare strette di politica economica. Infatti, nei Files ciò che risulta inaspettato nella sua concretezza è il legame di Epstein, dunque del coagulo di potere che ha rappresentato e a cui ha permesso di riprodursi, con scienziati e teorici sul tema dello sviluppo cognitivo, del controllo della popolazione e del fascismo, come ad esempio Joscha Bach di cui vi è traccia in questa cartella.  Lo “scienziato cognitivo” tedesco è un teorico dell’intelligenza artificiale, un promotore dell’eugenetica e del transumanismo. In questi scambi viene ricostruito l’utilizzo e la messa a disposizione di argomenti pseudoscientifici per legittimare teorie razziste, sessiste, sino ad arrivare alle ipotesi di esecuzioni di massa di malati e anziani. Nei suoi post apre alle ipotesi di simulazione della realtà aumentata come suggerito da Elon Musk ma è soprattutto Bach a influenzare e modellare una figura come Musk. Vorremmo dire nonostante, ma invece è proprio grazie alle sue tesi che Epstein ha mantenuto un ruolo di primo piano negli ambienti della Silicon Valley anche dopo la condanna del 2008. A parlarne è Nafeez Mosaddeq Ahmed, direttore esecutivo presso l’Institute for Policy Research & Development, una fondazione indipendente con sede a Brighton. È ricercatore presso la Islamic Human Rights Commission di Londra e ha scritto per Fazi Editore alcuni saggi, in particolare l’ultimo riguarda la commissione d’inchiesta sull’11 settembre del Congresso Usa, mostrando che si tratta di un falso e rivelando il fatto che anche il presidente della commissione era in affari con la famiglia di Bin Laden.  Ahmed in un contributo in tre parti dimostra che “i files di Epstein espongono come la gerarchia razziale, l'”ottimizzazione” genetica e persino l’abbattimento della popolazione guidata dal clima” fossero tesi che circolavano all’interno delle cerchie della Big Tech. Le reti private di Epstein hanno di fatto plasmato la Silicon Valley. La fiducia conquistata da Epstein nella “Broligarchia” della Silicon Valley ha aperto la strada anche all’influenza nel settore del Bitcoin, con l’idea che la via delle criptovalute potesse essere un mezzo per costruire la transizione al di fuori del sistema delle istituzioni per come le conosciamo. Piuttosto paradossale dato che questo interesse non nasceva dall’esigenza di maneggiare un sistema utile a non lasciare traccia dei suoi movimenti bancari, vista la compiacenza di grandi banche che hanno lasciato fare transazioni sospette a Epstein per anni.  Si parla infatti, in questo articolo di Michela Calculli, di “ oltre 15 anni in cui JPMorgan Chase ha gestito i suoi conti, processando più di 4.700 transazioni per un valore complessivo superiore a 1,1 miliardi di dollari. Molte di queste includevano pagamenti a vittime del traffico sessuale negli Stati Uniti, in Europa dell’Est e Russia. Dal 2013 al 2018, dopo che JPMorgan si era sfilata, Deutsche Bank aprì per Epstein più di 40 conti, elaborando milioni in transazioni sospette, strutturate per eludere gli obblighi di segnalazione antiriciclaggio. Tra queste, pagamenti a donne descritti come «rette scolastiche». Nel 2023, le due banche pagarono complessivamente 365 milioni di dollari in accordi extragiudiziali con le vittime. Oggi quattro banche (JPMorgan, Deutsche Bank, Bank of America e BNY Mellon) sono al centro di un’inchiesta parlamentare su oltre 1,5 miliardi di dollari in transazioni sospette”.  Anche la visione che spinge all’abbattimento della popolazione “vulnerabile” per  il cambiamento climatico è uno dei campi su cui Ahmed indaga. Nel suo articolo vengono presi in esame in particolare gli scambi con Josha Bach e con Nick Bostrom, i due “scienziati” finanziati da Epstein che hanno contribuito a modellare la definizione delle generazioni future di AI, mostrando come le teorie sul diradamento selettivo della popolazione e dunque discorsi che sostengono la gerarchia umana, non fossero casi isolati ma la vera e propria infrastruttura discorsiva che permea il contesto intellettuale e di ricercatori dell’ambiente della Silincon Valley.  Nick Bostrom è il fondatore della dottrina del “longtermismo” secondo la quale le decisioni morali sono il criterio con cui orientare il benessere delle generazioni future. Riprendiamo la definizione da Treccani:  [William David MacAskill, professore associato a Oxford] Nel 2015, a 28 anni, ha pubblicato un libro che ha lasciato il segno fra gli idealisti dell’economia digitale “Fare meglio del bene” (“Doing Good Better”). Con altri colleghi ha creato il “Centro per l’Altruismo Efficace”. Nel suo ultimo libro predica il “lungotermismo” con alcune premesse che appaiono tanto profonde quanto lapalissiane: il futuro potrà essere buono o pessimo, le nostre azioni determineranno quel che sarà. (Mario Platero, Repubblica.it, 5 dicembre 2022, A&F Economia).  Queste teorie aprono alla colonizzazione dello spazio, idea molto cara a Elon Musk e a un immaginario alimentato da uomini, bianchi e multimilionari che diffondono una nuova definizione della vita, della morte e della morale come criteri universalistici, creata ad hoc nei loro simposi. Queste teorie parlano di allevamento selettivo in utero per migliorare il QI, di sorveglianza globale totale da parte dell’AI come mezzo per prevenire l’estinzione di massa.  Tramite questi rapporti di amicizia, di potere e di soldi – dunque molto più materiali di quanto si possa pensare – Epstein e i suoi hanno fatto sì che la Silicon Valley creasse una visione del mondo in cui si elevasse un’aristocrazia cognitiva autodefinitasi in funzione dell’”ottimizzazione genetica”. Secondo quanto viene riportato come tesi principale nell’articolo di Ahmed, queste idee modellano le tecnologie, definendo quindi il nuovo ordine tecnologico mondiale.  Il messaggio che viene trasmesso è che non esista una verità oggettiva dei fatti ma i fatti sono il prodotto delle opinioni politiche, dove per opinioni politiche si intende il prodotto dell’egemonia culturale derivante dalla transizione tecnologica, banalmente e materialmente determinata dalla provenienza dei suoi finanziamenti e, dunque, da chi detiene il controllo dei grandi capitali a livello mondiale. Queste opinioni politiche si sviluppano nelle cene di lusso, nei meeting tra multimilionari, nei convegni come quelli organizzati dalla Fondazione Edge, nata nel 1996 e appuntamento fisso per i fedeli della Silicon Valley, dove si incontrano coloro che hanno il controllo totale su tutta l’infrastruttura digitale: dal cloud, ai social network, alla vendita della merce via internet.  Emergono dai files collegamenti diretti a Paragon sia con Idan Nurick e Ehud Barak. Risultano evidenti le collaborazioni dell’azienda di spionaggio cibernetico e la “fortuna” economica di Epstein avvalorando la tesi per cui ci fosse una circolarità fra la rete di élite che emerge dai dati resi pubblici e l’apparato video-sorvegliante israeliano e americano. Questo genere di presupposti influenzano la produzione tecnologica e la transizione digitale determinandone i criteri, la possibilità di indirizzare l’opinione pubblica in una certa direzione, il controllo e il disciplinamento sociale, l’influenza sugli algoritmi sulla base di teorie tecnonaziste, arrivando a stimolare e orientare guerre. E’ un terreno che suscita dimensioni in cui il confine tra fatti oggettivi e ipotesi fantasiose è labile, eppure il dato da tenere a mente è il fatto che il tema della transizione scientifica e tecnologica stia a cuore a livello trasversale nella società. Interessa ed è campo di battaglia, a partire dalla dimensione popolare, nei termini percui vi è stata una cesura netta rispetto al presupposto di neutralità della scienza, prima con la gestione della pandemia e dopo con il genocidio a Gaza, sino ad arrivare, in termini opposti e speculari, a sfiorare i vertici di potere che nel sistema globale hanno individuato in quella dimensione la chiave per la reale possibilità di una transizone egemonica che non preveda il crollo dell’impero americano.  Per rendere tangibile questo obiettivo l’egemonia viene tradotta in maniera biopolitca nel controllo e dominazione dei corpi femminili. In questo senso, la dimensione pseudoscientifica che orienta e plasma il nuovo paradigma che modella il mondo attraverso la transizione digitale e l’intelligenza artificiale ha la sua precipitazione nella forma più antica di dominazione: lo stupro come arma di guerra. “Secondo quanto riferito da quattro fonti al New York Times nel 2019, Epstein aveva confidato a scienziati e imprenditori il suo piano di «seminare la razza umana con il suo dna», inseminando fino a 20 donne alla volta nella tenuta.” viene riportato dall’articolo apparso su valori.it.   Proprio a partire da questo presupposto e tentando di dare un contributo allo sforzo collettivo necessario per attualizzare una lettura di femminismo materialista in relazione alle vicende Epstein, possiamo fare alcuni ragionamenti che cerchino di andare oltre la constatazione che la realtà supera di gran lunga le fantasie più oscure e violente. La forza per ribaltare lo sfruttamento e la prevaricazione si trova in quei soggetti che, in un mondo in cui l’immaterialità diventa strumento per offuscare il sistema di comando e la gerarchia sociale su cui si basa il capitalismo contemporaneo, riportano l’attenzione alla materialità del rapporto di dominio, quindi le donne e le soggettività non conformi, in primis. La rigidità posta da questi soggetti è un’invarianza a livello globale che rappresenta uno dei terreni di possibilità maggiormente avanzati oggi. La gestione da parte dei governi europei, e non solo, dell’esplicitazione di tale livello di violenza patriarcale emerso dai files, crediamo la dica lunga su quanto la lotta transfemminista ponga una rigidità di classe che le élites globali non possono ignorare. Per quanto siano stati messi in campo tutti gli strumenti per silenziare, delegittimare, cancellare la parola delle donne vittime di violenza non esiste un frame teorico tra le élites globali che possa essere socialmente accettato in cui apertamente si possa giustificare questo livello di abuso, pur vivendo in contesti di forzata normalizzazione di tante altre forme della suddetta violenza. Questo freno non si spiega per una remora morale, umana o politica ma per il timore che suscita la potenziale reazione dal basso, in quanto possibilità materiale di rovesciamento del sistema di potere. Che il dominio patriarcale sia legittimato in varie forme e in generale nella società su tutti i livelli è un assunto ma possiamo ribadire anche in questo caso come possa essere una chiave leggere questa tensione come una leva centrale nell’ottica di contrapposizione al dominio capitalista. I fatti emersi dallo scambio di mail di Epstein non sono la prova che non esistano più categorie morali ordinarie, la prova del loro superamento l’abbiamo avuta con il genocidio in diretta tv e social a Gaza. Ciò che si tenta di fare passare come una “modernità liquida”, in cui non ci sarebbero rapporti concreti che si sviluppano sui rapporti di produzione, consumo e profitto è soltanto un tentativo per confondere. Settori della società che hanno deciso che fosse sufficiente la loro disponibilità nei confronti dell’informazione e della scienza mainstream non sono da biasimare ma, anzi, il lavoro da fare è quello di costruire collettivamente una scienza autonoma, dal basso e popolare, forse attualizzando forme di luddismo e sottrazione contro le macchine dell’innovazione digitale come pratiche da sperimentare.  Esiste una sorta di “partito universale” in cui palesemente e senza timore alcuno vengono superate deliberatamente le categorie di destra o sinistra, in cui a guidare l’azione è puramente il potere e la garanzia per la riproduzione della minima percentuale di classe che governa a livello mondiale. Questi files ci pongono anche di fronte all’integrazione differenziale all’interno del sistema capitalista egemonico mostrando che chi sta in cima alla classifica degli “intoccabili” rimangono i due blocchi che stanno attaccando il mondo: USA e Israele. A ben guardare i files infatti, ci si rende conto che dalla rete sono escluse quelle che potremmo definire “élites minori”, contrapposte antagonisticamente all’egemonia imperiale americana. Questo sicuramente non per superiorità morale o etica, ma perché vi è un differente accesso alle forme materiali del potere dato dalla globalizzazione del capitale finanziarizzato e alle sue possibilità di esercitare un controllo pressoché illimitato sulle vite dei subalterni. A farne parte sono infatti quelle reti europee e mediorientali vassalle della dimensione imperialista americana, definendo in maniera abbastanza chiara quanto le diplomazie e i governi interni al patto atlantico siano immersi mani e piedi in questa rete. La sbandierata superiorità “occidentale” si manifesta ancora una volta per quello che è realmente: una rete di dominio che mira al totale controllo biopolitico dei subalterni.  Ciò che possiamo cogliere e contro-utilizzare da questi files è la fotografia della soggettività capitalista “globalista” e finanziaria. Questo è l’umano-tipo che caratterizza la borghesia finanziaria globale dei nostri giorni, il prodotto di quella guerra di classe praticata dall’alto negli ultimi 40 anni di neoliberismo. Riprendendo un famoso slogan delle mobilitazioni scaturite dalla crisi del 2008, i file disegnano un’immagine nitida: un ritratto di famiglia di quell’1% che fa la guerra al restante 99.  Si mostra così il vero volto della classe dei possidenti, sublimando tutte le vecchie categorie interpretative dello scontro di classe con una contrapposizione fra alto e basso in base alla propria collocazione nel sistema di dominio capitalista. Pur permanendo discontinuità e stratificazioni mediali di accumulazione di ricchezza e privilegi, la distanza fra questa catena globale del comando e chi sta nelle parti basse della classe iper-proletaria è enorme, paragonabile a quella fra le classi degli imperi schiavili di duemila anni fa.  
Faenza, 7 marzo: Giornata di approfondimento sul nuovo pacchetto sicurezza
Riceviamo e diffondiamo: SABATO 7 MARZO 2026 allo Spazio Autogestito Capolinea, via Volta 9, Faenza (RA). * Alle 16.30: GIORNATA DI APPROFONDIMENTO E DIBATTITO SUL NUOVO (ENNESIMO) PACCHETTO SICUREZZA. La conoscenza, da sola, non basta ma è utile e necessario conoscere le armi che lo Stato indirizza contro di noi. Se ne parlerà con compagnx e legali dell’associazione di Mutuo Soccorso per il Diritto di Espressione di Bologna. Durante la giornata ci sarà anche spazio per un confronto sulla situazione attuale degli spazi sociali in Romagna, ormai rimasti pochissimi e sempre a rischio (vedi lo sfratto infame dello Spartaco a Ravenna e la minaccia di chiusura del Brigata Prociona di Imola). https://csacapolinea.noblogs.org
Iniziative
[2026-03-04] CENA BELLAVITA @ Mezcal Squat
CENA BELLAVITA Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO) (mercoledì, 4 marzo 18:00) CUCINA APERTA DALLE 18.00. -------------------------------------- Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare. SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE! -------------------------------------- COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT BUS : 33 - CP1 - 76 TRENO : FERMATA COLLEGNO METRO : FERMI -------------------------------------- NO MACHI, NO FASCI, NO SBIRRI
Radio NO TAV – In diretta dal presidio di San Giuliano sotto sgombero – 26/02/26
Da martedì 24 febbraio il presidio occupato di San Giuliano è in allarme sgombero. In questa puntata raccontiamo il clima al presidio in questi giorni con un caldo invito a passare di qui. In un collegamento telefonico con l’Assemblea Bassa Valle e dal presidio con Mario Cavargna si discute sulla tratta nazionale TAV Avigliana-Orbassano (RFI). Questa parte del progetto avrà impatti ambientali devastanti e non documentati ufficialmente. Si parla di amianto, polveri sottili, pfas e rapporto con le amministrazioni locali. Il progetto rientra inoltre in un accordo tra RFI e Leonardo per la mobilità militare. Con il gruppo Controinchiesta NO TAV si parla di monitoraggio e degli eventi informativi organizzati in valle per conoscere e comprendere chi e cosa si muove intorno a noi. Appuntamenti: Domenica 1 marzo al Presidio di San Giuliano, Valsusa  * h 13 PIZZATA BENEFIT Palestine Youth Center * h 16 PROIEZIONE DOCUMENTARIO ” FA LA MOSSA GIUSTA, STORIE DI QUOTIDIANA (R)ESISTENZA” Lunedì 2 marzo – Assemblea del presidio h 21 Sabato 7 marzo – Presidio di San Giuliano h 13 – Passeggiata informativa a cura del gruppo Controinchiesta NO TAV – Salbertrand, Chiomonte, Susa, Bussoleno Domenica 8 marzo * h 11 Iniziative diffuse, Piazza d’armi, Susa * h 15 Corteo, Piazzetta Fabrizio De Andrè, Avigliana
no tav
controinchiesta no tav
presidio di san giuliano
tratta tav Avigliana Orbassano
Roma: corteo nazionale contro il ddl Bongiorno. “Senza consenso è stupro”
Prosegue la mobilitazione permanente contro il DDL Bongiorno, lanciata il 27 gennaio scorso dai centri antiviolenza, dalle reti e dai movimenti femministi e trasfemministi di tutto il Paese. In questo quadro, oggi, sabato 28 febbraio, corteo nazionale a Roma, a cui hanno aderito moltissime realtà di movimento, sindacali e della società civile organizzata che, in linea con le istanze della mobilitazione, vedono nell’emendamento presentato dalla leghista Bongiorno a fine gennaio – che abbandona il modello del consenso sostituendolo con quello basato sul “dissenso” – l’ennesimo attacco all’autodeterminazione delle donne e un “salto indietro” pericoloso. “Il consenso non è una formula astratta da togliere o concedere dall’alto. È una pratica viva, situata, complessa. È ciò che permette alle persone di scegliere, desiderare, dire sì e dire no” – scrive la cooperativa sociale BeFree nell’appello alla mobilitazione, aggiungendo – “Opporsi a questo DDL significa difendere il consenso come strumento di libertà, non come arma di controllo. Significa rifiutare una politica che usa la paura per restringere diritti. Significa affermare che senza consenso non c’è giustizia, e senza autodeterminazione non c’è protezione”. Su Radio Onda d’Urto, l’intervista realizzata in mattinata a Francesca de Masi, presidente della cooperativa sociale BeFree, tra le realtà promotrici dell’iniziativa Il concentramento era previsto alle ore 13 in piazza della Repubblica da dove il corteo, diretto in piazza San Giovanni, è partito intorno alle 14,30. In testa al corteo, i centri antiviolenza che si oppongono a questo ddl, chiedendone il ritiro al grido di “senza consenso, è stupro”. La discussione della legge è infatti calendarizzata in Senato l’8 aprile, per poi proseguire il proprio iter alla Camera. “Con il DdL Bongiorno cade il velo della propaganda del Governo e rimane la guerra alle donne e alle persone trans. – scrive Non Una di Meno Roma – Se la legge sul dissenso dovesse essere approvata significherebbe un salto indietro inaccettabile e pericoloso”. La corrispondenza dal corteo di Andrea Cegna, in collegamento dallo spezzone di Non Una di Meno Dal corteo, l’intervista a Simona di Lucha Y Siesta In questo quadro, e per rilanciare sia il corteo di oggi contro il cosiddetto ddl stupri, sia la sua stretta connessione con l’imminente mobilitazione e sciopero transfemminista globale dell’8 e 9 marzo, Non Una di Meno Milano ha chiamato questa mattina una conferenza stampa partecipata: “. “Il Bongiorno si vede dal consenso” – hanno scritto le compagnə del nodo milanese – perché non vogliamo essere uccis3 o violentat3, ma nemmeno sottopagat3, insultat3, licenziat3 per un sì o per un no”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Chiara di Non Una di Meno Milano da Radio Onda d’Urto
L’Autorità di Regolazione di Trasporti obbliga RFI all’apertura verso il concorrente francese
Mentre sullo sfondo resta il vero protagonista dell’intera vicenda – la Torino-Lione – con i suoi cantieri che continuano a incidere pesantemente sull’assetto del territorio, ancora una volta il nodo ferroviario torinese si trasforma in terreno di scontro tra grandi gruppi industriali. Con una delibera del 19 dicembre 2025, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha imposto a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) di garantire alla compagnia ferroviaria francese SNCF l’accesso agli impianti di servizio del nodo torinese in condizioni “eque e non discriminatorie”. Tradotto: i francesi devono poter utilizzare gli spazi di manutenzione e preparazione dei treni necessari per operare sull’alta velocità italiana. Un passaggio tecnico solo in apparenza. Perché dietro l’accesso ai binari e agli impianti si gioca una partita molto più ampia: quella del controllo del mercato dell’Alta Velocità tra colossi pubblici europei. Un dato significativo riguarda Orbassano. Lo scalo, inizialmente valutato come possibile base operativa, è stato dichiarato indisponibile perché vincolato ai lavori della Torino-Lione almeno fino al 2034. Ancora una volta emerge con chiarezza come la grande opera stia ridefinendo l’utilizzo delle infrastrutture esistenti. Uno scalo ferroviario strategico viene di fatto sottratto per anni a funzioni ordinarie e assorbito da un cantiere permanente, con effetti che ricadono sull’intero sistema ferroviario locale. Mentre si continua a raccontare la Torino-Lione come un’opportunità di sviluppo, la realtà è quella di un territorio progressivamente subordinato alle esigenze di un’opera dai benefici tutt’altro che dimostrati. SNCF ha annunciato l’intenzione di attivare nove collegamenti quotidiani tra Torino, Milano, Roma e Napoli e quattro tra Torino e Venezia, utilizzando i nuovi treni Tgv a due piani, con l’obiettivo di conquistare il 15% del mercato entro il 2030. Parallelamente, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto un’istruttoria nei confronti di Ferrovie dello Stato Italiane e della stessa RFI per verificare possibili abusi di posizione dominante. Si parla di concorrenza, ma la scena è quella di uno scontro tra grandi gruppi pubblici europei, laddove restano sullo sfondo i bisogni reali del territorio legati a linee locali in difficoltà e pendolari lasciati soli a fare i conti con i disservizi. La questione non è “chi” gestirà più treni veloci tra Torino e Roma. La questione è quale modello ferroviario si sta imponendo. Un modello centrato sull’alta velocità, sulla competizione tra operatori e sul profitto. Un modello che continua a drenare risorse pubbliche verso grandi infrastrutture e servizi esclusivi, mentre viene trascurato il trasporto regionale. E intanto, nei territori attraversati dai cantieri, restano rumore, polveri, consumo di suolo e una comunità che da oltre trent’anni porta avanti un’altra idea di mobilità. La domanda che ci poniamo è semplice: a chi serve davvero questo modello? da notav info
La parola della settimana. Mano
(disegno di ottoeffe) È crisi nera per il Boca Juniors, che ieri ha impattato anche contro il modesto Gimnasia Mendoza: ennesimo pareggio, quarta gara senza vittorie, sette punti di ritardo già accumulati in sette partite dalla coppia Estudiantes–Velez che guida la classifica. Nel match precedente, più volte, nel corso di uno scialbo zero a zero nel derby contro gli storici rivali del Racing de Avellaneda, i tifosi avevano perso la pazienza e gridato «Movete Boca movete, movete deja de joder!», qualcosa tipo “Datti una mossa Boca, non rompere il cazzo!”. Come forse ho già scritto in questa rubrica, un Boca-Racing ho avuto la gioia di vederlo alla Bombonera nell’aprile del 2023. Al contrario del mortorio della settimana scorsa, il tifo fu fuori controllo: i bosteros erano già in odore di titolo e nell’incontro precedente tra le due compagini il numero degli espulsi aveva raggiunto quasi quello dei giocatori rimasti sul terreno di gioco. Per di più gli scontri fuori dal campo avevano portato un numero enorme di arresti, si diceva, anche in seguito alla “spiata” fatta dall’hinchada del Racing. Con el machete en la mano / Con in mano il machete la chapa en el corazon: / e il distintivo sul cuore: será siempre vigilante / sarai per sempre un poliziotto Academia Racing Club! / Academia Racing Club! Racing botón! / Racing spia! (coro tifosi boca juniors vs racing de avellaneda) Si allarga lo scandalo esploso con le indagini della procura di Milano sulle piattaforme multinazionali del delivery (prima Glovo e poi Deliveroo, finita questa settimana con un provvedimento di urgenza sotto il controllo giudiziario). Ai rider, tremila nella provincia di Milano e ventimila in tutta Italia – si legge nell’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi (ma è iscritta anche la S.r.l.) –, sarebbero state corrisposte paghe “in alcuni casi inferiori fino a circa il novanta per cento rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”. Già da qualche anno è un segreto di Pulcinella il ruolo delle grandi piattaforme nel sistema del cosiddetto caporalato digitale. La procura tuttavia evidenzia con chiarezza la dinamica per cui le multinazionali sfrutterebbero la loro posizione di forza rispetto ai lavoratori per imporre retribuzioni completamente inadeguate rispetto alla quantità e alla qualità della prestazione lavorativa. E noi come i fessi, con i nostri sensi di colpa borghesi, stiamo a guardarci la pagliuzza dentro il nostro occhio perché in mano al fattorino che ci ha portato la pizza non lasciamo che qualche spicciolo, piuttosto che fomentare la nostra e la altrui rabbia contro gli schiavisti digitali. Nella gig-economy l’imbrigliamento del lavoro è inscritto nell’architettura stessa della piattaforma, dal momento in cui – soprattutto nelle piattaforme dove vige un sistema libero di accesso alla flotta attiva (free login) come Uber – il/la lavoratore/trice è contemporaneamente indispensabile e superfluo al processo lavorativo, cioè è solo potenzialmente impiegato; è libero nell’accesso all’impiego, ma fortemente vincolato al metabolismo degli algoritmi che regolano la sua performance. Tuttavia, occorre evitare di cedere a visioni vittimizzanti sul lavoro di piattaforma, ovvero che escludono a priori la possibilità di esercitare agency anche attraverso le stesse infrastrutture che coordinano l’imbrigliamento. Per quanto costituisca un mercato del lavoro estremamente downgraded (cioè privo di tutele, quanto di garanzie della sicurezza dell’impiego, cfr. Sassen 1994), lo spazio sociale occupato dalle piattaforme è (ancora) anche uno spazio informale di pratiche sommerse e industriose attraverso cui lavoratori e lavoratrici tentano di aggirare le maglie del proprio stesso imbrigliamento. In altre parole, l’informalità si rivela anche nella sua forma costituente, laddove diventa un terreno fertile per la sperimentazione di pratiche di rimaneggiamento e resistenza contro il disciplinamento algoritmico. (gianmarco peterlongo, imbrigliamento e rifeudalizzazione del lavoro nella gig-economy. una ricerca sul caporalato digitale tra italia e argentina) Torna l’Argentina, e a proposito di “mani” non si può ignorare quella divina. Ho visto un video qualche giorno fa in cui Anna Trieste prefigurava il ritorno in città di Kevin De Bruyne, infortunato di lungo corso e reduce da mesi di esilio dorato, che scende a Capodichino e trova mezza squadra in infermeria, il Napoli giù in classifica sotto caterve di gol, e soprattutto l’allenatore dell’Inter «che addirittura mette nella stessa frase Bastoni e Maradona», accostando la simulazione del difensore nerazzurro con il patriottico gesto di resistenza di D10s. Chissà se KDB l’avrà presa a ridere come noi, abituati a ben altri paragoni: Titoli sotto mano questa settimana, a voi le conclusioni: Napoli, ospedale San Giovanni Bosco in mano al clan: quattro arresti, c’è anche un avvocato. (sky tg 24, 25 febbraio) L’avvocato Marengo: “Il Toro è nelle mani degli Agnelli”. (settecalcio.it, 20 febbraio) Comala, i vincitori del bando tendono la mano ai gestori storici: “Basta scontri, lavoriamo insieme”. (la repubblica, 27 febbraio) > clicca qui, per approfondire Trump: “Iraniani, prendete in mano il vostro governo e il vostro destino”. (il corriere della sera, 28 febbraio) Netanyahu agli iraniani: “Prendete in mano il vostro destino!”. (la7, 28 febbraio) È iniziata la guerra all’Iran. Israele e Usa in azione (avvenire, 28 febbraio)        L’Iran colpisce obiettivi Usa nel Golfo. Medio Oriente in fiamme (il fatto quotidiano, 28 febbraio) Anna avrebbe voluto morire, Marco voleva andarsene lontano, qualcuno li ha visti tornare tenendosi per mano: a cura di riccardo rosa
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Puntata del 24/02/2026@1
Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia telefonica di Francesco del collettivo studentesco autonomo K1 del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, per raccontare la vicenda avvenuta ad una delle sue studentesse. Infatti, Haji, ragazza di 17 anni di origini marocchine milita nel collettivo studentesco di cui sopra ed ha partecipato più volte ad iniziative organizzate dal SUDD Cobas, come la protesta dei lavoratori della stireria L’alba davanti ai negozi del brand Patrizia Pepe. Ed è proprio per queste sue frequentazioni che la ragazza e i suoi genitori sono stati segnalati dalla scuola ai servizi sociali, che le hanno perquisito l’ abitazione in cui vive ed intimato di non partecipare più a manifestazioni e picchetti. Un’atto questo che denota il clima di repressione e razzismo sistemico in atto nel nostro Paese, infatti la principale differenza tra Haji e compagni e compagne di classe attivi/e politicamente esattamente come lei, sta proprio nelle sue origini non italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento ha riguardato il CCNL Igiene ambientale, ne abbiamo parlato con Paolo SiCobas Genova. Di seguito alcuni estratti dal comunicato diffuso dal sindacato di base: “RIFLESSIONI SUL CCNL IGIENE AMBIENTALE 2025-2027 Nelle settimane scorse è stata firmata la bozza di contratto dell’igiene ambientale, sono poi seguite, in un clima di stanca e affrettata ritualità, le consultazioni nei posti di lavoro per ratificare l’intesa. Da parte di Cgil Cisl Uil e Fiadel si sbandiera il grande successo del “sí”, addirittura con percentuali bulgare: oltre il 92% di favorevoli. Fatto sta che in molte realtà (esempio in diversi cantieri di Ama Roma) non si è votato affatto, ed in altri (esempio Amiu Genova) la consultazione si è svolta con modalità imbarazzanti, quasi in semi clandestinità: modalità on line su piattaforma cedolini aziendali, con tempo limitato a mezza giornata, e come se non bastasse, moltissimi lavoratori non sono riusciti ad avere l’accesso. Risultato di Genova: votanti 890 su circa 2000 dipendenti. 470 favorevoli e 420 contrari. Ovviamente, come nei precedenti contratti, questi risultati non saranno mai contestabili poiché i controllori sono gli stessi promotori, alla faccia della tanto sbandierata democrazia nei posti di lavoro. Le segreterie vincono sempre, i lavoratori mai.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata ha riguardato l’uscita di un nuovo giornalino di fabbrica dei lavoratori della Pirelli a Milano: Numero 0, febbraio 2026 Stampato in proprio per uso interno Il Copertone Giornalino di informazione sindacale indipendente dei lavoratori Pirelli A cura del gruppo Allca-Cub Pirelli di Bollate ✩ Nasce il giornalino di fabbrica Cari Colleghi, con questo numero pilota de “Il Copertone” vogliamo dare vita a un giornalino a pubblicazione aperiodica di informazione sindacale (e non solo) indipendente, dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della Pirelli di Bollate (dicitura comprensiva anche del personale esterno, ovviamente). Questo per noi è un modo per confermare e rafforzare la nostra tradizione ormai più che decennale di comunicare anche in forma scritta; e la forma scritta non è solo una scelta estetica: ha delle importanti implicazioni politiche. Per prima cosa determina un’assunzione di responsabilità nei confronti dei lettori: le parole vanno studiate bene, ponderate e, una volta scritte e pubblicate, non possono essere disconosciute. In secondo luogo ci aiutano a non dimenticare e non disperdere nel chiacchiericcio da pausa caffè questioni importanti legate ai nostri interessi. Quello che state leggendo non sarà solo un foglio “per” la comunità di lavoratori della Pirelli di Bollate: vogliamo una pubblicazione “dei” lavoratori stessi, aperta alle segnalazioni e ai contributi, superando così la comunicazione a senso unico dagli autori ai lettori. “Il Copertone” sarà strutturato in quattro pagine, daremo spazio a editoriali, articoli e varie rubriche, con particolare attenzione ai temi sindacali e legati alla sicurezza sul lavoro, senza tralasciare spazi ludici e legati allo svago. Non ci sarà una frequenza d’uscita fissa e prestabilita: usciremo quando ci sarà qualcosa da dire e avremo il tempo di redigere un numero. Potete sempre contattare i rappresentanti CUB in fabbrica o scrivere all’indirizzo mail riportato sotto. Siamo aperti alle critiche, al confronto e anche all’accoglimento di proposte di contributo al bollettino: buona educazione, rispetto e firma sono sempre graditi. Detto questo auguriamo a voi una buona lettura e a “Il Copertone” una lunga e proficua esistenza.“ Buon ascolto
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