Matinée XXL #115
Dal sole di Bahia ai nuvoloni scuri che passano minacciosi sopra la campagna inglese: questo succede se si infilano le dita nella presa di corrente93 e si invita in trasmissione Juan Scassa. Matinée XXL in formato canicola ospita il boss della Chierichetti Editore per una carrellata di ascolti tra perversioni folk, autoproduzioni e piedmont-psychedelia. tracklist Charles Mingus – Haitian fight dance Baden Powell – Afro-samba Elis regina – Falso brilhante Som – Persona Everest Magma – Cadono le foglie Radio Hito – Seguiamo i margini Radio Hito – Il singolare Radikal Satan – la poupée Futeisha – curento 93 Radikal Satan – Nazimova Bear Bones, Lay Low – live in povera Shirley Collins – Awake Awake/The split ash tree/may carol/southover Giustino kabiro – notte dura mattino infuocato Rella the woodcutter – need no redemption song tuktu and the belugas quartet – hymenocera picta tuktu and the belugas quartet (feat. Rico) – Eunice aphroditos current 93 & Thomas Ligotti – his Shadow shall rise to a higher Place Mata – Tannhauser Gates Saltarello Futeisha – Dannato 20 Futeisha – Ragadi nel cuore
canicola
Chierichetti Sound
la messinscena – 02.08 2026
Sciogliendoci, con Rally_K aka DJ pannacotta Fragmentos – Marco Bosco, Fragmentos da Casa         Strange Morning – Yayoba, A maze of glass Martim Pescador – Priscilla Ermel, Origens da Luz Jamais // Toujours – Marco Lucchi & Ensemble, 1988 Herrikoia – Alberto Lizarralde, Haizetxe Oyes la lluvia¿ – Ohh, Now and Never RONDALEIRA – sourdure, De Mòrt Viva No. 17 – Rosso Polare, Lettere Animali ttoe – R_M – Ugnė Uma, Tam tikri objektai erdvėje 9 – GUU, GUU Cochon Mort – Vêtements Dub, Godard Jamaïca, European Dub Vol.1         Long Life – Prince Far I and The Arabs, Crytuff Dub Encounter Chapter One It’s Always Been There – Troubadours, Everything Is Being Recorded All The Time La Cumbia Salió de la Tumba- Los Mohanes, La Tumbia Man Next Door – The Slits, Girls Next Door MMLPXX707 B2 – Tutu Ta “Kilburn Market Dub”, Lonely Eyes Dubworks 2 VII – Periskop, 40 Alla Porta Subito – CCCVVV, Curriculum Vitae         Kiwi free – Matteo Coffetti & Jan Loup, Friendship, Texture and Gol Conoce tu Creador – Turbo Sonidero, Killa Kumbias Lost Hours – Caveman LSD, Total Annihilation Beach In The Close – Golden Teacher, Sauchiehall Enthrall Pirates – LAS, IMRV010 Maybe Psychic – maya ongaku, Maybe Psychic Stoozy (Kwake Dubs Version 2) – Dean Blunt, Stoozy (Kwake Dubs) Mouth Ah Talk – O.B.F, MIXXTAPE JR SNDSSTM – Rudebwoy P, spesha dedicasha Apatia – Franco Franco, Solo Fiori I’m fallin – Danny Daze, ::BLUE:: Happy Ending – Nicolas Gaunin, Huti ゲーム Things we see when we look closer – Sam Goku, Things we see when we look closer Manere L’arbre-soeur (Live Sonic Protest 2023) – Alto Fuero, Live Rec might end up alright – roop, margo proxy Neve – La Festa delle Rane, Fimfárum Oro Rosso – Tropicantesimo 
dub
psichedelia
cumbia
[2026-08-06] FANTASTIC MR FOX - Wes Anderson @ Circolo “Ost Barriera”
FANTASTIC MR FOX - WES ANDERSON Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9 (giovedì, 6 agosto 21:30) Fantastic Mr. Fox (2009), diretto da Wes Anderson, segue le avventure di Mr. Fox, una volpe che torna a rubare ai danni di tre potenti allevatori, trascinando la sua famiglia e l’intera comunità animale in una sfida tanto rischiosa quanto esilarante. Tratto dall’omonimo romanzo di Fantastic Mr. Fox, il film è una favola in stop-motion che unisce umorismo, avventura e uno sguardo delicato sulla libertà. 🌃🐠Resteremo Qua - Rassegna popolare in Barriera di Milano🐠🌃 Per chi non ha in programma fughe marittime, questa estate vi aspetta Ost Barriera con proiezioni gratuite all’aperto per grandi e piccini. Pop corn, aperitivi e drink ghiacciati per combattere insieme il caldo e la solitudine estiva torinese! 📍OST Barriera Via Pietracqua 9 #torino #barrieradimilano
Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 2
INTERFERENZA MANGA PER NERD INTERSEZIONALI - PARTE 2 Data di trasmissione Domenica 12 Luglio 2026 - 21:00 Le Dita nella Presa Udite, udite! Questa è una ri-occupazione! Interferenza Manga occupa per la seconda volta lo spazio in palinsesto solitamente dedicato a de Le Dita nella Presa, con una nuova favolosa puntata. Puntata Intera * Per saperne di più su Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 2
Ancora sull’attacco ai reclutatori militari a Leopoli
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/28/scontri-in-ucraina-oltre-200-persone-hanno-attaccato-i-militari-e-ribaltato-un-veicolo-per-il-reclutamento-leopoli-ucraina-8-luglio-2026/ Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026) Gravi scontri tra civili, militari e forze dell’ordine a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, hanno riportato alla luce profonde tensioni sociali legate al processo di mobilitazione in atto nel Paese. La sera dell’8 luglio 2026, un gruppo di persone ha bloccato un veicolo che trasportava ufficiali del centro di reclutamento e lo ha ribaltato, come mostrano, tra l’altro, le immagini pubblicate sulla piattaforma social X. Il fatto ha innescato scontri su larga scala con la polizia e i soldati, ai quali hanno preso parte circa duecento civili. La situazione di tensione è durata circa cinque ore, protraendosi fino alle prime ore del mattino del 9 luglio. Le immagini trasmesse dalla televisione ucraina hanno mostrato folle di persone che si facevano strada tra le auto in un quartiere residenziale immerso nell’oscurità, al grido di «Vergogna!» e strappando l’uniforme a uno degli ufficiali. Questo episodio è stato l’ultimo di una serie di attacchi contro gli ufficiali presso i centri di reclutamento, a testimonianza della rabbia che covava da tempo riguardo alle modalità con cui l’esercito ucraino sta reclutando i propri effettivi. L’incidente è avvenuto in tarda serata nel quartiere di Sykhiv a Leopoli, sul viale “Chervona Kalina”. Gli agenti del Centro Territoriale di Reclutamento e Sostegno Sociale locale hanno fermato e arrestato un uomo ricercato per essersi sottratto al servizio militare. Dopo che il fermato è stato portato via a bordo di uno dei veicoli, una folla di circa 200 persone si è rapidamente radunata sul posto e ha bloccato l’unità rimasta lì. La folla ha circondato il veicolo di servizio, ne ha sfondato i finestrini e lo ha completamente ribaltato. I vertici della stazione di polizia del distretto di Sykhiv hanno confermato che due agenti del TRC sono stati trasportati al pronto soccorso, tuttavia le loro vite non erano in pericolo. Video riportante quanto accaduto: https://www.youtube.com/watch?v=36uxUq0adRU Gli scontri che hanno preso di mira la pattuglia di mobilitazione hanno dato il via a un’indagine immediata da parte della Procura e dello Stato Maggiore ucraino. I funzionari di Kiev avvertono che, a loro avviso, gli scontri interni sono «un’arma della propaganda nemica». Questa posizione delle autorità non sorprende affatto. Ogni volta che qualcuno si ribella allo sforzo bellico del proprio governo, i suoi lacchè ricorrono all’argomento secondo cui tali azioni aiuterebbero il nemico. Tuttavia, come si può osservare in eventi simili in tutta l’Ucraina, le voci dei rivoltosi esprimono chiaramente il loro disgusto per il fatto che l’aggressione russa venga strumentalizzata per aumentare l’aggressività delle autorità locali, della polizia e dell’esercito. Le statistiche dell’agenzia Interfax-Ucraina mostrano un aumento drastico delle tensioni in Ucraina: mentre nel primo anno di guerra (2022) sono stati registrati solo 5 attacchi contro i dipendenti del TRC, lo scorso anno se ne sono verificati 341 e dall’inizio di quest’anno (2026) il numero ha già superato i 100 casi. Va sottolineato che queste cifre rappresentano solo gli episodi registrati ufficialmente e che è possibile che le informazioni relative a molti altri episodi non vengano inserite nelle statistiche ufficiali o nella copertura mediatica, al fine di minimizzare pubblicamente il problema delle tensioni interne in Ucraina. Compilato sulla base delle informazioni tratte dai seguenti articoli dei media: [CZ] – https://cnn.iprima.cz/nepokoje-na-ukrajine-civiliste-ve-lvove-prevratili-vuz-s-verbiri-do-armady-ukazuji-zabery-516724 [EN] – https://www.kyivpost.com/post/79920 [EN] – https://fakti.bg/en/world/1066590-riot-in-lviv-over-200-civilians-attacked-military-personnel-and-overturned-a-tcc-car-review
Rompere le righe
Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 3
INTERFERENZA MANGA PER NERD INTERSEZIONALI - PARTE 3 Data di trasmissione Domenica 2 August 2026 - 21:00 Le Dita nella Presa Ed eccoci arrivate alla terza puntata di Interferenza Manga, la tua occupazione radiofonica preferita! Puntata Intera Durata 1h 3m 39s sola lettura Durata 26m 35s * Per saperne di più su Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 3
Presidio di solidarietà al carcere delle Vallette: mercoledì 5 agosto ore 18.30
Mercoledì 29 luglio, i due giovanissimi attivisti tedeschi arrestati per la straordinaria manifestazione del 25 luglio al cantiere di Chiomonte, hanno ricevuto la convalida della misura cautelare in carcere. I capi d’imputazione sono devastazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. I due giovani (un ragazzo e una ragazza) sono stati fermati a seguito di controlli e perquisizioni della loro auto, sulla base della cosiddetta flagranza differita, ricostruzione fondata, principalmente sull’analisi delle immagini raccolte dalle forze dell’ordine. Si tratta dei primi arresti conseguenti alla straordinaria mobilitazione popolare che sabato ha attraversato la Val di Susa contro l’opera inutile e devastante della Torino-Lione, di cui in conferenza stampa ci siamo proclamati tutti e tutte responsabili. I primi capri espiatori individuati per rifarsi della inadeguatezza dei loro enormi e costosissimi apparati di sicurezza che quel giorno hanno miseramente fallito. Siamo tutt* black bloc è stata la risposta del movimento già 15 anni fa dopo l’assedio al cantiere di Chiomonte a seguito dello sgombero della Libera Repubblice della Maddalena, dimostrando la capacità di non cadere nel tranello delle fratture interne e della divisione in “buoni e cattivi”. Oggi ci troviamo nuovamente a doverlo ribadire con fermezza, perchè il 25 luglio, c’eravamo tutti/e. I due giovani amici tedeschi non devono essere lasciati soli. La solidarietà, dentro e fuori il carcere, è parte integrante della nostra storia e della nostra forza collettiva, perchè non possiamo che essere grati a tutti e tutte coloro si mettono al nostro fianco per combattere questa lunga battaglia che dura ormai da trent’anni. Chiamiamo quindi un presidio di solidarietà al carcere di Torino per far sentire a questi due giovanissimi e generosi ragazzi la nostra vicinanza e gratitudine. Diamoci appuntamento mercoledì 5 agosto alle ore 18.30 all’ingresso del carcere delle Vallette – Via Maria Adelaide Aglietta 35, Torino – per farci sentire da loro, ma anche da tutti e tutte le detenute che lì dentro sono rinchiuse. Libertà per i/le No Tav! Tutti e tutte libere A sarà düra! da Notav.info
Reggio Emilia: al via l’abbattimento del Bosco Ospizio. Dall’alba presidio resistente
È iniziato questa mattina, lunedì 3 agosto, il contestato (e già bloccato) cantiere finalizzato a distruggere il Bosco Ospizio di Reggio Emilia per far spazio all’ennesima colata di cemento, ovvero un centro polifunzionale e un supermercato Conad. da Radio Onda d’Urto Ruspe e mezzi atti all’abbattimento degli alberi sono entrati nell’area alle prime luci dell’alba, ma hanno trovato il presidio e la resistenza di compagne e compagni dell’Assemblea permanente del Bosco Ospizio. Un presidio permanente chiamato ieri da questa assemblea che da anni lotta per la sopravvivenza di questo bosco urbano e che, almeno per oggi, è riuscito a fermare i lavori. “Per tante ragioni, documenti, voci pensiamo che domani (lunedì 3 agosto) possano iniziare i lavori che abbatteranno il Bosco Ospizio. – avevano scritto ieri compagne e compagni dell’Assemblea permanente – Per questo da giorni abbiamo chiesto i permessi e promosso un presidio che durerà fino a mercoledì. Anche di notte. Trovate tutti i dettagli nel carosello. Per il nostro sentire in questo momento, per la bellezza del bosco, per farsi insieme foresta, vediamoci nella realtà da domattina all’alba”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il racconto di Alessia di Extinction Rebellion Reggio Emilia, in collegamento con noi dal presidio permanente 
Gli USA, l’eterogenesi dei fini della globalizzazione e l’illusione della sfera di influenza atlantica
Tre domande a Mimmo Porcaro, ripubblichiamo da Sinistra in Rete Alberto Deambrogio: Mimmo Porcaro, tu sostieni che gli USA non possono fare a meno di pensarsi su uno scenario globale per fare fronte al loro tipo di economia, nonostante la crisi della globalizzazione da loro voluta. Oggi vediamo all’ opera l’eterogenesi dei fini e la stessa tregua con l’Iran mostra come gli sviluppi di questa crisi siano largamente indefiniti. Tu che ne pensi? Mimmo Porcaro: Il problema è proprio quello dell’impulso irrefrenabile del capitalismo all’espansione globale del suo raggio d’azione. Un’espansione (resa necessaria dal bisogno di valorizzare una massa crescente di capitale) che comporta per gli Usa non certo il dominio diretto dei territori altrui (troppo costoso), ma la diffusione di centinaia di basi militari in quasi tutto il mondo: perché la minaccia militare, e la guerra contro ogni tipo di stato che intenda far valere dei confini o comunque non accettare passivamente l’espansione, sono l’accompagnamento necessario degli investimenti Usa all’estero. E sono, inoltre, la tutela più forte del ruolo del dollaro, essenziale alla gestione del debito di Washington. Si chiama imperialismo, ed è importante capirlo perché “imperialismo” significa che la tendenza alla guerra è oggettiva, è inscritta nell’economia capitalistica e non nello stato in quanto tale, e segnerà un’epoca intera. Quanto sopra va ricordato sia a coloro che sperano di tornare alla globalizzazione, come se questa fosse stata il trionfo delle “pacifiche” reti economico-sociali su un’ “antiquata” logica statale, sia a quelli che credono che si possa in qualche modo tornare a una divisione in sfere di influenza, e che Trump, con tutto il male che se ne può dire, sia comunque uno che lavora a un nuovo equilibrio. In realtà la globalizzazione è stata una forma dell’imperialismo, particolarmente adeguata al momento unipolare Usa. Non a caso è stata accompagnata da una vera e propria sequela di guerre (Serbia, Irak, Afghanistan, Libia…) che hanno sancito il “diritto” degli Usa di sparare ad libitum. Non a caso è stata pensata e gestita anche come un altro modo per fronteggiare la rinascita della Germania e del Giappone, svanita l’Urss, attraverso l’uso dell’economia come sostituto della guerra (investimenti condizionanti, trattamento preferenziale per le imprese Usa, dazi – ben prima di Trump – politiche fiscali aggressive, ecc.). Quanto alle zone d’influenza, ogni volta che qualche decisore o qualche think tanknordamericano descrive quella che potrebbe/dovrebbe essere la zona d’influenza Usa, quest’ultima tende ad assomigliare pericolosamente al monto intero, o quanto meno a due terzi di esso. Ciò non vuol dire che gli Usa non possano scegliere, per fasi più o meno lunghe, una sorta di retrenchment, ossia una limitazione del campo d’azione e un “trinceramento” nella zona atlantica. Ma: a) ciò, quando avviene anche solo in parte, comporta grossi guai per la suddetta zona (chiedere a Venezuela, Cuba, sinistre latinoamericane, Danimarca…e Nato); e b) ciò limiterebbe espansione e profitti, con serie conseguenze per la tenuta interna e nuove spinte alla proiezione esterna per risolvere i guai di casa. Comunque, va detto subito, questo non è il caso di Trump, o comunque è solo un aspetto della sua azione. Trump regola i conti nella sfera atlantica non per restarvi confinato, ma per meglio colpire Xi. La guerra all’Iran, è – per convinzione, per ricatto israeliano, per il peso degli apparati e delle esigenze oggettive che essi segnalano, o magari per un mix di tutto ciò – la prosecuzione di una strategia anticinese, concepita ai tempi di Biden, che consiste nello sconfiggere o indebolire uno per uno i principali alleati di Pechino (Mosca e Teheran) per poi liberare forze dal fronte euro/mediorientale e volgerle contro il nemico principale. E, preso atto dell’impasse dell’ “operazione Ucraina”, la sconfitta dell’Iran avrebbe consentito il disimpegno quantomeno da quel quadrante geopolitico (come ha ben spiegato Salvatore Minolfi, attento studioso della politica estera Usa : https://www.lafionda.org/2026/06/08/sequencing-e-disperazione-strategica/). Scelta fallimentare: anche da ciò l’ulteriore pressione sui paesi europei per un maggiore e più autonomo impegno antirusso. A.D.: L’ Europa si muove sull’ asse del riarmo, in particolare quello tedesco che dovrebbe risolvere la verticale crisi economica della Germania, nel mentre l’ AFD è dato come primo partito. Pure Macron cerca di svolgere un ruolo offrendosi come ombrello deterrente nucleare a chi ne dovrebbe avere bisogno sullo sfondo di una escalation nel conflitto russo ucraino. Che spazi vedi e che punti di innesco possibili consideri per una nuova strategia euro mediterranea in grado di farci uscire dal cul de sac in cui ci siamo cacciati? M.P.: Se guardiamo soltanto ai gruppi dirigenti europei, spazi ce ne sono pochissimi o non ce ne sono affatto. La tendenza evidente è anche qui quella alla guerra, e per almeno tre ordini di motivi. Prima di tutto, anche ammesso che l’Ue abbia accettato obtorto collo la radicalizzazione della questione ucraina (e la maggior parte dell’Ue l’ha invece accettata con convinzione) e quindi l’inevitabile (Calenda permettendo) risposta difensiva della Russia, una volta che ci si trova in guerra non se ne può uscire quando si vuole, perché deve volerlo anche l’avversario e perché se per caso l’avversario sta vincendo, o non sta subendo il tracollo che auspicavi, se tu proponi la pace rafforzi il tuo antagonista. In secondo luogo la decisione tedesca e di conseguenza europea di procedere al riarmo non è una semplice decisione politica, che può comportare ripensamenti o riprogrammazioni: è anche una risposta alla crisi della filiera dell’automobile, è un vero e proprio cambio di modello di accumulazione, di settore trainante: è quindi – e diviene sempre più – un vincolo economico politico che orienta inevitabilmente l’azione dell’Ue verso la guerra. Ma la più profonda corrente bellicista europea deriva da un motivo strutturale: come ormai diversi studi hanno chiarito non esiste un grande capitale “europeo” autonomo dagli Usa, e quindi potenzialmente nemico dell’attuale scorbutico alleato.  Le più grandi concentrazioni capitalistiche continentali sono strettamente, vitalmente legate al capitale americano (a causa degli “investimenti condizionanti” di cui sopra), e ne hanno interiorizzato l’impulso imperialista peraltro proprio di ogni capitalismo sviluppato. È dunque vano attendersi un comportamento antiamericano e antibellicista della Germania e dell’Ue. Ovviamente vi possono essere differenze d’accento e di tattica con gli Usa. I think tank tedeschi hanno partorito una formula secondo cui la Germania d’ora in poi dovrà fare alcune cose insieme agli Usa, altre senzagli Usa, altre ancora contro di loro. In verità questo è un format ricorrente nella politica estera tedesca; anche il rapporto con la Cina è stato descritto come un rapporto fatto sia di cooperazione, sia di competizione, sia infine di conflitto. Il fatto che si parli di conflitto anche nei confronti degli Usa è senza dubbio importante. Peccato però che questo conflitto non comporti il rifiuto di fare la guerra, ma anzi comporti di farla anche quando gli Usa non vogliono, o comunque inclinerebbero a un accordo. Ripeto, per i tre motivi detti sopra l’Unione europea è necessariamente spinta alla guerra, sia autonomamente, sia per il legame con le correnti più espansioniste del capitalismo Usa (che lo stesso Trump non può rescindere del tutto). È vero che questa prospettiva sembra insensata se si pensa all’interdipendenza energetica con la Russia. Ma qui si rivela non tanto (o non solo) l’autolesionismo europeo quanto il duplice volto dell’interdipendenza. Se si vive in un sistema che tende alla cooperazione, l’interdipendenza rafforza questa tendenza. Se invece il sistema tende (come oggi) al conflitto io posso essere tentato o di sottrarti le risorse per cui dipendo da te, o di cercarle altrove, anche a prezzo più alto, pur di indebolirti e di appropriarmi poi più facilmente dei tuoi asset. Quindi, tornando alla domanda, l’unica, vera risorsa positiva su cui può al momento contare l’Europa è il tendenziale pacifismo di gran parte della sua popolazione. E l’unico spazio che vedo è quello di una spinta popolare che acuisca le contraddizioni interne ai dominanti e le risolva in una direzione non bellicista. Ma bisogna pur tenere conto del fatto che una parte significativa del pacifismo popolare è oggi egemonizzata dalla destra. E non potrebbe essere altrimenti, vista la metamorfosi liberista-atlantista della sinistra maggioritaria e i postumi di globalismo di cui soffre parte della sinistra radicale. Ma questa egemonia non sarà eterna. Le prove di governo mostreranno molto probabilmente il volto altrimentiguerrafondaio (perché anticinese, o perché comunque espressione di questa o quella corrente Usa) della Le Pen, di Vox e della stessa Afd. I partiti democratico-popolari dovranno invece puntare alla cooperazione con tutti i paesi, e in particolare coi Brics. Per farlo non potranno darsi un orizzonte meramente pacifista, e dovranno immaginare una diversa costruzione europea che, sulle ceneri di una Ue organicamente liberista e imperialista (e oggi minata proprio dal riarmo di Berlino, che sbilancia notevolmente il costitutivo asse con Parigi), costruisca una nuova alleanza tra i paesi interessati allo sviluppo sociale, magari, come suggeriva Pierluigi Fagan, tra paesi “latini”. E quindi costruisca uno spazio economico sufficientemente grande per poter garantire quel tipo di sviluppo. A.D.: Raffaele Sciortino ha appena pubblicato un interessante piccolo libro in cui prova a riprendere gli elementi relativamente invarianti della geopolitica senza cadere in tentazioni campiste e rilanciando in ogni modo la necessità della lotta di classe. Tu che ne pensi di questo lavoro di Raffaele? M.P.: Il libro curato da Raffaele Sciortino è di notevole interesse e mi sento di consigliarne vivamente la lettura, soprattutto a chi finora è stato lontano dai temi geopolitici. E Sciortino tratta proprio del tema geopolitico oggi cruciale, ossia la questione del controllo di quella che Halford Mackinder chiamava Heartland, quel “centro” storicamente variabile della massa eurasiatica, che se dotato di ampio sbocco al mare (per un’alleanza russo-europea o russo-cinese), sarebbe un rivale letale per le potenze “navali”, ossia oggi per gli Usa e i loro alleati inglesi e non solo. È questa conformazione geopolitica a spiegare non tanto la necessità della guerra (che discende comunque dalla logica del capitalismo), quanto le forme concrete, i tempi, i modi e l’importanza della posta in gioco. Al di là delle generiche e pur fondate idee relative al confronto economico militare internazionale fra creditori e debitori mondiali, è proprio la concretezza della guerra a determinare le valutazioni e le scelte politiche relative ad essa. E non si tratta affatto di riduzionismo geografico, perché Il pensiero geopolitico (che è appunto più uno stile di pensiero che una dottrina determinata) riguarda infatti il mutevole rapporto fra politica e spazio, riguarda insomma la storia e i suoi probabili, diversificati sviluppi. Altro merito di Sciortino è quello di sottolineare come il risultato dello scontro in atto non sia per noi indifferente: come abbiamo visto esso riguarda il nucleo del potere occidentale, e una sconfitta del capitalismo imperialista occidentale sarebbe il possibile varco per una ripresa di un discorso socialcomunista, e questo del tutto a prescindere dalla natura sociale di coloro che dovessero sconfiggere Washington “e i suoi lacchè”, come si diceva quando si chiamavano le cose col loro nome. Tutto ciò, come giustamente dicevi, non significa cadere nel campismo, che consiste nel limitare la propria azione al prendere posizione a favore dei Brics, per intenderci e nell’aderire a qualunque scelta politica di quei paesi. Il punto di vista da cui si giudica tutto è e rimane quello della lotta di classe. Ed è quindi, inevitabilmente, anche quello dello spazio concreto con cui quella lotta deve fare i conti, che è prima di tutto lo spazio nazionale. In che modo lo scontro Brics/Occidente favorisce qui da noi la ripresa di quella lotta? E che forma deve assumere la lotta di classe per agire positivamente sullo scontro internazionale? Qui mi riallaccio a quanto dicevo prima in merito all’Europa. La lotta di classe deve assumere una forma nazionale sia per mostrare come le dinamiche dell’Occidente ledano gli stessi interessi della maggior parte dei cittadini italiani, sia per dar vita a un nuovo rapporto tra nazioni europee, che si mostri all’altezza dello scontro in atto.  Perché una cosa è certa: non si esce dall’europeismo liberista sventolando semplicemente la bandiera nazionale. La riconquista della sovranità nazionale come attributo essenziale della sovranità popolare è un momento ineludibile e positivo dello sviluppo di un’azione di classe, ed è veramente folle che una gran parte della sinistra radicale continui a inorridire alla sola parola “nazione”, togliendosi tra l’altro la possibilità di denunciare l’evidente macchiettismo del nazionalismo di destra. Ma deve essere chiaro che la riconquista della sovranità serve soprattutto per poter costruire liberamente un nuovo spazio internazionale che renda possibile una limitazione della mobilità del capitale globale.  Altrimenti ogni antieuropeismo si trasforma immediatamente, oggi, in un’ulteriore e aggravata subalternità agli Usa, e si trasformerà domani, magari come effetto di un campismo senza autonomia, in una subordinazione a chissà chi.
Corteo No Ponte a Messina sabato 8 agosto
Ricondividiamo l’appello del Movimento No Ponte invitando alla partecipazione alla manifestazione di sabato 8 agosto a Messina contro il ponte e contro le grandi opere inutili. Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti del cosiddetto decreto commissari, l’elenco è infinito. In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione. Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo al blocco sociale che si nutre del ponte – non solo della sua eventuale realizzazione, ma anche dell’interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecno-politica: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Non a caso, dal 2016 la Corte dei Conti ha più volte sollecitato governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali. Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023. Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche. Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA.