György Pálfi, Kana – Kota – Hen, Storia di una gallina #17
STORIA DI UNA SOPRAVVIVENZA: FRANZA O SPAGNA PURCHÉ SE BECCA Considerando i precedenti lavori del regista ungherese György Pálfi, in particolare Taxidermia, non stupisce di percepire un’originalità nell’impianto filmico di Hen senza a prima vista riuscire a individuare con precisione di cosa si tratta, alla fine tutto si chiarifica dopo l’apologo scevro da moralismo. Dalla prima sequenza sul particolare di una cloaca a tutto schermo, da cui si scodella un uovo con il successivo percorso degno di Tempi moderni di Chaplin, seguito dall’esordio alla vita del pulcino nero gettato nel toboga dei miliardi di polli destinati all’allevamento intensivo, è difficile riferire quelle esistenze in batteria come metafore del destino umano, che infatti corre parallelo. Disumano, ma diversamente bestiale. In questa storia dipanata in zone rurali della Grecia non si inscena un apologo allegorico e didascalico di Esopo, piuttosto si assiste alla resistenza coriacea per sopravvivere a qualsiasi pericolo – in questo evitando di seguire Bresson (Au hasard Balthasar) e Skolimowski (E/O), proprio per l’assenza di ogni senso di colpa giansenista, né di male di vivere. Il presupposto che sposta lo sguardo del film da interpretazioni o giudizi morali è che la protagonista è la più attrezzata per passare attraverso ogni avversità, perciò si assume il suo punto di vista (la ripresa “altezza Zen” tradizionale nella filmografia di Ozu si abbassa ulteriormente al passo della gallina), non solo quando si è travolti dalla soggettiva della “gallina in fuga” dalla volpe, o mentre assiste (nel controcampo) alle frittate cucinate con le sue uova, o rischia di andare arrosto a seguito della strage di migranti che il suo desiderio di maternità causa. Alcuni siparietti sono molto gustosi e arguti, rendendo la fruizione piacevole: per esempio l’uso del Bolero (Ravel aveva più volte commisurato la durata in 20 minuti e la progressione del ritmo mettendoli in correlazione con un coito) a sottolineare la “conoscenza” con il gallo; la sfida sul filo dell’autostrada con la volpe, come in un duello western; la ribellione al destino che conduce la gallina indipendente a trovare le scappatoie è affidata a situazioni plausibili, seppur comicamente improbabili (l’uscita dalla scatola, la fuga tra gli alberi per uscire dall’alto del pollaio, la sottrazione persino alla fossa in cui era ormai buttata…). L’attenzione messa da Pálfi a evitare antropomorfizzazioni alla Disney, o a mantenere totale l’assenza di partecipazione agli eventi, anche i più efferati e sordidi nel territorio umano, che è semplicemente osservato con distacco, esplicita come il motivo del film è proprio quello: non ci sono altre emozioni se non quelle basiche di paura, seduzione, curiosità dettate dalla naturale pulsione a sopravvivere, riprodursi e abitare uno spazio confortevole. E soprattutto in piena libertà e senza recinti. Infatti il finale è la semplice ripresa di possesso di uno spazio da parte della natura, una volta che l’umano lo ha abbandonato, dopo aver dato fondo alla propria bestialità, fino alla battuta del boss mafioso che commenta senza coerenza la voracità della gallina che becchetta lo spiedino di pollo («Mangia persino i propri simili»: già mancano tutte le sovrastrutture etiche in natura) poco prima di vendicarsi, uccidendo il ristoratore.
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Lavorare nella ristorazione oggi: un’inchiesta a Torino
Durante le giornate del blackout fest 2026, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare alcunx lavoratorx del collettivo Colpo (Coordinamento Lavoro Precario Organizzato). Tra i percorsi di auto inchiesta che hanno avviato in questi mesi, vi è quello che indaga le condizioni di lavoro nel settore della ristorazione – al centro del nostro scambio radiofonico. Emergono diversi elementi interessanti dall’inchiesta, tra cui la questione dei ritmi di lavoro e di quanto questi incidano sulle condizioni di vita, in particolare sugli equilibri tra lavoro e tempo libero. Più in generale, lx lavoratorx ci parlano di turni stressanti, paghe da fame, lavoro nero e molestie.  Parlare insieme dei risultati dell’inchiesta e delle proprie esperienze personali diventa occasione di confronto intorno a delle testimonianze chiave, ma anche una via per continuare ad organizzarsi e formarci su strumenti e strategie collettive per difendersi da abusi e sfruttamento.
lavoro
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Blackout Inside
Frittura Mista alias Radio Fabbrica
Colpo Torino
Da Genova: “Fuori dai binari”. Sul “carretto solidale” in città e altre iniziative in solidarietà agli arrestati del 16 giugno
Riceviamo e diffondiamo. Sotto un manifesto solidale, nell’immagine uno striscione appeso alla cattedrale di San Lorenzo. GENOVA: CARRETTO SOLIDALE PER GL* ARRESTAT* DEL 16 GIUGNO Nella serata di venerdì 19 giugno un carretto ha attraversato i vicoli del centro storico di Genova per portare solidarietà ai compagni e le compagne arrestat*, indagat* e perquisit* nell’operazione messa in atto dalla procura di Roma ad inizio settimana. Un po’ di musica, interventi, cori e striscioni tra i caruggi intasati dalla caotica movida del fine settimana; questo momento è stata anche occasione per scambiare qualche parola con ragazze e ragazzi che si fermavano, incuriositi, a leggere i volantini distribuiti, e allo stesso tempo momento per ribadire tutto il nostro odio (spesso tra questi giovani decisamente condiviso!) per le guardie e le galere. Non ci fermeremo qui. Tutta la nostra complicità e solidarietà va ai nostri compagni e compagne che si trovano in carcere e agli arresti domiciliari. Anarchiche e anarchici a Genova Qui uno dei manifesti affissi nella giornata: fuori dai binari
Stato di emergenza
Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav
Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea. Da Notav Info La serata è iniziata con un apericena al Presidio dei Mulini, prima dell’avvicinamento verso le recinzioni del cantiere. Da lì è partita una battitura che per ore ha fatto risuonare la Clarea, rompendo il silenzio imposto dalla militarizzazione del territorio e ricordando che, nonostante anni di repressione del dissenso e propaganda, l’opposizione all’opera continua a essere presente e determinata. La risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere. Per cercare di allontanare le persone dalle recinzioni sono stati utilizzati lacrimogeni e idranti, ma nonostante questo la battitura è proseguita a lungo, sostenuta dalla determinazione di chi ha scelto di essere presente. Non è un caso che l’iniziativa sia partita proprio dai Mulini. Questo presidio è diventato negli ultimi anni uno dei punti di riferimento della lotta contro la Torino-Lione e contro l’allargamento del cantiere in Val Clarea. Un luogo che continua a rappresentare una presenza costante di monitoraggio, denuncia e resistenza all’interno dell’area maggiormente interessata dai lavori. La serata di ieri ha mostrato ancora una volta come, nonostante anni di militarizzazione e recinzioni, la volontà di opporsi all’opera non sia venuta meno. Anzi, la partecipazione e l’energia espresse confermano che la mobilitazione continua a rinnovarsi e a coinvolgere nuove generazioni. Dai Mulini è arrivato un messaggio chiaro: l’estate di lotta è iniziata e la Val Clarea continua a essere terra di resistenza. Una resistenza che da ieri sera si traduce concretamente in un calendario fitto di mobilitazioni e tappe cruciali pronte a scandire tutta la bella stagione. A partire dal 28 giugno con il Pride ad Avigliana, tramite l’intersecarsi delle lotte per i diritti e la difesa del territorio direttamente nelle piazze della bassa valle; il 3 e 5 luglio ad Almese due giorni di “Aspettando l’Alta Felicità“, che faranno da apripista al “Weekend di lotta“, previsto dal 17 al 19 luglio. Il momento centrale della stagione sarà, come da tradizione, il Festival Alta Felicità, in programma dal 24 al 26 luglio, che tornerà a unire musica, dibattiti e resistenza attiva. Infine, a cavallo tra i due mesi, il Campeggio della Piana, dal 30 luglio al 2 agosto, nei territori tra la Piana di Susa e Bussoleno, con un’agenda di iniziative in costante aggiornamento.
Collina morenica: teatro di conquista via terra, sottoterra e dal cielo
I fronti di attacco aperti negli ultimi tempi nei confronti della Collina morenica, area posta tra la periferia ovest di Torino e le Alpi Cozie, testimoniano l’accanimento in atto nei confronti di territori ancora naturali o caratterizzati da un certo equilibrio tra natura e sfruttamento umano, ma proprio per questo selezionati come aree da sfruttare. E ogni occasione pare essere quella giusta! Si spazia da progetti di strade in superficie con conseguente cementificazione di suolo (di cui ci eravamo occupati qui: La collina morenica: zona di salvaguardia e bene comune) a progetti come l’alta velocità che ne devastano il sottosuolo, mettendo tra l’altro a rischio il ricco e prezioso serbatoio acquifero (Alta velocità in Val Susa. Gallerie naturali e gallerie artificiali: l’ossessione per i buchi che conduce a un pozzo senza fondo).  Di recente si è però assistito a uno step ulteriore, un salto di qualità: diciamo pure un salto “acrobatico”. Cittadini residenti nell’area hanno infatti assistito al verificarsi e all’intensificarsi di voli acrobatici nei pressi di luoghi abitati e sopra la Collina morenica stessa. Le conseguenze sono ovvie: oltre al rischio di incidenti c’è anche l’alterazione di un equilibrio naturale fragile. Il tutto documentato dai cittadini stessi tramite video e tracciati dei sorvoli acrobatici.  Tracciati di voli acrobatici documentati, che escono dallo spazio concesso da ENAC, ente competente in tema di aviazione civile. Il rettangolo tratteggiato in rosso è Valsusa Acro, spazio concesso per i voli acrobatici. In sostanza parliamo di un’attività meramente ludica che non risulta avere alcuna utilità sociale se non un ritorno economico per coloro che la organizzano a discapito della collettività.  Riportiamo di seguito il video che mostra i sorvoli e le spiegazioni dei loro impatti e il comunicato stampa con la presentazione dell’esposto presentato. Comunicato stampa di metà marzo 2026 “E’ nato da un’iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini residenti in alcuni Comuni della Collina Morenica Rivoli Avigliana, l’esposto presentato in data 12 marzo 2026 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino per chiedere la revoca dell’autorizzazione, concessa da parte dell’ENAC all’ Aero Club Torino A.S.D di Collegno, per l’effettuazione di attività di volo acrobatico nello spazio aereo sovrastante la Collina Morenica.  Diverse le motivazioni che hanno spinto gli ideatori, che hanno presentato a oggi più di 700 firme raccolte tra residenti e frequentatori della Collina grazie anche alla collaborazione con il Coordinamento per la Salvaguardia della Collina Morenica, il circolo Legambiente e di Pro Natura di Rivoli, a muoversi in questa direzione, dopo aver segnalato la propria preoccupazione anche ad alcune amministrazioni comunali. Le ragioni vanno da questioni di natura ambientale, legate alla necessità di tutelare un’area naturale così fragile ed al momento ancora abbastanza integra, oggetto di fruizione da parte di agricoltori ed escursionisti, al timore legato al fatto che le manovre acrobatiche  avvengono anche sopra le aree urbane dei Comuni della Collina. Fermo restando che l’attività si svolga sulla base di un’autorizzazione concessa dall’ENAC, ente competente in tema di aviazione civile, la sensazione diffusa è che non venga però rispettato lo spazio concesso all’attività, non essendo monitorabile il percorso dei velivoli, privi di apparecchiature radar per la rilevazione della posizione, ma che mantengono unicamente contatti radio con la base. Diverse in questo senso sono state le chiamate di alcuni cittadini al campo volo di Collegno per segnalare quanto si ritiene essere delle violazioni.  Sulla base delle informazioni raccolte infatti, l’area assegnata dovrebbe limitarsi ad uno spazio di circa 2 Km quadrati, ma da quanto osservato e testimoniato anche da alcune riprese video effettuate dai residenti, l’attività complessiva di sorvolo interessa in realtà una zona ben più ampia di quella autorizzata, coinvolgendo l’intera zona collinare e le aree limitrofe, comprese quelle urbane e densamente popolate, con i relativi rischi in caso di incidente, e il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana.  Altro aspetto riguarda il fastidio causato dal rumore pressoché continuo prodotto dai velivoli, soprattutto nei fine settimana e nelle giornate serene, ed il timore dei residenti è che andando verso la bella stagione questo si trasformi in un sottofondo senza soluzione di continuità. Un’altra preoccupazione dei cittadini è che la zona possa andare incontro, nel tempo, ad una riduzione del valore degli immobili, causato dal peggioramento delle condizioni di vivibilità dell’area.  In ultimo, tengono a sottolineare i promotori dell’iniziativa, l’attività autorizzata è meramente ludica, e non risulta avere alcuna utilità sociale se non un ritorno economico per coloro che la organizzano a discapito della collettività  Quanto viene pertanto richiesto alla Procura, è che venga avviata un’indagine che porti ad una valutazione in termini ben più ampi di quelli strettamente collegati alle competenze dell’ENAC, che è tra gli altri destinatari dell’esposto insieme alle amministrazioni comunali della zona, e che l’autorizzazione venga immediatamente revocata”.
A Taranto i Sud si organizzano: crisi socio-ecologica, zone di sacrificio e orizzonti di liberazione
L’assemblea pubblica si terrà il 20 GIUGNO dalle ore 14 alle ore 19 a Taranto, ripubblichiamo di seguito l’indizione. I Sud si organizzano: crisi socio-ecologica, zone di sacrificio e orizzonti di liberazione Dopo le tappe di Messina e Cosenza, il percorso di Assemblea Terrona arriva a Taranto. Una scelta non casuale: vogliamo partire da uno dei territori simbolo delle contraddizioni che attraversano i nostri Sud per continuare a interrogarci sulle forme contemporanee di sfruttamento, sulle gerarchie socio-territoriali e sulla violenza socio-ambientale. Taranto è una zona di sacrificio: un territorio segnato dalla militarizzazione e dall’industrializzazione, dalla presenza della Marina Militare, dell’ex Ilva, delle basi NATO e dell’Eni. Ma la sua storia non è un’eccezione. Taranto è uno dei tanti Sud attraversati da logiche di colonialità, razzismo, eteropatriarcato, capitalismo ed estrattivismo. Come molti altri territori nel Mediterraneo e nel mondo, qui la produzione di morte, dolore e sradicamento diventa parte di un sistema che decide quali corpi e quali territori siano sacrificabili. L’assemblea sarà uno spazio di incontro, confronto e costruzione collettiva. Un’occasione per intrecciare analisi ed esperienze, rompere le narrazioni che confinano i nostri territori nella dicotomia modernità/arretratezza e far emergere prospettive plurali a partire dai nostri Sud. Per noi i Sud non sono soltanto un luogo geografico, ma un posizionamento politico da cui leggere la crisi socio-ecologica e costruire pratiche di organizzazione, complicità e trasformazione. Ci incontriamo per immaginare e costruire insieme mondi all’altezza dei nostri bisogni, dei nostri desideri e delle nostre possibilità di liberazione.
Incontri indesiderati. Compagno avvicinato dai servizi segreti
Riceviamo e diffondiamo: Qui in pdf: incontri indesiderati Incontri indesiderati Compagno avvicinato dai servizi segreti Dopo un primo approccio tentato un anno fa (già reso noto), il 16 aprile ho subito un secondo tentativo di avvicinamento da parte dei servizi segreti. Il primo avvicinamento era avvenuto sotto casa dei miei genitori nel giugno 2025, da parte di un uomo fra i trenta e i quarant’anni. L’uomo si presenta come facente parte dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) e, in sostanza, mi propone un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale, citando la mia esperienza di ricercatore all’estero (la quale, però, non ha a che fare direttamente con questo tema). Rimane vago sui dettagli, invitandomi ripetutamente a dargli un appuntamento in cui mi possa spiegare meglio questa proposta. Al tempo, ero da poco tornato da Genova, dove ero stato invitato ad intervenire in una iniziativa pubblica sul tema, appunto, della critica all’intelligenza artificiale. A posteriori, e parlando con i compagni, ritengo plausibile che questo mio intervento fosse stato preso come aggancio per tentare di coinvolgermi in un rapporto con i servizi che non fosse esplicitamente orientato a fornire informazioni, ma che mi facesse entrare nella loro orbita in maniera più obliqua. Qualche tempo dopo, questo agente dei servizi mi contatta telefonicamente (a un numero che non avevo fornito), e rifiuto la proposta. Nelle settimane successive, metto per iscritto l’intervento fatto a Genova, che tratta delle origini militari dell’intelligenza artificiale, e che alla pubblicazione (sul n.3 di disfare) viene accompagnato da un testo che racconta brevemente questa vicenda e prova ad offrirne una minima inquadratura. Il secondo avvicinamento avviene il 16 aprile di quest’anno, all’aeroporto di Bologna. Ai controlli di sicurezza, il mio bagaglio viene selezionato fra quelli che necessitano di un ulteriore controllo. L’addetta alla sicurezza dell’aeroporto lo preleva, e si incammina allontanandosi dalla zona dei controlli. Io la seguo, camminando mi chiede conferma della mia destinazione. Entra in uno stanzino e appoggia il mio bagaglio su un tavolo al quale è seduto lo stesso agente dei servizi. In breve, costui vuole che io riconsideri l’«opportunità» di collaborare con loro, di nuovo insistendo perché gli dia appuntamento per spiegarmi i dettagli. L’atteggiamento nei miei confronti è adulatorio (sottolinea ad esempio che sarei un soggetto ideale per le loro esigenze), si dice preoccupato di non farmi perdere l’aereo e di non volermi trattenere eccessivamente. Mi dice di essere il «terminale» dei servizi, ovvero la parte preposta al rapporto col pubblico. Sottolinea che il rapporto con loro non sarebbe «coercitivo», nel senso che potrei iniziarlo e interromperlo a mio piacimento, e di non voler «interferire con la mia vita». Io ripeto semplicemente che non ho intenzione di avere a che fare con loro e che non voglio sapere altro. Mi rifiuto di fornire qualunque spiegazione sulle ragioni del mio diniego. Ad un certo punto prendo le mie cose e lascio lo stanzino. Da allora non ci sono state novità. Fra questi due episodi se ne è verificato uno minore, avvenuto un po’ di tempo prima del secondo, che cito per completezza. Sto salendo in macchina con mio padre, nei pressi del suo ufficio. L’agente (lo stesso degli altri due episodi) sta camminando nella mia direzione ed è al telefono. Io non lo riconosco (essendo passati vari mesi dal primo approccio), lui mi viene incontro e mi saluta dicendomi una mezza battuta. L’incontro è di pochi secondi, nel tempo in cui faccio mente locale su chi sia, sono già in macchina. So di non avere da opporre al potere altro che «una forza sicuramente piccola eppure reale». Senza illusioni sulla portata di questa forza né sulla sua possibilità di essere decisiva in alcun frangente, ribadisco la mia completa e totale indisponibilità rispetto alla proposta che mi è stata fatta. Nell’attuale fase storica in cui la guerra si svela come fondamento e insieme paradigma di governo di questo mondo, è particolarmente probabile che la necessità di blindare il fronte interno porterà al moltiplicarsi di tentativi di questo genere. Attacchi come questo tendenzialmente indicano che, a prescindere da chi sia la persona contattata, sono intere realtà (quelle che la persona frequenta) ad essere messe nel mirino, che proprio per questo devono esserne adeguatamente informate per non trovarsi impreparate e poter reagire nel modo più opportuno. In questo spirito, mi rendo disponibile per un confronto con compagne e compagni che lo desiderino. Trento, giugno 2026 Pietro Di seguito, riporto il testo con cui era stato segnalato il primo avvicinamento (pubblicato sul n. 3 di disfare in accompagnamento all’articolo Alle radici della guerra automatica ­– Appunti per una genealogia dell’intelligenza artificiale). Questo testo rielabora il contenuto di un intervento fatto a Genova nel maggio 2025 durante una serata di approfondimento sull’intelligenza artificiale. A seguito della serata, di ritorno da Genova, il compagno che ha curato intervento e testo è stato avvicinato da una persona che si è presentata come appartenente ai servizi segreti (AISI). L’agente (o presunto tale) gli ha proposto un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale. Il compagno è stato fermato sotto casa della propria famiglia dove si trovava di passaggio, di ritorno da Genova, in una maniera che non lascia dubbi sul fatto che fosse stato pedinato o localizzato con altri strumenti. Il compagno, in seguito anche a numerose telefonate da questo individuo (al quale non aveva fornito il proprio numero di telefono), ha rifiutato l’offerta indecente. Ci sembra importante segnalare questo tentativo di penetrazione dei servizi nel tessuto del movimento che, nonostante abbia dei precedenti, è piuttosto particolare perché si presenta nelle vesti di una collaborazione professionale-accademica e dimostra un interesse per contenuti “critici”. Da un lato, lo si può leggere semplicemente come il tentativo di avvicinare un compagno con un pretesto studiato ad hoc per stabilire un contatto che potrà essere messo a frutto nel tempo. Allargando lo sguardo, questo episodio è sintomatico dell’attuale tentativo di reclutare sempre più gli ambiti accademici alla gestione di un campo di battaglia globale che ormai non ha più confini (si pensi al tentativo di imporre a università ed enti di ricerca l’obbligo di collaborare con i servizi segreti previsto nell’ex-DDL 1660). Come questo testo ha cercato di indicare, però, non si tratta di una colonizzazione recente di saperi in precedenza non militarizzati, tutt’altro: guerra e ricerca (specialmente in campi come l’informatica e l’intelligenza artificiale) sono storicamente legate da un rapporto di co-produzione in cui si danno continuamente forma a vicenda, e che fa della guerra un elemento costitutivo del tecno-mondo in cui viviamo.
Stato di emergenza