Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per stabilizzare il fronte
Come funziona e chi mette in atto la campagna di droni avviata dall’esercito ucraino lo scorso marzo e che in sei mesi ha ottenuto risultati impensabili solo un anno fa. Un reportage dal fronte L'articolo Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per stabilizzare il fronte proviene da IrpiMedia.
Russia
Ucraina
Guerra
Intelligenza Artificiale
Geopolitica e Migrazioni
Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio
Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Nella fase di crisi egemonica e dello scontro sullo sfondo tra Stati Uniti e Cina anche la tecnologia assume un ruolo centrale e soprattutto il rapporto stato-capitale si trasforma. Nella discussione è stato affrontato il circolo vizioso che si crea tra la guerra e la necessità di farla e viceversa quando ad entrare in campo sono le Big Tech e i soggetti privati che ne detengono il dominio. L’incontro si è chiuso con domande che rimangono aperte e che interrogano l’agire a fronte dell’evoluzione tecnologica del presente: dagli impatti ambientali a quelli sulla formazione della soggettività, dalla sempre più incessante richiesta di energia allo sviluppo anche alle nostre latitudini dei data center come nuovo orizzonte di profitto, dal ruolo della tecnologia nella società in guerra alle forme di luddismo tecnologico ipotizzabili in un futuro non per forza troppo lontano.. Buon ascolto
L'informazione di Blackout
intelligenza artificiale
blackout fest
big tech
Dario Guarascio
Rewind Roma, agosto 2026 # Brucia tutto
(disegno di Peppe Cerillo) A inizio agosto l’asfalto si scioglie sotto le scarpe, ma centinaia di persone sono accampate in mezzo a viale Manzoni sotto l’occupazione di Spin Time Labs. Migliaia di solidali li soccorrono e li sostengono, ma Il fondo Investire della famiglia Nattino non ha alcuna intenzione di restituire il palazzo al popolo, perché ci vuole fare un albergo. Neanche il Comune ha veramente intenzione di interferire con il business, viste le Norme tecniche d’attuazione (NTA) al piano regolatore approvate pochi giorni prima, sostanzialmente un gran regalo alla speculazione immobiliare. ll 3 c’è un’esplosione nell’androne di un palazzo di don Bosco, il 4 un incendio all’ippodromo di Tor di Valle, e il 5 un altro incendio sempre a Tor di Valle. Alla Romanina muore una donna disabile nell’incendio della sua casa. Intanto il Comune inaugura un “rifugio fito-bio-climatico” a Centocelle, cioè una pensilina con dei rampicanti dal costo di 138 mila euro. Pochi giorni dopo i rampicanti sono mezzi appassiti e la temperatura sotto la pensilina è di quarantadue gradi. Il 6 l’ex pugile Simone Carabella, bisognoso d’attenzioni, prova a manifestare da solo contro le due ore per sole donne indette da una piscina di Tor Tre Teste: viene contestato duramente dalle donne che lavorano e frequentano la piscina. Il 7 il sindaco Gualtieri firma un’ordinanza commissariale per l’acquisto di nuovi terreni per l’inceneritore di Santa Palomba. L’azienda municipale Ama sborserà altri quattro milioni e mezzo di euro per comprare quattro ettari, cioè 176 euro al metro quadro. I precedenti dieci ettari erano stati acquistati a 75 euro al metro quadro, già quasi il doppio del prezzo di mercato. Lo stesso giorno il sindaco viene applaudito sotto Spin Time, quando dichiara che il fondo Investire non ha accettato  la vendita del palazzo al Comune perché “non ha un cuore”. Viene annunciato anche l’esito della trattativa per il quale si è accettato di non rioccupare il palazzo: gli abitanti andranno in strutture di emergenza (in estrema periferia, come Ostia o La Storta), e da lì potranno richiedere la casa popolare. È lo stesso trattamento di qualunque sfrattato della città: il Comune ha fatto il doppio gioco sulla pelle degli abitanti. Il 10 a Trastevere viene arrestato intanto Valter Lavitola, per aver commissionato l’attentato di Pomezia contro Sigfrido Ranucci; è accusato di strage, ma difficilmente avrà il 41bis come Alfredo Cospito. Lo stesso giorno brucia un ristorante abbandonato a San Basilio, in uno dei “punti verdi qualità” della giunta Rutelli. L’amministrazione Rutelli usò seicento milioni di euro per cedere quattrocento ettari di suolo pubblico ai privati, che in 67 casi su 78 si sfilarono dagli accordi e abbandonando le aree. La stessa notte quattro ragazzi percorrono in auto Roma Est sparando con una pistola a pallini su migranti, colpiscono due ragazzi di origine pakistana, un indiano e un nigeriano. Il 12 neanche l’eclissi di sole rinfresca l’aria bollente. Il 13 c’è un’enorme esplosione nella fabbrica di munizioni Knds Ammo Italy a Colleferro, ex Simmel Difesa, per fortuna senza vittime. Lo stabilimento francotedesco è un partner commerciale importante dell’esercito ucraino ed è per lo più finanziato dalla Commissione Europea. Linkiesta, il Post e Calenda, insistono sulla pista del boicottaggio russo, che addirittura il ministro Crosetto è costretto a smentire. Il 17 su una spiaggia di Ostia un ventenne egiziano che chiamava la famiglia al telefono viene aggredito da una folla di psicopatici convinti che stesse fotografando i bambini. Viene portato al pronto soccorso, ma nel suo telefono non si trova nessuna foto fuori luogo. Non si sa chi ha aizzato la gente e quali saranno le conseguenze. Intanto in mezzo alle palazzine di via Morandi a Tor Sapienza un colpo di pistola uccide un ragazzo di ventiquattro anni, Raymond Asosa Agheyisi. A luglio c’era stato un altro omicidio nello stesso luogo. Il 18 al Quarticciolo un gruppo di quattro o cinque persone spara alle gambe di un uomo seduto ai tavolini della paninoteca, forse per rappresaglia di una soffiata alla polizia. Femminicidio a Colleferro: un settantenne tunisino uccide la moglie cinquantenne polacca a coltellate. Inizia intanto una raccolta firme sul Parco del mare di Ostia, per il quale la Regione ha presentato osservazioni al Comune: si tratta di un progetto finanziato dal Pnrr che dovrebbe già essere operativo ma è ancora avvolto nelle nebbie. Il 20 c’è un flashmob per la Palestina all’aeroporto di Fiumicino. A piazza Bologna due energumeni probabilmente neonazisti schiaffeggiano e chiamano “ebreo di merda” un ricercatore postdoc della Sapienza, non ebreo ma esperto di ebraismo: non si sa se siano stati trovati né come lo abbiano riconosciuto. Il 22 a Velletri si costituisce l’assassino di Raymond Agheyisi, un quarantenne del quartiere, italiano. Tornano pioggia e vento, ma il giorno dopo il caldo è di nuovo soffocante. Il 24 un’assemblea pubblica a Spin Time annuncia la fine del presidio su viale Manzoni e una manifestazione il 19 settembre alla quale parteciperà anche il Partito Democratico. Il 25 un ragazzo si dà fuoco vicino a una pompa di benzina della Prenestina, morirà tre giorni dopo al Sant’Eugenio. Ancora abbattimenti: cadono due grandi lecci a Prati, per fare posto a un cantiere (a giugno erano già trentamila gli alberi abbattuti a Roma). Il 27 agosto è il ventesimo anniversario dell’omicidio di Renato Biagetti, studente di ingegneria a La Sapienza, ucciso a coltellate da un gruppo di fascisti all’uscita di una festa a Focene. Il Campidoglio annuncia intanto che il Colosseo è stato inserito tra le zone rosse “antimaranza”, evidentemente perché la nuova fermata della Metro C ha reso le zone turistiche accessibili anche a chi vive in periferia. Il 28 la Rai annuncia il sostituto di Ranucci alla guida di Report: è Daniele Piervincenzi, il “cronista d’assalto” che prese una testata da Roberto Spada a Ostia, nell’ambito del tentativo di trasformare il litorale in un capro espiatorio per salvare Roma dalle conseguenze di Mafia Capitale. Il caldo sale a 37 gradi. Il 29 il Comune annuncia una sperimentazione di autobus senza conducenti, attraverso un “gemello tecnologico” della città. In questo doppio virtuale di Roma di certo non ci saranno quarantamila senzatetto, seimila famiglie sotto sfratto, case popolari che stanno per crollare, quartieri senza acqua potabile, roghi continui, alberi tagliati e il caldo infernale.(stefano portelli) ____________________________ LEGGI ANCHE I REWIND DEL: – 2026 | Anno in corso: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio – 2025 | Anno Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre – 2024 | Anno non Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, n
rubriche
rewind roma
[2026-09-11] Crac rural core release party @ Spazio Sociale VisRabbia
CRAC RURAL CORE RELEASE PARTY Spazio Sociale VisRabbia - Via Galinié, 40 Avigliana TO (venerdì, 11 settembre 22:00) Release party per il primo album dei Crac rural core valsusino. Suoneranno sul palco del Visrabbia: Judas Kiss skapunk della Val d'Ossola SconVoltri skapunk da Genova Crac rural core valsusino
RitardaTAV: quando i treni non sono mai in orario, dal 2033 si passa al 2035
Il tempo passa ma le vecchie abitudini restano. Se c’è un punto fermo nella costruzione della Torino-Lione è sicuramente che non si può mai dire — nemmeno per scherzo — che i cantieri siano un esempio di puntualità ed efficienza. La grande piaga che ci portiamo appresso da trent’anni continua infatti con i suoi ritardi cronici. È recente la notizia che la Torino-Lione rischi di accumulare altri due anni di ritardo. In questo modo, l’entrata in funzione della grande opera sarebbe spostata al 2035, contro il 2033 di cui si parlava solo qualche mese fa, già allora con disappunto. A preoccupare è soprattutto l’avanzamento dello scavo sul versante francese. Anche perchè su quello italiano manco è iniziato, quindi tanto vale concentrarsi su qualcosa che seppur lentamente, si muove. Con la sua media di 90 centimetri di scavo al giorno contro i 12 metri previsti (a tutti capita di fare degli errorini di calcolo però fa davvero ridere), la talpa Viviana inizia a preoccupare (intendiamoci, non noi). Vorremmo dire che è agosto per tutti, anche per le TBM, ma la verità è che sta scavando 90 cm al giorno ormai da un anno, salvo quel periodo di pausa meritato tra maggio e giugno. Oltretutto, infiltrazioni di acqua e caratteristiche geologiche della roccia costringono spesso a ricorrere allo scavo tradizionale che risulta ovviamente molto ma molto più lento. Se possiamo aggiungere, anche se non ci pare che importi molto, è un metodo decisamente più rischioso. TELT ovviamente ci rassicura del fatto che i problemi di “Vivi” fossero previsti e messi ben in conto, che la sua lentezza non comprometterà l’avanzamento complessivo e Manuela Rocca, direttrice aggiunta della società, ha sottolineato che le difficoltà geologiche incontrate lungo il percorso erano ampiamente previste. Non abbiamo capito se il suo fosse un modo di fare autoironia, ma poco importa. L’affermazione risulta tuttavia un po’ strana perchè a meno che Viviana non diventi potentissima e scavi di colpo tutto l’ammanco di metri, viene da chiedersi come sia possibile che non ci siano ritardi. Ma d’altronde chi siamo noi per mettere in discussione un metodo che ha già costato trent’anni di ritardi. Effettivamente ci troviamo di fronte a dei professionisti del caso e non a degli impreparati che stanno ancora rodando il metodo. D’altronde lo capiamo anche, sul lavoro perdere tempo sempre. Tuttavia, la posizione dei tecnici francesi (COI, il consiglio d’orientation des infrastructures) risulta in forte contrasto con la linea politica ribadita anche da Parigi e evidenzia una forte divergenza tra le valutazioni del comitato e l’andamento effettivo delle opere. Oltre ai problemi geologici già sopra citati, si pone un’altra questione: all’apertura del tunnel la Francia utilizzerà la linea storica ammodernata Dijon-Modane, che al momento risulta in grado di assorbire solo due terzi della capacità merci prevista (16,8 milioni di tonnellate contro le 25 programmate). Tuttavia, si vocifera che i lavori per le nuove linee d’accesso francesi potrebbero partire soltanto dopo il 2040. Senza questa parte, chiaramente, la Torino-Lione non sarà operativa. Quindi, questi grandi pagliacci che se la suonano e se la cantano, come al solito stanno prendendo in giro chi ancora li ascolta. Facendo due calcoli su Viviana, sappiamo che ad oggi ha scavato 250 metri su un percorso totale di 9 km. Tenendo conto che l’inizio dei lavori è avvenuto a settembre 2025, in questo anno ha completato meno del 3% del tratto previsto. Mancano insomma circa 8.750 metri alla fine del suo percorso. Al ritmo attuale servirebbero circa 9.722 giorni (più di 28 anni insomma). Parliamo ovviamente di un dato indicativo, basato su calcoli aritmetici, che non tiene conto della complessità dell’opera ma vuole dare un’idea della peggiore delle ipotesi possibile. (Peggiore per loro). Fa sorridere pensare ad uno scenario del genere, nell’ottica che, come ben sappiamo, la Torino-Lione parte già come un’opera manchevole che anche se venisse realizzata domani, sarebbe comunque ormai obsoleta e inefficiente. Figuriamoci tra altri trent’anni quale scempio e barzelletta sarebbe. Al momento sono attivi 11 cantieri tra Francia e Italia e finora sono stati scavati poco più di 49 chilometri di gallerie sui 164 complessivi, circa il 30% dell’intero operato. Lo scavo del tunnel di base, lungo 115 chilometri tenendo in conto le due canne, è arrivato a circa 22 chilometri complessivi (ovvero circa il 19% del tunnel, che pare quasi un numero enorme rispetto agli altri). Come sappiamo, l’avvio dei lavori sul versante italiano è previsto nel 2027, con l’assemblamento di una nuova TBM che dovrebbe venire battezzata con un nome speriamo almeno più dignitoso di Viviana prima di partire. I ritardi, in questo caso già previsti da Maurizio Bufalini, direttore generale di TELT, sono secondo il suo giudizio invece attribuiti a noi e a la manifestazione dello scorso 25 luglio. Che dire Maurizio, ci fa piacere. Questa notizia mette ancora una volta in evidenza tutte le criticità e le fragilità che l’opera ha in sè. I continui ritardi che si accumulano stremano in maniera prolungata e costante il territorio che abitiamo. In questi giorni, sono iniziati degli scavi anche nell’area di Traduerivi, già interessata nei mesi scorsi da una serie di espropri e dai conseguenti rilevamenti di TELT, sotto le mentite spoglie di SMAT. Dovunque questo cantiere approdi, il risultato è la devastazione e lo sfruttamento del territorio, dalla Francia alla Val di Susa, in maniera indiscriminata. Il costante sacrificio della terra e della libertà di chi la attraversa e la cura sta raggiungendo livelli assurdi di non curanza e vera e propria violenza. Come un’automobile che procede a folle velocità senza guidatore, si va avanti per la sola forza d’impulso, senza sapere se mai ci sarà un traguardo, senza che ci sia un po’ di buon senso. Ma d’altronde come si può pensare che qualcuno di questi signori una coscienza ce l’abbia?
Ciao Walter
Walter Meaglia, ambientalista e No Tav di Chivasso, è deceduto nella serata di sabato 29 agosto, intorno alle ore 22, all’età di 69 anni, colpito da un malore improvviso mentre era seduto nel soggiorno Negli scorsi mesi aveva affrontato un delicato intervento chirurgico al cuore, ma era tornato a casa dopo il mese di riabilitazione apparentemente ristabilito. Ha fatto parte del gruppo chivassese dell’associazione Legambiente Il Girasole Settimo, ed è stato un componente del direttivo dell’associazione Bici in Città e del Comitato Ambientale di Chivasso, partecipando attivamente a moltissime iniziative No Tav. Dalla testimonianza di chi conosceva bene la sua disponibilità e generosità: “…Un cultore della musica, entusiasta, idealista e intelligente: una mente brillante con un cuore grande, capace di guardare il mondo con occhi sempre pieni di speranza e progetti. La tua presenza e disponibilità costante sono state un porto sicuro, un regalo raro che custodiremo per sempre. Ci mancherai immensamente, Walter. Ci mancherà quel tuo modo unico di esserci, senza mai chiedere nulla in cambio…”