✿ Ciane con Bellakeo, collettivA FLINTA* con base a Torino, che organizza serate
in location insapettate con vibes scintillanti e ritmi caldi; invita artixst* e
performer provenienti soprattutto dal Sud America; DJ e performer emergenti
della scena, tra reggaeton, baile funk, latincore & ritmiche calde ✿ ai
microfoni con Bucci, le tre componenti: FR4NCIB!, Des Carada selecta e la new
entry Lavalamp! ✿
♬ Tracklist ♫
Tomasa del Real – Tamos Ready
Tomasa del Real – La Vampira
bieL onLine – Eu Nunka Te Amei
Fletwood Mac – Rihannon
Gadutra ft Kupalua – Puta Remix
LOFIHOUSEBOY – QUER SAIR COMIGO (feat. MC Danny)
Munchi – Amargurado
Amantes del Futuro – Cumbia de la Montana [[[ Cumbia di auguri per SARA!!!!!]]]
Negraconda – Decisiones De Mujer
De la Ghetto – La Sensacion del Bloque
@___bellakeo__
A Bagno a Ripoli i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia vogliono marchiare
gli istituti come “comunisti”, “woke” o “antifascisti”: un’operazione da regime
per intimidire docenti e famiglie e trasformare la …
Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo
ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a
Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma
nucleare.
da Radio Blackout
Pochi giorni dopo l’Iran dava segnali di apertura nei confronti dell’AEIA
affinché possa ispezionare i loro siti nucleari per dimostrare che l’Iran non
dispone di armi nucleari.
Oggi l’attacco da parte degli USA all’Iran e il possibile coinvolgimento di
Israele appare sempre più vicino, secondo testate giornalistiche americane
l’obiettivo di Trump è quello di aprire un conflitto su larga scala, attraverso
una campagna massiccia e di lunga durata, come lascerebbero intendere i
movimenti sul territorio e nelle basi militari.
In questo scenario si apre il meeting autoconvocato da Trump soprannominato
“Board of Peace”, lasciando aperta una porta sempre più ampia a possibili nuovi
interventi pesanti da parte di Israele su territorio palestinese, mentre i
grandi capitali si spartiscono i profitti della “ricostruzione” di Gaza.
Ne parliamo con Michele Giorgio Corrispondente dal MO de Il Manifesto, direttore
di Pagine Esteri.
Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo
ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a
Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma
nucleare. Pochi giorni dopo l’Iran dava segnali di apertura nei confronti
dell’AEIA affinché possa ispezionare i loro siti nucleari per dimostrare che
l’Iran non dispone di armi nucleari.
Oggi l’attacco da parte degli USA all’Iran e il possibile coinvolgimento di
Israele appare sempre più vicino, secondo testate giornalistiche americane
l’obiettivo di Trump è quello di aprire un conflitto su larga scala, attraverso
una campagna massiccia e di lunga durata, come lascerebbero intendere i
movimenti sul territorio e nelle basi militari.
In questo scenario si apre il meeting autoconvocato da Trump soprannominato
“Board of Peace”, lasciando aperta una porta sempre più ampia a possibili nuovi
interventi pesanti da parte di Israele su territorio palestinese, mentre i
grandi capitali si spartiscono i profitti della “ricostruzione” di Gaza.
Ne parliamo con Michele Giorgio Corrispondente dal MO de Il Manifesto, direttore
di Pagine Esteri.
Giustizialismo, panpenalismo e populismo penale: la forma di governo della crisi
Il referendum sulla giustizia del 22–23 marzo non è un quiz per addetti ai
lavori. È un test di …
di Insorgenze.net «Infondata la notizia di reato», dopo quattro anni il gip
archivia l’inchiesta sul sequestro dell’archivio storico di Persichetti sul caso
Moro. Il provvedimento è stato emesso lo scorso …
di Vincenzo Scalia Il caso dello studio legale Marcuz a Bologna segnala un
metodo ricorrente: delegittimazione pubblica, isolamento sociale e minacce nel
clima di crescente normalizzazione autoritaria. C’è una differenza …
(disegno di ottoeffe)
Mi sono chiesta a lungo da dove cominciare per scrivere di Ragazze del sud.
Famiglie, figlie, studentesse in una città meridionale, uscito per Editori
Riuniti nel 1979 e firmato da Simonetta Piccone Stella. Il saggio è l’esito di
una ricerca svolta a Salerno con un campione di circa cinquanta intervistate tra
i venti e i trent’anni, di varia provenienza sociale, tutte iscritte
all’università, alle facoltà di magistero e sociologia. Mentre Piccone Stella
lavorava a Salerno, sotto la guida di Laura Balbo un gruppo di studiose svolgeva
lo stesso tipo di inchiesta all’università di Milano e in altri centri italiani,
e nel decennio successivo Renate Siebert-Zahar avrebbe proseguito e ampliato il
lavoro con alcune iscritte all’università della Calabria.
Quello che si prefiggevano di indagare queste studiose erano le trasformazioni
della condizione e della mentalità femminile negli anni del cosiddetto boom
economico. Le portavoce di questo cambiamento, a loro avviso, erano le giovani
studentesse universitarie, in quanto protagoniste di esperienze nuove ed
emancipatorie, dove meglio che altrove era possibile registrare le discontinuità
con il passato, i balzi in avanti, i segni del cambiamento. Piccone Stella
avverte che, nel caso di una piccola città di provincia meridionale come
Salerno, cercare le trasformazioni vuol dire confrontarsi con molteplici
situazioni di contrattazione, di stasi, di percorsi emancipatori annunciati,
desiderati ma impraticabili, con consapevolezze raggiunte a metà, con rivolte
silenziose.
Il metodo è quello dell’intervista, della narrazione di sé,
dell’auto-riflessività accompagnate dai commenti dettagliati dell’autrice. Le
voci delle ragazze vengono maneggiate con destrezza e nessuna parola cade nel
vuoto. Le analisi di Piccone Stella si leggono tutte d’un fiato e non lasciano
scampo: i discorsi delle ragazze dicono solo una parte, tutto va riletto, lo
sguardo ampliato, i non detti esplicitati, ogni cosa significa.
I racconti delle giovani fanno emergere le confessioni che potrebbero trovarsi
nei loro diari. Piccone Stella le interroga sul rapporto con la famiglia, i
genitori, i fratelli e le sorelle, le vicende biografiche che hanno segnato la
loro crescita, le aspettative che sentono gravare su di sé, il rapporto con gli
uomini, i partner, la sessualità, il posto che sentono di occupare nella società
e, ovviamente, i modi in cui stanno cambiando la propria condizione di donne. Ne
consegue che molte narrazioni consolatorie vengono abbandonate sotto la spinta
delle pungenti domande di Piccone Stella, in un processo di presa di coscienza
attivato dal rapporto tra intervistata e ricercatrice.
Nella trattazione tematica non c’è un vero punto di partenza, il testo gira e
rigira su se stesso, affrontando allo stesso tempo tutte le questioni che si
trovano intrecciate nella vita quotidiana delle giovani e così anche nella
narrazione. Le ragazze si presentano. Sono innanzitutto figlie femmine di
famiglie meridionali. Sanno bene cosa implichi questa condizione. Mentre
faticano a presentarsi come studentesse universitarie, sintomo del fatto che la
condizione di studiose immesse in un percorso professionalizzante non viene
riconosciuta come propria fino in fondo, non esiste l’abitudine a usarla come
auto-rappresentazione. Sono, infatti, in questa esperienza le prime – tema
ricorrente nella sociologia dell’autrice –, non hanno in questo alcun
antecedente e, se si voltano indietro, alcuna tradizione a cui rifarsi.
Queste giovani, che per la prima volta continuano gli studi, prendono tempo: non
si sposano subito, non passano da una famiglia a un’altra, non mettono al mondo
dei figli prima dei venticinque anni. Hanno un tempo prezioso per sé, che chi le
ha precedute non aveva, un tempo in cui possono pensare, chiedersi in base a
cosa scegliere una strada piuttosto che un’altra, individuarsi, costituirsi come
soggetti. L’importanza di questa sospensione dai doveri familiari si manifesta
in una serie di “affermazioni in negativo”, in cui dichiarano, per esempio: “non
penso al matrimonio”, e dicendo ciò segnalano, indica Piccone Stella, “il
disgusto per un percorso obbligato”, il rifiuto di una strada già tracciata, in
ogni caso fatta di esserci per gli altri, mentre ora scoprono cosa significhi
esserci per se stesse.
Volendo rintracciare invece un punto di inizio, la condizione di figlie fornisce
le prime coordinate per orientarsi nell’universo simbolico di queste ragazze.
Come la stessa Piccone Stella constata all’inizio della ricerca, queste donne,
nonostante siano iscritte e frequentino l’università, un luogo altro, dove è
possibile sperimentare un alto grado di libertà, sono immerse nell’istituzione
familiare che viene percepita ancora – e l’ancora è un riferimento alla diversa
condizione delle stesse giovani nelle regioni settentrionali – come principale o
unico nucleo di appartenenza alla sfera sociale.
La famiglia è così composta. I padri continuano a presiederla emanando leggi
autoritarie; con loro le giovani mantengono un rapporto di distacco che a volte
sfocia in odio. Le madri aderiscono alla legge del capofamiglia e con loro le
figlie intrattengono diversi tipi di rapporti di dipendenza. Le figlie adottano
diverse strategie per portare le proprie istanze in questo contesto: si passa da
stati di guerra permanente a rivolte silenziose, fino alla poco convinta
accettazione dello stato delle cose – in questi casi spesso si immagina di
emigrare, di andare via dal Mezzogiorno.
Nel complesso madri e padri sono figure segnate dall’ambiguità: mentre da un
lato incarnano dei modelli ancora in uso, dall’altro emanano da loro direttive
vaghe, incerte, prescrizioni che lasciano più spazio al volere delle figlie.
Questi genitori, scrive Piccone Stella, “hanno abdicato al ruolo di oppressori
assoluti e si limitano a fare quadrato intorno ad alcuni valori. Intanto però
non viene abbracciato nessun nuovo modello”.
Il sottofondo di tutte le storie narrate rimanda a una realtà sociale in lenta
trasformazione, in cui si fatica a scorgere nuovi spazi – ricreativi, di lavoro,
di vita – dove sia possibile sperimentare e dare forma a nuovi modelli. La
mancanza di questi spazi non è, per Piccone Stella, un elemento trascurabile. Le
ragioni vengono rintracciate nel perdurare di diverse forze e istituzioni
sociali del Mezzogiorno, in primis la famiglia, che si sono confrontate con i
segni del cambiamento senza aver compiuto passaggi intermedi, dando forme
proprie alla modernizzazione che ha riguardato i diversi ambiti della società
italiana del dopoguerra.
Un’altra ragione riguarda il punto in cui si trovano le studentesse: abitanti a
pieno titolo delle tensioni descritte, le protagoniste del libro non arrivano a
produrre una critica strutturale della famiglia, perché non collegano
interamente la loro condizione alle cause della loro condizione. Ciò emerge
anche dalle opinioni che hanno circa l’istituzione del matrimonio e della stessa
famiglia, su cui si esprimono con “continue contraddizioni e smentite, spie
della fatica che un riesame cosciente di questi istituti, pilastri della vita
femminile, comporta”.
Emerge quindi un rifiuto da cui deriva un disagio – la critica verso il
matrimonio come percorso di fuoriuscita dalla famiglia –, il bisogno di
smarcarsi da percorsi obbligati, ma mancano le analisi strutturali sulle catene
di causa ed effetto che conducono a questi disagi. In altre parole, si potrebbe
dire che manca uno sguardo complessivo – e politico – sulla propria condizione e
sulle istituzioni che la sorreggono. Questa è la tesi finale a cui giunge
Piccone Stella.
Mi sono chiesta infine che spazio avessero le amiche, la politica, i rapporti
sociali nelle vite delle protagoniste. Possibili percorsi emancipativi
collettivi vengono disdegnati nei racconti delle giovani. E mentre i rapporti
d’amicizia con le donne sono declassati perché la figura della donna è posta un
gradino al di sotto di quella dell’uomo, la politica risulta un terreno
difficile da attraversare senza un percorso di soggettivazione parallelo, a cui
le giovani non sono state educate. I rischi che ne conseguono sono la
partecipazione segnata da un conformismo al gruppo cui segue la disaffezione, o
l’assunzione del comportamento maschile.
Molti anni dopo questa inchiesta Piccone Stella si sarebbe dedicata alla forma
letteraria del diario, producendo un’analisi confluita nel saggio In prima
persona. Scrivere un diario. Ripercorrendo la trama di Ragazze del sud mi sembra
che tutto resti chiuso nel diario e fuori dalla stanza è difficile distinguere
le tracce del percorso svolto. Il ruolo del diario però è anche quello di
registrare uno stato d’animo, un momento di conflittualità con il proprio io.
Nel lungo arco temporale rappresentato dal secondo dopoguerra, il ruolo della
donna, il concetto di identità femminile, l’organizzazione della famiglia, hanno
rappresentato ambiti in cui i rapporti si stavano ridefinendo sotto la spinta –
tra gli altri – di una vasta partecipazione femminile al mercato del lavoro, di
un progressivo calo delle nascite, quindi del sopraggiungere del modello della
“doppia presenza”, esito combinato del lavoro di cura con il lavoro retribuito
intermittente. Il ruolo della donna nella famiglia e nella società andava
assumendo forme talvolta nuove, con una consapevolezza parziale e un grado di
scelta da parte delle sue protagoniste di volta in volta da indagare.
Piccone Stella è un’attenta osservatrice di questi fenomeni. In Ragazze del
Sud ci mostra un pezzo di questo mosaico dando voce al crescente numero di donne
iscritte all’università. La difficile conclusione a cui arriva è che sono le
stesse ragazze a opporre delle resistenze alla propria emancipazione, non
riuscendo a esercitare una critica approfondita dei rapporti di potere
all’interno delle loro famiglie, non rivendicando pienamente la propria libertà
né impegnandosi nel costituire un modello emancipativo proprio.
Queste considerazioni non devono oscurare il percorso di consapevolezza e
rottura intrapreso dalle giovani. All’interno di quella generazione, il libro di
Piccone Stella mostra come alcune avessero cominciato a prendersi del tempo, a
rompere con i dogmi più insopportabili delle istituzioni sociali nelle quali
erano cresciute, a farsi delle domande. Domande che valgono per ogni
generazione, da riproporre, da ripercorrere. (barbara russo)
Il 21 e il 22 febbraio si terrà a Livorno, presso la Ex-Caserma Occupata, una
due giorni che, a partire dal “Blocchiamo tutto” , intende costruire degli
strumenti comuni verso una lotta condivisa alla fabbrica della guerra.
A partire dalla costruzione di un’analisi condivisa sui nuovi soggetti che
acquisis cono protagonismo nelle piazze e le nuove pratiche che hanno
contraddistinto momenti focali delle recenti mobilitazioni l’incontro intende
aprire un dialogo che sappia interrogarsi sulle forme politiche classiche per
travalicare “l’area”, la “struttura” e “l’organizzazione” verso un sogno comune.
“In una tendenza irreversibile di guerra e riarmo, ci chiediamo come dotarsi di
strumenti utili perchè in ogni ambito e a vari livelli della società possiamo
ricercare e promuovere capacità di organizzarsi, lottare e contrapporsi rispetto
agli effetti della guerra mondiale (impoverimento, economia di guerra,
suprematismo e violenza patriarcale, scarsità di risorse, arruolamento) e
continuare a tenere vivi ed esplorare gli orizzonti di alternativa e autonomia
che ogni lotta produce.” Da Infoaut
Le discussioni avranno inizio sabato 21 suddivise su tre sessioni: la mattina
alle 11:00 si aprirà con la sessione su Welfare, casa e lavoro, mentre dalle
14.30 la sessione sulla Formazione e la sessione conclusiva su Infrastruttura
militare-energetica sui territori. La giornata di domenica 22 vedrà infine come
obbiettivo condividere prospettive e metodi per lotte e alternative a un pianeta
in guerra, a partire dalle ore 10:00.
Ne parliamo con Davide della rete di Infoaut, che ha partecipato alla
costruizione di questo incontro:
La puntata di Harraga del 13.2.26 è iniziata con una carrellata di brutte
notizie. Partendo dall’ennesima morte di CPR, questa volta nel lager di Bari
Palese, di Simo Said (al…
di Network Antagonista Torinerse Questa mattina (19 febbraio), con un’operazione
di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di
firma ad altrettanti compagni e compagne come …
“Per realizzare un sogno comune”: a partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro
pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut il 21-22 febbraio a
Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.
Sabato 21 febbraio la prima parte dal titolo “Scenari: comporre il quadro della
fabbrica della guerra a partire dalle conoscenze conquistate nella lotta”. Con
sessioni specifiche dedicate a “Welfare, casa, lavoro”, “Formazione”,
“Infrastruttura militare-energetica sui territori”. A seguire è prevista una
cena collettiva e una serata di socialità e musica presso l’Ex Caserma Occupata
.
Domenica 22 febbraio la seconda parte dal titolo “Orizzonti: condividere
prospettive e metodi per lotte e alternative a un pianeta in guerra”.
La presentazione con Davide del Movimento No Base e Martina di Askatasuna
https://infoaut.org/wp-content/uploads/2026/01/Per_realizzare_un_sogno_comune.pdf
da Radio Onda d’Urto