Roma- Rivendicazione Sabotaggio linea ferroviaria contro le Olimpiadi Milano Cortina – 2026
Riprendiamo da https://ispiraazione.noblogs.org/?p=336 Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia! La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”. Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo. Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita. Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi, rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione quando la “ragion di stato” lo richieda. Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento, dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna! Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio, Ghespe, Dayvid ai compagni repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi Per l’Anarchia
Rompere le righe
Azioni
Con Persona il tuo selfie dove va, nessuno lo sa – o forse sì
Poi, circa la realtà del mondo di oggi, non ho parlato finora di una realtà che arriva a noi anche se noi non vogliamo: l’intelligenza artificiale, l’uso dell’internet, che anche nella vita del sacerdote è presente. Tra parentesi, faccio l’invito a resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’intelligenza artificiale! Come tutti i muscoli nel corpo se non li utilizziamo, se non li muoviamo muoiono, il cervello ha bisogno di essere utilizzato, allora anche la nostra intelligenza, la vostra intelligenza bisogna esercitarla un po’ per non perdere questa capacità. Ma ci vuole molto di più, perché per fare una vera omelia che è condividere la fede, I.A. mai arriverà a poter condividere la fede. Allertati dal reverendo monito del Santo Padre, dedichiamo questa puntata a una ricerca recentemente pubblicata sull’infrastruttura di Persona. Persona è fornitore di servizi di riconoscimento dell’età usato da diverse grandi piattaforme, tra cui ChatGPT e (fino a poco fa) Discord. Alcun ricercator hanno scoperto come l’azienda disponga di un’infrastruttura che permette l’esecuzione di controlli che vanno ben al di là della verifica dell’età, con 269 controlli, tra cui il controllo su liste governative legate a traffico di droga, frodi finanziarie, riciclaggio, terrorismo e pedopornografia, nonché il calcolo di una pericolosità calcolata su misteriosi indicatori legati al volto, di lombrosiana memoria . Riferimenti: https://vmfunc.re/blog/persona https://fortune.com/2026/02/24/discord-peter-thiel-backed-persona-identity-verification-breach Podcast:
sorveglianza
stakkastakka
persona
santo padre
Mappatura dal basso: geografia dell’infrastruttura della filiera bellica e aerospaziale del Piemonte
Abbiamo accolto all’interno del sito Mappature dal Basso, dove già si trovano le mappe dei comitati e quella del monitoraggio dei progetti speculativi, una nuova mappatura! Un lavoro portato avanti dall’assemblea torinese Stop Riarmo che ha approfondito la filiera bellica sul territorio piemontese: la mappa raccoglie le aziende che hanno partecipato alla fiera dell’Aerospazio e della Difesa tenutasi a Torino, sino a ripercorrere il coinvolgimento di aziende che per logistica, componentistica o per i servizi di ricerca e in ambito ingegneristico collaborano alla produzione bellica sul territorio. Come viene sottolineato nella fanzine di presentazione “Questa suddivisione ha consentito di rendere visibile la struttura articolata della filiera sul territorio regionale e di distinguere tra semplice appartenenza al comparto aerospaziale e coinvolgimento documentato nella produzione o fornitura militare.” Di seguito pubblichiamo la presentazione della mappa a cura dell’assemblea in cui viene raccontato il metodo e i criteri utilizzati per impostare il lavoro che è, come per quanto riguarda le altre mappe presenti sul sito, un processo collettivo che va sostanziato dunque da non considerarsi come compiuto ed esaustivo. MAPPATURA DELLA FILIERA BELLICA PIEMONTESE a cura dell’assemblea di STOP RIARMO INTRODUZIONE L’assemblea di Stop Riarmo è nata a maggio del 2025 con l’intento di costruire un percorso ampio ed eterogeneo contro il riarmo europeo, contro la guerra e contro chi finanzia il genocidio in Palestina. Pochi mesi prima, a marzo 2025, la Commissione Europea ha infatti presentato il Piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro da destinare alla difesa europea. Con questo piano sono state subito chiare le intenzioni dell’Europa: finanziare le fabbriche di armi e munizioni in supporto a una fantomatica difesa europea. Nonostante il forte indebitamento, il progetto di riarmo procede grazie all’introduzione di deroghe ad hoc del Patto di Stabilità e Crescita. Anche le priorità dell’Italia si allineano a tutta l’Europa nel finanziare il settore della difesa e dell’aerospazio penalizzando i bisogni reali dei cittadini, dalla sanità pubblica all’educazione, dall’assistenzialismo ai territori. Le potenti mobilitazioni a sostegno della resistenza palestinese hanno mostrato già da tempo la volontà di una parte della popolazione di non rendersi complice della macchina bellica che pone le sue radici anche nelle nostre città, nelle strade che attraversiamo ogni giorno e nei quartieri dove viviamo e lavoriamo.  A Torino è in atto un processo di riconversione che sposta la sua produzione industriale dal settore dell’automotive, antico motore della città e ora profondamente in crisi, a vantaggio del settore della difesa e dell’aerospazio. Sempre più aziende rientrano nella filiera bellica e sempre più istituzioni la sostengono con ricerca e finanziamenti (vedi il caso pubblicato da Irpi Media sui fondi Green destinati all’industria bellica).  Aziende come Leonardo e Thales collaborano sotto gli occhi di tutti con enti pubblici e privati, come il Politecnico di Torino e Intesa San Paolo. Un esempio lampante è la Città dell’Aerospazio in Corso Marche, un connubio che unisce sotto lo stesso tetto Leonardo, il Politecnico e il comune di Torino, dove la ricerca accademica e i soldi pubblici sono a servizio delle logiche della guerra. Con l’assemblea di Stop Riarmo abbiamo deciso di produrre un’informazione tecnica utile per analizzare, comprendere e conoscere il territorio torinese e gli ambiti in cui la guerra e il genocidio vengono finanziati e prodotti. Una geografia da ripercorrere e conoscere per comprendere come si snoda la fabbrica della guerra nei nostri territori. Questa iniziativa nasce da una necessità militante che non era più rimandabile e che pone le sue origini nelle mobilitazioni degli anni scorsi: puntare il nostro sguardo non solo sui luoghi colpiti dalla guerra ma anche su quelli in cui la guerra viene preparata. Le figure che compongono la fabbrica della guerra sono molteplici: oltre agli attori principali (come le già citate Leonardo e Thales, ma anche Avio Aero per fare un ulteriore esempio), troviamo chi prende parte alla produzione (fornendo specifici componenti o lavorazioni meccaniche), chi la finanzia, chi ne favorisce le interazioni attraverso la logistica e il trasporto e chi ne agevola le implementazioni tecnologiche come le Università e i Politecnici. Nel laboratorio di mappatura che vi presentiamo con questo opuscolo abbiamo mappato tutte le aziende che partecipano al settore dell’aerospazio e della difesa, ponendo il focus su Torino e i suoi dintorni. Questo opuscolo prosegue con un’indicazione sul metodo di ricerca utilizzato e sulle fonti da cui abbiamo ottenuto le informazioni e successivamente si entrerà più nel concreto della mappatura. Al fondo si può trovare invece un QR code che porta direttamente alla mappatura online completa e quindi al risultato concreto della ricerca. METODO DI RICERCA La filiera bellica L’obiettivo della ricerca è quello di mappare la filiera bellica ed evidenziare lo stretto legame tra tale settore produttivo e i nostri territori, con particolare attenzione al contesto piemontese. Per poter procedere in questa direzione, è stato necessario affrontare preliminarmente una questione fondamentale: come possiamo definire un’azienda “bellica”? In senso stretto, la definizione rimanda alle imprese che producono direttamente armamenti, sistemi d’arma o piattaforme militari, quali velivoli da combattimento, droni, sistemi di difesa o veicoli militari. Tuttavia, fin dalle prime fasi del lavoro è emerso con chiarezza come la produzione militare contemporanea non si esaurisca nei produttori finali. Essa si configura piuttosto come una filiera complessa e stratificata, composta da industrie di meccanica di precisione, aziende di componentistica, imprese specializzate nel testing e nella certificazione dei materiali, società informatiche, centri di ricerca e servizi di ingegneria avanzata. Un’industria bellica, dunque, non comprende esclusivamente le aziende che realizzano il prodotto militare finito, ma anche quelle che contribuiscono alla sua costruzione attraverso la fornitura documentata di componenti o sistemi destinati a programmi militari, oppure attraverso collaborazioni industriali con imprese operanti nel settore della difesa, quando tali collaborazioni risultino connesse a specifici progetti di natura militare, o analogamente eventuali rapporti con le forze armate per produzione o fornitura. Dual use In questo contesto, il confine tra produzione civile e produzione militare si presenta come labile. Una lavorazione meccanica di precisione, un software di controllo, un sistema radio o un materiale composito possono essere integrati tanto in un velivolo civile quanto in una piattaforma militare. Il dual use non costituisce dunque un’eccezione marginale, ma una caratteristica intrinseca del settore aerospaziale e, più in generale, delle industrie specializzate nella lavorazione meccanica di precisione. La compresenza di usi civili e militari della medesima tecnologia produce una zona grigia difficilmente delimitabile. Nella maggior parte dei casi non è pubblicamente tracciabile la destinazione finale di un componente; le aziende raramente rendono note queste informazioni. Questa ambivalenza non è soltanto un dato tecnico, ma una condizione che incide direttamente sul piano metodologico. Essa rende problematica ogni classificazione netta e definitiva delle imprese, imponendo un approccio fondato su categorie differenziate in base al diverso grado di prossimità al coinvolgimento diretto nell’industria bellica. Il dual use, in altre parole, obbliga a riconoscere la natura complessa della filiera aerospaziale nei suoi rapporti con la difesa. Criteri di selezione Alla luce della complessità definitoria e del problema strutturale del dual use, la ricerca ha adottato una serie di scelte di selezione. Sono state inserite nella mappatura tutte le aziende operanti nella filiera aerospaziale, comprese quelle per cui non è stato possibile accertare un coinvolgimento diretto in programmi militari. Tale decisione risponde a una duplice esigenza. Da un lato, vi è un principio di rigore metodologico: evitare attribuzioni non supportate da evidenze pubbliche, non dovendo quindi distinguere arbitrariamente tra il coinvolgimento militare documentato e la semplice prossimità settoriale. Dall’altro lato, vi è una scelta di natura politica: non limitare il nostro sguardo ai soli produttori finali di armamenti, ma interrogarci sull’estensione dell’intera rete industriale che rende possibile il settore militare. La mappatura non assume dunque che tutte le aziende incluse siano “belliche” in senso stretto. Al contrario, essa, pur operando una distinzione in categorie per le aziende esaminate, considera nei criteri di inserimento tutte le aziende, per la partecipazione a reti e iniziative di settore, che risultino coinvolte in tale filiera. Criteri di categorizzazione  Per quanto riguarda l’area piemontese, è stata elaborata una classificazione settoriale delle aziende: spazio, lavorazioni meccaniche, servizi ingegneristici, ricerca e sviluppo, componentistica e imprese leader nel settore aerospaziale e defence. Questa suddivisione ha consentito di rendere visibile la struttura articolata della filiera sul territorio regionale e di distinguere tra semplice appartenenza al comparto aerospaziale e coinvolgimento documentato nella produzione o fornitura militare. A livello nazionale, è stato invece preso in considerazione l’elenco delle aziende partecipanti all’Aerospace & Defence Meeting, utilizzato come indicatore di prossimità o interesse verso il settore aerospaziale e della difesa.  È necessario precisare che la partecipazione a tale evento non costituisce automaticamente prova di attività militare, poiché molte imprese vi prendono parte con riferimento esclusivo al comparto civile, come l’aviazione commerciale o il settore spaziale. Tuttavia, eventi di questo tipo non rappresentano semplici spazi espositivi neutri, ma luoghi di costruzione di reti industriali e di ricerca di nuove opportunità di partnership. Anche quando un’azienda non risulti ancora direttamente inserita in programmi di difesa, la scelta di partecipare segnala quantomeno un interesse ad avvicinarsi a tale filiera, a stabilire contatti con soggetti già operanti nel settore o a esplorarne le prospettive di sviluppo. Per questa ragione, la partecipazione all’Aerospace & Defence Meeting non è stata considerata un criterio sufficiente per qualificare un’azienda come bellica, ma è stata assunta come elemento rilevante per comprendere il grado di integrazione di tale filiera sul territorio nazionale. Fonti Le fonti utilizzate per la ricerca sono esclusivamente pubbliche e verificabili: elenchi ufficiali di partecipazione a eventi di settore (in particolare l’elenco ufficiale delle aziende partecipanti all’A&D meeting, consultabile online), siti aziendali, comunicati stampa, articoli di giornale e documentazione relativa a partnership e cataloghi di produzione. Sviluppi futuri Tra gli sviluppi futuri della ricerca vi è l’intenzione di integrare dati economico-finanziari, in particolare quelli relativi al fatturato, ai dipendenti, al fine di offrire una rappresentazione più precisa del peso effettivo della difesa all’interno delle singole realtà aziendali. Parallelamente, si prevede di estendere la mappatura all’intero territorio nazionale integrando e interagendo con i lavori di mappatura e inchiesta che si stanno sviluppando su tutto il territorio a partire da dimensioni di lotte e assemblee territoriali. La mappatura è concepita come uno strumento aperto e in continua evoluzione: non si tratta di una classificazione definitiva delle imprese, ma di uno strumento politico dinamico, volto a rendere visibile la struttura reticolare della filiera aerospaziale e le sue possibili intersezioni con il settore della difesa. L’obiettivo è stimolare una riflessione critica sull’estensione e l’impatto di tale filiera sul nostro territorio, riconoscendo al contempo le ambiguità e i limiti epistemologici. MAPPATURA Città di Torino In questo primo zoom della mappa abbiamo evidenziato il territorio corrispondente alla città di Torino. È facile notare come le aziende provenienti dal settore A&D non si concentrino soltanto nelle zone industriali periferiche, dove comunque se ne rileva una notevole quantità, in particolare nei comuni di Pianezza e di Beinasco/Orbassano, ma permeino profondamente anche il tessuto urbano. I segnaposto che si trovano nelle zone più prossime al centro-città sono perlopiù relativi ad aziende che forniscono servizi di consulenza o che sviluppano software, trattandosi dunque di uffici più che di stabilimenti produttivi, oppure si tratta di sedi legali di aziende i cui stabilimenti si trovano invece nelle zone industriali circostanti. Questo appare comunque come uno sforzo da parte delle aziende di acquisire uno status sociale “nobilitante”, comparendo nella vita quotidiana delle persone anche solo con una semplice insegna nei quartieri centrali e più frequentati. Non mancano comunque le eccezioni, tra cui spicca per dimensioni dello stabilimento quella della Safran Electronics & Defense (ex Collins Aerospace, prima ancora Microtecnica). In questo caso si tratta di un complesso di più edifici, sia gestionali e di rappresentanza che produttivi, collocati nel cuore del quartiere San Salvario. Area del Canavese Zoomando all’indietro sulla mappa, siamo andati ad evidenziare una porzione di territorio più ampia, che oltre alla città di Torino include la zona ovest del canavese fino alla città di Ivrea (che segna il confine con la Valle d’Aosta). La parte settentrionale della provincia di Torino risulta puntinata di aziende di dimensioni medio-piccole, dedicate principalmente alla produzione di componenti per aziende più grandi o alla fornitura di lavorazioni meccaniche di precisione. Fanno eccezione le due sedi Leonardo presenti nell’aeroporto di Torino Caselle, corrispondenti alle divisioni Elettronica e Velivoli dell’azienda di corso Marche. Novara e Varese: gli aeroporti di Cameri e Malpensa La terza area di interesse sulla mappa si trova al confine tra Piemonte e Lombardia, in corrispondenza dell’aeroporto militare di Cameri (NO) e del ben più grande scalo di Milano Malpensa a Ferno (VA). I segnaposto rossi in prossimità dell’aeroporto di Cameri corrispondono alla sede di Leonardo Velivoli chiamata FACO (Final Assembly & Check-Out facility), dedicata all’assemblaggio degli F-35 italiani, olandesi e svizzeri, e alla sede produttiva di Avio Aero (GE Avio Srl) dove si producono componenti dei motori aeronautici tramite additive manifacturing (stampa 3D). Il segnaposto blu scuro identifica invece la Mecaer Aviation Group, che produce attuatori e controlli di volo per velivoli ad ala fissa e rotante. Attraversando il confine regionale, spicca il segnaposto rosso di Cascina Costa, immediatamente a ridosso dell’area aeroportuale di Malpensa. Si tratta di un ulteriore sito Leonardo, che sorge laddove nel secolo scorso aveva visto la luce l’azienda di elicotteri Agusta. Quest’ultima, fornitrice di elicotteri per l’esercito italiano fin dagli anni ’70, è stata ora trasformata in toto nella divisione Leonardo Elicotteri. Alcune delle altre aziende segnalate nelle aree di Samarate e Somma Lombardo sono ditte fornitrici di sistemi avionici (elettronica di bordo) o idraulici (attuatori), nonché incaricate dell’assemblaggio di parte dei velivoli. Lo scenario nazionale L’ultimo focus può essere infine posto sull’intero territorio nazionale. Oltre alle già analizzate aree del Piemonte, si può notare come esistano dei veri e propri cluster produttivi che concentrano un numero elevato di aziende in aree industriali di notevole interesse territoriale. Si evidenziano in particolare il caso di Roma, dove troviamo le sedi italiane di alcune aziende leader del settore A&D, come il consorzio europeo MBDA (che produce sistemi missilistici) e la tedesca Rheinmetall (che nel centro romano progetta radar militari), e il cluster napoletano, dove c’è un’elevata presenza di aziende dedite alla meccanica di precisione per applicazioni aeronautiche. PER LA MAPPATURA COMPLETA ONLINE Questa mappatura è stata pubblicata sul sito “Mappature dal Basso”, realizzato dalla rete Confluenza in collaborazione con il Movimento No Base, che a sua volta aveva già avviato un lavoro simile. Sul sito è già presente un progetto di mappatura, che pone l’attenzione su infrastrutture e progetti dannosi per i territori e dal quale abbiamo preso ispirazione. Il metodo comune è l’utilizzo della piattaforma Umap e la nostra mappatura in questo contesto si colloca quindi come un approfondimento sulla questione bellica. QUI L’OPUSCOLO SCARICABILE Opuscolo mappatura infrastruttura bellica Piemonte STOPRIARMODownload
Livorno: “costruire l’opposizione concreta alla irreversibilità della guerra che pervade le nostre vite”
Centinaia di compagni e compagne, provenienti da diverse città di tutto il paese, hanno partecipato all’incontro di due gironi: “Per realizzare un sogno comune”organizzato da realtà territoriali che fanno riferimento a Infoaut. L’invito era ad un confronto a livello molto ampio per costruire risposte collettive dopo i mesi del movimento “Blocchiamo tutto” e lo sgombero dell’Askasatuna. Al momento di confronto che si è svolto a Livorno nel fine settimana scorso “c’è stata una miscela dal punto di vista generazionale, una partecipazione trasversale ma con una buona presenza e protagonismo giovanile” ci racconta Martina, compagna dell’Askasatuna di Torino.  “L’obiettivo era partire da una esigenza comune per intraprendere una strada a livello di cooperazione per costruire una forza: tema centrale costruire una opposizione concreta rispetto all’orizzonte bellico nella guerra che già pervade le nostre vite – prosegue Martina – c’è l’esigenza di approfondire come la guerra si articola nei diversi ambiti delle nostre vite per capire quali sono i nodi e i punti strategici a partire dai quali è possibile attivarsi , è possibile contrapporsi in maniera concreta all’avanzare della guerra sui nostri territori, nelle nostre vite.” Anche Simone di Pisa, compagno del sindacato sociale Multi insiste su questo aspetto: “ la crisi globale e l’irreversibilità della guerra condotta da stati e multinazionali ci pone di fronte l’esigenza di ricostruire un noi. Come provare a costruire una moltiplicazione degli spazi, dei progetti e del modo di intervenire nella società? Come riprodurre movimenti di sciopero che possano inceppare il meccanismo della guerra? La partenza e la partecipazione di centinaia se non migliaia di persone ad una nuova spedizione per rompere il muro e il blocco navale nei confronti della Palestina è sicuramente un passaggio importante, afferma riferendosi alla partenza a fine marzo di una nuova flottiglia verso Gaza. Il resoconto della due giorni con Martina dell’Askasatuna Le valutazioni sull’incontro  di Simone di Pisa del sindacato sociale Multi da Radio Onda d’Urto
I dazi di Trump, la bocciatura della corte, le minacce all’UE
Nonostante la Corte Suprema statunitense abbia bloccato i dazi voluti da Trump, il presidente USA intende tirare dritto, riproponendoli con motivazioni diverse da quelle di tipo emergenziale considerate incongrue dalla Corte. Nel frattempo minaccia ritorsioni verso i paesi che decidessero di ridiscutere gli accordi. Un caos in cui sono in ballo interessi enormi. Ne abbiamo parlato con Renato Strumia della Cub Ascolta la diretta:
L'informazione di Blackout
Stati Uniti
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[2026-02-24] Il presidio di San Giuliano è SOTTO SGOMBERO @ Nuovo presidio San Giuliano
IL PRESIDIO DI SAN GIULIANO È SOTTO SGOMBERO Nuovo presidio San Giuliano - San Giuliano di Susa (martedì, 24 febbraio 18:00) Il presidio di San Giuliano è SOTTO SGOMBERO Prossimi appuntamenti al presidio: - 24/02 h 18 assemblea - 24/02 h 19:30 apericena condivisa e nottata in presidio - 25/02 h 5 colazione resistente Invitiamo TUTTE E TUTTI a raggiungerci al presidio per difenderlo insieme e opporci allo sgombero Chi può porti acqua e cibo Per rimanere aggiornatə in tempo reale https://t.me/PresidioSanGiuliano Assemblea BassaValle
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Le lettere dal carcere di Alaa Faraj e il potere delle storie
(disegno di nyushi) In Il pericolo di un’unica storia (Einaudi, 2020) la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie scrive: “Le storie possono spezzare la dignità di un popolo. Ma le storie possono anche riparare quella dignità spezzata”. Il libro di Alaa Faraj, Perché ero ragazzo (Sellerio, 2025) fa esattamente questo: restituisce dignità a una storia che era stata deformata, ridotta, incasellata dentro una narrazione, giudiziaria e mediatica, falsa e ingiusta. All’inizio della storia raccontata nel libro, Alaa Faraj è un giovane studente universitario di Ingegneria, un promettente calciatore che decide di fuggire dalla Libia devastata dalla guerra dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Alaa parte da Bengasi con due amici, spinto dal desiderio di vivere, di studiare, di realizzarsi. Una volta arrivato in Italia, vede però i suoi sogni infrangersi bruscamente: viene infatti condannato a trent’anni con l’accusa di traffico di esseri umani e concorso in omicidio plurimo per la morte di quarantanove persone che viaggiavano sulla sua stessa imbarcazione. È il caso giudiziario passato alle cronache come la “tragedia di Ferragosto” del 2015, raccontato anche nel film di Gianfranco Rosi Fuocoammare. La storia personale di Alaa Faraj e dei suoi amici si intreccia con diversi elementi della storia globale degli ultimi decenni (le primavere arabe, il loro fallimento, gli interventi militari internazionali in Libia, una nuova fase del jihadismo, l’ulteriore stretta securitaria sulle migrazioni) e non è possibile scindere le due storie. Il libro nasce dalle lettere e dagli scritti redatti in carcere e inviati da Alaa alla docente di Filosofia del diritto Alessandra Sciurba, che ha curato la pubblicazione del volume e ha lavorato strenuamente, insieme a tanti altri e altre, per la sua liberazione, ottenendo un primo importantissimo risultato alla fine di dicembre 2025 quando il presidente della Repubblica Mattarella ha concesso la grazia parziale. Nelle pagine dal ritmo incalzante di Perché ero ragazzo, nonostante alcune imprecisioni dovute a una lingua imparata in carcere, Alaa riscrive la propria storia e, insieme, ribalta agli occhi di chi legge le sentenze che lo hanno definito un criminale. Racconta i sogni che lo avevano spinto a partire semplicemente “perché era ragazzo”: perché aveva l’età delle possibilità, delle aspirazioni, dell’inquietudine. Attraverso l’atto di scrivere, un atto di lenimento delle ferite causate dall’ingiustizia, Alaa ricostruisce il percorso che da Bengasi lo ha condotto al carcere dell’Ucciardone di Palermo. Ma la sua non è solo una ricostruzione biografica: è un atto di resistenza. Scrivere diventa un modo per sottrarsi alla narrazione imposta dalle sentenze, per riappropriarsi della propria voce dopo essere stato privato della libertà del corpo e della parola. La storia di Alaa Faraj restituisce dignità anche a tante persone accusate di essere “scafiste” (se ne contano circa tremila nelle carceri italiane), spesso sulla base di meccanismi di profilazione razziale e di interpretazioni distorte del diritto, che trasformano i migranti in colpevoli. Persone che, dopo un viaggio intrapreso per cercare una vita nuova, si ritrovano in carcere, come racconta anche il noto caso di Maysoon Majidi, attivista curdo-iraniana arrestata con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Più in generale il testo ha il grande merito di smontare la narrazione egemonica e semplificante che riduce i e le migranti a un’alterità indistinta, a un “altro” da temere. È proprio ciò che Adichie definisce il pericolo dell’unica storia, di un racconto che non è capace di restituire la pluralità dei posizionamenti. Scrive Adichie: “La conseguenza di un’unica storia è questa: sottrae alle persone la propria dignità. Rende difficile il riconoscimento della nostra pari umanità”. Leggendo questo libro, accade il contrario. Pagina dopo pagina, Alaa smette di essere il “clandestino”, il detenuto, il musulmano percepito come minaccia. Diventa un figlio, un fratello, un amico, un ragazzo con paure e desideri in cui è impossibile non riconoscersi. L’empatia che nasce dalla sua voce è uno degli elementi più potenti del libro: Perché ero ragazzo non lascia spazio alla distanza, non consente di sentirsi estranei. In questo senso, la lettura richiama alla mente un altro libro pubblicato da Sellerio, Storia della mia vita (2024) di Janek Gorczyca, racconto in prima persona di un uomo polacco che vive a Roma da più di trent’anni, senza fissa dimora, senza documenti e senza un posto fisso di lavoro. Anche lì, i margini – che siano il carcere, la strada, la migrazione – non sono luoghi abitati da un’umanità diversa, ma spazi in cui si riflette la nostra comune fragilità, i nostri sogni, desideri, paure. Entrambi i libri ribaltano la percezione dell’alterità e mostrano come la disumanizzazione dell’“altro/a” sia un dispositivo culturale e politico: un meccanismo che si ripete nel tempo, sperimentato già nelle pratiche coloniali del XIX e XX secolo e ancora oggi operante, che consente di rendere accettabili trattamenti degradanti e disumani verso chi viene costruito come “altro/a”. Un meccanismo che vediamo all’opera tutti i giorni, nel modo in cui è trattato il genocidio a Gaza, nel modo con cui sono trattati i migranti, lasciati morire in mezzo al mare, lungo le frontiere di terra, nei centri di detenzione. La vicenda di Alaa Faraj richiama inevitabilmente altre storie di migrazione, ma anche storie che ci mostrano l’importanza di percorsi ostinati verso la ricerca della giustizia e della verità. Vengono così in mente gli scritti dal carcere di Alaa Abd El-Fattah, attivista egiziano incarcerato dal regime di al-Sisi e autore di Non siete stati ancora sconfitti (Hopefulmonster, 2021) e le mobilitazioni internazionali che hanno permesso la sua liberazione. Anche in questo caso la parola, che emerge dal silenzio del carcere, diventa resistenza, testimonianza, ostinazione nel rivendicare verità e giustizia. Allo stesso modo, la battaglia per Alaa Faraj – sostenuta da una rete sempre più ampia di persone che chiedono con lui verità e giustizia – si intreccia idealmente con altre lotte civili, come quella della famiglia di Giulio Regeni e di quel “popolo giallo” che continua a chiedere la verità. Le storie dei due Alaa, la storia di Giulio (raccontata in un documentario nelle sale nei giorni scorsi, Giulio Regeni. Tutto il male del mondo) non riguardano soltanto i singoli casi qui nominati, ma interrogano tutti e tutte noi. In un tempo in cui si parla di crisi del diritto internazionale e di indebolimento dello stato di diritto e delle garanzie fondamentali, queste storie ci insegnano la perseveranza, l’ostinazione nel non cedere all’ingiustizia e alla menzogna. Nulla potrà restituire gli anni perduti ad Alaa Faraj, ma raccontare la sua storia, leggerla, può riaprire lo spazio del riconoscimento, ricordarci che dietro ogni categoria – migrante, detenuto, straniero – c’è una persona. E può cambiare il corso della storia stessa. Ed è ciò che questo libro sta facendo, attraverso una scrittura che non chiede pietà, ma giustizia, e che, raccontando una vita, ci costringe a interrogarci sulla nostra. (renata pepicelli)
recensioni
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Guerra civile in Messico.
In attesa del podcast con la registrazione dell’iniziativa, è scaricabile l’opuscolo che raccoglie gli interventi dell’incontro svoltosi a Radio Blackout il 20 febbraio 2026, a cura di Torino Diserta e Happy Hour, con Claudio Albertani e Collettivo Nodo Solidale. Guerra civile in Messico. Sulla cosiddetta «guerra al narcotraffico». Stato e criminalità organizzata contro popolazioni e autonomie interne. Guerra-civile-in-MessicoDownload
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