In Cisgiordania è in atto un’enorme campagna di pulizia etnica portata avanti
dai coloni israeliani nella totale impunità. Ad agire sono gruppi di
giovanissimi che assomigliano sempre piu’ a delle vere e proprie squadracce
fasciste.
Non si tratta soltanto di una violenza che si intensifica: è una violenza sempre
più apertamente incoraggiata dalla consapevolezza che le autorità israeliane
fanno poco per allontanare i coloni o impedire che tornino a colpire.
A Qusra, nel nord della Cisgiordania, alcune famiglie vivono da una settimana
sotto assedio. I coloni al momento non sono presenti davanti alle abitazioni, ma
il pericolo non è cessato. Possono tornare in qualsiasi momento e intimidire
nuovamente le famiglie che da mesi vivono nella paura. Uno dei proprietari delle
case racconta di non aver dormito nella propria abitazione per sette mesi. Per
paura di un attacco dei coloni, ha trascorso le notti in un’automobile
parcheggiata nelle vicinanze, così da poter dare l’allarme ai familiari nel caso
in cui fosse iniziato un nuovo assalto.
Gli attacchi contro i palestinesi sono quotidiani e diffusi in tutta la
Cisgiordania occupata. I coloni non colpiscono soltanto chi percorre le strade o
chi lavora nei propri campi. Entrano anche nelle abitazioni con l’obiettivo,
denunciano i residenti, di costringerli ad abbandonare le proprie abitazioni e
le proprie terre.
La situazione appare fuori controllo tanto che una delegazione di alti
funzionari americani intende recarsi nei prossimi giorni nel villaggio di Qusra,
per constatare di persona la situazione. Secondo quanto riferito, i funzionari
statunitensi avrebbero chiesto ad alti funzionari della Difesa israeliana di
unirsi a loro nel villaggio a sud di Nablus per spiegare cosa sta succedendo lì
e come intendono affrontare il crescente fenomeno della violenza dei coloni
ebrei.
Dalla Cisgiordania la testimonianza di una attivista italiana
da Radio Onda d’Urto
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questo articolo da parte della
Scrivania Autogestita d’Informazione di Livorno (qui l’articolo
https://scrivaniautogestita.it/parco-eolico-tra-gorgona-e-capraia-nuovo-scempio-allorizzonte/)
in merito al nuovo progetto di mega impianto eolico off shore in zona protetta
tra Gorgona e Capraia. Iniziamo ad approfondire questo nuovo scempio voluto da
ENI e che ben si inserisce nel quadro complessivo di una terra oggetto di
speculazione energetica da parte delle grandi compagnie. I Comuni interessati
fanno parte di un territorio già segnato da impianti di agrivoltaico e
fotovoltaico e progetti eolici, come nel caso del Comune di Suvereto dove si è
tenuta una marcia popolare promossa dal Comitato Terre Val di Cornia (di cui
abbiamo parlato qui
https://infoaut.org/confluenza/val-di-cornia-una-manifestazione-a-suvereto-per-difendere-i-terreni-agricoli-da-terna-e-maxi-progetti-speculativi)
; la Toscana è una di quelle regioni in cui gli investimenti in questo ambito si
intrecciano con gli interessi sporchi di sangue di grandi società finanziatrici
israeliane, come nel caso di Massarosa e nel più recente di Ribolla (se ne è
parlato anche su quotidiani nazionali), dove è nato un comitato per contrastare
il progetto. Seguiranno aggiornamenti! Buona lettura.
Il progetto del nuovo parco eolico Atis che dovrebbe sorgere tra l’isola di
Gorgona e l’isola di Capraia è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale.
Diverse le criticità e le contrarietà espresse da associazioni ed enti per
un’opera che impatterà in maniera irreversibile su un’area ad elevato interesse
naturale e paesaggistico essendo situata all’interno dell’area marina protetta
Santuario Pelagos e della Rete Natura 2000 con aree classificate come Zona
Speciale di Conservazione e Protezione Speciale. A ridosso del Parco Nazionale
Arcipelago Toscano e al Parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate in
Corsica, passando per la Riserva Naturale Tombolo di Cecina. In una regione, la
Toscana, già altamente stressata da impianti logistici, energetici e
industriali.
Ma andiamo con ordine.
Cos’è e chi lo promuove?
Atis è il nuovo parco eolico flottante offshore che dovrebbe sorgere tra l’isola
di Gorgona e l’isola di Capraia. Promosso da Atis Floating Wind S.r.l, joint
venture tra Eni Plenitude e Simply Blue Group, costerà circa 2,98 miliardi di
euro.
Eni Plenitude è una società per azioni controllata da Eni che vende luce, gas e
soluzioni energetiche varie.
Simply Blue Group è una società irlandese con sede a Cork specializzata nello
sviluppo di progetti per la cosiddetta “blue economy” cioè l’energia pulita
proveniente dal mare.
Già dal 2023 le due società hanno firmato un accordo per lo sviluppo di parchi
eolici in Italia.
Caratteristiche.
Il progetto prevede l’installazione di 48 turbine eoliche galleggianti, che
saranno ancorate ai fondali. Le turbine avranno un diametro delle pale di 250 m
e il mozzo posizionato a 157 metri sopra il livello del mare. Il parco occuperà
264,5 km2 in una zona dove i fondali oscillano tra i 250 e 630 metri. Gli
aerogeneratori avranno una potenza stimata di 48 MW per una potenza complessiva
di 864 MW e una produzione stimata di 1860 gigawatt ora.
L’elettricità generata verrà raccolta da due grosse sottostazioni elettriche
galleggianti (chiamate Foss) posizionate in mare.
Da lì, partiranno 4 cavi sottomarini che trasporteranno l’energia fino al punto
di approdo a terra, individuato nel Comune di Rosignano Marittimo. Infine, un
cavidotto interrato collegherà l’approdo alla stazione di connessione della rete
elettrica nazionale di Terna a Castellina Marittima (Pi). Successivamente,
tramite un elettrodotto in gran parte aereo, si collegherà alla stazione
elettrica di Castellina con quella di Cornia.
Per la realizzazione dell’approdo dei cavi sottomarini è previsto l’utilizzo di
Trivellazione Orizzontale Controllata.
Posizione.
Il parco eolico sorgerà a circa 17 km dall’Isola di Gorgona, 22 km dall’isola
Capraia, 28 km dalla punta settentrionale della Corsica e circa 55 km dalla
costa di Calafuria, a Livorno.
I comuni interessati dalle opere di connessione onshore (cavidotto interrato ed
elettrodotto aereo) sono: Rosignano Marittimo (LI), Castellina Marittima (PI),
Riparbella (PI), Montescudaio (PI), Guardistallo (PI), Casale Marittimo (PI),
Bibbona (LI), Castagneto Carducci (LI), Sassetta (LI) e Suvereto (Li).
Criticità ambientali e paesaggistiche.
Ad oggi sono diverse le criticità e contrarietà espresse da associazioni ed enti
locali tramite osservazioni alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che è
in fase di studio. L’area in cui dovrebbe sorgere il parco eolico offshore
infatti è nel bel mezzo dell’area marina protetta Santuario Pelagos, a ridosso
del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e del Parc naturel marin du Cap Corse et
de l’Agriate in Corsica. Non solo, diverse aree interessate, come ad esempio
l’isola di Gorgona, rientrano nella Rete Natura 2000 e sono classificate come
Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).
Anche la parte onshore riguarderà diverse aree con elevato interesse
naturalistico e paesaggistico come la Riserva Naturale Tombolo di Cecina e
Bolgheri.
Il tracciato infatti attraverserebbe terreni incontaminati di grande valore di
biodiversità e rispetto ambientale. Se quest’opera venisse realizzata avrebbe un
impatto irreversibile sugli ecosistemi, con perdita di biodiversità e degrado
del suolo. L intervento danneggerebbe inoltre l’economia locale penalizzando
attività agricole e turistiche legate al paesaggio e alla qualità’ del
territorio.
La fauna e la flora marina subirebbero un grosso impatto dovuto all’emissione di
rumori e vibrazioni sottomarine che verranno emesse in fase di realizzazione e
di vita dell’impianto. Alla movimentazione di sedimenti per l’installazione
delle opere di progetto e per il movimento dei mezzi navali.
Poi ci sono gli impatti dovuti agli ancoraggi degli aerogeneratori e alla
posatura e percorso dei cavi di collegamento con la terraferma. Gli stessi cavi
un impatto dovuto ai campi elettromagnetici.
L’area, come detto, è compresa nel Santuario internazionale dei cetacei Pelagos,
con coralli di profondità, posidonia oceanica, habitat e specie delicatissime.
Presenza nell’area di specie di cetacei che frequentano le acque profonde come
zifi e capodogli. Inoltre, nell’area interessata, negli ultimi 10 anni si sono
verificate numerose nidificazioni di tartaruga marina Caretta caretta e sono
stati segnalati esemplari di tartaruga liuto ed è stata recentemente accertata
presenza nell’isola di Capraia della foca monaca.
Perfino Legambiente, che ha mostrato un’apertura verso il progetto, ha
denunciato tramite le osservazioni alla VIA, la carenza degli studi presentati
in merito.
Il comune di Rosignano Marittimo, uno dei pochi ad avanzare obiezioni in merito,
ha scritto che non è dato conto delle motivazioni di ubicare le opere a mare
all’interno di un’area marina protetta di interesse internazionale, quale il
Santuario dei Cetacei Pelagos, senza cognizione delle diverse alternative
esplorate.
Inoltre ha sottolineato che dall’analisi del SIA la principale criticità emersa
riguarda la dispersione del mercurio “tombato” presente nei sedimenti marini a
seguito delle operazioni di posa e passaggio dei cavi sottomarini. Si ritiene
che tale aspetto, di notevole criticità, non sia stato debitamente approfondito
nella documentazione presentata.
C’è poi l’impatto sull’avifauna. Si registra infatti la presenza di specie di
uccelli marini – come berte minori e maggiori e falchi pescatori – che rischiano
di essere fortemente danneggiati sia in fase di migrazione che di foraggiamento
o dispersione.
Impatto sul patrimonio culturale, aree di interesse archeologico e
paesaggistico.
Tra le osservazioni alla VIA si nota anche quella della Soprintendenza del
Ministero della Cultura che sottolinea interferenze con siti archeologici
subacquei data la zona con alta presenza di relitti archeologici. Il parco
subacqueo presenta, nell’area oggetto del parco eolico, ben 14 siti di interesse
culturale, ovvero 11 relitti di epoca antica e 3 relativi a mezzi della seconda
guerra mondiale. Tutti i siti si presentano in ottime condizioni di
conservazione
La soprintendenza evidenzia che l’esistenza di un rischio archeologico nelle
aree scelte per l’installazione dell’impianto e delle relative opere connesse,
tanto nelle parti del progetto offshore che onshore, valutando negativamente la
compatibilità dell’intervento rispetto al patrimonio archeologico presente.
L’impatto visivo, dicono, sarà ridotto dalla costa. Sicuramente sarà ben
visibile sia dalla Gorgona sia dalla Capraia e dalla Corsica. Tantè che ,sempre
la Soprintendenza, ritiene insufficiente la documentazione presentata sulle
interferenze paesaggistiche valutate solo dalla zona costiera di Livorno.
Richiede infatti di valutare interferenza anche da Populonia, dalla Capria e
dalla Gorgona. Così come il Comune di Rosignano Marittimo ritiene che i punti di
vista scelti nei documenti citati non siano esaustivi e ne chiede l’integrazione
con ulteriori posti a quote collinari e da punti di vista significativi, al fine
di quantificare in maniera corretta l’impatto paesaggistico del progetto che ad
ogni modo sarà inevitabile e disastroso.
Interferenza con attività antropiche.
Anche l’impatto con le attività di pesca sarà ovviamente importante per motivi
strettamente collegati a quelli già citati, rischiando così di danneggiare un
intero settore.
C’è poi il tema delle rotte mercantili. La presenza del parco eolico, che avrà
un’estensione di circa 256 km2, costringerà le 72 navi al mese che transitano da
questa zona a cambiare rotta aumentando i tempi di navigazione e la riduzione
dello spazio acqueo per la navigazione con il conseguente aumento del rischio di
collisione.
Toscana terreno sacrificabile ed hub energetico.
Le analisi di tutte le caratteristiche del parco eolico flottante Atis
restituiscono una panoramica preoccupante con un impatto sull’ambiente enorme.
Questa operazione incarna perfettamente il modello energetico che anche questo
governo sta portando avanti. Territori sacrificati per far spazio ad enormi
impianti a beneficio di grandi gruppi industriali senza considerare le
conseguenze. Come evidenziato anche da una lista civica del comune di Campiglia
Marittima in una delle osservazioni avanzate, il carico territoriale energetico
sulla val di cornia e area costiera livornese sarà ulteriormente gravoso, data
già l’elevata presenza di
* grandi impianti siderurgici
* discariche e gestione rifiuti
* infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, incluso il rigassificatore
Tra l’altro in Toscana si stanno già portando avanti installazioni di
aerogeneratori sull’appennino che devasteranno l’ambiente. Come quello che sta
accadendo dell’appennino Mugellano, che può essere approfondito qui .
Non da meno sono i progetti di installazioni del fotovoltaico sui campi agricoli
con espropri e speculazioni soprattutto nella Val di Cornia dove il
comitato Terre Val di Cornia si sta battendo contro questo ennesimo scempio.
Il tutto nel nome di una transizione energetica che di green ha davvero poco.
Stupisce, ma forse neanche troppo, che alcune associazioni ambientaliste abbiano
mostrato apertura verso il progetto del parco eolico. Legambiente la riconosce
come un’opportunità per fornire energia alla nuova Darsena Europa in corso di
realizzazione nel porto di Livorno. Propone quindi di mitigare l’impatto
ambientale di una grande opera tramite un’altra grande opera che avrà a sua
volta un impatto devastante.
Rimarranno delusi tutte quelle persone e associazioni che si aspettano quindi
una svolta green o che pensano che questi tipi di impianti eolici o fotovoltaici
eviteranno ad esempio l’arrivo del nucleare. Il governo infatti ha avviato tutti
gli iter preliminari anche per questa soluzione energetica, in barba ai due
referendum nazionali che in passato hanno già bocciato questa opzione.
Eppure, come evidenziano alcuni studi, basterebbe coprire con pannelli
fotovoltaici il 30% degli edifici residenziali per coprire il 100% del
fabbisogno energetico nazionale, senza ulteriore impatto ambientale come, ad
esempio, il consumo di suolo. Una soluzione che sicuramente presenta ostacoli ma
che dovrebbe necessariamente essere intrapresa. Ma ovviamente interessi
economici e speculativi che guidano questo modello estrattivista portano alle
soluzioni sopra citate che portano devastazione ambientale e non tengono conto
delle esigenze dei territori.
Bisognerebbe, infine, chiedersi a monte per cosa produciamo energia elettrica e
a cosa dovrebbe servire realmente. Altrimenti si proseguirà sull’attuale modello
sviluppista che ci sta già presentando un conto salatissimo per i suoi costi
sociali e ambientali
L’approvazione della legge 26 luglio 1975, n. 354, il nuovo Ordinamento
penitenziario, aveva rappresentato una svolta storica. Per la prima volta il
carcere italiano abbandonava formalmente l’impianto autoritario del regolamento
…
La puntata di ferragosto di Harraga -in onda su radio Blackout ogni venerdì alle
15- è dedicata alle recenti proteste nel centro di detenzione amministrativa di
Pastrogor, in Bulgaria. Con…
La puntata di ferragosto di Harraga è dedicata alle recenti proteste nel centro
di detenzione amministrativa di Pastrogor, in Bulgaria. Con due compagne del
collettivo Rotte Balcaniche, siamo partite dalle proteste delle persone migranti
recluse delle scorse settimane per fare un quadro dei recenti sviluppi in tema
di detenzione, controllo e repressione delle persone in movimento dopo l’entrata
in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione, avvenuta lo scorso 12
giugno.
La rapida attuazione del Patto in Bulgaria -il cui governo ha annunciato i
progetti per la costruzione di due nuovi centri di detenzione, due di screening
e due per il trattenimento dei minori non accompagnati, oltre alla
ristrutturazione di centri preesistenti per aumentarne la capienza- ha provocato
un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di
tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è
passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220. Al suo interno viene
applicata la nuova “procedura di asilo di frontiera”, uno stratagemma giuridico
introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle
persone in movimento. La procedura accelerata di frontiera aumenta i rigetti
sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri
“volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM.
Le proteste delle persone recluse, che chiedono di essere trasferite in un
centro d’accoglienza di tipo aperto mentre le loro procedure di richiesta asilo
sono ancora in corso, sono state represse duramente con pestaggi e minacce da
parte delle forze dell’ordine. Nonostante ciò, le persone trattenute hanno
mantenuto le loro rivendicazioni, con una lettera scritta ed uno sciopero della
fame.
La loro lotta ci permette di analizzare quanto il regime di controllo delle
persone in movimento in Bulgaria, da anni terreno di sperimentazione delle
politiche migratorie europee, rappresenti l’essenza dell’esternalizzazione delle
frontiere, all’interno delle frontiere EU: attraverso la cosiddetta “finzione di
non ingresso”, i sempre più violenti e massicci respingimenti al confine turco,
il ricorso ai rimpatri volontari forzati, la criminalizzazione delle persone
immigrate etichettate come “minaccia per la sicurezza nazionale” e il confine
sempre più labile tra detenzione amministrativa e penale.
Per ulteriori approfondimenti: Collettivo Rotte Balcaniche , No Borders – Без
граници Bulgaria
INTERFERENZA MANGA PER NERD INTERSEZIONALI - PARTE 5
Data di trasmissione
Domenica 16 August 2026 - 21:00
Le Dita nella Presa
Interferenza Manga arriva alla sua quinta puntata di occupazione!
Continuando la lettura di La Stupidità Artificiale di Anne Alombert, ci siamo
imbattute nella povertà di significato a cui il cosiddetto "prompt engineering"
riduce il mezzo della scrittura. Per contro-bilanciare il disagio provato,
ricorriamo alla cosiddetta letteratura elettronica, modalità di espressione
artistica, combinazione armoniosa e creativa tra linguaggio umano e
linguaggio-macchina, che riteniamo particolarmente interessante.
Un paio di suggerimenti al riguardo:
Puntata Intera
Durata 1h 7m 8s
lettura la stupidità artificiale
Durata 17m 39s
* Per saperne di più su Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 5
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane
nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto
dalle autorità del posto.
Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato
catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione
sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era
in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al
trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la
detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto.
Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni
detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di
celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili
sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo
prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per
direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo
che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto
ripetutamente cure mai ricevute.
A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano
e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura.
Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto
accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i
microfoni di Radio Blackout.
Francesca, attivista e avvocata:
Yasmine, attivista:
L’agenzia delle deportazioni vuole spendere fino a 20 milioni di dollari per
migliaia di G.L.O.V.E., dispositivi capaci di infliggere scariche elettriche
attraverso il contatto con la pelle. Vengono presentati come …
di Samuele Lucia Dalla Gran Bretagna alla Germania fino all’Italia, le norme
contro terrorismo e antisemitismo sollevano una domanda scomoda: dove finisce la
tutela della sicurezza e dove comincia la …
5 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE
CAMPEGGIO LIBERO DAL 3 AL 6 SETTEMBRE
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Un polmone verde
utilizzato da cittadini e residenti in queste estati caratterizzate da caldo
estremo con temperature che, complice il cambiamento climatico e l’inquinamento,
saranno sempre più la normalità.
Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Grazie alle
previsioni del piano operativo comunale, sia della vecchia giunta 5 Stelle, sia
dell’attuale a guida PD, un costruttore privato potrà edificare 4 palazzine di 4
piano più migliaia di metri quadri di parcheggi e servizi.
In cambio, dopo anni di cantieri e devastazione, dovrà “restituire” una porzione
al Comune. Vorrebbero farci credere che tutto tornerà come prima.
Anche il più ingenuo sa benissimo che non sarà così
Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratori, cittadini e residenti
del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi
vengano abbattuti per far posto al cemento. Sono stati creati 120 orti urbani
autogestiti, piccole aree ristoro, sotto gli alberi, con panchine e tavoli.
Iniziative culturali e politiche.
Nel 2016 il vecchio proprietario, la cooperativa di costruzioni CLC, provo ad
entrare con le ruspe e fu bloccata da un muro di attivisti e attiviste che
impedirono l’ingresso. Furono tutti denunciati per violenza privata e poi
assolti da un Giudice.
Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e
duecento mila euro ad un imprenditore Livornese. Stefano Frangerini. La sua
impresa si è aggiudicata, negli anni, numerosi appalti per il Comune di Livorno.
Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e
cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero.
In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre
è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via
Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni
di campeggio libero. Dal 3 al 6 settembre. A breve partiranno 4 presidi
permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere
allo sgombero con ogni mezzo.
La difesa dell’ambiente e del verde cittadino dalla speculazione privata è un
tema politico prioritario. Per noi non esistono compromessi possibili, neanche
un centimetro quadrato di cemento deve essere colato. L’interesse pubblico
contro il profitto privato. Il consiglio Comunale di Livorno, in maniera
compatta, da destra a “sinistra” (compresa AVS), ha rigettato una mozione,
presentata di consiglieri della lista civica Buongiorno Livorno e da Potere al
Popolo, per impedire la cementificazione.
Addirittura, la Regione Toscana si sta attivando, con delle linee di indirizzo,
contro il consumo di suolo e la salvaguardia del verde. Per capire quanto siano
credibili basta vedere cosa sta succedendo a Livorno con una Giunta guidata
dagli stessi partiti che governano a Livorno.
Questa vertenza non interessa solo la città di Livorno. Parla a tutto il Paese.
Per questo motivo invitiamo tutti e tutte ad aderire e partecipare alla
manifestazione del 5 settembre a Livorno.
Per adesioni scrivere a: resisterealcemento@gmail.com
Comitato Orti Urbani di Via Goito Livorno
Inoltriamo il comunicato che segue, relativo alla nostra recente azione a
Sant’Anna di Stazzema, affinché possa essere letto da più persone e dare avvio a
una discussione. Crediamo che oggi, nella costruzione di un movimento di massa
contro la guerra e contro la dittatura del mercato, l’antifascismo debba
assumere forme nuove e recuperarne di antiche, e non debba più ridursi a deboli
contro-manifestazioni al fianco di una sinistra ormai inefficace, né ai lunghi
comunicati vittimisti e lamentosi.
Una delle poche volte in cui ci siamo occupati concretamente di pratica
antifascista risale al 2023, quando decidemmo di non partecipare alla
contro-manifestazione organizzata in occasione di una delle prime apparizioni
pubbliche del Generale. Scegliemmo invece di esporre, la sera precedente,
davanti all’edificio in cui avrebbe parlato, uno striscione con la scritta: “È
LA BENZINA A 2€ CHE NON È NORMALE” (non gli omosessuali, ndr) [vedi VIDEO:
https://www.instagram.com/reel/CxfWYVftQgy/].
Alla luce dei nuovi picchi dei prezzi dei carburanti di queste settimane e,
contestualmente a quanto scritto sopra, riteniamo utile far circolare queste
note sul 12/8/26 insieme a questo video del ’23, senza pretesa alcuna di avere
ricette già pronte da somministrare, ma come contributo alla prassi militante.
Per un antifascismo che torni a essere pratica materiale di forza capita (e
agita) dai proletari, dalla nostra gente, per i nostri territori.
SUL FUNAMBOLO CADUTO E COSTRETTO A RAGGIUNGERE L’OSSARIO DI NASCOSTO
Qualche nota sul 12 agosto ’26.
Come Giovane Grido Lucca e FAUST (Fronte Autonomo Studenti Territorialisti)
scriviamo qualche nota sul 12 agosto ’26.
Vorremmo ringraziare soprattutto
i lucchesi.
Vediamo che stanno sostenendo la nostra azione senza distinguo tra metodo e
merito. E‘ chiaro a tutti che è grazie all’aver bloccato il sindaco che si è
aperta la questione della sua illegittimità in quel luogo, percepita sottopelle
ma mai espressa così esplicitamente da una prassi come la nostra. Questo ha dato
respiro e gran soddisfazione ai tanti abitanti di Lucca ai quali non è mai
andata giù la sua presenza a Sant’Anna e di cui abbiamo interpretato la volontà.
Solo oggi, dopo questa azione, è finalmente esplosa la contraddizione di Mario
Pardini di professarsi antifascista e avere dato potere a un vice fascista.
Un altro grazie va a Maurizio Verona, sindaco di Stazzema che ha compreso la
nostra intenzione di sollevare una questione politica reale e sentita e non ha
trattato la nostra azione come una mera questione di ordine pubblico.
Ha parlato con noi dei neofascisti lucchesi e ci ha invitato a esporre lo
striscione “Pardini: il vice fascista hai voluto, qui non sei benvenuto” durante
la Commemorazione.
Noi abbiamo declinato l’invito solo perché determinati a non far oltrepassare al
Pardini il ponte che stavamo presidiando.
Solo dopo aver parlato con Verona è sopraggiunto il Pardini che sceso dall’auto
e messo da noi di fronte all’imbarazzo che stava costituendo per la città di
Stazzema e il sereno svolgersi della commemorazione, ha negato che il suo vice
si dichiari evoluzione del fascismo salvo poi scivolare tragicomicamente su
argomenti del tipo “hanno fatto queste dichiarazioni prima di entrare in
giunta”, dove per “prima” si tratta di qualche mese prima, come se Palazzo
Orsetti abbia qualche potere curativo sulla vigliaccheria e l’infamia dei
camerati.
Una volta conclusa una stucchevole e inutile divagazione sulla democrazia dove,
a quanto pare, conflitto sociale, dissenso, autonomia di popolo e qualunque cosa
che non siano le elezioni ogni cinque anni non sono pervenuti nella vita
politica, ha dato la sua parola (fa già ridere così) che per non dare problemi
al sindaco di Stazzema, finita la lunga prosopopea, si sarebbe allontanato dalla
commemorazione.
Noi, che alla parola dei politicanti non crediamo, figurarsi a quella di un
amico dei neofascisti, l’abbiamo visto fare inversione a U con il suo bel suv
elettrico bianco e tornarsene da dove era venuto e siamo rimasti a presidiare la
strada per tutto il tempo senza bloccare l’accesso delle navette e delle auto
alla celebrazione.
Lui il ponte non l’ha più passato, almeno non pubblicamente.
Infatti, verosimilmente, è stato costretto a rifugiarsi in qualche auto blu,
navetta, volante o forse ha chiesto un passaggio a una delle sue amicizie
politiche.
E’ stato costretto a raggiungere Sant’Anna di nascosto.
Vogliamo ribadire che noi nel blocco che abbiamo fatto non abbiamo fermato
nessuno che volesse partecipare alla cerimonia se non per i primissimi momenti,
che ci hanno permesso, incatenati al guard-rail e tenendo lo striscione di
parlare con Verona e non far passare l’unica persona che ci siamo rifiutati di
far defluire, cioè ovviamente, il Pardini. Discussioni che si sono tenute a
strada presidiata ma già liberata per gli avventori della Cerimonia.
Riguardo alla nostra conversazione non abbiamo molto dire, così come lui
riguardo alle nostre domande.
Nei video che ha fatto successivamente all’accaduto ha parlato molto di più di
quanto non l’abbia fatto con noi e trovandosi in evidente difficoltà non ha
minimamente fatto riferimento al motivo dell’azione e ha evitato di parlare del
suo vice fascista.
Ha trovato invece il tempo di usare la questione per promuovere la sua
ricandidatura. Questo è il rispetto del sindaco per i martiri di Sant’Anna di
Stazzema.
L’unica argomentazione alla quale vogliamo controbattere è quella che il Pardini
rappresenti la città: certamente a livello istituzionale ne fa la parte ma è
ingenuo credere che rappresenti tutti gli elettori e soprattutto tutti i
cittadini.
Il nostro Sindaco ritiene che stia a lui dare i tempi alla politica e che il
tempo lo legittimi, pensa che cinque anni di partecipazione possano esentarlo da
un dissenso popolare e così sentito, una contestazione portata avanti anche da
dei ragazzi molto giovani, che cinque anni fa non sapevano nemmeno il suo nome.
Concludiamo queste note sottolineando che questa azione ci racconta che il
dissenso sociale non solo è necessario ma soprattutto è funzionale, in un mondo
di piatta burocrazia e apparenza.
Anche il funambolo più esperto se messo di fronte a una fune dal diametro troppo
piccolo per camminarci, cade.
Il vice fascista hai voluto,
bloccarti ieri, oggi e domani
è un atto dovuto.
Giovane Grido Lucca
FAUST Fronte Autonomo Studenti Territorialisti
Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di
munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa.
Da No Base
Immagini impressionanti della violenza con cui un sito industriale può
immediatamente diventare una bomba che minaccia la vita di dipendenti e abitanti
del territorio. Un evento che ha giustamente spaventato e fatto notizia, a
maggior ragione dato che in quello stesso territorio, la Valle del Sacco, KNDS
intende riconvertire e ampliare lo stabilimento realizzandovi un nuovo impianto
per la produzione di nitrogelatina, componente destinato alla filiera degli
esplosivi e delle munizioni.
Così, alla faccia degli incidenti esplosivi, si continua a incentivare una
dinamica di riarmo e militarizzazione palesemente nociva e pericolosa per la
vita, la sicurezza e la salute dellə abitanti.
A partire dall’episodio di Colleferro, vogliamo cogliere l’occasione per
guardare al nostro territorio e fare luce su come una zona di sacrificio sia
sempre di più un campo minato in cui la vita di chi ci vive o lavora non è messa
sullo stesso piano dell’interesse politico, economico e militare a portare
avanti piani di riarmo e proiezione bellica nel pieno di una guerra mondiale
devastante.
Porto e raffineria a Livorno: una minaccia perenne per la sicurezza del
territorio
Quante Colleferro ci sono tra Livorno e Pisa, nei pressi di case, quartieri,
infrastrutture, parchi, strade e stazioni? Quanto è concreta la minaccia della
guerra e dell’estrattivismo per vite e territorio, quando ci muoviamo tra le
nostre città? Immaginiamo di camminare da Livorno a Pisa e percorrere le strade
in cui abitano e lavorano decine di migliaia di persone.
Quali sono le Colleferro che incontriamo ogni giorno?
A Livorno il porto, come denunciano i portuali e la cittadinanza da anni, è
luogo di transito di merci militari. Centinaia di container che possono ospitare
qualsiasi cosa, da armi a esplosivi, da bombe a missili, scaricate in mezzo a
lavoratori, abitanti e turisti. Dal 2025 a oggi, sono più di 600 le tonnellate
di esplosivi circolate nel porto. A questo si aggiunge l’interesse a insediare
nel porto un nuovo sito per la costruzione e il collaudo di sottomarini da
guerra dell’impresa Drass.
Andando verso Pisa incontriamo Stagno, dove la raffineria Eni — oggi interessata
da un progetto di conversione in bioraffineria — rappresenta l’eredità concreta
di decenni di attività industriale ad alto impatto. L’impianto è classificato
dalla normativa Seveso come stabilimento a rischio di incidente rilevante,
mentre nelle aree circostanti sono state documentate contaminazioni dei terreni
e delle acque di falda da idrocarburi, metalli e sostanze cancerogene. La
riconversione annunciata non cancella la necessità di completare le bonifiche,
garantire la sicurezza dei lavoratori e tutelare la salute della popolazione.
Camp Darby: un immenso deposito di munizioni nel cuore del Parco
Il percorso prosegue fino al Camp Darby, base militare utilizzata dalle forze
armate statunitensi come deposito logistico e di munizioni. Un vero e proprio
bersaglio per qualsiasi tipo di operazione militare che abbia come controparte
l’esercito USA o la NATO. Una polveriera gigante in cui non si conosce cosa vi
sia stoccato, per quanto tempo, con quali rischi per la sicurezza e con quali
conseguenze in caso di incidente o esplosione.
Un’installazione collocata in territorio italiano ma sottratta, nei fatti, a un
effettivo controllo democratico e caratterizzata da un regime di segretezza che
impedisce alla popolazione di conoscere quantità, tipologia e rischi dei
materiali stoccati.
Non risulta pubblicamente disponibile un piano di emergenza esterna che informi
gli abitanti sui rischi, sulle aree coinvolte e sui comportamenti da adottare in
caso di incidente, né tantomeno informazioni sulle attività quali movimentazione
di armi, esplosivi e munizioni. Quale impatto avrebbe un evento come quello di
Colleferro, se coinvolgesse un luogo di questo tipo?
Quando il rischio aumenta solo aspettando un treno
Ma la minaccia che comportano questo tipo di infrastrutture è anche in
movimento: le stesse merci militari che arrivano a Livorno o vengono stoccate a
Camp Darby, circolano sulle nostre strade, nei nostri cieli e soprattutto sulle
nostre rotaie e sui nostri treni. Quante delle merci che transitano nell’hub
militare pisano-livornese, atterrano all’aeroporto di Pisa? Quanti di questi
esplosivi sono passati e passano tutt’ora dalla stazione dei treni? Quanti dai
binari di Livorno, Calambrone, Collesalvetti? Magari in pieno giorno, con
stazioni piene di pendolari? Quali misure di sicurezza sono messe in atto e come
possono tutelarsi le persone laddove il passaggio di questo materiale rimane
completamente sconosciuto?
Il rischio non si ferma alle zone tra Pisa e Livorno: a Pontedera, uno dei
luoghi designati per il nuovo progetto di base militare, è stato di recente
ampliato il binario 4 della stazione, nell’ambito di un progetto europeo dual
use, destinato anche alla mobilità militare e alla circolazione di convogli
lunghi fino a 740 metri, in una zona ad altissima frequentazione a ogni ora del
giorno e della notte.
Armi, esplosivi e… reattori: il nucleare di San Piero a Grado di cui nessuno sa
nulla
E se non si tratta di combustibili, armi o esplosivi, si tratta di inquinamento.
Qual è lo stato effettivo dello smantellamento del reattore dismesso nell’area
Cisam e della rimozione dei materiali radioattivi? Quali controlli continuativi
vengono effettuati sulle acque, sui sedimenti e sull’ecosistema del Parco, e con
quali modalità di informazione pubblica?
Vita, salute e sicurezza: la nostra vera posta in gioco
Quando la guerra diventa la regola con cui si organizzano i territori, le
infrastrutture, il lavoro, l’economia, la logistica, ognuno di questi luoghi è
una possibile Colleferro, una polveriera pronta a saltare in aria. Non si tratta
di allarmismo, ma della posta in gioco della lotta che portiamo avanti:
difendere la vita stessa, la salute e la sicurezza quotidiana delle nostre
città, dei nostri posti di lavoro, dei territori che viviamo.
Non vogliamo territori che siano parchi giochi per militari e industriali,
mentre diventano campi minati per la popolazione; non vogliamo che il prezzo
della guerra mondiale sia pagato dai più, mentre pochi potenti fomentano il
riarmo dal caldo delle loro poltrone.
Fermare la logistica bellica e le basi militari proiettate verso i teatri di
guerra globali; organizzarsi sui territori per rivendicare condizioni di vita
sicure, salubri, dignitose, ecologiche; scioperare nei posti di lavoro per
sottrarsi ai ricatti dell’economia di guerra; lottare contro questi sacrifici
imposti ai territori e a chi li abita. Questi sono gli unici strumenti che
abbiamo a tutela della vita umana e naturale, verso la quale la guerra e i suoi
ingranaggi sono oggi una minaccia sempre più incompatibile e inaccettabile.