Il 4 settembre del 1978, sei lavoratori della Fiat di Termoli ricevono una
comunicazione giudiziaria dalla Procura di Larino. Le accuse sono pesanti:
tentato sequestro di persona, violenza privata aggravata …
CENA SOCIALE DI QUARTIERE GRAB
Giardini Madre Teresa - Corso Vercelli 12
(martedì, 8 settembre 20:30)
REBELLANGA - MINIFESTIVAL ANTIFA
Alba, parco Tanaro - Parco Tanaro Alba
(venerdì, 4 settembre 16:00)
REBELLANGA 4-5 SETTEMBRE, PARCO TANARO, ALBA
Sono passati cinque anni dal primo Rebellanga, periodo che coincide con la
nostra presa di posizione sul tema dello sfruttamento lavorativo nelle campagne
e nelle fabbriche del territorio albese. Qualcosa è cambiato dopo le varie
mobilitazioni ma ancora troppo poco: non ci basta che il dormitorio Caritas
rimanga aperto, o che aumentino le accoglienze temporanee. Non ci basta
ascoltare la retorica dello "scarica barile" che le multinazionali adottano per
deresponsabilizzarsi
Continua ad esistere il lavoro nero, grigio o sottopagato. continuano a esistere
problematiche abitative e continuano i padroni a guadagnare sulla pelle degli
ultimi a braccetto coi caporali. Servono prese di posizione nette: edilizia
popolare, contratti diretti , organizzazione dei lavoratori e tutele crescenti;
il problema è sistemico e non si può agire tamponandolo come si trattasse
un'emergenza.
Di questi e di molti altri temi parleremo in questa edizione del nostro
minifestival per non smettere di credere in un mondo equo e giusto.
VENERDI
16:00 accoglienza
17:00 assemblee & incontri: sfruttamento lavorativo, lotta e repressione
18:00 formazione sociopolitica dei movimenti
19:00 cena condivisa
20:00 PARFOMAN - rap from Alba
21:00 BJ &
CALIMISTIK - rap from Cuneo
22:00 KIKI - rap from Turin
23:00 COLPOS - punk from Turin
00.00 DJ CHISIU - electro/techno
SABATO
11:00 attività
13:00 pranzo condiviso
15:00 assemblee & incontri: migrazioni; uso e abuso di sostanze
18:00 Turniptex presentazione progetto
19:00 cena antirazzista
20:00 LIL B - reggae from Casamas
21:00 LAIO - cantautorato
22:00 ERRICO CANTAMALE - folk
00:00 MARCO LEKTRO - electro/techno
By Collettivo Mononoke
Agosto è il babbo dell’inverno, e Matinée XXL torna nella propria fascia oraria
d’elezione. Nonostante l’alzataccia i Nostri non si perdono d’animo e boombox in
spalla fanno il giro del mondo in 120 minuti, ecco le tappe:
Robert Ashley – Automatic writing
Kim David Bots, Lucle De Jong – Een Drenkeling
? – Traumerei
Michael William Gilbert – Resting Place
Wilburn Burchette – Love Call
Sylvia Moore – Water is wide / Ashyee Tatale
Weswnyeleh Mebreku – The neighborhood’s Laughing Stock
Chants et danses de chine – contents de se recontrer
Bob Zentz – Waiting for dawn
Ethiopian music antology – coffee grinding
Morgan fisher – lighting a cigarette / lighting a pipe
Luis Cilia – o adeus dum poscritto
Ethiopian music antology – flute ensemble
Sun ra – ancient ethiopia
La zampogna – macintosh lame
Drifting – sun sings a song for noone but you
Chris and cosey – tears of blood
freed&brown – pagan love song
Trabant – délután
Zezé – babá alapalá
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 10 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
CINEFORUM EVIL DEAD(1981)
Piazza Santa Giulia - Piazza Santa Giulia, 10124, Torino
(lunedì, 14 settembre 20:00)
SUPPORT YOUT LOCAL FILM-MAKERS!
siamo un collettivo di ame che stanno realizzando un film a budget 0 da ormai un
paio di anni, proietteremo EVIL DEAD (1981) nel nostro spazio abitativo con
l'obbiettivo di raccogliere qualche soldino per un microfono, costumi e simili.
ingresso a offerta libera, bar a prezzi popolari
Troverai: Birrette, Amari homemade dalle ame, presa bene
vi aspettiamo!
ps: viva il cinema lowbudget
Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si
terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana.
Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal
punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la
profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene
mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della
campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere
consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.
Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta
dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità,
scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la
nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il
genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso
passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande
partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare
movimento dal basso.
Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si
sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato
di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la
strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo
smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale –
molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito
produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa
possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.
Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi
è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il
dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di
ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci
ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la
guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in
assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città
del riarmo: come contrapporsi insieme?”
Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo
utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza
indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella
creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.
Eliana Riva ne ha parlato in un suo recente articolo e ai nostri microfoni
racconta il funzionamento di questo metodo di propaganda molto raffinato,
supportato dagli Stati Uniti e utilizzato come arma di guerra nel cercare di
costruire una narrazione che legittimi il genocidio utilizzando strumentalmente
la carta dell’antisemitismo.
da Radio Blackout
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti
alla rete Terna aumentano di giorno in giorno.
Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che
li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che
implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le
isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la
quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data
center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in
una fase di guerra e riarmo.
In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e
cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a
questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata
ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del
Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete
regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di
mobilitazione.
Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e
Apartitico di Travagliato
Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco
per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di
questa intervista qui):
Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data
center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»
Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione.
Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.
Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto:
chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i
costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?
A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo
sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà
territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in
Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.
Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta
alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto
tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi
perseguito.
«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i
promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della
società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere
i costi di un’espansione decisa altrove».
Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia.
In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center,
con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle
aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel
documento.
Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli
impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data
center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso
organizzati in grandi campus.
Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero
sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della
domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi
di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla
salute.
«Serve una valutazione cumulativa»
Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione
esclusivamente progetto per progetto.
«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i
promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere
valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il
rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla
salute».
Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa,
monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore
trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in
costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.
Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire.
Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data
center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e
strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici,
ambientali e territoriali debbano essere rispettati.
Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica»
per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata
attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze
complessive sul territorio.
Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture,
sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della
diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.
«Non siamo NIMBY»
Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY
rivolta ai comitati.
«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i
promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».
Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere
considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni
progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle
fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano
il territorio.
Verso una mobilitazione nazionale
Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la
base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno
affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.
L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e
sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale
modello di trasformazione digitale costruire.
Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:
• 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;
• 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della
rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16
• 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a
Milano.
«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono
essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i
costi».
Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve
essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro
tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle
comunità.
Qui il testo del manifesto:
https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd…
dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
da Radio Blackout
Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo
utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza
indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella
creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.
Eliana Riva ne ha parlato in un suo recente articolo e ai nostri microfoni
racconta il funzionamento di questo metodo di propaganda molto raffinato,
supportato dagli Stati Uniti e utilizzato come arma di guerra nel cercare di
costruire una narrazione che legittimi il genocidio utilizzando strumentalmente
la carta dell’antisemitismo.
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti
alla rete Terna aumentano di giorno in giorno.
Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che
li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che
implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le
isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la
quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data
center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in
una fase di guerra e riarmo.
In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e
cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a
questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata
ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del
Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete
regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di
mobilitazione.
Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e
Apartitico di Travagliato
Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco
per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di
questa intervista qui):
Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data
center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»
Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione.
Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.
Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto:
chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i
costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?
A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo
sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà
territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in
Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.
Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta
alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto
tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi
perseguito.
«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i
promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della
società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere
i costi di un’espansione decisa altrove».
Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia.
In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center,
con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle
aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel
documento.
Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli
impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data
center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso
organizzati in grandi campus.
Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero
sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della
domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi
di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla
salute.
«Serve una valutazione cumulativa»
Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione
esclusivamente progetto per progetto.
«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i
promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere
valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il
rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla
salute».
Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa,
monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore
trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in
costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.
Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire.
Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data
center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e
strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici,
ambientali e territoriali debbano essere rispettati.
Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica»
per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata
attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze
complessive sul territorio.
Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture,
sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della
diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.
«Non siamo NIMBY»
Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY
rivolta ai comitati.
«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i
promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».
Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere
considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni
progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle
fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano
il territorio.
Verso una mobilitazione nazionale
Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la
base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno
affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.
L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e
sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale
modello di trasformazione digitale costruire.
Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:
• 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;
• 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della
rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16
• 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a
Milano.
«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono
essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i
costi».
Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve
essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro
tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle
comunità.
Qui il testo del manifesto:
https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd…
dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
Riceviamo e diffondiamo