Guerra in Iran: tenuta della Repubblica Islamica e percezioni del popolo@1
La guerra imperialista all’Iran solleva una serie di livelli e di percezioni popolari che impongono uno sguardo che tenga conto della complessità dei territori coinvolti. Di queste prospettive, delle contraddizioni e della capacità di tenuta della Repubblica Islamica abbiamo parlato con Montassir Saki, autore di un libro in via di traduzione anche in italiano in merito agli itinerari dei giovani europei partiti in Siria nel 2011 e con Tara Riva, analista italo-iraniana specializzata in Medio Oriente e Iran. Montassir Saki Tara Riva
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Competizione USA-Cina: guerra al mercato energetico globale e cause dei rincari sul carburante
La guerra all’Iran viene letta anche come un tentativo da parte degli USA di adottare una Grand Strategy di contenimento dell’ascesa cinese dal punto di vista tecnologico e non solo, colpendo i Paesi che riforniscono la RPP di petrolio. Nonostante gli impatti della guerra sull’ambito energetico globale siano evidenti la Cina dimostra una capacità di reggere le interferenze in materia energetica grazie alla sua gestione e pianificazione in tale ambito. Non si può dire lo stesso del contesto “occidentale”, dove il limite maggiore è dato dalla quasi totale finanziarizzazione dell’energia e dell’aggancio dei prezzi alla Borsa di Amsterdam. A livello nostrano, a fronte del neonato decreto per lo sconto sulle accise dei carburanti, un decreto palliativo che non risolve i rincari in quanto durerà venti giorni soltanto, è chiaro che non esista alcun tipo di ragionamento prospettico sul tema energetico, ma anzi si continui ad agevolare la speculazione. Ne parliamo con Dario Di Conzo, docente a contratto all’Università di Napoli “L’Orientale” dove insegna “Riforme economiche della Cina Contemporanea”
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Roma: “Fuori Alfredo dal 41-bis!”. 10 aprile, assemblea pubblica. 18 aprile: Corteo
Riceviamo e rilanciamo: Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis! La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria. La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite. Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione. Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione. Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo. Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina. Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere. Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma. Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo. Quelle carceri sono delle prigioni Fuori Alfredo dal 41bis Libertà per tutti e tutte Compagnx contro le galere
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Lecco, 25 marzo: “Sui binari della guerra”. Assemblea pubblica sulla militarizzazione delle ferrovie
Riceviamo e diffondiamo: Assemblea pubblica Mercoledì 25 marzo 2026 ore 20:30 presso Sala civica “Gabriella Malgarini Zenini”, via seminario 39, Lecco SUI BINARI DELLA GUERRA La militarizzazione delle ferrovie in Italia e in Europa Come assemblea permanente contro le guerre da oltre due anni lottiamo contro la produzione militare lecchese, fiore all’occhiello della filiera del proiettile e dell’ormai onnipresente riconversione al militare di molte aziende locali. Pensiamo che per fermare le guerre sia necessario bloccare la produzione che viene effettuata qua, sui nostri territori. Ma oltre alla produzione, le armi hanno bisogno di essere portate nei territori in cui verranno usate, qui entra in campo la logistica. Per questo vogliamo allargare lo sguardo ai progetti di guerra in atto nella militarizzazione delle ferrovie, che sta procedendo in tutta Europa con massicci interventi per adeguare le infrastrutture al trasporto di materiale militare su larga scala, esplicitamente in previsione di scenari bellici. In Italia un passaggio fondamentale è stato l’annuncio, nell’aprile del 2024, dell’accordo tra Leonardo S.p.a. e Rete Ferroviaria Italiana proprio a tale scopo. A partire da quel momento i ferrovieri attivi nel sindacalismo di base hanno costituito il Coordinamento ferrovieri contro la guerra, che da oltre un anno e mezzo si mobilita con bollettini specifici, presidi nelle stazioni e negli impianti attrezzati per i passaggi di convogli militari, campagne di sensibilizzazione sulla necessità che i lavoratori si mobilitino contro l’economia di guerra. Grazie al contributo di un promotore di questo percorso di lotta, approfondiremo la tematica della logistica di guerra e di come lottare per incepparla.
Iniziative
Rompere le righe
Stato di emergenza
libero e ribelle – radioracconto in memoria di Dax
Libero e Ribelle è un radioracconto che riprende la storia dell’omicidio di Dax per mano fascista il 16 marzo 2003. Ma è anche la storia di un gruppo di giovani di periferia che vive l’underground milanese, i centri sociali e le lotte nei quartieri popolari. Racconta le vite e i codici della strada di inizio 2000 nel tentativo di tenere unito un tessuto sociale portato alla concorrenza, alla violenza e all’alienazione. Un racconto che è memoria dal basso, che ci ricorda chi sono e che ruolo hanno fascisti e polizia nei quartieri, ma anche che lottare e opporsi è una strada possibile solo attraverso i nostri corpi e i nostri desideri. Ne parliamo con Pietro che ha curato il progetto audio (Dax Resiste – Da 20 anni le nostre radici per sempre la nostra stella)
antifascimo
c'hai le storie
no plp4! contro la legge ENCI
la legge Plp4 presentata dalla Lega e ora al vaglio in Senato è una normativa che obbliga i/le possessori/ci di cani meticci incrociati con 26 razze classificate come “pericolose” a sottostare a un patentino (CAE1) rilasciato dall’ENCI, un ente privato che si arroga la pretesa di classificare il mondo canino in base a presupposti eugenetici. Una legge razzista in cui i cani sono costretti ad adattarsi al modello comportamentale imposto dall’ENCI o verranno reclusi, offrendo lauti guadagni al mondo del pet, dei mangimi, della veterinaria e della farmaceutica. Ne parliamo con Davide del comitato NOPLP4, per maggiori info: Home | Noplp4 Campagna NORA | contro la produzione di razze canine
antispecismo
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La salute sacrificata
C’è una parola che ricorre spesso nei discorsi politici ufficiali: priorità. La usano i governi quando parlano di bilanci pubblici, le regioni quando devono scegliere dove investire, le istituzioni quando spiegano […] The post La salute sacrificata first appeared on notav.info.
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Herrenknecht: dalla Germania alla Val di Susa, passando per l’occupazione israeliana
L’11 marzo 2026, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è stata “consegnata” la prima delle due gigantesche talpe destinate al lato italiano del tunnel di base del Moncenisio. Da Notav.info Una macchina lunga più di duecento metri, capace di scavare montagne come un grissino nel tonno Rio Mare, pronta a trasformare le Alpi in corridoi di cemento armato (ne sentivamo il bisogno). Nei prossimi mesi sarà trasferita via autostrada a Chiomonte attraverso 150 convogli eccezionali, rimontata e pronta a scavare ad inizio 2027 (aspettiamo ancora un attimo a dirlo), sia la seconda discenderia che poi la galleria sud che sbucherà a San Giuliano di Susa. Ma chi è la Herrenknecht? E che cosa fa? Dietro a molte delle grandi opere sotterranee del mondo c’è in effetti proprio questo nome. Con sede a Schwanau, nel distretto di Friburgo in Germania, Herrenknecht è leader globale nella tecnologia per lo scavo meccanizzato. La loro specialità sono le TBM ossia Tunnel Boring Machine, macchine che non si limitano a scavare, ma che costruiscono direttamente il rivestimento del tunnel mentre avanzano. Parliamo insomma di vere e proprie fabbriche sotto terra. A immaginarselo, può sembrare quasi fantascienza. Queste frese realizzano metropolitane, ferrovie, autostrade, reti idriche e fognarie, ma anche perforazioni per energia e geotermia, sempre adattate alle condizioni locali. Una fresa di questo calibro costa milioni di euro. Che potrebbero decisamente essere impiegati meglio: quella che è destinata al cantiere della Maddalena ci è costata esattamente 35 milioni di euro, se pensiamo che ne dovremmo pure pagare un’altra, basterebbero per risanare i conti dell’ASL To3, in deficit nel 2025 di 62,7 milioni di euro… ma che fornisce ben altri servizi agli abitanti del territorio! Tra le creazioni della Herrenknecht c’è la cosiddetta macchina “dual mode” destinata a Chiomonte, progettata per adattarsi a condizioni geologiche drasticamente diverse: roccia dura da un lato, terreni soffici e instabili dall’altro. In Italia, la Herrenknecht ha una sede a Gessate (MI) che offre assistenza tecnica e manutenzione, supportando i cantieri italiani dove sono impiegate le TBM, aiutando a installare, collaudare, riparare e ottimizzare le macchine, consulenza per la progettazione delle TBM, collabora con le imprese italiane per adattare le frese alle condizioni geologiche locali, e supporto commerciale ovvero coordina contratti, ordini e vendite sul territorio italiano. Insomma, nulla di stupefacente, tranne la narrazione che ne viene fatta. Sembra, come sempre, tutto bello, lindo e pulito… se non si scava un po’ più a fondo (perdonate il gioco di parole). Come già ci dimostra ogni giorno TELT, anche per la Herrenknecht l’etica non sembra essere un valore alla base del propri affari. Dietro la magnificenza tecnica che ci viene narrata, c’è qualcosa tenuto ben sepolto. Who Profits – The Israeli Occupation Industry ( Who Profits ), ovvero un database che monitora l’impiego di aziende internazionali in progetti legati all’occupazione israeliana nei Territori Palestinesi, ha documentato l’uso delle TBM di Herrenknecht in opere che non sono semplici infrastrutture civili, ma che hanno anche scopi militari. Alcune macchine sono state utilizzate per scavare un bypass idrico nel villaggio di Bardala, collegato alla rete della compagnia israeliana Mekorot, contribuendo a sostenere gli insediamenti israeliani nei territori occupati e a controllare le risorse idriche palestinesi. Altre TBM sono state messe in azione nella costruzione della linea ferroviaria veloce Tel Aviv–Gerusalemme, opera che rafforza insediamenti e connessioni strategiche nei territori occupati. Le TBM della Herrenknecht sono state realizzate su misura per lo specifico tipo di terreno in cui si trovano le gallerie, pertanto l’azienda è ben consapevole che le sue macchine vengono utilizzate per l’estrazione mineraria nei territori palestinesi occupati. Al termine dei lavori, le macchine possono essere rivendute a Herrenknecht, che le ristruttura e le rivende ad altri progetti su larga scala. Insomma, per farla breve e senza pochi fronzoli, potremmo avere prima o poi anche in Val di Susa una macchina, o delle parti, che hanno contribuito all’occupazione israeliana in Palestina. Macchine civili, ma con scopi di sostenere le occupazioni militari, che diventano strumenti di pressione sui territori che alterano la vita delle comunità, rafforzando interessi che calpestano diritti. Fino addirittura a sostenere l’apartheid. Sembra un po’ la storia del progetto TAV in Val di Susa, prima adibito solo a merci e persone, poi inserito nell importantissimo progetto del Corridoio Mediterraneo TEN-T (Trans-European Transport Network), che guarda caso da opera identificata solo come ad uso civile, è poi stata riconosciuta come dual-use, cioè di supporto anche alla logistica militare e al trasporto di armi. Tutto insomma gira intorno al profitto, e sì, il denaro la fa da padrone. Eppure per noi rimane anche una questione di scelte, di chi decide dove, come e perché usare una macchina così potente; e pure sulla pelle di chi. La TBM può essere spettacolare (se hai questo tipo di fascinazioni) e agghiacciante insieme. Quello che rappresenta è una devastazione ambientale scientifica e organizzata nei minimi dettagli. Un monumento alle grandi opere inutili, alla mercificazione del territorio. E, alla luce dei fatti, figlia di un’azienda che è complice di un genocidio in atto. Tornando alla Torino-Lione, Herrenknecht è il volto industriale più avanzato del progetto: capace di costruire giganti che violano le montagne, ma coscientemente incapace di vedere che cosa c’è al di là del profitto. La grande TBM forse stupirà tecnicamente, sicuramente aspettiamo con ansia che la battezzino con un nome all’altezza delle colleghe Federica e Viviana che operano in Francia. Noi proponiamo ATTILA: A come atrocità, doppia T come terremoto e tragedia, ecc (cit.). Tornando seri, ma chi paga per tutto questo? Noi, i territori, le comunità che li abitano. Ogni metro scavato sarà una ferita che non si potrà rimarginare. Ogni euro speso, sarà rubato a chi ne ha davvero bisogno e a tutto ciò che fa davvero gli interessi della comunità. Le montagne non sono fatte per il cemento e l’acciaio e certe cose che sono là dentro, devono rimanerci, come l’amianto, per dirne una. E risulta assurdo doverlo ricordare ogni qualvolta. Ed è per questo che mentre loro progettano la prossima TBM, noi dobbiamo prepararci a continuare a resistere: evitare che la nostra valle venga ancora una volta violata, a denunciare gli sporchi interessi di queste aziende che tutto pensano di poter fare e di poter avere, fermare le macchine. La TBM potrà pure essere progettata per essere inarrestabile, ma anche noi abbiamo dimostrato che anche la lotta può esserlo.
Heading to another disaster
Epic Fury / Epic Fail / Hormuz / la guerra vista dal Golfo / Coffee gate / l’importanza dell’elio / una nave metaniera alla deriva nel Mediterraneo Comunicazione di servizio: L’elenco telefonico degli uragani va in pausa per 3 martedì. Citati nella puntata: Video sull’op Epic Fury – sito della Casa Bianca Non solo petrolio – articolo de Il Politico
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