EL PASO - RIUNIONE DI MARTEDI' 27 SOSPESA
El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(martedì, 27 ottobre 19:00)
Lariunione di martedì 27 ottobre a El Paso Occupato, aperta alle iniziative e
proposte, è rinviata a martedì 10 novembre sempre alle ore 19.
Grazie per l'attenzione...
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 29 ottobre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
(disegno di cyop&kaf)
«Non capiscono un cazzo e non hanno voglia di fare un cazzo!».
«Protestano per il caro benzina? Ma cosa c’azzecca con la scuola».
«Lo fanno solo per saltare le lezioni, non hanno un’idea».
«Non c’è ciccia, vogliono solo spaccare tutto».
«Bisogna aumentare la sicurezza, più polizia e provvedimenti lampo sui minori».
«Sono pagati per rovinare le manifestazioni».
«Non è la Francia».
Queste sono frasi che ho sentito a scuola, nei media e nei commenti. L’ultima
settimana è stata una ventata di caos e novità nelle scuole – quelle scuole che
solitamente sono estranee alle mobilitazioni – e nelle piazze. Quello che ai
miei occhi è stata fonte di entusiasmo, curiosità e rinata vitalità, per la
maggior parte degli adulti intorno a me è stato incomprensibile e inaccettabile,
una disgrazia della contemporaneità.
Non sono le immagini degli scontri e di questi alveari di mobilitazione ad
allarmarmi, ma è la lettura che di questi fenomeni ne facciamo. Se da una parte
la società distopica in cui viviamo produce ancora delle forme di dissenso e
radicalità a tratti ingovernabili, dall’altra è incapace di dare spessore a
quello che succede. Ribaltando totalmente la prospettiva, incomprensibile è la
diffusa incapacità di orientarsi nella complessità del reale. Si osserva la
facciata senza vederne l’architettura e ci si arresta sul messaggio
sgrammaticato o sulla grafica fatta con ChatGPT, si enfatizza l’ambiguità di
alcune rivendicazioni o ci si aggrappa a una presunta povertà di contenuto di
un’occupazione o assemblea d’istituto. Ecco il cortocircuito: chi critica
mancanza di senso e contenuto nelle rivolte dei giovanissimi non è in grado di
delineare per questo fenomeno delle relazioni di causa ed effetto, né sa
riconoscere che riproduciamo le stesse fallacie logiche che attribuiamo agli
altri.
LINGUAGGIO
Lavorando a scuola ho visto che dal caos totale – non degli ultimi giorni, ma
dell’ultimo decennio – possono iniziare a svilupparsi forme di organizzazione e
rivendicazione snelle e ancora difficilmente comprensibili. Poche azioni da
fare: mettersi in ascolto, supportare e colmare quelle lacune critiche che il
sistema, nel quale la scuola come istituzione è compresa, ha reso gigantesche.
Bisogna quindi interpretare linguaggi nuovi che solo in apparenza non sono
linguaggi. Essi sono il risultato del continuo smantellamento di ogni forma di
sapere, creatività, lentezza, contemplazione attraverso l’oligarchia tecnologica
che continua a bussare alle nostre porte con genocidi, disastri climatici e
repressioni. Questo linguaggio nuovo nasce da suoni e gesti non codificati,
inediti e talvolta troppo spiazzanti per poterli accogliere.
Come nasce un nuovo linguaggio, che è di per sé la più grande forma di
soggettivazione dell’esistenza umana, in un mondo che continuamente lo riduce e
lo semplifica? Per tentativi, sentimenti viscerali e sensazioni. La sensazione
della possibilità di poter rompere l’ordinario, per esempio. Poco importa se lo
stimolo arriva da reels che riportano, frammentariamente e sommariamente come
fanno le grandi testate nazionali, le rivolte in Francia, Spagna e Albania;
quello che importa è cosa possono far germogliare. In un reale assopito e
individualista, schermato da vite on line, riuscire ad assumere un comportamento
che nessuno aveva ascoltato, condiviso o avvallato fino alla settimana prima non
era facile, ma è bastata una scintilla a far saltare il banco.
Anche i miei studenti hanno deciso di mobilitarsi sulla scia delle proteste
francesi e delle scuole intorno a loro. Fino al giorno prima, nelle nostre
discussioni in classe molti consideravano qualsiasi forma di dissenso inutile:
«da comunisti», «da ammazzare quelli che bloccano le strade». Alla fine della
scorsa settimana, però, convocavano la prima assemblea d’istituto per parlare
dei problemi della scuola. Pescando dagli immaginari e dalle categorie a loro
note, ed è indubbio che siano più fragili rispetto alle generazioni precedenti,
in una settimana si sono costruiti un mondo che ha rotto energicamente con il
copione di una quotidianità pacifica.
Sono pratiche imitate ma condivise, forme di organizzazione prese dalla vita di
tutti i giorni e trapiantate nella rivolta. Avere il coraggio oggi di occupare,
oppure più semplicemente saltare collettivamente le lezioni perché c’è un
malessere profondo: queste azioni rappresentano qualcosa di importante e bisogna
preservarlo prima che venga spazzato via dalla repressione. Vedo un miracolo, un
miracolo che avviene in mezzo a presidi sceriffi, docenti che cordonano istituti
per evitarne l’occupazione, condanne ferme e richieste di provvedimenti
liberticidi nei confronti di minorenni, genitori che dopo i fermi dichiarano:
«Doveva prenderle, così imparava». Mi terrorizza notare come la deriva
securitaria e autoritaria si è impadronita anche della scuola e della lingua.
Addio al linguaggio allora, che bruci il nostro linguaggio.
APPRENDIMENTO
Gli studenti sono quotidianamente marginalizzati ed etichettati, anche nel luogo
dove questo non dovrebbe accadere. Nella mia esperienza, in un centro di
formazione professionale, gli studenti spesso arrivano con dei traumi
inaccettabili ma giustificati dal sistema scolastico e valoriale del nostro
paese: bocciature intransigenti in momenti complicati della vita, emarginazione
causata da comportamenti giudicati irreversibili, stigmatizzazione delle
difficoltà linguistiche e didattiche e mancanza di supporto, sostegno e fiducia
nelle loro inclinazioni e passioni.
A tredici anni sono etichettati come irrecuperabili, definiti come problema da
gestire nella scuola, tenuti in cattività. Se i docenti non si prendono
responsabilità e non assumono posizioni radicali ma, al contrario, giudicano e
reprimono la costruzione dell’identità di un adolescente, cosa si deve
pretendere da questi giovanissimi fisiologicamente incazzati e anti-autoritari?
Non è un caso che sappiano posizionarsi su diverse questioni con posture molto
forti e radicali, ma con argomentazioni deboli se non inesistenti; e non è
altrettanto un caso il fatto che nel valutarsi non si rendano conto della
mancanza. Mi viene in mente che quando in classe ci esercitiamo sul testo
argomentativo è sempre complicato, salvo rarissime eccezioni, riuscire a far
passare il concetto dell’argomentazione e dei suoi possibili orizzonti retorici
e di contenuto. Non bastano esempi ed esercizi decisamente creativi:
l’argomentazione è un meccanismo che non ingrana. Ovviamente non sono gli
studenti a essere ignoranti o fagnani, semplicemente non hanno esempi a loro
disposizione. Da cosa sono circondati? Dai discorsi politici delle classi
dirigenti, dalle ramanzine e dalle chiacchiere tra adulti legittimate dalla
narrazione dominante.
Oggi in classe abbiamo fatto un tema d’opinione sulla scorsa settimana, dovevano
esprimersi sulle proteste studentesche, le pratiche e le reazioni. «Prof, non so
cosa dire», «Ci fa fare delle robe noiosissime, senz’offesa», «Cazzo me ne
frega», «Posso usare Gemini?». Alcuni intanto scrivevano animatamente.
Correggendo insieme all’ultima ora ci siamo resi conto che fino a oggi non
avevano mai azzeccato interamente la struttura e la completezza di un testo
argomentativo. Qualcosa è cambiato grazie all’esperienza di una settimana.
Gli sviluppi degli ultimi giorni non mettono d’accordo gli studenti, eppure il
dibattito è straordinariamente acceso e le motivazioni di base godono del più
totale assenso. Le loro esistenze non sono lontane né sorde al carovita,
all’inflazione, alle critiche rivolte a strutture scolastiche fatiscenti e
inadeguate, alle diseguaglianze anacronistiche e agli svariati livelli di
oppressione e razzializzazione. Nel deserto autoritario della classe e del mondo
esterno, loro si costruiscono da sé gli strumenti. Intanto il mondo del sapere e
della cultura si sta arrovellando sulla vetrina di Feltrinelli.
VIOLENZA
Qualche anno fa ho avuto una discussione molto spiacevole con un mio studente
che per ridere mi faceva vedere un video atroce di un carro armato che
schiacciava cadaveri. Non capiva quale fosse il problema, d’altronde come
avrebbe potuto? È essenziale superare le derive banali e tediose di classismo
che in questi giorni si sprecano. Certo, la malizia del potere gode d’una
generale debolezza critica perché tutto questo circo sciatto nutre il consenso e
l’agibilità delle classi dirigenti. Al contempo i nativi digitali accettano la
tecnologia e le varie forme di controllo che questa esercita sulle loro vite:
esiste da sempre e si è radicata nelle viscere. Per questo l’azione non è
ricondotta automaticamente alle conseguenze e la violenza è il linguaggio che li
martella incessantemente.
EMERGENZA
Dicevano che sarebbe andato tutto bene: con semplici precauzioni avremmo
superato anche la piaga della pandemia. Il discorso medico si è impossessato
della nostra capacità critica, la legge marziale delle nostre esistenze. Lo
stato di emergenza ha creato degli enormi margini per istituire, e non
smantellare, forme di repressione e controllo totali. L’emergenza è stata poi la
guerra o il fittizio mantenimento della pace. Ora l’emergenza è ritornata e non
possiamo più commettere lo stesso errore.
Mentre i proclami diventano dittatoriali e attuativi, la mia ossessione è quella
della consapevolezza nelle piazze. Per prima cosa vorrei si smettesse di
disumanizzare gli adolescenti incastrandoli in categorie degne di sceneggiatori
scafati. La proiezione del maranza assume ogni giorno di più i tratti grotteschi
da villain dei cartoni animati. C’è qualcosa di buono dalla perdita di senso: si
possono spazzare via parole ridicole e soffermarsi su quello che serve per
tutelare l’esistenza e la libertà di questa generazione che continua a
destabilizzarci.
L’ingenuità che è insita nella generosità di stare nei momenti di rottura deve
essere resa saggezza, bisogna condividere sapere ed esperienze per non
permettere che la violenza più forte di tutte, quella dello stato, abbia la
meglio. Esagero con il maternage nel proporre il bollettino degli aggiornamenti
dei vari decreti sicurezza a fine lezione e mi auguro che la settimana prossima
altri studenti non siano arrestati o attaccati dalle forze dell’ordine.
PROSPETTIVE DEL CAOS
Quando facciamo storia, per gli studenti è ostico avere contezza della
temporalità: non esiste una chiara linea del passato storico e manca la
coscienza di come alcune condizioni attuali siano il processo di movimenti più
lunghi e radicati. Quello che esiste adesso non si dà che nell’oggi, nella
brevità. Diventare protagonisti, percepire di essere soggetti attivi è il
miglior metodo di apprendimento.
Decido di andare alla manifestazione percependo a scuola un interesse inedito.
La piazza di sabato, a Torino, è rumorosa più del solito, ribolle di persone e
idee molto diverse tra loro. Cerca di dominarla, con scarsi risultati, una
decina di militanti di Futuro nazionale sotto mentite spoglie, lanciando dal
megafono messaggi generici contro il governo e inveendo contro gli
incappucciati. Gli “incappucciati”, che coperti non sono, stanno ai limiti del
presidio e si riappropriano gioiosamente del monumento al duca di Aosta. I cori
di una parte della piazza che esortano a togliere questi fantomatici cappucci
cadono nel vuoto. Quello che un occhio meno pigro vede è qualcosa di diverso:
tantissime studentesse e studenti delle scuole che solitamente non erano
comprese nelle mobilitazioni, come quella del giorno prima durante il corteo
studentesco. E accanto a loro ci sono altri che invece erano già attivi negli
ultimi anni nei movimenti Propal. Si aggiunge qualche cittadino richiamato dal
tam tam social e i militanti. È una piazza strana e antigovernativa che invoca
l’idea di avere diritto a una vita dignitosa, alcuni in maniera strategica in
vista delle elezioni. Il tentativo di controllo da parte della cripto-destra è
fallimentare, basta una via per azzerare la loro presenza. Il corteo è grande e
giovanissimo, le parole d’ordine sono chiare: basta carovita, scuola di qualità,
antifascismo. Sento in me l’euforia di qualcosa di nuovo, vivo e poco
incasellabile. (ilaria magariello)
Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a
partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a
Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti
nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento,
continueranno a farlo.
Da Radio Blackout
Non sono ritenute risposte sufficienti le promesse di Salvini di ieri a Milano,
al tavolo di negoziazione con gli auto trasportatori. Si aspetta il prossimo
incontro e intanto la mobilitazione continua. Anche perché sul piano agricolo,
le risposte arrivate finora sono ancora meno.
Proseguono i blocchi degli auto trasportatori in Puglia, Calabria e Campania, e
da ieri si estendono al centro Italia, in particolare Lazio e Molise. Le
conseguenze materiali si sentono già: supermercati senza prodotti freschi in
diverse di queste regioni e più in generale perdite economiche non indifferenti
per il sistema. Insomma emerge forte chiaro la voce ma anche il potere di alcune
delle categorie che il sistema della GDO prova ad invisibilizzare.
Contro il caro-carburanti Scaffali vuoti in Calabria, Basilicata, Campania
(bloccata la A1) e in alcuni casi anche in Puglia e Sicilia; in queste 2 ultime
Regioni solo alcune sigle sindacali hanno ritirato i blocchi mentre il governo,
per bocca del ministro Urso, ha iniziato a identificare i camionisti “per
rimuovere tutti i presidi nelle prossime ore”. I primi numeri del Viminale
parlano di 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano
amministrativo, oltre a disporre scorte di polizia per i tir non in blocco.
Da Radio Onda d’Urto
Per ora la situazione più estesa, a livello di mobilitazione resta quella in
Calabria, dove sono fermi anche 870 panificatori, mentre gli aeroporti di
Crotone e Reggio Calabria sono senza carburante; l’Enav avverte gli aerei in
transito da Crotone e Reggio Calabria di “pianificare il rifornimento in
precedenza e in quantità sufficiente per le tratte successive”. Le proteste,
comunque, continuano e si aggiunge nelle ultime ore anche la mobilitazione dei
pescatori.
Una panoramica su quanto sta accadendo in Calabria con Peppe Marra, compagno di
Reggio e direnge di Usb Calabria che sta seguendo le mobilitazioni.
Non ha per ora quindi sortito troppi effetti quindi l’incontro di alcune sigle
sindacali con Salvini, che ha annunciato lo stanziamento di 480 milioni agli
autotrasportatori (soldi già stanziati in estate ma mai sbloccati) per far
fronte al caro-carburante per il periodo da marzo a ottobre.
“Sono arrivate 32mila domande e da oggi cominciano i pagamenti”, dice il
leghista; a fargli da sponda c’è Coldiretti, da anni braccio agricolo della
destra di governo, che ha annullato la manifestazione con i trattori fissata per
domani a Napoli dopo la mancia di Salvini. Sempre a Napoli, però, da domani
l’intera Università L’Orientale – il più grande ateneo del CentroSud – entra in
didattica a distanza, a causa dei blocchi e della mancanza di carburante per
raggiungere le aule.
Da Napoli Raul del Si Cobas, lavoratore di un’azienda di logistica.
Estratti dalla puntata del 19 ottobre 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
TORINO: PARASSITI IN CARCERE
Quali sono le soglie di degrado tollerabili secondo i ragionieri della pena?
Sezioni infestate da parassiti di varia natura all’interno di un habitat
artificiale – come quello detentivo – dove individui deumanizzati possono
sperare di muoversi tra livelli di schifo più o meno intensi, in uno schema di
gerarchie informali di vivibilità che assumono spesso funzioni premiali.
Insieme a Giorgio Rossetto torniamo a parlare della sua recente esperienza
detentiva nel carcere di Torino, soffermandoci sulle condizioni igienico
sanitarie, le differenze tra sezioni, fino ai proclami governativi di esecuzione
della pena in strutture riabilitative per persone con diagnosi di
tossicodipendenza.
GRECIA: IL CASO MARFIN E L’AI APPLICATA AI “COLD CASE” DI MOVIMENTO
Il 5 maggio 2010, durante una grande mobilitazione contro le misure di austerità
in Grecia, un incendio colpì la filiale della Marfin Bank, ad Atene. Tre
lavoratori, Angeliki Papathanasopoulou, Vivi Zoulia ed Epaminondas Tsakalis,
persero la vita, rimanendo intrappolati nell’edificio perché erano stati
costretti dal loro capo a non poter prendere parte allo sciopero.
Nel luglio 2026, le autorità greche hanno annunciato nuovi sviluppi nelle
indagini, con l’identificazione di tre presunti responsabili attraverso il
riesame di materiale audiovisivo risalente al 2010, elaborato con strumenti di
AI e di analisi biometrica.
Ne parliamo grazie al contributo di una compagna dalla Grecia:
IL FALLIMENTO DI CHARCTER.AI, LA BOLLA FINANZIARIA E A16Z
La bancarotta di Charcter.ai descrive un possibile modello del collasso
dell’economia dell’AI.
Partendo da questo evento arriviamo a soffermarci su una struttura di venture
capital che ha sostenuto questa come altre aziende del settore: a16z, dove
apparato tecnomilitare sionista e accelerazionismo transumanista trovano la loro
sintesi finanziaria.
GUERRA IBRIDA SIONISTA: PUBBLICITÀ ONLINE E ACQUA COME ARMI
Una struttura di cyberguerra sionista perfettamente inserita nella routinaria
quotidianità della rete: le pubblicità online veicolate dall’azienda israeliana
Discover-Tech erano dei vettori virali per gli spyware dell’azienda israeliana
Candiru. Colpiti i dispositivi di Al Jazeera, Nato, Nazioni Unite e migliaia di
altri bersagli (tra i quali l’agenzia australiana per il nucleare).
/ / / Qui l’analisi di Citizen Lab
Parallelamente l’azienda nazionale idrica Mekorot sta replicando nel continente
Americano i modelli di espulsione e colonizzazione sperimentati in Palestina.
COLONIZZAZIONE COGNITIVA: MUSE CHARM ET SIMILIA
“Ti presentiamo Muse Charm, il primo dispositivo con agente IA di Meta,
progettato per gestire ogni momento della tua vita.” da meta.com
L’esternalizzazione della mente si diluisce nella quotidianità e non è mai stata
così cute:
di Alessandra Algostino* Il copione è sempre lo stesso: c’è una questione
sociale, si adotta un nuovo decreto sicurezza; magari sfruttando qualche disegno
di legge che giace in parlamento, tanto …
Il Kazakistan fornisce il 12% del greggio importato dall’Italia. Partendo da
Atyrau, abbiamo seguito le sue tracce: tra immagini satellitari e campionamenti
sul campo, l’inchiesta documenta l’inquinamento lasciato in eredità alle
comunità locali
L'articolo Dal Kazakistan all’Italia: il petrolio che avvelena il Caspio
proviene da IrpiMedia.
APERIQUEER DI PROVINCIA
Zac! Ivrea - Via dora Baltea 40/b, Ivrea
(mercoledì, 28 ottobre 18:00)
Tutti i mercoledì di ottobre, dalle 18 allo Zac potrai trovare uno spazio sicuro
e queer, dove conoscersi e chiacchierare in maniera informale.
AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali,
troverai qualcunə prontə a facilitare le conversazioni. Il drink è offerto.
Dal Sud si estende la protesta contro il caro-carburanti e l’aumento dei costi
di produzione. Scaffali vuoti e merci ferme. Il ministro Urso annuncia
l’identificazione dei camionisti per «rimuovere tutti …
ascolta la trasmissione più urticante dell’etere torinese
il 17 ottobre la mobilitazione torinese contro il carovita si è rivelata essere
una piazza molto giovane, in aperta continuità con la mobilitazione studentesca
del giorno prima e le occupazioni in corso.
Per molti e molte studentx e giovani lavoratorx, queste sono le prime grosse
mobilitazioni a cui partecipano. Questo contributo non pretende essere
rappresentativo della composizione della mobilitazione, ma fornisce alcuni
spunti rispetto a chi si affaccia per la prima volta. In particolare, emerge
dalla voce giovanile un legame chiaro tra carovita, guerra e attacchi ai propri
diritti, sentito materialmente nella propria vita e in quella dei genitori.