Forlì, lunedì 6 luglio: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: LUNEDÌ 6 LUGLIO 2026 presidio al carcere di Forli (lato via della Rocca) Dalle 18.00 alle 21.00 Anche se Pietro é stato trasferito a Terni, nel circuito di Alta Sorveglianza (AS2), torniamo davanti al carcere di Forlì per rompere l’isolamento di chi é rinchiusx in questi giorni roventi, per non dimenticare mai che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio, che rinchiude chi gli è scomodx o contrarix. CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! Micol, Stefano, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giulia, Arnau, Bibi liberx! Tuttx Liberx!
Iniziative
Carcere
In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)@0
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: introduzione: approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
crisi climatica
acqua
riscaldamento globale
apocalypse maybe
crisi ambientale
Bologna: assoluzioni (in primo grado) per il processo alla mobilitazione contro il 41-bis
Ogni tanto una buona notizia, che riceviamo e pubblichiamo volentieri: Esito primo grado del processo per la mobilitazione contro il 41bis, Bologna Ieri 1 luglio a Bologna si è tenuta l’udienza conclusiva, con relativa sentenza di primo grado, per il processo sulla mobilitazione contro il 41 bis e in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo . L’esito è stato un’assoluzione per tutte le persone ancora coinvolte e per tutti i capi di imputazione. Senza fare alcuna noiosa cronistoria, ricordiamo solo alcuni passaggi rilevanti. Il procedimento, condotto dai carabinieri del Ros di Bologna, viene noto nell’estate del 2023 come un’indagine per associazione con finalità di terrorismo (270bis) relativa a delle azioni compiute durante la mobilitazione (blocchi, sabotaggi e presidi). Nell’autunno 2023 l’inchiesta si allarga ad un gruppo più ampio di persone. Col pretesto del ritrovamento di un accendino recante tracce biologiche sul luogo di uno dei fatti oggetto di indagine, nell’inverno 2023, venne richiesto il prelievo coatto del DNA per tutte le persone coinvolte, a prescindere dai fatti contestati a ciascuna. Durante l’iter processuale il 270bis è caduto e si è proceduto solo per alcuni fatti specifici: l’interruzione di una messa, l’occupazione di una gru con relativo presidio solidale, l’incendio di un ripetitore. Nel corso della seconda udienza Alfredo ha potuto prendere parola come testimone della difesa, facendo uscire la sua voce dalla tomba per vivi in cui è tutt’ora rinchiuso, dopo due anni di silenzio. All’oggi, di questa pomposa operazione repressiva rimane ben poco, anche se, è noto, la repressione non è sempre quella che trova traccia nelle carte, ma colpisce spesso nel suo dispiegarsi più che nei suoi risultati formali. Sebbene ci corra un pensiero in meno nella testa, ricordiamo i due procedimenti ancora in corso a Bologna per le calde manifestazioni solidali di quell’inverno, che vede ancora coinvolte diverse persone a cui ribadiamo vicinanza e solidarietà. Così come vicinanza e solidarietà va a chi, nell’ultima operazione antianarchica del 16 giugno, ha visto la sua vita incrociare le porte del carcere o della detenzione domiciliare, lo sgombero della propria casa o l’ennesima accusa di terrorismo. Siamo con Giulia, Luna, Pietro, Tony, Bibi, Micol, Nico, Stefano e Arnau, con chi si rivolta, si organizza e colpisce. Anarchiche e anarchici a Bologna
Stato di emergenza
Arrevuoto, vent’anni di teatro in movimento
(foto di arrevuoto – xx movimento) A fine maggio è andato in scena, al teatro San Ferdinando, XX Movimento. Sospesi tra le stelle, spettacolo annuale del progetto di arte e pedagogia Arrevuoto. Per qualche mese ho seguito alcuni dei laboratori, in particolare quello di Scampia, che si svolge da Chikù – Cibo e cultura, ristorante di donne rom e napoletane che si trova esattamente sopra l’Auditorium Fabrizio De André (i laboratori si svolgono in un ristorante perché il teatro c’è, ma è chiuso a causa di vicissitudini burocratiche, talvolta grottesche, dal 2017). Insieme al gruppo di Scampia hanno partecipato scuole come la Madonna Assunta di Bagnoli e il Casanova-Costantinopoli del centro storico di Napoli, e poi associazioni, centri educativi, cooperative sociali come Stelle sulla Terra (Materdei) e L’Orsa Maggiore (Rione Traiano). Per capire Arrevuoto bisogna tornare indietro di vent’anni: «Era un momento cupo, con una guerra di camorra in atto», racconta Emma Ferulano, una delle coordinatrici del progetto. Arrevuoto nasce infatti negli anni della faida di Scampia, quando nel quartiere – parallelamente al diffondersi di un morboso interesse mediatico – artisti, educatori, insegnanti e operatori culturali iniziano a interrogarsi su come intervenire nei territori senza appiattirsi sulle logiche emergenziali legate alle politiche repressive. Da quella domanda nasce un incontro inedito. Da una parte ci sono le realtà che da anni lavorano nel quartiere, come il Gridas e altri gruppi informali educativi. Dall’altra Goffredo Fofi, che insieme ad altri pensa di portare a Napoli l’esperienza della Non scuola del Teatro delle Albe di Ravenna, un metodo teatrale che viene rielaborato per coinvolgere non solo le scuole, ma anche i centri educativi (formali e informali) che operano nei differenti territori e i ragazzi che la scuola non la frequentano affatto. Il progetto trova il sostegno di Roberta Carlotto, all’epoca direttrice del teatro Mercadante, in un’alleanza per una volta lungimirante tra istituzioni e realtà territoriali. Arrevuoto si concretizza sulla base di un’idea semplice e radicale insieme: mescolare le carte, attraversare la città, portare gruppi di adolescenti provenienti da contesti diversi a condividere lo stesso spazio scenico. «Mischiare i ragazzi del campo rom e napoletani di Scampia con quelli del centro, i ricchi ai poveri, e così via», spiega Ferulano. Già molte ore prima, il giorno dello spettacolo, in platea si riuniscono ragazze, ragazzi e guide teatrali, guide pedagogiche, registe e registi, e con loro tutte le persone, molte delle quali sono attivisti dei differenti quartieri, che negli ultimi mesi hanno lavorato alla costruzione dello spettacolo. Prima che il pubblico entri in sala c’è il rito. Lo richiama Maurizio Braucci, che in Arrevuoto funge da direttore artistico, alzando l’indice verso l’alto. «Quindi…». La parola passa di bocca in bocca, fino a trasformarsi in coro. Braucci racconta una storia su Maradona, e in riferimento alla prima del giorno precedente, conclude: «Ieri è andato in scena un miracolo. Se si ripete non è più un miracolo, ma Arrevuoto». Vent’anni dopo il primo movimento, quel nome continua a raccontare qualcosa del progetto. Il sostantivo deriva dal verbo “arrevotare”, che significa in napoletano rivoltare, ribaltare, mettere sottosopra. Secondo uno dei racconti che circolano tra i “vecchi” del progetto, nacque durante uno dei primi laboratori, a Scampia, quando E., adolescente del quartiere, minacciava continuamente di far saltare il banco, di “fare arrevotare tutto”. Quella parola, che raccontava insieme insofferenza, energia e desiderio di rompere gli schemi, finì per dare il nome a un’intera esperienza. Anche la geografia dei laboratori è cambiata col tempo. A partire dai quattro gruppi iniziali Arrevuoto ha coinvolto via via educatori e ragazzi di diversi quartieri, spesso proprio quando questi attraversavano momenti particolarmente difficili. Ma la scelta non è mai stata casuale. «A Caivano ci abbiamo provato per una vita», racconta Emma Ferulano. «Non ci siamo riusciti perché mancava una rete sul territorio». Prima ancora dei laboratori, Arrevuoto costruisce infatti relazioni: con associazioni, scuole e realtà educative, condividendo quello che Ferulano definisce il «senso politico e pedagogico profondo del progetto. Quando è mancata questa cosa, i laboratori non sono andati bene». Se la storia di Arrevuoto nasce dentro la faida di Scampia, anche il ventesimo movimento, così come hanno fatto tutti gli altri, prova a riportare alcune delle contraddizioni del presente della città sul palco. Durante lo spettacolo, per esempio, Mirella La Magna, storica attivista del Gridas, incontra finalmente il sindaco di Napoli. È un incontro immaginario, ovviamente, che richiama una vicenda reale: dal 2021 il Gridas ha chiesto un confronto con l’amministrazione senza aver mai ricevuto risposta, in riferimento alle ordinanze di sgombero che pendono sul destino dello storico spazio sociale. La scena si muove tra ironia e denuncia, due elementi che attraversano da sempre tanto il lavoro del Gridas quanto quello di Arrevuoto. La finzione diventa un luogo in cui ciò che nella realtà continua a non accadere può avere visibilità pubblica. Alla fine, in scena arrivano gli alieni. La domanda che ha accompagnato la costruzione di Sospesi tra le stelle è semplice: cosa accadrebbe se centinaia di navicelle spaziali accerchiassero la Terra? In realtà gli extraterrestri non hanno alcuna intenzione di invadere il pianeta, anzi la loro tecnologia ha la forza di disinnescare ogni arma e a fermare ogni conflitto. Non cercano presidenti, generali o capi di Stato, vogliono soltanto bere un caffè, quello più buono di Napoli, preparato da Totore l’Asteroide, un giovane barista disposto a tutto pur di liberarsi dell’acne che gli copre il volto. Quando finalmente ottiene ciò che desidera, rinunciando al proprio talento, il ragazzo viene accolto e riconosciuto da una società che fino a quel momento lo aveva ignorato. Qualcosa però si rompe. Il dono che rendeva speciale il suo caffè scompare e con esso l’equilibrio che aveva costruito intorno a sé. Il sipario si chiude mentre i partecipanti cantano una delle canzoni parte del rito. La platea si svuota lentamente, abbracci e sorrisi accompagnano attori, pubblico ed educatori verso l’uscita. Nel piazzale antistante al teatro una domanda ritorna più di tutte: «L’anno prossimo si fa Arrevuoto?». (pasquale frattini)
teatro
culture
[2026-07-04] IL SUD GLOBALE SI ORGANIZZA - Contro il razzismo e la remigrazione, per la regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici immigrati @ Circolo “Ost Barriera”
IL SUD GLOBALE SI ORGANIZZA - CONTRO IL RAZZISMO E LA REMIGRAZIONE, PER LA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI E LAVORATRICI IMMIGRATI Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9 (sabato, 4 luglio 17:30) IL SUD GLOBALE SI ORGANIZZA Contro il razzismo e la remigrazione, per la regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici immigrati 🗓️Sabato 4 luglio – h.17.30 – OST Barriera, via pietracqua 9, Torino A seguire cena senegalese (costo 10euro) a cura dell'Associazione donne senegalesi del piemonte Per secoli le potenze occidentali hanno saccheggiato interi continenti del sud globale, imposto guerre e devastato economie, costringendo milioni di persone a lasciare i propri paesi per sfuggire alle conseguenze di quel modello di sviluppo. Oggi quello stesso Occidente pretende anche di decidere chi può vivere e lavorare nei propri paesi e chi invece deve essere espulso: mentre continua la propaganda razzista della "remigrazione" che vuole deportare e rimpatriare tutti gli stranieri, anche il Parlamento europeo ha approvato recentemente nuove misure che rendono più rapidi i rimpatri e più facile l’espulsione degli immigrati. In Italia vivono oltre 5 milioni di lavoratori e lavoratrici stranieri e una parte fondamentale della ricchezza prodotta dipende dal loro lavoro. Sono però tra i più sfruttati e sottopagati perché tenuti in una condizione di ricattabilità permanente attraverso il legame tra permesso di soggiorno e lavoro, costruito e rafforzato a partire dalla legge Bossi-Fini. Noi vogliamo respingere con forza la propaganda razzista che indica gli immigrati come il problema, pensando di poter nascondere le politiche antipopolari e classiste fatte negli ultimi decenni da tutti i governi e che hanno portato ai bassi salari, alle basse pensioni, all'aumento degli affitti e dei prezzi, allo smantellamento della sanità pubblica, della scuola e del welfare. Dietro la parola "remigrazione" si nasconde un progetto reazionario che punta a dividere i lavoratori tra italiani e stranieri per nascondere i veri responsabili del peggioramento delle condizioni di vita di tutta la classe lavoratrice. Non a caso qualche giorno fa Silvia Sardone, la vicesegretaria della Lega, ha aggredito una signora musulmana in Barriera di Milano per alimentare la guerra tra poveri e usando le periferie come palcoscenico elettorale. La nostra proposta è la regolarizzazione di tutti e tutte, la fine del ricatto del permesso di soggiorno e il riconoscimento dei diritti di chi lavora e vive in questo paese. Parliamone insieme sabato 4 luglio alle ore 17.30 a Torino presso il circolo OST Barriera in via pietracqua 9.
[2026-07-10] INCONTRO CON DOMENICO MUNGO! - Presentazione di "Epifanie urbane" e "Scritti Teppisti" @ Circolo “Ost Barriera”
INCONTRO CON DOMENICO MUNGO! - PRESENTAZIONE DI "EPIFANIE URBANE" E "SCRITTI TEPPISTI" Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9 (venerdì, 10 luglio 19:00) 🚩INCONTRO CON DOMENICO MUNGO!🚩 Presentazione di "Epifanie urbane" e "Scritti Teppisti" Introduce Natalia Ceravolo, scrittrice, insegnante e critica letteraria 📌 Venerdì 10 Luglio alle ore 19.00 in Via Pietracqua 9 (Barriera di Milano, Torino) ///////////// 🟪Scritti Teppisti. saggi e reportage dal mondo ultras (2008-2026), Milieu Edizioni, 2026 Scritti Teppisti è un’antologia di saggi e interviste che esplorano il mondo ultras,  dalla sua nascita a oggi. Attraverso un’analisi approfondita, il testo indaga il fenomeno sotto l’aspetto sociale, narrativo e contro culturale, superando le rappresentazioni mediatiche stereotipate e mettendo in luce le sue radici storiche e la sua evoluzione. ⬛ Epifanie urbane. Versi metropolitani Punk Rock, Tempesta Editore, 2026 Con questo testo Domenico Mungo celebra i suoi miti fondativi come Prometei incatenati a quelle radici controculturali cresciute nella Torino Operaia, Post-industriale e Antagonista di fine Millennio. In Domenico Mungo ci sono violenza e cultura, rabbia e meditazione che emergono dal suo sottosuolo dostoevskiano attraverso versi incisivi e spesso aspri. Registri alti e bassi, parole urlate o meditate, mai finte. E, in mezzo a tutto, spesso è evocata la parola più importante e più dimenticata: dignità. La dignità della memoria come ingranaggio collettivo che purifica.