Matinée no stop. Dj Post Pony evapora e nel passaggio dallo stato gassoso a
quello solido si manifesta Anna Giovanna, O.G. del nastro aka TapeJockey
à-la-coque. 1 ora e trenta minuti di AKKATASTATO: flusso mentale saturato su
nastro, sintonizzato sulle frequenze radio di un’auto fantasma lanciata a tutta
velocità sul rovente rettilineo di un’autostrada fuorifase… autorizzazione
ufficiale, su carta siglata e bollata, per annientare l’obsolescenza
programmata. Cutup + mixing selvaggio, no planned selection, no tapelist, solo
tapes, zero budget, lo-fi!!!
Le ultime settimane gli spazi della valle, tra cui i mulini, sono stati
protagonisti di diverse vicende.
Come giovani NoTav vogliamo continuare a rendere vivo questo presidio creando un
nuovo momento di socialità festeggiando insieme ferragosto.
Appuntamento il 15 alle 10:30 al Campo Sportivo di Giaglione.
Porta ciò che vorresti trovare e tanta presa bene!
A seguito delle straordinarie iniziative del 25 luglio che avevano lo scopo di
essere ovunque in Valsusa, mostrando come il Tav stesse portando devastazione e
spreco di risorse, molto dibattito si è creato attorno all’innegabile
raggiungimento di un dato di enorme partecipazione, di varietà e convivenza di
pratiche differenti e la realizzazione, per molti e molte, di un intimo sogno:
vedere il cantiere della Maddalena, a 15 anni dalla sua istituzione violenta da
parte dello Stato e delle lobbies del tondino e del cemento, essere distrutto.
Come redazione, non ci interessa dare voce al dibattito trito e ritrito su
violenza e non-violenza, qua superato da anni e anni di abusi su persone e
territorio, nè dare quello che è il nostro stretto punto di vista, ma
raccogliere testimonianze, impressioni e punti di vista che a nostro avviso
possano dare un reale contributo all’avanzamento.
Il movimento No Tav esiste da più di trent’anni, tanto si è detto, tanto si è
fatto, ma abbiamo ancora tanti passi da compiere insieme, ognuno con le proprie
forze e modalità, ma con un unico e semplice obiettivo: la Torino-Lione non si
deve fare.
Fino alla vittoria!
– VAL SUSA, 25 LUGLIO 2026. UNA VALUTAZIONE CRITICA – DA OSSERVATORIO
REPRESSIONE
Dopo gli scontri ai cantieri della Torino-Lione, il Movimento No Tav torna al
centro del dibattito politico. Tra repressione, retorica sicuritaria e
criminalizzazione del dissenso, la mobilitazione in Val di Susa riapre la
questione dell’opera e mette in difficoltà un governo che risponde con nuove
invocazioni punitive.
A giudicare dalle reazioni si direbbe che il Movimento No Tav, dopo anni di
incursioni quasi innocue e tante botte subite, abbia conseguito una vittoria sul
campo che oscura la giornata del 3 luglio 2011. Già allora, il successo, come
comunicò Anonymus, sfuggì per molto poco: le difese erano sul punto di crollare
ma prevalsero stanchezza e povertà di mezzi. Cose che succedono quando il
rapporto con i cittadini si basa sul postulato “Discutiamo pure ma poi decidiamo
noi”.
Oggi le reazioni della politica e del mainstream sono rabbiose, ben oltre i
soliti strali: “la minoranza violenta e la maggioranza pacifica”, le punizioni
invocate, sempre esemplari, l’upgrading delle contumelie (da “violenti” a
“terroristi”…come i nazifascisti chiamavano i nostri padri e nonni della
Resistenza. Mai niente di nuovo), le armi da aggiornare per la polizia (fino ai
letali proiettili di gomma), la “guerra allo Stato” e via di retorica. La
maggior ipocrisia: la devastazione (quella ben maggiore della Valle non conta).
E la vendetta: blocco delle strade e identificazione di un migliaio di persone
tra cui, come sempre, anche cittadini estranei alla manifestazione. Staremo a
vedere quanti saranno incriminati. E mi chiedo come faranno a identificare le
centinaia di travisati che neanche la IA.
[Continua la lettura su Osservatorio Repressione]
– I CATTOLICI PER LA VITA DELLA VALLE: “NON TRASFORMIAMO IL DISSENSO IN UN
PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO”
Rispetto ai fatti avvenuti in Valle di Susa sabato 25 luglio, che meritano una
riflessione profonda e non dettata dall’urgenza giornalistica né dalla necessità
di un superficiale schieramento, proponiamo alcune considerazioni. Ogni atto di
violenza va perseguito secondo la legge. Ma una democrazia commette un errore
quando, a partire da singoli episodi, sceglie di leggere un conflitto politico e
sociale esclusivamente attraverso la lente della sicurezza, per screditare oltre
trent’anni di mobilitazione e per delegittimare chi continua a contestare
quell’opera. E questo accade sempre nel dibattito sulla TAV.
Da anni, ogni episodio di tensione diventa l’occasione per riportare al centro
il tema dell’ordine pubblico, mentre finiscono sullo sfondo le domande che il
movimento No TAV continua a porre: quale modello di sviluppo vogliamo? Quali
infrastrutture sono davvero utili alla transizione ecologica? Come si valutano i
costi ambientali e sociali di una Grande Opera? Quale spazio viene riconosciuto
alle comunità locali nelle decisioni che incidono sul loro futuro, sul loro
territorio, sulla salute, sull’economia?
È un meccanismo ormai consolidato. Il conflitto ambientale viene
progressivamente svuotato del suo contenuto politico e ricondotto a un problema
di sicurezza. Il dissenso viene osservato più attraverso i dispositivi di
controllo che attraverso le ragioni che lo alimentano. Così il dibattito
pubblico si restringe: non si discute più dell’opera, ma della gestione
dell’ordine pubblico; non delle alternative, ma delle misure di sicurezza; non
della qualità delle decisioni democratiche, ma dell’intensità della repressione.
Questa impostazione non riguarda solo la Valle di Susa.
Negli ultimi anni molti conflitti ambientali hanno conosciuto una dinamica
analoga. Chi contesta opere considerate impattanti o scelte ritenute
incompatibili con la tutela degli ecosistemi viene raccontato come un problema
da gestire delegittimando chi continua a contestare, non riconoscendolo come
interlocutore con cui confrontarsi. È una deriva che impoverisce la democrazia,
riduce gli spazi della partecipazione e alimenta l’idea che il dissenso sia una
patologia anziché una componente fisiologica della vita democratica.
La democrazia vive del conflitto, in forme di partecipazione, di confronto, di
mobilitazione sociale. È in questo spazio che si collocano le manifestazioni, i
presìdi, le iniziative dei comitati e di migliaia di cittadini che hanno scelto
di opporsi a un’infrastruttura ritenuta inutile, devastante, economicamente
insostenibile, fuori tempo e sproporzionata rispetto ai benefici attesi.
Confondere questo patrimonio di partecipazione con gli episodi di sabotaggio
significa fare un favore a chi vorrebbe liquidare ogni dissenso come un problema
di sicurezza.
Naturalmente esiste un confine che non può essere superato: le azioni violente
non possono diventare uno strumento di lotta politica. Da sempre tra i NO TAV
convivono molte anime, come giusto e inevitabile in un movimento che è
espressione di un intero territorio e che è composto da migliaia di persone di
età, posizioni religiose e politiche, storie e sensibilità diverse. Ma per noi
cristiani questo confine è chiaro, e il fatto che ci sia stato assalto dei
cantieri non può essere utilizzato per cancellare trent’anni di mobilitazione
civile, di studi indipendenti, di amministratori locali, associazioni, tecnici e
cittadini che hanno costruito un’opposizione fondata su argomentazioni,
partecipazione e presenza nei territori.
La strategia dell’invasione dei cantieri, su cui peraltro non tutti i NO TAV
concordano, è il frutto di decenni di sopraffazione ed è una risposta (chi dice
giusta, chi dice sbagliata) prevedibile in un conflitto gestito male fin dai
suoi inizi. La questione di fondo resta aperta. In un tempo segnato dalla crisi
climatica e dalla necessità di trasformare il modello di sviluppo, è legittimo
chiedersi quali infrastrutture siano davvero prioritarie, quale sia il loro
impatto ambientale e sociale, come vengano impiegate le risorse pubbliche e
quale ruolo abbiano le comunità interessate nelle decisioni che le riguardano.
Sono domande che non possono essere archiviate perché si sono verificati episodi
violenti.
Alla politica – intesa come gestione della polis e partecipazione democratica
dei cittadini alle decisioni comuni – chiediamo una ben diversa risposta. Non
per ridurre gli spazi del conflitto, ma per ampliarli; non per temere il
confronto con le comunità, ma perché contribuisce alla qualità delle decisioni
pubbliche. La tutela dell’ambiente non è un ostacolo allo sviluppo: è il
criterio con cui misurare la qualità dello sviluppo stesso. E il bene comune non
coincide con la realizzazione di qualsiasi infrastruttura, ma con la capacità di
valutare se essa risponda davvero all’interesse collettivo, nel lungo periodo.
La difesa dell’ambiente e del bene comune non appartiene a una parte politica. È
un interesse generale, riconosciuto dalla Costituzione, che richiede valutazioni
trasparenti, partecipazione democratica e la capacità di misurare le opere
pubbliche non soltanto sulla loro fattibilità tecnica, ma anche sulla loro
sostenibilità ecologica, economica e sociale. Quando il dissenso viene tradotto
in una questione di ordine pubblico, la politica rinuncia al proprio compito.
Smette di discutere, di convincere, di costruire consenso e delega la gestione
dei conflitti agli apparati della sicurezza. È una scorciatoia che può apparire
efficace nell’immediato, ma che alla lunga accresce la distanza tra istituzioni
e cittadini.
Come cristiani avvertiamo la responsabilità di difendere la terra come bene
comune, di dare voce e gambe al Magistero della Chiesa, a partire dalla Dottrina
sociale fino ad arrivare ai continui appelli di Papa Francesco e di Papa Leone
di non considerare il creato “una proprietà di cui possiamo disporre a nostro
piacere; e ancor meno una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un
dono, è un regalo, è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne
prendiamo cura e lo utilizziamo per il bene di tutti, sempre con rispetto e
gratitudine”. Da trent’anni abbiamo cercato – e non solo noi – il confronto con
i proponenti l’opera ma la risposta è sempre stata la mancanza di dialogo con la
popolazione, l’imposizione con la forza dei cantieri, la militarizzazione della
valle, la repressione del dissenso.
Questi ultimi anni, caratterizzati da guerre devastanti, dal genocidio, dalla
corsa al riarmo, da eventi climatici estremi, da migrazioni forzate, hanno
contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla ‘Grande Opera
Inutile’, ma anche a tutte le altre Grandi Opere Inutili che hanno devastato e
potranno ancora devastare il nostro Paese, solo per inseguire una cieca logica
di progresso, di crescita, di profitti, senza alcun ripensamento sul rischio
concreto e sempre più attuale della rovina al quale l’intero nostro pianeta va
incontro.
Diventa indispensabile ripensare il concetto di Grandi Opere, di consumo di
suolo, in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, e rivedere
l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi. Come credenti che vedono il nostro
territorio e le persone che lo abitano sempre più distrutte e calpestate
avvertiamo che qui il bene comune è stato invocato come paravento, mentre gli
interessi economici e geopolitici hanno avuto il sopravvento sulla giustizia
sociale.
Da oltre trent’anni le ragioni di critica e di opposizione sono sempre le
stesse: la Torino-Lione è inutile, è costosissima, è devastante per l’ambiente,
è un’opera vecchia, superata dai tempi e dalla storia, la cantierizzazione
produrrà polveri sottili e movimenterà sostanze inquinanti e insalubri. Ed è
certificata la sottrazione di enormi quantità di acqua dalla montagna e
all’ambiente naturale, spreco dimostrato fin dal 2008 dalle decine di litri al
secondo drenate ogni giorno dalle gallerie di servizio già realizzate.
Cos’altro dobbiamo inventarci per far comprendere queste ingiustizie
trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che
l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più
necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori? Difendere la
legalità significa perseguire chi commette reati. Difendere la democrazia
significa non usare quei reati per delegittimare un’intera comunità che protesta
e ascoltare chi denuncia queste ingiustizie trasportistiche, economiche,
climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento
economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in
sicurezza dei territori, da investimenti sulla sanità e sulla scuola.
E difendere l’ambiente significa continuare a discutere, anche quando il
confronto è duro, del modello di sviluppo che vogliamo consegnare alle prossime
generazioni.
Gruppo Cattolici per la Vita della Valle
– SIAMO TUTT* BLACK BLOC* – DA OSSERVATORIO REPRESSIONE
Un weekend di lotte, dibattiti e musica nella Val di Susa, laboratorio di
resistenza
Come ogni anno da dieci anni, l’Alta Felicita Festival si è svolto a Venaus,
nella Val di Susa.
Questo borgo è uno dei tanti luoghi simbolici della lotta del movimento NO TAV
contro le costruzione ecocidi con interessi politici e mafiosi della linea
ferroviaria ad alta velocità Torino- Lione.
Questa lotta, che dura da oltre vent’anni, è un esempio di resistenza e
convergenza eccezionale.
[Continua la lettura su Osservatorio Repressione]
– ALCUNE RIFLESSIONI E TESTIMONIANZE SUL BOICOTTAGGIO DI SAN DIDERO DEL 25
LUGLIO – DA COLLETTIVORANDAGIOPC
Sabato 25 luglio due nostre compagne hanno partecipato al boicottaggio del
cantiere San Didero a Bruzolo. Si trovavano lì in veste di street medic, un
ruolo fondamentale per creare un punto di supporto e di primo soccorso là dove
sembra impossibile.
Queste compagne, essendo dunque presenti, hanno deciso attraverso la propria
testimonianza di denunciare un fatto per noi gravissimo: quando il corteo stava
svoltando su una strada sterrata respinto da una fitta pioggia di lacrimogeni
sparati ad altezza uomo, una persona sul proprio veicolo è spuntata dal cancello
di un’azienda e ha tentato ripetutamente di investire xlx compagnx. Questx per
salvarsi hanno respinto il veicolo.
In un servizio andato in onda su una piattaforma di presa diretta l’uomo
descrive l’episodio come un assalto ingiustificato nei suoi confronti, quando
questo non è stato altro che un atto di autodifesa.
Non è stato un incidente, l’uomo ha ripetutamente accelerato e indietreggiato,
rischiando di investire anche una delle nostre compagne, la quale si è salvata
solo grazie a un compagno.
Quello di sabato è stato uno dei boicottaggi più riusciti e più estesi degli
ultimi anni. Oggi lo stato di polizia cerca di colpire sia chi ha offerto un
servizio di cura, sia chi da anni manifesta il proprio dissenso e si è stancatx
di vedere il proprio territorio distrutto dal capitalismo.
Il movimento no tav da questo nasce: compagnx di qualsiasi visione politica e
età che si uniscono per colpire un eco-mostro inutile e sostenitore di economie
mafiose.
Il 25 luglio c’eravamo tuttx, ora e sempre no tav, non un passo indietro!
– LE RAGIONI DEI NO TAV, OLTRE LA CRIMINALIZZAZIONE – DA JACOBIN ITALIA
Di fronte alla crociata contro chi si oppone alla devastazione in Val di Susa,
il progetto dell’Alta velocità appare sempre più insostenibile. Per motivi
tecnici e anche per sostenibilità economica.
Dieci anni di Alta Felicità.
Da un decennio l’estate della Val di Susa viene «animata da lotta, socialità e
cultura non addomesticate, vissute in modo diverso e sostenibile», come hanno
detto gli organizzatori inaugurando questa edizione.
[Continua la lettura su Jacobin Italia]
– QUELLI CHE SEMINANO VENTO… – DA VOLERE LA LUNA
Quelli che seminano vento… e raccolgono tempesta. Quelli che devastano interi
territori e accusano chi gli resiste di devastazione. Quelli che preparano la
guerra e accusano gli altri di essere violenti. Quelli che accusano di
terrorismo gli indignati che protestano, essendo loro, i potenti d’ogni colore,
terrorizzati all’idea che la gente capisca i loro giochi perversi, e reagisca.
Di questa immensa esibizione d’ipocrisia, di cui è zeppa l’immagine del mondo
nella sua attuale caduta agli inferi, la vicenda ormai multi-decennale del TAV
in Valle Susa ci offre una perfetta sintesi, esemplare per unità di spazio (il
cantiere di Chiomonte e le sue metastasi nei dintorni) e di tempo (sabato 25
luglio)
[Continua la lettura su Volere la Luna]
– CONFERENZA STAMPA DEL MOVIMENTO NO TAV “C’ERAVAMO, CI SIAMO E CI SAREMO.”
BLOCCHI E IDENTIFICAZIONI MA IL MOVIMENTO RILANCIA E RIBADISCE «LA LOTTA RENDE
GIOVANI» – DA LA BOTTEGA DEL BARBIERI
Si è conclusa poco fa la conferenza stampa convocata dal Movimento No Tav in
seguito ai posti di blocco istituiti questa mattina a conclusione del Festival
Alta Felicità: un’intera porzione di Valsusa è stata perimetrata. A controllare
ogni via d’accesso a Venaus, forze dell’ordine e Digos di Torino che non
permettevano alle persone di defluire verso Susa. Tutto ciò in continuità con
gli scorsi giorni che hanno visto massicci blocchi e identificazioni
sovradimensionati, oltre all’episodio a conclusione della marcia a San Didero,
momento in cui centinaia di manifestanti sono stati circondati, fermati e
identificati alla stazione di Bruzolo.
[Continua la lettura su La Bottega del Barbieri]
– CONSIDERAZIONI – DA ALEDIBATTISTA
Chi condanna le violenze in Val di Susa (sono spesso gli stessi ai quali 30.000
bambini palestinesi fatti a pezzi dai terroristi sionisti evidentemente non
fanno né caldo né freddo, ma questo è un altro discorso) dovrebbe sapere che la
violenza infinitamente più grande, la madre di tutte le violenze è sventrare una
valle intera per imporre ai suoi abitanti un’opera inutile, costosissima,
stupida e profondamente vecchia. Un’opera pensata quando non esistevano i voli
low cost, un’opera che quando (nel 2040, forse) sarà finita, farà risparmiare
pochi minuti ai treni rispetto a quel che impiegano oggi usando la ferrovia già
esistente.
Se oggi si tornasse davvero a parlare del TAV – un’opera offensiva in primis per
i valsusini ma per tutti gli italiani che getteranno nel cesso dell’inutilità
non si sa quanti miliardi di euro – ebbene si scoprirebbe che sul lato italiano
non è stato scavato ancora un centimetro di tunnel. Nemmeno un centimetro! Lo
sapevate? Neppure è arrivata la macchina scavatrice. La stanno smontando in
Germania per poi mandarla a pezzi in Italia dove verrà rimontata ed entrerà in
funzione presumibilmente nel 2027.
Eppure chi pensò quest’opera sul finire degli anni ‘80 (era un’altra era ripeto,
c’era chi prendeva il treno per Parigi oggi quanti lo fanno?), ovvero gli
Agnelli e l’allora presidente di Confindustria Sergio Pininfarina, sosteneva che
il TAV dovesse esser realizzato immediatamente.
“L’attuale Torino-Lione è quasi satura. Treni ad alta velocità subito o sarà
tardi” dichiarò Pininfarina il 15 ottobre del 1991. Sono passati 35 anni da
allora e ne passeranno altri 15 prima che l’opera (se lo sarà) sarà realizzata.
Essere NO-TAV non è di sinistra. Io non sono di sinistra. E’ semplicemente
giusto. Chi difende il TAV difende sprechi di soldi, una valle sventrata e
sopratutto, ripeto, una roba vecchia!
P.S. Per la cronaca il partito che più ha voluto e difeso questa follia è il PD.
Il PD è il massimo responsabile di questa porcheria e dunque di tutte le
violenze fatte per imporla ai cittadini italiani.
– FESTIVAL DELL’ALTA FELICITÀ, 10MA EDIZIONE: NON FERMERETE IL VENTO – DA SERENO
REGIS
Fatevene una ragione: non fermerete il vento!
> «Non siamo terrorist3
> Non siamo come i media cercano di dipingerci.
> Siamo student3, lavorator3, disoccupat3: siamo persone comuni che si stanno
> ribellando a questo marcio sistema.
> Siamo una comunità che da 30 anni a questa parte mette da parte i propri
> impegni e la propria vita privata per difendere la propria terra e il futuro
> di tutt3, spesso anche rischiando di compromettere il proprio.
> Nessuno ci paga per partecipare alla lotta e soprattutto nessuno di noi si
> diverte a farsi picchiare e a rischiare l’arresto ogni volta che partecipa a
> una manifestazione o parla a un megafono…».
>
> [Continua la lettura su Sereno Regis]
– DALLA VAL DI SUSA A GAZA, LA REPRESSIONE COME MOTORE DEL CAPITALISMO GLOBALE –
DA OSSIGENO RIVISTA
«Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale
deve essere trattata». Sono le parole pronunciate da Giorgia da Meloni durante
la sua visita al cantiere della Tav in Val di Susa dopo gli scontri a Chiomonte
dei giorni scorsi. Dichiarazioni il cui obiettivo è criminalizzare il dissenso,
occultando strumentalmente le legittime ragioni della conflittualità sociale che
attraversa la valle e l’esistenza di un movimento variegato e trasversale che da
decenni si oppone a un’opera anacronistica, imposta dall’alto, con enormi
impatti ambientali e sociali e i cui costi — a carico dei contribuenti — sono
notevolmente lievitati negli anni. Una parabola preoccupante nella quale si
ravvisa la tendenza globale delle élite – un’attitudine peraltro introiettata
anche dalla sinistra liberal, come ho raccontato in un mio post — a screditare
qualsiasi giusta aspirazione a una maggiore giustizia sociale, concentrando
l’attenzione sulle manifestazioni della rabbia sociale, anziché sulle sue cause
scatenanti connaturate al funzionamento del sistema di oppressione capitalista.
[Continua la lettura su Ossigeno Rivista]
– CONSIDERAZIONI – DA PIERLUIGI SULLO
Io sto con i valsusini, e da un bel pezzo. Circa vent’anni fa ero a Venaus, il
giorno dopo la grande ondata umana che cacciò via le truppe dello Stato, era
successo che una grande manifestazione, più o meno come l’altro giorno, si era
trovata su una strada che passava sopra le schiere di poiiziotti e carabinieri,
le valli sono fatte così, sali e scendi, e di colpo la massa si precipitò giù
per la scarpata e mise in fuga gli armati. Il cantiere che volevano fare a
Venaus fu ritardato sine die. E mentre ero lì, a chiacchierare con vari No Tav,
vidi una signora anziana, molto anziana, magra e curva e minuscola, come dice
Arundhati Roy di se stessa, passare davanti a un carabinere, che stava lì per
figura, e sputargli sulle scarpe. Un gesto poco elegante, ma diceva di come i
valsusini percepivano la faccenda, come una occupazione militare, una mattina mi
son svegliato.
L’opposizione della valle al mega-tunnel è cominciata trentacinque anni fa.
Significa che “le diverse generazioni” che il comunicato dei No Tav dopo i fatti
dell’altro giorno cita sono una verità: diverse generazioni hanno studiato,
discusso, lottato, votato perché il tunnel non si faccia. Hanno creato in tanti
anni un fenomeno, ossia il luogo fisico e la cultura che ha aperto una faglia,
un abisso, tra l’idea di benessere e progresso del Novecento e quel che viene
dopo, che ancora non sappiamo bene cosa sia ma che sta crescendo ovunque.
Perciò mi sono innamorato dei valsusini, oltre al garbo e la schiettezza e la
politica fatta al livello del suolo, un po’ come gli zapatisti, perché lì io,
come tanti altri, abbiamo intravisto il futuro. Tra l’altro, ho anche messo
insieme un libro intitolato “No Tav d’Italia”, in cui gli stessi che le
organizzavano, hanno raccontato, forse una dozzina di anni fa, le lotte contro
il presunto progresso vandalico, dalle grandi navi a Venezia al ponte sullo
Stretto. E’ questo un mito nato nel 1945, quando si trattava id ricostruire un
paese distrutto, ma nuove ferrovie e autostrade, nuovi quartieri in periferia,
cemento dappertutto e così via, sono diventati una ideologia, quella del
Prodotto interno lordo, la sola religione di stato che non ammette eresie e
scismi. Perciò i valsusini sono così fastidiosi, e sono così repressi.
Questa estate abbiamo avuto, fin qui, il peggior caldo della storia, i peggiori
incendi di foreste (350 mila in fuga tra Francia e Spagna), la siccità più
preoccupante, e però tutti noi viviamo in una “fiction”, in cui tutti, dai
politici ai media ai cosiddetti intellettuali dicono che si tratta di “anomalie
climatiche” (è il titolo che usa SkyTg) e che presto si toornerà alla normalità.
Ma la normalità è morta, viviamo in un altra era, a cui nessuno vuole adattarsi,
perciò i vigili del fuoco, eroi del secolo, vengono lasciati soli di fronte alle
fiamme, perciò gli acquedotti sono colabrodi e nessuno studia unm regime delle
acque, e dell’agricoltura, molto diverso d quello passato (e le fonti sono
regalate per due soldi alla Coca Cola e alle sue sorelle), e così via
all’infinito. E i politici, poi: mentono, sono ignoranti, cercano solo di
sfruttare quel che acade a loro vantaggio nella propaganda, e fanno i galletti:
lo stato c’è, come dice Meloni andando a Venaus, e cioè: o’ stato so’ io (già
sentita, ma in francese).
E la violenza? I quasi terroristi incappucciati? Quelli che secondo il tartufo
Fratoianni danneggiano la lotta No Tav (non ha letto i comunicati che non fanno
distinzioni)?
Qualche giorno fa era l’anniversario, il venticinquesimo, di Genova 2001. E’ lì
che, come in molti denunciammo, la violenza ha fatto il suo balzo in avanti, e i
giovani e giovanissimi del movimento di quegli anni furono picchiati,
imprigionati, torturati, massacrati in una scuola di notte e molestati in una
caserma di periferia. E un ragazzo fu ucciso. Le “forze dell’ordine” erano fuori
controllo, le gabbie spalancate, l’impunità qualunque porcheria facessero. E la
polizia e i carabinieri non hanno mai recuperato: scarso addestramento e
violenza libera, come dimostra, dopo molltissimi altri, il caso di Fakir a
Bologna.
Ma questa volta i tutori dell’ordine altrui sono stati fregati, è bastato un
minimo di organizzazione per violare il recinto del cantiere e dar fuoco a
tutto, e non affrontare le truppe di occupazione a mani nude, come facemmo noi a
Genova, ma scompaginando le schiere con petardi e sassi.
Non farò alcun appello “alla sinistra”, in questi trent’anni destra e sinistra,
comune e regione, i partiti e il sindacato (tranne la Fiom e Rifondazione) hanno
attaccato in ogni modo i No Tav, senza che nessuno si chiedesse seriamente a
cosa serva un tunnel come quello, in nome di quale progresso (a cose fatte, il
supertreno per Lione risparmierebbe la bellezza di un quarto d’ora), perché
questa roba si fa per farla, perché sono affari su cui guadagnano costruttori e
politici, tutti tranne chi ci vive, in Val Susa, e la ama.
Siamo in un’epoca di emergenze mortali, a causa della crisi climatica, ma tutto
deve restare com’è, e quindi chi si oppone viene aggredito. E’ la premessa per
una dittatura.
– CHI DIFENDE E CHI DEVASTA, UNA RIFLESSIONE SULLA LOTTA NO TAV E SULLA MARCIA
DEL 25 LUGLIO – DA SI STUDENTI INDIPENDENTI
Di seguito alcune riflessioni sugli ultimi avvenimenti di lotta e la reazione da
essi suscitata. Di fronte alla devastazione ambientale, alla militarizzazione
dei territori e all’imposizione di un’opera inutile come il TAV, il nostro
obbiettivo è chiaro: continuare a lottare a fianco della Valsusa, formarci sui
suoi sentieri, lavorare dentro e fuori dagli organi di rappresentanza per
ribadire la nostra opposizione ad un progetto che rappresenta il contrario di
ciò che vorremmo: democrazia dal basso, sviluppo ecologico e una vita libera
dalla guerra e dalla militarizzazione.
– TRA RESISTENZA E REPRESSIONE: LA CRONACA DEL CORTEO NO TAV RACCONTATA DA
DENTRO DI NICOLETTA DOSIO – DA L’INDIPENDENTE ONLINE
BUSSOLENO, VAL DI SUSA – Sono tornata alla mia casa, ai grandi alberi che mi
accolgono al cancello, agli sguardi amorevoli delle creature che fanno parte
della mia vita. Sono tornata dopo giorni in cui è stato bello ritrovare e
ritrovarsi. L‘Alta Felicità non è solo lo slogan di un Festival: è la porta che
ti riconduce in mezzo alle cose, nel cuore di una collettività attiva e
fraterna. Giorni di assemblee, libri, dibattiti, concerti, ma soprattutto
incontri: vecchie compagne e compagni che fedelmente ritornano, ma soprattutto
giovani, adolescenti che, per la prima volta, sono venuti a vedere, a sentire, a
documentarsi. Alta felicità di quanti, contro le sabbie mobili
dell’interiorizzazione della sconfitta, riscoprono sogni e possibilità nel senso
collettivo della lotta. E puntualmente, contro tutto ciò, Questura e Prefettura
assediano il territorio con blocchi stradali non solo sulle statali, ma sulle
strade comunali, divieti d’accesso, proibizione di vendere bevande e cibi in
vetro e in scatola estesi ai Comuni di mezza Valle. (continua al link)
– LA REPRESSIONE RACCONTATA A MIO FIGLIO DI EMANUELE BRAGA – DA EFFIMERA.ORG
In un momento storico in cui un gruppo di fanatici bianchi e religiosi sta
compiendo da quasi tre anni, in diretta streaming e protetto da uno degli
eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo, il genocidio di un
popolo oppresso. In un momento in cui, negli Stati Uniti, reparti speciali
uccidono civili per strada attraverso vere e proprie esecuzioni sommarie e hanno
il compito di deportare le persone non bianche presenti sul territorio
nazionale. Gli stessi Stati Uniti che, pochi anni prima, hanno represso nel
sangue — sotto governi di destra e di sinistra — le manifestazioni
moltitudinarie esplose dopo il soffocamento, da parte della polizia,
dell’ennesimo cittadino nero.
In Italia, nel luglio del 2026, Fakir è stato ucciso per soffocamento da due
poliziotti durante un fermo. Era disarmato e chiedeva aiuto. Quella notte, a
Bologna, migliaia di persone sono scese in piazza. Erano arrabbiate con la
polizia. Strano.
In un’estate in cui Francia e Spagna bruciano, travolte da incendi alimentati
dal caldo estremo, ventimila ecoattivistə si radunano sulle Alpi per il Festival
Alta Felicità e assaltano ancora una volta il cantiere della TAV, dopo oltre
vent’anni di lotte in difesa dell’ecologia e del territorio.
– IL MOVIMENTO NO TAV E IL CRIMINE DI AVERE RAGIONE – DA KRITICA.IT
DA 35 ANNI, IL MOVIMENTO NO TAV COMBATTE LE STORTURE MATERIALI E AMBIENTALI DEL
CAPITALISMO ALL’OPERA. HANNO SEMPRE AVUTO RAGIONE E LE LORO RAGIONI SONO ORMAI
EVIDENTI. PER QUESTO LA RISPOSTA CHE SUBISCONO È CRESCENTEMENTE AUTORITARIA.
Al centro della cronaca degli ultimi giorni c’è di nuovo la Tav Torino-Lione, o
meglio, le proteste del movimento di opposizione all’opera dello scorso sabato
25 luglio, il cosiddetto Movimento No Tav. Se ne sta parlando molto e in una
modalità che tende a lasciare fuori dalla discussione pubblica le ragioni che da
oltre trent’anni portano migliaia di persone a scendere in piazza a difesa della
Val di Susa, e a contestare un’infrastruttura di cui non è ancora del tutto
chiaro il rapporto costi-benefici.
Riceviamo e diffondiamo:
Introduzione. Sui fatti dello scorso 27 aprile: nota 27 aprile
Sulla falsa solidarietà di PD, AVS e ANPI a una giornata di lotta contro i
fascisti: scritto solidarietà 27 DEF
di Collettivo L’AltraMarea Khalid Arslan è stato condannato a undici anni per il
naufragio di Cutro, nonostante la sentenza riconosca l’assenza di legami con gli
organizzatori del viaggio e il …
https://www.lindipendente.online/2026/08/05/la-sardegna-dovra-ospitare-anche-i-data-center-approvato-un-mega-impianto-nel-sulcis/
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/02/incendiate-le-auto-di-due-ricercatori-delleinstein-telescope-a-lula_3b101f87-e001-479a-adbd-df5e3465eda8.html
Cos’è questo progetto:
https://www.regione.sardegna.it/einstein-telescope
di Collettivo Rotte Balcaniche In Bulgaria la protesta dei richiedenti asilo
detenuti al confine con la Turchia è stata repressa con pestaggi, torture e
arresti. Il centro di Pastrogor mostra …
di Gianni Sartori La notizia dell’espulsione di una richiedente asilo curda
dalla svizzera si sovrappone a quella della morte in carcere di un prigioniero
curdo Se non fosse per un’altra …
Il comune di Fiumicino, situato nell’area sud-ovest di Roma, rappresenta un
territorio nel quale le mega-opere hanno radici antiche e hanno condizionato
fortemente lo sviluppo del paese sin dal secondo dopoguerra. La presenza del
mare, di vaste aree agricole e vasti territori non urbanizzati, l’hanno reso
oggetto di una serie di progetti infrastrutturali con chiare finalità
speculative tra le quali: l’aeroporto intercontinentale, il più grande d’Italia
per numero di passeggeri e per il quale è previsto un raddoppio non necessario,
il porto commerciale, l’interporto e il porto turistico.
L’area è caratterizzata da un equilibrio idro-geologico delicatissimo: i fondali
sono bassi, e i sedimenti del fiume modificano continuamente la linea di riva.
Qui, su dodici chilometri di costa su cui l’erosione avanza da decenni,
incombeva lo spettro di un’infrastruttura destinata a cambiare radicalmente il
volto del litorale: un porto crocieristico pronto ad accogliere le navi da
crociera più grandi al mondo, tra cui le navi “Oasis”, alte fino a 72 metri e
capaci di trasportare oltre 6mila passeggeri.
L’accoglimento del ricorso contro il porto crocieristico di Fiumicino ha
annullato il decreto con cui Ministero dell’Ambiente e Ministero della Cultura
avevano dato il via libera alla svendita di un’ampia porzione di litorale romano
al colosso statunitense del settore crocieristico.
Si sarebbe trattato del primo caso in Italia di una concessione a privati di
55mila mq di costa e 988mila mq di specchio acqueo. Nel 2023, il Comune di
Fiumicino aveva addirittura inserito il progetto tra le opere essenziali per il
Giubileo, accelerando l’iter di approvazione della Valutazione di impatto
ambientale. Comitati cittadini, associazioni del litorale, collettivi, realtà e
singoli, riuniti nella rete Tavoli Del Porto, si sono organizzati, hanno
studiato le carte, e hanno presentato osservazioni critiche al ministero
dell’Ambiente. Nel novembre 2025, però, la Valutazione viene definitivamente
approvata. A gennaio 2026, allora, viene presentato il ricorso al TAR, che,
qualche settimana fa, ha dato ragione ai Tavoli del Porto, e a chi lotta in
difesa della costa, dei Bilancioni, della salute.
Il progetto, da 600 milioni di euro, prevedeva un porto turistico con circa
1.200 posti barca, una parte destinata a superyacht, megayacht e gigayacht, un
terminal per una nave da crociera, un hotel, aree commerciali, servizi per i
diportisti e cantieri nautici.
Erano previsti anche un hotel da 200 posti, 50 mini appartamenti e la
riconversione dei bilancioni in strutture ricreative e di ristorazione.
Pochi mesi dopo il sequestro dell’area di cantiere, nell’aprile 2013, per
costruire un’opposizione fisica all’oppressione che le speculazioni edilizie
rappresentano per Fiumicino, uno dei Bilancioni, una struttura caratteristica di
questa zona, una palafitta costruita sul mare, storicamente adibita alla pesca,
è stato occupato. L’occupazione del Bilancione, che è nata dall’esigenza di
riappropriazione fisica di uno spazio che era stato sottratto in nome del
profitto, ha dato l’impulso alla nascita del Collettivo NO Porto.
Negli anni, con iniziative continue, e grazie allo studio, all’impegno, alla
costanza delle persone che vi si organizzano, il porto di Fiumicino non è stato
più soltanto un porto: è diventato il simbolo della resistenza a un modello
imposto dall’alto di presunto sviluppo. Royal Caribbean non rappresenta solo il
turismo, ma un’idea di territorio snaturato e non sostenibile fatto di coste
privatizzate, economia estrattiva, concentrazione della ricchezza e
desertificazione ambientale e sociale. Per non parlare dei suoi legami con
Israele, con il mondo di Epstein e con l’economia di guerra sponsorizzata dal
gruppo israeliano Ofer.
Ascolta l’approfondimento con un compagno di Scienza Radicata, rete di
scienziatə e attivistə per la giustizia climatica che si occupa di monitoraggio,
rigenerazione, formazione ambientale e scienza partecipata, che ci dà
aggiornamenti sulla lotta contro la costruzione del porto crocieristico a
Fiumicino.
Sul finale, l’ennesima morte sul lavoro, di caldo, di un ragazzo molto giovane.
Citati nella puntata:
Scienza radicata – Pagina ig
Il Bilancione occupato – L’Almanacco de La Terra Trema – pagina fb
Porto di Fiumicino: il TAR smaschera il trucco di Royal Caribbean – Dinamopress
Chi semina porti raccoglie tempeste: il progetto crocieristico a Fiumicino –
Valori
Uno Stato sempre più debole davanti al potere economico riscopre tutta la
propria forza contro chi sta in basso. La repressione diventa così uno strumento
di governo della rabbia sociale …
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