[2026-07-01] A-Distro e SeriRiot @ Federazione Anarchica Torinese
A-DISTRO E SERIRIOT Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46 (mercoledì, 1 luglio 18:00) DISTRO E SERIRIOT OGNI MERCOLEDÌ DALLE 18 ALLE 20 IN CORSO PALERMO 46 (A)DISTRO – LIBRI, GIORNALI, DOCUMENTI E… TANTO ALTRO SERIRIOT – SERIGRAFIA AUTOPRODOTTA BENEFIT LOTTE VIENI A SPULCIARE TRA I LIBRI E LE RIVISTE, LE MAGLIETTE E I VOLANTINI! SOSTIENI L’AUTOPRODUZIONE E L’INFORMAZIONE LIBERA DALLO STATO E DAL MERCATO! INFORMATI SU LOTTE E APPUNTAMENTI!
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Zero certezze, 2045 dubbi
La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto. Da Notav Info Non è più soltanto il Movimento No Tav a porre il problema. È lo stesso sistema che attorno alla Torino-Lione si sta incrinando, costretto a riconoscere che il progetto non ha né un perimetro finanziario stabile né una reale garanzia di completamento nei tempi e nelle forme con cui è stato raccontato per anni. A riportare queste contraddizioni al centro del dibattito è stata ieri l’Unione Montana Valle Susa, intervenuta dopo l’ennesimo incontro convocato dalla Regione Piemonte sulla tratta nazionale Avigliana-Orbassano. Il punto sollevato dall’ente è tanto semplice quanto politicamente esplosivo: prima di aprire nuovi cantieri e impegnare ulteriori risorse pubbliche, occorre chiarire se esistano davvero le condizioni economiche e infrastrutturali per completare l’intero sistema Torino-Lione. Una questione che si inserisce in un quadro politico sempre più instabile, riacceso dalla Conferenza Intergovernativa di Chambéry del 17 giugno, durante la quale il tema delle coperture finanziarie è tornato esplicitamente al centro della discussione. Particolarmente significative appaiono le parole attribuite al coordinatore europeo del corridoio TEN-T Mediterraneo Mathieu Grosch, che avrebbe richiamato la necessità di individuare forme di finanziamento alternative rispetto alle risorse pubbliche tradizionali, arrivando a evocare il ricorso al debito e al coinvolgimento diretto dei risparmiatori.  Un’affermazione che assume un peso notevole. Per anni i sostenitori dell’opera hanno presentato la Torino-Lione come un progetto economicamente garantito e sostenuto dall’Unione Europea. Oggi, invece, emergono dubbi sempre più evidenti sulla capacità degli Stati e delle istituzioni europee di sostenere integralmente i costi dell’infrastruttura. Proprio su questo punto si inserisce anche il livello parlamentare. Nei giorni successivi a Chambéry è stata infatti presentata un’interrogazione in Parlamento e in Consiglio regionale del Piemonte da parte di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha messo in discussione l’urgenza e la priorità degli investimenti sulla Torino-Lione alla luce dei ritardi francesi e delle incertezze sul finanziamento complessivo dell’opera. Un’iniziativa che segna un ulteriore passaggio politico, perché porta dentro le istituzioni rappresentative le stesse criticità che fino a oggi venivano confinate al dibattito territoriale. Costi che continuano nel frattempo a crescere. Secondo i dati, la sola tratta internazionale ha ormai raggiunto i 14,7 miliardi di euro. A ciò si aggiunge un altro elemento tutt’altro che secondario: il finanziamento europeo oggi assegnato a TELT terminerà il 30 giugno 2026 e, dal giorno successivo, i costi ricadranno integralmente sugli Stati italiano e francese. Ma la questione economica è soltanto una parte del problema. A rendere ancora più fragile l’intero impianto progettuale contribuisce infatti la situazione delle tratte nazionali francesi. Mentre in Italia si continua a procedere con nuove progettazioni e nuovi finanziamenti, Parigi ha già collocato oltre il 2045 la realizzazione delle proprie linee di accesso. Si tratta di un passaggio fondamentale. Senza le tratte nazionali sui due versanti della frontiera, il tunnel di base non sarà infatti in grado di raggiungere le prestazioni e i volumi di traffico utilizzati per giustificarne la costruzione. In altre parole, il rischio è quello di realizzare un’infrastruttura incompleta, scollegata e incapace di rispondere agli obiettivi che ne hanno sostenuto la promozione politica. È proprio dentro questo quadro che assume ancora più significato quanto emerso durante il tavolo tecnico dedicato alla tratta nazionale Avigliana-Orbassano. Come già scrivevamo nei giorni scorsi, i Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio, insieme all’Unione Montana Valle Susa, hanno chiesto il ritiro del progetto, giudicandolo inutile, costoso e privo di una reale giustificazione. L’ultimo incontro tecnico non ha fatto altro che rafforzare queste valutazioni. Su ventotto osservazioni complessivamente presentate, venti provengono dall’Unione Montana e riguardano aspetti centrali del progetto: viabilità di cantiere, consumo di suolo agricolo, espropri, gestione dei materiali di scavo, impatti ambientali e sovrapposizione con altre infrastrutture previste sul territorio. Ancora più significativo è il fatto che, secondo quanto evidenziato dalla commissione tecnica dell’ente, le informazioni oggi disponibili non consentano nemmeno una valutazione completa degli impatti dell’opera. Mancano dati dettagliati sui flussi dei mezzi pesanti, sui quantitativi di materiale movimentato, sulle attività notturne, sui consumi idrici, sulle emissioni e sul cronoprogramma dei lavori. Particolarmente delicata appare la situazione di Avigliana, indicata dagli stessi progettisti come il territorio maggiormente interessato dalla presenza di aree tecniche, depositi e cantieri ferroviari. Un’area che rischia di subire trasformazioni profonde e permanenti, a partire dal consumo di suolo agricolo che gli stessi uffici regionali riconoscono come difficilmente reversibile una volta conclusi i lavori. Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare difficilmente contestabile: se mancano ancora certezze sui finanziamenti della tratta internazionale, se la Francia rinvia le proprie linee di accesso e se persistono pesanti criticità progettuali sulla Avigliana-Orbassano, appare sempre più incomprensibile la volontà di proseguire lungo una strada che continua a generare dubbi anziché risposte La vera questione, allora, non riguarda soltanto il futuro della tratta Avigliana-Orbassano o il cronoprogramma della Torino-Lione. Riguarda il modello di sviluppo infrastrutturale che si continua a imporre ai territori. Mentre il trasporto pubblico locale soffre da anni una cronica carenza di investimenti e mentre opere come il completamento della metropolitana torinese continuano a inseguire finanziamenti insufficienti, si persevera nel destinare risorse pubbliche a un progetto sempre più costoso, sempre più lontano nel tempo e sempre più incerto sotto il profilo economico. Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare difficilmente liquidabile come una semplice osservazione tecnica. Se mancano certezze sulla copertura finanziaria della tratta internazionale, se la Francia rinvia le proprie infrastrutture di accesso e se il progetto della Avigliana-Orbassano continua a presentare criticità strutturali e informative, non siamo davanti a un dettaglio da aggiustare, ma a un quadro complessivo sempre più instabile. La questione, allora, non riguarda soltanto una singola tratta o un singolo progetto. Riguarda il fatto che l’intero sistema Torino-Lione continua a essere presentato come un percorso già definito, mentre nei fatti emergono continuamente elementi che ne mettono in discussione la sostenibilità economica, la coerenza infrastrutturale e perfino la possibilità di realizzazione nei tempi annunciati. Mentre il trasporto pubblico locale resta sottofinanziato e opere fondamentali per la mobilità quotidiana vengono rimandate o frammentate, si continua a concentrare risorse e progettualità su un’infrastruttura che non ha ancora dimostrato di reggersi su basi certe. Per questo la richiesta dell’Unione Montana rompe l’ultima finzione rimasta: si continua a parlare di un’opera “strategica” mentre non esiste alcuna certezza sulla sua realizzazione completa, sui suoi finanziamenti e sulla sua utilità. Eppure, nonostante questo, si insiste nel chiedere ai territori nuovi sacrifici, nuovo consumo di suolo e nuovi impatti. Non si tratta più di chiedere “chiarezza”. La chiarezza, nei fatti, non arriva da anni. Il punto è un altro: quanto a lungo si potrà ancora presentare come inevitabile un progetto che ogni passaggio istituzionale rende sempre più incerto, contraddittorio e distante dai bisogni reali dei territori.
Per gli arrestati del 16 giugno. Messaggi, iniziative solidali e conto corrente a sostegno di compagni e compagne [in aggiornamento]
Da oggi, 24 giugno, raccogliamo in questa pagina i vari contributi e aggiornamenti che ci stanno pervenendo in solidarietà alle compagne e ai compagni arrestati il 16 giugno 2026.   [24.06.2026] SULL’INDAGINE E RELATIVI ARRESTI DEL 16 GIUGNO. Solidarietà dalla Romagna …e sono tante, troppe, le mattine così, per tanti, troppi, individui che vengono gettati nel tritacarne del macabro e viscido teatro che lor signori chiamano Giustizia. Un’ennesima mattina di sveglia con le guardie alla porta, con le loro pettorine da fiction TV, con le pistole alla cintola, i guantini, il puzzo di dopobarba e le facce di chi sta facendo bene il proprio sordido mestiere: applicare la legge. Non sempre finisce con gli arresti, stavolta sì, e con uno spazio storico sgomberato, spazio che per tantx di noi era casa, per altrx punto di riferimento, scoglio anomalo nel mare di cemento e aperitivi della capitale: il Benci odia ancora! I fatti, per ora, per quello che ci è dato sapere (visto che le indagini sono tutt’ora in corso) sono più o meno già ampiamente circolati sia in ambienti di movimento, sia nel web-mondo, perciò ci siamo chiestx cosa potevamo dire che ne valesse davvero la pena, in un momento del genere, un momento in cui nove sorelle e fratelli sono tra le grinfie dello stato, al caldo di queste sbarre infami?! (e se ci siamo attardatx tanto per esprimerci pubblicamente, sappiamo che capirete: sono state ore febbrili, di mille cose da pensare e da fare!) Se le parole hanno un senso in momenti come questo – secondo noi – è di cercare di accostarsi alla pancia e al cuore, cercare di tradurre il magma di sensazioni che proviamo e che tutte non possono esprimersi a gesti: rabbia, rabbia, rabbia, fatica, stanchezza, amaro, impotenza, incredulità, ancora rabbia. Ma, dall’altro lato della barricata interiore dei nostri spiriti inquieti, anche contentezza nel vedere la forza che riusciamo ad esprimere nella solidarietà e la tenacia e la voglia di resistere un secondo in più degli oppressori che mirano a rubarci/intristirici la vita e l’orgoglio di avere compagnx così fortx e dolci allo stesso tempo, così splendidamente imperfettx e incamminatx, a testa alta, verso il nostro sogno comune: la libertà. Questa è la parte migliore di noi e quando riusciamo a farla emergere, già tocchiamo con mano un po’ del mondo che vorremmo, e la repressione – ragion di Stato assassina e vigliacca – ha se non altro questo merito, che ci spinge a tirarla fuori. Dopo la convalida degli arresti di Toni e Pietro, dopo che anche a Giulia e Luna sono state applicate le misure cautelari (domiciliari con braccialetto elettronico) mentre aspettiamo di sapere dove spediranno tuttx lx nostrx compagnx, che dalle carceri attuali saranno trasferitx nelle sezioni di Alta Sicurezza, come compagnx della Cassa Antirepressione Capitano ACAB vogliamo mandare i nostri abbracci di cuore a tuttx lx arrestatx, perquisitx, inquisitx per questa ennesima operazione del 16 giugno e ci impegniamo a seguire tuttx lx compagnx prigionierx a partire dal nostro compagno, amico, fratello, Pietro, arrestato (come Toni) in ossequio alla logica che vuole che dopo che ste carogne promulgano una nuova legge, qualcunx debba cadervi preda (parliamo qui del 270quinques terzo) per far sorridere di soddisfazione gli aguzzini in giacca e cravatta. Ci pare interessante e importante far cirocolare il nome degli opuscoli che sono valsi la galera per Pietro, visto che hanno giustificato il suo arresto, si chiamano “Taglio e Cucito”, “L’informatore anarchico” e “Stop that train”. In queste ore roventi (in tutti i sensi!!) ci stiamo dicendo di procedere per passaggi: al momento, in attesa del Riesame che ci auguriamo dissolva o per lo meno ridimensioni il fumoso/fuffoso impianto accusatorio, è seguire lx compagnx nei trasferimenti; è stare vicino agli affetti dellx arrestatx e inquisitx; raccimolare soldi per le molte spese che verranno; farci forza l’un l’altrx, coltivando un sano odio sempre col sorriso, che non ci consumi dentro ma che sappia esondare in faccia ai nostri nemici. Come sempre diciamo e scriviamo, la miglior solidarietà è proseguir nelle lotte dex compagnx colpitx dalla repressione, e questo vogliamo tenerlo a mente. Non si tratta di mitizzazione, di martirio per l’ideale, di eroismo o cose del genere, ma di una precisa scelta di campo che lx nostrx compagnx, e noi con loro, abbiamo fatto, da tempo: scegliere il lato scomodo del mondo, per trovare un punto d’appoggio dove far leva, e mandare questo putrido sistema sociale ed economico gambe all’aria. Scegliere il sogno, l’amore, il conflitto, la solidarietà, l’immischiarsi, il fare la propria parte. Scegliere, ogni giorno, di non voler essere complici dell’abominio capitalista-statale-patriarcale, ma sabotatorx della normalità, con il fiato sempre corto e il cuore che va a mille. Scegliere di essere vivx, per l’anarchia. Micol, Ste, Nico, Pietro, Toni, Luna, Giu, Arnau, Bibbi liberx! Tuttx Liberx! Con Sara e Sandro nel cuore. Cassa Antirepressione Capitano ACAB. 22 giugno 2026 capitanoacab@insiberia.net Attiviamo questo conto (poste pay evolution; si può ricaricare o fare bonifici, specificare sempre la causale “antirepressione”) per racimolare due spicci per le spese dei compa all’interno di questo procedimento, seguiranno aggiornamenti. Poste Pay Evolution Persano Alice numero carta: 5333171221824549 iban: IT55Y3608105138234335834342 -------------------------------------------------------------------------------- [24.06.2026] Messaggio e manifesto dalla Germania: In seguito all’ennesima operazione repressiva in Italia, abbiamo fatto questo manifesto in solidarietà a coloro che sono stat* colpit* dalla repressione. Il testo riprende una famosa canzone (“Macht kaputt, was euch kaputt macht!” “Distruggete ciò che vi distrugge!”) dei Ton Steine Scherben, gruppo rock tedesco degli anni ’70, ’80, perché crediamo che questo slogan continui a rappresentare un’indicazione preziosa. Anarchic* dal Nord Traduzione: Il 16 giugno 2026 le autorità italiane hanno effettuato perquisizioni e arresti contro anarchic* in diverse località. A Roma è stato inoltre sgomberato il centro anarchico occupato Bencivenga. Sette rivoluzionar* sono in carcere, mentre ad altr* sono state imposte misure restrittive. Il potere li accusa di azioni di sabotaggio anticapitaliste e antimilitariste, tra cui quelle contro i Giochi Olimpici Invernali all’inizio di quest’anno. Al fianco dei combattenti che non aspettano nulla! Libertà e solidarietà per Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, Martina e Marifra. Sandro, Sara e Kyriakos nei nostri cuori! I treni sfrecciano, i dollari scorrono, le macchine funzionano le persone creano, le fabbriche costruiscono, costruiscono macchine, costruiscono motori, costruiscono cannoni. Per chi? Le bombe volano, i carri armati avanzano, i poliziotti picchiano, i soldati cadono, proteggono i capi, proteggono le azioni, proteggono la legge, proteggono lo Stato. Da noi! Distruggete ciò che vi distrugge Traduzione del fumetto: In questo mondo alienato, sia per i ricchi che per i dannati le pareti dei loro vagoni rappresentano l’unico orizzonte. -------------------------------------------------------------------------------- [24.06.2026] Qui contributi e iniziative già pubblicati: https://ilrovescio.info/2026/06/16/in-tempi-di-guerra-sulla-retata-anti-anarchica-del-16-giugno/ https://ilrovescio.info/2026/06/20/da-genova-fuori-dai-binari-sul-carretto-solidale-in-citta-e-altre-iniziative-in-solidarieta-agli-arrestati-del-16-giugno/
Stato di emergenza
Babele
È uscito il libro “LI CHIAMAVANO TEDDY BOYS. Il 30 giugno 1960 fra antifascismo e lotta di classe”
Riceviamo e diffondiamo: Diamo notizia agli interessati dell’uscita di un libro per le edizioni Colibrì sui fatti del luglio del ’60. In allegato copertina e di seguito sinossi e indice. LI CHIAMAVANO TEDDY BOYS. Il 30 giugno 1960 fra antifascismo e lotta di classe a cura della Libreria occupata Adespotos 2026, Colibrì edizioni, 288 pagine, 15 euro – per ordinare il libro: irregolari@inventati.org   Il presente volume nasce e ruota attorno a un dialogo con Emilio Quadrelli, avvenuto ormai quattro anni fa, qui trascritto e pubblicato per la prima volta. Un tentativo di mettere in luce aspetti importanti e originali, sebbene contraddittori, dell’ambiente politico genovese che Emilio prova a leggere attraverso la lente d’ingrandimento dell’antifascismo e del rapporto che il movimento ha con esso. Una lettura che lascia intuire come i moti del luglio 1960, che iniziano a Genova il 30 giugno, non siano ascrivibili solo all’antifascismo ma contengano alcuni degli elementi – la composizione sociale emergente, i giovani con le magliette a strisce, i teddy boys, la rottura con la sinistra ufficiale – che caratterizzeranno gli anni a venire. La prefazione di Sandro Moiso, i testi di Cesare Bermani, di Danilo Montaldi e del Movimento 30 Giugno, oltre che una scelta di articoli della stampa del tempo, contribuiscono alla ricostruzione storica delle giornate del giugno-luglio 1960 e del fermento dell’epoca. Questo volume è dedicato a Emilio e alla sua capacità di avere uno sguardo mai scontato, teso sempre a intravvedere nel presente le possibilità di rovesciamento dell’esistente. It’s Only Rock’n’Roll ovvero dell’insorgenza di classe (come sempre inaspettata) di Sandro Moiso Introduzione  L’antifascismo del luglio sessanta di Cesare Bermani Genova operaia, ribelle, antifascista e… conservatrice? Un dialogo con Emilio Quadrelli L’altra Autonomia operaia – scheda Il 30 Giugno a Genova  Il significato dei fatti di luglio di Danilo Montaldi Periodici e riviste sul movimento del luglio ’60 Rinnovamento Sindacale, Umanità Nova, Seme anarchico, Volontà, Azione Comunista, L’Agitazione del Sud, Tempo Presente, Democrazia Diretta_ Appendice documentaria ufficiale  Canzoniere
Materiali
Gazaweb ed appuntamenti tech di giugno
PUNTATA: https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/06/HOD23giugno.ogg scaricala HOD23giugno Gazaweb: per sostenere il progetto: https://aiutagazaweb.vado.li/ per gli aggiornamenti: https://gazaweb.noblogs.org/ Sito completo https://www.acs-ong.it/gazaweb/ Appuntamenti: 23 giugno, martedì: vag61 La talpa, visioni sotterranee 24 giugno, mercoledì: circolo anarchico Berneri, hackoglienza dalle 21:00 27 giugno, sabato: fare design transfemminista 10:30-18:30 CDD via del piombo 7 https://women.it/agenda/design-transfemminista/ 30 giuno, martedì ofpcina alla casa del mondo! https://ofpcina.net Trovi più info nei rispettivi siti web e su balotta.org
interviste
puntata
Musick To Play In The Dark – 23 Giugno 2026
Musick To Play In The Dark è la trasmissione condotta da Maurizio a.k.a. Gerstein, Noisebrigade, Dr. Cancer, etc. che va in onda su Radio Blackout 105.250 il martedì dalle 23 fino a mezzanotte. Per un’ora verrete condotti attraverso un percorso trasversale fatto da sonorità che non si fermano ad un genere: si può passare dall’industrial alla wave, facendo una fermata nel punk, nel death metal, nell’electro oppure anche nel math rock. Seguiremo le storie di chi ha fatto dei suoni non convenzionali l’espressione della propria persona con ascolti ed alle volte con interviste. Ci sarà uno spazio per le novità e per improvvisazioni varie. Spegnete la luce, la musica inizia… PLAYLIST 01 David Thrussell & Shinjuku Thief “The Call Of Cthulhu PART IV” da “The Call of Cthulhu” 02 Electric Six “Dirty Looks” da “I Shall Exterminate Everything Around Me That Restricts Me From Being The Master” 03 Sun Ra & Merzbow “Granular Jazz Part 4” da “Strange City” 04 Hallows “Dream” da “Dream” 05 Suicide Inside “I Feel I Will” da “Tomorrow EP” 06 Katatonic Silentio “Velvet Dweller” da “Acid Foundation” 07 Katatonic Silentio “Dubbin’ Acid” da “Acid Foundation” 08 Mick Harris “Had” da “BWU 3 That Were Said”
musick
Gli interessi dei capitalisti italiani in Israele
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano, Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti antiproiettile. Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che hanno bombardato la Striscia di Gaza. Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica militare israeliana. L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno promosso innumerevoli programmi di coproduzione. Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro. Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023. A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono stati consegnati a partire del 2024. C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno 2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv. Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100% del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie azioni ai titolari della società israeliana.   Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
‘O monastero. Un torneo di calcio all’ex Asilo Filangieri
Fotogalleria di Samuel Graziani Testo a cura di Barbara Russo Si è tenuta lo scorso fine settimana la quarta edizione del torneo di calcio popolare ‘O monastero, nel campetto dell’ex Asilo Filangieri. ‘O monastero è come viene chiamato l’Asilo, ex convento, dagli abitanti del quartiere. Il campetto che si trova alle spalle dell’ingresso è stato realizzato insieme da abitanti, ragazzini che partecipano al torneo e attivisti. Lo striscione che lo sovrasta in questi giorni recita: “Da queste parti solo cuore e sudore. Centro storico Napoli”. Gareggiano sei squadre, si gioca tre contro tre, i partecipanti vanno dagli 11 ai 16 anni e provengono da vari quartieri del centro, San Gaetano, Forcella e Borgo. I migliori si distingueranno per primo, secondo e terzo classificato; miglior giocatore morale, capocannoniere e miglior gol. Il torneo è finanziato dall’associazione Zefiro e dall’Asilo. Senza volerli troppo distogliere dal gioco, abbiamo rivolto ai partecipanti qualche domanda. Di seguito le loro parole. «Mi chiamo Emanuele, ho 11 anni e ho scoperto questo posto perché vedi quel gruppo là?, quello è il gruppo di mio padre. Ho imparato qua a giocare a pallone. Sono del quartiere, ci sono altri posti dove andiamo a giocare, ma per esempio al Duomo ci sono i militari, e non è cosa. Qua è meglio». «Mi chiamo Vincenzo, ho 14 anni e faccio la prima superiore. Federico ci ha proposto questa cosa del torneo e allora abbiamo sparso la voce tra i nostri amici, poi piano piano abbiamo pulito il campo. Io abito nel quartiere e vengo tutti i giorni qua. Giochiamo qua perché il campo è mezzo chiuso e nessuno ci dice niente. Oggi giocherò nella squadra del Belgio». «Mi chiamo Bianca e ho 15 anni. Faccio il primo anno del liceo, indirizzo scienze umane. Abito a Fuorigrotta, ma frequento questo quartiere perché ho gli amici qua. Sono fidanzata con Vincenzo, per questo vengo all’Asilo due o tre volte a settimana. Altri posti che frequento a Napoli sono piazza del Gesù e piazza Dante. Prima abitavo a Santa Chiara, ma quando è nato mio fratello piccolo, due o tre anni fa, ci siamo spostati a casa di nonna a Fuorigrotta». «Io sono Meri, ho 14 anni e sto nella classe di Bianca, però sono della Sanità. E sto con Davide da quattro mesi. Poi altre cose di me che ti posso dire… faccio danza a piazza Dante. È la prima volta che vengo all’Asilo, in genere scendo a piazza Dante oppure nelle mie zone». «Io sono Luigi, ho 13 anni, sono il capitano della squadra Francia. Gioco da quando avevo cinque anni, è la mia passione. Facevo una scuola calcio a Materdei ma poi ho lasciato perché non andavo mai, preferivo scendere con i miei compagni. Ora però ci voglio tornare, perché pure mio padre gioca a calcio e mi ha detto di tornare. Vengo qui da quando sono piccolo, mi piace perché conosco tutti e poi mi diverto. Vengo di pomeriggio, dopo la scuola. Giochiamo a pallone o a ping-pong». «Io sono Christian, ho 14 anni, non gioco perché già so che mi litigo e non mi voglio litigare, quindi faccio la telecronaca. Sono di Forcella, mo’ devo andare alle superiori. Ho conosciuto questo posto perché un mio amico veniva, sono venuto una volta con lui e da là sono venuto sempre perché mi piace il posto. Mi diverto e perdo tempo, vengo tutti i pomeriggi. Se non sto qua vado a piazza Dante con i miei amici». «Io sono Andrea, ho 15 anni e sono di San Biagio. Ho conosciuto l’Asilo perché venivano i miei amici a giocare a pallone. La prossima partita sto io, nella squadra Francia. Però il pallone non è il mio sport. Il mio sport è la boxe. Mi piace perché mi aiuta a sfogare la rabbia. Mi alleno da tre anni alla Gennaro Pizzo a Santa Chiara, tutti i giorni. Gli altri ragazzi della palestra li conosco, ma non sono miei amici. Invece questi che vengono all’Asilo sono i miei amici. Faccio la prima superiore di finanza e marketing. L’ho scelta perché è la più vicina a casa mia. Sono stato promosso con due debiti, diritto e inglese». «Io mi chiamo Cristian, ho 16 anni. Questo è il secondo anno che partecipo al torneo, l’anno scorso ho vinto io. Gioco nella Corea, per ora abbiamo fatto due partite e le abbiamo pareggiate. Faccio la terza superiore. Conosco l’Asilo perché sta vicino casa, vengo qui tutti i giorni perché si fanno belle attività, faccio pure il progetto fotografico. Usciamo il sabato o la domenica e andiamo a fare le foto, oppure ci riuniamo in camera oscura e stampiamo. A me piacciono le foto alle persone che non conosco. Ho una Nikon d 3100, l’ho comprata su Vinted con i miei soldi, li ho messi insieme un po’ alla volta».
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