La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere
Riprendiamo da Pressenza – È razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente tra Avigliana e Torino L’associazione Pro Natura Piemonte insieme ai comitati No Tav di Avigliana, […] The post La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere first appeared on notav.info.
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Lotto, boicotto e sciopero
Dopo una settimana fittissima di appuntamenti a cura di Non una di meno, è stato un lungo weekend di iniziative transfemministe, a Torino come in tutta Italia e nel mondo. Sabato 7 un grande corteo ha attraversato il centro città, domenica 8 ci sono state iniziative transfemministe nei quartieri di San Salvario, Cenisia, Barriera di Milano, Vanchiglia e in provincia, a Susa, Avigliana e Grugliasco. Oggi, nel giornata di sciopero generale l’Assemblea precaria universitaria ha organizzato un flash mob per denunciare la condizione di precarietà nel settore accademico. L’iniziativa è stata presentata con lo slogan “Il precariato è una corsa a ostacoli” e ha coinvolto il percorso di accesso all’aula in cui era prevista la seduta del Senato accademico. Lungo la balconata del rettorato, il collettivo ha disposto fili, scatole e barriere simboliche, costringendo i componenti del Senato a superare fisicamente alcuni ostacoli prima di entrare in aula. Sul percorso sono stati inoltre collocati fogli e cartelli con riferimenti a situazioni descritte come frequenti nella vita dei lavoratori precari dell’università, tra cui mancati rinnovi contrattuali dopo anni di attività, flessibilità obbligata e mobilità geografica. Alle 10 è iniziato il partecipato presidio al tribunale di Torino contro il Ddl Bongiorno, che si è trasformato in corteo dopo qualche ora. Le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi, soprattutto nei contesti familiari e coniugali, e per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria. Inoltre, la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare. Questo 8 marzo si è svolto con un nuovo fronte di guerra aperto, quello contro l’Iran e, scenario in cui ancora una volta è la popolazione civile a pagare un prezzo altissimo per la repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano, e lx transfemministx in piazza hanno ribadito il sanguinoso nesso tra patriarcato e guerra. Abbiamo contattato Daniela, di NUDM, in diretta dal presidio al tribunale, che ci ha parlato della giornata di sciopero transfemminista di oggi, del flash mob in Rettorato, della necessità di opporsi al Ddl Bongiorno. La giornata di sciopero e lotta transfemminista prosegue: alle 16, assemblea in Università.
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CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE
CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e compagne di Milano e Roma hanno iniziato a camminare insieme, con la stessa rabbia e con immutato amore. Ancora oggi il ricordo di Dax si lega a quello di Renato, per dar vita a giornate di mobilitazione, incontri, lotta e iniziative che trasformano delle ricorrenze in occasioni per costruire e consolidare un fronte antifascista europeo rivoluzionario e antimilitarista. Dal marzo milanese al ventennale di Renato a Roma, saranno giorni di convergenza e scambio. Nella memoria di Davide e Renato si declinano tutte le lotte che animiamo e attraversiamo, ognuno con le proprie attitudini e nei propri contesti. Nella memoria dei nostri compagni ci rafforziamo reciprocamente per rilanciare un’alleanza rivoluzionaria contro guerra, riarmo e capitalismo, per resistere al buio che avanza e attaccare il mostro neoliberale. CONFLITTI: DAL GLOBALE AL LOCALE Fronti di guerra, tensioni internazionali, corse al riarmo: la ristrutturazione degli equilibri politici mondiali vede l’imperialismo impegnato a difendere, estendere, mettere in discussione confini e aree di influenza. Dietro a ogni operazione militare si muovono interessi economici, sono una strategia di accumulazione di capitale nella sua forma più cruenta e omicida.  Negli ultimi due anni il contrasto alle politiche guerrafondaie si è legato alla causa di liberazione palestinese, che è tornata al centro del conflitto politico in seguito all’operazione Diluvio di Al-Aqsa, contribuendo a comprendere la causa di liberazione di una resistenza anticoloniale non solo in senso difensivo, ma come attacco al progetto sionista e imperialista occidentale, rivendicando l’obiettivo della liberazione dal fiume fino al mare e rompendo il muro di silenzio e normalizzazione della colonia sionista. Questo ha dato impulso ad un movimento globale per la liberazione della Palestina. In Italia, come in altri paesi, si è concepito non solo come forma di solidarietà simbolica o umanitaria, ma come lotta attiva contro il sionismo e la guerra imperialista.  La solidarietà tra lavoratori, lavoratrici e con i popoli oppressi diventa una minaccia concreta al mantenimento del capitalismo e dello stato di guerra. Parallelamente alla pacificazione in Palestina, con gli accordi di “pace” di Trump che prevedono un nuovo mandato coloniale su Gaza, la pacificazione interna in Europa avanza con un’ulteriore stretta repressiva. La criminalizzazione in Italia ha colpito in alcuni casi in aperta concertazione con “Israele”, mostrando la continuità tra la politica repressiva interna e i rapporti diplomatici e commerciali, come nel caso di Anan Yaeesh arrestato il 27 gennaio 2024 in seguito alla richiesta di estradizione da parte di “Israele”. Del dicembre scorso è l’inchiesta “Domino” in cui l’accusa di finanziamento al terrorismo si basa su direttive israeliane. Tali operazioni criminalizzano i palestinesi che sostengono la resistenza in Palestina e dalla diaspora e rappresentano un monito nei confronti del movimento in Italia, che ha visto numerosi arresti, fogli di via, divieti e violenza poliziesca palesatasi più volte nelle piazze per la Palestina. I nuovi DDL che prevedono l’equiparazione di antisionismo ad antisemitismo costituiscono un salto di qualità nella repressione delle idee: l’idea stessa della lotta antisionista diventa reato. L’aggravarsi dei conflitti porta con sé l’esigenza, da parte dei diversi paesi, di garantire un fronte interno pacificato, in cui la guerra sia “normalizzata” e accettata in tutte le sue implicazioni sociali ed economiche. Senza dissidenza e conflitto sociale, la strada per politiche guerrafondaie è ben spianata. Tutti i soggetti che si adoperano per resistere a questo sistema sono scomodi, sono voci da eliminare a qualunque costo. EUROPA: GUERRA AGLI ANTIFASCIST. FREE ALL ANTIFAS! Negli ultimi anni in tutta Europa le forze di polizia si coordinano e collaborano per colpire compagni e compagne antifa. In Germania per la prima volta dei militanti antifascisti sono accusati di associazione a delinquere grazie al teorema accusatorio Antifa Ost, creato dalle autorità tedesche nel 2021. Nel settembre scorso il dipartimento di stato USA ha inserito Antifa Ost nell’elenco delle organizzazioni terroristiche con l’obiettivo esplicito di colpire le strutture di solidarietà, portando alla chiusura di numerosi account social a supporto della campagna e dei conti correnti di Rote Hilfe (soccorso Rosso). Una persecuzione che raggiunge il suo apice in seguito alle manifestazioni contro la Giornata dell’onore di Budapest del febbraio 2023, in cui vengono arrestat* tre compagn* che oggi rischiano fino a 24 anni di carcere. Grazie alla collaborazione tra autorità tedesche e ungheresi le accuse arrivano a coinvolgere diciotto antifas ricercat* in tutta Europa sui quali pende una richiesta di estradizione. Sei di loro si trovano in carcere in Germania in attesa di processo e Maja, estradata illegalmente, è imprigionata a Budapest in condizioni di violazione sistematica dei suoi diritti da ormai quasi 2 anni. La sentenza a suo carico assume i caratteri di una rappresaglia delle autorità magiare contro il movimento antifascista europeo.   Al carcere, ai mandati di cattura europei e alla persecuzione giudiziaria si somma un sempre più frequente ricorso da parte delle polizie europee a misure amministrative preventive finalizzate a limitare la libertà di movimento di militanti. Dispositivi concepiti per respingere i migranti alle frontiere vengono estesi a nuovi soggetti indesiderati. Per contribuire allo sviluppo di analisi e azioni condivise da parte del movimento antifascista internazionale è fondamentale costruire legami tra realtà europee: la solidarietà internazionalista, il confronto continuo tra esperienze politiche provenienti da paesi diversi, il concepirsi come parte integrante di un movimento antifascista europeo sono oramai punti fermi del nostro agire politico e trovano una rappresentazione continuativa in tutti gli anniversari di Dax. Non solo, crediamo sia questa una strategia efficace e vincente per allargare i nostri orizzonti di lotta, recuperando il valore storico delle pratiche internazionaliste e fronteggiando in maniera coordinata le insidie di un’Europa sempre più schierata a destra. MILANO: TRA VETRINA OLIMPICA E ASSEDIO ALLE PERIFERIE  Nel contesto di conflitti globali, in un’Europa reazionaria, non si rinuncia alla logica speculativa dei grandi eventi che in questi mesi si è abbattuta sulla nostra città. Ed ecco imporsi i giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 che significano aumento del costo della casa, indebitamento pubblico, nuove grandi opere nocive, devastazione e saccheggio dei territori montani, lavoro insicuro e non retribuito.  Mentre la città si rifà trucco per ospitare il grande evento, nei quartieri popolari non si ferma il processo fagocitante del capitale immobiliare con sfratti, sgomberi, controllo sociale e speculazione edilizia. Gli interventi in massa delle forze dell’ordine susseguitesi in diverse zone della città (da San Siro a Giambellino, passando per Baggio) negli ultimi mesi, su mandato del Ministro Piantedosi, sono la punta dell’iceberg di un sistema che mira a criminalizzare chi vive in condizioni di precarietà abitativa, economica o sociale. Nel frattempo, nella città con gli affitti più cari d’Italia, migliaia di case popolari restano sfitte, non assegnate, lamierate e addirittura murate. Si dismette il patrimonio immobiliare pubblico a favore della speculazione edilizia e del latifondo del mattone, per questo ancora oggi occupare rappresenta una legittima alternativa, una forma concreta di lotta contro questo processo che rende la nostra città sempre più esclusiva e escludente.  La stretta autoritaria che stiamo vivendo passa anche attraverso l’attacco alla cultura, allə studenti, agli spazi sociali. Il Governo vuole fermare i sogni collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove ci si organizza per liberarsi dallo sfruttamento della vita. NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE  In una realtà sempre più cupa, altrettanto reale è il movimento europeo e mondiale che si sta mobilitando contro la guerra e l’imperialismo. Nelle piazze di tutto il mondo da Genova al Nepal, da Milano allo Yemen e al Kurdistan i popoli reclamano giustizia e pace, alzano un grido contro guerra e genocidio, resistono affinché il buio non prevalga. Sabotaggi, proteste, azioni attraversano ogni giorno tutti i paesi del mondo ricordando ai potenti che laddove lavoratori e lavoratrici, studenti e persone si uniscono non c’è ricchezza o riarmo che tenga. L’occasione del ricordo di Dax è da più di vent’anni parte di un percorso di resistenza e di lotta, che ci consente di costruire un fronte antifascista internazionale. Per questo i giorni del suo ricordo vorremmo che fossero momenti di convergenza e creazione di legami, consapevoli che mobilitarci per ricordare Dax deve essere parte di un percorso di resistenza che passa anche dal prossimo 25 aprile. In questo quadro a tinte fosche vi è ancora una luce che dà speranza, e sta a noi alimentare questa luce, guidati dalla memoria dei compagni e delle compagne uccisi da fascismo e capitalismo. La resistenza, la lotta, la solidarietà sono le componenti essenziali che ci permettono di immaginare, creare e praticare un mondo diverso, di libertà e autodeterminazione per tutt* e in ogni luogo.
calcio e sponsor finanziari illegali
L’industria europea del calcio è finita nelle maglie delle sponsorizzazioni di gruppi finanziari ad alto rischio, marchi di Cryptovalute e trading che investono milioni sulle grandi squadre, ma comportano un vero e proprio gioco d’azzardo per i piccoli investitori, ovvero i tifosi. Nonostante molti di questi gruppi finanziari siano catalogati come “ad alto rischio” o addirittura “non autorizzati ad operare” in alcuni paesi, il mercato delle sponsorizzazioni è in continua crescita. Il mondo del calcio è una vetrina scintillante e promuovere aziende volte alla speculazione e al gioco d’azzardo in borsa è una minaccia concreta per chi decide di investire i propri risparmi su un marchio che associa alla squadra del cuore. ne parliamo con Lorenzo Buzzoni autore di “Crypto e tarding: calcio e tifosi nella rete di sponsor finanziari non autorizzati” uscito su Altreconomia ( https://altreconomia.it/crypto-e-trading-calcio-e-tifosi-nella-rete-di-sponsor-finanziari-non-autorizzati/)
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Gli attacchi al Venezuela e all’Iran visti dalla Cina
La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale. Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” – che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania, Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta. Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
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La rivolta come diserzione? Fuori la grana o vi ammazziamo! di Alèssi Dell’Umbria
(disegno di guerrilla spam) È uscito di recente per le edizioni Tabor Fuori la grana o vi ammazziamo! di Alèssi Dell’Umbria, un autore noto in ambienti di movimento in Italia, ma di cui restano fondamentali due opere non ancora tradotte: Histoire universelle de Marseille, un’imponente archeologia politica e sociale della città, apparsa proprio mentre Marsiglia veniva sacrificata sull’altare della “capitale europea della cultura”, e Tarantella! Possession et dépossession dans l’ex-royaume de Naples. Quest’ultimo è il resoconto di un Sud Italia che l’autore conosce bene, in bilico tra emarginazione sociale e recupero spettacolare. Ed è proprio da qui, da una necessaria lettura da Sud, che bisogna partire per riflettere sull’ultimo libro di Dell’Umbria. Il titolo riprende una scritta apparsa su un muro di Marsiglia nei primi anni Ottanta e ci introduce nelle vicende degli Os Cangaceiros, un gruppo fuorilegge attivo in Francia tra il 1984 e il 1992. Dell’Umbria, che di quel gruppo fece parte, non scrive una semplice memoria, ma restituisce il racconto di un’esperienza politica ed esistenziale lontana dai dogmi del militantismo tradizionale, capace di fondere l’elaborazione teorica radicale con una pratica di vita estranea alle leggi del Capitale. Tra sabotaggi, riappropriazioni e rifiuto del lavoro salariato, questa banda di giovani si organizzò per vivere senza lavorare e per sostenere le lotte sociali, dalle prigioni alle fabbriche fino alle periferie urbane. Il tutto senza abdicare alla vita, ma soprattutto senza mai rinunciare a una riflessione costante, necessaria a interpretare la realtà e a dotarsi di strumenti analitici per agire. “A differenza di quei militanti che hanno la tendenza a credersi indispensabili – scrive Dell’Umbria – pensavamo che gran parte del negativo all’opera nelle viscere di questo mondo agisse innanzitutto sotto forma di astensione”. La vicenda degli Os Cangaceiros s’inserisce in questo solco. Come scrive lo stesso autore, “bisognava organizzarsi per attraversare il deserto che avanzava”. Era indispensabile pensare alla rivoluzione attraverso l’amicizia, vendicarsi di coloro che organizzano la nostra infelicità. Erano questi gli obiettivi prioritari, come scrissero in un editoriale della rivista che pubblicavano in modo irregolare (i cui numeri possono essere sfogliati qui). L’esperienza di questo gruppo di affinità si colloca nel riflusso post ’68, quando l’interrogativo centrale riguardava la forma delle soggettività rivoluzionarie in un’epoca controrivoluzionaria. Dell’Umbria rispondeva guardando alla “resistenza per inerzia”, convinto che l’indifferenza della maggioranza dei proletari verso l’attivismo non fosse apatia, ma una forma di resistenza non catalogabile, capace di togliere ossigeno alla scena spettacolare del potere. Da questa prospettiva, ogni elogio del proletariato in quanto classe era visto come controrivoluzionario, poiché mirava a reinserire una soggettività intrinsecamente negativa nel contratto sociale attraverso i “racket sindacali e politici”, vale a dire quelle organizzazioni che gestiscono il conflitto per renderlo compatibile con il sistema. Il rifiuto del lavoro (capitalistico) è alla base di questa visione. È la diserzione generalizzata in quanto stile di vita a fare conflitto, per le strade e sul posto di lavoro. Non il volontarismo etico. Alla radice di queste scelte troviamo una lettura eterodossa degli scritti giovanili di Marx ed Engels. Dell’Umbria spiega bene come, in un’epoca di riflusso, bisognasse volgere lo sguardo ai proletari senza però invocarli come soggetto investito di una missione storica trascendente. Il proletariato veniva definito come una soggettività in atto, inafferrabile secondo le categorie classiche. Inscrivere questa soggettività negativa in un contratto sociale è esattamente il ruolo dei racket sindacali e politici. Dell’Umbria riprende la questione del “racket”, concetto caro a Max Horkheimer e a Jacques Camatte, che ne aveva scritto nella rivista neo-bordighista Invariance: quelle organizzazioni che si interpongono tra la rivolta e la realtà, gestendo il conflitto per neutralizzarlo o renderlo compatibile con il sistema. Non si trattava di imporre un livello di scontro, ma di sposare quello già in campo. In quest’ottica, il fatto che l’immensa maggioranza dei proletari resti indifferente alle ingiunzioni dell’attivismo la rende persino più minacciosa. Dell’Umbria e i suoi assistevano in diretta alla disgregazione sociale degli anni Ottanta e alla dissoluzione della classe operaia – con i sindacati ad accompagnarla e a fare in modo che l’operazione filasse liscia – guardando invece a quei cicli di rivolta che avevano ribaltato l’istituzione degli operai in quanto classe mediata dalla rappresentanza sindacale – da piazza Statuto a Mirafiori, passando per lo sciopero insurrezionale in Belgio nel 1960. Che effetto può avere questa riflessione nella città del movimento storico dei disoccupati organizzati e delle “fragili alleanze”, in una Napoli popolata da quegli “abietti” refrattari all’inquadramento in partiti e sindacati tradizionali che non sono mai riusciti ad addomesticarli? Il volume di Dell’Umbria sembra parlare a questo proletariato marginale, ma lo fa smascherando i limiti di un certo attivismo militante e del suo nichilismo passivo, laddove il rifiuto del lavoro viene sbandierato come posa ideologica da chi può permetterselo, senza però avere né la capacità di agire l’illegalità radicale, né la forza di elaborare riflessioni teoriche. Dell’Umbria, tra l’altro, spiega bene che gli Os Cangaceiros si sciolsero proprio perché non riuscivano a superare una “pura negatività” che rischiava di svuotarli dall’interno. La prima sollecitazione che emerge da un libro del genere è che la diserzione non è un’astrazione morale, ma una pratica materiale che, se non evolve in soggettività politica, si condanna all’autoconsunzione. Il secondo spunto riguarda l’alibi dell’idealizzazione. Persiste un pensiero di movimento che tende a mitizzare i subalterni solo in quanto tali, finendo però per lavarsene le mani; un pensiero che trasforma la marginalità in un santuario, producendo però solo inazione e immobilismo. Ma idealizzare il subalterno significa mummificarlo nella sua condizione di esclusione, e mentre il potere criminalizza il “refrattario”, il militante lo mimetizza nel mito. Ed entrambi gli impediscono di farsi soggetto. Questa dinamica è rischiosa soprattutto nei contesti dove il deserto sociale si espande e l’azione di chi è fuorilegge non è affatto accompagnata da elaborazioni teoriche radicali. La storia degli Os Cangaceiros suggerisce che la vera rottura non avviene tramite l’ostentazione dell’identità marginale, ma quando la soggettività diventa inafferrabile. Il lavoro, in un contesto segnato da disoccupazione endemica e stigma, non è allora solo coercizione, ma può diventare forma di emancipazione e presa di coscienza per rompere lo schema dell’invisibilità. L’emancipazione del proletariato marginale, nel nostro caso, è legata anche al lavoro, e non solo al suo rifiuto, altrimenti non si spiegherebbe l’emergere, in questo contesto, di un movimento di lotta per il lavoro che dagli anni Settanta si riproduce continuamente. Il lavoro, in questo caso, è al tempo stesso coercizione e potenziale leva per il cambiamento, per una classe, come quella del proletariato marginale, abbastanza integrata nella società per essere sfruttata, ma anche sufficientemente esclusa per essere debole politicamente. Se il Capitale tiene in pugno gli sfruttati gestendo la loro stessa riproduzione, il libro di Dell’Umbria è un invito a non farsi ingabbiare dalle nuove forme di racket politico – comprese quelle vestite di “movimentismo” radicale. Non si tratta quindi di “organizzare i subalterni” dall’alto di una presunta superiorità teorica, ma di riconoscere la potenza della diserzione generalizzata che già pulsa nelle viscere della società. Sposare il “negativo” significa smettere di guardare ai subalterni come oggetti da studiare o da proteggere, per riscoprire il gusto di una rivolta che non chiede permessi né legittimazioni. Significa rifiutare, una volta per tutte, di stare al proprio posto: al margine, e in silenzio. Chissà se il buon Dell’Umbria ha voglia di discutere del suo libro in questo Sud. Un territorio dove la diserzione e la lotta per l’esistenza continuano a confondere i confini tracciati dal potere. (andrea bottalico)
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[2026-03-13] Proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina" e condivisione di alcune esperienze di occupazione dei licei in valsusa @ Libreria Città del Sole
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "COLPEVOLI DI PALESTINA" E CONDIVISIONE DI ALCUNE ESPERIENZE DI OCCUPAZIONE DEI LICEI IN VALSUSA Libreria Città del Sole - Via Walter Fontan 4 - 10053 Bussoleno (TO) (venerdì, 13 marzo 17:00) Proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina" e condivisione di alcune esperienze di occupazione dei licei in valsusa, con aggiornamento sulle condizioni di Anan da parte dell'avvocata e confronto sui recenti decreti sicurezza e romeo sull'antisemitismo.
[2026-03-11] radio carretta caretta @ Piazza Crispi, Torino
RADIO CARRETTA CARETTA Piazza Crispi, Torino - - (mercoledì, 11 marzo 17:00) Radio Carretta Carretta è una radio che si muove di piazza in piazza e parla per chi c'è, è una radio per la strada. Mercoledi 11/3 dalle ore 17 in piazza Crispi per musica, controinformazione, storie, riflessioni e suggestioni. In questo primo incontro parleremo di editoria autoprodotta con l'edizioni Fuochi D'inverno e dell'esperienza dei Colporteurs, i venditori ambulanti di libri del XVIII secolo. Seguirà una chiacchiera sul nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo intrecciando l'esperienze di deportazione e colonie penali nell'Italia pre-unitaria. Infine presenteremo lo spettacolo teatrale "il colloquio" del Collettivo Lunazione in scena Sabato 21/3 al CSOA Gabrio. Nel mentre le selezioni musicali de djs. Il progretto Radio Carretta Carretta nasce dall'esigenza di ritrovarsi in strada, di creare una socialità lontana dalle logiche di consumo ma che possa offrire spunti, idee e conoscenze. Radio Carretta Carretta vuole essere una rate: ascolta, proponiti, partecipa Radio Carretta Carretta non trasmette nell'etere, ma registra e rilancia i podcast su Radio Blackout. Radio Carretta Carretta non usa social, tieniti informato su gancio.cisti.org o su www.radioblackout.org
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