Riceviamo e diffondiamo:
Libertà per la rivoluzionaria prigioniera María José Baños Andújar!
Nelle ultime settimane, le condizioni di salute della militante antifascista
María José Baños Andújar (reclusa nel carcere spagnolo di Murcia II e che soffre
di alcune patologie croniche molto gravi) si sono ulteriormente aggravate. La
direzione del carcere ha inasprito le sue condizioni di isolamento e
disattenzione medica, arrivando fino a negare l’accesso al carcere della sua
avvocata (con l’intervento della forza pubblica!) e i colloqui che María José
aveva con il suo compagno, anch’egli recluso nello stesso carcere.
María José è una militante dei GRAPO (Gruppi di Resistenza Antifascista Primo di
Ottobre – organizzazione armata comunista che è stata attiva nello Stato
spagnolo) imprigionata dal 2002 e che continua a rivendicare con dignità e
coerenza il suo percorso rivoluzionario.
Dal 23 febbraio Marcos Martín Ponce (compagno di María José, militante anch’egli
dei GRAPO e recluso nello stesso carcere di Murcia II) ha iniziato uno sciopero
della fame a tempo indefinito. E aumenta di giorno in giorno il numero dei
prigionieri rivoluzionari spagnoli e baschi che aderiscono allo sciopero della
fame simbolico di un giorno alla settimana che è stato indetto dai prigionieri e
dalle prigioniere politiche recluse nel carcere di A Lama.
La richiesta immediata degli scioperanti, e dei/delle solidali che si stanno
mobilitando nelle strade, è che María José venga trasferita in ospedale affinché
possa ricevere le necessarie cure che le vengono sistematicamente negate in
carcere, e che venga avviata la procedura per la sua scarcerazione per motivi di
salute.
A fianco di chi lotta! María José libera! Solidarietà senza frontiere!
Cassa AntiRep delle Alpi occidentali
Per aggiornamenti: www.presos.org.es
María José Baños Andújar
Marcos Martín Ponce:
CP Murcia II
Paraje Los Charcos, S/N
Campos del Río
30191 Murcia
España
Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via
libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è
presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo
Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri
interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un
testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati,
che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come
nemico interno, sviluppata su due piani paralleli.
Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la
regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai
documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo
amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti
familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21
anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui
viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della
domanda stessa.
Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente
criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste
rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla
condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui
ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A
ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di
utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre.
Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli.
Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione
alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il
divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono
andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si
tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza
nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre
risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere
trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale,
come nel caso dei CPR in Albania.
Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista
dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano
cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del
controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è
l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto
della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale
normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo
qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che
fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa
nuova normativa.
PUNTA CREATIVA PER MOBILITAZIONE SULLA SALUTE CHE VOGLIAMO
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(mercoledì, 4 marzo 18:30)
Ci vediamo al Neruda per preparare insieme i materiali (cartelloni, striscioni
etc.) per la piazza del 6 Marzo sulla Salute che vogliamo
Questa è un'iniziativa de coordinamento salute pubblica che si inserisce nella
cornice delle mobilitazioni dello sciopero globale transfemminista. Puoi passare
anche se non hai partecipato alle nostre assemblee.
L’attacco congiunto israelo americano contro la repubblica islamica iraniana è
un ulteriore passo verso la configurazione di un nuovo assetto del Levante che
ha come perno la potenza militare espansionista di Israele che punta a
disarticolare il rivale persiano ,progetto sostenuto dagli Stati Uniti che ormai
appare quasi come un proxy dell’entità sionista.
La congiunzione di interessi tra un presidente americano in difficoltà sul piano
economico e in deficit di consensi e un criminale messianico che vede nella
guerra permanente la sua assicurazione per l’impunità ,hanno indotto entrambi a
stornare l’attenzione da guai interni scatenando un attacco che suppongono
decisivo per dare la spallata definitiva al regime iraniano .
Non s’intravede una strategia oltre all’aspettativa di una rivolta popolare
sotto le bombe contro il regime degli ayattolah ,ma l’Iran è strutturalmente
diverso dalla Libia o dall’Irak non essendo una dittatura dinastica, ma uno
stato ideologicamente radicato con istituzioni stratificate e regolate da
meccanismi complessi , un apparato di sicurezza profondamente incorporato nella
struttura statale e una estensione territoriale rilevante.
L’allargamento del conflitto con le conseguenze che ne possono derivare è
inevitabile ,l’instabilità in una regione così cruciale per i commerci globali
porterà a delle conseguenze nefaste per l’economia in seguito al collasso delle
catene di approvvigionamento delle merci strategiche dovute al blocco dello
stretto di Hormuz .
La popolazione iraniana puo’ liberasi da sola da un regime reazionario senza
interventi esterni ,sia i conservatori vicini ad Ali Khamenei, sia la fazione
riformista legata alla presidenza, costituiscono fondamentalmente oligarchie
finanziarie e mafiose che, di fronte a qualsiasi forma di resistenza organizzata
all’interno dell’Iran, hanno fatto ricorso alla repressione e al saccheggio
sistematico della popolazione.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva un’analista italo-iraniana specializzata in
relazioni internazionali e con Lorenzo Forlani giornalista free lance esperto di
Medio oriente
Intervento di Tara Riva
Intervento di Lorenzo Forlani
Nei campi agricoli tra San Valeriano e Borgone di Susa, sorge Cascina Ivol, che
da quattro generazioni e oltre 60 anni produce latte, formaggi, yogurt, gelati
artigianali e carne bovina […]
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Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale del 1972 di Loriano Macchiavelli per il
Gruppo Teatrale Viaggiante, il radio-dramma “voglio dirvi di un popolo che sfida
la morte…” da voce ai palestinesi e svela i tentativi della loro eliminazione
totale da parte di Israele. Il testo, crudo e toccante, tocca i vari aspetti
della repressione: dall’insulto alla burocrazia fino alla morte, ma insiste sul
desiderio di vendetta e resistenza del popolo palestinese.
Ne parliamo con Roberto Benatti che ha curato il progetto radiofonico.
Per maggiori info:
https://www.loriano-macchiavelli.it/teatro/1972-2-voglio-dirvi-di-un-popolo/
Per scaricare il testo dello spettacolo:
https://www.loriano-macchiavelli.it/it/wp-content/uploads/voglio.pdf
L’intervista a Roberto
Il radiodramma “voglio dirvi di un popolo che resiste alla morte…”
Sedici anni di autogestione nel cuore di Atene: lo Stato prepara lo sgombero, un
residente in sciopero della fame fino alle estreme conseguenze. Per 16 anni, la
Comunità di Prosfygika …
Raúl Zibechi. Quanto successo nell’Amazonas in quest’ultimo mese rappresenta un
chiaro e contundente trionfo dell’umanità che resiste, non si arrende e non si
vende.
Quattordici popoli che abitano le rive del fiume Tapajós sono riusciti a
ribaltare la decisione del governo brasiliano di Lula, che privatizzava tre
importanti flussi d’acqua: Tocantins, Madera e Tapajós.
Dopo 33 giorni di un affollato accampamento di fronte alle installazioni della
multinazionale Cargill, a Santarem, Lula ha dovuto revocare il decreto che
trasformava i fiumi in idrovie o corridoi dell’agro-negozio per il trasporto di
grani per le grandi imprese dell’alimentazione. Lo ha fatto un giorno prima che
fossero realizzate manifestazioni in quasi tutto il paese a sostegno dei popoli
originari, qualcosa che anticipava un’ondata di proteste contro il suo governo.
Il progetto fa parte del programma di “destatizzazione” del governo Lula, che in
questo modo si piega alle richieste del grande capitale consegnandogli tremila
chilometri di fiumi. Sembra uno scherzo che sia il governo “progressista” quello
si impegni alla privatizzazione, niente meno, che dia i fragili fiumi amazzonici
che conservano la vita e la biodiversità. La crescita dell’economia è alla base
di questi progetti, che sempre danneggiano i popoli e la natura.
Il capitale tornerà a ritentare. Ha già ottenuto enormi “avanzamenti” sotto i
precedenti governi di Lula e di Dilma Rouseff, come la diga Belo Monte, un
progetto faraonico della dittatura militare (la quarta idroelettrica più grande
del mondo), che i popoli erano riusciti a rallentare. devia un importante fiume,
il Xingu, fatto che lascia i popoli rivieraschi senza sostentamento. D’altra
parte, le opere del fiume San Francisco portano le sue acque a più di 600
chilometri dal suo corso naturale, per irrigare le coltivazioni di frutta da
esportazione del Brasile. C’è molto di più.
Ora la privatizzazione dei tre fiumi era un passo in più nella distruzione della
maggiore selva del pianeta, per promuovere l’accumulazione di capitale
accelerando la circolazione delle merci. La vittoria dei popoli merita una
lettura che vada un po’ più in là di questo caso, ogni volta questo tipo di
notizie non compare nei grandi media…
Il primo e più notevole aspetto è la determinazione e la fermezza dei popoli
amazzonici, e più in generale dei popoli originari dell’America Latina. Essendo
una parte molto piccola della popolazione del Brasile, sono in testa alle
resistenze, mostrando il cammino agli altri settori sociali che si mostrano
passivi o impotenti di fronte all’avanzata del capitalismo. In questa occasione,
la resistenza ha attivato quattordici popoli dei più di cento che vivono
nell’Amazzonia, ed era solo questione di tempo a che gli altri si unissero alla
lotta.
Ci insegnano che non importa quanti siano se si è decisi e bene organizzati. Che
la resistenza tenace ha la capacità di espandersi, perché la dignità continua ad
avere alleati nonostante quanto stiamo vivendo nelle nostre società. Che si può
vincere se mettiamo il corpo e non temiamo le conseguenze. In questa occasione,
dobbiamo evidenziare il ruolo delle donne e delle e dei giovani, come sta
succedendo in molte geografie.
Il secondo aspetto è che la resistenza ha superato le istituzioni, e più
concretamente il ministero dei Popoli Indigeni presidiato da Sonia Guajajara e
creato da Lula per addomesticare le resistenze. Il suo compagno di partito, il
PSOL, Guilherme Boulos segretario della Presidenza, ha preferito conservare
l’incarico piuttosto che mantenere la sua promessa di consultare i popoli.
Questo ci insegna che tutto il sistema politico, dalla destra di Bolsonaro fino
alla sinistra “radicale” del PSOL, sono complici del capitale.
Da ultimo, noi popoli e movimenti dal basso di tutto il mondo dobbiamo seguire
con attenzione tutte le lotte, perché loro non solo ci insegnano che “sì si
può”, ma che ci segnano anche i cammini che ciascuno dovrà adattare alla sua
propria geografia. Non abbiamo manuali né libri che ci dicano come affrontare
questa tormenta. Solo le resistenze e le ribellioni ci mostrano il cammino.
25 febbraio 2026
Desindormémonos
da Comitato Carlos Fonseca
Da Cipro all’Oceano Indiano; un intero quadrante del mondo gettato nel caos e in
fiamme dopo l’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita sabato
28 febbraio.
Con il passare delle ore, emerge chiaramente come non vi sia nessuna strategia
complessiva (nemmeno di ridisegno in chiave imperialista in senso classico) a
Washington e Tel Aviv, se non uno sfoggio brutale e gangsteristico di potenza
militare. Obiettivo: generare caos incontrollato e indiscriminato, in modo da
poter incassare i propri dividendi politici, strategici e anche economici.
Per Netanyahu in ballo c’è, come sempre, la sopravvivenza politica, inseguendo
il sogno colonico della Grande Israele, dall’Egitto all’Arabia Saudita, dalla
Giordania all’Iraq.
Per Trump, invece, l’accelerazione bellicista serve soprattutto a piegare la
bilancia commerciale Usa a proprio favore, con il boom dei prezzi energetici, da
fare pagare ai Paesi Ue, non a caso tenuti fuori dalla porta dell’attacco, senza
alcuna comunicazione preventiva. Al riguardo sono già centinaia le petroliere e
navi che trasportano Gnl bloccate nello Stretto di Hormuz. Chiusa, per gli
attacchi iraniani, la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita,
una delle più grandi del Medio Oriente, con una capacità di 550.000 barili al
giorno. L’Opec+ aumenta la produzione (206mila barili al giorno ad aprile), ma
la speculazione corre più veloce: nelle prime ore di lunedì 2 marzo il Brent
segna già un balzo del 13%, sopra gli 82 dollari al barile, rispetto ai 73 di
venerdì. La stima realistica è che presto si possa arrivare a 100 dollari al
barile.
L’intervista ad Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea al dipartimento
di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
La cronaca sul terreno intanto rischia di dare le vertigini: la regione in
fiamme è in fiamme, a partire dall’Iran, con altre decine di vittime. Il totale,
da sabato, è di 555 morti in Iran, comprese 148 studentesse ammazzate da un raid
israelo-Usa in una scuola colpita nella zona di Minab. Intanto il Capo
dell’agenzia per l’energia atomica Rafael Grossi ha lanciato l’allarme su una
“possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze” in seguito agli
attacchi Usa-Israele sui siti nucleari iraniani, mentre l’Oms lancia l’allarme
sull’attacco all’ospedale Gandhi di Teheran, danneggiato durante i
bombardamenti. Le strutture sanitarie sono protette dal diritto internazionale
umanitario”, ricorda il direttore Oms, Ghebreyesus.
Tace su queste accuse Trump, che invece sostiene: “48 leader iraniani sono stati
uccisi in un colpo solo”, salvo poi annunciare da un lato che “gli attacchi
andranno avanti un mese”, mentre partiranno “colloqui con ‘la nuova leadership
su loro richiesta”. Trattativa smentita però dal capo della sicurezza iraniana
Larijani, uno degli uomini forti del regime degli ayatollah: l’Iran ‘non
negozierà e nominerà la nuova Guida Suprema della teocrazia ‘in 1-2 giorni’.
Fuori dall’Iran solo oggi esplosioni a Gerusalemme, Tel Aviv, Dubai, Abu Dhabi,
Doha e pure Cipro, con un drone finito sulla pista d’atterraggio della base
britannica di Akrotiri. Un morto in Bahrein per gli attacchi iraniani. Un F15
Usa abbattuto in Kuwait, con i 2 piloti salvi grazie ai paracaduti, mentre ieri
3 soldati Usa erano morti e 5 feriti negli attacchi. Teheran ha colpito anche la
regione curdoirachena di Erbil. Dentro Israele 9 morti e numerosi feriti per un
altro missile iraniano che ha sfondato la contraerea colpendo un insediamento
colonico.
L’attacco all’Iran riverbera i propri effetti anche sulla già drammatica
situazione del vicino Oriente, sulle rive del Mediterraneo. Strage di civili in
Libano per mano israeliana; 31 morti e 150 feriti, dopo alcuni razzi di
Hebzollah partiti a seguito dell’omicidio di Khamenei. “L’operazione continuerà
a lungo”, dice Tel Aviv. Decine di migliaia di persone in fuga dal sud del
Libano e dai quartieri meridionali di Beirut, con il rischio concreto di nuova
invasione militare di Israele, che dal canto proprio non escludere di “avere
ucciso, in uno dei raid”, lo stesso Naim Qassem, leader di Hezbollah
dall’ottobre 2024, a seguito dell’omicidio del precedente numero uno del
movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah..
Da Beirut, Libano, la corrispondenza con Mauro Pompili, giornalista freelance e
nostro collaboratore.
Dal Libano alla Palestina: in Cisgiordania 5 feriti per le incursioni militari
israeliane attorno a Nablus e a Qalandia. 2 morti per i raid israeliani invece a
Jabalia, nord di Gaza, dove tutti i valichi di accesso – essenziali per la
consegna degli aiuti e per i pazienti che devono viaggiare per cure mediche –
restano chiusi, ha detto il Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano,
che non comunica alcuna data per la riapertura, anche per i funzionari
internazionali. Da sabato a oggi dentro la Striscia i prezzi dei generi
alimentari sono rapidamente raddoppiati nei mercati locali. Le persone fanno
scorte, mentre le Nazioni Unite denunciano che già a febbraio le razioni
umanitarie sono state dimezziate “in gran parte perché non ci sono forniture
sufficienti”.
Sulla Palestina l’aggiornamento con il giornalista Michele Giorgio,
corrispondente de Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri e nostro
collaboratore.
Infine l’Italia. Bloccato a Dubai dopo l’attacco all’Iran, il ministro della
Difesa Crosetto rientra in Italia con un aereo militare. Il M5s presenta
un’interrogazione e chiede le dimissioni immediate, sostenendo che ‘è legittimo
chiedersi quale sia stato il livello di informazione preventiva del governo’.
Bloccato a Dubai anche il questore di Roma Massucci, assieme a migliaia di
cittadini italiani. Tajani annuncia una Task Force Golfo per assistere,
telefonicamente, lavoratori e turisti. Lo stesso vicepremier insieme a Crosetto
riferiranno oggi, lunedì 2 marzo, in Senato, a Roma.
A Milano invece domani, martedì 3 marzo, presidio in via Turati del Collettivo
Togehter for Iran “contro il regime degli ayatollah e contro la guerra
israelo-Usa che come tutte le guerre colpiscono anche milioni di donne, uomini e
bambini, così come il loro futuro e il loro diritto all’autodeterminazione.
Donna, Vita, Libertà”.
da Radio onda d’urto
(disegno di peppe cerillo)
Febbraio si apre con un disastro. Salta una conduttura dell’acqua sulla
Prenestina all’altezza di Tor Tre Teste, mezza Roma Est rimane senz’acqua per
ventiquattro ore. Centinaia di migliaia di persone restano a secco; lunghe file
alle fontanelle e alle autobotti d’emergenza, scuole e nidi chiusi, trentamila
litri d’acqua sprecati. La rete idrica a Roma è un colabrodo, quasi metà
dell’acqua finisce dispersa, ma Acea è troppo impegnata a costruire
un inceneritore. Il 3 e il 4 piove e tira vento: un ragazzo di diciotto anni
viene ucciso da un auto in via dei Fiorentini (Tiburtina), mentre a Ostia si
presenta il nuovo delirante progetto per il litorale modello Dubai. Il Comune
formalizza l’acquisto di mille appartamenti Enasarco per 250 milioni, cioè 250
mila euro di media per ognuno. L’ex ente previdenziale ha dismesso già novemila
appartamenti per un miliardo e settecentomila euro, cioè 188 mila di media ad
appartamento. Come sempre, questi enti vendono più caro al pubblico che al
privato, ma la protesta del 9 si concentra sul fatto che i proprietari ex
assegnatari non vogliono vivere accanto ai nuovi assegnatari.
A proposito di enti previdenziali, il 12 due anziani vengono sfrattati
dall’appartamento Enpaia dove vivevano dagli anni Ottanta. Enpaia aveva svenduto
i suoi appartamenti al sottosegretario al lavoro leghista Durigon, al presidente
della regione Rocca, e al suo stesso presidente. Crolla un muro di contenimento
a Formello, uccidendo un macellaio di 58 anni, e il giorno dopo crolla anche
l’insegna di un cinema sulla Tuscolana, ferendo due persone.
Il 13 manifestazione della comunità bengalese a piazza Vittorio contro il
razzismo e il decreto sicurezza. Il 14 tempesta di pioggia e vento: crolla un
albero sulla Nomentana, un fulmine colpisce una centralina elettrica a
Grottarossa, il Tevere esonda a Focene, la mareggiata invade Ostia. Il 16 le
mobilitazioni dei comitati locali finalmente riescono a far aprire la “casa di
comunità” di Villa Tiburtina, un presidio di salute pubblica di cui il Municipio
cerca di intestarsi il merito pur avendo sempre boicottato le proteste. A
Capannelle muore sul lavoro un operaio di quasi settant’anni, schiacciato tra
due Tir. Il 17 il presidente della Lazio Lotito annuncia il progetto per
riqualificare lo stadio Flaminio, chiuso da vent’anni. Alla Peroni inizia lo
sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici, minacciate di licenziamento.
Il 18 arriva a Roma Bandecchi, il sindaco di Terni sotto processo per evasione
fiscale da venti milioni per la sua università privata Unicusano. Flash mob e
presidio in Campidoglio per i prigionieri palestinesi. Lo stesso giorno tre
poliziotti del commissariato Parioli-Salario vengono arrestati per aver creato
una rete di narcotraffico: fermavano i carichi di droga d’accordo con il
trafficante, ma dichiaravano di averne sequestrata di meno per rivendere la
maggior parte.
Domenica 21 è una meravigliosa giornata di sole: alla commemorazione per Valerio
Verbano al Tufello ci sono migliaia di persone, nonostante le tensioni; si
presenta anche una consigliera di Fratelli d’Italia, ovviamente invitata ad
andarsene. Lo stesso partito difende anche il militante neonazi di Lione morto
nell’aggressione che lui stesso aveva organizzato, e per il quale un centinaio
di fascisti sfilano per il centro di Roma. Il 22 è la penultima “domenica
ecologica” (blocco del traffico) della stagione invernale. L’aria sta
peggiorando e il Comune chiede di evitare l’uso della macchina, come se a Roma
si potesse davvero girare in autobus. A piazza Vittorio si celebra il capodanno
cinese (ma senza i robot kung-fu del gran gala di Beijing): inizia l’anno del
Cavallo di Fuoco, quasi contemporaneamente al Ramadan e alla Quaresima. La sera
a Cornelia un egiziano di 22 anni viene ucciso con una coltellata.
Il 23 iniziano le indagini su ventuno poliziotti e carabinieri accusati di aver
rubato sistematicamente vestiti, cosmetici e profumi alla Coin di Stazione
Termini. Ecco a cosa servivano i due carri armati Puma schierati lì fuori! I
furti hanno raggiunto quasi 200 mila euro, e sono avvenuti con la complicità –
chissà quanto volontaria – di una cassiera del negozio, che è anche l’unica di
cui viene reso pubblico il nome. La sera una ventunenne inglese rischia di
essere stuprata a Villa Borghese: un uomo la spinge dietro una siepe e le
strappa i vestiti, per fortuna lei scappa. Il 24 il consiglio comunale di
Ciampino vota a larga maggioranza la prosecuzione dei lavori per
una maxi-cementificazione in centro città, sempre in nome del “diritto
inalienabile dei proprietari a edificare”, per loro superiore a qualsiasi altra
istanza. La sera c’è un grande incendio e un’esplosione in una carrozzeria di
Morena. Il 26 la giunta comunale approva il progetto dello stadio di Pietralata:
sedici milioni di euro dei contribuenti saranno usati per favorire le
speculazioni di un imprenditore statunitense.
Il mese si chiude con due cortei quasi contemporanei, con migliaia di persone
scese in strada sabato 28 febbraio: uno da piazza Esedra contro il ddl
Bongiorno, che garantisce maggiore impunità agli stupratori; un altro a
Garbatella contro la speculazione sui Mercati Generali, dove Comune e Municipio
hanno ceduto nove ettari pubblici per sessant’anni in concessione alla
corporazione texana Hines. Quest’ultima, che raccoglie anche fondi israeliani
coinvolti nell’occupazione illegale in Cisgiordania, prevede di cementificare
l’area con la scusa di uno studentato, ricavandone trentuno milioni l’anno. Il
Comune, per sicurezza, ha già sradicato tutti gli alberi e devastato la zona
verde. (stefano portelli)
Leggi anche i rewind di gennaio 2026, dell’anno santo 2025
(1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12) e del 2024 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12).
Escalation globale, crisi del diritto internazionale e militarizzazione del
discorso pubblico. Siamo già dentro un conflitto globale che va fermato C’è
sempre un momento, prima di ogni guerra, in cui …
L’inchiesta sulle rotte caraibiche dell’oro venezuelano e le falle nella due
diligence internazionale
L'articolo Newsroom – Venezuela, oro sporco: dalle miniere illegali alle
raffinerie europee proviene da IrpiMedia.