Il collettivo Autistici/Inventati chiude dopo 25 anni di attività, dopo esser
stato inserito, il 26 agosto, tra le organizzazioni terroristiche mondiali dal
governo USA. L’accusa è quella di fornire infrastrutture digitali a movimenti e
militanti, in USA come in Europa e nel resto del mondo.
Ricapitoliamo cosa è successo con alcuni redattori di RBO e rilanciamo
l’assemblea di aggiornamento ed helpdesk di stasera: venerdì 11 settembre dalle
19 alla Blackout House di via Cecchi 21/A.
Ascolta la diretta:
(archivio disegni napolimonitor)
Se allora, desolato, ti fermassi,
Abbandono ovunque
Pietra e neve, aria e silenzio
Ricorda i grandi trapassati,
E onora il destino che sei,
In viaggio e tormentato,
Dialettico e bizzarro.
W. H. Auden, 1944
Da qualsiasi villaggio provenissero, gli abitanti dell’isola hanno sempre
diffidato del loro mare.
Lo guardano dalle alture dei villaggi nascosti nell’entroterra senza mancargli
di rispetto, come un nemico giusto. Quelli di Oxé, di Panaghià e Monokambi
tirano avanti lavorando sodo ma secondo i loro tempi, vivendo dei frutti della
terra alla stessa maniera dei loro avi. Pastori e contadini prima che marinai,
producono un vino che pure Omero deve aver assaggiato, un vino che d’estate va
allungato con l’acqua tanto è forte. Preferiscono la carne delle capre di cui
dispongono, al pesce pescato. Di tanto in tanto, dall’alto di quei villaggi, in
cui vivono come nascosti, gli uomini e le donne escono dalle case basse con le
finestre rivolte verso l’interno, si asciugano la fronte e si siedono a guardare
il pelago, stringendo tra le mani pane e kathoura, e un bicchiere di quel vino.
E tra loro pensano di temere più la profondità del mare che l’altezza da cui lo
guardano.
Lo straniero che arriva per la prima volta in quelle terre ha l’impressione di
approdare su un’isola quasi disabitata. Con una superficie di circa
duecentocinquanta chilometri quadrati, ha una forma stretta che ricorda l’ala di
un uccello. L’attraversa una dorsale di granito emersa dalle viscere del mare da
cui cadde l’uomo alato. La vetta più alta della montagna che taglia l’isola
arriva a mille metri, dividendola in due versanti distinti.
Verso nord la schiena è ricoperta di foreste di pini, querce, lecci e corsi
d’acqua. Verso sud, invece, la montagna crolla a picco nell’Egeo con pareti
verticali alte diverse centinaia di metri, scogliere inaccessibili, gole e
burroni. Da un lato il vento soffia calmo; dall’altro soffia forte, soprattutto
d’estate, sferzando il pelo d’acqua color cobalto. Si sente arrivare sotto forma
di ululato che attraversa le rocce, e poi come raffica che piega gli alberi,
sprigionando nell’aria il profumo del timo e della salvia pomifera, da cui si
ricava il faskòmilo, un infuso dalle proprietà benefiche.
Gli abitanti dell’isola lo chiamano semplicemente xenos. Ospitali dalla notte
dei tempi, lo guardano negli occhi e capiscono subito la differenza tra chi
approda per ritrovare se stesso o per perdersi. Non si vedono i flussi di
migranti provenienti dalla rotta balcanica come a Lesbo, ma stranieri rimasti
talmente folgorati da decidere di restare lì a vita. A poco a poco la comunità
li accoglie, a patto che lavorino e che a parlare siano i fatti.
È probabile che lo straniero sia attratto dalla fama della longevità per cui è
nota l’isola, ma con il tempo capirà che non esiste alcun elisir, e che il
segreto dei suoi abitanti sta tutto nella consapevolezza della fine e nella
predisposizione a resistere contro le avversità di una terra impervia.
Basta guardare – perché ci sono cose che si possono non conoscere, ma che si
conoscono meglio se le si vedono. E così una notte d’estate, verso i primi di
luglio, ci si può ritrovare a una festa comandata in un villaggio come Therma o
Karavostamo, sul versante est. E là si possono osservare gli abitanti
esorcizzare la fatica e i lutti dell’inverno attraverso una danza cadenzata e
ipnotica, da soli e tutti insieme, in una spirale che avvolge le anime
irredente, in cui ognuno è legato a ciascuno come in una catena, senza
gerarchie, e sembra in procinto di cadere, ma poi si rialza, e poi ricade
all’unisono, e poi ancora, i passi che calpestano la terra, senza fermarsi.
Gli abitanti si conoscono tra loro e, sebbene i villaggi siano sparsi, le
notizie corrono veloci. I rapporti sono fondati sulla forza dei legami reali,
sul principio della reciprocità, del mutuo sostegno. La ricchezza è figlia del
sacrificio e dell’emigrazione, e la vita è organizzata in comunità coese. Di
tanto in tanto scoppiano faide, ma a prevalere è uno spontaneo collettivismo
basato sulla cooperazione e sul senso di appartenenza a una terra che per
qualche mese si liberò dagli ottomani.
Lo straniero avrà l’impressione che il tempo, sull’isola, sia come un orologio
senza lancette. Le strade in certi tratti sono a strapiombo sul mare, qualche
capra pascola libera, e al bivio che sale verso Akamatra il mare è un vortice di
onde perpetue.
Tra gli abitanti dell’isola c’è Jorgos, il fornaio, che nei pomeriggi d’agosto
siede all’uscio del suo forno, assaporando quel momento di pausa con religiosa
solennità. Fuma senza fretta, beve il caffè tenendo sott’occhio il mare, l’isola
di sale e il profilo lontano di Samo e Furnoi. Dalle onde e dagli uccelli sa
dire se è tempo di saraghi o di sarde, se il vento soffierà forte, se i
pescatori di Agios Kirikos quella notte usciranno per mare. Ha i pantaloni
sporchi di farina e una maglietta lacerata dal calore dei macchinari per
lavorare il pane. Il mestiere l’ha ereditato dal padre. I baffi gli disegnano
sul volto un ghigno che tradisce il suo temperamento. Sono ben delineati e
bianchi, così come i capelli corti. Quel candore contrasta con il colore della
pelle scura. Gli occhi pure sono scuri, piccoli e attenti, a indagare un mondo
fatto di poche ma incrollabili certezze: il ciclo di produzione del pane
quotidiano, l’appartenenza alla comunità, sua nipote di tre anni che sorride di
fronte al suo sorriso imbronciato, il ritmo ricorrente delle stagioni
sull’isola, dove l’unica cosa che conta è vivere.
Uomo di poche parole, Jorgos ha il dono di trasmettere quiete a chi gli sta
accanto. Si può stare con lui in silenzio, seduti alla penombra di un pomeriggio
estivo, o si può ascoltare ciò che ha da dire quando decide di parlare con quel
suo leggero senso dell’umorismo. A ogni domanda risponde, ma sa anche il valore
esatto delle parole date. Conosce i segreti dell’isola, e chiunque, da Perdiki a
Proespera, vede in quel vecchio fornaio le virtù del màstoras, l’uomo
lavoratore, onesto e di buon cuore.
La gente con cui è cresciuto porta la salopette anche ad agosto, per lavorare la
terra e dare da mangiare agli animali. È gente abituata a sopportare la
nostalgia e a sublimare la sofferenza. Gli uomini e le donne del villaggio lo
ricordavano quando, il giorno del grande incendio nel luglio del ’93, andava
incontro alle fiamme partite da Mavrato che quasi arrivarono fino a Xilosirtis,
bruciando interi villaggi lungo le alture e uccidendo tredici persone. Con
quella gente Jorgos aveva sbarrato la strada al fuoco che avanzava.
Aveva condiviso quasi tutto con loro: la solitudine invernale, quando il mare
grosso taglia i collegamenti; le storie d’amore travagliate, quando la bellezza
è una condanna piuttosto che un dono divino, come una gabbia di specchi in cui
si è per sempre prigionieri; e poi la vita in terra straniera e le danze
arcaiche spalla a spalla, nelle feste comandate, mentre una voce canta di
emigranti che hanno trascorso anni lontano, sentendosi come uccelli erranti, e
decidono di ritornare sull’isola per amore, lasciandosi alle spalle ogni
sofferenza e facendo festa al suono dei violini.
Osservandolo, in quei pomeriggi fatti di calma e di parole misurate, avvertivi
che la libertà è forse proprio questo: una questione di riconciliazione con se
stessi e con il proprio passato. Jorgos sapeva, per averlo imparato sulla
propria pelle di isolano dell’Egeo settentrionale, che in ogni uomo, per il solo
fatto di esistere e nella misura in cui egli dipende da tutti quelli che l’hanno
preceduto, c’è qualcosa che lo supera e lo sovrasta. Un filo invisibile e
antico.
Lo straniero può concedersi un lungo momento insieme a lui, fuori all’uscio di
quel forno, ma se vuole conoscere l’anima profonda dell’isola deve mettersi in
cammino verso ovest, lungo la strada per Karkinagri, un villaggio di metanàstis,
immigrati tornati dall’America che passano il tempo a bere. Laggiù, verso le
correnti all’estremità occidentale di Capo Papas, finisce l’isola, e un faro
isolato guarda l’orizzonte aperto, tormentato dal vento da sud.
Prima, però, dovrà informare Jorgos dei suoi spostamenti. E Jorgos, sentendo il
nome di quel villaggio, aggrotterà le sopracciglia. Poi si alzerà con tutta la
calma del mondo, sentendo i suoi settantacinque anni scricchiolare nelle
giunture delle ginocchia. Senza fretta, prenderà la tazzina dal tavolino, ne
rovescerà il fondo, e prima di varcare la soglia del forno dirà quasi tra sé,
sovrappensiero: «Karkinagri…». Poi aggiungerà, senza voltarsi, rivolgendosi allo
straniero: «Che ci vai a fare laggiù? C’è una strada sterrata e interrotta da
una frana. Dovrai penare per arrivarci». (andrea bottalico)
“𝘗𝘦𝘳 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢𝘯𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘩𝘰 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘮𝘶𝘳𝘪,
𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪,
𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢𝘳𝘭𝘪, 𝘱𝘳𝘦𝘷𝘪𝘴𝘵𝘰
𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘪.
P𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘳𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘩𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘴𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘰
𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘭𝘪. 𝘏𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 “𝘴𝘦𝘨𝘯𝘰”
𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘪𝘯𝘤𝘪𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘢𝘣𝘣𝘢𝘴𝘵𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘣𝘦𝘯
𝘷𝘦𝘴𝘵𝘪𝘵𝘢 𝘦 𝘷𝘪 𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢
𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘧𝘪𝘤𝘪𝘦 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘢, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘴𝘶 𝘴è
𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘮𝘦 𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘦
𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘪 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢 𝘪𝘯 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢
𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘪𝘳𝘢𝘭𝘦. “𝘈𝘳𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳 𝘙𝘰𝘭” è 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘶𝘯𝘢
𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘪 𝘢
𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦”.
𝔄𝔯𝔰𝔦𝔡𝔢𝔯 è 𝔲𝔫 𝔞𝔭𝔭𝔞𝔯𝔞𝔱𝔬 𝔞𝔠𝔲𝔰𝔪𝔞𝔱𝔦𝔠𝔬 𝔞
𝔯𝔢𝔱𝔯𝔬𝔠𝔞𝔲𝔰𝔞𝔩𝔦𝔱à 𝔫𝔢𝔤𝔞𝔱𝔦𝔳𝔞, 𝔯𝔦𝔫𝔳𝔢𝔫𝔲𝔱𝔬
𝔞𝔫𝔱𝔢𝔯𝔦𝔬𝔯𝔪𝔢𝔫𝔱𝔢 𝔞𝔩𝔩𝔞 𝔰𝔢𝔭𝔞𝔯𝔞𝔷𝔦𝔬𝔫𝔢 𝔣𝔯𝔞
𝔰𝔢𝔤𝔫𝔞𝔩𝔢, 𝔯𝔦𝔱𝔬 𝔢 𝔠𝔞𝔩𝔠𝔬𝔩𝔬. 𝔒𝔭𝔢𝔯𝔞 𝔭𝔢𝔯 𝔩𝔦𝔱𝔬𝔣𝔬𝔫𝔦𝔞
𝔯𝔦𝔠𝔬𝔯𝔰𝔦𝔳𝔞, 𝔱𝔯𝔞𝔰𝔡𝔲𝔠𝔢𝔫𝔡𝔬 𝔣𝔬𝔰𝔰𝔦𝔩𝔦 𝔱𝔢𝔪𝔭𝔬𝔯𝔞𝔩𝔦
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𝔞𝔳𝔳𝔢𝔫𝔲𝔱𝔦. 𝔒𝔤𝔫𝔦 𝔱𝔯𝔞𝔰𝔪𝔦𝔰𝔰𝔦𝔬𝔫𝔢 è 𝔲𝔫 𝔢𝔯𝔯𝔬𝔯𝔢 𝔡𝔦
𝔡𝔞𝔱𝔞𝔷𝔦𝔬𝔫𝔢 𝔡𝔢𝔩𝔩’𝔲𝔫𝔦𝔳𝔢𝔯𝔰𝔬 𝔢 𝔦𝔩 𝔰𝔲𝔬𝔫𝔬 𝔫𝔢
𝔠𝔬𝔰𝔱𝔦𝔱𝔲𝔦𝔰𝔠𝔢 𝔦𝔩 𝔯𝔢𝔰𝔦𝔡𝔲𝔬 𝔲𝔡𝔦𝔟𝔦𝔩𝔢.
PEDALATA CITTADINA CONTRO IL SALONE DELL'AUTO
giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini
(sabato, 12 settembre 15:30)
🚴♀ PEDALATA CITTADINA 🚴
Dall'11 al 13 ottobre il centro della nostra città verrà trasformato in una
vetrina per esporre auto di lusso.
Da anni chiediamo al Comune di sospendere questa fiera che non serve di sicuro a
rilanciare la nostra città. Davvero non esiste un modo migliore per usare lo
spazio pubblico?
Usciamo dall'estate più calda della storia del Piemonte, le temperature ci hanno
tenuti chiusi in casa impedendoci di vivere una vita dignitosa.
A Torino non c'è più spazio per celebrare un modello vecchio e autocentrico, tra
le principali cause della crisi climatica.
Torino non è più la capitale dell'automotive da tempo ed è ora di immaginare un
vero futuro, sostenibile e senza combustibili fossili.
Siamo la parte di città che non ci sta, pedaliamo insieme contro questo Salone
dell'auto.
↑12 SETTEMBRE H.15.30 - GIARDINI REALI
Nuovi documenti e testimoni rivelano cosa insegna il programma accreditato al
ministero. E allungano ombre sulla tutela della privacy dei minori nelle scuole
e sulla trasparenza delle comunicazioni con le famiglie in merito
all’associazione
L'articolo Il porno «rimpicciolisce il cervello». Testimonianze sull’educazione
sessuo-affettiva di Teen Star proviene da IrpiMedia.
BIBLIOTECA GOLIARDA SAPIENZA
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(lunedì, 14 settembre 16:30)
Apertura settimanale della Biblioteca Goliarda Sapienza!
Vieni a leggere o a prendere un libro in prestito!
DAL 12 SETTEMBRE AL 9 OTTOBRE STOP AI COLLEGAMENTI FERROVIARI TRA CHAMBÉRY E
MODANE. IN VALLE DI SUSA LAVORI E MODIFICHE ALLA CIRCOLAZIONE SULLA LINEA
STORICA. INTANTO, SUL VERSANTE FRANCESE, SI COSTRUISCE L’INTERCONNESSIONE CON LA
NUOVA TORINO-LIONE.
Per quasi un mese spostarsi in treno tra Italia e Francia sarà più complicato.
Infatti, dal 12 settembre al 9 ottobre la circolazione ferroviaria tra Chambéry
e Modane sarà completamente interrotta: niente TER, niente TGV, niente
Frecciarossa e niente treni merci.
Una nuova interruzione che arriva dopo altri stop programmati nel corso del 2026
e che interesserà un collegamento internazionale che, nelle dichiarazioni
politiche e istituzionali, dovrebbe invece rappresentare uno degli assi
strategici del trasporto ferroviario europeo.
La ragione ufficiale sono i lavori di modernizzazione e manutenzione che
interessano entrambi i versanti delle Alpi. In Francia, però, c’è qualcosa di
più: a Saint-Jean-de-Maurienne si sta difatti realizzando l’interconnessione tra
la linea storica della Maurienne e la nuova linea ferroviaria della
Torino-Lione. Intervento, questo, presentato come necessario per collegare
l’attuale rete ferroviaria con quella che, nelle intenzioni dei promotori
dell’opera, dovrà portare verso il futuro tunnel di base del Moncenisio.
Per realizzare questi lavori la linea tra Chambéry e Modane dovrà quindi
fermarsi completamente per quasi quattro settimane. Una ferrovia internazionale
spacciata come il simbolo del futuro trasporto ferroviario europeo si ritrova
così, ancora una volta, a fare i conti con interruzioni e disagi.
Sul versante italiano la situazione risulta lievemente diversa, ma il quadro
complessivo è tutt’altro che irrilevante: RFI sta intervenendo sulla linea
storica tra Bussoleno e Chiomonte, con il rinnovo di circa dieci chilometri di
binario, lavori su tre gallerie e interventi di consolidamento e mitigazione del
rischio idrogeologico. Il programma ha un valore dichiarato di circa 20 milioni
di euro.
La circolazione non viene completamente sospesa, ma viene modificata e una parte
dei collegamenti viene sostituita con autobus.
Da una parte, dunque, la linea storica viene sottoposta a lavori e limitazioni;
dall’altra, oltre il confine, viene completamente chiusa la tratta tra Chambéry
e Modane per permettere anche la realizzazione delle opere che dovranno
collegarla alla nuova infrastruttura.
Ed è proprio qui che emerge una delle tante, troppe, contraddizioni della
Torino-Lione. Da anni viene raccontato che la nuova linea ferroviaria è
indispensabile per trasferire il traffico dalla strada alla ferrovia, aumentare
il trasporto merci su rotaia e costruire un collegamento europeo moderno ed
efficiente. Ma mentre si spendono miliardi per costruire una nuova
infrastruttura, il collegamento ferroviario che già attraversa la Valle di Susa
e la Maurienne continua a essere quello sul quale si concentrano disagi, lavori,
interruzioni e problemi di servizio.
E non si tratta soltanto di una questione tecnica.
Per chi vive in Valle di Susa la ferrovia non è un progetto o una promessa per
il futuro: è il treno che dovrebbe permettere ogni giorno di andare a scuola, al
lavoro, all’università, di spostarsi tra i comuni della Valle e di raggiungere
Torino.
Lo stesso vale per chi vive in Maurienne. Il collettivo degli utenti della linea
TER 53 ha già contestato il servizio sostitutivo previsto durante
l’interruzione, evidenziando come il viaggio in autobus tra Chambéry e Modane
possa allungarsi di circa un’ora e come la capacità prevista non sia sufficiente
per rispondere alle esigenze di studenti e pendolari.
La retorica sulla Torino-Lione parla continuamente di futuro, di grandi corridoi
europei, di alta velocità, di merci trasferite dalla gomma alla rotaia, di
connessioni internazionali.
Ma c’è anche un presente.
Ed è quello di chi aspetta un treno, di chi deve prendere un autobus
sostitutivo, di chi scopre che il collegamento transfrontaliero è sospeso, di
chi deve modificare il proprio viaggio e di chi vive lungo una linea ferroviaria
che continua a essere considerata secondaria proprio mentre si costruisce una
nuova infrastruttura dal costo enorme.
Il paradosso è evidente: per preparare la ferrovia del futuro bisogna fermare
quella del presente.
Quello che accadrà dal 12 settembre al 9 ottobre non è soltanto un problema di
orari ferroviari.
È la fotografia di una scelta precisa: si continua a investire enormi risorse
nella costruzione di una nuova infrastruttura mentre il trasporto ferroviario
quotidiano continua a essere costretto a convivere con disagi e limitazioni.
E ancora una volta la Val Maurienne e la Valle di Susa si trovano nel mezzo:
valli gemelle, territori attraversati dalla grande opera, sui quali vengono
concentrati lavori e trasformazioni e che devono fare i conti con una ferrovia
che non garantisce neppure continuità nei collegamenti.
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 17 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
Ecco un ulteriore approfondimento in ricordo di Alex, a seguito della sua
scomparsa pochi giorni fa. Alex è stato un compagno impegnato a Torino su tanti
fronti, tra cui quello sindacale, lottando fianco a fianco a lavoratori,
lavoratrici e lavoratorx. Ne parliamo con Elisa della Cub Sanità, che ricorda la
sua capacità di creare reti e alleanze, di affiancare le persone, lasciandole
sempre protagoniste dei percorsi di lotta da attraversare.
Questo ricordo è anche un invito a partecipare a una commemorazione collettiva,
che si terrà sabato 12 settembre dalle 19 ai giardini reali (lato fenix),
Torino.
il 13 agosto esplode a Colleferro una parte dello stabilimento dell’ex Simmel
Difesa, attualmente di proprietà della KNDS Ammo Italy. Un’azienda specializzata
nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro.
Ma questa esplosione è solo uno degli aspetti che preoccupa la cittadinanza del
territorio. Disarmiamoli e Rete per la Tutela della Valle del Sacco sono alcune
delle realtà che denunciano l’espansione della produzione bellica sul territorio
così come l’aggravarsi dell’inquinamento di questa zona, già dichiarata Sito di
Interesse Nazionale (bacino del fiume Sacco). Si aggiunge la recente e
preoccupante notizia della possibile costruzione di un data center.
Ne parliamo con Roberto, compagno di Disarmiamoli, che ci racconta di questo
territorio e delle partecipate assemblee pubbliche di questo ultimo mese.
Un’esperienza politica e una testimonianza importante che ci racconta di come la
lotta contro la guerra si intrecci con la lotta a difesa del territorio.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti:
https://www.instagram.com/disarmiamoli.valledelsacco
https://www.facebook.com/p/Disarmiamoli-Valle-del-Sacco-61576154503815
https://retuvasa.org
Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Extinction Rebellion
Torino, Fridays for Future, Fiab Torino Bike Pride, Toroller Collective,
Clacsoon.
Questo weekend la mostra a cielo aperto, per i movimenti climatici un’assurdità
dopo il caldo di quest’estate
Da venerdì 11 a domenica 13 settembre il centro di Torino sarà reso “un grande
palcoscenico dedicato all’automobile”, come riportato sul sito stesso del Salone
dell’auto, che torna in città con il supporto del Comune e della Regione
Piemonte. I movimenti per il clima hanno da subito contestato la scelta di
celebrare l’automobile in questo modo nella nostra città, soprattutto dopo
un’estate caldissima che forse non è ancora finita.
Per questo sabato Fridays For Future, insieme ad altri movimenti e associazioni
cittadine che promuovono la mobilità sostenibile, ha lanciato un corteo in
bicicletta – una pedalata con partenza alle 15.30 dai Giardini Reali – con
l’intenzione di attraversare piazza Castello e piazza San Carlo, per chiedere
trasporti pubblici efficienti, piste ciclabili e strade sicure. Tutto vietato
durante le interlocuzioni con la Questura, che ha confinato il corteo lontano
dalle piazze dove si svolge il Salone.
“Abbiamo inviato un primo preavviso che prevedeva di attraversare piazza
Castello e piazza San Carlo” affermano gli attivisti. “Ci siamo poi trovati
costretti a inviarne uno senza questi passaggi, altrimenti la manifestazione
sarebbe stata prescritta”.
Per i movimenti, l’evento celebra un modello di mobilità che ha segnato
profondamente la storia della città: a Torino si contano circa 900 morti l’anno
legati alla scarsa qualità dell’aria e altre 30 vittime, oltre a migliaia di
feriti, per incidenti stradali. Un modello – sottolineano gli attivisti – che si
è rivelato anche economicamente fallimentare per il territorio, con la famiglia
Agnelli-Elkann che negli anni ha progressivamente delocalizzato la produzione,
lasciando a Torino smog e disoccupazione.
La manifestazione intendeva denunciare la distanza del grande evento dalle reali
esigenze dei cittadini: Torino viene ancora indicata come la capitale
dell’automotive, nonostante la produzione a Mirafiori sia ai minimi storici.
Proprio questa settimana Stellantis ha previsto tre giorni di stop per mancanza
di componenti.
Gli organizzatori ricordano inoltre come, nonostante una richiesta esplicita di
Fridays For Future di non organizzare più il Salone, l’edizione di quest’anno
preveda anche una sfilata di supercar nel cuore della città, a fronte dei 12
feriti registrati nell’edizione 2024 e dei 4 morti avvenuti negli ultimi giorni
in Italia in eventi automobilistici analoghi.
“Quest’anno il Salone è stato anticipato. Sembra lo abbiano fatto apposta per
fare assaporare ai turisti il nostro caldo torrido: quest’estate ci ha mostrato
gli effetti devastanti del riscaldamento globale. Celebriamo l’automobile e un
modello di sviluppo che ci sta portando verso la catastrofe climatica come se
niente fosse” afferma Simona di Fridays.
Crisi industriale, crisi climatica e un salone che sembra scollato dalla realtà.
Tutto questo in un contesto di repressione, aggravato – secondo gli
organizzatori – dal rischio di sanzioni comprese tra 1.000 e 10.000 euro per chi
non rispetta il percorso imposto: un potere enorme in mano alle Questure, che
possono decidere dove e come si manifesta adducendo vaghe motivazioni di “ordine
pubblico”.
“Queste limitazioni sono la conseguenza diretta del Decreto sicurezza adottato
lo scorso febbraio” sostiene Carlo, attivista per il clima. “Al Sindaco
chiediamo: quale idea di città vuole portare avanti? Davvero questa è la
gestione dell’ordine pubblico che si immagina?”
Realtà promotrici della contestazione:
* Fridays For Future Torino
* Extinction Rebellion Torino
* Fiab Torino Bike Pride
* Toroller Collective
* Clacsoon
Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei
voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni.
Questo risultato va letto secondo una serie di aspetti che compongono un quadro
di tendenza generale, seppur con delle specificità date dal contesto tedesco e
del territorio. Inoltre, va analizzato il processo storico in cui si è
determinato un consenso così schiacciante nei confronti di un’opzione
reazionaria e xenofoba come questa. La crisi sociale ed economica che investe la
Germania e più in generale l’Europa, la guerra e la corsa al riarmo, i rapporti
con gli USA e con la Russia sono tutti elementi significativi. Al contempo le
contraddizioni di questo partito sono forti e potranno rappresentare uno spazio
di possibilità per una contrapposizione dal basso?
Insieme a Nicola Carella, compagno che da tempo vive a Berlino abbiamo
affrontato questi temi per comprendere quanto accaduto.
da Radio Blackout