Da Serenoregis.org di RobertoMairone. L’inizio del 2026 porta con sé due
rilevanti notizie sul progetto TAV Torino Lione. La prima viene dalla Corte dei
Conti Europea che esprime, seppure velatamente, […]
The post Tratta TAV Avigliana Orbassano: “E’ ora di tornare alla responsabilità
politica delle decisioni”. Intervista ad Andrea Archinà, sindaco di Avigliana
first appeared on notav.info.
Torino è divisa. La tensione profonda che attraversa la città può essere colta
come guerra civile, condizione immanente e permanente della forma moderna della
relazioni sociali: una lotta intestina e costante tra modi di esistenza
incompatibili, dove la pacificazione urbana esige una violenza sociale costante,
razzista, classista. Questa violenza non si esaurisce nella repressione
esplicita, nella polizia in senso stretto, ma comprende tutte le pratiche e i
discorsi apparentemente “pacifici” attraverso cui la macchina urbana definisce,
confina e rimuove dallo spazio tutte le presenze considerate eccedenti e
pericolose. La coesione civile emerge come effetto di questa violenza,
continuamente messo alla prova dalla presenza, dentro alla città, di popolazioni
percepite come irriducibili o ostili al suo ordine.
Alle Basse di Stura la guerra civile dall’alto verso il basso mostra il suo
volto più crudo: discarica tossica e umanità in eccesso, veleno industriale e
sgomberi, la modernità che produce scarti e poi li ricicla o li sacrifica, per
creare altro valore e altra polizia. Eppure, conserva anche la possibilità di
guerra civile dal basso contro l’alto: l’illegalismo abitativo, le resistenze
agli sgomberi, sfidano l’ordine della proprietà e della sicurezza, sono forme di
no n-sottomissione e conflitto praticate da chi è tagliato fuori dalla città.
Ne parliamo con Manuela Cencetti, autrice di “Sgomberi Dolci. La violenza contro
campi rom, baraccopoli e occupazioni abitative” (Eris, 2026). Un libro che
smaschera quarant’anni di guerra urbana contro i poveri “cattivi”, condotta
anche dalla sinistra e dal terzo settore – i “buoni”, con la loro retorica
partecipativa che nasconde la spietata logica securitaria di una città in
guerra.
Contro l’assedio degli Stati Uniti. La flotilla “Nostra America” per Cuba
attraverserà i Caraibi per portare aiuti e rilanciare una campagna
internazionale per la fine delle sanzioni statunitensi. Fra un …
CICLOFFICINA MALABROCCA BAR APERTO
Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito (gancio provvisorio, in
aggiornamento) - largo Vitale 113
(giovedì, 19 febbraio 18:30)
Ciclofficina Malabrocca apre il bar giovedi 19 Febbraio dalle 18:30 con cibo
Bellavita (porta quello che vuoi trovare da mangiare),🫘🥙
Vin brule, birra, tisanine, proiezione, musica e presa bene 🍻
Ti aspettiamo a Manituana spazio occupato collettivo antifascista, antirazzista
e antisessista.
No machismo,
no homolesbotransfobia,
no abilismo.
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/02/11/attacco-incendiario-contro-i-macchinari-del-cantiere-del-campus-di-intelligenza-artificiale-presso-il-data-center-equinix-meudon-francia-23-novembre-2025/
Qui
l’originale: https://nantes.indymedia.org/posts/158585/incendie-dengins-de-chantier-du-datacenter-de-meudon-2/
ATTACCO INCENDIARIO CONTRO I MACCHINARI DEL CANTIERE DEL CAMPUS DI INTELLIGENZA
ARTIFICIALE, PRESSO IL DATA CENTER EQUINIX (MEUDON, FRANCIA, 23 NOVEMBRE 2025)
Nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 novembre, alcuni ordigni incendiari sono
stati collocati nei macchinari del cantiere del campus di intelligenza
artificiale, adiacente al data center Equinix già presente. Il cantiere si trova
nella zona industriale di Vélizy-Meudon, di fronte al cantiere del nuovo
complesso Thales. Tra i clienti di Equinix figurano Thales, Dassault, Bouygues,
Amazon e molte altre aziende presenti in questo quartiere.
Queste aziende fanno tutte parte del complesso militare-industriale che fornisce
armi a Israele e che è responsabile del genocidio dei palestinesi. Tutte
traggono profitto dal genocidio coloniale, dalla sorveglianza di massa e dal
controllo delle frontiere. Le tecnologie da loro sviluppate vengono testate
sulla popolazione palestinese e poi vendute a paesi di tutto il mondo in
occasione di fiere commerciali come la Milipol, che si è tenuta in Francia dal
18 al 21 novembre. L’intelligenza artificiale è un elemento chiave di queste
tecnologie che Israele utilizza per sorvegliare e compiere il genocidio delle
popolazioni di Gaza e della Cisgiordania. Oltre a partecipare a massacri
coloniali a livello internazionale, la Francia sta militarizzando i propri
confini e rafforzando la sorveglianza e la repressione nei territori colonizzati
e nei quartieri. Per cercare di porre fine a tutto questo, abbiamo scelto la via
del fuoco e del sabotaggio.
Attacchiamo in solidarietà con i prigionieri palestinesi, il cui destino lo
Stato di Israele cerca di aggravare legalizzando le esecuzioni, che sono già la
norma nelle sue prigioni.
Attacchiamo in solidarietà con i “Prisoners for Palestine”, attualmente in
sciopero della fame nelle prigioni britanniche per aver attaccato gli
stabilimenti dell’azienda israeliana produttrice di armi Elbit.
Attacchiamo in omaggio all’anarchico Kyriakos Xymitiris e in solidarietà con le
anarchiche imprigionate Marianna e Dimitra, nonché con gli altri prigionieri del
caso Ampelokipoi. La fiamma della lotta non si spegnerà mai.
Attacchiamo in solidarietà con chi attraversa le frontiere e in omaggio a chi vi
ha perso la vita.
Attacchiamo in omaggio a tutte le persone che sono morte in prigione e per la
libertà di tutti i prigionieri.
https://www.corriereromagna.it/ravenna/ravenna-medici-nel-mirino-per-presunte-visite-anti-rimpatrio-dei-migranti-salvini-vergogna-da-arresto-CF1896602
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/02/10/rompere-il-ghiaccio-rivendicazione-del-sabotaggio-incendiario-della-linea-ferroviaria-contro-i-giochi-olimpici-pesaro-7-febbraio-2026/
(dove sono riportate anche alcune immagini dai media).
ROMPERE IL GHIACCIO
All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della
stazione di Pesaro (PU, Marche).
Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo
“spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26.
Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo,
Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra
in nome del feroce progresso capitalista.
Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento
dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi
insorge contro questa società.
Libertà per tutt* * ribelli in gabbia!
Il femminicidio di Zoe Trinchero, massacrata e gettata in un canale, ha
sollevato ancora una volta la questione della reazione del patriarcato alla
libertà femminile, una reazione che viene negata nella sua intrinseca
politicità.
Le false accuse rivolte inizialmente ad un ragazzo straniero con sofferenza
psichica ci racconta molto delle chiavi di lettura utilizzate per
depoliticizzare la violenza contro le donne. I nodi sono due: la distanza
culturale e la malattia. Risultato? Il tentativo di linciaggio del ragazzo
calunniato da parte di un gruppo di amici della vittima.
Quando il femminicida, un ragazzo italiano della stessa cerchia di amici, ha
confessato, la reazione è stata ancora una volta patologizzante: il ragazzo
avrebbe problemi di contenimento della rabbia.
Se lui è malato gli altri sono sani e il problema non sussiste. Uno slogan
femminista lo dice in modo chiaro “il violento non è un malato ma il figlio sano
del patriarcato.
Ne abbiamo parlato con Sara Simionato di Nudm
Ascolta la diretta:
Il caso Francesca Albanese smaschera il meccanismo: governi che costruiscono
scandali, media che rilanciano senza verificare, e la parola “antisemitismo”
usata come manganello politico contro le voci indipendenti. C’è un …
Dopo mesi di repressione e migliaia di arresti, la giustizia britannica dichiara
illegale la messa al bando del gruppo: il governo ha usato le leggi
antiterrorismo per colpire la solidarietà …
AUDIOWARFARE A ZERO LATENZA
/////////////////////////////////////////////7 “DEVI VENDERE” > EP SHOWCASE CON
XdXschx (aka Giovanni di Bari) e dj $ubu > @urbanocairoufficiale VATTENE (link
in stories già sai)
////////////////////////////////////////////7 NORTKAPP BOLIG > LIVE IN RIGA +
CHE CONFUSIONE SARÀ PERCHÉ PIPPIAMO > THE NORTHMAN FROM CERIGNOLA
///////////////////////////////////////////7 RIOT VIBE CHECK 2025/2026 GLOWUP
STOCHASTIC IMPRO PROCEDURES/////////////////////////////////////////////////
///////////////////////////////////////////////////////////////HARSH MUSIC HARSH
TIMES
(disegno di manincuore)
Quindici minuti di salita tra rocce e arbusti. Peppe e io arriviamo in cima alla
collina che domina Cauciano, alto casertano. Davanti una cava ha sventrato la
montagna. A sinistra, capannoni industriali in fila lungo la statale. A destra,
la pianura coltivata fino al mare. Un’eco di musica arriva dalla concattedrale
di Calvi Risorta. Qui, duemila anni fa, c’era Cales, un insediamento preromanico
di circa sessantamila abitanti durante la tarda repubblica. “Qua se scavi un
metro e mezzo trovi di tutto”, ripetono gli attivisti. Tra muretti a secco e
macchia mediterranea, dalle colline della Terra di Lavoro si osserva un
paesaggio vivo ma sotto pressione.
Il presidio del Movimento Basta Impianti a Cauciano è stato indetto per bloccare
i lavori abusivi di un impianto a biomasse. I lavori, fermati il 23 gennaio,
fanno emergere la lentezza e la negligenza delle istituzioni e del comune di
Pignataro Maggiore, oggi commissariato. La società coinvolta è Ingegneria
Sostenibile Srl, che di sostenibile ha ben poco: mezzi pesanti entrati senza
autorizzazioni, cantieri avviati in fretta, vedette lungo le strade di campagna
per segnalare occhi indiscreti. I risultati oggi sono i sigilli, un noccioleto e
un noceto disboscati, una colata di cemento su un lotto agricolo.
La zona ASI, l’area industriale non lontana, è satura e soggetta a forte
attenzione mediatica. L’interesse quindi si sposta sulle colline agricole,
sempre più bersagliate dalla pressione speculativa. Cauciano diventa il punto di
contatto tra due mondi: profitto e devastazione contro comunità e dignità dei
territori. In questo contesto nasce il Consiglio Popolare della Terra di Lavoro:
strumento per coordinare mobilitazioni, rafforzare la partecipazione,
riaffermare le decisioni dal basso.
Non ero estraneo alla questione di Cauciano. Ne avevo sentito parlare all’ultima
assemblea del Movimento e poi il 29 gennaio scorso, durante l’audizione ottenuta
in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. «La provincia di Caserta
conta centoquattro comuni, più di centocinquanta impianti ad alto impatto e
cinque pronto soccorsi pubblici aperti». Biagio Sarnataro, trentacinquenne
attivista, inizia così il suo intervento in Commissione, sottolineando la
rilevanza nazionale delle istanze della Terra di Lavoro. Cita le bonifiche mai
fatte, i roghi ciclici come elementi di un sistema criminale, la produzione
schizofrenica di nuove autorizzazioni per impianti energetici. «La popolazione
di Terra di Lavoro ora è un soggetto politico ed è disposta a tutte le forme di
lotta. Vogliamo un piano sanitario straordinario e vogliamo smettere di piangere
i nostri cari e i nostri coetanei».
A seguire interviene Giovanni Merola, avvocato e attivista: «Vorrei fornire
alcuni elementi sul passato immediato di queste lotte per motivare ciò che
ritengo essere un disegno criminale e sistemico. Ormai sappiamo che riempire i
capannoni fino all’orlo di rifiuti e dargli fuoco è un vero e proprio modus
operandi. A fronte di quest’evidenza, la risposta istituzionale è sempre stata
repressiva. Ci siamo trovati ad affrontare processi come attivisti, tutti
conclusi con assoluzioni piene. Hanno denunciato ragazzi, madri, nonni. Abbiamo
intravisto un disegno volontario, abbiamo anche temuto che le istituzioni
facessero parte di questa distopia criminale».
Merola cita una recente sentenza. Violazione dell’articolo 18 del Testo Unico di
pubblica sicurezza: manifestazione non autorizzata, contestata per
l’organizzazione di una tavola rotonda nella piazza di Capua. Erano presenti
sindaci, senatori, tanti cittadini. L’accusa: avrebbero dovuto presentare la
richiesta alla questura e non ai vigili urbani. Notizia del 2 febbraio è un
altro sequestro per illeciti che coinvolge un impianto di stoccaggio tessile,
proprio a Capua.
Segue l’intervento di Raimondo Cuccaro, ex sindaco di Pignataro Maggiore. «C’è
inerzia delle autorità a causa di ingenti interessi economici. Vediamo coinvolte
la criminalità organizzata e la negligenza, per non dire il favore, di una parte
della classe politica locale. Mi sono fortemente opposto alla realizzazione del
rigassificatore della Snam Mobilità Spa a Pignataro Maggiore. Questa struttura
si trova a meno di centocinquanta metri dall’impianto che produce gas tecnici,
aria liquida, argon, e idrogeno. Due impianti adiacenti di questo tipo in
un’area così piccola produrrebbero un risultato devastante in caso di guasti,
incendi o terremoti. Salterebbe in aria tutta Pignataro».
Aggiunge che i lavori del rigassificatore, a pena di decadenza, sarebbero dovuti
iniziare nel 2021. Hanno avuto attuazione solo nel 2024. L’impianto è inoltre in
deroga alle prescrizioni urbanistiche del piano ASI, che regolamenta la zona
industriale. Il piano è sovracomunale e viene sistematicamente derogato,
aggiunge Cuccaro. «A questo punto chiedo aiuto al Parlamento, che dovrebbe
essere interessato alla salute dei cittadini».
La risposta istituzionale arriva dall’onorevole Alifano, Movimento Cinque
Stelle. Parla di una terra violentata, partendo dalle cave fino all’utilizzo
sconsiderato del suolo. Si dice solidale, propone un’ulteriore commissione
parlamentare sul tema sanitario, promette controlli su autorizzazioni scadute.
Intanto, in contemporanea, si riunisce la giunta regionale a Napoli per
discutere gli stessi temi con un’altra compagine del Movimento Basta Impianti,
alla luce della promessa del neo-eletto consigliere Raffaele Aveta di produrre
una legge regionale fortemente ispirata dalle vertenze di Terra di Lavoro.
In cima alla collina, poco dopo aver ripreso fiato, ci arriva una telefonata:
Raimondo Cuccaro, l’ex sindaco di Pignataro, è venuto al presidio e vuole
condividere alcune informazioni con noi. Capitomboliamo giù per fargli alcune
domande sulla vicenda di Cauciano.
«Qui l’impianto previsto – ci dice –, da oltre sette milioni di euro su
quarantamila metri quadri di terreno agricolo, finisce al centro di una vicenda
fatta di vincoli nascosti, firme false e lavori bloccati. L’area individuata per
l’impianto a biomassa e metano, secondo il regolamento urbanistico comunale, non
sarebbe nemmeno idonea a ospitare strutture industriali, consentite solo nelle
zone artigianali e dedicate. Alcune particelle risultano aree boscate sottoposte
a vincolo paesaggistico, mai dichiarato nella Procedura abilitativa semplificata
(Pas) presentata dalla società. Il terreno sarebbe già stato asservito ad altre
costruzioni, quindi di fatto non edificabile. Una circostanza emersa solo dopo
l’esposto di un cittadino, mio figlio, che ha portato il Comune a dichiarare
inefficace l’autorizzazione. Infine il colmo: il presunto direttore dei lavori
disconosce l’incarico e denuncia firme contraffatte. Per l’amministrazione si
tratta di un atto inesistente. Il Tar respinge la richiesta cautelare della
società Ingegneria Sostenibile Srl, mantenendo, di fatto, lo stop ai lavori.
Oggi resta un’ordinanza di ripristino e una vicenda che solleva pesanti
interrogativi su legalità, ambiente e tutela del territorio».
Ma la domanda è un’altra. Quante volte il cemento è arrivato prima delle
istituzioni? Quanti altri cantieri sono partiti con la stessa strategia:
forzare, costruire, poi eventualmente doversi difendere in tribunale? Perché in
Terra di Lavoro sembra che il metodo sia sempre lo stesso: occupare con la
forza, contare sull’inerzia istituzionale, scommettere sulla stanchezza delle
comunità. Troppo spesso si assiste a fenomeni di governance occulta tra sindaci
conniventi, uffici tecnici comunali e ditte speculative. Cauciano è un caso, ma
è anche un simbolo. È la prova che quando le istituzioni latitano, sono i
cittadini a dover presidiare il territorio. Metro per metro. Collina per
collina. Il sole scende e ingiallisce la pianura, l’eco della musica si dissolve
nell’aria, ma una cosa è chiara: questa lotta non è finita. È appena cominciata.
(edoardo m. benassai)