Ciao Marina
Marina, nel Movimento No Tav da sempre. Irremovibile al Segnino davanti alle forze dell’ordine che scortavano i tecnici, resistente a Venaus la notte de 6 dicembre 2005 fu picchiata dalla […] The post Ciao Marina first appeared on notav.info.
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Overjoy 266 & 267@1
Overjoy 266 – Martedì 3 Marzo 2026 – il programma di oggi è condotto da Robi Kumina Beat Overjoy 267 – Martedì 10 Marzo 2026 – Nella prima parte di oggi ascoltiamo un mix di brani di Bob Marley ìmixati miraflowers nel 2005 con qualche scratch, e nella seconda parte una selezione esclusiva delle tracce che Jah Observer ha suoinato in una delle sue chiamate a Torino. Dubplate warning!!!
dub
OverJoy
reggae
roots
Banda di assassini, giù le mani dall’Iran e dal Libano!
Volantino distribuito a Trento durante il corteo contro l’aggressione all’Iran dello scorso sabato 7 marzo: Banda di assassini, giù le mani dall’Iran e dal Libano! La potenza tecno-militare porta a considerare il mondo intero come un insieme di forze inerti da manovrare a piacimento. L’ideologia suprematista spinge a considerare milioni di persone come dei subumani a cui si può fare tutto ciò che si vuole. La concentrazione dei mezzi di comunicazione di massa genera una propaganda sempre più sfacciata (con le menzogne della sera che contraddicono platealmente quelle del mattino). Un simile delirio di onnipotenza ci può condurre, sotto l’effetto domino dei propri gesti sconsiderati, nell’abisso di un conflitto mondiale. Il governo genocida di Israele sarebbe mosso da spirito “umanitario” nei confronti del popolo iraniano per liberarlo dalla tirannia! Le centocinquanta bambine di una scuola iraniana uccise sotto le bombe israelo-statunitensi sono lì a dimostrarlo. Il regime statunitense, che ha organizzato il più alto numero di golpe della storia e finanziato i più sanguinari terrorismi di Stato (nelle Filippine, in Brasile, Guatemala, Indonesia, Cile, Argentina, Messico, Honduras, Venezuela, Colombia…), definisce “principale sponsor del terrorismo” il governo iraniano… Il problema per lorsignori è che l’Iran – un Paese di 90 milioni di abitanti, sei volte più grande dell’Italia, dotato di un potente apparato militare – non è né l’Afghanistan né la Libia, come si vede dai missili che piovono su Tel Aviv e dal numero delle basi militari statunitensi già colpite in tutto il Golfo. Se poi dalla geopolitica passiamo al piano sociale (l’unico che davvero ci interessa), l’odio che le masse del mondo intero provano nei confronti dell’imperialismo occidentale non potrà essere contenuto a lungo dalle petromonarchie e dagli altri regimi a libro paga degli USA. Le folle che assaltano le ambasciate statunitensi in Pakistan, in Barhein o in Iraq si trovano di fronte il fuoco assassino dei marines. E non sarà certo la borghesia della diaspora iraniana (che scende in piazza con le immagini dello Scià e che ringrazia il genocida Netanyahu) a far credere ai popoli del Medio Oriente che sotto il tallone dell’imperialismo israelo-occidentale le loro vite diventerebbero più libere. Quanto alla pretesa moralità delle élite occidentali, ancora non basta quel vero e proprio castello degli orrori allestito da Epstein, ricettacolo di predatori sessuali, tecnocrati, transumanisti, eugenisti e servizi segreti israeliani? Mentre si ipotizza l’intervento europeo per dei droni che hanno attaccato una base britannica a Cipro, le basi dell’UNIFIL – cioè i militari dell’ONU coordinati dall’esercito italiano – vengono colpite in Libano da Israele senza che si levi nemmeno una nota di biasimo… Non abbiamo nessun campo da difendere tra i poteri capitalistici che si stanno scontrando. Solo l’unione tra il moto internazionale in solidarietà con la resistenza palestinese e la ribellione delle masse oppresse del Medio Oriente può fermare questa spirale di distruzione e di morte. L’Iran che sosteniamo è quello che vuole liberarsi di un regime reazionario senza farsi servo dell’imperialismo occidentale e senza chiudere gli occhi di fronte all’immane violenza perpetrata da Israele contro il popolo palestinese. Il nostro compito è fermare qui la mano assassina dell’imperialismo e del colonialismo. Se il governo Meloni-Mattarella pensa di schierare basi e truppe con i bombardatori di Washington e di Tel Aviv, dobbiamo essere di nuovo pronte e pronti a bloccare tutto, come è successo nei mesi di settembre e ottobre. Assemblea in solidarietà con la resistenza palestinese – Trento
Rompere le righe
Stato di emergenza
44. The Donut of the Heart: il battito di J-Dilla pt.1
Continua la saga di Rolling nella grande musica a cavallo tra i due secoli, quando la scena hiphop si apre e contamina la musica nel suo complesso, rivoluzionando il modo di comporla e ascoltarla. Negli ultimi mesi abbiamo ascoltato l’olimpo del neo-soul di quegli anni, oggi apriamo il capitolo su chi ha prodotto quel sound inconfondibile, gettando le basi per tutto quello che è venuto dopo, nel rap, nel soul, nell’ RnB, nel jazz e perfino nel pop. Producers e compositori, figure ormai praticamente fuse e che, a partire dagli anni ’90, sono diventati uno degli “ingredienti x” di qualsiasi progetto musicale che abbia segnato il passo. L’informatica si diffonde a macchia d’olio, le distanze geografiche vengono ridotte grazie a internet e una nuova generazione inizia a fare musica. Insomma, i prodomi di quello che viviamo oggi. C’è una figura che ha vissuto a cavallo di questo cambiamento, che abbiamo già citato e soprattutto ascoltato nelle ultime puntate, soprattutto con la Badu, di chi sto parlando? Ovviamente di J Dilla, al secolo James Dewitt Yancey, anche conosciuto come come Jay Dee. Il maestro del nuovo sound, il genio musicale dei Soulquorians di cui è stato uno dei fondatori.
elettronica
soul
sampling
jazz
electronic
43. Bag Lady: soul cosmico, tra passato e futuro pt.2
Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati con la prima parte, stiamo ascoltando Mama’s Gun, il secondo album di Erykah Badu, e stiamo parlando delle sue musiche e contenuti. La scorsa puntata ci siamo concentrati sulle collaborazioni e su chi ha contribuito a comporlo e registrarlo, in particolare i Soulquorians. In questa puntata approfondiremo il movimento Afrofuturista, i cui immaginari si ritrovano nell’album e più in generale nella musica ed estetica della Badu, che è una delle sue rappresentanti più note.
soul
jazz
hip hop
neo soul
RnB
Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio
Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati. Fonte: English version da Invictapalestina Immagine di copertina: Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati. (Foto: Omar Ashtawy/APA) Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 5 marzo 2026  Territorio Palestinese – Israele continua a commettere Scolasticidio nella Striscia di Gaza, 28 mesi dopo il suo attacco militare, attraverso politiche sistematiche e deliberate volte a impedire alla popolazione di ripristinare l’istruzione. Queste politiche includono il blocco in corso, l’attacco a obiettivi civili, comprese le strutture scolastiche, attraverso bombardamenti e distruzioni, l’impedimento della ricostruzione e l’ostruzione dell’ingresso di materiali, attrezzature e risorse operative necessarie per ristrutturare e gestire scuole e università. Di conseguenza, centinaia di migliaia di studenti rimangono tagliati fuori dall’istruzione formale. La realtà attuale riflette un modello sistematico israeliano volto a distruggere il sistema educativo nella Striscia di Gaza prendendo di mira i civili, inclusi studenti, insegnanti e accademici, e attaccando obiettivi civili come scuole e università, rendendoli inutilizzabili. Questo radica lo Scolasticacidio in una politica più ampia volta a distruggere le fondamenta della vita nell’enclave e a privare la società della sua capacità di sopravvivere e riprendersi, favorendo al contempo gli sfollamenti forzati e la riorganizzazione coercitiva della realtà demografica e sociale. Ciò che rimane dell’istruzione nella Striscia di Gaza è limitato a un apprendimento parziale in scuole gravemente danneggiate o semi-distrutte gestite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), insieme a piccole iniziative comunitarie e scuole private temporanee. La maggior parte opera in tende che non soddisfano gli standard minimi di sicurezza, protezione o istruzione e operano in condizioni di costante instabilità e pericolo. Di conseguenza, oltre 780.000 studenti sono stati privati dell’istruzione regolare per tre anni accademici consecutivi. Questa prolungata interruzione aggrava le lacune di apprendimento, interrompe il percorso accademico degli studenti e compromette le loro possibilità di completare l’istruzione superiore e di entrare nel mercato del lavoro. L’attacco militare israeliano ha causato perdite catastrofiche e senza precedenti nel settore dell’istruzione, colpendo vite umane, infrastrutture e ambiente educativo. Ciò si verifica in un contesto che consolida il Genocidio Scolastico come un attacco sia agli individui che alle istituzioni. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato l’uccisione di 18.911 studenti e 1.362 studenti dell’istruzione superiore, oltre al ferimento di 2.931 studenti dell’istruzione superiore e decine di migliaia di altri studenti che hanno riportato lesioni di varia natura. Inoltre, gli attacchi dell’esercito israeliano hanno ucciso 794 insegnanti e 246 membri del corpo docente e ricercatori universitari, ferendone rispettivamente 3.261 e 1.491. Ciò rivela un attacco diretto e sistematico al sistema della conoscenza palestinese, attraverso attacchi ai suoi quadri educativi e di ricerca e minando la sua capacità di proseguire, recuperare e riprodurre la conoscenza. Queste cifre non rappresentano perdite isolate. Rivelano un modello ampio e sistematico che prende di mira il processo educativo in tutte le sue componenti, inclusi studenti e personale docente, amministrativo e di ricerca. Tali attacchi minano la struttura della conoscenza della società, ne indeboliscono la capacità di resistere e riprendersi e lasciano conseguenze durature sulle prospettive di sviluppo e ricostruzione per i decenni a venire. L’esercito israeliano ha bombardato direttamente 668 edifici scolastici, distrutto completamente 179 scuole pubbliche e danneggiato gravemente altre 118, oltre ad aver bombardato e vandalizzato 100 scuole dell’UNRWA. Un totale di 63 edifici universitari sono stati completamente distrutti, con gravi danni alle università e agli istituti rimanenti. I danni materiali hanno colpito il 95% delle scuole nella Striscia di Gaza, con oltre il 90% degli edifici scolastici che necessitavano di ricostruzione o di importanti interventi di ristrutturazione, lasciando la stragrande maggioranza fuori servizio. Ciò riflette una politica di distruzione sistematica delle infrastrutture educative, ingiustificabile per motivi di necessità militare, data la portata, la portata e la natura ripetuta degli attacchi. Questo schema dimostra che questi attacchi non costituiscono danni incidentali alle infrastrutture educative, ma un vero e proprio Genocidio Scolastico, perpetrato nell’ambito del Genocidio israeliano contro i palestinesi, che prende di mira le basi della loro sopravvivenza e distrugge le condizioni della loro vita presente e futura. Soluzioni temporanee mal strutturate e la spinta verso l’apprendimento a distanza in condizioni di interruzioni di corrente, internet lento e condizioni di insicurezza non riescono a soddisfare gli standard educativi di base e non possono sostituire l’istruzione formale. Affidarsi a tali misure parziali consolida la disgregazione continua, aggrava le lacune educative e lascia effetti psicologici e sociali duraturi su una generazione cresciuta sotto bombardamenti, blocchi e privazioni. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea che il salvataggio del processo educativo richiede un piano di emergenza completo che ripristini scuole e università al normale funzionamento ove possibile, fornisca strutture temporanee che soddisfino gli standard minimi di sicurezza e qualità didattica quando necessario, implementi programmi di supporto psicologico e di compensazione accademica per gli studenti e riabiliti il personale e le strutture colpite secondo una tempistica chiara e annunciata pubblicamente, con meccanismi di monitoraggio per garantirne l’attuazione e la responsabilità. I bambini nella Striscia di Gaza sono il gruppo più preso di mira e colpito dal Genocidio in corso. La loro sofferenza si estende oltre le uccisioni e le ferite, fino alla distruzione delle condizioni di vita presenti e future, tra cui la perdita di familiari, cure e protezione; ripetuti sfollamenti forzati; mancanza di sicurezza, cibo, acqua e assistenza sanitaria; e un grave deterioramento della salute mentale dovuto a continui bombardamenti, paura e perdita. Sono inoltre privati del gioco, di spazi sicuri e di stabilità sociale. Lo Scolasticidio è uno strumento centrale in questa persecuzione, che esclude i bambini dall’istruzione formale durante i loro anni più critici, creando profonde lacune nella conoscenza, aumentando i rischi di abbandono scolastico, lavoro minorile e matrimoni precoci, e minando la loro capacità di riprendersi e ricostruire le proprie vite, minacciando una generazione privata di una crescita sana, dignità e opportunità. La comunità internazionale deve fare pressione su Israele affinché cessi immediatamente di colpire obiettivi civili, comprese le strutture scolastiche, e revochi le restrizioni che ostacolano il ripristino del settore dell’istruzione. Ciò include l’ingresso di materiali di ricostruzione e forniture operative per riabilitare scuole e università, nonché di materiali didattici essenziali come cancelleria, libri, computer e strumenti didattici. Le restrizioni dovrebbero essere revocate anche per le unità prefabbricate (roulotte) da utilizzare come aule temporanee che soddisfano standard minimi di sicurezza e funzionalità, piuttosto che per la formazione continua in tende che non offrono un ambiente di apprendimento adeguato. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo invita le autorità amministrative che gestiscono la Striscia di Gaza, incluso il Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, ad adempiere alle proprie responsabilità legali e amministrative dando priorità all’istruzione. Ciò richiede l’adozione di un piano di emergenza trasparente e pubblicamente annunciato per ripristinare la regolare istruzione, che comprenda la valutazione dei bisogni, l’individuazione di sedi scolastiche temporanee che soddisfino gli standard minimi di sicurezza e protezione, l’attuazione di sessioni di recupero e supporto psicosociale e l’istituzione di meccanismi di monitoraggio e rendicontazione per evitare di limitarsi a gestire la crisi o di affidarsi a iniziative irregolari e insostenibili. Gli organismi competenti delle Nazioni Unite, tra cui il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e l’UNRWA, nonché le istituzioni internazionali incentrate sull’istruzione, devono andare oltre le formalità e adottare un intervento coordinato e pratico. Ciò dovrebbe garantire finanziamenti urgenti e un piano di attuazione per ricostruire le infrastrutture scolastiche e ripristinare l’istruzione formale secondo gli standard internazionali. Inoltre, gli sforzi dovrebbero includere la fornitura di materiali didattici alternativi, il supporto alla formazione del personale, l’ampliamento dei programmi di protezione e supporto psicosociale per i bambini e l’istituzione di meccanismi di supervisione per garantire che la ricostruzione non venga ostacolata e che le strutture scolastiche rimangano sicure. I programmi di riabilitazione e di supporto psicosociale devono essere integrati come parte fondamentale e sistematica del futuro curriculum educativo per affrontare il profondo trauma psicologico vissuto da oltre 780.000 studenti e per impedire che l’interruzione dell’istruzione causi danni irreversibili e a lungo termine. Il perdurare di questa situazione costituisce una palese violazione del diritto all’istruzione e consolida le ripercussioni a lungo termine sul tessuto sociale, economico e culturale della Striscia di Gaza. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea la necessità di un’azione internazionale urgente per porre fine allo Scolasticacidio, proteggere scuole e università come spazi sicuri per l’apprendimento e la vita, e salvaguardare i diritti dei bambini di Gaza, inclusi il diritto alla vita, alla sicurezza, all’assistenza, alla salute, all’istruzione e a uno sviluppo sano, libero da uccisioni, lesioni, sfollamenti e privazioni sistematiche dell’infanzia. Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
7-8-9 marzo, sciopero transfemminista
È finita ieri la tre giorni di mobilitazione e sciopero globale femminista e transfemminista, indetta per il weekend dell’8 marzo. In più di sessanta città italiane sono stati organizzati presidi, cortei, manifestazioni e contestazioni, partecipati da decine di migliaia di persone. Un weekend di lotta che si inscrive in una più ampia mobilitazione contro la violenza di genere, la guerra e la precarietà.  “Le nostre vite valgono, noi scioperiamo” lo slogan scelto da Non Una di Meno per la piattaforma politica degli scorsi giorni, indicando nei territori la pratica dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal genere e dai generi. Manifestazioni e presidi il 7-8; lo sciopero il 9, indetto anche dalla CGIL e dai sindacati di base. Centrale è stata la partecipazione dalle scuole e dalle università, dove, tra cortei interni, presidi, iniziative sociali e scioperi – soprattutto nella giornata di ieri -, le giovani hanno dimostrato cosa vuol dire opporsi alla violenza di genere e attaccare le strutture di dominio che permeano anche i luoghi della formazione. Ormai, anche al di fuori dei momenti di immediata risposta ai femminicidi che vengono mediatizzati si evince un costante lavoro ed esigenza che dal basso costruisce rapporti, contro percorsi e possibilità di lotta.  Già il 28 febbraio, 10mila persone si riunivano a Roma per il corteo nazionale contro il DDL Bongiorno, inaugurando una mobilitazione permanente contro il disegno di legge bipartisan sulla violenza sessuale, nel quale viene sostituito il consenso con il modello interpretativo del dissenso. Un percorso che coinvolge le reti transfemministe di tutto il Paese e che vede una convergenza estesa contro l’ennesimo rafforzamento del dominio patriarcale sulla società. La grande partecipazione che si è vista in questi giorni mostra ancora quanto la questione di genere rappresenti un nodo di mobilitazione centrale, anche inserito in un quadro di relazioni sempre più evidenti tra patriarcato, autoritarismo e guerra.  In questo senso, il movimento per la Palestina ha dato le indicazioni per tracciare in maniera più definita i nessi strutturali che legano la controffensiva patriarcale degli ultimi anni alla deriva bellica che viene imposta alle persone dalle potenze imperiali. Se la controparte, su un piano globale, sta tentando – anche con successo – di riprendere il terreno tolto dalle ondate dei movimenti femministi e transfemministi degli ultimi anni, lo sciopero esteso degli ultimi tre giorni fornisce quanto meno l’evidenza di un vettore su cui costruire proposte e percorsi di lotta.
Iran. Ragioni ed effetti economici della guerra
L’attacco Usa-Israele (ma soprattutto Usa) ha come obiettivo il condizionamento delle traiettorie di export delle materie prime, in primis il petrolio, nei confronti della Cina. Non è un caso che gli interventi militari targati Trump abbiano colpito Venezuela e Iran, tra i principali esportatori di petrolio verso la Cina. Nel caso del Venezuela, ampiamente ricattabile se non ha più il controllo sulle riserve petrolifere, la nuova amministrazione Rodríguez ha dovuto sottomettersi al ricatto del grande capitale statunitense. Difficilmente ciò potrà avvenire con l’Iran, la cui teocrazia detiene saldamente il controllo statale delle riserve petrolifere. Anzi, il posizionamento geo-strategico dell’Iran potrebbe portare conseguenze negative per le stesse economie occidentali. E i segnali ci sono già tutti: il prezzo del petrolio è schizzato a 100 dollari al barile. Ogni giorno attraverso lo stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili tra greggio e prodotti petroliferi. Oltre il 20% del consumo mondiale. Circa il 70% delle riserve produttive Opec+ si trova nei Paesi del Golf che sono a loro volta bloccati. Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati non riescono a esportare normalmente. Ne abbiamo parlato con l’economista Andrea Fumagalli, autore di un articolo uscito su Effimera che potete leggere qui Ascolta la diretta:
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Immigrazione. I confini sempre più blindati dell’Europa, la normalità delle stragi, nuovo patto per l’asilo e trattenimento in frontiera
Le stragi di migranti di gennaio sono stragi di Stato, derivanti dalla chiusura sempre più forte delle frontiere decisa dal governo Meloni. Lo stato italiano sostiene i governi di alcuni stati del Nordafrica nelle loro politiche razziste e violente, volte a terrorizzare chi, soprattutto provenendo da paesi subsahariani, vive sulle coste e nelle città in attesa di imbarcarsi per l’Europa. Queste violenze, spesso condotte da forze di polizia addestrate e finanziate dalla stessa UE, mettono a rischio la vita e la sicurezza di migliaia di persone costringendole a partire anche nelle condizioni più disperate. L’approvazione da parte del governo italiano lo scorso 11 febbraio di un nuovo disegno di legge in materia di immigrazione, mentre ancora si contano i dispersi di questa ennesima strage, suona come una rivendicazione da parte del governo di questa politica assassina di frontiera. E all’orizzonte si delinea la possibilità di trattenimenti alla frontiera di chi viene sbarcato dalle navi delle ONG nei porti del nord, dove sono obbligate ad attraccare. Ne abbiamo parlato con Dario Antonelli, giornalista free lance Ascolta la diretta:
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