ARSIDER – CATENA DI FORZA 17_09_26
Non focalizzarti sul ROA (Ritorno sull’Investimento), focalizzati sul ROE: il Ritorno dell’Energia liquida.” Se sei guidato da un sistema, e stai cercando la verità, stai solo cercando la sicurezza dell’Arsider. La verità non si trova in un tempio, essa emerge solo quando la mente è completamente libera dal passato, dalle paure del futuro e dal disperato bisogno di essere qualcuno. Solo una mente che non chiede nulla, che non aspetta nulla e che non si aggrappa a nessuna certezza può percepire ciò che ti sfonda il limiter e ti perfora le meningi Di che cosa parlavate?: «Del grave rischio di un’involuzione autoritaria di sinistra. Del pericolo che l’Arsider si trasformasse in una Repubblica sedicente popolare, sul modello dell’Unione Sovietica». ARSA-TAU
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Data center in Italia: analisi delle criticità tra impatti ambientali e sovranità digitale
L’Italia sta vivendo una fase di espansione infrastrutturale nel settore dei data center senza precedenti, posizionandosi come uno dei mercati emergenti più attraenti d’Europa dopo l’area tradizionale FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi). Al 2025, si contano circa 222 data center distribuiti sul territorio nazionale, gestiti da 94 diversi provider. La città metropolitana di Milano rappresenta il cuore pulsante di questo sviluppo, concentrando il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale, pari a circa 414 MW IT. L’insediamento di un data center non è un’operazione neutrale. Le criticità si manifestano principalmente su quattro fronti: consumo di suolo, stress della rete elettrica, prelievo idrico e impatto sociale. Inoltre, i governi europei promuovono l’attrazione di data center hyperscale come una vittoria per la sovranità digitale. Tuttavia, ospitare infrastrutture statunitensi su suolo italiano non conferisce controllo sui dati né autonomia tecnologica. Al contrario, crea una dipendenza strutturale: una volta che i sistemi della sanità o della difesa sono migrati su server Microsoft o AWS, il potere negoziale dello Stato si azzera. Con Marco di Privacy Network, esploriamo le implicazioni e le criticità del boom dei data center in Italia. Leggi anche l’intervista su Infoaut a Errico Duranti del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio e ascolta gli approfondimenti sui data centers su Radio Blackout.
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Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes
In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio. L’equazione di Navier-Stokes è l’equazione fondamentale della dinamica dei fluidi classica e descrive un fluido (come l’aria o l’acqua) in termini newtoniani, ossia applicando il secondo principio della dinamica (F=ma) a un fluido incomprimibile, visto, approssimando, come oggetto continuo e non come insieme di atomi. Si tratta di un sistema di equazioni differenziali le cui soluzioni sono oggetti continui in uno spazio a infinite dimensioni e servono per calcolare la variazione di velocità di un fluido a partire dal gradiente di pressione, dalla viscosità e dalle forze esterne (gravità o forze applicate). Sono concetti che nascono tra 700 e 800, ma nonostante l’apparente semplicità concettuale sono equazioni di cui non si riesce a scrivere una soluzione analitica per la versione generale, per cui è necessario utilizzare ulteriori approssimazioni per semplificare dei termini (approssimazioni che per la maggioranza dei casi sono più che sufficienti, specialmente in campo ingegneristico). Solo nel XX secolo è stato dimostrato che delle soluzioni generali esistono. La domanda irrisolta rimane: se io fisso le mie condizioni iniziali può accadere che la mia soluzione a un certo punto sviluppi una singolarità? Ossia è possibile che la soluzione mi dia una velocità infinita in un tempo finito (cioè ad energia finita)?  Il problema del millennio riguarda dunque lo status di regolarità di questa equazione, cioè la validità di questo modello classico e delle approssimazioni sopra citate. Questo problema è risolvibile in due modi: 1. dimostrando positivamente che non si possono sviluppare delle singolarità; 2. trovando una situazione che con determinate condizioni produce questa singolarità. Degli agenti AI utilizzati metà sono stati messi a risolvere il problema nel primo modo, metà nel secondo. Sono stati proprio questi ultimi a riuscire. Dopo queste minime coordinate per intendere al meglio lo spessore del problema, possiamo discutere di ciò che è successo. La faccenda è tutto fuorché priva di zone d’ombra. In primis, soprattutto per gli appassionati, nonostante OpenAI abbia fornito le dimostrazioni a queste equazioni, bisognerà aspettare almeno due anni affinché il Clay Mathematics Institute approvi la dimostrazione. In secundis, in contemporanea alla dichiarazione di OpenAI, lo scienziato Tristan Buckmaster ha contestato l’azienda big tech sostenendo che l’azienda ha sostanzialmente rubato le idee a lui e ad un altro scienziato: Levent Alpöge. Buckmaster sostiene che recentemente lui e Alpöge avevano reso pubblico tre risultati che riguardavano le equazioni di Navier-Stokes, basandosi su un programma di ricerca redatto da Diego Còrdoba e Luis Martìnez-Zoroa. Lo stesso programma da cui OpenAI sarebbe partito. Buckmaster e Alpöge non nascondono l’utilizzo estensivo di Large Language Model per farsi aiutare nella ricerca, tuttavia sostenendo che le dimostrazioni fornite dalle IA erano “orrende” e più vicine al genere del “AI slop”. La controversia inizia il 3 settembre con Buckmaster che scrive ad un matematico di OpenAI poiché girava voce che dentro Anthropic – azienda programmatrice di Claude e competitor diretto di OpenAI – si fosse risolto uno dei problemi del millennio e che informazioni sul progresso dei due matematici fossero passate ad OpenAI. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, un problema di dimostrazione matematica può essere “attaccato” in modi differenti e vedere infine se porta ad un risultato e quanto è elegante. Il modo in cui Buckmaster e Alpöge hanno iniziato a lavorare al problema era un modo che stavano sperimentando solo loro due. Tuttavia, un altro scambio tra Alpöge e OpenAI ha messo in luce il fatto che la scoperta interna dell’azienda big tech ha seguito lo stesso “fronte d’attacco” fornendo al LLM soltanto un prompt che illustrava il problema. I due matematici vengono a sapere che è stato generato pochi giorni prima, ovvero quando è circolata l’informazione che ci fossero grandi progressi sulle equazioni di Navier-Stokes. OpenAI, in seguito, non è stata chiara con Buckmaster se e quanto il loro modello è stato addestrato con i lavori che i due matematici caricavano su Codex. Buckmaster è stato, infine, messo davanti a due scelte da OpenAI, ormai praticamente allo scoperto di aver rubato le idee ai due matematici senza riconoscimento di sorta. Tutte e due le scelte mettevano davanti l’esclusione di Alpöge dagli autori poiché impiegato da Anthropic. Entrambe le scelte sono state rifiutate. Questo è forse il primo caso – almeno di questa portata – di evidente furto di sapere da parte delle aziende big tech. Non solo mero furto di sapere, ma proprio della capacità attiva del ricercatore, della sua pratica attiva di fare ricerca e di condurla; in altre parole, non solo furto dell’informazione ma furto di produrla. In realtà non è in sé una novità: le aziende IA già distruggono quantità di libri antichi per assorbirne il sapere e si addestrano sulla quantità enorme di dati che ogni utente lascia in rete. Ma per la prima volta un’azienda rivendica che dietro una grande produzione di sapere – come la risoluzione di Navier-Stokes – ci sia poco o niente lavoro umano.  Una delle implicazioni è anche i livelli di potenza che le IA hanno raggiunto. Le equazioni di Navier-Stokes, come detto già prima, sono state formulate nel 1821. Da allora, ogni giorno, almeno un matematico ci ha lavorato sopra e a migliaia sono stati ispirati per iniziare a studiare in questo campo. Che un’IA l’abbia risolta in 88 ore è un dato non scontato, tuttavia senza scadere in tecno-fanatismi , la storia di Buckmaster e OpenAI ha fatto emergere il ruolo dell’intelligenza collettiva anche di fronte ad un lavoro che appare quasi totalmente macchinico. Che le IA da sole possano risolvere davvero un problema matematico da sole, invece, ci fa scadere in un tecno-pessimismo anche questo da evitare. Dunque ci discostiamo dal matematico cinese Deng Yu che, scherzosamente, ha recentemente affermato che se un’IA dovesse risolvere in autonomia un problema allora è il tempo per i matematici di darsi alla scrittura di romanzi. Aggiungiamo, questo tipo di sviluppo scientifico riproduce un idea di efficientismo per cui l’unica cosa che conta è arrivare al risultato prima possibile, ma non tiene conto del fatto che proprio una ricerca fatta di tentativi, errori, strade sbagliate è quella che ha portato come effetti collaterali in realtà proprio delle scoperte enormi. Proprio nei tentativi infruttuosi per risolvere l’ultimo teorema di Fermat è stato dato luogo alla teoria algebrica dei numeri e molti altri esempi.  Con i modelli di OpenAI disponibili sul mercato fino a Chat GPT-6 Astra è stato riscontrato moltissime volte come nelle dimostrazioni matematiche spesso essi cadano in argomentazioni “circolari”, assumendo implicitamente ciò che deve essere dimostrato, e questo tipo di argomentazioni non viene considerato un errore nella dimostrazione step by step.  Quello che stupisce è questo improvviso interesse in un campo notoriamente poco finanziato perché non direttamente profittevole, ossia quello della matematica pura. Infatti la risoluzione di questo problema non ha dei risvolti pratici effettivi, se non in parte per quanto riguarda casistiche estremamente esotiche come buchi neri ecc. Probabilmente la risoluzione di un problema di questo tipo risulta fondamentale nel quadro della propaganda che proprio in questi giorni mette in primo piano la pericolosità catastrofica dell’AI e l’ineffabilità del suo dominio sugli esseri umani, propaganda che ha chiari scopi di lucro. La matematica pura di per sé non è un campo del sapere altamente redditizio, come lo può essere il suo riflesso ossia la matematica applicata. L’interesse che le big tech AI hanno dentro questo campo è ignoto e forse ha più a che vedere con la “prova muscolare” della propria capacità di elaborazione dei propri modelli, che del rientro economico e basta. In un’ottica macroscopica, andando oltre la faccenda appena raccontata, la specificità di questa fase della produzione capitalistica è eminentemente quella del furto della capacità umana per fini avversi alle classi subalterne. Come indicato da un articolo di Emiliana Armano, l’era dell’IA pone un salto qualitativo rispetto alla sussunzione della capacità umana e dell’intelligenza sociale per le sue capacità di calcolo. Questa storia inizia ad aiutarci a rispondere alla domanda di chi domina e gestisce questi processi sussuntivi e quanto tra questi che presidiano possano nascere cortocircuiti dettati dalla competitività capitalistica. In alcuni punti Buckmaster non si tira indietro affermando che se davvero OpenAI ha risolto le equazioni di Navier-Stokes questo è un passo in avanti per tutti e che tutta questa storia è paragonabile allo scontro scacchistico tra Kasparov e Deep Blue. L’intuizione  è parzialmente corretta: il risultato delle equazioni non è allora un risultato nato dalla sola ricerca indipendente, ma è immediatamente proprietà di una azienda; in questo senso la sussunzione ha a che fare non solo con il processo di formulare la ricerca, ma anche con il risultato. Ciò che ci interessa di più, tuttavia, è ricercare e mettere a valore quelle sacche non effettivamente sussunte per rompere le finalità capitalistiche e deviare verso fini nostri.
Tav: l’Europa concede la scadenza al 2027. In Regione, Cirio prova “democraticamente” a chiudere il dibattito
Da una parte c’è un’opera che, a sentire la politica piemontese (e non solo) sarebbe ormai fatta, finanziata, appaltata e addirittura prossima al traguardo. Dall’altra ci sono i cantieri, i cronoprogrammi e le scadenze europee, che continuano a raccontare una storia diversa. È questo il paradosso emerso il 16 settembre, durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale del Piemonte interamente dedicata alla Torino-Lione. Una seduta voluta dalla maggioranza dopo gli episodi avvenuti nei pressi dei cantieri della Valle di Susa alla fine di luglio e che si è svolta proprio nel giorno in cui è arrivata una nuova proroga da parte dell’Europa. La novità riguarda i 700 milioni di euro di finanziamento europeo legati a una serie di opere della Torino-Lione, stanziati nel 2024. La CINEA, l’agenzia esecutiva della Commissione europea che gestisce i finanziamenti, ha infatti ufficializzato lo spostamento della scadenza per la realizzazione delle opere finanziate: dal giugno 2026 al giugno 2027. La richiesta di proroga era stata presentata da TELT e tra gli interventi interessati c’è anche l’avvio dello scavo del tunnel di base sul versante italiano, da Chiomonte verso Susa. Una scadenza che non arriva nel vuoto. Il cronoprogramma richiamato negli ultimi anni indicava infatti giugno 2026 come momento previsto per l’avvio dello scavo del tunnel principale. Nel frattempo TELT aveva già indicato informalmente un possibile slittamento all’inizio del 2027. Ora quel rinvio trova una formalizzazione anche nelle tempistiche legate al finanziamento europeo. E mentre questa nuova proroga viene resa ufficiale, a Palazzo Lascaris il presidente della Regione Alberto Cirio ha scelto di ribadire democraticamente che sulla Torino-Lione non ci sarebbe più nulla da discutere. Nel suo intervento ha definito una «follia» l’idea di riaprire il dibattito su un’opera che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe ormai decisa a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata e appaltata, con un’apertura prevista tra il 2033 e il 2034. Cirio ha inoltre sostenuto che mostrare all’esterno un Piemonte ancora diviso sulla Tav possa rappresentare un messaggio negativo per gli investimenti. Nel tentativo maldestro di chiudere il dibattito, arriva anche ad affermare “..se serve, scavo io il tunnel con le mie mani”. Non vediamo l’ora di vederlo armato di pala e picco insieme alla cricca dei sostenitori più agguerriti. La maggioranza regionale si è presentata compatta su questa linea. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Riva Vercellotti, ha rivendicato la necessità di portare avanti la Torino-Lione in nome del collegamento ferroviario con l’Europa, del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e della riduzione del traffico pesante sulle Alpi. Nel suo intervento ha anche richiamato gli accordi tra Italia e Francia e il cofinanziamento europeo dell’opera. Il quadro delle opposizioni è stato invece più articolato: Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno ribadito la propria contrarietà all’opera, riportando al centro della discussione gli impatti territoriali e ambientali della linea, dalla tratta nazionale Avigliana-Orbassano alla cantierizzazione della piana di Susa. Alice Ravinale ha richiamato in particolare il consumo di suolo, le conseguenze sulle falde e le responsabilità della Regione rispetto ai progetti di RFI ancora in discussione. Diversa la posizione del Partito Democratico, che non ha messo in discussione la realizzazione della Torino-Lione (cosa di cui non ci stupiamo affatto). I consiglieri dem hanno invece concentrato le proprie critiche sulle modalità con cui Cirio ha affrontato il confronto e sulle responsabilità della Regione nella gestione delle opere collegate alla linea. Ed è proprio mentre questo confronto istituzionale si sviluppava che arrivava la nuova proroga europea. Un altro anno per raggiungere un obiettivo che, secondo il precedente cronoprogramma, avrebbe dovuto essere raggiunto entro giugno 2026. Il dato non è secondario. Perché, mentre nelle istituzioni si continua a ripetere che la Torino-Lione sarebbe ormai un’opera definitivamente acquisita, le sue stesse scadenze continuano a essere spostate. Non si tratta, in questo caso, di una valutazione né di una previsione sul futuro dell’opera: è l’aggiornamento plastico della scadenza europea legata alle attività finanziate. Da anni ci viene raccontato che la Torino-Lione sarebbe ormai irreversibile, che il tempo del dibattito sarebbe finito e che resterebbe soltanto da completare quanto già deciso. Eppure è proprio il tempo, quello concreto dei cantieri e dei cronoprogrammi, a continuare a mettere alla prova questa narrazione. Le scadenze vengono rinviate, gli obiettivi vengono aggiornati, i lavori procedono secondo tempi (biblici) che continuano a modificarsi. La questione, ovviamente, non si esaurisce nei ritardi di un cronoprogramma. La contrarietà alla Torino-Lione nasce da una valutazione complessiva dell’opera, dei suoi costi, del consumo di territorio, degli impatti ambientali e delle scelte di politica dei trasporti che la accompagnano. Ma proprio per questo ogni nuova proroga, ogni nuovo aggiornamento e ogni nuova discussione pubblica rappresentano anche l’occasione per riportare al centro le contraddizioni enormi che porta in senso quest’opera e ciò che da decenni viene considerato già deciso. Il Consiglio regionale avrebbe potuto essere un’occasione per discutere nel merito di tutto questo. Invece, nelle parole del presidente Cirio, è sembrata prevalere l’idea che persino il confronto sull’opera debba ormai essere considerato superato. Una posizione che stride con il fatto che, proprio nello stesso giorno, l’Europa ha concesso un altro anno di tempo per raggiungere uno degli obiettivi legati al finanziamento. La discussione, dunque, non è affatto chiusa. Non lo è nei cronoprogrammi, che continuano a cambiare. Non lo è nei territori, che continuano a fare i conti con cantieri, consumo di suolo e trasformazioni profonde. E non lo è soprattutto per chi da oltre trent’anni continua a opporsi a un’opera considerata inutile e dannosa. Mentre a Palazzo Lascaris si prova ancora una volta a raccontare la Torino-Lione come una storia già scritta, in Valle di Susa quella storia continua invece a essere messa in discussione. E una nuova proroga europea, ancora una volta, ci ricorda che tra ciò che viene dichiarato irreversibile e ciò che accade realmente esiste ancora uno spazio. Uno spazio che il Movimento No Tav con convinzione e determinazione continua a praticare, attraversare e allargare.
[2026-09-25] INCONTRO DI MUTUO AIUTO TRANS* @ Csoa Gabrio
INCONTRO DI MUTUO AIUTO TRANS* Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (venerdì, 25 settembre 18:00) INCONTRO RETE DI MUTUO AIUTO TRANS* 🏳️‍⚧️💖 Sei una persona trans? Vuoi contribuire a formare una rete di scambio di conoscenze ed esperienze con altre persone trans? Sei stancx di dover sempre passare per istituzioni e persone cis per dirimere i tuoi dubbi? Vogliamo costruire uno spazio orizzontale di AUTO-MUTUO-AIUTO tra persone trans* dove poterci scambiare e fornire gli strumenti per gestire la nostra salute. Crediamo nei principi dell'auto-gestione, dell' auto-organizzazione, della solidarietà e del mutualismo. Non vogliamo offrire un servizio o uno sportello, ma creare una realtà di mutuo aiuto, fra pari, da dentro la nostra comunità, dove poter mettere insieme conoscenze ed esperienze, tra noi e tra persone transfemministe alleate. Navigare la propria salute come persone trans è spesso complesso, tra gatekeeping, leggende metropolitane, stereotipi negativi e personale sanitario non adeguatamente preparato, quando non proprio discriminatorio. Questo momento vuole essere uno spazio per infrangere quegli ostacoli alla nostra autodeterminazione, e creare dei momenti di solidarietà concreta tra persone trans, qualsiasi sia il loro percorso. Se hai qualcosa da condividere, porta le tue conoscenze, se hai qualcosa su cui vuoi saperne di più, porta i tuoi dubbi. Ci vediamo al CSOA Gabrio, Consultoria FAM il 25/09 dalle ore 18! ❤️
transfemminismo
salutetrans
NUOVO ANNO SCOLASTICO. CON LE CATTIVE MAESTRE – RAZZISMO ISTITUZIONALE E PRECARIETA’ STRUTTURALE NELLA SCUOLA DI VALDITARA@0
Con il collettivo transfemminista di docenti “Cattive Maestre”, che a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico aveva pubblicato un articolo per DinamoPress intitolato “Disertiamo la scuola di Valditara per una scuola antirazzista” , abbiamo analizzato il modo in cui la scuola stia diventando sempre più terreno ideologico per la promozione della retorica razzista ed islamofoba del governo Meloni. Abbiamo chiesto loro come si palesi la costruzione del nemico esterno nelle scuole e in cosa consista la risoluzione anti-islamizzazione promossa da Futuro Nazionale. Sotto accusa anche le indicazioni ministeriali, nelle quali è presente un riferimento esplicito alla supremazia dell’Occidente.  L’intervento di Cattive Maestre sottolinea anche il sistematico orientamento delle persone di seconda generazione verso l’istruzione tecnica. Questo, unito alla riforma degli istituti tecnici, dimostra l’intersezione tra la riproduzione di logiche razziste e classiste all’interno di tutti i gradi dell’istituzione scolastica. Abbiamo poi voluto toccare il tema del definanziamento dell’istruzione pubblica e della precarietà ormai strutturale che colpisce il corpo docente e il personale ATA. Per citare alcuni dati, lo scorso anno, nella scuola pubblica italiana ci sono stati 302.000 incarichi a tempo determinato. A inizio settembre di quest’anno si registravano già a circa 212.000 incarichi a tempo determinato. A questo si aggiunge l’assenza di manutenzione degli edifici, il 70% dei quali privi di aria condizionata. Abbiamo concluso parlando della battaglia per la conquista dei corpi delle giovani donne nelle scuole, che dopo aver visto il ridimensionamento o la proibizione dell’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva, si vedono private ulteriormente della possibilità di autodeterminarsi con proposte di legge come il divieto dell’utilizzo del burka a scuola. In conclusione, gli abbiamo chiesto, ora che è stata tolta l’educazione sessuo-affettiva, il ministero si sta ergendo a difensore delle libertà, quelle reputate tali dal governo, delle giovani musulmane. Che battaglia si sta svolgendo nelle scuole sui corpi delle giovani donne?
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Torino è contro il riarmo: 19-20 settembre ai Giardini Pozzo
Dall’assemblea cittadina nata a seguito dello sgombero di Askatasuna sotto l’immaginario della “Torino Partigiana” che raccoglie diverse realtà sociali, singoli o comitati attivi sul territorio torinese prende avvio un percorso ampio ed eterogeneo contro il riarmo e la guerra. L’idea è dare un’impronta a partire dall’autunno e definire un confine tra chi è per il riarmo e chi non lo è. La guerra si articola sul territorio e in vari ambiti della produzione e della riproduzione: l’ambizione è quella di inaugurare una stagione di lotta e informazione affinché i piani per questa città non siano più in funzione bellica. Di seguito l’indizione: TORINO è CONTRO IL RIARMO  Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.  Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità, scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare movimento dal basso.  Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale – molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.  Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città del riarmo: come contrapporsi insieme?” PROGRAMMA
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BARCELLONA: PLANTEM CARA AL FEIXISME! RACCONTO DALLE PIAZZE ANTIFASCISTE
Contributo audio di un compagno di Barcellona sulle giornate di lotta intorno all’11 settembre, giornata della Diada Nacional de Catalunya, festa nazionale della Catalogna, in cui migliaia di persone sono scese in piazza per contrastare la presenza di gruppi nazisti come Nucleo Nacional e Aliança Catalana e non permettere loro di appropriarsi delle piazze simbolo dell’indipendentismo catalano. Come ci racconta il compagno, durante l’estate la risposta antifascista ha iniziato a organizzarsi per “plantar la cara” di fronte alle mobilitazioni convocate e cavalcate dall’estrema destra a seguito della crisi di Ceuta. Per approfondire la crisi di Ceuta, vi segnaliamo questo contributo su Radio Blackout. Il prossimo venerdì 18 è previsto l’arrivo in città di Santiago Abascal, leader di Vox, partito presente nel panorama istituzionale spagnolo. Abbiamo chiesto al compagno di fare un po’ di chiarezza sulla galassia dell’estrema destra che sta chiamando piazze e presidi ora a Barcellona e in tutta la Spagna e di raccontarci cos’è successo in questi giorni di mobilitazioni antifasciste.
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