Brescia, sabato 25 luglio: Iniziative per la chiusura estiva del circolo Bonometti e presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: sabato 25 luglio , Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti ORE 11- Presidio al carcere di Brescia ORE 13- Paninata benefit al circolo ORE 15- Musica e caciara Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di Canton Mombello, si è innescata la scintilla della rabbia di alcunx detenutx che vivono in una delle carceri più sovraffolate d’ italia. Ancora una volta, il fuoco dei materassi marci sui quali dorme chi è statx privatx della libertà, fa meno rumore dei giorni di prognosi che vengono regalati alle guardie dopo le rivolte. A fare notizia, ancora una volta, non è stata la condizione micidiale di chi sta dietro le sbarre, ma il secondino rimasto “ferito” durante quelle che vengono definite operazioni per riportare la situazione sotto controllo. Sotto quello stesso controllo che spesso e volentieri uccide, sotto i manganelli, in solitudine, nella sporcizia delle celle, soffocando nel contare i respiri. Tutte le carceri e i cpr sono luoghi in cui si muore, o meglio, si viene assassinatx dallo stato e Canton Mombello, con il suo tasso di sovraffollamento del 203%, non fa certo eccezione. Infatti, l’ agosto scorso, dietro quelle mura, una persona è stata suicidata dallo stato nella sua cella rovente, riuscendo a uscirne soltanto con l’ inutile tentativo di raggiungere l’ ospedale. E se nelle gabbie dello stato lo spazio è già infinitamente insufficiente, a toglierne ulteriore ci pensano i decreti legislativi di un governo che fa dei suoi vessilli sicurezza e repressione. L’ ultimo, approvato qualche giorno fa, estende il fermo preventivo, già in vigore nel pacchetto sicurezza, anche ai minori di 18anni. Lo scopo è palesemente quello di profilare razzialmente quella fascia di giovani che fino ad ora venivano “soltanto” fermati dagli sbirri e sparati a sangue freddo nei parchi di Rogoredo, come Abderrahim Mansouri, o investiti sotto le gazzelle delle guardie, come Ramy. In materia di misure preventive il governo Meloni ha dimostrato di averle adottate come strumento prediletto per affogare il dissenso con punizioni esemplari, inasprendo sempre di più le pene ed estendendo il potere d’ intrepretazione della legge a sbirri sempre più armati e legittimati. Ed è proprio nel colpire chi lotta che queste misure trovano la loro massima espressione,come il rinnovo del regime di tortura del 41bis ad Alfredo. Come il carcere preventivo a Luigi e Bak che da 8 mesi sono agli arresti in attesa di giudizio. Come le indagatx del 16 giugno rilasciatx settimana scorsa dopo due settimane agli arresti con la sola “prova” di possedere fanzine di carta, operazione evidentemente costruita con la squallida scusa di sgomberare lo spazio del Bencivenga. O ancora come le 91 persone schedate per aver espresso solidarietà a Sara e Sandro sul luogo della loro morte. Se il potere costituito si illude di riuscire ad affogare la libertà sotto una pioggia di decreti legislativi attraverso il ricatto della prigione, resistere in questa tempesta liberticida, oltre ad essere una necessità inalienabile, è un compito indispensabile alla frantumazione di un sistema sempre più elitario e fascista. Quando la repressione è legge la rivolta è dovere Contro ogni frontiera e ogni prigione Libertà per tuttx! A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Bak, Luigi, Pietro, tuttx le indagatx del 16 giugno e tuttx lx detenutx
Iniziative
Carcere
Avigliana-Orbassano: si rafforza la richiesta di ritirare il progetto. Ma il Commissario insiste sull’accelerazione
A poche settimane dalla richiesta di ritirare il progetto della tratta nazionale Avigliana-Orbassano, l’Unione Montana Valle Susa torna a chiedere che Governo, Regione Piemonte e RFI prendano atto della realtà. […] The post Avigliana-Orbassano: si rafforza la richiesta di ritirare il progetto. Ma il Commissario insiste sull'accelerazione first appeared on notav.info.
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Unione Montana
Genova non è stata una parentesi
Dedichiamo la puntata ai 25 anni dai tre giorni di Genova 2001. Il nosro intento non è quello di una cronistoria, ma piuttosto di provare ad unire i puntini per capire l’eredità di quel momento storico che ha rappresentato uno dei momenti di rottura più incisivi nel panorama politico repressivo. Lo spettro dei blackblock e la conseguente narrazione distorta è ancora oggi vivissima ed in buona parte ha stracciato quei legami che oggi appaiono impossibili, ma soprattutto ci lascia in eredità un insieme di misure repressive che di anno in anno costruiscono un muro sempre più invalicabile. Un muro  che divide la società in tante sezioni, non solo in pacifici e violenti. Quello che dobbiamo riscoprire dopo 25 anni è la creazione di alleanze insolite, fuori dagli schemi ideologici o di pratica. Questa è la musica usata 01 – Ladytron – Discotraxx 02 – Assalti frontali – Rotta indipendente 03 – Bandabardò – Manifesto 04 – Il teatro degli orrori – Genova 05 – Linea 77 – Avevate ragione voi 06 – Punkreas – WTO 07 – Rage against the machine – Voice Of The Voiceless 08 – Rage against the machine – Calm Like A Bomb 09 – Manu Chao – Mi Vida 10 – Skalariak – Nuestra Manifestacion 11 – The Sabotage – Police Attack 12 – Sud sound system – Nu Tradire Mai 13 – Asian Dub Foundation – Free Satpal Ram 14 – Bad religion – Let It Burn 15 – Eels – Teenage witch 16 – L.A. Salami – I Need Answers 17 – Fugazi – Epic problem 18 – Ink And Dagger – The Lines Of Lies 19 – Joshua Idehen – Once in a Lifetime 20 – Angry Samoans – Dope on the scarecrow
repressione
metix flow
genova 2001
Torino-Lione, 50 milioni per le “opere di accompagnamento”: il territorio al centro della strategia del consenso
Cinquantadue? No, cinquanta virgola due milioni di euro. È questa la cifra annunciata nei giorni scorsi da Regione Piemonte e Osservatorio Torino-Lione per finanziare le cosiddette opere di accompagnamento legate […] The post Torino-Lione, 50 milioni per le “opere di accompagnamento”: il territorio al centro della strategia del consenso first appeared on notav.info.
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valle di susa
compensazioni
Torrazza Piemonte
16_07_26 E state male
Fleming e De Forest hanno soltanto stabilizzato un’operazione ben più antica in cui, dal tripode di Delfi ai tubi fonici di Athanasius Kircher, fino agli esperimenti metafonici di Friedrich Jürgenson e Marcello Bacci, ricorre sempre la stessa intuizione: le voci prediligono mezzi già saturi di rumore. Riflessione ionosferica, adattamento d’impedenza, risonanze di Schumann, fondo cosmico, agitazione termica, raggi cosmici: ogni fenomeno modifica infinitesimamente il messaggio prima ancora che qualcuno parli. La programmazione dunque è soltanto la superficie amministrativa della propagazione: il palinsesto ordina il tempo, gli elettroni percorrono pochi millimetri, il campo elettromagnetico si propaga a c e la voce giunge, senza avere mai attraversato lo spazio che sembra occupare.In questo senso ogni upgrade nel campo ICT, diventa parte della stessa genealogia di fenomeni: aggiunge funzioni ma di fatto amplia soltanto il dominio della propagazione, offrendo un ulteriore organo a un apparato che ascolta ciò che è perennemente in cerca di un supporto fisico per manifestarsi.
noise
jazz
EXTREME
smerdificazione
cut up
C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane
Sul nuovo campione della piccola borghesia italiana Rincorrere, sparare a freddo a due uomini è giustiziare. Rincarare la dose con una terza persona già a terra, non è farsi giustizia da soli ma essere spietati assassini. Roggero a quanto pare aveva la mano facile viste le cronache giornalistiche sul suo passato giudiziario, di quando minacciò tre persone con una pistola. A diventare l’eroe piccolo borghese, coccolato da destra con una buona dose di strumentalizzazione per dipingersi come i maga all’italiana – senza nemmeno tanto riuscirci – è stato facile, ora ci sarà la doccia di realtà con l’arrivo in carcere. Quale sarà il sentire della massa possiamo ben immaginarlo..  Oggi Roggero si chiede come sia possibile che Minetti sia stata graziata e lui no. In effetti è l’unica cosa su cui potremmo essere d’accordo, su dove stia la coerenza del Presidente Mattarella: dopo aver graziato una arrivista approfittatrice che ha brindato a colpi di gin tonic nel suo ranch in Uruguay sulla pelle di poveri e bambini perché non allungare la lista dei meritevoli con un omicida conclamato.  Il punto qui non è gioire perché la giustizia faccia il suo corso ma è constatare come personaggi di tale ignominia possano assumere un ruolo da protagonisti nel teatro della politica istituzionale e dei media, e vederne la bassezza. Il punto non è fare affidamento nella giustizia borghese per ottenere ragione ed equità, ma saper discernere tra ciò che è il prodotto di questo sistema che, di bieco egoismo da piccolo benestante costruito sulla pelle degli altri ne fa la sua bandiera, e chi ogni giorno deve confrontarsi anche con la necessità di auto difendersi e costruire dimensioni di giustizia autonoma.  Il dibattito in corso sui giornali italiani ma anche nelle bolle social di destra e sinistra contrappongono la “giustizia fai da te” alla legalità dello Stato e il suo diritto assoluto al monopolio della forza. Destra da una parte e sinistra dall’altra che, ancora una volta, non perde occasione di avocare all’istituzione capitalista il suo sacro e intoccabile Leviatano. Il punto è un altro, non esiste la giustizia “fai da te”, esiste la giustizia come processo sociale della legge del capitale del tutti contro tutti o la giustizia come frutto della conquista di una parzialità della società che si contrappone ad un altra. La “Giustizia” è il frutto dei rapporti di forza nella società anche nella sua dimensione etica. In ogni caso comunque quella di Roggero non è giustizia da nessuno dei punti di vista analizzati, ma è l’affermazione della punizione spietata del proprietario profittatore contro chi non gliene riconosce il diritto esclusivo e la vuole “derubare”. Della sua crudeltà parlano i video di quel giorno, ma a non avere voce è quel mondo reale e poco social, di persone che abbandonano la legalità e i suoi percorsi di vita sfruttata e silente per percorrerne altre, anch’esse piene di contraddizioni, che spesso fanno ritornare al punto di partenza se non peggio. Uno dei due rapinatori – che d’altra parte hanno scelto di rapinare una gioielleria e non di spacciare droga ad adolescenti per farsi un po’ di soldi – era un proletario delle Torri di corso Grosseto. Centinaia di famiglie vivono in quella parte di città, periferia della metropoli torinese, molte in occupazioni di alloggi popolari, altri sotto sfratto, molti sono padri e madri di famiglia che conducono le loro vite con dignità per sopravvivere in questo mondo. A loro va la nostra solidarietà piena e di cuore. 
1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero
Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte. da Notav.info I primi ad agitarsi, ovviamente, sono state Questura e Prefettura, che hanno emanato la solita ordinanza prefettizia inf retta e furia, che avrebbe voluto limitare la libertà di circolazione nei territori valsusini, imponendo un “divieto di accesso appiedato organizzato” nelle zone limitrofe ai cantieri, anche in giorni in cui non sono previste iniziative (!). A seguirli, probabilmente costretti dal clima di terrore che la polizia è solita instillare attorno a qualsiasi forma di dissenso, anche i Sindaci di alcuni Comuni (si dice il peccato, non il peccatore) che ingenuamente hanno pubblicato delle ordinanze, probabilmente scritte dalla Questura stessa, per divieto di vendita di bevande in “contenitori di vetro, lattine o altri contenitori atti a offendere”. Ovviamente forme di intimidazione non hanno minimamente interferito con la volontà dei No Tav di attraversare liberamente il proprio territorio e le iniziative del campeggio si sono regolarmente svolte come da programma. Dopo l’accoglienza al presidio di Venaus, che è stato finalmente ripopolato da tende e giovani, ci si è spostati in località Baraccone di San Didero dove sorge il Presidio No Tav “Leonard Peltier” per iniziare con la partecipatissima presentazione del nuovo sito (presto online!) di notav.infoa cura di questa redazione, con a seguire l’apericena condiviso in stile No Tav. I timori della controparte, conscia dell’ inutilità delle sue inosservate ordinanze, si sono palesati con la presenza di polizia in assetto anti sommossa, con blidati e idranti, praticamente ovunque fuori e attorno al cantier-fortino di quello che dovrebbe essere un autoporto. L’esibizione muscolare e spropositata di forza, solitamente si accompagna con la debolezza di un progetto non voluto dalla popolazione: solo con la militarizzazione è stato possibile realizzare quest’opera e solo la militarizzazione può far sì che continui ad esistere. Ci chiediamo se avranno intenzione, quando e se verrà inaugurato, di vincere il premio di “Autogrill più militarizzato del mondo”, circondato da filo spinato e presidiato h24 da esercito e polizia (sicuramente sarà il preferito dagli automobilisti). Ma chi invece ha dalla sua parte la forza della ragione, non si fa certo fermare e spaventare da questo tipo di muscolarità bruta: nonostante i blocchi delle forze dell’ordine, i/le No Tav si sono spostati dal presidio e hanno fatto il giro intorno al cantiere con battiture, cori e canti per far sentire alle truppe d’occupazione che non sono le benvenute, che la Valsusa è nostra e la vogliamo difendere dalla devastazione. Anche i folletti della Clarea hanno voluto dare il loro appoggio, illuminando il cantiere con fuochi d’artificio e con parecchi metri di concertina divelta dalle reti. La reazione delle forze dell’ordine, probabilmente non paga di quello che hanno causato a Torino al tifoso juventino Marco Basoccu, è stato quello di tirare sparare lacrimogeni sui manifestanti. Ritornati a Venaus, ci si prepara quindi alla seconda giornata di campeggio! Oggi, ricordiamo, dalle ore 15 ci sarà la presentazione e dibattito de “La lunga frattura“, a cura della redazione di InfoAut al presidio di Venaus e dalle ore 19 aperitivo, musica e lotta al Presidio di Traduerivi, Susa. Vi aspettiamo per una nuova giornata di lotta contro la guerra e le grandi opere!
Rovereto: Estate zitti. Il Comune accoglie a braccia aperte la nazionale israeliana di basket under 18
Diffondiamo questo volantino, che sta venendo diffuso a Rovereto in varie iniziative patrocinate dal Comune in vista della partita Israele-Grecia, con la quale, il prossimo 25 luglio, si vorrebbe inaugurare il campionato europeo di basket under 18 proprio nella “città della pace”: Qui il volantino: A colori: estate rovereto-1 In bianco e nero: estate rovereto bn ROVERETO, “CITTÀ DELLA PACE”, ACCOGLIE A BRACCIA APERTE LA NAZIONALE ISRAELIANA NEL CAMPIONATO EUROPEO DI BASKET UNDER 18 Come mai un campionato sportivo europeo viene inaugurato da una partita in cui gioca la nazionale israeliana? Israele non è forse uno Stato che si trova fuori dall’Europa, responsabile della cacciata, segregazione, eliminazione di un popolo arrivata al suo ultimo stadio – il genocidio? Ci riferiamo ovviamente alla partita che inaugurerà il campionato a Rovereto il prossimo 25 luglio (Palamarchetti ore 13). A spiegarci il perché – si fa per dire – è lo stesso Comune di Rovereto, in un dépliant dove viene esibita l’immagine di un’anguria (realizzata dagli studenti del Liceo Depero nell’ambito della tristemente nota “alternanza scuola-lavoro”). Con queste parole: «non [è] solo [un] frutto estivo e simbolo di condivisione. Tagliata a fette, rivela infatti i colori della bandiera palestinese […] Nata come emblema di identità e resistenza pacifica, l’anguria è oggi un’icona globale di solidarietà. Attraverso questo potente contrasto visivo, la città di Rovereto si fa portavoce di un messaggio di pace, invitando a superare le apparenze e a riflettere sul valore universale dei diritti umani e della convivenza civile.» Insomma, è questa la “solidarietà” ai palestinesi del Comune di Rovereto: scippare loro un simbolo di resistenza e disarmarlo con tante parole vuote, e un «contrasto» non solo visivo. Mentre la Russia è esclusa da ogni competizione internazionale e negli USA la squadra iraniana è stata vessata in ogni modo alla Coppa del Mondo, a Israele si aprono tutte le porte, comprese quelle della “città della pace”. Si sa d’altronde che le vite non sono tutte uguali, e c’è chi può e chi non può. Israele può demolire case e prendersi terre in Cisgiordania, occupare e bombardare il Libano, avanzare e massacrare nella striscia di Gaza, arrestare, torturare e ammazzare uomini, donne e bambini in tutta la Palestina. Quanto agli israeliani, possono venire a fare vacanze in ogni angolo d’Italia, magari arrampicando ad Arco o giocando a pallacanestro a Rovereto e Trento. I palestinesi, invece, possono al massimo resistere pacificamente lasciandosi divorare come un’anguria, e rinfrescare un po’ le coscienze in una calda estate roveretana. Difficile essere insieme più complici e più ipocriti. Al di là delle «apparenze», i giovani under 18 invitati a giocare a Rovereto sono membri di un popolo-esercito che massacra da un secolo i palestinesi, e saranno presto chiamati a “servire la patria” come i loro genitori. Sta a noi mostrare loro la possibilità di un esempio diverso, come quello dei loro quasi-coetanei che disertano l’arruolamento. Il che non significa farli giocare in nome della «convivenza civile», ma invitarli a non essere complici, rifiutando noi per primi ogni connivenza con il loro Stato. Per questi ragazzi abbiamo un messaggio: se volete chiedere asilo politico in Italia non per fuggire da crimini di guerra ma per rifiuto di commetterli, per noi siete i benvenuti. Per i roveretani ne abbiamo un altro: boicottare la partita, il Comune che la accoglie e la sua pelosa “solidarietà”. Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese
Rompere le righe
Stato di emergenza
Porto di Livorno, nodo nevralgico della filiera militare
Il porto di Livorno rappresenta uno snodo logistico importante per tutto il Mar Mediterraneo. E’ uno dei cinque principali porti italiani sia in termini di traffico di merci varie, sia in termini di TEU, sia in termini di traffico passeggeri. E’ uno scalo polivalente e multipurpose, in grado cioè di accogliere navi varia tipologia e con infrastrutture capaci di movimentare qualsiasi categoria merceologica. E’ stato inserito dal 2013 nei corridoi europei principali di commercio individuati dal Parlamento Europeo e cioè nella cosiddetta rete TEN-T (Trans European Transport Network). Al suo interno però non avviene solo scambio di merci civile ma c’è anche un intenso traffico di armamenti, come più volte documentato anche dal Gruppo Autonomo Portuali e dal sindacato USB. Negli ultimi anni lo scalo labronico è stato oggetto più volte di proteste e blocchi proprio per contrastare il passaggio di materiale bellico. E’ stato rilevato il trasporto da parte di alcune navi di materiale diretto alla base statunitense di Camp Darby oppure lo spostamento di mezzi utilizzati da Israele nel genocidio palestistene, come ad esempio da parte della SLNC. Molte navi provengono o sono dirette in porti israeliani. Più volte i portuali del GAP e di USB hanno segnalato il passaggio di pezzi di artiglieria, esplosivi, jeep, lanciamissili e anche carri armati. In questo contesto il porto di Livorno, sta vivendo una trasformazione profonda che cambierà radicalmente il profilo del porto e di tutto il territorio limitrofo sotto vari punti di vista. E’ in atto infatti la realizzazione della Nuova Darsena Europa o Piattaforma Europa. Un progetto imponente che prevede un’enorme ampliamento a mare della parte settentrionale, quella commerciale, del porto. Saranno costruite oltre 3 km di nuove banchine e verranno dragati circa 17 milioni di m3 di materiali, per un’estensione totale che sarà di 800 000 m2. L’opera, che dovrebbe essere terminata entro il 2030, permetterà a navi ancor più grandi di quelle che arrivano adesso di entrare in porto. I fondali arriveranno ad avere infatti una profondità di 17 metri (con opzione di arrivare fino a 20 m) per far entrare unità con pescaggio fino a 15 m. Questa grande opera, che impatterà in maniera devastante anche dal punto di vista ambientale, andrà a rafforzare l’hub logistico-militare di tutto il territorio data anche la sua vicinanza a varie fabbriche di armi presenti nell’area livornese e pisana, e alla base statunitense di Camp Darby. Una delle principali basi USA sul territorio italiano. Quest’ultima è collegata via mare attraverso il Canale dei Navicelli, un idrovia di 17 chilometri che collega Pisa al porto di Livorno che negli ultimi anni è stato fortemente soggetto ad investimenti per il potenziamento. Da lì, armamenti vari vengono trasferiti verso il porto di Livorno, caricati su navi e spediti verso zone di guerra. Il 18 aprile del 2026 compagne e compagni di varie realtà politiche antimilitariste livornesi si sono opposti al passaggio della nave Freeberg che proveniva appunto da Camp Darby, – con un carico di esplosivi, mine e munizioni – e diretta in aree di guerra, passando per il porto di Livorno. Un ulteriore tassello della militarizzazione del porto di Livorno e del rafforzamento dell’hub logistico-militare è rappresentato da una novità degli ultimi mesi riguardante la richiesta di concessione di 10 000 m2 di area portuale dell’azienda DRASS. La DRASS è un’azienda italiana con sede principale a Livorno e leader nella tecnologia subacquea e specializzata nella costruzione di sottomarini, veicoli per le forze speciali e tecnologie subacquee varie. Come il sottomarino DGK, Il DS8 SDV – sommergibile da guerra altamente efficace, insidioso e furtivo per missioni di sabotaggio e intelligence – o il RONDA LUUV – un grande veicolo sottomarino senza pilota di nuova generazione che consente un’ampia gamma di scenari operativi, ed è In grado di schierare siluri, mine e altri carichi utili specifici per la missione -. A seguito di un maxi accordo da 1,4 miliardi di dollari per sei sottomarini classe DGK con l’Indonesia, l’azienda ha fatto richiesta all’Autorità Portuale di Livorno per la concessione di una superficie di area portuale di 10 000 m2 con affaccio su una banchina di 50 metri lineari ed una profondità d’acqua di almeno sei metri che sarebbero l’accesso diretto al mare per testare e collaudare i mezzi prodotti dall’azienda. Appena appresa la notizia è scattata subito la protesta di numerose realtà cittadine, contrarie all’utilizzo militare di spazi civili del porto, tramite un presidio e richiedendo un incontro al presidente dell’Autorità Portuale. L’azienda dal canto suo ha risposto facendo leva sul solito gioco del ricatto occupazionale dichiarando che in caso di mancata concessione si perderebbe un’occasione di sviluppo della città con i posti di lavoro che si creerebbero. La partita ad oggi è ancora aperta. E’ fondamentale ancora una volta opporsi a questo passaggio che creerebbe anche un precedente pericoloso nonché un ulteriore salto in avanti nella militarizzazione del porto livornese che rappresenta un anello fondamentale nella filiera militare in un territorio, quello toscano, già ampiamente militarizzato.