Puntata del 22/09/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sergio del collettivo Torino anni’80…fatti nostri e Salvatore Cominu sulla presentazione del libro “L’ultimo operaio” di Niccolò Zancan che verrà presentato giovedì 24 settembre presso la libreria Comunardi a Torino – Abbiamo attraversato quegli anni ‘80 con gioia e fatica. Giovani, allora, che pensavamo ancora di poter cambiare un mondo che non ci piaceva, arrivati troppo tardi per l’ondata rivoluzionaria del lungo ’68 italiano e troppo presto per non sentirne il peso. Torino in quegli anni incominciava appena la sua trasformazione, da città-fabbrica, la città della Fiat e degli Agnelli, a città postmoderna, eppure avevamo colto quel cambiamento, lo discutevamo nei nostri collettivi, lo sentivamo nella musica e nei concerti, lo descrivevamo nei nostri volantini, nelle fanzine e rivistine, lo urlavamo nei cortei con cui attraversavamo la città. Ci siamo formati in quel decennio cerniera, che si apre con l’autunno ’80 alla Fiat e le decine di migliaia di licenziamenti e cassa integrazione e la Marcia dei quarantamila capetti, e termina per noi con il Movimento della Pantera che occupa le università torinesi, l’apertura dei centri sociali e di Radio Black out. La Torino di oggi, con i suoi spazi ridefiniti da crisi, ristrutturazione, valorizzazione capitalistica e mercificazione, affonda nella memoria di quegli anni, preziosi e ostili. Per questo torniamo proprio lì, a cercare dove tutto ha cominciato a cambiare. giovedì 24 set, 20:30-22:30 Libreria Comunardi Via San Francesco Da Paola 6, Torino Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia del Co.l.po sulla Murazzi Student Zone dove i lavoratori denunciano sfruttamento e ritorsioni. Il Coordinamento Lavoro Precario Organizzato è uno sportello sociale e sindacale attivo a Torino che offre supporto e orientamento sul lavoro. Il co.l.po ha incontrato i lavoratori della Murazzi Student Zone che hanno indetto un presidio per venerdì 25 settembre per denunciare gravi violazioni dei diritti lavorativi da parte di Sodexo ed EDISU. La protesta contesta abusi sugli straordinari, la mancata manutenzione dei locali e presunte ritorsioni contro il personale. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia di Daniele del SiCobas Torino, rispetto alla conferenza stampa da loro organizzata dal titolo “Bassi salari, decadenza sociale.” “A partire dalla lotta alla Fiorentini Alimentari di Trofarello per il giusto contratto allarghiamo lo sguardo sulla problematica dei bassi salari, che riguarda una parte sempre più larga della popolazione lavoratrice. I bassi salari e la povertà lavorativa causano una decadenza sociale fatta di precarietà, impoverimento, ansia e insicurezza, malattia fisica e mentale. Lavorare non basta più per vivere con dignità, le condizioni di vita peggiorano, aumentano diseguaglianze e ingiustizia. Per questo come Comitato promotore della campagna di boicottaggio per solidarietà con i lavoratori della Fiorentini e Osservatorio sfruttamento e precarietà, insieme al sindacato SI Cobas, organizziamo una conferenza al Cecchi Point – via Antonio Cecchi 17 a Torino – per SABATO 26 SETTEMBRE 2026, ore 10:00-14:00, dal titolo “Bassi salari, decadenza sociale”. Quanto e cosa hanno perso i lavoratori negli ultimi anni? Quali sono le cause dei bassi salari e come sta cambiando la distribuzione della ricchezza nella società? Quali effetti producono bassi salari e lavoro povero sulla salute e sulla vita delle persone? Cosa sta facendo (e cosa non sta facendo) la politica? Quale ruolo può e deve assumere il sindacato? Affronteremo queste domande con la dott.ssa Marta Fana, ricercatrice all’Università di Parma, il dott. Fulvio Ricceri, epidemiologo alla facoltà di medicina di Torino, Roberto Luzzi, autore di “Lavoro salariato e capitale nel XXI secolo” (si veda la locandina in allegato). Interverranno operai e operaie della logistica, dei trasporti e dell’industria alimentare, lavoratori e lavoratrici dei call center, e di altre situazioni lavorative. Buon ascolto
manifestazione
Conferenza stampa
Colpo Torino
bassi salari
L'ultimo operaio
¡Storia del queerpunk C==8! parte due@0
parte due dello speciale sul queerpunk dajezz fonti: Queercore how to punk a revolution Punk-U-Mentary Step Up and be Vocal Torazine fanzine Roma 1994 Neogotic, darkzine Milano 1991 Helena Velena – Omosessuale, gay, frocio 2012 Autoinfectados: Los Frikis de Cuba Speed Demon queerzine Milano 2001 Hormony – Pelle Lessa erotic zine bologna Terror Sister cortometrggio 2019 compilation Stand Up and Fucking for it Queercore Explosion (canale yt) Dance Hall Crashers – Othello Nervous Gender – Confession The Screamers – 122 hours of fear Devo – Joko Homo Mombies – The third sex Animals are trapped ft Nirvana – Stay away (nightcore speed up remix) Limp Wrist – Does Your Daddy Knows? Bikini Kill – Suck my Left One Mercy Playground – Saint Joe on the School Bus Psychic Sluts – Acappella Mighty Sphyncters – Fag Bar Electric Six – Gay Bar Eskoria – Enamorado de la Muerte Dead Kennedys – I Fought the Law Harum Scarum – Mental Health (album) Tribe 8 – Rise above Halflings – Oi! Oi! We Fuck Boys Skinjob – Bun Your Rainbow The Gonads – Hitler was a Homo Two Nice Girls – The Queer Song Turbonegro – Suburban Anti Christ G.L.O.S.S. – Give Violence a Chance Les Conchitas Gutierrez – La Vita non è una Fattoria di Pony Heavens to Betsy – She’s the One Contessa Stuto – Reign in Ratched Slothrust – Crockpot
fanzine
hiv
queer
punk
hardcore
[2026-09-25] WORKSHOP DIY FRATTURA FEST @ El Paso Occupato
WORKSHOP DIY FRATTURA FEST El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino (venerdì, 25 settembre 18:00) IN ENTRAMBE LE GIORNATE DEL FRATTURA, DALLE 18 SARA' PRESENTE UN LAB D.I.Y. !!! PORTA FILI DI FERRO, CORDE DI CHITARRA VECCHIE E OGNI TIPO DI FERRAGLI PER COMPORRE IL TUO GIOIELLO! PORTA IL TUO ABITO, TESSUTI, FILO, AGO E ACRILICO PER PERSONALIZZARE IL TUO DRIP! VENITE IN TANTX VENITE CARICHX
Islamofobia e controllo delle donne musulmane come strumenti di propaganda politica
In questi giorni sono diverse le dichiarazioni e posture apertamente islamofobe dei politici che si rincorrono sul tema in vista della campagna elettorale. Dal Pontida show della Lega per lo stop al burqa, alla conquista di una sempre maggiore visibilità di Futuro Nazionale (e delle sue campagne territoriali contro le moschee), alle dichiarazioni sulla scuola e sulle bambine di Giorgia Meloni. Ai microfoni di blackout interviene Souad Maddahi, formatrice, mediatrice culturale, che si occupa di disabilità e di organizzazioni di comunità a Torino. Il suo intervento ci permette di riflettere sulle fondamenta coloniali e misogine di queste dichiarazioni, volte a limitare le libertà, a costruire un nemico interno e quindi anche a spostare l’attenzione dai problemi materiali a cui facciamo fronte in questo periodo. Tra i temi che affrontiamo durante l’intervista, vi è quello della centralità del potere di raccontare l’alterità e quello del controllo della donna musulmana (anche attraverso la strumentalizzazione della laicità). Grazie a un’analisi delle trasformazioni di queste forme di controllo, possiamo leggere un’evoluzione dello sguardo coloniale e della rappresentazione della libertà in contesti intenzionati a limitarla. Resistere all’islamofobia è sopratutto quindi una questione di pratiche quotidiane volte alla diffusione di uno sguardo decoloniale, ma anche di alleanze dal basso e tra femminismi.
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altavisibilita
femminismi
islamofobia
Presidio a Biella il 25 settembre contro l’agrivoltaico israeliano
Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro. A proporlo è un’impresa controllata dalla società israeliana Econergy Renewable Energy Ltd. Su questo progetto sono state presentate osservazioni critiche sia per gli aspetti tecnici-ambientali (area riso DOP, impatti paesaggistici, connessione alla rete, ecc.) ancorché sulla origine dei capitali e caratteristiche degli investitori, ossia una società co-partecipata da altre società che hanno attività economiche nei territori occupati, interessi nel settore della difesa e produzione di armi, o sostengono direttamente o indirettamente i crimini imputati ad Israele dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). Insieme al circolo Tavo Burat, parliamo dei possibili impatti di questo progetto e di come abbiano scoperto degli investimenti israeliani che ne costituiscono le fondamenta. Visto la recente approvazione del ddl nucleare, ci soffermiamo anche su come  nella propaganda cucita ad hoc per fare breccia sul tema ecologico il nucleare venga costantemente accoppiato al tema delle fonti rinnovabili.
L'informazione di Blackout
Israele
piemonte
biella
agrivoltaico
[2026-09-25] 30 anni de L'Isola di Arran @ Magazzzino sul po
30 ANNI DE L'ISOLA DI ARRAN Magazzzino sul po - Murazzi del Po Ferdinando Buscaglione, 18, 10124 Torino TO (venerdì, 25 settembre 15:00) 30 ANNI. E CONTINUIAMO SULLA NOSTRA STRADA. Nel 1996 nasceva L’Isola di Arran. Trent’anni dopo continuiamo a parlare di riduzione del danno, salute pubblica e diritti delle persone che usano sostanze. Il 25 settembre vogliamo farlo mettendo al centro un tema di cui, anche a Torino, è necessario discutere seriamente: le stanze del consumo. La mattina alla Biblioteca Italo Calvino ci confronteremo con istituzioni, operatorə, ricercatorə, associazioni e realtà italiane ed europee: esperienze concrete, evidenze, studi di fattibilità e prospettive per capire cosa sono davvero questi servizi e cosa possono significare per una città. 📍 Biblioteca Italo Calvino – Lungo Dora Agrigento 94 🕘 Ore 9.00 – 30 anni de L’Isola di Arran e saluti istituzionali 🕙 Ore 10.00 – Tavola rotonda sulle stanze del consumo E nel pomeriggio passiamo dalle parole alla pratica. Abbiamo costruito una simulata di una stanza del consumo: uno spazio in cui entrare, vedere da vicino come potrebbe funzionare, attraversarne gli ambienti e conoscere accoglienza, servizi e modalità di intervento. Non una rappresentazione astratta, ma un modo concreto per capire di cosa stiamo parlando quando parliamo di stanze del consumo. 📍 Magazzino sul Po – Murazzi del Po, lato sinistro 🕒 Prima simulata: ore 15.00 🕕 Seconda simulata: ore 18.00 Le stanze del consumo interrogano il modo in cui una città sceglie di affrontare l’uso di sostanze: come questione di salute pubblica, convivenza, accesso ai servizi e diritti. Noi vogliamo parlarne. E vogliamo farlo insieme. 👉 Venite, partecipate, condividete il post e aiutateci a far circolare l’iniziativa. 25 settembre 2026 – Torino. 30 anni de L’Isola di Arran. #IsolaDiArran #30Anni #RiduzioneDelDanno #StanzeDelConsumo #HarmReduction #SalutePubblica #Diritti #Torino #DrugPolicy https://www.instagram.com/p/DdRAjMIjWYj/
[2026-09-24] Assemblea universitaria @ Palazzo Nuovo
ASSEMBLEA UNIVERSITARIA Palazzo Nuovo - Via Sant'Ottavio 20 a Torino (giovedì, 24 settembre 18:00) 📢Continuano gli appuntamenti in vista della marcia del 3 ottobre da Sant’Ambrogio ad Avigliana! Da Notav.info
Kore’eda Hirokazu, 箱の中の羊 (Sheep in the box) #20
> «In questo libro racconto di come siamo i nostri peggiori nemici da qualunque > parte ci osserviamo, di come la specie umana continua a faticare a empatizzare > con altre specie che popolano il pianeta e di come nel nostro amare e > utilizzare giardini, fiori e piante siamo sempre vittime di noi stessi, della > nostra politica, delle nostre smanie di conquista e controllo, della nostra > economia estrattiva e devastante» > (Ilaria Maria Sala, Flower Power, Hopefulmonster editore, Torino 2026). Ilaria Maria Sala è stata qualche volta ai nostri microfoni raccontando con grande partecipazione la tragedia della Rivoluzione degli ombrelli di Hong Kong, dove ancora abita; conosce molto bene ogni angolo dell’Asia orientale e questa chiosa dell’Introduzione ci sembra adatta per avvolgere in una confezione il prodotto forse più controverso di Kore’eda Hirokazu, ovvero 箱の中の羊?, Hako no naka no hitsuji, Pecore nella scatola. Stavolta il titolo scelto dal regista nipponico annuncia lo strumento che si andrà a utilizzare: infatti è plausibile questa fiaba tecnologica solo se ci si affida all’immaginazione che proietti in esclusiva all’interno della scatola coi due buchi di Saint’Exupery qualunque storia che si è predisposti ad ascoltare. ASSENZA E DESIDERIO DI RICONGIUNZIONE Il regista di After Life sembra aver individuato nell’Intelligenza Artificiale un argomento nuovo da affrontare, approcciandolo però attraverso i consueti suoi topoi: lutti non elaborati, malinconia collegata a figure famigliari, uno sguardo infantile che incrocia quello rivolto sul mondo dei bambini, memoria ricostruita o rievocata. Tutto questo viene riproposto in un contesto di una coppia che in un futuro prossimo ha perso il proprio figlio in circostanze che non vengono spiegate precisamente – forse rapito e trovato morto, forse per un incidente… ciò importa soltanto per il padre che tenta di usare la “controfigura” acquistata dalla ditta Rebirth – che lo ha dotato di una memoria raccogliticcia del bambino originale, che infatti sa a memoria le stazioni della linea ferroviaria dei dintorni – per comprendere come si sono svolti i fatti e sgravarsi la coscienza, non alla madre che cerca di sostituire il figlio morto senza buttarlo con l’acqua sporca. In entrambi i casi si assiste a quell’illusione genitoriale di avere la capacità di influenzare con il proprio esempio il comportamento del figlio, o di indirizzarlo verso i propri interessi; invece è vero che al figlio in versione tech vengono inculcati “input” che apparentemente ne costruisco un avatar del figlio morto, ma l’intuizione per sottrarsi al mondo se la costruisce autonomamente e all’oscuro dei genitori. DIFFICOLTÀ PER UMANI ADULTI A “IMMAGINARE” IL PLASTICO FUNZIONANTE I genitori affrontano dunque separatamente la scomparsa di Kakeru, svuotando il loro rapporto. Otone è un’architetta che si immerge nei suoi modellini di case al punto di uniformarsi cromaticamente con le stanze della propria abitazione, ma anche di finire con il perdersi nei modellini stessi che vengono costantemente rimaneggiati e mai finiti, e sia questi che la casa reale cercherebbero un equilibrio con la natura: infatti il rito dell’impiantumazione degli alberi è quasi una prolessi dell’epilogo, solo che quella degli umani ha qualcosa di artificiale, meccanico e poco rispettoso dei bisogni delle piante. E questo della comunione con la Natura è l’altro elemento centrale e utile a dare vita all’epilogo che prende forma da tutti questi temi introdotti gradualmente (apparentemente senza soluzione, come al solito nel cinema di Kore’eda), e che costituisce quel motivo che produce una svolta nell’intero corpus del regista a ogni racconto filmico fondendone la motivazione e facendola crescere dall’interno stesso della diegesi del film. In questo caso a fiorire dall’interno del film, sorgendo da quell’assemblaggio di situazioni e oggetti significativi proposti dal dipanarsi della storia stessa, è quel progetto autonomo e misterioso che l’AI del bambino-androide immagina con la propria comunità in sintonia con la componente vegetale, parte organica che comunica con gli altri alberi – ma anche coi ragazzini – attraverso funghi e territorio in un’esaltazione radicata nella tradizione shintoista, dove gli automi inorganici si fondono con la natura (in quel primo piano del bambino che “ascolta” ed entra in sintonia con l’albero sulla cui corteccia appoggia l’orecchio, visualizzando l’essenza della comunione tra vegetale organico e tecnologico automa con la mano meccanica in primo piano ad accarezzare la pianta). UN EPILOGO RASSICURANTE, SOTTRAENDOSI CON L’IMMAGINAZIONE AI MODELLI UMANI ASFITTICI In questo forse c’è anche una vena di ottimismo, visto che nel prendere le distanze dal mondo che li allontana la comunità dei bambini dimostra che il riconoscimento tra la specie vegetale e quella degli androidi permette la convivenza. In fondo la generazione precedente è ancora più autocentrata e incapace di empatizzare: la nonna non comprende nemmeno la natura androide del sostituto di Kakeru, il bambino morto, ma collocandolo in una sorta di twilight zone manda suo tramite incerti saluti al marito defunto, aggiungendo una nuova elaborazione di lutto impossibile. I genitori invece in qualche modo attraverso la positiva e matura figura del Kakeru digitale, attraverso l’azione della sua versione “artificiale” percorrono una sorta di formazione e crescita, tanto da accompagnarlo nel nuovo abbandono del modellino di gabbia domestica (ma questa volta il lutto pare elaborato e il compito del prodotto della Rebirth è dunque stato assolto, perché in questo nuovo distacco completano quello non riuscito con Kakeru), dove la casa comune è un albero in quella comunione fatta di energia autonoma e naturale, che non è sfruttamento della componente vegetale da parte della specie tecnologica che riesce a entrare in sintonia senza fare danni all’ecosistema. Dunque rispondendo all’appello di Ilaria Maria Sala: esistono specie che popolano il mondo e possono convivere senza sfruttarsi o annientarsi, reinterpretando gli insegnamenti “umani” senza esserlo; i modellini di habitat elaborati da Otone sono l’ispirazione iniziale per il nuovo Kakeru e questo mondo salvato dai ragazzini è ibrido, poiché vi partecipano sia i manufatti del tutto tecnologici, sia insieme a loro due bambini organici e può non essere azzardato vederci echi – più pacati – della immaginazione al potere di Zero de conduite di Vigo, e anche suggestioni ambientaliste ed educazione collettiva pacifista del Losey di The Boy with Green Hair.
IA
Kore'eda Hirokazu
Plastici duplicati ambientali
Apericena No Tav al Presidio di Traduerivi
Dopo quelle che sono state le grandi giornate di lotta che si sono tenute quest’estate in Val di Susa ritorneremo in quei luoghi per ribadire il nostro dissenso nei confronti di un opera ecocida e le cui contraddizioni strutturali sono sempre più evidenti. Oltre ai continui ritardi su quella che sarebbe dovuta essere l’inaugurazione dell’opera continuano ad emergere numerose contraddizioni sia dal lato italiano dove, di fatto, l’opera non è ancora iniziata, sia dal lato francese dove, invece, la trivella di origine tedesca “Viviana” scava circa un metro e mezzo al giorno rispetto ai 12 previsti. Tutto ciò comporta l’annuncio di un ulteriore slittamento dell’inaugurazione dell’opera la cui conclusione, questa volta, è prevista per il 2035. Nel frattempo TELT continua la sua espansione su tutto il territorio della Val di Susa, per cui sono previsti nuovi cantieri anche nella zona della bassa valle. Anche per questo mantenere alta l’attenzione ci ritroveremo il 2 ottobre alle h.18 al presidio di Traduerivi per fare un apericena tutti/e insieme che precederà la grande marcia popolare del giorno seguente.