In Albania si allarga la protesta contro il governo ,decine di migliaia di
albanesi sono scesi in piazza per il sesto giorno consecutivo per protestare
contro la costruzione di un resort di lusso da parte del genero di Trump e
imprenditore immobiliare statunitense Jared Kushner. L’area del potenziale
progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse
centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida
costiera che ospita foche, siti di nidificazione delle tartarughe marine e
fenicotteri. Sta diventando una protesta simbolica contro l’onnipotenza dei
nuovi oligarchi e la complicità della politica, ed è confluita anche nelle
proteste contro Israele in occasione dell’amichevole di calcio il 4 giugno
scorso con l’Albania. Israele che, assieme ai Paesi de Golfo, è anche uno dei
principali mercati dell’Affinity Partners, la società dei Trump che sta
investendo su questo scempio a cielo aperto.
Il caso di Zvërnec (uno dei territori interessati dalle proteste) è la
scintilla. Le persone manifestano perché esasperate da una classe politica
corrotta che utilizza il patrimonio pubblico come una risorsa privata ,ma questa
esasperazione è un onda lunga in Albania che viene dalle truffe piramidali del
1997 di Berisha ,il movimento di protesta ormai identifica i partiti
tradizionali come complici di questa svendita del territorio.
Il modello di sviluppo basato sul turismo d’eccellenza è un aspetto della
voracità del capitalismo d’assalto e speculativo che sta sfigurando il paese
,frutto anche della complicità della classe politica con elementi criminali ,le
proteste di questi giorni rappresentano istanze più profonde che vengono
sopratutto dalle nuove generazioni che non hanno futuro in Albania e sono
costrette ad emigrare . Anche la diaspora partecipa alle mobilitazioni a
conferma di un sommovimento che coinvolge ampi strati della società albanese.
E’ un movimento che si mobilita attraverso i social ,senza una leadership e
attraversato da un sentimento di rifiuto di un sistema predatorio e corrotto che
ha governato il paese dalla fine del regime di Hoxha ,si puo’ forse paragonare
al movimento serbo che nasce da un evento particolare, il crollo della pensilina
della stazione di Novi Sad nel novembre del 2024 che provoco’ 16 morti, per poi
reclamare le dimissioni di Vucic .
Ne parliamo con Alfred Bushi esponente di Lëvizja Bashkë ,partito della sinistra
albanese.
Di recente nei terreni dietro al presidio No Tav Sole e Baleno di Traduerivi c’è
stato un po’ di movimento, purtroppo non di danza. A inizio 2026, TELT aveva
deciso […]
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notav.info.
Le autorità tedesche hanno estradato Maja in Ungheria nel giugno del 2024 ,da
allora è stata sottoposta ad isolamento ,sorveglianza totale, umilianti
perquisizioni corporali . Maja ,che ha intrapreso anche un lungo sciopero della
fame per protestare contro le condizioni inumane di carcerazione ,è stata
condannata a Budapest in un processo farsa ad otto anni di reclusione. Le è
stato contestato di aver partecipato ,nel febbraio del 2023 alla mobilitazione
antifascista contro la cosidetta “Giornata dell’onore” a Budapest . In questo
giorno i neonazisti celebrano le SS e la Wehrmacht ,sconfitte nel febbraio del
1945 dall’Armata Rossa ,in una manifestazione revanscista tollerata dal governo
ungherese che invece criminalizza gli antifascisti. Per sostenere Maja e glia
altri antifascisti minacciati di estradizione si terrà a Milano il 12 giugno di
fronte al consolato ungherese un presidio sonoro .
Ne parliamo con un compagno del comitato antirep di Milano
su instagram: @comitato_antirep_milano
APERICENA CONDIVISO A SAN DIDERO
Presidio NO TAV San Didero - Piazzale SS25
(martedì, 9 giugno 19:30)
Tornano gli apericena condivisi del Martedì a San Didero.
Il ritrovo è alle 19.30, chi può porti qualcosa da mangiare e bere da
condividere e i proprio piatti e bicchieri
Evento di Presidio ex-autoporto di San Didero
Un audio di racconto registrato direttamente dalle persone recluse nel CPR di
Torino, che chiedono di far uscire e di diffondere il più possibile le loro
voci, direttamente da dentro quel lager.
Dai racconti emergono le condizioni di detenzione all’interno del centro, la
violenza ordinaria esercitata dalla polizia e le responsabilità di Sanitalia,
l’azienda che gestisce la struttura, cioè che lucra sulla pelle delle persone
recluse.
Dalla riapertura del CPR, avvenuta lo scorso anno, le prime due aree del centro
sono state rese inagibili dalle rivolte dei reclusi, in alcuni casi anche
attraverso l’uso del fuoco. Da allora, la gestione procede a rotazione: si
chiude un’area e se ne apre un’altra, senza interventi reali di
ristrutturazione. Intanto i fondi continuano a essere incassati, mentre alcune
sezioni restano danneggiate e vengono comunque utilizzate per detenere persone.
Le voci raccontano anche il passaggio dal carcere al CPR, spesso conseguenza
della revoca del permesso di soggiorno, e raccontano situazioni di abuso e
abbandono legale.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(sabato, 13 giugno 16:00)
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
Oggi, lunedì 8 giugno h17 (Corso Inghilterra 7) Torino per Gaza ha organizzato
una contestazione dell’evento organizzato da “Sinistra per Israele”.
“Domani contesteremo l’ennesimo evento vergognoso, partecipato da ipocriti
parolai che provano a riabilitare Israele, cancellando con un colpo di spugna i
suoi crimini storici. […] La Palestina lotta per la fine dell’occupazione, il
diritto al ritorno e la giustizia storica. Questo processo di liberazione non
può che iniziare con il riconoscere che Israele non è uno stato democratico,
bensì un regime coloniale.” dal comunicato di Torino per Gaza
Parlare ancora oggi di “due popoli, due Stati” e sostenere che Netanyahu sia
l’unico problema significa mistificare la realtà del progetto sionista
coloniale, razzista ed estrattivista, finalizzato alla pulizia etnica del popolo
palestinese e di tutti quei territori, come il Libano, che si oppongono al
progetto coloniale della Grande Israele.
Dopo oltre due anni di genocidio a Gaza, che continua ancora oggi attraverso i
bombardamenti, l’affamamento deliberato della popolazione, l’ingresso
discontinuo dei beni di prima necessità e i progetti di sfruttamento e
speculazione nella Striscia, fino alla riproposizione delle stesse dinamiche di
occupazione e devastazione in Libano, continuare a sostenere queste retoriche
false e faziose significa essere complici di quanto accade in Medio Oriente e
del mantenimento di uno stato di violenza, oppressione e privazione dei diritti
che continua a colpire il popolo palestinese.
Ne abbiamo parlato con Sara di Torino per Gaza
di Walter Chiolo Le nostre vite valgono quanto la merce di un negoziante: il
loro prezzo lo stabilisce il Mercato Anche che qui in Tunisia, in vacanza con
mia moglie …
La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di
aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire
le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei
funzionari del governo di Rodrigo Paz.
da comitatocarlosfonseca
La decisione è avvenuta in mezzo a crescenti voci su una possibile dichiarazione
dello stato d’emergenza durante il prossimo fine settimana e mentre l’Esecutivo
affronta un’ondata di rinunce che colpisce il cuore del suo gabinetto. Diverse
organizzazioni sociali hanno denunciato che qualsiasi tentativo di militarizzare
il conflitto incontrerà in risposta una maggiore mobilitazione popolare. (ANRed)
La risoluzione di El Alto ha coinciso con un fatto che evidenzia il
deterioramento interno del governo. Questo martedì si è saputo che tre ministri
hanno posto i propri incarichi a disposizione del presidente in mezzo alle
proteste che da più di cinque settimane paralizzano una gran parte del paese.
Tra le dimissioni confermate ci sono quelle del ministro della Difesa, Marcelo
Salinas, della ministra dell’Educazione, Beatriz García, e del ministro del
Lavoro, Edgar Morales, le cui uscite aumentano l’immagine di isolamento politico
dell’Esecutivo. Le rinunce sono avvenute dopo settimane di blocchi, scarsezza di
combustibili, aumento dei prezzi e fallimento dei tentativi governativi di
disinnescare il conflitto mediante tavoli di dialogo e parziali cambiamenti nel
gabinetto.
Le perdite ministeriali si aggiungono alle difficoltà che Paz stava già
affrontando nel sostenere la sua amministrazione. Giorni fa il mandatario aveva
annunciato una riduzione salariale per lui e i suoi ministri nel tentativo di
rispondere alle richieste sociali, nello stesso momento in cui prometteva una
ristrutturazione del suo gabinetto. Nonostante ciò, lontano dal fermare il
malessere, le proteste hanno continuato ad estendersi su tutto il territorio
nazionale.
Parallelamente, sette legislatori e legislatrici del Partito Democratico
Cristiano (PDC) continuano uno sciopero della fame nei locali dell’Assemblea
Legislativa Plurinazionale per chiedere l’apertura di un effettivo dialogo e
pubbliche garanzie che il governo non applichi lo stato d’emergenza. Tra coloro
che partecipano alla misura si trovano le senatrici Ana María Crispín, Judith
García ed Héctor Hinojosa, insieme ai deputati Víctor Huaranca, Rodolfo García e
Juana Chauca. I parlamentari sostengono che il conflitto sociale debba essere
risolto mediante negoziazioni e non mediante misure di forza che possono
limitare i diritti democratici. Alla protesta legislativa si è aggiunto un altro
sciopero della fame che avviene negli uffici della Difensoria del Popolo. Andrea
Manríquez, María Oporto e Ruth Huanca chiedono l’abrogazione delle misure che
permettono un maggiore intervento delle Forze Armate nei conflitti interni e
mettono in allarme sul rischio che si ripetano episodi repressivi come i
massacri di Senkata, Sacaba e Huayllani avvenuti durante il governo di fatto di
Jeanine Áñez. I manifestanti considerano che l’eliminazione delle restrizioni
stabilite dopo le raccomandazioni del GIEI apra la porta ad una risposta
militare di fronte alla protesta sociale.
La preoccupazione non è minore. Negli ultimi giorni il governo ha promulgato una
normativa che amplia la facoltà per la partecipazione delle Forze Armate nei
conflitti interni e diverse fonti giornalistiche hanno segnalato che l’Esecutivo
valuta misure straordinarie per garantire la circolazione nelle strade bloccate.
Nel frattempo, più di cento punti di blocco continuano ad essere attivi in
diversi dipartimenti, colpendo il rifornimento di alimenti, medicine e
combustibili, specialmente a La Paz ed El Alto.
Con un gabinetto diviso, mobilitazioni che non arretrano, scioperi della fame
dentro e fuori del Parlamento e crescenti avvertimenti su un’eventuale
sospensione delle garanzie costituzionali, il governo di Rodrigo Paz attraversa
il suo momento più delicato da quando si è insediato al potere appena sette mesi
fa. Da parte delle organizzazioni sociali mobilitate si afferma che qualsiasi
tentativo di imporre una via d’uscita repressiva, solo approfondirà una crisi
che ha già messo in discussione la stabilità di tutta l’amministrazione.
03/06/2026
ANRed
Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:“El gobierno de Paz se derrumba: El Alto
ratifica las protestas mientras renuncian ministros y crecen la preocupación
contra el estado de excepción”, pubblicato il 03-06-2026 in ANRed, su
[https://www.anred.org/el-gobierno-de-paz-se-derrumba-el-alto-ratifica-las-protestas-mientras-renuncian-ministros-y-crecen-la-preocupacion-contra-el-estado-de-excepcion/]
ultimo accesso 06-06-2026.
SOTTO SOPRA: SIERRA MAESTRA EDITION
Campus Luigi Einaudi - Lungo D'ora Siena, 100, Torino
(giovedì, 11 giugno 21:30)
L’ESTATE È ARRIVATA E TORNA IL SOTTOSOPRA FEST‼️
⛺️SIERRA MAESTRA EDITION⛺️
🗓️ Giovedì 11 Giugno
📍Campus Luigi Einaudi
🕔dalle 21:30 fino a tardi
Si avvicina l’estate ed è tempo per un altro SottoSopra Fest: siamo pronti a
tornare a farvi ballare in università tutta la notte un’altra volta🪩
ECCO GLI ARTISTI: LIVE RAP E DJ SET!
Ingresso UP TO YOU
Bar a prezzi popolari
E ci rivediamo tutti al campeggio giovanile Sierra Maestra dal 15 al 22
luglio‼️⛺️
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(martedì, 9 giugno 16:00)
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(mercoledì, 10 giugno 16:00)
Disponibile Nunatak n. 80 – primavera 2026
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.