[2026-08-30] Pizza Bella Vita @ Barocchio Squat
PIZZA BELLA VITA Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO) (domenica, 30 agosto 19:00) Ogni domenica dalle 20:30 il forno è caldo! È Bellavita, troverai l'impasto, porta condimento e cosa vuoi bere! Lascia il cane a casa!
[2026-09-20] TIFIAMO E TESSIAMO RIVOLTA benefit Cassa Antirep @ Spazio Sociale VisRabbia
TIFIAMO E TESSIAMO RIVOLTA BENEFIT CASSA ANTIREP Spazio Sociale VisRabbia - Via Galinié, 40 Avigliana TO (domenica, 20 settembre 16:00) Domenica 20 settembre Spazio Sociale VisRabbia Via Galinier, 40 Avigliana TO Dalle ore 16: LOU QUINSE metallo folkcore pesante dalle Alpi Occidentali LAMBS Torino doom stoner power porco trio Appena scende il buio: ROTA DE FERO collettivo d'improvvisazione rumorista industriale da Roma Kaputt Mundi PETROLIO Asti dark industrial, musica d'ambiente ostile Bar, cibo, bibite fresche e non BENEFIT CASSA ANTIREPRESSIONE DELLE ALPI OCCIDENTALI
[2026-09-23] WAITING 4 K/YOUNGANG/SPEEDRONE/GRAFFIACANE @ Spazio Sociale VisRabbia
WAITING 4 K/YOUNGANG/SPEEDRONE/GRAFFIACANE Spazio Sociale VisRabbia - Via Galinié, 40 Avigliana TO (mercoledì, 23 settembre 21:00) Venerdì 23 ottobre Spazio Sociale VisRabbia Via Galinier, 40 Avigliana- T0- Val di Susa No Tav dalle 21 SCONCERTI: WAITING FOR K post wave/blues punk/depressive folk da Bologna YOUNGANG Torin'Oi! Punk leggenda SPEEDRONE junkie blues da Frosinone GRAFFIACANE resident indie sludge drum'n'bass da girone dantesco Prima, durante e dop...ing selezioni GIUDA BALLERINO diggei non diggei, pistole, bastun e cutej...zero gangsta, butta la pasta!
L’accanimento continua: Giorgio di nuovo in carcere
Nella serata di venerdì, senza alcuna avvisaglia, Giorgio è stato prelevato dai Carabinieri di Susa dalla sua dimora sopra la Credenza a Bussoleno e tradotto nel carcere delle Vallette. A determinare il ritorno in casa circondariale è stata la revoca della misura alternativa concessagli dal Tribunale di Sorveglianza, a seguito di non ben specificate violazioni delle prescrizioni imposte. Nel mese di marzo, dopo aver già passato parecchi mesi sottoposto alle misure stabilite dal Tribunale di Sorveglianza, guarda caso il giorno stesso della sua liberazione, Giorgio era stato nuovamente posto agli arresti domiciliari per scontare un’altra pena che avrebbe concluso in autunno. Invece, torna nuovamente in carcere. Una nuova pagina della vicenda giudiziaria che lo riguarda e che da anni accompagna la sua storia all’interno del Movimento No Tav. Una vicenda che ognuno di noi ha seguito passo dopo passo e che ancora una volta ci porta a fare i conti con la dimensione di accanimento verso chi continua a colpire chi lotta contro la Torino-Lione.  Continueremo, dunque, a fare sentire a Giorgio e all* compagn* tedesch* a cui è stato confermato il carcere, la nostra vicinanza e solidarietà, in Valsusa come in città, nelle piazze come nei sentieri, consapevoli che la sua storia. che è la nostra storia di tanti e tante altre No Tav, è parte di un percorso collettivo che certo non si interromperà con le porte di un carcere. Giorgio libero subito! Tutti e tutte liber*! da Notav.info https://www.notav.info/post/laccanimento-continua-giorgio-di-nuovo-in-carcere
Nessuno sconto. Note sull’imperialismo italiano
Riceviamo e diffondiamo questo articolo in anteprima da una nuova pubblicazione dell’assemblea Sabotiamo la guerra, di prossima uscita. Qui in pdf: imperialismo italiano(1) NESSUNO SCONTO. NOTE SULL’IMPERIALISMO ITALIANO Lo scontro verbale tra il presidente statunitense Donald Trump e la premier italiana Giorgia Meloni – o, per meglio dire, le invettive del primo contro quest’ultima – ha suscitato un prevedibile scalpore sia all’interno del Bel Paese che a livello internazionale. Nel teatrino parlamentare, il dibattito sulla politica estera dell’Italia, su cui si accipiglia quella che pare davvero essere la più mediocre classe dirigente della sua storia, è in fondo riducibile alla questione se l’attuale governo di destra sia succube di Trump (tesi dell’opposizione) o se al contrario offra una lungimirante politica di mediazione tra le due sponde dell’Atlantico (tesi della maggioranza). Le grandi mobilitazioni contro il genocidio a Gaza hanno elevato appena un poco il livello del dibattito, fondamentalmente nel tentativo tardivo di inseguire le piazze al momento del loro parossismo (con gli scioperi di settembre e ottobre 2025) da parte della minoranza di centrosinistra, che sperava di potersene accaparrare qualche piccolo profitto elettorale; ma in fondo allargando appena la questione: ovvero gridando che l’attuale governo sia succube di Trump e di Netanyahu. Stante il livello della discussione, non sorprende che anche lo scontro tra Trump e Meloni sia stato tradotto in questi termini dagli attori politici italiani: per la sinistra, come la dimostrazione che l’attuale governo sia talmente asservito all’attuale amministrazione americana da venire finanche maltrattato dal proprio padrone; per la destra, come la dimostrazione al contrario che Giorgia Meloni non si inginocchia davanti a nessuno e che, quando serve, può anche scontrarsi a testa alta contro l’uomo più potente del mondo. Si tratta in fondo di un ulteriore impoverimento della discussione politica dei tempi della cosiddetta “prima repubblica”. Se all’epoca avevamo i “comunisti” che accusavano i democristiani di aver reso l’Italia schiava dei nordamericani, oggi la “sinistra” rimprovera la destra di essere succube degli statunitensi solo quando ci sono amministrazioni repubblicane a Washington (viceversa, quando ci sono i democratici sono loro a candidarsi come servi). Da questo punto di vista, quel che resta del “movimento” (qualunque cosa significhi), che non ha una visione più avanzata rispetto al livello culturale della politica istituzionale, è semplicemente rimasto indietro. Nelle manifestazioni, nei canali di controinformazione, persino fuori dai tribunali dove sono a processo i tanti “colpevoli di Palestina”, anche da parte di tanti nostri compagni di strada continua a venire propinato l’equivoco luogocomunista per cui l’Italia è una colonia degli Stati Uniti, oppure che i nostri governanti, i magistrati, la polizia, ecc., sono servi di Israele. Ma le cose stanno davvero così? A ben vedere quella italiana è la terza economia dell’Unione Europea e la seconda potenza industriale europea (che significa la seconda nazione per capacità di produrre acciaio, motori, macchine, aerei, armi). L’Italia è un Paese del G7, vale a dire uno dei sette Paesi più potenti del blocco politico-militare occidentale. La Leonardo, controllata al 30% dal “nostro” ministero dell’economia e delle finanze, è in termini di grandezza la quattordicesima azienda di armi nel mondo, la seconda in Europa. Di recente la “nostra” Unicredit ha scalato in borsa e infine “conquistato” il colosso tedesco Commerzbank. E l’elenco potrebbe continuare. Evidentemente l’Italia non è il vertice della piramide alimentare dei pescecani che depredano il mondo, nondimeno il nostro Stato va senz’altro iscritto nel novero dei predatori e non certo delle prede. Collocata nel blocco occidentale e sottomessa al predominio statunitense, l’Italia conserva relativi margini di autonomia. Le amicizie coltivate nel mondo arabo dai governi Andreotti, la crisi di Sigonella ai tempi di Craxi, l’amicizia personale di Berlusconi con Gheddafi e Putin sono solo degli esempi – talvolta drammatici, talaltra ridicoli – di come si sia espressa negli anni questa autonomia relativa. Da ultimo, il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa, programma di investimento neocoloniale dell’attuale governo, ricalca sin dal nome l’espressione di questa auspicata autonomia imperialista: la dedica è non a caso a quell’Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, esponente della corrente del cosiddetto neoatlantismo, che avrebbe osato fare concorrenza al monopolio a stelle e strisce nell’approvvigionamento degli idrocarburi e che per questo, forse, sarebbe stato assassinato. Un manifesto di specificità coloniale “all’italiana”, fondamentalmente con lo strumento dell’indebitamento dei Paesi “beneficiari” (siamo pur sempre il Paese che ha inventato le banche). Anche lo scontro tra Trump e Meloni va letto in questa cornice. Matura evidentemente nella frustrazione dell’istrionico presidente americano per la sconfitta cocente che sta subendo nel Golfo Persico, quindi nella rabbia nei confronti degli alleati colpevoli di non averlo aiutato abbastanza nella guerra contro l’Iran. In effetti l’aggressione all’Iran è apparsa incomprensibile alla gran parte dei governi e delle opinioni pubbliche occidentali, spesso giudicata come un autentico suicidio sin dalle prime ore del conflitto. Sembrerebbe peraltro che gli stessi servizi segreti italiani abbiano giocato un ruolo nel raffreddare ulteriormente gli entusiasmi per questo nuovo fronte di guerra, rivelando informazioni, che si sono dimostrate per giunta più esatte di quelle in possesso dell’amministrazione americana, sull’effettiva capacità missilistica iraniana (fonte: La Stampa, 6 marzo 2026). Che i nostri governanti abbiano cercato di smarcarsi un poco di più dalla partecipazione alla guerra all’Iran di quanto abbiano fatto con il genocidio a Gaza, dove per quasi due anni la copertura istituzionale e materiale dei crimini di Israele è stata molto più generosa, dimostra peraltro una certa vigliaccheria morale della borghesia tricolore. Laddove la repubblica islamica ha dimostrato di possedere argomenti di deterrenza piuttosto convincenti, meglio non farsi coinvolgere più di tanto. Queste osservazioni non solo non finiscono per avvalorare un giudizio positivo a favore dei nostri governanti, ma al contrario ne accentuano le responsabilità: la loro non è la complicità del servo che obbedisce al padrone, ma quella del corrèo. Ne è esempio tra i più significativi, quanto disgustosi, la partecipazione proprio dell’ENI nella spartizione dei giacimenti di gas davanti alle coste di Gaza. Anche qui, più che Italia serva di Israele, è piuttosto Israele che serve quale avamposto dell’imperialismo occidentale (quindi anche di quello italiano) in Asia Occidentale. Un’alleanza che non si esprime soltanto ai livelli più alti, a livello politico o economico, negli incontri al vertice fra i capi del governo, ma penetra a fondo l’organismo sociale e l’organizzazione dello Stato. I procedimenti giudiziari contro esponenti e simpatizzanti della resistenza palestinese in Italia vanno davvero compresi nella loro gravità: quindi non tanto come espressione di un tale giudice servo di Israele, quanto piuttosto come l’espressione di veri e propri tribunali di guerra contro i nemici di guerra. E su questo c’è una certa coerenza con la repressione anti-anarchica e in generale contro il nemico interno. Tribunali che non sono riformabili, ma possono essere distrutti solo con la sconfitta del nostro imperialismo. D’altro canto non bisogna nemmeno esagerare sul pacifismo del gabinetto Meloni, nemmeno limitatamente al conflitto nel Golfo: la base di Sigonella è stata utilizzata ripetutamente come terminale logistico per i voli statunitensi diretti o di ritorno dalla guerra, mentre solo dopo diversi mesi dallo scoppio del conflitto si è saputo della presenza di ben 700 militari italiani in Arabia Saudita, Kuwait e Baherein a supporto della difesa aerea contro le rappresaglie iraniane. E non bisogna certo dimenticare la missione Aspides, di cui l’Italia è ammiraglia, a proposito di imperialismo tricolore. Anche sull’altro grande fronte di guerra, quello ucraino, l’Italia non è del tutto allineata con l’amministrazione Trump: se in questo caso quest’ultima ha abbozzato dei tentativi contraddittori di disimpegno, al contrario l’Italia è allineata all’Unione Europea su una politica di scontro totale con la Russia. Diversamente da quanto rappresentato nella recita politica, sulle questioni strategiche – dall’Ucraina alle scelte economiche principali – le politiche di Giorgia Meloni sono in perfetta continuità con quelle di Mario Draghi e in generale sono ben accordate con l’orchestra multinazionale europea. Con le elezioni che si avvicinano e il volume della propaganda che si farà sempre più assordante sarà bene ricordarcelo, anche di fronte all’eterno ritorno dell’antifascismo elettorale. Ribadire che l’Italia non è una colonia, ma un Paese imperialista, pur con tutte le precisazioni e relativizzazioni del caso (collocato nel blocco occidentale, subordinato agli USA, che ha rinunciato a una quota di sovranità a favore dell’Europa delle multinazionali, ecc.), non è un mero esercizio di puntigliosità teorica, ma ha delle evidenti implicazioni pratiche, non da ultimo anche di tipo etico. La retorica dell’Italia colonia implica – consapevole o meno – la necessità del fronte di liberazione nazionale. Ovvero salvare un pezzo della borghesia italiana, quella giudicata illuminata o progressiva, con la quale fare un’alleanza per liberarci dal male comune che ci opprime dall’esterno. Decidete voi quale: i perfidi americani, i tecnocrati di Bruxelles, la lobby sionista. Che l’impero del male sia nell’internazionale tecno-fascista o in quella di Soros, le fazioni opposte del multiverso rosso-bruno e dell’arcobaleno postmoderno a ben vedere affondano le radici nello stesso equivoco frontista, pur dandone delle interpretazioni opposte. È l’equivoco della lotta di liberazione da un potenza straniera. Tutte queste interpretazioni, anche quando sono opposte tra loro, tradiscono una mentalità sciovinista e finiscono per portare acqua al mulino della guerra. Il nostro internazionalismo viceversa si fonda sulla chiarezza di chi combatte ogni Stato, ma a partire dal proprio. Non è solo una questione di principi o di tattica; in fondo è una questione etica. Significa che ai nostri padroni non concediamo nessuna attenuante, e non gli faremo nessuno sconto. assemblea Sabotiamo la guerra
Approfondimenti
Rompere le righe
No all’estradizione di Gino! Free all antifas!
Mercoledì 19 la Corte d’appello di Parigi si è pronunciata a favore dell’estradizione in Germania entro 10 giorni di Gino, compagno antifascista inquisito dall’Ungheria in merito ai fatti del Giorno dell’onore, il raduno internazionale che ogni anno richiama nella capitale ungherese neonazistx provenienti da diversi paesi europei. Gino, dopo un primo arresto in Finlandia, era stato fermato Parigi per via del mandato d’arresto europeo spiccato dall’Ungheria di Orbàn, e aveva trascorso quattro mesi nel carcere di Fresnes. In Francia la sua condizione, grazie alla mobilitazione dellx antifascistx e dei comitati, ha sollevato un dibattito pubblico, e molte le persone, gruppi, collettivi che hanno manifestato contrarietà alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di carcere. Successivamente, la Corte d’appello di Parigi aveva respinto la richiesta di estradizione avanzata da Budapest per il rischio di trattamenti inumani o degradanti, per le condizioni della detenzione e per la mancanza di garanzie relative all’indipendenza e all’imparzialità della giustizia ungherese Appena diciannove giorni dopo quella decisione, a Gino è stato notificato un nuovo mandato d’arresto europeo, per gli stessi fatti. A cambiare era il paese richiedente: non più l’Ungheria di Viktor Orbán, ma la Germania. A questo punto, la Corte francese, chissà tra quali pressioni, ha ribaltato la sua precedente decisioneha accettato la richiesta della repubblica tedesca, nonostante non ci siano garanzie che, una volta estradato in Germania, Gino non venga successivamente estradato in Ungheria, come è successo con Maja, attualmente sottoposta a condizioni detentive degradanti e sottoposta quotidianamente alla violenza delle guardie. Ascolta il racconto e le riflessioni di Gino dopo la decisione della Corte d’appello francese di accettare la sua estradizione: Il ricorso in Cassazione della difesa sospende l’estradizione: è il momento di moltiplicare la solidarietà. Gino non deve essere estradato, è più che mai necessario mobilitarsi e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, presidi davanti alle ambasciate francesi e tedesche, cortei) per evitare a Gino un’imminente estradizione. Il 5 settembre 2026, alle ore 11:00 nell’ambito di Renoize – Festival Antifa al LOA Acrobax, ci sarà l’assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – ITALY: resistere ai fascismi, organizzare la solidarietà, costruire nuovi immaginari. Per adesioni e info su logistica ecc scrivi alla mail: freeallantifasitaly@inventati.org o alla pagina IG: https://www.instagram.com/freeallantifasitaly, e continua ad aggiornarti su https://freeallantifas.noblogs.org/
L'informazione di Blackout
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“Da lì non se vanno..” – Aggiornamento sulla situazione in Cisgiordania@0
Nelle scorse settimane la Commissione per la Resistenza contro i Muri (dell’apartheid) e gli insediamenti dei coloni ha reso noti i dati del primo semestre dell’anno relativi alle violazioni commesse dall’esercito israeliano e dai coloni dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Cisgiordania. I numeri sono impressionanti e attestano, come ci si trovi di fronte a una vera e propria escalation di violenza (lanciata a partire dal 7 ottobre) orchestrata dallo stato Israeliano, dal suo esercito e dai suoi coloni. Nell’ultimo mese (luglio 26), inoltre, si sono registrati oltre 1400 attacchi, alcuni dei quali fortunatamente non sono rimasti nel silenzio dei media mainstream. Il caso di Qusra o di Tell ne sono un esempio. Nonostante la gravità della situazione, il popolo palestinese resiste in varie forme. Ne abbiamo parlato con un compagno del CSOA Gabrio che è stato nei territori palestinesi con la campagna Faz3a, organizzata dal PSCC. NELLO SPECIFICO ABBIAMO PARLATO DI: Cosa è la campagna Faz3a e il Popular Struggle Coordination Commitee (PSCC)? Come avvengono le annessioni da parte dei coloni? La legge israeliana come giustifica o addirittura copre gli attacchi dei coloni e il furto di proprietà come i terreni? Cosa è successo a Tell tra luglio e agosto 26 ? Il PSCC ha riassunto quanto accaduto a Qusra fino al 12 agosto, cosa è successo dopo? La famiglia Toubasi Un audio di Aisha, una delle persone che vive ormai sotto assedio da 14 giorni e da almeno cinque mesi vive una quotidianità fatta di attacchi, intimidazioni e danneggiamenti da parte dei coloni che vorrebbero mandare via lei è la sua famiglia per espandere il loro avamposto coloniale QUI SOTTO ALCUNI ARTICOLI PER APPROFONDIRE: https://english.wafa.ps/ https://cwrc.ps/index-en.html https://gabrioxpalestina.noblogs.org/ PLAYLIST – Checkpoint 303 – Street O Ramallah – Arabian Knightz – Not Your Prisoner (feat. Shadia Mansour & Fredwreck) – Lowkey – Long live Palestine (feat. Shadia Mansour, DAM & the Narcicyst) – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom – The Narcicyst – Hamdulilah Gaza remix (feat. Shadia Mansour) – Shabjeed & Al Nather; شب جديد ;الناظر – SULTAN سلطان – DAM – Badi Salam (feat. Shadia Mansour) – Jowan Safadi – Tayran ababil. 09 – KHAKI MUSTAFA – Changes (featuring INTELLECT) – Shadia Mansour – Kollon 3endon Dababaat (feat. dam) – Shabjdeed – ARAB STYLE – عرب ستايل – Checkpoint 303 – My homeland – Haykal – Ashba – Ammar 808 – Douri Douri – Checkpoint 303 – Teoda – Haykal – Galab – Shabjdeed – WEN WARD – ShabjdeedMTAKTAK
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