RADIO KALAKUTA
I suoni del Maghreb Playlist : CHEIKHA REMITTI-NOUAR SOUAD MASSI-SAMT CHABA ZAHOUANIA-HA RAY RACHID TAHA-IDA TINARIWEN-AMIDININ WADAR NOHAR BOMBINO-AYES SACHEN MDOU MOCTAR-MODERN SLAVES TERAKAFT-AWA ADOUNIA ZAR ELECTRIK-BABORD RACHID TAHA-VOILA’ VOILA’ MOMO-DAR HAMID BAROUDI-SALAMA AISHA KANDISHAS-ENTI KANDISHA ENTI NATACHA ATLAS-AMULET
[2026-10-07] AperiQueer di provincia @ Zac! Ivrea
APERIQUEER DI PROVINCIA Zac! Ivrea - Via dora Baltea 40/b, Ivrea (mercoledì, 7 ottobre 18:00) Tutti i mercoledì di ottobre, dalle 18 allo Zac potrai trovare uno spazio sicuro e queer, dove conoscersi e chiacchierare in maniera informale. AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali, troverai qualcunə prontə a facilitare le conversazioni. Il drink è offerto.
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Aperitivo
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Queer
La fine del genocidio è la fine del sionismo – corteo a Torino
Sabato 10 ottobre anche a Torino, come in tante altre città italiane, ci sarà un corteo in solidarietà alla Palestina, 3 anni dopo il 7 ottobre e l’intensificarsi del genocidio e dell’espulsione sistematica del popolo palestinese da parte di Israele. Con un compagno di Torino per Gaza abbiamo ricordato gli appuntamenti di avvicinamento al corteo e i motivi per cui è ancora e sempre importante lottare per una Palestina libera. Ascolta la diretta: Il concentramento sarà sabato 10 ottobre alle 14.30 in Piazza Castello, Torino.
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Eni, “sconti” sul carburante per coprire gli extraprofitti?
Ad Antonio Tricarico, autore di diversi articoli su Recommon, abbiamo chiesto un commento sugli extra profitti che Eni (ma anche altre Big Oil) hanno incassato negli ultimi mesi, nel bel pieno della crisi energetica. Come seconda cosa, gli abbiamo chiesto di commentare la scelta di Eni di stabilire un tetto al prezzo del carburante. Quali possono essere le promesse fatte dal governo per ottenere questa misura palliativa? Oltre all’aumento della quotazione in borsa e al guadagno d’immagine, cos’altro ha ottenuto Eni con questa mossa? Ascolta la diretta:
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Propaganda sull’IA, riconoscimento facciale realtime: il minimo è difendersi!
PUNTATA https://hackordie.gattini.ninja/randioworld/wp-content/uploads/2026/10/HOD6ottobre.ogg HOD6ottobre Download IA e rischio esistenziale: è solo marketing. Daniela Tafani, Dieci miti sull’intelligenza artificiale. Un progetto reazionario e le sue storie, Milano University Press –  https://zenodo.org/records/22697690 Intervista a Timnit Gebru (inglese): https://www.democracynow.org/2026/10/1/timnit_gebru_ai https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/oct/01/forget-superintelligence-error-prone-ai-nearly-sparked-world-war-iii-this-month NEWS > Riconoscimento facciale, cambiano le regole: quando si può usare e chi deve > autorizzarlo https://techprincess.it/riconoscimento-facciale-ai-nuove-regole-polizia-italiana/ https://www.europarl.europa.eu/topics/en/article/20230601STO93804/eu-ai-act-first-regulation-on-artificial-intelligence > COSA VOLEVA IL PARLAMENTO NELLA LEGISLAZIONE SULL’IA > > La priorità del Parlamento è stata quella di garantire che i sistemi di > intelligenza artificiale utilizzati nell’UE siano sicuri, trasparenti, > tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell’ambiente. I sistemi di > intelligenza artificiale dovrebbero essere supervisionati dalle persone, > piuttosto che dall’automazione, per prevenire risultati dannosi. > > Il Parlamento ha anche voluto stabilire una definizione tecnologica-neutra e > uniforme per l’IA che potesse essere applicata ai futuri sistemi di > intelligenza artificiale. > > * Scopri di più sulla visione del Parlamento per il futuro dell’IA > > > AI ACT: REGOLE DIVERSE PER I DIVERSI LIVELLI DI RISCHIO > > Le nuove norme stabiliscono gli obblighi per i fornitori e gli utenti a > seconda del livello di rischio di qualificazione del rischio AI. Mentre molti > sistemi di intelligenza artificiale rappresentano un rischio minimo, devono > essere valutati. > > > RISCHIO INACCETTABILE > > Le domande di intelligenza artificiale vietate nell’UE includono: > > * Manipolazione cognitivo comportamentale di persone o gruppi vulnerabili > specifici: ad esempio giocattoli ad attivazione vocale che incoraggiano > comportamenti pericolosi nei bambini > * Social score AI: classificazione delle persone in base al comportamento, > allo status socio-economico o alle caratteristiche personali > * Identificazione biometrica e categorizzazione delle persone > * Sistemi di identificazione biometrica in tempo reale e a distanza, come il > riconoscimento facciale negli spazi pubblici > > Alcune eccezioni possono essere consentite a fini di applicazione della legge. > I sistemi di identificazione biometrica a distanza “in tempo reale” saranno > ammessi in un numero limitato di casi gravi, mentre i sistemi di > identificazione biometrica a distanza “post”, in cui l’identificazione avviene > dopo un ritardo significativo, saranno autorizzati a perseguire reati gravi e > solo dopo l’approvazione del tribunale. > > > ALTO RISCHIO > > I sistemi di intelligenza artificiale che incidono negativamente sulla > sicurezza o sui diritti fondamentali saranno considerati ad alto rischio e > saranno suddivisi in due categorie: > > 1) Sistemi di intelligenza artificiale che vengono utilizzati nei prodotti che > rientrano nella legislazione dell’UE in materia di sicurezza dei prodotti. > Questo include giocattoli, aviazione, automobili, dispositivi medici e > ascensori. > > 2) Sistemi di intelligenza artificiale che rientrano in aree specifiche che > dovranno essere registrati in una banca dati dell’UE: > > * Gestione e funzionamento delle infrastrutture critiche > * Istruzione e formazione professionale > * Occupazione, gestione dei lavoratori e accesso al lavoro autonomo > * Accesso e godimento dei servizi privati essenziali e dei servizi pubblici e > dei benefici > * Forze dell’ordine > * Gestione della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere > * Assistenza nell’interpretazione giuridica e nell’applicazione della legge. > > Tutti i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio saranno valutati > prima di essere immessi sul mercato e anche durante tutto il loro ciclo di > vita. Le persone avranno il diritto di presentare reclami sui sistemi di > intelligenza artificiale alle autorità nazionali designate. > >   > > > REQUISITI DI TRASPARENZA > > L’IA generativa, come ChatGPT, non sarà classificata come ad alto rischio, ma > dovrà rispettare i requisiti di trasparenza e la legge sul copyright dell’UE: > > * Divulgando che il contenuto è stato generato dall’IA > * Progettare il modello per evitare che generi contenuti illegali > * Riassunti editoriali di dati protetti da copyright utilizzati per la > formazione > >   > > I modelli di intelligenza artificiale ad alto impatto che potrebbero > rappresentare un rischio sistemico, come il modello di intelligenza > artificiale più avanzato GPT-4, dovrebbero essere sottoposti a valutazioni > approfondite e eventuali incidenti gravi dovrebbero essere segnalati alla > Commissione europea. > > I contenuti che vengono generati o modificati con l’aiuto dell’IA – immagini, > file audio o video (ad esempio deepfake) – devono essere chiaramente > etichettati come AI generati in modo che gli utenti siano consapevoli quando > si imbattono in tali contenuti.
puntata
news
Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale
La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad. Da Radio Onda d’Urto Per attiviste e attivisti rimane, invece, la possibilità di radunarsi sulla via Emilia, per poche ore e circondati dalle forze di polizia. Intanto, ieri sera, lunedì 5 ottobre, si è svolto un nuovo presidio sotto e dentro il Municipio, in occasione del Consiglio comunale reggiano, per protestare contro il divieto imposto dalla Questura. Domenica 4 ottobre, invece, attiviste e attivisti sono entrati in un altro supermercato Conad in città per una “carrellata” simbolica: sono entrai e usciti, in un centinaio di persone, con i carrelli vuoti e intonando cori contro la devastazione del Bosco Ospizio. Su Radio Onda d’Urto gli aggiornamenti con Alessia, dell’Assemblea del Bosco Ospizio di Reggio Emilia.
Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali
Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto? Da Radio Blackout In questo primo episodio di Cicorie, cominciamo ad affrontare il problema della periodizzazione e dei termini che usiamo per designare il nostro tempo inaugurando una delle rubriche che ci accompagnerà nelle varie puntate: “Indovina chi viene a Cene?”. 
Capitalocene, Plantagiocene,Tecnocene, Cthulucene, Proletariocene: tantissimi sono stati i neologismi che hanno caratterizzato il dibattito accademico dell’ecologia politica. Nonostante questa iper-produzione di termini specifici non ci convinca, vogliamo comunque partire da alcune riflessioni che questi stimolano per approfondire il punto di vista sulla realtà. Per iniziare ci inoltriamo nel dibattito più classico: quello tra Antropocene e Capitalocene. Un dibattito che caliamo nel contemporaneo e che facciamo interagire con ciò che è successo e succede al di fuori delle aule universitarie. Ne parliamo nella prima parte dell’episodio insieme a Emanuele Leonardi, Professore di sociologia all’Università di Bologna e compagno storico dei collettivi di Ecologia politica. 
 Segue un approfondimento sul volume “Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio” (Orthotes, 2026), lavoro di ricerca di comunità incentrato su vita e lotta nei territori limitrofi al polo chimico di Spinetta Marengo in Alessandria, segnati dall’avvelenamento da PFAS. A chiaccherare con noi di conricerca e inquinanti eterni Eleonora Bechis, ricercatrice, compagna e curatrice del testo insieme a Vittorio Martone, Rosalba Altopiedi e Andrea Filippo Ravenda.
 Nell’ultima sezione del programma, ci rivolgiamo direttamente ai territori e alle forme di mobilitazione che continuano ad animarli, conquistando spazio e assumendo dimensioni sempre più conflittuali. Ripercorriamo la marcia in Bassa Val di Susa “Fermiamo insieme l’Avigliana-Orbassano” del 3 ottobre attraverso i contributi e le voci di chi vi ha preso parte per poi spostarci a Reggio Emilia, dove la mobilitazione cittadina di Bosco Ospizio si trova a un punto di svolta. A fare il punto della situazione in collegamento con noi da Reggio Alessio, dell’Assemblea Permanente per la difesa del Bosco. Concludiamo con una breve panoramica sull’attualità – tra ritorno all’atomo in Italia, crisi energetica e caro carburanti – mettendo in focus le recenti mobilitazioni degli agricoltori del Centro e Sud Italia, che tra nuovi blocchi stradali e vecchie rivendicazioni tornano a prendere la parola e a scendere in strada. Qui sotto l’audio integrale dell’episodio!
Dopo Taranto, la Valsusa: No al forno in valle!
La riapertura della fonderia AVS Beltrame ha riattivato un percorso di lotta e difesa del territorio valsusino grazie all’impegno del comitato Zero Emissioni. 
La nota acciaieria Beltrame, che era stata al centro di un dibattito sulla salute ambientale del territorio negli anni 2000, si ripresenta con la proposta di riapertura di un forno fusorio destinato al trattamento di rottami metallici e altri materiali tossici come oli e vernici. 
 Il comitato Zero Emissioni si è attivato per la tutela della propria salute e quella ambientale, organizzando eventi a scopo informativo e promuovendo una raccolta firme. Puoi aderire alla campagna recandoti direttamente in valle e contattando il comitato alla mail zeroemissioni@proton.me. 
 Per chi non avesse la possibilità di raggiungere uno dei punti, è comunque possibile sostenere la raccolta attraverso la petizione su change.org (https://www.change.org/p/dopo-taranto-la-valsusa-no-al-forno-in-valle). 
 Ascolta la diretta:
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Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali@1
Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto? In questo primo episodio di Cicorie, cominciamo ad affrontare il problema della periodizzazione e dei termini che usiamo per designare il nostro tempo inaugurando una delle rubriche che ci accompagnerà nelle varie puntate: “Indovina chi viene a Cene?”. 
Capitalocene, Plantagiocene,Tecnocene, Cthulucene, Proletariocene: tantissimi sono stati i neologismi che hanno caratterizzato il dibattito accademico dell’ecologia politica. Nonostante questa iper-produzione di termini specifici non ci convinca, vogliamo comunque partire da alcune riflessioni che questi stimolano per approfondire il punto di vista sulla realtà. Per iniziare ci inoltriamo nel dibattito più classico: quello tra Antropocene e Capitalocene. Un dibattito che caliamo nel contemporaneo e che facciamo interagire con ciò che è successo e succede al di fuori delle aule universitarie. Ne parliamo nella prima parte dell’episodio insieme a Emanuele Leonardi, Professore di sociologia all’Università di Bologna e compagno storico dei collettivi di Ecologia politica. 
 Segue un approfondimento sul volume “Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio” (Orthotes, 2026), lavoro di ricerca di comunità incentrato su vita e lotta nei territori limitrofi al polo chimico di Spinetta Marengo in Alessandria, segnati dall’avvelenamento da PFAS. A chiaccherare con noi di conricerca e inquinanti eterni Eleonora Bechis, ricercatrice, compagna e curatrice del testo insieme a Vittorio Martone, Rosalba Altopiedi e Andrea Filippo Ravenda.
 Nell’ultima sezione del programma, ci rivolgiamo direttamente ai territori e alle forme di mobilitazione che continuano ad animarli, conquistando spazio e assumendo dimensioni sempre più conflittuali. Ripercorriamo la marcia in Bassa Val di Susa “Fermiamo insieme l’Avigliana-Orbassano” del 3 ottobre attraverso i contributi e le voci di chi vi ha preso parte per poi spostarci a Reggio Emilia, dove la mobilitazione cittadina di Bosco Ospizio si trova a un punto di svolta. A fare il punto della situazione in collegamento con noi da Reggio Alessio, dell’Assemblea Permanente per la difesa del Bosco. Concludiamo con una breve panoramica sull’attualità – tra ritorno all’atomo in Italia, crisi energetica e caro carburanti – mettendo in focus le recenti mobilitazioni degli agricoltori del Centro e Sud Italia, che tra nuovi blocchi stradali e vecchie rivendicazioni tornano a prendere la parola e a scendere in strada. Qui sotto l’audio integrale dell’episodio!
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antropocene
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movimento dei trattori
spinetta marengo
Marcia popolare No Tav: le voci dal corteo
Sabato 3 ottobre tantissimi giovani  e meno giovani hanno preso parte alla marcia popolare da Sant’Ambrogio ad Avigliana, hanno sfilato insieme ai Sindaci dell’Unione Montana e ai comitati dell’Alta e Bassa Valle.  In particolare a essere messa sotto l’obiettivo è la tratta alta velocità Avigliana-Orbassano, nuova meta della cantierizzazione e devastazione dei territori in bassa Valle: un’area estesa intorno alla città di Torino. Un progetto che avrebbe  impatti importanti in particolar modo sulle falde acquifere e che metterebbe in luce il paradosso della carenza di trasporto pubblico in città: la questione della linea metro 2 viene dunque portata come emblema dell’agire irrazionale di chi dovrebbe gestire le risorse.  In questi articoli avevamo riportato il piano tecnico che coinvolge i Comuni di Rivoli, Rivalta e Avigliana. Oggi restituiamo un pezzettino della vivacità ed eterogeneità del Movimento No Tav capace di accogliere, coinvolgere nuove e vecchie generazioni, capace di rimettere al centro del dibattito politico una questione aperta ed emblematica del nostro tempo. 
Bandiere rosse a Trieste. La città e l’eredità delle guerre balcaniche
  A Trieste, piazza Garibaldi è un posto particolare. A prima vista sembra un grande spartitraffico alberato di forma triangolare tra diverse vie. Guardando meglio ci si accorge che è anche un centrale punto d’incontro per chi vive tra i popolosi quartieri San Giacomo e Barriera vecchia, con alcuni bar a fare da punto di riferimento. La piazza cambia tanto durante il giorno: la mattina presto si incontrano persone che lavorano nel settore edile, mentre iniziano le loro attività i banchi di robivecchi o di frutta e verdura; di pomeriggio e di sera le persone sono diverse, con una certa prevalenza di persone provenienti dall’ex Jugoslavia. Spesso ai tavolini dei bar sono seduti solo uomini. Negli ultimi anni la zona è stata sempre più associata a un luogo pericoloso nelle cronache dei giornali locali e nel giugno 2025 è stata inserita in una delle tre zone rosse previste dalla prefettura di Trieste. La presenza delle forze di polizia o dei carabinieri è da allora costante durante tutto il giorno. Domenica 20 settembre verso le 19 la piazza è molto animata. Oltre ai soliti avventori dei bar, intorno alla fontana centrale si sono raccolte diverse decine di persone con delle bandiere rosse. Il traffico nelle vie circostanti è rallentato, ci sono delle macchine che si sono fermate intorno al presidio con gli stessi drappi rossi o con delle altre bandiere con la figura di un uomo che vengono sistemate sui cofani. Sulle bandiere c’è il l’aquila a due teste simbolo dell’UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës), la forza di liberazione del Kosovo attiva negli anni Novanta e soprattutto nel 1998-99 durante il conflitto con quello che rimaneva della Jugoslavia. L’uomo sui drappi è Hashim Thaçi, dal 2016 al 2020 presidente del Kosovo dopo aver ricoperto anche altri incarichi di primo piano, condannato a venticinque anni di carcere lo scorso 16 settembre dalle corti speciali per il Kosovo, un tribunale kosovaro con sede all’Aja, per reati gravi come la detenzione come crimine di guerra, trattamento crudele come crimine di guerra, tortura e omicidio come crimine di guerra. Con lui sono stati condannati anche Kadri Veseli (diciotto anni), Rexhep Selimi (tredici anni) e Jakup Krasniqi (venticinque anni), tutti con un ruolo di primo piano nella gestione dell’UÇK negli anni Novanta. I giudici, di diverse nazionalità, li hanno invece assolti dalle accuse di crimini contro l’umanità che l’accusa aveva mosso nei loro confronti. Nei confronti della sentenza si può ora ricorrere in appello. Nel frattempo sono arrivate altre persone e il presidio si è ingrossato. Qualcuno ha un cartello con la scritta Heronj të luftës, eroe di guerra. Altri hanno invece con loro la scritta Liria Ka Emër, cioè la libertà ha un nome: è il nome di una piattaforma nata nel 2020, proprio in corrispondenza delle dimissioni di Thaçi da presidente del Kosovo e del suo trasferimento a L’Aja per affrontare il processo. A un certo punto alcune persone iniziano a muoversi a piedi e in breve dalla piazza parte una fila di persone che prima cammina sul marciapiede e poi, all’altezza di largo della Barriera vecchia, irrompe nella strada e blocca il traffico, dirigendosi verso il centro della città. La polizia sembra sorpresa, non riesce ad arginare la folla che cammina veloce; la testa lascia addirittura indietro una parte dei manifestanti, tra cui alcuni bambini. Gli slogan sono in albanese, non sembra che ci sia l’interesse a farsi capire da chi assiste ai bordi delle strade o dagli autobus bloccati dalla manifestazione. La folla scandisce quasi di continuo il nome dell’UÇK, mentre le macchine con le bandiere rosse continuano a girare nelle strade vicine dando costanti colpi di clacson. I manifestanti passano per la nevralgica piazza Goldoni e poi si dirigono su via Mazzini che da lì porta verso il mare. Non lontano c’è la chiesa serbo-ortodossa, costruita alla fine dell’Ottocento, e viene da pensare che vogliano andare lì. Invece il corteo svolta nella direzione opposta e arriva poco dopo nella centralissima piazza Unità, sede della prefettura, della presidenza della regione e del comune di Trieste. Nei giorni successivi il giornale locale, Il Piccolo, tratta il tema come una questione di ordine pubblico, visto che a quanto viene riportato il raduno e poi il corteo sono stati del tutto spontanei e quindi non comunicati alla questura. Si dice che la folla considera le persone condannate degli eroi, sorvolando su quanto peso possa aver avuto la sentenza in un paese dallo status internazionale incerto come il Kosovo, la cui indipendenza è stata riconosciuta solo da alcuni paesi senza che nemmeno l’Unione europea abbia una linea comune in merito (per esempio, né la Grecia né la Spagna hanno riconosciuto l’indipendenza). Inoltre, le tensioni con la Serbia non sono mai venute meno e negli ultimi mesi si è aggiunta una marcata instabilità politica. Basta passare poche ore a Priština per rendersi conto che l’UÇK è considerata parte della memoria da difendere del paese. Nelle strade della città si trovano spesso targhe di commemorazione e in centro si possono trovare anche grandi cartelli sull’UÇK. È quindi facile immaginare che il processo dell’Aja sia visto come un’accusa alla legittimità dello Stato kosovaro. Nella capitale kosovara il 18 settembre si è tenuta una grande manifestazione in sostegno di Thaçi, Veseli, Selimi e Krasniqi. Al di là della questione internazionale e giudiziaria, viene da riflettere sul ruolo di Trieste in questa vicenda. La città può considerarsi multietnica al più tardi dall’apertura del porto franco nel XVIII secolo. La decisione dell’imperatore d’Austria attirò persone diverse, dando vita a una città in cui la lingua greca, il tedesco, il triestino e diverse lingue slave convivevano, almeno fino alle fine della prima guerra mondiale. In seguito, nonostante la fine dell’Impero austro-ungarico, la perdita per Trieste del ruolo di uno dei due porti nevralgici imperiali e la collocazione all’interno dello Stato italiano (a eccezione del periodo finale della seconda guerra mondiale fino al 1954) questo carattere è almeno in parte rimasto. Alcune cose sono cambiate. Comunità storiche, come quella luterana di lingua tedesca e quella greca, sono numericamente molto meno consistenti rispetto al passato. Trieste, però, nella seconda metà del Novecento ha sviluppato un legame con la Jugoslavia e più in generale con l’Europa orientale e con le sue vicende. Basti pensare che per anni i mercati e i negozi di Ponterosso, intorno al Canal grande, attraevano clienti dall’est che compravano beni di consumo, come i jeans, incrementando un settore economico non secondario per la città. Questo si vede anche nei dati sulla presenza di persone con altre nazionalità in città. Stando ai dati demografici del 30 giugno 2026 forniti dal comune di Trieste i serbi presenti in città sarebbero 3.407 e i kosovari 2.065 su 26.678 persone straniere censite. Si tratta rispettivamente della prima e della terza comunità più presenti in città, frutto soprattutto dell’immigrazione degli ultimi decenni, e non è da escludere che le cifre siano sottostimate. Gli albanesi censiti, vicinissimi ai kosovari per diversi aspetti culturali e linguistici, sono invece 719. Rimane l’impressione che la città faccia ancora fatica a confrontarsi con l’eredità delle guerre degli anni Novanta nei Balcani che l’hanno comunque coinvolta, anche se a distanza, e continui a pensarsi più come un’isola che come un territorio che alla storia jugoslava e balcanica è legato. Trieste continua a dare l’idea di una città a più facce in cui ogni comunità ha i suoi luoghi di riferimento e i suoi canali di espressione culturale, siano il teatro e le scuole di lingua slovena, i doposcuola, la moschea, un’associazione culturale o anche i posti di lavoro, come sembra avvenire almeno in parte nel settore edile. Le diverse comunità possono vivere vicine nello spazio, ma raramente si trovano insieme e questo può portare a illudersi che i conflitti siano ormai sopiti o poco rilevanti. Dopo la manifestazione del 20 settembre, che ha sorpreso la città e che altrettanto rapidamente la città sembra voler superare, viene spontaneo chiedersi se per Trieste non sia il caso di pensare a dei luoghi e a delle opportunità stabili di incontro tra le comunità, almeno con l’obiettivo di avere più consapevolezza della storia di chi ci vive accanto. (alessandro stoppoloni)
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