La talpa che stenta a venire alla luce: l’inizio dei lavori di Chiomonte slitta al 2028
Nuova talpa, nuovi ritardi.  Questa volta la colpevole non è la povera Viviana che in Francia continua ad arrancare e a non ripartire, bensì la sua collega italiana che invece stenta proprio a venire alla luce. È di questa mattina infatti la notizia che la prima fantomatica talpa che dovrà entrare in servizio per scavare il tunnel TAV a partire da Chiomonte, non arriverà alla fine di quest’anno, bensì alla fine del prossimo. La cosiddetta macchina “dual mode” destinata a Chiomonte, progettata per adattarsi a condizioni geologiche drasticamente diverse (roccia dura da un lato, terreni soffici e instabili dall’altro) è una creazione della Herrenknecht di Schawanau (azienda della quale approfondiamo i rapporti con il genocidio palestinese qui) La talpa, annunciata in pompa magna da tutti i mezzi di comunicazione e pronta da marzo, periodo nel quale era stata fatta anche una grande inaugurazione come se dovesse iniziare a scavare da un momento all’altro, dovrebbe essere trasportata in parti separate in Italia e riassemblata in loco, per scavare una galleria di servizio di tre km e poi altri sette in direzione di Susa.  Ma come dicevamo, notizia eccezionale, l’entrata in funzione della senza nome slitta dall’inizio del 2027 all’inizio del 2028.  Non una sorpresa che ci lascia particolarmente stupiti, visto lo storico dei ritardi di quest’opera.  TELT dà la colpa ai fatti del 25 luglio scorso, quando in occasione del Festival Alta Felicità, migliaia di persone hanno marciato verso i cantieri della devastazione e sono riusciti ad entrare a Chiomonte e a prendere il cantiere per alcune ore. Il merito dei ritardi ce lo prendiamo volentieri (la lotta paga!), anche se in genere se la cavano comunque egregiamente bene anche da soli. Da quel giorno, sostengono che il cantiere sia fermo per più di tre mesi e non è stato possibile svolgere i lavori propedeutici all’arrivo dell’impotente fresa.  Si stima di riprendere i lavori a novembre (Quindi domani? Chi lo sa). Come al solito il tutto resta avvolto da una coltre di fumo, che lascia intravedere i contorni dei fatti e non la sostanza piena. In tutto questo, non c’è un comunicato di TELT a riguardo. Come al solito, si sta zitti zitti per le cattive notizie e invece si urlano ed esasperano le buone. D’altronde con che faccia Manuela Rocca, dopo aver più volte ripetuto alla cittadinanza segusina che non ci saranno ritardi e che le date stimate per i lavori da lei e dai suoi predecessori sono sempre veritiere durante l’incontro “aperto” svoltosi in settembre a Susa, potrebbe mai dire che in un mese emmezzo è già stata – nuovamente (ormai dovresti averci fatto l’abitudine eh) – sbugiardata? Un altro tema che viene toccato con la notizia di oggi è la questione dell’abitare: un migliaio di operai saranno impegnati nei lavori della Torino Lione (o così millantano). Per accogliere chi viene “da fuori”, visto che contrariamente a quanto sbandierato i posti di lavoro non comprenderanno molta mano d’opera locale, non sarà costruito un campo base, ma si vuole fare ricorso ad abitazioni sfitte nei comuni di Susa, Chiomonte, Salbertrand e Torrazza Piemonte. Il progetto di Telt “Maison del Habitat” parla di un territorio di supporto all’opera, focalizzandosi sulla casa come alloggio temporaneo e funzionale ad una permanenza provvisoria di una forza lavoro di passaggio. Il progetto è stato presentato ieri ai sindaci, durante il comitato di supporto all’opera, con la solita retorica del “lo facciamo per aiutarvi”. Noi il vostro aiuto non lo vogliamo: se proprio proprio ci volete aiutare, quello che potete fare è andarvene.  La Val di Susa resta ferma e solida nelle sue convinzioni: quest’opera non la vogliamo. Non vogliamo i vostri operai di passaggio né le vostre false promesse. Vogliamo che i soldi siano investiti per il territorio e per le persone che lo abitano: nella messa in sicurezza del territorio, nella sanità, nelle scuole, nel lavoro vero e duraturo. Non accettiamo che la nostra valle venga svuotata e trasformata in un corridoio di passaggio per interessi che non ci appartengono. Ogni ritardo, ogni giorno che si aggiunge al loro calendario, mese, anno, non fa che avvalorare la nostra causa, le nostre ragioni. Resisteremo un metro e un minuto più di voi! C’eravamo, ci siamo e ci saremo, continueremo a lottare per fermare quest’opera, a fare tutto quello che è necessario per proteggere la nostra terra. 
100 mila in piazza solo a Torino
Ripubblichiamo il comunicato di Torino è contro il riarmo. Anche in occasione dello sciopero generale, chiamato grazie all’Unione Sindacale di Base, Torino ha saputo dare un segnale forte.  Tutta la città bloccata, dal centro – così tanto al centro del dibattito pubblico in quanto rappresentazione della città vetrina da preservare – sino all’imbocco della tangenziale Nord, per dire no al riarmo e basta al carovita causato dalle scelte politiche di questo governo.  Le strade sono state inondate da giovani e meno giovani, da studenti delle scuole e dell’università (che rimane tutt’ora occupata nella sede del Campus Einaudi) ai lavoratori della scuola ai precari della ricerca, ma anche da pensionati, disoccupati, famiglie, cittadini, lavoratori e lavoratrici che hanno deciso di fermarsi per un giorno e bloccare la produzione, la circolazione e il consumo delle merci.  Anche la serata di Torino è stata vivacizzata da un corteo che è riuscito a rimarcare la necessità di prendere le strade centrali della città con una partecipazione importante che man mano è andata ingrossandosi.  C’è bisogno di continuare a confrontarsi, a ritrovarsi negli spazi liberati e nelle strade, perchè questo è soltanto l’inizio di una lunga lotta che ha l’obiettivo di cambiare il corso della storia.  Ci uniamo all’invito di ItaliainPiazza17 per una nuova mobilitazione che si terrà sabato 7 novembre alle ore 15 in piazza Castello!  foto di filserioushots – mattiabellissimo_ph
Pisa: Rivendicazioni della Sapienza Occupata. “Noi la guerra non la paghiamo”
Ripubblichiamo il comunicato del Collettivo Universitario Autonomo di Pisa in merito alle rivendicazioni dell’occupazione avvenuta a conclusione del corteo del 30 ottobre in occasione dello sciopero generale. Ieri 30 ottobre 2026 siamo scese in piazza per lo sciopero generale chiamato da USB e molti sindacati di base, uno sciopero internazionale contro il carovita e la guerra: più di 100 porti sono stati bloccati per interrompere i flussi della guerra e la sua logistica. Le piazze gremite in tutta Italia hanno detto una cosa molto chiara: noi la guerra non la paghiamo. Investire sulla guerra è una scelta politica, non solo di questo governo ma di tutta l’oligarchia globale. La guerra non è solo un’ipotesi futura, la guerra occupa già il nostro presente: la paghiamo con il rincaro dei prezzi al supermercato, sui trasporti, sul carburante, sulle bollette. La paghiamo quando il nostro diritto allo studio viene eroso di giorno in giorno, e quando le nostre università, spolpate di fondi e definanziate, devono convertire la propria ricerca agli interessi delle aziende e dell’industria bellica. Le tante voci alzatesi in corteo oggi nella nostra città si sono unite nella decisione di occupare il palazzo della Sapienza, sede storica dell’università di Pisa, sempre meno a disposizione dellə studentə e sempre più rifunzionalizzata per essere vetrina dell’istituzione. La Sapienza, però, è anche il luogo dove si sono prodotte nel 1967 le Tesi, documento programmatico del movimento studentesco che avrebbe trasformato l’università negli anni successivi. Nelle Tesi della Sapienza dellə studentə in lotta di sessant’anni fa si legge che “l’università appartiene alla base universitaria”. Siamo qui oggi per gridarlo di nuovo a gran voce. L’università è di chi ci studia e di chi ci lavora. Chiediamo condizioni dignitose per chi le nostre università le tiene aperte, le pulisce e le vive. V ogliamo ribellarci al futuro che ci viene prospettato fatto di precarietà e di saperi svenduti alla guerra e alla devastazione del territorio. Università e conoscenza sono beni pubblici, di cui dobbiamo prenderci cura. L’università deve essere un luogo accessibile a tuttə, che rispetti il nostro tempo e i nostri bisogni, in cui crescere insieme, costruire un futuro collettivo, dove custodire i saperi e metterli a disposizione di un territorio da tutelare. Immaginiamo un’università che non sia un’autostrada da percorrere per la propria carriera, ma una piazza dove condividere il nostro desiderio di conoscenza e di trasformazione. In tutto il mondo le persone riempiono le strade e dalle università ai porti tutto si può bloccare: l’occupazione della Sapienza è solo una prima pietra lanciata nella nostra città nella nuova ondata di rabbia e desiderio di riscatto che sta animando tutto il Mediterraneo. Con questa occupazione vogliamo avanzare pretese rivolte al Governo, al Ministero dell’Università e della Ricerca, all’Università di Pisa e all’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio (DSU Toscana). Al governo – contro la finanziaria di guerra, contro il carovita Chiediamo: 1. Il reinvestimento in istruzione, ricerca e sanità di tutti i fondi aggiuntivi previsti per la difesa nella nuova legge di bilancio del 2027. 2. Il ripristino del taglio delle accise sui carburanti di 24,4 centesimi complessivi. 3. La modifica del Codice degli appalti, affinché ci sia una progressiva internalizzazione dellə lavoratorə, a partire dalle università. 4. Un aumento di 5 miliardi di euro del Fondo di Finanziamento Universitario. Al Ministero – contro la privatizzazione degli studentati, contro l’università trattata come fosse un’azienda 1. Che il 96% dei 33mila posti letto negli studentati costruiti coi fondi PNRR, attualmente in mano ai privati, vengano posti sotto l’ente pubblico, uscendo dal circuito del mercato immobiliare. Chiediamo inoltre che vengano resi disponibili gli altri 27 mila posti letto promessi dal PNRR e non ancora realizzati. 2. La modifica dei criteri di premialità nella distribuzione dei finanziamenti all’Università. All’Università di Pisa – per un’università che risponda ai bisogni dellə studenti 1. Indennità e rimborso spese per i tirocini curriculari. I tirocini non sono lavoro gratuito e le spese per sostenerli non possono gravare sullə singolə. 2. Flessibilità e tutela del percorso di studi: ampliamento degli appelli ed estensione delle sessioni straordinarie per borsistə. La nostra vita universitaria deve seguire il ritmo dei nostri bisogni, senza ricatti. 3. Accesso aperto alla conoscenza e agli strumenti di studio. Chiediamo il ripristino e il potenziamento di tutti gli abbonamenti universitari alle risorse bibliografiche, banche dati e riviste digitali, unitamente alla fornitura di licenze software gratuite per tutti i programmi informatici specialistici richiesti dai vari corsi di laurea. 4. Spazi universitari accessibili e vivibili. I poli didattici e le biblioteche devono estendere i propri orari di apertura, garantendo l’accesso continuo anche nelle fasce serali, nei fine settimana, rendendo la città universitaria in un luogo diffuso di studio, confronto e socialità. 5. Diritto alla mobilità e sostenibilità. Chiediamo uno stanziamento economico dedicato al trasporto pubblico su gomma e su ferro per garantire la gratuità o comunque una forte agevolazione dei titoli di viaggio per la popolazione studentesca pendolare. Chiediamo di concordare con le aziende di trasporto il potenziamento delle corse di autobus e treni regionali nelle fasce orarie di maggiore affluenza. 6. Rigenerazione urbana e sostenibilità edilizia. L’Ateneo deve dare assoluta priorità alla ristrutturazione, manutenzione e rifunzionalizzazione degli edifici già presenti nel centro storico di Pisa. Chiediamo l’interruzione delle politiche di cementificazione e della creazione di nuovi poli periferici isolati dal tessuto sociale cittadino, privi di servizi adeguati e difficilmente raggiungibili. 7. Difesa del patrimonio pubblico universitario. Chiediamo che l’Università si impegni attivamente a tutelare la funzione sociale e studentesca dei propri immobili. Di fronte alle previsioni del Piano Operativo Comunale, che prospetta la conversione in parcheggi di presidi fondamentali come la mensa Martiri e l’aula studio Pacinotti, l’Ateneo deve prendere una posizione netta a garanzia della continuità d’uso di tali spazi per la comunità universitaria. 8. Disarmo accademico e responsabilità etica della ricerca. Chiediamo l’interruzione di ogni accordo, convenzione e collaborazione di ricerca con le aziende della filiera bellica e con realtà coinvolte in contesti di occupazione e violazione dei diritti, inclusa la revisione della partecipazione dell’Ateneo a progetti di ricerca europei come il programma Horizon con fini o risvolti militari. Al DSU – Diritti in accessibili: le condizioni del diritto allo studio universitario della Toscana È una tendenza ormai conclamata il progressivo smantellamento dei servizi dell’azienda regionale del diritto allo studio (ARDSU), tramite privatizzazione o riduzione dei benefici erogati. Questo succede tramite diverse strategie, tra i quali l’innalzamento spropositato dei costi della mensa o l’esternalizzazione dei servizi, e quindi dellə lavoratorə. Noi non staremo a guardare mentre ci levano il terreno sotto i piedi. Per questo chiediamo: 1. Che tuttə lə idoneə siano beneficiariə, e che le graduatorie definitive vadano in base all’ISEE, e non al numero dei CFU conseguiti. Al momento, infatti, nelle graduatorie l’ISEE conta al20%, mentre il numero di CFU- quindi la quantità di esami che sei riuscite a dare – conta per il restante 80%. 2. Che lə studentə beneficiariə del posto alloggio ricevano subito una soluzione abitativa. Basta attese di mesi per avere il diritto che ci spetta. 3. Di ridefinire il tempo massimo del conseguimento dei CFU necessari al mantenimento della borsa di studio, considerando anche l’appello di settembre come sessione utile per questo fine. Di conseguenza, dilatare i tempi per la richiesta di borsa. 4. Che il contributo affitto sia una possibilità realmente percorribile per tuttə: la possibilità di richiesta deve essere aperta tutto l’anno e deve essere garantito a tuttə lə studentə beneficiariə di posto alloggio che non hanno ottenuto il posto in residenza. 5. Che la mensa ritorni ad avere prezzi calmierati e accessibili per tuttə, non soltanto per le fasce di reddito più basso. 6. Che le strutture delle residenze siano realmente adeguate per lə studentə che le abitano. Vogliamo: manutenzioni e interventi strutturali immediati dove servono, wi-fi e lavatrici gratuite in tutte le residenze, cucine funzionanti. 7. Che vengano aumentate le linee di trasporto pubblico nei pressi dei complessi universitari, fuori e dentro il centro storico della città. Che ci siano agevolazioni concrete anche per i treni e le linee extraurbane usate dallə studentə pendolari.
Prendiamoci il futuro
Oltre 10mila persone sono scese in piazza a Livorno in occasione dello sciopero generale e dello sciopero internazionale dei porti contro carovita, guerra e riarmo. Oltre un milioni di persone scese in piazza in tutta Italia. da Scrivania Autogestita di Informazione – Livorno Oltre 10mila persone sono scese in piazza a Livorno nella giornata di ieri, venerdì 30 ottobre. Una data che rimarrà sicuramente nella memoria per l’enorme partecipazione. Forse non si erano mai visti numeri così a Livorno per una manifestazione cittadina. Sicuramente non negli ultimi anni, nemmeno durante le mobilitazioni dello scorso anno per la Palestina.  Ma ieri possiamo dire che è stata la prosecuzione e uno step in avanti di quei giorni di settembre e ottobre 2025, in cui le lotte, in sostegno del popolo palestinese e contro il genocidio che sta subendo da parte di Israele, si fecero molto vive. Già da allora la questione non era circoscritta alla Palestina ma riguardava l’opposizione a un modello in cui le guerre e le politiche di riarmo erano al centro. Oggi quel movimento è cresciuto, si è ampliato ed ha allargato le sue prospettive. La dimostrazione è proprio l’enorme partecipazione che si è vista ieri nella città labronica ma anche nel resto d’Italia dove sono scese in piazza oltre un milione di persone.  La mobilitazione si è sviluppata nel giorno dello sciopero generale indetto da USB, seguito poi da altre sigle sindacali, e dello sciopero internazionale dei porti a cui hanno aderito oltre 113 porti di tutto il mondo mettendo insieme 25 sigle sindacali a livello internazionale. Lo sciopero è nato per opporsi al traffico di armamenti all’interno dei porti ma anche per avere salari più dignitosi.  In Italia si è mosso appunto contro il carovita, guerra e riarmo. In un periodo storico in cui il costo della vita è sempre più difficile da sostenere, con prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità sempre più alti, in cui la precarietà è sempre più forte e in cui i giovani non hanno una prospettiva, i governi continuano a spendere soldi per riarmarsi per combattere guerre che nessuno vuole combattere.  A Livorno la giornata di ieri è iniziata dalle 6 della mattina con il blocco della rotatoria del ponte Genova, snodo fondamentale per il porto di Livorno. Poi si è spostata in centro città dove ha preso vita un enorme corteo partito da Piazza Cavour, finito davanti alla Prefettura. La partecipazione è stata trasversale e intergenerazionale. Portuali, lavoratori e lavoratrici di tanti settori della logistica e non solo, negozianti, insegnanti, pompieri, studenti e studentesse hanno partecipato calorosamente. L’USB, principale promotrice dello sciopero, in testa al corteo ha guidato il cordone che ha visto anche la partecipazione attiva di altri collettivi cittadini. Gruppo Autonomo Portuali, collettivi studenteschi, centri sociali, collettivi antagonisti, altri sindacati come COBAS e UNICOBAS, partiti della sinistra radicale fino alla presenza della Curva Nord Livorno. Insomma una composizione veramente ampia che ha coinvolto tanti settori e tante componenti sociali della città, fin dai blocchi della mattina. Davanti alla prefettura c’è stato poi l’intervento di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati che in questi anni ha denunciato e documentato le violazioni dei diritti umani e internazionali dello stato genocida israeliano.  Nel pomeriggio poi un gruppo nutrito di persone si è portato nuovamente alla rotatoria del ponte Genova per effettuare di nuovo un blocco. Una data che, come detto, rimarrà nella memoria a Livorno ma anche nel resto d’Italia. Una giornata di lotta che ha dimostrato che una grossa parte di popolazione si oppone fortemente al governo Meloni e alle sue politiche e non è più disposta ad accettare questo sistema in cui viviamo.  Una giornata in cui l’Unione Sindacale di Base si è affermato ancor di più come sindacato di riferimento, di lotta e di rottura. Mentre in Italia eravamo ormai abituati alla CGIL, che seppur rappresentando ancora una grossa parte di lavoratori e avendo tutt’oggi anche un ruolo conflittuale in alcuni specifici contesti, ha dimostrato troppe volte di fare compromessi al ribasso. Una giornata che si è svolta sulla scia delle proteste nate il 17 ottobre scorso con i famosi scontri che si sono tenuti in diverse metropoli italiane, Torino, Bologna, Milano e Roma su tutte, e che la classe politica che ci governa ha cercato di derubricare a mera devastazione senza comprendere che evidentemente ci sono dei disagi profondi nella società che riguardano i giovani e situazioni particolari che si sono formate nelle periferie delle città dove la povertà e l’insicurezza sociale fanno da padroni. Il governo Meloni, anche per rispondere alla pancia del suo elettorato, ha reagito con l’ennesimo decreto sicurezza e ulteriori inutili dispiegamenti di militari e forze dell’ordine senza minimamente porsi di come affrontare realmente il problema, dimostrando ancora una volta la sua bassezza politica. A queste vanno aggiunte le grandi proteste per il costo del gasolio di autotrasportatori e agricoltori principalmente nel sud italia. L’inutile reazione securitaria del governo non ha fermato le proteste che sono proseguite nel weekend successivo (24-25 ottobre). Proteste per lo più pacifiche dove le forze dell’ordine hanno provato a fare una dimostrazione di forza reprimendo senza motivo i manifestanti in diverse città.  Siamo quindi arrivati a ieri, sempre con le stesse parole d’ordine: contro carovita, guerra e riarmo.  Attorno a questi slogan si sta sviluppando un movimento importante in Italia e nel resto d’Europa. Ne sono dimostrazione le proteste che si sono sviluppate in Francia, Spagna, Germania, Albania ecc. Il popolo non si sente più rappresentato da una classe politica sorda e cieca davanti alle reali necessità delle persone. In un sistema capitalista di cui al centro vediamo lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente, guerre e insicurezza sociale. A Livorno lo striscione di testa recitava: contro carovita e guerra, Livorno unita. Sarà quindi necessario continuare a dare corpo e gambe a questo movimento con un ulteriore certezza: se il popolo si unisce il sistema si può ribaltare.
Abbiamo la ragione e la forza
Un contributo del Collettivo Giovani No Tav pubblicato su Notav.info Nella giornata di ieri, 30 ottobre, abbiamo partecipato allo sciopero generale che ha coinvolto moltissime città in tutta Italia. Come ha ricordato in piazza Nicoletta Dosio, intervenendo a chiusura della manifestazione che ha occupato l’ingresso della tangenziale e dell’autostrada, il valore di queste mobilitazioni affonda le radici nella forza collettiva e nella volontà di cambiare la società. Avevamo la ragione e la forza. La forza ci era stata sottratta poi.  Oggi dico che abbiamo la ragione e la forza. Nonostante gli iniziali tentativi delle forze dell’ordine di spezzare il corteo, la mattina della giornata ha visto centomila persone che con determinazione hanno inondato le strade del centro e di Barriera di Milano, paralizzando metà Torino e la tangenziale per urlare a gran voce la necessità di una vita bella e di un futuro dignitoso.  Un dato importante delle piazze di questa mattina è la composizione eterogenea e trasversale: nonostante la repressione delle scorse settimane, la precettazione del sciopero ai danni di lavoratori e lavoratrici dei trasporti e le vocine minacciose di media ed esponenti di governo, abbiamo visto migliaia di giovani e non giovani, studenti, lavoratori e precari riversarsi nelle strade per bloccare tutto.  Il corteo si è poi spostato in Piazza Castello, dove la polizia ha caricato e azionato l’idrante sulla piazza, senza tuttavia intimorire le persone che hanno concluso questa partecipatissima mattinata di lotta al Campus Einaudi occupato, con successivo appuntamento alle ore 18 per continuare lo sciopero. Proprio dal Campus occupato, è partito il secondo corteo, direttosi verso Piazza Castello. Ancora una volta, in migliaia per le vie del centro di Torino il corteo ha paralizzato la città. Esattamente come la mattina, la composizione è stata trasversale e la risposta delle forze dell’ordine non ha tardato: cariche a freddo in Via Roma e fitto lancio di lacrimogeni in Piazza Castello. Il tutto è terminato in Piazza Vittorio con la promessa di continuare le mobilitazioni. Il segnale che leggiamo da questa intensa giornata di lotta e da quelle delle scorse settimane è quello che la rabbia di ampi settori della società, stremata dal carovita, dai continui tagli ai servizi pubblici a favore del riarmo, in vista di un’assurda guerra che vorrebbero farci combattere, ha ormai superato la soglia di tolleranza. Ce lo dimostrano le migliaia di persone scese in piazza oggi e negli scorsi giorni, che stanno sintetizzando questainedita stagione di lotta in un nuovo movimento col potenziale di essere ancora più incisivo di quelli nati negli scorsi anni. Le rivendicazioni sono molteplici quanto chiare: le dimissioni del governo Meloni, lo stop al riarmo e a tutte le istanze associate ad esso, tra le quali primeggiano la costruzione di nuovi data center, le collaborazioni dell’industria bellica con le università e le scuole, e tutte le infrastrutture, tra cui il Tav, collegate ad esso. Inoltre, come da sempre, la solidarietà verso il popolo palestinese rimane un punto saldo. La reazione del governo a tutto ciò è stata quella che ha sempre avuto ad istanze simili: militarizzazione permanente, istituzione di nuovi reati e violenta repressione poliziesca.  Nonostante questo clima, da Torino alla Val Susa continueremo a scendere in piazza fianco a fianco per ribadire il nostro dissenso.
[2026-11-04] Assemblea Plenaria Food Not Bombs @ Manituana - Spazio Occupato Collettivo
ASSEMBLEA PLENARIA FOOD NOT BOMBS Manituana - Spazio Occupato Collettivo - Largo Maurizio Vitale 113 (mercoledì, 4 novembre 18:30) 🥕Food Not Bombs Torino: quando ci vediamo a novembre! ✊ 👉🏻 mercoledì 4 novembre dalle 18:30 assemblea plenaria! 🥦 sabato 7 novembre ci troviamo nei mercati di Piazza Barcellona (h. 13:30) e Foroni (h. 14:00) per la recupera dell'invenduto. Dalle 15 si cucina a Manituana e per le 19 circa si parte per la distribuzione (sotto il Duomo). 🫂 Qualunque aiuto e contributo, anche solo per una breve frazione di tempo, è fondamentale! Non esitare a scriverci su Instagram per info ✨
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[2026-11-04] L'INVASIONE DEI DATA CENTER: INFORMIAMOCI! @ Sala "I Care" via Mazzè 41 Chivasso (To)
L'INVASIONE DEI DATA CENTER: INFORMIAMOCI! Sala "I Care" via Mazzè 41 Chivasso (To) - Via Mazzè 41 Chivasso (To) (mercoledì, 4 novembre 20:45) 5 NOVEMBRE 2026 alle ore 20.45 Il KliC (Kollettivo Libero del Canavese) organizza un importante incontro informativo sul tema dei data center. Ci troveremo presso la sala I Care in via Mazzè 41 (presso l'ex convento dei Capuccini a Chivasso) e con l'aiuto di esperti del settore e di cittadini informati verranno presentati i vari aspetti dei data center che si stanno progettando nella nostra provincia, visto che risulta che anche a Chivasso siano stati richiesti circa 600 MW di future connessioni per consumo di energia elettrica. Analoga richiesta è stata effettuata per allacciamenti nei paesi viciniori per parecchie centinaia di megawatt All'incontro interverranno: Francesco Cappello, professore di Fisica e Matematica con una sintetica relazione su cosa sono i data center ed i vari problemi che andranno ad interessare i cittadini; Giampero Godio, esponenee di Pro Natura Piemonte, che interverrà sulla stretta connessione tra i data center e il tentativo di ritorno all'utilizzo dell'energia nucleare; Fausto Cognasso, di Legambiente del Vercellese e della Valsesia, che ci parlerà dell'esperienza e della situazione di Trino Vercellese. Ampio spazio verrà poi dato alle domande dei presenti. Appuntamento quindi alle ore 20,45 presso la Sala I CARE in via Mazzè 41 a Chivasso Kollettivo Libero del Canavese
Abbiamo la ragione e la forza
Un contributo del Collettivo Giovani No Tav Nella giornata di ieri, 30 ottobre, abbiamo partecipato allo sciopero generale che ha coinvolto moltissime città in tutta Italia. Come ha ricordato in piazza Nicoletta Dosio, intervenendo a chiusura della manifestazione che ha occupato l’ingresso della tangenziale e dell’autostrada, il valore di queste mobilitazioni affonda le radici nella forza collettiva e nella volontà di cambiare la società. Avevamo la ragione e la forza. La forza ci era stata sottratta poi. Oggi dico che abbiamo la ragione e la forza. Nonostante gli iniziali tentativi delle forze dell’ordine di spezzare il corteo, la mattina della giornata ha visto centomila persone che con determinazione hanno inondato le strade del centro e di Barriera di Milano, paralizzando metà Torino e la tangenziale per urlare a gran voce la necessità di una vita bella e di un futuro dignitoso. Un dato importante delle piazze di questa mattina è la composizione eterogenea e trasversale: nonostante la repressione delle scorse settimane, la precettazione del sciopero ai danni di lavoratori e lavoratrici dei trasporti e le vocine minacciose di media ed esponenti di governo, abbiamo visto migliaia di giovani e non giovani, studenti, lavoratori e precari riversarsi nelle strade per bloccare tutto. Il corteo si è poi spostato in Piazza Castello, dove la polizia ha caricato e azionato l’idrante sulla piazza, senza tuttavia intimorire le persone che hanno concluso questa partecipatissima mattinata di lotta al Campus Einaudi occupato, con successivo appuntamento alle ore 18 per continuare lo sciopero. Proprio dal Campus occupato, è partito il secondo corteo, direttosi verso Piazza Castello. Ancora una volta, in migliaia per le vie del centro di Torino il corteo ha paralizzato la città. Esattamente come la mattina, la composizione è stata trasversale e la risposta delle forze dell’ordine non ha tardato: cariche a freddo in Via Roma e fitto lancio di lacrimogeni in Piazza Castello. Il tutto è terminato in Piazza Vittorio con la promessa di continuare le mobilitazioni. Il segnale che leggiamo da questa intensa giornata di lotta e da quelle delle scorse settimane è quello che la rabbia di ampi settori della società, stremata dal carovita, dai continui tagli ai servizi pubblici a favore del riarmo, in vista di un’assurda guerra che vorrebbero farci combattere, ha ormai superato la soglia di tolleranza. Ce lo dimostrano le migliaia di persone scese in piazza oggi e negli scorsi giorni, che stanno sintetizzando questainedita stagione di lotta in un nuovo movimento col potenziale di essere ancora più incisivo di quelli nati negli scorsi anni. Le rivendicazioni sono molteplici quanto chiare: le dimissioni del governo Meloni, lo stop al riarmo e a tutte le istanze associate ad esso, tra le quali primeggiano la costruzione di nuovi data center, le collaborazioni dell’industria bellica con le università e le scuole, e tutte le infrastrutture, tra cui il Tav, collegate ad esso. Inoltre, come da sempre, la solidarietà verso il popolo palestinese rimane un punto saldo. La reazione del governo a tutto ciò è stata quella che ha sempre avuto ad istanze simili: militarizzazione permanente, istituzione di nuovi reati e violenta repressione poliziesca. Nonostante questo clima, da Torino alla Val Susa continueremo a scendere in piazza fianco a fianco per ribadire il nostro dissenso.
[2026-11-05] Presentazione del libro "Diario di un invisibile. Nell'inferno di un centro di detenzione amministrativa italiano" e cena benefit NO CPR @ Csoa Gabrio
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "DIARIO DI UN INVISIBILE. NELL'INFERNO DI UN CENTRO DI DETENZIONE AMMINISTRATIVA ITALIANO" E CENA BENEFIT NO CPR Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (giovedì, 5 novembre 18:30) Presentazione del libro di Sunjay Gookooluk "Diario di un invisibile. Nell'inferno di un centro di detenzione amministrativa italiano" giovedì 5 novembre alle ore 18.30 al @csoa_gabrio. Sunjay presenterà il libro con i contributi di Collettiva Cura Abolizionista, Psicologia per la Palestina e Assemblea contro CPR e frontiere. "Ventisei anni da "clandestino" nel nostro Paese. Sunjay Gookooluk, cittadino delle isole Mauritius, ha vissuto la strada, il lavoro irregolare, il carcere. Ha iniziato a scrivere a Rebibbia, vincendo concorsi letterari e ottenendo un diploma di ragioniere e artigiano mosaicista. Recluso per ben due volte nel CPR (ex CIE) di Ponte Galeria (Roma), è riuscito a tenere un diario nascondendo fogli, quaderni e penne. Questo libro raccoglie i suoi scritti, presentando per la prima volta al pubblico un'oper letteraria prodotta da dentro l'inferno della detenzione amministrativa italiana." A SEGUIRE CENA BENEFIT CONTRO I CPR, PRENOTAZIONE AL NUMERO 3450018742