Larga parte della critica contemporanea commette un errore prospettico:
interpreta i data center come un’entità speculativa o una minaccia differita nel
tempo. La tesi consolatoria della «bolla finanziaria» è solo un velo ideologico
che induce all’attesa. La realtà del calcolo continuo descrive una traiettoria
capovolta: lo sradicamento dei luoghi di vita e il sequestro della terra sono la
precondizione fisica dell’apparato, irrevocabili prima ancora che i server
vengano accesi.
In questa puntata mettiamo in fila le svolte materiali di un’aggressione
planetaria: dall’hardware bellico in Ucraina alla proliferazione dei
santuari-fortezza del calcolo, la cui logica non nasce con la «Intelligenza
Artificiale» — feticcio ideologico utile solo ad antropomorfizzare la macchina —
e nemmeno con Internet. Affonda le sue radici nella storia profonda del
capitalismo coloniale e dell’accentramento logistico novecentesco tra Stato,
scienza e industria, che in Italia si materializza fin dal luglio 1967 con il
consorzio interuniversitario CINECA e l’installazione del primo supercomputer
d’importazione.
Il tecnocapitale pretende di ridurre il vivente a riserva quantificabile per
farlo bruciare dentro processori protetti militarmente, ma urta costantemente
contro l’irriducibile densità della vita. Dall’hinterland milanese, la voce di
un compagno ci porta dentro la cronaca di un’azione diretta a Rho, teatro il 3
ottobre del primo corteo in Italia contro i data center. Un attacco materiale
importante: duemila persone hanno violato i perimetri di lamiera dell’ex
Nilit-Radici, occupando l’area di scavo dove il colosso australiano Goodman
Group progetta l’ennesimo santuario-fortezza computazionale.
Se l’umano oggi convive con la sospensione del senso e con la catastrofe
presente senza darsene pensiero, letteralmente come se nulla fosse, davanti alla
banalità nichilista del puro funzionamento ha ancora senso chiedere una gestione
più “democratica” dei data center o è tempo di stare in strada e farsi ostacolo
fisico per interrompere il flusso?
È passato solo qualche giorno dalla bocciatura in Parlamento dei due decreti
sulla regolamentazione del mercato degli affitti in Spagna, una decisione che ha
portato Pedro Sánchez a sciogliere le Cortes e a convocare elezioni anticipate
per il prossimo 29 novembre.
Nel frattempo, il testo di due decreti molto simili a quelli bocciati in
Parlamento è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Attraverso una
votazione nella Deputazione Permanente, dove il governo dispone della
maggioranza, i provvedimenti potrebbero essere approvati in via definitiva,
aggirando così il blocco della plenaria del Congresso.
Nonostante la partita sembri a favore del governo, i sondaggi danno la destra
del PP e di Vox come favorita alle prossime elezioni, aggiungendo la Spagna al
lungo elenco dei Paesi europei guidati da forze sovraniste.
Mentre si apre il fronte istituzionale, però, le piazze non smobilitano. Ci sono
state mobilitazioni in tutto il territorio spagnolo, con scontri anche a
Barcellona al termine della manifestazione.
Un altro dato interessante è quello relativo alla risposta antifascista al
tentativo di gruppi nazisti come Nucleo Nacional di «sgomberare» l’acampada di
Puerta del Sol. La cacciata dei nazisti al grido di «Madrid será la tumba del
fascismo» indica la forza della piazza e, soprattutto, quanto sia importante la
partita che si gioca attorno al tema del diritto all’abitare.
Per Aniello Lampo, compagno intervenuto ai nostri microfoni, è proprio attorno a
questo tema che si articola il conflitto di classe in Spagna. Da anni, infatti,
imprenditori, gruppi squadristi fascisti e mafia locale si organizzano attorno a
realtà come Desokupa, una vera e propria impresa che si occupa di sgomberi e
sfratti, per eseguire sfratti coatti ai danni di occupanti e morosi.
Il prossimo 14 ottobre, infine, è convocata una mobilitazione studentesca a
sostegno della lotta per la casa. Una convergenza tra movimento per il diritto
all’abitare e movimento studentesco che potrebbe rappresentare un passaggio
importante verso lo sciopero generale, la cui convocazione è stata nel frattempo
annunciata dai principali sindacati spagnoli per l’11 novembre.
Ne parliamo con Aniello Lampo, compagno di base a Madrid:
Foto di copertina di David ArumÍ González
Contro il modello di scuola caserma, contro il razzismo del tetto del 30% per
studenti stranieri nelle scuole e contro la guerra, sono stati occupati da
lunedi il liceo Giulio e Regina Margherita e da martedì il Lagrange.
L’occupazione mira a portare l’attenzione sul diritto allo studio, perchè i
soldi vengano spesi, non in misure razziste o per il riarmo, ma per risolvere i
veri problemi. Gli studenti raccontano di infrastrutture pericolanti con tetti
che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti e scuole che si
trasformano in veri e propri cantieri con la pioggia che si infiltra nelle
palestre e nei corridoi.
L’autorganizzazione ha visto il rinsaldamento con tra studenti e docenti: quando
la scuola è sotto attacco lo è sia per chi ci studia, che per chi lavora. (link
regina)
Iniziano le occupazioni nel resto d’Italia, in particolare il liceo Cavour, il
Primo Levi e il Civita a Roma. L’ispirazione viene anche dalle mobilitazioni
delle scuole superiori francesi che hanno portato nel pomeriggio di ieri 100.000
studenti in piazza a Parigi e almeno mezzo milione in tutto il paese.
Ne parliamo con Zeno del Collettivo del liceo Regina Margherita:
Di seguito l’intervento ai nostri microfoni dal liceo Giulio occupato:
Foto di copertina di Julian Nelaj
🍂 Con l’arrivo dell’autunno tornano anche le Muliniche!
🌰 Ci vediamo domenica 11 ottobre al Presidio dei Mulini per una castagnata
accompagnata a del buon vin brûle.
📌Ore 14,00 cappelletta votiva sul sentiero Gallo – Romano di Giaglione
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e
mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per
affrontare il caro gasolio.
Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei
“trattori”.
La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello
stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla
popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione
statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno giornaliero di una macchina
agricola ora costa 1.500 euro.
I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori brutti”, sono già fermi e il
danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.
Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione,
che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari
che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del
2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che
vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i
20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.
Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in
piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a
campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi
sporchi affari!”
Ne parliamo con Federico de La Base di Cosenza:
E con Gianluca del gruppo Agricoltori Brutti:
“La manifestazione è stata promossa in data 7 ottobre 2026, giorno che coincide
con il terzo anniversario dell’attacco allo stato d’Israele da parte di frange
filopalestinesi riconducibili ad Hamas, sfociato nell’uccisione di oltre 1200
persone, di cui 800 civili“
Con queste parole estremamente politiche la questura di Lecco ha vietato la
mobilitazione lanciata da Lecco Antisionista. Analoghe le motivazioni del
questore di Bergamo in merito alla piazza indetta dai Giovani Palestinesi.
Indetta in risposta a Bergamo la conferenza stampa in Piazza Vittorio veneto,
ore 18:00 dal nodo locale dei Giovani Palestinesi .
Sono più di 50 le città che hanno aderito alla mobilitazione nazionale indetta
per il 10 ottobre con le parole: “La fine del genocidio può avvenire solo con la
fine del sionismo”.
Il genocidio non è iniziato il 7 ottobre 2023 e continua con i piani di
annessione della Cisgiordania, la cui chiusura di tutti i valichi in entrata e
uscita, posta da Israele fino a sabato, sono un’anteprima. Tramite le
dichiarazioni di Bezalel Smotrich di “andare in guerra in Giudea e Samaria e
fare lì quello che abbiamo fatto a Gaza” si possono interpretare le più di
60mila aggressioni registrate in un rapporto dell’Anp solo negli ultimi tre anni
nei territori cisgiordani.
Fine del sionismo, ci spiega Leila dei GP, significa smettere di armare Israele,
interrompendo la complicità diretta di Italia e Europa.
Le condizioni di chi vive in questo paese non sono scollegate dalla questione
Palestinese: il costo della vita aumenta di pari passo all’aumento delle spese
militari. Per fermare la macchina bellica viene quindi indicata la centralità
dello strumento dello sciopero.
Il 30 ottobre si terrà lo Sciopero generale lanciato dai portuali di oltre 40
porti del Mediterraneo e dell’Europa, contro la guerra, il genocidio e il
riarmo.
Nella data del 7 ottobre non si possono dimenticare le persone rinchiuse in
carcere per la loro solidarietà alla resistenza palestinese come Anan Yaesh. Nè
la repressione che ha colpito chi ha manifestato come i 4 minorenni rinchiusi a
Torino per 6 mesi, uno nel Ferrante Aporti e gli altri in comunità, ora in messa
alla prova; e la richiesta di sorveglianza speciale per Stefano e Sara dalla
questura di Torino.
Ne parliamo con Leila dei Giovani Palestinesi di Bergamo:
A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal
paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità
di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.
All’istituto Lagrange, come al Regina, Giulio e Gobetti le mobilitazioni
studentesche francesi hanno squarciato il velo che impediva alle contraddizioni
di tradursi in lotta aperta.
Da rivendicazioni di edilizia alla presa di coscienza dell’attacco complessivo
alla formazione tecnica con la riforma del 4+2, il mezzo dell’occupazione si sta
consolidando come mezzo adottato dalle scuole per porre una critica complessiva
alla gestione capitalistica della scuola.
Attraverso i social i contenuti tutti politici legati alla rivolta francese
costruiscono un immaginario di rivalsa collettiva che ipotizziamo diano le
possibilità di un rilancio generalizzato di riappropriazione giovanile del
proprio protagonismo.
La crisi generalizzata causata dalla crisi a sfondo bellico si propaga, seppur
con delle specificità nazionali, in egual misura in tutti i paesi del continente
europeo.
Le contraddizioni legate al modello sociale del neoliberismo occidentale vedono
la possibilità di venire a galla e poter essere tradotte in un programma
politico concreto.
Siamo i figli della crisi, e in questo contesto, le uniche possibilità di
riappropriazione di decisionalità sulle proprie vite non possono che passare
dalla lotta.
Da Parigi si alza un urlo di lotta: sta a noi tradurlo alle nostre latitudini in
un movimento capace di mettere le nostre necessità al centro di un assalto al
presente.
Nelle scuole torinesi il messaggio è chiaro: espandere la lotta e prendersi lo
spazio politico per poter contare.
ci vediamo sulle barricate!
di Edoardo Todaro* Nel nuovo romanzo di Valerio Varesi, l’eccidio di Reggio
Emilia del 7 luglio 1960 riapre una pagina decisiva della storia italiana: la
continuità degli apparati dello Stato, …
La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in
particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico
degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e
DJ Arpon
PUNTATA SPECIALE!
INTERVISTA CON TONY VALENTINO BELLISSIMO DEI THE STANDELLS
Musick To Play In The Dark è la trasmissione condotta da Maurizio a.k.a.
Gerstein, Noisebrigade, Dr. Cancer, etc. che va in onda su Radio Blackout
105.250 il martedì dalle 23 fino a mezzanotte.
Per un’ora verrete condotti attraverso un percorso trasversale fatto da sonorità
che non si fermano ad un genere: si può passare dall’industrial alla wave,
facendo una fermata nel punk, nel death metal, nell’electro oppure anche nel
math rock.
Seguiremo le storie di chi ha fatto dei suoni non convenzionali l’espressione
della propria persona con ascolti ed alle volte con interviste.
Ci sarà uno spazio per le novità e per improvvisazioni varie.
Spegnete la luce, la musica inizia…
PLAYLIST
01 Pig “An American Ideal Of Beauty” Da “Dirt Box”
02 Salford Electronics “Siege” da “Communique”
03 Rickshaw Billie’s Burger Patrol “Follow Through” da “Ca$H Grab”
04 Actors “Dead Inside” da “Our Love Will Live Forever”
05 Damage Control & Ohmelectronic “Manifesto” da “Red Lines Ep”
06 Vanishing Twin “Sugar Stone” da “Archives”
07 Soft Vein “All We’ve Known Of Heaven” da “All We’ve Known Of Heaven”
08 Tim Horne “Requiem” da “Transmutation”
1 ora e 36 minuti anti-esistenzialisti.
Tracklist:
paul motian trio – cambodia / time and time again / wednesday
francesco giullare di dio – final cut
polysick – faraona
polysick – stadium
mahmoud guinia – moulay ahmed
two lone swordsmen – if you lose control of youself
les percussions de la montagne verte – sleep / freddo / identity
two lone swordsmen – brootle
les modernos – le direct dub
joe dassin – et si tu n’existais pas
zaltan – quartier choc