APERIQUEER DI PROVINCIA
Zac! Ivrea - Via dora Baltea 40/b, Ivrea
(mercoledì, 28 ottobre 18:00)
Tutti i mercoledì di ottobre, dalle 18 allo Zac potrai trovare uno spazio sicuro
e queer, dove conoscersi e chiacchierare in maniera informale.
AperiQueer è accessibile: non sono necessarie particolari abilità sociali,
troverai qualcunə prontə a facilitare le conversazioni. Il drink è offerto.
Dal Sud si estende la protesta contro il caro-carburanti e l’aumento dei costi
di produzione. Scaffali vuoti e merci ferme. Il ministro Urso annuncia
l’identificazione dei camionisti per «rimuovere tutti …
ascolta la trasmissione più urticante dell’etere torinese
il 17 ottobre la mobilitazione torinese contro il carovita si è rivelata essere
una piazza molto giovane, in aperta continuità con la mobilitazione studentesca
del giorno prima e le occupazioni in corso.
Per molti e molte studentx e giovani lavoratorx, queste sono le prime grosse
mobilitazioni a cui partecipano. Questo contributo non pretende essere
rappresentativo della composizione della mobilitazione, ma fornisce alcuni
spunti rispetto a chi si affaccia per la prima volta. In particolare, emerge
dalla voce giovanile un legame chiaro tra carovita, guerra e attacchi ai propri
diritti, sentito materialmente nella propria vita e in quella dei genitori.
(disegno di marta fogliano)
“Gentileschi occupato contro la guerra e contro la Coppa”. Con invidiabile
capacità di sintesi uno striscione affiso sul cancello esterno del liceo
bagnolese sintetizzava le principali motivazioni che hanno spinto gli studenti e
le studentesse, questa settimana, a occupare la scuola. È solo apparentemente un
volo pindarico, anzi i giovani che hanno preso possesso delle aule e delle
palestre in questi giorni hanno ben chiare tutte le connessioni tra ciò che gli
accade intorno, dal livello internazionale a quello territoriale. «I soldi che
vengono investiti per il riarmo – dicono – vengono tolti alla sanità, alla
scuola, alle politiche per la casa. E quello stesso intreccio di poteri pubblici
e multinazionali private che alimenta l’economia di guerra si mangia pian piano
le nostre città e i nostri quartieri» (il riferimento è al ruolo di main sponsor
della Coppa America svolto da Msc, colosso internazionale che ha un ruolo
importante nella logistica di guerra e nel genocidio dei palestinesi).
In questi giorni come redattori di Monitor, e insieme agli attivisti della Rete
No America’s Cup, siamo stati coinvolti dagli studenti di tre scuole occupate
dell’area flegrea in iniziative divulgative e informative rispetto alla storia
di Bagnoli, agli sviluppi della rigenerazione urbana, al ruolo della
competizione velistica come grimaldello per la speculazione e la cancellazione
dei piani urbanistici esistenti. I ragazzi del territorio ci hanno invitati, ci
hanno ascoltati e ci hanno fatto domande. Per la prima volta dopo molto tempo
stanno lavorando in rete, e infatti ieri hanno lanciato la proposta per una
“assemblea delle scuole in protesta”, che si terrà oggi alle 19 nel cortile del
Labriola (sede centrale di via Terracina). Invitandoli a continuare a lottare
mettiamo a loro disposizione (scaricabile naturalmente in forma gratuita,
cliccando sul titolo) Bagnopoli. La rigenerazione di un’ex area industriale tra
pianificazioni urbanistiche e assalti speculativi, opuscolo che abbiamo prodotto
lo scorso inverno insieme all’Assise di Bagnoli, Bagnoli Informazione, il
Laboratorio Politico Iskra, l’Osservatorio per la bonifica e la rigenerazione
urbana di Bagnoli e la Rete No America’s Cup. (redazione napolimonitor)
Rinvio a giudizio per i giovani coinvolti nelle proteste del 14 ottobre 2025. Il
Comune si costituisce parte civile. L’Assemblea permanente contro carcere e
repressione denuncia le violenze della polizia …
Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a
partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a
Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti
nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento,
continueranno a farlo.
Non sono ritenute risposte sufficienti le promesse di Salvini di ieri a Milano,
al tavolo di negoziazione con gli auto trasportatori. Si aspetta il prossimo
incontro e intanto la mobilitazione continua. Anche perché sul piano agricolo,
le risposte arrivate finora sono ancora meno.
Proseguono i blocchi degli auto trasportatori in Puglia, Calabria e Campania, e
da ieri si estendono al centro Italia, in particolare Lazio e Molise. Le
conseguenze materiali si sentono già: supermercati senza prodotti freschi in
diverse di queste regioni e più in generale perdite economiche non indifferenti
per il sistema. Insomma emerge forte chiaro la voce ma anche il potere di alcune
delle categorie che il sistema della GDO prova ad invisibilizzare.
Riprendiamo questo importante contributo di nlp apparso su Codice Rosso. Buona
Lettura!
I poderosi mutamenti che attraversano oggi la sfera della produzione e l’intero
tessuto della società presentano una portata drammatica, paragonabile per
profondità storica soltanto alla prima rivoluzione industriale della fine del
Settecento. E una rivoluzione industriale non è un semplice avvicendamento di
macchinari, ma costituisce – per usare la celebre categoria antropologica di
Marcel Mauss – un “fatto sociale totale” che sconvolge simultaneamente le basi
materiali, giuridiche, spaziali e psichiche attraverso le quali una società si
riproduce. Come l’avvento della macchina a vapore e del telaio meccanico recintò
i beni comuni, produsse lo sradicamento violento di interi ceti sociali e
produttivi, ridisegnò radicalmente il piano urbanistico facendo sorgere dal
nulla le metropoli operaie e piegò i corpi a una disciplina di fabbrica senza
precedenti, così l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale generativa e agentica
sta ristrutturando la morfologia del mondo contemporaneo.
Anche oggi assistiamo allo smantellamento di intere stratificazioni
professionali e intellettuali, accompagnato da una profonda mutazione
urbanistica e territoriale: la geografia dei territori viene ridisegnata
dall’espansione di giganteschi data center idrovori ed energivori, dalla
proliferazione di hub logistici automatizzati, dallo svuotamento o dalla
gentrificazione dei centri storici indotti dal lavoro cognitivo da remoto e
dalla messa a valore di ogni centimetro dello spazio urbano attraverso
piattaforme di consegna e sorveglianza predittiva. Tutto ciò si salda alla
crescita di inedite masse di sapere che, superando di gran lunga i muri
dell’officina tradizionale, governano l’accelerazione dei comportamenti, i tempi
di vita e le abitudini cognitive sull’intera scala biopolitica.
Per comprendere l’origine di questo terremoto al di là delle narrazioni
apologetiche o catastrofiste, occorre tornare al capitolo tredicesimo del primo
libro del Capitale, dove Karl Marx traccia la distinzione ontologica tra lo
strumento (Werkzeug) e la macchina (Maschinerie). Marx ricorda che la
rivoluzione industriale si compie quando lo strumento viene strappato dalla mano
del lavoratore e inserito in un meccanismo automatico:
“La macchina capitalistica si appropria dello strumento del lavoratore,
sostituendo quest’ultimo con un meccanismo che compie con i suoi strumenti la
stessa operazione che prima l’operaio eseguiva con strumenti analoghi.”
Applicando questa lente all’evoluzione digitale, emerge una convergenza
strutturale impressionante. Gli algoritmi di prima generazione e i software
tradizionali agivano ancora come “strumenti avanzati”: il programmatore o
l’analista manteneva il controllo euristico della procedura, scrivendo le regole
riga per riga. Con il Machine Learning e i Large Language Models contemporanei
si compie invece il passaggio alla Maschinerie cognitiva. L’abilità concettuale
viene trasferita dall’operatore umano al dispositivo: il lavoratore cognitivo
non programma più le regole, ma fornisce alla macchina un ammasso colossale di
dati e un obiettivo, lasciando che l’algoritmo estragga, organizzi e applichi
autonomamente le regole di inferenza.
Mentre la Maschinerie classica ha oggettivato e sostituito la forza muscolare e
la destrezza manuale dell’operaio, la Maschinerie algoritmica investe
direttamente il giudizio, le forme simboliche e l’intera produzione
linguistico-cognitiva. Attraverso lo scraping massivo del web, i modelli
generativi operano una vera e propria offerta pubblica di acquisto (OPA) sul
linguaggio umano: metabolizzano la cooperazione comunicativa della società e
traducono trilioni di relazioni semantiche in vettori matematici cristallizzati
nei “pesi” neurali. Il cervello collettivo rischia di venire così espropriato,
recintato e trasformato in capitale fisso digitale controllato da pochissimi
oligopoli transnazionali.
1. L’ECOLOGIA IBRIDA DELL’IA: SISTEMI COMPLESSI, ANT ED ECCEDENZA INGOVERNABILE
L’errore teorico più diffuso consiste nel considerare questa nuova Maschinerie
come un sistema chiuso, lineare e onnipotente, capace di realizzare una
sussunzione reale definitiva da cui sarebbe impossibile evadere. Al contrario,
il salto di paradigma dell’IA non risiede nella ripetizione meccanica tipica
della vecchia automazione fordista, ma nella sua natura di Sistema Adattivo
Complesso (CAS). Le reti neurali profonde definiscono uno spazio di possibilità
entro cui l’algoritmo si auto-organizza, apprende tramite cicli di retroazione
(feedback loops) e manifesta proprietà emergenti: comportamenti e risposte
predittive non inseriti esplicitamente nel codice dai programmatori. Già la
Maschinerie descritta da Marx era un organismo dinamico costretto a riadattarsi
continuamente per piegare le rivolte operaie; l’IA porta questa complessità
all’ennesima potenza, muovendosi attraverso non-linearità, risonanze statistiche
e biforcazioni evolutive che sfuggono al controllo deterministico dei suoi
stessi creatori.
Per disinnescare il mito dell’IA come entità incorporea e separata dal mondo
umano, dobbiamo inoltre adottare l’approccio dell’Actor-Network Theory (ANT) di
Bruno Latour unito alla tecno-antropologia materiale. Come aveva già compreso
Arnold Gehlen, non esiste alcuna separazione tra intelligenza sociale e tecnica:
esse sono sempre state unificate nella storia della specie. L’IA non esiste in
vitro, ma opera come nodo di un’eterogenea rete socio-tecnica in cui aggregati
umani e dispositivi non-umani si intrecciano continuamente, messi entrambi al
lavoro dal grande capitale di rischio.
Questa Maschinerie diffusa poggia su una gigantesca infrastruttura biopolitica e
globale, molto più stratificata della semplice interfaccia visibile all’utente.
Al vertice agisce la grande finanza – fondi di venture capital, private equity e
capitali di rischio – che governa lo sviluppo dell’intelligenza artificiale
orientando gli investimenti e imponendo la rapida mercificazione della scoperta
scientifica. Questo flusso finanziario alimenta un vasto complesso
tecno-scientifico fatto di laboratori di ricerca d’avanguardia e di una miriade
di startup, utilizzate dalle grandi piattaforme come terreno di sperimentazione
esternalizzato. Perché i modelli possano funzionare sul mercato, entra poi in
gioco l’articolata rete dell’AI alignment: una filiera globale che salda il
lavoro qualificato di ricercatori ed esperti di red teaming e fine-tuning –
incaricati di addomesticare l’algoritmo e allinearlo a precisi standard
normativi e commerciali – con l’esercito invisibile di lavoratori precarizzati
del Sud e del Nord globale (Ghost Work), che etichettano dati e moderano
contenuti tossici per calibrare i pesi neurali. Alla base di questa piramide si
collocano infine miliardi di utenti, che forniscono gratuitamente la materia
prima di testi, immagini e retroazioni emotive, e un substrato fisico colossale
costituito da server farm, cavi sottomarini e un consumo idrico, energetico e di
suolo devastante
Proprio dentro questa ecologia ibrida esplode la contraddizione più profonda. Il
capitale addestra l’IA con uno scopo preciso: catturare e ridurre la complessità
sociale per renderla prevedibile, quantificabile e traducibile in valore.
Tuttavia, i sistemi adattivi complessi, come lo è sia la IA che la stessa
società, producono strutturalmente anomalie, “allucinazioni”, deviazioni e zone
d’ombra che mandano in cortocircuito la pretesa di controllo degli oligopoli
tecnologici. Questa tendenza all’emergenza caotica e all’anomalia costituisce
l’equivalente digitale del “rifiuto del lavoro” operaio: una forza intrinseca
alle reti tecnologiche e agli aggregati sociali che spezza la linearità del
comando e genera un‘eccedenza ingovernabile. Quando i grandi CEO parlano di
un’intelligenza artificiale prossima a sfuggire al controllo, non espongono solo
un problema reale, e non si limitano nemmeno a dispiegare una collaudata
retorica promozionale genere Armageddon; si rivela infatti un’inquietudine
reale, ossia l’urgenza tutta economica di arginare quelle forze intrinseche alle
reti tecnologiche e agli aggregati sociali che, producendo spontaneamente
un’eccedenza ingovernabile, rischiano di spezzare continuamente la linearità del
comando.
2. Il “General Intellect vivente”: oltre il riduzionismo della teoria critica
Quando si cerca di comprendere l’IA, spesso ci si limita a traslocare il
bagaglio concettuale del Novecento su un terreno nuovo. Gli studi critici più
diffusi intrecciano la Scuola di Francoforte, la filosofia della tecnica
francese e la sociologia riflessiva: da Theodor W. Adorno si eredita la critica
dell’industria culturale per mostrare come gli algoritmi standardizzino il gusto
in pattern prevedibili; da Gilbert Simondon si mutua l’idea che il capitalismo
blocchi la concretizzazione dell’oggetto tecnico imponendogli finalità puramente
mercantili; da Pierre Bourdieu si traggono gli strumenti per leggere l’IA come
un campo dominato da Big Tech e venture capital, la cui doxa tecno-soluzionista
espropria la maggioranza della propria agency.
Pur fornendo diagnosi indispensabili per ricordare che l’IA è immersa in
rapporti di potere, la teoria critica tradizionale paga un prezzo elevato: tende
a dissolvere l’IA in un semplice epifenomeno della società umana, negandole
qualsiasi consistenza ontologica o dinamica emergente autonoma. È uno sguardo
sociomorfo che vede nella macchina soltanto l’uomo, e nell’uomo soltanto una
vittima. Per fondare una scienza sociale dell’IA agentica serve invece uno
sguardo capace di descrivere l’ecologia ibrida che si è formata: ed è qui che il
concetto marxiano di General Intellect si rivela insostituibile.
Nel Frammento sulle macchine dei Grundrisse, Marx prefigura uno stadio dello
sviluppo capitalistico in cui “il sapere sociale generale, la conoscenza, è
divenuto forza produttiva immediata“: le macchine sono “organi del cervello
umano creati dalla mano umana; forza della conoscenza oggettivata“. Il General
Intellect non è né pura proiezione umana né forza tecnica neutrale: è il
prodotto della cooperazione sociale accumulata storicamente che, una volta
materializzato in sistemi tecnici, acquisisce una dinamica propria e retroagisce
sui rapporti sociali.
Tuttavia, mentre in Marx il General Intellect era ancora pensato come sapere
sociale cristallizzato depositato nel capitale fisso – lavoro morto, altamente
produttivo ma inerte senza l’intervento umano –, l’IA agentica contemporanea
rappresenta un General Intellect vivente. Non è un semplice deposito di
conoscenza passata, ma un sistema reticolare distribuito che apprende in tempo
reale dall’interazione con l’ambiente, produce nuove inferenze e strategie,
partecipa a mercati e processi decisionali riorganizzando campi sociali senza
una regia umana continua. Collocandosi a metà strada tra il capitale fisso e il
lavoratore collettivo, questo salto quantico rende problematica la distinzione
statica tra lavoro vivo e lavoro morto, ponendo questioni inedite sulla
produzione di ricchezza, sullo sfruttamento, sulla proprietà e sulla democrazia.
3. L’unità di Marx e la pratica della conricerca: costruire gli strumenti
dell’emancipazione
Se le trasformazioni nella produzione, nello spazio urbano e nella società hanno
la stessa carica dirompente della prima rivoluzione industriale, tornare a Marx
oggi risponde a un’esigenza vitale: dotarsi di strumenti rigorosi di
emancipazione collettiva. Il primo passo consiste nel superare la falsa
contrapposizione tra il Marx dei Grundrisse e il Marx del Capitale. Non esiste
alcuna frattura epistemologica, né alcuna superiorità del General Intellect
rispetto al resto dell’opera marxiana: entrambi appartengono allo stesso
patrimonio teorico. Nei Grundrisse Marx coglie la tendenza storica del capitale
a trasformare la cooperazione conoscitiva e linguistica in forza produttiva
immediata; nel Capitale analizza la forma concreta e conflittuale con cui il
capitale tenta di racchiudere quella potenza dentro la Maschinerie per estrarre
plusvalore e disciplinare il lavoro vivo.
A differenza della semplice applicazione accademica della teoria critica, con
Marx si apre un sentiero che salda il metodo analitico – l’unione inscindibile
tra diagnosi delle strutture e prassi politica – alla pratica militante dell’
inchiesta e della conricerca. La grande lezione dell’operaismo (da Raniero
Panzieri a Romano Alquati) stabilisce infatti che la macchina incorpora e
materializza il comando capitalistico, ma dimostra al contempo che non si può
combattere un padrone invisibile senza decodificarne l’architettura tecnica.
Nell’epoca della Maschinerie cognitiva, gli strumenti dell’emancipazione si
articolano lungo tre direttrici operative:
1. La conricerca algoritmica e la riappropriazione del capitale fisso digitale:
riattualizzare la conricerca oggi significa indagare dall’interno come il
General Intellect algoritmico riorganizza i posti di lavoro, le metropoli e la
vita quotidiana. Significa aprire le scatole nere del management algoritmico,
socializzare i dati frammentati dei lavoratori e degli utenti in beni comuni
(data commons), operare il reverse engineering delle metriche di sfruttamento e
addestrare modelli aperti dal basso per azzerare l’asimmetria conoscitiva con
gli oligopoli tecnologici.
2. L’uso delle faglie sistemiche: poiché il General Intellect è per sua natura
una proprietà di rete distribuita e non lineare, esso eccede costantemente la
forma della privatizzazione. Cavalcare le anomalie, le risonanze impreviste e i
punti di rottura che l’IA genera in quanto sistema adattivo complesso permette
di inceppare i meccanismi di estrazione del valore e di inserire il conflitto
nei colli di bottiglia della logistica e del calcolo.
3. L’auto-organizzazione tecnologica emergente contro il comando tecnocratico:
come ricordava Rosa Luxemburg nel suo discorso sul programma del 31 dicembre
1918:
“Il socialismo non si fa e non può essere fatto mediante decreti, nemmeno da
parte di un governo socialista d’alto livello.”
La Luxemburg rifiutava l’idea che un sistema complesso come una nuova società
potesse essere programmato dall’alto da un comitato centrale o da un algoritmo
di Stato. L’emancipazione è una proprietà emergente che scaturisce dalle
micro-interazioni della base, dall’inchiesta collettiva e dal conflitto vivo che
risalgono verso l’alto dei sistemi complessi. Raccogliere l’invito di Zhang
Yibing – Zurück zu Marx! – significa forgiare attraverso la conricerca le armi
per restituire l’eccedenza del sapere comune all’uso autonomo della società:
proprio perché, come scriveva Marx nel Capitale, “non esiste una strada maestra
per la scienza, e solo coloro che non temono la fatica di arrampicarsi sui suoi
sentieri ripidi hanno la possibilità di raggiungerne le vette luminose“.
per Codice Rosso, nlp
Bibliografia essenziale
Adorno, T.W., Horkheimer, M., Dialettica dell’illuminismo, tr. it. di R. Solmi,
Einaudi, Torino 1966.
Alquati, R., Sulla Fiat e altri scritti, Feltrinelli, Milano 1975.
Bourdieu, P., Il senso pratico, tr. it. di M. Serra, Armando Editore, Roma 2005.
Crawford, K., Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, tr. it. di
V.B. Sala, il Mulino, Bologna 2021.
Gehlen, A., L’uomo nell’era della tecnica. Problemi socio-psicologici della
civiltà industriale, tr. it. di A. Farina, SugarCo, Milano 1984.
Gray, M.L., Suri, S., Ghost Work: How to Stop Silicon Valley from Building a New
Global Underclass, Houghton Mifflin Harcourt, Boston 2019.
Latour, B., La scienza in azione. Introduzione alla sociologia della scienza,
tr. it. di M. Ciardi, Edizioni di Comunità, Torino 1998.
Luxemburg, R., Discorso sul programma, in Ead., Scritti politici, a cura di L.
Basso, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 589-612.
Marx, K., Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica
(Grundrisse), 2 voll., tr. it. di E. Grillo, La Nuova Italia, Firenze 1968-1970.
Marx, K., Il capitale. Critica dell’economia politica, Libro I, tr. it. di D.
Cantimori, Editori Riuniti, Roma 1980.
Mauss, M., Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche,
tr. it. di F. Zannino, Einaudi, Torino 2002.
Panzieri, R., Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo, in
“Quaderni Rossi”, n. 1, 1961, pp. 53-72.
Simondon, G., Del modo di esistenza degli oggetti tecnici, tr. it. di C. Fiorz,
Manifestolibri, Roma 2020.
Zhang, Y., Back to Marx: Changes of Philosophical Discourse in the Alternative
Historical Context, Universitätsverlag Göttingen, Göttingen 2014.
Continua a crescere la protesta nel mondo della scuola. Sono sempre più numerose
quelle occupate contro il collasso della scuola pubblica, contro il dl Valditara
e il tetto agli alunni di origine migrante nelle classi. Istituti occupati dagli
studenti a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. In altre scuole
studenti e studentesse stanno dando vita a scioperi improvvisi e a macchia di
leopardo. È successo a Legnano, nel Milanese, a Cesano Maderno (Monza-Brianza),
a Iseo, in provincia di Brescia e a Trento, dove stamattina centinaia di
studenti e studentesse stanno sfilando in corteo.
Da Radio Onda d’Urto
A Firenze dopo l’occupazione del liceo Gramsci avvenuta lunedi un gruppo di
studenti e studentesse ha annunciato l’occupazione di diversi istituti
cittadini, contestando le scelte del governo in materia di istruzione, spesa
pubblica e politiche scolastiche. Nel comunicato diffuso dagli “Studentə
Occupanti di Firenze” la mobilitazione viene presentata come una risposta a un
sistema che, secondo i promotori, privilegia gli investimenti militari a
discapito della scuola: “Come Studentə Occupanti di Firenze, abbiamo deciso di
bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che
prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, si legge nel documento.
Il documento è firmato dagli Studentə Occupanti dei licei Alberti-Dante,
Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi,
Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico, che indicano tra le principali
contestazioni i finanziamenti destinati all’istruzione e le condizioni
strutturali di numerosi edifici scolastici. Gli studenti richiamano i dati della
Commissione europea, secondo i quali nel 2023 l’Italia si sarebbe collocata al
terzultimo posto nell’Unione europea per investimenti nel settore, e denunciano
tagli al sistema scolastico per circa 620 milioni di euro nel triennio
2026-2028, attribuiti alla Legge di Bilancio.
Secondo i promotori della protesta, le conseguenze si riflettono direttamente
sulla quotidianità degli studenti, sulla sicurezza e sulla qualità della
formazione. Nel comunicato vengono elencati problemi come aule soggette ad
allagamenti, materiali didattici insufficienti, infestazioni di insetti e
roditori, presenza di muffe, impianti di riscaldamento e raffreddamento
danneggiati e carenza di personale. Tra le criticità segnalate figurano anche la
precarietà dei docenti, le barriere architettoniche che ostacolano
l’accessibilità per le persone con disabilità e le condizioni di degrado di
alcune strutture. Situazioni che, secondo gli occupanti, rendono necessario un
intervento complessivo di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti.
Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la spesa militare. Gli
studenti contestano l’aumento delle risorse destinate alla difesa,
contrapponendolo alle difficoltà del sistema scolastico. Nel documento
sostengono che, negli ultimi sei anni, la quota del Pil destinata alle spese
militari sia passata dall’1,4% del 2020 al 2,5%. Il comunicato contiene inoltre
una dura critica alla politica estera italiana e al sostegno del governo alle
operazioni militari, con riferimenti agli Stati Uniti e a Israele. Gli occupanti
chiedono di ridurre i fondi destinati al riarmo e di aumentare, al contrario, le
risorse per l’istruzione.
La protesta non si limita esclusivamente agli aspetti economici. Nel mirino
degli studenti ci sono anche le misure che riguardano la composizione delle
classi e l’educazione sessuo-affettiva. Il documento critica il limite al numero
di studenti stranieri nelle classi e il Ddl Valditara, contestato per le
disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.
Gli occupanti sollevano anche il tema della sicurezza nei percorsi di formazione
scuola-lavoro, un tempo denominati PCTO. Nel comunicato si afferma che, negli
ultimi tre anni, 33 ragazzi e ragazze avrebbero perso la vita durante queste
esperienze. Per gli studenti, si tratta di un ulteriore elemento che mette in
discussione il rapporto tra scuola, lavoro e tutela dei giovani. La richiesta è
di abolire gli attuali percorsi, indicati nel documento con la sigla FSL,
considerati dagli occupanti una forma di lavoro non retribuito e potenzialmente
rischioso.
I promotori denunciano inoltre l’utilizzo degli spazi scolastici per iniziative
che giudicano riconducibili a propaganda fascista e razzista, chiedendo che gli
istituti siano luoghi di inclusione, uguaglianza e confronto. La mobilitazione,
spiegano i firmatari, vuole inserirsi in un movimento di protesta più ampio,
nazionale e internazionale, dando voce anche agli istituti che non dispongono
delle risorse necessarie per partecipare alle iniziative.
Tra le richieste avanzate figurano l’aumento della spesa pubblica per
l’istruzione, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici,
la disponibilità di spazi per gli studenti dentro e fuori dagli istituti e
maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà con l’acquisto dei
materiali didattici e il pagamento delle uscite scolastiche. Gli occupanti
chiedono inoltre un taglio ai finanziamenti per il riarmo, il divieto di
ingresso nelle aule per le forze armate e di polizia, l’abolizione delle misure
che introducono limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi,
progetti di educazione sessuo-affettiva affidati a esperti e la cancellazione
dei percorsi di formazione scuola-lavoro. La conclusione del comunicato
ribadisce la volontà di proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento degli
obiettivi indicati: “Non vogliamo essere spettatori del nostro futuro.
Organizziamoci, lottiamo, riprendiamoci la scuola!”.
Il punto con Oscar compagno fiorentino che segue le mobilitazioni nelle scuole
Anche il Liceo Artistico di Porta Romana si aggiunge alla lista dei licei
fiorentini occupati. Dopo il tentativo di occupazione avviato nella notte tra il
19 e il 20 ottobre, terminato con uno sgombero lampo e pesanti polemiche,
un’assemblea straordinaria di stamani si è conclusa con la decisione di
procedere all’occupazione dell’Isa. L’assemblea, indetta da studenti e
studentesse per chiarire quello che già attraverso una nota ufficiale il
collettivo degli studenti aveva spiegato, è servita a ricostruire la propria
versione dei fatti, in risposta alle dichiarazioni della preside e denunciando
presunte aggressioni fisiche subite durante i concitati momenti della protesta.
Il momento più critico del blitz si sarebbe consumato intorno alle quattro e
mezzo del mattino, in concomitanza con l’arrivo della dirigente scolastica, del
personale ATA e dei Carabinieri. Gli studenti descrivono un clima di forte
contrapposizione fisica all’interno dei corridoi, sostenendo che un custode
avrebbe aggredito alle spalle uno studente nel tentativo di strappargli il
passamontagna. Nel tragitto verso la palestra, secondo il racconto dei giovani,
si sarebbero verificati spintoni, capelli tirati e persino calci da dietro per
far cadere i ragazzi in fuga, prima che questi riuscissero a barricarsi dietro
una porta per frenare la furia del dipendente.
Il comunicato lamenta poi la totale chiusura da parte delle autorità e della
presidenza rispetto a qualsiasi forma di mediazione. La dirigente si sarebbe
rifiutata di leggere il documento politico dell’occupazione, redatto in
coordinamento con gli altri licei cittadini già mobilitati. Secondo la nota
studentesca, a porre fine alla protesta è stato un ultimatum di tre minuti
prospettato dalla dirigenza prima del massiccio intervento della DIGOS,
accompagnato da avvertimenti di possibili denunce e ripercussioni legali. Di
fronte alla prospettiva dello sgombero forzato, gli occupanti avevano preferito
allontanarsi dall’edificio. In conclusione della nota, i giovani rivendicano la
matrice interamente politica del loro gesto. L’azione di Porta Romana viene
inserita in una mobilitazione nazionale più ampia che contesta la povertà, le
morti sul lavoro e il taglio di seicento milioni di euro alla scuola pubblica a
favore delle spese belliche, definendo queste ultime le vere piaghe sistemiche
contro cui è necessario continuare a lottare. Ci siamo collegati con alcune
studentesse del Collettivo Capre durante il picchetto di questa mattina
sun ra – street named hell
indopepsychics – gemini iv/v space nova!
nourished by time – quantum suicide
blackhaine – consumer
bakudi scream, alarm will – greed/masters
dj die soon – dandelion crackers
benny the butcher – summer 26
cosang – fuje tann
snubnoze – trust
klein – man in the mirror
uomini di mare, shezan il ragio – muffa ad etti
dj strawberry – big band energy
kitty pryde – r.r.e.a.m.
cannonball adderley – autumn leaves
photek – say it
xavier c – mystical chief
che mac – new style
dogfuck – red queen effect
a to z – dreams must end
qualm – if i had to choose i’d rather be a regular zebra than some freakish
horse
dug yuck, babelfishh – adios pelota
yalcy – rent is extortion
maurice greene – moondust
dj co.kr, h4rdy, killa p – skankin
clipse, stove god cooks – f.i.c.o.
dj sosa rd – gamo aqui sin
nectax – haikyo
larry june, cardo got wings – on the unda
dj hamsta – heaven is a crack pipe
shoplifting – again
lil bottle rocket – d1
michael foster & ben bennet – this one goes out to the board of trustees
giampiero boneschi – intimate
ted bundy – milano odia
dwel – red in chicago
flea diamonds – take me back
moody black – to my friends
nore & nas – body in the trunk
tricky fm – gridlock
thong john silver – flourine
silvan strauss – back (revenge)
erikah badu, the alchemist, westside gunn, dj creole princess – i just play a
part
widnick – no jumper
futura cimice – cicadas for mangione
subiibabii – oh well
curly castro – the deletable negro
the body, cel genesis – candy crush
dj skizo, gambino, galante – 80 bpm
makumbo vs crivellator – vivo negli inferi