La musica degli Assalti Frontali ci ha accompagnato in mille cortei e in mille
lotte durante questi anni.
Grazie alla chiacchierata telefonica con Militant A ne abbiamo ripercorse
alcune, ma abbiamo anche parlato di quelle di oggi con tutte le differenze del
caso.
Molto contenti di averlo ospitato ai nostri microfoni in attesa di ascoltarlo
cantare sabato 14 marzo al CSOA Gabrio.
Qui trovate tutta la puntata di Metix Flow e nella traccia successiva solo
l’intervista.
Buon ascolto!!
Tentare di decrittare la guerra israelo americana contro l’Iran senza ricorerre
a categorie psicoanalitiche è impresa ardua. La dicotomia semplicistica dei
buoni contro i cattivi, che discende dalle rappresentazioni hollywoodiane dei
nemici come sempiterni cattivi senza sfumature, è stata utilizzata fin dai tempi
di Reagan che parlava dell’Unione sovietica come l’impero del male pensando di
essere sul cast di “Guerre stellari”. Nell’ora più buia che stiamo vivendo si
aggiunge un’ aggravante ulteriore costituita dalla overdose di fondamentalismo
che permea le menti dei protagonisti di questa guerra. La deriva messianica
sionista è stata ampiamente constatata durante il massacro di Gaza non fosse per
i deliri di Netanyahu che paragonava i gazawi agli amaleciti ,un antico popolo
che fu sterminato dagli Israeliti per ordine biblico divino (bambini, neonati,
animali e donne incluse), che abitava il Negev .L’ossessione fondamentalista
evangelica che impera nell’amministrazione americana ha oltre che in Trump
sostenuto apertamente dai pastori evangelici, validi interpreti in Hegseth a
capo del ministero della Difesa ,pardon della guerra ,uno psicopatico
suprematista che invoca una nuova crociata e in Rubio il neocon che si presenta
in televisione con una croce sulla fronte il mercoledì’ delle ceneri. Anche JD
Vance non è esente da una visione suprematista ultracattolica che auspica
un’America cristiana, bianca, tradizionalista, chiusa al mondo e guidata da una
presunta missione divina. A queste considerazioni si sommano le perplessità
sullo scopo della guerra contro l’Iran, le difficoltà dell’ammnistrazione Trump
a gestire le conseguenze globali di un’aggressione che si pensava portasse ad un
rapido cambio di regime. Questa sottovalutazione probabilmente deriva dal fatto
che i decisori all’interno delle strutture militari americani si sono formati
in un epoca post guerra fredda in cui gli Stati Uniti sembravano gli unici
regolatori globali in grado di esercitare una potenza militare senza avversari.
Finita questa fase e di fronte ad una guerra non più asimmetrica con uno stato
come l’Iran strutturato e con un esercito organizzato ,con uno scenario globale
che vede l’emergere della potenza cinese e alla fine del ciclo imperiale
americano le mutate condizioni stanno mettendo in crisi le capacità
dell’apparato militare americano .
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio studioso dei paesi dell’Europa orientale ed
analista di questioni strategico militari.
Ambiguità ed equilibrismi per gli stati a maggioranza musulmana sono passaggi
inevitabili dopo l’aggressione degli yankee-sionisti. Da un lato vengono
scombinate alleanze che si erano andate a costituire, o almeno molte
cancellerie a Oriente di Tehran vengono poste in imbarazzo sia per le
conseguenze del più probematico approvvigionamento di idrocarburi, sia per
obblighi, o attese derivanti da accordi di reciproco aiuto o di schieramento.
Con Emanuele Giordana, aprodato a Bangkok nel suo pellegrinaggio attraverso i
territori del Sudest asiatico, abbiamo considerato innanzitutto la situazione
della guerra inopinatamente esplosa nelal sua recrudescenza lungo la Durand Line
tra il Pakistan, stufo dell’ausilio dato ai talebani del TTP dai “cugini” afgani
ormai al potere da 5 anni, proprio grazie all’appoggio di Islamabad. Una
situazione resa complessa dall’appoggio indiano ai talebani di Kabul, ma anche
dal patto di mutuo soccorso siglato dal Pakistan con l’Arabia Saudita, all’epoca
considerato nel suo valore di ombrello nucleare ottenuto dai sauditi e ora
invece si ribalta in un inestricabile rebus per una nazione musulmana e vicina a
Tehran, il cui debito è detenuto dal recente alleato, grande nemico del regime
iraniano.
Una situazione analoga si sta vivendo in Indonesia che ha anche ritardato a
esprimere il cordoglio per la morte di Khamenei – sollevando contro Prabowo il
disappunto di molti indonesiani – e si trova tra l’incudine della fedeltà agli
Usa (e al timore dei dazi di Trump) vs la solidarietà dovuta a un paese
musulmano sotto attacco imperialista giudaico-cristiano. Le prime consegenze
dell’avventata mossa di Trump-Netanyahu è che salterano gli AbrahamsAccord,
l’adesinoe dell’Indonesia al Board of Peace e l’invio di 8000 militari
d’interposizione a Gaza. Non male come primo effetto delal guerra lampo contro
gli ayatollah.
Nel resto del Sudest asiatico la preoccupazione è molta per la carenza di
energia dei paesi minori, mentre la Cina, che poteva venire considerata
l’obiettivo di una guerra mediorientale, si trova nella condizione di poter
reggere più di 6 mesi grazie alal pianificazione e allo stoccaggio di ingenti
quantità di petrolio. Un problema non di poco conto saranno le migliaia di
sfollati e migranti che si riverseranno fuori dagli scenari di guerra e dei
bombardamenti, senza considerare il tracollo dele borse, in particolare in India
Corea, e soprattutto Giappone. Un punto di vista ancora più da incubo per
un’area ancora più vasta di quella in cui le basi americane nel Golfo vengono
prese di mira nei paesi limitrofi all’Iran, allargando verso Est l’estensione
del conflitto, sempre menno circoscritto.
Si sta definendo un complesso militare, tecnologico e finanziario con al centro
l’intelligenza artificiale che incontra le esigenze di aziende e start up
affamate di utili che ancora non arrivano e inquiete per una prossima bolla
speculativa. Assistiamo ad una ipercapitalizzazione (solo Nvidia capitalizza
4600 miliardi di dollari) a fronte di un alto tasso d’indebitamento e profitti
ancora non all’altezza degli investimenti.
Il ruolo da monopolista della maggior produttrice di microprocessori di Nvidia
rischia di essere intaccato da altri produttori di chip specifici per compiti
differenziati come i TPU di Google in uno scontro d’interessi nel quale
s’inserisce il caso Anthropic .Il Pentagono ha definito la società di Amodei
“un rischio per la catena di approvvigionamento” nonostante il contratto da 200
milioni di dollari già stipulato. Il rifiuto di Anthropic di consentire l’uso
del suo sistema definito “Claude” d’intelligenza artificale generativa per la
sorveglianza di massa e per le armi autonome senza supervisione umana ha portato
ad una rottura con il Pentagono ,ma non fa certamente Anthropic un modello di
etica considerando i contratti di collaborazione già in essere anche con
Palantir.
E’ sempre più difficile districare l’utilizzo dual use dell’intelligenza
artificiale ,gli usi civili da quelli militari. Molte applicazioni che
utilizziamo frequentemente derivano da progetti che rispondevano ad esigenze
miitari ,lo scontro con la Cina si gioca anche sulle capacità di produrre
microprocessori avanzati nonostante le limitazioni imposte a Pechino dalle
restrizioni commerciali americane. Gli investimenti massicci del progetto “Star
link” evidenziano un gigantismo nordamericano che comporta la costruzione di
enormi data center estremamente energivori che rischiano anche di diventare in
un contesto bellico obiettivi militari.
Di questo e altro ne parliamo con Daniele Signorelli giornalista freelance di
“Guerre di rete” progetto di informazione su cybersicurezza, sorveglianza,
privacy, censura online, intelligenza intelligenza artificiale.
Questo venerdì sono state pubblicate le Osservazioni del Comune di Avigliana
riguardanti la nuova tratta nazionale Avigliana – Orbassano della “futura” linea
Torino Lione. I documenti sono consultabili liberamente sull’albo […]
The post Cronache dalle “Terre di Mezzo”: Dossier sugli aggiornamenti della
tratta Avigliana-Orbassano first appeared on notav.info.
Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero
offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al
Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di
colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui
viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.
L’8 marzo scorso l’isola che si trova a 25 km di distanza dalle coste iraniane e
a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz era stata al centro di una lunga
missione di intelligence, riconoscimento e sorveglianza di un drone MQ-4C
“Triton” (reg. 169804 – c/s VVPE804) di US Navy decollato dalla stazione
aeronavale di Sigonella.
Dopo aver attraversato tutto il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo senza
pilota si era diretto inizialmente verso le coste nordorientali iraniane per
sorvolare il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture
della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio.
Successivamente il “Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del
drone può essere servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e
raccogliere dati d’intelligence per gli approcci marittimi verso l’isola di
Kharg”, hanno commentato gli analisti del sito specializzato ItaMilRadar.
L’attacco di stanotte conferma l’importanza strategica delle operazioni eseguite
la scorsa settimana dal drone partito da Sigonella. Senza il preventivo
monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti dei caccia USA inviati
sull’Isola da Centcom.
L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta che sarebbero state almeno una
quindicina le esplosioni a Kharg. Nello specifico sarebbero state colpite una
postazione di difesa aerea, una base navale, la torre di controllo
dell’aeroporto e l’hangar di una compagnia petrolifera offshore. Il raid avrebbe
pertanto risparmiato le infrastrutture petrolifere ospitate nell’isola.
“Ho scelto di non spazzare via le infrastrutture petrolifere di Kharg”, ha
dichiarato Donald Trump. “Se l’Iran o altri dovessero interferire nel passaggio
libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Le infrastrutture petrolifere dell’isola furono totalmente distrutte
nell’autunno del 1986 dalle forze irachene nel corso della lunga e sanguinosa
guerra Iran-Iraq. Secondo fonti di stampa statunitensi il Pentagono starebbe
vagliando l’ipotesi di inviare un commando speciale per occupare l’isola ed
impadronirsi del terminal petrolifero. Anche in quest’ottica può essere letta la
missione dell’8 marzo dell’MQ-4C “Triton” di Sigonella. Con buona pace del
governo Meloni-Tajani-Crosetto e del Consiglio Supremo di Difesa presieduto da
Sergio Mattarella che continuano ad affermare ipocritamente l’estraneità
dell’Italia dal conflitto scatenato da USA ed Israele contro l’Iran e l’uso
delle basi militari da parte degli alleati per mere funzioni tecnico-logistiche.
MOTEUR RAOUL, MOTEUR!
L’entusiasmo di tutti i giovani dalla fine degli anni Cinquanta a oggi – e in
particolare i cinefili sempreverdi e anarcoidi – sta tutto in quella carica
compresa nell’invito all’operatore di riprendere la realtà filmica in quanto
pregna di realtà, che il genio Godard pone nel desiderio di esprimere finalmente
pure lui sullo schermo quella contravvenzione alle regole che da sempre prorompe
dietro l’etichetta “Nouvelle Vague”.
Linklater è senz’altro parte di questa schiera di appassionati di quel cinema,
né di papà, come dicevano i redattori dei “Cahiers du Cinéma”, né del cinema
delle major hollywoodiane, a cui come prestatore d’opera conferisce il proprio
mestiere, per poi realizzare i film che gli stanno a cuore; e lo fa con la
passione che tutti i boomer come lui provano verso pellicole come À bout de
souffle. Il suo film intitolato come il movimento cinematografico nato in quella
Parigi che preparava il ribaltamento delle convezioni è pensato come una sorta
di making of del primo capolavoro di Jean Luc Godard, ricalcando le scene con
tenerezza e nostalgia, attribuendo un omaggio acritico a quel mondo che si
affanna a ricostruire con precisione, offrendolo a tutti gli amanti di quel
cinema francese come se si venisse catapultati nella “realtà filmica” di quelle
tre settimane dell’estate 1959; immersi nei giochi relazionali della scanzonata
crew del film che avrebbe rivoluzionato il modo di fare cinema e di percepire la
realtà negli anni a venire.
Erano giovani che avevano vissuto la Seconda guerra mondiale, inviati poi come
colonizzatori in Algeria; intellettuali amanti dell’altro cinema americano
(Nicholas Ray, Bogey, Hitch…), o dei noir à la Melville e delle pellicole del
maestro Bresson, per la redazione dei “Cahiers” Rossellini era un idolo, per il
neorealismo che li ispirava. Il fumo delle sigarette che avvolgeva il set erano
anche metafora della Exception culturelle: pur amando certo cinema americano, la
rilevanza della cultura europea– e francese in particolare – era sottolineata
con prepotenza e si poteva cogliere anche nella predilezione delle marche di
sigarette, o nella protagonista Jean Seberg, americana e diversamente libera
rispetto al principale attore parigino Jean-Paul Belmondo.
L’operazione ricostruzione un po’ nostalgica è riuscita perfettamente. Ma
aderendo alle motivazioni messe in scena – ed è abbastanza evidente che il
regista texano ha introiettato la teoria dei “Cahiers” – probabilmente JLG si
sarebbe aspettato che non si procedesse a un racconto lineare e a una
ricostruzione pedissequa dello spirito della Nouvelle Vague attraverso la
ricostruzione del set di Fino all’ultimo respiro, ma che Linklater ricreasse una
situazione di reale spaesamento rispetto alle forme narrative ormai in uso da
più di sessant’anni, cogliendo l’occasione per proporre nuove interpretazioni
attuali di un racconto Nouvelle Vague. Ma forse da un lato le rivoluzioni
culturali sono appannaggio di chi ha meno di 30 anni e… l’eccezione culturale è
ancora un ostacolo invalicabile.
RIMANDATO BENEFIT PRIGIONIERI PALESTINESI
Balòn - Piazzetta Borgo Dora
(sabato, 14 marzo 11:00)
Causa pioggia rimandato a sabato 21 marzo
La brutta notizia della tua scomparsa è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Questa mattina leggevamo su molte testate giornalistiche di un terribile
incidente d’auto a Villardora e mai […]
The post CIAO FRANCONE, grande gigante generoso first appeared on notav.info.
Pubblichiamo un nuovo capitolo del convegno di Viterbo dello scorso 8 febbraio:
Anche con audio su
https://sabotiamolaguerra.noblogs.org/post/2026/03/12/israele-ue-relazioni-tecnologiche-e-plasmazione-della-repressione/
Qui in pdf: plasmazione della tecnologia e repressione – corretto (1)
Israele-UE: relazioni tecnologiche e plasmazione della repressione
Un saluto a tutti i presenti, mi dispiace di non essere potuto venire per
ascoltare anche gli altri interventi.
Sono Francesco Cibele di Radio Blackout. Cercherò di delineare alcune modalità
di interferenza tra apparato tecnico militare sorvegliante israeliano e apparati
repressivi europei. Ovviamente, come oramai è già stato definito in modo molto
chiaro, Israele utilizza i territori palestinesi come laboratorio di ricerca,
sviluppo, perfezionamento e marketing dei suoi prodotti, sia in ambito bellico,
sia sorvegliante. La letalità e la sorveglianza di fatto si fondono
costantemente. Sappiamo anche benissimo che questa unità di signal intelligence,
sorveglianza avanzata dell’esercito israeliano, l’ “unità 8200” è anche un
incubatore di startup. La sua finanziaria si chiama 8200 EISP (Enterpreneurship
and Innovation Support Program) finanzia startup per veterani e veterane
dell”‘unità 8200″. Questi aspetti, appunto, li diamo abbastanza per scontati.
Cerchiamo di andare a vedere come operino intanto a livello di plasmazione
determinate aziende. Non facciamo un elenco, ma stiamo cercando di osservare più
che altro delle traiettorie di trasformazione e in parte anche come operi la
formazione, la cooperazione tra apparati repressivi e via dicendo. Intanto è
chiaro che Israele, al di là degli accordi di cooperazione militare, quindi
degli accordi con i governi di turno, seppure dotati di una certa stabilità, e
gli accordi con le forze dell’ordine per la formazione, soprattutto in ambito di
antiterrorismo, cyber-sicurezza e via dicendo, abbia una fortissima diplomazia
industriale all’opera. Non c’è bisogno dei governi che stringono accordi:
Israele porta avanti una diplomazia sotterranea con accordi industriali,
sostanzialmente sia di partnership con aziende del settore, sia di presenza
proprio di stabilimenti delle sue aziende in altri paesi. Pensiamo a tutto il
caso di Elbit System nel Regno Unito, dove si crea questa rete di diplomazia
industriale sostanzialmente molto forte.
Al di là di questo, Israele accede ai fondi europei per la ricerca e questo è un
aspetto molto importante. Israele e le aziende militari, anche israeliane,
accedono ai fondi europei Horizon. Diciamo che Israele, associato ai programmi
quadro di ricerca e innovazione europei dal ’96, inizia a partecipare agli
accordi e ai programmi Horizon (quindi finanziati con i fondi Horizon) dal 2014.
I programmi Horizon spaziano in diversi generi di contesti, vanno dal medicale
all’ambientale, alle tecnologie ambientali, al restauro, alla farmaceutica,
eccetera. Quelli che ci interessano maggiormente sono l’ambito della robotica e
dell’informatica. Dicevamo che formalmente i programmi militari non possono
entrare all’interno dei finanziamenti Horizon. Eppure aziende militari
israeliane riescono a bypassare questi limiti. Per esempio, c’è un programma di
Elbit System che si occupa dello sviluppo di head-up display (quindi di visori
che sovrappongono dati alla realtà) che è passato all’interno del capitolo
“Sfide della società – Trasporti green” e via dicendo: come se fosse una
tecnologia neutralmente applicabile all’aeronautica. Elbit System, Israeli
Aerospace Industries e altre compagnie di scala diversa dell’apparato
tecnomilitare israeliano partecipano a questi programmi finanziati dai fondi
europei. In particolare, riescono a entrare proprio aziende militari,
soprattutto all’interno del portafoglio dell’Internal Security Fund e del Civil
Security for Society; sono fondi che si occupano di finanziare ricerca
tecnologica in ambito di sorveglianza interna e controllo delle frontiere,
quindi biometria, varchi biometrici alle frontiere, accoppiamento di dati
raccolti dal volto di una persona rispetto al suo storico di documenti e altre
informazioni che riguardano l’individuo.
Al di là di questo, appunto, già si evidenzia molto chiaramente come ci siano
delle aree veramente molto liminali tra guerra e repressione. Queste aziende
sono settore bellico sorvegliante: sostanzialmente si occupano di tecnologie
applicate sia alla letalità sia al controllo e alla repressione.
I programmi dual-use di Horizon non sono solo quelli degli esempi citati dove
hanno partecipato aziende israeliane, ma anche contesti quasi incredibili da
raccontare: cioè programmi per l’antincendio, droni che calcolano la traiettoria
di caduta di oggetti dall’alto: “liquidi antincendio” ovviamente… Peccato che
siano aziende come Israely Aerospace Industries che si occupano poi di fare
cadere esplosivi addosso alla popolazione di Gaza.
Altri programmi molto importanti sono quelli che riguardano la robotica e
l’informatica. Attualmente sono in corso diverse partecipazioni di Israele nei
programmi finanziati dai pacchetti dei fondi Horizon (che potete trovare su
Cordis, che è il portale in cui vengono pubblicati tutti i progetti e i loro
avanzamenti) dove Israele partecipa a diversi progetti in ambito di quantum
computing e soprattutto di crittografia. Perché è importante la crittografia?
Come i Large Language Models, i chatbot sostanzialmente, programmi importanti
perché fanno parte dell’arsenale operativo israeliano per modificare, diciamo,
il consenso attraverso la moltiplicazione di pareri, opinioni favorevoli online
attraverso chatbot e via dicendo… ma soprattutto perché la maggior parte dei
prodotti che Israele vende all’apparato repressivo riguardano proprio il
“bucare” le protezioni dei dispositivi.
Diciamo che ci sono due grandi famiglie di prodotti di questo tipo: ci sono
quelli come Cellebrite che si chiamano Mobile Devices Forensic Tools, quindi
dispositivi per l’analisi forense delle tecnologie mobili dei telefonini, e in
questo caso Cellebrite è il prodotto più noto, che abbiamo visto venire
progressivamente sempre più impiegato, il cui l’uso viene sempre più
normalizzato in Italia.
E se Cellebrite viene definita una tecnologia di grado militare, adesso vediamo
che molte forze di polizia locale e di polizia stradale, hanno licenze
Cellebrite in Italia – per esempio – per entrare nei dispositivi dopo gli
incidenti e vedere se una persona era al telefonino mentre si è schiantata
contro un lampione. Cellebrite non si occupa solo di quella parte, cioè di
estrarre i dati con un cavo USB da un telefono, si occupa anche poi di
organizzare questi dati, di elaborarli, di conservarli, e quindi vende strumenti
alle forze dell’ordine basati su intelligenza artificiale per osservare
ricorrenze, ad esempio all’interno dei dati: vedere all’interno di un set di
dati, raccolto magari all’interno anche di indagini diverse, se ci sono
corrispondenze tra immagini, tra indirizzi, tra messaggi, tra persone citate nei
messaggi su WhatsApp, per esempio. Tutto questo compone appunto un’architettura
informatica che va a plasmare l’operatività stessa delle forze dell’ordine
grazie a questi strumenti.
Ovviamente un altro contesto importantissimo (poi arriveremo anche agli spyware,
appunto ai malware di Stato, gli strumenti per prendere il controllo dei
dispositivi) e fondamentale è quello della biometria: trasformare il corpo
(l’immagine) in dati, trasformare di fatto un individuo in un codice che lo
rende riconoscibile appena supera un varco biometrico. L’attore più interessante
da studiare in ambito di aziende israeliane di sorveglianza biometrica è
Corsight.
Corsight nasce nel 2019 in quel contesto, appunto, come dicevamo prima, di
incubazione di startup militari sorveglianti per il riconoscimento biometrico,
non solo riconoscimento facciale. Inizia con il riconoscimento facciale, vende i
suoi prodotti alle forze dell’ordine in giro per il mondo; sviluppa
progressivamente testandoli proprio in West Bank, in Cisgiordania, degli
algoritmi di analisi biometrica delle condotte, quindi analisi delle immagini
non solo per riconoscere chi sia una persona, ma per capire che cosa stia
facendo in modo automatico, visto che per osservare la mole di dati prodotti dai
flussi video costanti di centinaia di telecamere, servirebbero molti operatori
umani. L’automazione serve proprio a quello. L’automazione serve, così come per
i sistemi d’arma autonomi, a disaccoppiare quantità di umani da quantità di
letalità allo stesso modo, in ambito sorvegliante-repressivo, l’automazione
serve a disaccoppiare operatori umani, che devono guardarsi degli schermi,
rispetto invece a delle intelligenze artificiali che ti mandano una
segnalazione.
Corsight fa analisi biometrica delle condotte: dove sta guardando un individuo,
se sta afferrando degli oggetti, se più individui si stanno radunando, si stanno
accorpando, se si sta per esempio per formare un corteo. Tutti questi sono
parametri che questi software analizzano e riconoscono in modo automatico e
possono così mandare delle segnalazioni automatizzate a forze di intervento,
forze di sicurezza umane. Le tecnologie di questo tipo di Corsight, non pensiamo
siano circoscritte all’antiterrorismo più oscuro, col passamontagna che ti
piomba in casa con la corda.
No, vengono sviluppate in un contesto di oppressione e di forza letali, vengono
poi vendute in giro per il mondo. Per esempio, la suite di Corsight sul
riconoscimento biometrico viene utilizzata nei casinò per osservare condotte
fraudolente. Vende tantissimi dei prodotti nel contesto dell’antitaccheggio:
quindi vedere come una persona in un negozio si sta comportando, se ha delle
condotte sospette, se si sta infilando qualcosa sotto la giacca, addirittura per
quello che si definisce sweethearting (cuore d’oro), ovvero se i commessi fanno
dei regalini impropri a dei loro amici, o trattano in modo preferenziale alcuni
clienti. Tutto questo tipo di condotte all’interno dei negozi può essere
controllato da tecnologie Corsight, che appunto nascono, vengono testate e hanno
come spinta di marketing la letalità oppressiva dei territori palestinesi e
finiscono poi nelle catene di negozi, per esempio nel Regno Unito, nei casinò in
Australia e via dicendo.
Il sistema di riconoscimento facciale di Corsight si chiama Fortify (usato dal
DHS), e vende ad ICE la versione Mobile Fortify [nota: attribuita a NEC] che sta
appunto all’interno dei dispositivi dei miliziani di ICE per i rastrellamenti
all’interno dei territori statunitensi.
La ministra degli interni britannica, la Home Secretary, ha appena pubblicato le
linee guida per la riforma delle forze dell’ordine britanniche in chiave di
normazione dell’utilizzo (già in corso da anni, ma che esce da una zona grigia e
si moltiplica) del riconoscimento biometrico e dell’intelligenza artificiale.
Tecnologie predittive per riformare appunto le forze dell’ordine britanniche: è
uno dei cambiamenti più radicali nella storia recente delle forze dell’ordine in
generale, perché viene appunto progettato nell’insieme questo corpo di
trasformazione. All’interno di questo corpo di trasformazione, di questa
traiettoria, un ruolo centrale ce l’avrà appunto Corsight, come già emerso.
Dagli elementi preliminari sappiamo anche che i carabinieri italiani utilizzano
tecnologia di riconoscimento facciale Corsight, come è uscito, anche se con
pochi dati, da una recente inchiesta su Fanpage.
Oltre appunto però alla biometria, torniamo al discorso degli spyware. Abbiamo
visto che all’interno dei fondi di ricerca europei Horizon, Israele partecipa a
programmi per la crittografia e il quantum computing: gli strumenti più venduti
dell’apparato industriale sorvegliante israeliano sono appunto gli spyware.
All’interno del mondo degli spyware ci sono quelli di Candiru, ci sono quelli di
NSO Group… NSO Group sono un po’ i cattivi, sono quelli che sono balzati
maggiormente all’onore delle cronache perché vendono le loro licenze per questo
strumento – teoricamente antiterrorismo – più o meno a chiunque gliele chieda,
per monitorare giornalisti, attivisti, e via dicendo. Il software Pegasus di NSO
Group è stato trovato nel telefono della moglie del giornalista Khashoggi, prima
che appunto venisse smembrato in un consolato saudita ad Istanbul. E poi c’è
Paragon Solutions.
Paragon Solutions, invece, cercano di porsi un po’ come quelli corretti, come i
buoni nel mercato degli Spyware rispetto ai cattivi di NSO Group. Paragon
Solution, ricordiamo, in Italia è stato al centro di questo teatrino: il suo
software di spionaggio dei dispositivi Graphite è stato trovato sui telefoni di
giornalisti di Fanpage invisi al governo Meloni per le inchieste su Gioventù
Nazionale, oltre che trovato sui dispositivi di attivisti di ONG per il soccorso
di migranti, e di fronte a ciò, Mantovano, il Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio ha detto: «Noi non possiamo dire nulla, diciamo che alcuni
fenomeni riguardano la sicurezza nazionale, altri no. Non abbiamo mai acquistato
licenze per spiare i giornalisti. Provate il contrario».
Sarebbe abbastanza semplice provare il contrario, perché Paragon Solutions
evidentemente avrà un registro di cosa è avvenuto. Ad acquistare le licenze
dicono che magari non sia stata l’Italia…
Di fatto, comunque, Paragon Solutions vende i suoi prodotti alle forze
dell’ordine e se fino a qualche anno fa l’utilizzo dei captatori informatici,
appunto degli spyware, era limitato, sia perché il mercato era meno esteso, sia
perché non c’era una normazione chiara a riguardo, adesso vengono
sostanzialmente equiparate alle intercettazioni ambientali. Sono in grado di
attivare e disattivare i microfoni e le videocamere dei telefoni in momenti
specifici, sono in grado di controllare tutta la corrispondenza delle
telecomunicazioni.
Perché è interessante proprio Paragon Solutions? Non solo perché il suo software
spia è stato trovato in contesti di – diciamo – repressione del dissenso in
Italia in particolar modo, mentre invece l’altra gamma in cui sicuramente opera
è per il discorso della “sicurezza nazionale” e come tendono a definire loro i
fenomeni… Ma Paragon Solution è fondata non da un militare qualunque
dell’esercito israeliano, è fondata da Ehud Barak. Ehud Barak è sia un ex
militare, sia un ex primo ministro israeliano. Ehud Barak, tra l’altro, è una
persona che ha dei canali di collegamento con l’apparato di sicurezza italiano,
oltre a essere tra l’altro probabilmente uno dei burattinai dietro l’asset
Jeffrey Epstein come asset di dossieraggio e ricatto delle persone più potenti
al mondo, visto che appunto ci sono contatti dimostrati tra Ehud Barak e Jeffrey
Epstein… Ehud Barak che fonda un’azienda di spyware che vende alle forze
dell’ordine anche italiane. Barak è anche una persona che lo stragista
miliardario dell’amianto Schmidt Diney, ha contattato per essere assolto (ed è
stato poi assolto in Italia) dalla strage dell’amianto che ha compiuto.
Al di là di tutto questo, per concludere, un contesto veramente importante sono
le forze dell’ordine locali.
Le forze dell’ordine locali, perché sono molto permeabili sia al lobbying, sia
all’introduzione di nuove tecnologie. Per esempio, una tecnologia che si sta
diffondendo all’interno dei comuni italiani è Safer Place. Vi leggo un breve
estratto di un articolo del 2023 del prestigioso quotidiano “La Provincia di
Cremona”: «Il Comune di Cremona doterà una parte delle auto della polizia
municipale con questo sistema derivato dal settore militare (non si specifica
settore militare israeliano), nel quale viene utilizzato in particolare nella
lotta contro il terrorismo. A Cremona, anziché monitorare situazioni di
potenziale pericolo legato ad attentati, Safer Place sarà utilizzato per
individuare e nel caso sanzionare comportamenti scorretti alla guida; il
dispositivo è già in utilizzo in vari capoluoghi italiani». Siamo nel 2023…
grazie alla connessione tra quanto registrato dalle videocamere e il software di
elaborazione, la capacità di scansionare tutte le targhe visibili, di collegarsi
al database ministeriale e di controllare in automatico se dovessero esserci
problemi per la mancanza di revisione, assicurazione o addirittura auto nelle
liste nere, quindi auto – per esempio – che possono essere veicoli che devono
essere bloccati perché sospetti di essere stati coinvolti in dei reati.
Sostanzialmente questo sistema si basa sulla lettura di targhe e la lettura di
targhe è quella forma di riconoscimento degli oggetti molto affine al
riconoscimento facciale: se il nostro volto viene trasformato in un codice, il
nostro volto diventa la nostra targa.
Sostanzialmente, adesso si stanno normalizzando all’interno dei comuni italiani
degli strumenti di riconoscimento automatizzato. I primi sono stati attivati con
le ZTL semplicemente per riconoscere se determinati veicoli potevano accedere a
delle “zone rosse”. Si stanno moltiplicando le Zone Rosse per umani e stanno
moltiplicando tecnologie in grado di automatizzare il riconoscimento e l’analisi
dei dati che riguardano un veicolo.
Ci sarebbe poi tutta una parte sulla formazione delle forze dell’ordine, i corsi
antiterrorismo, i contatti, appunto, tra forze dell’ordine e l’ apparato
sionista, o per esempio i corsi di indottrinamento recentemente emersi per – di
fatto – formare le forze dell’ordine in un’ottica di rappresentazione delle
mobilitazioni per Gaza come eterodirette dal Qatar e dai Fratelli Musulmani,
sostenendo che il genocidio non è mai avvenuto. Ci sono poi dei corsi
professionali di formazione del comando interforze (e quindi funzionari di
polizia, carabinieri, Guardia di Finanza) che vanno in Israele a farsi
addestrare dalle truppe delle forze speciali israeliane, e ci sono anche quei
corsi privati fatti da aziende della formazione israeliana. Per esempio, c’è
questa azienda che si chiama Cherries (come “ciliegie”) Counter Terror, che
rilascia attestati con il grado di «addestramento israeliano per il
riconoscimento dei comportamenti». Il loro motto è: «una delle differenze
fondamentali nella metodologia israeliana di sicurezza è che noi non cerchiamo
armi, ma cerchiamo terroristi» e quindi tutta una formazione sulla lettura della
comunicazione non verbale e via dicendo. Non mi dilungo oltre.
Grazie mille per questa iniziativa veramente importante. Buona lotta a tutte le
compagne e i compagni. Ciao.
Riceviamo e diffondiamo
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il primo contributo di un compagno
torinese che intraprenderà un viaggio solidale a Cuba nell’ambito della campagna
“Let Cuba Breathe” . Speriamo possa essere un occasione per il sito di poter
condividere informazioni e impressioni di prima mano dall’isola strangolata in
questi giorni dal blocco totale deciso dall’imperialismo USA. Buona lettura.
Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica
mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che
nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana,
per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed
umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai
strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.
L’iniziativa si inserisce in un trend ormai generale, in cui nello sgretolamento
del feticcio di Diritto Internazionale le dinamiche di solidarietà sono portate
avanti più che mai in prima persona, da singoli, associazioni o reti informali.
Mentre impotenti commentatori affollano il panorama della politica, cianciando
in un lago di sangue. Normali cittadine e cittadini, sperimentando il terrore
dato dalla consapevolezza di essere in balia della legge del più forte
reagiscono spontaneamente cercando soluzioni semplici, alternative per
affrontare problemi astrattamente troppo
complessi. Il momento è storico per Cuba e la sua anomalia, già dalla rielezione
il presidente Trump aveva messo gli occhi sul fascicolo.
Dopo la caduta di Maduro Cuba ha perso definitivamente quella “cintura di
sicurezza” internazionale che le ha permesso di sopravvivere economicamente a
più di cinquant’anni di embargo. Perdendo il principale approvvigionamento di
petrolio l’isola si è trovata sempre più definitivamente bloccata e incapace di
far fronte ai minimi bisogni della vita quotidiana, difronte a blackout che
sembra abbiano sfiorato le 20 ore consecutive.
Assistiamo in questi giorni a proteste di chi chiede al governo risposte che
sarà difficile gestire nel perdurare di una situazione materiale così grave,
mentre anche le richieste della rappresentanza delle Nazioni Unite a Cuba
vengono sostanzialmente ignorate. Nel confronto geopolitico con la Cina, la
vecchia superpotenza deve tornare innanzitutto ad essere Americana, è in questa
chiave che si rinverdisce Monroe e la sua dottrina di continente all’uso e
consumo di Washington.
Con “Shield of the Americas summit” si cerca dietro l’onnipresente trama
securitaria di stringere i ranghi in chiave innanzitutto ideologica degli
alleati USA nella regione. Già avviato invece, dal procuratore federale Reding
Quinones grande inquisitore fedele al Tycoon un “gruppo di lavoro per avviare
procedimenti penali negli Stati Uniti contro leader cubani”. L’isola vive uno
dei suoi periodi peggiori, in cui alla crisi economica dovuta al Covid si
aggiunge la stretta definitiva del blocco internazionale. Nonostante la dignità
e la resistenza del popolo cubano siano ormai esempio globale di resistenza, la
crisi economica ha innescato un circolo vizioso recessione/ emigrazione da cui è
difficile uscire.
Dall’Italia abbiamo oltre una storica amicizia anche un recente debito con
Cuba, su cui chi ci governa cerca di sputare continuamente offendendo l’onore
del paese. Anche oggi come da anni medici specializzati aiutano ad evitare il
collasso della sanità pubblica in regioni come la Calabria, in cui ormai la
salute invece che un diritto sta diventando un miraggio.
Delle scorse settimane è la richiesta dell’amministrazione USA al nostro paese
di ritirare i visti al personale cubano e il cambio conseguente nelle
dichiarazioni del governatore Occhiuto, passate da “abbiamo già concordato con
le autorità cubane” a “abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per
il reclutamento degli ulteriori medici”.
Cuba non si salva da sola e se ancora la sua storia fa scomodare all’imperatore
nordamericano la categoria “Bad Philosophy” non possiamo che esserle al fianco
nei modi che ci sono possibili. È importante che l’esempio di cambiamento di
Cuba ci interroghi, non in maniera romantica o ideologica sulla possibilità e
l’urgenza di
sperimentare un alternativa al gioco del più forte, oggi più di ieri.
https://www.lindipendente.online/2026/03/12/casi-clinici-inventati-per-25-anni-lo-scandalo-che-scuote-la-ricerca-medica-e-scientifica/
Qualche tempo fa aveva fatto discutere un articolo di “Nature” che mostrava come
nel mondo sia in aumento la ritrattazione di articoli peer reviwed rivelatisi
falsi:
https://www.ansa.it/ansa_verified/verifica_dei_fatti/scienza/2024/06/26/e-vero-che-stanno-aumentando-le-frodi-scientifiche_8011706c-1904-4455-b38e-90b2b75087c1.html
In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la
malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo
ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente
inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il
nucleare.
Riproponiamo una prima sessione di puntate informative su L’inganno nucleare
curate da Marco Pezzoni, Umberto Lorini e altri esperti, come il professor
Angelo Tartaglia (con il quale abbiamo elaborato molti contributi sul tema da
ritrovare nella rubrica di Confluenza).
Qui un commento di Daniele Gamba a fronte delle ultime notizie che vedono Ursula
Von Der Leyen in prima linea per costellare l’Europa di SMR – Small Modular
Reactor e il Ministro Gilberto Pichetto Fratin rincorrere i paventati
finanziamenti europei per dare seguito al disegno di legge che riaprirebbe la
questione nucleare in Italia, passando sopra i due referendum popolari che hanno
espresso chiaramente la contrarietà a tale fonte energetica.
Il nucleare o è strumento o è obiettivo di guerra, è urgente informare e
smascherare la follia che chi governa ha in mente per i nostri territori. La
narrazione del governo Meloni di rendersi indipendenti a livello energetico
nell’ottica di una fantomatica “sovranità energetica” é assolutamente falsa.
Inganno Nucleare: l’eredità del secolo scorso e di cosa resta delle centrali
dismesse
L’Italia sta accelerando sul ritorno al nucleare, ma conviene davvero? Quali i
rischi per ambiente, salute e sicurezza? Con Marco Pezzoni, Umberto Lorini e
altri esperti a livello nazionale del mondo tecnico e scientifico entreremo nei
meccanismi, nelle contraddizioni e nei rischi che il ritorno all’atomo potrebbe
comportare.
In questa puntata parleremo dell’eredità del secolo scorso e di cosa resta delle
centrali dismesse, con l’annosa questione del deposito nazionale ancora da
individuare.
Inganno nucleare, il pericolo che torna: scorie radioattive
Nella seconda puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna”. Parleremo
delle scorie radioattive: dove sono ora e che fine faranno questi rifiuti? Chi
pagherà il deposito nazionale? Quali sono i progetti per i siti delle ex
centrali come Caorso?
L’inganno nucleare, il pericolo che torna: IL GRANDE BLUFF
Terza puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna. Cosa sono gli Smr, le
piccole centrali che potrebbero arrivare anche vicino a casa? Cosa significa
nucleare di quarta generazione?
Esiste già o ci vorranno anni per realizzarla? Si può dunque definire un grande
bluff? Analisi e approfondimenti da non perdere insieme a Marco Pezzoni di Rete
Ambiente Lombardia e a Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte e a
tanti altri esperti del settore.
L’inganno nucleare, il pericolo che torna: COSTI E CONSUMI
Quarta puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna. Quanto costa
veramente l’energia nucleare? Quali sono i consumi effettivi? E a quanto ammonta
il fabbisogno reale?
Approfondimenti e analisi da non perdere insieme a Marco Pezzoni di Rete
Ambiente Lombardia e a Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte e a
tanti altri esperti del settore.
Qui una raccolta di articoli sul tema:
L’energia non è una merce: per uscire dal fossile non serve il nucleare, per la
transizione energetica bastano le rinnovabili ma senza speculazione
Il nucleare sta alla sostenibilità come il riarmo sta alla fine delle guerre: la
grande trappola del nostro tempo.
Il nucleare sta alla sostenibilità come il riarmo sta alla fine delle guerre: la
grande trappola del nostro tempo (II parte)
Assemblea regionale a Mazzé “Noi siamo sicuri che dire no alla guerra deve
significare il ricomporre le lotte: le lotte ambientali con le lotte operaie,
con le lotte di tipo sociale”
Riflessioni post Festival Alta Felicità su riarmo, energia e nucleare: l’urgenza
di bloccare la guerra ai territori a partire dai territori
Nuovo DDL nucleare: via libera all’energia dell’atomo in Italia. Alcune
considerazioni per prepararsi al contrattacco
DDL NUCLEARE pt.II: un tuffo nel passato per guardare al futuro