Rifugiata politica in Francia e oppositrice del governo turco, Jülide Yazici è
detenuta in Albania su richiesta di Ankara. Se estradata in Turchia rischia
maltrattamenti e torture: cresce la mobilitazione internazionale per la sua
liberazione.
di Gianni Sartori da Osservatorio Repressione
In Francia ormai da otto anni, la rifugiata politica Jülide Yazici (insegnante,
32 anni) è stata arrestata il 4 agosto all’aeroporto di Tirana. E ora, detenuta
in Albania, rischia l’estradizione in Turchia.
Esponente dell’ URC (Union pour la Reconstruction Communiste, organizzazione
francese sorta nel 2024 dalla fusione tra l’Association Nationale des
Communistes e il Rassemblement Communiste), Jülide Yazici collabora regolarmente
con la rivista Teori ve Politika.
Accusata da Ankara di aver “fornito sostegno logistico a un’organizzazione
terroristica” e di “partecipazione a un gruppo terroristico” (per il suo
sostegno all’HDP), era stata condannata (in contumacia) da un tribunale di
Istanbul a quattro anni e due mesi. Nel novembre 2020 la Francia le aveva
concesso lo status di rifugiata politica riconoscendo nei suoi confronti il
“rischio fondato di persecuzione “ in caso di ritorno in patria.
Nel 2013 Yazici aveva preso parte alle manifestazioni di Gezi Park insieme a
Kirmizi fularli (Cappuccio Rosso, come era conosciuta Ayse Deniz Karacagil,
caduta poi nel 2017 con le YPJ) contro il regime di Recep Tayyip Erdoğan.
Inoltre lei, turca, sosteneva attivamente il partito filocurdo HDP (Halkların
Demokratik Partisi, attualmente DEM).
Contando sullo status di rifugiata e l’assoluta mancanza di pericolosità della
sua cliente, l’avvocato ne aveva richiesto – ma finora invano -almeno gli
arresti domiciliari mentre veniva esaminata la domanda di estradizione della
Turchia. Una volta di più finisce sotto osservazione l’atteggiamento (possiamo
definirlo “compiacente” ?) di alcuni stati europei e in particolare di quelli
dei Balcani nei confronti delle richieste turche. Anche l’Albania si allinea
quindi alla diffusa politica repressiva nei confronti dei dissidenti curdi e
turchi.
In barba ai diritti umani e al diritto d’asilo.
In solidarietà con la militante turca sabato 8 agosto numerose organizzazioni di
sinistra e di difesa dei diritti umani si sono riunite davanti al consolato
albanese di Parigi. Oltre a URC, vanno segnalati ACTIT (Association Culturelle
des Travailleurs Immigrés de Turquie) SKB (Strollad komunour Breizh, Partito
comunista bretone), FSE (Fédération syndicale étudiante), MJCF (Mouvement Jeunes
communistes de France)…
Denunciando le procedure con cui si vorrebbe riconsegnarla ad Ankara e
rivolgendo un appello al governo francese che dovrebbe intervenire consentendole
di rientrare in Francia.
Mentre le autorità albanesi stanno esaminando la domanda di estradizione della
Turchia, dagli avvocati della giovane arriva un nuovo messaggio preoccupato e
preoccupante: la rifugiata rischia, in caso di estradizione, di venir sottoposta
a maltrattamenti, torture.
Inoltre in questi giorni si va costituendo un comitato di sostegno. Chiedendo a
sindacati, associazioni, collettivi…di partecipare alle mobilitazioni e
sottoscrivere l’appello per opporsi all’estradizione in Turchia di JülideYazici
e per la sua liberazione.
Come la guerra entra sul nostro territorio trasformandolo in fabbrica della
guerra?
Dove e come si produce per la guerra – in forma materiale e immateriale –
producendo quindi la guerra stessa?
Capire la profondità e la direzione della conversione bellica dei nostri
territori vuol dire innanzitutto mappare i luoghi dove la forza lavoro, la
nostra capacità umana vivente, ma anche le risorse pubbliche vengono messe al
servizio della produzione e della pianificazione di guerra, di genocidi, di
aggressioni imperialiste degli Stati Uniti, di Israele, della Nato. Di cui il
governo italiano Meloni (ma non meno l’inutile opposizione di sinistra) è
complice ed esecutore come protagonista.
Dietro questo processo complessivo di ristrutturazione capitalistica c’è la
necessità di intercettare ingenti finanziamenti internazionali (Nato, ReArm
Europe), commesse dell’industria bellica come Leonardo, Rheinmetall, Thales,
Airbus, appalti della Difesa per il riarmo, entrare in nuove filiere o integrare
quelle già esistenti come risposta alla crisi industriale italiana ed europea
(soprattutto legata all’automotive tedesca), energetica, di sistema – quello
globale.
A Modena protagoniste di questa riconversione sono le piccole-medie imprese
meccaniche, metalmeccaniche, di componentistica oleodinamica e dell’indotto
dell’automotive – sempre alla ricerca di ingegneri, tecnici formati, operai
specializzati spesso non a conoscenza degli usi bellici e della destinazione di
ciò che andranno a produrre.
Baricentrale il ruolo di scuola-università,
formazione e ricerca.
Infatti, laboratori e startup legati all’UNIMORE – e quindi alla ricerca
pubblica – sono indirizzati dal nuovo corso della rettrice Cucchiara più
decisamente nello sviluppo di software e tecnologie AI per scopi dual use o
prettamente bellici, da integrare nell’industria, non solo modenese.
AIIS, AImageLab, AIRI sono solo alcuni dei progetti UNIMORE basati sull’AI che
vanno dai sistemi di riconoscimento facciale, videosorveglianza, ai sistemi di
puntamento automatico e di guida autonoma dei droni – che l’industria bellica
vorrebbe costruire a Modena e in Emilia, da convertire in Drone Valley e
riempire di nocivi e impattanti Data Center.
Inchiestare, mappare e conoscere le articolazioni di questo processo di
ristrutturazione e riarmo significa anticipare trasformazioni e ambivalenze che
stanno già coinvolgendo direttamente il nostro territorio, il nostro lavoro e le
nostre vite, dandosi strumenti e saperi per decidere come stare dentro e contro
la fabbrica della guerra.
Ad oggi abbiamo rilevato almeno 68 siti di produzione, progettazione,
collaborazione in attività nella filiera bellica (aerospaziale, cybersicurezza,
sistemi terrestri e navali), anche nel contesto dual use civile-militare. Le
fonti utilizzate per la ricerca sono pubbliche e verificabili: database
Confindustria Emilia, progetti Unimore, fiere settore Difesa, bandi
ministeriali, circolazione dello standard UNI EN 9100 o delle lamiere a uso
balistico, conversazioni con lavoratori.
La mappatura vuole rendere visibile la struttura sistemica, stratificata e
diffusa della conversione bellica, che trasforma il territorio complessivo –
mettendo al lavoro la sua composizione di classe – in «fabbrica della guerra». È
concepita come uno strumento aperto, non definitivo e in continua evoluzione:
c’è anche bisogno di te che ci lavori, fai ricerca, la studi o ci vivi a fianco!
Link alla mappa
Lettura delle lettere dal carcere del palestinese Ahmad Salem
Da Radio Onda Rossa
Ahmad Salem, 24enne palestinese cresciuto in uno dei più grandi campi profughi
palestinesi, Al-Baddawi, ha lasciato il paese per cercare un futuro. Dopo un
primo passaggio in alcune città europee, è arrivato in Italia e si è presentato
alla commissione territoriale di Campobasso per richiedere la protezione
internazionale.
In quell’occasione, durante la procedura di identificazione, mentre mostrava
alcune fotografie dei propri documenti, il suo telefono è stato ispezionato. Al
suo interno sono stati trovati un video pubblicato su TikTok, in cui denunciava
il silenzio della comunità internazionale e dei Paesi arabi di fronte alla
guerra a Gaza, alcune conversazioni private e video delle Brigate Al-Qassam, già
disponibili online e rilanciati anche da diversi media italiani e non. Questi
contenuti sono stati però motivo di arresto e, successivamente, della condanna a
4 anni di carcere per istigazione a delinquere e auto-addestramento con finalità
di terrorismo, in applicazione delle nuove norme (dl sicurezza 2025) sul
cosiddetto “terrorismo della parola”.
Questa storia sembra voler equiparare il sostegno alla causa palestinese come
terrorismo e ampliare con approccio repressivo e autoritario l’uso del diritto
penale vorso chi resiste e dissente. Il solo possesso di materiale digitale è
motivo oggi di arresto e detenzione.
Inoltre, questa storia racconta anche la persecuzione delle istituzioni italiane
verso le persone migranti trattate come minacce. Il desiderio di avere una vita
vivibile viene trasformato in un inferno, quali sono le carceri italiane.
Questa sentenza non è un caso isolato, ma il riflesso di una strategia
repressiva che colpisce chiunque denunci il genocidio e l’occupazione della
Palestina.
Libertà per Ahmad Salem
FREE PALESTINE
Per scrivere ad Ahmad Salem l’indirizzo è:
Casa Circondariale di Rossano Calabro
Contrada Ciminata 1, 87064 Corigliano-Rossano (CS)
IN ATTESA DELLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Linda Maggiori – giornalista free lance e, tra l’altro, associata a Weapon Watch
– ha pubblicato questo accorato appello di Andrea Maestri, che lei definisce
«coraggioso avvocato e attivista dei diritti umani, che mi assiste in questa
battaglia per la trasparenza sui traffici di armi dal porto di Ravenna, con
umanità abnegazione e professionalità.». Come lei, siamo grati all’avv. Maestri
per il suo impegno e riprendiamo queste accorate parole che stanno girando in
rete. Siamo al suo fianco in questa rivendicazione di trasparenza come principio
democratico che le pubbliche amministrazioni non possono negare al cittadino
contribuente.
Io non sono nessuno ma sono un avvocato e un attivista per i diritti umani.
Il 27 agosto a Roma dinanzi al Consiglio di Stato difenderò il diritto di Linda
Maggiori, giornalista d’inchiesta cui l’Agenzia delle Dogane ha negato il
diritto di accesso civico generalizzato alle informazioni sui TRAFFICI DI ARMI
dal porto di Ravenna
abbiamo vinto noi davanti al TAR di Bologna che ha sancito il diritto di
conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto
difendendo il diritto di Linda, difendiamo il diritto dei nostri concittadini di
sapere se il nostro porto è ancora un porto commerciale oppure, come dice
l’Avvocatura dello Stato nel suo atto di appello, uno snodo strategico per le
questioni militari e di difesa e quindi la comunità non deve sapere nulla perché
prevale l’interesse statale al segreto
il 27 agosto sarà una delle udienze più importanti della mia vita e della mia
carriera professionale: non ho paura ma sono preoccupato
sono convinto che il Consiglio di Stato, applicando le norme, riconoscerà il
nostro diritto di conoscere: non può essere negato totalmente il diritto alla
trasparenza (che per le Pubbliche Amministrazioni è un dovere) in ambiti
particolari come questo, perché significherebbe disapplicare o svuotare di
effettività una legge dello Stato che definisce la trasparenza come un
corollario del principio democratico
e impedire la trasparenza, coprire col silenzio e con un telo nero i transiti di
armi dal nostro porto verso Israele significa rendere invisibili all’opinione
pubblica possibili, gravissime violazioni della Legge 185/1990 che vieta di
armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità
impedire la trasparenza significherebbe coprire responsabilità e complicità
stiamo toccando i fili dell’alta tensione
non lasciateci soli
siamo il paese in cui giornalisti e attivisti sono stati spiati col
software-spia di Paragon, società israeliana che fornisce servizi di analisi
dati e intelligenza artificiale anche per operazioni militari e di
localizzazione degli obiettivi da colpire
avremmo voluto che la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna
intervenissero al nostro fianco dinanzi al Consiglio di Stato per difendere il
diritto alla trasparenza dei cittadini delle nostre comunità, locale e
regionale: ad oggi nessun intervento ad adiuvandum è stato attivato ma c’è
ancora tempo e confidiamo che le istituzioni democratiche del nostro territorio
facciano la loro parte anche nelle sedi giudiziarie
non abbiamo paura, ma siamo preoccupati perché sappiamo cosa è successo a chi è
stato lasciato solo in battaglie di trasparenza che volevano squarciare il velo
sui traffici di armi
(mentre scrivo, mi vengono in mente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi perché
stavano lavorando a un reportage sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici
tra Italia e Somalia, che avrebbero coinvolto anche interessi politici ed
economici internazionali)
sul genocidio di Gaza e il massacro dei bambini palestinesi ho scritto un
libro-denuncia dopo avere partecipato a due missioni AOI a Rafah
nel 2024 e nel 2025 ho sottoscritto la denuncia alla Corte Penale Internazionale
nei confronti di Meloni, Tajani e Crosetto
e ora sono qui, a difendere il diritto di una giornalista d’inchiesta coraggiosa
che con la sua ostinata ricerca di dati e informazioni sta rendendo un servizio
prezioso all’opinione pubblica, incontrando ostacoli e subendo persino odiose
diffamazioni
non potrei essere altrove: sono qui perché qui, a difendere i diritti umani,
sono sempre stato e mi ritroverete, Inshallah, anche dopo questa battaglia
siamo la voce e la penna di migliaia di giovani che hanno riempito le piazze per
chiedere giustizia per il popolo palestinese, siamo giornalisti e avvocati ma
anche attivisti tra gli attivisti, che insieme a noi difendono la pace e
pretendono la trasparenza
lo dobbiamo ai bambini di Gaza, colpiti dai cecchini israeliani o smembrati
dalle bombe, lasciati orfani, affamati, mutilati e lo dobbiamo ai nostri figli,
cui dobbiamo indicare la strada della giustizia e della pace, l’unica in cui
l’umanità può camminare insieme.”
Sovraffollamento al 140,6%, nove istituti oltre il 200%, suicidi e condizioni
disumane. Mentre il sistema penitenziario torna ai livelli che costarono
all’Italia la condanna europea, il governo continua a produrre …
di Gianni Sartori Rifugiata politica in Francia e oppositrice del governo turco,
Jülide Yazici è detenuta in Albania su richiesta di Ankara. Se estradata in
Turchia rischia maltrattamenti e torture: …
Passando dagli Epstein files e ritornando sugli usi politici di complottismo e
fascismo, per capire la quarta rivoluzione industriale (data center, IA,
cibernetica nei campi come in guerra), ne parliamo con Stefania Consigliere,
Maddalena Gretel Cammelli, Elisa Lello, Cecilia Vergnano e altri ospiti.
Ci vediamo il 14 agosto a Cels presso l'”Associazione Clapie” alle ore 10 e
lunedì 17 agosto sempre a Cels, al “Circolo Amici del Cels” alle ore 17.30.
INTERFERENZA MANGA PER NERD INTERSEZIONALI - PARTE 4
Data di trasmissione
Domenica 9 August 2026 - 21:00
Le Dita nella Presa
L'occupazione del palinsesto de le dita nella presa: Interferenza Manga è
arrivata alla sua quarta puntata!!
Nella puntata di oggi vogliamo riflettere sulle abitudini e le modalità di
scrittura usate nella quotidianità: e-mail, chat... e prompt, ovvero il modo di
scrivere un input che possa essere elaborato correttamente dagli strumenti
generativi.
Puntata Intera
Durata 1h 1m 36s
sola lettura
Durata 10m 58s
* Per saperne di più su Interferenza Manga per nerd intersezionali - parte 4
COMPLOTTI DI FERRAGOSTO 2-PARTE
Associazione Clapie - frz. Cels Moliere 58 Exilles(TO)
(lunedì, 17 agosto 17:30)
COMPLOTTI DI FERRAGOSTO
Passando dagli "Epstein Files" e ritornando su gli usi politici di
"complottismo" e "fascismo" per capire la quarta rivoluzione industriale (Data
Center, AI, Cibernetica nei campi come in guerra)
Con Stefania Consigliere, Maddalena Gretel Cammelli, Elisa Lello, Cecilia
Vergnano... (Antropologhe/Sociologhe)
17 AGOSTO H 17:30 - 2 PARTE
Ritrovo al circolo "Amici del Cels" per dibattito e merenda sinoira
COMPLOTTI DI FERRAGOSTO 1-PARTE
Associazione Clapie - frz. Cels Moliere 58 Exilles(TO)
(venerdì, 14 agosto 10:00)
COMPLOTTI DI FERRAGOSTO
Passando dagli "Epstein Files" e ritornando su gli usi politici di
"complottismo" e "fascismo" per capire la quarta rivoluzione industriale (Data
Center, AI, Cibernetica nei campi come in guerra)
Con Stefania Consigliere, Maddalena Gretel Cammelli, Elisa Lello, Cecilia
Vergnano... (Antropologhe/Sociologhe)
VENERDI 14 AGOSTO H 10:00 - 1 PARTE
Ritrovo a Clapie per passeggiata nei castagneti con caffè, focacce e
chiacchierata
LUNEDÌ 17 AGOSTO H 17:30 - 2 PARTE
Ritrovo al circolo "Amici del Cels" per dibattito e merenda sinoira
Puntata del 5 agosto duemila26
Un uomo entra in un caffè…splash.
Puntata del 29 Luglio 2026
Sapete perchè Gesù ci ha creato con un solo mento????
………perchè non poteva fare altrimenti.