I tech bros sono tutti d’accordo – l’IA ci ucciderà tutt*
Scrive Walter Benjamin, mentre scappa dai nazisti: «Il concetto di progresso va fondato nell’idea della catastrofe. Che ‘tutto continui così’ è la catastrofe. Essa non è ciò che di volta in volta incombe, ma ciò che di volta in volta è dato. […] l’inferno non è qualcosa che ci attenda, bensì questa vita qui». Citati nella puntata We Must Pace the Frontier – Dario Amodei C’è da fidarsi dell’appello sulla sicurezza delle AI? – Il Post Data Workers‘ Inquiry – sito web
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Resetclub Podcast 12 Settembre 2026 Special Guest Samsa@1
Riprendiamo a trasmettere dopo una lunga pausa estiva, e ricominciamo alla grande ospitando per la prima volta a Radioblackout il bolognese Samsa. Radicato nella scena underground e nei principi di autogestione e autoproduzione, valorizza queste pratiche attraverso una selezione musicale che prende forma a partire da album e uscite recentissime e incoraggia un ascolto consapevole della nuova scena elettronica e di chi la sta ridefinendo. Con il collettivo Tema, co-fondato nel 2025, esplora nuove forme di interazione sulla dancefloor nel tentativo di superare la modalità di ascolto frontale e sperimentando con il suono in surround. Prima Parte Seconda Parte Dj set Samsa
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I GENITORI MONTANI DISAGIATI – VAL DI SUSA SI MOBILITANO PER LA PRESENZA DI PEDIATRI SUL TERRITORIO
Ai nostri microfoni Anna Pierro, del “Comitato genitori montani disagiati della Val Susa”, che ha lanciato una petizione che richiede il ripristino di una presenza stabile di pediatri nel territorio. La petizione “Salviamo la sanità dei bambini in Valle di Susa” ha messo nero su bianco una serie di obiettivi per migliorare la vita delle famiglie con bambini che si vedono costrette, in molti casi, a spostamenti fino a 50-60 chilometri per raggiungere il pediatra più vicino. Ad oggi, la petizione ha raccolto 2865 firme.  Vivere in montagna non può significare avere meno diritti, soprattutto quando si parla della salute dei più piccoli. È con questo spirito che il nostro comitato informale, costituito lo scorso 7 agosto, si è messo in gioco.
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TURCHIA: L’OPERAZIONE “LA MIA FAMIGLIA E’ AL SICURO” CONTRO LA COMUNITA’ LGBTQIA+
Con MURAT CINAR, giornalista freelance, sull’operazione “La mia famiglia è al sicuro” contro la comunità LGBTQIA+ in Turchia Tra il 12 e il 13 settembre ci sono state perquisizioni in 15 città della Turchia, con fermi, arresti e indagini su persone e associazioni appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Le accuse: oscenità, droga, prostituzione e condizionamento di minori sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, comportamenti “contrari alla moralità pubblica”. Inoltre, sono stati oscurati più di 180 account sui social media di attivistə e testate giornalistiche. Abbiamo chiesto a Murat Cinar di spiegare ai nostri microfoni di che operazione si tratti e quale idea di famiglia e di società si celi dietro di essa. Ci ha raccontato della risposta solidale organizzata, che ha visto scendere in piazza centinaia di persone, in manifestazioni a Smirne, Ankara e Istanbul, duramente represse dalla polizia. In chiusura, il giornalista ha ribadito come parlare di diritti delle persone LGBTQIA+ non significhi alimentare la narrativa islamofoba, poiché, a prescindere da partiti o religioni, tutti i governi e i regimi nel mondo stanno promuovendo una retorica razzista e discriminante verso le soggettività dissidenti, queer e razzializzate.
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Follie prefettizie: Val di Susa, Zona Rossa Unica
In Valsusa, a partire da quest’estate, c’è qualcosa che è diventato sempre più difficile da ignorare. Il Movimento No Tav non ha improvvisamente cambiato le proprie modalità e le proprie pratiche, ma la controparte ha messo in campo un apparato di ordinanze enorme, sproporzionato e strutturato per riproporsi qualsiasi cosa accada, senza che nessuno si interroghi sulla legittimità (anche normativa). Questo apparato questura-prefettura (e ci viene da dire, qualche volta anche avvallato dai sindaci) non sembra più limitarsi ad essere reazione a ciò che succede, ma interviene prima, sulla base della possibilità che qualcosa possa accadere. Oseremmo affermare, vista anche l’ultima ordinanza di settembre che ha inficiato anche i vignaioli di Via dell’Avanà, addirittura anche quando niente deve accadere. Lo abbiamo visto a partire dalla Marcia del 25 luglio scorso. Prima ancora che migliaia di persone si mettessero in cammino, la Valle era attraversata da una presenza imponente delle forze dell’ordine: strade e stazioni controllate, accessi presidiati, mezzi schierati e un sistema di difesa dentro e attorno i cantieri. Controlli e limitazioni, questa volta, non riguardavano soltanto le immediate vicinanze delle aree dei lavori per la Torino-Lione, ma hanno investito l’intera viabilità e gli spazi attraverso cui migliaia di persone stavano raggiungendo la Valle per partecipare al Festival Alta Felicità (la cui sede, Borgata VIII Dicembre a Venaus è lontana una decina di chilometri dal cantiere di Chiomonte). Questo il primo elemento da mettere a fuoco:non è stata la mobilitazione No Tav a determinare la militarizzazione sproporzionata della Valle. Era già lì, prevista e studiata a tavolino. E da quel momento, fino ad oggi, non se n’è più andata. Nelle settimane successive la Marcia, a suon di ordinanze e provvedimenti di diverso tipo, per cercare di chiudere il recinto quando i buoi ormai erano già scappati, il Governo ha dato ordine di riproporre esponenzialmente lo stesso schema di controllo: non solo attorno ai cantieri, ma anche ai luoghi nei quali il Movimento si organizza, si incontra e costruisce le proprie iniziative. La crescita esponenziale non è soltanto nella quantità di forze dell’ordine impiegate, ma nella pervasività con cui viene organizzato il rapporto tra il cantiere e il territorio che lo circonda. Se Telt già parla da tempo di Valsusa come un Cantiere Unico, prefettura e polizia estendono su tutto il territorio la sua sporca difesa. Viene stabilito preventivamente dove si può andare, come ci si può muovere (guai a muoversi a piedi in gruppo!), quali percorsi possono essere attraversati, quali spazi possono essere utilizzati e quali forme di presenza collettiva possono essere esercitate e, addirittura, cosa puoi comprare al supermercato! Insomma, quali diritti valgono, quali no, e per chi. Un sentiero viene chiuso. Un’area diventa inaccessibile. Una strada viene controllata. Uno spostamento organizzato viene impedito. Il campeggio libero o un prodotto di consumo vietato. E così la sicurezza straordinaria dell’opera, che tanto costa sulle tasche dei cittadini, finisce per diventare un criterio attraverso cui si possa attraversare l’intero territorio. Val di Susa, Zona Rossa Unica. Non è più ciò che succede – e se succede – a determinare la risposta. È la possibilità, o la presunzione e il presentimento, che qualcosa possa succedere a determinare preventivamente la risposta. Minority Report in confronto era una favola per bambini. Non importa che si tratti di iniziative, presidi No Tav, aperitivi in compagnia, campeggi o grigliate, per tutta l’estate fino alla settimana scorsa, sono stati affrontati attraverso un apparato che intervenisse prima ancora che esistesse una situazione concreta da gestire. L’ esempio più lampante e assurdo senso è stata, appunto, l’ulitma ordinanza emanata, che si basava su un presunto campeggio studentesco che secondo loro avrebbe potuto aver luogo prima dell’inizio delle lezioni. Inutile dire che il campeggio che non è mai stato fatto e neanche mai annunciato. Ormai non c’entra più il fatto che il Movimento organizzi i propri spazi di iniziativa, la Valsusa si trova davanti misure e schieramenti delle forze dell’ordine predisposti a interdire enormi porzioni del territorio prossime ai cantieri e a limitare gli spostamenti nelle loro vicinanze. Non è un dettaglio.  Questo significa che il controllo non si ferma più al perimetro del cantiere, ma si allarga al territorio circostante e, con esso, alla possibilità stessa di attraversarlo, viverlo e utilizzarlo dall’intera popolazione valsusina. Da decenni i cantieri della Torino-Lione sono protetti da un sistema che li ha trasformati in fortini separati e avulsi dal territorio che li circonda. Ma oggi il rischio è che inglobi l’intero territorio: ciò che avviene fuori dal cantiere viene sempre più spesso ricondotto alla necessità di garantire la sicurezza dell’opera, anche quando nulla c’entra con esso, tutto diventa questione di sicurezza da contrastare con ordinanze sempre più “bislacche” per alcuni presupposti in esse contenuti. Ogni volta l’ordinanza arriva prima: a volte addirittura in contemporanea ad un’iniziativa. È questo il salto che leggiamo. L’ordine pubblico viene utilizzato arbitrariamente per stabilire quali spazi possono essere attraversati e quali iniziative possono svolgersi, non siamo più di fronte soltanto alla gestione della sicurezza di un cantiere, che già di per sé è paradossale. Questo è una precisa strategia di governo di un territorio che vuole decidere del proprio destino. Continuiamo a sentir parlare della presunta violenza del Movimento No Tav, mentre viene taciuta e normalizzata la violenza concreta di un sistema che restringe progressivamente lo spazio di vita nel quale le persone possono muoversi, incontrarsi e manifestare. Non è soltanto ciò che accade davanti a una recinzione, il problema è ciò che accade quando quella recinzione finisce per proiettare la propria ombra e logica ben oltre il cantiere. Perché se per muoverti in Valsusa devi prima verificare quali strade siano state chiuse, quale nuova ordinanza sia stata emessa, quali sentieri siano vietate, quali accessi siano presidiati e quali spostamenti siano impediti, significa che qualcosa nel rapporto tra cantieri, territorio, istituzioni e libertà collettive si è profondamente modificato. E non può diventare normale. Non può diventare normale che in Valle di Susa la libertà di movimento sia così pesantemente condizionata dalla presenza delle forze dell’ordine messi a guardi dei cantieri; oltre che manifestare il proprio pensiero significhi prima di tutto verificare quali spazi siano ancora accessibili e che ogni iniziativa No Tav venga affrontata preventivamente come un’emergenza. E, soprattutto, non può diventare normale che tutto questo venga venduto all’opinione pubblica come una conseguenza inevitabile della mobilitazione contro la Torino-Lione. Da luglio, in Valsusa, modalità di controllo e prevenzione vengono riproposte a macchinetta attorno a iniziative varie e variegate, ogni volta che queste vengono considerate potenzialmente pericolose per i cantieri. E  non stiamo parlando di una misura eccezionale legata a una singola giornata, ma di una modalità che sta diventando ordinaria. Il 25 luglio ha dimostrato un rifiuto esplicito dell’opera da parte di giovani (e non solo) di tutta quell’Europa che la Torino-Lione avrebbe la velleità di unire, e che invece si battono contro le politiche che questa ha intrapreso, dalle grandi opere alla guerra. Il Movimento No Tav è diventato parte di un sentimento molto più ampio di quello che già una Valle che continua a esistere, a organizzarsi, muoversi. A resistere. Nelle settimane successive, quindi l’apparato di controllo (fuori tempo massimo) non viene acceso e spento in relazione a ciò che accade, ma assume i tratti di una modalità permanente con cui la controparte guarda alla Valle di Susa e a chi continua a organizzarvisi. Non c’entra che il Movimento assuma connotati  abbastanza “buoni”, “pacifici” o innocui: ormai da anni il tentativo è minare il fatto di poter esistere. Una lotta ambientale, sociale e politica non perde i propri diritti perché qualcuno decide di ricondurla a un problema di ordine pubblico. La libertà di manifestare non può essere subordinata alla tranquillità di un cantiere mortifero e il territorio non può essere trattato come uno spazio disponibile alle libertà solo quando non entrano in conflitto con le esigenze dell’opera. È questa logica che va messa in discussione. Forse anche da un punto di leggitimità normativo-amministrativa, ma in primis da quello politico, a partire dalle sue amministrazioni che devono dare conto ai propri cittadini (ed elettori) perché una Valle nella quale per muoversi bisogna prima verificare quali spazi siano concessi, non è una Valle più sicura, ma una Valle nella quale vengono compresse indiscriminatamente le libertà delle persone. E noi non intendiamo accettarlo. La sicurezza dei cantieri non può diventare il criterio attraverso cui governare la vita di un territorio. Non è accettabile che l’eccezione costruita attorno alla Torino-Lione diventi la normalità della Valle di Susa. È quando ci vorrebbero fermi, separati, prevedibili e confinati dentro gli spazi che ci vengono concessi che diventa ancora più importante continuare a muoversi, incontrarsi, organizzarsi e attraversare il proprio territorio. Non perché ci venga concesso. Ma perché è nostro. Nessun cantiere, nessuna recinzione e nessun apparato di sicurezza può trasformare una libertà in un privilegio da concedere o revocare. La Valle di Susa continuerà a muoversi.
Stakka stakka: buttiamola in caciara con l’apocalisse!
Colonna sonora: Ligabue – A che ora la fine del mondo? ATTO I: L’UOMO, IL MITO, L’ACCOUNT CANCELLATO * Un signore di nome Jacob Coxon — precedentemente sconosciuto praticamente a chiunque, incluso, a quanto pare, al suo stesso account Twitter — decide di licenziarsi da Anthropic, l’azienda di IA che potrebbe, o forse no, sterminare accidentalmente l’umanità. * Prima di dimettersi, fa ciò che qualsiasi persona normale farebbe quando lascia un lavoro: cancella completamente il suo account Twitter. Tabula rasa. Nuovo io. Dimissioni col botto. * Poi pubblica un unico, incisivo, meravigliosamente citabile post, quasi da sceneggiatore professionista, annunciando le sue dimissioni e suggerendo con forza che l’IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. * Il post è un capolavoro di comunicazione. Asciutto. Toccante. Pronto per diventare virale. Non il genere di cosa che uno butta giù di fretta mentre manda a quel paese Slack. -------------------------------------------------------------------------------- ATTO II: IL CONTATORE VISUALIZZAZIONI FA PEM * Il tweet inizia immediatamente ad accumulare visualizzazioni. Non in modo organico — no, sarebbe banale. Invece, ogni volta che premi aggiorna, il contatore sale di un numero sospettosamente costante. * I numeri continuano a salire: 133,7 milioni di visualizzazioni. Poi 134,6 milioni. È ipnotico. È inarrestabile. È quasi come se l’engagement fosse stato acquistato da un fornitore molto affidabile. * L’account — che aveva essenzialmente zero follower e zero engagement precedente — supera i 200.000 follower nel giro di poche ore. * Per dare un termine di paragone: quando Ilya Sutskever ( il tizio che ha letteralmente co-fondato OpenAI) ha annunciato la sua partenza, il suo post ha ottenuto 6 milioni di visualizzazioni. Una vera bomba. Coxon, un uomo di cui nessuno aveva mai sentito parlare 24 ore prima: 134 milioni e passa. Del tutto normale. -------------------------------------------------------------------------------- ATTO III: I QUOTE-TWEETER PIÙ VELOCI DEL MONDO * Nel giro di 15 minuti dalla pubblicazione del post, tre account lo twittano. Non tre account qualsiasi — i perfetti tre account: GENIORuolo / OrganizzazioneTempo di ReazioneNathan CalvinConsulente Legale, Encode AI6 minuti e 6 secondiDaniel KokotajloDirettore, AI Futures Project9 minuti e 54 secondiPeter WildefordResponsabile Policy, AI Policy NetworkArticolo WSJ in mano prima del tweet * Ora, vale la pena chiedersi: avete mai provato a leggere un lungo thread di dimissioni, digerirlo, formulare un quote-tweet ponderato e premere invio — tutto in meno di 7 minuti? Queste persone sì. Su un post di un account con zero copertura pregressa. Davvero notevole consapevolezza situazionale. * Tutti e tre sono figure di spicco nel mondo della sicurezza IA / advocacy apocalisse. * Tutte e tre le organizzazioni condividono un benefattore comune: il Survival and Flourishing Fund, guidato da un certo Jaan Tallinn — che guarda caso è uno dei principali investitori, di Anthropic. Sapete, l’azienda che Coxon ha appena lasciato. Il mondo è piccolo. * Ah, e Peter Wildeford non si è limitato al quote-tweet. Ha pubblicato il suo articolo sul Wall Street Journal sulle dimissioni di Coxon alle 18:02. Il tweet di Coxon è andato live alle 18:04. Quindi l’esclusiva del WSJ ha effettivamente battuto il post di dimissioni di due minuti. Questo sì che è giornalismo. -------------------------------------------------------------------------------- ATTO IV: I POLITICI, PRONTI E IN ATTESA * Nel giro di poche ore, 22 politici — 2 governatori, 7 senatori, 13 rappresentanti — rispondono direttamente al post virale con appelli appassionati a regolamentare subito l’IA. * È quasi come se avessero i testi già scritti in anticipo. Come se qualcuno li avesse avvisati. Un preavviso da whistleblower, diciamo. * E guarda un po’ — Bernie Sanders ha già un disegno di legge scritto e pronto. Il disegno di legge prevede di: * Vietare la superintelligenza (sì, “vietare” — perché le entità superintelligenti notoriamente rispettano la legislazione) * Creare una nuova fiammante agenzia federale a livello di gabinetto per proteggere il pubblico dall’IA * Istituire un Comitato Consultivo sull’IA composto da “esperti di intelligenza artificiale” * Rimarrete scioccati — scioccati — nell’apprendere che Anthropic e i suoi numerosi investitori, che collettivamente finanziano una vasta rete di gruppi di advocacy sull’IA, potrebbero avere un’opinione su chi viene nominato in un comitato che decide cosa l’IA può e non può fare. Scioccati. -------------------------------------------------------------------------------- ATTO V: SEGUI I SOLDI (LA PARTE DIVERTENTE) LA CONNESSIONE TALLINN Il Survival and Flourishing Fund — dove Jaan Tallinn (investitore Anthropic, il tizio di Skype) supervisiona le sovvenzioni: * $2,5M+ → AI Futures Project (ovvero Daniel Kokotajlo, quote-tweeter straordinario da 9 minuti e 54 secondi), dal 2024 * $500K → Encode AI (Nathan Calvin, detentore del record di velocità da 6 minuti e 6 secondi), nel 2025 * $2M → AI Policy Institute (affiliato dell’AI Policy Network di Peter Wildeford) LA CONNESSIONE MOSKOVITZ Dustin Moskovitz — anche lui investitore Anthropic — gestisce il suo impero filantropico attraverso Good Ventures / Open Philanthropy / Coefficient Giving (il reparto nomi meriterebbe un bonus): * Jacob Coxon stesso ha ricevuto una borsa di studio Long-Term Future da $20.000 da Good Ventures nel 2022. Prima ancora di lavorare per Anthropic. Prima di tutto questo. La pipeline delle borse di studio porta dritta dritta al whistleblower. * La quattordicesima persona a quote-twittare il post di Coxon è stato Max Nadeau, Program Officer presso Coefficient Giving (il veicolo di Moskovitz). Ha twittato 27 minuti dopo la pubblicazione del post — il che, data la sua frequenza abituale di pubblicazione (più o meno “mai”), conta come riflessi fulminei. * Coefficient Giving finanzia anche ~24 giornalisti presso importanti testate attraverso qualcosa chiamato Tarbell Fellowship. -------------------------------------------------------------------------------- ATTO VI: LA CATENA DI MONTAGGIO MEDIATICA Ecco come viene prodotta la salsiccia Tarbell, secondo Brian Chau: 1. Coefficient Giving paga l’intero stipendio del giornalista (tramite Tarbell Fellowship). 2. Coefficient paga anche l’editore — ad esempio, The Guardian riceve $3M+. 3. Coefficient paga anche il soggetto dell’articolo — ad esempio, AI 2027 riceve $400K. 4. I tre esperti citati nel pezzo? Tutti pagati dai donatori dell’apocalise. 5. The Guardian, nello stesso identico articolo, dichiara la propria “feroce indipendenza.” 6. Nessuno rende noto tutto ciò. Il lettore resta con l’impressione che un coraggioso giornale indipendente abbia strenuamente investigato una pericolosa azienda di IA. IL LISTINO PREZZI COMPLETO (PRESUNTO): DestinatarioImportoThe Guardian$3M+Asia Down$100KMalcolm Murray$130KIstituzioni affiliate~$50MHenry Papadatos$620KDaniel Kokotajlo / AI Futures Project$2,8M Open Philanthropy, per inciso, ora opera sotto il nome Coefficient Giving. Il rebranding è una coincidenza oppure qualcuno si è reso conto che “Open Philanthropy” suonava un po’ troppo esplicito per un’operazione coperta di finanziamento dei media. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- ATTO VII: L’ASSOLO DEL WHISTLEBLOWER * Quando gli è stato chiesto direttamente se si fosse coordinato con terze parti per il suo whistleblowing, Jacob Coxon ha risposto: > “Niente affatto. Si tratta esclusivamente delle mie preoccupazioni personali > sulla sicurezza e di cose che ho visto personalmente, e conversazioni che ho > avuto.” * Quindi, ricapitoliamo la sequenza di dimissioni completamente scoordinate di un lupo solitario: 1. Un borsista finanziato da Moskovitz con un fellowship a Newspeak House e un account Twitter cancellato 2. Pubblica un post di dimissioni scritto in modo professionale e ottimizzato per la viralità 3. Che viene quote-twittato entro 6 minuti da tre sostenitori politici, tutti finanziati dallo stesso investitore di Anthropic 4. Mentre un’esclusiva del Wall Street Journal — con le sue citazioni — va online prima del suo stesso tweet 5. Seguita da 22 politici che invocano immediatamente una legge che era già stata scritta 6. Il tutto mentre un apparato invisibile di giornalisti finanziati da sovvenzioni, YouTuber e organizzazioni non profit ronza in sottofondo * Pura coincidenza. Niente da vedere qui. Un uomo aveva semplicemente delle preoccupazioni sulla sicurezza. -------------------------------------------------------------------------------- RIFERIMENTI Post di dimissioni di Jacob Coxon: https://x.com/hilbertspaess/status/2097476196791709843 Articolo del Wall Street Journal (versione syndicated): https://www.tovima.com/wsj/anthropic-researcher-quits-over-out-of-control-ai-fears/amp/ Sulla questione dell’orario di pubblicazione: https://x.com/thedogfather/status/2098255084631015455 Reazioni politiche — m_adams: https://x.com/m_adams/status/2097826241533407539 Youtuber pagati dalle NGO sovramenzionate per parlare dell’apocalisse AI: https://x.com/elonmusk/status/2096330979388338561 Peter Wildeford condivide l’articolo WSJ: https://x.com/peterwildeford/status/2097475721170206729 Survival and Flourishing Fund — raccomandazioni di sovvenzioni: https://survivalandflourishing.fund/recommendations AI Futures Project: https://www.aifutures.org/ Daniel Kokotajlo: https://x.com/DKokotajlo Annuncio finanziamento Anthropic (Tallinn & Moskovitz): https://www.anthropic.com/news/anthropic-raises-124-million-to-build-more-reliable-general-ai-systems Proposta Sanders–Casar per vietare la superintelligenza artificiale: https://www.sanders.senate.gov/press-releases/news-sanders-casar-introduce-legislation-to-ban-artificial-superintelligence-and-temporarily-pause-advanced-ai-development/ Post sul finanziamento dei contenuti sull’IA: https://x.com/WesRoth/status/2096281447732781228 Post di Brian Chau: x.com/brianchau57/status/2095128794889945541 Effort.news su finanziamenti IA e media: https://www.effort.news/tarbell Newspeak House — directory fellowship: https://newspeak.house/fellowship
apocalisse
Noi, loro e gli altri: tra propaganda, falsità e non detti (VIDEO)
Ieri pomeriggio, martedì 15 settembre, si è tenuto l’incontro “pubblico” di TELT con la cittadinanza, a Susa presso il Castello Adelaide. Le virgolette attorno alla parola pubblico si rendono necessarie visti gli innumerevoli filtri da superare per raggiungere suddetto incontro. Accredito obbligatorio, superamento di cordone di polizia e digos, sette liste diverse da cui essere depennato per raggiungere la sala e una una serie di regole comportamentali da rispettare per non essere espulsi. La partecipazione in presenza era quindi contingentata e filtrata, mentre la fruizione a distanza era possibile ovviamente solo in forma passiva, rendendo di fatto il dibattito vero e proprio – a differenza di quanto si premura di sottolineare l’amministrazione segusina con toni non troppo amicali – a numero chiuso. Presidiato come in stato di assedio, il castello era blindato. Eppure, fuori da quelle mura, è avvenuto l’unico reale momento di confronto con la popolazione di tutto il pomeriggio. Le forze dell’ordine presidiavano l’Arco di Augusto e la scalinata dell’acquedotto romano, per evitare che i e le No Tav raggiungessero la sala. Ovviamente, non ci siamo fermati e abbiamo allestito il banchetto informativo del Comitato No Tav Susa-Mompantero, volantinato per le vie della città e appeso due striscioni per ricordare a tutti quali sono le priorità per il nostro territorio: sanità, istruzione, servizi e non le grandi opere. All’interno, Manuela Rocca, direttrice generale aggiunta per l’Italia di TELT, e Matteo Bertello, qui presentato in qualità di ingegnere ma che ricopre anche il ruolo di dirigente preposto alle espropriazioni di TELT, hanno illustrato un’opera in fase esecutiva avanzata, con acquisizioni fondiarie già concluse e cantieri in partenza (mah). Il quadro che emerge è tuttavia più complesso di quello che la presentazione vorrebbe far apparire, e la sensazione che porta con sè molta frustrazione e fastidio, come spesso accade, è che si sia parlato molto senza dire un bel niente.  Come noto, la Piana di Susa sarà interessata da lavori che interferiranno con l’autostrada ed entrambe le statali. Sono previsti un tunnel di interconnessione tra Susa e Bussoleno, con due gallerie a singolo binario di circa 1900 metri ciascuna, e una serie di interventi sulla viabilità locale: una quantità esorbitante di rotatorie, un sottopasso a Traduerivi e bretelle di collegamento, senza – si premurano a sottolineare – che ci siano particolari interferenze con la viabilità locale. Tuttavia, nel cronoprogramma riportato sulle slide compare scritto a lato “alcuni sensi unici alternati saranno necessari”, che chi vive e si sposta in Val di Susa sa che strazio sia andare a lavoro la mattina (puramente nel pratico). Dicono che i lavori dureranno circa quattro anni, in una militare divisione “nord Dora” e “sud Dora”. Tutto questo inizierebbe nella primavera del 2027 (usiamo il condizionale perché nessuno ci crede), dopo gli ultimi aggiustamenti all’autoporto di San Didero, manchevole ormai soltanto di punto ristoro e della pompa di benzina, che saranno realizzati – stando a quanto detto – in questi ultimi mesi del 2026.  La parte più ridicola della presentazione è stata probabilmente quella relativa agli impatti ambientali, con il solito tono rassicurante che rasenta la presa in giro. Si parla di atmosfera, amianto e rumore. Grande assente l’acqua e l’impatto che ha il cantiere sulle risorse idriche valsusine. Ma vabbè. L’insistenza è sulla conformità ai limiti di legge e Manuela Rocca ci tiene a precisare che loro sono per la prevenzione, motivo per il quale si impegnano a tenere così di riguardo l’impatto ambientale. Dichiarazione che ci genera un po’ di confusione, forse non le è ben chiara l’opera che stanno realizzando.  La presentazione di un sistema di monitoraggio sofisticato non sostituisce la domanda politica su cosa significhi, per la Piana di Susa, ospitare per quattro anni un cantiere di queste dimensioni.  Tutto il resto è stato un lungo esercizio di comunicazione. Il dibattito ha lasciato, se possibile, ancora più perplessità di quante già non ne avessimo.  Manuela Rocca, con calma ostentata e risposte passivo aggressive, ha fatto diverse dichiarazioni dubbie, a partire dall’effettiva situazione del tunnel di base, che no, non è al 30%, accompagnata da una stregua difesa delle dichiarazioni del precedenti presidenti di TELT riguardo alla situazione effettiva dei lavori. Quando infatti le è stato fatto notare che più volte nel corso degli anni i lavori sono stati annunciati con date di inizio e di fine che non sono di fatto mai state rispettate, Rocca ha risposto che tutti i direttori di TELT hanno detto la verità, e così anche lei quando dice che i lavori della piana stanno per iniziare.  Ma se questi lavori non sono mai iniziati finora, come può dire con certezza che inizieranno?  E soprattutto ma che risposta è?  Ricordiamo anche che la Francia non ha ancora stanziato fondi pluriennali per le proprie tratte di accesso e i lavori per la sua linea nazionale non cominceranno prima del 2038, stimandone la fine al 2045. Altra questione ampiamente sorvolata. Quando le è stato fatto notare che la Val di Susa ha ben altri bisogni (l’ospedale, l’istruzione, il potenziamento della tratta ferroviaria esistente…), ha utilizzato la solita scusa de “questi soldi devono essere utilizzati solo per il TEN-T”, con tanto di risatina.  Ogni domanda è stata sorvolata, ogni risposta vaga e infastidita. Forse non le era chiaro che dopo la passerella avrebbe dovuto anche interfacciarsi con la popolazione. I due uomini presenti non hanno fornito un apporto significativo al dibattito. L’ingegnere Bertello vago e con risposte che fanno cadere le braccia, specialmente in relazione alla questione del materiale di scarto e di come sarà gestita la possibile fuga di materiale (“i capannoni hanno delle pareti”, Matteo ci aspettavamo una risposta tecnica, non che il capannone avesse un tetto volante). Le sue unghie che si aggrappavano ai vetri le hanno sentite fino in Francia. Il sindaco Genovese incommentabile. Di parte e aggressivo, evidentemente non era interessato a rispondere alle criticità avanzate dai cittadini per i quali non ha evidentemente troppo riguardo. Oltretutto, voremmo dirgli che se dice che all’incontro ci sarà un moderatore, poi non vale se il moderatore è proprio lui. In conclusione, le slides erano brutte (d’altronde come il progetto) e Bertello ha una flemma non indifferente quando parla. Non c’erano l’estetica e nemmeno il carisma. Non abbiamo capito su cosa volessero puntare. Intervento di Doriana Tassotti del Comitato No Tav Susa-Mompantero – video di Valsusa Oggi