APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 30 luglio 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
La Prefettura di Torino ha emesso un’ordinaza in cui vieta la vendita di alcool
sopra 21 gradi e tutto il vetro o lattine indipendentemente da quale sia il
contenuto, alcolico e non. L’ordine prefettizio investe i comuni di Venaus,
Susa, Chiomonte, Giaglione, Bussoleno, San Didero per tutta la durata del
Festival Alta Felicità. La motivazione addotta è quella, ormai abusata,
dell’ordine pubblico. In sostanza si motiva il divieto con lo svolgimento del
Festival e la marcia di sabato.
Per il Prefetto Cafagna bottiglie di birra e vino, il thè freddo o il chinotto
potrebbero essere usati per attaccare i cantieri dell’alta velocità. Non è
necessario essere parte del Movimento No Tav per accorgersi dell’assurdità di
questo divieto. E’ bastevole il buon senso per capire che la volontà è quella di
danneggiare l’economia della valle, provando ad addossare la colpa a chi
protesta. Il festival da 10 anni oltre ad essere un’occasione di lotta e
socialità, è per il tessuto economico valsusino un’opportunità in termini di
ricadute sull’indotto commerciale. Molti piccoli negozi, alimentari e non,
vengono visitati da chi arriva per il festival e rappresentano una boccata
d’ossigeno in un momento di crisi. La decisione è del tutto strumentale e ha il
sapore di una ritorsione meschina verso il tessuto sociale che sostiene il la
lotta trentennale contro la devastazione della nostra Valle. A memoria, non
ricordiamo marcia popolare o iniziativa di lotta contro i cantieri animata da
persone ubriache o alterate, nè rimembriamo di lattine di aranciata utilizzate
come arma.
Il movimento ha da sempre caratterizzato le proprie pratiche alla luce del sole,
indirizzandole contro le strutture materiali che distruggono e inquinano il
territorio minacciando la salute pubblica. Il rispetto per l’ambiente, per la
nostra terra, per i lavoratori che non si prestano a distruggere la valle, per i
piccoli artigiani o commercianti che non si svendono a Telt sono e saranno
sempre valori incrollabili della nostra lotta. Il Festival rappresenta in questo
senso un piccolo e umile esempio per dimostrare che la Val di Susa può avere un
futuro diverso da quello di essere sacrificata al profitto del partito
trasversale del tondino e del cemento, un futuro diverso da quello di diventare
terreno di caccia per i profitti delle mafie. Molti amministratori dei comuni
coinvolti stanno protestando per questa ingiusta ordinanza, anche rischiando di
infrangere il “bon ton” istituzionale. Crediamo lo facciano a ragion veduta e
che al massimo chi ha mancato di rispetto verso le istituzioni del territorio
sia proprio la Prefettura. Questa ordinanza è più simile ad un editto regio, e
tradisce la considerazione che il signor Cafagna abbia dei sindaci valsusini:
probabilmente ai suoi occhi più simili a sudditi che a paria istituzionali. Ci
sono invece amministrazioni, come quella segusina, che pur riconoscendo
l’ingiustizia del Podestà, pardon, del Prefetto, preferiscono rimanere silenti.
Ancora una volta ci si rifiuta di fare gli interessi dei propri cittadini. Si
spera che, chinando la testa, si possa ricevere un miglior trattamento in
futuro? Abbiamo visto i frutti avvelenati di questa mentalità supina.
La piana di Susa nei progetti dei promotori dell’opera, deve diventare la
discarica di amianto e smarino dei cantieri, deve essere sventrata e sfruttata,
e non basteranno i quattro spiccioli delle compensazioni a riparare il danno.
Quelle stesse compesazioni che sono pochi milioni di euro, va detto che non
sarebbero mai arrivate se non ci fosse stata la lotta no tav. Per essere no tav
bastano i dati economici e scientifici, basta il buon senso della misura e delle
proporzioni. Per essere si tav bisogna, o ignorare le evidenze, o avere
nell’opera qualche tipo di interesse economico e di potere. Questa ordinanza
oggi colpisce indistintamente nel mucchio e senza fare distinzioni.
Speriamo che sia l’occasione, per chi ancora non l’ha fatto, per aprire gli
occhi e capire che in ballo c’è la vita della Valle. Se ce ne fosse stato ancora
bisogno questo episodio ci mostra il futuro che hanno in mente Telt e Governo
per la Val Susa.
Mentre il Movemento No Tav si appresta ad iniziare a festeggiare al Festival
Alta Felicità, il progetto della nuova linea ferroviaria Avigliana-Orbassano si
trova davanti all’ennesimo ostacolo. L’incontro convocato dalla Regione per
ottenere da RFI risposte alle numerose criticità sollevate dagli enti locali si
è concluso senza le integrazioni attese: il progetto, così com’è stato
presentato, non può essere approvato.
A dirlo è l’Unione Montana Valle Susa insieme ai Comuni di Avigliana, Caselette
e Sant’Ambrogio che da mesi evidenziano le carenze della documentazione
depositata da RFI. Nel tavolo tecnico di ieri, pare che la società incaricata
della progettazione non sia stata in grado di fornire chiarimenti sufficienti
sugli aspetti fondamentali della realizzazione dell’opera.
Il nodo principale riguarda la cantierizzazione. Per un’opera che dovrebbe
trasformare profondamente il territorio, mancano ancora elementi essenziali: non
sono definite le movimentazioni dei mezzi di cantiere sulla viabilità locale, i
flussi dei materiali in ingresso e uscita, le lavorazioni previste e i
macchinari necessari.
Una situazione che appare difficilmente compatibile con un “progetto definitivo”
pronto per l’approvazione.
Significativo è il caso del cantiere principale previsto a Rivoli: secondo la
Commissione Tecnica dell’Unione Montana, il progetto non avrebbe considerato
adeguatamente gli spazi necessari per il posizionamento delle gru destinate alla
movimentazione delle due talpe per lo scavo della galleria sotto la collina
morenica, ovvero l’intervento più rilevante dell’intera tratta.
Di fronte a queste evidenze, l’Unione Montana ribadisce che il progetto
depositato da RFI non possiede oggi i requisiti per essere approvato. Una
posizione che mette in discussione le dichiarazioni del Commissario
straordinario Mauceri, che nei giorni scorsi aveva prospettato una conclusione
ravvicinata dell’iter autorizzativo: quanto emerso dal confronto tecnico indica
invece una prospetriva legata ad un inevitabile rallentamento della procedura.
Alle criticità tecniche si aggiunge il nodo economico: gli 827 milioni di euro
oggi disponibili non sono sufficienti a coprire la realizzazione della tratta,
il cui costo complessivo supera i 3 miliardi. Una parte delle risorse sarebbe
inoltre destinata al potenziamento della linea storica Bussoleno-Avigliana,
intervento di collegamento all’accesso del tunnel di base, non ancora
realizzato. Il problema, pertanto, non è solo la qualità del progetto, ma
l’assenza di un quadro finanziario credibile per l’intera infrastruttura: una
questione che si inserisce nelle difficoltà più ampie della Torino-Lione, con
l’incertezza sui finanziamenti complessivi e il rinvio della tratta nazionale
francese oltre il 2045.
Per l’Unione Montana Valle Susa la strada resta quella già indicata nei mesi
scorsi: il progetto Avigliana-Orbassano deve essere ritirato e le risorse
pubbliche devono essere indirizzate verso interventi realmente utili alla
mobilità quotidiana, a partire dal trasporto pubblico locale e dalla
metropolitana di Torino.
Questo quadro emerso dall’utlimo tavolo non è un “problemino tecnico di
progettazione”, ma la conferma delle difficoltà e dell’inconsistenza di un’opera
che continua a procedere senza una reale direzione, senza una copertura
finanziaria e senza il consenso territoriale.
Ancora una volta, nonostante annunci e promesse, la realtà dei fatti restituisce
un quadro molto diverso dalla narrazione di un progetto pronto a partire. Anche
la tratta Avigliana-Orbassano si dimostra per quello che è: un’opera imposta
dall’alto e progettata da degli incompetenti, costruita più sulla necessità di
mantenere in piedi il grande progetto nato morto della Torino-Lione, invece che
sulla reale risposta ai bisogni di mobilità della Valle e dei territori
attraversati.
Le istituzioni locali si trovano oggi a rilevare ciò che il Movimento No Tav
asserisce da tempo: dietro la retorica dello sviluppo e delle grandi opere,
l’unico buco che si vede in Valsusa sono le risposte dei promotori rispetto agli
enormi interrogativi sui costi, sull’impatto ambientale, sull’effettiva utilità
e sulle priorità di investimento. Mentre si continua a inseguire una nuova
infrastruttura ferroviaria da miliardi di euro, le necessità quotidiane
rimangono sullo sfondo: treni pendolari insufficienti, collegamenti locali da
migliorare, servizi pubblici che avrebbero bisogno di risorse.
La vicenda della Avigliana-Orbassano conferma ancora una volta, che fermarsi
quantomeno a riflettere e mettere in discussione il “già dato”, non è un
ostacolo al futuro della Valasusa, ma la possibilità concreta di immaginare un
modello diverso: fondato sulla cura del territorio, sul trasporto pubblico e su
scelte condivise con chi quei luoghi li vive ogni giorno.
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sandro,
lavoratore in università di Torino iscritto al sindacato di base CUB. Con lui
abbiamo commentato quanto riportato nel loro ultimo comunicato:
“La gestione del cambio d’appalto per i servizi di portierato e supporto
logistico dell’Università di Torino è inaccettabile. Tra proroghe infinite e
totale mancanza di comunicazioni ufficiali, i lavoratori si trovano ad
affrontare un momento delicato basandosi solo su voci di corridoio.
Ricordiamo alla nuova azienda subentrante che esistono diritti che NON possono
essere messi in discussione:
Salvaguardia del contratto e dell’anzianità
Mantenimento delle mansioni
Nessuna riduzione di ore o stipendio“
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello dei controlli dell’Ispettorato
del Lavoro, infatti in compagnia telefonica di Valeria, Ispettrice iscritta al
sindacato USB, siamo andati a discutere su come vengono fatti i controlli, con
che limiti e come si potrebbero migliorare le cose. Abbiamo voluto fare questo
approfondimento per fare capire in quali condizioni versa questo istituto, che
se organizzato e finanziato meglio di come lo è allo stato attuale, potrebbe
essere davvero efficace per sgominare situazioni criminogene o rischiose per chi
lavora e per la popolazione in generale.
Buon ascolto
Emergono altri video sull’omicidio di Abderrahim Fakir, morto domenica scorsa a
Bologna durante un fermo di polizia. In uno di questi, si vede Fakir a terra
legato con fascette alle caviglie e braccia dietro la schiena. Intorno a lui 4
soccorritori della Croce Rossa, due tentano di rianimarlo.
Da Radio Onda d’Urto
“Il volto ha macchie marroni scure per lo spray al peperoncino spruzzato da
molto vicino, la rianimazione avviene mentre è ancora legato, è inammissibile”
denuncia il legale.
Ulteriori spezzoni dei filmati confermano come gli agenti di polizia abbiano
utilizzato lo spray al peperoncino quando Fakir era già immobilizzato a terra,
in posizione prona e con gli agenti sopra di lui. Sono attesi per venerdì 24
luglio i risultati dell’autopsia, cruciali per capire le cause del decesso.
Questo mentre sera un’assemblea organizzata da realtà sociali e del quartiere
Pilastro, composta da centinaia di persone, in Piazza Lucio Dalla è tornata a
chiedere “verità e giustizia” per Fakir: un nuovo corteo domenica 26 luglio al
quartiere Pilastro, dove Abderrahim è stato ucciso; un altro appuntamento il
prossimo 12 settembre, con un’assemblea nazionale per organizzare una grande
mobilitazione per Fakir, “contro gli abusi di polizia e le logiche della
remigrazione di questo governo”.
Su Radio Onda d’Urto, il bilancio dell’assemblea pubblica con Federico della
nostra Redazione Emilia Romagna.
Durante l’assemblea è arrivata la notizia dell’irruzione della polizia a casa di
Abderrahim, vi proponiamo l’audio dell’intervento.
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri una lettera che ci ha fatto arrivare
la nostra cara amica e compagna Ermelinda, arrestata e posta in detenzione
domiciliare il 23 aprile per una pena di 6 mesi e mezzo per un oltraggio a
pubblico ufficiale che non ha commesso.
Ricambiamo con affetto e determinazione al suo pensiero e saluto, nella gioia di
averla accanto nel nostro percorso, nella rabbia di saperla ingiustamente
ristretta.
da Notav.info
A tre mesi esatti dall’inizio della mia detenzione domiciliare scrivo per un
saluto e qualche pensiero.
Comincio ringraziando le persone che mi sono vicine e mi aiutano, anche
economicamente, a sostenermi in questi mesi.
Essendo la mia una pena “punitiva”, non mi è permesso lavorare presso la
Credenza, non posso incontrare propriamente la mia famiglia di vita e piena di
pregiudicati (..la mia famiglia di vita è piena di pregiudicati..), non posso
uscire da Bussoleno, frequentare bar o esercizi pubblici nelle due ore al
mattino che la Dottoressa Elena Bonu, giudice di sorveglianza, mi ha concesso.
Per portare fuori i miei tre can*, mi ha altresì concesso mezz’ora dalle 20 alle
20.30. Una misera mezz’ora che non utilizzo perché non ho il tempo neanche di
arrivare in una zona non trafficata. Posso fare visite mediche quando
necessitano avvisando i CC di Susa all’uscita da casa e al rientro. CC di Susa
che non lesinano la vigilanza, arrivando, a volte, a passare 2/3 volte in piena
notte.
A parte ciò, sto bene.
Ho la fortuna di vivere in un bel posto con un grande giardino che mi aiuta a
non avvilirmi. Faccio l’orto. Mi occupo di me, della mia salute, delle mie care
bestiole e delle piante. Certo non mi faccio schiacciare. Controllano i nostri
corpi ma la testa e il cuore appartengono a noi e cerchiamo di farne buon uso.
Non potendo partecipare, leggo come ci sia tanto da fare per mantenere vivo il
nostro Movimento No Tav che, forte delle proprie ragioni, resiste alla
devastazione del nostro territorio, mentre le ragioni di chi impone l’opera si
svelano come miserabili menzogne.
Teniamo duro e andiamo avanti nelle nostre pratiche di denuncia, disturbo,
pressioni.
A breve ci sarà il Festival Alta Felicità, un evento sociale che solo una
comunità come la nostra poteva concepire e praticare. Un’occasione di incontro e
confronto fertile, per costruire percorsi di liberazione, per sostenere le tante
lotte diffuse e la resistenza palestinese, per dire NO alla guerra e al
fascismo, per dire che la Valsusa GRIDA FORTE…
Grazie alle eroiche soggettività che danno il loro contributo per la
realizzazione di questa decima edizione di cui purtroppo non potrò gioire in
presenza.
Buona Vita a tutt*
Un pensiero per chi muore “per mano poliziotta”.
Un pensiero a Carlo, a Fakir e a tutte le vittime della violenza di stato.
I commedianti percorsero le strade di tutta europa partendo dalla Val di Taro
nell’appennino parmense, terra impervia e povera, dove la magara sussistenza si
alternava a cicliche carestie. Per ovviare alla povertà diffusa le famiglie del
luogo percorrevano le vie del contrabbando, dei lavori stagionali e quelle dei
mestieri girovaghi, diventando specialisti in ammaestramento di orsi e scimmie.
Partendo in carovana con una “compagnia” si fermavano di città in città, di
fiera in fiera, per esibirsi in spettacoli di circo con scimmie, pappagalli,
cavalli, capre, orsi e cammelli.
La vita dura del girovago era ostacolata ovunque dalle forze di polizia e dalla
cattiva reputazione che gli veniva affibbiata. Fogli di via, espulsioni,
incarcerazioni, difficoltà nel trovare i documenti divennero prassi comune col
passare del tempo, soprattutto con l’avvento di Napoleone e la sua riforma
burocratica, ma anche con lo spirito rivoluzionario del ’48 che imponeva la
morale dei neonati Stati-Nazione. L’unità d’Italia con la leva obbligatoria e le
leggi contro lo sfruttamento minorile segnarono un duro colpo alle compagnie di
commedianti che scompariranno con la prima guerra mondiale: la morale del lavoro
era ormai imperante, girovaghi e sfaccendati venivano considerati criminali, da
imprigionare o da mandare al fronte. Come in altri casi lo spirito di avventura,
ma soprattutto il rifiuto della miseria, portò tantissime persone a scegliere
una vita diversa e ancora oggi tutto il mondo si sposta e sceglie (per forza o
per amore) vie alternative alla miseria del tragitto casa-lavoro.
Come diceva Cesare Pavese “Almeno potercene andare
far la libera fame, rispondere no.
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.”
per maggiori info: Orsanti-prof.Claudio-Bargelli.pdf
o il libro “Con l’arte e con l’inganno” di Marco Porcella
una lettura tratta dal libro Uomini Ex di Giuseppe Fiori racconta la storia dei
partigiani comunisti fuoriusciti in Cecoslovacchia dopo il ’45 perchè indagati
per reati commessi durante la lotta partigiana. Imputati i partigiani amnistiati
i fascisti e i loro mandanti.
Il libro racconta di un gruppo di compagni a Praga che ruotava intorno a “radio
italia oggi” narrando gli attriti e la quotidianità della vita in incognito,
fino all’occupazione sovietica dopo la primavera di Praga, quando la radio
cesserà di esistere.
In questa lettura riportiamo il match pugilistico tra il partigiano Chiappa e un
orso
Estratti dalla puntata del 20 luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
REPRESSIONE, LETALITÀ, SDOGANAMENTI E COMPRESSIONI
Un omicidio di Stato come quello di
Abderrahim Fakir a Bologna, la possibilità di inneggiare a un assassino per
vendetta privata fino a proporne la candidatura, venire denunciati per aver
espresso vicinanza alla resistenza palestinese e alla conflittualità anarchica.
Cosa ci dice tutto questo?
AI MILITARI: BLACK SKY E THE FOURTH LAW
Iniziamo con una riflessione sulle interferenze dell’AI applicata alla letalità
su un piano tecnico, etico e giuridico.
Il recente contratto siglato dal Pentagono con Black Sky (AI per l’analisi di
immagini satellitari applicate alla selezione dei bersagli e alla valutazione
dei danni post-attacco) e i processi di integrazione di AI all’interno di
sistemi d’arma tradizionali, ci descrivono segmenti diversi di automazione in
ambito militare, all’interno dei quali la velocità di elaborazione decisionale e
di applicazione della letalità (sensor-to-shooter) sono un elemento centrale.
Cosa resta dell’umano all’interno della kill chain?
The Fourth Law (nome decisamente ispirato alla Quarta Legge della robotica di
Isaac Asimov) è un’azienda ucraina fondata da Yaroslav Azhnyuk, il cui prodotto
di punta è TFL-1: un kit per trasformare droni commerciali in killer robots.
AI E ESERCITI NON-STATALI
Grazie a una ricerca dell’Università di Cambridge, emerge l’utilizzo di chatbot
da parte di Boko Haram: non solo propaganda, ma guida concreta per
l’addestramento e la realizzazione di attacchi.
Ci arriva dal Messico il podcast Messico Arde che tenta di raccontare le guerre
intestine che divorano il paese centramericano laddove non arrivano i riflettori
del mondiale di calcio. Una società squarciata dalla violenza dei militari,
delle milizie private, dai narcotrafficanti, dalle grandi industri minerarie e
agro-alimentari, sulla pelle delle popolazioni urbane e indigene che continuano
a resistere giorno dopo giorno per mantenere la propria autonomia e nel
tentativo di chiedere giustizia per tutti i morti e gli scomparsi di questa
guerra. Ne parliamo con Francesco del Nodo Solidale.
Il podcast lo trovate su:
MESSICO ARDE – podcast : Nodo Solidale : Free Download, Borrow, and Streaming :
Internet Archive
Il capoluogo trentino si appresta ad ospitare il campionato europeo Under 18 di
basket a cui parteciperà anche la nazionale israeliana. Nello stato Israeliano
la scuola e lo sport sono i trampolini di lancio verso la carriera militare con
interconnessioni di interessi e pratiche. Normalizzare la presenza di Israele
alle competizioni sportive significa accettare il genocidio del popolo
palestinese.
Ne parliamo con una compagna dell’Assemblea di solidarietà con la resistenza
palestinese in vista della mobilitazione prevista per sabato 25 luglio. Per
maggiori info:
Rovereto: Estate zitti. Il Comune accoglie a braccia aperte la nazionale
israeliana di basket under 18 – il Rovescio
Rovereto, sabato 25 luglio: Contestiamo la nazionale israeliana al campionato di
Eurobasket! – il Rovescio
Trento, lunedì 27 luglio: Assediamo (ancora e di nuovo) il Rettorato! – il
Rovescio
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri una lettera che ci ha fatto arrivare
la nostra cara amica e compagna Ermelinda, arrestata e posta in detenzione
domiciliare il 23 aprile per una pena di 6 mesi e mezzo per un oltraggio a
pubblico ufficiale che non ha commesso.
Ricambiamo con affetto e determinazione al suo pensiero e saluto, nella gioia di
averla accanto nel nostro percorso, nella rabbia di saperla ingiustamente
ristretta.
Bussoleno, 23/07/2026
> A tre mesi esatti dall’inizio della mia detenzione domiciliare scrivo per un
> saluto e qualche pensiero.
>
> Comincio ringraziando le persone che mi sono vicine e mi aiutano, anche
> economicamente, a sostenermi in questi mesi.
>
> Essendo la mia una pena “punitiva”, non mi è permesso lavorare presso la
> Credenza, non posso incontrare propriamente la mia famiglia di vita e piena di
> pregiudicati (..la mia famiglia di vita è piena di pregiudicati..), non posso
> uscire da Bussoleno, frequentare bar o esercizi pubblici nelle due ore al
> mattino che la Dottoressa Elena Bonu, giudice di sorveglianza, mi ha concesso.
> Per portare fuori i miei tre can*, mi ha altresì concesso mezz’ora dalle 20
> alle 20.30. Una misera mezz’ora che non utilizzo perché non ho il tempo
> neanche di arrivare in una zona non trafficata. Posso fare visite mediche
> quando necessitano avvisando i CC di Susa all’uscita da casa e al rientro. CC
> di Susa che non lesinano la vigilanza, arrivando, a volte, a passare 2/3 volte
> in piena notte.
>
> A parte ciò, sto bene.
>
> Ho la fortuna di vivere in un bel posto con un grande giardino che mi aiuta a
> non avvilirmi. Faccio l’orto. Mi occupo di me, della mia salute, delle mie
> care bestiole e delle piante. Certo non mi faccio schiacciare. Controllano i
> nostri corpi ma la testa e il cuore appartengono a noi e cerchiamo di farne
> buon uso.
>
> Non potendo partecipare, leggo come ci sia tanto da fare per mantenere vivo il
> nostro Movimento No Tav che, forte delle proprie ragioni, resiste alla
> devastazione del nostro territorio, mentre le ragioni di chi impone l’opera si
> svelano come miserabili menzogne.
>
> Teniamo duro e andiamo avanti nelle nostre pratiche di denuncia, disturbo,
> pressioni.
>
> A breve ci sarà il Festival Alta Felicità, un evento sociale che solo una
> comunità come la nostra poteva concepire e praticare. Un’occasione di incontro
> e confronto fertile, per costruire percorsi di liberazione, per sostenere le
> tante lotte diffuse e la resistenza palestinese, per dire NO alla guerra e al
> fascismo, per dire che la Valsusa GRIDA FORTE…
>
> Grazie alle eroiche soggettività che danno il loro contributo per la
> realizzazione di questa decima edizione di cui purtroppo non potrò gioire in
> presenza.
>
> Buona Vita a tutt*
>
> Un pensiero per chi muore “per mano poliziotta”.
>
> Un pensiero a Carlo, a Kafir e a tutte le vittime della violenza di stato.
Riceviamo e diffondiamo:
Fervono i preparativi per il secondo numero de IL MOVENTE, che pensiamo di poter
far uscire attorno a settembre/ottobre!
Prima di poter far annunci e proporre una pubblicazione sufficientemente
strutturata e in linea con i propositi di non voler rincorrere gli eventi e gli
accadimenti, come per il primo numero, ci vorrà quindi ancora un po’ di tempo.
Tuttavia dei fatti di non trascurabile rilevanza ci portano a voler condividere
una riflessione che vogliamo non rimanga sospesa per troppo tempo.
Negli ultimi mesi, in Sicilia è stato inscenato un teatrino dai toni
allarmistici e drammatici, prontamente alimentato dallo Stato e dai sui
protettori, per rafforzare l’immaginario – razzista e estrattivista – di
un’escalation di violenze e antichi mali che dall’oltretomba sarebbero tornati
ad assediare le nostre quotidianità. Lo scopo? Più carceri, più polizia, più
militarizzazione e, chi lo avrebbe mai detto, proteggere il profitto dei soliti
pochi.
Puoi leggere “tragedie e tragediatori” qui:
https://ilmoventerivista.noblogs.org/2026/07/21/tragedie-e-tragediatori/ (eggià,
c’è pure il blog ora!)
In allegato, trovate anche una versione impaginata dell’articolo nel caso
voleste stamparla e diffonderla in autonomia.
Invitiamo tutte le persone che hanno voluto confrontarsi con la proposta del
primo numero a commentare o inviare riflessioni, mosse da spiriti complici, alla
mail: ilmoventerivista@bruttocarattere.org
PS: abbiamo ancora qualche copia. Il ricavato della distribuzione va a sostenere
la cassa VUMSeC – Voglio Un Mondo Senza Carceri
una copia 7€, per più di dieci 5€. spedizione esclusa.
a presto!
La redazione de IL MOVENTE
Qui lo speciale infranumero in pdf: Tragedie e tragediatori