Ieri la Lab Antiviolenza Valsusa e il Collettivo Talea hanno organizzato per la
Giornata Internazionale della Donna, una giornata di lotta nelle città di Susa e
Avigliana. Molte le tematiche […]
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Dopo una settimana fittissima di appuntamenti a cura di Non una di meno, è stato
un lungo weekend di iniziative transfemministe, a Torino come in tutta Italia e
nel mondo. Sabato 7 un grande corteo ha attraversato il centro città, domenica 8
ci sono state iniziative transfemministe nei quartieri di San Salvario, Cenisia,
Barriera di Milano, Vanchiglia e in provincia, a Susa, Avigliana e Grugliasco.
Oggi, nel giornata di sciopero generale l’Assemblea precaria universitaria ha
organizzato un flash mob per denunciare la condizione di precarietà nel settore
accademico. L’iniziativa è stata presentata con lo slogan “Il precariato è una
corsa a ostacoli” e ha coinvolto il percorso di accesso all’aula in cui era
prevista la seduta del Senato accademico. Lungo la balconata del rettorato, il
collettivo ha disposto fili, scatole e barriere simboliche, costringendo i
componenti del Senato a superare fisicamente alcuni ostacoli prima di entrare in
aula. Sul percorso sono stati inoltre collocati fogli e cartelli con riferimenti
a situazioni descritte come frequenti nella vita dei lavoratori precari
dell’università, tra cui mancati rinnovi contrattuali dopo anni di attività,
flessibilità obbligata e mobilità geografica.
Alle 10 è iniziato il partecipato presidio al tribunale di Torino contro il Ddl
Bongiorno, che si è trasformato in corteo dopo qualche ora. Le conseguenze
dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla
violenza sessuale, sarebbero molto gravi, soprattutto nei contesti familiari e
coniugali, e per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno
registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti
lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è
già esposta a vittimizzazione secondaria.
Inoltre, la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di
Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa
propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le
donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono
espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del
lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la
distruzione del welfare.
Questo 8 marzo si è svolto con un nuovo fronte di guerra aperto, quello contro
l’Iran e, scenario in cui ancora una volta è la popolazione civile a pagare un
prezzo altissimo per la
repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano, e lx
transfemministx in piazza hanno ribadito il sanguinoso nesso tra patriarcato e
guerra.
Abbiamo contattato Daniela, di NUDM, in diretta dal presidio al tribunale, che
ci ha parlato della giornata di sciopero transfemminista di oggi, del flash mob
in Rettorato, della necessità di opporsi al Ddl Bongiorno. La giornata di
sciopero e lotta transfemminista prosegue: alle 16, assemblea in Università.
SABATO 14 MARZO 20.30 presso l’ASSOCIAZIONE LA CREDENZA Presentazione del libro:
Non è più il carcere di una volta. Lo spazio detentivo nelle lettere al
Collettivo OLGa, di Marco Nocente, […]
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CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE
Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da
mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene
assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e
Renato si sono intrecciate, da allora compagni e compagne di Milano e Roma hanno
iniziato a camminare insieme, con la stessa rabbia e con immutato amore.
Ancora oggi il ricordo di Dax si lega a quello di Renato, per dar vita a
giornate di mobilitazione, incontri, lotta e iniziative che trasformano delle
ricorrenze in occasioni per costruire e consolidare un fronte antifascista
europeo rivoluzionario e antimilitarista.
Dal marzo milanese al ventennale di Renato a Roma, saranno giorni di convergenza
e scambio. Nella memoria di Davide e Renato si declinano tutte le lotte che
animiamo e attraversiamo, ognuno con le proprie attitudini e nei propri
contesti. Nella memoria dei nostri compagni ci rafforziamo reciprocamente per
rilanciare un’alleanza rivoluzionaria contro guerra, riarmo e capitalismo, per
resistere al buio che avanza e attaccare il mostro neoliberale.
CONFLITTI: DAL GLOBALE AL LOCALE
Fronti di guerra, tensioni internazionali, corse al riarmo: la ristrutturazione
degli equilibri politici mondiali vede l’imperialismo impegnato a difendere,
estendere, mettere in discussione confini e aree di influenza. Dietro a ogni
operazione militare si muovono interessi economici, sono una strategia di
accumulazione di capitale nella sua forma più cruenta e omicida.
Negli ultimi due anni il contrasto alle politiche guerrafondaie si è legato alla
causa di liberazione palestinese, che è tornata al centro del conflitto politico
in seguito all’operazione Diluvio di Al-Aqsa, contribuendo a comprendere la
causa di liberazione di una resistenza anticoloniale non solo in senso
difensivo, ma come attacco al progetto sionista e imperialista occidentale,
rivendicando l’obiettivo della liberazione dal fiume fino al mare e rompendo il
muro di silenzio e normalizzazione della colonia sionista. Questo ha dato
impulso ad un movimento globale per la liberazione della Palestina. In Italia,
come in altri paesi, si è concepito non solo come forma di solidarietà simbolica
o umanitaria, ma come lotta attiva contro il sionismo e la guerra imperialista.
La solidarietà tra lavoratori, lavoratrici e con i popoli oppressi diventa una
minaccia concreta al mantenimento del capitalismo e dello stato di guerra.
Parallelamente alla pacificazione in Palestina, con gli accordi di “pace” di
Trump che prevedono un nuovo mandato coloniale su Gaza, la pacificazione interna
in Europa avanza con un’ulteriore stretta repressiva. La criminalizzazione in
Italia ha colpito in alcuni casi in aperta concertazione con “Israele”,
mostrando la continuità tra la politica repressiva interna e i rapporti
diplomatici e commerciali, come nel caso di Anan Yaeesh arrestato il 27 gennaio
2024 in seguito alla richiesta di estradizione da parte di “Israele”. Del
dicembre scorso è l’inchiesta “Domino” in cui l’accusa di finanziamento al
terrorismo si basa su direttive israeliane. Tali operazioni criminalizzano i
palestinesi che sostengono la resistenza in Palestina e dalla diaspora e
rappresentano un monito nei confronti del movimento in Italia, che ha visto
numerosi arresti, fogli di via, divieti e violenza poliziesca palesatasi più
volte nelle piazze per la Palestina. I nuovi DDL che prevedono l’equiparazione
di antisionismo ad antisemitismo costituiscono un salto di qualità nella
repressione delle idee: l’idea stessa della lotta antisionista diventa reato.
L’aggravarsi dei conflitti porta con sé l’esigenza, da parte dei diversi paesi,
di garantire un fronte interno pacificato, in cui la guerra sia “normalizzata” e
accettata in tutte le sue implicazioni sociali ed economiche. Senza dissidenza e
conflitto sociale, la strada per politiche guerrafondaie è ben spianata. Tutti i
soggetti che si adoperano per resistere a questo sistema sono scomodi, sono voci
da eliminare a qualunque costo.
EUROPA: GUERRA AGLI ANTIFASCIST. FREE ALL ANTIFAS!
Negli ultimi anni in tutta Europa le forze di polizia si coordinano e
collaborano per colpire compagni e compagne antifa. In Germania per la prima
volta dei militanti antifascisti sono accusati di associazione a delinquere
grazie al teorema accusatorio Antifa Ost, creato dalle autorità tedesche nel
2021. Nel settembre scorso il dipartimento di stato USA ha inserito Antifa Ost
nell’elenco delle organizzazioni terroristiche con l’obiettivo esplicito di
colpire le strutture di solidarietà, portando alla chiusura di numerosi account
social a supporto della campagna e dei conti correnti di Rote Hilfe (soccorso
Rosso).
Una persecuzione che raggiunge il suo apice in seguito alle manifestazioni
contro la Giornata dell’onore di Budapest del febbraio 2023, in cui vengono
arrestat* tre compagn* che oggi rischiano fino a 24 anni di carcere. Grazie alla
collaborazione tra autorità tedesche e ungheresi le accuse arrivano a
coinvolgere diciotto antifas ricercat* in tutta Europa sui quali pende una
richiesta di estradizione. Sei di loro si trovano in carcere in Germania in
attesa di processo e Maja, estradata illegalmente, è imprigionata a Budapest in
condizioni di violazione sistematica dei suoi diritti da ormai quasi 2 anni. La
sentenza a suo carico assume i caratteri di una rappresaglia delle autorità
magiare contro il movimento antifascista europeo.
Al carcere, ai mandati di cattura europei e alla persecuzione giudiziaria si
somma un sempre più frequente ricorso da parte delle polizie europee a misure
amministrative preventive finalizzate a limitare la libertà di movimento di
militanti. Dispositivi concepiti per respingere i migranti alle frontiere
vengono estesi a nuovi soggetti indesiderati.
Per contribuire allo sviluppo di analisi e azioni condivise da parte del
movimento antifascista internazionale è fondamentale costruire legami tra realtà
europee: la solidarietà internazionalista, il confronto continuo tra esperienze
politiche provenienti da paesi diversi, il concepirsi come parte integrante di
un movimento antifascista europeo sono oramai punti fermi del nostro agire
politico e trovano una rappresentazione continuativa in tutti gli anniversari di
Dax. Non solo, crediamo sia questa una strategia efficace e vincente per
allargare i nostri orizzonti di lotta, recuperando il valore storico delle
pratiche internazionaliste e fronteggiando in maniera coordinata le insidie di
un’Europa sempre più schierata a destra.
MILANO: TRA VETRINA OLIMPICA E ASSEDIO ALLE PERIFERIE
Nel contesto di conflitti globali, in un’Europa reazionaria, non si rinuncia
alla logica speculativa dei grandi eventi che in questi mesi si è abbattuta
sulla nostra città. Ed ecco imporsi i giochi olimpici invernali Milano-Cortina
2026 che significano aumento del costo della casa, indebitamento pubblico, nuove
grandi opere nocive, devastazione e saccheggio dei territori montani, lavoro
insicuro e non retribuito.
Mentre la città si rifà trucco per ospitare il grande evento, nei quartieri
popolari non si ferma il processo fagocitante del capitale immobiliare con
sfratti, sgomberi, controllo sociale e speculazione edilizia. Gli interventi in
massa delle forze dell’ordine susseguitesi in diverse zone della città (da San
Siro a Giambellino, passando per Baggio) negli ultimi mesi, su mandato del
Ministro Piantedosi, sono la punta dell’iceberg di un sistema che mira a
criminalizzare chi vive in condizioni di precarietà abitativa, economica o
sociale. Nel frattempo, nella città con gli affitti più cari d’Italia, migliaia
di case popolari restano sfitte, non assegnate, lamierate e addirittura murate.
Si dismette il patrimonio immobiliare pubblico a favore della speculazione
edilizia e del latifondo del mattone, per questo ancora oggi occupare
rappresenta una legittima alternativa, una forma concreta di lotta contro questo
processo che rende la nostra città sempre più esclusiva e escludente.
La stretta autoritaria che stiamo vivendo passa anche attraverso l’attacco alla
cultura, allə studenti, agli spazi sociali. Il Governo vuole fermare i sogni
collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno
sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove ci
si organizza per liberarsi dallo sfruttamento della vita.
NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE
In una realtà sempre più cupa, altrettanto reale è il movimento europeo e
mondiale che si sta mobilitando contro la guerra e l’imperialismo. Nelle piazze
di tutto il mondo da Genova al Nepal, da Milano allo Yemen e al Kurdistan i
popoli reclamano giustizia e pace, alzano un grido contro guerra e genocidio,
resistono affinché il buio non prevalga. Sabotaggi, proteste, azioni
attraversano ogni giorno tutti i paesi del mondo ricordando ai potenti che
laddove lavoratori e lavoratrici, studenti e persone si uniscono non c’è
ricchezza o riarmo che tenga. L’occasione del ricordo di Dax è da più di
vent’anni parte di un percorso di resistenza e di lotta, che ci consente di
costruire un fronte antifascista internazionale. Per questo i giorni del suo
ricordo vorremmo che fossero momenti di convergenza e creazione di legami,
consapevoli che mobilitarci per ricordare Dax deve essere parte di un percorso
di resistenza che passa anche dal prossimo 25 aprile.
In questo quadro a tinte fosche vi è ancora una luce che dà speranza, e sta a
noi alimentare questa luce, guidati dalla memoria dei compagni e delle compagne
uccisi da fascismo e capitalismo. La resistenza, la lotta, la solidarietà sono
le componenti essenziali che ci permettono di immaginare, creare e praticare un
mondo diverso, di libertà e autodeterminazione per tutt* e in ogni luogo.
L’industria europea del calcio è finita nelle maglie delle sponsorizzazioni di
gruppi finanziari ad alto rischio, marchi di Cryptovalute e trading che
investono milioni sulle grandi squadre, ma comportano un vero e proprio gioco
d’azzardo per i piccoli investitori, ovvero i tifosi.
Nonostante molti di questi gruppi finanziari siano catalogati come “ad alto
rischio” o addirittura “non autorizzati ad operare” in alcuni paesi, il mercato
delle sponsorizzazioni è in continua crescita.
Il mondo del calcio è una vetrina scintillante e promuovere aziende volte alla
speculazione e al gioco d’azzardo in borsa è una minaccia concreta per chi
decide di investire i propri risparmi su un marchio che associa alla squadra del
cuore.
ne parliamo con Lorenzo Buzzoni autore di “Crypto e tarding: calcio e tifosi
nella rete di sponsor finanziari non autorizzati” uscito su Altreconomia (
https://altreconomia.it/crypto-e-trading-calcio-e-tifosi-nella-rete-di-sponsor-finanziari-non-autorizzati/)
La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due
sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica
consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per
comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e
dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale.
Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di
confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” –
che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania,
Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il
principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la
Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di
Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta.
Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina
della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e
commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale
del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
La procura di Monaco incrimina le co-fondatrici di Letzte Generation per
“organizzazione criminale”. Critiche da giuristi e associazioni: rischio
precedente pericoloso per libertà di protesta e di stampa. La procura …
(disegno di guerrilla spam)
È uscito di recente per le edizioni Tabor Fuori la grana o vi ammazziamo! di
Alèssi Dell’Umbria, un autore noto in ambienti di movimento in Italia, ma di cui
restano fondamentali due opere non ancora tradotte: Histoire universelle de
Marseille, un’imponente archeologia politica e sociale della città, apparsa
proprio mentre Marsiglia veniva sacrificata sull’altare della “capitale europea
della cultura”, e Tarantella! Possession et dépossession dans l’ex-royaume de
Naples. Quest’ultimo è il resoconto di un Sud Italia che l’autore conosce bene,
in bilico tra emarginazione sociale e recupero spettacolare. Ed è proprio da
qui, da una necessaria lettura da Sud, che bisogna partire per riflettere
sull’ultimo libro di Dell’Umbria. Il titolo riprende una scritta apparsa su un
muro di Marsiglia nei primi anni Ottanta e ci introduce nelle vicende degli Os
Cangaceiros, un gruppo fuorilegge attivo in Francia tra il 1984 e il 1992.
Dell’Umbria, che di quel gruppo fece parte, non scrive una semplice memoria, ma
restituisce il racconto di un’esperienza politica ed esistenziale lontana dai
dogmi del militantismo tradizionale, capace di fondere l’elaborazione teorica
radicale con una pratica di vita estranea alle leggi del Capitale.
Tra sabotaggi, riappropriazioni e rifiuto del lavoro salariato, questa banda di
giovani si organizzò per vivere senza lavorare e per sostenere le lotte sociali,
dalle prigioni alle fabbriche fino alle periferie urbane. Il tutto senza
abdicare alla vita, ma soprattutto senza mai rinunciare a una riflessione
costante, necessaria a interpretare la realtà e a dotarsi di strumenti analitici
per agire. “A differenza di quei militanti che hanno la tendenza a credersi
indispensabili – scrive Dell’Umbria – pensavamo che gran parte del negativo
all’opera nelle viscere di questo mondo agisse innanzitutto sotto forma di
astensione”.
La vicenda degli Os Cangaceiros s’inserisce in questo solco. Come scrive lo
stesso autore, “bisognava organizzarsi per attraversare il deserto che
avanzava”. Era indispensabile pensare alla rivoluzione attraverso l’amicizia,
vendicarsi di coloro che organizzano la nostra infelicità. Erano questi gli
obiettivi prioritari, come scrissero in un editoriale della rivista che
pubblicavano in modo irregolare (i cui numeri possono essere sfogliati qui).
L’esperienza di questo gruppo di affinità si colloca nel riflusso post ’68,
quando l’interrogativo centrale riguardava la forma delle soggettività
rivoluzionarie in un’epoca controrivoluzionaria. Dell’Umbria rispondeva
guardando alla “resistenza per inerzia”, convinto che l’indifferenza della
maggioranza dei proletari verso l’attivismo non fosse apatia, ma una forma di
resistenza non catalogabile, capace di togliere ossigeno alla scena spettacolare
del potere.
Da questa prospettiva, ogni elogio del proletariato in quanto classe era visto
come controrivoluzionario, poiché mirava a reinserire una soggettività
intrinsecamente negativa nel contratto sociale attraverso i “racket sindacali e
politici”, vale a dire quelle organizzazioni che gestiscono il conflitto per
renderlo compatibile con il sistema. Il rifiuto del lavoro (capitalistico) è
alla base di questa visione. È la diserzione generalizzata in quanto stile di
vita a fare conflitto, per le strade e sul posto di lavoro. Non il volontarismo
etico.
Alla radice di queste scelte troviamo una lettura eterodossa degli scritti
giovanili di Marx ed Engels. Dell’Umbria spiega bene come, in un’epoca di
riflusso, bisognasse volgere lo sguardo ai proletari senza però invocarli come
soggetto investito di una missione storica trascendente. Il proletariato veniva
definito come una soggettività in atto, inafferrabile secondo le categorie
classiche. Inscrivere questa soggettività negativa in un contratto sociale è
esattamente il ruolo dei racket sindacali e politici.
Dell’Umbria riprende la questione del “racket”, concetto caro a Max Horkheimer e
a Jacques Camatte, che ne aveva scritto nella rivista
neo-bordighista Invariance: quelle organizzazioni che si interpongono tra la
rivolta e la realtà, gestendo il conflitto per neutralizzarlo o renderlo
compatibile con il sistema. Non si trattava di imporre un livello di scontro, ma
di sposare quello già in campo. In quest’ottica, il fatto che l’immensa
maggioranza dei proletari resti indifferente alle ingiunzioni dell’attivismo la
rende persino più minacciosa. Dell’Umbria e i suoi assistevano in diretta alla
disgregazione sociale degli anni Ottanta e alla dissoluzione della classe
operaia – con i sindacati ad accompagnarla e a fare in modo che l’operazione
filasse liscia – guardando invece a quei cicli di rivolta che avevano ribaltato
l’istituzione degli operai in quanto classe mediata dalla rappresentanza
sindacale – da piazza Statuto a Mirafiori, passando per lo sciopero
insurrezionale in Belgio nel 1960.
Che effetto può avere questa riflessione nella città del movimento storico dei
disoccupati organizzati e delle “fragili alleanze”, in una Napoli popolata da
quegli “abietti” refrattari all’inquadramento in partiti e sindacati
tradizionali che non sono mai riusciti ad addomesticarli? Il volume di
Dell’Umbria sembra parlare a questo proletariato marginale, ma lo fa
smascherando i limiti di un certo attivismo militante e del suo nichilismo
passivo, laddove il rifiuto del lavoro viene sbandierato come posa ideologica da
chi può permetterselo, senza però avere né la capacità di agire l’illegalità
radicale, né la forza di elaborare riflessioni teoriche. Dell’Umbria, tra
l’altro, spiega bene che gli Os Cangaceiros si sciolsero proprio perché non
riuscivano a superare una “pura negatività” che rischiava di svuotarli
dall’interno. La prima sollecitazione che emerge da un libro del genere è che la
diserzione non è un’astrazione morale, ma una pratica materiale che, se non
evolve in soggettività politica, si condanna all’autoconsunzione.
Il secondo spunto riguarda l’alibi dell’idealizzazione. Persiste un pensiero di
movimento che tende a mitizzare i subalterni solo in quanto tali, finendo però
per lavarsene le mani; un pensiero che trasforma la marginalità in un santuario,
producendo però solo inazione e immobilismo. Ma idealizzare il subalterno
significa mummificarlo nella sua condizione di esclusione, e mentre il potere
criminalizza il “refrattario”, il militante lo mimetizza nel mito. Ed entrambi
gli impediscono di farsi soggetto.
Questa dinamica è rischiosa soprattutto nei contesti dove il deserto sociale si
espande e l’azione di chi è fuorilegge non è affatto accompagnata da
elaborazioni teoriche radicali. La storia degli Os Cangaceiros suggerisce che la
vera rottura non avviene tramite l’ostentazione dell’identità marginale, ma
quando la soggettività diventa inafferrabile. Il lavoro, in un contesto segnato
da disoccupazione endemica e stigma, non è allora solo coercizione, ma può
diventare forma di emancipazione e presa di coscienza per rompere lo schema
dell’invisibilità. L’emancipazione del proletariato marginale, nel nostro caso,
è legata anche al lavoro, e non solo al suo rifiuto, altrimenti non si
spiegherebbe l’emergere, in questo contesto, di un movimento di lotta per il
lavoro che dagli anni Settanta si riproduce continuamente. Il lavoro, in questo
caso, è al tempo stesso coercizione e potenziale leva per il cambiamento, per
una classe, come quella del proletariato marginale, abbastanza integrata nella
società per essere sfruttata, ma anche sufficientemente esclusa per essere
debole politicamente.
Se il Capitale tiene in pugno gli sfruttati gestendo la loro stessa
riproduzione, il libro di Dell’Umbria è un invito a non farsi ingabbiare dalle
nuove forme di racket politico – comprese quelle vestite di “movimentismo”
radicale. Non si tratta quindi di “organizzare i subalterni” dall’alto di una
presunta superiorità teorica, ma di riconoscere la potenza della diserzione
generalizzata che già pulsa nelle viscere della società. Sposare il “negativo”
significa smettere di guardare ai subalterni come oggetti da studiare o da
proteggere, per riscoprire il gusto di una rivolta che non chiede permessi né
legittimazioni. Significa rifiutare, una volta per tutte, di stare al proprio
posto: al margine, e in silenzio. Chissà se il buon Dell’Umbria ha voglia di
discutere del suo libro in questo Sud. Un territorio dove la diserzione e la
lotta per l’esistenza continuano a confondere i confini tracciati dal potere.
(andrea bottalico)
L’inchiesta di IrpiMedia sulle molestie nelle redazioni. E cosa ci dice la
ricerca sul modo in cui i media raccontano e rappresentano le donne
L'articolo Newsroom – Molestie nel giornalismo italiano proviene da IrpiMedia.
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "COLPEVOLI DI PALESTINA" E CONDIVISIONE DI ALCUNE
ESPERIENZE DI OCCUPAZIONE DEI LICEI IN VALSUSA
Libreria Città del Sole - Via Walter Fontan 4 - 10053 Bussoleno (TO)
(venerdì, 13 marzo 17:00)
Proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina" e condivisione di alcune
esperienze di occupazione dei licei in valsusa, con aggiornamento sulle
condizioni di Anan da parte dell'avvocata e confronto sui recenti decreti
sicurezza e romeo sull'antisemitismo.
RADIO CARRETTA CARETTA
Piazza Crispi, Torino - -
(mercoledì, 11 marzo 17:00)
Radio Carretta Carretta è una radio che si muove di piazza in piazza e parla per
chi c'è, è una radio per la strada. Mercoledi 11/3 dalle ore 17 in piazza Crispi
per musica, controinformazione, storie, riflessioni e suggestioni.
In questo primo incontro parleremo di editoria autoprodotta con l'edizioni
Fuochi D'inverno e dell'esperienza dei Colporteurs, i venditori ambulanti di
libri del XVIII secolo. Seguirà una chiacchiera sul nuovo Patto sulla migrazione
e l'asilo intrecciando l'esperienze di deportazione e colonie penali nell'Italia
pre-unitaria. Infine presenteremo lo spettacolo teatrale "il colloquio" del
Collettivo Lunazione in scena Sabato 21/3 al CSOA Gabrio. Nel mentre le
selezioni musicali de djs.
Il progretto Radio Carretta Carretta nasce dall'esigenza di ritrovarsi in
strada, di creare una socialità lontana dalle logiche di consumo ma che possa
offrire spunti, idee e conoscenze.
Radio Carretta Carretta vuole essere una rate: ascolta, proponiti, partecipa
Radio Carretta Carretta non trasmette nell'etere, ma registra e rilancia i
podcast su Radio Blackout.
Radio Carretta Carretta non usa social, tieniti informato su gancio.cisti.org o
su www.radioblackout.org
CENA SOCIALE DI QUARTIERE GRAB
Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(venerdì, 13 marzo 20:00)
Cena sociale di quartiere
Porta quello che vuoi trovare
Un piatto, una posata, un bicchiere, la tua ricetta preferita
Lasciamo la piazza più pulita di come la troviamo