(disegno di giancarlo savino)
La ZES unica è la Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno. La sua istituzione
nel 2023 risponde alla finalità di promuovere lo sviluppo economico e il
riequilibrio territoriale, di rafforzare la competitività e la coesione sociale
delle regioni meridionali. Si incentivano investimenti produttivi e nuove
strutture industriali attraverso agevolazioni fiscali alle imprese e la
semplificazione dei procedimenti amministrativi. Istituita dal Decreto Sud,
sostituisce le precedenti otto ZES introdotte nel 2017 e, da quest’anno,
comprende dieci regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Marche e Umbria.
A una prima lettura, il dispositivo della ZES sembra orientato alla crescita
industriale. Tuttavia, molti dei progetti candidati riguardano il settore
turistico, presentato come industria turistica per legittimare la loro
inclusione. Questo slittamento semantico è significativo: di fatto, la ZES si
inserisce in contesti già segnati da oltre un decennio di sovraffollamento
turistico che ha saturato non solo l’offerta e la domanda, ma anche la capacità
ecologica, spaziale e paesaggistica dei territori coinvolti.
I megaprogetti che si candidano alla ZES utilizzano le diseguaglianze
territoriali per legittimarsi, mentre finiscono per esasperare proprio quei
processi di marginalizzazione che dichiarano di voler arginare. Faccio due
esempi per riflettere su cosa accade quando una procedura nata per semplificare
e accelerare la decisione amministrativa incontra norme sostanziali di tutela
del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.
In Sardegna, un’autorizzazione ZES riguarda un intervento localizzato a Cala
Finanza, davanti all’isola di Tavolara, una delle aree di maggior pregio
ambientale della Gallura. Il progetto, ora sospeso, prevedeva la trasformazione
di un compendio costiero e la richiesta di variante urbanistica per un’area di
oltre centomila metri quadri: da zona di salvaguardia ambientale integrale a
zona turistica. Sul progetto avevano però espresso il proprio dissenso, ritenuto
non superabile, sia il ministero della cultura sia la Regione Sardegna, in
accordo con quanto previsto dal Piano paesaggistico regionale. Nonostante ciò,
la Struttura di missione ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica. A confermarne
la validità è intervenuto anche il consiglio dei ministri, secondo cui il
progetto sarebbe coerente con le politiche di sviluppo e con l’interesse
strategico nazionale alla competitività del Mezzogiorno.
In piena estate, la Gazzetta del Mezzogiorno annuncia che la Puglia è la seconda
regione per numero di pratiche ZES, sebbene i progetti si inseriscano in un
paesaggio già segnato da decenni di cementificazione, consumo di suolo, erosione
della biodiversità, compromissione degli ecosistemi e degli equilibri
idrogeologici. Sulla costa di Ostuni, in provincia di Brindisi, uno di questi
progetti prevede la costruzione di un mega-resort di lusso nell’area
incontaminata di Mogale, a firma della multinazionale Four Seasons: quasi nove
ettari di costa da cementificare per ospitare decine di fabbricati e piscine
private che distruggerebbero la macchia mediterranea e il delicato sistema di
canali naturali di deflusso delle acque, aumentando il rischio idrogeologico. In
più, un tratto di costa accessibile a tutti verrebbe convertito in un’enclave
turistica per ricchi, come già accade in zona.
L’istituzione della ZES unica appare come un nuovo capitolo della lunga storia
del colonialismo interno italiano, in cui il meridione viene rappresentato come
spazio da modernizzare, disciplinare e rendere disponibile all’investimento
privato, secondo la dottrina neoliberale perseguita dall’Unione europea e dai
governi nazionali. La promessa dello sviluppo, accompagnata dal consueto ricatto
e dalla retorica occupazionale, funziona come linguaggio di legittimazione che
trasforma la precarietà sociale in un’arma di pressione, rendendo le comunità
locali più vulnerabili all’ingresso di progetti ad alto impatto territoriale.
L’antropologia del paesaggio ha mostrato come questi processi non siano semplici
effetti collaterali dello sviluppo, ma parte di una più ampia economia politica
della semplificazione ecologica, in cui il territorio viene trattato come
risorsa da estrarre, più che come spazio abitato da comunità, memorie e
relazioni. In questo senso, la ZES non è solo un dispositivo economico, ma un
dispositivo epistemico: ridefinisce ciò che può essere considerato sviluppo, ciò
che può essere sacrificato, ciò che può essere deciso senza la partecipazione
delle comunità. Come scrive il costituzionalista Giovanni Coinu, la questione
non è se lo sviluppo economico sia un interesse pubblico, ma se possa essere
usato come criterio politico generale per rendere inefficaci norme sostanziali
di tutela già vigenti. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio impedisce di
leggere la pianificazione paesaggistica come un semplice parere superabile nel
procedimento amministrativo. Una prescrizione di piano paesaggistico, un vincolo
di inedificabilità, una classificazione urbanistica non sono mere opinioni
amministrative contrarie allo sviluppo.
L’arrivo di numerosi progetti industriali, alcuni già approvati e altri in
attesa di autorizzazione, non rappresenta soltanto una trasformazione materiale
del territorio, ma una trasformazione simbolica e politica. Le deroghe
normative, la possibilità di aggirare vincoli paesaggistici e ambientali,
l’intervento su aree agricole e su oliveti secolari producono un regime di
eccezione territoriale, dove il territorio non è più governato dalle regole
ordinarie della democrazia locale, ma da procedure straordinarie che
trasferiscono il potere decisionale ai grandi gruppi economici e finanziari
attraverso la mano invisibile della politica e della burocrazia.
Questa dinamica si intreccia con la turistificazione: quando un territorio viene
reso disponibile a investimenti esterni, esso viene ripensato non come luogo
vissuto dai nativi per i nativi, per la loro sussistenza ecologica e le loro
economie, ma come superficie da valorizzare, da rendere appetibile, da
trasformare in merce. La turistificazione non riguarda solo gli spazi urbani o
le coste, ma anche le campagne, i paesaggi rurali, gli oliveti. In molte regioni
mediterranee, la trasformazione dei paesaggi agricoli in scenari turistici ha
prodotto una forma di espropriazione simbolica: il territorio viene
rappresentato e venduto da soggetti esterni, mentre le comunità che lo abitano
perdono la capacità di decidere il proprio futuro. È un processo che ricorda ciò
che l’antropologa Anna Tsing ha definito “economia delle promesse”, in cui il
territorio viene immaginato come spazio di opportunità, ma solo per chi detiene
capitale e potere decisionale.
La retorica delle “misure di promozione territoriale” e dello “sviluppo locale”
pretende di mascherare una dinamica di grave esproprio della democrazia. Qual è
la vocazione del territorio? Chi decide che debba essere univocamente turistica?
Chi beneficia realmente di queste misure? La ZES rende il territorio appetibile
agli investitori secondo logiche competitive e utilitariste, ma non
redistribuisce i benefici ai residenti. Come scrive la geografa Margherita
Ciervo, la popolazione, benché continui a essere formalmente proprietaria di
case e terre, subisce cambiamenti significativi nei propri luoghi di vita,
smarrimento di senso, perdita di identità e sovranità territoriale. È ciò che
Ciervo definisce landscape grabbing, una forma di espropriazione che si diffonde
con velocità sbalorditiva e in maniera pervasiva.
La marginalità sociale e geografica diventa un moltiplicatore di violenza
ambientale e diseguaglianze territoriali, esattamente quelle che la ZES, insieme
agli impianti di energia rinnovabile (il fotovoltaico selvaggio travestito da
agrivoltaico, le distese di pale eoliche ad alto impatto ambientale) e ai
progetti di costruzione di data center, promette di colmare. Il modo in cui lo
sfruttamento ricade sui territori, dando vita a specifiche geografie della
devastazione, non è casuale. Nei territori marginali si riducono i costi per gli
investitori: il valore economico dei terreni è crollato per l’abbandono delle
campagne, il disseccamento degli ulivi e i roghi sistematici; la minore
opposizione sociale è favorita dallo spopolamento, gli abitanti sono
politicamente meno rappresentati e hanno minore potere negoziale.
La disciplina della ZES si rivela uno strumento coloniale, utile a modificare i
territori e la mentalità delle persone che li vivono, predisporle a subire e
accettare quello che accade. Le coste, le campagne, gli spazi pubblici diventano
luoghi su cui altri decidono, secondo logiche che rispondono a interessi privati
e non collettivi. È questo il modello di sviluppo che vogliamo per i nostri
territori e per le future generazioni? Questa domanda interroga le forme di vita
che si stanno costruendo, le possibilità di immaginare un futuro che non sia
deciso altrove. È una domanda che riguarda la giustizia territoriale, la
democrazia ecologica, la cura dei luoghi. Ed è una domanda che le comunità del
Mezzogiorno hanno il diritto e il dovere di porre e di rivendicare. (giuseppe
vinci)
Il caso Ramy non riguarda soltanto un inseguimento finito con la morte di un
ragazzo. Riguarda il potere dello Stato di usare la forza e poi raccontare come
quella forza …
Dopo il premio a Venezia, il ministro Miki Zohar accusa Yuval Abraham e Rachel
Szor di «tradimento». Quando raccontare dall’interno la macchina dello sterminio
diventa un crimine contro lo Stato …
RIAPERTURA PALESTRA DI ARRAMPICATA @PPDDN - BENEFIT CUBA!
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(domenica, 20 settembre 16:00)
Domenica riparte la stagione bradipa🦥
Dalle 16 accoglienza e distribuzione pacco gara benefit per Cuba 🇨🇺
Non ci sarà gara ma birrette, musica, magliette serigrafate fresche fresche e
giochi non competitivi 🧗🏻🍺
A fine serata brindisi e lotteria!
🔥domenica 20 settembre
@csoa_gabrio via millio 42
Palestra Popolare Dante di Nanni🔥
BIBLIOTECA GOLIARDA SAPIENZA
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(lunedì, 21 settembre 16:30)
Apertura settimanale della Biblioteca Goliarda Sapienza!
Vieni a leggere o a prendere un libro in prestito!
A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato
nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali
hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con
blocchi su alcune strade provinciali.
Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di mobilitazione per
tutti i lavoratori dell’appalto, fino alle 7 di domani. Occupata la strada
provinciale attorno al Siderurgico, da dove poi lavoratori e lavoratrici si sono
mossi in corteo verso Palazzo di Città, mandando in tilt la viabilità. “Sia
chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie
per tutti lavoratori” dicono i sindacati, in vista – domani – del nuovo tavolo
annunciato da palazzo Chigi proprio sull’ex Ilva. “Il tempo è scaduto”, dicono
dall’indotto ex Ilva.
Giacomo Mastro, rsu Usb nel consorzio di aziende appaltatrici dell’ex Ilva in
sciopero
Il resoconto della mattinata con Giacomo Rizzo giornalista e corrispondente Ansa
da Taranto
da Radio onda d’Urto
RIAPERTURA PALESTRA DI ARRAMPICATA @ PPDDN - BENEFIT CUBA!
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(domenica, 20 settembre 16:00)
Domenica riparte la stagione bradipa🦥
Dalle 16 accoglienza e distribuzione pacco gara benefit per Cuba 🇨🇺
Non ci sarà gara ma birrette, musica, magliette serigrafate fresche fresche e
giochi non competitivi 🧗🏻🍺
A fine serata brindisi e lotteria!
🔥domenica 20 settembre
@csoa_gabrio via millio 42
Palestra Popolare Dante di Nanni🔥
La ricostruzione 3D di Index contesta la versione dei carabinieri: un primo
probabile impatto avrebbe destabilizzato il T-Max, poi la Giulietta avrebbe
nuovamente tagliato la sua traiettoria prima di travolgere …
Il Tribunale di Budapest ha fissato per il 18 e il 30 settembre 2026 le due
udienze del processo di appello per Maja, Gabri e Anna. Il 30 di settembre verrà
anche emessa la sentenza.
Ricordiamo che le condanne del primo grado sono state rispettivamente di 8, 7 e
2 anni di carcere e il pagamento di una multa pari a 80.000 euro!
Dalle recenti aggressioni in carcere a Maja fino al continuo inasprirsi delle
misure repressive tra un decreto sicurezza e l’altro e la punta dell’iceberg del
vertice internazionale “Anti Antifa” convocato a luglio dall’amministrazione
Trump, si legge un quadro inquietante che mira a eliminare ogni espressione di
lotta contro questo sistema.
Il Tribunale di Parigi, su pressione dell’Unione Europea e dell’Europol, si sta
muovendo nella stessa direzione e il 19 agosto ha accettato la richiesta di
estradizione in Germania per Gino.
Gli avvocati hanno subito presentato ricorso e entro 40 giorni ci sarà la
decisione definitiva.
Il comitato di solidarietà per Maja in Germania e il Comitato Francese di
Solidarietà e hanno lanciato un appello alla mobilitazione che raccogliamo, sia
invitando chi può a raggiungere Budapest nei giorni del processo in cui sarà
presente Maja per partecipare ai momenti di protesta, sia a organizzarsi nei
territori!
In quei giorni è quantomai importante che tutta la nostra determinazione e
solidarietà arrivi agli imputatx attraverso il rilancio della comunicazione
online, la produzione di contributi artistici, le mobilitazioni presso i
consolati e la ambasciate, la connotazione della campagna Free All Antifas nelle
manifestazioni che si terranno in quei giorni, l’organizzazione di momenti di
approfondimento, cene o concerti benefit negli spazi, e ogni altra forma di
protesta che pensiamo possa dare visibilità alla lotta dei prigionierx.
Parliamo con un compagno della rete “Free all antifas” della mobilitazione in
solidarietà allx compagnx inquisitx per i fatti di Budapest da qui al 30
settembre, del de-banking di Rote Hilfe, la più grande e longeva organizzazione
di mutuo-aiuto contro la repressione in Germania, e della necessità di difendere
gli spazi fisici e virtuali. Ascolta e scarica l’approfondimento.
Ricordiamo la call 4 artist del Comitato Antirepressione Milano per il presidio
al consolato ungherese del 30/09 e il canale telegram @freeallantifas
Capire il presente per trasformare la realtà: la scelta dell’autoformazione.
Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori
di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato
Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano)
Oggi muoversi alla cieca non è più un’opzione, senza una direzione chiara e
senza una struttura solida si è vulnerabili e incapaci di essere all’altezza del
periodo storico che stiamo attraversando. Una sempre più ristretta cerchia di
potenti tecnocapitalisti e speculatori, con l’arma della propaganda, influenza
governi, istituzioni, università, agenzie di informazione e social, tentando di
fermare il declino del proprio sistema capitalista attraverso la forza militare
e le guerre. Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che ci permettano di
capire “che fare”, attraverso la critica materialista dobbiamo leggere il
presente per agire tutti verso un’unica direzione.
Da questo nasce all’interno del Centro Occupato Autogestito T28 di Via Dei
Transiti 28, l’Università Popolare T28: non come un accademico esercizio di
stile, ma come una necessità politica stringente per darci un’organizzazione
compatta e camminare insieme, come un unico corpo, verso un unico obiettivo.
Conoscere la storia è indispensabile per avere gli strumenti attraverso cui
affrontare i nodi e le contraddizioni irrisolte nel presente. Sapere chi siamo è
l’unico modo per capire dove stiamo andando.
OLTRE IL VERBALISMO E L’ATTIVISMO CIECAMENTE PRATICO:
la rivoluzione e la trasformazione sociale non si fanno con i discorsi vuoti e
le parole astratte (il puro verbalismo), ma nemmeno con l’azione frenetica fine
a sé stessa. La nostra forza deve risiedere nell’unione e nel corretto
equilibrio tra la riflessione profonda e l’azione concreta.
DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI:
non esiste denuncia autentica del presente se non c’è l’impegno a trasformarlo e
non esiste impegno reale senza un’azione materiale sui territori. Non per essere
solidali, ma per qualcosa di più profondo che va oltre l’assistenza, per lottare
insieme per la trasformazione radicale della realtà, questa è l’unica
solidarietà possibile. Questo gesto cessa quindi di essere una debolezza
sentimentale e diventa un atto politico collettivo, una presa di coscienza di
massa per essere parte integrante di una storia di lotta e resistenza mondiale
contro il nemico dell’umanità, il capitalismo.
ROMPERE IL SILENZIO COL “PERCHÉ?”:
ci hanno sempre raccontato che la cultura e la storia sono neutrali, sospese
sopra le parti. È una menzogna della narrazione dominante. La storia è,
innanzitutto, storia di lotta di classe. Nessun ordine costituito fondato
sull’oppressione e sullo sfruttamento può tollerare che gli sfruttati comincino
a chiedersi collettivamente: Perchè? Noi rifiutiamo quel posizionamento ambiguo
di chi, fingendosi equidistante, sceglie di fatto di non schierarsi. Noi
vogliamo sapere da che parte stare. Rivendichiamo la necessità di ricostruire la
storia delle lotte e dei popoli.
Vorremmo affrontare tutti quei temi e periodi storici che scuole e università
evitano o narrano in maniera falsata e parziale: la storia d’Italia dalla
resistenza, ai primi anni 2000, con un’ottica marxista per arrivare ai temi di
attualità e geopolitica. Lezioni frontali con momenti di confronto in cui porci
le giuste domande.
UNIRE LA COSCIENZA ALL’ORGANIZZAZIONE:
l’Università Popolare di T28 vuole trasformare lo studio in uno strumento,
l’autoformazione come presa di coscienza. Non accettiamo un sapere calato
dall’alto, da istituzioni che difendono gli interessi del capitale.
L’autoformazione è lo strumento per svelare l’inganno in cui viviamo, per
leggere il presente con occhi critici e acquisire gli strumenti teorici
necessari per affrontare e superare le contraddizioni attuali. Il sapere
borghese esclude; il sapere popolare include e arma la mente. L’accesso alla
conoscenza della storia e del presente deve essere accessibile a tutti e a
tutte, senza barriere. L’università popolare vuole essere uno spazio di
autoformazione dove si impara a leggere il mondo per trasformarlo.
CONOSCENZA CONTRO LA REPRESSIONE:
più forte è la coscienza politica, più solide sono le radici collettive di
fronte ai tentativi di frammentazione e repressione dello Stato.
STUDIARE PER COMPRENDERE, ORGANIZZARSI PER LOTTARE.
VERSO UN COMUNE OBIETTIVO.
Prima lezione DOMENICA 27 SETTEMBRE con il prof. Angelo D’Orsi ore 16:00 “La
storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo – ucraina”
Le altre lezioni saranno tutti i mercoledì alle ore 19:00
Al COA T28 in Via Dei Transiti 28 a Milano
PROGRAMMA DELLE LEZIONI
SETTEMBRE
27/09/2026 ANGELO D’ORSI La storia tra doxa ed episteme.
Il caso della guerra russo-ucraina.
30/09/2026 MANOLO MORLACCHI La Resistenza (1936-1945)
a) IL PCI
clandestino
b) La
guerra di Spagna
c) I
rapporti con la III Internazionale
d) Lo
scoppio della guerra
e) Dopo
Yalta
f) La
Resistenza
OTTOBRE
07/10/2026 CARLO FORMENTI Lukacs. La storia umana come
storia del lavoro
14/10/2026 MANOLO MORLACCHI Il dopoguerra (1945-1960)
a) La
svolta di Salerno
b) Le
elezioni politiche del 1948
c) Lo
scontro nel Comintern
d) Lo
scontro nel PCI
e) La
democrazia progressiva
f) La
questione sindacale
g) Il XX
Congresso del PCUS
h) La
fabbrica degli anni ‘50
21/10/2026 VITTORIO MORFINO Introduzione al CAPITALE
28/10/2026 MANOLO MORLACCHI La NUOVA SINISTRA (1960-1970)
a)
L’operaio massa
b) Dal
revisionismo sovietico alla Cina di Mao
c)
Nascita della Nuova Sinistra
d) Il protagonismo operaio e
studentesco
e) La
guerra del Vietnam e le lotte anticolonialiste
f)
L’autunno caldo e la strategia della tensione
NOVEMBRE
04/11/2026 VITTORIO MORFINO Introduzione al CAPITALE
11/11/2026 MANOLO MORLACCHI Lotta armata e riformismo radicale
(1970-1982)
a)
Nascita delle Brigate Rosse
b)
Nascita dei gruppi extraparlamentari
c) La
mutazione del PCI
d) Dalla
propaganda armata all’attacco al cuore dello stato
e) Il
movimento del ‘77
f)
L’operazione Moro
g)
Movimentismo e militarismo
h) La
questione del partito
i) Le
fratture brigatiste e la ritirata strategica
18/11/2026 CARLO FORMENTI La Cina riscrive la teoria della
transizione al socialismo
25/11/2026 VITTORIO MORFINO Introduzione al CAPITALE
DICEMBRE
02/12/2026 MANOLO MORLACCHI Gli anni del riflusso (1982-1992)
a) Do you
remember revolution?
b) Le
lotte sociali
c) La
soluzione politica
d) La
sconfitta del PCI
e) Le
leggi antioperaie (equocanone, scala mobile)
09/12/2026 VITTORIO MORFINO Introduzione al CAPITALE
16/12/2026 CARLO FORMENTI 1848-1917 le due vie del COMUNISMO
GENNAIO
13/01/2027 MANOLO MORLACCHI La seconda repubblica (1992-2001)
a) I
banchieri al governo
b) La
riforma del lavoro e delle pensioni
c) La
ricetta globalista
d) Le
guerre imperialiste
e) Un
altro mondo è possibile?
f)
Genova 2001
20/01/2027 VITTORIO MORFINO Introduzione al Materialismo Storico
27/01/2027 MAURIZIO GUERRI Contro il progresso e contro il
futuro.
Ripensare la storia a partire da Walter Benjamin ed Ernst Bloch
FEBBRAIO
03/02/2027 VITTORIO MORFINO Introduzione al Materialismo Storico
10/02/2027 LL INTELLIGENZE
ARTIFICIALI: arruolati e disertori (TEORIA)
17/02/2027 GIACOMO MARCHETTI L’imperialismo da neo-liberista a
predatorio. La crisi del modo di produzione capitalista e gli scenari politici
globali
24/02/2027 MAURIZIO GUERRI Guardare tutto, non vedere niente.
Noi davanti alle immagini del GENOCIDIO PALESTINESE
MARZO
03/03/2027 GIACOMO MARCHETTI Fidel e Chavez: il lascito dei giganti
del Marxismo Latino-Americano
10/03/2027 LL INTELLIGENZE
ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA)
17/03/2027 MAURIZIO GUERRI Esiste una sola violenza? violenza
del diritto e violenza della giustizia
24/03/2027 LL INTELLIGENZE
ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA)
31/03/1900 LL INTELLIGENZE
ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA)
APRILE
07/04/2027 LL INTELLIGENZE
ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA)
I PROFESSORI:
ANGELO D’ORSI: per 45 anni Ordinario di Storia del pensiero politico
all’Università degli Studi di Torino. Tra i massimi esperti mondiali di Antonio
Gramsci, autore di innumerevoli pubblicazioni e oltre 50 libri (gli ultimi:
“Gramsci. La biografia”, Feltrinelli, e “Catastrofe neoliberista”, Lad
Edizioni), fondatore e direttore delle riviste “Historia Magistra” e
“Gramsciana”. Ha recentemente dato vita al movimento politico “Agorà”.
MANOLO MORLACCHI: direttore editoriale della casa editrice Meltemi, si occupa da
sempre di storia dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato “La fuga in avanti. La
rivoluzione è un fiore che non muore”, “La linea del fuoco. L’Argentina da Peron
alla lotta armata” e “Memorie della periferia. Storie del Giambellino”.
CARLO FORMENTI: giornalista, ricercatore e blogger, è stato caporedattore del
mensile “Alfabeta”, redattore del “Corriere della Sera” e docente di Teoria dei
nuovi media all’Università degli Studi del Salento. Per Meltemi dirige la
collana “Visioni eretiche” e ha già pubblicato “Il socialismo è morto, viva il
socialismo! (2019)”, “Il capitale vede rosso (2020)”, “Ombre rosse (2022)” e
“Guerra e rivoluzione (2 vol., 2023)”.
VITTORIO MORFINO: professore di Storia della filosofia presso l’Università di
Milano-Bicocca, dove dirige anche il corso di perfezionamento in Teoria critica
della società. È stato visiting professor in alcune università europee e
latino-americane. Autore di alcuni testi sulla storia del materialismo e del
marxismo e direttore di «Quaderni materialisti».
MAURIZIO GUERRI: docente di estetica, filosofia contemporanea e fenomenologia
dei media presso L’accademia di Brera e l’università statale di filosofia.
Autore di pubblicazioni che trattano questioni di estetica contemporanea in
riferimento al rapporto tra immagine e politica.
LL: da oltre trent’anni si occupa di arti, culture digitali, software, hype
tecnologici e relativi danni collaterali. Dal 2023 sperimenta in locale modelli
di Intelligenza Artificiale open-weights quantizzati (tradotto: modelli AI
utilizzabili su normali computer in totale autonomia). Esperienza che merita di
essere condivisa in teoria e pratica.
GIACOMO MARCHETTI: redattore di “Contropiano”, ha tradotto e curato libri con
varie case editrici. In veste di giornalista ha effettuato diversi reportage in
vari paesi coinvolti in situazioni di conflitto. Come ricercatore indipendente
si occupa di storia del movimento operaio e comunista internazionale.
Mentre la Prefettura torinese continua ad emettere ordinanze e le zone rosse nei
territori valsusini in via preventiva, motivate dalla “possibilità che la
componente giovanile notav possa organizzare delle attività di lotta”, in
continuità rispetto a quanto già avvenuto quest’estate, proseguono anche le
attività dei presidi notav e di controllo dei cantieri legati alla realizzazione
della linea ferroviaria ad alta velocità.
Oggi, lunedì, dalle ore 16.30 c’è un appuntamento per continuare le pulizie
condivise del presidio di San Giuliano e dalle 19.30 sono previste apericena e
chiacchiere.
Domani, martedì 15 settembre 2026 alle ore 17.00, presso il Castello di
Adelaide, si terrà un incontro pubblico dedicato alla presentazione da parte dei
tecnici di TELT del progetto esecutivo relativo agli interventi che
interesseranno la mobilità sul territorio di Susa. L’incontro sarà pubblico ma a
numero chiuso a discrezione dell’amministrazione.
E’ stato quindi lanciato un punto informativo alle 16 all’Arco di Augusto, a
Susa, per reclamare il proprio diritto a conoscere il futuro degli spostamenti
su uno snodo viario importante come quello del capoluogo della Valle, nonché
rispetto alla possibilità di usufruire di servizi fondamentali che vi si
trovano, come le scuole e l’ospedale.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(mercoledì, 16 settembre 16:00)
Disponibile: NEXT STOP MODENA 2020 – Viaggio tra le carceri
di Claudio Cipriani
https://www.sensibiliallefoglie.it/next-stop-modena-2020/
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.