[2026-09-04] REBELLANGA - MINIFESTIVAL ANTIFA @ Alba, parco Tanaro
REBELLANGA - MINIFESTIVAL ANTIFA Alba, parco Tanaro - Parco Tanaro Alba (venerdì, 4 settembre 16:00) REBELLANGA 4-5 SETTEMBRE, PARCO TANARO, ALBA Sono passati cinque anni dal primo Rebellanga, periodo che coincide con la nostra presa di posizione sul tema dello sfruttamento lavorativo nelle campagne e nelle fabbriche del territorio albese. Qualcosa è cambiato dopo le varie mobilitazioni ma ancora troppo poco: non ci basta che il dormitorio Caritas rimanga aperto, o che aumentino le accoglienze temporanee. Non ci basta ascoltare la retorica dello "scarica barile" che le multinazionali adottano per deresponsabilizzarsi Continua ad esistere il lavoro nero, grigio o sottopagato. continuano a esistere problematiche abitative e continuano i padroni a guadagnare sulla pelle degli ultimi a braccetto coi caporali. Servono prese di posizione nette: edilizia popolare, contratti diretti , organizzazione dei lavoratori e tutele crescenti; il problema è sistemico e non si può agire tamponandolo come si trattasse un'emergenza. Di questi e di molti altri temi parleremo in questa edizione del nostro minifestival per non smettere di credere in un mondo equo e giusto. VENERDI 16:00 accoglienza 17:00 assemblee & incontri: sfruttamento lavorativo, lotta e repressione 18:00 formazione sociopolitica dei movimenti 19:00 cena condivisa 20:00 PARFOMAN - rap from Alba 21:00 BJ & CALIMISTIK - rap from Cuneo 22:00 KIKI - rap from Turin 23:00 COLPOS - punk from Turin 00.00 DJ CHISIU - electro/techno SABATO 11:00 attività 13:00 pranzo condiviso 15:00 assemblee & incontri: migrazioni; uso e abuso di sostanze 18:00 Turniptex presentazione progetto 19:00 cena antirazzista 20:00 LIL B - reggae from Casamas 21:00 LAIO - cantautorato 22:00 ERRICO CANTAMALE - folk 00:00 MARCO LEKTRO - electro/techno By Collettivo Mononoke
alba
Collettivo Mononoke
Rebellanga
Antifascista
Matinée #122 – 31.08.2026
Agosto è il babbo dell’inverno, e Matinée XXL torna nella propria fascia oraria d’elezione. Nonostante l’alzataccia i Nostri non si perdono d’animo e boombox in spalla fanno il giro del mondo in 120 minuti, ecco le tappe: Robert Ashley – Automatic writing Kim David Bots, Lucle De Jong – Een Drenkeling ? – Traumerei Michael William Gilbert – Resting Place Wilburn Burchette – Love Call Sylvia Moore – Water is wide / Ashyee Tatale Weswnyeleh Mebreku – The neighborhood’s Laughing Stock Chants et danses de chine – contents de se recontrer Bob Zentz – Waiting for dawn Ethiopian music antology – coffee grinding Morgan fisher – lighting a cigarette / lighting a pipe Luis Cilia – o adeus dum poscritto Ethiopian music antology – flute ensemble Sun ra – ancient ethiopia La zampogna – macintosh lame Drifting – sun sings a song for noone but you Chris and cosey – tears of blood freed&brown – pagan love song Trabant – délután Zezé – babá alapalá
[2026-09-14] CINEFORUM EVIL DEAD(1981) @ Piazza Santa Giulia
CINEFORUM EVIL DEAD(1981) Piazza Santa Giulia - Piazza Santa Giulia, 10124, Torino (lunedì, 14 settembre 20:00) SUPPORT YOUT LOCAL FILM-MAKERS! siamo un collettivo di ame che stanno realizzando un film a budget 0 da ormai un paio di anni, proietteremo EVIL DEAD (1981) nel nostro spazio abitativo con l'obbiettivo di raccogliere qualche soldino per un microfono, costumi e simili. ingresso a offerta libera, bar a prezzi popolari Troverai: Birrette, Amari homemade dalle ame, presa bene vi aspettiamo! ps: viva il cinema lowbudget
torino
Torino è contro il riarmo
Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana. Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.  Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità, scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare movimento dal basso.  Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale – molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.  Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città del riarmo: come contrapporsi insieme?”
Hanover: finto think tank utile a diffondere propaganda israeliana
Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato.  Eliana Riva ne ha parlato in un suo recente articolo e ai nostri microfoni racconta il funzionamento di questo metodo di propaganda molto raffinato, supportato dagli Stati Uniti e utilizzato come arma di guerra nel cercare di costruire una narrazione che legittimi il genocidio utilizzando strumentalmente la carta dell’antisemitismo. da Radio Blackout
A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno.  Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo.  In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione.  Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui):  Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari. da Radio Blackout
Hanover: finto think tank utile a diffondere propaganda israeliana
Un’inchiesta originariamente svolta dal Guardian ha svelato il meccanismo utilizzato da un finto Think tank – inesistente in quanto senza sede, senza indirizzi né referenze – “Hanover” che allena l’intelligenza artificiale nella creazione di propaganda ad hoc in favore di Israele e del suo operato. Eliana Riva ne ha parlato in un suo recente articolo e ai nostri microfoni racconta il funzionamento di questo metodo di propaganda molto raffinato, supportato dagli Stati Uniti e utilizzato come arma di guerra nel cercare di costruire una narrazione che legittimi il genocidio utilizzando strumentalmente la carta dell’antisemitismo.
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A Travagliato (BS) il Comitato contro il data center ottiene una prima vittoria
I progetti per costruire nuovi data center in Lombardia e per gli allacciamenti alla rete Terna aumentano di giorno in giorno. Le criticità sono molteplici: i progetti non sono trasparenti e le aziende che li promuovono hanno capitale sociale irrisorio, sono progetti energivori e che implicano significativo consumo di acqua e di suolo oltre a implementare le isole di calore in un periodo in cui i blackout e le ondate di calore sono la quotidianità. Un ulteriore elemento è la questione della proprietà dei data center e gli interessi che orbitano intorno a questo genere di infrastruttura in una fase di guerra e riarmo. In queste ultime settimane sono nati diversi comitati spontanei di cittadini e cittadine che hanno deciso di prendere in mano la situazione e di contrapporsi a questa dinamica. In particolare a Travagliato, in provincia di Brescia, è stata ottenuta una prima parziale vittoria dei comitati con il parere contrario del Sindaco, dal quale si attende ancora un atto formale. Nel frattempo una rete regionale si sta organizzando, proiettandosi verso nuove iniziative di mobilitazione. Abbiamo sentito Laura Comitato per la Tutela dell’Ambiente Apolitico e Apartitico di Travagliato Condividiamo di seguito l’appello dei Comitati diffuso dal Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio (per saperne di più consigliamo la lettura di questa intervista qui): Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori» Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano. Perché l’Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione? A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia. Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito. «Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un’espansione decisa altrove». Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia. In Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento. Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus. Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l’intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute. «Serve una valutazione cumulativa» Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto. «Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute». Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l’entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari. Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire. Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati. Secondo i promotori, non è sufficiente definire un’infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell’interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio. Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. «Non siamo NIMBY» Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell’accusa di NIMBY rivolta ai comitati. «La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui». Per i promotori, un’area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio. Verso una mobilitazione nazionale Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse. L’appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire. Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti: • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori; • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16 • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center a Milano. «La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi». Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità. Qui il testo del manifesto: https://acrobat.adobe.com/…/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd… dove si trova l’elenco di tutti i comitati firmatari.
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