CIAO FRANCONE, grande gigante generoso
La brutta notizia della tua scomparsa è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Questa mattina leggevamo su molte testate giornalistiche di un terribile incidente d’auto a Villardora e mai […] The post CIAO FRANCONE, grande gigante generoso first appeared on notav.info.
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Israele-UE: relazioni tecnologiche e plasmazione della repressione (dal convegno di Viterbo)
Pubblichiamo un nuovo capitolo del convegno di Viterbo dello scorso 8 febbraio: Anche con audio su https://sabotiamolaguerra.noblogs.org/post/2026/03/12/israele-ue-relazioni-tecnologiche-e-plasmazione-della-repressione/ Qui in pdf: plasmazione della tecnologia e repressione – corretto (1) Israele-UE: relazioni tecnologiche e plasmazione della repressione Un saluto a tutti i presenti, mi dispiace di non essere potuto venire per ascoltare anche gli altri interventi. Sono Francesco Cibele di Radio Blackout. Cercherò di delineare alcune modalità di interferenza tra apparato tecnico militare sorvegliante israeliano e apparati repressivi europei. Ovviamente, come oramai è già stato definito in modo molto chiaro, Israele utilizza i territori palestinesi come laboratorio di ricerca, sviluppo, perfezionamento e marketing dei suoi prodotti, sia in ambito bellico, sia sorvegliante. La letalità e la sorveglianza di fatto si fondono costantemente. Sappiamo anche benissimo che questa unità di signal intelligence, sorveglianza avanzata dell’esercito israeliano, l’ “unità 8200” è anche un incubatore di startup. La sua finanziaria si chiama 8200 EISP (Enterpreneurship and Innovation Support Program) finanzia startup per veterani e veterane dell”‘unità 8200″. Questi aspetti, appunto, li diamo abbastanza per scontati. Cerchiamo di andare a vedere come operino intanto a livello di plasmazione determinate aziende. Non facciamo un elenco, ma stiamo cercando di osservare più che altro delle traiettorie di trasformazione e in parte anche come operi la formazione, la cooperazione tra apparati repressivi e via dicendo. Intanto è chiaro che Israele, al di là degli accordi di cooperazione militare, quindi degli accordi con i governi di turno, seppure dotati di una certa stabilità, e gli accordi con le forze dell’ordine per la formazione, soprattutto in ambito di antiterrorismo, cyber-sicurezza e via dicendo, abbia una fortissima diplomazia industriale all’opera. Non c’è bisogno dei governi che stringono accordi: Israele porta avanti una diplomazia sotterranea con accordi industriali, sostanzialmente sia di partnership con aziende del settore, sia di presenza proprio di stabilimenti delle sue aziende in altri paesi. Pensiamo a tutto il caso di Elbit System nel Regno Unito, dove si crea questa rete di diplomazia industriale sostanzialmente molto forte. Al di là di questo, Israele accede ai fondi europei per la ricerca e questo è un aspetto molto importante. Israele e le aziende militari, anche israeliane, accedono ai fondi europei Horizon. Diciamo che Israele, associato ai programmi quadro di ricerca e innovazione europei dal ’96, inizia a partecipare agli accordi e ai programmi Horizon (quindi finanziati con i fondi Horizon) dal 2014. I programmi Horizon spaziano in diversi generi di contesti, vanno dal medicale all’ambientale, alle tecnologie ambientali, al restauro, alla farmaceutica, eccetera. Quelli che ci interessano maggiormente sono l’ambito della robotica e dell’informatica. Dicevamo che formalmente i programmi militari non possono entrare all’interno dei finanziamenti Horizon. Eppure aziende militari israeliane riescono a bypassare questi limiti. Per esempio, c’è un programma di Elbit System che si occupa dello sviluppo di head-up display (quindi di visori che sovrappongono dati alla realtà) che è passato all’interno del capitolo “Sfide della società – Trasporti green” e via dicendo: come se fosse una tecnologia neutralmente applicabile all’aeronautica. Elbit System, Israeli Aerospace Industries e altre compagnie di scala diversa dell’apparato tecnomilitare israeliano partecipano a questi programmi finanziati dai fondi europei. In particolare, riescono a entrare proprio aziende militari, soprattutto all’interno del portafoglio dell’Internal Security Fund e del Civil Security for Society; sono fondi che si occupano di finanziare ricerca tecnologica in ambito di sorveglianza interna e controllo delle frontiere, quindi biometria, varchi biometrici alle frontiere, accoppiamento di dati raccolti dal volto di una persona rispetto al suo storico di documenti e altre informazioni che riguardano l’individuo. Al di là di questo, appunto, già si evidenzia molto chiaramente come ci siano delle aree veramente molto liminali tra guerra e repressione. Queste aziende sono settore bellico sorvegliante: sostanzialmente si occupano di tecnologie applicate sia alla letalità sia al controllo e alla repressione. I programmi dual-use di Horizon non sono solo quelli degli esempi citati dove hanno partecipato aziende israeliane, ma anche contesti quasi incredibili da raccontare: cioè programmi per l’antincendio, droni che calcolano la traiettoria di caduta di oggetti dall’alto: “liquidi antincendio” ovviamente… Peccato che siano aziende come Israely Aerospace Industries che si occupano poi di fare cadere esplosivi addosso alla popolazione di Gaza. Altri programmi molto importanti sono quelli che riguardano la robotica e l’informatica. Attualmente sono in corso diverse partecipazioni di Israele nei programmi finanziati dai pacchetti dei fondi Horizon (che potete trovare su Cordis, che è il portale in cui vengono pubblicati tutti i progetti e i loro avanzamenti) dove Israele partecipa a diversi progetti in ambito di quantum computing e soprattutto di crittografia. Perché è importante la crittografia? Come i Large Language Models, i chatbot sostanzialmente, programmi importanti perché fanno parte dell’arsenale operativo israeliano per modificare, diciamo, il consenso attraverso la moltiplicazione di pareri, opinioni favorevoli online attraverso chatbot e via dicendo… ma soprattutto perché la maggior parte dei prodotti che Israele vende all’apparato repressivo riguardano proprio il “bucare” le protezioni dei dispositivi. Diciamo che ci sono due grandi famiglie di prodotti di questo tipo: ci sono quelli come Cellebrite che si chiamano Mobile Devices Forensic Tools, quindi dispositivi per l’analisi forense delle tecnologie mobili dei telefonini, e in questo caso Cellebrite è il prodotto più noto, che abbiamo visto venire progressivamente sempre più impiegato, il cui l’uso viene sempre più normalizzato in Italia. E se Cellebrite viene definita una tecnologia di grado militare, adesso vediamo che molte forze di polizia locale e di polizia stradale, hanno licenze Cellebrite in Italia – per esempio – per entrare nei dispositivi dopo gli incidenti e vedere se una persona era al telefonino mentre si è schiantata contro un lampione. Cellebrite non si occupa solo di quella parte, cioè di estrarre i dati con un cavo USB da un telefono, si occupa anche poi di organizzare questi dati, di elaborarli, di conservarli, e quindi vende strumenti alle forze dell’ordine basati su intelligenza artificiale per osservare ricorrenze, ad esempio all’interno dei dati: vedere all’interno di un set di dati, raccolto magari all’interno anche di indagini diverse, se ci sono corrispondenze tra immagini, tra indirizzi, tra messaggi, tra persone citate nei messaggi su WhatsApp, per esempio. Tutto questo compone appunto un’architettura informatica che va a plasmare l’operatività stessa delle forze dell’ordine grazie a questi strumenti. Ovviamente un altro contesto importantissimo (poi arriveremo anche agli spyware, appunto ai malware di Stato, gli strumenti per prendere il controllo dei dispositivi) e fondamentale è quello della biometria: trasformare il corpo (l’immagine) in dati, trasformare di fatto un individuo in un codice che lo rende riconoscibile appena supera un varco biometrico. L’attore più interessante da studiare in ambito di aziende israeliane di sorveglianza biometrica è Corsight. Corsight nasce nel 2019 in quel contesto, appunto, come dicevamo prima, di incubazione di startup militari sorveglianti per il riconoscimento biometrico, non solo riconoscimento facciale. Inizia con il riconoscimento facciale, vende i suoi prodotti alle forze dell’ordine in giro per il mondo; sviluppa progressivamente testandoli proprio in West Bank, in Cisgiordania, degli algoritmi di analisi biometrica delle condotte, quindi analisi delle immagini non solo per riconoscere chi sia una persona, ma per capire che cosa stia facendo in modo automatico, visto che per osservare la mole di dati prodotti dai flussi video costanti di centinaia di telecamere, servirebbero molti operatori umani. L’automazione serve proprio a quello. L’automazione serve, così come per i sistemi d’arma autonomi, a disaccoppiare quantità di umani da quantità di letalità allo stesso modo, in ambito sorvegliante-repressivo, l’automazione serve a disaccoppiare operatori umani, che devono guardarsi degli schermi, rispetto invece a delle intelligenze artificiali che ti mandano una segnalazione. Corsight fa analisi biometrica delle condotte: dove sta guardando un individuo, se sta afferrando degli oggetti, se più individui si stanno radunando, si stanno accorpando, se si sta per esempio per formare un corteo. Tutti questi sono parametri che questi software analizzano e riconoscono in modo automatico e possono così mandare delle segnalazioni automatizzate a forze di intervento, forze di sicurezza umane. Le tecnologie di questo tipo di Corsight, non pensiamo siano circoscritte all’antiterrorismo più oscuro, col passamontagna che ti piomba in casa con la corda. No, vengono sviluppate in un contesto di oppressione e di forza letali, vengono poi vendute in giro per il mondo. Per esempio, la suite di Corsight sul riconoscimento biometrico viene utilizzata nei casinò per osservare condotte fraudolente. Vende tantissimi dei prodotti nel contesto dell’antitaccheggio: quindi vedere come una persona in un negozio si sta comportando, se ha delle condotte sospette, se si sta infilando qualcosa sotto la giacca, addirittura per quello che si definisce sweethearting (cuore d’oro), ovvero se i commessi fanno dei regalini impropri a dei loro amici, o trattano in modo preferenziale alcuni clienti. Tutto questo tipo di condotte all’interno dei negozi può essere controllato da tecnologie Corsight, che appunto nascono, vengono testate e hanno come spinta di marketing la letalità oppressiva dei territori palestinesi e finiscono poi nelle catene di negozi, per esempio nel Regno Unito, nei casinò in Australia e via dicendo. Il sistema di riconoscimento facciale di Corsight si chiama Fortify (usato dal DHS), e vende ad ICE la versione Mobile Fortify [nota: attribuita a NEC] che sta appunto all’interno dei dispositivi dei miliziani di ICE per i rastrellamenti all’interno dei territori statunitensi. La ministra degli interni britannica, la Home Secretary, ha appena pubblicato le linee guida per la riforma delle forze dell’ordine britanniche in chiave di normazione dell’utilizzo (già in corso da anni, ma che esce da una zona grigia e si moltiplica) del riconoscimento biometrico e dell’intelligenza artificiale. Tecnologie predittive per riformare appunto le forze dell’ordine britanniche: è uno dei cambiamenti più radicali nella storia recente delle forze dell’ordine in generale, perché viene appunto progettato nell’insieme questo corpo di trasformazione. All’interno di questo corpo di trasformazione, di questa traiettoria, un ruolo centrale ce l’avrà appunto Corsight, come già emerso. Dagli elementi preliminari sappiamo anche che i carabinieri italiani utilizzano tecnologia di riconoscimento facciale Corsight, come è uscito, anche se con pochi dati, da una recente inchiesta su Fanpage. Oltre appunto però alla biometria, torniamo al discorso degli spyware. Abbiamo visto che all’interno dei fondi di ricerca europei Horizon, Israele partecipa a programmi per la crittografia e il quantum computing: gli strumenti più venduti dell’apparato industriale sorvegliante israeliano sono appunto gli spyware. All’interno del mondo degli spyware ci sono quelli di Candiru, ci sono quelli di NSO Group… NSO Group sono un po’ i cattivi, sono quelli che sono balzati maggiormente all’onore delle cronache perché vendono le loro licenze per questo strumento – teoricamente antiterrorismo – più o meno a chiunque gliele chieda, per monitorare giornalisti, attivisti, e via dicendo. Il software Pegasus di NSO Group è stato trovato nel telefono della moglie del giornalista Khashoggi, prima che appunto venisse smembrato in un consolato saudita ad Istanbul. E poi c’è Paragon Solutions. Paragon Solutions, invece, cercano di porsi un po’ come quelli corretti, come i buoni nel mercato degli Spyware rispetto ai cattivi di NSO Group. Paragon Solution, ricordiamo, in Italia è stato al centro di questo teatrino: il suo software di spionaggio dei dispositivi Graphite è stato trovato sui telefoni di giornalisti di Fanpage invisi al governo Meloni per le inchieste su Gioventù Nazionale, oltre che trovato sui dispositivi di attivisti di ONG per il soccorso di migranti, e di fronte a ciò, Mantovano, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha detto: «Noi non possiamo dire nulla, diciamo che alcuni fenomeni riguardano la sicurezza nazionale, altri no. Non abbiamo mai acquistato licenze per spiare i giornalisti. Provate il contrario». Sarebbe abbastanza semplice provare il contrario, perché Paragon Solutions evidentemente avrà un registro di cosa è avvenuto. Ad acquistare le licenze dicono che magari non sia stata l’Italia… Di fatto, comunque, Paragon Solutions vende i suoi prodotti alle forze dell’ordine e se fino a qualche anno fa l’utilizzo dei captatori informatici, appunto degli spyware, era limitato, sia perché il mercato era meno esteso, sia perché non c’era una normazione chiara a riguardo, adesso vengono sostanzialmente equiparate alle intercettazioni ambientali. Sono in grado di attivare e disattivare i microfoni e le videocamere dei telefoni in momenti specifici, sono in grado di controllare tutta la corrispondenza delle telecomunicazioni. Perché è interessante proprio Paragon Solutions? Non solo perché il suo software spia è stato trovato in contesti di – diciamo – repressione del dissenso in Italia in particolar modo, mentre invece l’altra gamma in cui sicuramente opera è per il discorso della “sicurezza nazionale” e come tendono a definire loro i fenomeni… Ma Paragon Solution è fondata non da un militare qualunque dell’esercito israeliano, è fondata da Ehud Barak. Ehud Barak è sia un ex militare, sia un ex primo ministro israeliano. Ehud Barak, tra l’altro, è una persona che ha dei canali di collegamento con l’apparato di sicurezza italiano, oltre a essere tra l’altro probabilmente uno dei burattinai dietro l’asset Jeffrey Epstein come asset di dossieraggio e ricatto delle persone più potenti al mondo, visto che appunto ci sono contatti dimostrati tra Ehud Barak e Jeffrey Epstein… Ehud Barak che fonda un’azienda di spyware che vende alle forze dell’ordine anche italiane. Barak è anche una persona che lo stragista miliardario dell’amianto Schmidt Diney, ha contattato per essere assolto (ed è stato poi assolto in Italia) dalla strage dell’amianto che ha compiuto. Al di là di tutto questo, per concludere, un contesto veramente importante sono le forze dell’ordine locali. Le forze dell’ordine locali, perché sono molto permeabili sia al lobbying, sia all’introduzione di nuove tecnologie. Per esempio, una tecnologia che si sta diffondendo all’interno dei comuni italiani è Safer Place. Vi leggo un breve estratto di un articolo del 2023 del prestigioso quotidiano “La Provincia di Cremona”: «Il Comune di Cremona doterà una parte delle auto della polizia municipale con questo sistema derivato dal settore militare (non si specifica settore militare israeliano), nel quale viene utilizzato in particolare nella lotta contro il terrorismo. A Cremona, anziché monitorare situazioni di potenziale pericolo legato ad attentati, Safer Place sarà utilizzato per individuare e nel caso sanzionare comportamenti scorretti alla guida; il dispositivo è già in utilizzo in vari capoluoghi italiani». Siamo nel 2023… grazie alla connessione tra quanto registrato dalle videocamere e il software di elaborazione, la capacità di scansionare tutte le targhe visibili, di collegarsi al database ministeriale e di controllare in automatico se dovessero esserci problemi per la mancanza di revisione, assicurazione o addirittura auto nelle liste nere, quindi auto – per esempio – che possono essere veicoli che devono essere bloccati perché sospetti di essere stati coinvolti in dei reati. Sostanzialmente questo sistema si basa sulla lettura di targhe e la lettura di targhe è quella forma di riconoscimento degli oggetti molto affine al riconoscimento facciale: se il nostro volto viene trasformato in un codice, il nostro volto diventa la nostra targa. Sostanzialmente, adesso si stanno normalizzando all’interno dei comuni italiani degli strumenti di riconoscimento automatizzato. I primi sono stati attivati con le ZTL semplicemente per riconoscere se determinati veicoli potevano accedere a delle “zone rosse”. Si stanno moltiplicando le Zone Rosse per umani e stanno moltiplicando tecnologie in grado di automatizzare il riconoscimento e l’analisi dei dati che riguardano un veicolo. Ci sarebbe poi tutta una parte sulla formazione delle forze dell’ordine, i corsi antiterrorismo, i contatti, appunto, tra forze dell’ordine e l’ apparato sionista, o per esempio i corsi di indottrinamento recentemente emersi per – di fatto – formare le forze dell’ordine in un’ottica di rappresentazione delle mobilitazioni per Gaza come eterodirette dal Qatar e dai Fratelli Musulmani, sostenendo che il genocidio non è mai avvenuto. Ci sono poi dei corsi professionali di formazione del comando interforze (e quindi funzionari di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza) che vanno in Israele a farsi addestrare dalle truppe delle forze speciali israeliane, e ci sono anche quei corsi privati fatti da aziende della formazione israeliana. Per esempio, c’è questa azienda che si chiama Cherries (come “ciliegie”) Counter Terror, che rilascia attestati con il grado di «addestramento israeliano per il riconoscimento dei comportamenti». Il loro motto è: «una delle differenze fondamentali nella metodologia israeliana di sicurezza è che noi non cerchiamo armi, ma cerchiamo terroristi» e quindi tutta una formazione sulla lettura della comunicazione non verbale e via dicendo. Non mi dilungo oltre. Grazie mille per questa iniziativa veramente importante. Buona lotta a tutte le compagne e i compagni. Ciao.  
Approfondimenti
Rompere le righe
Torino-Cuba 26
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il primo contributo di un compagno torinese che intraprenderà un viaggio solidale a Cuba nell’ambito della campagna “Let Cuba Breathe” . Speriamo possa essere un occasione per il sito di poter condividere informazioni e impressioni di prima mano dall’isola strangolata in questi giorni dal blocco totale deciso dall’imperialismo USA. Buona lettura. Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola. L’iniziativa si inserisce in un trend ormai generale, in cui nello sgretolamento del feticcio di Diritto Internazionale le dinamiche di solidarietà sono portate avanti più che mai in prima persona, da singoli, associazioni o reti informali. Mentre impotenti commentatori affollano il panorama della politica, cianciando in un lago di sangue. Normali cittadine e cittadini, sperimentando il terrore dato dalla consapevolezza di essere in balia della legge del più forte reagiscono spontaneamente cercando soluzioni semplici, alternative per affrontare problemi astrattamente troppo complessi. Il momento è storico per Cuba e la sua anomalia, già dalla rielezione il presidente Trump aveva messo gli occhi sul fascicolo. Dopo la caduta di Maduro Cuba ha perso definitivamente quella “cintura di sicurezza” internazionale che le ha permesso di sopravvivere economicamente a più di cinquant’anni di embargo. Perdendo il principale approvvigionamento di petrolio l’isola si è trovata sempre più definitivamente bloccata e incapace di far fronte ai minimi bisogni della vita quotidiana, difronte a blackout che sembra abbiano sfiorato le 20 ore consecutive. Assistiamo in questi giorni a proteste di chi chiede al governo risposte che sarà difficile gestire nel perdurare di una situazione materiale così grave, mentre anche le richieste della rappresentanza delle Nazioni Unite a Cuba vengono sostanzialmente ignorate. Nel confronto geopolitico con la Cina, la vecchia superpotenza deve tornare innanzitutto ad essere Americana, è in questa chiave che si rinverdisce Monroe e la sua dottrina di continente all’uso e consumo di Washington. Con “Shield of the Americas summit” si cerca dietro l’onnipresente trama securitaria di stringere i ranghi in chiave innanzitutto ideologica degli alleati USA nella regione. Già avviato invece, dal procuratore federale Reding Quinones grande inquisitore fedele al Tycoon un “gruppo di lavoro per avviare procedimenti penali negli Stati Uniti contro leader cubani”. L’isola vive uno dei suoi periodi peggiori, in cui alla crisi economica dovuta al Covid si aggiunge la stretta definitiva del blocco internazionale. Nonostante la dignità e la resistenza del popolo cubano siano ormai esempio globale di resistenza, la crisi economica ha innescato un circolo vizioso recessione/ emigrazione da cui è difficile uscire. Dall’Italia abbiamo oltre una storica amicizia anche un recente debito con Cuba, su cui chi ci governa cerca di sputare continuamente offendendo l’onore del paese. Anche oggi come da anni medici specializzati aiutano ad evitare il collasso della sanità pubblica in regioni come la Calabria, in cui ormai la salute invece che un diritto sta diventando un miraggio. Delle scorse settimane è la richiesta dell’amministrazione USA al nostro paese di ritirare i visti al personale cubano e il cambio conseguente nelle dichiarazioni del governatore Occhiuto, passate da “abbiamo già concordato con le autorità cubane” a “abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici”. Cuba non si salva da sola e se ancora la sua storia fa scomodare all’imperatore nordamericano la categoria “Bad Philosophy” non possiamo che esserle al fianco nei modi che ci sono possibili. È importante che l’esempio di cambiamento di Cuba ci interroghi, non in maniera romantica o ideologica sulla possibilità e l’urgenza di sperimentare un alternativa al gioco del più forte, oggi più di ieri.
“Lo dice la Scienza”… ma è falso
https://www.lindipendente.online/2026/03/12/casi-clinici-inventati-per-25-anni-lo-scandalo-che-scuote-la-ricerca-medica-e-scientifica/ Qualche tempo fa aveva fatto discutere un articolo di “Nature” che mostrava come nel mondo sia in aumento la ritrattazione di articoli peer reviwed rivelatisi falsi: https://www.ansa.it/ansa_verified/verifica_dei_fatti/scienza/2024/06/26/e-vero-che-stanno-aumentando-le-frodi-scientifiche_8011706c-1904-4455-b38e-90b2b75087c1.html
Ultime
L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?
In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il nucleare. Riproponiamo una prima sessione di puntate informative su L’inganno nucleare curate da Marco Pezzoni, Umberto Lorini e altri esperti, come il professor Angelo Tartaglia (con il quale abbiamo elaborato molti contributi sul tema da ritrovare nella rubrica di Confluenza). Qui un commento di Daniele Gamba a fronte delle ultime notizie che vedono Ursula Von Der Leyen in prima linea per costellare l’Europa di SMR – Small Modular Reactor e il Ministro Gilberto Pichetto Fratin rincorrere i paventati finanziamenti europei per dare seguito al disegno di legge che riaprirebbe la questione nucleare in Italia, passando sopra i due referendum popolari che hanno espresso chiaramente la contrarietà a tale fonte energetica. Il nucleare o è strumento o è obiettivo di guerra, è urgente informare e smascherare la follia che chi governa ha in mente per i nostri territori. La narrazione del governo Meloni di rendersi indipendenti a livello energetico nell’ottica di una fantomatica “sovranità energetica” é assolutamente falsa. Inganno Nucleare: l’eredità del secolo scorso e di cosa resta delle centrali dismesse L’Italia sta accelerando sul ritorno al nucleare, ma conviene davvero? Quali i rischi per ambiente, salute e sicurezza? Con Marco Pezzoni, Umberto Lorini e altri esperti a livello nazionale del mondo tecnico e scientifico entreremo nei meccanismi, nelle contraddizioni e nei rischi che il ritorno all’atomo potrebbe comportare. In questa puntata parleremo dell’eredità del secolo scorso e di cosa resta delle centrali dismesse, con l’annosa questione del deposito nazionale ancora da individuare. Inganno nucleare, il pericolo che torna: scorie radioattive Nella seconda puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna”. Parleremo delle scorie radioattive: dove sono ora e che fine faranno questi rifiuti? Chi pagherà il deposito nazionale? Quali sono i progetti per i siti delle ex centrali come Caorso? L’inganno nucleare, il pericolo che torna: IL GRANDE BLUFF Terza puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna. Cosa sono gli Smr, le piccole centrali che potrebbero arrivare anche vicino a casa? Cosa significa nucleare di quarta generazione? Esiste già o ci vorranno anni per realizzarla? Si può dunque definire un grande bluff? Analisi e approfondimenti da non perdere insieme a Marco Pezzoni di Rete Ambiente Lombardia e a Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte e a tanti altri esperti del settore. L’inganno nucleare, il pericolo che torna: COSTI E CONSUMI Quarta puntata di “Inganno nucleare: il pericolo che torna. Quanto costa veramente l’energia nucleare? Quali sono i consumi effettivi? E a quanto ammonta il fabbisogno reale? Approfondimenti e analisi da non perdere insieme a Marco Pezzoni di Rete Ambiente Lombardia e a Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte e a tanti altri esperti del settore. Qui una raccolta di articoli sul tema: L’energia non è una merce: per uscire dal fossile non serve il nucleare, per la transizione energetica bastano le rinnovabili ma senza speculazione Il nucleare sta alla sostenibilità come il riarmo sta alla fine delle guerre: la grande trappola del nostro tempo.  Il nucleare sta alla sostenibilità come il riarmo sta alla fine delle guerre: la grande trappola del nostro tempo (II parte) Assemblea regionale a Mazzé “Noi siamo sicuri che dire no alla guerra deve significare il ricomporre le lotte: le lotte ambientali con le lotte operaie, con le lotte di tipo sociale” Riflessioni post Festival Alta Felicità su riarmo, energia e nucleare: l’urgenza di bloccare la guerra ai territori a partire dai territori Nuovo DDL nucleare: via libera all’energia dell’atomo in Italia. Alcune considerazioni per prepararsi al contrattacco DDL NUCLEARE pt.II: un tuffo nel passato per guardare al futuro
Procure e repressione: rete di resistenza legale
Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione penale.  da Radio Blackout La torsione autoritaria sul piano legislativo degli ultimi periodi, in particolare con uno sguardo alla conflittualità sociale e alla protesta, ha fatto nascere da un anno e mezzo l’esigenza per una serie di avvocati e avvocate di scambiare i materiali legati alle varie esperienze giudiziarie per metterle a confronto verso un’elaborazione collettiva.  “La tendenza a legiferare, non in chiave generale ed astratta, ma sulla base di contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale, su tutti i decreti sicurezza che attraverso uno sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini.” Oltre ai decreti sicurezza, anche il referendum sulla giustizia è paradigmatico nel mostrare come si costruisce il diritto penale del nemico: una direzione che il referendum vuole legalizzare ma già intrapresa da tempo. Il meccanismo che vediamo già messo in atto vede il sovvertimento del potere del pubblico ministero, che viene messo in secondo piano rispetto alla polizia giudiziaria: a Torino abbiamo assistito a come l’impalcatura del processo, invece di farla la procura spesso e volentieri viene fatta dalla DIGOS, risultando nel rendere la polizia un vero e proprio avvocato della polizia.  L’incontro è sabato 14 marzo dalle 14 alle 19 presso la sede dell’associazione Volere la luna, in via Trivero n. 16 Ne parliamo con l’avvocato Claudio Novaro:
La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi
Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano. Sia a Livorno prima, che a Pontedera e Pisa poi, il treno é stato prima rallentato e poi bloccato al binario 3 della stazione centrale di Pisa. Dopo sei ore di blocco sui binari il treno non è passato ed è tornato da dove è venuto. Di seguito proponiamo un commento a caldo condiviso tra le realtà del territorio come il Movimento No Base, il Gruppo Autonomi Portuali, Ex Caserma Occupata di Livorno, USB Livorno, Pap Livorno che tematizza il successo dell’iniziativa sottolineando la possibilità di riprodurre su ogni territorio il blocco della fabbrica della guerra. Quello che sta accadendo alla stazione di Pisa Centrale non è stato un episodio casuale. È il risultato di una rete di lotta, di complicità politica e di organizzazione dal basso che da mesi prova a mettere i bastoni tra le ruote alla macchina della guerra. Un treno di 32 vagoni carico di armi, esplosivi e mezzi militari destinati ai circuiti della guerra è stato fermato. Non da qualche incidente tecnico. Non da qualche ritardo burocratico. È stato fermato dalla mobilitazione popolare. La nostra piena solidarietà va al movimento No Base di Pisa e a tutte le compagne e i compagni che hanno reso possibile questo blocco, dimostrando che quando i territori si organizzano la logistica della guerra non è invincibile. Ma quel blocco non nasce dal nulla, nasce da uno sciopero sulla nave che ha scaricato quel carico a Piombino, proclamato da USB. Nasce da un primo blocco alla stazione ferroviaria di Livorno Calambrone, che ha rallentato e deviato il convoglio, mandando fuori tempo la tabella di marcia della logistica militare. Quel ritardo ha aperto uno spazio, e Pisa lo ha riempito con la mobilitazione. Questo è il punto politico fondamentale: quando le lotte si parlano, la macchina della guerra si inceppa. Se quel treno è stato fermato è perché esiste una trama di relazioni costruita nel tempo: portuali, lavoratori della logistica, movimenti territoriali, collettivi antimilitaristi, spazi sociali e sindacati. Un ruolo decisivo lo ha avuto anche il Bollettino HUB, uno strumento di inchiesta militante che ha permesso a tante realtà di comprendere e monitorare il traffico di armi e materiali militari che attraversa i nostri porti, le nostre ferrovie, le nostre città. Perché la verità è semplice: la guerra passa anche da qui. Passa dai nostri porti, dalle nostre banchine, dai nostri binari. E senza questa infrastruttura civile messa al servizio degli eserciti, molte guerre semplicemente non potrebbero essere combattute. Per questo ciò che è accaduto tra Piombino, Livorno e Pisa è molto più di un blocco. È un esempio concreto di come si costruisce l’opposizione reale alla guerra: inchiesta, organizzazione, sciopero, blocco. È la dimostrazione che la logistica della guerra può essere interrotta quando lavoratori e territori decidono di non essere complici. Ed è da qui che bisogna ripartire. Costruire ancora più connessioni. Rafforzare queste reti. Moltiplicare i momenti di blocco e di sabotaggio sociale della filiera bellica. Perché ogni treno fermato, ogni nave rallentata, ogni carico bloccato è un messaggio chiaro a chi lucra sulla guerra: sui nostri territori la vostra logistica non passerà senza trovare resistenza. Qui l’intervista su Radio Onda d’Urto durante il blocco: Giovedì 12 marzo, tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano. A Livorno e Pontedera il treno è stato rallentato da attiviste-i del Movimento No Base, che poi è riuscito a fermare completamente il convoglio al binario 3 della stazione centrale di Pisa.  Qui il treno è rimasto dalle ore 19 fin a tarda serata, quando è dovuto tornare indietro sui suoi passi, vista la determinazione della protesta, rimasta per ore sui binari. Dal Movimento No Base si spiega:  “il treno non è passato! A Pisa la guerra non la vogliamo: dopo sei ore di blocco dei binari il treno è tornato indietro da dove è venuto. Un risultato decisivo della determinazione e la resistenza di tutt. Ovunque possiamo fermarli, in ogni città e in ogni paese, La Toscana non é zona di guerra, fuori le armi dalla nostra terra!”. Il collegamento su Radio Onda d’Urto dalla stazione di Pisa con Alessandra del Movimento No Base al momento del blocco.  Aggiornamento delle 21 con Fausto Pascali Movimento No Base 
PROCURE E REPRESSIONE: RETE DI RESISTENZA LEGALE
Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione penale. La torsione autoritaria sul piano legislativo degli ultimi periodi, in particolare con uno sguardo alla conflittualità sociale e alla protesta, ha fatto nascere da un anno e mezzo l’esigenza per una serie di avvocati e avvocate di scambiare i materiali legati alle varie esperienze giudiziarie per metterle a confronto verso un’elaborazione collettiva. “La tendenza a legiferare, non in chiave generale ed astratta, ma sulla base di contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale, su tutti i decreti sicurezza che attraverso uno sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini.” Oltre ai decreti sicurezza, anche il referendum sulla giustizia è paradigmatico nel mostrare come si costruisce il diritto penale del nemico: una direzione che il referendum vuole legalizzare ma già intrapresa da tempo. Il meccanismo che vediamo già messo in atto vede il sovvertimento del potere del pubblico ministero, che viene messo in secondo piano rispetto alla polizia giudiziaria: a Torino abbiamo assistito a come l’impalcatura del processo, invece di farla la procura spesso e volentieri viene fatta dalla DIGOS, risultando nel rendere la polizia un vero e proprio avvocato della polizia. L’incontro è domani dalle 14 alle 19 presso la sede dell’associazione Volere la luna, in via Trivero n. 16 Ne parliamo con l’avvocato Claudio Novaro:
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Pratica mutualistica del soccorso all’epoca del dissesto idrogeologico permanente
Terraliquida si presenta; amabili chiacchiere su emergenze permanenti e possibili risposte dal basso. Terraliquida è un collettivo di volontar* e attivist*, che mettono a disposizione tempo e competenze per fronteggiare emergenze postalluvione, partecipando a reti di solidarietà attiva. Terraliquida raggiunge anche le piccole realtà abbandonate dalle amministrazioni locali e porta soccorso dove le organizzazioni più grandi non riescono o non hanno interesse ad arrivare. In questo senso si oppone attivamente alla strategia di spopolamento forzato delle zone marginali, cercando invece di elaborare e realizzare nuovi modelli ecologici di vita e di convivenza sul territorio. Contro il dissesto idrogeologico permanente. Alcune cifre sul dissesto idrogeologico in Italia: Il 94,5% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. “Negli ultimi decenni – scrive l’ISPRA – i fattori antropici, quali tagli stradali, scavi, sovraccarichi dovuti a edifici o rilevati, hanno assunto un ruolo sempre più determinante tra le cause predisponenti delle frane. L’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio e dei manufatti antropici”.  Le alluvioni sono diventate un’emergenza tristemente ricorrente in molte zone d’Italia, con esiti terribili come le inondazioni avvenute in Emilia-Romagna nel maggio 2023 che hanno causato 17 decessi e ingenti danni. Con 6,8 milioni di persone che vivono in aree a rischio di inondazione con pericolosità idraulica media, è evidente come sia necessario intervenire nella gestione del rischio. RACCOLTA FONDI PER FURGONE ATTREZZATO PER TERRA LIQUIDA A TERRA LIQUIDA SERVE UN MEZZO POLIVALENTE, AUTOSUFFICIENTE, RAPIDO DA SPOSTARE E COMPLETAMENTE ATTREZZATO, PER: * trasportare attrezzature di sgombero e pulizie, officina meccanica mobile, apparati radio e antenne; * distribuire beni e acqua, preparare pasti caldi, prestare primo soccorso sanitario in attesa di aiuti specializzati; * pianificare sul luogo gli interventi e coordinare i volontari, allestire alloggi temporanei con tende da campo. PERCHÉ CI SERVE Abbiamo bisogno di un punto di riferimento stabile e sicuro, un campo base rapidamente disponibile ovunque sia necessario. Le emergenze sono imprevedibili, caotiche, spesso isolate: con le attrezzature giuste ogni intervento diventa più rapido, sicuro ed efficace. COME ATTREZZEREMO IL NUOVO FURGONE Ecco i dettagli sul mezzo e gli allestimenti di cui lo doteremo, grazie anche alla tua donazione: * furgone guidabile con patente B (Ducato o simile) con pianale idraulico * pompe idrovore, idropulitrici, attrezzature per sgombero e pulizia * materiali per le squadre di intervento e dotazioni individuali di sicurezza * radio e antenne per comunicazioni indipendenti dalla rete internet * officina meccanica mobile (utensili, ricambi, riparazioni d’emergenza) * dotazioni base di primo soccorso sanitario in attesa di aiuti specializzati * tende da campo per alloggiamento emergenziale * generatori e antenne-faro per illuminazione cantieri * carrello trainato con cucina da campo QUANTI SOLDI SERVIRANNO? Dovremo acquistare un furgone usato, ma in buono stato per garantire la massima efficienza. Lo attrezzeremo con le dotazioni necessarie, assicurandoci che le prestazioni siano garantite in qualsiasi momento. CI SERVIRANNO 20.000 EURO! COME PUOI CONTRIBUIRE? * Con la raccolta fondi su “Rete del Dono” https://furgoneofficina.vado.li/ che prevede ricompense varie: magliette, riviste, abbonamenti a Rivista Contadina, … * Con bonifico ad ASSOCIAZIONE TERRALIQUIDA ODV – IBAN: IT37L0501812800000020000134 * Partecipando e organizzando eventi benefit, contattandoci: terraliquida@autoproduzioni.net * Acquistando gadget promozionali https://terraliquida.noblogs.org/shop/ Per approfondire: Rapporto Ispra edizione 2025 – Approfondimento all’info di Black out Sito di Terra liquida
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