Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2
In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene. Inciso Pochi affetti, tante assenze, poco lavoro, nessuna prospettiva. Per non cedere alla follia, per non schiumare come un cane rabbioso deve imporsi delle routines, trovare delle valvole di sfogo. Fa troppo freddo per passeggiare, quindi dentro il suo Jimny ripercorre quelle strade di cui conosce ogni dettaglio, ogni muretto, ogni frasca, ogni riva. A 10 km orari, chissà a cosa pensa. Forse pensa al lavoro: in paese si può trovare solo in un’unica officina che appartiene a una delle poche famiglie benestanti. Che sono padroni lo vedi dalle loro auto, un po’ più belle di quelli di tutti gli altri, dai vestiti che sfoggiano durante la festa del paese, un po’ più belli di tutti gli altri, ma poi in officina hanno lo stesso gilet brandizzato e le stesse scarpe antinfortunistica, a volte un po’ più nuovi di quelli degli altri. Lui ci lavora ogni tanto, in officina, ma ultimamente sempre di meno, hanno iniziato ad assumere extracomunitari, “d’altronde si sa c’è crisi e non è che possono mantenere tutto il paese”. La reverenza rimane. Poi, poco dopo la crisi dei rifugiati siriani, fuori dal paese ci hanno ficcato uno SPRAR in una vecchia casa di mattoni senza intonaco. Il proprietario ha visto la possibilità di farla rendere, lì dove le case non valgano più un cazzo, e ne ha approfittato. Un posto lontano da tutti e da tutto, che si può raggiungere dalla città solo con la corriera che passa quattro volte al giorno, anche loro probabilmente muoiono di noia, di ansia e solitudine, ma in una lingua diversa. In quel posto apparentemente fuori dalla Storia, in quella auto con i finestrini appannati, quel giovane deve aver pensato che tutto sommato quel Salvini non avesse torto, specialmente adesso che aveva smesso di avercela con i meridionali. Lui voleva fare qualcosa per sé e forse qualcosa per quel paese morente. Così comincia la sua militanza nella Lega, partecipa ai convegni, si impegna, conosce persone, si fa persino un selfie in cui stringe la mano al Capitano. Il tutto dura poco, pochissimo, nel giro di pochi mesi, un anno finisce. Da Orizzonti* Questa breve storiella, quasi del tutto vera, sarà accaduta in forme simili in un’altra miriade di luoghi in Italia. Non ha una vera morale, ma spiega, in parte, la fulminea ascesa della Lega nazionale in alcune zone del meridione. In molte delle aree interne del nostro paese la vita è feroce, diversa tanto dal romanticismo rurale, quanto dall’immaginario del degrado anni ‘80, dove tutto resta immutabile, lambiti, ma non sfiorati dalla storia. Spesso questi luoghi sono zone di sacrificio, discariche di merci usate ed indesiderabili da occultare, luoghi dove il capitale si presenta per lo più come rapina di risorse, di forza-lavoro, di energia vitale. Essere costretti o convinti a restare lì è una sfida continua con i nervi, con la noia, con la perdita di senso. Questa condizione è così lontana ed oscura ai sociologi, agli intellettuali, ai letterati, eppure ancora oggi una parte non trascurabile della popolazione italiana abita in questi paesi morenti. Il vuoto in politica non esiste. In questo testo vengono presentate alcune tesi sulla crisi che sta travolgendo la Lega, il partito più antico dell’arco parlamentare. Nella prima parte sono state introdotte delle ipotesi di lavoro partendo dalla nascita della Lega, fino all’avvento di Salvini. In questa seconda parte verrà trattato il periodo tra la trasformazione in Lega nazionale e i giorni nostri. La tesi madre, espressa nella scorsa puntata, è che la Lega per lungo tempo è stato il partito formale di una particolare configurazione economico-sociale, ma adesso qualcosa sta cambiando. 1. L’operazione della Lega nazionale, come abbiamo visto nella scorsa puntata, non si può archiviare unicamente come un caso di opportunismo politico, in cui un leader spregiudicato, Salvini, annusa il vento di destra che ammorba l’aria e ci si butta a pesce. Questa è solo una parte della storia, l’altra invece risponde ad esigenze ben precise dell’economia distrettuale del Nord alle prese con la lunga crisi denominata precedentemente come “trappola dello sviluppo”. Ma quali sono le forze “compiacenti” che favoriscono la penetrazione del progetto della Lega nazionale al Sud? In parte, come dimostra quanto raccontato nell’inciso, esiste un fenomeno di ripoliticizzazione di alcuni settori sociali completamente ai margini del discorso pubblico. Ma a questi si affianca un’infrastruttura significativa di interessi politici ed economici meridionali che nella Lega di Salvini intravedono la possibilità di rilanciare cicli di accumulazione parassitaria. Parlando di interessi economici non bisogna dimenticare che ancora oggi importanti aree del Sud si basano su una quadripartizione dell’attività economica: servizi, edilizia e costruzioni, agricoltura e attività extralegali. Tutti questi settori sono estremamente dipendenti dall’investimento pubblico per l’attrazione di capitali (sì, anche le attività extralegali). Salvini si è fatto immediatamente sponsor degli interessi di questi settori: Ponte sullo Stretto (e altre decine di grandi opere inutili in giro per il paese) prima considerato uno spreco dalla vecchia Lega, garanzia delle rendite nel settore turistico, continuità dello schiavismo nell’agroindustria e lotta contro la normativa UE a favore dei piccoli e medi imprenditori agricoli. Dal punto di vista politico Salvini costruisce la propria infrastruttura al Sud incamerando militanze fasciste e post-fasciste tradizionalmente radicate e transfughi di Forza Italia dopo la crisi del berlusconismo. Gli esempi sono molti e diffusi, ma vale la pena spendere qualche parola su un caso particolare, quello di Domenico Furgiuele. L’ex parlamentare leghista, ora nella pattuglia vannacciana è di Lamezia Terme e approda alla politica entrando a 14 anni nel Fronte Nazionale di Adriano Tilgher ex di Avanguardia Nazionale. Nel 2015 è tra i fondatori di Noi con Salvini il soggetto provvisorio con cui il Capitano raccoglie attivisti ed elettori al Sud. Nel 2018 Furgiuele entra alla Camera e si impegna nella Commissione Trasporti a promuovere la costruzione del Ponte sullo Stretto. Il deputato lametino inoltre rimane invischiato nell’inchiesta “Waterfront”: secondo la tesi della magistratura la società di costruzioni di cui Furgiuele era rappresentante legale, la Terina, sarebbe stata coinvolta in un un sistema di appalti pilotati per agevolare la ‘ndrangheta, e in particolare la cosca Piromalli di Gioia Tauro1. Al netto di ciò che dicono i magistrati (la “lotta alla mafia” è un dispositivo retorico e statuale ambiguo e scivoloso su cui magari in futuro scriveremo in maniera più articolata) ciò che è evidente è che l’ex campione di Salvini in Calabria è il rappresentante di una summa di interessi economico-politici di una certa rilevanza. La parabola di Furgiuele è poi particolarmente interessante perché ricalca quella di altri della stessa area politica, magari meno famosi, che nel periodo di alta della Lega hanno visto un’opportunità per uscire dalla marginalità politica e oggi “tornano a casa” veleggiando verso Futuro Nazionale di Vannacci. Ne parliamo dopo. 2. La Lega nazionale dunque diventa per un certo momento lo strumento di ricomposizione degli interessi di classe di frazioni maggioritarie, almeno numericamente, della borghesia distrettuale del Nord con quella estrattiva e parassitaria del Sud. Non c’è nessuna ridefinizione dei rapporti di subordinazione e dipendenza, l’interesse comune è perpetuare questo paradigma. Al di là delle dichiarazioni e della retorica finta working class che Salvini e i suoi mettono in campo le esperienze di governo della Lega nazionale mirano chiaramente a tutelare ed espandere questi interessi. L’immagine di Salvini che dal Papeete (a proposito di tutela della rendita turistica) annuncia la fine del governo Conte I a causa della timidezza mostrata dal M5S rispetto alla volontà di continuare la costruzione del TAV Torino-Lione rimarrà nella storia. Meno esplicito e per certi versi più interessante è il curioso comportamento di Salvini durante la formazione del governo Draghi. La Lega virtualmente era ancora il primo partito, anche se insediato da Fratelli d’Italia: perché entrare in un governo con a capo uno di quei tecnocrati europei tenuti tanto in odio? Perché non rimanerne fuori, come ha fatto furbescamente la Meloni e aspettare il prossimo giro di giostra per prendersi tutta la torta? La risposta è semplice, nella fase post-pandemica, con i soldi del PNRR da distribuire era assolutamente centrale per il blocco di interessi di cui abbiamo parlato che ci fosse qualcuno dei loro nella stanza dei bottoni. Particolarmente interessante la composizione del governo in questo senso: la Lega ottiene il Ministero dello Sviluppo Economico con il responsabile Giorgetti (asse di continuità tra legislatura Draghi e Meloni), Ministero del Turismo con Massimo Garavaglia e Ministero della Disabilità con Erika Stefani, più un lungo numero di sottosegretari principalmente concentrati nei Ministeri legati all’economia e alla sicurezza. Riemerge così la duplicità irrisolta della Lega: nella divaricazione impressa dalla ristrutturazione capitalista è semplicemente impossibile comporre gli interessi di quelle aziende che riescono a mantenere ancora un certo grado di competitività sui mercati internazionali con quelli delle imprese piccole, familiari, meno specializzate. La tendenza alla concentrazione del capitale in questa fase è inaggirabile, anche frazionando la classe lavoratrice e comprimendo al massimo i suoi costi. La Lega non poteva fare a meno che sedersi al tavolo di Draghi, così come oggi la Meloni non può evitare di barcamenarsi tra Trump e Von der Leyen. Inevitabile la perdita di consenso. 3. Per lungo tempo l’economia distrettuale del Nord, centro-Nord è stata considerata un miracolo di “resilienza”, per alcuni addirittura un’alternativa allo stradominio delle multinazionali. Il buon vecchio Made in Italy, l’artigianalità e la passione, le produzioni d’eccellenza. In realtà come abbiamo visto questo modello è in crisi da tempo ed è tutt’altro che resiliente. A dimostrarlo chiaramente è stata la reazione alla sequenza di shock che hanno colpito l’economia globale negli ultimi anni. Partiamo dalla pandemia: come è noto i primi epicentri dell’infezione da Coronavirus in Italia si sono concentrati tra il Veneto e la Lombardia. D’altronde il virus in primo luogo si è mosso sulle catene del valore internazionale. Non è un caso che molte delle località maggiormente colpite nelle prime fasi della pandemia fossero proprio quelle caratterizzate dal modello della piccola e media impresa integrata nelle filiere. La vicenda simbolo è quella della Val Seriana, una vallata alle porte di Bergamo, quasi interamente urbanizzata ed industrializzata in cui l’impatto del Covid è stato particolarmente devastante. Molti dei comuni dell’area sono o erano amministrati dalla Lega. Come è noto questa tragedia fu, tra le altre cose, la conseguenza della mancata zona rossa per i comuni di Nembro ed Alzano. Per quanto tutta la vicenda sia passata in cavalleria è appurato almeno dal punto di vista storico che vi furono pressioni da parte degli imprenditori di Confindustria Lombardia per evitare la chiusura2. La continuità produttiva andava assicurata ad ogni costo. I movimenti contro i lockdown, il greenpass e quelli No Vax sono stati una galassia variegata e a tratti ambivalente. Sebbene i fatti più significativi dal punto di vista delle proteste di piazza siano avvenuti in luoghi come Napoli, Torino e Trieste, nei territori periurbani del Veneto e della Lombardia vi è stata una forte diffusione che in parte ha una sua permanenza ancora oggi. Qui il fenomeno ha assunto tratti specifici, che non per niente discendono dal modello produttivo. Questo contesto ha prodotto di nuovo un’apparente convergenza tra una parte degli operai e una parte dei padroni (quelli più sottoposti al rischio fallimento) perché le misure contro la diffusione del virus venissero allentate. Dunque la pandemia ha prodotto due tensioni opposte, ma parimenti in contrapposizione con la sfera istituzionale controllata tanto a livello locale quanto a livello nazionale dalla Lega. Una – forse minoritaria, ma presente – in cui la crisi Covid ha contribuito a chiarire i differenti interessi di classe, un’altra che ha prodotto uno scivolamento politico, perlopiù interno alla destra, ma con alcune eccezioni, su posizioni che richiamano confusamente quelle dell’estremismo libertariano statunitense. Alcuni di questi alle elezioni politiche, in forma di protesta verso la Lega, hanno deciso di dare il loro voto a Giorgia Meloni che ne ha abilmente cavalcato gli umori. 4. L’altro grande shock che ha colpito l’economia delle piccole e medie imprese della cosiddetta Padania è senza dubbio quello della crisi dei prezzi dei carburanti derivata prima dalla guerra in Ucraina e più recentemente dall’impresa trumpiana in Iran. Nel caso della guerra in Ucraina lo shock è stato duplice perché la Russia, per alcune di queste aziende, rappresentava un importante mercato per le esportazioni. In molti motivano il “pacifismo” che Salvini ha applicato alla guerra russo-ucraina (salvo poi fare orecchie da mercante sul genocidio di palestinesi attuato dal suo amicone Netanyahu) ai finanziamenti che la Lega avrebbe ricevuto dal Cremlino. Può darsi, sicuramente ci sono stati legami politici significativi, ma a convergere con questo posizionamento politico vi è la materialità degli interessi economici dei settori produttivi veneti e lombardi. La ricetta su cui si basavano gli assi industriali dell’Europa Occidentale era semplice: gas a basso costo dalla Russia, core produttivo in Germania e filiere nel Nord Italia3. Con l’interruzione del flusso del gas russo la produzione industriale tedesca è entrata in crisi e di conseguenza la filiera italiana, già stagnante, è andata ulteriormente sotto pressione. Le aziende statunitensi ne hanno approfittato per fare un po’ di shopping in Italia ed Europa e, come se non bastasse, con Trump hanno dato un’altra bella mazzata agli approvvigionamenti energetici europei attraverso la guerra in Iran. Il Salvini di governo (e la Meloni convertita sulla via di Damasco) ha dimostrato di non essere in grado, se non per qualche vaga rimostranza, di contare nulla. Vannacci ha preso appunti e non a caso quello della riapertura alla Russia è stato uno dei principali temi della sua campagna acquisti fino ad oggi. 5. Parlando del Referendum sulla riforma della giustizia i commentatori si sono concentrati giustamente sulla dilagante vittoria del No. Il Sì ha vinto praticamente solo nella provincia di Reggio Calabria, in alcune aree interne del Lazio e in gran parte della Pianura Padana ad esclusione delle grandi città. La vittoria del Sì nella provincia di Reggio Calabria non stupisce, ci sono diverse motivazioni storiche e sociali che vanno oltre alla diffusione e capillarità della ‘ndrangheta, ma meriterebbero una trattazione a parte. In molte aree del paese tradizionalmente di destra ha vinto, ed in alcuni casi stravinto, il no. Perché le aree non urbane della Lombardia e del Veneto rappresentano a tal punto un’eccezione? Si tratta unicamente della polarizzazione politica? Difficile dare una risposta compiuta, ma una chiave interpretativa papabile è quella dell’incidenza dei cosiddetti reati dei colletti bianchi. Non esistono dei dati che aggreghino in maniera sufficientemente dettagliata queste tipologie di reati, ma è evidente che tra i mandati del governo Meloni vi fosse quello di instaurare una giustizia più punitiva nei confronti dei reati di strada e contro la proprietà privata e più lassista rispetto ai reati tipici di imprenditori e politici. D’altronde questa battaglia, incarnata storicamente dal berlusconismo, è consustanziale alla “libertà di impresa”. Facciamo un breve esempio su uno dei reati tipo: la Lombardia nel 2025 ha registrato il 20% di tutte le liquidazioni giudiziali a livello nazionale. Nei primi mesi del 2026 sono aumentate del 23,2% rispetto all’anno precedente4. Sembra evidente che in una condizione di crisi continuativa l’adozione di pratiche extralegali da parte di piccoli e medi imprenditori con bassi margini cresce. Dunque ci siamo, sta esplodendo una faida nella destra italiana? Alcuni segnali sembrano confermarlo, dalle cene venete di Vannacci con gli imprenditori5, fino a Pozzolo che si porta Alemanno nel feudo biellese di Del Mastro per sublimare la vendetta verso il suo ex compare6. Ogni volta che gli equilibri si rompono a destra le rese dei conti sono drammatiche e grottesche allo stesso tempo. La fulminea ascesa di Vannacci, almeno stando ai sondaggi, fa tremare e godere i commentatori televisivi che stanno lì a discutere se questo alla fine si alleerà o meno con il centro-destra. Tattica politica a parte oggi Futuro Nazionale è potenzialmente espressione di due movimenti: uno è quello del ritorno a casa dei vari post-fascisti e neo-fascisti che hanno fatto un giro di giostra con Salvini o sono rimasti delusi da Meloni. Un altro è l’effettiva radicalizzazione di alcuni settori della piccola e media borghesia in crisi che, destinati a scomparire nel marasma della storia presente, si appigliano all’ex generale. Il nodo, oggi come oggi, è se Vannacci diventerà un’opzione plausibile e digeribile anche per il grande capitale. Si dibatte su chi sia il padrino internazionale di Vannacci, se Trump o Putin o tutti e due. Il futurista, che si presenta come anti-élites internazionali, si è detto un convinto atlantista. Questo posizionamento è già stato una bella sciagura per Giorgia, dato che la guerra economica che gli Stati Uniti (Biden prima, Trump poi) stanno portando all’Europa impedisce ogni spazio di ristrutturazione capitalistica seria, tanto più che quello che gocciola dal tavolo in Italia viene distribuito ai vari imprenditori-parassiti come mancetta elettorale. Il soffocamento del tessuto produttivo italiano nelle spire della trappola dello sviluppo territoriale è destinato ad accelerare, la domanda importante è se tutto questo produrrà un chiarimento degli interessi di classe e se ci saranno dei soggetti politico-sociali in grado di raccogliere queste spinte spesso celate alla vista dall’astensione dilagante. Disclaimer: questo articolo si concentra sui fattori oggettivi che hanno determinato i fenomeni descritti, anche se a volte vi sono accenni alla composizione dei soggetti sociali. Allo scopo della riflessione che si vuole portare tutta una serie di aspetti soggettivi, culturali, ideologici e anche meramente politici sono stati escussi dal ragionamento. Sono state operate delle scelte, ma ciò non toglie che sarebbe utile e necessario approfondirli. Qui la prima puntata 1. https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/22/reggio-calabria-turbativa-dasta-in-concorso-chiesto-il-processo-per-il-deputato-della-lega-domenico-furgiuele/6502736/ ↩︎ 2. https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/03/06/covid-nei-verbali-il-no-degli-industriali-alla-zona-rossa-bonometti-ai-pm-disse-non-ricordo-poi-ammise-la-richiesta-a-fontana/7087802/ ↩︎ 3. https://www.carmillaonline.com/2015/09/29/vae-victis-germania-2-car-wars/ ↩︎ 4. https://www.milanofinanza.it/news/imprese-cribis-fallimenti-in-crescita-del-23-2-sul-2025-202604271858388202?refresh_cens ↩︎ 5. https://video.corrieredelveneto.corriere.it/roberto-vannacci-al-ristorante-di-spresiano-cena-e-dibattito-con-150-imprenditori/b83fd9d9-e1cb-4b30-a30d-aee4539d4xlk ↩︎ 6. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/03/alemanno-e-pozzolo-insieme-per-inaugurare-la-sede-di-futuro-nazionale-a-biella-delmastro-i-feudi-non-ci-sono-piu-alla-festa-ex-di-fdi-e-lega-ma-gli-iscritti-non-arrivano-solo-da-destra/8438169/ ↩︎ *Orizzonti è un progetto che mira a indagare le geografie del capitalismo in Italia ed ascoltare le voci dei conflitti e delle lotte nei territori periferici e provinciali. Crediamo che per conquistare un’efficacia, una rotta, una possibilità trasformativa efficace sia la nostra comprensione del sistema che ci sfrutta ed opprime rendendola il più possibile precisa, attuale e radicata.
Il caldo non mi toglie i fiati
Puntata perlopiù musicale dedicata ai “fiati” che neppure il caldo rovente potrà toglierti……. Ma abbiamo dato spazio anche ai lavoratori in sciopero di Meat-To.. Play list a cura di DJ Pastich * Nu Genea – Praya Magia * Fat Freddy’s Drop – Clean The House * Ibrahim Maalouf – True Sorry * Ibrahim Maalouf – Red & Black Light * Racing Mount Pleasant – Call It Easy * Maruja – The tinker * Maruja – Born to die * Ada Montellanico e Giovanni Falzone – Abbey * Black Country New Road – Concorde * Moor Mother – Umzansi * Mercan Dede – Mercanistan * Mercan Dede – 800 * Zu – Charagma * Zu – Carbon
metix flow
fiati
lavoro sfruttamento
sciopero meat-to
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
L'informazione di Blackout
Blackout Inside
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BDS
appalti
[2026-07-08] Barriera è antirazzista e antifascista @ piazza Foroni
BARRIERA È ANTIRAZZISTA E ANTIFASCISTA piazza Foroni - piazza Foroni (mercoledì, 8 luglio 20:00) Mercoledì 8 luglio, diversi gruppi facebook di Barriera hanno lanciato una manifestazione in Largo Giulio Cesare "contro degrado e delinquenza", solito slogan il cui significato nasconde solo soluzioni razziste legate alle deportazioni. Vivere Barriera di Milano oggi vuol dire fare i conti quotidianamente con l'isolamento imposto da una società che ci toglie tutto, dalla sanità, alle case, al lavoro, alle scuole, che vuole creare un nemico interno - solitamente persone migranti e povere - contro cui scagliare tutta la nostra rabbia, così che il potere e i responsabili rimangano impuniti. I gruppi che rilanciano questo appuntamento sono soliti fotografare le diverse scene di povertà, abbandono, sofferenza e solitudine che aleggiano nelle strade di quartiere dando la colpa a chi vive queste situazioni e volendo come unica soluzione la loro deportazione, il loro allontanamento, il carcere, il CPR, il TSO. Di fronte a tutto questo le persone sono state così terrorizzate da giornali, politici vari e media che non si guarda più in faccia a nessuno e si richiede solo una sicurezza basata sull'esclusione, l'isolamento, la tranquillità di chi "fa il suo dovere" (che di fatto è lavorare, consumare e produrre, niente di più e niente di meno). Noi rispondiamo a questi discorsi razzisti, semplicistici e pieni di odio con una contro-manifestazione che possa rispondere alle banalità che verranno scandite a suon di tricolori e inno d'italia, con cui si vuole sottolineare la loro idea di "nazione" basata sull'essere bianchi, borghesi, assoggettati al lavoro e alle leggi di uno stato che in realtà li odia. In Barriera - come in tante altre zone - è possibile vedere il risultato delle politiche razziste, capitaliste e securitarie e l'effetto che hanno sulla vita delle persone; e mentre c'è chi crede che passeggiare con un tricolore sia "incominciare a sentirsi sicuri", noi esigiamo case accessibili, sanità pubblica gratuita, servizi e un'appartenenza al territorio basata sulla solidarietà, condivisione e mutuo-aiuto di chi vive il territorio, non di chi ha i "giusti" documenti. La sicurezza non è avere più divise in ogni angolo della città. Ci sentiremo al sicuro solo quando ogni persona avrà una vita dignitosa, un tetto sulla testa, una rete di persone che la circondano. Barriera è di chi la vive. Basta farsi terrorizzare da chi viene qui per fare propaganda. Incontriamoci alle 20 in Piazza Foroni per dare una risposta diversa agli slogan fascisti e razzisti che non devono avere spazio né in Barriera né altrove!
Seano (Prato): sgombero poliziesco del picchetto operaio alla acca. Domenica 5 luglio nuova mobilitazione di piazza.
Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti. Da Radio Onda d’Urto La stessa Polizia, con celere e blindati, è arrivata oggi per sgomberare il picchetto operaio di Seano. La lotta, però, prosegue a oltranza, nonostante diversi operai e sindacalisti Sudd Cobas siano stati portati di peso in Questura a Prato. Sono una quindicina le persone fermate, caricate su un pullman e portate in Questura a Prato, dove giusto 2 giorni fa…si era aperto in Provincia il tavolo istituzionale per cercare una soluzione alla vertenza. Dal presidio di Seano, Prato, davanti alla Acca Francesca Ciuffi, compagna del sindacato di base e conflittuale Sudd Cobas, raggiunta da Radio Onda d’Urto alle ore 9 del mattino. Aggiornamento delle 18.30: tutte le persone fermate e condotte in Questura sono state rilasciate. Il presidio – a cui partecipano centinaia di persone, tra cui studenti e lavoratori arrivati da diverse zone del Pratese – si è ricompattato davanti ai cancelli dell’Acca di Seano, militarizzato da un imponente schieramento di forze dell’ordine: otto blindati, volanti della polizia e agenti della Digos. La lotta pero non si ferma qui, è stata infatti annunciata una nuova mobilitazione. L’appuntamento è domenica 5 luglio, alle 17.00, il luogo dell’iniziativa è ancora in fase di valutazione e sarà comunicato nelle prossime ore dal sindacato. Il collegamento pomeridiano con Riccardo, compagno del sindacato Sudd Cobas. Dai Sudd Cobas arriva l’appello a recarsi “in via Copernico a Seano! Un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato con un’indagine della procura europea per 71 milioni di euro di evasione fiscale che sta facendo un chiudi-e-riapri, e la questura sgombera e porta via i lavoratori in sciopero per difendere i loro 100 posti di lavoro”. Così il sindacato di base pratese dal presidio, nuovamente caricato dalla Celere a metà mattinata. La voce di Luca Toscano, Sudd Cobas Prato, che dal megafono si rivolge direttamente alla Celere, schierata – due metri più in là – a difesa “del lavoro nero, della mafia, dello sfruttamento”, come detto da Toscano nell’audio, poco prima di mezzogiorno di venerdì 3 luglio 2026.
Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve
La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu. La Procura, a quanto si apprende dalle informazioni reperibili sui giornali, ha dovuto procedere con questa incriminazione a causa dei filmati che non lascerebbero molto spazio alle tesi strampalate fornite dalla Questura Torinese nelle ore subito dopo il ferimento e degli scontri. Si evidenzia subito però una disparità di trattamento verso il poliziotto incriminato e come di solito si comporta la Procura torinese e in particolare il Pm Scafi. Infatti il poliziotto, di cui stranamente non si fa il nome (ricordiamo che questa tutela se si tratta di manifestanti o ultras non c’è mai), è accusato di lesioni aggravate e sono stati richiesti i domiciliari. L’ultras colpito ha rischiato seriamente di morire ed è stato colpito a freddo ed intenzionalmente con un lancia lacrimogeni che è impossibile non considerare come arma letale se usata a “tesa dritta”. Per episodi molto più lievi, in cui i poliziotti non si sono procurati che qualche giorno di prognosi probabilmente gonfiati per avere un pò di mutua in più e puntare ai risarcimenti nei processi, ragazzi minorenni o poco più che maggiorenni sono finiti in carcere e ai domiciliari per mesi e mesi. Fuori da qualsiasi giustizialismo la sproporzione è evidente. Si è, probabilmete, davanti al classico caso in cui è talmente palese l’abuso che quindi almeno un’operazione di facciata vada fatta. Questo perchè se no bisognerebbe rispondere a domande ben più serie sulla gestione criminale dell’ordine pubblico di quel giorno, che probabilmente farebbero traballare qualche poltrona, a partire da quella del Questore Gambino. Quel giorno infatti fu fatto un uso incredibilmente alto di lacrimogeni su chi era fuori dallo stadio, senza preoccuparsi di intossicare anche famiglie e bambini, tutto per mascherare l’incapacità delle FdO. Basterà questa incriminazione “esemplare” a cancellare le responsabilità dell’apparato? Si spera di no, ed è quanto mai importante continuare ad interrogarsi sull’uso dei lacrimogeni come armi letali durante cortei e manifestazioni sportive. Ancora una volta è forse utile ricordare il coraggio di quanti hanno denunciato la verità fin da subito, di questa faccenda: dalla famiglia di Marco ai suoi amici, dai gruppi ultras al movimento torinese e non solo. Ma va ricordata anche la pletora di politicanti e giornalisti che da subito si sono distinti per avvalorare le veline questurine, coloro che neanche un ragazzo in fin di vita alle Molinette li ha fermati dal dare solidarietà “senza se esenza ma” all’operato delle Forze dell’Ordine. Network Antagonista Torinese
Salento e Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini NATO
  Le acque del sud della Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean. Il Salento e l’Adriatico meridionale al centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini e di nuove tecnologie di guerra NATO. Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le attività della prima fase della Task Force X - Central Mediterranean (TFX CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio. L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT), il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e capacità”. In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate “per la prima volta e in modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente underwater e dallo spettro elettromagnetico”. All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia, Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. “L’obiettivo – spiega lo Stato Maggiore della Difesa - è la validazione di un sistema di sistemi capace di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori, sistemi pilotati e non pilotati”. Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti. Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e internazionali, a Task Force X - Central Mediterranean è prevista la presenza di non meglio specificate “realtà industriali del settore della difesa nell’ambito delle attività di sperimentazione operativa”, in vista di collaborazioni future  e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO. “Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza”, enfatizza lo Stato Maggiore della Difesa. “L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione, complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia operativa”. E’ tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque pugliesi. “Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo”, riporta l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. “Task Force X Central Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota, trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente”. Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri l1 luglio 2026, https://pagineesteri.it/2026/07/01/europa/salento-e-adriatico-centro-della-sperimentazione-di-droni-navali-e-sottomarini-nato/