Come funziona e chi mette in atto la campagna di droni avviata dall’esercito
ucraino lo scorso marzo e che in sei mesi ha ottenuto risultati impensabili solo
un anno fa. Un reportage dal fronte
L'articolo Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per
stabilizzare il fronte proviene da IrpiMedia.
Il 2 settembre 1947 centinaia di disoccupati attraversano le strade di Ascoli
Piceno chiedendo quello che nell’Italia uscita distrutta dalla guerra manca a
una parte enorme della popolazione: pane e …
Riceviamo e diffondiamo:
[en] Server Called Paranoia ENG
[it] Server called Paranoia ITA OK
Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del
capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico.
Nella fase di crisi egemonica e dello scontro sullo sfondo tra Stati Uniti e
Cina anche la tecnologia assume un ruolo centrale e soprattutto il rapporto
stato-capitale si trasforma.
Nella discussione è stato affrontato il circolo vizioso che si crea tra la
guerra e la necessità di farla e viceversa quando ad entrare in campo sono le
Big Tech e i soggetti privati che ne detengono il dominio.
L’incontro si è chiuso con domande che rimangono aperte e che interrogano
l’agire a fronte dell’evoluzione tecnologica del presente: dagli impatti
ambientali a quelli sulla formazione della soggettività, dalla sempre più
incessante richiesta di energia allo sviluppo anche alle nostre latitudini dei
data center come nuovo orizzonte di profitto, dal ruolo della tecnologia nella
società in guerra alle forme di luddismo tecnologico ipotizzabili in un futuro
non per forza troppo lontano..
Buon ascolto
Un dossier ricostruisce la storia di Autistici/Inventati, dalle reti antagoniste
degli anni Novanta alla designazione terroristica degli Stati Uniti. In gioco
non c’è soltanto il futuro di A/I, ma il …
(disegno di Peppe Cerillo)
A inizio agosto l’asfalto si scioglie sotto le scarpe, ma centinaia di persone
sono accampate in mezzo a viale Manzoni sotto l’occupazione di Spin Time Labs.
Migliaia di solidali li soccorrono e li sostengono, ma Il fondo Investire della
famiglia Nattino non ha alcuna intenzione di restituire il palazzo al popolo,
perché ci vuole fare un albergo. Neanche il Comune ha veramente intenzione di
interferire con il business, viste le Norme tecniche d’attuazione (NTA) al piano
regolatore approvate pochi giorni prima, sostanzialmente un gran regalo alla
speculazione immobiliare. ll 3 c’è un’esplosione nell’androne di un palazzo di
don Bosco, il 4 un incendio all’ippodromo di Tor di Valle, e il 5 un altro
incendio sempre a Tor di Valle. Alla Romanina muore una donna disabile
nell’incendio della sua casa. Intanto il Comune inaugura un “rifugio
fito-bio-climatico” a Centocelle, cioè una pensilina con dei rampicanti dal
costo di 138 mila euro. Pochi giorni dopo i rampicanti sono mezzi appassiti e la
temperatura sotto la pensilina è di quarantadue gradi. Il 6 l’ex pugile Simone
Carabella, bisognoso d’attenzioni, prova a manifestare da solo contro le due ore
per sole donne indette da una piscina di Tor Tre Teste: viene
contestato duramente dalle donne che lavorano e frequentano la piscina.
Il 7 il sindaco Gualtieri firma un’ordinanza commissariale per l’acquisto di
nuovi terreni per l’inceneritore di Santa Palomba. L’azienda municipale Ama
sborserà altri quattro milioni e mezzo di euro per comprare quattro ettari, cioè
176 euro al metro quadro. I precedenti dieci ettari erano stati acquistati a 75
euro al metro quadro, già quasi il doppio del prezzo di mercato. Lo stesso
giorno il sindaco viene applaudito sotto Spin Time, quando dichiara che il fondo
Investire non ha accettato la vendita del palazzo al Comune perché “non ha un
cuore”. Viene annunciato anche l’esito della trattativa per il quale si è
accettato di non rioccupare il palazzo: gli abitanti andranno in strutture di
emergenza (in estrema periferia, come Ostia o La Storta), e da lì potranno
richiedere la casa popolare. È lo stesso trattamento di qualunque sfrattato
della città: il Comune ha fatto il doppio gioco sulla pelle degli abitanti.
Il 10 a Trastevere viene arrestato intanto Valter Lavitola, per aver
commissionato l’attentato di Pomezia contro Sigfrido Ranucci; è accusato di
strage, ma difficilmente avrà il 41bis come Alfredo Cospito. Lo stesso giorno
brucia un ristorante abbandonato a San Basilio, in uno dei “punti verdi qualità”
della giunta Rutelli. L’amministrazione Rutelli usò seicento milioni di euro per
cedere quattrocento ettari di suolo pubblico ai privati, che in 67 casi su 78 si
sfilarono dagli accordi e abbandonando le aree. La stessa notte quattro ragazzi
percorrono in auto Roma Est sparando con una pistola a pallini su migranti,
colpiscono due ragazzi di origine pakistana, un indiano e un nigeriano. Il
12 neanche l’eclissi di sole rinfresca l’aria bollente. Il 13 c’è un’enorme
esplosione nella fabbrica di munizioni Knds Ammo Italy a Colleferro, ex Simmel
Difesa, per fortuna senza vittime. Lo stabilimento francotedesco è un partner
commerciale importante dell’esercito ucraino ed è per lo più finanziato dalla
Commissione Europea. Linkiesta, il Post e Calenda, insistono sulla pista del
boicottaggio russo, che addirittura il ministro Crosetto è costretto a smentire.
Il 17 su una spiaggia di Ostia un ventenne egiziano che chiamava la famiglia al
telefono viene aggredito da una folla di psicopatici convinti che stesse
fotografando i bambini. Viene portato al pronto soccorso, ma nel suo telefono
non si trova nessuna foto fuori luogo. Non si sa chi ha aizzato la gente e quali
saranno le conseguenze. Intanto in mezzo alle palazzine di via Morandi a Tor
Sapienza un colpo di pistola uccide un ragazzo di ventiquattro anni, Raymond
Asosa Agheyisi. A luglio c’era stato un altro omicidio nello stesso luogo.
Il 18 al Quarticciolo un gruppo di quattro o cinque persone spara alle gambe di
un uomo seduto ai tavolini della paninoteca, forse per rappresaglia di una
soffiata alla polizia. Femminicidio a Colleferro: un settantenne tunisino uccide
la moglie cinquantenne polacca a coltellate. Inizia intanto una raccolta
firme sul Parco del mare di Ostia, per il quale la Regione ha presentato
osservazioni al Comune: si tratta di un progetto finanziato dal Pnrr che
dovrebbe già essere operativo ma è ancora avvolto nelle nebbie. Il 20 c’è un
flashmob per la Palestina all’aeroporto di Fiumicino. A piazza Bologna due
energumeni probabilmente neonazisti schiaffeggiano e chiamano “ebreo di merda”
un ricercatore postdoc della Sapienza, non ebreo ma esperto di ebraismo: non si
sa se siano stati trovati né come lo abbiano riconosciuto. Il 22 a Velletri si
costituisce l’assassino di Raymond Agheyisi, un quarantenne del quartiere,
italiano. Tornano pioggia e vento, ma il giorno dopo il caldo è di nuovo
soffocante.
Il 24 un’assemblea pubblica a Spin Time annuncia la fine del presidio su viale
Manzoni e una manifestazione il 19 settembre alla quale parteciperà anche il
Partito Democratico. Il 25 un ragazzo si dà fuoco vicino a una pompa di benzina
della Prenestina, morirà tre giorni dopo al Sant’Eugenio. Ancora abbattimenti:
cadono due grandi lecci a Prati, per fare posto a un cantiere (a giugno erano
già trentamila gli alberi abbattuti a Roma). Il 27 agosto è il ventesimo
anniversario dell’omicidio di Renato Biagetti, studente di ingegneria a La
Sapienza, ucciso a coltellate da un gruppo di fascisti all’uscita di una festa a
Focene. Il Campidoglio annuncia intanto che il Colosseo è stato inserito tra le
zone rosse “antimaranza”, evidentemente perché la nuova fermata della Metro C ha
reso le zone turistiche accessibili anche a chi vive in periferia. Il 28 la Rai
annuncia il sostituto di Ranucci alla guida di Report: è Daniele Piervincenzi,
il “cronista d’assalto” che prese una testata da Roberto Spada a Ostia,
nell’ambito del tentativo di trasformare il litorale in un capro espiatorio per
salvare Roma dalle conseguenze di Mafia Capitale. Il caldo sale a 37 gradi.
Il 29 il Comune annuncia una sperimentazione di autobus senza conducenti,
attraverso un “gemello tecnologico” della città. In questo doppio virtuale di
Roma di certo non ci saranno quarantamila senzatetto, seimila famiglie sotto
sfratto, case popolari che stanno per crollare, quartieri senza acqua potabile,
roghi continui, alberi tagliati e il caldo infernale.(stefano portelli)
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gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, n
CRAC RURAL CORE RELEASE PARTY
Spazio Sociale VisRabbia - Via Galinié, 40 Avigliana TO
(venerdì, 11 settembre 22:00)
Release party per il primo album dei Crac rural core valsusino.
Suoneranno sul palco del Visrabbia:
Judas Kiss skapunk della Val d'Ossola
SconVoltri skapunk da Genova
Crac rural core valsusino
Il tempo passa ma le vecchie abitudini restano. Se c’è un punto fermo nella
costruzione della Torino-Lione è sicuramente che non si può mai dire — nemmeno
per scherzo — che i cantieri siano un esempio di puntualità ed efficienza. La
grande piaga che ci portiamo appresso da trent’anni continua infatti con i suoi
ritardi cronici.
È recente la notizia che la Torino-Lione rischi di accumulare altri due anni di
ritardo. In questo modo, l’entrata in funzione della grande opera sarebbe
spostata al 2035, contro il 2033 di cui si parlava solo qualche mese fa, già
allora con disappunto.
A preoccupare è soprattutto l’avanzamento dello scavo sul versante francese.
Anche perchè su quello italiano manco è iniziato, quindi tanto vale concentrarsi
su qualcosa che seppur lentamente, si muove.
Con la sua media di 90 centimetri di scavo al giorno contro i 12 metri previsti
(a tutti capita di fare degli errorini di calcolo però fa davvero ridere), la
talpa Viviana inizia a preoccupare (intendiamoci, non noi). Vorremmo dire che è
agosto per tutti, anche per le TBM, ma la verità è che sta scavando 90 cm al
giorno ormai da un anno, salvo quel periodo di pausa meritato tra maggio e
giugno. Oltretutto, infiltrazioni di acqua e caratteristiche geologiche della
roccia costringono spesso a ricorrere allo scavo tradizionale che risulta
ovviamente molto ma molto più lento. Se possiamo aggiungere, anche se non ci
pare che importi molto, è un metodo decisamente più rischioso.
TELT ovviamente ci rassicura del fatto che i problemi di “Vivi” fossero previsti
e messi ben in conto, che la sua lentezza non comprometterà l’avanzamento
complessivo e Manuela Rocca, direttrice aggiunta della società, ha sottolineato
che le difficoltà geologiche incontrate lungo il percorso erano ampiamente
previste. Non abbiamo capito se il suo fosse un modo di fare autoironia, ma poco
importa.
L’affermazione risulta tuttavia un po’ strana perchè a meno che Viviana non
diventi potentissima e scavi di colpo tutto l’ammanco di metri, viene da
chiedersi come sia possibile che non ci siano ritardi. Ma d’altronde chi siamo
noi per mettere in discussione un metodo che ha già costato trent’anni di
ritardi. Effettivamente ci troviamo di fronte a dei professionisti del caso e
non a degli impreparati che stanno ancora rodando il metodo. D’altronde lo
capiamo anche, sul lavoro perdere tempo sempre.
Tuttavia, la posizione dei tecnici francesi (COI, il consiglio d’orientation des
infrastructures) risulta in forte contrasto con la linea politica ribadita anche
da Parigi e evidenzia una forte divergenza tra le valutazioni del comitato e
l’andamento effettivo delle opere. Oltre ai problemi geologici già sopra citati,
si pone un’altra questione: all’apertura del tunnel la Francia utilizzerà la
linea storica ammodernata Dijon-Modane, che al momento risulta in grado di
assorbire solo due terzi della capacità merci prevista (16,8 milioni di
tonnellate contro le 25 programmate). Tuttavia, si vocifera che i lavori per le
nuove linee d’accesso francesi potrebbero partire soltanto dopo il 2040. Senza
questa parte, chiaramente, la Torino-Lione non sarà operativa. Quindi, questi
grandi pagliacci che se la suonano e se la cantano, come al solito stanno
prendendo in giro chi ancora li ascolta.
Facendo due calcoli su Viviana, sappiamo che ad oggi ha scavato 250 metri su un
percorso totale di 9 km. Tenendo conto che l’inizio dei lavori è avvenuto a
settembre 2025, in questo anno ha completato meno del 3% del tratto previsto.
Mancano insomma circa 8.750 metri alla fine del suo percorso. Al ritmo attuale
servirebbero circa 9.722 giorni (più di 28 anni insomma). Parliamo ovviamente di
un dato indicativo, basato su calcoli aritmetici, che non tiene conto della
complessità dell’opera ma vuole dare un’idea della peggiore delle ipotesi
possibile. (Peggiore per loro).
Fa sorridere pensare ad uno scenario del genere, nell’ottica che, come ben
sappiamo, la Torino-Lione parte già come un’opera manchevole che anche se
venisse realizzata domani, sarebbe comunque ormai obsoleta e inefficiente.
Figuriamoci tra altri trent’anni quale scempio e barzelletta sarebbe.
Al momento sono attivi 11 cantieri tra Francia e Italia e finora sono stati
scavati poco più di 49 chilometri di gallerie sui 164 complessivi, circa il 30%
dell’intero operato. Lo scavo del tunnel di base, lungo 115 chilometri tenendo
in conto le due canne, è arrivato a circa 22 chilometri complessivi (ovvero
circa il 19% del tunnel, che pare quasi un numero enorme rispetto agli altri).
Come sappiamo, l’avvio dei lavori sul versante italiano è previsto nel 2027, con
l’assemblamento di una nuova TBM che dovrebbe venire battezzata con un nome
speriamo almeno più dignitoso di Viviana prima di partire. I ritardi, in questo
caso già previsti da Maurizio Bufalini, direttore generale di TELT, sono secondo
il suo giudizio invece attribuiti a noi e a la manifestazione dello scorso 25
luglio. Che dire Maurizio, ci fa piacere.
Questa notizia mette ancora una volta in evidenza tutte le criticità e le
fragilità che l’opera ha in sè. I continui ritardi che si accumulano stremano in
maniera prolungata e costante il territorio che abitiamo. In questi giorni, sono
iniziati degli scavi anche nell’area di Traduerivi, già interessata nei mesi
scorsi da una serie di espropri e dai conseguenti rilevamenti di TELT, sotto le
mentite spoglie di SMAT. Dovunque questo cantiere approdi, il risultato è la
devastazione e lo sfruttamento del territorio, dalla Francia alla Val di Susa,
in maniera indiscriminata. Il costante sacrificio della terra e della libertà di
chi la attraversa e la cura sta raggiungendo livelli assurdi di non curanza e
vera e propria violenza. Come un’automobile che procede a folle velocità senza
guidatore, si va avanti per la sola forza d’impulso, senza sapere se mai ci sarà
un traguardo, senza che ci sia un po’ di buon senso.
Ma d’altronde come si può pensare che qualcuno di questi signori una coscienza
ce l’abbia?
Walter Meaglia, ambientalista e No Tav di Chivasso, è deceduto nella serata di
sabato 29 agosto, intorno alle ore 22, all’età di 69 anni, colpito da un malore
improvviso mentre era seduto nel soggiorno
Negli scorsi mesi aveva affrontato un delicato intervento chirurgico al cuore,
ma era tornato a casa dopo il mese di riabilitazione apparentemente ristabilito.
Ha fatto parte del gruppo chivassese dell’associazione Legambiente Il Girasole
Settimo, ed è stato un componente del direttivo dell’associazione Bici in Città
e del Comitato Ambientale di Chivasso, partecipando attivamente a moltissime
iniziative No Tav.
Dalla testimonianza di chi conosceva bene la sua disponibilità e generosità:
“…Un cultore della musica, entusiasta, idealista e intelligente: una mente
brillante con un cuore grande, capace di guardare il mondo con occhi sempre
pieni di speranza e progetti. La tua presenza e disponibilità costante sono
state un porto sicuro, un regalo raro che custodiremo per sempre. Ci mancherai
immensamente, Walter. Ci mancherà quel tuo modo unico di esserci, senza mai
chiedere nulla in cambio…”
Nella trasmissione di oggi, oltre ai consueti viaggi musicali, abbiamo fatto una
chiaccherata con un attivista che si trova a Ceuta e ci ha dato una
testimonianza diretta sulla drammatica situazione attuale dei migranti arrivati
lo scorso 30 di luglio.
Qui trovate l’audio della trasmissione completa:
Qui trovate l’audio della diretta da Ceuta:
di Federico Giusti Il libro di Marta Silvestre e Andrea Turco riapre le pagine
più oscure del servizio militare: nonnismo, violenze, morti e omertà nelle
caserme. Una memoria necessaria mentre …
La Commissione europea riconosce l’obbligo di consultare la comunità e avverte:
uno sgombero forzato senza alternative dignitose può violare il diritto europeo.
Ma il governo Mitsotakis continua a minacciare l’evacuazione …