DONNE CONTRO GUERRA E GENOCIDIO IN PALESTINA: INIZIATIVA VERSO L'8MARZO
Circolo “Ost Barriera” - Via Luigi Pietracqua, 9
(venerdì, 6 marzo 19:00)
🔴 "SULLA LINEA DEL FRONTE FEMMINILE", presentazione degli atti dell'incontro
nazionale tenutosi il 6/21 a Roma!
📌 Venerdì 6/03 - H. 19 - Via Pietracqua 9
Interverranno:
Francesca Chiarotto - Università del Piemonte Orientale
Giulia Druetta - Avvocata giuslavorista USB
E con contributi di attiviste sudamericane e palestinesi
🟣 Verso L'8 MARZO IN BARRIERA: momento di festa e di lotta delle donne del
nostro quartiere che sarà Domenica 8/03 dalle H. 14 ai Giardini Montanaro
//////////
Sarà un momento di confronto per continuare verso e oltre l'8 marzo a costruire
un fronte femminile e queer contro le politiche del governo Meloni, la violenza
di genere e la precarietà a chi siamo relegate.
Dai momenti di confronto nelle città, nelle piazze contro il ddl Bongiorno,
nelle piazze dell'8 marzo, fino alla manifestazione nazionale del 14 Marzo alle
14.00 in Piazza della Repubblica (Roma) chiamata dal Comitato Per il "no
sociale" al referendum, portiamo il nostro dissenso al Governo Meloni, nemico
delle donne, alla guerra e al genocidio in Palestina!
👉 Più info sulla pagina di @donne_contro_guerraegenocidio o scrivici in dm!
Riprendiamo dal blog https://laviniamarchetti.substack.com questa agghiacciante
inchiesta su l’ennesimo capitolo della distopia che ci viene preparata con
l’intelligenza artificiale. Ovviamente, tra quanti rendono possibile il CARINT
(la sorveglianza attraverso lo spionaggio delle automobili digitali) non può
mancare la Fondazione Bruno Kessler:
https://www.fbk.eu/it/press-releases/5g-veicoli-connessi-a-guida-autonoma-e-assistita-sullautostrada-tra-italia-e-austria-e-tra-austria-e-germania/
Qui la
fonte: https://laviniamarchetti.substack.com/p/la-tua-auto-ti-spia-e-manda-i-dati?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQnltWUJvZEYxUExmQTdMRHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6fv2MQIrnFOwzyYQTdnBTLXJjl07XQ69aUJCdYAi4u2-vzX8e4NzPoxTcMaw_aem_DFip7RGC9Mo-4T1voTuQPg
LA TUA AUTO TI SPIA E MANDA I DATI AD ISRAELE
Inchiesta di Haaretz
Da un paio di anni non ho più l’auto, la trovavo solo un’incombenza costosa che
mi faceva perdere tempo e mi creava solo stress. Certo mi davano della demodé
mantenendo un modello senza internet e con la radio a CD. Ma io mai avrei
comprato un’auto con un gps e con la possibilità dei costruttori di spegnermela
o di sapere dove vado o cosa chiedo. Questa mia idiosincrasia, che un tempo
poteva apparire come un’ostinata resistenza al progresso, assume oggi i contorni
di una lucida e quasi profetica precauzione alla luce delle recenti rivelazioni
riguardanti l’industria della sorveglianza veicolare. L’automobile, un tempo
vessillo di libertà individuale e autonomia spaziale, ha subito una metamorfosi,
trasformandosi in un complesso apparato di calcolo perennemente interconnesso,
un nodo sensoriale che non si limita a trasportare il corpo fisico, ma estrae,
elabora e trasmette incessantemente l’essenza digitale dei suoi occupanti.
L’indagine investigativa condotta da Omer Benjakob per il quotidiano Haaretz ha
squarciato il velo su una realtà distopica: l’emergere di un nuovo e aggressivo
settore dell’intelligence, denominato CARINT (Car Intelligence). In questo
scenario, aziende nate all’ombra degli apparati di sicurezza d’élite stanno
capitalizzando l’esperienza maturata nel cyber-spionaggio militare per
trasformare i veicoli moderni in sofisticati strumenti di sorveglianza. La
transizione dall’oggetto meccanico alla piattaforma digitale ha creato una
superficie d’attacco senza precedenti, dove ogni componente, dal sistema di
monitoraggio della pressione degli pneumatici al microfono del vivavoce, può
essere strumentalizzato come un sensore di intelligence per attori statali e
privati.
L’indagine di Haaretz evidenzia come la CARINT rappresenti l’ultima, e forse più
invasiva, frontiera dell’intelligence digitale. Se l’attenzione dell’opinione
pubblica globale è stata a lungo catalizzata da spyware per smartphone come il
famigerato Pegasus, una nuova e meno visibile generazione di aziende sta
puntando ai sistemi digitali integrati nei veicoli. I veicoli connessi
contemporanei sono di fatto dei computer su ruote, dotati di dozzine di sistemi
digitali che richiedono connessioni internet o cellulari costanti per il loro
funzionamento ordinario. Questa dipendenza strutturale dalla connettività ha
aperto la strada a strumenti cyber avanzati in grado di identificare un singolo
bersaglio tra decine di migliaia di auto sulla strada, incrociando dati
provenienti da fonti eterogenee.
L’indagine ha identificato almeno tre aziende israeliane come leader in questo
spazio: Toka, Rayzone e Ateros. Ognuna di esse adotta paradigmi tecnici
distinti, che spaziano dalla manipolazione offensiva dei sistemi multimediali
alla fusione di dati pubblicitari, fino all’identificazione univoca dei veicoli
tramite sensori hardware obbligatori. La prevalenza di aziende israeliane non è
un dato casuale, ma riflette una simbiosi profonda tra l’industria tecnologica
civile e le unità di intelligence militare, come la celebre Unità 8200. Circa
l’80% dei fondatori di aziende di cybersecurity in Israele proviene da questi
ranghi, portando con sé una cultura operativa che vede nella sorveglianza di
massa un’estensione naturale delle capacità di difesa e offesa dello Stato.
TOKA E LA MANIPOLAZIONE OFFENSIVA DEI SISTEMI MULTIMEDIALI
La società Toka occupa una posizione di rilievo in questo mercato, grazie alla
sua leadership carismatica e alle sue capacità tecniche aggressive. Co-fondata
dall’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak e dall’ex capo del cyber
dell’esercito, il Generale di Brigata Yaron Rosen, Toka non si limita alla
raccolta passiva di informazioni, ma sviluppa strumenti “offensivi” per
l’infiltrazione remota dei sistemi veicolari.
Il software di Toka è progettato per penetrare i sistemi multimediali di un
veicolo specifico. Una volta ottenuto l’accesso, gli operatori possono
localizzare l’auto con precisione assoluta e tracciarne i movimenti, sia in
tempo reale che attraverso la ricostruzione storica dei percorsi effettuati.
Tuttavia, la capacità più inquietante risiede nella possibilità di attivare e
intercettare il microfono del sistema vivavoce dell’auto. Questo trasforma
l’abitacolo, tradizionalmente considerato un ambiente privato, in una sala
intercettazioni ambientale perennemente attiva. Toka può inoltre accedere alle
telecamere installate sul cruscotto (dashcam) o a quelle perimetrali del
veicolo, fornendo un flusso video continuo sia dell’interno che dell’esterno
dell’auto. L’azienda vanta la capacità di accedere ai dati di oltre 6.700
modelli di auto a livello globale, rendendo quasi ogni veicolo moderno un
potenziale agente di sorveglianza.
RAYZONE E LA FUSIONE DEI METADATI PUBBLICITARI
Un paradigma differente è quello proposto da Rayzone, che opera nel settore
CARINT attraverso la sua sussidiaria TA9. Rayzone non punta necessariamente
all’hacking diretto del dispositivo, ma sfrutta l’ecosistema dell’ad-tech
(advertising technology). La loro tecnologia si basa sulla “fusione dei dati”,
un processo analitico che integra informazioni provenienti da diverse fonti per
creare una mappatura di intelligence esaustiva sul bersaglio.
Attraverso la piattaforma TA9 IntSight, Rayzone analizza i dati di
localizzazione e gli schemi di viaggio derivati dai segnali pubblicitari
generati dalle app connesse all’infotainment del veicolo. Questo approccio
permette ai governi di monitorare i bersagli utilizzando le schede SIM
installate nelle auto e monitorando le comunicazioni wireless e Bluetooth. Il
sistema incrocia queste informazioni con le immagini delle telecamere stradali
per l’identificazione delle targhe (LPR) e con altri database governativi.
Questa capacità di sintetizzare dati frammentari in un profilo coerente
rappresenta un’evoluzione qualitativa della sorveglianza, dove l’identità
digitale del conducente viene indissolubilmente fusa con la firma elettronica
del veicolo.
ATEROS E L’IDENTIFICAZIONE TRAMITE LA FIRMA DEGLI PNEUMATICI
Forse la rivelazione più tecnicamente sorprendente riguarda Ateros e la sua
società sorella Netline. Queste aziende hanno sviluppato strumenti che si
interfacciano con i sistemi governativi per identificare le targhe e incrociarle
con dati derivati da comunicazioni cellulari e altre capacità di segnale. Il
loro prodotto di punta si integra con “Onyx”, un sistema di signals-intelligence
(SIGINT) di Netline progettato per estrarre intelligence da veicoli connessi.
L’aspetto più innovativo e invasivo risiede nell’utilizzo dei sensori TPMS (Tire
Pressure Monitoring System). Ogni pneumatico moderno deve essere dotato di
questi sensori per motivi di sicurezza; essi possiedono un identificatore unico
che trasmette dati sulla pressione al processore centrale del veicolo. Il
sistema di Ateros utilizza questo ID univoco come una sorta di “impronta
digitale” hardware per identificare e tracciare un veicolo specifico,
indipendentemente dalla targa o da altri segni distintivi esterni che potrebbero
essere alterati. Poiché questi sensori trasmettono segnali RF non crittografati,
l’identificazione può avvenire passivamente e a distanza, rendendo questo metodo
estremamente efficace per il tracciamento clandestino.
TECNICA DELLA SORVEGLIANZA VEICOLARE E VULNERABILITÀ DEI SENSORI
Il veicolo moderno non è più un ecosistema chiuso, ma una “cornucopia di dati
privati” che fluiscono costantemente verso l’esterno. La complessità di questi
sistemi ha generato quello che la Mozilla Foundation definisce un “incubo per la
privacy su ruote”.
I CANALI DI ESFILTRAZIONE DEI DATI
Le vetture attuali trasmettono informazioni attraverso molteplici vettori,
ciascuno dei quali rappresenta un potenziale punto di estrazione per la CARINT:
1. Sistemi Telematizzati e SIM Integrate: Questi moduli forniscono un
collegamento cellulare costante per gli aggiornamenti Over-The-Air (OTA) e i
servizi di assistenza. Essi consentono il tracciamento della posizione GPS
in tempo reale da parte del costruttore o di attori che ne infiltrano il
canale.
2. Connettività Wi-Fi e Bluetooth: Queste interfacce permettono l’accoppiamento
con gli smartphone, esponendo spesso dati sensibili come elenchi di
contatti, registri delle chiamate e contenuti dei messaggi.
3. Sensori di Bordo e Telecamere ADAS: Le telecamere per il parcheggio, le
dashcam e i sensori di monitoraggio della stanchezza registrano non solo
l’ambiente esterno, ma anche le espressioni facciali e i movimenti oculari
dei passeggeri.
4. TPMS (Tire Pressure Monitoring Systems): Come analizzato, questi sensori
trasmettono segnali RF non crittografati contenenti identificatori univoci a
32 bit.
IL CASO CRITICO DEL FINGERPRINTING TPMS
La vulnerabilità del sistema TPMS è paradigmatica del modo in cui funzioni di
sicurezza critiche vengono strumentalizzate per scopi di sorveglianza. Ricerche
condotte presso la Rutgers University e la University of South Carolina hanno
dimostrato che i messaggi trasmessi dai sensori degli pneumatici possono essere
“sniffati” e decodificati fino a una distanza di 40 metri utilizzando
apparecchiature radio economiche (Software Defined Radio – SDR).
Poiché i protocolli TPMS standard non implementano meccanismi di crittografia o
autenticazione, un osservatore esterno può catturare gli ID statici di ogni
pneumatico. Questo permette di creare un profilo di movimento del veicolo
estremamente affidabile e difficile da oscurare, superando i limiti dei sistemi
di riconoscimento ottico delle targhe (ANPR), che dipendono dalla visibilità
della targa stessa. Tale tecnica, definita “TPMS fingerprinting”, consente la
ricostruzione dei percorsi anche in condizioni meteorologiche avverse o in
assenza di illuminazione, consolidando il veicolo come un’entità digitale
permanentemente tracciabile.
CAPITALISMO DI SORVEGLIANZA E EPISTEMIC COUP
Per comprendere la gravità di queste evoluzioni, è imperativo inquadrarle nella
cornice teorica del «Capitalismo della Sorveglianza» proposta da Shoshana
Zuboff. Il veicolo connesso rappresenta l’espansione del modello estrattivo dei
dati dalla dimensione online del web alla dimensione fisica e intima della
mobilità quotidiana.
IL SURPLUS COMPORTAMENTALE E I PRODOTTI DI PREVISIONE
Secondo Zuboff, il capitalismo di sorveglianza rivendica l’esperienza umana come
materia prima gratuita per la traduzione in dati comportamentali. Nel contesto
automobilistico, questo si manifesta attraverso la raccolta del “surplus
comportamentale”: i dati generati dalla guida (velocità, intensità delle
frenate, destinazioni frequenti, musica ascoltata) non vengono impiegati
esclusivamente per migliorare l’efficienza del veicolo, ma per alimentare
algoritmi di machine learning finalizzati alla creazione di “prodotti di
previsione”.
Questi prodotti vengono venduti a terzi, come compagnie assicurative che
regolano i premi in base allo stile di guida, o broker di dati che profilano i
consumatori in base ai luoghi visitati. Questo processo costituisce quello che
Zuboff definisce un “colpo di stato epistemico” (epistemic coup), in cui le
corporation esercitano un’autorità unilaterale sulla conoscenza dei nostri
comportamenti, erodendo la privacy e la sovranità democratica.
IL PANOPTICON VEICOLARE E IL POTERE STRUMENTALE
Zuboff introduce il concetto di “potere strumentale” (instrumentarian power),
che non mira a distruggere il soggetto, ma a condizionarlo e automatizzarlo.
L’automobile moderna diventa un nodo centrale del “panopticon digitale”: il
conducente, consapevole del monitoraggio costante da parte di sensori che
valutano la sua conformità a parametri di rischio o fedeltà commerciale, tende a
modificare inconsciamente le proprie azioni per evitare sanzioni economiche o
legali.
La macchina cessa di essere una bolla di privacy, dove un tempo era possibile
rifugiarsi in solitudine, per diventare una “leaky home” (casa permeabile), uno
spazio privato reso poroso dalle tecnologie connesse che esfiltrano ogni
interazione intima. Gli algoritmi non si limitano a osservare, ma “spingono”
(nudge) l’individuo verso comportamenti profittevoli per l’ecosistema dei dati,
trasformando l’autonomia del guidatore in una gestione algoritmica passiva.
RISCHI DI SICUREZZA NAZIONALE E IMPLICAZIONI GEOPOLITICHE
L’integrazione di capacità di sorveglianza cyber all’interno dei veicoli solleva
interrogativi critici sulla sicurezza degli stati e sull’integrità delle
infrastrutture civili. Quando l’automobile diventa un’arma digitale, il confine
tra bene di consumo e strumento di guerra si dissolve.
IL PERICOLO DEL REMOTE KILL SWITCH E DELLA MANIPOLAZIONE DELLE FLOTTE
Uno dei rischi più allarmanti è rappresentato dalla possibilità di un arresto
remoto del veicolo (”remote shutdown” o “kill switch”). Sebbene queste
tecnologie siano promosse per il recupero di veicoli rubati o per finalità di
recupero crediti, la loro esistenza crea una vulnerabilità sistemica intrinseca.
Attori statali ostili o gruppi di hacker potrebbero teoricamente ottenere
l’accesso a questi canali di comando e controllo per paralizzare intere flotte,
ostruire vie di comunicazione strategiche o causare incidenti mirati. Il caso
delle indagini europee sui bus elettrici cinesi del marchio Yutong, sospettati
di contenere backdoor per l’immobilizzazione remota, evidenzia come la
dipendenza da tecnologie straniere soggette a leggi di intelligence autoritarie
rappresenti una minaccia geopolitica di primo ordine.
IL PIPELINE MILITARE-PRIVATO DELL’INTELLIGENCE ISRAELIANA
Il primato israeliano nel settore CARINT non è un fenomeno isolato, ma il
risultato di una politica industriale che vede nei territori occupati un
laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo di tecnologie di controllo. Strumenti
come “Blue Wolf” e “Red Wolf”, impiegati per il riconoscimento facciale ai
checkpoint, sono i precursori tecnici e ideologici dei sistemi CARINT che oggi
monitorano le strade globali.
Le tecnologie di spionaggio veicolare vengono esportate in tutto il mondo,
spesso in mercati opachi dove la distinzione tra lotta al terrorismo e
repressione del dissenso politico è quasi inesistente. La “surveillance
exceptionalism” nata nel clima post-11 settembre ha garantito a queste aziende
un vuoto normativo in cui prosperare, anteponendo l’ossessione per la certezza
assoluta alla tutela dei diritti civili fondamentali.
IL CONTESTO ITALIANO: TRA DIGITALIZZAZIONE E TUTELA DEI DATI
L’Italia si trova in una posizione delicata in questa trasformazione. Con circa
18 milioni di veicoli connessi, pari al 45% della flotta circolante, il paese è
un mercato strategico per le tecnologie veicolari disruptive.
LE ANALISI DI AUTOPROMOTEC 2025 E IL RUOLO DEL GARANTE
Durante l’evento “Autopromotec Talks” del 2025, è emerso con chiarezza come il
dato veicolare sia considerato “il nuovo petrolio”, essenziale per la gestione
delle flotte e la prevenzione delle frodi. Tuttavia, esperti come il Professor
Enrico Al Mureden dell’Università di Bologna hanno sollevato criticità
fondamentali riguardanti la proprietà dei dati e la responsabilità in caso di
violazioni della sicurezza informatica.
Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha espresso preoccupazione per
la raccolta di dati biometrici e stili di guida, ribadendo che, ai sensi del
GDPR, tali informazioni sono intrinsecamente personali poiché permettono
l’identificazione univoca del conducente. L’ACI ha inoltre sostenuto la
necessità di una qualificazione rigorosa di ogni dato generato dal veicolo come
dato personale, impedendo ai produttori di eludere le tutele legali tramite
definizioni tecniche ambigue.
BARRIERE TECNICHE E IL “DIRITTO ALLA RIPARAZIONE”
Un ulteriore fronte di tensione riguarda il “Repairer 4.0”. Dal 2018, molti
costruttori hanno implementato sistemi che limitano l’accesso ai dati
diagnostici tramite la porta OBD-II per le officine indipendenti. Queste
barriere non solo limitano la libera concorrenza, ma creano un monopolio
informativo che impedisce la trasparenza sulle effettive pratiche di
sorveglianza integrate nel software veicolare dai produttori.
LA RICERCA MOZILLA: “PRIVACY NOT INCLUDED” E IL FALLIMENTO DEL SETTORE
La Mozilla Foundation ha condotto uno dei monitoraggi più rigorosi sulle
politiche di privacy di 25 marchi automobilistici globali, concludendo che le
auto sono “la peggiore categoria di prodotti mai esaminata per la privacy”.
RISULTANZE CRITICHE DEL REPORT MOZILLA
L’analisi evidenzia quattro pilastri del fallimento sistemico della privacy nel
settore automotive:
1. Raccolta di Dati Intimi: Ogni marchio analizzato raccoglie più dati del
necessario, includendo informazioni su orientamento sessuale, dati genetici
e persino “attività sessuale” (senza specificare il metodo di raccolta).
2. Assenza di Controllo per l’Utente: Il 92% dei marchi nega ai conducenti il
controllo effettivo sui propri dati. Solo Renault e Dacia, operanti sotto il
regime GDPR, offrono opzioni reali di cancellazione.
3. Monetizzazione Aggressiva: L’84% dei marchi condivide dati con terze parti,
e il 76% dichiara esplicitamente di poterli vendere. Il 56% dichiara di
poter condividere informazioni con le autorità in risposta a semplici
“richieste informali”.
4. Inaffidabilità della Sicurezza: Mozilla non ha potuto confermare l’uso della
crittografia per i dati memorizzati sui veicoli. Molte aziende, tra cui Ford
e Toyota, hanno fornito risposte vaghe o nulle ai quesiti sulla sicurezza.
Nissan e Kia sono state citate tra i peggiori trasgressori per l’estensione dei
dati raccolti, mentre Tesla è stata l’unica marca a ricevere segnalazioni
negative in ogni singola categoria di privacy analizzata.
CONSIDERAZIONI ETICHE E SCENARI FUTURI
L’inchiesta di Haaretz e le analisi sociologiche sulla CARINT pongono la società
contemporanea di fronte a un bivio etico ineludibile. L’accettazione della
sorveglianza veicolare come prezzo per la comodità tecnologica sta conducendo a
una svalutazione sistematica della libertà individuale.
L’AUTOMAZIONE DEL SOGGETTO GUIDA
Zuboff avverte che l’obiettivo teleologico del capitalismo della sorveglianza è
l’automazione dell’essere umano. Se il veicolo può prevedere le nostre
destinazioni, bloccare il motore basandosi su un’analisi algoritmica del rischio
o attivare i microfoni a nostra insaputa, l’individuo cessa di essere un agente
autonomo per diventare un oggetto di gestione tecnocratica. Questo riduce
l’esperienza vissuta a una serie di metriche quantificabili, soffocando
l’incertezza e la spontaneità che sono i presupposti della creatività umana.
VERSO UNA RICONQUISTA DELLO SPAZIO DIGITALE
La lotta contro la CARINT e il capitalismo di sorveglianza deve essere intesa
come una battaglia per i diritti civili del XXI secolo. È necessaria la
promulgazione di leggi che definiscano i dati di localizzazione e biometrici
come inalienabili, l’imposizione di standard di crittografia hardware
obbligatori e la garanzia di un consenso che sia realmente libero e non
vincolato alla funzionalità del veicolo.
Senza un intervento normativo radicale, le automobili continueranno a operare
come entità di sorveglianza de facto, trasformando ogni chilometro percorso in
un’opportunità di estrazione di valore per i giganti tecnologici e in un punto
di osservazione privilegiato per gli apparati di sicurezza globale.
La trasformazione dell’automobile in un sensore di sorveglianza totale segna il
tramonto definitivo di un’era in cui la mobilità fisica poteva essere vissuta
come uno spazio di anonimato e riflessione privata. L’inchiesta di Haaretz non
rivela solo una serie di falle tecniche, ma svela un modello di business e di
controllo sociale che ha eletto il veicolo a panopticon privilegiato.
Dall’impronta digitale lasciata dagli pneumatici alle conversazioni “estratte”
tramite il sistema multimediale, ogni atomo dell’auto moderna è stato
riconfigurato per servire gli interessi di un ordine “instrumentariano”. In
questo contesto, la scelta di rifuggire l’auto connessa emerge non come un atto
di obsolescenza, ma come una forma di resistenza etica consapevole contro
l’erosione sistematica della libertà di movimento e dell’interiorità umana. La
sfida del futuro sarà determinare se l’automobile potrà essere riconquistata
come spazio di libertà o se rimarrà, inevitabilmente, un testimone silenzioso e
traditore delle nostre vite.
Se siamo qui sul banco delle/degli imputate/i è perché abbiamo scelto di lottare
contro il 41bis e l’ergastolo, al fianco e in solidarietà con Alfredo Cospito,
rinchiuso nel maggio 2022…
Sabato 28 febbraio alle ore 14 si svolgerà a Novara un convegno-assemblea dal
titolo Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di
guerra organizzato dalla Rete Antimilitarista piemontese e dai comitati locali.
da Radio Blackout
Verranno accesi i riflettori su due fronti cruciali, quali la filiera delle armi
nel Nord Italia e il greenwashing della guerra a partire dalle inchieste che le
esperienze che si organizzano dal basso sui territori hanno svolto per
individuare le infrastrutture belliche, i flussi e la logistica, oltre agli
investimenti che provengono da aziende israeliane.
Il lavoro sulle infrastrutture belliche sul territorio piemontese che verrà
presentato è consultabile sul sito Mappature dal basso
PROGRAMMA DELLA GIORNATA
Ore 14.00 – Apertura lavori
Saluti introduttivi della Rete Antimilitarista e Intervento di Antonio Mazzeo
Interventi
Assemblea Stop Riarmo: Mappatura delle infrastrutture belliche del Piemonte
Confluenza: presentazione del dossier “Energie rinnovabili e capitale
israeliano: le connessioni nascoste”
Elio Pagani (Abbasso la Guerra ODV): co-autore del libro “Mappatura delle
aziende belliche del Varesotto, co-autore di Varese. La provincia con le ali
mette gli artigli. Mappatura dell’industria bellica varesina” di Abbasso la
Guerra e Weapon Watch
Assemblea Permanente Contro le Guerre: mappatura delle aziende belliche del
Lecchese
Connessioni e mobilitazioni
con Luca Lo Buglio (NO-F35 Trapani)
Ricordo con il Movimento NO-F35 Novara e altri interventi da Liguria, Piemonte e
Lombardia
Sabato 28 febbraio alle ore 14 si svolgerà a Novara un convegno-assemblea dal
titolo Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra
organizzato dalla Rete Antimilitarista piemontese e dai comitati locali.
Verranno accesi i riflettori su due fronti cruciali, quali la filiera delle armi
nel Nord Italia e il greenwashing della guerra a partire dalle inchieste che le
esperienze che si organizzano dal basso sui territori hanno svolto per
individuare le infrastrutture belliche, i flussi e la logistica, oltre agli
investimenti che provengono da aziende israeliane.
Il lavoro sulle infrastrutture belliche sul territorio piemontese che verrà
presentato è consultabile sul sito Mappature dal basso
PROGRAMMA DELLA GIORNATA
Ore 14.00 – Apertura lavori
Saluti introduttivi della Rete Antimilitarista e Intervento di Antonio Mazzeo
Interventi
Assemblea Stop Riarmo: Mappatura delle infrastrutture belliche del Piemonte
Confluenza: presentazione del dossier “Energie rinnovabili e capitale
israeliano: le connessioni nascoste”
Elio Pagani (Abbasso la Guerra ODV): co-autore del libro “Mappatura delle
aziende belliche del Varesotto, co-autore di Varese. La provincia con le ali
mette gli artigli. Mappatura dell’industria bellica varesina” di Abbasso la
Guerra e Weapon Watch
Assemblea Permanente Contro le Guerre: mappatura delle aziende belliche del
Lecchese
Connessioni e mobilitazioni
con Luca Lo Buglio (NO-F35 Trapani)
Ricordo con il Movimento NO-F35 Novara e altri interventi da Liguria, Piemonte e
Lombardia
Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della
polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26
gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano. La ricostruzione di quanto accaduto
disegna una dinamica strutturale di abusi e violenza in territori laddove si
alimenta un’esclusione sistemica.
Territori non privi di contraddizioni che vengono narrati in maniera fuorviante
dalla copertura mediatica privando di fatto della possibilità di prendere
parola, ostacolando anche forme di ricomposizione dal basso.
Ci sono delle esperienze e dei vissuti che raccontano di un orizzonte diverso,
di legami che si creano, di autorganizzazione e possibilità che si aprono, di
conflitti che emergono in varie forme. Esiste un riconoscimento sociale e
politico e le ipotesi di percorsi collettivi passano attraverso la lotta per
l’accesso ai bisogni e dal radicamento per la costruzione autonoma di un punto
di vista e di una comunicazione propri.
Alcune riflessioni insieme a un compagno del collettivo Immigrital su questi e
altri temi a partire dagli omicidi di Milano, di Zack e di Ramy.
La foto in copertina è presa da Immigrital1 ed è di @vengaence_ riguarda
un’iniziativa di socialità in quartiere Corvetto.
da Radio Blackout
Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della
polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26
gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano. La ricostruzione di quanto accaduto
disegna una dinamica strutturale di abusi e violenza in territori laddove si
alimenta un’esclusione sistemica.
Territori non privi di contraddizioni che vengono narrati in maniera fuorviante
dalla copertura mediatica privando di fatto della possibilità di prendere
parola, ostacolando anche forme di ricomposizione dal basso.
Ci sono delle esperienze e dei vissuti che raccontano di un orizzonte diverso,
di legami che si creano, di autorganizzazione e possibilità che si aprono, di
conflitti che emergono in varie forme. Esiste un riconoscimento sociale e
politico e le ipotesi di percorsi collettivi passano attraverso la lotta per
l’accesso ai bisogni e dal radicamento per la costruzione autonoma di un punto
di vista e di una comunicazione propri.
Alcune riflessioni insieme a un compagno del collettivo Immigrital su questi e
altri temi a partire dagli omicidi di Milano, di Zack e di Ramy.
La foto in copertina è presa da Immigrital1 ed è di @vengaence_ riguarda
un’iniziativa di socialità in quartiere Corvetto.
DONNE CHE CREANO DISORDINE. STORIE DI CATERINA E DI ALTRE ERETICHE
Luoghi Comuni - via San Pio V num. 11
(venerdì, 6 marzo 18:30)
DONNE CHE CREANO DISORDINE. STORIE DI CATERINA E DI ALTRE ERETICHE
Presentazione del libro della storica Alessandra Celati, discute con l'autrice
Rosa Caramassi.
La presentazione si inserisce nella cornice delle iniziative di avvicinamento al
week-end di sciopero transfemminista e mobilitazione contro il ddl Bongiorno
Ore 18:30
Luoghi Comuni San Salvario, Via San Pio V, 11
Qualche settimana fa è giunta all’attenzione dei quotidiani la mobilitazione che
in Molise da ormai diversi mesi va avanti sul tema della sanità pubblica.
Il sindaco di Isernia ha piantato le tende davanti all’ospedale della città da
oltre un mese, marce popolari si sono succedute con una partecipazione piuttosto
inedita di migliaia di persone.
Il sistema sanitario regionale è in una situazione critica, commissariato dal
2009, i servizi essenziali vengono tagliati e il personale ridotto e nessuna
misura a livello strutturale viene messa in campo.
Ne parliamo con Brian residente a Isernia che sta seguendo da vicino la vicenda
Ad Harraga – trasmissione in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 su Radio
Black Out – proviamo a ricostruire, con due compagne di Milano, gli ultimi
omicidi per…
Ad Harraga – trasmissione in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 su Radio
Black Out – proviamo a ricostruire, con due compagne di Milano, gli ultimi
omicidi per mano della polizia di persone razzializzate all’interno del contesto
dei quartieri popolari della città. Dalla recente morte, nel gennaio 2026, di
Abderrahim Mansouri risaliamo indietro fino all’omicidio di Ramy nel quartiere
di Corvetto, sottolineando la rabbia dilagante che aveva scatenato e che aveva
condotto a risposte decisamente conflittuali in molte città d’Italia.
Partendo da questo dato di realtà ci soffermiamo sulla costruzione del nemico
interno attorno alla persona migrante, araba, musulmana la cui (potenziale)
conflittualità viene totalmente delegittimata e depoliticilizzata: sminuendola a
fatto di ordine pubblico, minante la sicurezza della popolazione bianca.
Discorsi che da un lato legittimano l’uso impunito del braccio armato da parte
di polizia e carabinieri e dall’altro sminuiscono la legittima rabbia di chi si
trova nel mirino della brutalità e follia omicida dello stato.
Nonostante il passaggio del ciclone Harry non sia più una notizia rilevante per
i media mainstream, in Sicilia e in tutto il sud Italia le conseguenze sono
ancora evidenti e il maltempo persiste ancora. A colpire non è stato solo
l’evento climatico in sé, ma un sistema che di fronte al disastro continua a
invisibilizzare alcuni territori solo perchè meno produttivi lasciando intere
comunità senza risposte adeguate.
Per ulteriori informazioni sull’evento di Venerdì 27 febbraio al Neruda di
intervento, confronto e di benefit per i territori colpiti dal ciclone, clicca
qui.
Con Carlotta dell’Assemblea Terrona Transfemminista facciamo un quadro della
situazione post ciclone sia su un piano materiale che politico: