L’estate della fortezza Europa si sta chiudendo lasciando dietro di sé la solita
ed infame scia di sangue e repressione. Il nuovo patto europeo sulle migrazioni
non è altro che la promessa istituzionalizzata di nuove violenze, un accordo per
blindare i confini e criminalizzare chi cerca di attraversarli.
Lo abbiamo visto chiaramente in questi mesi: dalle continue brutalità e
respingimenti a Ceuta, alla morte per mano dello stato di Fakir, fino
all’assassinio di Lassoued Dhoui nel CPR di Potenza. Non sono tragiche fatalità,
ma omicidi di stato, il risultato di un sistema razzista che divide gli esseri
umani tra chi ha diritto di muoversi e chi deve essere rinchiuso o lasciato
morire.
Ma dove c’è oppressione, c’è chi non abbassa la testa. La rabbia esplosa con la
rivolta nel centro di detenzione di Pastrogor in Bulgaria ce lo ricorda in modo
inequivocabile: la risposta ai lager di stato è l’ammutinamento e la ribellione.
Il CPR di corso Brunelleschi è un ingranaggio di questa stessa macchina di
morte. Le mura di Torino non sono diverse da quelle di Potenza o dai fili
spinati dell’est europa.
Oggi come sempre c’è bisogno di solidarietà attiva. Essere solidali significa
portare i nostri corpi e le nostre voci sotto quelle mura per rompere il
silenzio e l’isolamento. Significa far sentire a chi è reclusə che non è solə, e
continuare a sabotare e disturbare la normalità di chi tra istituzioni, forze
dell’ordine, enti gestori e asl lucra sulla detenzione amministrativa.
Ci vediamo domenica 4 ottobre 2026 alle ore 15:00, in presidio sotto il CPR di
Torino.
Nessuna pace per chi rinchiude.
Mai più CPR mai più lager, libertà per tuttə!
Il primo argomento della puntata è stato quello dell’istruzione, infatti in
compagnia telefonica di Marco Meotto di USB scuola, abbiamo voluto ripercorrere
svariati aspetti del nuovo ddl scuola voluto dal presente governo Meloni.
Tra aspetti che giustamente fanno scalpore e indignano, e dettagli meno
discussi, abbiamo fatto un’ampia panoramica sugli effetti che questo ddl avrà
nel sistema scolastico e le implicazioni socio-politche che ne conseguono.
Questa misura si dimostra evidentemente propagandistica, data l’insistenza su
concetti razzisti che restano nelle proposte ma sono poi irrealizzabili a fatti,
nonostante ciò è importante diuscuterne tra chi lavora nella scuola e chi
usufruisce di questo servizio pubblico.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Maria Nanni
dell’Assemblea 29 Giugno, comitato nato a Viareggio in seguito alla strage
ferroviaria del 29 giugno 2009, in cui 32 persone persero la vita a causa del
deragliamento di un treno merci carico di GPL, sul presidio che si terrà
mercoledì 30 settembre 2026 al tribunale di Ivrea dove inizia il processo per la
strage di Brandizzo che causò la morte di 5 operai.
Qui di seguito il comunicato:
“Notte 30/31 agosto 2023, Brandizzo:
Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Saverio Giuseppe Lombardo,
Giuseppe Aversa, 5 operai travolti dal treno mentre eseguono lavori di
manutenzione.
30 agosto 2024, 2025, 2026: 3 anniversari della strage operaia.
30 settembre 2026 al Tribunale di Ivrea: udienza preliminare di fronte a una
strage conoscibile, prevedibile ed evitabile. Un percorso che ha un inizio, il
30 agosto 2023, ma si intreccia con i percorsi di tutte le stragi già avvenute e
con lo stillicidio di lavoratori e lavoratrici sistematico e quotidiano che
purtroppo conosciamo.
Un percorso per la verità, la giustizia e la sicurezza doloroso e accidentato
che ha bisogno di solidarietà, unità e lotta fuori e dentro al Tribunale.
Continuiamo a non dimenticare la strage di Brandizzo
– con la nostra presenza davanti al Tribunale di Ivrea;
– con l’informazione su quanto avvenuto, avviene e avverrà sulla strage
operaia (nei luoghi di lavoro, nelle assemblee e nelle iniziative, nei
quartieri, dovunque sib sviluppi la mobilitazione);
– con un’adeguata controinformazione che smascheri ogni tentativo di farla
pagare alla cosiddetta “ultima ruota del carro” al posto dei VERI
RESPONSABILI.
La strage di Brandizzo poteva avvenire ovunque! indifferenza, passività e
rassegnazione non ci appartengono. Facciamo sentire la nostra vicinanza e
solidarietà ai familiari:
presidio davanti al Tribunale di Ivrea dalle ore 10.00
“Ferrovieri per la sicurezza”, Assemblea PdM/PdB, Associazione familiari
Viareggio “Il mondo che vorrei”, Assemblea 29 giugno, Ferrovieri contro la
guerra, Cassa di solidarietà tra ferrovieri, rivista CubRail, Coordinamento 12
ottobre per la salute e la sicurezza/contro la repressione, Cub Trasporti, SGB,
SOL Cobas.. “
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento di oggi lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo del
Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) sulle prossime iniziative
politiche /sindacali:
• Assemblea Generale Operativa• Data e Orario: 3 ottobre 2026 a Genova: Un
incontro organizzativo promosso insieme a USB e a rappresentanze sindacali per
costruire la mobilitazione internazionale del 30 ottobre, discutere del blocco
dei container diretti verso Israele e inaugurare il primo “Osservatorio sui
traffici d’armi nel porto di Genova”.
• Giornata Internazionale di Lotta e Sciopero dei Portuali – 30 ottobre 2026.
Al Porto di Genova e porti internazionali aderenti.
Seconda giornata di mobilitazione globale contro la militarizzazione e la guerra
(dopo quella del 6 febbraio), con l’adesione di svariati sindacati in diversi
porti europei e del Nord Africa per contestare il traffico di armi e le rotte
belliche.
Buon ascolto
Puntata con DJ Manu DubSide nuova Stagione Afro Funky Soul
L’accanimento congiunto di Procura e Questura di Torino contro chi si oppone
allo stato delle cose non è una novità, ma anzi un dispositivo repressivo
collaudato che in Val di Susa e a Torino trova da anni il suo laboratorio
privilegiato.
Dalla militarizzazione permanente della Valle, trasformata ormai in una perenne
“zona rossa” per soffocare l’opposizione alla Torino-Lione e qualsiasi reazione
dal basso, all’uso sistematico della sorveglianza speciale — già impiegata per
limitare la libertà di Giorgio —, il nostro territorio continua ad anticipare le
forme di controllo e punizione preventiva.
Oggi, quella stessa tenaglia giudiziaria e di polizia espande il proprio raggio
d’azione verso i più recenti percorsi di lotta, mirando a colpire chi si espone
contro le ingiustizie sociali.
Ed è proprio guardando al precedente di Giorgio che sentiamo il dovere e la
necessità di schierarci al fianco di Sara e di Stefano: difendere la loro
libertà individuale e politica significa non accettare che la prevenzione
punitiva diventi la norma per mettere a tacere chiunque decida di lottare.
Condividiamo l’appello del Network Antagonista e del coordinamento Torino per
Gaza per portare solidarietà in aula alla prossima udienza per la sorveglianza
speciale nei confronti di Stefano.
Mercoledì 30 settembre si terrà l’ultima udienza prima della sentenza definitiva
per la sorveglianza speciale di Stefano, nostro compagno di lotte che da sempre
si spende con coraggio e determinazione per un mondo più giusto e dignitoso.
Allo stesso modo il 14 ottobre ci sarà la seconda udienza per Sara, sempre
presente nelle piazze per la Palestina.
La sorveglianza speciale è una misura repressiva introdotta dal codice
Antimafia, nata per combattere soggetti appartenenti alla criminalità e al
terrorismo, molto distanti da chi lotta con entusiasmo per una Palestina libera,
contro il razzismo e per la tutela dei territori contro grandi opere inutili.
Impone limitazioni molto pesanti sulla vita di chi ne è soggetto, come il ritiro
della patente e del passaporto, obblighi di dimora, restrizioni sugli
spostamenti, coprifuoco, divieti sulle frequentazioni personali e controlli
continui.
Ciò che è più grave è che si tratta di una misura preventiva, che non punisce un
fatto specifico compiuto dall’imputato, ma definendolo “socialmente pericoloso”,
mira a prevenire il compimento di potenziali reati.
La richiesta di sorveglianza speciale è un monito che questura e procura
vogliono lanciare a tutte le persone che quotidianamente lottano contro lo
status quo e per un futuro migliore.
È un attacco alla libertà di dissentire, di alzare la testa e scendere in piazza
per cambiare le cose e per queste ci riguarda tutte.
Il governo Meloni vuole zittirci a suon di decreti, multe e arresti,
perseguitando chi lotta a fianco dei popoli oppressi o contro una crisi sociale
dilagante, mentre continua a investire nel settore bellico, distraendo l’Italia
con insensate misure razziste da applicare nelle scuole.
Intanto il carovita imperversa e rende le nostre vite sempre più insostenibili,
con l’aumento della benzina e dei generi alimentari, giustificando guerre tra
Stati Uniti e Iran. Questo è il futuro a cui vogliono condannarci: non glielo
permetteremo!
Ci vediamo mercoledì 30 alle ore 12 in Aula 7 del Tribunale di Torino per
Stefano, il 14 ottobre per Sara.
ULTIMA UDIENZA
Tribunale di Torino - Corso Vittorio Emanuele II, 130, 10128 Torino
(mercoledì, 30 settembre 12:00)
Appuntamento Mercoledì 30 settembre ore 12 in Aula 7 Tribunale di Torino
Mercoledì 30 settembre si terrà l’ultima udienza prima della sentenza definitiva
per la sorveglianza speciale di Stefano, nostro compagno di lotte che da sempre
si spende con coraggio e determinazione per un mondo più giusto e dignitoso.
Allo stesso modo il 14 ottobre ci sarà la seconda udienza per Sara, sempre
presente nelle piazze per la Palestina.
Condividiamo l’appello del Network Antagonista e del coordinamento Torino per
Gaza per portare solidarietà in aula alla prossima udienza per la sorveglianza
speciale nei confronti di Stefano.
Appuntamento Mercoledì 30 settembre ore 12 in Aula 7 Tribunale di Torino
Mercoledì 30 settembre si terrà l’ultima udienza prima della sentenza definitiva
per la sorveglianza speciale di Stefano, nostro compagno di lotte che da sempre
si spende con coraggio e determinazione per un mondo più giusto e dignitoso.
Allo stesso modo il 14 ottobre ci sarà la seconda udienza per Sara, sempre
presente nelle piazze per la Palestina.
La sorveglianza speciale è una misura repressiva introdotta dal codice
Antimafia, nata per combattere soggetti appartenenti alla criminalità e al
terrorismo, molto distanti da chi lotta con etusiasmo per una Palestina libera,
contro il razzismo e per la tutela dei territori contro grandi opere inutili.
Impone limitazioni molto pesanti sulla vita di chi ne è soggetto, come il ritiro
della patente e del passaporto, obblighi di dimora, restrizioni sugli
spostamenti, coprifuoco, divieti sulle frequentazioni personali e controlli
continui che vengono annotati su un quaderno da portare sempre con sé. Ciò che è
più grave è che si tratta di una misura preventiva, che non punisce un fatto
specifico compiuto dall’imputato, ma, definendolo “socialmente pericoloso”, mira
a prevenire il compimento di potenziali reati.
La richiesta di sorveglianza speciale per Stefano e Sara non è soltanto una
punizione per il loro impegno, ma una monito che questura e procura vogliono
lanciare a tutte le persone che quotidianamente lottano contro lo status quo e
per un futuro migliore. È un attacco alla libertà di dissentire, di alzare la
testa e scendere in piazza per cambiare le cose e per questo ci riguarda tuttə.
Il governo Meloni vuole zittirci a suon di decreti, multe e arresti,
perseguitando chi lotta a fianco dei popoli oppressi o contro una crisi sociale
dilagante, mentre continua a investire nel settore bellico, distraendo l’Italia
con insensate misure razziste da applicare nelle scuole. Intanto il carovita
imperversa e rende le nostre vite sempre più instostenibili, com l’aumento della
benzina e dei generi alimentari, giustificato dalle guerre tra Stati Uniti e
Iran. Questo è il futuro a cui vogliono condannarci: non glielo permetteremo!
Ripubblichiamo questo interessante contributo di Simone Guglielmelli apparso
originariamente su Jacobin.
La lotta contro lo sfratto di una donna di 87 anni a Madrid ha generato una
sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna e indica una strada
all’Europa.
Maricarmen ha 87 anni, è una donna madrilena ed è diventata il volto più noto
del movimento di lotta per la casa in Spagna. Da due giorni Madrid ribolle con
migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto
il paese, riempiendo le piazze di decine di città. È la realtà descritta da
Javier Gil, studioso di politiche abitative e attivista, nel suo recente e
dibattuto libro Generación Inquilina. È stata proprio quella generazione di
inquilini a organizzare la resistenza sotto casa di Maricarmen già dalla sera
prima dello sfratto, chiamando a raccolta migliaia di persone, compresi politici
e molti volti dello spettacolo e della Tv. E dopo aver resistito alla violenza
dello sgombero, quella stessa generazione si è riversata in corteo per le strade
di Madrid e in contemporanea in tutto lo Stato, da Barcellona a Bilbao fino a
Málaga.
Dopo 71 anni, trascorsi nella sua casa nel barrio del Retiro, Maricarmen è stata
sfrattata da decine di agenti in antisommossa. Lo sgombero è arrivato al quarto
tentativo, dopo ore di altissima tensione e cariche della polizia contro gli
attivisti e le attiviste del Sindicato de Inquilinas y Inquilinos e tanti
semplici cittadini. Circolano ormai ovunque i video di Maricarmen in sedia a
rotelle mentre osserva la Policía Nacional sfondare la porta di casa sua e
portarla via.
La sua storia va molto oltre quel volto ed è il paradigma dell’emergenza
abitativa che sta divorando Madrid, la Spagna e molte altre metropoli europee.
Pensionata, Maricarmen ha sempre pagato regolarmente l’affitto. Nel 2018, però,
il fondo privato Urbagestión, uno dei tanti, senza volti dietro, ha acquistato
l’intero palazzo e ha aumentato l’affitto del trilocale da 500 a 2.600 euro.
C’è un elefante nella stanza in Spagna e si chiama questione abitativa. Su
questo tema il governo di Pedro Sánchez non ha agito come molti si aspettavano.
Lo stesso premier in una celebre intervista aveva promesso che questa sarebbe
stata la legislatura de la vivienda. Nulla di tutto ciò. Oggi il governo è
attaccato furiosamente dai partiti progressisti e dai movimenti, e rischia una
crisi di governo perché il socio di sinistra Sumar – coalizione di cui fanno
parte anche Izquierda Unida, Más País e Compromís – minaccia di togliere la
fiducia se il Presidente martedì prossimo non porterà in Consiglio dei Ministri
una moratoria degli sfratti.
La tensione all’interno della coalizione è alta già da settimane. Il 15
settembre Sumar ha portato in Aula una proposta di legge per modificare la Ley
de Vivienda e vietare a imprese e fondi d’investimento l’acquisto di abitazioni,
riservandolo alle persone fisiche. Il Psoe ha scelto di astenersi, mentre Pp,
Vox, Junts e Upn hanno votato contro, facendo decadere il testo senza avviare
l’iter parlamentare. L’astensione del Partito socialista ha rappresentato un
segnale chiaro, mostrando come un pezzo di establishment socialdemocratico
rappresenti sul tema casa un blocco forse insormontabile.
Da New York, dove si trovava per l’Assemblea generale dell’Onu, Sánchez ha
definito lo sfratto di Maricarmen una tragedia sociale, attaccando la
Presidentessa della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso e il Sindaco Almeida,
entrambi del Partito popolare. In particolare, Ayuso rappresenta il volto più
radicale della destra conservatrice, molto più vicina alle posizioni di Vox che
all’ala moderata del suo partito. Da molti è ritenuta la leader più carismatica
del Pp a livello nazionale ed è individuata dal movimento di lotta per la casa
come una delle principali responsabili dell’emergenza abitativa che sta
divorando la capitale. Nel sistema istituzionale spagnolo, infatti, le Comunità
Autonome detengono ampie competenze e poteri decisivi in materia di politiche
abitative, e questo attribuisce al suo governo regionale una responsabilità
diretta sulla crisi in corso.
Il refrain che utilizza, senza nascondersi, è il disco rotto neoliberista con la
difesa della proprietà privata, contraria a qualsiasi legge per calmierare gli
affitti e ridurre il potere dei fondi immobiliari, incentivi a chi costruisce e
tagli alla spesa pubblica dalle università alla casa. Commentando la notizia del
giorno, Ayuso ha liquidato la vicenda tentando di normalizzarla, sostenendo che
«lo sfratto di Maricarmen è solo uno dei 25.000 che si verificano ogni anno in
Spagna». Da tempo la Presidentessa è diventata il simbolo opposto a quello di
Maricarmen, finita al centro di un duro scandalo e del bersaglio dei movimenti.
Si è infatti scoperto che l’azienda pubblica regionale Planifica Madrid ha
acquistato un lussuoso attico di 485 metri quadri nel ricco quartiere di
Chamberí, situato proprio di fronte all’appartamento privato della stessa Ayuso.
Il Governo regionale ha fornito tre versioni diverse in meno di ventiquattro
ore, sostenendo prima che l’immobile servisse come uffici temporanei, ammettendo
poi che l’uso non era chiaro e, infine, annunciando la vendita della proprietà,
fino a quando è emerso chiaramente come l’immobile fosse in realtà destinato a
diventare la nuova residenza della stessa Presidentessa.
Non è un caso che il concentramento della manifestazione oceanica di sabato 26
settembre a Madrid sia stato proprio nella via sotto quell’attico, trasformando
quel luogo nel punto di convergenza simbolico della protesta contro i privilegi
e la speculazione. La destra spagnola non si fa problemi a difendere alla luce
del sole gli interessi dei fondi speculativi. Proprio il Partito Popolare e Vox,
uniti alla destra catalana di Junts, lo scorso aprile hanno fatto saltare in
Parlamento l’approvazione del decreto di proroga degli affitti, affondando il
provvedimento del Governo che avrebbe bloccato gli aumenti dei canoni fino al
2027.
Da ieri la riflessione della sinistra e dei movimenti spagnoli è una sola:
sappiamo cosa aspettarci dalla destra, ma l’atteggiamento del governo Sánchez su
questo tema è inaccettabile. Secondo molti, è proprio sulla casa che si
giocheranno le prossime elezioni generali. La destra è candidata a vincere dopo
aver conquistato i governi di quasi tutte le comunità autonome e, soprattutto,
dopo i casi giudiziari che hanno colpito il Psoe, con la condanna per corruzione
a oltre vent’anni di carcere per il numero due del partito José Luis Ábalos e
l’accusa per traffico di influenze rivolta all’ex premier Zapatero. A questo si
aggiunge la posizione dello stesso Sánchez, ormai costantemente sotto il fuoco
di fila di una magistratura fortemente politicizzata a destra e già apertamente
in campagna elettorale.
Sánchez o affronta la questione della casa o il suo governo non andrà avanti. È
un tema ormai ineludibile. La generazione inquilina proseguirà la mobilitazione
già dalle prossime ore. La vicenda di Maricarmen segna un prima e un dopo.
Esiste spesso una distanza tra le condizioni materiali e la percezione dei
problemi, ma da questo fine settimana si è verificata una saldatura immediata.
Il paese ha visto chiaramente la violenza del potere che difende gli interessi
di pochi e l’incapacità della politica.
Come sottolinea Javier Gil, il tornante politico più importante nella crescita
della bolla speculativa sull’abitare va individuato nel 2008. Fino ad allora la
principale forma di accesso alla casa era attraverso i mutui concessi dalle
banche. Dalla grande recessione in poi la situazione cambia a causa della
contrazione del credito ed emerge una domanda non a fini residenziali ma
speculativi, che scollega progressivamente il prezzo degli alloggi dall’economia
reale del paese e dai salari. Sono arrivati i grandi fondi a comprare interi
isolati a Madrid e in altre città europee. Dopo la fase più acuta della crisi,
tra il 2013 e il 2014, le banche sono tornate a concedere mutui alle famiglie,
ma queste ultime non erano più in grado di pagare l’anticipo, rimanendone
escluse. Questa generazione di inquilini comprende sia chi nel 2008 era più
giovane ed è entrato nell’età adulta senza riuscire a uscire dall’affitto, sia
le generazioni venute dopo.
Il nuovo ciclo di sfratti in costante aumento sta aprendo un ulteriore ciclo di
speculazione. I quartieri si stanno trasformando e perdono identità a causa di
un fenomeno di espulsione rapido dovuto all’aumento dei prezzi. La casa è al
centro della polarizzazione crescente tra chi possiede moltissimo e chi non
arriva alla fine del mese. La questione centrale è restituire all’abitazione il
proprio valore sociale. Attualmente la casa si è trasformata in un business
estremamente redditizio. Chi compra non lo fa per viverci ma per generare
rendita, attratto dalla redditività che offre il mattone e che non si trova in
altri mercati. In questo scenario serve sfatare un falso mito. La ricetta
proposta dal mercato immobiliare e dalla politica, ovvero quella di costruire
più case, è fumo negli occhi, rappresentando l’ennesimo tentativo di trasformare
una crisi in un nuovo ciclo di accumulazione. Chi vive in affitto non lo fa
perché manchino le case, ma a causa di una forte concentrazione della proprietà
immobiliare.
Se in specifiche situazioni puntuali l’edilizia pubblica e sociale può
rispondere a effettivi fabbisogni, il problema di fondo non è una generica
scarsità di alloggi, ma la loro forte concentrazione in poche mani e l’uso
speculativo che ne viene fatto. Il cambio di paradigma necessario consiste nel
considerare la casa al pari di altri diritti fondamentali come la sanità e
l’istruzione, generando un meccanismo per cui fare speculazione sugli alloggi
sia sconveniente e socialmente inaccettabile. Le case servono per vivere, sono
molto più di quattro mura.
La speculazione non si può ammorbidire, va combattuta, e gli strumenti di
politica pubblica esistono già. Ciò che manca, a Roma e Milano come a Berlino o
nella stessa Spagna, è la volontà politica di farlo, quella stessa
determinazione che finora è mancata anche al governo Sánchez. Nella capitale
spagnola la mobilitazione ha rotto gli argini e ha posto con forza e
intelligenza politica la casa al centro, dimostrando la necessità del conflitto
sociale per trasformare le nostre città. Le proposte dei movimenti sono sul
piatto. Sabato 26 settembre, a seguito di un imponente corteo che ha
attraversato la metropoli sotto lo slogan Ni una Maricarmen más, la marea di
persone ha raggiunto Puerta del Sol. Al termine della manifestazione la piazza
si è trasformata, con centinaia di persone che hanno deciso di non andarsene e
hanno dato vita a una acampada. A quindici anni dal 15M e dal movimento
degli indignados, il Paese si solleva di nuovo e la protesta è pronta ad
allargarsi.
Il sindacato chiede l’approvazione immediata del cosiddetto Decreto Maricarmen,
che si articola in cinque proposte puntuali: il divieto di sfratto per gli
inquilini vulnerabili senza una reale alternativa abitativa offerta dalle
amministrazioni; una regolamentazione severa degli affitti brevi e per singole
stanze, così da chiudere le scappatoie legali ed evitare frodi ai danni degli
affittuari; la garanzia di proroga per i contratti in corso, includendo anche i
rinnovi taciti tra le tutele di legge; l’introduzione del rinnovo automatico dei
contratti per impedire le disdette forzate e garantire stabilità di vita a chi
vive in affitto e il congelamento dei canoni con la definizione di un tetto
massimo fissato per legge.
Questa mobilitazione guarda molto oltre la sola questione abitativa,
trasformandosi in una battaglia per una vita degna che non può prescindere dal
diritto alla casa. Madrid sta parla all’Europa intera e indica una direzione a
tutte noi.
*Simone Guglielmelli è militante de La Base Cosenza e dottorando di ricerca in
Scienza politica presso l’Università della Calabria.
Riceviamo e pubblichiamo da Extinction Rebellion
Un’attivista di Extinction Rebellion è stata denunciata per vilipendio della
Repubblica e del Governo per un presidio in cui sono state esposte le caricature
di Giorgia Meloni e Donald Trump accanto alla scritta «Fascisti su Marte». «Un
attacco surreale alla libertà di espressione e al diritto al dissenso. Se il
nostro è vilipendio del Governo, il loro è vilipendio della Terra».
La Procura di Roma ha notificato a un’attivista di Extinction Rebellion una
denuncia per vilipendio della Repubblica e del Governo (art. 290 del codice
penale), per aver preavvisato una manifestazione in cui sono state esposte delle
caricature di Trump e Meloni accostati alla scritta “Fascisti su Marte”.
I fatti contestati risalgono al 30 maggio scorso, in piazza dell’Esquilino, dove
il movimento aveva organizzato un presidio di 24 ore, regolarmente preavvisato
alla Questura dall’attivista stessa. Al centro della piazza campeggiava
un’installazione artistica che riproduceva un razzo spaziale grondante petrolio,
sormontato dalla scritta «Fascisti su Marte», accanto a una grande Terra
gonfiabile con lo slogan «Democrazia sulla Terra». A completare la scenografia,
due sagome satiriche con le caricature di Giorgia Meloni e Donald Trump
aggrappate al razzo. Le sagome sono rimaste esposte per appena dieci minuti:
dopo averne ordinato la rimozione, le forze dell’ordine le hanno strappate e
sequestrate, spingendo e calpestando le persone che si erano disposte a braccia
alzate davanti all’installazione. Due mesi dopo, è arrivata la denuncia per
vilipendio. «In Italia, i diritti democratici si sono ristretti a tal punto che
non vengono più represse solo le manifestazioni, ma anche la critica politica
fatta con la satira e l’ironia», dichiara Extinction Rebellion. «Quel giorno
eravamo in piazza per denunciare la deriva autoritaria sempre più soffocante di
questo Paese, su una Terra in preda al collasso ecologico. Questa denuncia per
vilipendio ne è l’ennesima conferma».
La denuncia si aggiunge inoltre ai ripetuti divieti della Questura di Roma che
già prima del 30 maggio avevano ostacolato la realizzazione del presidio con il
pretesto di generici problemi di ordine pubblico. «Avevamo preavvisato il
presidio in piazza del Viminale e la Questura l’ha vietato. Abbiamo chiesto il
Ministero dei Trasporti ed è stato negato. Abbiamo chiesto Montecitorio ed è
stato negato», racconta il movimento. «Se non preavvisi, ti arrivano le multe.
Se preavvisi, ti negano le piazze. Se li critichi, ti denunciano. Questa è la
sicurezza di cui parlano da anni: l’erosione della democrazia e della libertà di
espressione». Quello di Extinction Rebellion non è infatti un episodio isolato.
Negli ultimi anni diversi movimenti e associazioni sono stati denunciati per
vilipendio o querelati da grandi aziende come ENI e Leonardo. Solo negli ultimi
mesi, ad Anagni, sette persone sono state denunciate per lo stesso reato dopo
aver affisso un poster dell’artista Eduardo Castaldo che, diviso a metà, accosta
il volto della presidente del Consiglio a quello di una bambina palestinese
ferita. Il ricorso alle querele intimidatorie contro giornalisti e attivisti,
note come SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), è un fenomeno
sempre più diffuso. Per contrastarlo, l’Unione Europea aveva approvato nel 2024
una direttiva che l’Italia avrebbe dovuto recepire entro il 7 maggio 2026. Il
governo italiano, ha presentato una proposta di decreto legislativo solo il 9
luglio, un ritardo che ha comportato il richiamo da parte della Commissione
Europea.
«Querele temerarie, denunce pretestuose e sanzioni amministrative salatissime
sono strategie per intimidire e silenziare chi protesta», conclude Extinction
Rebellion. «In un’Italia in cui i leader politici si sfidano a colpi di video
imbarazzanti generati con l’intelligenza artificiale, chi denuncia le
responsabilità politiche nel collasso climatico viene denunciato per vilipendio.
Non vediamo l’ora di portare questa storia nelle aule di tribunale e nelle
piazze di tutta Italia. Se il nostro è vilipendio del Governo, il loro è
vilipendio della Terra».
Extinction Rebellion
Speciale Dungeon Synth e oltre…
BENEFIT AGRIPUNK & AZIONE FNB
Manituana - Spazio Occupato Collettivo - Largo Maurizio Vitale 113
(sabato, 3 ottobre 10:00)
🥕 Food Not Bombs Torino a Ottobre 🎃 riparte! ✊
🕞 10:00 Manituana preparazione benefit Agripunk
🕞 13:30 Piazza Foroni & Piazza Barcellona & Porta Palazzo, recupero
🕞 15:00 Cucina Manituana per azione
🕞 19:00 distribuzione
Estratti dalla puntata del 28 settembre 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
DA FAIRFORD A T’AIF: SERVITÙ MILITARI E MACCHINA BELLICA USA
Grazie al contributo della giornalista di inchiesta Stefania Maurizi e del suo
lavoro sui file di Wikileaks, cerchiamo di osservare la dimensione di censura
che contraddistingue il supporto che paesi come Italia e Regno Unito forniscono
alla macchina bellica statunitense.
Le prime (frammentarie) notizie sul presunto attentato alla base RAF di Fairford
in UK, la distruzione di un Eurofighter italiano a T’aif in Arabia Saudita: il
sostegno operativo e logistico, che emerge nella sua portata grazie a eventi
imprevisti che scalfiscono la segretezza di cooperazioni strutturali all’interno
di scenari di guerra.
[Nota: al momento dell’intervista non erano stati diffusi dettagli sull’identità
delle persone fermate per il tentato attacco alla base di Fairford]
ED SHEERAN, STADI E SORVEGLIANZA SIONISTA
Il cantautore Ed Sheeran scarica la sua spalla, il rapper filo-palestinese
Macklemore, sotto pressione del boss statunitense degli stadi Robert Kraft.
Gli eventi musicali negli stadi sono un mezzo di comunicazione, ma la loro
relazione con la censura va oltre il controllo dei contenuti consentiti durante
le esibizioni: nel suo stadio di Boston, Robert Kraft ha instaurato un centro di
sorveglianza a strascico dei contenuti online “antisemiti”, la Blue Square
Alliance Against Hate, una struttura volta a comprimere le critiche all’apparato
di dominio sionista.
A margine la storia di Azeez Al Shair, degli Houston Texans, sanzionato dalla
NFL per aver indossato del nastro adesivo sugli zigomi con il nome di Waafa
Akila, una bambina di 8 anni uccisa dall’IDF.
In fine il ruolo di Brad Parscale, ex propagandista trumpiano ora arruolato da
Israele, all’interno di una nuova offensiva di infowar sionista: interferire con
le risposte fornite dai chatbot (LLM poisoning) su temi che vanno dai coloni in
Cisgiordania all’uccisione di Hind Rajab.
MILIZIE PALESTINESI COLLABORAZIONISTE
Grazie a un’inchiesta di Forensic Architectureemerge come Israele stia
sostenendo milizie palestinesi collaborazioniste all’interno di Gaza.
Questi gruppi conducono operazioni funzionali agli obiettivi di Israele,
gestiscono posti di blocco e attaccano la popolazione: la struttura embrionale
di un’autorità palestinese totalmente arruolata all’interno dell’apparato
coloniale sionista.
VERSO LA SENTENZA PER LA MACELLERIA DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Insieme all’avv. Luigi Romano riprendiamo vari aspetti che hanno caratterizzato
questo processo di rilevanza storica e altri che stanno emergendo nelle sue fasi
conclusive, che dovrebbero portare alla sentenza di primo grado, prevista entro
la fine del 2026.
La descrizione delle condotte portate in aula dai massacratori resipiscenti, i
tentativi di rappresentarsi come macchine obbedienti o vittime di un’educazione
militare, ma soprattutto una ricostruzione dalla quale emerge come il via libera
alla “macelleria” sia stato dettato da un bisogno di ricomposizione e
gratificazione “di corpo”: un sorta di sadico benefit aziendale.
RECUPERA PER BENEFIT AGRIPUNK
Manituana - Spazio Occupato Collettivo - Largo Maurizio Vitale 113
(venerdì, 2 ottobre 13:30)
🥕Food Not Bombs Torino a Ottobre riparte! ✊
❤️🔥 Un sacco di appuntamenti tra l’Azione Mensile, il benefit Agripunk e Suca
Fest!
👉🏻 Facci sapere a quali delle seguenti date prenderai parte, e ci terremo in
contatto per organizzarci nei dettagli:
Venerdì 2/10 (Per Benefit Agripunk)
13:30 Piazza Foroni & Porta Palazzo, recupera
15:00 Manitana preparazione verdure & frutta