[2026-03-24] Apertura Porfido @ Centro di Documentazione Porfido
APERTURA PORFIDO Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino (martedì, 24 marzo 16:00) Disponibile Sgomberi Dolci. La violenza contro chi vive in campi rom, baraccopoli e occupazioni abitative, di Manu Cencetti. 2026 Eris Edizioni https://www.erisedizioni.org/prodotto/sgomberi-dolci/ Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle 16:00 alle 19:30.
CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX VIVE IN OGNI CASA OCCUPATA Per un 25 aprile di lotta e opposizione sociale
A ventitré anni dall’assassinio di Dax, continuiamo a ricordarlo non solo come compagno ma come parte viva di un percorso di lotta che attraversa il tempo e si rinnova ogni giorno. Dax vive nelle lotte che continuiamo a portare avanti, nelle case occupate, nelle assemblee, nei quartieri popolari che resistono alla speculazione e all’abbandono. Viviamo un contesto segnato da venti di guerra, tensioni internazionali e una crescente corsa al riarmo. Se la guerra imperialista è sullo sfondo del fronte esterno, sul fronte interno si cerca di imporre lo stato di polizia per reprimere il dissenso.  La ristrutturazione degli equilibri politici mondiali vede l’imperialismo impegnato a difendere ed estendere le proprie aree di influenza, mentre i costi di queste scelte ricadono sui territori, sui quartieri popolari, sulle vite di tutti e tutte. Col movimento del blocchiamo tutto l’opposizione alla guerra, il conflitto sociale e il contrasto alle politiche guerrafondaie si è intrecciato alla causa di liberazione palestinese, non solo come forma di solidarietà simbolica o umanitaria, ma come lotta attiva contro il sionismo e la guerra imperialista. Dentro questo scenario, il ricordo di Dax rappresenta da più di vent’anni un momento di convergenza, di costruzione di legami e di rafforzamento di un fronte antifascista che guarda oltre i confini. Non una semplice commemorazione, ma una tappa di un percorso più ampio di resistenza, che oggi guarda anche al 25 aprile come una giornata che sappia rilanciare le lotte sociali. Durante il corteo del 14 marzo sono stati infatti individuati e sanzionati alcuni luoghi e gli attori legati alla guerra e all’industria bellica: la sede della RAI, dove è stata data alle fiamme la bandiera israeliana per denunciare la complicità della principale emittente televisiva nazionale nel silenziare e censurare un genocidio in corso, mistificando, falsificando e distorcendo la realtà a favore degli interessi del governo Meloni e di Israele; l’ex caserma Montello, che sarà trasformata nella nuova ‘Cittadella della Sicurezza‘ dove sarà ospitata la sede della Polizia Stato di Milano con oltre 2000 agenti di polizia; il consolato in costruzione degli Stati Uniti, un’altra città nella città, dove è stata bruciata una bandiera americana e ancora l’OHB, un’azienda che dovrebbe  operare nel civile ma che  ha esteso le sue attività alla produzione bellica, in particolar modo attiva nell’campo delle tecnologie spaziali legate alla guerra e pertanto sanzionata dal corteo. Domenica 15 marzo, in contemporanea all’assemblea internazionalista tenutasi al PalaSharp occupato, si è svolta una giornata di lotta e riappropriazione nella parte popolare del quartiere ticinese. Una giornata costruita in continuità con le pratiche quotidiane di chi questo quartiere lo abita e lo difende. Via Gola, via Pichi, via Borsi: qui da quasi 30 anni si resiste contro privatizzazione e speculazione. Un’area popolare in cui compagni hanno avuto la forza e la lungimiranza di riconoscere in anticipo i processi di gentrificazione e di opporvisi concretamente, costruendo un argine alla speculazione edilizia che altrove è dilagata. La risposta al vuoto abitativo voluto da Aler e MM con la complicità di Comune e Regione è l’occupazione per riprendersi un diritto, quello alla casa, altrimenti negato: le case vuote non sono mai neutre, ma funzionali alla rendita e all’esclusione. Qui, per muri e lamiere, non c’è spazio. Al civico 7 di via Gola, dove abitativa Dax, c’è scritto qualcosa che possiamo affermare ancora a testa alta: “DAX VIVE IN OGNI CASA OCCUPATA”. Ed è proprio qui, davanti a questa scritta, che il 16 di marzo si è conclusa l’ultima giornata per ricordare Davide, dopo un corteo che ha attraversato le strade del suo quartiere. Un quartiere profondamente antifascista, dove si costruiscono assemblee di lotta e percorsi condivisi. Nel quartiere l’antifascismo emerge come effetto della lotta stessa. È nella pratica quotidiana di difesa e solidarietà che gli abitanti si riconoscono, progressivamente, come antifascisti. Sostenere il ticinese, sostenere la lotta per la casa, rivendicare e praticare l’occupazione significa schierarsi dalla parte di chi difende un’idea di città diversa, accessibile e libera dalla speculazione. Ripartiamo da qui. Dai quartieri, dalle lotte territoriali, dalla costruzione i rapporti di forza che siamo in grado di mettere in campo per sviluppare contro-potere a autorganizzazione dal basso. Continuiamo a lottare per il diritto alla casa e a un abitare dignitoso che sia contro la guerra e il riarmo. Perché ogni euro destinato alla guerra è un euro sottratto ai quartieri popolari, alla sanità, alle scuole e alle nostre vite.  In questa fase storica, caratterizzata da una costante escalation bellica è però necessario costruire percorsi di convergenza delle lotte territoriali che sappiano mettere in campo rapporti di forza in grado di inceppare la macchina bellica e di opporsi alla devastazione che la guerra imperialista, sempre più vicina anche alle nostre porte, impone. In questo senso dobbiamo fare del 25 arile un’altra giornata di lotta per il rilancio dell’opposizione sociale contro la guerra e il fascismo che avanza. VERSO IL 25 APRILE COSTRUIAMO OPPOSIZIONE SOCIALE: GUERRA ALLA GUERRA! ANTIFASCISMO E’ ANTICAPITALISMO E’ ANTISIONISMO
Operazione repressiva a Milano dopo i fatti del 22 settembre. Il commento di una compagna del CSA Lambretta
La mattina del 18 marzo è stata condotta un’operazione di polizia che ha portato alla notifica di numerosi procedimenti penali nei confronti di 27 persone a Milano. tra cui 11 appartenenti al CSA Lambretta e a Gaza FREEstyle I fatti contestati risalgono al 22 settembre, giornata in cui, nell’ambito delle mobilitazioni per la Palestina, si verificò il tentativo di occupazione della Stazione Centrale. In quelle settimane, infatti, milioni di persone hanno partecipato a manifestazioni in numerose città italiane ed europee, chiedendo la fine della guerra nella Striscia di Gaza e denunciando le responsabilità politiche che l’hanno resa possibile e che continuano a sostenerla. Ne abbiamo parlato con una compagna del CSA Lambretta
L'informazione di Blackout
palestina
blocchiamo tutto
Milano Centrale
Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia
Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100. Il numero uno di Eni l’ha annunciato ai suoi azionisti e già solo per le sue parole il titolo ha visto un rialzo in borsa. Ecco il meccanismo svelato: finanziarizzazione selvaggia del mercato energetico e dunque gravi conseguenze sulle tasche dei contribuenti e guadagni stellari per i grandi monopoli energetici a livello globale.  Il governo italiano vara il decreto che dovrebbe fare abbassare i prezzi del carburante fino al 7 aprile: una misura con chiaro scopo elettorale e senza alcun aggancio con la realtà, i benzinai nel caos mantengono prezzi che sfiorano il 2 euro al litro (solo il 20% dei distributori ha applicato lo sconto) e il governo pensa a nuovi provvedimenti da varare ma il problema è che mancano i soldi. Il decreto è stato finanziato tagliando a trasporti e sanità. Il costo del decreto ammonta a 549 milioni ma addirittura l’ex dirigente di Eni sostiene che sia una misura fuffa e che per intervenire seriamente occorrerebbero 7 miliardi. La preoccupazione di Giorgia però, oltre al voto della settimana prossima, è accodarsi ai 7 vassalli europei di Usa e Israele per farsi cuscinetto per il passaggio da Hormuz. Arrivano poi le dovute precisazioni dopo le dichiarazioni di ieri a conclusione del Consiglio Europeo che sottolineano un impegno soltanto dopo la “tregua”, ma intanto passo dopo passo l’Italia scivola nello scenario della guerra guerreggiata.  Di seguito riportiamo la trascrizione e l’audio di un’intervista realizzata da Radio Blackout a Dario di Conzo, docente a contratto all’Università Orientale di Napoli, dove insegna riforme economiche della Cina contemporanea, sul tema energetico, speculazione e gestione dei mercati globali.  Una lettura che circola rispetto alla guerra all’Iran da parte degli Stati Uniti è che sia stata un tentativo di attaccare di fatto la Cina, per colpire quindi i suoi principali rifornimenti di petrolio prima il Venezuela, poi l’Iran, ma anche il suo sbocco per la nuova via della Seta. Qual è la situazione effettiva dei rifornimenti energetici cinesi? Quello che sta succedendo in Iran va necessariamente letto su su due livelli. Da un lato c’è una dinamica regionale che è autonoma rispetto al confronto Stati Uniti e Cina che è legata agli equilibri mediorientali e diciamo anche alla proiezione esterna di Israele in questo rinnovato progetto di costruzione di una grande Israele con tutto quello che ha comportato e sta comportando in Palestina o nel sud del Libano e nonché anche il sud della Siria e poi le operazioni che avvengono in Iran. E poi dall’altro un piano generale che è sempre valido oggi nell’osservare la politica estera statunitense: ossia lo scontro di fondo, la competizione nei confronti della Repubblica Popolare Popolare Cinese. Per quella che è la mia interpretazione questo secondo livello di scontro con la Cina rimane sullo sfondo rispetto al teatro attuale in Iran e la dimensione regionale e il crescente bellicismo di Israele siano appunto il fattore preminente di quanto stiamo osservando. Di base c’è un consenso nella politica americana, sia democratici che repubblicani, nonché il complesso militare industriale che oggi è più opportuno chiamare complesso militare digitale, rispetto alla Grand Strategy americana, ossia il contenimento dell’ascesa cinese in quanto viene visto come l’unico attore a livello internazionale in grado prospetticamente di minacciare l’egemonia statunitense nell’ordine globale per motivi economici, di capacità di sviluppo endogeno della tecnologia, nonché sul quantitativo di forze militari e trasformazione dell’ascesa economica in proiezione militare, soprattutto per quanto riguarda la dimensione aeronautica e nautica. Il problema è che oggi come oggi paradossalmente tra Stati Uniti e Israele l’egemone sembra essere Israele, per egemone intendo la capacità di Israele di far percepire agli Stati Uniti i suoi propri interessi particolari in Medio Oriente come gli interessi preminenti anche degli Stati Uniti, motivo per cui ancora una volta gli Stati Uniti si ritrovano a investire tempo, energia e risorse in quella che credo anche giustamente viene chiamata terza guerra del Golfo. Si tratta della terza in 35 anni, alla quale aggiungiamo il lunghissimo conflitto in Afghanistan e mi dimenticherei sicuramente dei teatri bellici del XX secolo in quella parte del mondo e in Nord Africa se dovessi elencarli tutti. Questo fa sì che gli Stati Uniti continuano a concentrarsi di più sul Medio Oriente per essere più corretti rispetto a investire nel contenimento della Cina. Insomma, quando parliamo di investimento non è solo distrazione, di risorse militari da quelle che sono le basi americane nell’Asia Orientale e, più in generale nell’area pacifica, in favore del trasferimento delle porte aerei. Il tema credo sia anche politico simbolico per tutti quegli attori, per quelle piccole o medie potenze regionali, che ci sono in Asia, che sono per motivi molto diversi storicamente più vicine agli Stati Uniti che alla Cina, che è anche il grande paese che costruì in passato la sua sinosfera e la sua capacità di essere attore preminente nelle relazioni internazionali dell’Asia, parliamo delle Filippine, la Corea del Sud, il Giappone, in parte anche Australia, Indonesia, Thailandia, per certi aspetti il Vietnam e soprattutto Taiwan. Ormai anche a sproposito tutto quello che succede viene riportato rispetto al progetto cinese, che è chiaramente reale, di riprendere Taiwan, però in qualche modo è oggi utilizzato molto come il prezzemolo Quanto descritto, quindi una sorta di schizofrenia tra Grand Strategy americana, sulla quale mi sembra ci sia un consenso condiviso, e quella che poi è la praticità, la realtà delle iniziative americane, è qualcosa che credo faccia piacere a Pechino: nonostante la Cina abbia abbandonato il principio di “nascondere i propri talenti e coltivare se stessi”, cioè quindi una postura internazionale umile e senza farsi troppo notare e in favore di una maggiore assertività internazionale, durante gli ultimi tre mandati dell’amministrazione Xi Jin Ping. Allo stesso tempo io credo che Pechino sia contenta di vedere che gli Stati Uniti, invece che investire nella reindustrializzazione interna, nella capacità competitiva in termini tecnologici, industriali, continuino a spendere una quota sempre più alta di PIL e tantissime risorse in termini aggregati, cioè siamo arrivati a 1000 miliardi di dollari di spese militari annuali per gli Stati Uniti. La Cina è circa molto meno di un terzo, credo si aggiri intorno ai 150 miliardi di dollari di spese militari. Io credo che alla Cina faccia piacere vedere questo investimento non indirizzato direttamente nel continente che più li riguarda.  Allo stesso tempo la guerra in Iran può rappresentare, e in parte già rappresenta, sempre di più un problema per per la Repubblica Popolare. Le due variabili sono il tempo di durata del conflitto e, chiaramente, l’esito. L’Iran e lo Stretto di Hormuz sono dei luoghi molto rilevanti per l’offerta energetica globale. Il 20% di gas e petrolio del mondo passa di lì. Per quanto riguarda la Cina quasi il 50% del suo rifornimento viene e passa dallo stretto di Hormuz e quindi è chiaro che nel medio lungo periodo il protrarsi di questa situazione potrebbe rivelarsi un problema. Tuttavia la relazione tra Cina e Iran è asimmetrica: sono due attori che nel sistema internazionale odierno hanno un interesse convergente, seppur con intensità e storie completamente diverse, che è quello di superare l’unipolarismo americano con tutto quello che comporta. Tuttavia l’Iran per la Cina rappresenta il 13-14% delle importazioni totali tra gas e petrolio che non è una cifra bassa, però in qualche modo non è l’unico fornitore. A differenza di quanto è avvenuto in Venezuela dove c’era una condanna netta nell’identificare gli Stati Uniti come cattivi e il Venezuela come come buoni e Maduro come una vittima di un rapimento e di un atto contro il diritto internazionale, oggi in quanto sta succedendo nel Golfo Persico tra Iran, Israele e Stati Uniti con il coinvolgimento di tutti gli attori dell’Arabia Saudita, Emirati Arabia Uniti, Oman, Qatar, porta a una doppia condanna: si condanna sia l’Iran, sia si condanna chiaramente quanto stanno facendo Israele e Stati Uniti.  Questo penso avvenga perchè l’Iran a sua volta fa una guerra asimmetrica dichiarando di fatto guerra all’economia mondo, con la chiusura dello Stretto e con la chiusura di aeroporti internazionali come Dubai, Doha, Abu Dhabi, che persone comuni come noi frequentano poco, però sono dei segnali di inversione di quella di quella tendenza del mondo piatto, liscio e a cui noi siamo sempre di più abituati. Stanno mettendo sotto scacco l’economia globale, o diciamo oltre la rilevanza di quell’area del mondo, danneggiano la Cina, ma attenzione, danneggiano molto anche noi in Europa. Il conflitto si sta espandendo, lambendo Cipro, arrivando in Oman, non si può ignorare ciò che accade tra Afghanistan e Pakistan, per cui il teatro bellico nel mondo  inizia a essere una fetta molto ampia proprio in termini geografici e si sta creando un effetto domino molto pericoloso, non solo in termini generali per la guerra e per i suoi riverberi nell’ordine economico. Chiaramente se questa guerra all’economia globale si protrae per troppo tempo per la Cina diventa un problema perché a mio avviso la Cina è l’attore che nell’attuale ordine economico del XX secolo, dal suo ingresso nel WTO, ha avuto la capacità di guadagnarne di più. Ed è questo stesso il motivo per cui gli Stati Uniti, con le buone o con le cattive, stanno provando a riformare quest’ordine con una serie infinita di iniziative che non riguardano solo l’ultima amministrazione Trump.  L’altro punto che sollevavo, ossia che l’esito conta, per quanto ad oggi non sia possibile fare previsioni al nostro livello ma è ovvio che se Israele e Stati Uniti sostituissero la Repubblica Islamica con un regime, con un ordine democratico o meno che sia, che subordina l’Iran a all’economia mondo guidata dagli Stati Uniti quello per la Cina sarebbe un problema perché significa eliminare un partner, un impegno agli Stati Uniti, un fornitore di energia, in ogni caso al momento questo scenario non sembra molto probabile. Detto questo la Cina ha la capacità di commerciare con attori che sono molto fedeli agli Stati Uniti,  per cui questa prospettiva probabilmente non escluderebbe completamente dei legami economici tra Cina e Iran in uno stato di regime change. Chiaramente li riformerebbe a maggior vantaggio dell’Iran rispetto a quello che avviene oggi, praticamente la Cina è l’unico compratore di gas e petrolio dall’Iran, cioè circa l’80%, detto questo sono variabili che poi nel tempo potrebbero modificare anche la postura di Pechino, credo però concordiamo tutti, è stata molto moderata. Come si spiega la capacità della Cina di reggere a questo colpo, in quanto al momento sembra in grado di limitare l’impatto dell’attacco degli Stati Uniti all’Iran sui suoi settori interni, energetici e di approvvigionamento. E quali differenze di gestione e pianificazione del settore energetico tra Cina e dimensione “occidentale”, per non parlare dell’Europa..  Un elemento che io trovo interessante del modello di sviluppo economico cinese è il fatto che la Cina di tutti i settori che ha liberalizzato non ha mai liberalizzato la strategicità e la centralità del settore energetico, che va dalle rinnovabili fino all’ampio utilizzo del carbone. Quindi tutto il settore energetico è dominato dalla filiera statale, da imprese di stato per quanto riguarda la firma dei contratti di esportazione la raffinazione, la distribuzione e quindi la costruzione del prezzo dell’energia, del gas e del petrolio in Cina è in qualche modo governato da un misto tra leggi di mercato – perché in parte chiaramente governano l’acquisto di queste fonti energetiche e non. Ricordiamo che la Cina è il primo compratore al mondo di di energia e allo stesso tempo però non ha mai ceduto al settore privato o tanto peggio finanziarizzato il settore energetico, per cui in qualche modo questi shock la danneggiano, ma a differenza nostra credo abbia maggiori elementi per temperare gli aspetti più negativi o scioccanti delle crisi energetiche.  Mentre da noi, e ciò mi rende attonito, c’è un regime di finanziarizzazione dell’energia che fa sì che fondamentalmente qualsiasi shock esterno crei grandissimi margini di profitto per la borsa di Amsterdam in particolare, e per tutti gli operatori che ne fanno parte, per cui c’è quasi una struttura di incentivi interna al nostro sistema che predilige l’avvento di shock perché permette a chi detiene la proprietà dell’energia finanziarizzata di speculare e guadagnare di più e fare i famosi “extra profitti”, che appunto è una brutta parola “extra” a mio avviso perché non è nient’altro che una dinamica normalissima, anzi costruita. Quindi noi il giorno dopo che scoppia la guerra in Iran ci ritroviamo a pagare di più la benzina, quella stessa benzina che il nostro sistema complessivo ha acquistato mesi fa e ad altri pezzi ma su di essa c’è una proiezione degli shock energetici nel nostro mercato in media tutta speculare perché il prezzo su questi mercati finanziari non è fatto dalla domanda e dall’offerta reale, quindi dalla chiusura o meno dello stretto di Hormuz, ma è fatto sull’aspettativa futura del prezzo e i cosiddetti futures finanziari. Questi applicati all’energia che, a mio avviso, dovrebbe essere un bene comune, crea delle situazioni di mercato che innanzitutto non sono di mercato, ma sono di mera mera speculazione finanziaria, e che paghiamo tutti noi.  Tutti non intendo solo quel 10% di persone che sono in condizione di povertà in Italia e un altro 20% tra cui molti di noi che è prossimo a una situazione di povertà in termini reddituali che ovviamente dovendo riscaldare la casa, utilizzare l’energia o fare il pieno della macchina per andare al lavoro quindi tutte spese che in qualche modo alieniamo da altro o non abbiamo più risparmi, ma è un danno anche per tutto il nostro settore industriale, col quale io empatizzo relativamente, però ciò implica che continui a perdere competitività negli ultimi anni a favore di altri modelli di sviluppo economico, tra cui la Cina, che invece continua a avere dei prezzi mediani dell’energia molto più bassi.  Quindi il fatto che non vi sia più la possibilità contingente di acquistare gas e petrolio che passano dallo Stretto associato a quanto sta avvendendo dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, che adesso non è più spettacolarizzato come prima, che ci ha portato a distanziare la Russia smettendo di comprare risorse energetiche, fa sì che noi sperimentiamo ormai da 4-5 anni una costante crisi energetica che è un dramma collettivo, quasi mi verrebbe da dire interclasse, per tutto il sistema Italia.  La nostra classe politica l’unica cosa che può fare è scontare il costo delle accise, cioè togliere una parte delle tasse che noi paghiamo come consumatori tramite l’aumento del prelievo fiscale e lo restituisce ai consumatori attraverso il taglio dell’accise, un qualcosa di necessario ma che il governo ha fatto nell’ordine dei 25 centesimi e in chiave elettorale, ma che non elimina il problema che spero di aver ben descritto a monte e questa è anche una frattura tra il modello cinese e il nostro capitalismo selvaggio, però il dominio del settore energetico è qualcosa che nel caos odierno secondo me fornisce loro un vantaggio importante. 
Puntata del 17/03/2026@0
Il primo argomento che abbiamo trattato in questa puntata ha riguardato le condizioni in cui si ritrova uno specifico ufficio postale di Torino e conseguentemente le precarie condizioni di salute e sicurezza di chi ci lavora, oltre degli utenti che usufruiscono dei servizi di Poste Italiane. Abbiamo perciò snocciolato tutte le problematiche trovate nella sede in c.so Palermo 55 a Torino, grazie alla segnalazione che abbiamo ricevuto da SLG CUB Poste ed abbiamo avuto come ospite telefonico Giovanni Pulvirenti del sindacato stesso. Con lui siamo andati nello specifico delle numerose problematiche riscontrate in questo ufficio postale, che vanno da condizioni igienico sanitarie pessime, assente manutenzione di impianti ma anche della struttura (il vetro di una porta scheggiato che rischia di cadere da un momento all’altro ad esempio) fino ad arrivare alla mancanza cronica di personale per mandare avanti l’ufficio postale. Il sindacato ha segnalato all’ASL tutto questo e ai nostri microfoni ha denunciato come tutte queste problematiche si inseriscano in un quadro generale dato dalla privatizzazione di Poste Italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia dell’avvocato del lavoro Scaglia sul referendum del 22/23 marzo 2026 che ci chiama a promuovere o bocciare la “riforma Nordio” del 30/10/2025: Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare. Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito all’argomento: A – abbiamo inquadrato i 7 articoli, dal 102 al 112, della Costituzione che se passa il SI verranno modificati; B – Perché è importante votare NO? C – Quali conseguenze ci saranno sull’applicazione del diritto del lavoro. “Il referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia non richiede un quorum del 50%+1 per essere valido, vince chi prende un voto in più, quindi il tuo voto è decisivo per fermare questa riforma assurda” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Max Lioce del Collettivo Cuba Va sulla situazione politico/economica Cubana e sulla possibilità concreta di dare solidarietà in questo momento difficile per l’isola. Con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati in merito a questi argomenti: – abbiamo fatto il punto della situazione politico/economica rispetto anche all’inasprimento del BLOCCO unilaterale da parte dell’imperialismo statunitense che ora minaccia l’invasione/attacco come prossimo obbiettivo; – é stato presentato il progetto Nuestra América Flotilla in partenza in questi giorni: “Si chiama Nuestra América Flotilla la missione internazionalista che è stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la violenza di Washington. La flotta, che porta il nome di un testo fondamentale del rivoluzionario ed eroe nazionale cubano José Martí, salperà entro qualche giorno. Ed è un nome che rivela il portato fondamentalmente politico della missione: è un’iniziativa a difesa della sovranità del popolo e del socialismo cubano, contro lo strangolamento imposto dall’imperialismo yankee.” – Cosa possiamo fare noi per dare solidarietà concreta? (i numeri della radio +39 0112495669 +39 346 6673263 sono utili + https://nuestraamericaconvoy.org/ + cerca collettivo CUBA VA) “la solidarietà internazionalista può rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“ Buon ascolto
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19_03_26 Bristol Expedition – The Avonian full backup@1
Arsider XXL: UK Edition Audio briefing of the two-day Avon assault, via Music to Come & Cube Cinema, processed by your Thursday’s classic into a whirlpool of memories and hyper-saturated high speed paced debris of sound. ARSIDER X BRISTOL AVONIAN CONNECTION IL COMMODORO di seguito il podcast, si vede di merda perchè usiamo wordpress, non ci giudicate, a volte va così, l’audio però è una bomba: Franco Franco, Copper Sound a pietrate, Tskali in burnout, Miles e Dalila, I ragazzu del Cube, Povero Gabbiano, Bubblewrap b2b Arsider, Adriano Cava persino le gemelle Anna e Giovanna (grazie ragazze!), il codice fiscale di Gringo (404344034030394222), l’amicizia, il noise e le passioni che superano anche l’assenza di soldi 𝕬 𝖈𝖍𝖔𝖕𝖕𝖊𝖉 𝕬𝖓𝖌𝖑𝖔 - 𝕴𝖙𝖆𝖑𝖎𝖆𝖓 𝕬𝖚𝖉𝖎𝖔 𝕭𝖊𝖆𝖘𝖙 90′ resurfacing through West Country fumes backing up forty-eight hours of sonic assault in Bristol, compressed into a full backup of sweat and tape saturation. Cube Cinema, Bristol, March 2026. The president here evaluating the battlefield It’s the chronicle of an invasion where the Arsider Team and the Misto Mame cell fuse with Music2Come locals in a full-blast jam, a single body slamming Turin against the English pavement. Voice notes snatched from oblivion, wrong-side driving, and the metallic tang of warm beer on the mics + the urgent need pushing us toward the idea of pressing arsider one sided dubplates
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Melodia e il violino dell’ordine
(disegno di francesca ferrara) Molti anni fa, in un paese lontano, sorgeva un piccolo villaggio chiamato Melodia. Per tanto tempo quel villaggio era stato governato da un capo antipatico e autoritario. Il suo nome era Testa d’uovo. Da bambino aveva avuto una madre severissima e un padre che lo maltrattava. «Un, due, tre! Testa, spalle, gambe e piè!», era l’insopportabile marcetta che accompagnava ogni ordine dato dallo scorbutico genitore al ragazzo, e così nessuno si stupì quando Testa d’uovo diventò un adulto odioso, ossessionato dall’essere rispettato e convinto in fondo di una sola cosa: chi comanda deve essere obbedito. Un giorno Testa d’uovo decise di imparare a suonare uno strumento, pensando che questo lo avrebbe fatto apprezzare da qualcuno. Si fece comprare così un violino nero che suonava sempre allo stesso modo. «Ascolta che belle note, pulite e ordinate!», continuava a ripetere ai suoi amici. «Sarà…», gli rispose un giorno Occhi Belli, una compagna di scuola a cui aveva provato a dedicare una sonata. «Ma c’è qualcosa che non va. Il motivo è noioso, ci vorrebbe un po’ di fantasia, o qualche altro strumento ad accompagnare…». L’ultima cosa che aveva dentro di sé Testa d’uovo era però la fantasia. E così, frustrato, rispose così a Occhi Belli. «Non capisci niente, sei solo una femminuccia! La fantasia non serve a niente, e crea confusione. Questa è vera musica, e questo è l’unico strumento buono!» (Testa d’uovo non aveva mai imparato ad accettare le critiche, soprattutto non aveva mai imparato a suonare nessun altro strumento, e forse per questo non poteva tollerarli). Col tempo, a furia di suonare la stessa musica semplice, ordinata e sempre, sempre, uguale, Testa d’uovo riuscì a convincere molte persone delle sue teorie e addirittura a farsi nominare capo di Melodia. «In discarica tutti gli altri strumenti», gridava dal terrazzo di casa e faceva scrivere sui manifesti. «Niente flauti, tamburi, trombe e chitarre. Basta coi cori, le bande e le orchestre!». I suoi strampalati ordini venivano eseguiti dai Controllori del suono che si era messo accanto, un gruppo di giovani sempliciotti che mai si erano sentiti prima di allora così importanti. «Chissà cosa succederebbe se il violino di Testa d’uovo suonasse con una corda in meno», aveva detto un giorno uno di loro, dopo aver bevuto un po’ troppo nettare frizzante. «Ma cosa dici, imbecille!», gli aveva risposto il capo-controllore. «È come se adesso qualcuno si mettesse a scrivere con la mano sinistra o a dipingere macchine volanti. Il violino è il violino, così è sempre stato e così sempre sarà». Così, per anni, nel villaggio di Melodia fu ascoltata solo la musica, incredibilmente monotona, che Testa d’uovo imponeva. Chi provava anche solo a costruirsi da sé uno strumento diverso, e a suonarlo tra amici, veniva punito. Con il passare del tempo però gli abitanti del villaggio cominciarono a stancarsi. La musica del violino nero era noiosa, non faceva divertire e non serviva neanche a far addormentare i bambini. Piano piano alcuni iniziarono a pensare che era arrivato il momento di riprendere gli strumenti e decidere liberamente che musica ascoltare e soprattutto suonare. «Mi ricordo che quando ero bambino mio padre mi suonava una musica bellissima, credo avesse un flauto». «A casa mia non c’erano soldi e così io e i miei fratelli avevamo costruito dei piccoli tamburi di latta con le scatole di pomodoro». «Certo, anche riempendo una bottiglia con i sassolini che potremmo trovare giù al torrente potrebbe venir fuori un ritmo divertente». Idee di questo tipo cominciarono a diffondersi sempre più tra gli abitanti di Melodia, che presero una notte una decisione coraggiosa: distrussero (quasi) tutti i violini neri costruiti per volere di Testa d’uovo e lo mandarono via su una nave, lontano dal villaggio, affinché non potesse più tornare a comandare. Il giorno dopo Melodia si riempì di suoni nuovi. Immediatamente gli abitanti uscirono di casa e cominciarono a suonare tutti gli strumenti che per anni erano stati proibiti. Si sentivano chitarre, sassofoni, trombe, pianoforti e mille accordi differenti. Cominciarono a suonare insieme in bande musicali, e ognuno strimpellava la musica che gli piaceva, bella o brutta che fosse. Un giorno alcuni cittadini suggerirono di adottare una regola: se non volevano che un solo uomo tornasse a comandare, dovevano inventare dei modi diversi di governare Melodia. Crearono così tre assemblee: ognuna aveva un compito, e messe insieme avrebbero fatto sì che mai più la musica avrebbe potuto essere decisa da una sola persona. In primavera, con il sole e il vento caldo, fu scritto il Grande spartito musicale del villaggio, che conteneva alcune regole, condivise dopo lunghe chiacchierate davanti al fuoco l’inverno precedente, per poter scrivere canzoni in grado di accontentare un po’ tutti. «Una di queste assemblee deve essere sempre in contatto con il villaggio», disse il vecchio saggio Barba bianca, mentre sgranocchiava dei biscotti e accarezzava il suo cane. «Deve ascoltare tutti e trovare delle regole perché ognuno possa scrivere e suonare cose che non facciano male agli altri. Potremmo chiamarla Musicamento». «Sì, ma non possiamo far finta che non esistano uomini e musiche malvage», fece riflettere Naso di cane, proprio lui che odiava norme e obblighi di ogni tipo, e che aveva cresciuto i propri figli insegnandogli che l’uguaglianza vive nella libertà. «Temo ci tocchi creare un Gruppo Musicale per controllare che tutti rispettino le regole». «Eh già! Così verranno fuori degli altri Testa d’uovo e ci convinceranno di nuovo a suonare una sola musica, con la chitarra o il contrabbasso stavolta!», fece qualcuno da fondo sala. «Ma cosa dici, non può succedere! Ormai abbiamo capito!», rispose Naso di cane, mentre Barba bianca meditava e condivideva le ultime gallette col suo fido pastore maremmano. Dopo grandi discussioni la proposta di Naso di cane fu solo un po’ modificata e accettata. Si decise che chi non rispettava le regole poteva essere punito: chi la faceva più grossa veniva mandato a lavorare nella fabbrica degli strumenti musicali, oppure costretto a studiare a memoria tutte le canzoni consentite. Il che, è facile immaginarlo, era molto noioso, e così la maggior parte delle persone pensò che fosse giusto rispettare le regole. Per evitare che il Gruppo Musicale decidesse tutto da solo, si formò anche un Consiglio degli Scrittori di Musica (di cui facevano parte degli usignoli e altri appartenenti al Gruppo Musicale). Il Consiglio aveva il compito di studiare a fondo le musiche inventate per giudicarle con attenzione. (disegno di francesca ferrara) Vi spiego qualcosa degli usignoli. Erano uccelli dalle penne bianche e marroni che da sempre cantavano nei boschi vicino al villaggio. Non erano compositori del Gruppo Musicale, ma diffondevano nella natura note da secoli e secoli, e sapevano riconoscere quando una musica era giusta, cioè rispettava le regole scelte dal Musicamento, e quando invece non lo era. Certo, non tutti gli usignoli la pensavano allo stesso modo, e a dirla tutta alcuni non erano nemmeno simpaticissimi. Ma il loro compito era di controllare che le decisioni dei compositori non fossero dettate dall’arroganza o dall’invidia di voler essere loro a scegliere se una musica fosse giusta o sbagliata, e così, per molti anni, pur nella loro superbia e nel loro saltellare in giro credendosi chissà chi, tutto mantenne un certo equilibrio. La musica non piaceva sempre a tutti, ma la maggioranza degli abitanti pensava che fosse meglio avere tante canzoni, anche se non sempre belle, piuttosto che una sola, sempre uguale. «Certo – disse un giorno ai suoi amici un giovane dagli occhi vispi e una grossa coppola in testa – sarebbe bello se ognuno potesse suonare quello che vuole, senza dar troppo conto a nessuno». «Già…», gli fece eco Chiodino, un personaggio buffo e mingherlino che aveva la fissa di montare e smontare tutto quello che gli capitava sottomano. «Potremmo modificare gli strumenti e crearne di nuovi. La musica è di tutti e ci si dovrebbe poter giocare senza che qualcuno decida cosa si può fare o cosa no». Penna bianca, una bellissima ragazza con un ciuffo nevoso tra i capelli nero pece intanto annotava tutto su un pentagramma ingiallito che aveva trovato in un vecchio cassetto, tra i documenti appartenuti ai suoi nonni. “E se la musica decidesse da sé?”, aveva appuntato con un grande punto interrogativo in un angolo del foglio, ma poi si perse a guardare gli alberi mentre gli altri continuavano a parlare, e seguì da sola i suoi pensieri fino all’alba. Quegli e altri amici dopo qualche tempo fondarono la Banda della libera musica. Non erano esattamente ben voluti dalle assemblee che mantenevano l’ordine a Melodia, né tantomeno dagli usignoli. Dovevano stare attenti a non dire certe cose ad alta voce, e soprattutto nel diffondere certe idee di uguaglianza e libertà che davano fastidio a chi temeva che Melodia potesse diventare un grande villaggio-orchestra, che potesse suonare liberamente tutto il giorno, senza ruoli, maestri né gerarchie tra strumenti. Bisognava per questo stare attenti a non ammettere con leggerezza di essere parte della banda: i Musicali, infatti, avevano deciso a un certo punto che le regole delle melodie dovevano essere decise solo da loro, perché – così dicevano –avevano il consenso degli altri abitanti di Melodia. (disegno di francesca ferrara) Col passare del tempo le cose andarono peggio. Le bande musicali furono sempre meno e meno geniali. Alcuni compositori, che stavano lì solo perché volevano decidere, pur senza capire quasi nulla di note e spartiti, cominciarono a scrivere musiche sempre più brutte: melodie confuse, prive di armonia, con testi banali e che dicevano sempre le stesse cose. «Abbiamo cambiato musica – cominciava a bofonchiare qualcuno –, ma queste canzoni non sono poi tanto migliori di quella di prima. Adesso però ci tocca pagare non solo uno scrittore, ma tanti!». Non era una frase molto intelligente, eppure in molti iniziarono a ripeterla. Nel villaggio, in particolare, prendeva sempre più voce il branco delle Pecore belanti. Le pecore erano sempre state per conto proprio. Non gli piaceva cantare né suonare, non avevano mai pensato molto alla musica, ma sentendo ripetere ogni giorno che le nuove canzoni erano inascoltabili, finirono per crederci e si misero a dirlo a tutti gli altri animali. E poi c’erano quelli che non avevano mai smesso di rimpiangere la vecchia musica. «Quando c’era il violino nero – continuava a ripetere Zanna grigia, un tarchiatello con un pizzetto mefistofelico e un occhio di vetro – la musica era chiara e forte e nessuna confusione era accettata. Guardate ora che casino!». Zanna grigia, Pino appuntito, Tacco di ferro e tutti gli altri, alcuni dei quali erano stati Controllori del suono ai tempi di Testa d’uovo, cominciarono a dire che era necessario costruire di nuovo violini neri, proibiti fino a quel momento perché simbolo di quel periodo così triste e noioso. «Gli usignoli sono solo uccelli», disse un giorno Tacco di ferro. «Cosa possono mai capirne della musica e di ciò che vogliono gli abitanti di Melodia!». Tacco di ferro era una persona abbastanza rozza, e a dire il vero emanava anche un fastidioso puzzo di muffa. Ma aveva una voce molto forte, gridava sempre e a furia di ripetere queste sciocchezze riuscì a convincere sempre più persone che fosse arrivato il momento di cambiare il Gruppo musicale. La sua vera preoccupazione era in realtà che i suoi amici potessero decidere tutto e che il valore del Consiglio degli Scrittori di Musica fosse ridotto. Intanto, le canzoni del Gruppo musicale diventavano sempre più stonate, e più questo succedeva, più le fanfaronate dei vecchi Controllori trovavano ascolto. Così, a un certo punto, molti abitanti del villaggio cominciarono a chiedersi se non fosse tempo di costruire di nuovo i violini neri e tornarono a dare sempre più potere, nel Musicamento, a Zanna grigia e ai suoi. Questi però avevano un problema. Visto che il Grande spartito musicale del villaggio era stato scritto dai rappresentanti degli abitanti dopo la cacciata di Testa d’Uovo, fu necessario chiedere a ciascuno di loro se davvero fosse giusto modificare la composizione del Consiglio degli Scrittori, mettendoci dentro quegli abitanti che facevano parte del Gruppo musicale, che già intanto decideva abbastanza cose da solo, senza dar conto a nessuno. Fu proclamata così una Grande Consultazione: ogni cittadino avrebbe ricevuto un pezzettino di pentagramma su cui avrebbe dovuto scrivere una certa nota per indicare la sua scelta. Per un po’ di tempo a Melodia non si parlò d’altro, solo che molti abitanti con il tempo si erano disinteressati alla musica per colpa delle brutte canzoni che avevano ascoltato, e così non sapevano decidere cosa scegliere. Quel che è certo è che nessuno, o quasi, aveva dato ascolto a quelli che facevano parte della Banda della libera musica, che erano stati dimenticati, isolati e avevano dovuto addirittura cambiare villaggio. Eppure, non sarebbe stato più facile se tutti avessero avuto la possibilità di esprimersi senza dover pensare alle regole imposte e imparando gli uni dagli altri? Nonostante fosse un po’ difficile da immaginare per alcuni, è proprio quello che si impara facendo parte di una Banda! Troppo pochi erano rimasti invece quelli che avevano la capacità di fare quello che desideravano in libertà, perché, in fondo, si erano dimenticati di quanto fosse bello e ne avevano paura. Cosa venne fuori dalla Consultazione io non l’ho mai saputo, anche se mi piace pensare che gli abitanti di Melodia abbiano preferito ascoltare qualche canzone in più, piuttosto che sempre la stessa. Ciò che spero davvero, naturalmente, è che ognuno di loro possa tornare a sentirsi libero di suonare la musica che preferisce. (gaia tessitore)
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[2026-03-22] solidarietà per i 3 giovani scesi in piazza per la palestina! @ Carcere minorile, Ferrante Aporti
SOLIDARIETÀ PER I 3 GIOVANI SCESI IN PIAZZA PER LA PALESTINA! Carcere minorile, Ferrante Aporti - 3, Via Berruti e Ferrero, Lingotto, Circoscrizione 8, Torino, Piemonte, 10135, Italia (domenica, 22 marzo 17:30) #TORINO #PRESIDIO AL CARCERE MINORILE DOMENICA 22 MARZO 2026 H. 17.30 Via Berruti e Ferrero, 3, 10135 Torino TO solidarietà per i 3 giovani scesi in piazza per la palestina! https://www.instagram.com/p/DWBvi-YChfo/?igsh=MXV6cnM2bHBvbmM4NQ==