Bologna: salgono a 26 le denunce per la manifestazione “Verità e giustizia per Fakir”
Sono salite a 26 le persone denunciate per la manifestazione del 20 luglio a Bologna, organizzata all’indomani della morte di Abderrahim Fakir, ucciso da due agenti di polizia nel quartiere Pilastro. La Questura avrebbe inoltre fatto sapere che la posizione di circa un centinaio di persone è ancora al vaglio degli inquirenti e che per alcuni potrebbe essere contestato anche il reato di devastazione e saccheggio. “Nella velina della Questura di oggi si fa presente anche che c’è un centinaio di soggetti la cui posizione oggi è al vaglio degli inquirenti” racconta Federico della Redazione Emilia-Romagna di Radio Onda d’Urto “Un accanimento molto forte che dall’altra parte lascia presagire, comunque sia, un’operazione finalizzata allo scoraggiamento del supporto, del sostegno, dell’attenzione tenuta alta rispetto a questa vicenda”. Le notizie giudiziarie giungono pochi giorni prima della giornata prevista per sabato 12 settembre in via Zamboni 38, dalle 10 alle 19. Al centro dell’iniziativa ci saranno la richiesta di verità e giustizia per Fakir, ma anche i temi del razzismo e della violenza poliziesca. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto gli aggiornamento con Federico, della redazione Emilia-Romagna. da Radio Onda d’Urto
Altro che borghi felici. L’entroterra campano dal sogno industriale al disastro ambientale
(disegno di resli) Ad Airola l’aria non appartiene alle stagioni né alla terra. È la recidiva di un processo instradato da atti criminali, da infiltrazioni silenziose che si sono stratificate negli anni, mentre la narrazione superficiale raccontava di una primavera che non c’era più. Quando il 31 agosto scorso la colonna di fumo nero è tornata ad alzarsi sulle case, il pensiero di tutti è andato a quel 13 ottobre 2021, all’incendio che scoppiò nello stabilimento Sapa saturo di materiali plastici e solventi. L’incendio questa volta ha riguardato l’impianto di stoccaggio rifiuti Eco Energy, nell’area industriale, e ha bruciato per giorni tonnellate di plastica, rifiuti indifferenziati e materiali non identificati. Il sito in questione, sottoposto a sequestro preventivo già nel 2022 nell’ambito di indagini per auto-riciclaggio, e poi finito in amministrazione giudiziaria, era stato nuovamente sigillato nell’aprile 2024 dai militari del Nucleo operativo ecologico di Napoli, dopo il riscontro di reati gravissimi per gestione illecita dei rifiuti e scarichi abusivi. Parliamo di un complesso dove la quantità di rifiuti stoccati era sessantaquattro volte superiore al limite consentito. Cumuli imponenti ostruivano persino il passaggio dei lavoratori, materiali erano affastellati direttamente sulla terra, esposti alla pioggia senza alcuna protezione, mentre un capannone abusivo di duemila metri quadri veniva usato come discarica coperta. A questo si aggiunge la mancanza di presidi antincendio e la scarsa autonomia di manovra per i mezzi di soccorso. Tra sequestri, amministratori giudiziari, rimpalli di responsabilità tra tribunali ed ex gestori indagati persino fuori regione per smaltimento illecito, la Eco Energy è diventata un bomba a orologeria, nonostante i doveri di sorveglianza delle autorità preposte. Ma ciò che sta succedendo ad Airola non è un caso isolato, è l’ennesimo segnale di una patologia di ampia estensione. Secondo gli ultimi dati del report Ecomafia di Legambiente, la Campania si conferma in cima alle classifiche per reati ambientali in Italia. Se si guarda al solo ciclo dei rifiuti, gli illeciti continuano a registrarsi con ritmi impressionanti. Non si tratta di semplice mancanza di senso civico: è un mercato criminale da miliardi di euro l’anno, portato avanti da reti organizzate di imprenditori senza scrupoli, con relazioni personali, complicità istituzionali e precisi modi di pensare e agire. UNA COESISTENZA ILLOGICA Per capire il perché di questi accadimenti occorre fare un passo indietro, agli anni Settanta. È in quel decennio che l’illusione della modernizzazione e del posto fisso rimpiazza la vocazione agricola del luogo, facendo della Valle Caudina territorio fertile per le ambizioni industriali. Vivere oggi in un paese come Airola significa fare i conti con una coesistenza forzata e per questo illogica tra globale e locale. Lo si intuisce subito osservando aree con differenti funzionalità, dove non si percepisce distinzione tra uso agricolo, industriale e centro abitato. Un esempio evidente è quello del corso principale, corso Montella, che divideva anche socialmente il paese in due: sul marciapiede più ampio passeggiavano i signori, sull’altro i contadini. Oggi quella striscia di basolato è la metafora di ciò che siamo: un territorio dove l’illusione industriale sfiora gli orti casalinghi e il centro abitato si stringe alle fabbriche. Su quel corso camminano i residui di una coscienza civile e il tacito assenso: nessun borgo è idilliaco, nessuna comunità è del tutto incolpevole. Ancora oggi la zona industriale presenta tutte le criticità ambientali storiche, rilevate nel tempo anche dall’Arpac: impianti ad alto impatto come quelli dove operano le aziende per il trattamento rifiuti, quelle di lavorazione pelli che hanno compromesso aria e suolo, le attività metalmeccaniche, e un abusivismo edilizio che sfida la natura da troppo tempo. L’incendio non è una fatalità: è il tassello di una mutazione sociale e urbanistica che ha sconfinato in uno spazio di cui nessuno si sente padrone, ma di cui tutti siamo responsabili. In questo vuoto, la gestione opaca dei rifiuti si incunea con facilità, ed ecco che i capannoni svuotati nel tempo dalla produzione sono diventati luogo di stoccaggio oltre i limiti, trappole ecologiche pronte a prendere fuoco al primo intoppo burocratico o giudiziario. IL MITO DEI BORGHI La narrazione dominante descrive oggi tanti piccoli paesi italiani come santuari inviolati, mentre operazioni di marketing territoriale raccontano una ruralità edulcorata, fatta di borghi felici e cieli tersi. La realtà delle nostre province smentisce però questo patrimonio di idee. L’eco-criminalità e la sconsiderata gestione dei rifiuti non sono fantasmi lontani, camminano silenziose accanto a noi, infiltrandosi anche dove le comunità si credono al sicuro. Già negli anni Duemila, quando esplose l’emergenza rifiuti, la Valle Caudina fu chiamata a pagare il suo tributo con la discarica di Tre Ponti a Montesarchio. Nata per accogliere milioni di metri cubi e ridotta a 480 mila dopo le barricate popolari, quella cava senza bonifica e con milioni di euro pubblici spesi solo per gestire il percolato, vent’anni dopo testimonia ancora come la risposta emergenziale sia la norma nella nostra terra. Ma la vulnerabilità travalica i confini. Nel cuore dell’Alta Irpinia il caso di Nusco ne è la riprova: le ispezioni dell’Arpac sollecitate dai miasmi denunciati dai cittadini hanno rivelato nel suolo veleni fuorilegge come cadmio, cromo VI, mercurio e solventi clorurati. E proprio in queste ore l’imponente incendio divampato a Taverna del Re – lo storico e gigantesco sito di stoccaggio di ecoballe nel giuglianese – si specchia in modo speculare e angosciante con il rogo di Airola. Il filo conduttore è lo stesso: l’eco-criminalità e l’incuria ambientale non sono solo reati, ma fanno parte di un approccio culturale che considera la provincia come una discarica in cui bruciare le responsabilità. È per questo che bisogna svegliarsi dal sonno stantio della vita lenta e dei borghi incontaminati: la lentezza che ci stiamo raccontando non è armonia con la natura. La mobilitazione ad Airola di domenica 6 settembre, su iniziativa di giovani locali, è stato un primo e chiaro segnale della volontà di non cedere più alla tentazione della passività, gettando le basi per interventi di ricostruzione che non si fermino al clamore e che non restino chiusi dietro porte di vetro. Siamo il tassello di un’economia che – lo ha ricordato il dottor Marfella durante la manifestazione – dovrebbe garantire il benessere e la felicità collettiva, un principio che è stato deviato, mettendo gli interessi di pochi davanti alla salute pubblica e all’ambiente. A quegli interessi è necessario rispondere mobilitandosi in tanti, perché, come hanno denunciato gli attivisti di Stop Biocidio presenti domenica ad Airola, la Terra dei Fuochi non è un perimetro ristretto, ma una geografia estesa di veleni che vive del mito ipocrita del riciclo, di capannoni strapieni di rifiuti industriali che prendono fuoco quando il danno è ormai consumato. L’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per non aver informato i cittadini sui rischi che correvano: pretendere dati reali e verità sanitaria è l’unica via rimasta. L’esigenza di rivendicare risposte è stato, in effetti, il focus di molti interventi dei cittadini e dei rappresentanti della associazioni che hanno animato anche il consiglio comunale straordinario di lunedì 7 settembre. È stata una lunga seduta, conclusa con l’approvazione unanime di una delibera che impegna l’amministrazione a intervenire su bonifica, monitoraggio sanitario e ambientale, sorveglianza della popolazione esposta, tutela delle attività produttive, ristori e agevolazioni per le aziende colpite, oltre alla costituzione di un’unità di crisi e al coordinamento con i sindaci della Città Caudina. A queste legittime pretese dobbiamo continuare ad affiancare l’abnegazione nello studio dei nostri contesti, la richiesta di riscontri e di accesso ai dati per opporci al disastro, aggirando le scorciatoie narrative. Chi opera nel mondo dell’associazionismo ha il dovere di proporre questo nuovo sguardo, perché, oltre alla mobilitazione, diventa importante costruire un abbecedario della cittadinanza, un percorso che aiuti tutti ad acquisire conoscenze, strumenti e nuovi approcci. «Nei paesi – mi ha detto Miriam Corongiu: agricoltrice, scrittrice e attivista impegnata nella Terra dei Fuochi – la presa di coscienza ambientale è un processo ostacolato da pressioni sociali, giudizi, reticoli familiari o complicità locali. Creare consapevolezza richiede un lavoro “persona per persona”, partendo da piccoli nuclei e cerchi stretti di fiducia, per poi allargare gradualmente le assemblee. È fondamentale connettersi con le realtà territoriali che hanno già affrontato lotte simili per mutuarne strategie pratiche e legali. Bisogna però ridefinire cosa sia un risultato tangibile: in contesti segnati da profonde iniquità ambientali, l’obiettivo iniziale non è quasi mai la vittoria immediata, ma condizionare il dibattito pubblico, rompere il silenzio». (carmen ciarleglio)
ambiente
Overjoy 292
Martedì 9 Settembre 2026 – Overjoy 292 Tributo ai Channel One Recording Studios, demoliti in settimana. Nuova release Solardub prodotta da Jah Lion Sound System, nuovo 12″ Ital Power Music, e tanto tanto altro: nuovo tributo a King Tubby da Haris Pillton, nuovo riddim chiamato He Say She Say, un po’ di RnB per ben incominciare, e dopo il tributo ai Channel One studios ancora Harmonique, Osmond Collins, Brother Culture … e molto altro. Stayin’alive.
dub
OverJoy
reggae
roots
Privacy watchdog halted facial recognition at Rome’s Olympic Stadium. A law could bring it back
The system was being used without an adequate legal basis, in violation of privacy rules. Unpublished documents show that in May 2025, Italy’s Data Protection Authority asked the Interior Ministry to suspend it L'articolo Privacy watchdog halted facial recognition at Rome’s Olympic Stadium. A law could bring it back proviene da IrpiMedia.
Cybersecurity
Sorveglianza
Tecnologia e Controllo
Il Garante ha “spento” il riconoscimento facciale dello Stadio Olimpico. Ma una legge potrebbe riattivarlo
Per quattro anni è stato usato senza un'adeguata base legale: documenti inediti rivelano che, nel 2025, il Garante per la privacy ha intimato al Viminale di sospenderne l’uso L'articolo Il Garante ha “spento” il riconoscimento facciale dello Stadio Olimpico. Ma una legge potrebbe riattivarlo proviene da IrpiMedia.
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Da Ceuta alle bianche scogliere di Dover
Anche in questa puntata parliamo di neofascismo e dell'(iper)attivismo militante di estrema destra sul tema migratorio, da Ceuta al Regno Unito. Poi, Autistici chiude (dopo 25 anni) e un partito come l’AfD prende il 44% dei voti in Sassonia-Anhalt. Manifestanti alla stazione ferroviaria di Dover Priory dopo aver bloccato le strade da e per il porto di Dover durante una protesta di Patriot Platform sabato ( PA ). Con Angelo Boccato, autore del libro L’ombra lunga dell’impero. Voci afrodiscendenti tra razzismo sistemico, colonialismo e resistenza globale, parliamo delle parate di mlitanti di Patriot Platform a Dover e Portmouth al grido “Stop the boats“. Mentre in Inghilterra centinaia di suprematisti bianchi boccavano i porti, a Belgrado migliaia di persone hanno partecipato al funerale del criminale di guerra Ratko Mladic, morto a 84 anni a L’Aja, cui hanno partecipato vari membri del governo e il figlio di Vucic, mentre Vucic se l’è cavata con un impegno istituzionale. Domenica, nel 180° Eternal Derby, le due tifoserie rivali di Belgrado hanno osservato insieme un minuto di silenzio e scandito il nome di Ratko Mladić, mentre la curva della Stella Rossa esponeva un’enorme coreografia con il suo ritratto, accompagnata dalla scritta «Pravac Potočari», cioè «Direzione Potočari». La frase richiama le parole pronunciate da Mladić l’11 luglio 1995, quando le forze serbo-bosniache entrarono a Srebrenica. Playlist T.NO – WALAPA & KWI KWI e Archive: Music, Music, Music (albums) TeeZandos x Fizzler – Phone call Central Cee – Loadin Lava La Rue – TLSL (Stitches) Lady Leshurr – D.I.V. Enny – Peng black girls (feat. Jorja Smith) Little Simz – Dead Body, Pts. 2 & 3 (feat. Stormzy & Kano) Lethal Bizzle – Fester Skank Remix (feat. Stormzy, Chip, Fuse ODG & Wretch 32) Citati nella puntata: L’avanzata atlantica del neofascismo – Radio Blackout Ceuta: militarizzazione, violenza razzista e repressione della solidarietà – Melting Pot Europe The Black Megaphone – newsletter di Angelo Boccato Board of Peace, 30 anni dopo Dayton – Radio Blackout SERBIA: I FUNERALI (QUASI) DI STATO DI MLADIC MOSTRANO IL NAZIONALISMO SERBO ALL’ENNESIMA POTENZA – Radio Onda D’urto GERMANIA: AFFLUENZA RECORD E NEONAZISTI DI AFD AL 44% NELLE ELEZIONI IN SASSONIA – ANHALT – Radio Onda D’urto A/I chiude – Restare Umani – Keep it free!
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Oltre la propaganda dei partiti, la valle torna in marcia
Il 3 ottobre il Movimento No Tav torna in piazza, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, contro la realizzazione della tratta nazionale. Molte assemblee e iniziative sono in programma in tutta la Valle nei prossimi giorni: importanti tappe di avvicinamento a una mobilitazione che coinvolge un territorio sempre più esteso, colpito o destinato a essere colpito dagli effetti nefasti di questa mala opera. E intorno alla marcia popolare, ancora una volta, si apre una partita politica che racconta molto delle contraddizioni di questi tempi: da parte di chi governa il Paese, ma anche di chi aspira, un giorno, a tornare a governarlo. Sul piano istituzionale, da una parte ci sono gli amministratori locali, con l’Unione Montana, che dichiarano la propria contrarietà alla nuova tratta Avigliana-Orbassano e annunciano la loro partecipazione alla marcia. Dall’altra, un fronte partitico bipartisan che non vuole dismettere la difesa di un’opera evidentemente fuori tempo massimo e inutile, vorace di fondi pubblici — non solo europei — e devastante per le popolazioni locali. Le uniche eccezioni sono Avs e Movimento 5 Stelle, che hanno dichiarato la propria partecipazione alla marcia. E poi c’è il Movimento No Tav, che, irriducibile nella sua contrarietà pluridecennale, continua a tessere reti e relazioni, a produrre dati, a promuovere momenti di confronto tra cittadini e amministrazioni del territorio e a costruire iniziative di mobilitazione. Di sicuro è sotto gli occhi di tutti che qualcosa di importante sta cambiando. I dati reali, non quelli propagandati, raccontano di un’opera ancora lenta, non strategica dal punto di vista commerciale e sempre più difficile da conciliare con la realtà territoriale e nazionale, in un momento in cui la necessità di investimenti pubblici per la sanità, la scuola, il lavoro e il welfare è sempre più urgente. Senza parlare dell’impatto, catastrofico, sulla vita di migliaia di cittadini. E i sindaci valsusini tutto questo lo hanno ben presente. Non sottovalutiamo, quindi, quanto sia difficile per i grandi partiti nazionali continuare a sostenere pubblicamente quest’opera, al di là delle solite tre o quattro frasi di propaganda. Ma, detto questo, non possiamo provare il minimo di comprensione per chi si ostina a truccare le carte, perché il prezzo da pagare, purtroppo, viene scaricato in maniera violenta sui cittadini e sui territori. Il Movimento No Tav queste domande continuerà a porle. E continuerà a farlo indipendentemente da chi siede nei governi, nelle giunte o nei consigli comunali. Per questo, il 3 ottobre sarà la giornata in cui il Movimento No Tav tornerà a portare in piazza le proprie ragioni. Da Sant’Ambrogio ad Avigliana. Una marcia popolare contro la tratta Avigliana-Orbassano e contro l’ennesima grande opera calata sul territorio come inevitabile. Una marcia che parlerà di trasporti, di risorse pubbliche, di ambiente, di acqua, di suolo, di salute e, soprattutto, di quale futuro vogliamo per la Valle. Il 3 ottobre saremo ancora una volta in marcia, insieme a chi continua a pensare che il futuro di questo territorio non possa essere deciso dai grandissimi interessi economici. Il 3 ottobre, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, marciamo noi.
[2026-09-12] ZUT Festival! @ Radio Alice Chieri
ZUT FESTIVAL! Radio Alice Chieri - Via Avezzana 24, Chieri (sabato, 12 settembre 17:00) 🎙️ ZUT! Festival arriva a Chieri. Due giorni per incontrarsi, discutere, ascoltare, ricordare e immaginare insieme. 📅 12–13 settembre 2026 📍 Via Avezzana 24, Chieri 📆Sabato 12/09 h.17-23 H 18.30 Talk inaugurazione mostra fotografic a sulla memoria delle vittime della st rage fascist a del 18-20 dicembre 1922 a Torino. H 20 Concerto in acustico con panini e bevande 📆Domenica 13/09 h. 17-23 H 17-23 Mostra fotografica, attività e laboratori per tutte le età! H 19.30 Presentazione nuova stagione di Radio Alice Chieri H 20 Jam Session in acustico con panini e bevande Un festival che mette al centro memoria, cultura e partecipazione, perché conoscere il passato è il primo passo per costruire il futuro. 🔴Ingresso con tessera arci
torino
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IMBALLAT3 W/ GISELA ☽FLINTA TAKEOVER☆
Gisela è una DJ con base a Firenze, tesse viaggi ipnotici tra grime, UK bass, bass house, groove latini, techno dub e suoni inaspettati. Fa parte del collettivo INTRO_SPETTIVA. Cura su Fango Radio la trasmissione “Dark Womb” insieme a Santa Mama, dedicata all’esplrazione di electro, new beat e post-punk EBM. >> qui per ascoltare ancora << Soundcloud: on.soundcloud.com/fMLUb51ng2mxTiU9QG Dark Womb: https://www.fangoradio.com/shows/383