Venerdì mattina un’altra ondata di perquisizioni domiciliari, 14 in diverse
parti d’Italia, ha colpito compagne e compagni per la manifestazione nazionale
del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna a Torino. Per quel corteo la
procura ha chiesto 19 misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, che
non sono ancora in vigore: prima dovranno passare dall’interrogatorio di
garanzia. Le accuse vanno dalla resistenza aggravata alle lesioni a pubblico
ufficiale, fino al tentato omicidio, contestato per un fumogeno che avrebbe dato
fuoco a una camionetta con una guardia a bordo. Un tentativo di punire alcuni
per una giornata di rabbia popolare a cui hanno partecipato oltre 50mila
persone.
Intanto la procura di Torino riapre anche il processo Sovrano contro il
movimento No Tav, il Neruda e Askatasuna con l’accusa di associazione a
delinquere. Il 31 marzo l’ipotesi associativa era caduta, ma la procura ha fatto
appello: stamattina alle 9 presenza solidale in aula per la prima udienza dopo
la pausa estiva.
Ne abbiamo parlato con Martina di Askatasuna
Da gennaio Washington ha imposto un blocco petrolifero che di fatto sta cercando
di strangolare l’isola, lasciandola senza carburante: in nove mesi è arrivata
una sola petroliera, russa, il cui carico è bastato per un mese. La rete
elettrica è al collasso, con sei blackout nazionali nel 2026 e quartieri
dell’Avana senza corrente anche per ventiquattro ore di fila. Il Paese è quasi
fermo, gli ospedali vanno avanti a stento e mancano farmaci e beni essenziali.
Dal 30 settembre pesano anche le nuove sanzioni: le banche USA non possono più
gestire pagamenti in dollari legati a Cuba, nemmeno fuori dagli Stati Uniti, e
devono congelare i conti anche di privati, con effetti a catena su rimesse e
commercio. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi riesce ad
accedere ai beni, a comprarli e rivenderli sul mercato nero, e chi no, in una
situazione complessa e tutt’altro che omogenea. Intanto, a ridosso delle
elezioni di metà mandato del 3 novembre e dopo le sconfitte in Medio Oriente,
Trump prova a rivendere le decisioni prese su Cuba come terreno di successo.
Ne abbiamo parlato con Andrea Cegna, giornalista freelance ed esperto di America
Latina.
CHI DECIDE PER LA CITTÀ?
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(venerdì, 16 ottobre 18:00)
Quanto sono stati ascoltati bisogni e voci di chi vive la città nella stesura
del nuovo Piano Regolatore Generale dell’assessore Mazzoleni? Abbiamo posto il
problema della partecipazione fin dall’inizio dell’iter di approvazione del
nuovo piano nel 2023, eppure malgrado sia stata costruita una narrazione di
coinvolgimento e di interesse nei confronti delle richieste della cittadinanza,
queste sono state in gran parte deluse. È sempre stato così in questa città? Chi
la amministra ha sempre deciso da solo il suo futuro?
Per rispondere a queste domande il centro sociale Gabrio ha organizzato, nei
propri locali, la mostra “Un’altra Torino: le lotte dei comitati di quartiere
anni 60-70” che ripercorre, partendo dai documenti dell’epoca, le mobilitazioni
e le rivendicazioni di allora: in quegli anni infatti si costituirono numerosi
comitati di lotta nei quartieri per chiedere un miglioramento della vivibilità e
dei servizi di Torino. L’amministrazione comunale di allora seppe dialogare e
farsi influenzare dalle richieste dal basso, mentre oggi la giunta Lo Russo non
ha fatto altro che voltargli le spalle. La mostra resterà aperta da domenica 11
a venerdì 16 ottobre, tutti i pomeriggi, nei locali del 1° piano del CSOA
Gabrio.
Proprio venerdì 16 ottobre, alle 18, come Assemblea Un altro piano per Torino,
in concomitanza la chiusura della mostra medesima, proporremo un dibattito
pubblico dal titolo “Chi decide per la città?” in cui, oltre a costruire un filo
tra le lotte del passato e quelle di oggi, ribadiremo la necessità che siano
ascoltati i bisogni di chi abita la città, come da quasi ormai 4 anni chiediamo
al sindaco Lo Russo e all’assessore Mazzoleni.
Invitiamo tutt* a partecipare al dibattito e visitare la mostra, anche per
raccontare le esperienze e gli anni a cui questa fa riferimento.
Il documentario “Si parte e si torna insieme” si inserisce nella campagna di
raccolta fondi per le spese legali e i maxi risarcimenti richiesti ai militanti
e attivisti condannati per le grandi mobilitazioni contro il TAV, che avvennero
il 27 giugno e il 3 luglio 2011 in Valsusa.
Grandi manifestazioni che diedero luogo a una forte repressione e a un’estrema
resistenza, in varie forme, del movimento No TAV. In seguito, una grande
inchiesta e il cosiddetto Maxi processo No TAV.
Il documentario tenta di fornire una visione d’insieme dall’inizio della lotta,
ovvero dai primi anni ’90. Ricorda alcune vicende e momenti che negli anni hanno
segnato alcune tappe fondamentali, nonché la quotidianità della lotta.
Senza retoriche e facili idealismi, il Maxi processo No TAV resta il simbolo di
un processo a una lotta divenuto processo di lotta grazie all’estesa, radicale e
continua solidarietà!
Per la controparte, questo e altri processi vorrebbero fungere da monito contro
vasti strati di popolazione e, soprattutto, contro chiunque non intenda
abbassare la testa e accettare diktat dei vari governi dello Stato di guerra
(interna ed esterna) che vediamo sempre più chiaro al giorno d’oggi!
Socializzare e continuare a diffondere il patrimonio politico di alcune lotte
diventa non solo un sostegno a chi è direttamente colpito, ma un segno di
partecipazione attiva!
Ora e sempre Resistenza!
Ora e sempre No TAV!
per chi volesse organizzare proiezione contattare lorenzo.minani@gmail.com
IN QUESTA PUNTATA:
► 09:14: “Raccontami una canzone” con Ale di Note, cose, città (Radio Onda
Rossa) sulla storia di “Pony” di Annette Peacock, una delle pioniere nell’uso
del sintetizzatore Moog (partendo da Wendy Carlos)
► 25:08: “Curiosità a caso” con Radiospalla Sol che ci racconta di quella volta
che in Islanda i Teletubbies hanno avuto per errore i sottotitoli dei Soprano
► 33:52: omaggio a Casi Nadie, rapper colombiano scomparso poche settimane fa
► 39:02: approfondimento su Desokupa e il business delle aziende di sgomberi e
sfratti violenti in Spagna, legate all’estrema destra, con la giornalista Laura
Galaup
► 56:23: collegamento con Marina del Comitato “Defiende Los Corralones” di
Siviglia, a difesa del palazzo che resiste alla gentrificazione nonostante le
intimidazioni e le aggressioni
► 1:07:32: saluto di Rosana di Salvar Doñana per presentare il loro nuovo
singolo “Ska Fever”, dedicato proprio a Los Corralones
► 1:11:28: “Retrobottega” con lo scrittore e libraio Giancarlo Piacci, che ci
consiglia il libro “La città dei ladri” di David Benioff abbinato a “Alcohol”
dei Gogol Bordello
► 1:23:46: “L’inglese in tre mesi senza maestro”, la nostra attesissima rubrica
per imparare l’inglese
E POI QUESTE CANZONI:
– Yerai Cortés “Comare”
– Annette Peacock “Pony”
– Casi Nadie feat. Selene “Morir peleando en la calle”
– Ear “Coil”
– Salvar Doñana “Ska Fever”
– Gogol Bordello “Alcohol”
Più info su: www.putage.org
L’inchiesta di Mediapart denuncia violenze, insulti razzisti e umiliazioni
sessiste contro minorenni fermati dalla polizia. Nelle periferie popolari la
repressione assume anche una dimensione di classe e razziale. «Adesso non …
L’appello che risuona nelle scuole italiane da nord a sud si sta concretizzando
in numerose dimostrazioni, occupazioni e scioperi.
Se in alcune città la spinta è arrivata da collettivi radicatisi con le
mobilitazioni per la Palestina dell’anno passato, in altri contesti
l’organizzazione appare spontanea, appoggiandosi all’immaginario che
dall’Oltralpe sta facendo il giro del mondo, in primo luogo attraverso i social
media.
Venerdì scorso al tecnico Manzoni di Padova si sono verificate animate proteste
per l’eliminazione dei “ritardi brevi”, ovvero gli ingressi con pochi minuti di
ritardo rispetto all’orario previsto. Anche gli studenti di un altro istituto
padovano, il Valle, si sono attivati per l’assenza di un cortile dove
trascorrere l’intervallo, allagamenti, tetti che crollano.
Le motivazioni delle proteste risultano disomogenee. La maggior parte affronta
questioni locali, come la condizione dei plessi scolastici o provvedimenti
adottati dalle dirigenze. A Palermo lunedì scorso uno sciopero ha portato
all’annullamento dell’obbligo di fornire “motivazioni urgenti” per potersi
staccare per pochi minuti dalla lezione.
Si registrano attivazioni anche su questioni strutturali, come per il
provvedimento sul tetto del 30% per gli alunni stranieri previsto dal ministro
Valditara, la proposta formativa sempre più povera, l’insufficiente educazione
sessuo-affettiva, la conduzione di eventi in collaborazione con le forze armate
e le forze dell’ordine negli istituti. È generale l’impressione che
l’investimento nel riarmo stia erodendo le briciole destinate alla formazione e
al resto dei servizi pubblici.
Segue una parziale lista delle prossime mobilitazioni in aggiornamento!
Mercoledì 14
PALERMO ore 9 p.za Cattedrale
Venerdì 16
TORINO ore 10 p.za Xvii Dicembre + FFF
GENOVA ore 9.30 p.za De Ferrari
VENEZIA ore 9 p.le Donatori di sangue
PADOVA ore 8 p.le Stazione
VICENZA ore 9 p.le Stazione
BOLOGNA ore 9.30 Ufficio scolastico regionale
LIVORNO ore 9 p.za Cavour
ROMA ore 9.30 metro Cavour
Nella stessa mattinata o nel pomeriggio sono stati indetti da fff dei cortei per
lo sciopero nazionale per il clima: TRIESTE, TARANTO, PISA, FIRENZE, oltre che
in alcune delle città già menzionate.
Sabato 17
CAGLIARI
GROTTAGLIE ore 8.30 p.za Regina Margherita
🗓️DOMENICA 18 OTTOBRE
🕒15,30
📌POLIVALENTE DI SAN DIDERO
Le ordinanze prefettizie sono strumenti che incidono sulla possibilità di
mobilitarsi, imponendo divieti e limitazioni che restringono gli spazi di
agibilità politica e di protesta.
Ma cosa prevedono davvero questi provvedimenti? Quali sono i loro limiti? E
quali strumenti abbiamo per affrontarli e contrastarli?
Ne parleremo insieme agli avvocati Valentina Colletta e Gianluca Vitale per
approfondire gli aspetti giuridici delle ordinanze prefettizie e capire come
muoverci di fronte a questi provvedimenti.
Perché difendere il diritto al dissenso significa conoscere gli strumenti con
cui si cerca di limitarlo e continuare a informarsi e organizzarsi
collettivamente di fronte ai tentativi di fermare le lotte.
Così, à bout de souffle: nella disperata corsa per riavvolgere le lancette dal
lunedì alla domenica e poi al contrario, e di nuovo, ancora: Sisifo radiofonico
psicoacustico.
Nella giornata di sabato 10 ottobre, migliaia di persone hanno attraversato la
strada tra Collegno e Rivoli per chiedere il completamento della linea 1 della
metropolitana. Una mobilitazione promossa dai sindaci di Collegno, Grugliasco e
Rivoli per chiedere che vengano trovate le risorse necessarie a far ripartire i
lavori, fermi dopo il fallimento dell’impresa incaricata. Una richiesta
concreta, che riguarda la mobilità quotidiana di migliaia di persone e le
conseguenze di anni di ritardi su un territorio costretto a convivere con
cantieri incompiuti e disagi.
Il Movimento No Tav ha scelto di aderire alla manifestazione perché rivendicare
un trasporto pubblico efficiente significa anche mettere in discussione le
priorità politiche ed economiche che decidono quali infrastrutture realizzare e
quali lasciare indietro. Nel comunicato diffuso in vista del corteo, il
movimento ha ribadito la necessità di investire nel trasporto pubblico locale,
dal completamento della Metro 1 alla realizzazione della Metro 2, fino a una
rete di collegamenti capillare, accessibile ed ecologica. Una prospettiva che si
scontra con la volontà di portare avanti la tratta nazionale della Torino-Lione
tra Avigliana e Orbassano, un progetto dal costo previsto di circa tre miliardi
di euro, contestato dal movimento per la sua utilità e per l’impatto sul
territorio.
È proprio qui che la questione della metropolitana incontra quella del TAV: non
perché le risorse stanziate per un’opera possano essere trasferite
automaticamente a un’altra, ma perché ogni scelta infrastrutturale racconta
quali interessi vengono messi al primo posto e quali bisogni vengono rimandati.
Da anni la Torino-Lione viene presentata come un’opera strategica
irrinunciabile, mentre il trasporto pubblico che serve ogni giorno le persone
continua a fare i conti con carenze, ritardi e finanziamenti insufficienti. La
mobilitazione di Collegno e Rivoli pone quindi una questione che va oltre il
completamento di un singolo tratto della metropolitana: se il trasporto pubblico
è davvero una priorità, questa deve tradursi nelle scelte concrete di chi
governa.
Ed è su questo terreno che emergono anche le contraddizioni del Partito
Democratico. I sindaci che hanno promosso la manifestazione appartengono a
un’area politica che sostiene il potenziamento del trasporto pubblico locale, ma
la linea ufficiale del PD piemontese continua a difendere la realizzazione della
Torino-Lione, compresa la tratta Avigliana-Orbassano. La presidente regionale
del partito, Nadia Conticelli, ha ribadito la necessità di realizzare l’opera,
dichiarandosi disponibile a discutere eventuali modifiche al progetto. Una
posizione che si confronta con quella di alcuni amministratori locali dello
stesso partito, che hanno invece sollevato dubbi sulla tratta e sulla
destinazione delle risorse pubbliche sostenendo la necessità di rivedere le
priorità infrastrutturali e investire nei trasporti di cui il territorio ha
bisogno. Non si tratta di differenze secondarie: da una parte si riconosce
l’urgenza di potenziare il trasporto pubblico, dall’altra si continua a
sostenere una grande opera che comporterebbe nuovi cantieri, consumo di suolo e
ulteriori trasformazioni del territorio. Una contraddizione che la
partecipazione alla manifestazione non cancella e che il PD dovrebbe affrontare
apertamente.
Anche le defezioni di alcune forze politiche locali hanno mostrato quanto la
presenza del Movimento No Tav continui a rappresentare un elemento di conflitto.
La Lega di Rivoli, Forza Italia a Collegno e Grugliasco e Fratelli d’Italia a
Grugliasco hanno preso le distanze dalla manifestazione, pur dichiarandosi
favorevoli al completamento della metropolitana. Le motivazioni chiamano in
causa, con accenti diversi, proprio la presenza del Movimento e il rifiuto di
condividere una piazza con chi contesta la Torino-Lione. Una scelta che mette in
evidenza una contraddizione politica: si sostiene la necessità di
un’infrastruttura utile al territorio, ma si rinuncia a partecipare alla
mobilitazione che ne chiede il completamento quando, al suo interno, trova
spazio anche una critica alle grandi opere.
Per il Movimento No Tav, invece, le due questioni sono strettamente legate:
rivendicare il potenziamento del trasporto pubblico significa anche discutere
delle priorità infrastrutturali, dell’impiego delle risorse pubbliche e delle
conseguenze ambientali delle opere imposte ai territori. Aderire alla
manifestazione di sabato ha significato sostenere una richiesta concreta e
ribadire che le risorse pubbliche devono essere indirizzate verso infrastrutture
realmente utili, capaci di migliorare la vita delle persone e ridurre l’impatto
ambientale della mobilità.
Non tutte le opere sono uguali e non basta definirle strategiche per renderle
necessarie.
Il completamento della metropolitana e la contrarietà al TAV non sono posizioni
in contraddizione: esprimono un’idea di mobilità fondata sui bisogni quotidiani,
sull’accessibilità dei servizi e sulla tutela dei territori, anziché sulla
realizzazione di grandi opere a prescindere dai loro costi e dalle loro
conseguenze. La manifestazione del 10 ottobre ha riportato in strada una
richiesta legittima. La sfida è fare in modo che non rimanga isolata, ma diventi
parte di una discussione più ampia sulle scelte che riguardano il nostro futuro.
Perché non basta chiedere nuovi finanziamenti per la metropolitana se non si ha
il coraggio di discutere anche delle opere che assorbono risorse pubbliche e
compromettono il territorio.
di Rete Liberi/e di lottare Appello per una campagna per l’abrogazione dei
decreti sicurezza e la cancellazione della delibera 26/88 “strangola scioperi”
della Commissione di garanzia Questo appello risponde alla …
Dopo l’udienza di mercoledì 30 settembre scorso, ultima prima della sentenza
definitiva nei confronti di Stefano (qui si può leggere il resoconto), questo
mercoledì 14 ottobre alle ore 9.30 in aula 7 sarà la volta della nostra compagna
Sara.
La sorveglianza speciale è un dispositivo retaggio del codice Rocco di epoca
fascista, un modo per attuare una pressione e un controllo nei confronti di
compagni e compagne che si spendono nelle lotte con l’obiettivo di trasformare
in maniera pesante la loro quotidianità e condizionare la loro libertà.
Il tentativo è quello di colpire singole condotte, cucendo addosso alle
personalità attitudini inclini al compiere reati, proprio traducendo in epoca
contemporanea uno sguardo quasi lombrosiano atto a criminalizzare le lotte e i
movimenti sociali.
Non lasciamo soli e sole Stefano e Sara, questo mercoledì portiamo la
solidarietà in aula!
da Associazione a Resistere