[2026-08-28] CENA BELLAVITA VEGAN @ Barocchio Squat
CENA BELLAVITA VEGAN Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO) (venerdì, 28 agosto 19:00) Barocchio squat presenta una semplice proposta per ribadire l'importanza della responsabilità individuale e collettiva sul tema dell'alimentazione, in specifico quella a base vegetale, come mezzo per portare avanti la liberazione animale in un contesto atroce che vede la mercificazione degli esseri animali per vari scopi beceri, come il divertimento, l'intrattenimento, secondo la logica di sfruttamento generale di questi ultimi. Ribadiamo l'importanza dei luoghi che portano avanti la pratica dell'autogestione e della bella vita, inoltre ben al di fuori delle logiche del metodo capitalista. Porta ciò che vuoi trovare Cucina aperta dalle 19 Il posto è in strada del Barocchio 27 Il poscritto è fuoco ad ogni gabbia.
BELLAVITA
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Cena
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[2026-08-23] Pizza Bella Vita @ Barocchio Squat
PIZZA BELLA VITA Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO) (domenica, 23 agosto 19:00) Ogni domenica dalle 20:30 il forno è caldo! È Bellavita, troverai l'impasto, porta condimento e cosa vuoi bere! Lascia il cane a casa!
Leonardo raddrizza il tiro in Ucraina: l’Europa prona agli USA prepara la guerra alla Russia
E’ di ieri la notizia della decisione di Leonardo di allargarsi all’Ucraina puntando in maniera esemplare a nuovi ampi terreni profittevoli per la sua attività. Nasce così Leonardo Ukraine, società in realtà già insediatasi a maggio 2026. La società ha sede a Kiev ed è controllata al 100% da Leonardo International.  Da questa notizia possiamo elencare alcune brevi considerazioni con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione in un tempo in cui il mantra è la normalizzazione della guerra, per provare a renderci incapaci di sussultare di fronte all’accelerazione con cui fa profumati conti l’industria bellica in ottica di continua valorizzazione. Rispetto a questi temi va sicuramente ricordato il lavoro sviluppato con le mappature per le infrastrutture militari consultabile qui: https://mappaturedalbasso.weebly.com/ Innanzitutto, il primo elemento è che questa nuova branca di Leonardo si basa su un ragionamento estremamente semplice: lo scenario di guerra Ucraino dimostra che sul campo è possibile sperimentare, verificare e controllare nuovi strumenti bellici, in particolare legati alla tecnologia militare hi-tech. La famosa “guerra dei droni” e le innumerevoli “piogge di droni”, raccontate in maniera piatta e regolare dai giornali e dalle tv italiane, sono un preziosissimo campo di valorizzazione accelerata. Questa ricetta di sperimentazione di nuove tecnologie direttamente sul campo permette alle aziende di migliorare, di affinare le proprie ricerche e la propria strategia industriale, insomma di raddrizzare il tiro (nel vero senso della parola) con i minor costi possibili – se non si contano quelli sulle vite umane che è difficile rientrino nei bilanci aziendali. Nel frattempo infatti il fronte di guerra non viene raccontato e nessun media ha intenzione di mettere al centro i giovani morti ucraini e russi nel tritacarne della prima linea, la diffusione dei renitenti alla leva, la percentuale di persone fuggite dal Paese, la diminuzione drastica della popolazione, altrimenti significherebbe incrinare la narrazione di una guerra in cui “sta andando tutto bene” per l’Ucraina.  Questo passaggio di Leonardo non avviene nel vuoto, infatti è sempre in Ucraina che dovrà essere testato Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea integrato e multidominio che apre a nuove miliardarie prospettive commerciali. La novità del domicilio a Kiev viene diffusa alle nostre latitudini da MIlano Finanza senza che nessun altro tipo di comunicazione venisse quantomeno preventivata da parte del Governo italiano che si trova comodamente seduto nella posizione di veder passare sulla propria scrivania nuovi accordi e ratificarli. E’ interessante sottolineare poi, come viene riportato da Milano Finanza, che la prova delle capacità e del livello tecnologico messo in campo dall’ecosistema di droni in Ucraina è data da Brave1, ossia il polo statale ucraino che riunisce 2500 aziende per l’innovazione nella difesa. La forza di questo polo produttivo è proprio il riscontro diretto sul campo, oltre agli stretti rapporti con Palantir.  La dimensione della digitalizzazione e dell’AI nell’ambito militare è senza ombra di dubbio il campo di maggior profitto, come dimostra l’andamento in borsa dell’azienda da quando ha aperto il campo a mercati ad alto valore aggiunto. Grazie ai dati raccolti da Analisi Azioni Leonardo 2026: Contratti, Target Price e Grafici possiamo ricordare che il portafoglio di Leonardo ci parla di 44 miliardi di euro contabilizzati soltanto nelle prime settimane del 2026, in seguito alla firma di nuovi contratti come quello con l’Arabia Saudita e l’Indonesia. Un altro aspetto interessante è l’apertura al mercato green dato dal miglioramento del rating ESG, ossia il criterio di valutazione di sostenibilità di un’azienda, chiaramente discutibile per tutta una serie di motivi.  Al di là dei dati ciò che va sottolineato è che il partito del riarmo e della guerra è trasversale e non accenna a cambiare direzione. In questi mesi la guerra in Ucraina rimane sullo sfondo per permettere all’Europa di prepararsi a una sua personalissima e immotivata guerra alla Russia, costruendo sotto traccia un’ipoteca sulla sicurezza della popolazione europea. Una direzione che non ha altre motivazioni se non quella di rimanere attaccati e dipendenti alla dimensione statunitense. Checché se ne dica di Trump, al di là delle sconclusionate reazioni di ipocrita indignazione che a targhe alterne coinvolgono i vari governi europei, il punto è che nonostante evidenti segnali di un’imposizione su diversi livelli di uno stato di dominio e di controllo USA sull’Europa (vedasi Ceuta), piuttosto evidente e insopportabile agli occhi dei settori popolari, il vassallaggio europeo si riproduce nel suo torpore come se fosse acqua fresca. La scommessa che possiamo, e vogliamo, fare è che ad uscire dal sonnecchiamento generale, a tratti affabulato da proposte propagandistiche e inconsistenti alla Vannacci, saranno quei soggetti che nella materialità della quotidianità delle proprie esistenze si troveranno a mettere in campo rigidità significative nei confronti dell’ emanazione diretta e dei simboli materiali di questa condizione. Si collocheranno nei campi agricoli e nelle metropoli del nostro Paese difese da comitati spontanei e da agricoltori arrabbiati per fare fronte a progetti di speculazione energetica e contro i nuovi data center, nelle scuole dove i giovani si sentiranno riempire la testa di concetti piegati alla difesa della patria e della sicurezza, nelle università dove studenti e studentesse che occupano e occuperanno ruoli chiave per il futuro della valorizzazione di determinati settori, dallo sviluppo digitale con l’intelligenza artificiale a quelli ingegneristici legati al nucleare, avranno la determinazione di mettere in crisi questo processo di espropriazione di valore e capacità. La Palestina ha segnato un punto di non ritorno e oggi siamo di fronte a un magma che continua ad alimentare i propri punti di non ritorno: la prospettiva verso la quale andiamo è che non potranno più essere superati senza che venga presentato un conto a chi ci ha guadagnato fino ad ora e intende guadagnarci ancora.
Toscana sacrificata
Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo. La Toscana si sta consolidando come hub militare ed energetico sacrificando persone e territori a discapito di un modello che vede militarizzazione ed estrattivismo al primo posto. Riprendendo l’ultimo capitolo dell’articolo che abbiamo pubblicato pochi giorni fa sul nuovo progetto eolico flottante offshore che vorrebbero costruire tra l’isola di Capraia e l’isola di Gorgona proviamo a mettere insieme un pò di elementi per descrivere come le opere e le attività legate alla guerra e all’energia stiano modificando irreversibilmente il territorio toscano.  Hub militare Tramite il bollettino HUB – Bollettino della militarizzazione e delle resistenze dei territori, nato a partire dal campeggio organizzato dal Movimento No Base nel 2025, abbiamo e stiamo descrivendo, insieme a tutte le realtà che partecipano alla stesura, la militarizzazione nel territorio toscano.  Nel primo numero, dedicato all’hub toscano – ligure, sono state descritte le principali infrastrutture presenti tra Pisa e Livorno. Dalla base statunitense di Camp Darby fino alla nuova base del CISAM si è visto come il territorio si sta rafforzando come piattaforma di guerra del Mediterrano. La presenza del porto di Livorno, che vedrà un importante ampliamento tramite la costruzione della nuova Darsena Europa, il canale dei Navicelli, l’aeroporto militare e i collegamenti ferroviari, costituiscono insieme alle basi militari una rete logistica fondamentale per la guerra.  Nel secondo numero, pubblicato a fine luglio scorso, si è fatto un approfondimento proprio sull’utilizzo di infrastrutture dual use. Che dovrebbero cioè essere di utilizzo esclusivamente civile ma che invece si stanno sviluppando anche come snodi militari. Porto di Livorno, canale dei Navicelli e collegamenti ferroviari si stanno potenziando pure in questa ottica. Si è poi analizzata la situazione delle fabbriche di armi, con un focus sulla Leonardo S.p.A. L’azienda non è solo fabbrica di morte complice con Israele del genocidico palestinese, ma un vero e proprio sistema che si è insediato nei luoghi dove si sviluppano conoscenze e tecnologie, come le Università. Non solo Leonardo. Ci sono altre fabbriche di armamenti presenti sul territorio livornese come DRASS – produttore di sottomarini -, Wass – produttore di siluri e droni subacquei-  e la Cheddite – produttore di munizioni. Insomma un quadro a dir poco preoccupante, in un contesto mondiale di guerre che non accenna a placarsi e che proietta il territorio toscano come punto di riferimento fondamentale, andando così a mettere in pericolo la popolazione e sfruttando i territori per favorire l’economia bellica.  Hub energetico L’ultimo progetto energetico in fase di valutazione di impatto ambientale è quello dell’enorme parco eolico flottante offshore Atis che vorrebbero costruire tra l’Isola di Capraia e l’isola di Gorgona. In questo articolo ne abbiamo descritto le caratteristiche. La panoramica è preoccupante visto che l’impatto sull’ambiente sarà enorme. Questa operazione incarna perfettamente il modello energetico che anche questo governo sta portando avanti. Territori sacrificati per far spazio ad enormi impianti a beneficio di grandi gruppi industriali e multinazionali senza considerare le conseguenze. Il carico territoriale energetico sulla Toscana, in particolare sulla Val di Cornia e sull’area costiera livornese, sarà ulteriormente gravoso, data già l’elevata presenza di grandi impianti siderurgici, discariche e gestione rifiuti, infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, incluso il rigassificatore. A Livorno è presente la raffineria Eni, che sta vivendo in questo periodo la conversione parziale a bioraffineria, (ennesima operazione di greenwashing) situata in un’area SIN – Sito di Interesse Nazionale – e che dovrebbe quindi essere bonificata a causa del suo impatto altamente inquinante.  C’è anche il rigassificatore situato a circa 22 km dalla costa e attivo dal 2013. A Piombino troviamo lo storico stabilimento siderurgico per la lavorazione dell’acciaio. Inoltre, anche qui, dal 2023 è stato posizionato un rigassificatore all’interno del porto. Un’operazione che negli anni scorsi ha visto l’opposizione trasversale della popolazione locale ma che purtroppo vede la sua permanenza prolungata. Non solo, in Toscana si stanno già portando avanti installazioni di aerogeneratori anche sull’appennino. Come quello che sta accadendo sull’appennino Mugellano, che vuole essere trasformato in sito industriale eolico. Proprio in quelle zone, il 9 maggio scorso si è tenuta una marcia popolare contro la speculazione energetica e in difesa dei crinali.  Non da meno sono i progetti di installazioni del fotovoltaico sui campi agricoli con espropri e speculazioni soprattutto nella Val di Cornia dove il comitato Terre Val di Cornia si sta battendo contro questo ennesimo scempio. Un dinamica simile si sta sviluppando a Massarosa in provincia di Lucca, che può essere approfondita qui.  Infine citiamo il più recente caso Ribolla, in provincia di Grosseto. Pure qui è prevista la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico con l’installazione di oltre 34.000–36.000 pannelli su circa 25–35 ettari. Dietro a questa operazione c’è una società israeliana. Un investimento che intreccia interessi economici e finanziari completamente sporchi di sangue. L’azienda israeliana infatti opera nei territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est, attraverso la costruzione, espansione e gestione di insediamenti illegali.   Per approfondire rimandiamo a questa pagina https://dirittinpalestina.blog/agrivoltaico-ribolla/ Ci sono inoltre i siti logistici, come la nuova Darsena Europa di cui avevamo parlato con un’ottica critica in questo documento. Al di là di cosa si possa pensare sull’utilità di questa nuova Darsena, il dato di fatto è che impatterà in maniera importante su tutta la costa livornese e pisana. A dimostrazione anche di come hub militari e hub energetici siano in stretto legame tra loro. Il tutto nel nome dello sviluppo sostenibile e di una transizione energetica che di green ha davvero poco. Stupisce, ma forse neanche troppo, che alcune associazioni ambientaliste abbiano mostrato apertura verso il progetto del parco eolico. Legambiente la riconosce come un’opportunità per fornire energia alla nuova Darsena Europa in corso di realizzazione nel porto di Livorno. Propone quindi di mitigare l’impatto ambientale di una grande opera tramite un’altra grande opera che avrà a sua volta un impatto devastante. Rimarranno deluse tutte quelle persone e associazioni che si aspettano quindi una svolta green o che pensano che questi tipi di impianti eolici o fotovoltaici eviteranno ad esempio l’arrivo del nucleare. Il governo infatti ha avviato tutti gli iter preliminari anche per questa soluzione energetica, in barba ai due referendum nazionali che in passato hanno già bocciato questa opzione. Chiaramente non si tratta di essere contrari alle energie rinnovabili a prescindere. Si tratta di pensare ad un sistema, che comprende il settore energetico, che va totalmente ripensato e che tenga conto dell’ambiente e dei territori. Bisognerebbe chiedersi a monte per cosa produciamo energia elettrica, per cosa si consuma e a cosa dovrebbe servire realmente. Come evidenziano alcuni studi, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici il 30% degli edifici residenziali per coprire il 100% del fabbisogno energetico nazionale, senza ulteriore impatto ambientale come, ad esempio, il consumo di suolo. Una soluzione che sicuramente presenta ostacoli ma che dovrebbe necessariamente essere intrapresa. Ma ovviamente interessi economici e speculativi che guidano questo modello estrattivista portano alle soluzioni sopra citate che favoriscono il guadagno delle multinazionali come Eni. Causando così devastazione ambientale, non tenendo minimamente conto delle esigenze dei territori e delle persone che li abitano. Allora si proseguirà sull’attuale modello in cui si pensa di combattere il cambiamento climatico continuando a nutrire il sistema sviluppista che lo sta alimentando e che ci sta già presentando un conto salatissimo per i suoi costi sociali e ambientali. https://www.instagram.com/p/DcRBFGPiOBq/?igsh=amZycmZwMWI1em04&igsi=amZycmZwMWI1em04 da https://scrivaniautogestita.it/toscana-sacrificata-hub-militare-ed-energetico/
Cagliari, il Muro di Coscienza prende vita in aeroporto: “Le rotte con Israele passano anche da qui”
da Redazione Sardigna per Pressenza.com Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino e Venezia. “Siamo qua perché a Gaza si sta consumando un genocidio e perché il Governo italiano continua a garantire attraverso rotte aeree e accordi in essere la normalizzazione dei rapporti con lo Stato che lo sta compiendo”, dichiara Maria Elisabetta Pini, del Presidio Permanente per la Palestina. A Cagliari 30 persone in azione per un flash mob attivo: le improvvisazioni al pianoforte di Peter Waters, Rossella Faa, Silvia Zaru da Milano e Luigi Lai hanno sostenuto le tre ore di azione tra cori e dialoghi con le persone in viaggio, pochi i contestatori dell’azione, molti ringraziamenti e solidarietà. “Le nostre richieste sono chiare e non negoziabili, vogliamo: – La sospensione delle rotte aeree dirette e degli accordi commerciali che sostengono l’economia israeliana direttamente complice del genocidio e la sospensione dell’accoglienza di militari israeliani in “Decompressione” – La fine di ogni forma di collaborazione militare economica e diplomatica del governo italiano con lo Stato di Israele – Il riconoscimento pubblico e istituzionale di quanto sta avvenendo a Gaza e in Cisgiordania – L’apertura delle indagini sulle denunce già depositate presso la Procura di Roma contro soldati israeliani identificati e l’esecuzione dei mandati d’arresto della CPI già emessi” queste le richieste degli attivisti che oggi si sono coordinati in tutto il Paese. La protesta ha un punto fermo: nessuna profilazione delle persone “L’azione non è rivolta contro i singoli viaggiatori in quanto tali – sottolineano gli organizzatori – Il bersaglio è politico: le scelte del governo italiano. Chiunque voglia fermarsi discutere informarsi o unirsi troverà accoglienza.” “È fondamentale nominare chi è responsabile. Parlare delle vittime di Gaza senza nominare da chi sia prodotta la loro condizione significa raccontare una tragedia senza responsabili. Noi scegliamo di nominarli: Israele ed i cittadini israeliani che sostengono l’occupazione la pulizia etnica e il genocidio con la complicità di governi come il nostro.” queste le parole degli attivisti in aeroporto oggi. Il gruppo ha sottolineato che il silenzio non è neutralità: “Vivere in uno Stato che compie un genocidio o che ne è complice e non opporsi non è una posizione neutra: è una forma di complicità.” Dichiarazione “La complicità del governo italiano nel genocidio in Palestina è evidente e chiara. Oltre alla fornitura di armi, il sostegno mediatico e quello politico, questa estate abbiamo assistito alla vergognosa accoglienza e al sostegno garantito al personale militare che arriva nelle nostre località turistiche per decomprimersi e riposare dai propri crimini. Dobbiamo interrompere la complicità del nostro governo con il genocidio!”   Fawzi Ismail – Associazione amicizia Sardegna Palestina da https://www.pressenza.com/it/2026/08/cagliari-il-muro-di-coscienza-prende-vita-in-aeroporto-le-rotte-con-israele-passano-anche-da-qui/
Mattarello-Acquaviva (Trento), sabato 17 e domenica 18 ottobre: Due giorni contro carcere e guerra
Riceviamo e diffondiamo: Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA A breve il programma completo dell’iniziativa DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA La guerra è sempre un fatto di politica interna. Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica, ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare alla classe proletaria). Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra epoca. Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”. Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran e Libano. L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei, scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE). La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica, mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano le temperature record dell’estate trascorsa). Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame da macello. Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società occidentale. L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone… Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di classe. Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla Bolivia). Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti (testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio). In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un movimento di massa contro il governo. In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come la piazza bolognese per Fakir. Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di riflessione quanto di iniziativa. Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui partecipiamo e parteciperemo. Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra, genocidio e incarcerazione tecnologica? Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di Israele? Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e genocidio? Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama dell’interesse economico? A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle nostre latitudini? Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni più tangibili, come i data center? Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo) oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori” di dati necessari al suo stesso mantenimento? Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un diritto penale da stato di guerra. La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure. Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi nell’eventualità di essere arrestati/e? Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla mobilitazione internazionale in loro sostegno? Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno del carcere? In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in Italia? Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe per manifestazioni e “grida sediziose”)? Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e alla mobilitazioni per la Palestina? Con Sara e Sandrone nel cuore. Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva (Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile campeggiare e sono gradite le distro. Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.
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