Dalla Lombardia al Piemonte, l’espansione delle infrastrutture digitali solleva
interrogativi su consumo di risorse, sorveglianza e militarizzazione. Il 10
ottobre la protesta a Milano. L’Italia si prepara a diventare uno …
Tra il 30 e il 31 luglio tra le 60.000 e le 80.000 persone hanno attraversato il
confine del Marocco a Ceuta in 24 ore. Madrid ha dispiegato esercito, polizia e
servizi di emergenza. Centinaia di migranti sono rimasti nella città di appena
80.000 abitanti. Da allora ad oggi le violenze istituzionali non si sono mai
fermate e già dal primo agosto si parlava di almeno 80 morti.
Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è
stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitavano di
accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. La
questione è particolarmente grave a fronte del grandissimo numero di minori
tuttora per strada, condizione che espone ulteriormente alle aggressioni per
mano di ronde fasciste e della polizia.
Nella chiamata internazionale di solidarietà la brigata testimonia: “Vi è un
totale abbandono da parte delle istituzioni; le persone vivono in condizioni
estremamente dure, prive di accesso ai beni di prima necessità e costrette a
subire torture e violenze, giorno e notte, per mano dell’esercito, della polizia
e di gruppi organizzati di residenti fascisti”
Ne parliamo con Federica di Brigades de Apoyo Mutuo Ceuta:
Alle spalle di questa migrazione di massa vi è la butade politica tra Spagna e
Marocco circa la volontà delle autorità marocchine di blindare l’occupazione
illegale del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola. Motivo che ha spinto le
forze di sicurezza marocchine ad aprire la frontiera, come testimoniato dai
migranti che raccontano di essere stati indirizzati verso il confine proprio
dalla polizia.
Già nel maggio 2021, l’apparato securitario marocchino permise l’ingresso
immediato di oltre diecimila persone a Ceuta, quando la Spagna concesse
l’accoglienza umanitaria al segretario generale del Fronte Polisario e
presidente della Repubblica Saharawi. Il Fronte, sostenuto dall’Algeria,
rivendica l’indipendenza del popolo saharawi.
Nel 2022 nuovamente furono aperte le frontiere, questa volta a Melilla, mentre
Madrid cambiava posizione in relazione al piano di autonomia marocchino. La
reazione del governo spagnolo fu immediata: Sánchez riconobbe il piano per il
Sahara occidentale.
La vicenda dimostra la violenza della pratica di esternalizzazione delle
frontiere dei governi europei e della delega della violenza repressiva del
contenimento delle migrazioni, divenuta strumento di ricatto e le vite delle
persone migranti strumenti per una “guerra ibrida” tra stati.
Foto di copertina di Brigades de Apoyo Mutuo
Questa mattina a Torino e in alcune città italiane, diversi compagni e diverse
compagne si sono svegliati con la polizia alle porte. Dodici perquisizioni,
diciannove richieste di misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma,
tutte però che andranno prima discusse con l’interrogatorio di garanzia.
Il motivo è il corteo del 31 gennaio 2026, quando cinquantamila persone
provenienti da tutta Italia hanno attraversato le strade di Torino in corteo a
seguito dello sgombero dell’Askatasuna.
C’eravamo tutti e tutte quel giorno, accanto a compagni e compagne che da anni
camminano al nostro fianco in Val di Susa. Oggi alcuni dei partecipanti a quella
giornata vengono chiamati a rispondere di quanto successo, capri espiatori
dell’ennesimo tentativo di rappresaglia della Questura torinese.
In Val di Susa conosciamo bene queste dinamiche volte a intimidire e mettere a
tacere con imputazione spropositata di reati e “danni” addebitati. E conosciamo
bene la “violenza “ di cui siamo costantemente chiamati a rispondere. Quella che
ci vede difendere la nostra terra, le nostre case e i nostri ideali, che viene
imputata a chi lotta per un futuro differente, lontano dalle dinamiche imperanti
che sfruttano le persone e devastano i territori, facendo gli interessi dei più
forti. Forti sulle spalle degli altri, di studenti e studentesse, lavoratori e
lavoratrici, di tutte le persone che sono sacrificabili in un mondo disegnato
per pochi.
Questa giustizia che colpisce chi lotta, chi difende la terra, chi si oppone
alla devastazione del territorio. Una giustizia che protegge chi devasta, chi
sfrutta, chi fa gli interessi di pochi e lascia da soli gli altri, che chiama
violenza la nostra dignità e ordine il loro sopruso.
Le loro ritorsioni purtroppo non conoscono confini. A Torino come in Val di
Susa, così come a Genova, Firenze, Reggio Emilia, Milano, Cagliari e tutte le
città in cui vivono le persone coinvolte con l’operazione di questa mattina.
A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà e gratitudine, con la
consapevolezza che insieme possiamo resistere e possiamo costruire insieme
un’alternativa migliore ai loro deserti.
Torino è partigiana, avevamo detto quel giorno. Così come la Valle, che sta e
starà sempre al fianco di chi lotta.
Askatasuna vuol dire libertà.
Solidarietà ai compagni e alle compagne!
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IL CEO DI CLOUDFLARE CI AVVISA: TRA CINQUE ANNI IL WEB SARÀ UN ENORME RADUNO DI
BOT.
https://www.theverge.com/podcast/1000344/cloudflare-matthew-prince-google-zero-ai-web-advertising
Matthew Prince, l’uomo che ha praticamente messo una guardiola davanti a un
quinto di tutto internet, è andato a fare due chiacchiere con Nilay Patel su
Decoder e ha tirato fuori la palla di cristallo: tra cinque anni, i bot
potrebbero generare 1.000 volte il traffico degli esseri umani .
Il punto è che i bot non cliccano sugli annunci. Quindi tutto il modello di
business del web basato sulla pubblicità — che va avanti da tipo 30 anni — per
loro è carta straccia. Cloudflare, insieme a Coinbase e Stripe, sta riesumando
un codice HTTP degli albori, il mitico 402 “Payment Required”, per far pagare
agli agenti AI una frazione di centesimo per ogni pagina che leggono.
Poi c’è la parte deliziosa: dal 15 settembre, Cloudflare blocca Google per
impostazione predefinita sui siti dei clienti gratuiti, così non può usare i
loro contenuti per addestrare le sue AI. Se Google non distingue tra training
per l’AI e scansione per il motore di ricerca, “li blocchiamo in toto”, ha detto
Prince, con la stessa energia di chi chiude la porta in faccia al vicino che
chiede sempre lo zucchero.
\Prince e sua moglie possiedono un piccolo giornale locale nello Utah, e lui
prevede che quest’anno guadagnerà più dalle licenze AI che dalla pubblicità
digitale. Morale della favola: se volete ancora fare i soldi con il web, forse è
il momento di iniziare a far pagare i robot. O di aprire un giornale nello Utah.
incredibile fiaba mitopoietica sui ricchioni scritta da Larry Mitchell nel 1977
e reinterpretata oggi dal vs affezionatissimo professore
A Torino riparte l’offensiva giudiziaria contro chi si è mobilitato contro lo
sgombero di Askatasuna. Perquisizioni in tutta Italia e richieste di misure
cautelari dal carcere all’obbligo di firma. Un …
Un breve aggiornamento dalla mobilitazione del 8 ottobre a Roma, durante la
quale una buona delegazioni di abitanti dei Campi Flegrei ha voluto ribadire
l’assenza di risposte adeguate all’emergenza in corso.
Emergenza, in primis abitativa, scaturita dagli ultimi episodi di bradisismo di
questa estate, ma che è anche una questione strutturale di assenza di
investimenti pubblici su quei territori e mancata attenzione ai bisogni di chi
li abita.
Spazio alla voce di due persone di Pozzuoli, attualmente sfollate.
During the hottest August on record, the two ARSIDER travel across southern
France. Destination: Toulouse, Terre Blanque, a temporary outpost of
self-managed civilisation where two soundsystems bombard the countryside, dry
toilets fulfil philosophical functions and dogs are roaming over the dusty
plateau. Amid heat, substances and sudden manifestations of solidarity, the two
develop an increasingly unreliable perception of time and a growing familiarity
with the absurd. They record everything, including events nobody remembers
having experienced. What emerges is an apocryphal travel diary somewhere between
sonic documentation, tropical pathology and a treatise on ontology as applied to
camping, in which the distinction between experience and hallucination is
gradually declared void for lack of evidence. It remains to be established
whether ARSIDER travelled to Toulouse to play music, or whether Toulouse
summoned ARSIDER to complete an experiment nobody ever authorised.
Pour toute question, réclamation ou démarche concernant, directement ou
indirectement, le groupe Arsider et associeè, notamment pour toute plainte, mise
en demeure, acte de notoriété, succession, cession de parts sociales ou question
relative à des substances, veuillez vous adresser à maître profess. Jean bender,
Avocat. Toute correspondance ou notification officielle devra lui être adressée
directement. Merci
Arsider est un système (system) ou, dans une perspective futuriste et mécanique,
un regelorgan connecté en temps réel, sur les plans analogique et neurochimique,
à l’expérience présente. sa forme dépend de la pression exercée par le contexte,
lequel se trouve à son tour modifié par sa présence, selon cette réciprocité
dynamique qui fait d’une expérience quelque chose de plus complexe que la somme
de ses événements.
Riprendiamo il comunicato pubblicato dal Network Antagonista Torinese,
solidarietà a tutti e tutte le compagne e i compagni inquisiti!
Questa mattina sono state effettuate 12 perquisizioni ai danni di compagni e
compagne per un totale di 19 richieste di misure cautelari che vanno dal carcere
all’obbligo di firma, tutte prevedono il passaggio preliminare
all’interrogatorio di garanzia. Un’operazione a firma Paolo Scafi, pm dalla
penna facile quando c’è da fare incetta di misure cautelari, tra le sue ultime
prodezze le misure per gli ultras di Toro e Juve a seguito degli scontri del
derby quando Marco Basoccu venne gravemente ferito alla testa da un lacrimogeno
sparato ad altezza uomo.
Il contesto è quello della manifestazione oceanica del 31 gennaio scorso a
seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. Ai compagni e alle
compagne coinvolti nelle richieste di misura cautelare vengono imputati diversi
reati con l’intento di dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata
una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50
mila persone. Ricordiamo anche l’uso massiccio e violento da parte delle forze
dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un
dossier e in diverse inchieste giornalistiche. La violenza è quella che viene
dall’alto e che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di chi deve essere
messo a lavoro per interessi nemici ai nostri.
Lo sgombero dell’Aska è stato un colpo voluto dal governo a seguito di un
movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in
diretta tv. In quella giornata Piantedosi si sfregava le mani e scriveva sui
social che finalmente giustizia era stata fatta, i politici locali con Marrone
in testa non hanno sprecato l’occasione per togliersi sassolini dalle scarpe, la
questura di Torino e la Procura hanno avuto la loro soddisfazione effimera nel
vedere che finalmente i loro sforzi erano stati premiati. Eppure, l’unica cosa
certa è che il 18 dicembre 2025 ha chiuso una porta ma ha spalancato uno spazio
di possibilità che ancora oggi vive nelle lotte di ogni giorno.
Torino è partigiana avevamo detto in quell’occasione e Torino continua anche
oggi a schierarsi contro la guerra, contro il riarmo e contro un sistema che
sfrutta e specula per il profitto. Torino è partigiana perché è con la Palestina
che resiste, è con gli studenti e studentesse che nelle scuole e nelle
università pretendono un futuro più giusto, è con i lavoratori e lavoratrici che
scioperano per interrompere e bloccare la guerra sui nostri territori.
Torino è solidale con chi viene colpito da questa operazione, un tentativo di
punire alcuni per una giornata che rimane nella storia ma che non è finita con
le ceneri di un pomeriggio, anzi, consolida una prospettiva di lotta collettiva
per la libertà di tutti e tutte. Intanto, ci vediamo nelle piazze di questo
ottobre contro il riarmo e per la Palestina, verso il 24 ottobre e oltre.
Askatasuna vuol dire libertà, solidarietà a tutti e tutte le compagne inquisite!
Nel delta del Po, una comunità di pescatori rumeni si ritrova al centro di uno
scontro con i pescatori sportivi italiani, tra povertà, criminalità e xenofobia.
A farne le spese è l’ecosistema del delta
L'articolo Il delta conteso proviene da IrpiMedia.
Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono
con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che
eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della
GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di
ricambio intergenerazionale.
Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di
aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo
particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in
corso.
Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali e di autocisterne
di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i
pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi
(in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi) e sit-in a Roma, in
piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come
in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate
insufficienti.
Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del
2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre
il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli
scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla
tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e
lavoratrici ad unirsi.
Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori
Italiani, e Ivo Pittorini, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà
Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
Lunedì 12 ottobre ripartirà dopo la pausa estiva il dibattimento nel processo
d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale
Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.
Verranno nuovamente interrogati alcun* imputat*. L’udienza durerà tutta la
mattina, quindi ogni momento sarà buono per raggiungere l’aula e portare la
nostra solidarietà!
Per 16 persone, l’accusa è di associazione a delinquere, per aver partecipato
alle lotte sociali e ambientali che hanno animato Torino e la Val Susa.
SIAMO TUTT* E TUTTE ASSOCIAZIONE A RESISTERE!
GIÙ LE MANI DAL MOVIMENTO NO TAV – GIÙ LE MANI DA ASKATASUNA