Puntata del 5 agosto duemila26
Un uomo entra in un caffè…splash.
Puntata del 29 Luglio 2026
Sapete perchè Gesù ci ha creato con un solo mento????
………perchè non poteva fare altrimenti.
Fotogalleria di Paolo Modugno
È un angosciante deja-vu questa nuova, gravissima crisi bradisismica in area
flegrea. Questa volta a farne le spese sono case e persone del comune di
Pozzuoli, già colpite allo stesso modo nel maggio 2024, dieci mesi prima dalla
terza forte scossa di questo biennio, nel marzo 2025, che invece ebbe le
conseguenze più gravi sul quartiere napoletano di Bagnoli.
È un deja-vu perché sembra ogni volta di tornare al punto di partenza. In primo
luogo, per l’assenza di qualsiasi tipo di assistenza per i più fragili, anziani
e bambini su tutti. Poi, per l’accompagnamento alle persone sfollate, a cui
viene ancora una volta proposto quel “contributo autonomo di sistemazione” che
ha come principale vantaggio quello di deresponsabilizzare le istituzioni,
assegnando cifre del tutto insufficienti a chi ha un appartamento inagibile e ne
cerca uno temporaneo, ignorando del tutto l’andamento del mercato immobiliare (e
le speculazioni dei proprietari dell’intera area metropolitana, sempre pronti a
capitalizzare sulle disgrazie altrui). Infine, la programmazione e l’adeguamento
sismico del territorio, su cui sono stati fatti dei timidi passi in avanti in
questi anni, che collidono però con l’atteggiamento di gran parte delle
istituzioni nazionali, sempre pronte a colpevolizzare chi in questo territorio è
nato e vuole abitarci (qui il ministro Musumeci) e persino chi manifesta per
rivendicare i propri diritti (i senatori di Fratelli d’Italia, Rastrelli e
Cosenza).
La situazione, a oggi, è critica. Dopo una settimana di sopralluoghi i vigili
del fuoco hanno effettuato circa 1200 interventi, a fronte degli oltre 1400
richiesti. Gli edifici sgomberati sono al momento 198, per un totale di 880
abitazioni e con una proiezione di persone sfollate che potrebbe raggiungere le
quattromila unità. Numeri che non si possono gestire delegando alla popolazione
la ricerca di una sistemazione temporanea, ma che necessitano un piano organico
di individuazione e intervento pubblico sulle case sfitte, sulle strutture
ricettive, e di misure che regolino gli indiscriminati aumenti degli affitti.
Non ci sono però solo quelle famiglie, in assoluta e sottostimata emergenza, che
la casa l’hanno persa con la scossa di fine luglio. Ci sono persone, a Pozzuoli
e Bagnoli, che hanno avuto danni in passato e potrebbero averne con la prossima
crisi: in questo senso il bradisismo è un fenomeno con cui si può certamente
convivere, ma a patto di farsi trovare preparati, di abitare in case adeguate a
una “emergenza” che nessuno è in grado di dire se e quando potrebbe finire. Gli
strumenti tecnici ci sono, servono i soldi.
E infatti, per non tirarli fuori, la presentazione delle domande per accedere ai
fondi governativi per la ristrutturazione è stata finora regolata da termini
temporali molto stretti, e da parametri estremamente rigidi, che escludono
famiglie che hanno visto la propria casa distrutta, motivando quest’esclusione
non solo in ragione di abusi consistenti, ma anche di piccole irregolarità e
incongruenze catastali. L’Assemblea popolare di Bagnoli, con la rete di
cittadini e comitati che si sta riunendo a Pozzuoli in questi giorni, definisce
giustamente il riassetto del territorio una questione di pubblica sicurezza, da
sostenere con piani a lungo termine, il finanziamento di azioni lungimiranti,
slegate dalle continue crisi.
Partendo da qui, la popolazione flegrea è tornata ad agitarsi. Prima con
l’occupazione del porto di Pozzuoli, che ha comportato la presenza di una
delegazione del movimento all’incontro di mercoledì con il presidente della
Regione, il prefetto Di Bari e il ministro Piantedosi; il giorno dopo, con un
lungo corteo terminato al rione Artiaco, una delle zone più colpite dalla
scossa, proprio lì dove da ben due anni si promette l’apertura di un hub di
accoglienza; e infine venerdì, con il passaggio simbolico della manifestazione
al Rione Terra, da mesi nelle mire dei team dell’America’s Cup, che vorrebbero
trasformarlo in un suggestivo villaggio per gli atleti.
Le manifestazioni sono state partecipate, a dispetto del caldo terribile e della
comprensibile stanchezza. Le persone hanno sfilato tra le macerie, arrabbiate e
non rassegnate. La composizione è stata eterogenea. Dal canto loro, gli
attivisti più esperti cercano di tenere insieme le istanze e le esigenze
differenti. C’è chi ha una casa agibile, ma è stato sgomberato perché il palazzo
accanto al proprio è pericolante da anni, e nessuno interviene dal momento che i
proprietari non riescono ad accedere al contributo per la ristrutturazione; c’è
chi ha difficoltà ad accedere al Cas perché la sua casa è considerata agibile,
ma non può entrarci perché le scale del palazzo non lo sono; c’è chi ha un
lavoro notturno e rischia di perderlo perché non ha un mezzo proprio, e non può
rientrare prima che faccia mattina all’abitazione di emergenza che sta
affittando, a venti chilometri di distanza dal luogo di lavoro; e soprattutto
c’è chi passa intere giornate per strada, perché ha paura o perché semplicemente
non ha un posto dove andare.
In questo senso, la crisi bagnolese del 2025 ha insegnato che le tattiche di
logoramento e frammentazione attuate dalle istituzioni per allentare la
pressione pubblica, prima o poi raccolgono risultati. L’Assemblea popolare è
riuscita a tenere in piazza per tanto tempo le persone, ha organizzato incontri
settimanali, mappature collettive degli edifici, ha supportato le persone del
quartiere con la burocrazia, ma la mobilitazione ha perso forza quando i destini
di tanti abitanti hanno dovuto fare i conti con l’allontanamento forzato, le
schizofreniche risposte istituzionali, la giungla burocratica per l’accesso ai
fondi, nella quale è consigliabile muoversi con l’aiuto di figure tecniche
(lautamente pagate) piuttosto che di generosi e determinati attivisti.
Oggi, rispetto a un anno e mezzo fa, c’è però un altro problema, che potrebbe
essere al contempo un’opportunità. Il mercato immobiliare flegreo è andato fuori
controllo a causa della Coppa America. Esistono appartamenti di sessanta metri
quadri a Bagnoli e Pozzuoli che oggi si affittano anche a duemila euro, case
lasciate appositamente vuote nell’attesa di un mercato che verrà, temporaneo ma
ultra-redditizio; e poi annunci di agenzie immobiliari che non propongono case
in affitto, ma che cercano appartamenti vuoti da gestire “esclusivamente per
personale team e visitatori Coppa America”.
L’emergenza casa che si sta vivendo in zona flegrea può contribuire a mantenere
alte rabbia e partecipazione, ed evidenziare come anche il bradisismo, così come
la speculazione legata alla competizione velistica, non siano problemi locali ma
di tutta la città. Questa rabbia può essere un propulsore per le battaglie
contingenti, e a spingerle potrà essere anche la rivendicazione dei risultati
che si sono ottenuti in questi due anni, a cominciare dall’aumento, su cui si è
esposto pubblicamente il ministro Piantedosi, del fondo statale per
l’adeguamento sismico dal cinquanta al settanta per cento. Sarà necessario però
anche un rilancio della battaglia contro l’estromissione dal territorio del
tessuto socio-abitativo originario, ora che gli interventi di rigenerazione
urbana a Bagnoli, con i loro limiti e storture indicibili, sembrano avviati,
dopo trent’anni di ruberie e continui dietrofront. Chi ha poco reddito o
capacità di spesa – ora che non c’è più acciaio da fondere né tumori da sorbirsi
– non è più benvenuto in questi luoghi e tutto, dal bradisismo alla Coppa
America, sarà funzionale alla sua espulsione. Bisogna dirlo in ogni sede
possibile, organizzarsi e resistere. Senza nel frattempo lasciare indietro
nessuno. (riccardo rosa)
Dietro la retorica della rivolta contro le élite si consolida una convergenza
tra estrema destra, grandi patrimoni, think tank conservatori e piattaforme
digitali. Il migrante viene trasformato nel responsabile dell’impoverimento …
https://www.lindipendente.online/2026/08/09/in-cisgiordania-e-esplosa-la-violenza-israeliana-migliaia-di-attacchi-di-coloni-ed-esercito/
Riceviamo e diffondiamo:
Con grande gioia vi inviamo la locandina e vi invitiamo all’edizione 2026
dell’FC-HC!!
Come sempre autogestione, pirateria musicale, idee e note per lx nostrx compagnx
reclusx e sogni di libertà per i giorni bui!
Panini vegan e birrette benefit e il sano vecchio hardcore!
e tanto posto per portare il tuo banchetto DIY/DISTRO (please, unica clausola:
no liquorini! Antiabbrutimento-Action! 😉
Allo skate park di Forlì (via dragoni) dentro all’anfiteatro!
ORE 20:00 ALLESTIMENTO BANCHETTI
ORE 21:00 (puntuale) INIZIO CONCERTI CON:
– Innesco
– Rebelde
– Randagi
– Spring Moods
DIFFONDI COME MEGLIO CREDI!!
per info, contatti etc: capitanoacab@insiberia.net
PIETRO LIBERO E SELVAGGIO!!
TUTTX LIBERX E SELVAGGX!!!!!
(A)
Ieri, 8 agosto, una delegazione di No tav ha partecipato al corteo No Ponte che
si è svolto all’interno di tre giorni di mobilitazione e campeggio a Messina dal
7 al 9 agosto. Come Movimento, da sempre, siamo vicini alla lotta conttro il
ponte sullo stretto di Messina, per le stesse identiche ragioni per cui lottiamo
contro la Torino-Lione.
Le grandi opere sono un paradigma di devastazione ambientale e sociale, spreco
di risorse pubbliche, mafie e affarismi, estrattivismo cieco e vorace. La
solidarietà tra popoli in lotta e tra territori che si ribellano a questo
denstino, sono le relazioni che vogliamo costruire e che ci permettono di
resistere, anche per più di trent’anni a governi, leggi speciali, aggressioni e
che attraverso le quali possiamo organizzare le giuste risposte.
Riprendiamo il comunicato del Movimento No Ponte e pubblichiamo l’intervento di
saluto dei No Tav. Contro la devastazione dei nostri territori, si parte e si
torna insieme!
> 𝗡𝗢𝗡 𝗖’𝗘’ 𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗗𝗘𝗩𝗔𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜 𝗜𝗡 𝗥𝗜𝗩𝗔
> 𝗔𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗥𝗘𝗧𝗧𝗢
>
> Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in
> migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti.
> Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone
> che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi
> supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore
> forza.
>
> In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli.
> Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la
> generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto.
> Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo
> dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste
> dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è
> formato un popolo no ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo
> Sì ponte.
>
> In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni
> volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della
> nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio
> territorio sono più forti della brama di profitto. E’ per questo che tutte le
> loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione
> noi. Su tutto.
>
> Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto.
> Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni.
> Alla fine di tutto questo abbiamo capito che non hanno un piano che non sia
> quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno
> se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano
> finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché
> di più ci guadagneranno.
>
> Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria
> Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti
> i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza
> arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che
> si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte
> dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.
>
> In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a
> generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le
> persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone
> interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia
> rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la
> minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo
> invivibile la nostra quotidianità.
>
> Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un
> metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere,
> dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle
> emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono
> interessati.
>
> E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che
> abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della
> nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i
> nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo
> il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.
>
> Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in
> piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di
> lotte, nel ringraziare le nostre sorellr e i nostri fratelli che sono venute
> da fuori a portare le loro lotte in questa piazza, noi decretiamo, dal basso,
> la chiusura della Stretto di Messina Spa.
Puntata musicale dedicata stranamente a cantautori e cantautrici nonchè
interpreti italiane. Senza un senso logico, senza un periodo particolare.
Mai fatto prima a Metix Flow, mai dato così tanto spazio alla musica
cantautorale italiana.
Potevamo però preparare una play list del genere scegliendo i brani più noti?
No. Solo brani meno scontati.
01 – Francesco Guccini – Il 3 Dicembre del ’39
02 – Lucio Dalla – L.S.D.
03 – Alan Sorrenti – Vorrei Incontrarti
04 – Bruno Martino – Estate
05 – Dino – Gli Occhi Miei
06 – I Cugini di Campagna – Metallo
07 – Patty Pravo – Roma è una prigione
08 – Daniele Coccia Paifelman – Aceto Blu
09 – Enzo Maolucci – Torino che non è New York
10 – Donatella Viggiano – Napule Canta E More
11 – Giuni Russo – Crisi Metropolitana
12 – Enzo Del Re – Tengo ‘na Voglia E Fa Niente
13 – Stefano Rosso – Colpo di Stato
14 – Ricky Gianco – Questa casa non la mollero’
15 – Ivan Cattaneo – Totem & Tabu
16 – Fabio Celi e gli Infermieri – Follia
17 – Jo Squillo – Faccia Da Vipera
18 – Mauro Pelosi – Ho Fatto La Cacca
19 – Enzo Carella – Mare sopra e sotto
20 – Nada – Senza un perchè
21 – Piero Ciampi – Il Vino
Con un compagno aneddoti tra solidarietà e musica, un contributo di Radio Onda
Rossa
Con un compagno raccontiamo degli aneddoti che hanno legato il cantautore
Guccini con il movimento e ROR.
Nel novembre 1979 furono arrestati 3 compagni del collettivo del policlinico ad
Ortona, un paese abruzzese, trovati in possesso di due lanciamissili. Uno dei
compagni era Daniele Pifano. Per sostenere le spese processuali furono
organizzate diverse iniziative anche per recarsi a L’Aquila per il processo. Si
chiese a diversi cantautori tra cui Guccini. Si manda quindi un compagno con la
macchina a cercare Guccini in via Paolo Fabbri 43. Gli aprì la madre dicendo:
Francesco è uscito qualche minuto fa sta in quell’osteria, fuori porta.
All’osteria era appena andato via verso un paesino tosco emiliano. Quindi si
parte anche verso questo paesino. Cercandolo all’alba lo vede affacciato ad una
finestra.
– Sono un compagno di Roma ti volevo chiedere una cosa….
– Vieni dentro che ti offro un caffè
Il resto ve lo lasciamo all’ascolto della corrispondenza.
https://www.ondarossa.info//redazionali/2026/08/guccini-e-radio-ondarossa
di Giovanni Iozzoli * Dalla morte di Abdelrahim Fakir a quella di Monica
Esposito, due tragedie lungo la via Emilia raccontano una società attraversata
da solitudine, marginalità e paura. Mentre …
Un violento intervento di polizia davanti alla stazione: un uomo immobilizzato a
terra da più agenti avrebbe gridato di non riuscire a respirare. Identificate
alcune persone che filmavano e, secondo …
Matinée no stop. Dj Post Pony evapora e nel passaggio dallo stato gassoso a
quello solido si manifesta Anna Giovanna, O.G. del nastro aka TapeJockey
à-la-coque. 1 ora e trenta minuti di AKKATASTATO: flusso mentale saturato su
nastro, sintonizzato sulle frequenze radio di un’auto fantasma lanciata a tutta
velocità sul rovente rettilineo di un’autostrada fuorifase… autorizzazione
ufficiale, su carta siglata e bollata, per annientare l’obsolescenza
programmata. Cutup + mixing selvaggio, no planned selection, no tapelist, solo
tapes, zero budget, lo-fi!!!