Dopo la manifestazione contro il G7, centinaia di persone accerchiate per tutta
la notte dalla polizia, identificate una a una e trattenute senza distinzione
tra manifestanti, giornalisti, famiglie e semplici …
RIPIGLIⒶTI (COGLIONX!)
El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(giovedì, 18 giugno 17:30)
RIPIGLIⒶTI (coglionx!)
APERITIVO VEGⒶNO
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BENEFIT SALA PROVE AUTOGESTITA
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Le porte di el Paso saranno aperte dalle 17.30 del 18/06 con l'intenzione di
creare uno spazio di socialità, politica e sostegno ad un importantissima realtà
che attraversa questo spazio, appunto la sala prove con bevande stuzzichini e
chiacchiere.
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Potremo finire di sgranocchiare e bere durante la proiezione del film "La Donna
Elettrica" per la rassegna SABOTAGGIO di EL PASO CINE che inizierà alle 21.
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TANTA MUSICA, TANTA BIRRA, TANTA SANGRIA, TANTI TRAMEZZINI VEGANI e TANTISSIMA
PRESABBENE
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No fasci No machi No presammale
Di Nicoletta Dosio Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere
vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per
risolvere le proprie crisi […]
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notav.info.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(sabato, 20 giugno 16:00)
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(mercoledì, 17 giugno 16:00)
Disponibile “L’altra storia del banditismo. Potere costituito,
autodeterminazione, “criminalità” in Sardegna. Il carcere e il carcerario” di
Costantino Cavalleri
https://anarkiviu.wordpress.com/2025/06/23/due-nuovi-titoli-in-uscita/
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
APERTURA PORFIDO
Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(martedì, 16 giugno 16:00)
Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle
16:00 alle 19:30.
Fermata 3 volte in 6 mesi. E’ il caso di Annalisa, attivista di Extinction
Rebellion, che l’ultima volta era in aeroporto a Malpensa, dopo essere stata a
Montreal per assistere il marito che aveva avuto un incidente.
Da Radio Onda d’Urto
La polizia l’ha fermata al controllo passaporti. Considerata “Persona
pericolosa” nonostante non abbia alcun procedimento penale o denunce di alcun
tipo, è scattata la perquisizione.
La denuncia arriva dalla stessa protagonista della vicenda, che ha deciso di
rendere pubblico l’accaduto dopo l’ennesimo fermo ingiustificato in pochi mesi.
“Casi analoghi hanno coinvolto decine di persone attive nel movimento negli
ultimi due anni, che sono state costrette a volte a perdere il volo o a scendere
dal treno”, denuncia XR.
Dalle prime ricostruzioni, “sembra che le persone che in questi anni hanno
partecipato a manifestazioni di Extinction Rebellion (e probabilmente anche
altri movimenti), anche se non sottoposte a procedimenti giudiziari, siano
finite in un registro riservato delle Forze dell’Ordine che dà loro pieni poteri
su come controllarle, senza che vi sia mai stato un parere di un giudice”.
La testimonianza, su Radio Onda d’Urto, della stessa Annalisa, insegnante di
Torino e attivista di Extinction Rebellion.
Le Brigate rosse avevano una struttura organizzativa piramidale dominata al
vertice da una cupola onnisciente e che tutto decideva?
E’ questa la domanda a cui si è cercato di dare una risposta nel corso della
quattordicesima udienza del processo di Alessandria che si è tenuta lo scorso 5
giugno, nel cinquantunesimo anniversario della sparatoria davanti la cascina
Spiotta di Arzello, all’interno della quale la colonna torinese delle Brigate
rosse custodiva il magnate dello spumante Vallarino Gancia, rapito il giorno
precedente. Quella mattina morì Margherita Cagol, fondatrice delle Brigate
rosse, uccisa a freddo da un carabiniere al termine di un conflitto a fuoco
innescato dall’improvviso arrivo sul posto di una pattuglia dei carabinieri che
perlustravano la zona. Nella sparatoria rimasero gravemente feriti il tenente
Umberto Rocca e l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, deceduto in
ospedale l’11 giugno successivo. L’altro brigatista, Lauro Azzolini, che per sua
stessa ammissione, fatta in aula l’11 marzo 2025, era insieme a “Mara” Cagol
quella mattina, riuscì a fuggire nella boscaglia.
Non deve sorprendere se un simile interrogativo, che al massimo oggi potrebbe
interessare degli storici e ricercatori riuniti nella sala di un convegno o
animare la discussione attorno alla presentazione di un libro specialistico sul
tema, sia stata discussa lungamente nel corso dell’udienza, dove è stato
ascoltato, come esperto chiamato dall’avvocato Francesco Romeo, difensore di
Mario Moretti, lo storico e docente universitario Marco Clementi, autore dei
numerosi libri e studi sulla materia.
Giudiziarizzazione della storia
La partecipazione di uno storico all’interno di un processo non è una presenza
scontata. E non lo è stata nemmeno questa volta. Per chi si occupa di storia
risuona ancora la dura polemica che lo storico Henri Russo mosse contro la
scelta di un suo collega, Robert Paxton, di essere ascoltato in qualità di
esperto nel processo per crimini contro l’umanità mosso contro l’ex prefetto di
Parigi Maurice Papon (1997-98), che durante l’occupazione nazista collaborò alla
deportazione degli ebrei francesi. All’epoca vivevo a Parigi, appartenevo alla
comunità dei rifugiati italiani degli anni ’70 e stavo completando i miei studi
universitari. Ricordo i termini molto accesi di una discussione istruttiva
(articoli di giornale, libri e dibattiti televisivi) contro la
giudiziarizzazione della storia, segmento settoriale di un fenomeno ben più
vasto che stava investendo l’intera sfera sociale e che trattai nella mia tesi
di master. Russo stigmatizzava la strumentalizzazione giudiziaria del metodo
storico, la sovrapposizione della logica binaria che presuppone il modello della
imputazione. Approccio che contrasta apertamente con il metodo storico fondato
sull’autonomia degli interrogativi scientifici e sulla complessa ricerca delle
cause molteplici. Per non dire dello statuto di insindacabilità e performatività
della verità giudiziaria, che oltre a non rispondere ai criteri scientifici di
emendabililtà ritiene di poter creare il fatto storico: basti l’esempio dei
colpi mai esplosi contro l’ingegner Alessandro Marini in via Fani, la mattina
del 16 marzo 1978, per cui furono condannate 27 persone. Grazie al lavoro di
alcuni storici è ormai storicamente assodato che l’episodio non è mai avvenuto,
circostanza riconosciuta dallo stesso testimone e dalla commissione Moro 2 che
ha dovuto arrendersi davanti alle evidenze fattuali. Eppure la verità
giudiziaria è rimasta invariata.
Verità storica e verità giudiziaria oltre ad avere obiettivi diversi, come già
notava Marc Bloch (ricerca del colpevole contro ricerca complessiva di cause,
contesto e autori), hanno anche un diverso «percorso ermeneutico»: la verità
giudiziaria può emergere solo all’interno del processo sulla base di quanto
prevede il codice di procedura. Metodo che introduce una rigorosa selezione di
elementi, assunti a discrezione dai giudici, scelta che ne preclude altri. La
possibilità di negare una perizia, per esempio nel caso di questo processo di
Alessandria il mancato accoglimento di una nuova perizia balistica sulle
traiettorie di tiro, non inficia la produzione finale di una verità giudiziaria
anche se dal punto di vista storico apparirà gravemente monca.
Tribunali e storia
La critica spietata mossa da Russo alla fine degli anni 90 aveva come tela di
fondo il processo di tribunalizzazione della storia innescato alla fine della
Seconda guerra mondiale dal processo di Norimberga contro i crimini nazisti. Da
allora, il discorso storico è stato progressivamente inglobato e
strumentalizzato dalla retorica giudiziaria dando vita ad un ibrido nel quale si
confondono e sovrappongono ordini diversi: verità giudiziaria e storica,
giudizio di ordine politico e morale. Una tendenza, come si è più volte
osservato (Enzo Traverso), che ha visto emergere la figura di un nuovo
testimone, la vittima assoluta (e i loro familiari con corollario di
associazioni vittimarie) che nelle condanne giudiziarie dovrebbero trovare –
secondo una scuola oggi dominante – cura e guariggione. Testimone che ha
collocato nello sfondo altri testimoni e soggetti che pure hanno segnato in modo
attivo il processo storico. L’adozione di questo modello vittimario – ha scritto
recentemente Miguel Gotor nel suo volume sulla morte di Piersanti Mattarella –
«ha prodotto un’abnorme centralità della memoria e del testimone, una nuova
diarchia che ha innescato un processo di memorializzazione della verità storica,
in cui il concetto di conflitto è stato sostituito da quello di trauma e la
dialettica hegeliana servo/padrone da quella vittima/carnefice».
Russo, ormai trent’anni fa, vide arrivare tutto questo. Con la sua denuncia
provò a lanciare un campanello allarme rivendicando l’autonomia del lavoro
storico, senza grandi esiti purtroppo. Così di fronte al passato che non passa,
alla presentificazione continua di eventi distanti anche cinquant’anni, come nel
caso del rapimento Gancia e della sparatoria alla Spiotta, l’orizzonte penale ha
di fatto assorbito lo spazio del lavoro storico limitandone l’agibilità e in
taluni casi minacciandone l’autonomia e l’azione (chi scrive ne sa qualcosa. Per
aver condotto un minuzioso lavoro di ricerca e verifica sul sequestro Moro,
impiegando le fonti documentali e orali disponibili, si è visto sequestrare
l’intero archivio e gli strumenti di lavoro oltre a subire una lunga indagine
risoltasi dopo tre anni con l’archiviazione).
L’abuso della prova storica
Non stupisce dunque se a una distanza così lunga la nuova inchiesta di
Alessandria, e il processo che ne è seguito, hanno dovuto rinunciare ai
tradizionali elementi della prova forense (per altro all’epoca nemmeno
correttamente raccolti),1 per far ricorso a intercettazioni ambientali (per
giunta in buona parte illecite), ovvero tracce memoriali e prova storica.
Quest’ultima assurta a regina del processo. Ai Ros dei carabinieri è stato
chiesto di scandagliare fondi archivistici di tribunale e archivi di Stato, per
poi dedicarsi a un lungo e faticoso lavoro interpretativo sulle testimonianze, i
verbali di perquisizione e la letteratura brigatista d’epoca e successiva (opere
autobiografiche).
Per poter aggirare la prescrizione, condurre la nuova indagine e arrivare a
processo, la procura doveva giustificare la sussistenza delle aggravanti della
premeditazione nella sparatoria e l’esistenza di una rigida struttura piramidale
con un esecutivo brigatista che non aveva solo deciso e organizzato il
sequestro, ma ordinato tassativamente alla colonna torinese l’obbligo dello
scontro a fuoco per annientare il nemico. Una volontà omidiciaria premeditata
fin dall’inizio e non il risultato di circostanze caotiche frutto di una sequela
ripetuta di condotte e errori logistici da parte brigatista e della stessa
pattuglia della territoriale, che agì all’insaputa del nucleo speciale diretto
dal generale Dalla Chiesa, già intervenuto nelle indagini il giorno precedente.
Una necessità che ha modellato i fatti a immagine e somiglianza delle aggravanti
richieste per condurre l’azione penale. Da qui l’uso strumentale della prova
storica, piegata alle bisogna del teorema accusatorio.
1/continua
Note
1. La scena del crimine fu ripulita dai bossoli della sparatoria. Al perito
balistico vennero inviati i reperti in modo selettivo: furono sottratti i colpi
rimasti nell’arma di Azzolini in modo lasciar credere che questi avese scaricato
la sua pistola contro l’appuntato D’Alfonso. Scomparvero bossoli e ogive esplose
dai carabinieri (salvo i cinque bossoli esplosi da D’Alfonso mentre la sua arma
venne inizialmente sottratta dalla scena e riposta nel baule di una vettura dei
CC) e non fu periziata l’arma dell’appuntato Barberis, che dichiarò di aver
ucciso Margherita Cagol sia pur involontariamente. Circostanza che impedì di
accertare le modalità esatte della uccisione della fondatrice delle Brigate
rosse.
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Da insorgenze
Raccogliamo alcuni contributi e comunicati riguardo la giornata di mobilitazione
antifascista a Roma contro i raduni fascisti tenutisi nella capitale sabato 13
giugno.
In migliaia hanno partecipato ai due cortei antifascisti che hanno animato la
giornata di contestazione antifascista nella città di Roma sabato scorso. Il
primo corteo partito dal Colosseo e il secondo dal Verano, hanno raccolto una
vasta partecipazione numerica e giovanile, che ha superato di gran lunga i
numeri dei raduni di estrema destra, i quali erano tre: quello del “comitato
Remigrazione e riconquista”, la convention nazionale del partito di Futuro
Nazonale di Vannacci e il Movimento provita e famiglia.
Fuck remigration: il mondo è di chi si muove!
Alcune riflessioni sulla giornata del 13 giugno
La giornata di ieri, dopo che 30.000 persone hanno scelto di attraversare con
noi il centro di Roma per opporsi alle proposte razziste del comitato
Remigrazione e
Riconquista, ci lascia con qualche speranza in più in vista del prossimo futuro.
Un corteo largo e plurale ha attraversato le strade di Roma dal Colosseo a San
Lorenzo per mandare un messaggio forte e chiaro ai nazisti di Casapoud e alla
città intera: se necessario, nelle strade, nelle scuole, nelle università… ai
nostri posti ci troverete.
Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: il fatto che i neofascisti abbiano
potuto sfilare in pace è comunque un problema, ma la differenza tra la nostra
piazza e la loro è netta. Per mesi hanno provato a convincere il paese che il
loro sarebbe stato un corteo
“popolare”, eppure, foto alla mano, si evince facilmente che la piazza per la
Remigrazione era composta principalmente da militanti accorsi da tutta Italia ed
Europa per salvare la faccia di Luca Marsella.
Il corteo antirazzista partito da Colosseo, invece, è riuscito a racchiudere al
suo interno quella spontaneità popolare, giovanile, meticcia che ha deciso di
mettere in campo i propri corpi, sotto l’afa di metà giugno, per impedire che
idee di deportazione prendano piede nella nostra città.
È inaccettabile che siano Luca
Marsella e altre 4 merde del
comitato a decidere chi può stare in Italia e chi no, a trovare soluzioni facili
a problemi complessi. Sappiamo benissimo che se ci cascano le scuole in testa,
vediamo distrutto il diritto allo studio nelle università e le persone vivono
senza casa, non è colpa dell’immigrazione ma di un sistema che sceglie di
tagliare fondi a scuola, sanità e diritti sociali per finanziare guerra e
genocidio. Parlare di remigrazione quindi, vuol dire distogliere lo sguardo da
chi è il vero nemico.
La sicurezza non si fa deportando la gente o chiudendola in carcere ma
garantendo un lavoro sicuro e dignitoso, fornendo case ed ospedali, dando
alternative a chi vive nei contesti di marginalità che questo stesso sistema ha
creato.
Sappiamo che non abbiamo ancora vinto, che la strada è ancora lunga. La gornata
di ieri non rappresenta la fine di alcun percorso, bensì un inizio necessario.
ROMA METICCIA SCEGLIE DA CHE PARTE STARE: dalla parte gusta della storia, contro
chi promuove razzismo e sfruttamento.
di USB – USB Roma – USB FdS
Ieri ci siamo mobilitati a Roma e in tutta Italia per la giornata nazionale
contro la Remigrazione, scendo in piazza e sfilando in corteo per rivendicare
diritti e tutele per tutte le persone migranti. Razzismo e guerra non ci
rappresentano: sono esattamente quello contro cui lottiamo ogni giorno.
In un paese dove i lavoratori e le lavoratrici vengono sfruttati e trattati come
merce, i lavoratori migranti ricevono un trattamento ancora peggiore: quello di
essere invisibili, nonostante siano una forza lavoro costante e preziosa per
questo paese. Per questo siamo scesi in piazza, di nuovo, al loro fianco, contro
il governo Meloni, Salvini, la Remigrazione e i diritti di chi lavora: chiediamo
regolarizzazione immediata di tutti i lavoratori stranieri, l’abolizione del
decreto sicurezza, e l’ interruzione immediata del traffico e commercio di armi
nel nostro Paese: noi non siamo complici delle politiche di guerra e riarmo di
UE e governo Meloni.
La nostra lotta al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici migranti non si
ferma qua: continueremo come abbiamo sempre fatto a stare al loro fianco nella
lotta per il riconoscimento dei loro diritti e delle loro tutele.
Regolarizzazione di tutti i lavoratori migranti ora!
Movimento per il Diritto all’Abitare Roma , Cambiare Rotta, Osa
MIGLIAIA IN PIAZZA DA PIAZZALE DEL VERANO AL MINISTERO DI SALVINI PER RESPINGERE
GUERRA, RAZZISMO E SFRUTTAMENTO
Oggi migliaia di persone hanno individuato con chiarezza i mandanti delle
manifestazioni pro vita e pro remigrazione che si sono svolte a Roma, città
antifascista e medaglia d’oro della Resistenza, partendo da piazzale del Verano
e dirigendosi verso il Ministero di Salvini volto e primo responsabile di queste
politiche.
Già questa mattina donne delle occupazione abitative, studentesse ed abitanti
dei quartieri popolari hanno sanzionato la piazza dei provita.
Il pomeriggio un grande corteo determinato e meticcio ha rappresentato l’unità
di lavoratrici e lavoratori, studenti e studentesse, giovani delle seconde
generazioni, occupanti e abitanti dei quartieri popolari, contro il governo
Meloni, guerra, razzismo e sfruttamento.
Oggi abbiamo dato una chiara indicazione: contro la barbarie di un modello di
società che arriva a proporre la remigrazione (ovvero la deportazione) e
politiche ultraconservatrici, che consente senza battere ciglio il genocidio del
popolo palestinese e l’oppressione dei popoli, unite e uniti continueremo a
rifiutare di essere la carne da macello del Governo e della campagna elettorale
che verrà, con il conflitto e la rabbia necessari, sempre con la Palestina, Cuba
e al fianco dei popoli che resistono. RESPINGIAMOLI!
La guerra in Ucraina ha superato la durata della Prima guerra mondiale ed è
diventata una guerra d’attrito che sta coinvolgendo i paesi della Nato sempre
più esposti nel sostegno al governo di Kiev . Zelensky non fa mistero delle sue
simpatie revansciste anche a costo di inimicarsi i fedelli alleati polacchi
,come è accaduto con il conferimento ad un’unità d’elite delle Forze Armate
Ucraine del titolo di “Eroi dell’UPA”, in onore all’esercito insurrezionalista
di Stepan Bandera che durante la Seconda Guerra Mondiale commise una serie di
stragi su larga scala contro la minoranza polacca nelle regioni della Volinia e
della Galizia orientale. Pochi giorni prima Zelensky aveva ricevuto con gli
onori di Stato la salma di un altro collaborazionista di Hitler, criminale di
guerra: Andrii Melnyk, fondatore dell’OUN (Organizzazione dei nazionalisti
ucraini).
Le spoglie sono state riesumate dal Lussemburgo e riportate in Ucraina su
richiesta del governo di Kiev. Il presidente ucraino le ha ricevute dandone
sepoltura con una cerimonia in pompa magna .
Sul terreno della propaganda ,l’unico codice narrativo utilizzato dallo spazio
mediatico occidentale,sembra che l’Ucraina sia all’offensiva e con l’utilizzo
dei droni stia mettendo alle corde i russi sul piano delle scorte energetiche e
della logistica. Effettivamente gli ucraini stanno colpendo alcuni snodi
importanti ,in particolare in Crimea sull’autostrada M14 che collega la penisola
al resto del Donbass. Sul resto del fronte i russi hanno il controllo di
Kostantinivka ,una delle città fortificate del Donbass, e continuano gli attachi
aerei sulle infrasrtutture industriali nelle città ucraine.
Mentre a Tallin il vertice dei Paesi nordici e baltici esprime sostegno
all’adesione dell’Ucraina “nel suo percorso irreversibile verso la piena
integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione a UE e NATO il prima
possibile”, in centro Europa e Balcani aumentano gli stati membri di NATO e
Unione Europea che si smarcano dalle forniture militari (equipaggiamento e
stanziamenti finanziari) all’Ucraina. Dopo Ungheria, Slovacchia e Repubblica
Ceca , la Bulgaria ha reso noto che non invierà’ altre armi a Kiev.
Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Canada hanno respinto il 25 maggio scorso
la proposta del segretario generale della NATO Mark Rutte che voleva imporre
agli alleati di spendere lo 0,25 per cento del Pil in aiuti militari
all’Ucraina.
Anche dalla Coalizione per le munizioni d’artiglieria all’Ucraina, promossa da
Praga, si sono sganciate in questi giorni ben nove nazioni europee, inclusa la
Repubblica Ceca stessa.Il numero di Paesi membri dell’Unione Europea che
partecipano all’iniziativa volta a fornire milioni di proiettili all’Ucraina si
è dimezzato da dicembre, passando da diciotto a nove. Dal 2024, Praga ha
coordinato la fornitura di oltre quattro milioni di proiettili d’artiglieria a
Kiev per aiutare a ricostituire le scorte di munizioni ucraine in esaurimento.
Il 7 giugno a Downing Street Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e
Volodymyr Zelensky hanno concordato cinque condizioni per quella che definiscono
una “pace giusta e duratura”: cessazione delle ostilità con l’attuale linea del
fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente
vincolanti per l’Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul
territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del
conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della
sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.
In parallelo, la dichiarazione congiunta ha confermato l’intenzione di produrre
congiuntamente armi a lungo raggio e sistemi di difesa aerea per Kiev, armamenti
in grado di minacciare il territorio russo.
Inoltre è operativa la filiera produttiva dei sistemi senza pilota che oggi
permette a Kiev di colpire la Russia in profondità. Per citarne alcuni, abbiamo
la società danese Fire Point Rocket Technologies (FPRT ApS) che ha prodotto i
droni utilizzati per la strage di Starobelsk. In Germania c’è poi la Quantum
Frontline Industries (QFI) che produce i droni Linza 3.0 con una capacità
prevista di 10.000 unità annue. Nel Regno Unito, UkrSpecSystems fabbrica fino a
1.000 droni al mese, tra cui i ricognitori Shark e gli intercettori Octopus . In
Italia, CMD Avio sviluppa i motori per UAV(Unmanned Aerial Vehicle, o aeromobile
a pilotaggio remoto) tattici, MWFly produce motori aeronautici a pistoni per
droni e velivoli leggeri, ed EPA Power realizza propulsori da 160 CV per droni a
lungo raggio. Infine, Gilardoni fornisce cilindri in alluminio per motori da
60–170 CV, componenti compatibili con propulsori impiegati anche nei droni
tattici.
In questo scenario, le parole del tenente generale Christian Freuding, capo
dell’esercito tedesco, rilasciate l’11 giugno a margine del salone aerospaziale
ILA di Berlino,sono impressionanti . “Dobbiamo essere preparati… Dobbiamo essere
pronti a combattere”, ha dichiarato il generale, citato da Politico . Freuding
ha precisato che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia
potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: “2029
non è una cronologia tedesca. È un’intelligence concordata dalla NATO. Tutti i
32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la
capacità di invadere un paese partner nel 2029.”
A dimostrazione delle divisioni all’interno della Nato,il generale statunitense
comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur) della Nato Alexus G.
Grynkewich ha dichiarato sulle pagine del Financial Times”La Russia non cerca il
conflitto con la NATO e non ha intenzione di attaccare. Ho monitorato
attentamente i dati dell’intelligence”.
Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale e di questioni
strategico militari, autore del canale Telegram war room.
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK" E PRESENTAZIONE DELLA
RETE O.S.A.R.E. OPERAZIONI SANITARIE ANTI REPRESSIONE
El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(domenica, 21 giugno 18:00)
La Cassa AntiRepressione delle Alpi Occidentali propone la proiezione del
documentario "Gaza: Doctors Under Attack" , seguirà la presentazione della Rete
O.S.A.R.E. (Operazioni Sanitarie Anti Repressione), Merenda Sinoira Musicale,
Banchetti Distro
DoctorsUnder Attack
Data di uscita: 2 luglio 2025
Regista: Karim Shah
Durata: 1h e 5m
sottotitoli in italiano
rete O.S.A.RE, Operazioni Sanitarie Anti Repressione
Siamo un gruppo di compagn, terapeuti di professione, medic, medic specialist,
infermier, nutrizionist, psicolog*. Siamo nati nel 2023 preoccupat* dal vedere
fascisti in giacca e cravatta declamare proposte di legge sempre più aspre nella
repressione del dissenso. Abbiamo deciso di rispondere dando un nostro
contributo organizzato, abbiamo deciso di costituire una rete nazionale di
operatrici e operatori della salute contro la repressione.
PROIEZIONE DOCUMENTARIO "GAZA: DOCTORS UNDER ATTACK" - DISTRIBUZIONE DI
GRAFICATTAC E MOSTRA FOTOGRAFICA DALLA PALESTINA
Piazza Del Mercato Bussoleno - Piazza Del Mercato Bussoleno
(venerdì, 19 giugno 20:00)
La Cassa AntiRepressione delle Alpi Occidentali propone la proiezione del
documentario "Gaza: Doctors Under Attack"
DoctorsUnder Attack
Data di uscita: 2 luglio 2025
Regista: Karim Shah
Durata: 1h e 5m
sottotitoli in italiano
¡ In caso di pioggia l'evento si terrà alla Associazione Credenza in via Walter
Fontan !