MINAMÒ FESTIVAL, IN CALABRIA, IL 6 E 7 AGOSTO!
Il 6 e 7 agosto, al Parco Bombarda, nel comune di Martirano Lombardo, a mille metri d’altezza sulle montagne sopra Lamezia Terme, si terrà la prima edizione di Minamò, festival indipendente promosso dalle realtà di movimento calabresi: Addùnati (Lamezia), COLPO (Paola), Equosud (Reggio Calabria), La Base (Cosenza), Le Lampare (Cariati) e Orto Corto (Decollatura). Minamò è un’espressione dialettale che significa “colpisci duro, adesso”. Nella nostra interpretazione, è un invito diretto all’azione e al protagonismo sociale e politico. Un richiamo a colpire duro la narrazione dei Sud perennemente ai margini, condannati alla rassegnazione e a un destino che si vorrebbe far credere ineluttabile. In uno scenario di crisi multiple le cui conseguenze hanno ricadute continue sulle nostre vite e sui nostri territori, la necessità di costruire un’alternativa è sempre più evidente. Abbiamo bisogno di un modo altro di confrontarci con le nostre comunità, di nuovi percorsi da tracciare e seguire, forti delle mobilitazioni e delle relazioni costruite in questi anni sul territorio calabrese. In un contesto di guerra permanente elevata ormai a strumento di governo globale, prevale la corsa al riarmo, si continua a tutelare quell’1% di multimilionari, ereditieri e signori della rendita, a scapito del 99% della popolazione, costretto ad accettare condizioni di vita sempre più precarie o a emigrare. Questa scelta politica si traduce anche in una dimensione spaziale delle diseguaglianze: il sud, le periferie, le aree interne e marginali, anche del Nord, sono diventati territori completamente invisibili, dai quali estrarre risorse materiali e umane, e da abbagliare con promesse di grandi e inutili opere, come il Ponte sullo Stretto. A tutto questo si aggiunge la grande questione della crisi socio-ecologica, i cui effetti concreti li vediamo giorno dopo giorno con sempre maggiore intensità. L’aggravarsi delle disuguaglianze di fronte a questi processi rappresenta uno dei tratti distintivi e più drammatici del nostro presente. La Calabria rappresenta uno dei luoghi in cui tutte queste contraddizioni si manifestano con maggiore forza. E noi? Tutte e tutti coloro che, nelle forme più diverse, sono impegnati nell’azione politica, culturale e sociale sui territori. Come rafforziamo la nostra opposizione? Come costruiamo processi collettivi capaci di amplificarne l’efficacia e di accumulare forza politica? Come costruiamo una narrazione che restituisca la Calabria non soltanto come terra di emigrazione e abbandono, ma anche come luogo di riscatto, conflitto sociale, possibilità politica e mobilitazione collettiva? Spesso, forse troppo spesso, di fronte alle difficili condizioni in cui ci troviamo a vivere, ci siamo sentiti piccoli, privi di strumenti, soli. Eppure, il recente passato racconta anche un’altra storia. Ci dice che sui temi dell’ambiente, della salute e del lavoro è stato possibile costruire mobilitazione, organizzazione e conflitto, vincendo la rassegnazione. Basti pensare alle battaglie per la riapertura degli ospedali e la difesa della sanità pubblica, alle lotte contro il lavoro precario e per la bonifica dei siti industriali.  Alle tante realtà culturali, alle singole e ai singoli che hanno dato forma a nuovi e tangibili immaginari della nostra regione. Oppure alle tante e ai tanti che, nonostante gli anni trascorsi a studiare e lavorare lontano dalla Calabria, continuano a coltivare il desiderio di tornare e contribuire alla costruzione di un futuro diverso per questa terra. Da tempo abbiamo avviato un percorso comune di confronto, organizzazione e iniziativa politica tra realtà calabresi.  La prima edizione di Minamò Festival sarà l’occasione per rilanciare l’iniziativa politica sul territorio, aggregare nuove forze e per aprire spazi di confronto a livello locale, meridionale e anche nazionale. Nelle due giornate, oltre agli appuntamenti musicali, si terranno momenti di confronto e discussione collettiva. Il programma prevede un dibattito dedicato al tema del Sindacato del Sud, l’assemblea nazionale della Rete delle Economie Solidali e un’assemblea tra le realtà calabresi. La manifestazione si concluderà con un confronto di respiro nazionale che vedrà la partecipazione di Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex GKN), Paola Imperatore (ricercatrice), Centro Sociale Askatasuna, Convocatoria Ecologista Taranto, Quarticciolo Ribelle (Roma) e Unione Sindacale di Base (USB). Sarà un’occasione per interrogarsi collettivamente sulle possibilità politiche offerte dalla fase attuale, sulle sfide che attraversano il presente e sulle prospettive dei movimenti sociali in Italia. Il Festival, ovviamente, è strettamente connesso al percorso di lotta contro la costruzione del Ponte di Messina. Dal Parco Bombarda e da tutta la Calabria sabato 8 agosto ci muoveremo verso Messina per partecipare al corteo NO PONTE.  PROGRAMMA 6 – 7 AGOSTO 2026 PARCO BOMBARDA / MARTIRANO LOMBARDO – CZ Ingresso e campeggio gratuiti GIOVEDÌ 6 AGOSTO h.10:00. ASSEMBLEA NAZIONALE dell’economia solidale h.17:00. TALK. Calcio Totalitario con Francesco Repice h.19:00. TEATRO “35 – Studio su una catastrofe” di e con Giovanna Chiara Pasini h.20:00. CONCERTI LIVE  Opening Al The Coordinator – TÄRA / FRANCAMENTE / KYOTO – aftershow Dj Drose VENERDÌ 7 AGOSTO h.10:00. DIBATTITO. Fare sindacato nei Sud.  h.11:00. Presentazione libro “Stiamo Strette” di e con CollettivA Strettese h.16:00. In Calabria, a testa alta! ASSEMBLEA tra singoli, realtà sociali, politiche e culturali calabresi. h.18:30. DIBATTITO. Guerre, crisi ecologica, riarmo: quali prospettive per i movimenti? I movimenti calabresi ne discutono con: Dario Salvetti- GKN Paola Imperatore- Ricercatrice Centro sociale Askatasuna  Convocatoria Ecologista Taranto  Quarticciolo Ribelle Roma Unione Sindacale di Base h.20:00. CONCERTI LIVE  opening Dj Lugi – NERONE / ENSI / BEBA – aftershow Dj Kerò
Cosenza: grande partecipazione al corteo per chiedere “Verità e giustizia per Momo, giustizia per tutti e tutte”
Si è svolto ieri sera, lunedì 27 luglio, il corteo cittadino per chiedere verità e giustizia per Mohamed Amin Bessioud, il 25enne italiano di origini tunisine che, a Cosenza, mercoledì scorso si è gettato dal balcone della propria camera durante una perquisizione dei carabinieri. da Radio Onda d’Urto I militari hanno fatto irruzione in casa del ragazzo e, dopo aver imposto alla madre di uscire dalla stanza in cui era Mohamed, si sono chiusi insieme a lui per procedere con la perquisizione. Tuttavia, è proprio mentre erano nella stanza con lui che il giovane, già agli arresti domiciliari, si è gettato dalla finestra, manette ai polsi. Mohamed soffriva da anni di una grave depressione certificata e aveva un appuntamento fissato per il mese prossimo con il Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza. È morto durante il viaggio in ospedale. L’appuntamento di ieri sera era alle 18.30 in via dei Mille, ovvero nel quartiere in cui Mohamed viveva, da cui è partito un partecipato corteo di circa 1.500 persone. La cittadinanza ha voluto così manifestare la propria vicinanza alla famiglia, nonché ribadire due punti fondamentali, già sottolineati da compagne e compagni de La Base di Cosenza nella chiamata dell’iniziativa. “Minuto dopo minuto, la morte di Momo assume contorni sempre più gravi e le responsabilità delle forze dell’ordine sono sempre più chiare. – si legge sui canali social del collettivo – La tragedia di Mohamed, che richiama a quanto accaduto a Fakir qualche giorno fa a Bologna, ci restituisce in modo drammatico le conseguenze della gestione della salute mentale in questo paese: contenimento e repressione al posto di cura e assistenza sociale. Quando la politica risponde alle disuguaglianze e al disagio con le manette anziché con i diritti, la violenza diventa uno strumento ordinario. È una realtà che in Calabria conosciamo bene, in un territorio abbandonato dove l’assenza di tutele per i più fragili uccide ogni giorno”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il racconto e l’analisi di Vittoria, compagna de La Base di Cosenza
RBO al Festival della Felicità 2026: storie di mondi artificiali che diventano reali
Con Lorenzo Tecleme, autore del libro “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio”, nato dal podcast “Unchained” per Valori.it, partiamo dalla crisi del 2008 per descrivere il percorso che ha portato l’economia all’oligarchia tecnocratica che viviamo oggi. Cosa significa oggi tecnofeudalesimo? Come si configura il capitalismo della Silicon Valley con le destre globali? E poi che cosa ci raccontano questi mutamenti sul futuro del lavoro umano? La nuova frontiera dell’accumulazione è infatti l’intelligenza artificiale, di cui non si deve dimenticare la materialità del lavoro che la sorregge e le condizioni di lavoro e il suo mantenimento che attualmente questo modello richiede. Siamo disposti ad accettare l’enorme danno ambientale di una tecnologia così asservita al bellico da essere definita da Alex Carp come il futuro della deterrenza, paragonabile alla bomba atomica. Siamo di fronte in ultimo ad una rinnovata società del controllo, rappresentata fisicamente dai nuovi progetti di Data Center che costellano il territorio italiano, previsti solo a Torino nel quartiere di Lucento, alle spalle della ThyssenKrupp, dover per la sua costruzione si è rinunciato alla costruzione di uno studentato, o il progetto per circa 4 miliardi di euro che approderà a Vercelli, per fare un’altro esempio, mentre altri sono in arrivo targati Avio, Bbbell, Enel e, soprattutto, Hines, che prepara un maxi progetto con la costruzione di sei edifici alti 30 metri a due passi dall’aeroporto.
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RBO al Festival Alta Felicità 2026: Abderrahim Fakir, Pilastro si rivolta mentre il governo applica lo scudo penale. 12 Settembre Manifestazione Nazionale@1
È ormai passata quasi una settimana dal brutale omicidio di Abderrahim Fakir, un uomo di origine marocchine ucciso durante un fermo delle forze dell’ordine, sotto gli occhi inermi e complici del personale sanitario della Croce Rossa. Da subito gli abitanti del quartiere Pilastro e i collettivi di Bologna sono scesi in piazza per pretendere giustizia per Abderrahim e per opporsi a quel razzismo sistemico che minaccia costantemente il diritto alla vita delle persone razzializzate. Qui l’approfondimento con la compagna Maria Elena di PLAT Bologna: Con l’avvocato Eugenio Losco tratteggiamo il funzionamento dello scudo penale e il ruolo politico che sta svolgendo nel proteggere i due agenti colpevoli dell’omicidio di Abderrahim:
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BLACK CUBE, INFLUENCERS, DIPLOMAZIA INDUSTRIALE: RETI DI CONDZIONAMENTO SIONISTA@1
Estratti dalla puntata del 28 luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia RETI DI CONDIZIONAMENTO SIONISTE Torniamo a parlare delle multiformi reti sioniste di diplomazia tecnomilitare e manipolazione politica. Partiamo dalle interferenze agite tramite operazioni dalla rete spionistica israeliana, non tramite il Mossad o la capillare struttura di cyberguerra, ma attraverso una struttura di intelligence privata come Black Cube, che avevamo già visto all’opera nelle ultime elezioni in Slovenia (marzo 2026). Andiamo quindi a osservare quanto recentemente emerso grazie al lavoro di Middle East Eye sull’utilizzo di una vera e propria brigata di influencer stranieri arruolati da Israele per le proprie campagne di guerra di informazione (note: Middle East Eye, sito di inchiesta e approfondimento britannico, era stato coinvolto in un cyber attacco nel 2020, dove era emerso il ruolo della compagnia israeliana Candiru). Concludiamo ritornando su tema già affrontato in passato: le reti di diplomazia militare-industriale intessute da colossi israeliani come Elbit Systems (con l’emiratina Edge Group) o Israel Aerospace Industries (con l’americana Palladyne AI), ma soprattutto osservando l’avanzamento formale dell’integrazione militare tra Israele e USA sancito a fine luglio 2026. NUCLEARE SAUDITA TRA GEOPOLITICA E GEOTECNOLOGIA A margine cerchiamo di gettare uno sguardo sulla questione del nucleare Saudita: il via libera, stabilito in modo univoco dagli USA di Trump, per lo sviluppo di un programma nucleare “civile” senza alcuna supervisione da parte dell’Aiea, il potenziale ingresso in scena di una seconda potenza nucleare in quel quadrante, ma anche un fenomeno connesso alla geopolitica dell’AI. GRAPHENE_OS E DURESS PASSWORD Samuel Tunick, cittadino statunitense attivo nel movimento contro Cop City ad Atlanta, è sotto accusa per aver fornito agli agenti del Customs and Border Protection una “duress password” che ha cancellato i dati del suo telefono. Un persona fermata nel limbo giurisdizionale dell’aeroporto, a cui viene chiesto di consegnare il telefono per analizzarne i contenuti, che fornisce una “password di autodistruzione” e finisce sotto accusa per essersi autodifeso.
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bello come una prigione che brucia
Le parole sono pietre, le pietre sono parole: riguardo il riesame di Pietro
Riceviamo e diffondiamo: LE PAROLE SONO PIETRE, LE PIETRE SONO PAROLE. Dopo il riesame negativo di Pietro, compagno anarchico arrestato nell’operazione del 16 giugno Mentre scorrono ancora sugli schermi di tutta Italia le immagini dell’omicidio per mano di due poliziotti di Abderrahim Fakir al Pilastro; mentre gli sbirri assassini che hanno ammazzato Fakir godranno dello “scudo penale” introdotto da questo governo per le forze dell’ordine; mentre un bottegaio milionario che ha assassinato due persone sparando loro alle spalle, il “gioielliere Roggero”, diventa l’icona pop di un fascismo suprematista che nulla ha da invidiare al trumpismo; mentre nel “paese del Duce” centinaia di fascisti in camicia nera sfilano per commemorare il compleanno di un dittatore; mentre il governo “licenzia” l’ennesimo pacchetto di leggi liberticide contro “i maranza”, per annichilire definitivamente ogni spinta di ribellione giovanile, ecco, mentre tutto questo accade (e purtroppo ce ne sarebbero molte altre da dire) il tribunale del Riesame di Bologna decide (23/07) che un compagno anarchico debba restare in cella nel carcere di Alta Sicurezza di Terni per “detenzione di opuscoli terroristici”. Senza voler sminuire l’importanza della parola scritta e della sua diffusione e senza voler cedere all’indignazione democratica, ci pare però doveroso (oltre che necessario per sfogare un po’ di nausea) concentrare le nostre energie su questa fotografia: il paese in cui viviamo è uno stato di polizia sempre più attrezzato all’eliminazione del dissenso interno (eliminazione anche fisica) e sempre più razzista, colonialista, fascista. Questo dato di fatto, che non è nuovo per nessunx che abbia avuto negli anni un certo sguardo critico sul mondo, con la contestazione sempre più frequente (specialmente per quelle persone accusate di “terrorismo islamico”) del 270quinques ter. sta davvero segnando una svolta repressiva inaudita anche per queste desolate terre italiche. Il “terrorismo della parola” sta colpendo principalmente lx anarchicx e lx solidalx palestinesi, ma, come sempre, dopo gli apripista facili da sbattere sul giornale, si passerà alla sua più larga attuazione. In questo momento di rabbia e di incredulità, dobbiamo mantenerci saldx, con l’esempio che ci mandano lx compagnx prigionierx in tutto il mondo (dal Cile alla Grecia alla Palestina passando per l’Italia) che resistono fermamente nonostante la situazione più sfavorevole possibile, come il compagno Alfredo Cospito, tumulato nel 41bis. Saldx e serenx e fierx di questx compagnx e delle idee che portano nel cuore, idee, che sulla carta stampata, adesso valgono la galera: difenderle è ancora più importante e necessario. Il nemico è sempre più spietato, sta a noi essere sempre più unitx nella diversità ma accumunatx dalla gioia rabbiosa di voler veder cancellato questo mondo di sopruso e oppressione come il più infame degli incubi del genere umano. Che la calura dell’estate non ci ottenebri i pensieri e i sogni, che la rabbia non ci accechi ma ci faccia affinare la mira, che la tristezza per l’ennesimo fratello dietro le sbarre non ci immobilizzi, ma ci sproni a proseguire con gioia nelle (anche) sue scelte di lotta e di vita! Pietrino libero e selvaggio!! 🙂 Tuttx liberx! Forza amicx, compagnx, sorelle e fratelli, avanti tutta!!  Cassa Antirepressione Capitano ACAB        capitanoacab@insiberia.net
Stato di emergenza
RBO al Festival Alta Felicità 2026: organizzare la lotta operaia nelle sfide della filiera bellica contemporanea
Con Simone dei GAP Livorno analizziamo il ruolo dei lavoratori e le prospettive di lotta contro la ristrutturazione in direzione del bellico dell’impianto industriale italiano ed europeo. Il ruolo dei lavoratori portuali nel bloccare la filiera bellica è centrale per la posizione pivotale che hanno in un comparto industriale sempre più compartimentalizzato in aziende a produzione dual use. Il lavoro passa per la creazione di una rete internazionale dei portuali, un operaismo che dia lo stimolo anche alle altre realtà produttive che operano su merci commerciali che, sebbene non siano armi, fanno parte della produzione di guerra o delle armi stesse, verso una lotta convergente.
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