con: Tropicantesimo, Fabio Fabio, The Lost Tapes Record Club EP’s, Alabaster De
Plume, Papiro, Golden Cup, Katalin Ladik, Soviet France, Gonzo, Tarquin Manek,
Lagoss, Robert Turman, Lucrecia Dalt, Luca Venitucci, Dead Mauriacs, Paulus and
Frere…
Un tuffo carpiato con doppio avvitamento nell’affascinante mondo del fattelo da
sol*.
Una nuova puntata dedicata alla pratica del “Do It Yourself” che, dagli anni ’80
ad oggi, non ha mai smesso di animare i nostri scervellamenti anticapitalisti.
Accompagnate dal nostro ospite che ci presenterà la sua neonata creazione,
0pattern, un generatore di melodie midi completamente DIY.
Vol.1 perchè è solo ‘inizio, buon ascolto dalle ame sotto cassa <3
scaletta a caso:
arriva presto
Podcast PT 1
Podcast PT 2
Confessiamo una certa invidia. Non capita tutti i giorni di vedere un reportage
trasformarsi, senza quasi che il lettore se ne accorga, in un opuscolo
promozionale. Nell’articolo che Repubblica dedica […]
The post La “giusta misura” della propaganda di la Repubblica per Telt first
appeared on notav.info.
SPETTACOLO TEATRALE UNA CITTÀ PERFETTA - DAL ROMANZO DI JURI DI MOLFETTA E
APERICENA BELLAVITA
Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(martedì, 28 luglio 18:00)
Martedì 28 e in replica mercoledì 29 luglio, a partire dalle 21.30 presso il
Mezcal squat, parco Dalla Chiesa a Collegno, il Collettivo teatrale del Pesto
presenta: Una città perfetta!
La Torino degli anni 90, le sue case occupate, la sua radio, le sue lotte e
tutto il resto in uno spettacolo teatrale in due atti tratto dall’omonimo
romanzo.
PRENOTAZIONE POSTI VIA MAIL A: UNACITTAPERFETTA@CANAGLIE.NET
Dalle 18:00 apericena BELLAVITA: porta ciò che vorresti mangiare/bere e
condividilo.
Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si
basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti
trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.
SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!
--------------------------------------
COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT
BUS : 33 - CP1 - 76
TRENO : FERMATA COLLEGNO
METRO : FERMI
--------------------------------------
NO MACHI, NO FASCI, NO SBIRRI
REPLICA DELLO SPETTACOLO TEATRALE UNA CITTÀ PERFETTA - DAL ROMANZO DI JURI DI
MOLFETTA E APERICENA BELLAVITA
Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 29 luglio 18:00)
Martedì 28 e in replica mercoledì 29 luglio, a partire dalle 21.30 presso il
Mezcal squat, parco Dalla Chiesa a Collegno, il Collettivo teatrale del Pesto
presenta: Una città perfetta!
La Torino degli anni 90, le sue case occupate, la sua radio, le sue lotte e
tutto il resto in uno spettacolo teatrale in due atti tratto dall’omonimo
romanzo.
PRENOTAZIONE POSTI VIA MAIL A: UNACITTAPERFETTA@CANAGLIE.NET
Dalle 18:00 apericena BELLAVITA: porta ciò che vorresti mangiare/bere e
condividilo.
Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si
basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti
trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.
SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!
--------------------------------------
COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT
BUS : 33 - CP1 - 76
TRENO : FERMATA COLLEGNO
METRO : FERMI
--------------------------------------
NO MACHI, NO FASCI, NO SBIRRI
Riceviamo e diffondiamo questo racconto e appello. Sulla vicenda si veda anche
qui.
HUSSAM ABU SAFIYA
La sua famiglia era di Hamama, antica città palestinese a pochi chilometri
da Gaza, ma che non esiste più, occupata e distrutta da Israele nel 1948, i
suoi 5mila abitanti scacciati e così Hussam è nato e cresciuto nel campo
profughi di Jabalia, campo terribilmente noto per le migliaia di vittime
che ha pagato e paga al terrorismo sionista. Riesce comunque a frequentare
l’università, in Kazakistan: medicina, specializzazione pediatria, ma,
ottenuta la laurea, torna immediatamente nella Striscia con Elbina, la
moglie kazaka.
Ad inizi 2024 nel pieno del genocidio è nominato direttore generale
dell’ospedale di Beit Lahia nel nord di Gaza. Pur sotto continui
bombardamenti e la mancanza di ogni cosa o quasi, l’ospedale mantiene una
discreta, eroica operatività. Hussam vi si stabilisce in maniera stabile,
per un certo periodo attraverso Instagram riesce a comunicare giornalmente
l’orrore che sta vedendo e vivendo, ma tutto precipita a fine anno.
Un drone uccide suo figlio quindicenne, in un’altra occasione anche lui
rimane ferito da alcune schegge. Poi il 27 dicembre l’IDF va all’assalto
dell’ospedale come fosse una fortezza nemica, un nemico composto da
dottori, infermieri, pazienti gravemente ammalati, altri amputati, donne
partorienti, neonati in incubatrice. Morti, feriti, distruzione, l’ospedale
non esiste più. Tra le 200 e 300 persone vengono rapite: si rivedono le
terribili immagini di lunghe colonne di uomini seminudi, legati e bendati,
fucili puntati. Tra loro anche Hussam.
È trascorso un anno e mezzo, Hussam non è stato semplicemente rapito, è
stato letteralmente inghiottito, nel buio più orrorifico. Di lui si sa poco
e quel poco è l’inferno. Giorni e giorni per scoprire che era nel campo di
concentramento di Sde Teiman in pieno deserto, un vero lager, un campo di
tortura ed ogni sorta di violenza e depravazione. Poi vari spostamenti, il
suo avvocato lo può vedere solo a distanza di mesi e mesi e quello che ci
riferisce è agghiacciante: Hussam è dimagrito di decine di chili, racconta
dell’isolamento, dei continui lunghissimi interrogatori, ore e ore sotto
tortura, botte, costole rotte, scosse elettriche e poi ogni umiliazione, la
fame, nessun medicinale per i suoi problemi cardiaci.
A differenza di migliaia di altri rapiti, di Hussam conosciamo bene il nome
e il volto. Questo comporta che per la sua liberazione sia in atto una
discreta mobilitazione internazionale, ma finché tanti, pur sinceramente
vicini al popolo palestinese, non capiscono che se è Israele che lo tiene
sequestrato, sono tutti gli Stati Occidentali che lo permettono, non si
ottiene nulla. Ed infatti, come nulla fosse, un tribunale sionista decide
periodicamente il prolungamento della sua detenzione a tempo indefinito
senza specificare alcuna accusa. Si è potuto vedere l’ultima volta ad inizio
giugno, con Hussam
“miracolosamente” riapparso dopo 18 mesi da desaparecido, in collegamento
video, unica misera concessione ottenuta dalle proteste internazionali.
Rispetto al 7 ottobre Israele vuole allestire il più grande processo del
secolo trasformandolo in un orrendo spettacolo mediatico, la più repellente
propaganda, una narrazione tossica più che mai, il bene contro il male, o
meglio, rispolverando la Bibbia, tanto cara ai giudici/carnefici sionisti,
i figli della luce contro i figli delle tenebre.
Trecento imputati e la pena di morte come prima richiesta dell’accusa, Hussam
potrebbe essere tra loro se, tra stenti, torture e cure negate, non lo
uccidono prima.
Muoviamoci, per lui e tutti gli altri, concretamente, il tempo è finito
ieri.
Riceviamo e diffondiamo
(disegno di peppe cerillo)
Martedì 7 luglio è iniziato il Festival dell’architettura: tre giorni di
monologhi organizzati dalla Fondazione per l’architettura e dall’Ordine degli
architetti di Torino con il supporto della Compagnia di San Paolo e della Camera
di commercio cittadina. Il festival si è tenuto nell’ex mercato ittico di Porta
Palazzo e il tema riguardava la gestione degli immobili vuoti: “Chi abiterà le
case vuote?”, era la traccia su cui hanno discettato urbanisti, economisti,
architetti. Il giorno dell’inaugurazione il sindaco Lo Russo ha intrattenuto per
alcuni minuti una platea di politici e professionisti. Ho trascritto il suo
discorso: è un documento sullo stato della città e sull’ideologia delle classi
dirigenti. A margine della trascrizione segue un commento critico.
* * *
«Grazie di essere qui in questo luogo, sono anche emozionato perché questo credo
sia l’avvio di una fase nuova di questo spazio che noi amministrazione abbiamo
rimesso in gioco per usi temporanei a vantaggio di diverse attività culturali. E
non poteva che partire con il Festival dell’architettura. Una delle discussioni
che mi sono trovato spesso a fare in questi anni è quella del riuso degli spazi
dismessi. Per sua definizione la città è un organismo vivente, un organismo che
crea spazi, li chiude, li apre e li trasforma. Accompagnare questa
trasformazione dell’uso degli spazi e, conseguentemente, la trasformazione degli
spazi, è una delle challenge di qualunque amministrazione e lo è stata anche
della nostra. Sono grato alla Fondazione e all’Ordine per aver scelto questo
luogo e sono grato alla mia amministrazione che lo ha reso possibile. Noi siamo
stati pionieri da questo punto di vista. Noi abbiamo avviato una cosa che il
nostro mitico piano regolatore di Gregotti e Cagnardi non prevedeva: l’uso
temporaneo degli spazi. E questo ha messo Torino davanti a tante altre realtà
nella capacità di flessibilità.
«Il tema posto è cruciale: penso davvero che la questione della casa è cruciale
per le realtà urbane, lo è a livello cittadino, ma lo è anche a livello europeo.
L’agenda dell’housing dà una risposta a uno dei paradossi di Torino. Il
paradosso è avere numerosissime case vuote – il piano regolatore ne ha censite
svariate decine di migliaia – e contemporaneamente una difficoltà all’accesso
all’affitto; un tema che pone tutte le contraddizioni di questa città. Una
città, Torino, che sta attraversando una trasformazione silenziosa ma
importante. Voi pensate che nel 2005 gli ultraottantenni a Torino erano il 3,4
%, vent’anni dopo, nel 2025, questa percentuale era del 10,8 %. Il che vuol dire
che su ogni dieci abitanti uno ha più di ottant’anni. Se andiamo a vedere come
si compongono gli 854 mila abitanti di questa città, ci accorgiamo che il 16 % è
di cittadinanza non italiana, a fronte di una media nazionale del 9 %. Ma se
vado a vedere come si distribuiscono le fasce anagrafiche scopro che tra i
minorenni la percentuale di bambini e ragazzi non italiani a Torino è del 25 %,
come dire uno su quattro.
«Se io guardo questa traiettoria e la interpreto, ho molte risposte in merito
allo stato dell’arte: una situazione in cui i nuclei famigliari nella nostra
città sono composti per quasi la metà da una sola persona, in molti casi persone
anziane. E questo è un tema che pone a chi disegna un piano regolatore una serie
di sfide. Io ringrazio l’Ordine per aver accompagnato questo processo di
redazione, c’era bisogno di un nuovo piano regolatore a Torino, era un dibattito
che si trascinava da almeno una decina di anni. Il fatto che questo piano
regolatore si occupi della questione dell’abitare è un risultato che non era
affatto scontato. […] Questo è un tema che il nostro nuovo piano regolatore
affronta di petto, parlando di riuso e rigenerazione anziché di nuova
costruzione, e lo fa in ottica propositiva rispetto ai nuovi bisogni
dell’abitare, che sono diversi rispetto a quelli del passato, perché
accompagnano una transizione demografica che è accaduta, sta accadendo e
accadrà. Nuclei familiari grandi oggi ne abbiamo prevalentemente in famiglie di
origine straniera, prevalentemente in alcune zone. In molte aree le persone
anziane che vivono da sole hanno abitazioni sovradimensionate rispetto a quelle
che sono le loro reali esigenze. Soprattutto, ed è un tema tutto politico,
abbiamo una fascia grigia di persone che da un punto di vista reddituale non
sono così povere da poter accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non
sono sufficientemente solide da poter entrare nel mercato privato. Questa fascia
in molti casi è composta da giovani, famiglie giovani, lavoratori giovani e a
questa fascia la politica oggi non sta dando adeguate risposte. E non le sta
dando perché non riesce a costruire una strumentazione atta a sviluppare un
mercato della locazione per chi non ha la sostenibilità economica per comprare e
al contempo non può accedere all’edilizia residenziale pubblica. Se dovessi
cogliere uno spunto che spero possa essere esaminato in questi giorni di
festival, credo sia necessaria una riflessione collettiva sugli strumenti che
noi possiamo mettere in campo a livello locale, ma soprattutto a livello
nazionale, per fare in modo che vi sia una maggiore accessibilità a questo tipo
di esigenze: questo è un buon punto su cui concentrare la riflessione in termini
prospettici. […] Fortunatamente, negli ultimi tre anni si è arrestato il calo
demografico che era costante negli ultimi ventidue anni. Siamo riusciti a
stoppare questo calo e gradualmente stiamo risalendo: tutti gli indicatori ci
dicono che la strada che abbiamo imboccato è stata una strada forte; siamo la
città leader in Italia per le transizioni immobiliari, siamo una città che ha
tutti i numeri del turismo in crescita. Questi elementi ci incoraggiano ad
andare avanti. Godetevi i dibattiti in questo straordinario spazio che da oggi
rimane aperto agli usi temporanei della città: uno dei tanti modi con cui noi
interpretiamo la contemporaneità e la gestione dell’importante patrimonio da
lasciare alle future generazioni».
* * *
Il vecchio mercato del pesce appare come un corridoio al coperto: ai lati
c’erano i pescivendoli che disponevano i loro banchi in spazi delimitati da muri
divisori. Oggi la struttura accoglie eventi culturali e la sua nuova funzione è
stata inaugurata proprio questo 7 luglio 2026. Dopo la pandemia la Città ha
ritirato la concessione ai pescivendoli e lo spazio, di proprietà pubblica, è
rimasto a lungo disabitato. Il bando di assegnazione a privati per la gestione
del luogo è andato deserto alla fine del 2023 e nell’ottobre del 2024 i giornali
riportavano la notizia di un’indagine per turbativa d’asta a carico di Paola
Virano, dirigente comunale nel settore commerciale. L’indagine s’era avviata a
partire dai tentativi dell’amministrazione di trovare soggetti privati disposti
a controllare questo vecchio mercato. L’inchiesta è stata archiviata nel 2026
senza accuse a carico di Virano, ma resta evidente la difficoltà gestionale del
Comune: la trasformazione del mercato del pesce in arena per eventi culturali è
una mossa conseguente ai precedenti fallimenti.
Lo Russo menziona la “trasformazione d’uso” del mercato ittico grazie allo
strumento degli “usi temporanei”. Per “uso temporaneo” il sindaco intende la
sospensione della destinazione d’uso di uno spazio prevista dal piano regolatore
degli anni Novanta (elaborato da Gregotti e Cagnardi) e l’attribuzione di una
nuova funzione. Così un immobile adibito al commercio può temporaneamente
diventare un “hub culturale” in deroga al piano regolatore. Questa
amministrazione nel giugno 2024 ha approvato la delibera 444 sugli usi
temporanei che facilita la procedura di trasformazione delle destinazioni d’uso.
La delibera 444 disegna spazi flessibili in cui è più semplice e veloce la
trasformazione della destinazione senza seguire procedure articolate e
tracciabili dai cittadini. Non a caso la delibera è stata presentata
dall’assessore all’urbanistica Mazzoleni come una prefigurazione del nuovo piano
regolatore generale. La “challenge” evocata da Lo Russo è la creazione di una
legislazione urbanistica agile e dotata di “capacità di flessibilità”, ovvero
così porosa e malleabile da attrarre maggiori investimenti privati riducendo
burocrazia e concertazione. Il nuovo piano regolatore supera la rigidità del
piano degli anni Novanta e mette a sistema la visione neoliberale della giunta
al governo di Torino.
Il progetto preliminare del nuovo piano regolatore è stato approvato dalla
maggioranza nel dicembre 2025. Si prevede proprio lo smantellamento della
rigidità delle destinazioni d’uso. I punti 5.03 e 5.04 delle Norme di attuazione
decretano un’ampia flessibilità: “Tutte le destinazioni d’uso sono liberamente
insediabili senza un rapporto percentuale predefinito” a condizione di non
aumentare “l’insediamento di nuove superfici edilizie” laddove il piano non lo
concede. Eppure è possibile derogare a questa norma a patto di non contraddire
le “normative sovraordinate” e di deporre “una relazione asseverata” in caso di
“mutamento di destinazione d’uso per superfici superiori a 250 mq”. In
precedenza, ogni modifica di destinazione d’uso richiedeva una variante
urbanistica da discutere e approvare in consiglio comunale; adesso le procedure
sono più snelle, semplici e meno trasparenti. Lo Russo è la sua giunta si
dichiarano “pionieri”, eppure adottano un modello molto simile a
quello milanese.
Una regola urbanistica peculiare introdotta dal nuovo piano è la perequazione.
Il piano regolatore individua diversi ambiti territoriali e all’interno di
questi distingue fra “sending areas” e “receiving areas”, termini che traggo
dalla Relazione illustrativa. Le “sending areas” sono spazi preposti a “servizi
urbani” e “servizi pubblici” con “attrezzature collettive”, mentre le “receiving
areas” sono porzioni di territorio disponibili alla “rigenerazione urbana” dove
è possibile “densificare”, ovvero costruire e aumentare il volume degli
immobili. A ciascun ambito territoriale sono attribuiti omogenei diritti
edificatori e la perequazione è il meccanismo che regola lo spostamento dei
diritti edificatori dalle “sending areas” alle “receiving areas”. Per avere
facoltà di costruire è necessario trasferire i diritti edificatori da un’area
all’altra: chi vuole aumentare la densità urbanistica in una zona residenziale
deve cedere alla Città i diritti edificatori che detiene su uno spazio dove
possono sorgere servizi per la comunità. Per esempio, un imprenditore può
aumentare l’altezza delle palazzine in un isolato remunerativo e cedere in
cambio i diritti edificatori su una zona in cui realizzare “attrezzature
pubbliche, infrastrutture o servizi ecosistemici”. Il nuovo piano scommette
sulla crescita della densità urbanistica e sull’espansione in altezza dei
volumi per finanziare di conseguenza i servizi pubblici. “Lo scambio regolato di
diritti edificatori – afferma la Relazione illustrativa – redistribuisce il
valore generato dal Piano e finanzia la città pubblica tramite le trasformazioni
private”. Torino si trasforma così in una plancia di un grande gioco strategico.
Nel gioco urbanistico sognato dal sindaco e dalla sua giunta – un Monopoli a
Torino – i residui di welfare dipendono dal successo degli speculatori.
Secondo Lo Russo il piano regolatore si concentra su “riuso e rigenerazione
anziché [sulla] nuova costruzione”. È una manipolazione della verità. Il piano,
come ho appena dimostrato, prevede un’espansione edilizia in verticale,
soprattutto in zone strategiche peculiari come gli isolati vicini alla futura
linea 2 della metro. Eppure il sindaco riconosce il calo demografico strutturale
della città post-industriale. Solo negli “ultimi tre anni” si è stabilizzata la
perdita demografica. Come è possibile allora disegnare un piano fondato su una
crescita immobiliare? Il 17 dicembre 2025, all’indomani della approvazione in
consiglio comunale del progetto preliminare, Lo Russo ha annunciato di prevedere
una città che accoglierà in futuro “un milione e cinquantamila abitanti
teorici”, circa duecentomila in più rispetto ai residenti attuali. Chi sono
allora queste duecentomila persone in più? Le classi dirigenti immaginano una
città dinamica attraversata da professionisti di passaggio, lavoratori
pendolari, turisti, soggetti che consumano e usufruiscono dei servizi della
città senza risiedervi in modo stabile. In questa variegata classe sociale
l’amministrazione individua la leva per legittimare la previsione di
un’espansione cui trarranno beneficio i costruttori.
Queste promesse spiegano anche le politiche per la casa esposte da Lo Russo. Per
il sindaco la casa è un bene privato da cui estrarre profitti, dunque la
gestione degli appartamenti vuoti è un’opportunità per proprietari e grandi
capitali; anziché lasciare case vuote, è possibile gestirle come risorse di una
città in espansione e valorizzarle a vantaggio della “fascia grigia” di
potenziali locatari. Le case vuote per Lo Russo e i borghesi della platea in
ascolto sono nuove occasioni di profitto da sommare alle promesse edificatorie
del nuovo piano regolatore. Le élite non guardano certo a chi è stato sfrattato
o è a rischio di sfratto, ma alla piccola e media borghesia, giovane, itinerante
e flessibile che rappresenta una classe dinamica da attrarre per incrementare il
valore immobiliare complessivo.
Per queste ragioni le politiche abitative eque e attente alle fasce più deboli
sono nei fatti inesistenti nel programma di Lo Russo. I punti dedicati alle
politiche abitative nelle Norme di attuazione del piano regolatore si limitano
ad affermare che in caso di costruzione di “nuove superfici a destinazione d’uso
residenziale” o di “mutamenti di destinazione d’uso verso la residenza” il piano
obbliga a “destinare una quota non inferiore al 20 % della Superficie Lorda
residenziale complessiva alla realizzazione di edilizia residenziale finalizzata
all’inclusione sociale e al supporto alle politiche dell’abitare”. Qui non si fa
riferimento all’edilizia residenziale pubblica, ma alle ibride forme
di housing sociale capaci di accogliere la domanda della “fascia grigia”.
Il nuovo piano è un meccanismo di regole che favorisce gli interessi di
investitori privati e costruttori, toglie ai cittadini la possibilità di
controllare i fenomeni di speculazione e causa un ulteriore impoverimento delle
classi sociali più deboli. Questo scenario, tuttavia, è plausibile se i desideri
degli affaristi e degli speculatori sostenuti da questa giunta sono realizzabili
nel contesto concreto di Torino. Come si presenta la città oggi? I capitali del
Pnrr sono finiti, i cantieri hanno esaurito il loro compito e presto graverà il
peso del debito pubblico generato dai finanziamenti europei. I conflitti
internazionali hanno causato l’aumento dei costi dei materiali edili e già
s’intravedono i segni della crisi: il cantiere lungo la Dora di The Social Hub è
fermo da mesi e anche i lavori per il prolungamento della linea 1 della metro
sono al momento sospesi. La città in espansione e ricca di opportunità
prefigurata da Lo Russo rischia di collassare. Le classi dirigenti, pur di
aggrapparsi al modello di crescita attuale e dilazionarne il fallimento,
agiranno in modo spregiudicato per favorire i flussi di capitali in settori
specifici: l’espansione dell’industria delle armi e del turismo. Queste saranno,
probabilmente, le ultime carte che le élite giocheranno per evitare il dissesto
dei loro sogni. (francesco migliaccio)
Un esponente di Futuro Nazionale diffonde sui social il video dell’aggressione a
un cittadino iracheno in stato di fragilità psichica e viene applaudito da
centinaia di commenti. Non è solo …
di Mauro Armanino Dal sogno di «un altro mondo possibile» alle nuove guerre e
alla criminalizzazione del dissenso: il G8 di Genova continua a interrogare il
presente e a ricordarci …
di Samuele Lucia Trecentoquaranta scuole danneggiate o distrutte. Diciassette
completamente rase al suolo. Almeno centomila bambini che rischiano di non
sedersi dietro un banco all’inizio del prossimo anno scolastico. È …
Dal sequestro del penitenziario fiorentino alle celle invase da muffa, senza
acqua e con sovraffollamento oltre il 200%. L’Italia scopre che Sollicciano non
è un’eccezione ma il simbolo del fallimento …