CENA BELLAVITA VEGAN
Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO)
(venerdì, 28 agosto 19:00)
Barocchio squat presenta una semplice proposta per ribadire l'importanza della
responsabilità individuale e collettiva sul tema dell'alimentazione, in
specifico quella a base vegetale, come mezzo per portare avanti la liberazione
animale in un contesto atroce che vede la mercificazione degli esseri animali
per vari scopi beceri, come il divertimento, l'intrattenimento, secondo la
logica di sfruttamento generale di questi ultimi.
Ribadiamo l'importanza dei luoghi che portano avanti la pratica
dell'autogestione e della bella vita, inoltre ben al di fuori delle logiche del
metodo capitalista.
Porta ciò che vuoi trovare
Cucina aperta dalle 19
Il posto è in strada del Barocchio 27
Il poscritto è fuoco ad ogni gabbia.
LETTURE CONDIVISE
Casa Cassiopea - Magnano (BI), via Campi 20
(domenica, 23 agosto 14:30)
Letture Condivise a Tema Tecnologia.
Ospitate da Casa Cassiopea
PIZZA BELLA VITA
Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO)
(domenica, 23 agosto 19:00)
Ogni domenica dalle 20:30 il forno è caldo!
È Bellavita, troverai l'impasto, porta condimento e cosa vuoi bere!
Lascia il cane a casa!
CALL PER DOCUMENTARIO INDIPENDENTE
Torino -
(giovedì, 27 agosto 02:00)
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 27 agosto 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
LA CASSA T HA BISOGNO DI DONAZIONI
Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113,
Torino
(venerdì, 28 agosto 12:00)
E’ di ieri la notizia della decisione di Leonardo di allargarsi all’Ucraina
puntando in maniera esemplare a nuovi ampi terreni profittevoli per la sua
attività. Nasce così Leonardo Ukraine, società in realtà già insediatasi a
maggio 2026. La società ha sede a Kiev ed è controllata al 100% da Leonardo
International.
Da questa notizia possiamo elencare alcune brevi considerazioni con l’obiettivo
di mantenere alta l’attenzione in un tempo in cui il mantra è la normalizzazione
della guerra, per provare a renderci incapaci di sussultare di fronte
all’accelerazione con cui fa profumati conti l’industria bellica in ottica di
continua valorizzazione. Rispetto a questi temi va sicuramente ricordato il
lavoro sviluppato con le mappature per le infrastrutture militari consultabile
qui: https://mappaturedalbasso.weebly.com/
Innanzitutto, il primo elemento è che questa nuova branca di Leonardo si basa su
un ragionamento estremamente semplice: lo scenario di guerra Ucraino dimostra
che sul campo è possibile sperimentare, verificare e controllare nuovi strumenti
bellici, in particolare legati alla tecnologia militare hi-tech. La famosa
“guerra dei droni” e le innumerevoli “piogge di droni”, raccontate in maniera
piatta e regolare dai giornali e dalle tv italiane, sono un preziosissimo campo
di valorizzazione accelerata. Questa ricetta di sperimentazione di nuove
tecnologie direttamente sul campo permette alle aziende di migliorare, di
affinare le proprie ricerche e la propria strategia industriale, insomma di
raddrizzare il tiro (nel vero senso della parola) con i minor costi possibili –
se non si contano quelli sulle vite umane che è difficile rientrino nei bilanci
aziendali. Nel frattempo infatti il fronte di guerra non viene raccontato e
nessun media ha intenzione di mettere al centro i giovani morti ucraini e russi
nel tritacarne della prima linea, la diffusione dei renitenti alla leva, la
percentuale di persone fuggite dal Paese, la diminuzione drastica della
popolazione, altrimenti significherebbe incrinare la narrazione di una guerra in
cui “sta andando tutto bene” per l’Ucraina.
Questo passaggio di Leonardo non avviene nel vuoto, infatti è sempre in Ucraina
che dovrà essere testato Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea integrato
e multidominio che apre a nuove miliardarie prospettive commerciali. La novità
del domicilio a Kiev viene diffusa alle nostre latitudini da MIlano Finanza
senza che nessun altro tipo di comunicazione venisse quantomeno preventivata da
parte del Governo italiano che si trova comodamente seduto nella posizione di
veder passare sulla propria scrivania nuovi accordi e ratificarli. E’
interessante sottolineare poi, come viene riportato da Milano Finanza, che la
prova delle capacità e del livello tecnologico messo in campo dall’ecosistema di
droni in Ucraina è data da Brave1, ossia il polo statale ucraino che riunisce
2500 aziende per l’innovazione nella difesa. La forza di questo polo produttivo
è proprio il riscontro diretto sul campo, oltre agli stretti rapporti con
Palantir.
La dimensione della digitalizzazione e dell’AI nell’ambito militare è senza
ombra di dubbio il campo di maggior profitto, come dimostra l’andamento in borsa
dell’azienda da quando ha aperto il campo a mercati ad alto valore aggiunto.
Grazie ai dati raccolti da Analisi Azioni Leonardo 2026: Contratti, Target Price
e Grafici possiamo ricordare che il portafoglio di Leonardo ci parla di 44
miliardi di euro contabilizzati soltanto nelle prime settimane del 2026, in
seguito alla firma di nuovi contratti come quello con l’Arabia Saudita e
l’Indonesia. Un altro aspetto interessante è l’apertura al mercato green dato
dal miglioramento del rating ESG, ossia il criterio di valutazione di
sostenibilità di un’azienda, chiaramente discutibile per tutta una serie di
motivi.
Al di là dei dati ciò che va sottolineato è che il partito del riarmo e della
guerra è trasversale e non accenna a cambiare direzione. In questi mesi la
guerra in Ucraina rimane sullo sfondo per permettere all’Europa di prepararsi a
una sua personalissima e immotivata guerra alla Russia, costruendo sotto traccia
un’ipoteca sulla sicurezza della popolazione europea. Una direzione che non ha
altre motivazioni se non quella di rimanere attaccati e dipendenti alla
dimensione statunitense. Checché se ne dica di Trump, al di là delle
sconclusionate reazioni di ipocrita indignazione che a targhe alterne
coinvolgono i vari governi europei, il punto è che nonostante evidenti segnali
di un’imposizione su diversi livelli di uno stato di dominio e di controllo USA
sull’Europa (vedasi Ceuta), piuttosto evidente e insopportabile agli occhi dei
settori popolari, il vassallaggio europeo si riproduce nel suo torpore come se
fosse acqua fresca. La scommessa che possiamo, e vogliamo, fare è che ad uscire
dal sonnecchiamento generale, a tratti affabulato da proposte propagandistiche e
inconsistenti alla Vannacci, saranno quei soggetti che nella materialità della
quotidianità delle proprie esistenze si troveranno a mettere in campo rigidità
significative nei confronti dell’ emanazione diretta e dei simboli materiali di
questa condizione. Si collocheranno nei campi agricoli e nelle metropoli del
nostro Paese difese da comitati spontanei e da agricoltori arrabbiati per fare
fronte a progetti di speculazione energetica e contro i nuovi data center, nelle
scuole dove i giovani si sentiranno riempire la testa di concetti piegati alla
difesa della patria e della sicurezza, nelle università dove studenti e
studentesse che occupano e occuperanno ruoli chiave per il futuro della
valorizzazione di determinati settori, dallo sviluppo digitale con
l’intelligenza artificiale a quelli ingegneristici legati al nucleare, avranno
la determinazione di mettere in crisi questo processo di espropriazione di
valore e capacità. La Palestina ha segnato un punto di non ritorno e oggi siamo
di fronte a un magma che continua ad alimentare i propri punti di non ritorno:
la prospettiva verso la quale andiamo è che non potranno più essere superati
senza che venga presentato un conto a chi ci ha guadagnato fino ad ora e intende
guadagnarci ancora.
Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di
Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando
sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo.
La Toscana si sta consolidando come hub militare ed energetico sacrificando
persone e territori a discapito di un modello che vede militarizzazione ed
estrattivismo al primo posto.
Riprendendo l’ultimo capitolo dell’articolo che abbiamo pubblicato pochi giorni
fa sul nuovo progetto eolico flottante offshore che vorrebbero costruire tra
l’isola di Capraia e l’isola di Gorgona proviamo a mettere insieme un pò di
elementi per descrivere come le opere e le attività legate alla guerra e
all’energia stiano modificando irreversibilmente il territorio toscano.
Hub militare
Tramite il bollettino HUB – Bollettino della militarizzazione e delle resistenze
dei territori, nato a partire dal campeggio organizzato dal Movimento No
Base nel 2025, abbiamo e stiamo descrivendo, insieme a tutte le realtà che
partecipano alla stesura, la militarizzazione nel territorio toscano.
Nel primo numero, dedicato all’hub toscano – ligure, sono state descritte le
principali infrastrutture presenti tra Pisa e Livorno. Dalla base statunitense
di Camp Darby fino alla nuova base del CISAM si è visto come il territorio si
sta rafforzando come piattaforma di guerra del Mediterrano. La presenza del
porto di Livorno, che vedrà un importante ampliamento tramite la costruzione
della nuova Darsena Europa, il canale dei Navicelli, l’aeroporto militare e i
collegamenti ferroviari, costituiscono insieme alle basi militari una rete
logistica fondamentale per la guerra.
Nel secondo numero, pubblicato a fine luglio scorso, si è fatto un
approfondimento proprio sull’utilizzo di infrastrutture dual use. Che dovrebbero
cioè essere di utilizzo esclusivamente civile ma che invece si stanno
sviluppando anche come snodi militari. Porto di Livorno, canale dei Navicelli e
collegamenti ferroviari si stanno potenziando pure in questa ottica. Si è poi
analizzata la situazione delle fabbriche di armi, con un focus sulla Leonardo
S.p.A. L’azienda non è solo fabbrica di morte complice con Israele del
genocidico palestinese, ma un vero e proprio sistema che si è insediato nei
luoghi dove si sviluppano conoscenze e tecnologie, come le Università. Non solo
Leonardo. Ci sono altre fabbriche di armamenti presenti sul territorio livornese
come DRASS – produttore di sottomarini -, Wass – produttore di siluri e droni
subacquei- e la Cheddite – produttore di munizioni.
Insomma un quadro a dir poco preoccupante, in un contesto mondiale di guerre che
non accenna a placarsi e che proietta il territorio toscano come punto di
riferimento fondamentale, andando così a mettere in pericolo la popolazione e
sfruttando i territori per favorire l’economia bellica.
Hub energetico
L’ultimo progetto energetico in fase di valutazione di impatto ambientale è
quello dell’enorme parco eolico flottante offshore Atis che vorrebbero costruire
tra l’Isola di Capraia e l’isola di Gorgona. In questo articolo ne abbiamo
descritto le caratteristiche. La panoramica è preoccupante visto che l’impatto
sull’ambiente sarà enorme. Questa operazione incarna perfettamente il modello
energetico che anche questo governo sta portando avanti. Territori sacrificati
per far spazio ad enormi impianti a beneficio di grandi gruppi industriali e
multinazionali senza considerare le conseguenze. Il carico territoriale
energetico sulla Toscana, in particolare sulla Val di Cornia e sull’area
costiera livornese, sarà ulteriormente gravoso, data già l’elevata presenza di
grandi impianti siderurgici, discariche e gestione rifiuti, infrastrutture
energetiche di rilevanza nazionale, incluso il rigassificatore.
A Livorno è presente la raffineria Eni, che sta vivendo in questo periodo la
conversione parziale a bioraffineria, (ennesima operazione di greenwashing)
situata in un’area SIN – Sito di Interesse Nazionale – e che dovrebbe quindi
essere bonificata a causa del suo impatto altamente inquinante.
C’è anche il rigassificatore situato a circa 22 km dalla costa e attivo dal
2013.
A Piombino troviamo lo storico stabilimento siderurgico per la lavorazione
dell’acciaio. Inoltre, anche qui, dal 2023 è stato posizionato un
rigassificatore all’interno del porto. Un’operazione che negli anni scorsi ha
visto l’opposizione trasversale della popolazione locale ma che purtroppo vede
la sua permanenza prolungata.
Non solo, in Toscana si stanno già portando avanti installazioni di
aerogeneratori anche sull’appennino. Come quello che sta accadendo
sull’appennino Mugellano, che vuole essere trasformato in sito industriale
eolico. Proprio in quelle zone, il 9 maggio scorso si è tenuta una marcia
popolare contro la speculazione energetica e in difesa dei crinali.
Non da meno sono i progetti di installazioni del fotovoltaico sui campi agricoli
con espropri e speculazioni soprattutto nella Val di Cornia dove il
comitato Terre Val di Cornia si sta battendo contro questo ennesimo scempio.
Un dinamica simile si sta sviluppando a Massarosa in provincia di Lucca, che può
essere approfondita qui.
Infine citiamo il più recente caso Ribolla, in provincia di Grosseto. Pure qui è
prevista la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico con l’installazione
di oltre 34.000–36.000 pannelli su circa 25–35 ettari. Dietro a questa
operazione c’è una società israeliana. Un investimento che intreccia interessi
economici e finanziari completamente sporchi di sangue. L’azienda israeliana
infatti opera nei territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est,
attraverso la costruzione, espansione e gestione di insediamenti illegali.
Per approfondire rimandiamo a questa pagina
https://dirittinpalestina.blog/agrivoltaico-ribolla/
Ci sono inoltre i siti logistici, come la nuova Darsena Europa di cui avevamo
parlato con un’ottica critica in questo documento. Al di là di cosa si possa
pensare sull’utilità di questa nuova Darsena, il dato di fatto è che impatterà
in maniera importante su tutta la costa livornese e pisana.
A dimostrazione anche di come hub militari e hub energetici siano in stretto
legame tra loro.
Il tutto nel nome dello sviluppo sostenibile e di una transizione energetica che
di green ha davvero poco. Stupisce, ma forse neanche troppo, che alcune
associazioni ambientaliste abbiano mostrato apertura verso il progetto del parco
eolico. Legambiente la riconosce come un’opportunità per fornire energia alla
nuova Darsena Europa in corso di realizzazione nel porto di Livorno. Propone
quindi di mitigare l’impatto ambientale di una grande opera tramite un’altra
grande opera che avrà a sua volta un impatto devastante.
Rimarranno deluse tutte quelle persone e associazioni che si aspettano quindi
una svolta green o che pensano che questi tipi di impianti eolici o fotovoltaici
eviteranno ad esempio l’arrivo del nucleare. Il governo infatti ha avviato tutti
gli iter preliminari anche per questa soluzione energetica, in barba ai due
referendum nazionali che in passato hanno già bocciato questa opzione.
Chiaramente non si tratta di essere contrari alle energie rinnovabili a
prescindere. Si tratta di pensare ad un sistema, che comprende il settore
energetico, che va totalmente ripensato e che tenga conto dell’ambiente e dei
territori. Bisognerebbe chiedersi a monte per cosa produciamo energia elettrica,
per cosa si consuma e a cosa dovrebbe servire realmente.
Come evidenziano alcuni studi, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici il
30% degli edifici residenziali per coprire il 100% del fabbisogno energetico
nazionale, senza ulteriore impatto ambientale come, ad esempio, il consumo di
suolo. Una soluzione che sicuramente presenta ostacoli ma che dovrebbe
necessariamente essere intrapresa. Ma ovviamente interessi economici e
speculativi che guidano questo modello estrattivista portano alle soluzioni
sopra citate che favoriscono il guadagno delle multinazionali come Eni. Causando
così devastazione ambientale, non tenendo minimamente conto delle esigenze dei
territori e delle persone che li abitano.
Allora si proseguirà sull’attuale modello in cui si pensa di combattere il
cambiamento climatico continuando a nutrire il sistema sviluppista che lo sta
alimentando e che ci sta già presentando un conto salatissimo per i suoi costi
sociali e ambientali.
https://www.instagram.com/p/DcRBFGPiOBq/?igsh=amZycmZwMWI1em04&igsi=amZycmZwMWI1em04
da
https://scrivaniautogestita.it/toscana-sacrificata-hub-militare-ed-energetico/
da Redazione Sardigna per Pressenza.com
Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di
Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata
attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e
Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino
e Venezia.
“Siamo qua perché a Gaza si sta consumando un genocidio e perché il Governo
italiano continua a garantire attraverso rotte aeree e accordi in essere la
normalizzazione dei rapporti con lo Stato che lo sta compiendo”, dichiara Maria
Elisabetta Pini, del Presidio Permanente per la Palestina.
A Cagliari 30 persone in azione per un flash mob attivo: le improvvisazioni al
pianoforte di Peter Waters, Rossella Faa, Silvia Zaru da Milano e Luigi Lai
hanno sostenuto le tre ore di azione tra cori e dialoghi con le persone in
viaggio, pochi i contestatori dell’azione, molti ringraziamenti e solidarietà.
“Le nostre richieste sono chiare e non negoziabili, vogliamo:
– La sospensione delle rotte aeree dirette e degli accordi commerciali che
sostengono l’economia israeliana direttamente complice del genocidio e la
sospensione dell’accoglienza di militari israeliani in “Decompressione”
– La fine di ogni forma di collaborazione militare economica e diplomatica del
governo italiano con lo Stato di Israele
– Il riconoscimento pubblico e istituzionale di quanto sta avvenendo a Gaza e in
Cisgiordania
– L’apertura delle indagini sulle denunce già depositate presso la Procura di
Roma contro soldati israeliani identificati e l’esecuzione dei mandati d’arresto
della CPI già emessi” queste le richieste degli attivisti che oggi si sono
coordinati in tutto il Paese.
La protesta ha un punto fermo: nessuna profilazione delle persone
“L’azione non è rivolta contro i singoli viaggiatori in quanto tali
– sottolineano gli organizzatori – Il bersaglio è politico: le scelte del
governo italiano. Chiunque voglia fermarsi discutere informarsi o unirsi troverà
accoglienza.”
“È fondamentale nominare chi è responsabile. Parlare delle vittime di Gaza senza
nominare da chi sia prodotta la loro condizione significa raccontare una
tragedia senza responsabili. Noi scegliamo di nominarli: Israele ed i cittadini
israeliani che sostengono l’occupazione la pulizia etnica e il genocidio con la
complicità di governi come il nostro.” queste le parole degli attivisti in
aeroporto oggi.
Il gruppo ha sottolineato che il silenzio non è neutralità: “Vivere in uno Stato
che compie un genocidio o che ne è complice e non opporsi non è una posizione
neutra: è una forma di complicità.”
Dichiarazione
“La complicità del governo italiano nel genocidio in Palestina è evidente e
chiara. Oltre alla fornitura di armi, il sostegno mediatico e quello politico,
questa estate abbiamo assistito alla vergognosa accoglienza e al sostegno
garantito al personale militare che arriva nelle nostre località turistiche per
decomprimersi e riposare dai propri crimini. Dobbiamo interrompere la complicità
del nostro governo con il genocidio!” Fawzi Ismail – Associazione amicizia
Sardegna Palestina
da
https://www.pressenza.com/it/2026/08/cagliari-il-muro-di-coscienza-prende-vita-in-aeroporto-le-rotte-con-israele-passano-anche-da-qui/
Riceviamo e diffondiamo:
Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
A breve il programma completo dell’iniziativa
DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
La guerra è sempre un fatto di politica interna.
Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica,
ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra
al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare
alla classe proletaria).
Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra
contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento
specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà
internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra
epoca.
Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di
Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e
pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie
a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di
blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello
che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute
meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”.
Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran
e Libano.
L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata
della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei,
scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie
città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE).
La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel
riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse
necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica,
mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano
le temperature record dell’estate trascorsa).
Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a
considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame
da macello.
Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società
occidentale.
L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata
attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi
di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della
gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e
antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone…
Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di
classe.
Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla
Bolivia).
Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro
i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti
(testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio).
In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un
movimento di massa contro il governo.
In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al
conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come
la piazza bolognese per Fakir.
Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di
riflessione quanto di iniziativa.
Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli
interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui
partecipiamo e parteciperemo.
Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra,
genocidio e incarcerazione tecnologica?
Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di
Israele?
Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto
si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e
genocidio?
Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i
rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama
dell’interesse economico?
A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo
giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle
nostre latitudini?
Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni
più tangibili, come i data center?
Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo)
oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori”
di dati necessari al suo stesso mantenimento?
Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un
diritto penale da stato di guerra.
La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è
sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la
disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di
terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese
hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due
compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure.
Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi
nell’eventualità di essere arrestati/e?
Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla
mobilitazione internazionale in loro sostegno?
Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno
del carcere?
In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri
prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in
Italia?
Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe
per manifestazioni e “grida sediziose”)?
Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e
alla mobilitazioni per la Palestina?
Con Sara e Sandrone nel cuore.
Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva
(Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile
campeggiare e sono gradite le distro.
Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.
di Mario di Vito e Marta Massa* La partita delle estradizioni. Accuse incrociate
processi gemelli, ma per la consegna conta anche il passaporto. Lettere e
appelli per abolire la legge …
Nel luogo della strage nazifascista del 1944, sanzioni fino a 10mila euro per la
protesta contro Mario Pardini, contestato per avere come vicesindaco Fabio
Barsanti, proveniente da CasaPound «Sulla soglia …