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Informazione di parte

Le nuove regole della Resistenza
Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz. Ricordiamo che a luglio scorso, gli Houthi – che già controllavano la regione della capitale Sana’a – sono riusciti a cacciare le forze filo-governative dalla costa sud-occidentale, prendendo il controllo della città portuale di Mokha, importante centro strategico, dell’isola di Mayyun e delle isole Hanish. Tutti territori già oggetto di contesa, poiché permettono un controllo potenzialmente totale sulla viabilità dello stretto. Tutto questo è avvenuto a seguito della crisi di Hormuz e alla scelta obbligata delle petromonarchie di spostare la circolazione sull’altro lato della penisola arabica (Bab el-Mandeb, appunto), permettendo di attenuare – seppure lievemente – la strozzatura sul mercato petrolifero. La guerra civile era scoppiata nel 2014, dopo l’inizio delle operazioni militari del gruppo sciita zaidita nelle regioni ovest del Paese. Le forze armate yemenite sono state sostenute negli ultimi dodici anni – durante i quali gli Houthi hanno mantenuto pressappoco gli stessi territori fino alla scorsa settimana -, da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, finanziati e aiutati a loro volta dagli Stati Uniti.  L’Arabia è il maggiore esportatore di petrolio dei paesi OPEC e la sua economia, nonostante i piani di diversificazione della produzione, è ancora basato sull’export di petrolio per il 45% del PIL. Colpire il suo commercio petrolifero significa quindi assestare un colpo durissimo tanto al paese quanto al mercato del petrolio su scala globale. Inoltre il blocco è avvenuto contestualmente al sabotaggio da parte di milizie filo-iraniane in Iraq dell’oleodotto East-West, che aveva permesso, insieme a Bab el-Mandeb, di far fronte alla chiusura di Hormuz. L’offerta di greggio saudita è scesa a circa 6 milioni di barili al giorno, raggiungendo il minimo storico dal 1990 ad oggi. Se poi l’oleodotto non verrà ripristinato in tempi brevi, provocando uno stop pressoché totale all’export saudita, vi è la possibilità di un crollo del 4% dell’intera offerta globale. Attualmente gli Houthi stanno tenendo in scacco, seppur precario, l’Arabia Saudita, tanto nella sua funzione di sostegno al governo Yemenita quanto nel suo ruolo di alleato USA fondamentale per la strategia di gestione del Medio Oriente. La guerra si inserisce infatti nella spaccatura tra Iran, di cui gli Houthi sono alleati, e paesi arabi allineati alla strategia Israelo-americana di contrasto all’Asse della Resistenza. Strategia che appare sempre più fallimentare man mano che il tempo passa. Trump infatti, dopo le richieste saudite di intervenire in Yemen, ha risposto con un secco diniego: la prospettiva di un’ulteriore campagna fallimentare – utile solo a dimostrare l’inefficienza militare USA in contesti di guerra “ibrida” – sarebbe politicamente ed economicamente insostenibile. Decisione di certo comprensibile se si considerano le elezioni midterm alle porte, ma che ha come conseguenza un rinnovato e, per il momento, sicuro margine di manovra militare per le milizie di Ansar Allah. Il perdurare della crisi potrebbe però spingere gli USA ad intervenire nonostante le imminenti elezioni. Sul versante regionale appare invece evidente lo sfaldamento dell’alleanza Arabia – Emirati, o per lo meno un allontanamento dei loro obiettivi anche sul breve periodo. L’esercito yemenita si trova infatti praticamente spaccato in due parti, una sostenuta dal regno di Saud e l’altra dagli Emirati. Questa divisione, che ha origine dalle divergenze strategiche dei due paesi – come spiegato qui -, si ripercuote sui risultati politici di Israele e degli USA ottenuti con gli accordi di Abramo. Non significa certo che le alleanze USA stiano per crollare definitivamente, ma il frazionamento causato dai conflitti in corso e la resistenza – e il contrattacco – dell’Iran ne mettono a dura prova la tenuta. Come d’altra parte non si parla di una vittoria immediata dell’Asse della Resistenza: sulla carta le possibilità tecniche di colpire gli Houthi ci sarebbero. In tutto questo contesto, il Gibuti, che si affaccia sullo stretto di Bab el-Mandeb e dista solo 30 km dalla costa yemenita, è un coacervo di basi militari straniere. Gli Stati Uniti, la Francia, l’Italia, la Cina e il Giappone possiedono una propria base militare sul piccolo territorio del paese. A queste si aggiunge la presenze nelle installazioni americane e francesi di soldati tedeschi, spagnoli e britannici. Appena più a sud c’è poi da ricordare il Somaliland, regione secessionista della Somalia riconosciuta dal solo Stato ebraico. Secondo un’inchiesta di Le Monde, gli UAE starebbero finanziando da quasi un anno la costruzione di una base militare a Berbera, da mettere a disposizione di Israele e degli USA. Si tratta anche in questo caso di una città portuale che si affaccia sul Golfo di Aden, e quindi direttamente rivolto verso il litorale yemenita controllato dai Partigiani di Dio. A mancare è piuttosto la capacità di riorganizzare una forza politica capace di seguire gli obiettivi militari dettati dallo Zio Sam. Opera nella quale gli Stati Uniti trovano sempre più difficoltà, anche con gli alleati storici. La risposta del nuovo patto di difesa stipulato da Pakistan, Turchia e Arabia Saudita ne è una prova. Se il patto si può leggere come una forma di avvicinamento tra un paese della NATO e due alleati politici tanto dell’Alleanza Atlantica quanto soprattutto degli USA, risulta chiaro anche il significato opposto: in assenza di un reale agente stabilizzatore nella regione, i tre paesi hanno ritenuto necessario stipulare questo patto di mutua difesa militare. Questo dipende certo dal timore di un’escalation con l’Iran – che ha colpito a più riprese zone dell’Arabia Saudita – e con gli Houthi, ma anche dalla spinta sempre più aggressiva e oltranzista di Israele, che va sempre più in contrasto soprattutto con gli interessi di Ankara. Vi è poi da considerare il ruolo che il Pakistan ha deciso di assumere rispetto al conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran, ovvero quello di un mediatore più o meno imparziale, capace di porsi – anche grazie alla leva atomica – come stabilizzatore regionale. Così spiegata la decisione dei due paesi, sulla carta dovuta alla non attività del nuovo patto, di non intervenire. Assistiamo per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi a un ulteriore elemento di destabilizzazione nei confronti degli Stati che gravitano nell’orbita americana e, dunque di riflesso, un colpo alla loro garanzia di tenuta nella regione. Per quanto sia complicato dirimere quanto ci sia di strategia e quanto sia dettato da variabili impazzite, conseguenza dalle scelte di Trump e, dunque, di una tendenza soggettiva ben specifica, un dato è il susseguirsi di azioni vincenti da parte di diversi soggetti della Resistenza che risultano inaspettate per i Paesi filoamericani.  Se le aziende petrolifere americane vedranno un incremento della domanda a fronte di un aumento piuttosto accentuato dei prezzi al barile – ampliando una produzione già spinta a regime dopo il tracollo del Venezuela e la chiusura di Hormuz -, la sconfitta sul piano politico è piuttosto chiara. Hormuz rimane chiuso e Trump appare incapace di intervenire per impedire all’Iran di mantenere un controllo significativo in uno Stretto di interesse globale. In questi giorni i ministri degli Esteri del G7 riuniti a margine dell’Assemblea dell’ONU a NYC hanno dichiarato che gli Houthi devono immediatamente cessare le loro azioni militari contro il trasporto marittimo nello stretto di Bab el-Mandeb, oltre a invocare la fine del supporto in mezzi e armi da parte dell’Iran agli Houthi. Trump nel frattempo ha enunciato nuove frasi ad effetto, “deciderò se fare esplodere l’Iran”.. che su questo piano non ci sia nessun tipo di reazione a livello internazionale la dice lunga sulla posizione tuttora egemone di un personaggio e di un sistema di capitali come gli USA. Al di là delle frasi ad effetto però l’Arabia Saudita rimane isolata e la pressione su Bab el- Mandeb rimane un elemento di fastidio. Per quanto i Partigiani di Dio abbiano detto di non voler interferire con nessun’altro se non con le petroliere saudite e di fatto non ci sono motivi per pensare che abbiano la volontà di contrapporsi a decine di Paesi che commerciano nel Mar Rosso, la pressione da loro esercitata in queste settimane è una leva politica di un certo rilievo. La crisi del mercato petrolifero, la minaccia costante per le navi mercantili, dei potenziali pedaggi e l’aumento dei costi assicurativi rappresentano elementi di ricatto a discapito degli Stati Uniti.  L’essere impreparati contro milizie irregolari, eserciti popolari o, come in questo caso, formazioni di combattenti yemeniti dipinti dalla narrazione generale come “ribelli in ciabatte”, dimostra da parte degli USA un livello di vulnerabilità interessante. Probabilmente proprio a causa di una sorta di delirio di onnipotenza collettivo che spinge a pensarsi come inattaccabili da una parte e, dall’altra, a guardare a queste dimensioni come i “barbari” incapaci di organizzarsi, di formarsi, di ottenere mezzi militari, di avere capacità strategiche e politiche è ciò che apre contraddizioni sia nel cuore dell’impero americano sia alle sue periferie. Il fatto che questi soggetti si considerino soggetti collocati in un determinato luogo e in uno specifico momento della Storia e dunque si percepiscano in possibilità di intervenire, è ciò che spiazza maggiormente uno sguardo pregno di pseudo superiorità morale ancorché  materiale. Inoltre, l’innovazioe tecnologica militare trainata dalla guerra in Ucraina, insieme all’accesso a piattaforme di intelligenza artificiale, ha inaspettatamente rafforzato le possibilità della guerriglia e fornito nuovi strumenti adeguati a fronteggiare la sproporzione di mezzi in campo. Ciò ha reso possibile trasformare un offensiva dell’Arabia Saudita in una controffensiva dirompente a favore degli Houthi. Questa dinamica ha nei fatti rappresentato una costante storica per contribuire alla vittoria dei movimenti anti-coloniali contro le potenze imperiali, ma forse oggi potremmo registrare un nuovo dato: gli Stati Uniti non riescono più a garantire in maniera credibile agli occhi del mondo un’influenza politica capace di evitare che eventi di questo tipo si verifichino e negli ultimi anni ciò è avvenuto con maggiore intensità e regolarità. Questo processo produce un effetto a catena di potenziamento delle capacità militari dei gruppi dei “ribelli” ma soprattutto alimenta la loro reputazione in termini simbolici, pensiamo dal 7 ottobre in avanti. Sarà interessante vedere dove porterà questa nuova tendenza, se ad un’erosione lineare dell’egemonia globale USA e contestualmente ad un’intensificazione dell’aggressività militare sui territori implicati per rispondere sul piano della forza oppure a un lavoro che sappia puntare anche a una dimensione di ricostruzione di una legittimità e intervenga per riassorbire la crisi dei valori dell’occidente collettivo e in particolare dell’egemonia americana. 
Difendere gli Appennini: una vittoria per Londa!
Questa estate il Consiglio comunale di Londa ha espresso all’unanimità parere contrario e ha così respinto il progetto di mega parco eolico che gravava sui crinali mugellani. Di seguito riportiamo il comunicato della Coalizione ambientale TESS e aggiungiamo alcune considerazioni! Eolico a Londa, il bilancio della Coalizione ambientale TESS dopo un anno di attività. La rete di associazioni e comitati ripercorre le tappe della mobilitazione contro il progetto industriale e pubblica una nota integrale sul percorso svolto e sulle prospettive future A un anno dall’inizio delle mobilitazioni contro l’installazione di impianti eolici industriali al confine del Parco Nazionale Foreste Casentinesi sui crinali della Montagna Fiorentina, la Coalizione ambientale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) traccia il bilancio delle iniziative promosse sul territorio di Londa e nei comuni limitrofi in cui vengono ripercorse le tappe principali della vicenda, dalle prime richieste di confronto pubblico fino alle recenti deliberazioni dei consigli comunali e degli enti di tutela. Grande soddisfazione per un anno di continuo impegno e per gli obiettivi raggiunti nella difesa dei crinali della Montagna Fiorentina da parte dei Comitati e delle Associazioni della Coalizione ambientale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) e di tutti i cittadini contrari all’industrializzazione dei Crinali di Londa, che da subito hanno dato tempestiva, puntuale e corretta informazione sulle criticità insanabili di questa imponente opera in un Comune che è porta di accesso al Parco Nazionale Foreste Casentinesi. La Coalizione ambientale TESS, dal 26 agosto 2025, ha richiesto con PEC al Sindaco, Tommaso Cuoretti, un’assemblea pubblica: un incontro informativo e un confronto che affrontasse tutte le questioni inerenti il mega eolico industriale in un Comune che vede la sua economia principale e il suo sviluppo futuro nelle risorse della bellezza della natura e del paesaggio. Il 15 febbraio 2026 la Coalizione TESS ha organizzato un Convegno oltremodo partecipato con esperti giuristi e tecnici competenti nel settore dell’eolico presso la Sala Polifunzionale dell’Unione dei Comuni a Rincine per informare la popolazione sulle Osservazioni tecnico-giuridiche dell’Associazione Italia Nostra e di tante altre Associazioni inviate alla Regione Toscana per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del Progetto eolico Londa. È stata avviata da parte del Comitato Crinali Liberi Londa la Raccolta firme per una Petizione pubblica attualmente in corso, sono stati scritti numerosi articoli pubblicati sulla stampa per informare i cittadini sullo stato dell’iter del procedimento, sull’infondatezza delle compensazioni ventilate dal Sindaco nella presentazione del progetto nelle Assemblee pubbliche di Rincine il 18 dicembre scorso e nella sala del Consiglio comunale nei giorni del 5 e del 6 dicembre. Ricordiamo il servizio del TG RAI Toscana dell’11 gennaio 2026 in cui fu data la notizia che Londa, grazie al Progetto eolico della Società eolica Hergo Renewables, sarebbe diventato il primo Comune ad avere la bolletta azzerata. La Coalizione ambientale TESS ha realizzato numerose iniziative aperte alla popolazione, con invito alle Associazioni e alle Istituzioni del territorio sui temi delle Comunità energetiche, delle alternative energetiche concrete alla cementificazione e alla devastazione degli ecosistemi montani, iniziative per la difesa legale dei crinali, dei territori e della popolazione dalla colonizzazione speculativa energetica, iniziative sul tema rinnovabili e legalità, fra cui il 12 luglio un incontro pubblico con il patrocinio del Comune di San Godenzo. Il 4 luglio nel Comune di Rufina, alla Villa Poggio Reale, la Coalizione ambientale TESS con la collaborazione dell’Osservatorio Biodiversità ha organizzato un Convegno molto partecipato presentando il Crinale di Croce a Mori come soggetto di diritto dell’Appennino Montagna Fiorentina a rischio di industrializzazione eolica. Un anno di impegno, iniziato il 26 agosto 2025, durante il quale è stato chiesto con appelli, comunicati, volantini, petizioni, lettere aperte, marce popolari, assemblee, sit-in e presidi al Comune di Londa un reale confronto con la cittadinanza e una Delibera di parere contrario al Progetto eolico Londa. Dopo un anno di informazione corretta e continuativa da parte del Comitato Crinali Liberi Londa, aderente alla Coalizione TESS, il Consiglio comunale ha approvato finalmente una delibera di parere contrario unanime al Progetto di eolico industriale in data 27 luglio 2026. Da parte del Comune di Londa sono mancate le Osservazioni tecnico-giuridiche per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione Toscana, rilevanti e fondamentali, dato che è proprio Londa l’unico Comune ad avere tutte e 6 le torri eoliche alte 200 metri nel suo territorio. Manca ad oggi una delibera di parere favorevole ad ampliare il perimetro del Parco proprio su quel crinale di Croce a Mori, territorio del Comune di Londa, che è di fatto l’insostituibile corridoio ecologico fra il Parco Nazionale, la terza tappa del Cammino di Francesco (Via Toscana del Gualdo e della Consuma), la Riserva biogenetica di Vallombrosa e le aree protette del Pratomagno. Da parte nostra siamo consapevoli e felici di avere dato il massimo contributo per la salvaguardia della Montagna Fiorentina. Proseguiremo dunque con il nostro costruttivo e propositivo impegno a Londa, nel territorio del Mugello, del Casentino e a Firenze presso la Regione Toscana portando avanti le istanze di salvaguardia e ampliamento delle aree protette in ordine alla Strategia nazionale della biodiversità, recentemente richiamata dal Presidente della Repubblica Mattarella nell’incontro con il Presidente della Comunità del Parco Nazionale Luca Santini, i cui 11 Sindaci hanno unanimamente espresso parere contrario al Progetto eolico Londa, così come 5 Comuni su 6 dell’Unione dei Comuni Valdarno Valdisieve. Anche il Consiglio dell’Ente Parco ha espresso da subito parere unanime contrario. Tutti i Comuni interessati direttamente all’opera — Londa, Rufina e Stia Pratovecchio — hanno espresso parere contrario, tranne il Comune di Dicomano. Parere contrario è arrivato dalle Soprintendenze coinvolte e parere nettamente contrario al Progetto eolico Londa è stato inviato alla Regione Toscana da parte della Soprintendenza Speciale PNRR del Ministero. Certi che la Regione Toscana terrà conto di così tanti pareri contrari del territorio e di tutte le Osservazioni degli Enti presenti alla VIA, continueremo a fare la nostra parte e a far sentire la voce forte e chiara del territorio per la salvaguardia dei crinali del Comune di Londa, del Mugello e del Casentino. Noi ci limitiamo a ricordare il percorso di conricerca, costruzione di rete e lotta sui crinali mugellani (che abbiamo raccontato qui), di cui una tappa fondamentale era stata una bella marcia fin sotto il Comune di Londa, insieme al Comitato Crinali Libero Londa e a tante altre realtà del territorio regionale unite proprio contro il progetto che è stato recentemente bloccato. Continuiamo a sentir ripetere, su stampa e canali mainstream, che l’Italia sarebbe indietro sulle rinnovabili a causa della burocrazia e, soprattutto, a causa della “pioggia di no” che arriva dai territori. E dopo aver frignato, la stessa stanca voce mainstream chiede regole certe e procedure veloci, cioè di comprimere e disciplinare il libero esercizio della partecipazione democratica.   Il punto, sosteniamo, è esattamente l’opposto. Quando un territorio esprime un dissenso così documentato e trasversale, la politica dovrebbe interrogarsi su come progettare diversamente la transizione, cogliendo i tantissimi suggerimenti che comitati come quelli che si erano riuniti a Londa continuano a esprimere. Per esempio, pianificare gli impianti di rinnovabili nelle aree urbane e già infrastrutturate, sostenere maggiormente le forme di produzione e condivisione locale dell’energia, favorire filiere corte e rispondano alle loro richieste dei territori. In ogni caso, se continueranno a (far finta di) non sentirci, grideremo ancora più forte.
Assemblea pubblica “Giustizia per Lince” verso la mobilitazione del 2 ottobre a Bologna
Quello che è “successo” a Ramy, a Fakir, a Lince e mol3 altr3 non sono episodi isolati. Sono parte di un problema più grande che riguarda il modo in cui vengono gestiti e controllati determinati corpi, determinate comunità, determinati territori. Riguarda la brutalità e gli abusi delle forze dell’ordine, la criminalizzazione delle persone migranti e non bianche, la repressione del dissenso e un modello securitario che presenta il controllo come unica risposta possibile. È dentro questo quadro che la campagna Lince ci chiede di attraversare il 2 ottobre insieme. Non come una semplice giornata di memoria, ma come un momento per mettere in relazione esperienze diverse, costruire una rete e provare a dare continuità a un percorso di mobilitazione che non si esaurisca nella risposta a un singolo episodio. Non chiediamo verità. La verità è già molto chiara e sotto gli occhi di tutt3. È tempo di chiedere giustizia. E chiedere giustizia significa anche interrogare le condizioni che rendono possibile la violenza, la sua normalizzazione e l’impunità. Significa non accettare che ogni episodio venga isolato dagli altri, come se non esistesse un filo che li attraversa. Da mesi, a Bologna e in altre città, diverse realtà stanno provando a reagire a questa situazione. Lo abbiamo visto nelle mobilitazioni, nelle assemblee, nei percorsi nati attorno a Fakir e ad altri episodi di violenza e repressione. Ma troppo spesso queste esperienze rimangono separate, mentre proprio la frammentazione rischia di indebolire la possibilità di costruire una risposta comune. A partire da quanto emerso dall’assemblea di piazza Lucio Dalla di luglio, vogliamo quindi provare a costruire uno spazio cittadino e, allo stesso tempo, a metterlo in relazione con le esperienze che attraversano altri territori. Uno spazio orizzontale e trasversale che parta dalle comunità direttamente coinvolte, a partire dal Pilastro e dalle comunità migranti e che sappia tenere insieme le diverse forme di resistenza alla violenza istituzionale, alla repressione e alla deriva securitaria. Il 21 settembre alle 18.30, in piazza Lucio Dalla, ci incontriamo per discutere insieme come costruire la piazza del 2 ottobre e, soprattutto, come dare continuità a questo percorso. Perché oggi più che mai, mentre i fascismi avanzano e la repressione si fa sempre più pervasiva, abbiamo bisogno di costruire connessioni, non ulteriori divisioni. Di riconoscere le differenze tra le nostre esperienze senza trasformarle in frammentazione. Di stare insieme, organizzarci e costruire una forza collettiva capace di non lasciare sole le persone e le comunità che subiscono violenza. Ramy, Fakir, Lince e tutte le esperienze che in questi mesi hanno attraversato le nostre città ci parlano della stessa necessità: trasformare la rabbia e la resistenza in organizzazione, relazione e mobilitazione. Insomma in comunità. Questa è una proposta. Il resto si costruisce insieme. 21 settembre, ore 18.30 piazza Lucio Dalla assemblea cittadina
Torino è partigiana, Vannacci torna a casa!
L’ex generale contestato oggi da centinaia di persone a Torino. Di seguito il comunicato congiunto di diverse realtà torinesi che hanno partecipato alla mobilitazione. Da Network Antagonista Torinese, Collettivo Universitario Autonomo Torino, Studenti Indipendenti, Extinction Rebellion e Oltre – Torino. Oggi in centinaia alle otto di mattina ci si è ritrovati fuori dall’hotel dove l’ex generale era ospite di un convegno sulla sicurezza urbana, inizialmente sarebbe dovuta essere una “formazione” per le forze di polizia. Vannacci si rappresenta come outsider quando è finanziato dagli Stati Uniti, si presenta come l’uomo contro il riarmo quando da buon militare vorrebbe vederci tutti e tutte soldati e sostiene da sempre il genocidio in Palestina. Vannacci dice che chi lo contesta “non è democratico”. Vannacci a Torino è stato contestato da giovani e meno giovani, Torino oggi ha chiarito una cosa molto semplice: chi contribuisce a una guerra che non vogliamo, chi usa il tema della sicurezza per dividere, chi sostiene che i femminicidi non esistano, chi è dichiaratamente sionista non ha nessuna legittimità. Il tour dell’ex generale non sarà certamente finito e, in giro per l’Italia dovremo assistere a ulteriori teatrini, ma in ogni città certamente troverà chi non ha intenzione di fargli fare la parte di quello “anti-sistema” . In ogni città c’è chi sa bene da che parte stare per lottare contro il riarmo e la guerra. Nessun generale per nessuna guerra, Torino non ti vuole, tutta Italia non ti vuole! Di seguito una corrispondenza di Radio Onda d’Urto A Torino mobilitazione dal primo mattino e fino a mezzogiorno, venerdì 18 settembre, con diverse centinaia di persone a circondare l’Nh Hotel di corso Vittorio Emanuele II, dove il leader dell’estrema destra di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha partecipato al convegno (mezzo vuoto, guardando le sedie in sala, dove si è palesato sul finire pure Vittorio Feltri) su ‘Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori’, organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. “Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino” è lo striscione di testa dei manifestanti, chiamati in piazza dal Network Antagonista Torinese e bloccati a distanza dall’hotel da un ingente schieramento poliziesco. Dopo un lungo fronteggiamento, il presidio è diventato un corteo in quartiere, cercando altri varchi per avvicinarsi all’Nh hotel e al convegno vannacciano, blindatissimo, per concludersi attorno a mezzogiorno, rilanciando altre scadenze di lotta per i prossimi giorni. Da Torino su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Nina, studentessa universitaria e compagna del Cua 
L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia
Un articolo Di FRANCESCO CAPPELLO apparso sul blog Seminare Domande Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use  Sul territorio della città metropolitana di Torino e dell’area piemontese si sta consumando una delle più imponenti operazioni di riconversione urbanistica ed energetica della storia recente, perfettamente integrata nella logica di militarizzazione del calcolo, riarmo tecnologico e controllo sociale che caratterizza la corsa globale all’Intelligenza Artificiale.  Il capoluogo sabaudo e la sua prima cintura non rappresentano una scelta casuale: la presenza di un solido tessuto industriale automobilistico in via di dismissione, l’estesa disponibilità di aree produttive dismesse da riqualificare, la vicinanza strategica con lo snodo finanziario e digitale di Milano e una rete di trasmissione elettrica ad alta tensione ereditata dai complessi manufatturieri del Novecento rendono la provincia di Torino il secondo polo d’attrazione nazionale per le cattedrali informatiche, posizionandosi subito dietro l’area milanese. I dati forniti dal gestore della rete elettrica nazionale Terna registrano una pressione senza precedenti sul territorio piemontese, dove si concentrano 64 istanze ufficiali di prenotazione di potenza per oltre 13 gigawatt complessivi. La sola provincia di Torino assorbe 43 pratiche per una potenza teorica richiesta pari a oltre 8 gigawatt, trasformando la mappa dei comuni dell’hinterland in una scacchiera di speculazione infrastrutturale dove la disponibilità di suolo, acqua ed elettricità pubblica rischia di essere larghissimamente asservita alle esigenze dei grandi complessi di elaborazione dati. Per comprendere la portata di questa trasformazione è necessario distinguere il quadro delle infrastrutture tra i nodi già operativi, i progetti che hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni urbanistiche e la marea di istanze ancora in attesa di valutazione. La geografia delle strutture già realizzate e pienamente operative mappa l’architettura digitale civile e istituzionale che per decenni ha servito il territorio, prima dell’avvento dei colossi hyperscale. In Torino città figurano 14 impianti consolidati di medie e piccole dimensioni. Tra questi spicca l’infrastruttura pubblica gestita dalla società in-house CSI Piemonte nelle sedi di Via Monastir e Corso Unione Sovietica, che costituisce il cuore dell’elaborazione dati per la Città di Torino, la Regione e le pubbliche amministrazioni locali; la struttura è accreditata dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ed è candidata a Polo Strategico Nazionale (PSN) per la custodia e la gestione dei dati critici, sanitari e strategici pubblici.  A questo nodo si affiancano i data center proprietari dei grandi gruppi industriali, bancari e di telecomunicazione, come la struttura TIM di Via Oreste Mattirolo, i centri elaborazione dati del gruppo Intesa Sanpaolo dedicati alla gestione delle transazioni finanziarie e della profilazione creditizia, i nodi di Fastweb e Iren, nonché il centro tecnologico operativo di Noovle (società cloud della galassia TIM) a Settimo Torinese.  Questi centri rappresentano l’ossatura della prima fase digitale, improntata alla gestione dei servizi locali e aziendali, ben diversa dall’impatto distruttivo e vorace dei complessi di nuova generazione a servizio delle piattaforme algoritmiche internazionali. Sul fronte dei data center autorizzati e in fase avanzata di iter urbanistico, le varianti adottate dai vari consigli comunali delineano progetti circostanziati che convertono siti produttivi dismessi o terreni agricoli in infrastrutture ad alta densità per l’elaborazione di dati della pubblica amministrazione, della logistica avanzata, dell’industria strategica, della sicurezza e della difesa (guerra ibrida, cyber sicurezza, Defence cloud e guerra multi dominio). A Caselle Torinese la variante numero 3 al Piano Regolatore Generale, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale e supportata da compensazioni ambientali negoziate con l’Ente Parco La Mandria per interventi di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana, ha trasformato la destinazione d’uso di 450 mila metri quadrati delle aree Ata vicine all’aeroporto “Sandro Pertini” da commerciale a industriale produttiva ad alta tecnologia. Su questa variante si innesta il progetto promosso dal colosso immobiliare Hines, che prevede un campus di sei edifci industriali per oltre 150 mila metri quadrati coperti più un fabbricato d’appoggio tecnologico, con una richiesta di potenza elettrica di 250 megawatt e un investimento di 500 milioni di euro.  La posizione adiacente allo scalo aeroportuale e ai vettori di telecomunicazione lo candida all’elaborazione di dati logistici, aerospaziali e di pubblica sicurezza. A Moncalieri, la riconversione urbanistica interessa lo storico stabilimento dell’ex Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di Via Postiglione, chiuso nel 2016 e acquistato nel 2022 per 9 milioni di euro dal tribunale fallimentare di Roma da parte di LCP (Logistics Capital Partners), fondo internazionale attivo nel real estate e nella logistica. Il progetto, che ha già ottenuto il parere positivo degli uffici comunali nel marzo 2026 e si trova al centro delle discussioni sulle compensazioni ambientali, prevede la costruzione di uno dei poli informatici più grandi d’Italia: un campus di quattro grandi edifici per 270 mila metri quadrati di superficie complessiva e una potenza elettrica di ben 576 megawatt. Si tratta di una potenza persino superiore a quella prevista per il mega-impianto nell’area dell’ex centrale di Trino Vercellese (compreso tra i 300 e i 400 MW con 4,5 miliardi di investimento), per un valore economico complessivo stimato in oltre 4,5 miliardi di euro e un’occupazione dichiarata di 400 posti di lavoro. Attorno al cuore tecnologico dedicato ai server sono previsti uffici, parcheggi, viabilità interna, aree verdi e un impianto fotovoltaico dedicato. Il passaggio dallo stabilimento fondato nel 1975 che per decenni ha stampato le Pagine Gialle, quotidiani e riviste nazionali a una mega-fabbrica del calcolo ad altissima densità per i big data segna la conversione simbolo della cintura sud torinese. Sempre sul fronte delle varianti urbanistiche avviate per la logistica industriale e i servizi di calcolo figurano i terreni dell’ex Fiat Ricambi, che coprono oltre un milione di metri quadrati a cavallo tra i comuni di None e Volvera (con estensioni verso Moncalieri e Nichelino) e vedono istanze di potenza superiori a 600 megawatt. A Torrazza Piemonte le varianti sulle aree delle ex fornaci mirano a consentire la demolizione e ricostruzione per far posto a un polo di calcolo orientato all’IA, mentre a Montanaro la società FCV (FCV, Real Estate Development, è una società di promozione, sviluppo e gestione immobiliare) ha avviato le interlocuzioni urbanistiche per un “Data Center hub” su un’area di 412 mila metri quadrati.  Nel capoluogo, la Cittadella dell’Aerospazio di Corso Marche rappresenta l’esempio più stringente di integrazione tra urbanistica, “difesa” e gestione dati: nel perimetro riqualificato ex Alenia, la variante urbanistica si intreccia con i progetti del gruppo Leonardo e dei centri di ricerca per l’installazione di un supercomputer e data center dedicato all’elaborazione dei dati della ricerca aerospaziale, dei sistemi di navigazione satellitare e militare. La categoria di gran lunga più critica e pervasiva è infine quella dei data center richiesti e ancora privi di autorizzazione finale, che compongono una marea speculativa di prenotazione energetica in attesa delle procedure uniche di VIA e AIA.  A Torino città, nel quartiere Lucento, la riqualificazione dell’ex Laminatoio Bonafous vede protagonista la società Reba Projects, riconducibile al gruppo Asja Energy di Agostino Re Rebaudengo. Il progetto di trasformazione dell’area industriale dismessa prevede l’insediamento di un data center con una potenza di carico iniziale di 125 megawatt e una capacità d’espansione programmata oltre i 300 megawatt, per un investimento finanziario che parte da oltre un miliardo di euro. L’infrastruttura è nativamente concepita per supportare il calcolo intensivo dell’Intelligenza Artificiale e la gestione di grandi moli di dati a servizio del tessuto economico ed economico-statale. In cima alla classifica per potenza richiesta figura il Comune di Grugliasco, dove sull’area ex Pininfarina di Borgata Lesna la variante urbanistica riguarda un primo modulo di circa 58 mila metri quadrati, con una potenza di progetto indicata nell’ordine dei 200 megawatt e un investimento stimato in circa 4 miliardi di euro, a fronte di almeno 200 posti di lavoro promessi. L’operazione è seguita da Added Value Capital e dall’imprenditore Alfiero Massimini, che agiscono da intermediari; il nome dell’utilizzatore finale del data center non è stato reso pubblico. Il 30 giugno 2026 il Consiglio comunale di Grugliasco ha approvato, con 17 voti favorevoli, la delibera che riconosce l’interesse pubblico alla deroga urbanistica richiesta per l’intervento. Considerando però l’intero comparto industriale dismesso di Grugliasco, risulta depositata a Terna una richiesta di allaccio alla rete per l’incredibile potenza complessiva di 1,23 gigawatt (pensata per grandi cluster di supercalcolo per l’IA) con impatti idrici massicci per il raffreddamento, un dato che supera di circa sei volte la potenza dichiarata per il solo progetto ex Pininfarina, e che lascia aperti interrogativi su quali ulteriori ampliamenti, margini tecnici o progetti paralleli possano comporlo. Nel capoluogo, a Torino città, le pratiche complessive presentate a Terna sfiorano 1,09 gigawatt di richiesta, focalizzandosi sul recupero di vecchi immobili industriali e scali ferroviari.  A Settimo Torinese, oltre al polo già operativo di Noovle, si registrano ben otto manifestazioni di interesse presentate al Comune per un volume potenziale di potenza richiesta pari a 1,05 gigawatt. La spinta speculativa si estende a raggiera lungo i principali corridoi energetici della provincia, dove sono state depositate decine di istanze pendenti nei comuni di Chivasso, Rivalta di Torino e Collegno per sfruttare le vicine sottostazioni elettriche ad alta tensione e i canali di raffreddamento idrico. A questa pressione sulla provincia torinese si affiancano, a pochissima distanza dai confini provinciali, i progetti di mega-impianti come quello pianificato nell’area dell’ex centrale termoelettrica di Trino Vercellese, da oltre 4,5 miliardi di euro, concepito per agire in stretta sinergia con la rete di calcolo dell’area metropolitana di Torino. L’analisi a largo spettro dei portali istituzionali, dai bollettini ufficiali della Regione Piemonte ai documenti di programmazione urbanistica comunali e alle rilevazioni di Terna, evidenzia come questo sviluppo incontrollato proceda in assenza di una pianificazione territoriale coordinata capace di valutare gli impatti cumulativi. La corsa all’autorizzazione dei data center nell’area torinese non risponde a una visione di sviluppo sostenibile o di utilità sociale per la popolazione locale, ma si inserisce perfettamente nella dinamica di accaparramento delle risorse energetiche e idriche del territorio per alimentarne la voracità, sostenendo i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme di sorveglianza digitale e i sistemi informativi a supporto della finanza globale e del riarmo bellico. Per comprendere la reale portata dell’impatto territoriale che sarà generato dai data center nella città metropolitana di Torino, è necessario analizzare il sistema di approvvigionamento energetico dedicato. La transizione verso le fonti pulite per queste infrastrutture rappresenta un vincolo economico e finanziario stringente: l’accesso ai capitali internazionali, ai fondi europei e alle linee di credito dei grandi asset manager globali è subordinato al rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) e alla stipula di contratti a lungo termine per l’acquisto di sola energia rinnovabile (Corporate Power Purchase Agreements – PPA). Questa esigenza finanziaria si scontra con una contraddizione fisica fondamentale: i data center dedicati all’Intelligenza Artificiale, alla finanza e al sistema di guerra richiedono un carico elettrico continuo e costante (baseload), attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, laddove la produzione eolica e solare è per sua natura intermittente e dipendente dalle condizioni atmosferiche. Per evitare il ricorso alle fonti fossili della rete nazionale, che vanificherebbe le certificazioni necessarie per intercettare i mercati finanziari, l’ecosistema industriale piemontese sta subendo una trasformazione infrastrutturale coordinata. Questa riorganizzazione poggia sulla proliferazione di maxi-impianti di Fonti di Energia Rinnovabile (FER) e sull’installazione di gigafactory di accumulo elettrochimico tramite batterie (Battery Energy Storage Systems – BESS). La dimensione di questo fenomeno trova riscontro nei dati istituzionali della Regione Piemonte e del Consiglio Regionale, che in attuazione della normativa nazionale sulle aree idonee e sul riparto del burden sharing hanno fissato l’obiettivo vincolante di installare 4.991 megawatt (pari a quasi 5 gigawatt) di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. La sola provincia di Torino riveste un ruolo primario in questo piano, assorbendo una quota rilevante delle nuove istanze di impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici avanzati. La pressione sulle superfici agricole del Canavese, del Pinerolese e della pianura torinese è direttamente correlata alla domanda di energia dei data center: le 43 pratiche pendenti o autorizzate nella provincia torinese richiedono oltre 8 gigawatt di potenza teorica complessiva, a fronte di una produzione solare che per erogare un singolo gigawatt continuativo necessita di installazioni estese per centinaia di ettari di terreno. Parallelamente agli impianti di produzione, la Giunta regionale e gli enti locali si trovano  così a gestire l’esplosione delle autorizzazioni per i sistemi di accumulo BESS di taglia industriale, indispensabili per stoccare l’eccesso di energia diurna e rilasciarla continuamente ai server durante le ore notturne o di buio.  Il nodo infrastrutturale torinese è diventato uno dei principali poli d’attrazione nazionali per questi impianti. Tra le strutture già autorizzate e in fase di cantiere spicca il mega-progetto BESS stand-alone di Rondissone, sviluppato dalla società Aer Soléir e aggiudicatario nell’asta del Capacity Market di Terna, che prevede un investimento di 170 milioni di euro per una potenza di 250 megawatt e una capacità di accumulo pari a 1 gigawattora, collocandosi tra i più grandi impianti di accumulo energetico d’Europa.  A questa struttura si affiancano decine di ulteriori istanze presentate presso la Città Metropolitana di Torino e i comuni della prima e seconda cintura, in particolare nei poli strategici di Chivasso, Settimo Torinese, Orbassano e lungo l’asse della Val di Susa, dove la disponibilità di stazioni di trasformazione ad alta tensione ereditate dal tessuto ex industriale consente l’allaccio di “container” di batterie a litio per centinaia di megawatt aggiuntivi. L’incastro tra la produzione rinnovabile, i sistemi BESS e le richieste dei data center evidenzia precise criticità territoriali e sociali. La legge regionale sulle aree idonee ha introdotto vincoli specifici per limitare il consumo di suolo agricolo (fissando tetti massimi alla Superficie Agricola Utilizzata comunale e distanze di rispetto), ma ha al contempo stabilito corsie preferenziali ed esenzioni per gli impianti destinati all’autoconsumo industriale e ai poli tecnologici, disponendo persino l’obbligo di copertura fotovoltaica per i nuovi data center e centri logistici. Ciononostante, la combinazione di campus per server, parchi solari estesi e container BESS sottrae ampie porzioni di terreno, alterando inevitabilmente gli ecosistemi locali. Si registrano inoltre profili di rischio industriale legati agli impianti BESS, dovuti alla presenza di grandi quantitativi di batterie al litio ad alta densità soggette al rischio di thermal runaway (incendi chimici ad alta temperatura e di difficilissimo spegnimento) in prossimità di centri abitati o aree produttive. Infine, l’enorme concentrazione di potenza richiesta a Terna impone massicci interventi di adeguamento della rete elettrica ad alta tensione; le relative opere infrastrutturali rischiano di traslare i propri costi sulla collettività attraverso le componenti tariffarie delle bollette elettriche, mentre i benefici del calcolo avanzato e della vendita di energia rimangono concentrati in capo ai grandi operatori privati e ai fondi speculativi. I data center ad alta densità di calcolo e le loro infrastrutture energetiche d’appoggio non sono soltanto nodi strategici dell’economia e della finanza globale, ma si configurano a tutti gli effetti come installazioni a marcata natura dual-use, ossia a doppio uso civile e militare. La progressiva integrazione del cloud di supercalcolo nei sistemi informativi della difesa, nella gestione logistica delle forze armate, nell’elaborazione dell’intelligence strategica e nella guida dei sistemi d’arma autonomi basati sull’Intelligenza Artificiale trasforma radicalmente lo statuto di queste cattedrali digitali in tempo di crisi o di conflitto armato. Nel quadro delle dottrine militari contemporanee e del diritto internazionale bellico, un centro elaborazione dati che ospita o processa flussi informativi strategici cessa di essere una semplice struttura commerciale per assumere la qualifica di obiettivo militare primario (key terrain informazionale). La concentrazione sul territorio torinese di imponenti poli di calcolo, affiancati da maxi-impianti di produzione rinnovabile e da imponenti sistemi di accumulo BESS ad alta intensità energetica, determina così la creazione di veri e propri bersagli strategici ad alto rischio. In caso di escalation geopolitica o di operazioni belliche convenzionali, cibernetiche o ibride, l’attacco diretto o il sabotaggio a queste infrastrutture — siano essi condotti tramite attacchi informatici devastanti, droni o missili di precisione a lungo raggio — non provocherebbe soltanto la paralisi dei servizi digitali e il rischio di estesi blackout energetici a cascata sulla rete civile. Un’aggressione o un incidente catastrofico su un data center o su una gigafactory di batterie a ridosso delle aree urbane esporrebbe la popolazione residente e i comuni limitrofi a danni collaterali devastanti, che vanno dalla distruzione fisica del tessuto urbano circostante al rischio di incendi chimici e tossici inestinguibili legati ai sistemi di accumulo elettrochimico, trasformando le comunità locali nei terminali fisici di una guerra combattuta alla velocità del calcolo algoritmico. FONTI * Terna S.p.A. (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale):Rilevazioni e dati ufficiali sulle istanze di prenotazione della potenza elettrica per i data center in Italia e in Piemonte (95,38 GW a livello nazionale; 64 istanze per oltre 13 GW in Piemonte; 43 pratiche per 8,08 GW nella sola provincia di Torino; 1,23 GW a Grugliasco; 1,09 GW a Torino città; 1,05 GW a Settimo Torinese; ~600 MW a Chivasso e ~600 MW a None). * Sole 24 Ore (“Data center: 95 gigawatt di richieste alla rete Terna”, di Celestina Dominelli, 23 Agosto 2026):Inquadramento economico-normativo nazionale sul boom delle istanze di allaccio alla rete elettrica e intervista a Laura D’Aprile (Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Mase) su linee guida per i procedimenti di VIA/AIA e misure anti-speculazione. * La Voce (“Data center a Chivasso, Settimo Torinese, Grugliasco. Sarà un’invasione?”, di Liborio La Mattina, 15 Settembre 2026): Dettagli puntuali sui progetti della cintura torinese: ex Laminatoio Bonafous a Lucento (Reba Projects / Asja Energy da 125–300 MW), ex Pininfarina a Grugliasco (Added Value Capital / Alfiero Massimini da 200 MW e 4 miliardi), ex Ilte a Moncalieri, parco logistico ex Fiat Ricambi (None/Volvera), polo di Caselle (Hines da 250 MW), Chivasso e le 8 manifestazioni di interesse a Settimo Torinese. * La Repubblica Torino (“Nell’ex Ilte nasce il mega data center”, di Mattia Aimola, 2026): Dettagli ufficiali sul progetto LCP (Logistics Capital Partners) a Moncalieri in Via Postiglione: acquisto dal tribunale fallimentare nel 2022 per 9 milioni di euro, parere positivo degli uffici comunali a marzo 2026, 4 edifici su 270.000 m², potenza di 576 MW, 400 posti di lavoro e oltre 4,5 miliardi di investimento. * Verbale di Deliberazione del Consiglio Comunale di Grugliasco (n. 41 del 30 giugno 2026): Approvazione dell’interesse pubblico per la deroga urbanistica sull’area ex Pininfarina di Borgata Lesna (circa 58 mila m², 200 MW, 4 miliardi di euro promossi da Added Value Capital). * Delibere e Piani Urbanistici dei Comuni di Caselle Torinese, Montanaro e Torrazza Piemonte: Variante n. 3 al PRG di Caselle Torinese sulle aree Ata (450 mila m² complessivi per 150 mila m² coperti dal campus Hines); interlocuzioni del developer FCV a Montanaro (412 mila m²) e varianti sulle ex fornaci di Torrazza Piemonte. * Città di Torino e Regione Piemonte (CSI Piemonte, Polo Strategico Nazionale e Cittadella dell’Aerospazio):Documentazione istituzionale sugli impianti in-house di Via Monastir e Corso Unione Sovietica (CSI Piemonte accreditato ACN e candidato PSN); varianti urbanistiche ex Alenia in Corso Marche per la Cittadella dell’Aerospazio e i progetti di supercalcolo con Leonardo S.p.A. * Regione Piemonte e Consiglio Regionale del Piemonte: Atti d’indirizzo per il riparto del burden sharing e legge regionale sulle aree idonee per impianti a fonti rinnovabili (target vincolante di 4.991 MW di nuova potenza FER entro il 2030, vincoli SAU e deroghe per l’autoconsumo di poli tecnologici e data center). * Rinnovabili.it / SolareB2B / Energia Mercato (“Aer Soléir investe 170 milioni in Piemonte: al via a Rondissone uno dei più grandi BESS d’Italia”, 2026): Dettagli sull’impianto BESS stand-alone di Aer Soléir a Rondissone (250 MW / 1 GWh di capacità di accumulo, aggiudicato nell’asta Capacity Market di Terna per 170 milioni di euro). * UNIDIR – United Nations Institute for Disarmament Research (“Clouds of War: The Implications of Targeting Data Centres”, Policy Note): Analisi di diritto internazionale e dottrina bellica sul valore strategico e dual-use (civile e militare) delle infrastrutture fisiche di calcolo e dei data center considerati key terrain informazionali e bersagli militari. * Modern War Institute at West Point (“Data Center Warfare: Defending the Key Terrain of AI Infrastructure”, Policy Paper): Studi sull’integrazione tra infrastrutture fisiche di supercalcolo per l’IA, sistemi d’arma autonomi, difesa cibernetica e vulnerabilità bellica dei nodi energetici.
Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes
In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio. L’equazione di Navier-Stokes è l’equazione fondamentale della dinamica dei fluidi classica e descrive un fluido (come l’aria o l’acqua) in termini newtoniani, ossia applicando il secondo principio della dinamica (F=ma) a un fluido incomprimibile, visto, approssimando, come oggetto continuo e non come insieme di atomi. Si tratta di un sistema di equazioni differenziali le cui soluzioni sono oggetti continui in uno spazio a infinite dimensioni e servono per calcolare la variazione di velocità di un fluido a partire dal gradiente di pressione, dalla viscosità e dalle forze esterne (gravità o forze applicate). Sono concetti che nascono tra 700 e 800, ma nonostante l’apparente semplicità concettuale sono equazioni di cui non si riesce a scrivere una soluzione analitica per la versione generale, per cui è necessario utilizzare ulteriori approssimazioni per semplificare dei termini (approssimazioni che per la maggioranza dei casi sono più che sufficienti, specialmente in campo ingegneristico). Solo nel XX secolo è stato dimostrato che delle soluzioni generali esistono. La domanda irrisolta rimane: se io fisso le mie condizioni iniziali può accadere che la mia soluzione a un certo punto sviluppi una singolarità? Ossia è possibile che la soluzione mi dia una velocità infinita in un tempo finito (cioè ad energia finita)?  Il problema del millennio riguarda dunque lo status di regolarità di questa equazione, cioè la validità di questo modello classico e delle approssimazioni sopra citate. Questo problema è risolvibile in due modi: 1. dimostrando positivamente che non si possono sviluppare delle singolarità; 2. trovando una situazione che con determinate condizioni produce questa singolarità. Degli agenti AI utilizzati metà sono stati messi a risolvere il problema nel primo modo, metà nel secondo. Sono stati proprio questi ultimi a riuscire. Dopo queste minime coordinate per intendere al meglio lo spessore del problema, possiamo discutere di ciò che è successo. La faccenda è tutto fuorché priva di zone d’ombra. In primis, soprattutto per gli appassionati, nonostante OpenAI abbia fornito le dimostrazioni a queste equazioni, bisognerà aspettare almeno due anni affinché il Clay Mathematics Institute approvi la dimostrazione. In secundis, in contemporanea alla dichiarazione di OpenAI, lo scienziato Tristan Buckmaster ha contestato l’azienda big tech sostenendo che l’azienda ha sostanzialmente rubato le idee a lui e ad un altro scienziato: Levent Alpöge. Buckmaster sostiene che recentemente lui e Alpöge avevano reso pubblico tre risultati che riguardavano le equazioni di Navier-Stokes, basandosi su un programma di ricerca redatto da Diego Còrdoba e Luis Martìnez-Zoroa. Lo stesso programma da cui OpenAI sarebbe partito. Buckmaster e Alpöge non nascondono l’utilizzo estensivo di Large Language Model per farsi aiutare nella ricerca, tuttavia sostenendo che le dimostrazioni fornite dalle IA erano “orrende” e più vicine al genere del “AI slop”. La controversia inizia il 3 settembre con Buckmaster che scrive ad un matematico di OpenAI poiché girava voce che dentro Anthropic – azienda programmatrice di Claude e competitor diretto di OpenAI – si fosse risolto uno dei problemi del millennio e che informazioni sul progresso dei due matematici fossero passate ad OpenAI. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, un problema di dimostrazione matematica può essere “attaccato” in modi differenti e vedere infine se porta ad un risultato e quanto è elegante. Il modo in cui Buckmaster e Alpöge hanno iniziato a lavorare al problema era un modo che stavano sperimentando solo loro due. Tuttavia, un altro scambio tra Alpöge e OpenAI ha messo in luce il fatto che la scoperta interna dell’azienda big tech ha seguito lo stesso “fronte d’attacco” fornendo al LLM soltanto un prompt che illustrava il problema. I due matematici vengono a sapere che è stato generato pochi giorni prima, ovvero quando è circolata l’informazione che ci fossero grandi progressi sulle equazioni di Navier-Stokes. OpenAI, in seguito, non è stata chiara con Buckmaster se e quanto il loro modello è stato addestrato con i lavori che i due matematici caricavano su Codex. Buckmaster è stato, infine, messo davanti a due scelte da OpenAI, ormai praticamente allo scoperto di aver rubato le idee ai due matematici senza riconoscimento di sorta. Tutte e due le scelte mettevano davanti l’esclusione di Alpöge dagli autori poiché impiegato da Anthropic. Entrambe le scelte sono state rifiutate. Questo è forse il primo caso – almeno di questa portata – di evidente furto di sapere da parte delle aziende big tech. Non solo mero furto di sapere, ma proprio della capacità attiva del ricercatore, della sua pratica attiva di fare ricerca e di condurla; in altre parole, non solo furto dell’informazione ma furto di produrla. In realtà non è in sé una novità: le aziende IA già distruggono quantità di libri antichi per assorbirne il sapere e si addestrano sulla quantità enorme di dati che ogni utente lascia in rete. Ma per la prima volta un’azienda rivendica che dietro una grande produzione di sapere – come la risoluzione di Navier-Stokes – ci sia poco o niente lavoro umano.  Una delle implicazioni è anche i livelli di potenza che le IA hanno raggiunto. Le equazioni di Navier-Stokes, come detto già prima, sono state formulate nel 1821. Da allora, ogni giorno, almeno un matematico ci ha lavorato sopra e a migliaia sono stati ispirati per iniziare a studiare in questo campo. Che un’IA l’abbia risolta in 88 ore è un dato non scontato, tuttavia senza scadere in tecno-fanatismi , la storia di Buckmaster e OpenAI ha fatto emergere il ruolo dell’intelligenza collettiva anche di fronte ad un lavoro che appare quasi totalmente macchinico. Che le IA da sole possano risolvere davvero un problema matematico da sole, invece, ci fa scadere in un tecno-pessimismo anche questo da evitare. Dunque ci discostiamo dal matematico cinese Deng Yu che, scherzosamente, ha recentemente affermato che se un’IA dovesse risolvere in autonomia un problema allora è il tempo per i matematici di darsi alla scrittura di romanzi. Aggiungiamo, questo tipo di sviluppo scientifico riproduce un idea di efficientismo per cui l’unica cosa che conta è arrivare al risultato prima possibile, ma non tiene conto del fatto che proprio una ricerca fatta di tentativi, errori, strade sbagliate è quella che ha portato come effetti collaterali in realtà proprio delle scoperte enormi. Proprio nei tentativi infruttuosi per risolvere l’ultimo teorema di Fermat è stato dato luogo alla teoria algebrica dei numeri e molti altri esempi.  Con i modelli di OpenAI disponibili sul mercato fino a Chat GPT-6 Astra è stato riscontrato moltissime volte come nelle dimostrazioni matematiche spesso essi cadano in argomentazioni “circolari”, assumendo implicitamente ciò che deve essere dimostrato, e questo tipo di argomentazioni non viene considerato un errore nella dimostrazione step by step.  Quello che stupisce è questo improvviso interesse in un campo notoriamente poco finanziato perché non direttamente profittevole, ossia quello della matematica pura. Infatti la risoluzione di questo problema non ha dei risvolti pratici effettivi, se non in parte per quanto riguarda casistiche estremamente esotiche come buchi neri ecc. Probabilmente la risoluzione di un problema di questo tipo risulta fondamentale nel quadro della propaganda che proprio in questi giorni mette in primo piano la pericolosità catastrofica dell’AI e l’ineffabilità del suo dominio sugli esseri umani, propaganda che ha chiari scopi di lucro. La matematica pura di per sé non è un campo del sapere altamente redditizio, come lo può essere il suo riflesso ossia la matematica applicata. L’interesse che le big tech AI hanno dentro questo campo è ignoto e forse ha più a che vedere con la “prova muscolare” della propria capacità di elaborazione dei propri modelli, che del rientro economico e basta. In un’ottica macroscopica, andando oltre la faccenda appena raccontata, la specificità di questa fase della produzione capitalistica è eminentemente quella del furto della capacità umana per fini avversi alle classi subalterne. Come indicato da un articolo di Emiliana Armano, l’era dell’IA pone un salto qualitativo rispetto alla sussunzione della capacità umana e dell’intelligenza sociale per le sue capacità di calcolo. Questa storia inizia ad aiutarci a rispondere alla domanda di chi domina e gestisce questi processi sussuntivi e quanto tra questi che presidiano possano nascere cortocircuiti dettati dalla competitività capitalistica. In alcuni punti Buckmaster non si tira indietro affermando che se davvero OpenAI ha risolto le equazioni di Navier-Stokes questo è un passo in avanti per tutti e che tutta questa storia è paragonabile allo scontro scacchistico tra Kasparov e Deep Blue. L’intuizione  è parzialmente corretta: il risultato delle equazioni non è allora un risultato nato dalla sola ricerca indipendente, ma è immediatamente proprietà di una azienda; in questo senso la sussunzione ha a che fare non solo con il processo di formulare la ricerca, ma anche con il risultato. Ciò che ci interessa di più, tuttavia, è ricercare e mettere a valore quelle sacche non effettivamente sussunte per rompere le finalità capitalistiche e deviare verso fini nostri.
Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base
Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra. Introduzione In ogni territorio i tentacoli della guerra hanno la forma delle infrastrutture militari, delle esercitazioni, dei confini, delle servitù, degli spazi sottratti all’uso delle comunità e tutte quelle trasformazioni che, poco alla volta, fanno entrare la presenza militare nella vita quotidiana. La militarizzazione può assumere forme molto diverse e proprio per questo non è sempre visibile immediatamente: può diventare qualcosa a cui ci si abitua, fino a non riconoscerla più come un problema. Per affrontare questa complessità, un movimento contro la guerra e la militarizzazione deve poter disporre di strumenti ed attività diversi, capaci di adattarsi ai territori e alle situazioni. Informarsi, fare inchiesta, costruire relazioni, comunicare, osservare ciò che accade e organizzare iniziative sono tutte forme di azione contro la guerra. Si tratta di modi attraverso cui impariamo a conoscere sempre più in profondità i territori e a capire come la guerra li attraversa e li trasforma, ma anche come riscoprire il legame reciso con i territori stessi e le comunità che li abitano. Per questo è importante non concentrare lo sguardo in un solo punto. La forza di un movimento può risiedere nella capacità di moltiplicare i punti di osservazione e di iniziativa, lasciando che siano i territori stessi a produrre conoscenza, relazioni e pratiche. Muoversi in molti campi significa anche riconoscere che non esiste un’unica forma di partecipazione. Questa diversità di modi è la possibilità concreta che ciascuno trovi un modo per contribuire. Scoprire e riscoprire i territori significa sottrarli alla rappresentazione della guerra come qualcosa di inevitabile e tornare a interrogarsi su chi li decide, chi li attraversa e chi ne paga i costi. Significa anche disabituarsi alla guerra, interrompere la normalizzazione della sua presenza e riaprire uno spazio per immaginare territori sottratti alla logica militare. Monitoraggio del territorio La natura ha occhi e orecchie nel cuore dell’HUB militare 1. Breve storia del monitoraggio no base 2023. Abbiamo iniziato a sentire l’esigenza di fare un monitoraggio continuativo intorno all’area prevista per la costruzione della base militare nel 2023, quando abbiamo scoperto che il progetto sarebbe stato spostato a San Piero a Grado e Pontedera, non più a Coltano. È stato l’anno in cui abbiamo fatto il primo campeggio e in cui abbiamo occupato il Presidio dei “Tre Pini” per la prima volta per renderlo un punto stabile di attraversamento del movimento no base.  2024. A settembre di quell’anno è stato poi confermato dal tavolo inter-istituzionale che il progetto sarebbe stato proprio a San Piero a Grado e Pontedera e di conseguenza abbiamo organizzato diverse attività fino al 2 giugno del 2024 in cui è stato inaugurato il Presidio di Pace dei “Tre Pini”. C’era l’esigenza di percorrere il territorio su cui hanno intenzione di costruire un’infrastruttura devastante, conoscerlo, ed essere sempre pronti ad interferire con le movimentazioni belliche. Questo ha tutta una serie di specificità nel momento in cui ci troviamo davanti a delle reti che ci sono già, in un territorio già militarizzato. La sfida era di essere lì, di vedere cosa succedeva, di starci e di capire anche in che modalità quel Parco possa cambiare di fatto: perché a 50 m dalle reti militari c’è il Parco, ma questo Parco è anche dentro le reti e quindi il punto per noi è capire come tutto quel territorio può essere vissuto al di là della militarizzazione. Quindi, ciò che si fa ai “Tre Pini”, il progetto che si porta avanti sul Parco e nei Poderi lì intorno, vale in prospettiva per tutta un’area che vogliamo che sia restituita interamente alla natura.  2024-2025. Tra il 2024 e il 2025 eravamo ogni settimana ai “Tre Pini” a fare lavori e passeggiate di monitoraggio, percorrendo il territorio, guardando oltre le reti per vedere se ci fossero dei cambiamenti. Era stato annunciato che i lavori sarebbero cominciati proprio a fine 2024 nonostante non vi fossero i documenti. Per tenere il passo di quello che sembrava il potenziale inizio di un cantiere, noi eravamo lì ogni settimana. Questo aveva due scopi: da una parte continuare a costruire il presidio, sistemarlo, pulirlo, dotarlo delle cose di cui c’era bisogno, tra cui gli attrezzi, donati da tante persone, riordinare il materiale… Dall’altra era anche un modo per continuare ad essere presenti sul territorio. Già la semplice presenza è un grosso fastidio per la controparte, perché vuol dire mobilitare contingenti per vedere cosa facciamo, anche se si tratta “solo” di una passeggiata nel sentiero boschivo aperto a tutti. Così come fare le foto, avvicinarci alle reti, tutto questo destava una preoccupazione. Questa “preoccupazione” è centrale per tutto il lavoro del movimento, in particolare per quanto riguarda il monitoraggio, perché è indice del fatto che c’è qualcosa da nascondere e rende evidente come loro non ci vogliano lì intorno. Si vede anche nel modo in cui continuano a comportarsi le istituzioni afferenti al Parco: dall’Ente Parco che sta a disinvestendo sulle guide ambientali e non sta quasi più facendo tour di natura ambientale in quella zona o in generale in San Rossore; all’Università che ha tutti i terreni intorno alla base militare e che ha recentemente sgomberato il presidio di “Tre Pini”, poi ripreso da un corteo di centinaia di persone durante la giornata di lotta del 25 Aprile. Tutte queste istituzioni stanno agendo sempre di più nell’ottica di rendere inaccessibile quella zona e disincentivare la sua percorribilità e questo è nel pieno interesse di fatto delle attività militari.  2025. Verso la fine del 2025 lo scenario è cambiato perché abbiamo constatato che sul Parco non ci stavano essendo degli avanzamenti rispetto al progetto della base. Con “Blocchiamo tutto”, ci siamo resi conto che c’era una consapevolezza collettiva che stava venendo a galla. Che il discorso non è “oddio, ci costruiscono la nuova base militare” e basta. Il punto è: c’è una infrastruttura complessa articolata e integrata sul territorio, in particolare questo territorio, che riproduce e permette la guerra e la stanno potenziando in diversi modi; all’interno di questo quadro c’è un tassello in più che è la base militare di San Piero a Grado, che serve per spostare dei reparti dei corpi speciali più vicino a Camp Darby, dove già hanno messo il COMFOSE, quindi dove già si sta cercando di creare un accentramento che renda più facili e veloci la logistica, le movimentazioni e le attività di intelligence. La necessità non era più solo verificare a che punto fosse il nuovo progetto, ma cercare di farci un’idea più chiara e collettiva di che ruolo avesse all’interno di un contesto più ampio. Quindi anche l’idea del monitoraggio ha spostato un po’ il suo centro dai “Tre Pini” e quello che succedeva lì intorno, verso l’idea di monitorare complessivamente l’HUB militare.  2. Pratiche di monitoraggio diffuso Parlando degli strumenti, il monitoraggio sostanzialmente si fa andando in questi luoghi tutte le settimane e facendo le foto agli alberi e a tutto ciò che vediamo oltre le reti. Così abbiamo notato tagli di alberi, sfrondamenti, pulizie di vario tipo. Cumuli di ghiaia che compaiono all’interno delle reti. Insomma, cambiamenti che ci facevano stare all’erta. Quindi facciamo le foto, le archiviamo e cerchiamo di monitorare se ci sono dei cambiamenti nel corso del tempo. C’è anche il progetto del Centralino che è un numero di telefono, un contatto  del movimento no base a cui si possono inviare segnalazioni, che è stato utilizzato anche per tutti i monitoraggi a San Piero a Grado. Ci sono persone che si danno disponibili con turnazioni per andare in diversi orari a San Piero per vedere se si muovono mezzi di un certo tipo, che tipo di movimenti ci sono, se ci sono mezzi da costruzione, perché abbiamo visto alla fine dell’anno scorso alcuni mezzi che spostavano alberi tagliati. Dei piccoli segnali che forse stavano cominciando degli abbattimenti, anche se alla fine si è trattato più di episodi sporadici. Quindi, anche se il monitoraggio in questo senso non ha rivelato grandi cambiamenti, è stato importante per capire come si stanno muovendo le controparti a prescindere che non stiano ancora costruendo la base. Non vuol dire che non ci sia nulla di cui preoccuparsi, vuol dire che le priorità evidentemente sono diverse. Quindi per noi è stato importante nell’ottica di riuscire a chiarire quale è la loro tattica in questo momento, che evidentemente non è quella di costruire in fretta e furia la base militare di San Piero a Grado, ma è più composita di così e quindi anche la nostra progettualità si è dovuta calibrare su un fenomeno più ampio.  Il tentativo che stiamo facendo è di espandere il monitoraggio e l’uso del Centralino anche oltre e permettere che sia uno strumento per le persone per segnalare movimenti, anomalie, cambiamenti sul territorio più allargato: ad esempio spostamenti di container particolari, movimenti di mezzi militari o carichi di oggetti da identificare sulle strade civili.  L’obiettivo è una sorta di monitoraggio collettivo, quotidiano e diffuso del territorio. La vera sfida di questo è creare l’abitudine nelle persone di farsi delle domande e fare lo sforzo di non normalizzare costantemente la guerra. L’idea è di avere sempre un occhio sul territorio, senza dare per scontato che sia ritenuto normale che passino dei carri armati sul treno in stazione, ma invece riuscire a segnalarlo. È anche grazie a questa nuova abitudine (in costruzione) che ad esempio è stato possibile il blocco del treno del 12 marzo 2026, perché senza le persone che si attivavano, guardavano e si chiedevano, “ma perché ci sono 32 vagoni carichi di mezzi militari?” non sarebbe stato possibile una mobilitazione collettiva che andava da Livorno a Pisa. Questo serve anche a fare un’inchiesta per rintracciare tutti questi flussi militari complessi, diversificati e sparsi per il territorio, per cui serve un grosso lavoro collettivo che deve partire quantomeno dal darci una mano a vederli a tenerne traccia quotidianamente, perché si verificano ogni giorno.  3. Monitoraggio e mappatura A San Piero a Grado stiamo cercando di sviluppare una maniera più organizzata di segnalare e di registrare i cambiamenti sul territorio, tramite un’applicazione di mappatura che permette di fare dei questionari geolocalizzati. Stiamo cercando di farlo durante le iniziative che facciamo ai “Tre Pini”, le passeggiate ecologiche sul territorio e l’utilizzo di quest’app mentre si passeggia. Con questo strumento si possono segnalare sia gli aspetti da tutelare, a partire dalla biodiversità, ma anche gli aspetti nocivi che minacciano il Parco, come cantieri, rifiuti abbandonati, anomalie di vario tipo, movimentazioni belliche. Cerchiamo di mappare queste cose, perché ciascuna risposta al questionario verrà assegnata su una mappa, permettendoci di avere un’idea nel corso del tempo di come si sta trasformando il Parco e di cosa si trova al suo interno. Vogliamo riuscire a dare un obiettivo alle segnalazioni e rendere sempre più facile riconoscere quali sono le priorità, cosa segnalare di fronte alla normalizzazione della guerra sui nostri territori.  4. Il legame ecologico con il Parco Il legame con il Parco Naturale nasce da un no forte e sentito rispetto a quella che viene percepita come un’opera inutile, estremamente dispendiosa e brutta, nel senso più immediato del termine. Negli anni abbiamo costruito una consapevolezza e una struttura di questo No. Il discorso naturale-ecologico è stato approfondito e scoperto a partire proprio da questa opposizione. Perché di fatto molti che abitano a Pisa, magari non vanno a San Piero, non conoscono i “Tre Pini” e quei luoghi. E invece con il tempo anche con l’aiuto di esperti, siamo riusciti a capire il valore di questo territorio. Abbiamo fatto passeggiate e incontri per conoscere le caratteristiche del terreno, costituito da dune che risultano da secoli di ritiro del livello del mare che ha creato un territorio con delle specificità. Cementificare sarebbe un enorme danno ecologico oltre che un rischio per gli abitanti, perché la struttura del territorio permette anche la ritenzione dell’acqua: ettari di cemento rischierebbero di provocare grandi allagamenti. Oltre a questo è importante la conoscenza delle specie che abitano il Parco, i daini, le specie protette, la flora. Tutte le motivazioni che noi portiamo ci hanno permesso di entrare più in relazione con questo territorio e di conoscerne il valore, mentre l’Ente Parco, che dovrebbe promuoverne la conoscenza, lo propone come sede della base militare e disincentiva le passeggiate delle guide ambientali in quella zona: questo per noi è molto grave, per cui è un obiettivo politico quello di rendere nuovamente conosciuto il Parco. Dal corteo del 25 Aprile, alle biciclettate a Camp Darby, ai campeggi estivi, dalle passeggiate ecologiche alla navigazione del Canale dei Navicelli sono tante e diverse le forme di monitoraggio e mobilitazione con cui stiamo cercando di rendere attraversabile l’area del Parco e far prendere contatto alle persone con il sito di interesse della base militare e con il territorio da difendere dalla militarizzazione. 5. Bollettino sulla militarizzazione  Il bollettino “Hub” sulle forme di militarizzazione e resistenze dei territori nasce a settembre 2025 durante il campeggio no base al Presidio di Pace “Tre Pini”, proprio mentre il movimento “Blocchiamo tutto” stava iniziando a germogliare dalla partenza della Flotilla e dalle iniziative coraggiose di blocco dei portuali genovesi e livornesi.  Ha le sue radici nel bisogno di organizzare su una più ampia scala il monitoraggio attivo del territorio di cui abbiamo parlato finora. Nel corso dei mesi la rivista è stata presentata in tantissime iniziative e in decine di città e paesi di Toscana, Liguria e Piemonte. Lo strumento del bollettino risponde a una serie di bisogni del movimento contro la guerra sul territorio, che vorremmo raccontare.  a. Inchiesta: il bollettino raccoglie contributi da parte di comitati territoriali, movimenti, gruppi di lavoratori ferrovieri e portuali, associazioni che sui territori di Pisa, Livorno, Carrara, Firenze e La Spezia si battono contro la militarizzazione nelle sue diverse forme. Mettendo insieme conoscenze vive dei diretti interessati dai processi di militarizzazione, l’obiettivo è ricostruire l’HUB militare nella sua dimensione integrata di flussi di armi, mezzi, uomini, infrastrutture fisiche e virtuali, logistica, filiera e industria, addestramento, capacità operative, proiezione militare all’estero. Indaghiamo con articoli e approfondimenti specifici sulle infrastrutture militari come funziona e a quali scopi questo HUB che innerva la Toscana, mettendo in rete i tasselli di informazioni sui diversi territori e costruendo un sapere utile all’azione e alla lotta. L’inchiesta ha come primo obiettivo la scoperta di una verità volutamente occultata di come i territori siano piegati agli interessi di guerra e quali poteri (militari, politici, industriali, accademici) prendano le decisioni sulle nostre teste. b. Informazione: strettamente connesso all’inchiesta e allo svelamento del funzionamento dell’HUB militare con le sue infrastrutture militari è l’informazione. Le conoscenze che costruiamo con il bollettino vengono diffuse in modo accessibile sia con la rivista che con altre forme di restituzione, in modo che questo “sapere” non sia specialistico o tecnico, ma diffuso e alla portata di chiunque voglia essere consapevole di come e perché attivarsi contro la militarizzazione e la guerra. Come funziona quella base militare vicino Pisa o Carrara? A cosa serve il porto di Livorno dal punto di vista bellico? In che modo le ferrovie di Pontedera e La Spezia sono integrate nella logistica bellica? Ci poniamo domande di questo tipo e molte altre, per costruire insieme risposte che rendano diffuso un sapere utile a rendere visibile la guerra sui territori per contrastarla attivamente.  c. Fare rete: tramite l’attività di ricerca condivisa del bollettino, le presentazioni, lo scambio di materiali, punti di vista, appuntamenti di mobilitazione, il percorso di “HUB” è un ottimo strumento per fare rete e costruire coordinamento tra territori. La scelta di farlo con un bollettino è voluta: vogliamo fare rete nella pratica, nel processo di condivisione dei saperi, nella costruzione di iniziative di discussione o mobilitazione che ci vedano in gioco insieme sugli stessi obiettivi. L’esperienza del blocco del treno del 12 marzo è il risultato della costruzione condivisa di saperi, di relazioni sui territori e nei posti di lavoro, della volontà di interrompere le catene della logistica militare come obiettivo condiviso e da praticare insieme.  d. Definire gli obiettivi: costruire inchieste, diffondere informazioni, tessere reti e condividere saperi ed esperienze. Tutto ciò, nel percorso del bollettino ha il fine di moltiplicare la capacità dei movimenti e dei territori di individuare i propri obiettivi. Ovunque abbiamo un porto da bloccare, dicevamo nelle settimane di “Blocchiamo tutto”. I territori sono cosparsi di anelli di catene che portano dall’Italia ai teatri di guerra e che costringono aree e società del nostro Paese a condizioni di sacrificio, nocività e impoverimento. Con il percorso del bollettino possiamo scoprire questi luoghi della guerra e darci nuovi strumenti per costruire campagne, mobilitazioni, assemblee e percorsi che abbiano l’obiettivo di ostacolare la guerra intervenendo sulle sue forme concrete sui territori, bloccando, disertando, scioperando ovunque possiamo e siamo collocatə. I punti no base L’obiettivo di organizzarsi capillarmente sul territorio I Punti No Base sono nati dall’esigenza di uno strumento di organizzazione e comunicazione capillare sui territori che non fosse centralizzato su Pisa. In questo modo gruppi e persone che convergevano spesso rispetto a Pisa,  come centro città, si sono potuti organizzare anche sui propri territori. Il percorso è nato da un’esigenza molto semplice, lineare, informativa. Da una parte a che punto è il progetto della base, dall’altra la diffusione degli eventi principali del movimento no base, consapevoli che la mobilitazione fosse già dislocata su varie parti del territorio periferico. Pisa è stato un centro di attivazione in connessione con altre parti a partire da Coltano, e poi San Piero. A Pontedera è diverso, perché tanti e tante abitanti sono parte attiva del movimento. I punti no base, quindi, rispondono a una esigenza di capillarità materiale e di presenza sui territori che non riguardano solo il punto specifico dov’è la base. Un “punto no base” è un luogo fisico che ha un indirizzo, degli orari di apertura che possono essere resi pubblici, attraversabile da chiunque cerchi informazioni sul movimento. Queste informazioni possono essere delle informazioni mirate agli eventi, relative alla base, possono essere pratiche di informazione attiva, quindi eventi e iniziative varie.  1.     La mappa: prendere posizione con il movimento I punti no base vengono inseriti in una mappa in aggiornamento, utile per informare chi è sul territorio per cercare dei punti no base e per dare loro visibilità. Perché essere un punto no base è anche essere un punto che offre la sua solidarietà al movimento, quindi un luogo che rappresenta una posizione di supporto al movimento e di partecipazione. Oltre all’esigenza di informazione, vi è quindi quella di una presa di posizione nei territori per cui più si diffonde questa cosa e più le persone sanno che anche gli spazi di riferimento della propria città e dei propri paesi hanno preso una certa posizione e rappresentano esplicitamente la posizione del movimento no base in quel luogo.  2.     Un po’ di storia… Abbiamo iniziato ad agire nel 2024 con dei punti che sapevamo che avevano già espresso la loro volontà di essere solidali e partecipi, come i circoli e alcuni negozi. Nel tempo i punti no base si sono allargati, sia rispetto all’obiettivo di diffusione sia rispetto a una rete relativa ai flussi. Alcuni ce l’hanno chiesto anche fuori dalla Toscana. Rispetto al movimento base il territorio allargato è molto importante: dai punti no base si è creato un gruppo di lavoro e una forma organizzativa attiva per mappare i punti e mettersi direttamente in contatto con alcuni luoghi. Dobbiamo pensare che non tutte le persone presenti in punti no base siano ugualmente partecipi alle attività del movimento e alcuni punti addirittura non erano vissuti da persone che partecipavano al movimento, ma per noi erano importanti come posti da continuare ad attraversare sempre di più. Ci siamo chiesti come organizzarsi con questo tipo di rete in modo tale che diventasse sia espansiva e costruttiva per le esigenze del momento, magari con un corteo, il campeggio, un momento di informazione, sia per la crescita del punto no base stesso. Talvolta ci siamo ritrovati con dei passaggi anche non scontati rispetto a circoli stessi, in cui la base doveva fare i conti con il direttivo e con delle difficoltà rispetto al mantenimento dei materiali oppure proprio alla loro sparizione.  3.     Crescere insieme, un passo alla volta Sono tutti piccoli step che sulle cose più basilari ci facevano e ci hanno fatto e ci continuano a fare conoscere tanti modi di approcciarsi alla questione della base stessa, ma anche alle composizioni della società: come sono fatti i territori che vivono intorno a noi? Chi frequenta oggi i circoli? Chi frequenta le piazze attorno ai punti no base? Si sta costruendo un’abitudine ad attraversare i punti, a trasmettere responsabilità e organizzazione che non riguardano direttamente la dimensione di Pisa, spingendoci a coltivare questi luoghi, anche solo con i materiali, creando piano piano una familiarità con un certo tipo di pratiche. Se prima questi contenuti non c’erano in certi contesti, adesso arrivano. Sono momenti non solo di pubblicizzazione, ma di inchiesta, perché è uno scambio molto attivo. È anche piano piano una conoscenza, nel continuare a reiterare queste pratiche, al di là della pubblicizzazione dei social, iniziando ad attaccare i manifesti, facendo i volantinaggi: è un piano di diffusione delle informazioni e di scambio. È anche una questione di avere cura che ci siano materiali e che rimangano nel tempo, che lo spazio li accolga bene, che le persone ne discutano. È diverso che mettere un manifesto e basta. I punti no base hanno organizzato realmente delle assemblee, dei momenti di benefit, incentivando forme di partecipazione le più varie possibili con messaggi espressi direttamente. Per esempio, abbiamo fatto dei momenti materiali in dei punti no base che sempre più assumono responsabilità, libertà, organizzazione.  4.     Il ruolo strategico dei punti no base I punti no base sono elementi fisici, punti di riferimento che permettono di strutturare una prassi e presenza riconoscibili, aiutano a rafforzare relazioni invisibilizzate o date per scontate, lasciate magari anche all’abitudine o dell’urgenza. Nel momento in cui si presentano delle situazioni di urgenza sulla questione della base, noi vogliamo essere pronti in una maniera che è comprensibile, trasmissibile e anche abbastanza veloce rispetto un movimento che possa rispondere nella forma più possibile allargata e su questo i punti no base possono aiutare ad accelerare. L’abbiamo visto per esempio rispetto al blocco del treno del 12 marzo 2026, che è partito da un piano cittadino, ma ha avuto un effetto dirompente e si è espanso nel territorio molto velocemente, perché passa da luoghi che non sono la grande metropoli, ma sono paesi in cui le reti si attivano in maniera molto veloce e l’opinione pure.  Immaginiamo che nei punti no base si possa mettere una luce su altre questioni che riguardano i paesi e che magari altrimenti non hanno uno spazio di confronto. E anche dove il punto no base è semplicemente un luogo che ospita materiale, si tratta comunque di una presenza mirata, segnata sulla mappa: il punto di partenza, il seme è stato messo e si può dare ampio respiro alle forme di diffusione del movimento. I punti no base funzionano infatti con la cura che possano essere luoghi che agevolano forme di partecipazione ed espressione. Lo spazio rappresenta una sfida rispetto al luogo, magari la “sede” del punto, però anche potenzialità abbastanza ampie: si possono fare presentazioni, momenti materiali, forme di confronto assembleare sul paese, forme di mobilitazione che partono dal luogo. Questo metodo potrebbe valere per tantissime esigenze di lotta facendo in modo che non si separi mai dagli obiettivi e dalla visione complessiva sempre in trasformazione del movimento più ampio.  Trasparenza e democrazia Le informazioni sono un campo di battaglia 1.     Rendiamo politico l’accesso alle informazioni Abbiamo iniziato a parlare di trasparenza a partire dall’estate 2025 da un ragionamento di necessità di una conoscenza effettiva dello stato dell’arte attuale del progetto della base. È necessario per il movimento conoscere contro cosa ci si batte, quale impatto può avere, le tempistiche e i contenuti del progetto. Lo strumento fondamentale utilizzato è stato l’Accesso civico agli atti: strumento burocratico e legislativo che si è dimostrato molto politico,. Come movimento l’abbiamo portato avanti con una campagna e una pressione pubblica, aggiungendovi due piani: 1. Abbiamo condiviso l’accesso agli atti con firme di altre associazioni come Legambiente, Osservatorio contro militarizzazione delle scuole, Altreconomia, Libera Pisa, avendo quindi una parte sociale e associativa riconosciuta.  2. Abbiamo fatto un lavoro politico per far mandare l’accesso agli atti anche ai comuni e alle giunte del territorio pisano che hanno espresso contrarietà al progetto di base. Queste sono diverse (Calcinaia, Vicopisano, San Giuliano, Vecchiano, Calci,…) e hanno espresso contrarietà per lo più in autonomia.  Lo stesso accesso agli atti è stato mandato da Calci, Cascina, da una consigliera comunale di Pontedera partecipe del movimento no base; abbiamo avuto un comunicato di sostegno politico di un consigliere regionale di AVS. Le istituzioni non hanno dato una grande risposta, ma abbiamo avuto più attenzione e siamo usciti sui giornali. 2.     Accesso Civico agli Atti Siamo così andati avanti con un primo accesso agli atti che è stato di sondaggio: si tratta di documenti di cui non sappiamo neanche se esistano o meno; quindi,  il primo accesso consente di vedere se esistono o se si chiamano nel modo che pensavamo noi. In seguito abbiamo fatto un’istanza di riesame, tramite un supporto di un’avvocata, per una questione di lessico e conoscenze giuridiche che non abbiamo come singoli cittadini. A livello formale è stata l’avvocata, con le firme delle associazioni, che ha fatto l’accesso come libera cittadina. Quindi la politicità viene dalla campagna che si fa. Lo stesso vale per gli accessi fatti da esponenti politici e amministrativi. Alla Regione e alla Provincia, oltre agli accessi civici, hanno anche altri strumenti perchè sono nei tavoli preparatori della base, almeno a livello politico. Ora però la discussione è tutta in mano all’Arma e alla Difesa; quindi, non c’è una sollecitazione degli enti locali (Parco, Regione etc.) fino a che non ci sarà il progetto fatto e finito.  L’Accesso Civico agli Atti ci ha portato a capire qual è lo stato dell’arte del progetto della base: prima fra tutte il diniego di alcune informazioni ci ha dimostrato che darci informazioni sarebbe stato come dare informazioni al nemico perchè siamo in un clima di guerra. Nonostante, invece, quando la base era prevista su Coltano, abbiamo fatto uno stesso accesso agli atti e le informazioni furono rese pubbliche. A livello legale, per come è narrato l’accesso agli atti, il progetto è a un punto in cui non è stata fatta ancora una valutazione di impatto ambientale, c’è solo una valutazione ancora di carattere generale: ma il progetto concreto di cosa vorrebbero costruire in sé esiste e non ce l’hanno dato. 3.     Pro e Contro dell’istanza di riesame e del ricorso Con questo strumento dell’Accesso Civico, in ogni caso, abbiamo avuto alcuni documenti: gli scambi tra istituzioni e commissario Sessa, Ministero della Difesa, le approvazioni di altri commissari. Sappiamo cosa esiste, cosa è stato approvato e cosa no, ma non ne abbiamo i contenuti. Sappiamo che la previsione di spesa è di 520 milioni. Di fronte al rifiuto di avere documentazione più approfondita nell’accesso agli atti, lo strumento ulteriore è fare istanza di riesame e in seguito puoi fare ricorso. Si va in tribunale e ha un costo, il problema è che abbiamo valutato che all’istanza di riesame il ministero della difesa hanno dato giustificazioni che non sono complete, ma incisive: in molti casi, per ricorsi simili e con giustificazioni simili, la parte che fa ricorso ha perso. Il ricorso ha un costo accessibile, ma perdere implica pagare le spese legali che sono migliaia di euro. Questo può comunque avere risvolti positivi: in molte lotte contro grandi opere militari, la maggior parte delle cose che abbiamo conosciuto è tramite i processi dei ricorsi. Perchè i militari portano delle prove per negare le informazioni e le prove sono informazioni. Questo è comunque uno strumento da prendere in considerazione anche se ha dei contro negli esiti del processo e nelle spese da sostenere.  4.     Una campagna per la decisionalità La campagna si è delineata nel far portare accesso agli atti ai vari comuni ed è stata vettore di attivazione a partire dai punti no base e dalle persone interessate a fare qualcosa nel proprio territorio come no base. A Pontedera, per esempio, questo è avvenuto come protagonismo anche dei comuni limitrofi e richiesta di responsabilità sulle proprie amministrazioni. Cascina o Vicopisano hanno avuto una prima attivazione in cui si dice “anche io devo e posso fare la mia parte contro la base a partire dal fare pressione, scrivere qualcosa, attivare dei contatti”. Questo era l’obiettivo di fondo che abbiamo raggiunto: portare un intervento sulla trasparenza in tutto il territorio di Pisa e provincia e far sentire la responsabilità alle persone sulla propria attivazione. Nel lavoro insieme ai punti no base ciò è stato importante. Inoltre, questo ha messo in condizioni molte amministrazioni di prendere posizione a livello politico, facendo fare degli avanzamenti a tutto il movimento in termini di legittimità sul territorio.  In generale il ragionamento sulla campagna sulla trasparenza “Il buio oltre le reti” è di avere accesso  alle informazioni su un territorio privo di ogni possibilità di decisionalità, capire che scelte sono state prese sulle nostre teste e mostrare il passaggio enorme di aver preso queste decisioni dall’alto: così vogliamo avvicinarci invece a prospettive democratiche dal basso. Il piano della trasparenza si deve legare anche a uno più generale di conoscenza e tutela del territorio: l’obiettivo è di non rimanere estraniati dalla realtà con questo tipo di intervento, ma ragionarne insieme a chi abita i territori, mostrare che è uno strumento decisionale importante. Nell’immaginare la trasparenza, bisogna immaginare la tutela ambientale, epidemiologica, la sicurezza idrogeologica, la presenza di reattori nucleari, esercitazioni militari, sullo stesso piano di trasparenza e diritto ad avere delle informazioni in modo che le persone possano usarlo per tutelarsi e organizzarsi. 
Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy
Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro. A proporlo, in quel del Brianco nei Comuni di Santhià e Cavaglià, è un’impresa controllata dalla società israeliana Econergy Renewable Energy Ltd. Su questo progetto sono state presentate osservazioni critiche sia per gli aspetti tecnici-ambientali (area riso DOP, impatti paesaggistici, connessione alla rete, ecc.) ancorché sulla origine dei capitali e caratteristiche degli investitori, ossia una società co-partecipata da altre società che hanno attività economiche nei territori occupati, interessi nel settore della difesa e produzione di armi, o sostengono direttamente o indirettamente i crimini imputati ad Israele dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG). In occasione della decisoria CdS il Circolo Tavo Burat ha organizzato, in collaborazione con “Biellesi per la Palestina Libera”, un presidio di fronte al Palazzo della Provincia di Biella per chiedere il rigetto della istanza e sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità che anche il Governo Italiano disponga, come hanno fatto recentemente UK e altri paesi UE per i territori occupati, sanzioni economiche nei confronti di Israele. Noi abbiamo affrontato il tema nel Dossier sugli investimenti israeliani nei progetti di fonti rinnovabili e abbiamo intervistato Andrea Maggi, agricoltore coinvolto, a rischio esproprio del suo terreno in funzione di questo progetto. Per riavvolgere il nastro delle puntate precedenti basta andare: qui, qui e qui. In questo contributo si analizza il progetto previsto al Brianco. Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa del Circolo Tavo Burat e di Biellesi per la Palestina. “La banalità del male”: il caso Econergy e il progetto SolarPark31 nel biellese” Eichmann, funzionario nazista, ha sempre e solo sostenuto di aver eseguito degli ordini, di essere stato semplicemente uno zelante burocrate. Hannah Arendt ha sottolineato come la “banalità del male” si manifesta nell’incapacità o nel rifiuto di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni all’interno di un sistema organizzato. La Provincia di Biella deve decidere nella conclusiva Conferenza dei Servizi della procedura di V.I.A. in programma a settembre se il proprio ruolo: è solo quello dello zelante burocrate, la mera verifica se l’istanza di una controllata di Econergy Renewable Energy Ltd – impresa israeliana del green-business, è tecnicamente e normativamente valida o se: autorizzando il progetto di Econergy, contribuirà al sostegno dell’economia di uno Stato sotto accusa da parte della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) per presunta violazione della Convenzione sul Genocidio del 1948, convenzione ratificata dall’Italia le leggi 11 marzo 1952, n. 153. e 9 ottobre 1967, n. 962. Gli Stati firmatari del trattato hanno l’obbligo giuridico vincolante di prevenire il genocidio e di non esserne complici, il che richiede una revisione e la potenziale sospensione del sostegno economico, politico e soprattutto militare che possa agevolare tali atti. La Provincia di Biella deve dunque scegliere se, nell’ingranaggio del genocidio e dei crimini di guerra imputati ad Israele, vuole contribuire con del “lubrificante” o con un “granello sabbia”, se vuole esserne in qualche misura complice o se intende rispettare le indicazioni di un trattato internazionale che il nostro Governo e la UE continuano ad ignorare. Nel parere del 19/07/2024 la CIG, oltre a dichiarare illegale l’occupazione israeliana nei territori palestinesi, dispone anche «agli Stati terzi di non consentire investimenti di capitali frutto delle operazioni illecite nell’ambito dell’occupazione». Una condizione minima per procedere all’autorizzazione dell’impianto proposto da Econergy sarebbe dunque la verifica della provenienza dei capitali investiti, ben 32,5 milioni di euro. Si tenga presente che Econergy Renewable Energy Ltd è partecipata da Phoenix Financial: questa società è attenzionata presso l’ONU per la partecipazione azionaria in Elbit Systems (società israeliana settore armi e difesa) e gli investimenti in diverse società che operano negli insediamenti illegali in Cisgiordania, Gerusalemme Est e sulle Alture del Golan. Il socio di maggioranza di Phoenix Financial è Affinity Partners, un fondo sovrano del Golfo, soggetto coinvolto nel “Board of Peace”, il programma di ricostruzione della striscia possibile solo con la cacciata dei Palestinesi da Gaza. Essendo una multinazionale tale verifica potrebbe non essere semplice e, in caso di mancanza di prove che i capitali di Econergy non siano frutto di operazioni illecite, la Provincia di Biella potrebbe, in via cautelativa orientata all’osservanza del parere della CIG, sospendere il giudizio di compatibilità ambientale e il rilascio di titoli autorizzativi rimettendo la questione in sede governativa. Ovvero disporre, per ragioni etiche e morali, il diniego dell’autorizzazione rimettendo così al Governo le responsabilità in caso di annullamento della determina dirigenziale. Il “Circolo Tavo Burat – Pro Natura” e il coord. “Biellesi per la Palestina Libera” chiedono dunque alla Provincia di Biella scelte coraggiose, di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni all’interno di un sistema organizzato non autorizzando investimenti israeliani nel territorio provinciale. In occasione della Conferenza dei Servizi conclusiva il procedimento di VIA programmata per il 25 settembre alle ore 9,15 è organizzato, di fronte al palazzo della Provincia di Biella, un presidio per informare e sensibilizzare la cittadinanza sul tema. Biella 15 settembre 2026 Circolo Tavo Burat – Pro Natura Biellesi per la Palestina Libera 1. Un progetto di parco agrivoltaico di 46,49 MWp, su un’area di 117 ha, in regione Brianco tra Santhià e Cavaglià; valore dell’investimento 32,5 milioni di euro. ↩︎ Immagine diffusa nell’articolo molto dettagliato in merito del quotidiano La Voce
Lotte operaie: a Taranto 2500 licenziamenti per indotto Ex-Ilva. Sciopero e blocchi stradali
A Taranto sono ripartite le 2.500 lettere di licenziamento per chi è impiegato nell’indotto ex Ilva e così riparte anche la mobilitazione. Usb e confederali hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato, fino alle 7 di domattina, con blocchi su alcune strade provinciali. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di mobilitazione per tutti i lavoratori dell’appalto, fino alle 7 di domani. Occupata la strada provinciale attorno al Siderurgico, da dove poi lavoratori e lavoratrici si sono mossi in corteo verso Palazzo di Città, mandando in tilt la viabilità. “Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori” dicono i sindacati, in vista – domani  – del nuovo tavolo annunciato da palazzo Chigi proprio sull’ex Ilva. “Il tempo è scaduto”, dicono dall’indotto ex Ilva. Giacomo Mastro, rsu Usb nel consorzio di aziende appaltatrici dell’ex Ilva in sciopero Il resoconto della mattinata con Giacomo Rizzo giornalista e corrispondente Ansa da Taranto da Radio onda d’Urto
UNIVERSITÀ POPOLARE T28
Capire il presente per trasformare la realtà: la scelta dell’autoformazione. Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano) Oggi muoversi alla cieca non è più un’opzione, senza una direzione chiara e senza una struttura solida si è vulnerabili e incapaci di essere all’altezza del periodo storico che stiamo attraversando. Una sempre più ristretta cerchia di potenti tecnocapitalisti e speculatori, con l’arma della propaganda, influenza governi, istituzioni, università, agenzie di informazione e social, tentando di fermare il declino del proprio sistema capitalista attraverso la forza militare e le guerre. Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che ci permettano di capire “che fare”, attraverso la critica materialista dobbiamo leggere il presente per agire tutti verso un’unica direzione. Da questo nasce all’interno del Centro Occupato Autogestito T28 di Via Dei Transiti 28, l’Università Popolare T28: non come un accademico esercizio di stile, ma come una necessità politica stringente per darci un’organizzazione compatta e camminare insieme, come un unico corpo, verso un unico obiettivo. Conoscere la storia è indispensabile per avere gli strumenti attraverso cui affrontare i nodi e le contraddizioni irrisolte nel presente. Sapere chi siamo è l’unico modo per capire dove stiamo andando. OLTRE IL VERBALISMO E L’ATTIVISMO CIECAMENTE PRATICO: la rivoluzione e la trasformazione sociale non si fanno con i discorsi vuoti e le parole astratte (il puro verbalismo), ma nemmeno con l’azione frenetica fine a sé stessa. La nostra forza deve risiedere nell’unione e nel corretto equilibrio tra la riflessione profonda e l’azione concreta. DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI: non esiste denuncia autentica del presente se non c’è l’impegno a trasformarlo e non esiste impegno reale senza un’azione materiale sui territori. Non per essere solidali, ma per qualcosa di più profondo che va oltre l’assistenza, per lottare insieme per la trasformazione radicale della realtà, questa è l’unica solidarietà possibile. Questo gesto cessa quindi di essere una debolezza sentimentale e diventa un atto politico collettivo, una presa di coscienza di massa per essere parte integrante di una storia di lotta e resistenza mondiale contro il nemico dell’umanità, il capitalismo. ROMPERE IL SILENZIO COL “PERCHÉ?”: ci hanno sempre raccontato che la cultura e la storia sono neutrali, sospese sopra le parti. È una menzogna della narrazione dominante. La storia è, innanzitutto, storia di lotta di classe. Nessun ordine costituito fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento può tollerare che gli sfruttati comincino a chiedersi collettivamente: Perchè? Noi rifiutiamo quel posizionamento ambiguo di chi, fingendosi equidistante, sceglie di fatto di non schierarsi. Noi vogliamo sapere da che parte stare. Rivendichiamo la necessità di ricostruire la storia delle lotte e dei popoli. Vorremmo affrontare tutti quei temi e periodi storici che scuole e università evitano o narrano in maniera falsata e parziale: la storia d’Italia dalla resistenza, ai primi anni 2000, con un’ottica marxista per arrivare ai temi di attualità e geopolitica. Lezioni frontali con momenti di confronto in cui porci le giuste domande. UNIRE LA COSCIENZA ALL’ORGANIZZAZIONE: l’Università Popolare di T28 vuole trasformare lo studio in uno strumento, l’autoformazione come presa di coscienza. Non accettiamo un sapere calato dall’alto, da istituzioni che difendono gli interessi del capitale. L’autoformazione è lo strumento per svelare l’inganno in cui viviamo, per leggere il presente con occhi critici e acquisire gli strumenti teorici necessari per affrontare e superare le contraddizioni attuali. Il sapere borghese esclude; il sapere popolare include e arma la mente. L’accesso alla conoscenza della storia e del presente deve essere accessibile a tutti e a tutte, senza barriere. L’università popolare vuole essere uno spazio di autoformazione dove si impara a leggere il mondo per trasformarlo. CONOSCENZA CONTRO LA REPRESSIONE: più forte è la coscienza politica, più solide sono le radici collettive di fronte ai tentativi di frammentazione e repressione dello Stato. STUDIARE PER COMPRENDERE, ORGANIZZARSI PER LOTTARE. VERSO UN COMUNE OBIETTIVO. Prima lezione DOMENICA 27 SETTEMBRE con il prof. Angelo D’Orsi ore 16:00 “La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo – ucraina” Le altre lezioni saranno tutti i mercoledì alle ore 19:00 Al COA T28 in Via Dei Transiti 28 a Milano PROGRAMMA DELLE LEZIONI SETTEMBRE 27/09/2026       ANGELO D’ORSI                   La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo-ucraina.   30/09/2026     MANOLO MORLACCHI       La Resistenza (1936-1945)                                                                        a) IL PCI clandestino                                                                                                  b) La guerra di Spagna                                                                        c) I rapporti con la III Internazionale                                                                        d) Lo scoppio della guerra                                                                        e) Dopo Yalta                                                                        f)  La Resistenza OTTOBRE 07/10/2026       CARLO FORMENTI               Lukacs. La storia umana come storia del lavoro 14/10/2026       MANOLO MORLACCHI       Il dopoguerra (1945-1960)                                                                        a) La svolta di Salerno                                                                        b) Le elezioni politiche del 1948                                                                        c) Lo scontro nel Comintern                                                                        d) Lo scontro nel PCI                                                                        e) La democrazia progressiva                                                                        f)  La questione sindacale                                                                        g) Il XX Congresso del PCUS                                                                        h) La fabbrica degli anni ‘50 21/10/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 28/10/2026       MANOLO MORLACCHI       La NUOVA SINISTRA (1960-1970)                                                                        a) L’operaio massa                                                                        b) Dal revisionismo sovietico alla Cina di Mao                                                                        c) Nascita della Nuova Sinistra                                                    d) Il protagonismo operaio e studentesco                                                                        e) La guerra del Vietnam e le lotte anticolonialiste                                                                        f)  L’autunno caldo e la strategia della tensione NOVEMBRE 04/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 11/11/2026       MANOLO MORLACCHI       Lotta armata e riformismo radicale (1970-1982)                                                                        a) Nascita delle Brigate Rosse                                                                        b) Nascita dei gruppi extraparlamentari                                                                        c) La mutazione del PCI                                                                        d) Dalla propaganda armata all’attacco al cuore dello stato                                                                        e) Il movimento del ‘77                                                                        f) L’operazione Moro                                                                        g) Movimentismo e militarismo                                                                        h) La questione del partito                                                                        i) Le fratture brigatiste e la ritirata strategica 18/11/2026       CARLO FORMENTI               La Cina riscrive la teoria della transizione al socialismo 25/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE DICEMBRE 02/12/2026       MANOLO MORLACCHI       Gli anni del riflusso (1982-1992)                                                                        a) Do you remember revolution?                                                                        b) Le lotte sociali                                                                        c) La soluzione politica                                                                        d) La sconfitta del PCI                                                                        e) Le leggi antioperaie (equocanone, scala mobile) 09/12/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 16/12/2026       CARLO FORMENTI               1848-1917 le due vie del COMUNISMO GENNAIO 13/01/2027       MANOLO MORLACCHI       La seconda repubblica (1992-2001)                                                                        a) I banchieri al governo                                                                        b) La riforma del lavoro e delle pensioni                                                                        c) La ricetta globalista                                                                        d) Le guerre imperialiste                                                                        e) Un altro mondo è possibile?                                                                        f)  Genova 2001 20/01/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 27/01/2027       MAURIZIO GUERRI              Contro il progresso e contro il futuro. Ripensare la storia a partire da Walter Benjamin ed Ernst Bloch FEBBRAIO 03/02/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 10/02/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (TEORIA) 17/02/2027       GIACOMO MARCHETTI      L’imperialismo da neo-liberista a predatorio. La crisi del modo di produzione capitalista e gli scenari politici globali 24/02/2027       MAURIZIO GUERRI              Guardare tutto, non vedere niente. Noi davanti alle immagini del GENOCIDIO PALESTINESE MARZO 03/03/2027       GIACOMO MARCHETTI      Fidel e Chavez: il lascito dei giganti del Marxismo Latino-Americano 10/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 17/03/2027       MAURIZIO GUERRI              Esiste una sola violenza? violenza del diritto e violenza della giustizia 24/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 31/03/1900       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) APRILE 07/04/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) I PROFESSORI: ANGELO D’ORSI: per 45 anni Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino. Tra i massimi esperti mondiali di Antonio Gramsci, autore di innumerevoli pubblicazioni e oltre 50 libri (gli ultimi: “Gramsci. La biografia”, Feltrinelli, e “Catastrofe neoliberista”, Lad Edizioni), fondatore e direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”. Ha recentemente dato vita al movimento politico “Agorà”. MANOLO MORLACCHI: direttore editoriale della casa editrice Meltemi, si occupa da sempre di storia dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore”, “La linea del fuoco. L’Argentina da Peron alla lotta armata” e “Memorie della periferia. Storie del Giambellino”. CARLO FORMENTI: giornalista, ricercatore e blogger, è stato caporedattore del mensile “Alfabeta”, redattore del “Corriere della Sera” e docente di Teoria dei nuovi media all’Università degli Studi del Salento. Per Meltemi dirige la collana “Visioni eretiche” e ha già pubblicato “Il socialismo è morto, viva il socialismo! (2019)”, “Il capitale vede rosso (2020)”, “Ombre rosse (2022)” e “Guerra e rivoluzione (2 vol., 2023)”. VITTORIO MORFINO: professore di Storia della filosofia presso l’Università di Milano-Bicocca, dove dirige anche il corso di perfezionamento in Teoria critica della società. È stato visiting professor in alcune università europee e latino-americane. Autore di alcuni testi sulla storia del materialismo e del marxismo e direttore di «Quaderni materialisti». MAURIZIO GUERRI: docente di estetica, filosofia contemporanea e fenomenologia dei media presso L’accademia di Brera e l’università statale di filosofia. Autore di pubblicazioni che trattano questioni di estetica contemporanea in riferimento al rapporto tra immagine e politica. LL: da oltre trent’anni si occupa di arti, culture digitali, software, hype tecnologici e relativi danni collaterali. Dal 2023 sperimenta in locale modelli di Intelligenza Artificiale open-weights quantizzati (tradotto: modelli AI utilizzabili su normali computer in totale autonomia). Esperienza che merita di essere condivisa in teoria e pratica. GIACOMO MARCHETTI: redattore di “Contropiano”, ha tradotto e curato libri con varie case editrici. In veste di giornalista ha effettuato diversi reportage in vari paesi coinvolti in situazioni di conflitto. Come ricercatore indipendente si occupa di storia del movimento operaio e comunista internazionale.
UNIVERSITÀ POPOLARE T28
Capire il presente per trasformare la realtà: la scelta dell’autoformazione. Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano) Oggi muoversi alla cieca non è più un’opzione, senza una direzione chiara e senza una struttura solida si è vulnerabili e incapaci di essere all’altezza del periodo storico che stiamo attraversando. Una sempre più ristretta cerchia di potenti tecnocapitalisti e speculatori, con l’arma della propaganda, influenza governi, istituzioni, università, agenzie di informazione e social, tentando di fermare il declino del proprio sistema capitalista attraverso la forza militare e le guerre. Per questo dobbiamo dotarci di strumenti che ci permettano di capire “che fare”, attraverso la critica materialista dobbiamo leggere il presente per agire tutti verso un’unica direzione. Da questo nasce all’interno del Centro Occupato Autogestito T28 di Via Dei Transiti 28, l’Università Popolare T28: non come un accademico esercizio di stile, ma come una necessità politica stringente per darci un’organizzazione compatta e camminare insieme, come un unico corpo, verso un unico obiettivo. Conoscere la storia è indispensabile per avere gli strumenti attraverso cui affrontare i nodi e le contraddizioni irrisolte nel presente. Sapere chi siamo è l’unico modo per capire dove stiamo andando. OLTRE IL VERBALISMO E L’ATTIVISMO CIECAMENTE PRATICO: la rivoluzione e la trasformazione sociale non si fanno con i discorsi vuoti e le parole astratte (il puro verbalismo), ma nemmeno con l’azione frenetica fine a sé stessa. La nostra forza deve risiedere nell’unione e nel corretto equilibrio tra la riflessione profonda e l’azione concreta. DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI: non esiste denuncia autentica del presente se non c’è l’impegno a trasformarlo e non esiste impegno reale senza un’azione materiale sui territori. Non per essere solidali, ma per qualcosa di più profondo che va oltre l’assistenza, per lottare insieme per la trasformazione radicale della realtà, questa è l’unica solidarietà possibile. Questo gesto cessa quindi di essere una debolezza sentimentale e diventa un atto politico collettivo, una presa di coscienza di massa per essere parte integrante di una storia di lotta e resistenza mondiale contro il nemico dell’umanità, il capitalismo. ROMPERE IL SILENZIO COL “PERCHÉ?”: ci hanno sempre raccontato che la cultura e la storia sono neutrali, sospese sopra le parti. È una menzogna della narrazione dominante. La storia è, innanzitutto, storia di lotta di classe. Nessun ordine costituito fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento può tollerare che gli sfruttati comincino a chiedersi collettivamente: Perchè? Noi rifiutiamo quel posizionamento ambiguo di chi, fingendosi equidistante, sceglie di fatto di non schierarsi. Noi vogliamo sapere da che parte stare. Rivendichiamo la necessità di ricostruire la storia delle lotte e dei popoli. Vorremmo affrontare tutti quei temi e periodi storici che scuole e università evitano o narrano in maniera falsata e parziale: la storia d’Italia dalla resistenza, ai primi anni 2000, con un’ottica marxista per arrivare ai temi di attualità e geopolitica. Lezioni frontali con momenti di confronto in cui porci le giuste domande. UNIRE LA COSCIENZA ALL’ORGANIZZAZIONE: l’Università Popolare di T28 vuole trasformare lo studio in uno strumento, l’autoformazione come presa di coscienza. Non accettiamo un sapere calato dall’alto, da istituzioni che difendono gli interessi del capitale. L’autoformazione è lo strumento per svelare l’inganno in cui viviamo, per leggere il presente con occhi critici e acquisire gli strumenti teorici necessari per affrontare e superare le contraddizioni attuali. Il sapere borghese esclude; il sapere popolare include e arma la mente. L’accesso alla conoscenza della storia e del presente deve essere accessibile a tutti e a tutte, senza barriere. L’università popolare vuole essere uno spazio di autoformazione dove si impara a leggere il mondo per trasformarlo. CONOSCENZA CONTRO LA REPRESSIONE: più forte è la coscienza politica, più solide sono le radici collettive di fronte ai tentativi di frammentazione e repressione dello Stato. STUDIARE PER COMPRENDERE, ORGANIZZARSI PER LOTTARE. VERSO UN COMUNE OBIETTIVO. Prima lezione DOMENICA 27 SETTEMBRE con il prof. Angelo D’Orsi ore 16:00 “La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo – ucraina” Le altre lezioni saranno tutti i mercoledì alle ore 19:00 Al COA T28 in Via Dei Transiti 28 a Milano PROGRAMMA DELLE LEZIONI SETTEMBRE 27/09/2026       ANGELO D’ORSI                   La storia tra doxa ed episteme. Il caso della guerra russo-ucraina.   30/09/2026     MANOLO MORLACCHI       La Resistenza (1936-1945)                                                                        a) IL PCI clandestino                                                                                                  b) La guerra di Spagna                                                                        c) I rapporti con la III Internazionale                                                                        d) Lo scoppio della guerra                                                                        e) Dopo Yalta                                                                        f)  La Resistenza OTTOBRE 07/10/2026       CARLO FORMENTI               Lukacs. La storia umana come storia del lavoro 14/10/2026       MANOLO MORLACCHI       Il dopoguerra (1945-1960)                                                                        a) La svolta di Salerno                                                                        b) Le elezioni politiche del 1948                                                                        c) Lo scontro nel Comintern                                                                        d) Lo scontro nel PCI                                                                        e) La democrazia progressiva                                                                        f)  La questione sindacale                                                                        g) Il XX Congresso del PCUS                                                                        h) La fabbrica degli anni ‘50 21/10/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 28/10/2026       MANOLO MORLACCHI       La NUOVA SINISTRA (1960-1970)                                                                        a) L’operaio massa                                                                        b) Dal revisionismo sovietico alla Cina di Mao                                                                        c) Nascita della Nuova Sinistra                                                    d) Il protagonismo operaio e studentesco                                                                        e) La guerra del Vietnam e le lotte anticolonialiste                                                                        f)  L’autunno caldo e la strategia della tensione NOVEMBRE 04/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 11/11/2026       MANOLO MORLACCHI       Lotta armata e riformismo radicale (1970-1982)                                                                        a) Nascita delle Brigate Rosse                                                                        b) Nascita dei gruppi extraparlamentari                                                                        c) La mutazione del PCI                                                                        d) Dalla propaganda armata all’attacco al cuore dello stato                                                                        e) Il movimento del ‘77                                                                        f) L’operazione Moro                                                                        g) Movimentismo e militarismo                                                                        h) La questione del partito                                                                        i) Le fratture brigatiste e la ritirata strategica 18/11/2026       CARLO FORMENTI               La Cina riscrive la teoria della transizione al socialismo 25/11/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE DICEMBRE 02/12/2026       MANOLO MORLACCHI       Gli anni del riflusso (1982-1992)                                                                        a) Do you remember revolution?                                                                        b) Le lotte sociali                                                                        c) La soluzione politica                                                                        d) La sconfitta del PCI                                                                        e) Le leggi antioperaie (equocanone, scala mobile) 09/12/2026       VITTORIO MORFINO           Introduzione al CAPITALE 16/12/2026       CARLO FORMENTI               1848-1917 le due vie del COMUNISMO GENNAIO 13/01/2027       MANOLO MORLACCHI       La seconda repubblica (1992-2001)                                                                        a) I banchieri al governo                                                                        b) La riforma del lavoro e delle pensioni                                                                        c) La ricetta globalista                                                                        d) Le guerre imperialiste                                                                        e) Un altro mondo è possibile?                                                                        f)  Genova 2001 20/01/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 27/01/2027       MAURIZIO GUERRI              Contro il progresso e contro il futuro. Ripensare la storia a partire da Walter Benjamin ed Ernst Bloch FEBBRAIO 03/02/2027       VITTORIO MORFINO           Introduzione al Materialismo Storico 10/02/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (TEORIA) 17/02/2027       GIACOMO MARCHETTI      L’imperialismo da neo-liberista a predatorio. La crisi del modo di produzione capitalista e gli scenari politici globali 24/02/2027       MAURIZIO GUERRI              Guardare tutto, non vedere niente. Noi davanti alle immagini del GENOCIDIO PALESTINESE MARZO 03/03/2027       GIACOMO MARCHETTI      Fidel e Chavez: il lascito dei giganti del Marxismo Latino-Americano 10/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 17/03/2027       MAURIZIO GUERRI              Esiste una sola violenza? violenza del diritto e violenza della giustizia 24/03/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) 31/03/1900       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) APRILE 07/04/2027       LL                                          INTELLIGENZE ARTIFICIALI: arruolati e disertori (PRATICA) I PROFESSORI: ANGELO D’ORSI: per 45 anni Ordinario di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino. Tra i massimi esperti mondiali di Antonio Gramsci, autore di innumerevoli pubblicazioni e oltre 50 libri (gli ultimi: “Gramsci. La biografia”, Feltrinelli, e “Catastrofe neoliberista”, Lad Edizioni), fondatore e direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”. Ha recentemente dato vita al movimento politico “Agorà”. MANOLO MORLACCHI: direttore editoriale della casa editrice Meltemi, si occupa da sempre di storia dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato “La fuga in avanti. La rivoluzione è un fiore che non muore”, “La linea del fuoco. L’Argentina da Peron alla lotta armata” e “Memorie della periferia. Storie del Giambellino”. CARLO FORMENTI: giornalista, ricercatore e blogger, è stato caporedattore del mensile “Alfabeta”, redattore del “Corriere della Sera” e docente di Teoria dei nuovi media all’Università degli Studi del Salento. Per Meltemi dirige la collana “Visioni eretiche” e ha già pubblicato “Il socialismo è morto, viva il socialismo! (2019)”, “Il capitale vede rosso (2020)”, “Ombre rosse (2022)” e “Guerra e rivoluzione (2 vol., 2023)”. VITTORIO MORFINO: professore di Storia della filosofia presso l’Università di Milano-Bicocca, dove dirige anche il corso di perfezionamento in Teoria critica della società. È stato visiting professor in alcune università europee e latino-americane. Autore di alcuni testi sulla storia del materialismo e del marxismo e direttore di «Quaderni materialisti». MAURIZIO GUERRI: docente di estetica, filosofia contemporanea e fenomenologia dei media presso L’accademia di Brera e l’università statale di filosofia. Autore di pubblicazioni che trattano questioni di estetica contemporanea in riferimento al rapporto tra immagine e politica. LL: da oltre trent’anni si occupa di arti, culture digitali, software, hype tecnologici e relativi danni collaterali. Dal 2023 sperimenta in locale modelli di Intelligenza Artificiale open-weights quantizzati (tradotto: modelli AI utilizzabili su normali computer in totale autonomia). Esperienza che merita di essere condivisa in teoria e pratica. GIACOMO MARCHETTI: redattore di “Contropiano”, ha tradotto e curato libri con varie case editrici. In veste di giornalista ha effettuato diversi reportage in vari paesi coinvolti in situazioni di conflitto. Come ricercatore indipendente si occupa di storia del movimento operaio e comunista internazionale.
Ciao Alex
Diffondiamo l’appuntamento in ricordo di Alex, compagno che ci ha lasciato da poche settimane a Torino. Da CUB Sanità e BDS Torino: Sabato 12 settembre ci ritroviamo ai Giardini Reali di Torino per una fiaccolata dedicata ad Alex, un momento collettivo e aperto per stare insieme, condividere ricordi, parole, musica e saluti. Sabato 12 settembre – ore 19.00 Giardini Reali, Torino – di fianco al Fenix Accenderemo insieme le fiaccole per Alex, tra parole, musica e i ricordi di chi con lui ha condiviso pezzi di vita, di amicizia e di lotta. Ci sarà uno spazio aperto per chiunque voglia prendere la parola, raccontare un ricordo o lasciare un saluto. Chiediamo solo di mantenere gli interventi brevi, per lasciare spazio a tutte e tutti. Alle ore 20.00 l’Imam di Torino, terrà un momento di preghiera di circa 15 minuti. Ci sarà anche un grande bandierone della Palestina sul quale lasciare liberamente una parola, una dedica o un pensiero per Alex. Chi vuole può portare uno strumento per suonare o cantare insieme. Non sarà prevista amplificazione tecnica per la musica. Saremo sul prato: chi vuole può portare un telo, un cuscino o una sedia. Condivideremo anche del cibo: ognuno può contribuire con qualcosa da mangiare o da bere. Vogliamo ricordare Alex anche così: incontrandoci, parlando, discutendo, ascoltando musica, mangiando insieme e continuando a costruire quelle relazioni a cui ha dedicato così tanto. Ci vediamo lì. Ciao Alex. Di seguito la voce di una compagna di CUB Sanità ai microfoni di Radio Blackout Alex è stato un compagno impegnato a Torino su tanti fronti, tra cui quello sindacale, lottando fianco a fianco a lavoratori, lavoratrici e lavoratorx. Ne parliamo con Elisa della Cub Sanità, che ricorda la sua capacità di creare reti e alleanze, di affiancare le persone, lasciandole sempre protagoniste dei percorsi di lotta da attraversare. Questo ricordo è anche un invito a partecipare a una commemorazione collettiva, che si terrà sabato 12 settembre dalle 19 ai giardini reali (lato fenix), Torino.