
Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico
InfoAut: Informazione di parte - Sunday, March 1, 2026Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”.
Dalla colpa agli immigrati per i crimini più efferati, al finto miglioramento dei prezzi sulle merci per gli americani grazie ai famosi dazi, sino a dirsi immune e ignaro di essere all’interno degli Epstein Files, negando la parola di una delle donne violentate dallo stesso di cui in questi giorni si sono magicamente perse le documentazioni. In questo show utile a camuffare la poca soddisfazione per la sua politica interna in vista delle elezioni di midterm non ha esitato a dare certezze sul prossimo obiettivo strategico, l’Iran, realizzato prontamente nei giorni successivi con l’avvio di una guerra diretta da parte di Usa e Israele.
Francesco Dall’Aglio commenta così la conferenza di Monaco per la sicurezza di qualche settimana fa: “è stata, in linea di massima, un gran circo con pochi acrobati e moltissimi clown. I clown non devono però distrarci dalle conclusioni alle quali i nostri leader sono giunti, ovvero che l’Occidente, qualsiasi cosa intendiamo con questo termine, è nei guai. Questa non è una novità ma è sicuramente un problema, e non solo perché in Occidente ci viviamo pure noi: è un problema perché ormai è chiaro che l’unico modo di venirne fuori è la guerra, non quella che la Russia, la Cina e gli altri cattivi faranno a noi, perché non hanno né necessità né intenzione né mezzi per farla, ma quella che noi faremo a loro e per la quale stiamo preparando la nostra opinione pubblica, la nostra legislazione, la nostra economia.” E poi continua elencando i motivi dei guai dell’Occidente: la scarsità di risorse e dunque il colonialismo come strumento adottato su più livelli; la pavida rincorsa alle indicazioni dell’imperialismo USA, tradotto in una sorta di continuo punzecchiamento nei confronti di Russia, Cina e Iran – Paesi che due su tre hanno l’arma atomica. La strategia di mettere in campo i proxy disponibili a giocare la battaglia occidentale, di colpire economicamente a furia di sanzioni, provocando o curvando “rivoluzioni colorate” non sta funzionando più. A forza di sopravvalutarsi non sembra più essere possibile per l’Occidente nascondere i guai sotto il tappeto, mentre si protrae la guerra in Europa in modo da ristrutturare l’industria bellica con l’obiettivo di risollevare l’economia e si sostanzia il tutto con leva obbligatoria e propaganda, i guai vengono allo scoperto.
La vicenda degli Epstein Files è indicativa in questo senso: un primo dato è l’aver sbattuto in faccia ancora una volta a tutto il mondo la profonda natura patriarcale su cui si fonda e si è sempre fondato il sistema capitalista. Il modo di produzione capitalista non è solo il rapporto sociale di classe: per funzionare ha bisogno di articolarsi e integrare a suo beneficio altri rapporti di dominazione, in particolare di genere e di razza. Questi, oltre a prendere la forma di processi di estrazione di valore economico, vengono amplificati da relazioni sociali (e culturali) di oppressione e violenza. Il dominio maschile è strutturalmente funzionale al capitalismo, così come il dominio basato sulla razza.
Il secondo dato è la normalizzazione: per quanto si sia sviluppato un sentimento di scandalo diffuso, di fatto la reazione maggioritaria è che in qualche modo ci si aspettava una simile situazione. Non per altro dimensioni che dall’alto vengono definite complottiste prefigurano in maniera piuttosto esplicita una sorta di élite globale che, facendo uso di violenze, stupri, manipolazione dell’informazione e, di conseguenza, delle menti, domini il mondo.
In questa vicenda sono due gli attori principali: in primis, i grandi gruppi di potere occidentali che siano sovranisti, MAGA, laburisti, progressisti poco importa, il risultato è una sorta di partito in cui l’unica rigidità da rispettare è mantenere il potere; in secundis, il vassallo dell’imperialismo americano in Medio Oriente, Israele.
Si evincono senza fatica i rapporti stretti, simbiotici, speculari tra Epstein e la genealogia Maxwell con Israele, tramite il rapporto con Ehud Barak, massima espressione dell’apparato militare israeliano con il quale il nesso operativo si consolidò nel dominio della cybersecurity. Per esempio, sfogliando i file qui si evince che Epstein finanziò Carbyne, una tecnologia avanzata per identificazione di soggetti, e in generale finanziò gran parte dell’investimento milionario formalmente intestato a Barak. Tale assetto ha garantito a Israele il controllo su infrastrutture civili estere. Barak è una figura piuttosto centrale dato che è il carnefice di Virginia Giuffre, la prima vittima di Epstein che, dopo essere stata violentata e dopo aver denunciato Epstein è “morta suicida”, come riporta un articolo del Fatto Quotidiano. Al padre di Ghislaine Maxwell, complice di Epstein, come racconta Lavinia Marchetti qui, vennero riservate in Israele esequie equiparate a un saluto di Stato, funerali che vengono riservati agli eroi nazionali anche secondo il Washington Post.

Un elemento che apparentemente risulta poco concreto ma che invece è il cuore di come il sistema capitalista intende aggiornare il suo progetto è il ruolo della scienza.
Se da un lato, il capitalismo attuale mostra tutti i suoi aspetti più beceri, bassi, sporchi dall’altro, investe e punta all’innovazione scientifica e tecnologica come il cavallo di battaglia che ne garantirà la fuoriuscita dalla crisi in cui si trova. Non a caso l’imperialismo statunitense gioca con la narrazione del monopolio cinese che rischia di superarli nell’ambito dell’innovazione tecnologica contribuendo al clima di scontro imminente e per agevolare strette di politica economica.
Infatti, nei Files ciò che risulta inaspettato nella sua concretezza è il legame di Epstein, dunque del coagulo di potere che ha rappresentato e a cui ha permesso di riprodursi, con scienziati e teorici sul tema dello sviluppo cognitivo, del controllo della popolazione e del fascismo, come ad esempio Joscha Bach di cui vi è traccia in questa cartella.
Lo “scienziato cognitivo” tedesco è un teorico dell’intelligenza artificiale, un promotore dell’eugenetica e del transumanismo. In questi scambi viene ricostruito l’utilizzo e la messa a disposizione di argomenti pseudoscientifici per legittimare teorie razziste, sessiste, sino ad arrivare alle ipotesi di esecuzioni di massa di malati e anziani. Nei suoi post apre alle ipotesi di simulazione della realtà aumentata come suggerito da Elon Musk ma è soprattutto Bach a influenzare e modellare una figura come Musk. Vorremmo dire nonostante, ma invece è proprio grazie alle sue tesi che Epstein ha mantenuto un ruolo di primo piano negli ambienti della Silicon Valley anche dopo la condanna del 2008. A parlarne è Nafeez Mosaddeq Ahmed, direttore esecutivo presso l’Institute for Policy Research & Development, una fondazione indipendente con sede a Brighton. È ricercatore presso la Islamic Human Rights Commission di Londra e ha scritto per Fazi Editore alcuni saggi, in particolare l’ultimo riguarda la commissione d’inchiesta sull’11 settembre del Congresso Usa, mostrando che si tratta di un falso e rivelando il fatto che anche il presidente della commissione era in affari con la famiglia di Bin Laden.
Ahmed in un contributo in tre parti dimostra che “i files di Epstein espongono come la gerarchia razziale, l'”ottimizzazione” genetica e persino l’abbattimento della popolazione guidata dal clima” fossero tesi che circolavano all’interno delle cerchie della Big Tech. Le reti private di Epstein hanno di fatto plasmato la Silicon Valley.
La fiducia conquistata da Epstein nella “Broligarchia” della Silicon Valley ha aperto la strada anche all’influenza nel settore del Bitcoin, con l’idea che la via delle criptovalute potesse essere un mezzo per costruire la transizione al di fuori del sistema delle istituzioni per come le conosciamo. Piuttosto paradossale dato che questo interesse non nasceva dall’esigenza di maneggiare un sistema utile a non lasciare traccia dei suoi movimenti bancari, vista la compiacenza di grandi banche che hanno lasciato fare transazioni sospette a Epstein per anni.
Si parla infatti, in questo articolo di Michela Calculli, di “ oltre 15 anni in cui JPMorgan Chase ha gestito i suoi conti, processando più di 4.700 transazioni per un valore complessivo superiore a 1,1 miliardi di dollari. Molte di queste includevano pagamenti a vittime del traffico sessuale negli Stati Uniti, in Europa dell’Est e Russia. Dal 2013 al 2018, dopo che JPMorgan si era sfilata, Deutsche Bank aprì per Epstein più di 40 conti, elaborando milioni in transazioni sospette, strutturate per eludere gli obblighi di segnalazione antiriciclaggio. Tra queste, pagamenti a donne descritti come «rette scolastiche». Nel 2023, le due banche pagarono complessivamente 365 milioni di dollari in accordi extragiudiziali con le vittime. Oggi quattro banche (JPMorgan, Deutsche Bank, Bank of America e BNY Mellon) sono al centro di un’inchiesta parlamentare su oltre 1,5 miliardi di dollari in transazioni sospette”.
Anche la visione che spinge all’abbattimento della popolazione “vulnerabile” per il cambiamento climatico è uno dei campi su cui Ahmed indaga. Nel suo articolo vengono presi in esame in particolare gli scambi con Josha Bach e con Nick Bostrom, i due “scienziati” finanziati da Epstein che hanno contribuito a modellare la definizione delle generazioni future di AI, mostrando come le teorie sul diradamento selettivo della popolazione e dunque discorsi che sostengono la gerarchia umana, non fossero casi isolati ma la vera e propria infrastruttura discorsiva che permea il contesto intellettuale e di ricercatori dell’ambiente della Silincon Valley.
Nick Bostrom è il fondatore della dottrina del “longtermismo” secondo la quale le decisioni morali sono il criterio con cui orientare il benessere delle generazioni future. Riprendiamo la definizione da Treccani:
[William David MacAskill, professore associato a Oxford] Nel 2015, a 28 anni, ha pubblicato un libro che ha lasciato il segno fra gli idealisti dell’economia digitale “Fare meglio del bene” (“Doing Good Better”). Con altri colleghi ha creato il “Centro per l’Altruismo Efficace”. Nel suo ultimo libro predica il “lungotermismo” con alcune premesse che appaiono tanto profonde quanto lapalissiane: il futuro potrà essere buono o pessimo, le nostre azioni determineranno quel che sarà. (Mario Platero, Repubblica.it, 5 dicembre 2022, A&F Economia).
Queste teorie aprono alla colonizzazione dello spazio, idea molto cara a Elon Musk e a un immaginario alimentato da uomini, bianchi e multimilionari che diffondono una nuova definizione della vita, della morte e della morale come criteri universalistici, creata ad hoc nei loro simposi. Queste teorie parlano di allevamento selettivo in utero per migliorare il QI, di sorveglianza globale totale da parte dell’AI come mezzo per prevenire l’estinzione di massa.
Tramite questi rapporti di amicizia, di potere e di soldi – dunque molto più materiali di quanto si possa pensare – Epstein e i suoi hanno fatto sì che la Silicon Valley creasse una visione del mondo in cui si elevasse un’aristocrazia cognitiva autodefinitasi in funzione dell’”ottimizzazione genetica”. Secondo quanto viene riportato come tesi principale nell’articolo di Ahmed, queste idee modellano le tecnologie, definendo quindi il nuovo ordine tecnologico mondiale.
Il messaggio che viene trasmesso è che non esista una verità oggettiva dei fatti ma i fatti sono il prodotto delle opinioni politiche, dove per opinioni politiche si intende il prodotto dell’egemonia culturale derivante dalla transizione tecnologica, banalmente e materialmente determinata dalla provenienza dei suoi finanziamenti e, dunque, da chi detiene il controllo dei grandi capitali a livello mondiale. Queste opinioni politiche si sviluppano nelle cene di lusso, nei meeting tra multimilionari, nei convegni come quelli organizzati dalla Fondazione Edge, nata nel 1996 e appuntamento fisso per i fedeli della Silicon Valley, dove si incontrano coloro che hanno il controllo totale su tutta l’infrastruttura digitale: dal cloud, ai social network, alla vendita della merce via internet.
Emergono dai files collegamenti diretti a Paragon sia con Idan Nurick e Ehud Barak. Risultano evidenti le collaborazioni dell’azienda di spionaggio cibernetico e la “fortuna” economica di Epstein avvalorando la tesi per cui ci fosse una circolarità fra la rete di élite che emerge dai dati resi pubblici e l’apparato video-sorvegliante israeliano e americano.
Questo genere di presupposti influenzano la produzione tecnologica e la transizione digitale determinandone i criteri, la possibilità di indirizzare l’opinione pubblica in una certa direzione, il controllo e il disciplinamento sociale, l’influenza sugli algoritmi sulla base di teorie tecnonaziste, arrivando a stimolare e orientare guerre.
E’ un terreno che suscita dimensioni in cui il confine tra fatti oggettivi e ipotesi fantasiose è labile, eppure il dato da tenere a mente è il fatto che il tema della transizione scientifica e tecnologica stia a cuore a livello trasversale nella società. Interessa ed è campo di battaglia, a partire dalla dimensione popolare, nei termini percui vi è stata una cesura netta rispetto al presupposto di neutralità della scienza, prima con la gestione della pandemia e dopo con il genocidio a Gaza, sino ad arrivare, in termini opposti e speculari, a sfiorare i vertici di potere che nel sistema globale hanno individuato in quella dimensione la chiave per la reale possibilità di una transizone egemonica che non preveda il crollo dell’impero americano.
Per rendere tangibile questo obiettivo l’egemonia viene tradotta in maniera biopolitca nel controllo e dominazione dei corpi femminili. In questo senso, la dimensione pseudoscientifica che orienta e plasma il nuovo paradigma che modella il mondo attraverso la transizione digitale e l’intelligenza artificiale ha la sua precipitazione nella forma più antica di dominazione: lo stupro come arma di guerra.
“Secondo quanto riferito da quattro fonti al New York Times nel 2019, Epstein aveva confidato a scienziati e imprenditori il suo piano di «seminare la razza umana con il suo dna», inseminando fino a 20 donne alla volta nella tenuta.” viene riportato dall’articolo apparso su valori.it.
Proprio a partire da questo presupposto e tentando di dare un contributo allo sforzo collettivo necessario per attualizzare una lettura di femminismo materialista in relazione alle vicende Epstein, possiamo fare alcuni ragionamenti che cerchino di andare oltre la constatazione che la realtà supera di gran lunga le fantasie più oscure e violente. La forza per ribaltare lo sfruttamento e la prevaricazione si trova in quei soggetti che, in un mondo in cui l’immaterialità diventa strumento per offuscare il sistema di comando e la gerarchia sociale su cui si basa il capitalismo contemporaneo, riportano l’attenzione alla materialità del rapporto di dominio, quindi le donne e le soggettività non conformi, in primis. La rigidità posta da questi soggetti è un’invarianza a livello globale che rappresenta uno dei terreni di possibilità maggiormente avanzati oggi. La gestione da parte dei governi europei, e non solo, dell’esplicitazione di tale livello di violenza patriarcale emerso dai files, crediamo la dica lunga su quanto la lotta transfemminista ponga una rigidità di classe che le élites globali non possono ignorare. Per quanto siano stati messi in campo tutti gli strumenti per silenziare, delegittimare, cancellare la parola delle donne vittime di violenza non esiste un frame teorico tra le élites globali che possa essere socialmente accettato in cui apertamente si possa giustificare questo livello di abuso, pur vivendo in contesti di forzata normalizzazione di tante altre forme della suddetta violenza. Questo freno non si spiega per una remora morale, umana o politica ma per il timore che suscita la potenziale reazione dal basso, in quanto possibilità materiale di rovesciamento del sistema di potere. Che il dominio patriarcale sia legittimato in varie forme e in generale nella società su tutti i livelli è un assunto ma possiamo ribadire anche in questo caso come possa essere una chiave leggere questa tensione come una leva centrale nell’ottica di contrapposizione al dominio capitalista.
I fatti emersi dallo scambio di mail di Epstein non sono la prova che non esistano più categorie morali ordinarie, la prova del loro superamento l’abbiamo avuta con il genocidio in diretta tv e social a Gaza. Ciò che si tenta di fare passare come una “modernità liquida”, in cui non ci sarebbero rapporti concreti che si sviluppano sui rapporti di produzione, consumo e profitto è soltanto un tentativo per confondere. Settori della società che hanno deciso che fosse sufficiente la loro disponibilità nei confronti dell’informazione e della scienza mainstream non sono da biasimare ma, anzi, il lavoro da fare è quello di costruire collettivamente una scienza autonoma, dal basso e popolare, forse attualizzando forme di luddismo e sottrazione contro le macchine dell’innovazione digitale come pratiche da sperimentare.
Esiste una sorta di “partito universale” in cui palesemente e senza timore alcuno vengono superate deliberatamente le categorie di destra o sinistra, in cui a guidare l’azione è puramente il potere e la garanzia per la riproduzione della minima percentuale di classe che governa a livello mondiale. Questi files ci pongono anche di fronte all’integrazione differenziale all’interno del sistema capitalista egemonico mostrando che chi sta in cima alla classifica degli “intoccabili” rimangono i due blocchi che stanno attaccando il mondo: USA e Israele. A ben guardare i files infatti, ci si rende conto che dalla rete sono escluse quelle che potremmo definire “élites minori”, contrapposte antagonisticamente all’egemonia imperiale americana. Questo sicuramente non per superiorità morale o etica, ma perché vi è un differente accesso alle forme materiali del potere dato dalla globalizzazione del capitale finanziarizzato e alle sue possibilità di esercitare un controllo pressoché illimitato sulle vite dei subalterni. A farne parte sono infatti quelle reti europee e mediorientali vassalle della dimensione imperialista americana, definendo in maniera abbastanza chiara quanto le diplomazie e i governi interni al patto atlantico siano immersi mani e piedi in questa rete. La sbandierata superiorità “occidentale” si manifesta ancora una volta per quello che è realmente: una rete di dominio che mira al totale controllo biopolitico dei subalterni.
Ciò che possiamo cogliere e contro-utilizzare da questi files è la fotografia della soggettività capitalista “globalista” e finanziaria. Questo è l’umano-tipo che caratterizza la borghesia finanziaria globale dei nostri giorni, il prodotto di quella guerra di classe praticata dall’alto negli ultimi 40 anni di neoliberismo. Riprendendo un famoso slogan delle mobilitazioni scaturite dalla crisi del 2008, i file disegnano un’immagine nitida: un ritratto di famiglia di quell’1% che fa la guerra al restante 99.
Si mostra così il vero volto della classe dei possidenti, sublimando tutte le vecchie categorie interpretative dello scontro di classe con una contrapposizione fra alto e basso in base alla propria collocazione nel sistema di dominio capitalista. Pur permanendo discontinuità e stratificazioni mediali di accumulazione di ricchezza e privilegi, la distanza fra questa catena globale del comando e chi sta nelle parti basse della classe iper-proletaria è enorme, paragonabile a quella fra le classi degli imperi schiavili di duemila anni fa.