
Porto di Livorno, nodo nevralgico della filiera militare
InfoAut: Informazione di parte - Saturday, July 18, 2026Il porto di Livorno rappresenta uno snodo logistico importante per tutto il Mar Mediterraneo. E’ uno dei cinque principali porti italiani sia in termini di traffico di merci varie, sia in termini di TEU, sia in termini di traffico passeggeri.
E’ uno scalo polivalente e multipurpose, in grado cioè di accogliere navi varia tipologia e con infrastrutture capaci di movimentare qualsiasi categoria merceologica. E’ stato inserito dal 2013 nei corridoi europei principali di commercio individuati dal Parlamento Europeo e cioè nella cosiddetta rete TEN-T (Trans European Transport Network).
Al suo interno però non avviene solo scambio di merci civile ma c’è anche un intenso traffico di armamenti, come più volte documentato anche dal Gruppo Autonomo Portuali e dal sindacato USB. Negli ultimi anni lo scalo labronico è stato oggetto più volte di proteste e blocchi proprio per contrastare il passaggio di materiale bellico. E’ stato rilevato il trasporto da parte di alcune navi di materiale diretto alla base statunitense di Camp Darby oppure lo spostamento di mezzi utilizzati da Israele nel genocidio palestistene, come ad esempio da parte della SLNC. Molte navi provengono o sono dirette in porti israeliani. Più volte i portuali del GAP e di USB hanno segnalato il passaggio di pezzi di artiglieria, esplosivi, jeep, lanciamissili e anche carri armati. In questo contesto il porto di Livorno, sta vivendo una trasformazione profonda che cambierà radicalmente il profilo del porto e di tutto il territorio limitrofo sotto vari punti di vista.
E’ in atto infatti la realizzazione della Nuova Darsena Europa o Piattaforma Europa. Un progetto imponente che prevede un’enorme ampliamento a mare della parte settentrionale, quella commerciale, del porto. Saranno costruite oltre 3 km di nuove banchine e verranno dragati circa 17 milioni di m3 di materiali, per un’estensione totale che sarà di 800 000 m2. L’opera, che dovrebbe essere terminata entro il 2030, permetterà a navi ancor più grandi di quelle che arrivano adesso di entrare in porto.
I fondali arriveranno ad avere infatti una profondità di 17 metri (con opzione di arrivare fino a 20 m) per far entrare unità con pescaggio fino a 15 m.
Questa grande opera, che impatterà in maniera devastante anche dal punto di vista ambientale, andrà a rafforzare l’hub logistico-militare di tutto il territorio data anche la sua vicinanza a varie fabbriche di armi presenti nell’area livornese e pisana, e alla base statunitense di Camp Darby. Una delle principali basi USA sul territorio italiano. Quest’ultima è collegata via mare attraverso il Canale dei Navicelli, un idrovia di 17 chilometri che collega Pisa al porto di Livorno che negli ultimi anni è stato fortemente soggetto ad investimenti per il potenziamento.
Da lì, armamenti vari vengono trasferiti verso il porto di Livorno, caricati su navi e spediti verso zone di guerra. Il 18 aprile del 2026 compagne e compagni di varie realtà politiche antimilitariste livornesi si sono opposti al passaggio della nave Freeberg che proveniva appunto da Camp Darby, – con un carico di esplosivi, mine e munizioni – e diretta in aree di guerra, passando per il porto di Livorno.
Un ulteriore tassello della militarizzazione del porto di Livorno e del rafforzamento dell’hub logistico-militare è rappresentato da una novità degli ultimi mesi riguardante la richiesta di concessione di 10 000 m2 di area portuale dell’azienda DRASS. La DRASS è un’azienda italiana con sede principale a Livorno e leader nella tecnologia subacquea e specializzata nella costruzione di sottomarini, veicoli per le forze speciali e tecnologie subacquee varie. Come il sottomarino DGK, Il DS8 SDV – sommergibile da guerra altamente efficace, insidioso e furtivo per missioni di sabotaggio e intelligence – o il RONDA LUUV – un grande veicolo sottomarino senza pilota di nuova generazione che consente un’ampia gamma di scenari operativi, ed è In grado di schierare siluri, mine e altri carichi utili specifici per la missione -.
A seguito di un maxi accordo da 1,4 miliardi di dollari per sei sottomarini classe DGK con l’Indonesia, l’azienda ha fatto richiesta all’Autorità Portuale di Livorno per la concessione di una superficie di area portuale di 10 000 m2 con affaccio su una banchina di 50 metri lineari ed una profondità d’acqua di almeno sei metri che sarebbero l’accesso diretto al mare per testare e collaudare i mezzi prodotti dall’azienda. Appena appresa la notizia è scattata subito la protesta di numerose realtà cittadine, contrarie all’utilizzo militare di spazi civili del porto, tramite un presidio e richiedendo un incontro al presidente dell’Autorità Portuale. L’azienda dal canto suo ha risposto facendo leva sul solito gioco del ricatto occupazionale dichiarando che in caso di mancata concessione si perderebbe un’occasione di sviluppo della città con i posti di lavoro che si creerebbero.
La partita ad oggi è ancora aperta. E’ fondamentale ancora una volta opporsi a questo passaggio che creerebbe anche un precedente pericoloso nonché un ulteriore salto in avanti nella militarizzazione del porto livornese che rappresenta un anello fondamentale nella filiera militare in un territorio, quello toscano, già ampiamente militarizzato.