Restano in carcere i due giovani tedeschi arrestati dopo la manifestazione del 25 luglio. La solidarietà non si arresta.

notav.info - Wednesday, July 29, 2026

Il GIP di Torino ha confermato oggi la custodia cautelare in carcere per i due giovani cittadini tedeschi arrestati in relazione alla grande giornata di lotta di sabato 25 luglio in Val di Susa. La Procura aveva richiesto il carcere contestando i reati di devastazione, lesioni aggravata ad agente di pubblica sicurezza e resistenza a pubblico ufficiale sulla base della cosiddetta flagranza differita, ricostruzione fondata, da quanto si apprende dai giornali, principalmente sull’analisi delle immagini raccolte dalle forze dell’ordine.

Tra le contestazioni mosse ai due giovani figura anche la nuova aggravante di lesioni aggravate nei confronti di appartenenti alle forze di polizia, introdotta con il recente Decreto Sicurezza. Un’ulteriore estensione dell’arsenale repressivo che accompagna il progressivo irrigidimento della legislazione nei confronti dei movimenti sociali e delle manifestazioni di protesta.

Si tratta dei primi arresti conseguenti alla straordinaria mobilitazione popolare che sabato ha attraversato la Val di Susa contro l’opera inutile e devastante della Torino-Lione. 

Migliaia di persone sono state fotografate e riprese non solo durante il corteo, ma anche nei momenti precedenti e successivi, lungo le vie di accesso, nei parcheggi e nei pressi del festival. Non si è trattato di controlli individuali o di identificazioni formalizzate, ma di una raccolta sistematica di immagini che ha interessato indiscriminatamente migliaia di partecipanti. Un modello di sorveglianza che trasforma la partecipazione a una manifestazione politica in un’occasione di acquisizione massiva di dati personali, con evidenti interrogativi sul rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e tutela delle libertà costituzionali.

Ancora una volta la risposta dello Stato alla contestazione sociale passa attraverso gli strumenti più duri del diritto penale: arresti differiti, imputazioni pesantissime e custodia cautelare. 

Da oltre trent’anni il movimento No Tav conosce bene questo copione. Ogni stagione di mobilitazione è stata accompagnata da campagne repressive che hanno tentato di isolare chi partecipa alla lotta, trasformando il conflitto politico in una questione di ordine pubblico. Negli anni si sono susseguite accuse di terrorismo, associazione a delinquere, devastazione e altre contestazioni eccezionali, molte delle quali si sono poi ridimensionate o sono cadute nei successivi gradi di giudizio. 

I due giovani tedeschi non devono essere lasciati soli. La solidarietà, dentro e fuori il carcere, è parte integrante della nostra storia e della nostra forza collettiva.

Per questo continueremo a seguire gli sviluppi della vicenda e a sostenere i due arrestati.