
Crociere, Armi e Affari di Stato
Antonio Mazzeo Blog - Thursday, July 30, 2026Le rotte complici di MSC da Gioia Tauro al nuovo terminal di Messina
Un terminal croceristico a Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal Campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo, per far sbarcare nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno. Così, dopo le scorribande a Gaza, West Bank, Libano, Siria, Yemen ed Iran, la nuova meta turistica per israeliani e militari in pausa-premio sarà la Sicilia. Quasi tutto ruota attorno alla MSC, che opera in Israele dal 1990 con collegamenti marittimi settimanali e promuove Gerusalemme a “capitale di Israele”.
Prima il Salento, poi la Sardegna, adesso la Sicilia. L’Isola è il nuovo paradiso dei turisti israeliani, militari in pausa-premio dopo le scorribande a Gaza, West Bank (Cisgiordania), Libano, Siria, Yemen ed Iran, di manager e dipendenti delle grandi aziende dello stato sionista che fanno profitti con le commesse di guerra e gli investimenti nei territori occupati, in palese violazione del diritto internazionale.
L’ultimo caso ha visto il residence di lusso a Brucoli (Augusta) del gruppo Mangia’s invaso da funzionari e agenti di Ashtrom Goup, il principale gruppo di costruzione e immobiliare israeliano, con tanto di escursioni scortate dalla polizia di stato italiana, ai più importanti musei e scavi archeologici del siracusano. Come se non bastasse, si profila all’orizzonte la trasformazione della Sicilia nella principale meta nel Mediterraneo del crocerismo di massa, sotto la spinta e gli interessi plurimiliardari di uno degli attori più potenti del mercato, la MSC - Mediterranean Shipping Company, indissolubilmente legata all’establishment finanziario, economico e militare di Israele.
Un paio di settimane fa, l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto ha affidato, per 21 anni, ad una società interamente controllata dal colosso dei trasporti navali e della logistica marittima MSC, la gestione del costruendo terminal croceristico della città di Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo. Con il fine dichiarato di far sbarcare presto nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno.
Una scelta devastante dal punto di vista socio-ambientale senza alcun effetto concreto sul piano occupazionale, che si sommerà alla trasformazione dell’antistante zona falcata, sede della base della Marina Militare, in un centro operativo per la guerra navale in ambito nazionale e NATO, previo ampliamento delle infrastrutture per consentire l’approdo fino a quattro grandi pattugliatori navali di ultima generazione - i PPX polivalenti lunghi ognuno 95 metri - di produzione Leonardo-Fincantieri SpA.
L’hub crocieristico e il Polo militare navale di Messina sanciscono l’ennesimo saccheggio del territorio siciliano, con l’espoliazione di ogni forma di partecipazione decisionale da parte dei cittadini. Con l’aggravante, stavolta, che l’intervento estrattivista sul “locale” si interfaccerà con i crimini globali, a partire dal genocidio del popolo palestinese per mano delle classi dirigenti economico-finanziarie e militari israeliane, ben protette e alimentate a tutti i livelli internazionalmente. Sì, perché proprio la MSC - Mediterranean Shipping Company è indicata come una delle società marittime più coinvolte nella logistica di guerra a sostegno delle forze armate di Israele, nella loro azione sanguinaria contro i palestinesi e tanti altri popoli mediorientali.
Sarà la società Messina Cruise Terminal S.r.l. che curerà la realizzazione del terminal dello Stretto e ne gestirà il funzionamento per quasi un quarto di secolo. In verità di Messina ha solo il nome, perché la sede sociale in via Agostino Depretis 31, Napoli ed è presso la Camera di commercio partenopea che è stata iscritta il 27 maggio 2013. Oggetto sociale la gestione servizi della stazione marittima e l’accoglienza dei passeggeri delle navi da crociera. La società può svolgere inoltre il controllo degli accessi e la vigilanza; l’applicazione delle misure di security della struttura; la gestione degli spazi pubblicitari; la pulizia e raccolta rifiuti nell’area di gestione; lo sfruttamento di aree commerciali interne.
La Messina Cruise Terminal S.r.l. ha iniziato le proprie attività il 30 luglio 2013; il capitale sociale è di 20.000 euro: il 97% (19.400 euro) in mano a Marinvest S.r.l., mentre il restante 3% (600 euro) è di MSC Sicilia S.r.l.. Nonostante la società abbia registrato nel 2014 un fatturato annuo di 1.381.846 euro (con un utile negativo di 174.321 euro), alla data del 31 marzo 2026 registra in organico solo due dipendenti.
Marinvest è una società di diritto italiano soggetta al controllo (indiretto) della MSC Mediterranean Shipping Company Holding S.A., quartier generale a Ginevra (Svizzera), leader a livello internazionale nei settori del trasporto marittimo di merci e passeggeri e delle crociere, nonché dei servizi portuali di movimentazione e della logistica. Anche l’altra società che detiene un piccolo capitale sociale di Messina Cruise Terminal, MSC Sicilia S.r.l., è interamente controllata da MSC Mediterranean Shipping Company. Con sede sociale a Tremestieri Etneo (Catania) e sede operativa a Palermo, MSC Sicilia svolge servizi connessi al trasporto marittimo e per vie d’acqua; in ambito croceristico MSC Sicilia gestisce oltre 150 scali l’anno nei porti di Palermo, Messina e Siracusa.
La MSC - Mediterranean Shipping Company S.A. è la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale; dispone di 900 navi portacontainer e movimenta annualmente 27 milioni di TEU (unità-container equivalente a venti piedi). La compagnia è presente in 155 paesi con 493 uffici, 70.000 dipendenti, 500 porti scalati, 200 rotte commerciali. Secondo i dati più recenti, MSC gestisce il 20,6% del traffico marittimo mondiale, seguito dalla Maersk con il 14,1%. Attraverso la Terminal Investment Limited (TIL), MSC controlla o partecipa alla gestione di decine di terminal strategici nei principali “gateway” marittimi mondiali. Parallelamente, ha rafforzato la propria presenza nella logistica terrestre, nei servizi ferroviari, nel trasporto intermodale e nelle attività portuali. In Italia il gruppo MSC gestisce il transhipment nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e attraverso la Marinvest S.r.l. controlla diversi terminal portuali, tra cui Napoli, La Spezia, Civitavecchia, Genova, Catania, Venezia e Brindisi.
A capo dell’holding MSC ci sono i coniugi Gianluigi Aponte (originario di Sant’Agnello, Napoli e naturalizzato svizzero) e Rafaela Diamant Pinas (doppia cittadinanza, svizzera e israeliana). Secondo la rivista Forbes, nel 2025 Gianluigi e Rafaela erano in possesso di un patrimonio di circa 75 miliardi di dollari, classificando il primo al 44º posto tra gli uomini più ricchi del pianeta e la moglie al primo tra le donne. Gianluigi Aponte ha iniziato la sua carriera come capitano di traghetti passeggeri nel golfo di Napoli. Successivamente si è trasferito a Ginevra per operare nel settore bancario all’interno della società IOS (Investors Overseas Services), di proprietà del finanziere plurimiliardario Bernard “Bernie” Cornfeld, nato ad Istanbul, Turchia, da padre ebreo rumeno e madre ebrea russa. Nel 1969, dopo aver ottenuto un finanziamento dai genitori della moglie Rafaela, Gianluigi Aponte acquistò la sua prima nave da carico, “Patricia” con cui avviò attività di import-export in Corno d’Africa. Da quel momento l’ascesa dell’armatore è stata inarrestabile: nel 1988 ha acquisito la storica società di navigazione Flotta Lauro-Starlauro per fondare una linea di crociere sussidiaria, MSC Crociere. Sempre nel 1988, Aponte diede vita alla divisione logistica di MSC per il servizio di trasporto terrestre globale. Dodici anni dopo fu fondata la Terminal Investment Limited (TiL) per operare in tutto il mondo nel settore della gestione di terminal container.
Nonostante si parli e si scrivi un po’ ovunque di “gruppo Aponte”, alla realizzazione e al consolidamento dell’impero economico-finanziario ha dato un contributo fondamentale Rafaela Diamant Pinas, la “self-made woman più ricca del mondo”, così come viene descritta da alcune testate giornalistiche. “Figlia di un banchiere israeliano con sede in Svizzera, Rafaela è donna forte e determinata; ed è la donna senza la quale la compagnia di navigazione MSC non avrebbe avuto il successo che ha avuto”, scrive Io donna. Gianpiero Aponte e Rafaela Diamant Pinas hanno avuto due figli, Diego e Alexa, rispettivamente presidente del gruppo e direttrice finanziaria di MSC. A fine 2025 i coniugi hanno deciso di trasferire a Diego e Alexa Aponte la proprietà di tutte le società. Gianluigi Aponte ha mantenuto comunque il ruolo di executive chairman.
MSC e il genocidio del popolo palestinese
Come documentato e denunciato da BDS Italia (la sezione italiana del movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), MSC è direttamente coinvolta nella logistica di guerra e nel genocidio dei palestinesi della Striscia di Gaza. L’MSC opera nello stato sionista dal 1990 e attualmente muove da qui 600.000 TEU di merci all’anno. “Esistono collegamenti rapidi e diretti da Israele a qualsiasi altra destinazione europea”, sottolinea MSC. “I servizi europei regolari e di trasporto marittimo a corto raggio di MSC fanno scalo settimanalmente ad Haifa e ad Ashdod”. Altrettando inscindibili i legami di MSC con Israele nel settore crocieristico. La Mediterranean Shippin Company offre due distinti itinerari per visitare lo Stato sionista e alcune località palestinesi della West Bank, ovviamente senza mai ricordarne l’occupazione illegale; negli spot pubblicitari Gerusalemme viene descritta inoltra come “capitale di Israele”.
Il conflitto scatenato da Israele nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023 non ha limitato o ridotto le operazioni del gruppo MSC da e verso Israele. “La società ha fornito servizi di trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi clienti in Israele e continua a effettuare scali regolari nei porti israeliani senza interruzioni”, scrive BDS Italia. “Con lo scoppio della guerra, la direzione dell’azienda in Israele si è dedicata al trasporto di attrezzature militari e mediche essenziali, nonché al trasporto di progetti speciali da destinazioni in tutto il mondo, essenziali per rafforzare le capacità di combattimento e di sicurezza”. Inoltre MSC ha deciso di non imporre sovrapprezzi di guerra ai propri clienti, nonostante le compagnie assicurative abbiano aumentato i premi per le navi che fanno scalo in Israele, né ha riscosso le spese di sosta prolungata dei container nei porti israeliani a seguito della riduzione del personale richiamato al fronte.
Tra i principali porti del Mediterraneo utilizzati da MSC per il trasporto di sistemi d’arma e attrezzature strategiche c’è quello di Gioia Tauro. Il 18 giugno 2024 ha fatto scalo nell’hub calabrese la nave cargo MSC “Arina”, posta subito sotto sequestro dalle forze dell’ordine poiché trasportava un ingente materiale bellico all’interno di alcuni container provenienti dalla Cina. Nello specifico venivano individuati droni del tipo “Chengdu Wing Loong II”, modificati con un sistema di collegamento dati Thales e ottiche israeliane. I sistemi di guerra erano destinati alle forze militari libiche di Bengasi, guidate da Khalifa Haftar. Il 28 giugno 2024, sempre nel porto di Gioia Tauro, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno posto sotto sequestro un carico di armi a bordo della portacontainer MSC “Apolline”, anch’esso destinato alle milizie libiche del generale Haftar.
Relativamente alla Israele connection di MSC - Mediterranean Shipping Company è opportuno menzionare quanto documentato dalla giornalista Linda Maggiori, autrice del volume “La flotta del genocidio”, pubblicato da Altreconomia nel dicembre 2025. “Durante il genocidio, MSC ha continuato a fornire servizi di trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi clienti in Israele e ad effettuare scali regolari nei porti israeliani, senza interruzioni”, scrive Maggiori. L’autrice si è soffermata in particolare sulle rotte che collegano alcuni porti italiani a Israele, attraverso il mare Adriatico e il Tirreno: la Linea A della MSC che collega Koper, Trieste, Venezia, Haifa ed Ashdod; la Israel Feeder da Gioia Tauro ad Ashdod e Haifa e ritorno al porto calabrese via Beirut (Libano), Izmit e Tekirdağ (Turchia), Port Said (Egitto).
A seguito di una segnalazione della stessa giornalista e di BDS Italia e USB Calabria, il 18 marzo 2026 la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane del terminal di Gioia Tauro hanno bloccato e messo sotto ispezione otto container con una partita di acciaio balistico proveniente dall’India. Gli otto container avrebbero fatto parte di un carico molto più grande di acciaio partito dall’India tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 su quattro diverse navi cargo della compagnia MSC. Le ispezioni hanno accertato che l’acciaio era stato prodotto dall’acciaieria indiana RL Steels & Energy Ltd., che nel suo sito rivendica una “partnership duratura con le aziende della difesa israeliane”. La stessa azienda a novembre 2025 aveva spedito 125 tonnellate di acciaio per uso militare alla fabbrica di armi IMI Systems, di proprietà di Elbit System, che si trova a Ramat HaSharon in Israele.
Sui traffici di materiale militare verso Israele si è soffermato il rapporto sui traffici di armi e carburante dall’Italia verso Israele, pubblicato nel marzo 2026 dal Palestinian Youth Movement e dai Giovani Palestinesi in Italia (GPI). Secondo le due organizzazioni, a partire dall’ottobre 2023 almeno 22 spedizioni militari sono partite dai porti italiani dirette in Israele, di cui 18 destinate al gruppo militare-industriale Elbit Systems e alle sue filiali. “La maggior parte dei carichi è stata imbarcata nei porti di Ravenna e Genova, con una spedizione aggiuntiva partita da Venezia e un’altra da Salerno”, scrivono i giovani palestinesi. La maggior parte delle navi mercantili associate a spedizioni dai porti italiani verso Israele sono di proprietà della MSC - Mediterranean Shipping Company e della controllata MSC Shipmanagement Ltd.: si tratta delle MSC “Adriana II”, “Asli II”, “Caitlin II”, “Edith II”, “Lea II”, “Melani III”, “Mia Summer II”, “Nita” e “Rhiannon”.
Il 20 aprile 2026, tredici imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza, dopo la partenza dal porto di Barcelona, si sono sganciate dal resto della flotta nonviolenta per intercettare e deviare la MSC “Maya” in navigazione a largo delle coste della Tunisia per dirigersi verso i porti di Ashdod e Haifa. Secondo gli attivisti della Global Sumud Flotilla, l’unità del gruppo Aponte stava trasportando “materie prime fondamentali per alimentare la macchina bellica israeliana”. Gli scioperi e le azioni dirette dei portuali in tutto il Mediterraneo e le operazioni di “blocco navale” promosse dalla Flotilla hanno posto all’attenzione internazionale le gravissime responsabilità di MSC nell’alimentare le operazioni belliche israeliane in tutto lo scacchiere mediorientale e la campagna genocidiaria contro il popolo palestinese. Ma, soprattutto, hanno segnato una direzione chiara e netta verso cui indirizzare gli sforzi della comunità mondiale che solidarizza con le sorelle e i fratelli gazawi e chiede la fine immediata dei massacri e il ritiro di Israele dai territori illegalmente occupati. Fermare tutto a partire dai centri della logistica di guerra e di morte, boicottare, disinvestire e sanzionare le holding e i gruppi finanziari, economici e industriali che moltiplicano profitti e dividendi sul sangue dei palestinesi. MSC in testa con il suo terminal hub a Messina del crocierismo mangia, distruggi e fuggi…
Articolo pubblicato in Le Siciliane. Casablanca, n. 92, luglio 2026
