La chiusura per otto giorni dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa con
le sue enormi conseguenze sulla vita di centinaia di migliaia di siciliani e dei
turisti che avevano scelto la Sicilia per le vacanze di Ferragosto. Un piccolo
diario con le riflessioni, i dubbi, le certezze e non, le domande che mi sono
fatto durante tutto questo periodo d’inferno. Nello sfondo, neanche troppo
lontana, la stazione aeronavale di Sigonella, hub per le operazioni di guerra
delle forze armate italiane, USA e NATO. Mentre le ceneri dell’Etna bloccavano
qualsivoglia attività a Catania, Sigonella ha operato senza alcuno stop. Ho
provato a capire il perché. Giorno dopo giorno…
12 agosto, mercoledì
Sigonella aeroporto civile. Se non ora, quando?
Gli scali di Catania Fontanarossa e Comiso chiusi da giorni per l'eruzione
dell'Etna. Decine di migliaia di passeggeri abbandonati e disperati, mentre le
autorità civili e militari italiane sono del tutto incapaci ad affrontare
quest'emergenza di Ferragosto 2026.
Eppure la soluzione più semplice sarebbe quella di utilizzare da subito
l'aeroporto di Sigonella per i decolli e gli atterraggi dei velivoli passeggeri.
Ma guai a parlarne pur di non turbare le operazioni di guerra delle forze armate
USA, NATO, UE e italiane.
La base di Sigonella era stata messa a disposizione del traffico aereo civile
tra il novembre e il dicembre del 2012, durante i lavori di rifacimento delle
piste di Catania Fontanarossa.
Allora, in un mese, dallo scalo militare furono gestiti circa 70 voli al giorno,
4 movimenti l’ora, per un totale di 2230 voli civili (fonte Aeronautica Militare
italiana).
Cosa aspetta la classe dirigente politica ed economica dell'Isola e del Paese a
chiedere l'apertura di Sigonella per il traffico passeggeri?
Nicola Cipolla, compianto comunista siciliano, negli ultimi anni d'impegno
sociale, lanciò con alcuni comitati NoWar siciliani la campagna per
Smilitarizzare Sigonella. Un'Utopia-Profezia, su cui vale la pena tornare a
riflettere e lottare.
13 agosto, giovedì
Prosegue la chiusura di Catania Fontanarossa. Aprite subito Sigonella!!!
Mentre la chiusura dell'aeroporto di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino
alle ore 2 di venerdì 14 agosto, non è prevista alcuna limitazione dello spazio
aereo di Sigonella.
Solo dall'8 all'11 agosto, tra cancellazioni e mancati arrivi e partenze, sono
saltati a Catania non meno di 700 voli, a cui si aggiunge lo stop di ieri
mercoledì 12 e di oggi giovedì 13.
Decine e decine di migliaia di passeggeri sono stati pesantemente danneggiati,
ma soprattutto è stato generato un enorme danno economico al settore turistico
siciliano nel periodo di maggiore domanda e offerta (ferragosto).
La soluzione più semplice e a costo zero sarebbe stata l'apertura al traffico
civile dello scalo militare di Sigonella, a meno di 20 km a sud/sudovest da
Catania, ma assai meno soggetto agli effetti delle nubi di cenere emesse durante
le fasi eruttive dell'Etna.
Il traffico aereo militare a Sigonella in questa settimana di "passione
eruttiva", non ha subito limitazioni di sorta per l'attività vulcanica. Le
operazioni di volo, atterraggio e decollo, si sono svolte dunque regolarmente.
Anche negli anni scorsi, durante le fasi eruttive più rilevanti dell'Etna,
Sigonella è stata assai raramente penalizzata dall'emissione delle ceneri che
invece hanno compromesso in più occasioni il funzionamento del vicino scalo di
Catania Fontanarossa, situato a sud-est dal vulcano.
Aprire Sigonella al traffico civile in queste settimane d'emergenza sarebbe
stato un atto di responsabilità doveroso da parte delle autorità di governo e
militari, italiane e straniere. Si è scelto invece di colpire il vissuto di
un'intera popolazione siciliana e di coloro che avevano scelto la Sicilia come
meta turistica.
Le classi dirigenti siciliane e l'imprenditoria mordi e fuggi propongono adesso
- in alternativa - la realizzazione di nuovi aeroporti in tutta l'Isola.
Infrastrutture tutte insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed
ambientale, ma utili alla propaganda, alle clientele elettorali e ai peggiori
speculatori della borghesia mafiosa.
Prima di tutto la guerra in tempi di guerra: Sigonella non s'ha da toccare, né
deve essere messo in discussione il suo uso a supporto delle operazioni USA e
NATO negli scacchieri geostrategici mediorientali, africani e dell'Europa
orientale...
Smilitarizzare Sigonella e riconvertire lo scalo ad hub aeroportuale è l'unica
scelta possibile e concreta. Su questo si giocano le ultime chance si
sopravvivenza della Sicilia.
14 agosto, venerdì
Catania Fontanarossa chiuso fino alle ore 2 di Ferragosto. E Sigonella resta
operativa
Tutto come da copione. Con l'ennesimo comunicato, la chiusura dello scalo
aeroportuale di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di sabato
15 agosto 2026.
Secondo la società che gestisce lo scalo, nel periodo compreso tra il 6 e il 12
agosto, circa 630 voli previsti sono stati dirottati verso altri scali (Comiso,
Palermo, Trapani e Lamezia Terme).
Nello stesso periodo per lo scalo di Catania erano previsti circa 1.974 voli di
cui circa il 36% è stato cancellato. Oltre centomila i passeggeri "vittime"
delle ceneri dell'Etna, ma soprattutto dell'incapacità (o della mancanza di
volontà) delle autorità di prevedere alternative rapide e credibili per
tamponare l'emergenza. Prima fra tutte, a costo zero, l'apertura dello scalo
militare di Sigonella al traffico civile, così come avvenuto nel
novembre-dicembre 2012, in concomitanza con i lavori di rifacimento delle piste
di Catania Fontanarossa.
Relativamente a Sigonella, confermiamo ancora una volta che è funzionale al 100%
e che non ha subito alcuno stop in questa settimana di "passione" per la vicina
Fontanarossa. Anche per la giornata di oggi 14 agosto non risultato attivi NOTAM
di chiusura o restrizioni operative straordinarie per la stazione aeronavale
italiana, USA e NATO di Sigonella.
L'"emergenza" Fontanarossa torna utile per ridare vita a progetti fantasma di
nuovi scali in tutta la Sicilia, del tutto insostenibili dal punto di vista
economico, sociale ed ambientale. O per accelerare i processi di privatizzazione
del sistema aeroportuale regionale, a partire da Catania e Comiso
Importante alla fine che non si dica a siciliani e non che l'Isola è piattaforma
di guerra e che in nome della guerra si possono cancellare i diritti di mobilità
di residenti e turisti, colpendo con ancora più violenza l'economia siciliana,
così come accadde nel 2011 con la chiusura al traffico civile dell'aeroporto di
Trapani Birgi e la sua conversione in centro strategico per i cacciabombardieri
della coalizione internazionale che mise a ferro e fuoco la Libia guidata da
Gheddafi.
Smilitarizzare Sigonella subito....
15 agosto, sabato
Catania Fontanarossa chiusa fino alle ore 15 di Ferragosto. Gli USA confermano:
"Sigonella operativa nonostante l'eruzione dell'Etna".
Ennesima proroga della chiusura dello scalo di Catania Fontanarossa per le
ceneri emesse dall'Etna in eruzione.
L'ultimo comunicato promette la riapertura solo dopo le ore 15 di oggi 15 agosto
2026.
Di contro, ancora una volta come accade da una settimana, per la giornata
odierna non risultano attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative
straordinarie sull'aeroporto di Sigonella, base strategica di guerra per le
forze armate italiane, USA e NATO.
Lo scalo militare risulta dunque operativamente aperto e regolare
Intanto da Washington giunge la conferma ufficiale che l'eruzione del vulcano
siciliano non ha ostacolato né ridotto le funzioni operative della Naval Air
Station di Sigonella.
"Le attività di volo nella base militare della Sicilia proseguono nonostante
continui l'eruzione vulcanica", titola un servizio pubblicato dalla rivista
delle forze armate USA "Stars and Stripes", pubblicato giovedì 13 agosto.
"Una nuova eruzione originatasi da un cratere dell'Etna ha disperso la cenere
verso la Sicilia orientale questo mese, costringendo ripetutamente l'aeroporto
di Catania a sospendere l'arrivo dei voli", prosegue Stars and Stripes.
"Le operazioni stanno proseguendo presso l'hub chiave della Marina USA
nell'Isola nonostante uno dei più attivi vulcani disperda cenere nell'aria,
costringendo alla chiusura di almeno un aeroporto civile vicino. I voli e le
altre operazioni alla Naval Air Station Sigonella sono proseguiti con
interruzioni minime a seguito dell'eruzione dell'Etna, che ha preso il via la
scorsa settimana, secondo quanto ha riferito mercoledì il Comando di US Navy.
NAS Sigonella sta aderendo a tutti regolamenti applicabili alla zona aerea e
alle restrizioni per la sicurezza, coordinandosi con le autorità di aviazione
italiane ed altre agenzie “per assicurare quotidianamente che le operazioni di
volo siano pienamente allineate con i parametri di sicurezza", spiegano dalla
base. Il personale sta utilizzando camion spazzatrici per ripulire le piste, gli
hangar e le linee di volo dalle ceneri depositatesi. Il personale dei servizi
antincendio e di emergenza sono in stato di allerta e stanno monitorizzando
quanto accade, mentre il dipartimento per i lavori pubblici della base USA sta
attenzionando le infrastrutture e la loro manutenzione".
Anche Flightradar24 conferma l'operatività dello scalo di Sigonella e registra
perlomeno negli ultimi sette giorni due voli "passeggeri" (con militari USA e
familiari) dalla base siciliana, uno verso all'aeroporto di Napoli Capodichino e
l'altro verso lo scalo internazionale di Chania (isola di Creta, Grecia),
presumibilmente per trasportare il personale diretto alla stazione aeronavale di
Souda Bay in forza a US Navy.
Lo richiediamo ancora una volta: perché le autorità italiane non hanno
predisposto l'uso "emergenziale" di Sigonella per consentire il decollo e
l'atterraggio di una porzione dei velivoli civili diretti a Catania
Fontanarossa? E perché? il governo Meloni e l'Aeronautica Militare italiana
hanno mantenuto top secret l'operatività di Sigonella?
Tutto sulla pelle di centinaia di migliaia di siciliani e di turisti che avevano
scelto la Sicilia per le loro vacanze estive...
16 agosto, domenica
Eruzioni Etna. Perché USA e NATO non mollano Sigonella
Ripartono i voli a Catania Fontanarossa dopo più di una settimana di stop per le
emissioni di ceneri da parte dell'Etna.
Gli operatori fanno i conti sui danni economico-finanziari (centinaia di milioni
di euro) ma né il governo regionale né le autorità nazionali spiegano perché in
questa drammatica emergenza di Ferragosto non sia stata richiesta l'apertura al
traffico civile della base militare USA e NATO di Sigonella, a meno di 20 km in
linea d'aria da Fontanarossa, risparmiata dalle ceneri (la direzione dei venti
ha colpito lo spazio aereo ad est e sud-est del vulcano).
L'impiego alternativo di Sigonella era stato assicurato tra il novembre e il
dicembre 2012 in occasione dei lavori di rifacimento delle piste di Catania
Fontanarossa.
Le forze armate italiane e statunitensi ed i principali centri di ricerca
universitari e di vulcanologia sono perfettamente a conoscenza della maggiore
"protezione" dalle emissioni delle ceneri della base militare, posta a sud-ovest
dal vulcano.
Inoltre sono stati predisposti sofisticati sistemi di monitoraggio e controllo
dell'Etna che consentono di prevedere con largo anticipo le attività eruttive ed
i possibili effetti, specie in termini di intensità delle emissioni, loro
direzione ed aree di ricaduta.
Vogliamo citare in proposito quanto evidenziato nella prestigiosa rivista
scientifica "Natural Hazards and Hearth System Sciences" della European
Geosciences Union (13 giugno 2025) da sette ricercatori italiani dell’Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV (sezioni di Bologna e Catania) e
delle Università degli Studi di Genova e “Aldo Moro” di Bari (titolo: Estimating
the mass of tephra accumulated on roads to best manage the impact of volcanic
eruptions: the example of Mt Etna, Italy).
I ricercatori spiegano in particolare che "la localizzazione dell'Etna, insieme
ai venti predominanti da ovest e da nord-ovest in alta altitudine, favorisce la
dispersione e la ricaduta di ceneri e materiali piroclastici principalmente
verso est (31%), sud est (35%) e nord ovest (29%), con solo il 6% diretti verso
sud. Questi valori sono derivati dall'analisi dei dati ottenuti durante i 39
eventi eruttivi registratisi tra il febbraio e ottobre 2021. Questi risultati
sono coerenti con la storica distribuzione statistica della direzione e velocità
dei venti bel periodo 1990–2007 ad altitudini comprese tra i 5 e i 10 km.".
Ad analoghe conclusioni è giunto uno studio del Dipartimento di ingegneria
Civile e Architettura dell’Università di Catania e di altri centri di ricerca
accademici sui "possibili riutilizzi del rifiuto vulcanico nel campo dei
materiali edili", coordinato dalla prof.ssa Loredana Contrafatto. In un articolo
pubblicato dal sito di UNICT il 26 febbraio 2024, la docente scrive in proposito
che “a causa della direzione dei venti dominanti sono soprattutto i comuni del
versante orientale e sud-orientale ad essere maggiormente colpiti dalla ricaduta
delle ceneri vulcaniche e a soffrirne i disagi logistici e le conseguenze
economiche maggiori”.
Pentagono e NATO possono stare tranquilli dunque e ciò spiega come nella
"settimana di passione" ferragostana la base di Sigonella sia rimasta sempre
pienamente operativa.
Attendiamo di conoscere il motivo per cui la Regione Siciliana non abbia chiesto
al governo Meloni e alla Difesa di concedere anche parzialmente l'uso della base
militare per "tamponare" gli enormi disagi causati dalla chiusura dello scalo di
Fontanarossa.
Tre anni avevamo assistito ad un ipocrita "balletto" propagandistico-elettorale
tra il governatore Renato Schifani e il ministro della Difesa Guido Crosetto,
proprio in merito all'apertura di Sigonella al traffico aereo civile. "Ieri sera
ho chiamato il ministro Crosetto al quale ho chiesto la possibilità
dell'utilizzo dello scalo dell'aeroporto militare di Sigonella, dopo aver
rappresentato il grave stato di criticità in cui si trova il sistema
aeroportuale siciliano a seguito della ridottissima attività dello scalo di
Fontanarossa", scriveva Schifani il 20 luglio 2023. "Il ministro, dopo le dovute
consultazioni, mi ha informato circa la possibilità dell’utilizzo dello scalo
militare, come già avvenuto in una precedente situazione di inagibilità
dell'aeroporto di Catania, a causa della pioggia di polvere vulcanica (sic.).
Ringrazio a nome dei siciliani il ministro Crosetto per la grande sensibilità
dimostrata sulla vicenda, che denota ancora una volta la serietà ed affidabilità
del governo Meloni".
Nella stessa giornata del 20 luglio 2023, il ministero della Difesa italiana
emetteva la seguente nota. "L’aeroporto militare di Sigonella è stato reso
disponibile per allentare la pressione sugli aeroporti siciliani. In particolare
lo scalo civile di Catania. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha infatti
dato immediata disponibilità dello scalo militare di Sigonella venendo incontro
alla richiesta del Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani".
In verità alla fine non si fece nulla: lo scalo non fu messo a disposizione
degli aerei passeggeri, ma la ricaduta mediatica per Regione Sicilia e Difesa fu
enorme.
Stavolta si poteva fare e in tempi rapidissimi, ma non è stato fatto. Volere è
potere. Ma né Schifani né Crosetto hanno inteso voler fare qualcosa. Né
purtroppo l'"opposizione" politica e le forze sindacali di regime hanno voluto
proferire parola.
Che lo ricordino alle tornate elettorali 2027 i siciliani e le decine e decine
di migliaia di turisti condannati alla tragica odissea di questa bollentissima
estate. Buona domenica!
Source - Antonio Mazzeo Blog
Le rotte complici di MSC da Gioia Tauro al nuovo terminal di Messina
Un terminal croceristico a Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo
municipale, dalla Cattedrale e dal Campanile con l’orologio astronomico più
grande al mondo, per far sbarcare nel capoluogo dello Stretto fino a un milione
di “turisti” all’anno. Così, dopo le scorribande a Gaza, West Bank, Libano,
Siria, Yemen ed Iran, la nuova meta turistica per israeliani e militari in
pausa-premio sarà la Sicilia. Quasi tutto ruota attorno alla MSC, che opera in
Israele dal 1990 con collegamenti marittimi settimanali e promuove Gerusalemme a
“capitale di Israele”.
Prima il Salento, poi la Sardegna, adesso la Sicilia. L’Isola è il nuovo
paradiso dei turisti israeliani, militari in pausa-premio dopo le scorribande a
Gaza, West Bank (Cisgiordania), Libano, Siria, Yemen ed Iran, di manager e
dipendenti delle grandi aziende dello stato sionista che fanno profitti con le
commesse di guerra e gli investimenti nei territori occupati, in palese
violazione del diritto internazionale.
L’ultimo caso ha visto il residence di lusso a Brucoli (Augusta) del gruppo
Mangia’s invaso da funzionari e agenti di Ashtrom Goup, il principale gruppo di
costruzione e immobiliare israeliano, con tanto di escursioni scortate dalla
polizia di stato italiana, ai più importanti musei e scavi archeologici del
siracusano. Come se non bastasse, si profila all’orizzonte la trasformazione
della Sicilia nella principale meta nel Mediterraneo del crocerismo di massa,
sotto la spinta e gli interessi plurimiliardari di uno degli attori più potenti
del mercato, la MSC - Mediterranean Shipping Company, indissolubilmente legata
all’establishment finanziario, economico e militare di Israele.
Un paio di settimane fa, l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto ha
affidato, per 21 anni, ad una società interamente controllata dal colosso dei
trasporti navali e della logistica marittima MSC, la gestione del costruendo
terminal croceristico della città di Messina, a poche centinaia di metri dal
Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal campanile con l’orologio astronomico
più grande al mondo. Con il fine dichiarato di far sbarcare presto nel capoluogo
dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno.
Una scelta devastante dal punto di vista socio-ambientale senza alcun effetto
concreto sul piano occupazionale, che si sommerà alla trasformazione
dell’antistante zona falcata, sede della base della Marina Militare, in un
centro operativo per la guerra navale in ambito nazionale e NATO, previo
ampliamento delle infrastrutture per consentire l’approdo fino a quattro grandi
pattugliatori navali di ultima generazione - i PPX polivalenti lunghi ognuno 95
metri - di produzione Leonardo-Fincantieri SpA.
L’hub crocieristico e il Polo militare navale di Messina sanciscono l’ennesimo
saccheggio del territorio siciliano, con l’espoliazione di ogni forma di
partecipazione decisionale da parte dei cittadini. Con l’aggravante, stavolta,
che l’intervento estrattivista sul “locale” si interfaccerà con i crimini
globali, a partire dal genocidio del popolo palestinese per mano delle classi
dirigenti economico-finanziarie e militari israeliane, ben protette e alimentate
a tutti i livelli internazionalmente. Sì, perché proprio la MSC - Mediterranean
Shipping Company è indicata come una delle società marittime più coinvolte nella
logistica di guerra a sostegno delle forze armate di Israele, nella loro azione
sanguinaria contro i palestinesi e tanti altri popoli mediorientali.
Sarà la società Messina Cruise Terminal S.r.l. che curerà la realizzazione del
terminal dello Stretto e ne gestirà il funzionamento per quasi un quarto di
secolo. In verità di Messina ha solo il nome, perché la sede sociale in via
Agostino Depretis 31, Napoli ed è presso la Camera di commercio partenopea che è
stata iscritta il 27 maggio 2013. Oggetto sociale la gestione servizi della
stazione marittima e l’accoglienza dei passeggeri delle navi da crociera. La
società può svolgere inoltre il controllo degli accessi e la vigilanza;
l’applicazione delle misure di security della struttura; la gestione degli spazi
pubblicitari; la pulizia e raccolta rifiuti nell’area di gestione; lo
sfruttamento di aree commerciali interne.
La Messina Cruise Terminal S.r.l. ha iniziato le proprie attività il 30 luglio
2013; il capitale sociale è di 20.000 euro: il 97% (19.400 euro) in mano a
Marinvest S.r.l., mentre il restante 3% (600 euro) è di MSC Sicilia S.r.l..
Nonostante la società abbia registrato nel 2014 un fatturato annuo di 1.381.846
euro (con un utile negativo di 174.321 euro), alla data del 31 marzo 2026
registra in organico solo due dipendenti.
Marinvest è una società di diritto italiano soggetta al controllo (indiretto)
della MSC Mediterranean Shipping Company Holding S.A., quartier generale a
Ginevra (Svizzera), leader a livello internazionale nei settori del trasporto
marittimo di merci e passeggeri e delle crociere, nonché dei servizi portuali di
movimentazione e della logistica. Anche l’altra società che detiene un piccolo
capitale sociale di Messina Cruise Terminal, MSC Sicilia S.r.l., è interamente
controllata da MSC Mediterranean Shipping Company. Con sede sociale a
Tremestieri Etneo (Catania) e sede operativa a Palermo, MSC Sicilia svolge
servizi connessi al trasporto marittimo e per vie d’acqua; in ambito
croceristico MSC Sicilia gestisce oltre 150 scali l’anno nei porti di Palermo,
Messina e Siracusa.
La MSC - Mediterranean Shipping Company S.A. è la prima compagnia di gestione di
linee cargo a livello mondiale; dispone di 900 navi portacontainer e movimenta
annualmente 27 milioni di TEU (unità-container equivalente a venti piedi). La
compagnia è presente in 155 paesi con 493 uffici, 70.000 dipendenti, 500 porti
scalati, 200 rotte commerciali. Secondo i dati più recenti, MSC gestisce il
20,6% del traffico marittimo mondiale, seguito dalla Maersk con il 14,1%.
Attraverso la Terminal Investment Limited (TIL), MSC controlla o partecipa alla
gestione di decine di terminal strategici nei principali “gateway” marittimi
mondiali. Parallelamente, ha rafforzato la propria presenza nella logistica
terrestre, nei servizi ferroviari, nel trasporto intermodale e nelle attività
portuali. In Italia il gruppo MSC gestisce il transhipment nel porto di Gioia
Tauro (Reggio Calabria) e attraverso la Marinvest S.r.l. controlla diversi
terminal portuali, tra cui Napoli, La Spezia, Civitavecchia, Genova, Catania,
Venezia e Brindisi.
A capo dell’holding MSC ci sono i coniugi Gianluigi Aponte (originario di
Sant’Agnello, Napoli e naturalizzato svizzero) e Rafaela Diamant Pinas (doppia
cittadinanza, svizzera e israeliana). Secondo la rivista Forbes, nel 2025
Gianluigi e Rafaela erano in possesso di un patrimonio di circa 75 miliardi di
dollari, classificando il primo al 44º posto tra gli uomini più ricchi del
pianeta e la moglie al primo tra le donne. Gianluigi Aponte ha iniziato la sua
carriera come capitano di traghetti passeggeri nel golfo di Napoli.
Successivamente si è trasferito a Ginevra per operare nel settore bancario
all’interno della società IOS (Investors Overseas Services), di proprietà del
finanziere plurimiliardario Bernard “Bernie” Cornfeld, nato ad Istanbul,
Turchia, da padre ebreo rumeno e madre ebrea russa. Nel 1969, dopo aver ottenuto
un finanziamento dai genitori della moglie Rafaela, Gianluigi Aponte acquistò la
sua prima nave da carico, “Patricia” con cui avviò attività di import-export in
Corno d’Africa. Da quel momento l’ascesa dell’armatore è stata inarrestabile:
nel 1988 ha acquisito la storica società di navigazione Flotta Lauro-Starlauro
per fondare una linea di crociere sussidiaria, MSC Crociere. Sempre nel 1988,
Aponte diede vita alla divisione logistica di MSC per il servizio di trasporto
terrestre globale. Dodici anni dopo fu fondata la Terminal Investment Limited
(TiL) per operare in tutto il mondo nel settore della gestione di terminal
container.
Nonostante si parli e si scrivi un po’ ovunque di “gruppo Aponte”, alla
realizzazione e al consolidamento dell’impero economico-finanziario ha dato un
contributo fondamentale Rafaela Diamant Pinas, la “self-made woman più ricca del
mondo”, così come viene descritta da alcune testate giornalistiche. “Figlia di
un banchiere israeliano con sede in Svizzera, Rafaela è donna forte e
determinata; ed è la donna senza la quale la compagnia di navigazione MSC non
avrebbe avuto il successo che ha avuto”, scrive Io donna. Gianpiero Aponte e
Rafaela Diamant Pinas hanno avuto due figli, Diego e Alexa, rispettivamente
presidente del gruppo e direttrice finanziaria di MSC. A fine 2025 i coniugi
hanno deciso di trasferire a Diego e Alexa Aponte la proprietà di tutte le
società. Gianluigi Aponte ha mantenuto comunque il ruolo di executive chairman.
MSC e il genocidio del popolo palestinese
Come documentato e denunciato da BDS Italia (la sezione italiana del movimento a
guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro
Israele), MSC è direttamente coinvolta nella logistica di guerra e nel genocidio
dei palestinesi della Striscia di Gaza. L’MSC opera nello stato sionista dal
1990 e attualmente muove da qui 600.000 TEU di merci all’anno. “Esistono
collegamenti rapidi e diretti da Israele a qualsiasi altra destinazione
europea”, sottolinea MSC. “I servizi europei regolari e di trasporto marittimo a
corto raggio di MSC fanno scalo settimanalmente ad Haifa e ad Ashdod”.
Altrettando inscindibili i legami di MSC con Israele nel settore crocieristico.
La Mediterranean Shippin Company offre due distinti itinerari per visitare lo
Stato sionista e alcune località palestinesi della West Bank, ovviamente senza
mai ricordarne l’occupazione illegale; negli spot pubblicitari Gerusalemme viene
descritta inoltra come “capitale di Israele”.
Il conflitto scatenato da Israele nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023
non ha limitato o ridotto le operazioni del gruppo MSC da e verso Israele. “La
società ha fornito servizi di trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi
clienti in Israele e continua a effettuare scali regolari nei porti israeliani
senza interruzioni”, scrive BDS Italia. “Con lo scoppio della guerra, la
direzione dell’azienda in Israele si è dedicata al trasporto di attrezzature
militari e mediche essenziali, nonché al trasporto di progetti speciali da
destinazioni in tutto il mondo, essenziali per rafforzare le capacità di
combattimento e di sicurezza”. Inoltre MSC ha deciso di non imporre sovrapprezzi
di guerra ai propri clienti, nonostante le compagnie assicurative abbiano
aumentato i premi per le navi che fanno scalo in Israele, né ha riscosso le
spese di sosta prolungata dei container nei porti israeliani a seguito della
riduzione del personale richiamato al fronte.
Tra i principali porti del Mediterraneo utilizzati da MSC per il trasporto di
sistemi d’arma e attrezzature strategiche c’è quello di Gioia Tauro. Il 18
giugno 2024 ha fatto scalo nell’hub calabrese la nave cargo MSC “Arina”, posta
subito sotto sequestro dalle forze dell’ordine poiché trasportava un ingente
materiale bellico all’interno di alcuni container provenienti dalla Cina. Nello
specifico venivano individuati droni del tipo “Chengdu Wing Loong II”,
modificati con un sistema di collegamento dati Thales e ottiche israeliane. I
sistemi di guerra erano destinati alle forze militari libiche di Bengasi,
guidate da Khalifa Haftar. Il 28 giugno 2024, sempre nel porto di Gioia Tauro,
la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno posto sotto sequestro un
carico di armi a bordo della portacontainer MSC “Apolline”, anch’esso destinato
alle milizie libiche del generale Haftar.
Relativamente alla Israele connection di MSC - Mediterranean Shipping Company è
opportuno menzionare quanto documentato dalla giornalista Linda Maggiori,
autrice del volume “La flotta del genocidio”, pubblicato da Altreconomia nel
dicembre 2025. “Durante il genocidio, MSC ha continuato a fornire servizi di
trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi clienti in Israele e ad
effettuare scali regolari nei porti israeliani, senza interruzioni”, scrive
Maggiori. L’autrice si è soffermata in particolare sulle rotte che collegano
alcuni porti italiani a Israele, attraverso il mare Adriatico e il Tirreno: la
Linea A della MSC che collega Koper, Trieste, Venezia, Haifa ed Ashdod; la
Israel Feeder da Gioia Tauro ad Ashdod e Haifa e ritorno al porto calabrese via
Beirut (Libano), Izmit e Tekirdağ (Turchia), Port Said (Egitto).
A seguito di una segnalazione della stessa giornalista e di BDS Italia e USB
Calabria, il 18 marzo 2026 la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane del
terminal di Gioia Tauro hanno bloccato e messo sotto ispezione otto container
con una partita di acciaio balistico proveniente dall’India. Gli
otto container avrebbero fatto parte di un carico molto più grande di acciaio
partito dall’India tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 su quattro diverse
navi cargo della compagnia MSC. Le ispezioni hanno accertato che l’acciaio era
stato prodotto dall’acciaieria indiana RL Steels & Energy Ltd., che nel suo sito
rivendica una “partnership duratura con le aziende della difesa israeliane”. La
stessa azienda a novembre 2025 aveva spedito 125 tonnellate di acciaio per uso
militare alla fabbrica di armi IMI Systems, di proprietà di Elbit System, che si
trova a Ramat HaSharon in Israele.
Sui traffici di materiale militare verso Israele si è soffermato il rapporto sui
traffici di armi e carburante dall’Italia verso Israele, pubblicato nel marzo
2026 dal Palestinian Youth Movement e dai Giovani Palestinesi in Italia (GPI).
Secondo le due organizzazioni, a partire dall’ottobre 2023 almeno 22 spedizioni
militari sono partite dai porti italiani dirette in Israele, di cui 18 destinate
al gruppo militare-industriale Elbit Systems e alle sue filiali. “La maggior
parte dei carichi è stata imbarcata nei porti di Ravenna e Genova, con una
spedizione aggiuntiva partita da Venezia e un’altra da Salerno”, scrivono i
giovani palestinesi. La maggior parte delle navi mercantili associate a
spedizioni dai porti italiani verso Israele sono di proprietà della MSC -
Mediterranean Shipping Company e della controllata MSC Shipmanagement Ltd.: si
tratta delle MSC “Adriana II”, “Asli II”, “Caitlin II”, “Edith II”, “Lea II”,
“Melani III”, “Mia Summer II”, “Nita” e “Rhiannon”.
Il 20 aprile 2026, tredici imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in rotta
verso la Striscia di Gaza, dopo la partenza dal porto di Barcelona, si sono
sganciate dal resto della flotta nonviolenta per intercettare e deviare la MSC
“Maya” in navigazione a largo delle coste della Tunisia per dirigersi verso i
porti di Ashdod e Haifa. Secondo gli attivisti della Global Sumud Flotilla,
l’unità del gruppo Aponte stava trasportando “materie prime fondamentali per
alimentare la macchina bellica israeliana”. Gli scioperi e le azioni dirette dei
portuali in tutto il Mediterraneo e le operazioni di “blocco navale” promosse
dalla Flotilla hanno posto all’attenzione internazionale le gravissime
responsabilità di MSC nell’alimentare le operazioni belliche israeliane in tutto
lo scacchiere mediorientale e la campagna genocidiaria contro il popolo
palestinese. Ma, soprattutto, hanno segnato una direzione chiara e netta verso
cui indirizzare gli sforzi della comunità mondiale che solidarizza con le
sorelle e i fratelli gazawi e chiede la fine immediata dei massacri e il ritiro
di Israele dai territori illegalmente occupati. Fermare tutto a partire dai
centri della logistica di guerra e di morte, boicottare, disinvestire e
sanzionare le holding e i gruppi finanziari, economici e industriali che
moltiplicano profitti e dividendi sul sangue dei palestinesi. MSC in testa con
il suo terminal hub a Messina del crocierismo mangia, distruggi e fuggi…
Articolo pubblicato in Le Siciliane. Casablanca, n. 92, luglio 2026
Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli
Studi di Palermo e la piattaforma HPE Private Cloud AI.
“Si tratta di una delle infrastrutture universitarie più avanzate in Italia e
tra le più significative nel panorama europeo”, scrive l’ufficio stampa
dell’ateneo siciliano. “Un investimento complessivo di 3 milioni di euro che
rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare ricerca, innovazione e servizi
basati sull'intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso autonomia
tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni”.
Il nuovo Data Center ospita circa quaranta rack (armadi tecnologici) che
contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo (comprese le
piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di sistemi di
alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il funzionamento anche
in caso di blackout o guasti.
“Il cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla HPE Private
Cloud AI, una piattaforma progettata per sviluppare e gestire applicazioni di
intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro”, aggiunge l’ufficio stampa
di UNIPA. “La nuova infrastruttura è equipaggiata con 16 GPU NVIDIA H200, tra i
processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza artificiale, ma è
predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la capacità di calcolo.
Essa garantirà di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza
dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la
tutela della riservatezza delle informazioni”.
L’Università di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI
anche a sostegno di progetti di innovazione per imprese, pubbliche
amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza. E’ stato
avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la Cybersicurezza
Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione Tier III, tra i più
elevati per questo tipo di infrastrutture.
Per la realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro
mentre gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma HPE
Private Cloud AI, di cui 1,65 milioni finanziati dal progetto “ITSERR – Italian
Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza), e 350 mila euro con fondi propri
dall’Università.
L’Ateneo palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5
milioni di euro per realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per
il raffreddamento a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di
ultima generazione, raggiungendo una capacità computazionale complessiva
paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio
interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”, civile e
militare.
Ovviamente anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e
politiche. L’enorme mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non
potrà non esercitare una forte attrazione sul comparto militare-industriale,
sulle forze armate e le grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa.
Anche dal punto di vista della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e
della loro privacy sono forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per
i programmi del Data Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico
una delle principali multinazionali dell’informatica, con quartier generale
negli Stati Uniti d’America e contratti ultramilionari con il Pentagono, il
governo e le forze armate di Israele e le stesse forze armate italiane.
L’identità della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo
“Sovranità digitale e intelligenza artificiale”, organizzata nell’Ateneo
palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale
all’Innovazione digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori i docenti universitari
Pietro Paolo Corso, Fabrizio D'Avenia e Riccardo Uccello che hanno presentato la
piattaforma HPE Private Cloud AI “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e
Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta del noto colosso mondiale
dell’informatica Hewlett Packard Enterprise Company (sede centrale a Spring,
Texas), attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del software e dei
relativi servizi collegati per le aziende e gli alti comandi militari. Ergo,
l’HPE Private Cloud AI è un prodotto della società statunitense. La conferenza
stessa è stata organizzata dal Dipartimento di scienze Umanistiche in
collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi di Torino, tra i leader
nazionali nella fornitura di soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT.
La netta vocazione di HPE - Hewlett Packard Enterprise Company verso la ricerca
e la produzione a fini bellico-militari è confermata da quanto riportato nella
pagina web istituzionale da HPE Italia S.r.l., la controllata italiana con sede
a Milano e fatturato annuo superiore ai 540 milioni di euro. “Offriamo soluzioni
e tecnologie IT che consentono alle organizzazioni nei settori della difesa e
della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido, efficiente e
resiliente”, vi si legge. “Dalle piattaforme per l’edge sicure fino all’AI e
all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il comando, il supporto
logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che proteggono le persone,
preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli obiettivi della
missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine in informazioni
fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera supply chain
militare, in modo che le risorse appropriate vengano distribuite al momento
giusto, con risultati migliori sia per il personale sia per i civili”. Cloud e
AI per le guerre globali moderne, sempre più disumanizzate e disumane.
Una ingente documentazione è stata prodotta per denunciare inoltre il
coinvolgimento diretto delle aziende e dei prodotti a marchio HPE nelle campagne
di sterminio del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane. “HPE è
complice dell’occupazione israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di
insediamento a Gaza e in West Bank”, denuncia BDS Italia, organizzazione a guida
palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro
Israele. “HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari.
HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione
israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a marchio HP
e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i contratti
con la Marina israeliana che mantiene l’assedio di Gaza, il contratto che
riguarda il Sistema Basel per l’identificazione biometrica utilizzata ai posti
di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che riguarda il
Sistema Aviv tra HPE e l’Autorità israeliana per la popolazione e
l’immigrazione. HPE continua però a fornire servizi alle carceri e alla polizia
israeliane nonostante sia pienamente consapevole delle gravi violazioni dei
diritti umani perpetrate da entrambi”.
Il Data Center dell’Università di Palermo nasce proprio sotto una cattiva
stella, anzi sotto le cinquanta stelle della bandiera USA e quella ad esagramma
dello Stato sionista di Israele.
Le acque del sud della Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della
prima fase della Task Force X – Central Mediterranean.
Il Salento e l’Adriatico meridionale al centro della sperimentazione di droni
navali e sottomarini e di nuove tecnologie di guerra NATO.
Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le
attività della prima fase della Task Force X - Central Mediterranean (TFX
CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio.
L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT),
il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico
dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato
Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più
avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e
capacità”.
In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate “per la prima volta e in
modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber
e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente
underwater e dallo spettro elettromagnetico”.
All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia,
Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. “L’obiettivo – spiega lo
Stato Maggiore della Difesa - è la validazione di un sistema di sistemi capace
di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori,
sistemi pilotati e non pilotati”.
Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati
nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento
e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti.
Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e
internazionali, a Task Force X - Central Mediterranean è prevista la presenza di
non meglio specificate “realtà industriali del settore della difesa nell’ambito
delle attività di sperimentazione operativa”, in vista di collaborazioni future
e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO.
“Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella
trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza”, enfatizza lo Stato Maggiore
della Difesa. “L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa
alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e
della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la
sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione,
complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia
operativa”.
E’ tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni
per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque
pugliesi. “Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia
l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle
infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse
richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo”, riporta
l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. “Task Force X Central
Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota
possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la
prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud
della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come
la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni
operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota,
trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente”.
Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso
il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di
Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e
nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di
impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per
esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della
Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri l1 luglio 2026,
https://pagineesteri.it/2026/07/01/europa/salento-e-adriatico-centro-della-sperimentazione-di-droni-navali-e-sottomarini-nato/
Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario
generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa
Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non
belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e
braccia.
“L’Italia non è in guerra, ma agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei
trattati internazionali: l’utilizzo delle basi militari si inserisce in una
linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre
applicato questi accordi senza metterli in discussione”. Così ha dichiarato il 7
aprile scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito
parlamentare sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra
all’Iran.
“L’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche, non
cinetiche”, hanno successivamente ribadito la premer Giorgia Meloni e Crosetto.
“Senza tema di smentita, non è stata autorizzata né consentita attività al di
fuori delle previsioni vigenti”.
Peccato che a sbugiardare il governo ci abbia pensato il segretario generale
della NATO, Mark Rutte. “Per sostenere l’operazione Epic Fury in Iran, dalle
basi in Europa sono state effettuate tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo
statunitensi”, ha spiegato Rutte all’emittente Fox News. “Dalle basi USA in
Italia sono decollati 500 aerei americani, mentre la Romania ha dovuto ridurre
il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto di Bucarest veniva utilizzato
come deposito per le aerocisterne statunitensi”.
L’Italia ha indubbiamente svolto un ruolo chiave nelle operazioni di guerra
contro Teheran e non ci volevano i vertici NATO per rivelare quello che agli
occhi degli analisti più attenti era un vero e proprio segreto di Pulcinella.
Dalla base aerea di Aviano (Pordenone) per tutto il periodo del conflitto è
stato registrato il via vai di grandi aerei da trasporto di US Air Force. Il
Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino
al 3 marzo 2026 dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di
trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri
armati ed elicotteri d’attacco.
Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di
aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di
Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike
contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US
Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo
raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall
Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stesse giocando
“silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo.
E’ stato pure accertato il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita
e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon” del
31st Fighter Wing di US Air Force, con quartier generale proprio nello scalo
friulano.
Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in
volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania). Dal 28
febbraio i dodici F-16 sono stati impiegati per colpire l’Iran.
Ancora più cruciale il ruolo assunto dalla stazione aeronavale siciliana di
Sigonella sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e
israeliano.
Anche Sigonella è stata utilizzata dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air
Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord
Europa verso Il Medio oriente.
Tutti i giorni di conflitto, dalla Sicilia sono decollati poi alcuni velivoli
senza pilota e i pattugliatori marittimi delle forze armate USA, per dirigersi
verso il Golfo Persico con il compito di individuare i potenziali obiettivi da
colpire in Iran.
Protagonisti d’eccellenza i droni MQ-4C “Triton” di US Navy, tra i velivoli più
avanzati e sofisticati per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di
sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati
d’intelligence sulle forze “nemiche”.
Le attività dei “Triton” sono state propedeutiche alle operazioni di attacco
vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio.
Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui
viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il
distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio
bombardamento USA, la notte del 14 marzo. Senza il monitoraggio dell’area e
l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non
sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike.
Da Sigonella hanno poi operato i velivoli da pattugliamento aeronavale Boeing
P8A “Poseidon”, anch’essi in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti
d’America. Come i “Triton”, essi hanno svolto missioni di intelligence,
sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi civili e militari
iraniani.
Qualche ora prima che venissero lanciati i raid la notte del 28 febbraio 2026,
un “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo
mediorientale per monitorare l’intero scacchiere operativo e cooperare alla
direzione delle operazioni belliche.
L’Italia è stata, è e sarà sempre piattaforma di guerra. Con buona pace del
governo fascioleghista e della balbettante ed imbarazzata “opposizione” di
centrosinistra: il sì alle basi USA e NATO è bipartisan, nonostante la loro
esistenza sia in totale violazione della Costituzione e del diritto
internazionale.
Articolo pubblicato in AfricaExPress il 28 giugno 2026,
https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna
genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano,
Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese
allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di
tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle
settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze
armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per
aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione
elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti
antiproiettile.
Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e
torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come
Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla
holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani
Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che
hanno bombardato la Striscia di Gaza.
Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi
raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo
sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad
Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi
di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello
stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica
militare israeliana.
L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente
cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno
promosso innumerevoli programmi di coproduzione.
Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un
valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e
missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per
l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende
israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro.
Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni
navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda
controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di
cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato
montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di
Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023.
A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di
acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti
nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono
stati consegnati a partire del 2024.
C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana
leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di
sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno
2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un
accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv.
Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100%
del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie
azioni ai titolari della società israeliana.
Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
Giovedì 18 giugno presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone
è stato costituito il 66° stormo dell’Aeronautica Militare.
Posto alle dipendenze del comando delle Scuole dell’Aeronautica Militare/3ª
regione aerea, il nuovo reparto sarà responsabile della formazione e
dell’addestramento del personale destinato a operare nel settore degli
Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR).
Il 66° Stormo sarà il secondo polo addestrativo interforze della Difesa Italiana
dopo la Scuola di volo interforze di elicotteri di Viterbo presso il 72° Stormo.
Frosinone ospita dal 15 giugno 2026 il Centro di eccellenza Aeromobili a
Pilotaggio Remoto prima ubicato nello scalo aeroportuale di Amendola (Foggia) e
ora posto alle dipendenze del Air and Space Warfare Centre di Pratica di Mare.
Amendola aveva ricoperto in tutti questi anni il ruolo-guida nella gestione dei
droni di guerra italiani; adesso rafforzerà le proprie capacità operative e
logistiche a supporto dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35, a doppia
capacità, convenzionale e nucleare, in dotazione all'Aeronautica Militare.
Prossimamente sullo scalo di Frosinone avverrà l’attivazione della scuola
operatori APR a completare il quadro delle realtà che costituiranno il polo
formativo APR interforze gestito dell’Aeronautica Militare.
La Scuola di Volo interforze per Aeromobili a Pilotaggio Remoto – APR, oltre
l’addestramento del personale, si occuperà dello sviluppo, della sperimentazione
e della stesura della dottrina di impiego, tutte attività finalizzate alla
standardizzazione tecnica-operativa all’interno delle Forze Armate per l’uso dei
droni.
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da
Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione
della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina
Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale
(CINCNAV) della Marina.
In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle
aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma
internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di
nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di
Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale),
all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea
realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte.
Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della
sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in
particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la
società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro.
Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo
trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di
morte.
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026,
https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman
specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta
stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e
propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo.
Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base?
Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio
militare?
Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione
alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella
proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava
da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran.
Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso
e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy
(codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli
Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque
del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari
e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi
missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio.
Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze
armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei
corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle
forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”
prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In
particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air
Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in
condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine,
all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico
“Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia
dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione
aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di
US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali
obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali
militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva
contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito
ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo.
Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero
e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da
parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con
successo gli strike.
L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i
bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco
ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando
lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del
22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei
bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali
USA presenti nell’area.
Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di
Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha
svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale.
“Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente
l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della
Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il
Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il
Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di
tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo
consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di
accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz
(…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece
è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”.
Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le
potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato
sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica
italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del
conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e
pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di
aerei tanker per il rifornimento in volo.
La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina
di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la
partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio
aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto
prima il codice di emergenza internazionale.
Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota
di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per
poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora
ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è
stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida,
un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla
Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per
rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno
spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare
statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo
raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone
d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il
quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in
missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale
(fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa
(principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle
attività belliche ucraine contro la Russia).
Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…
Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.
L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che
sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto
protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.
“Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze
formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella
della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare
Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online
Etnanews24.
“L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per
conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della
sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in
contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie
d’avanguardia”.
Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire
Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure
utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze
aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione
militare.
Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in
dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli
antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force,
proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli
incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta
delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità
navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane.
“La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di
trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130
Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”,
riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk,
sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime
quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e
Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una
dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security)
statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure
utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”.
“Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e
patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per
proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente
apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del
controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”.
L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021
presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o
formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania,
Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli
assetti di guerra di Sigonella.
“Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e
Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto
Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo
Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di
istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e
l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta
il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di
favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A
tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare
l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti
istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di
categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un
proficuo dialogo sociale”.
Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è
stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da
diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di
di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico.
In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha
organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di
Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto
in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella
per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le
attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al
rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola,
famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non
spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste
mission educative.
Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato
un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed
appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania).
Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria
di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua
inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del
“programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”,
frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a
stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i
prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano.
Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi
israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30%
in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque
anni fa.
Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni
di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi
Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni
di armi.
I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale
dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica
avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar,
avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo.
Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i
paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico
(32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%).
Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria,
Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco
e potente petro-emirato arabo
Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare
industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente
petro-emirato arabo.
Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil
l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal
ministero della Difesa italiano con personale
di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze
armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia.
“Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità
militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze
(COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di
incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta
congiunta nell’area del Golfo”.
I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando”
e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata
Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni
di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri
di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi
impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per
il rifornimento in volo.
“Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle
principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti
nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione
dello spettro elettromagnetico”.
Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le
delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del
COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa
Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per
rafforzare la cooperazione nel settore militare.
A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice
premier e ministro della Difesa del Qatar.
“Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di
Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace
e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un
contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido
Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà
di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la
pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le
nostre forze armate e l’industria della difesa”.
Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime
due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land
Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil.
La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha
visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta”
e di altri reparti provenienti da tutta Italia.
“L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico
pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con
l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri
di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e
52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti
e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto
Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito.
I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante
occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei
nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare
industriale nazionale.
“Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del
Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di
sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di
forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”,
spiegano i vertici dell’Esercito.
In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati,
oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto
Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici
da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata
dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in
luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre
settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a
guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale
precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185°
Reggimento Acquisizione Obiettivi”.
In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi
obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal
consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall.
Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle
informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di
gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a
Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie
ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni
Alpino di stanza a Bolzano.
Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel
corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio
Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata
da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha.
“L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei,
l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori
sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della
Marina.
La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e
cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa
nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese
Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita
alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello
qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un
percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e,
naturalmente, progetti industriali di rilievo”.
A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo”
- ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per
favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e
promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”,
riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana.
“La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione
internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze
armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare
attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025,
https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/