Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli
Studi di Palermo e la piattaforma HPE Private Cloud AI.
“Si tratta di una delle infrastrutture universitarie più avanzate in Italia e
tra le più significative nel panorama europeo”, scrive l’ufficio stampa
dell’ateneo siciliano. “Un investimento complessivo di 3 milioni di euro che
rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare ricerca, innovazione e servizi
basati sull'intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso autonomia
tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni”.
Il nuovo Data Center ospita circa quaranta rack (armadi tecnologici) che
contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo (comprese le
piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di sistemi di
alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il funzionamento anche
in caso di blackout o guasti.
“Il cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla HPE Private
Cloud AI, una piattaforma progettata per sviluppare e gestire applicazioni di
intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro”, aggiunge l’ufficio stampa
di UNIPA. “La nuova infrastruttura è equipaggiata con 16 GPU NVIDIA H200, tra i
processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza artificiale, ma è
predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la capacità di calcolo.
Essa garantirà di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza
dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la
tutela della riservatezza delle informazioni”.
L’Università di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI
anche a sostegno di progetti di innovazione per imprese, pubbliche
amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza. E’ stato
avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la Cybersicurezza
Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione Tier III, tra i più
elevati per questo tipo di infrastrutture.
Per la realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro
mentre gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma HPE
Private Cloud AI, di cui 1,65 milioni finanziati dal progetto “ITSERR – Italian
Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza), e 350 mila euro con fondi propri
dall’Università.
L’Ateneo palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5
milioni di euro per realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per
il raffreddamento a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di
ultima generazione, raggiungendo una capacità computazionale complessiva
paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio
interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”, civile e
militare.
Ovviamente anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e
politiche. L’enorme mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non
potrà non esercitare una forte attrazione sul comparto militare-industriale,
sulle forze armate e le grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa.
Anche dal punto di vista della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e
della loro privacy sono forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per
i programmi del Data Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico
una delle principali multinazionali dell’informatica, con quartier generale
negli Stati Uniti d’America e contratti ultramilionari con il Pentagono, il
governo e le forze armate di Israele e le stesse forze armate italiane.
L’identità della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo
“Sovranità digitale e intelligenza artificiale”, organizzata nell’Ateneo
palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale
all’Innovazione digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori i docenti universitari
Pietro Paolo Corso, Fabrizio D'Avenia e Riccardo Uccello che hanno presentato la
piattaforma HPE Private Cloud AI “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e
Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta del noto colosso mondiale
dell’informatica Hewlett Packard Enterprise Company (sede centrale a Spring,
Texas), attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del software e dei
relativi servizi collegati per le aziende e gli alti comandi militari. Ergo,
l’HPE Private Cloud AI è un prodotto della società statunitense. La conferenza
stessa è stata organizzata dal Dipartimento di scienze Umanistiche in
collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi di Torino, tra i leader
nazionali nella fornitura di soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT.
La netta vocazione di HPE - Hewlett Packard Enterprise Company verso la ricerca
e la produzione a fini bellico-militari è confermata da quanto riportato nella
pagina web istituzionale da HPE Italia S.r.l., la controllata italiana con sede
a Milano e fatturato annuo superiore ai 540 milioni di euro. “Offriamo soluzioni
e tecnologie IT che consentono alle organizzazioni nei settori della difesa e
della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido, efficiente e
resiliente”, vi si legge. “Dalle piattaforme per l’edge sicure fino all’AI e
all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il comando, il supporto
logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che proteggono le persone,
preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli obiettivi della
missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine in informazioni
fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera supply chain
militare, in modo che le risorse appropriate vengano distribuite al momento
giusto, con risultati migliori sia per il personale sia per i civili”. Cloud e
AI per le guerre globali moderne, sempre più disumanizzate e disumane.
Una ingente documentazione è stata prodotta per denunciare inoltre il
coinvolgimento diretto delle aziende e dei prodotti a marchio HPE nelle campagne
di sterminio del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane. “HPE è
complice dell’occupazione israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di
insediamento a Gaza e in West Bank”, denuncia BDS Italia, organizzazione a guida
palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro
Israele. “HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari.
HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione
israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a marchio HP
e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i contratti
con la Marina israeliana che mantiene l’assedio di Gaza, il contratto che
riguarda il Sistema Basel per l’identificazione biometrica utilizzata ai posti
di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che riguarda il
Sistema Aviv tra HPE e l’Autorità israeliana per la popolazione e
l’immigrazione. HPE continua però a fornire servizi alle carceri e alla polizia
israeliane nonostante sia pienamente consapevole delle gravi violazioni dei
diritti umani perpetrate da entrambi”.
Il Data Center dell’Università di Palermo nasce proprio sotto una cattiva
stella, anzi sotto le cinquanta stelle della bandiera USA e quella ad esagramma
dello Stato sionista di Israele.
Source - Antonio Mazzeo Blog
Le acque del sud della Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della
prima fase della Task Force X – Central Mediterranean.
Il Salento e l’Adriatico meridionale al centro della sperimentazione di droni
navali e sottomarini e di nuove tecnologie di guerra NATO.
Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le
attività della prima fase della Task Force X - Central Mediterranean (TFX
CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio.
L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT),
il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico
dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato
Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più
avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e
capacità”.
In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate “per la prima volta e in
modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber
e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente
underwater e dallo spettro elettromagnetico”.
All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia,
Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. “L’obiettivo – spiega lo
Stato Maggiore della Difesa - è la validazione di un sistema di sistemi capace
di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori,
sistemi pilotati e non pilotati”.
Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati
nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento
e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti.
Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e
internazionali, a Task Force X - Central Mediterranean è prevista la presenza di
non meglio specificate “realtà industriali del settore della difesa nell’ambito
delle attività di sperimentazione operativa”, in vista di collaborazioni future
e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO.
“Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella
trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza”, enfatizza lo Stato Maggiore
della Difesa. “L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa
alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e
della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la
sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione,
complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia
operativa”.
E’ tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni
per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque
pugliesi. “Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia
l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle
infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse
richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo”, riporta
l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. “Task Force X Central
Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota
possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la
prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud
della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come
la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni
operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota,
trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente”.
Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso
il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di
Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e
nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di
impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per
esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della
Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri l1 luglio 2026,
https://pagineesteri.it/2026/07/01/europa/salento-e-adriatico-centro-della-sperimentazione-di-droni-navali-e-sottomarini-nato/
Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario
generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa
Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non
belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e
braccia.
“L’Italia non è in guerra, ma agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei
trattati internazionali: l’utilizzo delle basi militari si inserisce in una
linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre
applicato questi accordi senza metterli in discussione”. Così ha dichiarato il 7
aprile scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito
parlamentare sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra
all’Iran.
“L’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche, non
cinetiche”, hanno successivamente ribadito la premer Giorgia Meloni e Crosetto.
“Senza tema di smentita, non è stata autorizzata né consentita attività al di
fuori delle previsioni vigenti”.
Peccato che a sbugiardare il governo ci abbia pensato il segretario generale
della NATO, Mark Rutte. “Per sostenere l’operazione Epic Fury in Iran, dalle
basi in Europa sono state effettuate tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo
statunitensi”, ha spiegato Rutte all’emittente Fox News. “Dalle basi USA in
Italia sono decollati 500 aerei americani, mentre la Romania ha dovuto ridurre
il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto di Bucarest veniva utilizzato
come deposito per le aerocisterne statunitensi”.
L’Italia ha indubbiamente svolto un ruolo chiave nelle operazioni di guerra
contro Teheran e non ci volevano i vertici NATO per rivelare quello che agli
occhi degli analisti più attenti era un vero e proprio segreto di Pulcinella.
Dalla base aerea di Aviano (Pordenone) per tutto il periodo del conflitto è
stato registrato il via vai di grandi aerei da trasporto di US Air Force. Il
Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino
al 3 marzo 2026 dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di
trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri
armati ed elicotteri d’attacco.
Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di
aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di
Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike
contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US
Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo
raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall
Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stesse giocando
“silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo.
E’ stato pure accertato il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita
e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon” del
31st Fighter Wing di US Air Force, con quartier generale proprio nello scalo
friulano.
Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in
volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania). Dal 28
febbraio i dodici F-16 sono stati impiegati per colpire l’Iran.
Ancora più cruciale il ruolo assunto dalla stazione aeronavale siciliana di
Sigonella sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e
israeliano.
Anche Sigonella è stata utilizzata dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air
Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord
Europa verso Il Medio oriente.
Tutti i giorni di conflitto, dalla Sicilia sono decollati poi alcuni velivoli
senza pilota e i pattugliatori marittimi delle forze armate USA, per dirigersi
verso il Golfo Persico con il compito di individuare i potenziali obiettivi da
colpire in Iran.
Protagonisti d’eccellenza i droni MQ-4C “Triton” di US Navy, tra i velivoli più
avanzati e sofisticati per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di
sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati
d’intelligence sulle forze “nemiche”.
Le attività dei “Triton” sono state propedeutiche alle operazioni di attacco
vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio.
Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui
viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il
distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio
bombardamento USA, la notte del 14 marzo. Senza il monitoraggio dell’area e
l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non
sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike.
Da Sigonella hanno poi operato i velivoli da pattugliamento aeronavale Boeing
P8A “Poseidon”, anch’essi in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti
d’America. Come i “Triton”, essi hanno svolto missioni di intelligence,
sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi civili e militari
iraniani.
Qualche ora prima che venissero lanciati i raid la notte del 28 febbraio 2026,
un “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo
mediorientale per monitorare l’intero scacchiere operativo e cooperare alla
direzione delle operazioni belliche.
L’Italia è stata, è e sarà sempre piattaforma di guerra. Con buona pace del
governo fascioleghista e della balbettante ed imbarazzata “opposizione” di
centrosinistra: il sì alle basi USA e NATO è bipartisan, nonostante la loro
esistenza sia in totale violazione della Costituzione e del diritto
internazionale.
Articolo pubblicato in AfricaExPress il 28 giugno 2026,
https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna
genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano,
Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese
allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di
tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle
settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze
armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per
aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione
elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti
antiproiettile.
Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e
torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come
Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla
holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani
Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che
hanno bombardato la Striscia di Gaza.
Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi
raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo
sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad
Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi
di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello
stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica
militare israeliana.
L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente
cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno
promosso innumerevoli programmi di coproduzione.
Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un
valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e
missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per
l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende
israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro.
Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni
navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda
controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di
cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato
montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di
Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023.
A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di
acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti
nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono
stati consegnati a partire del 2024.
C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana
leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di
sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno
2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un
accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv.
Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100%
del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie
azioni ai titolari della società israeliana.
Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
Giovedì 18 giugno presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone
è stato costituito il 66° stormo dell’Aeronautica Militare.
Posto alle dipendenze del comando delle Scuole dell’Aeronautica Militare/3ª
regione aerea, il nuovo reparto sarà responsabile della formazione e
dell’addestramento del personale destinato a operare nel settore degli
Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR).
Il 66° Stormo sarà il secondo polo addestrativo interforze della Difesa Italiana
dopo la Scuola di volo interforze di elicotteri di Viterbo presso il 72° Stormo.
Frosinone ospita dal 15 giugno 2026 il Centro di eccellenza Aeromobili a
Pilotaggio Remoto prima ubicato nello scalo aeroportuale di Amendola (Foggia) e
ora posto alle dipendenze del Air and Space Warfare Centre di Pratica di Mare.
Amendola aveva ricoperto in tutti questi anni il ruolo-guida nella gestione dei
droni di guerra italiani; adesso rafforzerà le proprie capacità operative e
logistiche a supporto dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35, a doppia
capacità, convenzionale e nucleare, in dotazione all'Aeronautica Militare.
Prossimamente sullo scalo di Frosinone avverrà l’attivazione della scuola
operatori APR a completare il quadro delle realtà che costituiranno il polo
formativo APR interforze gestito dell’Aeronautica Militare.
La Scuola di Volo interforze per Aeromobili a Pilotaggio Remoto – APR, oltre
l’addestramento del personale, si occuperà dello sviluppo, della sperimentazione
e della stesura della dottrina di impiego, tutte attività finalizzate alla
standardizzazione tecnica-operativa all’interno delle Forze Armate per l’uso dei
droni.
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da
Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione
della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina
Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale
(CINCNAV) della Marina.
In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle
aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma
internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di
nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di
Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale),
all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea
realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte.
Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della
sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in
particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la
società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro.
Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo
trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di
morte.
Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026,
https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale
sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da
quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato
quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere
mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman
specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta
stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e
propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo.
Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base?
Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio
militare?
Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione
alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella
proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava
da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran.
Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso
e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy
(codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli
Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque
del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari
e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi
missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio.
Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze
armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei
corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle
forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk”
prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In
particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air
Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in
condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine,
all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico
“Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia
dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione
aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di
US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali
obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali
militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva
contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito
ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo.
Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero
e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C
partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste
nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle
maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per
l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da
parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con
successo gli strike.
L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i
bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco
ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha
effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando
lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del
22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei
bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali
USA presenti nell’area.
Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di
Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha
svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale.
“Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente
l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della
Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il
Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il
Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di
tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo
consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di
accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz
(…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece
è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”.
Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le
potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato
sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica
italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del
conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e
pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di
aerei tanker per il rifornimento in volo.
La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina
di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la
partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio
aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto
prima il codice di emergenza internazionale.
Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota
di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per
poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora
ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è
stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida,
un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla
Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per
rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno
spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare
statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo
raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone
d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il
quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in
missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale
(fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa
(principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle
attività belliche ucraine contro la Russia).
Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…
Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.
L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che
sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto
protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.
“Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze
formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella
della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare
Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online
Etnanews24.
“L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per
conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della
sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in
contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie
d’avanguardia”.
Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire
Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure
utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze
aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione
militare.
Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in
dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli
antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force,
proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli
incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta
delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità
navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane.
“La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di
trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130
Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”,
riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk,
sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime
quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e
Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una
dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security)
statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure
utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”.
“Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e
patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per
proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente
apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del
controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”.
L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021
presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o
formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania,
Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli
assetti di guerra di Sigonella.
“Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e
Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto
Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo
Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di
istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e
l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta
il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di
favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A
tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare
l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti
istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di
categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un
proficuo dialogo sociale”.
Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è
stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da
diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di
di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico.
In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha
organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di
Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto
in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella
per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le
attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al
rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola,
famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non
spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste
mission educative.
Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato
un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed
appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania).
Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria
di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua
inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del
“programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”,
frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a
stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i
prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano.
Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi
israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30%
in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque
anni fa.
Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni
di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi
Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni
di armi.
I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale
dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica
avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar,
avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo.
Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i
paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico
(32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%).
Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria,
Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco
e potente petro-emirato arabo
Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare
industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente
petro-emirato arabo.
Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil
l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal
ministero della Difesa italiano con personale
di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze
armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia.
“Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità
militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze
(COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di
incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta
congiunta nell’area del Golfo”.
I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando”
e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata
Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni
di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri
di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi
impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per
il rifornimento in volo.
“Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle
principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti
nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione
dello spettro elettromagnetico”.
Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le
delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del
COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa
Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per
rafforzare la cooperazione nel settore militare.
A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice
premier e ministro della Difesa del Qatar.
“Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di
Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace
e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un
contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido
Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà
di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la
pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le
nostre forze armate e l’industria della difesa”.
Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime
due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land
Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil.
La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha
visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta”
e di altri reparti provenienti da tutta Italia.
“L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico
pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con
l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri
di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e
52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti
e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto
Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito.
I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante
occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei
nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare
industriale nazionale.
“Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del
Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di
sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di
forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”,
spiegano i vertici dell’Esercito.
In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati,
oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto
Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici
da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata
dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in
luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre
settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a
guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale
precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185°
Reggimento Acquisizione Obiettivi”.
In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi
obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal
consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall.
Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle
informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di
gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a
Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie
ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni
Alpino di stanza a Bolzano.
Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel
corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio
Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata
da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha.
“L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei,
l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori
sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della
Marina.
La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e
cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa
nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese
Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita
alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello
qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un
percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e,
naturalmente, progetti industriali di rilievo”.
A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo”
- ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per
favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e
promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”,
riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana.
“La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione
internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze
armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare
attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025,
https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/
Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo
effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia,
Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, secondo il sito specializzato
sudafricano DefenceWeb
Angola eldorado africano per Leonardo SpA, azienda leader del complesso militare
industriale italiano.
Il presidente della Repubblica João Lourenço ha approvato l’accordo del valore
di 132,8 milioni di euro per l’acquisto da parte del ministero della difesa di
12 elicotteri leggeri multiruolo AW119M (AgustaWestland) e due AW119Kx prodotti
da Leonardo.
L’accordo con l’azienda italiana prevede pure la fornitura di componenti e
servizi addestrativi, supporto e assistenza tecnici.
Secondo quanto riportato dalla stampa angolana, il decreto presidenziale n.
137/26, pubblicato il 17 aprile 2026, autorizza la copertura finanziaria della
commessa da parte del gruppo bancario Intesa SanPaolo S.p.A., attraverso
l’Agenzia italiana per il credito all’esportazione SACE.
“Il Gruppo Intesa SanPaolo è stato ampiamente coinvolto in Africa, avendo
effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia,
Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, riporta il sito specializzato
sudafricano DefenceWeb.
Gli elicotteri AW119M “Koala” possono essere impiegati per un ampio ventaglio di
missioni militari, compreso il trasporto truppe e carichi, l’addestramento, il
trasferimento di personale ferito, il soccorso e ricerca, il comando e controllo
operativo e la scorta armata.
Le due versioni del velivolo differiscono solo per la suite avionica. Il peso
massimo al decollo è di 2.850 Kg, mentre la velocità massima di crociera è di
240 km/h. Gli elicotteri hanno un’autonomia di volo superiore alle quattro ore e
possono volare a 4.500 metri d’altezza.
La commessa degli elicotteri militari segue la visita a Luanda, il 2 ottobre
2024, dell’allora presidente del Gruppo Leonardo, l’ambasciatore Stefano
Pontecorvo.
In quell’occasione Pontecorvo incontrò il presidente della Repubblica João
Lourenço. “Al centro del colloquio la volontà delle parti di rafforzare la
cooperazione nei settori aerospaziale, difesa e cybersicurezza”, riportò la nota
dell’ambasciata italiana.
Prima di lasciare il paese africano il leader di Leonardo enfatizzò il ruolo
dell’Angola quale “partner storico e strategico del gruppo italiano”. “L’Angola
– ha aggiunto – è il paese africano che ha acquistato il maggior numero di
elicotteri prodotti dalla nostra società”.
Gli elicotteri AW119Kx “Koala” sono già in dotazione della Polizia nazionale
angolana. Nel dicembre 2025 due velivoli sono stati consegnati da Leonardo in
occasione di una cerimonia ufficiale presso il quartier generale di
AgustaWestland di Vergiate, in Lombardia.
I due elicotteri sono la prima tranche di una commessa di 19 velivoli modello
AW119Kx e AW139 (quest’ultimo multiruolo di dimensione media), sottoscritta dal
Ministero dell’Interno con Leonardo nel dicembre 2021, con il fine di
“modernizzare ed espandere i reparti aerei della polizia”.
Secondo quanto dichiarato dalle autorità di Luanda, i nuovi elicotteri saranno
impiegati in particolare per la sorveglianza aerea, la ricerca e il soccorso e
l’assistenza umanitaria in caso di disastri.
Il contratto con Leonardo include la formazione e l’addestramento dei piloti, la
fornitura di pezzi di ricambio e il supporto tecnico in Angola tramite la
società “Tecner”, certificata da Leonardo Helicopters e dall’Agenzia nazionale
angolana per l’aviazione civile.
Gli affari della holding italiana in Angola non si fermano però con gli
elicotteri AgustaWestland.
Il 4 marzo 2026 a Cherbourg, nel nord della Francia, è stata varata nei cantieri
CMN (Constructions Mécaniques De Normandie) la prima delle tre corvette leggere
BR71 Mk II destinate alla Marina militare angolana.
Buona parte degli armamenti in dotazione alle unità sarà fornita da Leonardo.
Come riporta la rivista Ares, i sistemi di combattimento saranno incentrati sul
Combat Management System “Athena-C” con una suite per le telecomunicazioni con
apparati UHF, HF e satellitare nonché un’ampia gamma di sistemi, sensori e
sistemi d’arma forniti dal gruppo Leonardo.
In aggiunta al radar multifunzionale “AESA Kronos Naval HP” di Leonardo ed al
sistema integrato di guerra elettronica fornito da un’altra importante azienda
italiana, ELT Group (già Elettronica SpA), le corvette saranno dotate di radar
per la navigazione nonché di radar di direzione del tiro NA-25 ed
elettro-ottiche “Medusa Mk4”, sempre di Leonardo, per la sorveglianza e la
direzione del tiro cannoniero.
L’armamento comprende il cannone “Super Rapido” da 76/62 mm (prodotto a La
Spezia da OTO Melara, azienda di Leonardo) e due sistemi secondari a controllo
remoto “Lionfish” da 20 mm, realizzati sempre da Leonardo.
Sulle corvette della Marina angolana saranno installati infine otto lanciatori
verticali per il sistema missilistico MBDA “VL MICA”, due lanciatori MBDA
“Simbad RC” con due missili superficie-aria “Mistral 3”, nonché due complessi
per missili antinavi MM-40 “Exocet”.
I missili “Mistral 3” e MM-40 “Exocet”, così come i “VL MICA”, sono prodotti dal
consorzio europeo MBDA, controllato per il 75% dai colossi aerospaziali Airbus
Group (Francia) e BAE Systems (Regno Unito) e per il restante 25% dall’italiana
Leonardo.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 30 aprile 2026,
https://www.africa-express.info/2026/04/30/angola-eldorado-africano-per-leonardo-spa-leader-italiano-delle-armi/
“Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti
in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge.
L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto
della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari
si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli
anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’
quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel
corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano
per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai
parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli
accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da
quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia
della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli.
Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare
da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran
e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e
nell’indopacifico.
Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una
serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a
disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella
(Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air
Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del
31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon”
a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato
di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo
quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da
Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed
elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato
classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e,
potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo
temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle
esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso
il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino.
Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli
ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa
orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli
attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre
scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo
friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze
armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi
per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi
lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US
Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha
documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso
dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a
127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri
d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23
voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base
inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli
strike contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US
Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo
raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall
Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando
“silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo.
Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo
friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st
Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in
Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia
Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting
Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati
riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem
(Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del
31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran.
C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel
Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono
transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33
caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno
visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza
schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio
l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero
ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel
Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing
KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri
strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi
due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo.
Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal
governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle”
“in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”.
Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il
teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori
marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico
per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14
marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato
l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone
MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il
preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola.
Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le
coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita
un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto
di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi
decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il
fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito
improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito
alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a
Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello.
La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia
dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un
velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da
Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon”
viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi
nemici.
In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo
delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di
guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini
video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS
(Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni
satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi
(Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che
dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete
militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali,
sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista
geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della
NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di
superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa.
Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e
tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le
comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel
Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.
Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.