Source - Antonio Mazzeo Blog

L’Etna, Sigonella e l’aeroporto di Catania. Riflessioni su una settimana d’inferno
  La chiusura per otto giorni dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa con le sue enormi conseguenze sulla vita di centinaia di migliaia di siciliani e dei turisti che avevano scelto la Sicilia per le vacanze di Ferragosto. Un piccolo diario con le riflessioni, i dubbi, le certezze e non, le domande che mi sono fatto durante tutto questo periodo d’inferno. Nello sfondo, neanche troppo lontana, la stazione aeronavale di Sigonella, hub per le operazioni di guerra delle forze armate italiane, USA e NATO. Mentre le ceneri dell’Etna bloccavano qualsivoglia attività a Catania, Sigonella ha operato senza alcuno stop. Ho provato a capire il perché. Giorno dopo giorno…       12 agosto, mercoledì Sigonella aeroporto civile. Se non ora, quando? Gli scali di Catania Fontanarossa e Comiso chiusi da giorni per l'eruzione dell'Etna. Decine di migliaia di passeggeri abbandonati e disperati, mentre le autorità civili e militari italiane sono del tutto incapaci ad affrontare quest'emergenza di Ferragosto 2026. Eppure la soluzione più semplice sarebbe quella di utilizzare da subito l'aeroporto di Sigonella per i decolli e gli atterraggi dei velivoli passeggeri. Ma guai a parlarne pur di non turbare le operazioni di guerra delle forze armate USA, NATO, UE e italiane. La base di Sigonella era stata messa a disposizione del traffico aereo civile tra il novembre e il dicembre del 2012, durante i lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Allora, in un mese, dallo scalo militare furono gestiti circa 70 voli al giorno, 4 movimenti l’ora, per un totale di 2230 voli civili (fonte Aeronautica Militare italiana). Cosa aspetta la classe dirigente politica ed economica dell'Isola e del Paese a chiedere l'apertura di Sigonella per il traffico passeggeri? Nicola Cipolla, compianto comunista siciliano, negli ultimi anni d'impegno sociale, lanciò con alcuni comitati NoWar siciliani la campagna per Smilitarizzare Sigonella. Un'Utopia-Profezia, su cui vale la pena tornare a riflettere e lottare.     13 agosto, giovedì Prosegue la chiusura di Catania Fontanarossa. Aprite subito Sigonella!!! Mentre la chiusura dell'aeroporto di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di venerdì 14 agosto, non è prevista alcuna limitazione dello spazio aereo di Sigonella. Solo dall'8 all'11 agosto, tra cancellazioni e mancati arrivi e partenze, sono saltati a Catania non meno di 700 voli, a cui si aggiunge lo stop di ieri mercoledì 12 e di oggi giovedì 13. Decine e decine di migliaia di passeggeri sono stati pesantemente danneggiati, ma soprattutto è stato generato un enorme danno economico al settore turistico siciliano nel periodo di maggiore domanda e offerta (ferragosto). La soluzione più semplice e a costo zero sarebbe stata l'apertura al traffico civile dello scalo militare di Sigonella, a meno di 20 km a sud/sudovest da Catania, ma assai meno soggetto agli effetti delle nubi di cenere emesse durante le fasi eruttive dell'Etna. Il traffico aereo militare a Sigonella in questa settimana di "passione eruttiva", non ha subito limitazioni di sorta per l'attività vulcanica. Le operazioni di volo, atterraggio e decollo, si sono svolte dunque regolarmente. Anche negli anni scorsi, durante le fasi eruttive più rilevanti dell'Etna, Sigonella è stata assai raramente penalizzata dall'emissione delle ceneri che invece hanno compromesso in più occasioni il funzionamento del vicino scalo di Catania Fontanarossa, situato a sud-est dal vulcano. Aprire Sigonella al traffico civile in queste settimane d'emergenza sarebbe stato un atto di responsabilità doveroso da parte delle autorità di governo e militari, italiane e straniere. Si è scelto invece di colpire il vissuto di un'intera popolazione siciliana e di coloro che avevano scelto la Sicilia come meta turistica. Le classi dirigenti siciliane e l'imprenditoria mordi e fuggi propongono adesso - in alternativa - la realizzazione di nuovi aeroporti in tutta l'Isola. Infrastrutture tutte insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, ma utili alla propaganda, alle clientele elettorali e ai peggiori speculatori della borghesia mafiosa. Prima di tutto la guerra in tempi di guerra: Sigonella non s'ha da toccare, né deve essere messo in discussione il suo uso a supporto delle operazioni USA e NATO negli scacchieri geostrategici mediorientali, africani e dell'Europa orientale... Smilitarizzare Sigonella e riconvertire lo scalo ad hub aeroportuale è l'unica scelta possibile e concreta. Su questo si giocano le ultime chance si sopravvivenza della Sicilia.     14 agosto, venerdì Catania Fontanarossa chiuso fino alle ore 2 di Ferragosto. E Sigonella resta operativa Tutto come da copione. Con l'ennesimo comunicato, la chiusura dello scalo aeroportuale di Catania Fontanarossa è stata prorogata fino alle ore 2 di sabato 15 agosto 2026. Secondo la società che gestisce lo scalo, nel periodo compreso tra il 6 e il 12 agosto, circa 630 voli previsti sono stati dirottati verso altri scali (Comiso, Palermo, Trapani e Lamezia Terme). Nello stesso periodo per lo scalo di Catania erano previsti circa 1.974 voli di cui circa il 36% è stato cancellato. Oltre centomila i passeggeri "vittime" delle ceneri dell'Etna, ma soprattutto dell'incapacità (o della mancanza di volontà) delle autorità di prevedere alternative rapide e credibili per tamponare l'emergenza. Prima fra tutte, a costo zero, l'apertura dello scalo militare di Sigonella al traffico civile, così come avvenuto nel novembre-dicembre 2012, in concomitanza con i lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Relativamente a Sigonella, confermiamo ancora una volta che è funzionale al 100% e che non ha subito alcuno stop in questa settimana di "passione" per la vicina Fontanarossa. Anche per la giornata di oggi 14 agosto non risultato attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative straordinarie per la stazione aeronavale italiana, USA e NATO di Sigonella. L'"emergenza" Fontanarossa torna utile per ridare vita a progetti fantasma di nuovi scali in tutta la Sicilia, del tutto insostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. O per accelerare i processi di privatizzazione del sistema aeroportuale regionale, a partire da Catania e Comiso Importante alla fine che non si dica a siciliani e non che l'Isola è piattaforma di guerra e che in nome della guerra si possono cancellare i diritti di mobilità di residenti e turisti, colpendo con ancora più violenza l'economia siciliana, così come accadde nel 2011 con la chiusura al traffico civile dell'aeroporto di Trapani Birgi e la sua conversione in centro strategico per i cacciabombardieri della coalizione internazionale che mise a ferro e fuoco la Libia guidata da Gheddafi. Smilitarizzare Sigonella subito....     15 agosto, sabato Catania Fontanarossa chiusa fino alle ore 15 di Ferragosto. Gli USA confermano: "Sigonella operativa nonostante l'eruzione dell'Etna". Ennesima proroga della chiusura dello scalo di Catania Fontanarossa per le ceneri emesse dall'Etna in eruzione. L'ultimo comunicato promette la riapertura solo dopo le ore 15 di oggi 15 agosto 2026. Di contro, ancora una volta come accade da una settimana, per la giornata odierna non risultano attivi NOTAM di chiusura o restrizioni operative straordinarie sull'aeroporto di Sigonella, base strategica di guerra per le forze armate italiane, USA e NATO. Lo scalo militare risulta dunque operativamente aperto e regolare Intanto da Washington giunge la conferma ufficiale che l'eruzione del vulcano siciliano non ha ostacolato né ridotto le funzioni operative della Naval Air Station di Sigonella. "Le attività di volo nella base militare della Sicilia proseguono nonostante continui l'eruzione vulcanica", titola un servizio pubblicato dalla rivista delle forze armate USA "Stars and Stripes", pubblicato giovedì 13 agosto. "Una nuova eruzione originatasi da un cratere dell'Etna ha disperso la cenere verso la Sicilia orientale questo mese, costringendo ripetutamente l'aeroporto di Catania a sospendere l'arrivo dei voli", prosegue Stars and Stripes. "Le operazioni stanno proseguendo presso l'hub chiave della Marina USA nell'Isola nonostante uno dei più attivi vulcani disperda cenere nell'aria, costringendo alla chiusura di almeno un aeroporto civile vicino. I voli e le altre operazioni alla Naval Air Station Sigonella sono proseguiti con interruzioni minime a seguito dell'eruzione dell'Etna, che ha preso il via la scorsa settimana, secondo quanto ha riferito mercoledì il Comando di US Navy. NAS Sigonella sta aderendo a tutti regolamenti applicabili alla zona aerea e alle restrizioni per la sicurezza, coordinandosi con le autorità di aviazione italiane ed altre agenzie “per assicurare quotidianamente che le operazioni di volo siano pienamente allineate con i parametri di sicurezza", spiegano dalla base. Il personale sta utilizzando camion spazzatrici per ripulire le piste, gli hangar e le linee di volo dalle ceneri depositatesi. Il personale dei servizi antincendio e di emergenza sono in stato di allerta e stanno monitorizzando quanto accade, mentre il dipartimento per i lavori pubblici della base USA sta attenzionando le infrastrutture e la loro manutenzione". Anche Flightradar24 conferma l'operatività dello scalo di Sigonella e registra perlomeno negli ultimi sette giorni due voli "passeggeri" (con militari USA e familiari) dalla base siciliana, uno verso all'aeroporto di Napoli Capodichino e l'altro verso lo scalo internazionale di Chania (isola di Creta, Grecia), presumibilmente per trasportare il personale diretto alla stazione aeronavale di Souda Bay in forza a US Navy. Lo richiediamo ancora una volta: perché le autorità italiane non hanno predisposto l'uso "emergenziale" di Sigonella per consentire il decollo e l'atterraggio di una porzione dei velivoli civili diretti a Catania Fontanarossa? E perché? il governo Meloni e l'Aeronautica Militare italiana hanno mantenuto top secret l'operatività di Sigonella? Tutto sulla pelle di centinaia di migliaia di siciliani e di turisti che avevano scelto la Sicilia per le loro vacanze estive...     16 agosto, domenica Eruzioni Etna. Perché USA e NATO non mollano Sigonella Ripartono i voli a Catania Fontanarossa dopo più di una settimana di stop per le emissioni di ceneri da parte dell'Etna. Gli operatori fanno i conti sui danni economico-finanziari (centinaia di milioni di euro) ma né il governo regionale né le autorità nazionali spiegano perché in questa drammatica emergenza di Ferragosto non sia stata richiesta l'apertura al traffico civile della base militare USA e NATO di Sigonella, a meno di 20 km in linea d'aria da Fontanarossa, risparmiata dalle ceneri (la direzione dei venti ha colpito lo spazio aereo ad est e sud-est del vulcano). L'impiego alternativo di Sigonella era stato assicurato tra il novembre e il dicembre 2012 in occasione dei lavori di rifacimento delle piste di Catania Fontanarossa. Le forze armate italiane e statunitensi ed i principali centri di ricerca universitari e di vulcanologia sono perfettamente a conoscenza della maggiore "protezione" dalle emissioni delle ceneri della base militare, posta a sud-ovest dal vulcano. Inoltre sono stati predisposti sofisticati sistemi di monitoraggio e controllo dell'Etna che consentono di prevedere con largo anticipo le attività eruttive ed i possibili effetti, specie in termini di intensità delle emissioni, loro direzione ed aree di ricaduta. Vogliamo citare in proposito quanto evidenziato nella prestigiosa rivista scientifica "Natural Hazards and Hearth System Sciences" della European Geosciences Union (13 giugno 2025) da sette ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV (sezioni di Bologna e Catania) e delle Università degli Studi di Genova e “Aldo Moro” di Bari (titolo: Estimating the mass of tephra accumulated on roads to best manage the impact of volcanic eruptions: the example of Mt Etna, Italy). I ricercatori spiegano in particolare che "la localizzazione dell'Etna, insieme ai venti predominanti da ovest e da nord-ovest in alta altitudine, favorisce la dispersione e la ricaduta di ceneri e materiali piroclastici principalmente verso est (31%), sud est (35%) e nord ovest (29%), con solo il 6% diretti verso sud. Questi valori sono derivati dall'analisi dei dati ottenuti durante i 39 eventi eruttivi registratisi tra il febbraio e ottobre 2021. Questi risultati sono coerenti con la storica distribuzione statistica della direzione e velocità dei venti bel periodo 1990–2007 ad altitudini comprese tra i 5 e i 10 km.". Ad analoghe conclusioni è giunto uno studio del Dipartimento di ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania e di altri centri di ricerca accademici sui "possibili riutilizzi del rifiuto vulcanico nel campo dei materiali edili", coordinato dalla prof.ssa Loredana Contrafatto. In un articolo pubblicato dal sito di UNICT il 26 febbraio 2024, la docente scrive in proposito che “a causa della direzione dei venti dominanti sono soprattutto i comuni del versante orientale e sud-orientale ad essere maggiormente colpiti dalla ricaduta delle ceneri vulcaniche e a soffrirne i disagi logistici e le conseguenze economiche maggiori”. Pentagono e NATO possono stare tranquilli dunque e ciò spiega come nella "settimana di passione" ferragostana la base di Sigonella sia rimasta sempre pienamente operativa. Attendiamo di conoscere il motivo per cui la Regione Siciliana non abbia chiesto al governo Meloni e alla Difesa di concedere anche parzialmente l'uso della base militare per "tamponare" gli enormi disagi causati dalla chiusura dello scalo di Fontanarossa. Tre anni avevamo assistito ad un ipocrita "balletto" propagandistico-elettorale tra il governatore Renato Schifani e il ministro della Difesa Guido Crosetto, proprio in merito all'apertura di Sigonella al traffico aereo civile. "Ieri sera ho chiamato il ministro Crosetto al quale ho chiesto la possibilità dell'utilizzo dello scalo dell'aeroporto militare di Sigonella, dopo aver rappresentato il grave stato di criticità in cui si trova il sistema aeroportuale siciliano a seguito della ridottissima attività dello scalo di Fontanarossa", scriveva Schifani il 20 luglio 2023. "Il ministro, dopo le dovute consultazioni, mi ha informato circa la possibilità dell’utilizzo dello scalo militare, come già avvenuto in una precedente situazione di inagibilità dell'aeroporto di Catania, a causa della pioggia di polvere vulcanica (sic.). Ringrazio a nome dei siciliani il ministro Crosetto per la grande sensibilità dimostrata sulla vicenda, che denota ancora una volta la serietà ed affidabilità del governo Meloni". Nella stessa giornata del 20 luglio 2023, il ministero della Difesa italiana emetteva la seguente nota. "L’aeroporto militare di Sigonella è stato reso disponibile per allentare la pressione sugli aeroporti siciliani. In particolare lo scalo civile di Catania. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha infatti dato immediata disponibilità dello scalo militare di Sigonella venendo incontro alla richiesta del Presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani". In verità alla fine non si fece nulla: lo scalo non fu messo a disposizione degli aerei passeggeri, ma la ricaduta mediatica per Regione Sicilia e Difesa fu enorme. Stavolta si poteva fare e in tempi rapidissimi, ma non è stato fatto. Volere è potere. Ma né Schifani né Crosetto hanno inteso voler fare qualcosa. Né purtroppo l'"opposizione" politica e le forze sindacali di regime hanno voluto proferire parola. Che lo ricordino alle tornate elettorali 2027 i siciliani e le decine e decine di migliaia di turisti condannati alla tragica odissea di questa bollentissima estate. Buona domenica!
Crociere, Armi e Affari di Stato
  Le rotte complici di MSC da Gioia Tauro al nuovo terminal di Messina Un terminal croceristico a Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal Campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo, per far sbarcare nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno. Così, dopo le scorribande a Gaza, West Bank, Libano, Siria, Yemen ed Iran, la nuova meta turistica per israeliani e militari in pausa-premio sarà la Sicilia. Quasi tutto ruota attorno alla MSC, che opera in Israele dal 1990 con collegamenti marittimi settimanali e promuove Gerusalemme a “capitale di Israele”. Prima il Salento, poi la Sardegna, adesso la Sicilia. L’Isola è il nuovo paradiso dei turisti israeliani, militari in pausa-premio dopo le scorribande a Gaza, West Bank (Cisgiordania), Libano, Siria, Yemen ed Iran, di manager e dipendenti delle grandi aziende dello stato sionista che fanno profitti con le commesse di guerra e gli investimenti nei territori occupati, in palese violazione del diritto internazionale. L’ultimo caso ha visto il residence di lusso a Brucoli (Augusta) del gruppo Mangia’s invaso da funzionari e agenti di Ashtrom Goup, il principale gruppo di costruzione e immobiliare israeliano, con tanto di escursioni scortate dalla polizia di stato italiana, ai più importanti musei e scavi archeologici del siracusano. Come se non bastasse, si profila all’orizzonte la trasformazione della Sicilia nella principale meta nel Mediterraneo del crocerismo di massa, sotto la spinta e gli interessi plurimiliardari di uno degli attori più potenti del mercato, la MSC - Mediterranean Shipping Company, indissolubilmente legata all’establishment finanziario, economico e militare di Israele. Un paio di settimane fa, l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto ha affidato, per 21 anni, ad una società interamente controllata dal colosso dei trasporti navali e della logistica marittima MSC, la gestione del costruendo terminal croceristico della città di Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo. Con il fine dichiarato di far sbarcare presto nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno. Una scelta devastante dal punto di vista socio-ambientale senza alcun effetto concreto sul piano occupazionale, che si sommerà alla trasformazione dell’antistante zona falcata, sede della base della Marina Militare, in un centro operativo per la guerra navale in ambito nazionale e NATO, previo ampliamento delle infrastrutture per consentire l’approdo fino a quattro grandi pattugliatori navali di ultima generazione - i PPX polivalenti lunghi ognuno 95 metri - di produzione Leonardo-Fincantieri SpA. L’hub crocieristico e il Polo militare navale di Messina sanciscono l’ennesimo saccheggio del territorio siciliano, con l’espoliazione di ogni forma di partecipazione decisionale da parte dei cittadini. Con l’aggravante, stavolta, che l’intervento estrattivista sul “locale” si interfaccerà con i crimini globali, a partire dal genocidio del popolo palestinese per mano delle classi dirigenti economico-finanziarie e militari israeliane, ben protette e alimentate a tutti i livelli internazionalmente. Sì, perché proprio la MSC - Mediterranean Shipping Company è indicata come una delle società marittime più coinvolte nella logistica di guerra a sostegno delle forze armate di Israele, nella loro azione sanguinaria contro i palestinesi e tanti altri popoli mediorientali. Sarà la società Messina Cruise Terminal S.r.l. che curerà la realizzazione del terminal dello Stretto e ne gestirà il funzionamento per quasi un quarto di secolo. In verità di Messina ha solo il nome, perché la sede sociale in via Agostino Depretis 31, Napoli ed è presso la Camera di commercio partenopea che è stata iscritta il 27 maggio 2013. Oggetto sociale la gestione servizi della stazione marittima e l’accoglienza dei passeggeri delle navi da crociera. La società può svolgere inoltre il controllo degli accessi e la vigilanza; l’applicazione delle misure di security della struttura; la gestione degli spazi pubblicitari; la pulizia e raccolta rifiuti nell’area di gestione; lo sfruttamento di aree commerciali interne. La Messina Cruise Terminal S.r.l. ha iniziato le proprie attività il 30 luglio 2013; il capitale sociale è di 20.000 euro: il 97% (19.400 euro) in mano a Marinvest S.r.l., mentre il restante 3% (600 euro) è di MSC Sicilia S.r.l.. Nonostante la società abbia registrato nel 2014 un fatturato annuo di 1.381.846 euro (con un utile negativo di 174.321 euro), alla data del 31 marzo 2026 registra in organico solo due dipendenti. Marinvest è una società di diritto italiano soggetta al controllo (indiretto) della MSC Mediterranean Shipping Company Holding S.A., quartier generale a Ginevra (Svizzera), leader a livello internazionale nei settori del trasporto marittimo di merci e passeggeri e delle crociere, nonché dei servizi portuali di movimentazione e della logistica. Anche l’altra società che detiene un piccolo capitale sociale di Messina Cruise Terminal, MSC Sicilia S.r.l., è interamente controllata da MSC Mediterranean Shipping Company. Con sede sociale a Tremestieri Etneo (Catania) e sede operativa a Palermo, MSC Sicilia svolge servizi connessi al trasporto marittimo e per vie d’acqua; in ambito croceristico MSC Sicilia gestisce oltre 150 scali l’anno nei porti di Palermo, Messina e Siracusa. La MSC - Mediterranean Shipping Company S.A. è la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale; dispone di 900 navi portacontainer e movimenta annualmente 27 milioni di TEU (unità-container equivalente a venti piedi). La compagnia è presente in 155 paesi con 493 uffici, 70.000 dipendenti, 500 porti scalati, 200 rotte commerciali. Secondo i dati più recenti, MSC gestisce il 20,6% del traffico marittimo mondiale, seguito dalla Maersk con il 14,1%. Attraverso la Terminal Investment Limited (TIL), MSC controlla o partecipa alla gestione di decine di terminal strategici nei principali “gateway” marittimi mondiali. Parallelamente, ha rafforzato la propria presenza nella logistica terrestre, nei servizi ferroviari, nel trasporto intermodale e nelle attività portuali. In Italia il gruppo MSC gestisce il transhipment nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e attraverso la Marinvest S.r.l. controlla diversi terminal portuali, tra cui Napoli, La Spezia, Civitavecchia, Genova, Catania, Venezia e Brindisi. A capo dell’holding MSC ci sono i coniugi Gianluigi Aponte (originario di Sant’Agnello, Napoli e naturalizzato svizzero) e Rafaela Diamant Pinas (doppia cittadinanza, svizzera e israeliana). Secondo la rivista Forbes, nel 2025 Gianluigi e Rafaela erano in possesso di un patrimonio di circa 75 miliardi di dollari, classificando il primo al 44º posto tra gli uomini più ricchi del pianeta e la moglie al primo tra le donne. Gianluigi Aponte ha iniziato la sua carriera come capitano di traghetti passeggeri nel golfo di Napoli. Successivamente si è trasferito a Ginevra per operare nel settore bancario all’interno della società IOS (Investors Overseas Services), di proprietà del finanziere plurimiliardario Bernard “Bernie” Cornfeld, nato ad Istanbul, Turchia, da padre ebreo rumeno e madre ebrea russa. Nel 1969, dopo aver ottenuto un finanziamento dai genitori della moglie Rafaela, Gianluigi Aponte acquistò la sua prima nave da carico, “Patricia” con cui avviò attività di import-export in Corno d’Africa. Da quel momento l’ascesa dell’armatore è stata inarrestabile: nel 1988 ha acquisito la storica società di navigazione Flotta Lauro-Starlauro per fondare una linea di crociere sussidiaria, MSC Crociere. Sempre nel 1988, Aponte diede vita alla divisione logistica di MSC per il servizio di trasporto terrestre globale. Dodici anni dopo fu fondata la Terminal Investment Limited (TiL) per operare in tutto il mondo nel settore della gestione di terminal container. Nonostante si parli e si scrivi un po’ ovunque di “gruppo Aponte”, alla realizzazione e al consolidamento dell’impero economico-finanziario ha dato un contributo fondamentale Rafaela Diamant Pinas, la “self-made woman più ricca del mondo”, così come viene descritta da alcune testate giornalistiche. “Figlia di un banchiere israeliano con sede in Svizzera, Rafaela è donna forte e determinata; ed è la donna senza la quale la compagnia di navigazione MSC non avrebbe avuto il successo che ha avuto”, scrive Io donna. Gianpiero Aponte e Rafaela Diamant Pinas hanno avuto due figli, Diego e Alexa, rispettivamente presidente del gruppo e direttrice finanziaria di MSC. A fine 2025 i coniugi hanno deciso di trasferire a Diego e Alexa Aponte la proprietà di tutte le società. Gianluigi Aponte ha mantenuto comunque il ruolo di executive chairman. MSC e il genocidio del popolo palestinese Come documentato e denunciato da BDS Italia (la sezione italiana del movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), MSC è direttamente coinvolta nella logistica di guerra e nel genocidio dei palestinesi della Striscia di Gaza. L’MSC opera nello stato sionista dal 1990 e attualmente muove da qui 600.000 TEU di merci all’anno. “Esistono collegamenti rapidi e diretti da Israele a qualsiasi altra destinazione europea”, sottolinea MSC. “I servizi europei regolari e di trasporto marittimo a corto raggio di MSC fanno scalo settimanalmente ad Haifa e ad Ashdod”. Altrettando inscindibili i legami di MSC con Israele nel settore crocieristico. La Mediterranean Shippin Company offre due distinti itinerari per visitare lo Stato sionista e alcune località palestinesi della West Bank, ovviamente senza mai ricordarne l’occupazione illegale; negli spot pubblicitari Gerusalemme viene descritta inoltra come “capitale di Israele”. Il conflitto scatenato da Israele nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023 non ha limitato o ridotto le operazioni del gruppo MSC da e verso Israele. “La società ha fornito servizi di trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi clienti in Israele e continua a effettuare scali regolari nei porti israeliani senza interruzioni”, scrive BDS Italia. “Con lo scoppio della guerra, la direzione dell’azienda in Israele si è dedicata al trasporto di attrezzature militari e mediche essenziali, nonché al trasporto di progetti speciali da destinazioni in tutto il mondo, essenziali per rafforzare le capacità di combattimento e di sicurezza”. Inoltre MSC ha deciso di non imporre sovrapprezzi di guerra ai propri clienti, nonostante le compagnie assicurative abbiano aumentato i premi per le navi che fanno scalo in Israele, né ha riscosso le spese di sosta prolungata dei container nei porti israeliani a seguito della riduzione del personale richiamato al fronte. Tra i principali porti del Mediterraneo utilizzati da MSC per il trasporto di sistemi d’arma e attrezzature strategiche c’è quello di Gioia Tauro. Il 18 giugno 2024 ha fatto scalo nell’hub calabrese la nave cargo MSC “Arina”, posta subito sotto sequestro dalle forze dell’ordine poiché trasportava un ingente materiale bellico all’interno di alcuni container provenienti dalla Cina. Nello specifico venivano individuati droni del tipo “Chengdu Wing Loong II”, modificati con un sistema di collegamento dati Thales e ottiche israeliane. I sistemi di guerra erano destinati alle forze militari libiche di Bengasi, guidate da Khalifa Haftar. Il 28 giugno 2024, sempre nel porto di Gioia Tauro, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno posto sotto sequestro un carico di armi a bordo della portacontainer MSC “Apolline”, anch’esso destinato alle milizie libiche del generale Haftar. Relativamente alla Israele connection di MSC - Mediterranean Shipping Company è opportuno menzionare quanto documentato dalla giornalista Linda Maggiori, autrice del volume “La flotta del genocidio”, pubblicato da Altreconomia nel dicembre 2025. “Durante il genocidio, MSC ha continuato a fornire servizi di trasporto, stoccaggio e logistica a tutti i suoi clienti in Israele e ad effettuare scali regolari nei porti israeliani, senza interruzioni”, scrive Maggiori. L’autrice si è soffermata in particolare sulle rotte che collegano alcuni porti italiani a Israele, attraverso il mare Adriatico e il Tirreno: la Linea A della MSC che collega Koper, Trieste, Venezia, Haifa ed Ashdod; la Israel Feeder da Gioia Tauro ad Ashdod e Haifa e ritorno al porto calabrese via Beirut (Libano), Izmit e Tekirdağ (Turchia), Port Said (Egitto). A seguito di una segnalazione della stessa giornalista e di BDS Italia e USB Calabria, il 18 marzo 2026 la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane del terminal di Gioia Tauro hanno bloccato e messo sotto ispezione otto container con una partita di acciaio balistico proveniente dall’India. Gli otto container avrebbero fatto parte di un carico molto più grande di acciaio partito dall’India tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 su quattro diverse navi cargo della compagnia MSC. Le ispezioni hanno accertato che l’acciaio era stato prodotto dall’acciaieria indiana RL Steels & Energy Ltd., che nel suo sito rivendica una “partnership duratura con le aziende della difesa israeliane”. La stessa azienda a novembre 2025 aveva spedito 125 tonnellate di acciaio per uso militare alla fabbrica di armi IMI Systems, di proprietà di Elbit System, che si trova a Ramat HaSharon in Israele. Sui traffici di materiale militare verso Israele si è soffermato il rapporto sui traffici di armi e carburante dall’Italia verso Israele, pubblicato nel marzo 2026 dal Palestinian Youth Movement e dai Giovani Palestinesi in Italia (GPI). Secondo le due organizzazioni, a partire dall’ottobre 2023 almeno 22 spedizioni militari sono partite dai porti italiani dirette in Israele, di cui 18 destinate al gruppo militare-industriale Elbit Systems e alle sue filiali. “La maggior parte dei carichi è stata imbarcata nei porti di Ravenna e Genova, con una spedizione aggiuntiva partita da Venezia e un’altra da Salerno”, scrivono i giovani palestinesi. La maggior parte delle navi mercantili associate a spedizioni dai porti italiani verso Israele sono di proprietà della MSC - Mediterranean Shipping Company e della controllata MSC Shipmanagement Ltd.: si tratta delle MSC “Adriana II”, “Asli II”, “Caitlin II”, “Edith II”, “Lea II”, “Melani III”, “Mia Summer II”, “Nita” e “Rhiannon”. Il 20 aprile 2026, tredici imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza, dopo la partenza dal porto di Barcelona, si sono sganciate dal resto della flotta nonviolenta per intercettare e deviare la MSC “Maya” in navigazione a largo delle coste della Tunisia per dirigersi verso i porti di Ashdod e Haifa. Secondo gli attivisti della Global Sumud Flotilla, l’unità del gruppo Aponte stava trasportando “materie prime fondamentali per alimentare la macchina bellica israeliana”. Gli scioperi e le azioni dirette dei portuali in tutto il Mediterraneo e le operazioni di “blocco navale” promosse dalla Flotilla hanno posto all’attenzione internazionale le gravissime responsabilità di MSC nell’alimentare le operazioni belliche israeliane in tutto lo scacchiere mediorientale e la campagna genocidiaria contro il popolo palestinese. Ma, soprattutto, hanno segnato una direzione chiara e netta verso cui indirizzare gli sforzi della comunità mondiale che solidarizza con le sorelle e i fratelli gazawi e chiede la fine immediata dei massacri e il ritiro di Israele dai territori illegalmente occupati. Fermare tutto a partire dai centri della logistica di guerra e di morte, boicottare, disinvestire e sanzionare le holding e i gruppi finanziari, economici e industriali che moltiplicano profitti e dividendi sul sangue dei palestinesi. MSC in testa con il suo terminal hub a Messina del crocierismo mangia, distruggi e fuggi…     Articolo pubblicato in Le Siciliane. Casablanca, n. 92, luglio 2026
Mega Centro dati dell’Università di Palermo con la multinazionale contractor del Pentagono ed Israele
  Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli Studi di Palermo e la piattaforma HPE Private Cloud AI. “Si tratta di una delle infrastrutture universitarie più avanzate in Italia e tra le più significative nel panorama europeo”, scrive l’ufficio stampa dell’ateneo siciliano. “Un investimento complessivo di 3 milioni di euro che rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare ricerca, innovazione e servizi basati sull'intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni”. Il nuovo Data Center ospita circa quaranta rack (armadi tecnologici) che contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo (comprese le piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di sistemi di alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il funzionamento anche in caso di blackout o guasti. “Il cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla HPE Private Cloud AI, una piattaforma progettata per sviluppare e gestire applicazioni di intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro”, aggiunge l’ufficio stampa di UNIPA. “La nuova infrastruttura è equipaggiata con 16 GPU NVIDIA H200, tra i processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza artificiale, ma è predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la capacità di calcolo. Essa garantirà di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la tutela della riservatezza delle informazioni”. L’Università di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI anche a sostegno di progetti di innovazione per imprese, pubbliche amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza. E’ stato avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione Tier III, tra i più elevati per questo tipo di infrastrutture. Per la realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro mentre gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma HPE Private Cloud AI, di cui 1,65 milioni finanziati dal progetto “ITSERR – Italian Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), e 350 mila euro con fondi propri dall’Università. L’Ateneo palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5 milioni di euro per realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per il raffreddamento a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di ultima generazione, raggiungendo una capacità computazionale complessiva paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”, civile e militare. Ovviamente anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e politiche. L’enorme mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non potrà non esercitare una forte attrazione sul comparto militare-industriale, sulle forze armate e le grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa. Anche dal punto di vista della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e della loro privacy sono forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per i programmi del Data Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico una delle principali multinazionali dell’informatica, con quartier generale negli Stati Uniti d’America e contratti ultramilionari con il Pentagono, il governo e le forze armate di Israele e le stesse forze armate italiane. L’identità della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo “Sovranità digitale e intelligenza artificiale”, organizzata nell’Ateneo palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale all’Innovazione digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori i docenti universitari Pietro Paolo Corso, Fabrizio D'Avenia e Riccardo Uccello che hanno presentato la piattaforma HPE Private Cloud AI “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta del noto colosso mondiale dell’informatica Hewlett Packard Enterprise Company (sede centrale a Spring, Texas), attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del software e dei relativi servizi collegati per le aziende e gli alti comandi militari. Ergo, l’HPE Private Cloud AI è un prodotto della società statunitense. La conferenza stessa è stata organizzata dal Dipartimento di scienze Umanistiche in collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi di Torino, tra i leader nazionali nella fornitura di soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT. La netta vocazione di HPE - Hewlett Packard Enterprise Company verso la ricerca e la produzione a fini bellico-militari è confermata da quanto riportato nella pagina web istituzionale da HPE Italia S.r.l., la controllata italiana con sede a Milano e fatturato annuo superiore ai 540 milioni di euro. “Offriamo soluzioni e tecnologie IT che consentono alle organizzazioni nei settori della difesa e della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido, efficiente e resiliente”, vi si legge. “Dalle piattaforme per l’edge sicure fino all’AI e all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il comando, il supporto logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che proteggono le persone, preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli obiettivi della missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine in informazioni fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera supply chain militare, in modo che le risorse appropriate vengano distribuite al momento giusto, con risultati migliori sia per il personale sia per i civili”.  Cloud e AI per le guerre globali moderne, sempre più disumanizzate e disumane. Una ingente documentazione è stata prodotta per denunciare inoltre il coinvolgimento diretto delle aziende e dei prodotti a marchio HPE nelle campagne di sterminio del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane. “HPE è complice dell’occupazione israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di insediamento a Gaza e in West Bank”, denuncia BDS Italia, organizzazione a guida palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. “HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari. HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a marchio HP e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i contratti con la Marina israeliana che mantiene l’assedio di Gaza, il contratto che riguarda il Sistema Basel per l’identificazione biometrica utilizzata ai posti di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che riguarda il Sistema Aviv tra HPE e l’Autorità israeliana per la popolazione e l’immigrazione. HPE continua però a fornire servizi alle carceri e alla polizia israeliane nonostante sia pienamente consapevole delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da entrambi”. Il Data Center dell’Università di Palermo nasce proprio sotto una cattiva stella, anzi sotto le cinquanta stelle della bandiera USA e quella ad esagramma dello Stato sionista di Israele.
Salento e Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini NATO
  Le acque del sud della Puglia ospiteranno fino al 10 luglio le attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean. Il Salento e l’Adriatico meridionale al centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini e di nuove tecnologie di guerra NATO. Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le attività della prima fase della Task Force X - Central Mediterranean (TFX CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio. L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT), il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e capacità”. In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate “per la prima volta e in modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente underwater e dallo spettro elettromagnetico”. All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia, Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. “L’obiettivo – spiega lo Stato Maggiore della Difesa - è la validazione di un sistema di sistemi capace di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori, sistemi pilotati e non pilotati”. Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti. Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e internazionali, a Task Force X - Central Mediterranean è prevista la presenza di non meglio specificate “realtà industriali del settore della difesa nell’ambito delle attività di sperimentazione operativa”, in vista di collaborazioni future  e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO. “Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza”, enfatizza lo Stato Maggiore della Difesa. “L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione, complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia operativa”. E’ tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque pugliesi. “Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo”, riporta l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. “Task Force X Central Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota, trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente”. Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri l1 luglio 2026, https://pagineesteri.it/2026/07/01/europa/salento-e-adriatico-centro-della-sperimentazione-di-droni-navali-e-sottomarini-nato/
Bugie di guerra, il governo minimizza ma la NATO conferma: le basi USA in Italia sono la piattaforma degli attacchi all’Iran
Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e braccia. “L’Italia non è in guerra, ma agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali: l’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. Così ha dichiarato il 7 aprile scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito parlamentare sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra all’Iran. “L’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche, non cinetiche”, hanno successivamente ribadito la premer Giorgia Meloni e Crosetto. “Senza tema di smentita, non è stata autorizzata né consentita attività al di fuori delle previsioni vigenti”. Peccato che a sbugiardare il governo ci abbia pensato il segretario generale della NATO, Mark Rutte. “Per sostenere l’operazione Epic Fury in Iran, dalle basi in Europa sono state effettuate tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo statunitensi”, ha spiegato Rutte all’emittente Fox News. “Dalle basi USA in Italia sono decollati 500 aerei americani, mentre la Romania ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto di Bucarest veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne statunitensi”. L’Italia ha indubbiamente svolto un ruolo chiave nelle operazioni di guerra contro Teheran e non ci volevano i vertici NATO per rivelare quello che agli occhi degli analisti più attenti era un vero e proprio segreto di Pulcinella. Dalla base aerea di Aviano (Pordenone) per tutto il periodo del conflitto è stato registrato il via vai di grandi aerei da trasporto di US Air Force. Il Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo 2026 dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike contro il territorio iraniano. “La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stesse giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo. E’ stato pure accertato il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing di US Air Force, con quartier generale proprio nello scalo friulano. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania). Dal 28 febbraio i dodici F-16 sono stati impiegati per colpire l’Iran. Ancora più cruciale il ruolo assunto dalla stazione aeronavale siciliana di Sigonella sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Anche Sigonella è stata utilizzata dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Tutti i giorni di conflitto, dalla Sicilia sono decollati poi alcuni velivoli senza pilota e i pattugliatori marittimi delle forze armate USA, per dirigersi verso il Golfo Persico con il compito di individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. Protagonisti d’eccellenza i droni MQ-4C “Triton” di US Navy, tra i velivoli più avanzati e sofisticati per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. Le attività dei “Triton” sono state propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. Senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. Da Sigonella hanno poi operato i velivoli da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon”, anch’essi in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America. Come i “Triton”, essi hanno svolto missioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi civili e militari iraniani. Qualche ora prima che venissero lanciati i raid la notte del 28 febbraio 2026, un “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale per monitorare l’intero scacchiere operativo e cooperare alla direzione delle operazioni belliche. L’Italia è stata, è e sarà sempre piattaforma di guerra. Con buona pace del governo fascioleghista e della balbettante ed imbarazzata “opposizione” di centrosinistra: il sì alle basi USA e NATO è bipartisan, nonostante la loro esistenza sia in totale violazione della Costituzione e del diritto internazionale.   Articolo pubblicato in AfricaExPress il 28 giugno 2026, https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
Gli interessi dei capitalisti italiani in Israele
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano, Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti antiproiettile. Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che hanno bombardato la Striscia di Gaza. Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica militare israeliana. L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno promosso innumerevoli programmi di coproduzione. Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro. Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023. A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono stati consegnati a partire del 2024. C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno 2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv. Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100% del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie azioni ai titolari della società israeliana.   Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
A Frosinone il Centro di formazione e addestramento dei piloti dei droni di guerra italiani e stranieri
Giovedì 18 giugno presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone è stato costituito il 66° stormo dell’Aeronautica Militare. Posto alle dipendenze del comando delle Scuole dell’Aeronautica Militare/3ª regione aerea, il nuovo reparto sarà responsabile della formazione e dell’addestramento del personale destinato a operare nel settore degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Il 66° Stormo sarà il secondo polo addestrativo interforze della Difesa Italiana dopo la Scuola di volo interforze di elicotteri di Viterbo presso il 72° Stormo. Frosinone ospita dal 15 giugno 2026 il Centro di eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto prima ubicato nello scalo aeroportuale di Amendola (Foggia) e ora posto alle dipendenze del Air and Space Warfare Centre di Pratica di Mare. Amendola aveva ricoperto in tutti questi anni il ruolo-guida nella gestione dei droni di guerra italiani; adesso rafforzerà le proprie capacità operative e logistiche a supporto dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35, a doppia capacità, convenzionale e nucleare, in dotazione all'Aeronautica Militare. Prossimamente sullo scalo di Frosinone avverrà l’attivazione della scuola operatori APR a completare il quadro delle realtà che costituiranno il polo formativo APR interforze gestito dell’Aeronautica Militare. La Scuola di Volo interforze per Aeromobili a Pilotaggio Remoto – APR, oltre l’addestramento del personale, si occuperà dello sviluppo, della sperimentazione e della stesura della dottrina di impiego, tutte attività finalizzate alla standardizzazione tecnica-operativa all’interno delle Forze Armate per l’uso dei droni.
Da super ammiraglio a leader di azienda di guerra. La rapida carriera di Enrico Credendino
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) della Marina. In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale), all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte. Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro. Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di morte.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026, https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
  Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo. Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base? Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio militare?   Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran. Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy (codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio. Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk” prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche. Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico “Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo. Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del 22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali USA presenti nell’area. Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale. “Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz (…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”. Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di aerei tanker per il rifornimento in volo. La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto prima il codice di emergenza internazionale. Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana. I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia). Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…   Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l’educazione militare
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola. L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò. “Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24. “L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie d’avanguardia”. Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione militare. Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force, proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane. “La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130 Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”, riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk, sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security) statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”. “Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”. L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021 presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania, Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli assetti di guerra di Sigonella. “Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un proficuo dialogo sociale”. Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico. In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste mission educative. Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania). Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del “programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”, frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
Israele massacra a Gaza e moltiplica l’export di sistemi d’arma
  Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano. Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30% in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque anni fa. Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni di armi. I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar, avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo. Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico (32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%). Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria, Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Giochi di guerra italiani nel deserto del Qatar
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo  Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo. Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal ministero della Difesa italiano con personale di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia. “Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta congiunta nell’area del Golfo”. I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando” e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per il rifornimento in volo. “Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione dello spettro elettromagnetico”. Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per rafforzare la cooperazione nel settore militare. A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice premier e ministro della Difesa del Qatar. “Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le nostre forze armate e l’industria della difesa”. Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil. La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta” e di altri reparti provenienti da tutta Italia. “L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e 52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito. I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare industriale nazionale. “Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”, spiegano i vertici dell’Esercito. In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati, oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi”. In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall. Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni Alpino di stanza a Bolzano. Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha. “L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei, l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della Marina. La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e, naturalmente, progetti industriali di rilievo”. A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo” - ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”, riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana. “La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025, https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/