Source - Antonio Mazzeo Blog

Bugie di guerra, il governo minimizza ma la NATO conferma: le basi USA in Italia sono la piattaforma degli attacchi all’Iran
Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e braccia. “L’Italia non è in guerra, ma agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali: l’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. Così ha dichiarato il 7 aprile scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito parlamentare sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra all’Iran. “L’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche, non cinetiche”, hanno successivamente ribadito la premer Giorgia Meloni e Crosetto. “Senza tema di smentita, non è stata autorizzata né consentita attività al di fuori delle previsioni vigenti”. Peccato che a sbugiardare il governo ci abbia pensato il segretario generale della NATO, Mark Rutte. “Per sostenere l’operazione Epic Fury in Iran, dalle basi in Europa sono state effettuate tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo statunitensi”, ha spiegato Rutte all’emittente Fox News. “Dalle basi USA in Italia sono decollati 500 aerei americani, mentre la Romania ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto di Bucarest veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne statunitensi”. L’Italia ha indubbiamente svolto un ruolo chiave nelle operazioni di guerra contro Teheran e non ci volevano i vertici NATO per rivelare quello che agli occhi degli analisti più attenti era un vero e proprio segreto di Pulcinella. Dalla base aerea di Aviano (Pordenone) per tutto il periodo del conflitto è stato registrato il via vai di grandi aerei da trasporto di US Air Force. Il Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo 2026 dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike contro il territorio iraniano. “La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stesse giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo. E’ stato pure accertato il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing di US Air Force, con quartier generale proprio nello scalo friulano. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania). Dal 28 febbraio i dodici F-16 sono stati impiegati per colpire l’Iran. Ancora più cruciale il ruolo assunto dalla stazione aeronavale siciliana di Sigonella sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Anche Sigonella è stata utilizzata dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Tutti i giorni di conflitto, dalla Sicilia sono decollati poi alcuni velivoli senza pilota e i pattugliatori marittimi delle forze armate USA, per dirigersi verso il Golfo Persico con il compito di individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. Protagonisti d’eccellenza i droni MQ-4C “Triton” di US Navy, tra i velivoli più avanzati e sofisticati per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. Le attività dei “Triton” sono state propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. Senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. Da Sigonella hanno poi operato i velivoli da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon”, anch’essi in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America. Come i “Triton”, essi hanno svolto missioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi civili e militari iraniani. Qualche ora prima che venissero lanciati i raid la notte del 28 febbraio 2026, un “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale per monitorare l’intero scacchiere operativo e cooperare alla direzione delle operazioni belliche. L’Italia è stata, è e sarà sempre piattaforma di guerra. Con buona pace del governo fascioleghista e della balbettante ed imbarazzata “opposizione” di centrosinistra: il sì alle basi USA e NATO è bipartisan, nonostante la loro esistenza sia in totale violazione della Costituzione e del diritto internazionale.   Articolo pubblicato in AfricaExPress il 28 giugno 2026, https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
Gli interessi dei capitalisti italiani in Israele
Made in Italy parte dell’arsenale di morte di Israele per la campagna genocidaria contro il popolo palestinese e le operazioni belliche contro Libano, Siria, Yemen ed Iran. Negli ultimi due anni sono stati inviati dal nostro paese allo stato sionista non meno di 416 carichi di armi e centinaia di migliaia di tonnellate di carburante. E’ quanto emerge dal rapporto presentato nelle settimane scorse dall’associazione dei Giovani Palestinesi in Italia. Alle forze armate di Tel Aviv sono giunti apparecchiature tecnologiche, componenti per aerei e droni, materiali ottici avanzati, strumentazione per la protezione elettronica e la sorveglianza, munizioni per armi leggere e giubbotti antiproiettile. Nell’elenco dei carichi bellici compaiono inoltre sensori, sistemi radar e torrette di disturbo per la guerra elettronica prodotti da aziende romane, come Elt Group. Componenti aerospaziali e avionici sono stati trasferiti dalla holding a capitale pubblico Leonardo SpA (150 spedizioni secondo i Giovani Palestinesi), utilizzati poi probabilmente per la produzione dei velivoli che hanno bombardato la Striscia di Gaza. Il coinvolgimento del complesso militare industriale italiano nei sanguinosi raid contro i palestinesi è confermato dall’ultima Relazione annuale del Governo sull’export di armi. Nel 2025 sono state autorizzate spedizioni militari ad Israele per il valore di 22,6 milioni di euro. Tra le forniture spiccano pezzi di ricambio per i 30 caccia addestratori M-346 prodotti da Leonardo nello stabilimento di Venegono Inferiore (Varese) e venduti nel 2021 all’Aeronautica militare israeliana. L’import-export di sistemi militari tra Roma e Tel Aviv era progressivamente cresciuto negli ultimi lustri; inoltre le maggiori industrie dei due paesi hanno promosso innumerevoli programmi di coproduzione. Nel quinquennio 2016-2020 l’Italia ha autorizzato esportazioni a Israele per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro (armi semiautomatiche, bombe e missili, strumenti per la direzione del tiro e apparecchi per l’addestramento). Negli stessi anni il nostro paese ha acquistato dalle aziende israeliane materiali e sistemi militari per circa 150 milioni di euro. Tra gli affari più rilevanti, oltre ai caccia M-346 spicca la vendita di cannoni navali 76/62 Super Rapido MF prodotti a La Spezia da OTO Melara, azienda controllata dall’immancabile Leonardo SpA. Il Super Rapido è una specie di cannone-mitragliatore in grado di sparare fino a 120 colpi al minuto ed è stato montato a bordo delle corvette israeliane che hanno raso al suolo il porto di Gaza e i quartieri limitrofi già nelle prime settimane dopo il 7 ottobre 2023. A fine 2021 le autorità militari di Tel Aviv hanno pure perfezionato l’ordine di acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala” prodotti nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo. I primi velivoli sono stati consegnati a partire del 2024. C’è poi una fusione di capitali finanziari tra Leonardo e un’azienda israeliana leader nella produzione di radar tattici militari, software avanzati, sistemi di sorveglianza delle frontiere e di difesa anti-aerea e anti-drone. Nel giugno 2022 Leonardo DRS, azienda con sede negli Stati Uniti d’America, ha firmato un accordo di fusione con RADA Electronic Industries Ltd., società di Tel Aviv. Nello specifico, la controllata statunitense di Leonardo ha acquisito il 100% del capitale sociale di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% delle proprie azioni ai titolari della società israeliana.   Articolo pubblicato in Tribuna libera, maggio 2026
A Frosinone il Centro di formazione e addestramento dei piloti dei droni di guerra italiani e stranieri
Giovedì 18 giugno presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone è stato costituito il 66° stormo dell’Aeronautica Militare. Posto alle dipendenze del comando delle Scuole dell’Aeronautica Militare/3ª regione aerea, il nuovo reparto sarà responsabile della formazione e dell’addestramento del personale destinato a operare nel settore degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Il 66° Stormo sarà il secondo polo addestrativo interforze della Difesa Italiana dopo la Scuola di volo interforze di elicotteri di Viterbo presso il 72° Stormo. Frosinone ospita dal 15 giugno 2026 il Centro di eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto prima ubicato nello scalo aeroportuale di Amendola (Foggia) e ora posto alle dipendenze del Air and Space Warfare Centre di Pratica di Mare. Amendola aveva ricoperto in tutti questi anni il ruolo-guida nella gestione dei droni di guerra italiani; adesso rafforzerà le proprie capacità operative e logistiche a supporto dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35, a doppia capacità, convenzionale e nucleare, in dotazione all'Aeronautica Militare. Prossimamente sullo scalo di Frosinone avverrà l’attivazione della scuola operatori APR a completare il quadro delle realtà che costituiranno il polo formativo APR interforze gestito dell’Aeronautica Militare. La Scuola di Volo interforze per Aeromobili a Pilotaggio Remoto – APR, oltre l’addestramento del personale, si occuperà dello sviluppo, della sperimentazione e della stesura della dottrina di impiego, tutte attività finalizzate alla standardizzazione tecnica-operativa all’interno delle Forze Armate per l’uso dei droni.
Da super ammiraglio a leader di azienda di guerra. La rapida carriera di Enrico Credendino
L’Assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali SpA, partecipata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), ha nominato il Consiglio di Amministrazione della società: presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) della Marina. In meno di otto mesi il pensionato ammiraglio assume la guida di una delle aziende che ha rilevanti commesse con la Difesa italiana: dal programma internazionale franco-italiano FREMM a quello dei pattugliatori d’altura di nuova generazione (programma PPX) che saranno ormeggiati nella base navale di Messina (al centro di un programma di potenziamento infrastrutturale), all’ammodernamento dei quattro caccia lanciamissili per la difesa aerea realizzati nell’ambito del programma binazionale franco-italiano Orizzonte. Orizzonte Sistemi Navali SpA opera nel settore dell'ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro. Le carriere militari, così come negli USA e In Israele si confermano un ottimo trampolino di lancio per operare tra i produttori e i mercanti d'armi e di morte.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 14 giugno 2026, https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/
Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
  Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale sin dalle fasi calde che hanno preceduto l'attacco statunitense e israeliano. Da quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato quotidianamente i cieli dell'isola per dirigersi verso lo scacchiere mediorientale. Sviluppati dall'industria statunitense Northrop Grumman specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo. Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base? Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio militare?   Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran. Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy (codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio. Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk” prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche. Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico “Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo. Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del 22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali USA presenti nell’area. Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale. “Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz (…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”. Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di aerei tanker per il rifornimento in volo. La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto prima il codice di emergenza internazionale. Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana. I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia). Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra…   Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026.
Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l’educazione militare
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola. L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò. “Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24. “L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie d’avanguardia”. Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione militare. Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force, proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane. “La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130 Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”, riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk, sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security) statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”. “Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”. L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021 presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania, Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli assetti di guerra di Sigonella. “Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un proficuo dialogo sociale”. Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico. In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste mission educative. Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania). Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del “programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”, frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
Israele massacra a Gaza e moltiplica l’export di sistemi d’arma
  Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano. Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30% in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque anni fa. Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni di armi. I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar, avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo. Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico (32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%). Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria, Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Giochi di guerra italiani nel deserto del Qatar
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo  Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente petro-emirato arabo. Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal ministero della Difesa italiano con personale di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia. “Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta congiunta nell’area del Golfo”. I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando” e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per il rifornimento in volo. “Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione dello spettro elettromagnetico”. Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per rafforzare la cooperazione nel settore militare. A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice premier e ministro della Difesa del Qatar. “Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le nostre forze armate e l’industria della difesa”. Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil. La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta” e di altri reparti provenienti da tutta Italia. “L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e 52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito. I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare industriale nazionale. “Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”, spiegano i vertici dell’Esercito. In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati, oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185° Reggimento Acquisizione Obiettivi”. In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall. Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni Alpino di stanza a Bolzano. Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha. “L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei, l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della Marina. La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e, naturalmente, progetti industriali di rilievo”. A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo” - ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”, riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana. “La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.   Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025, https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/
Angola eldorado africano per Leonardo SpA, leader italiano delle armi
  Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, secondo il sito specializzato sudafricano DefenceWeb Angola eldorado africano per Leonardo SpA, azienda leader del complesso militare industriale italiano. Il presidente della Repubblica João Lourenço ha approvato l’accordo del valore di 132,8 milioni di euro per l’acquisto da parte del ministero della difesa di 12 elicotteri leggeri multiruolo AW119M (AgustaWestland) e due AW119Kx prodotti da Leonardo. L’accordo con l’azienda italiana prevede pure la fornitura di componenti e servizi addestrativi, supporto e assistenza tecnici. Secondo quanto riportato dalla stampa angolana, il decreto presidenziale n. 137/26, pubblicato il 17 aprile 2026, autorizza la copertura finanziaria della commessa da parte del gruppo bancario Intesa SanPaolo S.p.A., attraverso l’Agenzia italiana per il credito all’esportazione SACE. “Il Gruppo Intesa SanPaolo è stato ampiamente coinvolto in Africa, avendo effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia, Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, riporta il sito specializzato sudafricano DefenceWeb. Gli elicotteri AW119M “Koala” possono essere impiegati per un ampio ventaglio di missioni militari, compreso il trasporto truppe e carichi, l’addestramento, il trasferimento di personale ferito, il soccorso e ricerca, il comando e controllo operativo e la scorta armata. Le due versioni del velivolo differiscono solo per la suite avionica. Il peso massimo al decollo è di 2.850 Kg, mentre la velocità massima di crociera è di 240 km/h. Gli elicotteri hanno un’autonomia di volo superiore alle quattro ore e possono volare a 4.500 metri d’altezza. La commessa degli elicotteri militari segue la visita a Luanda, il 2 ottobre 2024, dell’allora presidente del Gruppo Leonardo, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo. In quell’occasione Pontecorvo incontrò il presidente della Repubblica João Lourenço. “Al centro del colloquio la volontà delle parti di rafforzare la cooperazione nei settori aerospaziale, difesa e cybersicurezza”, riportò la nota dell’ambasciata italiana. Prima di lasciare il paese africano il leader di Leonardo enfatizzò il ruolo dell’Angola quale “partner storico e strategico del gruppo italiano”. “L’Angola – ha aggiunto – è il paese africano che ha acquistato il maggior numero di elicotteri prodotti dalla nostra società”. Gli elicotteri AW119Kx “Koala” sono già in dotazione della Polizia nazionale angolana. Nel dicembre 2025 due velivoli sono stati consegnati da Leonardo in occasione di una cerimonia ufficiale presso il quartier generale di AgustaWestland di Vergiate, in Lombardia. I due elicotteri sono la prima tranche di una commessa di 19 velivoli modello AW119Kx e AW139 (quest’ultimo multiruolo di dimensione media), sottoscritta dal Ministero dell’Interno con Leonardo nel dicembre 2021, con il fine di “modernizzare ed espandere i reparti aerei della polizia”. Secondo quanto dichiarato dalle autorità di Luanda, i nuovi elicotteri saranno impiegati in particolare per la sorveglianza aerea, la ricerca e il soccorso e l’assistenza umanitaria in caso di disastri. Il contratto con Leonardo include la formazione e l’addestramento dei piloti, la fornitura di pezzi di ricambio e il supporto tecnico in Angola tramite la società “Tecner”, certificata da Leonardo Helicopters e dall’Agenzia nazionale angolana per l’aviazione civile. Gli affari della holding italiana in Angola non si fermano però con gli elicotteri AgustaWestland. Il 4 marzo 2026 a Cherbourg, nel nord della Francia, è stata varata nei cantieri CMN (Constructions Mécaniques De Normandie) la prima delle tre corvette leggere BR71 Mk II destinate alla Marina militare angolana. Buona parte degli armamenti in dotazione alle unità sarà fornita da Leonardo. Come riporta la rivista Ares, i sistemi di combattimento saranno incentrati sul Combat Management System “Athena-C” con una suite per le telecomunicazioni con apparati UHF, HF e satellitare nonché un’ampia gamma di sistemi, sensori e sistemi d’arma forniti dal gruppo Leonardo. In aggiunta al radar multifunzionale “AESA Kronos Naval HP” di Leonardo ed al sistema integrato di guerra elettronica fornito da un’altra importante azienda italiana, ELT Group (già Elettronica SpA), le corvette saranno dotate di radar per la navigazione nonché di radar di direzione del tiro NA-25 ed elettro-ottiche “Medusa Mk4”, sempre di Leonardo, per la sorveglianza e la direzione del tiro cannoniero. L’armamento comprende il cannone “Super Rapido” da 76/62 mm (prodotto a La Spezia da OTO Melara, azienda di Leonardo) e due sistemi secondari a controllo remoto “Lionfish” da 20 mm, realizzati sempre da Leonardo. Sulle corvette della Marina angolana saranno installati infine otto lanciatori verticali per il sistema missilistico MBDA “VL MICA”, due lanciatori MBDA “Simbad RC” con due missili superficie-aria “Mistral 3”, nonché due complessi per missili antinavi MM-40 “Exocet”. I missili “Mistral 3” e MM-40 “Exocet”, così come i “VL MICA”, sono prodotti dal consorzio europeo MBDA, controllato per il 75% dai colossi aerospaziali Airbus Group (Francia) e BAE Systems (Regno Unito) e per il restante 25% dall’italiana Leonardo.   Articolo pubblicato in Africa ExPress il 30 aprile 2026, https://www.africa-express.info/2026/04/30/angola-eldorado-africano-per-leonardo-spa-leader-italiano-delle-armi/
Basi aeree USA in Italia: è guerra! C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria
  “Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge. L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’ quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli. Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e nell’indopacifico. Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella (Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del 31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon” a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e, potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino. Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a 127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23 voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli strike contro il territorio iraniano. “La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo. Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem (Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del 31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran. C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33 caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo. Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle” “in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”. Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14 marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola. Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello. La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon” viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi nemici. In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi (Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa. Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.   Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.
Guerra all’Iran. Lo spettro della morte attraversa lo spazio e il territorio nazionale
 La guerra alle porte di casa o in ogni casa degli italiani? E’ davvero estraneo e distante dal nostro paese il conflitto contro l’Iran scatenato da Stati Uniti d’America ed Israele e che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale? Sì a sentire il governo Meloni e il presidente della Repubblica Mattarella. Proprio per niente se guardiamo invece alla presenza di reparti militari italiani nelle innumerevoli basi del Golfo Persico e dell’Africa orientale: prima del 24 febbraio 2026 ne avevamo in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Gibuti, Somalia; e schieriamo pure due unità navali tra il Mar Rosso e l’Oceano indiano con le flotte Ue anti-pirati e anti-Teheran. Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano (Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran. Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington. Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi partecipano agli strike contro l’Iran. Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia, certamente l’avamposto chiave delle forze armate USA e NATO in un ampio spazio geostrategico che comprende il continente europeo, l’Africa e il Medio oriente. Secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S, Sigonella è stata utilizzata per il supporto tecnico-logistico ai cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” statunitensi in transito dalle basi nord europee verso l’Iran. “Abbiamo tracciato nello scalo a Sigonella il 19 e 21 marzo il transito di F-15 in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”, spiegano i parlamentari. Da Sigonella, prima, durante e dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei con e senza pilota delle forze armate statunitensi, in particolare i pattugliatori P8A “Poseidon” e i droni MQ-4C “Triton”, dotati di tecnologie ultrasofisticate per svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questi velivoli operano ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando e selezionando con precisione obiettivi che vengono poi distrutti dai cacciabombardieri. Di rilevanza strategica le missioni svolte dai sistemi aerei schierati a Sigonella in vista del raid ordinato dal presidente Donald Trump, la notte del 14 marzo, contro le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola era stata al centro delle attività di riconoscimento e sorveglianza di un drone “Triton” decollato dalla stazione aeronavale siciliana. In particolare, dopo aver attraversato il Mediterraneo orientale, il velivolo si era diretto verso le coste nordoccidentali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr, sede di importanti basi navali del regime e di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il “Triton” ha raggiunto Kharg per raccogliere dati ed informazioni sui potenziali target dell’isola-hub petrolifero. A meno di una cinquantina di km più a sud di Sigonella, a Niscemi (Caltanissetta), all’interna di una riserva naturale, sorge una delle più importanti stazioni di telecomunicazioni al mondo della Marina militare USA. La base ospita innanzitutto il terminale terrestre del MUOS, il più potente sistema di telecomunicazioni satellitari di Washington per la trasmissione di informazioni di intelligence, immagini top secret ma soprattutto degli ordini operativi e di attacco ad ogni singolo reparto militare, unità navali, sottomarini, bombardieri, missili da crociera ed intercontinentali, ovunque essi siano schierati nel pianeta. Sempre a Niscemi è attiva dal 1991 una Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) per le comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di US Navy. La stazione svolge in particolare un ruolo chiave per le trasmissioni ai sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. Quando dal Pentagono si dà l’ordine di colpire, uccidere ed affondare, in Iran, Yemen, Siria, Iraq o in Corno d’Africa, sappiano tutti gli italiani che lo spettro della morte ha attraversato lo spazio e il territorio nazionale…
Sicilia Ponte di Pace. Riparte la Flotilla: dal sud al nord “invade” il Mediterraneo
C’è una Sicilia piattaforma di guerre e morte. E’ la Sicilia di Sigonella, del MUOS di Niscemi, dello scalo aereo di Trapani Birgi e della base navale NATO di Augusta. E c’è la Sicilia che vuole fare da Ponte di pace e dialogo nel Mediterraneo. Quella Sicilia che nelle prossime settimane ospiterà decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Italia che torneranno a solcare le acque per arrestare il genocidio di Israele & C. contro le sorelle e i fratelli di Gaza e della Palestina intera. Da 100 paesi migliaia di cuori Il 12 aprile dai porti di Barcelona e Marsiglia è salpata una flotta di oltre 70 imbarcazioni con 3.000 attivisti provenienti da oltre 100 paesi, tra cui un migliaio di professionisti medici. A bordo sono trasportate più di 10 tonnellate di aiuti umanitari, forniture essenziali per assistere un sistema sanitario gravemente compromesso dal blocco illegale della Striscia di Gaza che dura ininterrottamente da vent’anni. I promotori della Global Sumud Flotilla 2026 sono consapevoli delle criticità della nuova missione. Le forze armate israeliane sono pronte a impiegare dispositivi di guerra elettronica e droni per bloccare le barche in acque internazionali. Le truppe d’élite minacciano assalti e abbordaggi dal cielo e dal mare, così come è avvenuto la scorsa estate contro la “Madleen”, “Handala”, le 100 barche a vela della Sumud e la “Conscience” della Freedom Coalition. Il Libano, l’Iran e le altre bombe  “Anche in caso di successo del transito, la mancanza di infrastrutture portuali in acque profonde nella zona bersaglio limita lo scarico del carico a strutture di illuminazione o molo temporanee, a loro volta sottoposte a controllo esterno”, ammette la Global Sumud Flotilla. “Senza poi una scorta navale sovrana o un corridoio diplomatico negoziato, la missione segue uno schema prevedibile di intercettazione marittima”. L’attacco bellico Usa-israeliano contro I’Iran ha reso ancora più drammatiche le condizioni di vita dei palestinesi a Gaza e West Bank e nei campi profughi del Libano martoriati dai bombardamenti dei caccia di Tel Aviv. Il Mediterraneo orientale è militarizzato come non mai: portaerei e sottomarini nucleari, fregate lanciamissili di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di innumerevoli paesi UE presidiano lo specchio di mare tra Cipro, Turchia, Siria, Libano, Gaza ed Egitto. Può ormai accadere di tutto in quella che è ormai la Terza Guerra Mondiale e i margini di mobilità e azione dell’Umanitaria a bordo della flotilla di pace si fanno sempre più ridotti. Le denunce di Amnesty “La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e le autorità israeliane devono garantire il passaggio sicuro di questi attivisti disarmate e difensori dei diritti umani”, scrive Amnesty International. “Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la detenzione”. Amnesty ricorda come la nuova missione giunga in un contesto di grave crisi umanitaria per la popolazione di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano a subire la malnutrizione. “A sei mesi dal cosiddetto accordo di cessate il fuoco dell’ottobre 2025 e nonostante una riduzione dell’intensità degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio, continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per portare alla distruzione fisica della popolazione stessa”, denuncia l’organizzazione internazionale. “Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza dei palestinesi, tra cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele limita inoltre la distribuzione degli aiuti, anche stabilendo quali organizzazioni possano fornire assistenza all’interno della Striscia di Gaza”. Un “cessate il fuoco” da 700 morti Dal cessate il fuoco sono stati assassinati 723 gazawi e la stragrande maggioranza della popolazione resta sfollata. Oltre il 60 per cento del territorio è sotto occupazione militare israeliana ed è inaccessibile per i palestinesi. Ciò che accade a Gaza continua ad essere ignorato dai governi e dai media mainstream. Israele impedisce ai giornalisti di descrivere e immortalare quanto accade e quanto accadrà nei prossimi mesi in Palestina e nel sud del Libano. Ma se l’esercito sionista impedisce di raggiungere Gaza per vedere, documentare e raccontare, la Freedom Flotilla Italia annuncia che tenterà di “violare” la censura “per far volare la libertà sopra il mare…”. Il 2 maggio da Taranto salperà l’imbarcazione “Ghassan Kanafani”, intitolata allo scrittore e giornalista palestinese ucciso dagli israeliani a Beirut nel 1972. In rotta verso la Calabria, la Sicilia e poi verso il nord Italia, la “Kanafani” navigherà “in direzione ostinata e contraria, portando le voci del popolo palestinese in Italia e nel resto del Mediterraneo, attraversando i porti e le coscienze”. I porti e le città La campagna 100 Porti - 100 Città punta ad attraversare politicamente e umanamente l’Italia intera: equipaggi di mare e di terra e un camper che dalle banchine dei porti alle piazze dell’entroterra, dalle università ai municipi, dalle scuole ai centri sociali, socializzeranno le immagini di Gaza e della Cisgiordania e della straordinaria resistenza di un popolo-simbolo per l’umanità intera. Per continuare a restare umani in un mondo dove c’è chi vorrebbe cancellare l’umanità intera o riportarla all’età della pietra.   Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, 19 aprile 2016