La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA
e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico,
continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti
scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola.
L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che
sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto
protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.
“Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze
formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella
della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare
Italiana”, riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online
Etnanews24.
“L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per
conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della
sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in
contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie
d’avanguardia”.
Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire
Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure
utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze
aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione
militare.
Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in
dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli
antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force,
proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli
incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta
delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità
navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane.
“La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di
trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130
Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo”,
riporta Etnanews24. “Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk,
sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime
quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e
Ricognizione (ISR)”. Dulcis in fundo, gli studenti sono stati allietati con una
dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security)
statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, “prove di obbedienza e procedure
utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti”.
“Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e
patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per
proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente
apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del
controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare”.
L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021
presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o
formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania,
Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli
assetti di guerra di Sigonella.
“Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e
Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto
Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo
Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di
istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e
l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento”, riporta
il sito istituzionale del Centro. “L’ARS ha tra gli scopi primari quello di
favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A
tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare
l'inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti
istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di
categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un
proficuo dialogo sociale”.
Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è
stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da
diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di
di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico.
In particolare nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha
organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di
Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto
in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella
per “tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni” della scuola. “Le
attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al
rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola,
famiglie e territorio”, scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non
spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines Usa per queste
mission educative.
Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato
un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed
appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania).
Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria
di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua
inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del
“programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”,
frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a
stelle e strisce della grande base di guerra siciliana.
Source - Antonio Mazzeo Blog
Il genocidio del popolo palestinese di Gaza la migliore vetrina mondiale per i
prodotti di morte del complesso militare-industriale israeliano.
Secondo il ministero della Difesa di Tel Aviv nel 2025 le esportazioni di armi
israeliane hanno raggiunto il valore record di 19,2 miliardi di dollari, il 30%
in più di quanto ottenuto nel corso dell'anno precedente e il doppio di cinque
anni fa.
Il 53% dei contratti di esportazione ha avuto un valore superiore ai 100 milioni
di dollari, mentre hanno superato il dato complessivo di 10 miliardi gli accordi
Governo-Governo (G2), cioè quasi metà dell'intero ammontare delle esportazioni
di armi.
I sistemi missilistici e di "difesa aerea" hanno rappresentato il 29% del totale
dell'export, seguiti da sistemi di sorveglianza ed ingegneria elettronica
avanzata (22%). Rilevante il valore dell'export relativo a sistemi radar,
avionica, guerra elettronica e centri di comando e controllo.
Principali clienti del complesso militare industriale israeliano si confermano i
paesi europei con il 36% delle commesse, seguiti dai paesi di Asa e del Pacifico
(32%), Medio Oriente e Nord Africa (15%) e Nord America (13%).
Il massacro di donne e bambini inermi nella Striscia di Gaza, Libano, Siria,
Yemen e Iran è stato davvero un ottimo affare per lo Stato sionista.
Il complesso militare industriale italiano rafforza la partnership con il ricco
e potente petro-emirato arabo
Un mese di giochi di guerra nel deserto del Qatar e il complesso militare
industriale italiano rafforza la partnership con il ricco e potente
petro-emirato arabo.
Il 20 novembre 2025 si sé conclusa presso il poligono di Al Qalayil
l’esercitazione militare internazionale “Ferocious Falcon 6”, condotta dal
ministero della Difesa italiano con personale
di Esercito, Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, insieme alle forze
armate di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Stati Uniti e Turchia.
“Giunta alla sesta edizione, l’esercitazione è stata organizzata dalle autorità
militari del Qatar e, per l’Italia, dal Comando Operativo di Vertice Interforze
(COVI)”, spiega lo Stato Maggiore della Difesa. “L’obiettivo è stato quello di
incrementare l’integrazione, l’interoperabilità e la capacità di risposta
congiunta nell’area del Golfo”.
I war games sono consistiti in operazioni di “integrazione dei posti di comando”
e attività addestrative a fuoco. Nello specifico, uomini e mezzi della Brigata
Meccanizzata “Aosta” (con comando e sede in Sicilia) hanno svolto esercitazioni
di combattimento in ambiente desertico, con l’impiego di piattaforme terrestri
di nuova generazione. In parallelo, l’Aeronautica Militare ha simulato attacchi
impiegando i cacciabombardieri “Eurofighter” e i grandi aerei cargo KC-767A per
il rifornimento in volo.
“Ferocious Falcon 6” si è conclusa con un seminario internazionale dedicato alle
principali sfide militari contemporanee; gli ufficiali italiani sono intervenuti
nel panel sulla Guerra Elettronica, “illustrando gli strumenti per la protezione
dello spettro elettromagnetico”.
Alla giornata finale erano presenti i vertici delle forze armate qatarine e le
delegazioni militari dei Paesi partecipanti (per l’Italia il vicecomandante del
COVI, l’ammiraglio Giacinto Sciandra). Ospite d’onore il ministro della Difesa
Guido Crosetto, in visita ufficiale in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti per
rafforzare la cooperazione nel settore militare.
A Doha, Crosetto ha incontrato lo sceicco Saoud bin Abdulrahman Al Thani, vice
premier e ministro della Difesa del Qatar.
“Il Qatar è un mediatore che ha svolto un ruolo di primo piano nella crisi di
Gaza e sta attualmente mediando in altre crisi, confermandosi un partner capace
e affidabile nei processi di dialogo e di de-escalation, in grado di fornire un
contributo significativo alla stabilità regionale”, ha enfatizzato Guido
Crosetto a conclusione del meeting con Al Thani. “E’ emersa una comune volontà
di consolidare i già profondi legami di amicizia, di lavorare insieme per la
pace in Medio Oriente e di rafforzare l’eccellente cooperazione in corso tra le
nostre forze armate e l’industria della difesa”.
Ancora più complessa l’esercitazione bilaterale “NASR 2025” condotta nelle prime
due settimane di novembre dall’Esercito Italiano e dalle Qatar Emiri Land
Forces, ancora una volta nel poligono desertico di Al Qalayil.
La “NASR 2025”, sotto la supervisione dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha
visto la partecipazione di oltre 500 militari della Brigata Meccanizzata “Aosta”
e di altri reparti provenienti da tutta Italia.
“L’attività addestrativa è culminata con una esercitazione di Gruppo Tattico
pluriarma in un contesto warfighting a guida 6° Reggimento bersaglieri, con
l’impiego delle nuove piattaforme blindo “Centauro 2” del 6° Reggimento Lancieri
di “Aosta”, col supporto di fuoco dei Reggimenti di Artiglieria 8° “Pasubio” e
52° “Torino”, del 4° Guastatori e 6° Pionieri, del 185° Reggimento Paracadutisti
e degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni) del 3° Reggimento Supporto
Targeting “Bondone””, riporta in nota lo Stato Maggiore dell’Esercito.
I war games con le forze terrestri dell’Emirato arabo sono state un’importante
occasione per testare e proporre al florido mercato del Medio Oriente alcuni dei
nuovi sistemi d’arma prodotti dalle aziende leader del comparto militare
industriale nazionale.
“Durante tutto il periodo di permanenza in Qatar, è stata condotta, a cura del
Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE), un’intensa attività di
sperimentazione sul campo di una serie di tecnologie attualmente ritenute di
forte interesse per l’incremento delle capacità operative della Forza Armata”,
spiegano i vertici dell’Esercito.
In particolare, in occasione delle esercitazioni a fuoco sono stati impiegati,
oltre ai blindo da combattimento 8x8 “Centauro 2” del Consorzio CIO (IVECO-Oto
Melara), i nuovi munizionamenti di artiglieria a lunga gittata per obici
da 155mm. “Vulcano”, prodotti negli stabilimenti di Leonardo SpA.. “Organizzata
dal IV Reparto Logistico dell’Esercito, l’attività di validazione ha messo in
luce l’efficacia del munizionamento, che può attingere obiettivi posti a oltre
settanta chilometri di distanza”, aggiunge lo Stato Maggiore. “Nella versione a
guida GPS a lungo raggio, il “Vulcano” ha messo in evidenza l’eccezionale
precisione sui punti determinati da un Team di Forze Speciali del 185°
Reggimento Acquisizione Obiettivi”.
In occasione di “NASR 2025” sono stati massicciamente impiegati pure i nuovi
obici semoventi PZH 2000 da 155/52mm, che l’Esercito italiano ha acquistato dal
consorzio tedesco formato dalle aziende Krauss-Maffei Weggmann e Rheinmetall.
Verificata sul campo di battaglia anche “l’efficacia” dello scambio rapido delle
informazioni e l’integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e di
gestione del fuoco di diversa tipologia, schierati contestualmente in Qatar, a
Bracciano (Roma) e nel poligono di Monte Romano (Viterbo), grazie
ai collegamenti satellitari digitali realizzati dal 2° Reggimento Trasmissioni
Alpino di stanza a Bolzano.
Anche la Marina Militare italiana ha rafforzato la propria presenza in Qatar nel
corso dell’ultimo anno. A metà giugno, la fregata missilistica “Antonio
Marceglia” (unità del progetto multi-missione italo-francese FREMM, realizzata
da Fincantieri SpA) ha effettuato una sosta tecnico-logistica nel porto di Doha.
“L’importanza di questo passaggio in Qatar è cruciale: tra i Paesi europei,
l’Italia è il primo partner commerciale dell’emirato, dove le aziende tricolori
sono protagoniste da tempo”, scrive con malcelata enfasi lo Stato Maggiore della
Marina.
La sosta nella capitale qatarina si è rivelata strategica per promuovere obici e
cannoni navali, sistemi radar e tecnologie elettroniche Made in Italy. “Questa
nave è ambasciatrice di tecnologia, know how, eccellenza del Sistema-Paese
Italia”, ha dichiarato Paolo Toschi, ambasciatore d’Italia in Qatar, in visita
alla fregata missilistica. “Il confronto tra il mondo militare italiano e quello
qatariano è una costante della crescita del legame fra i due Paesi, con un
percorso unito di interscambi, esercitazioni, confronti, programmi educativi e,
naturalmente, progetti industriali di rilievo”.
A marzo 2025 era stata un’altra fregata multi-missione FREMM - la “Luigi Rizzo”
- ad approdare a Doha. “La sosta di Nave Rizzo è un’importante occasione per
favorire lo scambio di esperienze, rafforzare i legami istituzionali e
promuovere un dialogo costruttivo sui temi della difesa e della sicurezza”,
riportava con l’immancabile enfasi il Comando della Marina Militare italiana.
“La presenza della Fregata in Qatar è parte delle attività di cooperazione
internazionale della Difesa. L’obiettivo è rafforzare la sinergia con le forze
armate del Qatar nelle operazioni di sicurezza marittima, con particolare
attenzione alla protezione delle rotte commerciali e alla stabilità regionale”.
Articolo pubblicato in Pagine Esteri l’1 dicembre 2025,
https://pagineesteri.it/2025/12/01/europa/giochi-di-guerra-italiani-deserto-qatar/
Anche il Gruppo Intesa San Paolo è ampiamente coinvolto in Africa, avendo
effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia,
Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, secondo il sito specializzato
sudafricano DefenceWeb
Angola eldorado africano per Leonardo SpA, azienda leader del complesso militare
industriale italiano.
Il presidente della Repubblica João Lourenço ha approvato l’accordo del valore
di 132,8 milioni di euro per l’acquisto da parte del ministero della difesa di
12 elicotteri leggeri multiruolo AW119M (AgustaWestland) e due AW119Kx prodotti
da Leonardo.
L’accordo con l’azienda italiana prevede pure la fornitura di componenti e
servizi addestrativi, supporto e assistenza tecnici.
Secondo quanto riportato dalla stampa angolana, il decreto presidenziale n.
137/26, pubblicato il 17 aprile 2026, autorizza la copertura finanziaria della
commessa da parte del gruppo bancario Intesa SanPaolo S.p.A., attraverso
l’Agenzia italiana per il credito all’esportazione SACE.
“Il Gruppo Intesa SanPaolo è stato ampiamente coinvolto in Africa, avendo
effettuato transazioni in Kenya, Camerun, Angola, Egitto, Etiopia, Zambia,
Ghana, Uganda, Algeria e Costa d’Avorio”, riporta il sito specializzato
sudafricano DefenceWeb.
Gli elicotteri AW119M “Koala” possono essere impiegati per un ampio ventaglio di
missioni militari, compreso il trasporto truppe e carichi, l’addestramento, il
trasferimento di personale ferito, il soccorso e ricerca, il comando e controllo
operativo e la scorta armata.
Le due versioni del velivolo differiscono solo per la suite avionica. Il peso
massimo al decollo è di 2.850 Kg, mentre la velocità massima di crociera è di
240 km/h. Gli elicotteri hanno un’autonomia di volo superiore alle quattro ore e
possono volare a 4.500 metri d’altezza.
La commessa degli elicotteri militari segue la visita a Luanda, il 2 ottobre
2024, dell’allora presidente del Gruppo Leonardo, l’ambasciatore Stefano
Pontecorvo.
In quell’occasione Pontecorvo incontrò il presidente della Repubblica João
Lourenço. “Al centro del colloquio la volontà delle parti di rafforzare la
cooperazione nei settori aerospaziale, difesa e cybersicurezza”, riportò la nota
dell’ambasciata italiana.
Prima di lasciare il paese africano il leader di Leonardo enfatizzò il ruolo
dell’Angola quale “partner storico e strategico del gruppo italiano”. “L’Angola
– ha aggiunto – è il paese africano che ha acquistato il maggior numero di
elicotteri prodotti dalla nostra società”.
Gli elicotteri AW119Kx “Koala” sono già in dotazione della Polizia nazionale
angolana. Nel dicembre 2025 due velivoli sono stati consegnati da Leonardo in
occasione di una cerimonia ufficiale presso il quartier generale di
AgustaWestland di Vergiate, in Lombardia.
I due elicotteri sono la prima tranche di una commessa di 19 velivoli modello
AW119Kx e AW139 (quest’ultimo multiruolo di dimensione media), sottoscritta dal
Ministero dell’Interno con Leonardo nel dicembre 2021, con il fine di
“modernizzare ed espandere i reparti aerei della polizia”.
Secondo quanto dichiarato dalle autorità di Luanda, i nuovi elicotteri saranno
impiegati in particolare per la sorveglianza aerea, la ricerca e il soccorso e
l’assistenza umanitaria in caso di disastri.
Il contratto con Leonardo include la formazione e l’addestramento dei piloti, la
fornitura di pezzi di ricambio e il supporto tecnico in Angola tramite la
società “Tecner”, certificata da Leonardo Helicopters e dall’Agenzia nazionale
angolana per l’aviazione civile.
Gli affari della holding italiana in Angola non si fermano però con gli
elicotteri AgustaWestland.
Il 4 marzo 2026 a Cherbourg, nel nord della Francia, è stata varata nei cantieri
CMN (Constructions Mécaniques De Normandie) la prima delle tre corvette leggere
BR71 Mk II destinate alla Marina militare angolana.
Buona parte degli armamenti in dotazione alle unità sarà fornita da Leonardo.
Come riporta la rivista Ares, i sistemi di combattimento saranno incentrati sul
Combat Management System “Athena-C” con una suite per le telecomunicazioni con
apparati UHF, HF e satellitare nonché un’ampia gamma di sistemi, sensori e
sistemi d’arma forniti dal gruppo Leonardo.
In aggiunta al radar multifunzionale “AESA Kronos Naval HP” di Leonardo ed al
sistema integrato di guerra elettronica fornito da un’altra importante azienda
italiana, ELT Group (già Elettronica SpA), le corvette saranno dotate di radar
per la navigazione nonché di radar di direzione del tiro NA-25 ed
elettro-ottiche “Medusa Mk4”, sempre di Leonardo, per la sorveglianza e la
direzione del tiro cannoniero.
L’armamento comprende il cannone “Super Rapido” da 76/62 mm (prodotto a La
Spezia da OTO Melara, azienda di Leonardo) e due sistemi secondari a controllo
remoto “Lionfish” da 20 mm, realizzati sempre da Leonardo.
Sulle corvette della Marina angolana saranno installati infine otto lanciatori
verticali per il sistema missilistico MBDA “VL MICA”, due lanciatori MBDA
“Simbad RC” con due missili superficie-aria “Mistral 3”, nonché due complessi
per missili antinavi MM-40 “Exocet”.
I missili “Mistral 3” e MM-40 “Exocet”, così come i “VL MICA”, sono prodotti dal
consorzio europeo MBDA, controllato per il 75% dai colossi aerospaziali Airbus
Group (Francia) e BAE Systems (Regno Unito) e per il restante 25% dall’italiana
Leonardo.
Articolo pubblicato in Africa ExPress il 30 aprile 2026,
https://www.africa-express.info/2026/04/30/angola-eldorado-africano-per-leonardo-spa-leader-italiano-delle-armi/
“Rispettare gli accordi sulle basi Usa in Italia non significa essere coinvolti
in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge.
L’Italia non è in guerra, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto
della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari
si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli
anni hanno sempre applicato questi accordi senza metterli in discussione”. E’
quanto dichiarato il 7 aprile dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel
corso del dibattito alla Camera dei Deputati sull’uso del territorio italiano
per le operazioni di guerra all’Iran. Crosetto ha chiesto un atto di fede ai
parlamentari e agli italiani: fidatevi, è tutto ok e nel pieno rispetto degli
accordi tra Italia e Stati Uniti. Sì, perché quegli accordi sono top secret da
quasi ottant’anni e, come ricorda Crosetto, non c’è stato governo della storia
della Repubblica che abbia pensato di desecretarli e magarli di ridiscuterli.
Ergo, in continuità e contiguità con il passato, il belpaese continuerà a fare
da piattaforma per le campagne di morte dell’alleato d’oltreoceano, oggi in Iran
e nel Golfo Persico, domani chissà, in Corno d’Africa, nel Sahel e
nell’indopacifico.
Al ministro della guerra va però riconosciuto il merito di aver snocciolato una
serie di dati, parziali, sull’uso di due delle installazioni militari messe a
disposizione delle forze armate Usa, gli scali di Aviano (Pordenone) e Sigonella
(Sicilia orientale). Aviano è una delle principali basi in Europa di US Air
Force con tanto di depositi per le bombe nucleari tattiche B-61-12. E’ sede del
31st Fighter Wing con due squadroni di cacciabombardieri F-16 “Fighting Falcon”
a doppia capacità, convenzionale e nucleare, e del 56th Rescue Squadron, dotato
di elicotteri da ricerca e soccorso in combattimento “Sikorsky” HH-60W. Secondo
quanto riferito da Crosetto, negli anni compresi tra il 2018 e il 2022, da
Aviano sono transitati 2.795 grandi aerei da trasporto e 315 tra caccia ed
elicotteri statunitensi. Quasi il 10% degli aerei cargo (251), è stato
classificato “hot”: trasportavano cioè armi, munizioni ed esplosivi e,
potenzialmente anche testate atomiche. Numeri imponenti dato che il periodo
temporale è stato segnato da una forte riduzione delle operazioni e delle
esercitazioni Usa e NATO per la pandemia da Covid e che solo dal 2022 è esploso
il primo conflitto internazionale di grande intensità, quello russo-ucraino.
Inspiegabilmente Crosetto non ha fornito informazioni su quanto accaduto negli
ultimi tre anni ad Aviano. Considerati però l’escalation bellica in Europa
orientale, la campagna genocida di Israele contro i palestinesi a Gaza, gli
attacchi militari di Tel Aviv contro Libano, Siria e Yemen e le due guerre
scatenate contro l’Iran nell’ultimo anno, possiamo immaginare che lo scalo
friulano abbia giocato un ruolo chiave per la proiezione avanzata delle forze
armate statunitensi. L’Italia non è in guerra e nessuno utilizza le nostre basi
per fare la guerra! ripete instancabilmente il governo. Le bugie però hanno nasi
lunghi e gambe corte. Il costante via vai da Aviano di aerei da trasporto di US
Air Force è sotto gli occhi di tutti in queste settimane. Il Fatto Quotidiano ha
documentato non meno di cinque transiti dal 21 febbraio fino al 3 marzo scorso
dei Lockheed C-5M “Super Galaxy” del Pentagono, in grado di trasportare fino a
127.000 kg di sistemi d’arma e munizioni, compresi carri armati ed elicotteri
d’attacco. Dal 27 marzo al 13 aprile ancora il Fatto Quotidiano ha tracciato 23
voli di aerei cargo Lockheed Martin C-130J “Hercules”, da Aviano alla base
inglese di Fairford, utilizzata dai bombardieri strategici USA B1 e B52 per gli
strike contro il territorio iraniano.
“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US
Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento dei caccia a lungo
raggio impiegati per bombardare in Iran”, ha riportato l’autorevole The Wall
Street Journal in un lungo articolo su come l’Europa stia giocando
“silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran, pubblicato il 23 marzo.
Un aereo tanker Boeing KC-135 di US Air Force ha sorvolato lo spazio aereo
friulano l’11 marzo per rifornire in volo una decina di caccia F-16 del 31st
Fighter Wing decollati verso una destinazione sconosciuta, forse proprio in
Medio oriente. E’ certo invece il trasferimento da Aviano a due basi in Arabia
Saudita e Giordania, il 16 febbraio, di dodici cacciabombardieri “Fighting
Falcon”. Durante il loro passaggio sul Mediterraneo, i velivoli sono stati
riforniti in volo da due Boeing KC-135 decollati da Ramstein e Spangdahlem
(Germania) e atterrati poi a Souda Bay, Creta. Dal 28 febbraio i dodici F-16 del
31st Fighter Wing sono stati impiegati per colpire l’Iran.
C’è poi Sigonella, la più importante installazione di US Navy in Europa e nel
Mediterraneo. Secondo il ministro Crosetto, dallo scalo siciliano sono
transitati dal 2019 al 2022 ben 9.501 aerei cargo (917 classificati “hot”), 33
caccia e 205 elicotteri da guerra. Imponente il numero delle missioni che hanno
visto protagonisti i droni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza
schierati a Sigonella dalle forze armate statunitensi: 3.751, quasi un migliaio
l’anno. Nell’ultimo triennio (2023-25) le attività dei droni si sarebbero
ridotte complessivamente a 1.050. Sigonella è dunque estranea al conflitto nel
Golfo? Proprio per nulla, anzi. Anche lo scalo siciliano è utilizzato dai Boeing
KC-135 “Stratotanker” di US Air Force per rifornire in volo i bombardieri
strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso Il Medio oriente. Gli ultimi
due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo.
Il 21 marzo, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S (ma smentito dal
governo), sulla base siciliana sono atterrati alcuni caccia F-15 “Strike Eagle”
“in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate”.
Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il
teatro di guerra. Ci sono poi i velivoli senza pilota e i pattugliatori
marittimi che, quotidianamente, dalla Sicilia si dirigono verso il Golfo Persico
per individuare i potenziali obiettivi da colpire in Iran. L’attacco del 14
marzo contro alcune infrastrutture nell’isola di Kharg da cui viene esportato
l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone
MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato dagli analisti militari, senza il
preventivo monitoraggio dell’area e il “riconoscimento” dei target, non sarebbe
stato possibile effettuare con successo i bombardamenti sull’isola.
Nel corso della sua missione dell’8 marzo, il “Triton” ha sorvolato anche le
coste nordorientali iraniane, in particolare il distretto di Bushehr che ospita
un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Anche quest’ultimo è stato oggetto
di un massiccio bombardamento la notte del 14 marzo. Lo stesso drone è poi
decollato da Sigonella il 9 aprile (qualche ora dopo la firma del cessate il
fuoco) per dirigersi verso lo Stretto di Hormuz, dove però è sparito
improvvisamente dai controlli radar. Abbattuto dalla controaerea iraniana o
precipitato al suolo per un guasto tecnico? Ad oggi il Pentagono non ha fornito
alcuna spiegazione, però lo ha prontamente sostituito trasferendo il 16 aprile a
Sigonella dalla Florida, un drone MQ-4C “Triton” gemello.
La base siciliana ha avuto un ruolo fondamentale nel conflitto fin dalla vigilia
dell’attacco scatenato la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un
velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” è decollato da
Sigonella per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon”
viene impiegato per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi
nemici.
In Sicilia c’è un’altra installazione militare di proprietà ed uso esclusivo
delle forze armate USA che ha assunto un ruolo chiave per le operazioni di
guerra, soprattutto per la trasmissione degli ordini di attacco o di immagini
video e informazioni top secret alle unità combattenti. Si tratta del MUOS
(Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni
satellitari di US Navy. Uno dei quattro terminali terrestri sorge a Niscemi
(Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF, che
dipende operativamente da Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete
militare (centri di comando, droni, cacciabombardieri, unità navali,
sommergibili, reparti operativi, ecc.). Altrettanto rilevanti dal punto di vista
geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della
NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di
superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I della Marina Usa.
Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e
tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è fondamentale per le
comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel
Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.
Articolo pubblicato in Umanità Nova, il 22 aprile 2026.
La guerra alle porte di casa o in ogni casa degli italiani? E’ davvero estraneo
e distante dal nostro paese il conflitto contro l’Iran scatenato da Stati Uniti
d’America ed Israele e che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale? Sì a
sentire il governo Meloni e il presidente della Repubblica Mattarella. Proprio
per niente se guardiamo invece alla presenza di reparti militari italiani nelle
innumerevoli basi del Golfo Persico e dell’Africa orientale: prima del 24
febbraio 2026 ne avevamo in Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Libano, Gibuti,
Somalia; e schieriamo pure due unità navali tra il Mar Rosso e l’Oceano indiano
con le flotte Ue anti-pirati e anti-Teheran.
Ancora più evidente il coinvolgimento dell’Italia negli attacchi Usa-Israele se
guardiamo al ruolo assunto da alcune delle principali installazioni NATO e/o a
stelle e strisce “ospitate” da Nord a Sud. Ad esempio la base aerea di Aviano
(Pordenone) dove ha sede uno dei depositi con le testate nucleari tattiche di
nuova generazione B61-12, in dotazione all’US Air Force: da quando è scoppiato
il conflitto nel Golfo, da Aviano operano gli aerei cisterna per il rifornimento
in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran.
Lo scorso 23 marzo dalla base friulana sono decollati verso il Medio oriente un
grande aereo tanker KC-46A e cinque aerei radar di pronto allarme e controllo
Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” di US Navy. Dotati di sofisticate suite
elettroniche, sistemi satellitari e del nuovo radar APY-9 in grado di
individuare anche velivoli stealth e aerei di piccole dimensioni, i velivoli
possono essere impiegati per guidare attacchi con sistemi missilistici di
precisione. Gli analisti ritengono che il loro trasferimento nel Golfo Persico
punti a rafforzare le operazioni USA di contrasto ai velivoli senza pilota e ai
missili da crociera che l’Iran sta impiegando per colpire le installazioni e i
sistemi radar ospitati dai paesi alleati di Washington.
Da Aviano erano pure decollati il 17 febbraio dodici cacciabombardieri Lockheed
Martin F-16 “Fighting Falcon” del 31st Fighter Wing della US Air Force. Dopo
aver attraversato il Mediterraneo, gli aerei da guerra si sono diretti
presumibilmente in Giordania o negli Emirati Arabi Uniti. Dal 28 febbraio essi
partecipano agli strike contro l’Iran.
Ancora più inquietanti le attività che si susseguono dalla stazione aeronavale
di Sigonella in Sicilia, certamente l’avamposto chiave delle forze armate USA e
NATO in un ampio spazio geostrategico che comprende il continente europeo,
l’Africa e il Medio oriente. Secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5S,
Sigonella è stata utilizzata per il supporto tecnico-logistico ai
cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” statunitensi in transito dalle basi nord
europee verso l’Iran. “Abbiamo tracciato nello scalo a Sigonella il 19 e 21
marzo il transito di F-15 in configurazione tattica, ovvero di combattimento con
armi e bombe montate”, spiegano i parlamentari. Da Sigonella, prima, durante e
dopo il 28 febbraio, sono decollati regolarmente aerei con e senza pilota delle
forze armate statunitensi, in particolare i pattugliatori P8A “Poseidon” e i
droni MQ-4C “Triton”, dotati di tecnologie ultrasofisticate per svolgere
missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Questi velivoli operano
ad alta quota e sono in grado di monitorare vaste aree, individuando e
selezionando con precisione obiettivi che vengono poi distrutti dai
cacciabombardieri.
Di rilevanza strategica le missioni svolte dai sistemi aerei schierati a
Sigonella in vista del raid ordinato dal presidente Donald Trump, la notte del
14 marzo, contro le infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui
viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola
era stata al centro delle attività di riconoscimento e sorveglianza di un drone
“Triton” decollato dalla stazione aeronavale siciliana. In particolare, dopo
aver attraversato il Mediterraneo orientale, il velivolo si era diretto verso le
coste nordoccidentali iraniane per sorvolare il distretto di Bushehr, sede di
importanti basi navali del regime e di un impianto per l’arricchimento
dell’uranio. Successivamente il “Triton” ha raggiunto Kharg per raccogliere dati
ed informazioni sui potenziali target dell’isola-hub petrolifero.
A meno di una cinquantina di km più a sud di Sigonella, a Niscemi
(Caltanissetta), all’interna di una riserva naturale, sorge una delle più
importanti stazioni di telecomunicazioni al mondo della Marina militare USA. La
base ospita innanzitutto il terminale terrestre del MUOS, il più potente sistema
di telecomunicazioni satellitari di Washington per la trasmissione di
informazioni di intelligence, immagini top secret ma soprattutto degli ordini
operativi e di attacco ad ogni singolo reparto militare, unità navali,
sottomarini, bombardieri, missili da crociera ed intercontinentali, ovunque essi
siano schierati nel pianeta.
Sempre a Niscemi è attiva dal 1991 una Naval Radio Transmitter Facility (NRTF)
per le comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree
e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and
Intelligence) di US Navy. La stazione svolge in particolare un ruolo chiave per
le trasmissioni ai sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel
Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. Quando dal Pentagono si
dà l’ordine di colpire, uccidere ed affondare, in Iran, Yemen, Siria, Iraq o in
Corno d’Africa, sappiano tutti gli italiani che lo spettro della morte ha
attraversato lo spazio e il territorio nazionale…
C’è una Sicilia piattaforma di guerre e morte. E’ la Sicilia di Sigonella, del
MUOS di Niscemi, dello scalo aereo di Trapani Birgi e della base navale NATO di
Augusta. E c’è la Sicilia che vuole fare da Ponte di pace e dialogo nel
Mediterraneo. Quella Sicilia che nelle prossime settimane ospiterà decine di
imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Italia che
torneranno a solcare le acque per arrestare il genocidio di Israele & C. contro
le sorelle e i fratelli di Gaza e della Palestina intera.
Da 100 paesi migliaia di cuori
Il 12 aprile dai porti di Barcelona e Marsiglia è salpata una flotta di oltre 70
imbarcazioni con 3.000 attivisti provenienti da oltre 100 paesi, tra cui un
migliaio di professionisti medici. A bordo sono trasportate più di 10 tonnellate
di aiuti umanitari, forniture essenziali per assistere un sistema sanitario
gravemente compromesso dal blocco illegale della Striscia di Gaza che dura
ininterrottamente da vent’anni.
I promotori della Global Sumud Flotilla 2026 sono consapevoli delle criticità
della nuova missione. Le forze armate israeliane sono pronte a impiegare
dispositivi di guerra elettronica e droni per bloccare le barche in acque
internazionali. Le truppe d’élite minacciano assalti e abbordaggi dal cielo e
dal mare, così come è avvenuto la scorsa estate contro la “Madleen”, “Handala”,
le 100 barche a vela della Sumud e la “Conscience” della Freedom Coalition.
Il Libano, l’Iran e le altre bombe
“Anche in caso di successo del transito, la mancanza di infrastrutture portuali
in acque profonde nella zona bersaglio limita lo scarico del carico a strutture
di illuminazione o molo temporanee, a loro volta sottoposte a controllo
esterno”, ammette la Global Sumud Flotilla. “Senza poi una scorta navale sovrana
o un corridoio diplomatico negoziato, la missione segue uno schema prevedibile
di intercettazione marittima”.
L’attacco bellico Usa-israeliano contro I’Iran ha reso ancora più drammatiche le
condizioni di vita dei palestinesi a Gaza e West Bank e nei campi profughi del
Libano martoriati dai bombardamenti dei caccia di Tel Aviv. Il Mediterraneo
orientale è militarizzato come non mai: portaerei e sottomarini nucleari,
fregate lanciamissili di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di innumerevoli
paesi UE presidiano lo specchio di mare tra Cipro, Turchia, Siria, Libano, Gaza
ed Egitto. Può ormai accadere di tutto in quella che è ormai la Terza Guerra
Mondiale e i margini di mobilità e azione dell’Umanitaria a bordo della flotilla
di pace si fanno sempre più ridotti.
Le denunce di Amnesty
“La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con
la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e le autorità israeliane
devono garantire il passaggio sicuro di questi attivisti disarmate e difensori
dei diritti umani”, scrive Amnesty International. “Non devono ripetersi le
intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel
2025, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone
attiviste durante la detenzione”.
Amnesty ricorda come la nuova missione giunga in un contesto di grave crisi
umanitaria per la popolazione di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per
cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di
povertà alimentare e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento
continuano a subire la malnutrizione. “A sei mesi dal cosiddetto accordo di
cessate il fuoco dell’ottobre 2025 e nonostante una riduzione dell’intensità
degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio, continuando a
infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per portare alla
distruzione fisica della popolazione stessa”, denuncia l’organizzazione
internazionale. “Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella
Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza dei palestinesi, tra
cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di
assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione
dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele
limita inoltre la distribuzione degli aiuti, anche stabilendo quali
organizzazioni possano fornire assistenza all’interno della Striscia di Gaza”.
Un “cessate il fuoco” da 700 morti
Dal cessate il fuoco sono stati assassinati 723 gazawi e la stragrande
maggioranza della popolazione resta sfollata. Oltre il 60 per cento del
territorio è sotto occupazione militare israeliana ed è inaccessibile per i
palestinesi. Ciò che accade a Gaza continua ad essere ignorato dai governi e dai
media mainstream. Israele impedisce ai giornalisti di descrivere e immortalare
quanto accade e quanto accadrà nei prossimi mesi in Palestina e nel sud del
Libano.
Ma se l’esercito sionista impedisce di raggiungere Gaza per vedere, documentare
e raccontare, la Freedom Flotilla Italia annuncia che tenterà di “violare” la
censura “per far volare la libertà sopra il mare…”. Il 2 maggio da Taranto
salperà l’imbarcazione “Ghassan Kanafani”, intitolata allo scrittore e
giornalista palestinese ucciso dagli israeliani a Beirut nel 1972. In rotta
verso la Calabria, la Sicilia e poi verso il nord Italia, la “Kanafani”
navigherà “in direzione ostinata e contraria, portando le voci del popolo
palestinese in Italia e nel resto del Mediterraneo, attraversando i porti e le
coscienze”.
I porti e le città
La campagna 100 Porti - 100 Città punta ad attraversare politicamente e
umanamente l’Italia intera: equipaggi di mare e di terra e un camper che dalle
banchine dei porti alle piazze dell’entroterra, dalle università ai municipi,
dalle scuole ai centri sociali, socializzeranno le immagini di Gaza e della
Cisgiordania e della straordinaria resistenza di un popolo-simbolo per l’umanità
intera. Per continuare a restare umani in un mondo dove c’è chi vorrebbe
cancellare l’umanità intera o riportarla all’età della pietra.
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, 19 aprile 2016
Sequestrata per mafia un'azienda di Barcellona PG (Messina) che ha realizzato in
subappalto gli hangar per ospitare i droni "Triton" e i pattugliatori marittimi
P-8A "Poseidon" di US Navy a Sigonella.
Si tratta della GR Costruzioni; secondo la Dda di Messina era gestita dal "socio
occulto" Domenico Giuseppe Molino, genero del boss barcellonese Filippo Milone e
già condannato per associazione mafiosa in “Gotha 7”.
I lavori a Sigonella hanno riguardato la progettazione e costruzione dell’Hangar
P655 per lo stazionamento di due aeromobili P-8A, dalla superficie di 7.810 m2,
con officine per la manutenzione e uffici amministrativi; e dell’Hangar P407 per
lo stazionamento di due droni "Triton": edificio di 6.626 m2 (71.322 SF), con
officine per la manutenzione e uffici amministrativi, magazzini e altri servizi.
I lavori sono stati assegnati dalla NAVFAC Atlantic Division del Dipartimento
della Difesa USA alla ICM SpA (ex Maltauro) per 45.200.000 euro.
I droni "Triton" e i pattugliatori "Poseidon" sono stati protagonisti in queste
settimane di innumerevoli attività di intelligence, sorveglianza e
riconoscimento di potenziali obiettivi da colpire in territorio iraniano, da
parte delle forze armate statunitensi.
Secondo la DDA, sarebbero stati tre i contratti di subappalto per le opere a
Sigonella affidati all'azienda barcellonese (anni 2016-2018); il primo da un
milione di euro; il secondo da 979.000 euro; il terzo "con atto aggiuntivo" da
656.000 euro.
Le nuove frontiere dell’economia armata firmata Leonardo: droni, tecnologie di
ultima generazione e altro ancora.
Manager e azionisti in fibrillazione alla vigilia della pubblicazione del
bilancio 2025 di Leonardo SpA, la maggiore holding italiana produttrice ed
esportatrice di sistemi di guerra. Si attendono risultati record in termini di
commesse e profitti, ben oltre di quanto registrato l’anno precedente. Nel 2024
Leonardo ha ottenuto ordini per 20,9 miliardi di euro (+16,8% rispetto al 2023)
e sono stati distribuiti agli azionisti dividendi per 177 milioni, il doppio
dell’anno prima (0,28 euro per azione contro lo 0,14 del 2023).
I risultati dei primi nove mesi del 2025 lasciano prefigurare l’eldorado armato:
18,2 miliardi di euro il valore delle commesse, 13,4 miliardi i ricavi. Mal che
vada il giro d’affari supererà abbondantemente i 22-23 miliardi di euro. E con i
venti di guerra globale che soffiano sul pianeta nel 2026 andrà ancora meglio.
Tra le operazioni più significative e redditizie del gruppo Leonardo nel 2025 si
segnalano la fornitura al Ministero della Difesa del Regno Unito dei servizi di
supporto logistico e manutenzione della flotta di elicotteri AW101 “Merlin”; il
trasferimento di nuovi elicotteri all’esercito italiano e alle autorità della
Malesia; la produzione di radar e sistemi di protezione per i cacciabombardieri
“Eurofighter” della Royal Air Force e dell’Aeronautica militare Italiana.
Leonardo SpA ha realizzato i sistemi di combattimento per i pattugliatori della
Marina dell’Indonesia ed ha fornito le componenti di propulsione elettrica per
il sottomarino della classe “Columbia” di nuova generazione della Marina degli
Stati Uniti d’America. Per il Pentagono ha prodotto anche i sensori
elettro-ottici per i veicoli corazzati M2 “Bradley” di US Army ed ha firmato un
contratto con il colosso Boeing per la fornitura di 8 elicotteri del programma
MH-139 “Grey Wolf” di US Air Force. Leonardo ha inoltre realizzato l’hardware e
i display per il sofisticato sistema di combattimento integrato navale “AEGIS”
destinato alle unità di alcuni paesi NATO e gli apparati di “autodifesa” della
Guardia costiera USA.
Soluzioni cyber sono state ideate e trasferite alle autorità statali e militari
di Singapore, Taiwan e Vietnam, mentre lo stabilimento di Cameri (Novara) ha
prodotto per la statunitense Lockheed Martin ben 39 ali del cacciabombardiere di
quinta generazione F-35, a capacità nucleare. Nei primi nove mesi del 2025
Leonardo ha infine completato la consegna di quattro velivoli “Eurofighter” alle
forze armate del Kuwait.
“Lo scorso anno, abbiamo siglato il Memorandum of Understanding con Baykar
Technologies per lo sviluppo di tecnologie a pilotaggio remoto, volto a
rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento nello scenario competitivo a
livello internazionale”, ha dichiarato con enfasi l’ex ministro Roberto
Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. Quello
della ricerca e produzione di droni e sistemi bellici automatizzati è la nuova
frontiera della filiera produttiva della holding industriale italiana. L’accordo
con Baykar, società turca leader nell’export di droni d’intelligence e killer, è
di rilevanza strategica. A fine dicembre 2024 Baykar ha acquisito in Italia la
Piaggio Aero Industries ampliando la produzione di velivoli da guerra
automatizzati negli stabilimenti liguri della storica società aerospaziale.
Leonardo prevede di destinare lo stabilimento di Ronchi dei Legionari (Gorizia)
alla produzione di componenti per i droni turchi; a Grottaglie (Taranto), spera
invece di integrare la produzione di fusoliere aeronautiche con lo sviluppo dei
materiali compositi per i sistemi elettronici dei velivoli senza pilota e di
assemblare il nuovo caccia-drone da combattimento pesante “Kizilelma” di Baykar
Technologies.
Il 2025 passerà alla storia di Leonardo anche per l’accordo sottoscritto con il
colosso militare industriale tedesco Rheinmetall per costituire una joint
venture che faccia da grande polo europeo per lo sviluppo e la produzione di
veicoli militari da combattimento. Al duo Leonardo-Rheinmetall, il governo
Meloni-Crosetto ha affidato senza bando di gara uno dei più ambiziosi programmi
di riarmo della recente storia italiana: l’A2CS, 1.050 cingolati e carri armati
da consegnare all’Esercito entro il 2038, con una spesa stimata in 16 miliardi
di euro. In vista dell’affaire A2CS, Leonardo ha acquistato gli stabilimenti del
gruppo Iveco Defence Vehicles (costo dell’operazione 1,7 miliardi di euro).
Sempre nel 2025, la società guidata da Cingolani ha siglato un accordo quadro
con i gruppi industriali Airbus e Thales per la creazione di una grande
corporation europea del settore aerospaziale.
Leonardo intende comunque rafforzare la propria presenza pure nelle conflittuali
aree geostrategiche di Medio Oriente ed Africa. Il 16 febbraio 2026 il Ministero
della Difesa dell’Arabia Saudita ha ordinato al gruppo italiano quattro velivoli
di pattugliamento marittimo e multi-missione C-27J “Spartan” per “contrastare le
moderne minacce sottomarine e di superficie e svolgere efficaci missioni di
trasporto e aviolancio”. Le consegne dei pattugliatori saranno avviate nel 2029.
Negli stabilimenti lombardi di Vergiate e Venegono Inferiore sta per essere
completata la realizzazione di 10 elicotteri d’attacco AW109 “Trekker” e 24
caccia-intercettori M-346 destinati all’Aeronautica militare della Nigeria. Il
valore stimato della commessa è di 1,2 miliardi di euro; oltre alla fornitura
dei velivoli, Leonardo assicurerà la loro manutenzione in Nigeria per 25 anni.
L’accordo con le autorità di Abuja prevede che una parte della formazione dei
piloti sia svolta presso l’International Flight Training School dell’Aeronautica
italiana, nelle basi aeree di Galatina (Lecce) e Decimomannu (Cagliari).
Per i sistemi di munizionamento dei caccia M-346, le forze armate nigeriane si
sono rivolte a due società israeliane, Elbit Systems ed Ebony Enterprises Ltd..
Proprio lo Stato di Israele continua ad essere uno dei principali clienti
internazionali di Leonardo SpA, nonostante l’aggressione genocida alla Striscia
di Gaza e l’escalation bellica in Libano, Siria, Yemen ed Iran. A fine gennaio
2026, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha approvato un piano di
oltre 7 miliardi di dollari per il trasferimento ad Israele di armi: 150 milioni
andranno a Leonardo Helicopters, società con sede negli USA interamente
controllata dalla holding italiana, per fornire equipaggiamenti, pezzi di
ricambio, addestramento e supporto ingegneristico ai 12 elicotteri leggeri
AW-119Kx in dotazione alle forze israeliane. Gli AW119Kx sono impiegati per
differenti missioni, dall’addestramento e la formazione dei piloti dei velivoli
d’attacco, al trasporto VIP, ai servizi di assistenza medica e ricerca e
soccorso. I velivoli di Leonardo Helicopters operano dalla primavera del 2024
presso la Flight Training School ospitata nella base aerea di Hatzerim, nel
deserto del Negev.
Leonardo DRS, azienda del gruppo con stabilimenti in Virginia, è stata prescelta
dal Pentagono per sperimentare e produrre nuovi sistemi di intercettazione
anti-drone per le forze armate USA. Leonardo si avvarrà del contributo della
società israeliana Axon Vision, specializzata nella fornitura di soluzioni
automatizzate per piattaforme terrestri, aeree e marittime militari, in
particolari droni aerei Edge e loitering munitions (droni kamikaze) impiegati
dalle IDF (Israel Defense Forces) nei bombardamenti a Gaza. Secondo quanto
rivelato dalla testata specialistica Israel Defense, Axon Vision ha ricevuto un
primo ordine da Leonardo DRS per il valore di 350.000 dollari per un set
iniziale di un sistema dimostrativo per l’individuazione, tracciamento e
intercettazione di droni aerei ad alta velocità.
Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, aprile 2026
Ancora top secret le cause della “sparizione” sui cieli del Golfo Persico del
maxi-drone MQ-4C “Triton” di US Navy, decollato il 9 aprile scorso dalla base
siciliana di Sigonella per un’operazione di spionaggio contro l’Iran. Abbattuto
dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico?
Il Pentagono non ha ancora rivelato cosa sia avvenuto al “gioiello” di guerra
impiegato per le attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento degli
obiettivi da colpire e distruggere, il cui hub operativo è stato realizzato
nella grande stazione aeronavale siciliana. Poco importa: oggi a Sigonella è
stato trasferito dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo
gemello.
Il sito specializzato ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” di US Navy (codice VVPE602), dalla Florida
alla Sicilia. “Si tratta di una sostituzione dopo l’incidente della settimana
scorsa”, riferiscono gli analisti. “Questa nuova dislocazione si è resa
prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile
nel Golfo Persico. Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense
di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel
teatro operativo”.
ItalMilradar ha però rilevato una “anomalia” nel codice identificativo del drone
“Triton” trasferito a Sigonella. “Durante la rotta di volo esso ha trasmesso lo
stesso hexcode con cui veniva registrato il velivolo andato distrutto qualche
giorno fa (reg. 169804). Una trasmissione anomala o un formale riciclaggio del
codice che rappresenta comunque un dettaglio decisamente inusuale”.
Secondo il sito specializzato, da oggi saranno due gli MQ-4C “Triton” di US Navy
operativi dalla base di Sigonella. L’altro velivolo è identificato con il numero
di registrazione 169661.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro trasferimenti di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto
il 7 settembre. Da allora i velivoli senza pilota sono stati impiegati
operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo
centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in
nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a
supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia).
Il drone “Triton” di US Navy identificato con codice reg. 169804 aveva condotto
l’8 marzo 2026 una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali
iraniane, in particolare nello spazio aereo del distretto di Bushehr che ospita
una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto
per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si era poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali
target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile
effettuare con successo gli strike.
Gli MQ-4C “Triton” sono velivoli a lungo raggio a pilotaggio remoto, basati
sulla piattaforma dell’RQ-4 Global Hawk, versione “Block 20”, prodotto
dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare,
rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi
droni montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni
meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i
volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
A balzi forzati verso la Terza Guerra Mondiale. L’incendio scatenatosi in tutto
il Medio oriente dopo l’attacco USA-Israele all’Iran rischia di trasformarsi in
una catastrofe globale. In verità, considerando il numero dei paesi direttamente
o indirettamente presenti nei campi di battaglia, siamo già di fronte ad un
conflitto mondiale. Israele, Iran, Libano, Siria, tutti i Paesi del Golfo, il
Corno d’Africa dall’altra parte del Mar Rosso, l’Egitto, la Turchia e la
belligeranza dimenticata tra Pakistan e l’Afghanistan. Poi gli USA e gli alleati
NATO, primi fra tutti Francia e Regno Unito, ma senza dimenticare Portogallo,
Spagna, Germania e Cipro che hanno fornito un supporto logistico chiave per le
operazioni di trasferimento dei caccia da guerra verso lo scacchiere
mediorientale.
E l’Italia? Nonostante il governo e l’“opposizione” Pd provino a dare l’idea che
il belpaese intenda restar fuori dalla contesa, fedele partner sì di Washington
e Tel Aviv ma attento a non farsi trascinare dietro chissà quali altre sventure,
basi e installazioni militari, sistemi radar e missilistici e migliaia di
soldati operano a favore dei raid contro Teheran, anche a pochi chilometri di
distanza.
Le rappresaglie iraniane contro le roccaforti USA nel Golfo hanno fatto scoprire
agli italiani che abbiamo schierato reparti d’eccellenza in Kuwait, ad Erbil nel
kurdistan iracheno e finanche in Bahrein nel dispositivo di comando della
Combined Maritime Forces, la forza aeronavale multinazionale a guida
statunitense attiva in Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico. In
quelle acque abbiamo trasferito unità della Marina Militare nell’ambito delle
operazioni UE “Atalanta” ed “Aspides”, entrambe sempre più a vocazione
anti-iraniana. Abbiamo una base aerea a Gibuti e truppe in Somalia e operiamo
con due missioni in Libano, Unifil con le Nazioni Unite e quella per la
formazione delle forze armate di Beirut. Siamo davvero ovunque, il paese
atlantico militarmente più rappresentato in Medio oriente dopo gli Stati Uniti
d’America.
Nelle settimane precedenti all’attacco “preventivo” Usa-israeliano abbiamo
consentito che il nostro spazio aereo fosse attraversato da bombardieri, aerei
radar e cisterna nei loro trasferimenti verso le grandi basi aree del Golfo. A
Napoli Capodichino e Lago Patria-Giugliano ci sono i comandi strategici di US
Navy per la gestione di tutte le attività nel Mediterraneo e in Medio oriente;
da Aviano (Pordenone) sono stati trasferiti – probabilmente in Giordania -
dodici cacciabombardieri F-16 di US Air Force. Alle operazioni belliche non
fanno mancare il loro apporto, come purtroppo avviene ormai da sempre, le mega
installazioni Usa e NATO “ospitate” in Sicilia. Il terminale terrestre del
sistema satellitare MUOS realizzato a Niscemi in violazione delle norme
ambientali e urbanistiche continua a trasferire agli “utenti mobili” (caccia,
droni, missili, sottomarini e navi di superficie) le immagini dei target da
colpire e gli ordini di attacco. E’ stato poi possibile documentare che sabato
28 febbraio alle ore 01.30 circa, un grande velivolo da pattugliamento
aeronavale Boeing P8A “Poseidon” di US Navy è decollato dallo scalo aereo di
Sigonella per dirigersi verso il Mediterraneo orientale dove da lì a qualche ora
è stato scatenato l’inferno di fuoco contro l’Iran. La presenza del “Poseidon”
durante il raid contro Teheran ha certamente favorito le operazioni di
individuazione e selezione degli obiettivi.
Sempre sabato 28 è atterrato nella base aerea siciliana un drone-spia MQ-4C
“Triton”, anch’esso in dotazione a US Navy. Il grande velivolo senza pilota è
rientrato in Sicilia dopo una lunga missione di intelligence e sorveglianza
nello spazio aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il
“Triton” era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al
Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti. Il giorno successivo, in particolare, è stato
tracciato il volo del drone sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar,
ad un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è
presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da
colpire e distruggere.
I P-8A “Poseidon” e i droni “Triton” e “Global Hawk” di Sigonella sono stati
utilizzati in innumerevoli interventi di US Navy nel Mar Nero e ai confini con
Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev. Una
sanguinosa guerra fratricida quella russo-ucraina entrata già nel suo quinto
anno e di cui si ignorano ancora i reali costi in vite umane. Secondo gli studi
delle più serie organizzazioni non governative, confermati dal Center for
Strategic and International Studies (Csis) di Washington, sarebbero già due
milioni i militari dei due paesi morti o feriti gravemente. Ci sono poi le
vittime civili del conflitto, non meno di 15.000 secondo le Nazioni Unite;
enorme il numero dei rifugiati ucraini all’estero, sei milioni circa, un milione
dei quali uomini in obbligo di leva. Un fenomeno, quello della diserzione, che
ha investito anche Russia e Bielorussia a riprova di come sia stata una delle
più concrete risposte di rifiuto di massa alle logiche di guerra e di morte dei
governanti.
Una carneficina quella russo ucraina, ignobilmente alimentata dalle armi inviate
da USA e alleati Ue e NATO. Dal 2022 ad oggi i paesi europei hanno trasferito a
Kiev armamenti e munizioni per un valore superiore ai 201 miliardi di euro;
altri 178 miliardi di sistemi di morte sono stati promessi per i prossimi mesi.
Anche l’Italia ha fatto la sua parte; nonostante sia l’unico dei paesi
occidentali che abbia secretato il valore, la quantità e la tipologia delle armi
inviate alle forze armate ucraine, è possibile stimare in non meno di due
miliardi di euro all’anno il costo di questi sistemi, cioè otto miliardi dal 22
febbraio 2022, data dell’invasione militare russa.
Ma l’Italia ha anche le mani e il volto sporchi di sangue del popolo palestinese
vittima delle politiche genocide di Israele. Prima e durante le operazioni di
sterminio nella Striscia di Gaza abbiamo fornito armi e munizioni alle forze
armate israeliane aggirando norme e controlli. Gli affari per il complesso
militare-industriale nazionale non hanno conosciuto mai una sosta. Leonardo SpA,
anche attraverso le aziende controllate con sede nel Regno Unito negli Stati
Uniti, continua a inviare componenti per i cacciabombardieri F-35 israeliani,
elicotteri leggeri e cannoni navali. Prosegue la cooperazione nel settore
addestrativo con i corpi d’élite della Marina e dell’Aeronautica Militare
israeliana e nella primavera 2025 il di Stato Maggiore delle forze aeree di Tel
Aviv è stato ospite d’onore del 32° Stormo di Amendola (Foggia).
Quando saranno completati i lavori di ampliamento e potenziamento della grande
base aerea di Trapani Birgi per ospitare la prima scuola dei piloti dei
cacciabombardieri F-35 fuori dagli USA è più che prevedibile che tra i “docenti”
ci saranno proprio i top gun di Israele per l’esperienza acquisita durante i
raid di morte a Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Qatar e Iran. Si parla
assai poco della International School di Trapani Birgi eppure rappresenta uno
degli esempi più emblematici del processo di israelizzazione del sistema
militare-industriale italiano. Nella base siciliana saranno formati i piloti di
tutti quei paesi che hanno acquistato o intendono acquistare gli F-35, aerei
dotati della doppia capacità d’armamento, convenzionale e nucleare. Sul sedime
della base militare NATO, impiegando risorse, mezzi e militari dell’Aeronautica
italiana, sarà il colosso statunitense Lockheed Martin in partnership con il
gruppo Leonardo a capitalizzare l’affaire, promuovendo i propri gioielli di
distruzione di massa e concorrendo ad un’ulteriore militarizzazione dello spazio
aereo di mezza Sicilia, Pantelleria e del mar Tirreno fino ai poligoni della
Sardegna.
A Trapani intanto sono stati rischierati gli aerei radar Awacs della NATO,
principalmente per operare sul fronte dell’Europa orientale. E, segretamente,
anche i droni d’intelligence e riconoscimento RQ-4D “Phoenix” AGS dell’Alleanza,
il cui comando e centro operativo sorge a NAS Sigonella. L’AGS con i suoi cinque
velivoli a pilotaggio remoto consente alla NATO di condurre ricognizioni aeree
autonome in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte, in una vastissima
aera geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo
orientale. La Sicilia che va alla guerra raddoppia, anzi no: con il MUOS di
Niscemi e la base navale di Augusta in via di potenziamento, cala un poker
d’assi. Tragedia nella tragedia di un mondo in rovina.
Articolo pubblicato in Sicilia Libertaria, marzo 2026
“Il nostro paese non prende parte e non intende prendere parte al conflitto in
Iran”. Così ha assicurato la premier Giorgia Meloni intervenendo in Parlamento
l’11 marzo scorso. Due giorni dopo è giunto il sigillo del Consiglio Supremo di
Difesa presieduto da Sergio Mattarella. “L’Italia non partecipa e non prenderà
parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio”, si legge nel
comunicato finale. “Il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da
parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla
necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio
nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro
giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro
attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico (…) Eventuali richieste
che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli
accordi citati saranno sottoposte al Parlamento”.
Le basi USA e NATO in Italia solo per l’addestramento e il supporto
tecnico-logistico delle forze armate di Washington che con Israele hanno
aggredito l’Iran in palese violazione del diritto internazionale? No,
assolutamente no, con buona pace del Capo dello Stato e del governo. Il belpaese
è in prima linea e non solo per le centinaia di militari italiani presenti in
Kuwait, Iraq, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Libano, Gibuti, Somalia e nelle
acque del Mar Rosso. In prima linea e belligerante, con un contributo strategico
innanzitutto per le operazioni di intelligence e individuazione degli obiettivi
dei velivoli con e senza pilota statunitensi.
La notte del 14 marzo il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando
Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire le
infrastrutture militari ospitate nell’isola di Kharg da cui viene esportato
quasi il 90% del petrolio dell’Iran. Sei giorni prima, l’isola che si trova a 25
km di distanza dalle coste iraniane e a meno di 500 km dallo Stretto di Hormuz,
era stata al centro di una lunga missione di riconoscimento e sorveglianza di un
drone MQ-4C “Triton” di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella
(Sicilia orientale).
Dopo aver attraversato il Mediterraneo centro-orientale, il velivolo si era
diretto verso le coste nordorientali iraniane per sorvolare il distretto di
Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare
iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Successivamente il
“Triton” USA ha raggiunto l’isola di Kharg. “La missione del drone può essere
servita per monitorare l’attività iraniana lungo la costa e raccogliere dati
d’intelligence per gli approcci marittimi verso Kharg”, hanno commentato gli
analisti del sito specializzato ItaMilRadar. Senza il preventivo monitoraggio
dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile
effettuare con successo i bombardamenti sull’isola-hub del petrolio iraniano.
Alle prime ore di sabato 28 febbraio, poco prima che si scatenasse l’inferno di
fuoco contro l’Iran, un grande velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A
“Poseidon” in dotazione alla Marina Militare degli Stati Uniti d’America
decollava dallo scalo siciliano per dirigersi verso lo spazio aereo
mediorientale. Anche il “Poseidon” viene impiegato di norma per le operazioni di
intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi “nemici”. Le
caratteristiche e le potenzialità belliche delle attrezzature di cui è dotato
sono secretate, ma il pattugliatore può mappare un’area di 10.000 metri quadri
da una distanza di più di 220 miglia; inoltre può disturbare i radar
annullandone i segnali.
La presenza del Boeing P8A “Poseidon” in concomitanza dell’avvio dei raid contro
Teheran ha certamente favorito l’individuazione e la selezione degli obiettivi
da colpire. Questi pattugliatori che operano dal 2016 da Sigonella sotto il
comando e il controllo di un distaccamento del Patrol Squadron 45 di US Navy
sono già stati utilizzati in innumerevoli attività belliche nel Mar Nero e ai
confini con Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev.
A conferma del ruolo centrale della base siciliana nella campagna di guerra
contro l’Iran va altresì rilevato che sempre il 28 febbraio vi atterrava un
drone-spia MQ-4C “Triton”, a conclusione di una lunga missione nello spazio
aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il velivolo era
stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli
Emirati Arabi Uniti. Il 24 febbraio, in particolare, è stato tracciato il volo
del “Triton” sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar, ad
un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è
presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da
distruggere.
Poco per parlare di coinvolgimento diretto dell’Italia nel sanguinoso conflitto
mediorientale? Ok, spostiamoci molto più a nord, in Friuli, ad Aviano
(Pordenone) dove esiste una delle principali basi aeree in Europa delle forze
armate USA con tanto di depositi per le nuove bombe nucleari tattiche B-61-12.
Da Aviano, il 17 febbraio, sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed
Martin F-16 “Fighting Falcon” a doppia capacità (convenzionale e nucleare) in
dotazione al 31st Fighter Wing della U.S. Air Force. I velivoli da guerra hanno
attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi che gli
Stati Uniti controllano in Medio oriente, forse in Giordania o negli Emirati
Arabi. Dal 28 febbraio quei cacciabombardieri partecipano agli strike lanciati
contro l’Iran.
Il contributo dello stormo dell’US Air force di stanza ad Aviano è proseguito
fino ad oggi. Mercoledì 11 marzo un grande aereo cisterna Boeing KC-135 delle
forze USA ha sorvolato lo spazio aereo friulano per rifornire in volo una decina
di caccia F-16 del 31st Fighter Wing decollati presumibilmente per raggiungere
ancora l’area di conflitto. Sempre giorno 11 ad Aviano è atterrato un aereo
cargo Lockheed C-5 “Galaxy” del 436 Airlift Wing di US Air Force proveniente
dalla base di Dover, Delaware. Il velivolo viene impiegato per il trasferimento
ai teatri operativi di personale militare, armi, munizioni e perfino di aerei
d’attacco; cosa trasportava il “Galaxy”? La destinazione finale era forse il
Medio Oriente? A queste domande deve rispondere il ministero della Difesa
italiano: le autorizzazioni ai decolli e agli atterraggi sono rilasciate dai
comandi delle basi, alti ufficiali dell’Aeronautica Militare italiana, sia a
Sigonella che ad Aviano. Così come la copertura radar e la protezione dello
spazio aereo è sotto la giurisdizione italiana.
Di certo non è possibile sapere cosa accade nel quartier generale di
NAVEUR-NAVAF (le forze navali USA per l’Europa e l’Africa) a Napoli Capodichino.
Da qui vengono pianificare le operazioni delle unità navali, dei sottomarini e
dei velivoli aerei di US Navy in navigazione nelle acque del Mediterraneo.
NAVEUR-NAVAF coordina e ordina le attività navali in tempi di pace e in quelli
di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria e Libano ci sono portaerei,
fregate e sommergibili impegnati in combattimento. Ricevono da Napoli
Capodichino gli ordini di fuoco?
Di certo le informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e
gli ordini operativi per i reparti di guerra USA transitano dal MUOS, il sistema
di telecomunicazioni satellitari ad uso e proprietà esclusivi della Marina USA.
Uno dei suoi quattro terminali terrestri è presente in Sicilia, all’interno
della riserva naturale di Niscemi (Caltanissetta). Inutile far finta di non
vedere e non sapere. L’Italia è in guerra, la Terza guerra mondiale…
Articolo pubblicato in Adista Segni Nuovi, n. 12 del 28 marzo 2026