UN PIZZICO IN PIÙ – Un racconto dal BIVACCO di Venaus

notav.info - Saturday, August 1, 2026

Dal canale telegram del Presidio di San Giuliano

APPUNTAMENTO ORE 10 DOMANI MATTINA AL PRESIDIO DI VENAUS

Le hanno provate tutte per impedire questo campeggio.

Ordinanze all’ultimo secondo, controlli, identificazioni, tanta polizia… di tutti i tipi. Ci sono quelli vestiti di blu, di nero, quelli vestiti male con degli abbinamenti indecenti, insomma, non un bello spettacolo davanti al presidio di Venaus.

Se non vivessimo in un mondo distopico, sarebbe tutto surreale. Poichè distopico è che venga invocata dalla polizia la “troppa evocatività” di un posto per impedirne la sua funzione reale, ovvero quella di viverlo e di prendersene cura. Distopico è che la questione politica venga ridotta a un incastro di pali e teli: “se metti le tende ti caccio via”. Distopico è stare in una valle devastata dalla corruzione e dai ricchi e vedere i giornalisti della Rai accorrere al presidio per chiedere che ne pensiamo dei black bloc e delle “violenze” del 25 Luglio.

Quanto meno, consigliamo ai suddetti poliziotti armati di discutibili polo e pantaloni skinny, di provare l’abbinamento nero… il nero non sbaglia mai.

Ma, prima di andare ai fatti, prendiamoci un momento per raccontare quanto accaduto nelle ultime ore.

Come programmato, la quattro giorni è iniziata con un’assemblea di autogestione dello spazio, una proiezione del documentario su Palestine Action e tanti tanti cartelloni.

C’è chi si segna in cucina, chi nei turni della pulizia bagni, chi si appresta ad affronatre il turno notturno di vedetta… non sia mai che le sei camionette della celere, pagate con i soldi dei contribuenti, smettano improvvisamente di mangiare noccioline, ridere e scherzare fra loro, e passino all’attacco.

La notte la si passa in bivacco. Non vogliono che mettiamo le tende, dunque mettiamo un telo, qualche coperta e guardiamo le stelle all’ombra di un enorme bandiera della Palestina.

La mattina dopo si inizia presto con delle discussioni: una sulla medicina alternativa e un’altra sulla campagna Faz’a in Cisgiordania. Poi, da Chicago, ci raccontano le lotte di quest’anno contro l’ICE e l’amministrazione Trump.

Piove tanto ma l’autogestione funziona e con un po’ di determinazione riusciamo a cavarcela.

Il pomeriggio, la prima assemblea plenaria sulla guerra. Tante le restituzioni, le domande e gli spunti di riflessione…cercando di affrontare il senso di impotenza che è la cifra dei tempi che viviamo.

La giornata si chiude con l’assemblea del Bivacco e la proiezione di un documentario sul 41 bis e lo sciopero della fame di Alfredo Cospito.

Mentre noi scriviamo, il programma continua.

Tenere il punto vuol dire portare a termine quello che avevamo pensato, quello che volevano fosse impedito. Un pizzico di più, questa è la percezione dal presidio di Venaus.

Non è tutto come ce lo eravamo immaginato, ma forse un pizzico più divertente.

Quello che sta accadendo in valle questi giorni è un attacco a chiunque pensi che una società diversa è possibile e necessaria.

Se ti ribelli, se prendi parte, se ti metti in mezzo… avrai i riflettori puntati e dovrai giostrarti nell’occhio del ciclone.

Vogliamo prenderci questo sabato per chiudere il programma del campeggio e facciamo appello a raggiungerci stasera al presidio di Venaus.

Vogliamo rompere l’assedio, vogliamo cogliere quest’occasione di attacco mediatico, politico e militare come uno dei tanti momenti per ribaltare la paura, per farla cambiare di campo.

Dicono che Venaus è per loro “troppo evocativo” e dunque non possiamo starci. Beh, se lo è per loro, lo è senz’altro se non di più per noi.

Ci evoca ricordi di resistenze passate e sogni sempre attuali di libertà.

Quindi, rilanciamo.

Noi domani saremo in giro e chiamiamo un appuntamento la mattina alle 10 per uscire insieme dal presidio di Venaus. Invitiamo chi può a raggiungerci, invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà NOTAV, a stendere un telo o mettere una bandiera NOTAV fuori dalla propria casa o luogo di lavoro.

Stanno attaccando la valle, lo fanno con i mezzi della polizia e con i mezzi della politica, con l’informazione e con la repressione.

In un mondo distopico, ci siamo presx tre giorni per ragionare sull’utopia, per consocere nuove compagne e compagni e guardare avanti, con la testa in aria ma i piedi a terra.

Ci vediamo stasera per cenare insieme al presidio di Venaus e per qualche concertino.

Poi, a nanna presto perchè domani mattina dobbiamo far girare loro la testa.

PORTARE BANDIERE, STRISCIONI, TROMBE, CASSE E BUON UMORE.