
Parco eolico tra Gorgona e Capraia, nuovo scempio all’orizzonte
InfoAut: Informazione di parte - Tuesday, August 18, 2026Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questo articolo da parte della Scrivania Autogestita d’Informazione di Livorno (qui l’articolo https://scrivaniautogestita.it/parco-eolico-tra-gorgona-e-capraia-nuovo-scempio-allorizzonte/) in merito al nuovo progetto di mega impianto eolico off shore in zona protetta tra Gorgona e Capraia. Iniziamo ad approfondire questo nuovo scempio voluto da ENI e che ben si inserisce nel quadro complessivo di una terra oggetto di speculazione energetica da parte delle grandi compagnie. I Comuni interessati fanno parte di un territorio già segnato da impianti di agrivoltaico e fotovoltaico e progetti eolici, come nel caso del Comune di Suvereto dove si è tenuta una marcia popolare promossa dal Comitato Terre Val di Cornia (di cui abbiamo parlato qui https://infoaut.org/confluenza/val-di-cornia-una-manifestazione-a-suvereto-per-difendere-i-terreni-agricoli-da-terna-e-maxi-progetti-speculativi) ; la Toscana è una di quelle regioni in cui gli investimenti in questo ambito si intrecciano con gli interessi sporchi di sangue di grandi società finanziatrici israeliane, come nel caso di Massarosa e nel più recente di Ribolla (se ne è parlato anche su quotidiani nazionali), dove è nato un comitato per contrastare il progetto. Seguiranno aggiornamenti! Buona lettura.
Il progetto del nuovo parco eolico Atis che dovrebbe sorgere tra l’isola di Gorgona e l’isola di Capraia è in fase di Valutazione di Impatto Ambientale. Diverse le criticità e le contrarietà espresse da associazioni ed enti per un’opera che impatterà in maniera irreversibile su un’area ad elevato interesse naturale e paesaggistico essendo situata all’interno dell’area marina protetta Santuario Pelagos e della Rete Natura 2000 con aree classificate come Zona Speciale di Conservazione e Protezione Speciale. A ridosso del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e al Parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate in Corsica, passando per la Riserva Naturale Tombolo di Cecina. In una regione, la Toscana, già altamente stressata da impianti logistici, energetici e industriali.
Ma andiamo con ordine.
Cos’è e chi lo promuove?
Atis è il nuovo parco eolico flottante offshore che dovrebbe sorgere tra l’isola di Gorgona e l’isola di Capraia. Promosso da Atis Floating Wind S.r.l, joint venture tra Eni Plenitude e Simply Blue Group, costerà circa 2,98 miliardi di euro.
Eni Plenitude è una società per azioni controllata da Eni che vende luce, gas e soluzioni energetiche varie.
Simply Blue Group è una società irlandese con sede a Cork specializzata nello sviluppo di progetti per la cosiddetta “blue economy” cioè l’energia pulita proveniente dal mare.
Già dal 2023 le due società hanno firmato un accordo per lo sviluppo di parchi eolici in Italia.
Caratteristiche.
Il progetto prevede l’installazione di 48 turbine eoliche galleggianti, che saranno ancorate ai fondali. Le turbine avranno un diametro delle pale di 250 m e il mozzo posizionato a 157 metri sopra il livello del mare. Il parco occuperà 264,5 km2 in una zona dove i fondali oscillano tra i 250 e 630 metri. Gli aerogeneratori avranno una potenza stimata di 48 MW per una potenza complessiva di 864 MW e una produzione stimata di 1860 gigawatt ora.

L’elettricità generata verrà raccolta da due grosse sottostazioni elettriche galleggianti (chiamate Foss) posizionate in mare.

Da lì, partiranno 4 cavi sottomarini che trasporteranno l’energia fino al punto di approdo a terra, individuato nel Comune di Rosignano Marittimo. Infine, un cavidotto interrato collegherà l’approdo alla stazione di connessione della rete elettrica nazionale di Terna a Castellina Marittima (Pi). Successivamente, tramite un elettrodotto in gran parte aereo, si collegherà alla stazione elettrica di Castellina con quella di Cornia.
Per la realizzazione dell’approdo dei cavi sottomarini è previsto l’utilizzo di Trivellazione Orizzontale Controllata.
Posizione.
Il parco eolico sorgerà a circa 17 km dall’Isola di Gorgona, 22 km dall’isola Capraia, 28 km dalla punta settentrionale della Corsica e circa 55 km dalla costa di Calafuria, a Livorno.

I comuni interessati dalle opere di connessione onshore (cavidotto interrato ed elettrodotto aereo) sono: Rosignano Marittimo (LI), Castellina Marittima (PI), Riparbella (PI), Montescudaio (PI), Guardistallo (PI), Casale Marittimo (PI), Bibbona (LI), Castagneto Carducci (LI), Sassetta (LI) e Suvereto (Li).

Criticità ambientali e paesaggistiche.
Ad oggi sono diverse le criticità e contrarietà espresse da associazioni ed enti locali tramite osservazioni alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che è in fase di studio. L’area in cui dovrebbe sorgere il parco eolico offshore infatti è nel bel mezzo dell’area marina protetta Santuario Pelagos, a ridosso del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e del Parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate in Corsica. Non solo, diverse aree interessate, come ad esempio l’isola di Gorgona, rientrano nella Rete Natura 2000 e sono classificate come Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).
Anche la parte onshore riguarderà diverse aree con elevato interesse naturalistico e paesaggistico come la Riserva Naturale Tombolo di Cecina e Bolgheri.
Il tracciato infatti attraverserebbe terreni incontaminati di grande valore di biodiversità e rispetto ambientale. Se quest’opera venisse realizzata avrebbe un impatto irreversibile sugli ecosistemi, con perdita di biodiversità e degrado del suolo. L intervento danneggerebbe inoltre l’economia locale penalizzando attività agricole e turistiche legate al paesaggio e alla qualità’ del territorio.
La fauna e la flora marina subirebbero un grosso impatto dovuto all’emissione di rumori e vibrazioni sottomarine che verranno emesse in fase di realizzazione e di vita dell’impianto. Alla movimentazione di sedimenti per l’installazione delle opere di progetto e per il movimento dei mezzi navali.
Poi ci sono gli impatti dovuti agli ancoraggi degli aerogeneratori e alla posatura e percorso dei cavi di collegamento con la terraferma. Gli stessi cavi un impatto dovuto ai campi elettromagnetici.
L’area, come detto, è compresa nel Santuario internazionale dei cetacei Pelagos, con coralli di profondità, posidonia oceanica, habitat e specie delicatissime. Presenza nell’area di specie di cetacei che frequentano le acque profonde come zifi e capodogli. Inoltre, nell’area interessata, negli ultimi 10 anni si sono verificate numerose nidificazioni di tartaruga marina Caretta caretta e sono stati segnalati esemplari di tartaruga liuto ed è stata recentemente accertata presenza nell’isola di Capraia della foca monaca.
Perfino Legambiente, che ha mostrato un’apertura verso il progetto, ha denunciato tramite le osservazioni alla VIA, la carenza degli studi presentati in merito.
Il comune di Rosignano Marittimo, uno dei pochi ad avanzare obiezioni in merito, ha scritto che non è dato conto delle motivazioni di ubicare le opere a mare all’interno di un’area marina protetta di interesse internazionale, quale il Santuario dei Cetacei Pelagos, senza cognizione delle diverse alternative esplorate.
Inoltre ha sottolineato che dall’analisi del SIA la principale criticità emersa riguarda la dispersione del mercurio “tombato” presente nei sedimenti marini a seguito delle operazioni di posa e passaggio dei cavi sottomarini. Si ritiene che tale aspetto, di notevole criticità, non sia stato debitamente approfondito nella documentazione presentata.
C’è poi l’impatto sull’avifauna. Si registra infatti la presenza di specie di uccelli marini – come berte minori e maggiori e falchi pescatori – che rischiano di essere fortemente danneggiati sia in fase di migrazione che di foraggiamento o dispersione.
Impatto sul patrimonio culturale, aree di interesse archeologico e paesaggistico.
Tra le osservazioni alla VIA si nota anche quella della Soprintendenza del Ministero della Cultura che sottolinea interferenze con siti archeologici subacquei data la zona con alta presenza di relitti archeologici. Il parco subacqueo presenta, nell’area oggetto del parco eolico, ben 14 siti di interesse culturale, ovvero 11 relitti di epoca antica e 3 relativi a mezzi della seconda guerra mondiale. Tutti i siti si presentano in ottime condizioni di conservazione
La soprintendenza evidenzia che l’esistenza di un rischio archeologico nelle aree scelte per l’installazione dell’impianto e delle relative opere connesse, tanto nelle parti del progetto offshore che onshore, valutando negativamente la compatibilità dell’intervento rispetto al patrimonio archeologico presente.
L’impatto visivo, dicono, sarà ridotto dalla costa. Sicuramente sarà ben visibile sia dalla Gorgona sia dalla Capraia e dalla Corsica. Tantè che ,sempre la Soprintendenza, ritiene insufficiente la documentazione presentata sulle interferenze paesaggistiche valutate solo dalla zona costiera di Livorno. Richiede infatti di valutare interferenza anche da Populonia, dalla Capria e dalla Gorgona. Così come il Comune di Rosignano Marittimo ritiene che i punti di vista scelti nei documenti citati non siano esaustivi e ne chiede l’integrazione con ulteriori posti a quote collinari e da punti di vista significativi, al fine di quantificare in maniera corretta l’impatto paesaggistico del progetto che ad ogni modo sarà inevitabile e disastroso.
Interferenza con attività antropiche.
Anche l’impatto con le attività di pesca sarà ovviamente importante per motivi strettamente collegati a quelli già citati, rischiando così di danneggiare un intero settore.
C’è poi il tema delle rotte mercantili. La presenza del parco eolico, che avrà un’estensione di circa 256 km2, costringerà le 72 navi al mese che transitano da questa zona a cambiare rotta aumentando i tempi di navigazione e la riduzione dello spazio acqueo per la navigazione con il conseguente aumento del rischio di collisione.
Toscana terreno sacrificabile ed hub energetico.
Le analisi di tutte le caratteristiche del parco eolico flottante Atis restituiscono una panoramica preoccupante con un impatto sull’ambiente enorme. Questa operazione incarna perfettamente il modello energetico che anche questo governo sta portando avanti. Territori sacrificati per far spazio ad enormi impianti a beneficio di grandi gruppi industriali senza considerare le conseguenze. Come evidenziato anche da una lista civica del comune di Campiglia Marittima in una delle osservazioni avanzate, il carico territoriale energetico sulla val di cornia e area costiera livornese sarà ulteriormente gravoso, data già l’elevata presenza di
- grandi impianti siderurgici
- discariche e gestione rifiuti
- infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, incluso il rigassificatore
Tra l’altro in Toscana si stanno già portando avanti installazioni di aerogeneratori sull’appennino che devasteranno l’ambiente. Come quello che sta accadendo dell’appennino Mugellano, che può essere approfondito qui .
Non da meno sono i progetti di installazioni del fotovoltaico sui campi agricoli con espropri e speculazioni soprattutto nella Val di Cornia dove il comitato Terre Val di Cornia si sta battendo contro questo ennesimo scempio.
Il tutto nel nome di una transizione energetica che di green ha davvero poco. Stupisce, ma forse neanche troppo, che alcune associazioni ambientaliste abbiano mostrato apertura verso il progetto del parco eolico. Legambiente la riconosce come un’opportunità per fornire energia alla nuova Darsena Europa in corso di realizzazione nel porto di Livorno. Propone quindi di mitigare l’impatto ambientale di una grande opera tramite un’altra grande opera che avrà a sua volta un impatto devastante.
Rimarranno delusi tutte quelle persone e associazioni che si aspettano quindi una svolta green o che pensano che questi tipi di impianti eolici o fotovoltaici eviteranno ad esempio l’arrivo del nucleare. Il governo infatti ha avviato tutti gli iter preliminari anche per questa soluzione energetica, in barba ai due referendum nazionali che in passato hanno già bocciato questa opzione.
Eppure, come evidenziano alcuni studi, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici il 30% degli edifici residenziali per coprire il 100% del fabbisogno energetico nazionale, senza ulteriore impatto ambientale come, ad esempio, il consumo di suolo. Una soluzione che sicuramente presenta ostacoli ma che dovrebbe necessariamente essere intrapresa. Ma ovviamente interessi economici e speculativi che guidano questo modello estrattivista portano alle soluzioni sopra citate che portano devastazione ambientale e non tengono conto delle esigenze dei territori.
Bisognerebbe, infine, chiedersi a monte per cosa produciamo energia elettrica e a cosa dovrebbe servire realmente. Altrimenti si proseguirà sull’attuale modello sviluppista che ci sta già presentando un conto salatissimo per i suoi costi sociali e ambientali