Il popolo salva il popolo: la risposta popolare al terremoto e al fascismo

InfoAut: Informazione di parte - Thursday, August 20, 2026

Abbiamo tradotto un reportage di Colombia Informa, agenzia di stampa alternativa colombiana in merito a quanto sta accadendo a livello sociale e politico in seguito al devastante terremoto avvenuto nel Paese qualche settimana fa.

CI.- Comunità e organizzazioni sociali di tutto il paese si sono unite per sostenere le persone colpite dal terremoto in Chocó, Risaralda, Valle del Cauca, Caldas e altri territori dell’occidente colombiano. Di fronte a loro, però, c’è l’assenza del governo di De la Espriella, di sindaci e governatori che ignorano il lavoro di migliaia di soccorritori, cercano di bloccare la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie e suscitano indignazione con la presenza di militari israeliani.

La Rete di Fratellanza e Solidarietà con la Colombia (Redher), insieme ai giornalisti di Colombia Informa, ha attraversato Chocó, Risaralda, Caldas e Valle. Insieme alle organizzazioni sociali di questi territori, raccontiamo la resistenza con cui le comunità stanno assistendo solidalmente le migliaia di vittime del terremoto del 10 agosto scorso.

Ricostruire a Manizales. Barrio Bajo Andes. 13 agosto 2026

Il popolo salva il popolo: un quadro d’insieme

Come in una nuova ondata di mobilitazione popolare, milioni di colombiani, senza alcun sostegno del governo, si sono uniti per salvare vite e sostenere i soccorsi. Sono arrivate squadre di soccorritori — i cosiddetti “topos” — dalla Colombia, dal Messico e da altri paesi, insieme a cani da salvataggio messi a disposizione dai loro addestratori. Altri hanno raccolto e trasportato aiuti, allestito cucine comunitarie come quella del parco Olaya di Pereira, dotata di spazi di assistenza per tutti, comprese le stesse comunità sopravvissute al sisma. Si raccolgono donazioni, si offre assistenza medica e sostegno psicosociale, con l’aiuto di internazionalisti impegnati ad assistere le migliaia di persone colpite dal terremoto di magnitudo 7,4 sulla scala Richter, che ha distrutto vite e case.

Solidarietà nel sindacato di Sinaltrainal. Dosquebradas, 14 agosto 2026.

Ingegneri, architetti, professionisti delle terapie psicosociali, operatori per l’infanzia e tecnici incaricati di verificare l’agibilità delle abitazioni sopravvissute al sisma si sono uniti a questo sforzo.

Sindacalisti, studenti, giovani della Prima Linea, organizzazioni come il Processo delle Comunità Nere e altri gruppi afrodiscendenti, indigeni, femministi, delle diversità sessuali e contadini, oltre al Congresso dei Popoli, al Coordinamento Nazionale Agrario (CNA) e a Sinaltrainal, tra molte altre, hanno messo in piedi in tempi record un’infrastruttura popolare per sostenere le proprie comunità in Chocó, Risaralda, Valle del Cauca e Caldas.

Pentola comunitaria nel quartiere Bajo Andes de Manizales.

Terremoto e De la Espriella: una tragedia umanitaria

Paradossalmente, gli stessi movimenti e comunità che fin dalle prime ore si sono dedicati a soccorrere feriti e vittime hanno subìto la persecuzione della violenza paramilitare, da sempre alleata dello Stato e delle élite colombiane. Queste élite, dopo elezioni contestate, hanno portato alla vittoria Abelardo De la Espriella, lo stesso che aveva promesso di “sventrare la sinistra”.

Centro di raccolta presso l’università di Caldas a Manizales. 13 agosto 2026

Dopo la tragedia del 10 agosto, quando il terremoto ha stravolto la vita di migliaia di persone in Chocó, Risaralda, Valle del Cauca, Caldas e altri territori, migliaia di persone nella zona colpita e in tutto il paese lottano per far fronte alla catastrofe, arrivata pochi giorni dopo l’insediamento di De la Espriella, avvenuto senza un vero passaggio di consegne con il governo precedente.

Militarizzazione. Centro di Pereira. 14 agosto 2026

Sono diventate subito virali le denunce dei vigili del fuoco volontari, esclusi — a loro dire — dai soccorsi dal comune di Pereira e da altre autorità. A queste si sono aggiunte le proteste per la ripetuta sospensione, durata ore, delle attività di ricerca. A Pereira diverse persone hanno denunciato la morte di sopravvissuti, deceduti per negligenza delle autorità: sepolti sotto migliaia di tonnellate di terra e cemento, sono morti senza alcun aiuto da parte del governo.

Centro di Pereira. 14 agosto 2026

Foto e indifferenza

Lo stesso De la Espriella si è recato nelle zone del disastro “solo per farsi fotografare”, denunciano le persone sul posto. Se n’è poi andato in mezzo a un caos istituzionale, con scontri persino tra le stesse autorità.

A Pereira abbiamo raccolto numerose testimonianze di soccorritori volontari e membri di collettivi e movimenti sociali che hanno subìto pressioni e ostacoli dalle autorità.

Oscar Arturo Orozco, dirigente sindacale e difensore dei diritti umani e vittima dell’Esmad

A Manizales, il veterano sindacalista Óscar Arturo Orozco — difensore dei diritti umani, ferito a un occhio dall’Esmad (il reparto antisommossa) alcuni anni fa, e da oltre quarant’anni bersaglio di minacce e persecuzioni da parte delle élite di Caldas e Risaralda — ha detto che De la Espriella è andato lì solo per farsi fotografare e per frenare i soccorsi che migliaia di famiglie guidano fin dalle prime ore. Lo stesso, secondo varie testimonianze, è accaduto a Quibdó, Pereira e Cali.

Sopravvissuti morti sotto le macerie

Gabriela Castaño, soccorritrice e avvocata con esperienza in operazioni di salvataggio a Pereira e in Venezuela, ha denunciato che fin dalle prime ore le autorità — il comune guidato da Mauricio Salazar Peláez, la polizia e altri enti — hanno aggravato la situazione. Molte persone rimaste ferite sotto case ed edifici sarebbero morte per l’inerzia delle autorità, più preoccupate di riattivare in fretta commercio e turismo nel centro città che di facilitare la ricerca dei sopravvissuti.

Retro. Centro di Pereira.

Oltre a Castaño, anche Luis Alejandro Muñoz, soccorritore volontario e coordinatore delle operazioni nel centro di Pereira, ha confermato che tutto è stato fatto senza alcun sostegno da governo e autorità.

Le numerose denunce indicano che i governi regionale e nazionale non vogliono davvero salvare le vittime, pur disponendo delle risorse necessarie presso l’Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastri. Tra macchinari, squadre tecniche, soccorritori e volontari, la gente lotta per trovare i sopravvissuti mentre le autorità badano ai propri interessi. Alle accuse di essersi “limitati a farsi fotografare” si aggiungono quelle di favoritismi personali che coinvolgerebbero l’attuale sindaco e la senatrice María Irma Noreña Arboleda, sua stessa moglie.

Centro di Pereira. 14 agosto 2026.

Questo clan a Pereira, proveniente dai partiti della U, Conservatore, Centro Democratico e altri schierati con De la Espriella, favorirebbe i propri gruppi politici in vista delle prossime elezioni regionali per sindaci e governatori.

Politicantismo, sionismo e razzismo

A Manizales, Dosquebradas e Pereira, le persone con cui abbiamo parlato delle operazioni di ricerca e soccorso concordano tutte nel definire incapaci e indifferenti autorità e governanti.

Al clima di crescente indignazione si aggiunge l’arrivo, a Cali, Pereira e altrove, di militari dell’esercito israeliano, inviati su ordine del governo nazionale — militari responsabili del genocidio del popolo palestinese, intensificatosi dal 2023, che comprende omicidi e torture, compresi crimini contro bambini e bambine in tutto il territorio occupato della Palestina.

In tenda in un parco di Pereira.

Nel frattempo soccorritori, medici, squadre di ricerca e dirigenti sociali organizzano mense comunitarie, distribuiscono generi alimentari alle famiglie vulnerabili, offrono assistenza medica gratuita, svolgono lavoro psicosociale e comunitario, cucinano e trasportano cibo e aiuti.

A Chocó, diversi testimoni a Quibdó denunciano la scarsità degli aiuti umanitari, ancora insufficienti. Questo territorio, dove si è verificato l’epicentro del sisma, è stato il più colpito: si contano già centinaia tra morti, dispersi e sfollati.

A ciò si aggiungono i danni nelle zone rurali del Chocó e nei territori contadini di questo e di altri dipartimenti — Caldas, Risaralda, Valle del Cauca — dove l’assistenza è scarsa o del tutto assente.

Johana Jaramillo di Fuego Popular nel quartiere Bajo Andes di Manizales. 14 agosto 2026.

Aiutare dove serve

Johana Jaramillo, di Fuego Popular, nel quartiere Bajo Andes di Manizales, racconta che insieme ad altri movimenti sociali ha allestito mense comunitarie in città, offrendo cibo, generi alimentari e aiuti a chi ha perso il poco che aveva. Molte di queste persone, già prima del terremoto, soffrivano fame e violenza istituzionale continua. Con il centro città chiuso per gli edifici danneggiati o a rischio crollo, non riescono più a lavorare né a guadagnare il minimo per sopravvivere.

Solidarietà nel quartiere Bajo Andes (Manizales) 13 agosto 2026.

“Andiamo in gruppi ad aiutare dove serve”, sottolinea la giovane leader di Manizales.

Mentre queste persone denunciano la mancanza di sostegno alle comunità, diverse hanno segnalato che a Manizales il sindaco conservatore Jorge Eduardo Rojas — alleato dell’estrema destra e di De la Espriella — ha concentrato gli sforzi nelle zone dove prevalgono attività commerciali e abitazioni della piccola borghesia e dei ceti medi, mentre nei quartieri popolari come il Carmen si accumulano ritardi nella rimozione delle macerie e nell’aiuto alle migliaia di famiglie sinistrate.

Lo stesso sindaco ha più volte cercato di sgomberare centinaia di famiglie che costruiscono le proprie case in zone come Solferino e, soprattutto, nella comunità di Samaria — dove da anni si lotta per una casa dignitosa, e dove oggi si sostengono le vittime del terremoto con cibo e assistenza.

Cattedrale di Manizales. 13 agosto 2026.

Chi lotta nei territori

Natalia Gómez, dirigente dell’Associazione dei Settori Popolari dell’Edilizia sulla Via al Guamo; Luz Adriana Ramírez, dell’insediamento di Samaria e dell’organizzazione degli insediamenti cittadini; Alexander Rueda, della Fondazione Huellas de Vida nel quartiere Solferino; e Ana María Mañol Carmona, presidente della Giunta di Azione Comunale di Samaria ed edile della Comuna Nuevo Horizonte (che comprende i quartieri La Carola, Solferino, Comuneros, Porvenir, Sinaí, Villahermosa, Samaria e Villa Café) — lottano da anni per il diritto a una casa dignitosa nei loro quartieri.

Luz Adriana Ramírez e Natalia Gómez sono leader dei movimenti sociali nei quartieri e insediamenti di Manizales.

Ricordano di aver già subìto in passato repressione poliziesca e l’assenza di soluzioni abitative dignitose.

Alexander Rueda, della Fondazione Huellas de Vida nel quartiere Solferino e Ana Maria Mañol Carmona, presidente della Junta de Accion Comunal de Samaria e edile della Comuna Nuevo Horizonte.

Testimonianze simili arrivano dai sindacalisti Yudy Aya, presidente e rappresentante legale del Sindacato Nazionale dei Lavoratori delle App in Colombia, e César Augusto García, del Sindacato delle Imprese di Servizi Pubblici, intervistati durante una pausa dalle loro attività di soccorso a Manizales.

Yudy Aya, dirigente sindacale a Manizales svolge un ruolo chiave nel sostenere la comunità. 14 agosto 2026.

Entrambi lavorano anche per inviare aiuti verso Chocó, Valle del Cauca e Risaralda. Raccontano come governanti locali e poliziotti dell’Esmad li abbiano attaccati per aver denunciato violazioni dei diritti dei lavoratori in una regione dove imprese e imprenditori si arricchiscono proprio a spese di quei diritti.

Natalia Arango, volontaria nei lavori di salvataggio a Pereira. 14 agosto 2026.

Prove di vita

A Pereira le denunce sono ancora più gravi. Soccorritori e volontari — tra cui i “topos” e altri impegnati a cercare feriti, cani e gatti — sono arrivati in un punto del centro città, tra un hotel e altri edifici, dove sostengono di avere prove che vi fossero persone intrappolate ancora vive, lasciate morire dalle autorità.

Soccorritori a Pereira. 14 agosto 2026.

Al nostro arrivo, il gruppo di soccorritori festeggiava il salvataggio di un cane, ma ha dovuto interrompere subito la gioia per riprendere le ricerche e chiedere silenzio, necessario per cogliere segnali di vita da persone sepolte o localizzare i corpi.

Amore canino al parco Olaya di Pereira. 14 agosto 2026.

Molti erano ormai da ore senza dormire, lontani dalle proprie famiglie, e dovevano sopportare umiliazioni e minacce da parte delle autorità. Il cane salvato è stato portato in una delle infermerie allestite dalla comunità, mentre cresceva il malcontento dopo il divieto di continuare i soccorsi e le minacce di intervento dell’Esmad. A un certo punto la tensione è salita a tal punto che i soccorritori hanno chiesto a giornalisti, comunicatori popolari e media alternativi presenti di restare con loro per evitare minacce e violenza poliziesca.

Gabriela Castano, Topo, soccorritrice e avvocata. 14 agosto 2026.

I soccorritori affermano di avere le prove che c’erano persone intrappolate ancora vive. Pur avendo allertato le autorità, queste hanno sospeso più volte le ricerche; un numero imprecisato di persone è morto per l’incapacità dello Stato, mentre i soccorritori venivano allontanati con la forza e l’intimidazione — un chiaro segnale della volontà di impedire che le vittime venissero salvate.

Pereira dopo il terremoto. 14 agosto 2026.

In diversi punti di Pereira, come nel centro, le autorità continuano a insistere sull’uso di escavatori nonostante le prove contrarie: così il numero delle vittime è cresciuto. I corpi dei morti rischiano perfino di essere smembrati e dispersi dai macchinari pesanti, perché l’obiettivo dello Stato resta riattivare le attività commerciali a Pereira e in Risaralda.

Centro di Pereira dopo il terremoto, 14 agosto 2026.

Le apparecchiature tecnologiche per localizzare le persone intrappolate segnalano che, pur avendo individuato sopravvissuti, i ritardi contribuiscono a far morire altre persone sotto le tonnellate di cemento. A ciò si somma un’evidente disorganizzazione istituzionale, l’incapacità e la mancanza di volontà di salvare chi ha perso tutto, casa compresa.

Volontaria a Sinaltrainal, Dosquebradas (Risaralda).14 agosto 2026.

Le comunità organizzate nel Parco Olaya di Pereira denunciano inoltre che, oltre a non aver ricevuto un sostegno adeguato, è stata loro tolta anche la scarsa presenza istituzionale destinata a chi dorme in tende e ripari di fortuna.

Chi salva il popolo?

De la Espriella ha inviato rapidamente poliziotti dell’Esmad, militari israeliani e soldati colombiani — ma non aiuti umanitari. A intervenire per prime sono state le organizzazioni sociali e le comunità organizzate, mobilitate sotto lo slogan: “Solo il popolo salva il popolo”.

Silenzio nel centro di Pereira. 14 agosto 2026.

Persone provenienti da diversi movimenti sociali hanno contribuito a garantire e proteggere il lavoro giornalistico nei territori colpiti dal sisma.

Nei territori, insieme alle comunità che lottano contro la tragedia, la gente si organizza per salvare altre persone, recupera cani e gatti, allestisce mense comunitarie, sfama migliaia di persone, costruisce una logistica e un’infrastruttura popolare, offre una limonata rinfrescante contro il caldo opprimente e accoglie internazionalisti e giornalisti di Colombia Informa e Redher. Johan Salazar e Camila Ospina Contreras, delle collettive Aremos e Hacernos Tierra, spiegano che l’ingrediente segreto di quella limonata era “l’amore”.

da https://www.colombiainforma.info/el-pueblo-salva-al-pueblo-la-respuesta-popular-frente-al-terremoto-y-el-fascismo/

Editora Bogotà