
Toscana sacrificata
InfoAut: Informazione di parte - Friday, August 21, 2026Ripubblichiamo questo testo originariamente apparso su Scrivania Autogestita di Informazione che ha il pregio di tessere i fili di ciò che si sta verificando sulla regione Toscana, individuando le tendenze e gli interessi in campo.
La Toscana si sta consolidando come hub militare ed energetico sacrificando persone e territori a discapito di un modello che vede militarizzazione ed estrattivismo al primo posto.
Riprendendo l’ultimo capitolo dell’articolo che abbiamo pubblicato pochi giorni fa sul nuovo progetto eolico flottante offshore che vorrebbero costruire tra l’isola di Capraia e l’isola di Gorgona proviamo a mettere insieme un pò di elementi per descrivere come le opere e le attività legate alla guerra e all’energia stiano modificando irreversibilmente il territorio toscano.
Hub militare
Tramite il bollettino HUB – Bollettino della militarizzazione e delle resistenze dei territori, nato a partire dal campeggio organizzato dal Movimento No Base nel 2025, abbiamo e stiamo descrivendo, insieme a tutte le realtà che partecipano alla stesura, la militarizzazione nel territorio toscano.
Nel primo numero, dedicato all’hub toscano – ligure, sono state descritte le principali infrastrutture presenti tra Pisa e Livorno. Dalla base statunitense di Camp Darby fino alla nuova base del CISAM si è visto come il territorio si sta rafforzando come piattaforma di guerra del Mediterrano. La presenza del porto di Livorno, che vedrà un importante ampliamento tramite la costruzione della nuova Darsena Europa, il canale dei Navicelli, l’aeroporto militare e i collegamenti ferroviari, costituiscono insieme alle basi militari una rete logistica fondamentale per la guerra.
Nel secondo numero, pubblicato a fine luglio scorso, si è fatto un approfondimento proprio sull’utilizzo di infrastrutture dual use. Che dovrebbero cioè essere di utilizzo esclusivamente civile ma che invece si stanno sviluppando anche come snodi militari. Porto di Livorno, canale dei Navicelli e collegamenti ferroviari si stanno potenziando pure in questa ottica. Si è poi analizzata la situazione delle fabbriche di armi, con un focus sulla Leonardo S.p.A. L’azienda non è solo fabbrica di morte complice con Israele del genocidico palestinese, ma un vero e proprio sistema che si è insediato nei luoghi dove si sviluppano conoscenze e tecnologie, come le Università. Non solo Leonardo. Ci sono altre fabbriche di armamenti presenti sul territorio livornese come DRASS – produttore di sottomarini -, Wass – produttore di siluri e droni subacquei- e la Cheddite – produttore di munizioni.
Insomma un quadro a dir poco preoccupante, in un contesto mondiale di guerre che non accenna a placarsi e che proietta il territorio toscano come punto di riferimento fondamentale, andando così a mettere in pericolo la popolazione e sfruttando i territori per favorire l’economia bellica.
Hub energetico
L’ultimo progetto energetico in fase di valutazione di impatto ambientale è quello dell’enorme parco eolico flottante offshore Atis che vorrebbero costruire tra l’Isola di Capraia e l’isola di Gorgona. In questo articolo ne abbiamo descritto le caratteristiche. La panoramica è preoccupante visto che l’impatto sull’ambiente sarà enorme. Questa operazione incarna perfettamente il modello energetico che anche questo governo sta portando avanti. Territori sacrificati per far spazio ad enormi impianti a beneficio di grandi gruppi industriali e multinazionali senza considerare le conseguenze. Il carico territoriale energetico sulla Toscana, in particolare sulla Val di Cornia e sull’area costiera livornese, sarà ulteriormente gravoso, data già l’elevata presenza di grandi impianti siderurgici, discariche e gestione rifiuti, infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, incluso il rigassificatore.
A Livorno è presente la raffineria Eni, che sta vivendo in questo periodo la conversione parziale a bioraffineria, (ennesima operazione di greenwashing) situata in un’area SIN – Sito di Interesse Nazionale – e che dovrebbe quindi essere bonificata a causa del suo impatto altamente inquinante.
C’è anche il rigassificatore situato a circa 22 km dalla costa e attivo dal 2013.
A Piombino troviamo lo storico stabilimento siderurgico per la lavorazione dell’acciaio. Inoltre, anche qui, dal 2023 è stato posizionato un rigassificatore all’interno del porto. Un’operazione che negli anni scorsi ha visto l’opposizione trasversale della popolazione locale ma che purtroppo vede la sua permanenza prolungata.
Non solo, in Toscana si stanno già portando avanti installazioni di aerogeneratori anche sull’appennino. Come quello che sta accadendo sull’appennino Mugellano, che vuole essere trasformato in sito industriale eolico. Proprio in quelle zone, il 9 maggio scorso si è tenuta una marcia popolare contro la speculazione energetica e in difesa dei crinali.
Non da meno sono i progetti di installazioni del fotovoltaico sui campi agricoli con espropri e speculazioni soprattutto nella Val di Cornia dove il comitato Terre Val di Cornia si sta battendo contro questo ennesimo scempio.
Un dinamica simile si sta sviluppando a Massarosa in provincia di Lucca, che può essere approfondita qui.
Infine citiamo il più recente caso Ribolla, in provincia di Grosseto. Pure qui è prevista la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico con l’installazione di oltre 34.000–36.000 pannelli su circa 25–35 ettari. Dietro a questa operazione c’è una società israeliana. Un investimento che intreccia interessi economici e finanziari completamente sporchi di sangue. L’azienda israeliana infatti opera nei territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est, attraverso la costruzione, espansione e gestione di insediamenti illegali.
Per approfondire rimandiamo a questa pagina https://dirittinpalestina.blog/agrivoltaico-ribolla/
Ci sono inoltre i siti logistici, come la nuova Darsena Europa di cui avevamo parlato con un’ottica critica in questo documento. Al di là di cosa si possa pensare sull’utilità di questa nuova Darsena, il dato di fatto è che impatterà in maniera importante su tutta la costa livornese e pisana.
A dimostrazione anche di come hub militari e hub energetici siano in stretto legame tra loro.
Il tutto nel nome dello sviluppo sostenibile e di una transizione energetica che di green ha davvero poco. Stupisce, ma forse neanche troppo, che alcune associazioni ambientaliste abbiano mostrato apertura verso il progetto del parco eolico. Legambiente la riconosce come un’opportunità per fornire energia alla nuova Darsena Europa in corso di realizzazione nel porto di Livorno. Propone quindi di mitigare l’impatto ambientale di una grande opera tramite un’altra grande opera che avrà a sua volta un impatto devastante.
Rimarranno deluse tutte quelle persone e associazioni che si aspettano quindi una svolta green o che pensano che questi tipi di impianti eolici o fotovoltaici eviteranno ad esempio l’arrivo del nucleare. Il governo infatti ha avviato tutti gli iter preliminari anche per questa soluzione energetica, in barba ai due referendum nazionali che in passato hanno già bocciato questa opzione.
Chiaramente non si tratta di essere contrari alle energie rinnovabili a prescindere. Si tratta di pensare ad un sistema, che comprende il settore energetico, che va totalmente ripensato e che tenga conto dell’ambiente e dei territori. Bisognerebbe chiedersi a monte per cosa produciamo energia elettrica, per cosa si consuma e a cosa dovrebbe servire realmente.
Come evidenziano alcuni studi, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici il 30% degli edifici residenziali per coprire il 100% del fabbisogno energetico nazionale, senza ulteriore impatto ambientale come, ad esempio, il consumo di suolo. Una soluzione che sicuramente presenta ostacoli ma che dovrebbe necessariamente essere intrapresa. Ma ovviamente interessi economici e speculativi che guidano questo modello estrattivista portano alle soluzioni sopra citate che favoriscono il guadagno delle multinazionali come Eni. Causando così devastazione ambientale, non tenendo minimamente conto delle esigenze dei territori e delle persone che li abitano.
Allora si proseguirà sull’attuale modello in cui si pensa di combattere il cambiamento climatico continuando a nutrire il sistema sviluppista che lo sta alimentando e che ci sta già presentando un conto salatissimo per i suoi costi sociali e ambientali.
https://www.instagram.com/p/DcRBFGPiOBq/?igsh=amZycmZwMWI1em04&igsi=amZycmZwMWI1em04
da https://scrivaniautogestita.it/toscana-sacrificata-hub-militare-ed-energetico/