RitardaTAV: quando i treni non sono mai in orario, dal 2033 si passa al 2035

notav.info - Tuesday, September 1, 2026

Il tempo passa ma le vecchie abitudini restano. Se c’è un punto fermo nella costruzione della Torino-Lione è sicuramente che non si può mai dire — nemmeno per scherzo — che i cantieri siano un esempio di puntualità ed efficienza. La grande piaga che ci portiamo appresso da trent’anni continua infatti con i suoi ritardi cronici.

​È recente la notizia che la Torino-Lione rischi di accumulare altri due anni di ritardo. In questo modo, l’entrata in funzione della grande opera sarebbe spostata al 2035, contro il 2033 di cui si parlava solo qualche mese fa, già allora con disappunto.

​A preoccupare è soprattutto l’avanzamento dello scavo sul versante francese. Anche perchè su quello italiano manco è iniziato, quindi tanto vale concentrarsi su qualcosa che seppur lentamente, si muove.

​Con la sua media di 90 centimetri di scavo al giorno contro i 12 metri previsti (a tutti capita di fare degli errorini di calcolo però fa davvero ridere), la talpa Viviana inizia a preoccupare (intendiamoci, non noi). Vorremmo dire che è agosto per tutti, anche per le TBM, ma la verità è che sta scavando 90 cm al giorno ormai da un anno, salvo quel periodo di pausa meritato tra maggio e giugno. Oltretutto, infiltrazioni di acqua e caratteristiche geologiche della roccia costringono spesso a ricorrere allo scavo tradizionale che risulta ovviamente molto ma molto più lento. Se possiamo aggiungere, anche se non ci pare che importi molto, è un metodo decisamente più rischioso.

TELT ovviamente ci rassicura del fatto che i problemi di “Vivi” fossero previsti e messi ben in conto, che la sua lentezza non comprometterà l’avanzamento complessivo e Manuela Rocca, direttrice aggiunta della società, ha sottolineato che le difficoltà geologiche incontrate lungo il percorso erano ampiamente previste. Non abbiamo capito se il suo fosse un modo di fare autoironia, ma poco importa.

​L’affermazione risulta tuttavia un po’ strana perchè a meno che Viviana non diventi potentissima e scavi di colpo tutto l’ammanco di metri, viene da chiedersi come sia possibile che non ci siano ritardi. Ma d’altronde chi siamo noi per mettere in discussione un metodo che ha già costato trent’anni di ritardi. Effettivamente ci troviamo di fronte a dei professionisti del caso e non a degli impreparati che stanno ancora rodando il metodo. D’altronde lo capiamo anche, sul lavoro perdere tempo sempre.

​Tuttavia, la posizione dei tecnici francesi (COI, il consiglio d’orientation des infrastructures) risulta in forte contrasto con la linea politica ribadita anche da Parigi e evidenzia una forte divergenza tra le valutazioni del comitato e l’andamento effettivo delle opere. Oltre ai problemi geologici già sopra citati, si pone un’altra questione: all’apertura del tunnel la Francia utilizzerà la linea storica ammodernata Dijon-Modane, che al momento risulta in grado di assorbire solo due terzi della capacità merci prevista (16,8 milioni di tonnellate contro le 25 programmate). Tuttavia, si vocifera che i lavori per le nuove linee d’accesso francesi potrebbero partire soltanto dopo il 2040. Senza questa parte, chiaramente, la Torino-Lione non sarà operativa. Quindi, questi grandi pagliacci che se la suonano e se la cantano, come al solito stanno prendendo in giro chi ancora li ascolta.

​Facendo due calcoli su Viviana, sappiamo che ad oggi ha scavato 250 metri su un percorso totale di 9 km. Tenendo conto che l’inizio dei lavori è avvenuto a settembre 2025, in questo anno ha completato meno del 3% del tratto previsto. Mancano insomma circa 8.750 metri alla fine del suo percorso. Al ritmo attuale servirebbero circa 9.722 giorni (più di 28 anni insomma). Parliamo ovviamente di un dato indicativo, basato su calcoli aritmetici, che non tiene conto della complessità dell’opera ma vuole dare un’idea della peggiore delle ipotesi possibile. (Peggiore per loro).

​Fa sorridere pensare ad uno scenario del genere, nell’ottica che, come ben sappiamo, la Torino-Lione parte già come un’opera manchevole che anche se venisse realizzata domani, sarebbe comunque ormai obsoleta e inefficiente. Figuriamoci tra altri trent’anni quale scempio e barzelletta sarebbe.

​Al momento sono attivi 11 cantieri tra Francia e Italia e finora sono stati scavati poco più di 49 chilometri di gallerie sui 164 complessivi, circa il 30% dell’intero operato. Lo scavo del tunnel di base, lungo 115 chilometri tenendo in conto le due canne, è arrivato a circa 22 chilometri complessivi (ovvero circa il 19% del tunnel, che pare quasi un numero enorme rispetto agli altri).

​Come sappiamo, l’avvio dei lavori sul versante italiano è previsto nel 2027, con l’assemblamento di una nuova TBM che dovrebbe venire battezzata con un nome speriamo almeno più dignitoso di Viviana prima di partire. I ritardi, in questo caso già previsti da Maurizio Bufalini, direttore generale di TELT, sono secondo il suo giudizio invece attribuiti a noi e a la manifestazione dello scorso 25 luglio. Che dire Maurizio, ci fa piacere.

​Questa notizia mette ancora una volta in evidenza tutte le criticità e le fragilità che l’opera ha in sè. I continui ritardi che si accumulano stremano in maniera prolungata e costante il territorio che abitiamo. In questi giorni, sono iniziati degli scavi anche nell’area di Traduerivi, già interessata nei mesi scorsi da una serie di espropri e dai conseguenti rilevamenti di TELT, sotto le mentite spoglie di SMAT. Dovunque questo cantiere approdi, il risultato è la devastazione e lo sfruttamento del territorio, dalla Francia alla Val di Susa, in maniera indiscriminata. Il costante sacrificio della terra e della libertà di chi la attraversa e la cura sta raggiungendo livelli assurdi di non curanza e vera e propria violenza. Come un’automobile che procede a folle velocità senza guidatore, si va avanti per la sola forza d’impulso, senza sapere se mai ci sarà un traguardo, senza che ci sia un po’ di buon senso.

Ma d’altronde come si può pensare che qualcuno di questi signori una coscienza ce l’abbia?