
A 1.800 metri sottoterra, l’incendio smentisce la favola della sicurezza TELT
notav.info - Thursday, September 10, 2026Lunedì 7 settembre, intorno alle 14, un incendio è divampato in una galleria di accesso al tunnel di base della Torino-Lione, a Saint-Martin-de-la-Porte, in Maurienne. Dentro la galleria, a circa 1.800 metri sottoterra, c’erano 79 lavoratori. Il fuoco è stato domato intorno alle 16 e l’evacuazione dei lavoratori si è conclusa alle 17.30. Una persona è rimasta intossicata dai fumi. Sul posto sono intervenuti una cinquantina di vigili del fuoco con una ventina di mezzi. L’origine dell’incendio, secondo quanto riportato dai media locali, non è ancora stata individuata.
Un episodio che, ancora una volta, riporta alla realtà quello che TELT preferisce raccontare attraverso comunicati e campagne sulla sicurezza sulla quale ha costruito una parte importante della propria propaganda: la chiama “Mission S” e la presenta come il programma attraverso cui garantire la salute e l’incolumità di chi lavora alla realizzazione della Torino-Lione. L’obiettivo dichiarato è addirittura quello di arrivare a “zero incidenti gravi”. Un modello di prevenzione, formazione e controllo che dovrebbe fare della Torino-Lione un esempio di eccellenza.
Poi, però, ci sono le gallerie ed i cantieri e al loro interno le persone. Lunedì erano 79.
E mentre TELT racconta la sua “cultura della sicurezza”, in una delle gallerie del tunnel di base divampa un incendio che costringe all’evacuazione di decine di lavoratori e mobilita 50 vigili del fuoco e 20 mezzi di soccorso.
È questa la distanza tra la Torino-Lione raccontata nei comunicati e quella reale: da una parte una società che si attribuisce obiettivi altisonanti, parla di eccellenza, innovazione e prevenzione e costruisce una narrazione nella quale tutto è sotto controllo; dall’altra una montagna attraversata da gallerie, macchinari, impianti, mezzi e lavoratori costretti a operare in profondità.
E quando qualcosa succede, la retorica portata avanti da TELT mostra inevitabilmente le proprie crepe.
Non sappiamo ancora cosa abbia provocato l’incendio. Ma sappiamo già che non è sufficiente chiamare “sicuro” un cantiere perché lo diventi.
La sicurezza non è uno slogan, non si misura nei video promozionali, né nelle presentazioni rivolte alle istituzioni e ai giornalisti. Si misura nella capacità di evitare che gli incidenti accadano e, quando accadono, nella possibilità di garantire davvero l’incolumità di chi lavora.
E qui la questione diventa ancora più evidente. Perché stiamo parlando di un’opera che pretende di scavare decine di chilometri di gallerie sotto le Alpi, portando il lavoro sempre più in profondità nella montagna e che viene continuamente presentata come tecnologicamente avanzata, controllata, sicura. Ma quanto tutto ciò vale quando un incendio scoppia a 1.800 metri sottoterra? E soprattutto, quanto è credibile la narrazione di TELT quando la sicurezza viene utilizzata come una delle tante parole d’ordine con cui vendere un’opera che il Movimento No Tav continua da anni a denunciare per quello che è: un gigantesco progetto di trasformazione del territorio, imposto contro la volontà di chi lo abita, costoso e sorretto da una propaganda incessante?
Questa non è nemmeno la prima volta che la realtà dei lavori in Maurienne entra in contrapposizione con la favola raccontata da TELT.
Nel 2023, nel giro di pochi mesi, due lavoratori persero la vita sui cantieri francesi della Torino-Lione. Nel novembre di quell’anno morì un operaio di 31 anni; pochi mesi dopo, il 2 maggio 2024, un ingegnere di 64 anni perse la vita a Saint-Julien-Montdenis in un incidente sul cantiere del tunnel di base.
Due morti che difficilmente possono essere archiviate come semplici incidenti di percorso mentre la società incaricata dell’opera si presenta come portatrice di un modello di sicurezza all’avanguardia.
E allora il problema non è soltanto ciò che è accaduto lunedì.
Il problema è la distanza sempre più evidente tra quello che TELT racconta e quello che accade realmente nei suoi cantieri.
Questa volta, però, la montagna ha fatto saltare il copione.
E mentre TELT continuerà probabilmente a raccontarci quanto sia sicura la Torino-Lione, resta un fatto difficile da cancellare con un comunicato: a 1.800 metri sottoterra, qualcosa ha preso fuoco.