
La versione seria della puntata di Stakka Stakka
InfoAut: Informazione di parte - Saturday, September 26, 2026Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo a cura della trasmissione Stakka Stakka in onda sulle libere frequenze di Radio Blackout. Buona lettura e buon ascolto!
All’inizio del mese di settembre, sul social network X è comparso un post di Jacob Coxon, ricercatore appena dimissionario dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Il testo annuncia le dimissioni e sostiene che un’intelligenza artificiale di tipo “forte” potrebbe sterminare l’umanità entro la fine del decennio. Prima di pubblicarlo, Coxon ha cancellato integralmente il proprio account. Fino a quel momento, la sua figura era sconosciuta pressoché a chiunque: nessuna pubblicazione degna di nota, nessuna presenza pubblica, nessuna copertura pregressa. Eppure, nel giro di poche ore, quell’account è diventato il centro di una discussione sulla sicurezza dell’IA che ha raggiunto i quattro angoli del mondo.
Prima di discutere di ciò che è successo, è opportuno fornire qualche minima coordinata sull’ambiente in cui la vicenda si inserisce.
La “sicurezza dell’IA” non è una categoria neutra, e l’ambiente che la produce lo è ancora meno. Sotto questa etichetta si muove un ecosistema formato dal “lungotermismo” e dall’“altruismo efficace”: dottrine elaborate nei centri del potere tecnologico della Silicon Valley, che subordinano il presente a un futuro lontano e ipotetico, di fronte al quale sacrificare vite presenti può essere considerato perfettamente razionale. Attorno a queste dottrine si addensa un’infrastruttura completa – think tank, borse di studio, fellowship, canali di comunicazione, fondi di investimento – finanziata in larga parte dai miliardari che controllano le maggiori aziende di IA.
Su questo apparato ideologico si possono dare due letture. La prima è che essa costituisca davvero una cosmologia millenaristica: un sistema di credenze sincere, nel quale la minaccia dell’estinzione non è un espediente retorico ma una convinzione profonda, a cui proprio la vicinanza allo stato dell’arte della ricerca avvicina.
La seconda è che lo stesso apparato funzioni come una macchina: un modo di produrre valore, autorità e influenza distribuendo la paura secondo logiche di interesse ben precise. Le due letture, detto in breve, possono coesistere. E la vicenda che stiamo per raccontare è interessante proprio perché non costringe a scegliere: sul piano dei fatti tende piuttosto a
mostrare come una convinzione sincera possa essere, allo stesso tempo, uno strumento perfettamente funzionale.
Non ci pronunciamo, per ora, sulle intenzioni di Coxon.
Veniamo ai fatti. Il contatore di visualizzazioni del post di Coxon è salito con una costanza sospetta, quasi meccanica: 133,7 milioni, poi 134,6. Nonostante avesse azzerato i suoi contenuti, ha superato i duecentomila follower nel giro di poche ore. Per dare un’idea della
sproporzione: quando Ilya Sutskever – cofondatore di OpenAI – ha annunciato la propria partenza, la sua comunicazione ha totalizzato sei milioni di visualizzazioni. Qui parliamo di più di venti volte tanto, per un uomo di cui nessuno aveva sentito parlare ventiquattro ore prima.
Ancora più istruttiva è la sequenza temporale. Entro quindici minuti dalla pubblicazione, tre account rispondono al post. Nathan Calvin, consulente legale di Encode AI, in 6 minuti e 6 secondi; Daniel Kokotajlo, direttore dell’AI Futures Project, in 9 minuti e 54 secondi; Peter Wildeford, responsabile di policy dell’AI Policy Network, il quale si presenta addirittura con un articolo del Wall Street Journal già in mano. L’articolo è stato pubblicato alle 19:46: diciotto minuti prima che lo stesso tweet di dimissioni andasse online, alle 20:04. L’esclusiva giornalistica ha preceduto l’evento di cui doveva riferire versione archiviata del WSJ.
Non solo hanno risposto tempestivamente ad un account senza alcuna visibilità pregressa, ma il Wall Street Journal aveva anche un’esclusiva già pronta che citava le parole esatte del ricercatore, cosa che fa pensare fa pensare ad un’efficiente campagna di influenza.
Infatti questi tre account non sarebbero stati scelti a caso: tutti appartengono al mondo della “sicurezza IA” che fanno advocacy sul “rischio esistenziale” dell’AI. E tutte e tre le organizzazioni condividono un medesimo benefattore: il Survival and Flourishing Fund, guidato da Jaan Tallinn – uno dei principali investitori e membro del consiglio esterno di Anthropic, l’azienda che Coxon ha appena lasciato. Il fondo di Tallinn ha elargito oltre 2,5 milioni di dollari all’AI Futures Project di Kokotajlo dal 2024 AI Futures Project,
500.000 dollari a Encode AI di Calvin nel 2025 e 2 milioni all’AI Policy Institute, come leggiamo dal sito dell’associazione.
Il quadro si completa con un secondo investitore di Anthropic, Dustin Moskovitz, che gestisce il proprio impero filantropico attraverso Good Ventures, Open Philanthropy e la controllata Coefficient Giving annuncio di finanziamento di Anthropic. Ed ecco l’inversione decisiva: Coxon stesso ha ricevuto una borsa di studio “Long-Term Future” da ventimila dollari da Good Ventures nel 2022, prima ancora di entrare in Anthropic. E la quattordicesima persona a rispondere al suo post – Max Nadeau, program officer di Coefficient Giving – l’ha fatto ventisette minuti dopo la pubblicazione: una tempestività notevole, per un profilo che non pubblica praticamente mai.
La produzione mediatica, a valle, segue una catena di montaggio puntuale, descritta da Brian Chau in un thread su Twitter. Coefficient Giving paga l’intero stipendio del giornalista tramite la Tarbell Fellowship; paga l’editore (The Guardian riceve oltre tre milioni di dollari); paga il soggetto stesso dell’articolo (AI 2027 riceve quattrocentomila dollari); e i tre esperti citati nel pezzo sono a loro volta finanziati dai medesimi donatori. L’articolo del “ferocemente indipendente” Guardian dichiara la propria indipendenza senza rendere nota alcuna di queste relazioni; il lettore resta con l’impressione di trovarsi di fronte a una redazione che ha strenuamente indagato una pericolosa azienda di IA. Leggendo l’articolo su effort si può notare che molti dei nomi citati in precedenza ritornano puntualmente nell’ormai rodato meccanismo di “esperti indipendenti lanciano l’allarme”.
Il passo successivo della vicenda aiuta a capire perché una retorica simile, della quale Coxon è solo l’ultimo e più improvviso interprete, sia utile alle aziende che la producono. Il critico tecnologico Cal Newport ha proposto di chiamare questa strategia “doom trolling” (trolling apocalittico): l’abitudine, ormai consolidata nelle maggiori aziende di IA, di descrivere solennemente i danni che i propri modelli potrebbero causare, dichiarandosi al contempo impotenti ad impedirli.
Newport osserva che questa strategia ammette due sole interpretazioni, entrambe gravemente problematiche. Se le aziende credono davvero che i propri sistemi possano produrre eventi catastrofici, allora ogni sistema morale esigerebbe che smettessero di svilupparli e che facessero pressione perché anche i concorrenti facessero lo stesso: qualsiasi altra condotta sarebbe mostruosa. Se invece non ci credono, allora stanno iniettando dosi di paura insolubile per altri motivi – per amplificare la percezione della potenza della propria tecnologia in vista delle quotazioni pubbliche in borsa o, come
ha sostenuto l’investitore David Sacks, per praticare una forma di “regulatory capture” che ostacoli i concorrenti più piccoli. In ogni caso si tratterebbe di un’operazione di riciclaggio dell’ansia collettiva a favore di una minuscola minoranza di azionisti.
Qualunque delle due letture si scelga, la retorica apocalittica svolge dunque una funzione precisa: legittima la corsa alla costruzione di sistemi sempre più potenti presentandola come un destino inevitabile, mentre la stessa azienda che la paventa continua a sviluppare, pubblicizzare e vendere i propri modelli senza alcun vincolo. È esattamente il meccanismo che la vicenda Coxon rende visibile su scala ridotta: la minaccia della “fine del mondo” non è un’eccezione rispetto al normale funzionamento dell’industria, ma una delle sue strategie comunicative più efficaci.
Naturale, a questo punto, la smentita. Interrogato sulla possibilità di essersi coordinato con terze parti, Coxon ha risposto: “Niente affatto. Si tratta esclusivamente delle mie preoccupazioni personali sulla sicurezza e di cose che ho visto personalmente, e conversazioni che ho avuto.” Non c’è alcun motivo evidente per dubitare di questa affermazione: non disponiamo di elementi che dimostrino un coordinamento diretto, e la sincerità è in ogni caso psicologicamente legittima.
Ed è proprio qui che il meccanismo si rivela più efficace. Non è necessario che Coxon menta perché l’apparato funzioni. Basta che un insieme di organizzazioni, fellowship e fondi abbia da tempo selezionato e formato una figura del genere, e che le condizioni di visibilità – un post scritto in modo professionale, pensato per la viralità, su un account ripulito – siano già predisposte. Ricapitoliamo la sequenza: un borsista finanziato dal circuito di Moskovitz pubblica un testo che tre attivisti, finanziati dallo stesso investitore di Anthropic, rispondono entro sei minuti; un’esclusiva del Wall Street Journal con le sue citazioni va online prima del tweet WSJ archiviato; ventidue politici – due governatori, sette senatori, tredici rappresentanti – invocano una legge già scritta proposta Sanders-Casar e reazioni politiche. A Novembre negli Stati Uniti si rinnoveranno le Camere, ed è interessante notare che dei 22 politici 19 siano Democratici, e del resto non sarebbe la prima campagna.
Ora, la domanda che la vicenda solleva non è psicologica né cospirazionista. La questione non è stabilire se Coxon sia una marionetta o un sincero testimone, ma comprendere che cosa questa macchina produce e, soprattutto, chi ne controlla i termini. La discussione sulla sicurezza dell’IA, nel modo in cui viene condotta, non è tanto un dibattito sulla tecnologia quanto una battaglia per la definizione delle parole – “sicurezza”, “intelligenza”, “rischio” – che precede e determina ogni possibile regola. Se la minaccia è definita come esterna e catastrofica, allora la risposta “ragionevole” viene affidata a un piccolo gruppo di esperti e legislatori già coordinati con i finanziatori di quell’infrastruttura; a circoscrivere i confini della tecnologia restano, di fatto, le stesse forze che la producono.
È per questo che la “regolamentazione dell’IA” può essere invocata in modo tanto trasversale e, in apparenza, preoccupato: perché parlare di “sicurezza” in questi termini non minaccia l’ordine esistente, ma lo consolida. La paura non è l’opposto dell’accumulazione, è uno dei suoi strumenti. Ed è l’elemento che rende la vicenda paradigmatica: il discorso catastrofista non viene dal margine, ma dal centro dello stesso sistema che lo trasforma in valore.
È singolare, rileggendo l’intera vicenda, che il dibattito sull’IA si svolga quasi esclusivamente su eventi che non sono ancora accaduti.
Nessuno di questi discorsi apocalittici parte da qualcosa che sta avvenendo oggi: descrivono sempre un futuro, più o meno vicino, in cui la macchina avrà superato l’uomo. Lo stesso Coxon, nel post e nelle interviste successive, non accusa mai la propria azienda di alcun illecito concreto; non menziona violazioni, non denuncia danni già prodotti, non chiede conto a nessuno. La sua retorica insiste piuttosto sull’inevitabilità della fine: sul fatto che l’apocalisse è in arrivo e che nessuno può farci nulla. È una forma di discorso che ha il vantaggio di non poter essere né verificata né confutata: si sottrae a ogni riscontro immediato e riporta la posta su un orizzonte che non coincide mai con il presente.
Eppure i problemi che l’IA pone sono già oggi sotto i nostri occhi, e non bisogna aspettare l’arrivo di Terminator per confrontarli. C’è l’impatto ambientale di un’infrastruttura che consuma quantità immense di energia e acqua per addestrare e alimentare i modelli. C’è la creazione di un enorme apparato di sorveglianza e controllo, con ad esempio Anthropic che analizza le richieste degli utenti per predirre chi potrebbe partecipare alle proteste contro la
costruzione di data center, o l’esercito americano che secondo CNN stava per attaccare una nave cinese sospettata di trasportare materiale nucleare in Iran, sulla base di prove completamente inventate da un’AI. C’è, infine, l’insostenibilità economica di un modello di sviluppo finanziato a perdere, in cui l’accumulo di capacità di calcolo promette
ricavi che forse non arriveranno mai. Sono questioni concrete, verificabili, presenti — molto più presenti della “fine del mondo”. E chiunque provi a porle oggi rischia di trovarsi escluso da un dibattito che, nella sua forma dominante, preferisce parlare d’altro.
Su questi temi la critica non dovrebbe essere lasciata a chi ha costruito la macchina e il suo catastrofismo, né a quell’audience ristretta che, come mostra la vicenda, è finanziata dagli stessi attori che la dibattono. La questione non è convincere il pubblico apocalittico a cambiare tono: è che la discussione sull’IA — sui suoi costi, i suoi danni, il suo senso — deve poter essere sottratta a quel circuito e restituita a chi la tecnologia la subisce.
Stakka stakka: buttiamola in caciara con l’apocalisse!
Colonna sonora: Ligabue – A che ora la fine del mondo?
Atto I: L’Uomo, Il Mito, L’Account Cancellato
- Un signore di nome Jacob Coxon — precedentemente sconosciuto praticamente a chiunque, incluso, a quanto pare, al suo stesso account Twitter — decide di licenziarsi da Anthropic, l’azienda di IA che potrebbe, o forse no, sterminare accidentalmente l’umanità.
- Prima di dimettersi, fa ciò che qualsiasi persona normale farebbe quando lascia un lavoro: cancella completamente il suo account Twitter. Tabula rasa. Nuovo io. Dimissioni col botto.
- Poi pubblica un unico, incisivo, meravigliosamente citabile post, quasi da sceneggiatore professionista, annunciando le sue dimissioni e suggerendo con forza che l’IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio.
- Il post è un capolavoro di comunicazione. Asciutto. Toccante. Pronto per diventare virale. Non il genere di cosa che uno butta giù di fretta mentre manda a quel paese Slack.
Atto II: Il Contatore Visualizzazioni Fa PEM
- Il tweet inizia immediatamente ad accumulare visualizzazioni. Non in modo organico — no, sarebbe banale. Invece, ogni volta che premi aggiorna, il contatore sale di un numero sospettosamente costante.
- I numeri continuano a salire: 133,7 milioni di visualizzazioni. Poi 134,6 milioni. È ipnotico. È inarrestabile. È quasi come se l’engagement fosse stato acquistato da un fornitore molto affidabile.
- L’account — che aveva essenzialmente zero follower e zero engagement precedente — supera i 200.000 follower nel giro di poche ore.
- Per dare un termine di paragone: quando Ilya Sutskever ( il tizio che ha letteralmente co-fondato OpenAI) ha annunciato la sua partenza, il suo post ha ottenuto 6 milioni di visualizzazioni. Una vera bomba. Coxon, un uomo di cui nessuno aveva mai sentito parlare 24 ore prima: 134 milioni e passa. Del tutto normale.
Atto III: I Quote-Tweeter Più Veloci del Mondo
- Nel giro di 15 minuti dalla pubblicazione del post, tre account lo twittano. Non tre account qualsiasi — i perfetti tre account:
- Ora, vale la pena chiedersi: avete mai provato a leggere un lungo thread di dimissioni, digerirlo, formulare un quote-tweet ponderato e premere invio — tutto in meno di 7 minuti? Queste persone sì. Su un post di un account con zero copertura pregressa. Davvero notevole consapevolezza situazionale.
- Tutti e tre sono figure di spicco nel mondo della sicurezza IA / advocacy apocalisse.
- Tutte e tre le organizzazioni condividono un benefattore comune: il Survival and Flourishing Fund, guidato da un certo Jaan Tallinn — che guarda caso è uno dei principali investitori, di Anthropic. Sapete, l’azienda che Coxon ha appena lasciato. Il mondo è piccolo.
- Ah, e Peter Wildeford non si è limitato al quote-tweet. Ha pubblicato il suo articolo sul Wall Street Journal sulle dimissioni di Coxon alle 18:02. Il tweet di Coxon è andato live alle 18:04. Quindi l’esclusiva del WSJ ha effettivamente battuto il post di dimissioni di due minuti. Questo sì che è giornalismo.
Atto IV: I Politici, Pronti e In Attesa
- Nel giro di poche ore, 22 politici — 2 governatori, 7 senatori, 13 rappresentanti — rispondono direttamente al post virale con appelli appassionati a regolamentare subito l’IA.
- È quasi come se avessero i testi già scritti in anticipo. Come se qualcuno li avesse avvisati. Un preavviso da whistleblower, diciamo.
- E guarda un po’ — Bernie Sanders ha già un disegno di legge scritto e pronto. Il disegno di legge prevede di:
- Vietare la superintelligenza (sì, “vietare” — perché le entità superintelligenti notoriamente rispettano la legislazione)
- Creare una nuova fiammante agenzia federale a livello di gabinetto per proteggere il pubblico dall’IA
- Istituire un Comitato Consultivo sull’IA composto da “esperti di intelligenza artificiale”
- Rimarrete scioccati — scioccati — nell’apprendere che Anthropic e i suoi numerosi investitori, che collettivamente finanziano una vasta rete di gruppi di advocacy sull’IA, potrebbero avere un’opinione su chi viene nominato in un comitato che decide cosa l’IA può e non può fare. Scioccati.
Atto V: Segui i Soldi (La Parte Divertente)
La Connessione Tallinn
Il Survival and Flourishing Fund — dove Jaan Tallinn (investitore Anthropic, il tizio di Skype) supervisiona le sovvenzioni:
- $2,5M+ → AI Futures Project (ovvero Daniel Kokotajlo, quote-tweeter straordinario da 9 minuti e 54 secondi), dal 2024
- $500K → Encode AI (Nathan Calvin, detentore del record di velocità da 6 minuti e 6 secondi), nel 2025
- $2M → AI Policy Institute (affiliato dell’AI Policy Network di Peter Wildeford)
La Connessione Moskovitz
Dustin Moskovitz — anche lui investitore Anthropic — gestisce il suo impero filantropico attraverso Good Ventures / Open Philanthropy / Coefficient Giving (il reparto nomi meriterebbe un bonus):
- Jacob Coxon stesso ha ricevuto una borsa di studio Long-Term Future da $20.000 da Good Ventures nel 2022. Prima ancora di lavorare per Anthropic. Prima di tutto questo. La pipeline delle borse di studio porta dritta dritta al whistleblower.
- La quattordicesima persona a quote-twittare il post di Coxon è stato Max Nadeau, Program Officer presso Coefficient Giving (il veicolo di Moskovitz). Ha twittato 27 minuti dopo la pubblicazione del post — il che, data la sua frequenza abituale di pubblicazione (più o meno “mai”), conta come riflessi fulminei.
- Coefficient Giving finanzia anche ~24 giornalisti presso importanti testate attraverso qualcosa chiamato Tarbell Fellowship.
Atto VI: La Catena di Montaggio Mediatica
Ecco come viene prodotta la salsiccia Tarbell, secondo Brian Chau:
- Coefficient Giving paga l’intero stipendio del giornalista (tramite Tarbell Fellowship).
- Coefficient paga anche l’editore — ad esempio, The Guardian riceve $3M+.
- Coefficient paga anche il soggetto dell’articolo — ad esempio, AI 2027 riceve $400K.
- I tre esperti citati nel pezzo? Tutti pagati dai donatori dell’apocalise.
- The Guardian, nello stesso identico articolo, dichiara la propria “feroce indipendenza.”
- Nessuno rende noto tutto ciò. Il lettore resta con l’impressione che un coraggioso giornale indipendente abbia strenuamente investigato una pericolosa azienda di IA.
Il listino prezzi completo (presunto):
Open Philanthropy, per inciso, ora opera sotto il nome Coefficient Giving. Il rebranding è una coincidenza oppure qualcuno si è reso conto che “Open Philanthropy” suonava un po’ troppo esplicito per un’operazione coperta di finanziamento dei media.
Atto VII: L’Assolo del Whistleblower
- Quando gli è stato chiesto direttamente se si fosse coordinato con terze parti per il suo whistleblowing, Jacob Coxon ha risposto:
“Niente affatto. Si tratta esclusivamente delle mie preoccupazioni personali sulla sicurezza e di cose che ho visto personalmente, e conversazioni che ho avuto.”
- Quindi, ricapitoliamo la sequenza di dimissioni completamente scoordinate di un lupo solitario:
- Un borsista finanziato da Moskovitz con un fellowship a Newspeak House e un account Twitter cancellato
- Pubblica un post di dimissioni scritto in modo professionale e ottimizzato per la viralità
- Che viene quote-twittato entro 6 minuti da tre sostenitori politici, tutti finanziati dallo stesso investitore di Anthropic
- Mentre un’esclusiva del Wall Street Journal — con le sue citazioni — va online prima del suo stesso tweet
- Seguita da 22 politici che invocano immediatamente una legge che era già stata scritta
- Il tutto mentre un apparato invisibile di giornalisti finanziati da sovvenzioni, YouTuber e organizzazioni non profit ronza in sottofondo
- Pura coincidenza. Niente da vedere qui. Un uomo aveva semplicemente delle preoccupazioni sulla sicurezza.
Riferimenti
Post di dimissioni di Jacob Coxon: https://x.com/hilbertspaess/status/2097476196791709843
Articolo del Wall Street Journal (versione syndicated): https://www.tovima.com/wsj/anthropic-researcher-quits-over-out-of-control-ai-fears/amp/
Sulla questione dell’orario di pubblicazione: https://x.com/thedogfather/status/2098255084631015455
Reazioni politiche — m_adams: https://x.com/m_adams/status/2097826241533407539
Youtuber pagati dalle NGO sovramenzionate per parlare dell’apocalisse AI: https://x.com/elonmusk/status/2096330979388338561
Peter Wildeford condivide l’articolo WSJ: https://x.com/peterwildeford/status/2097475721170206729
Survival and Flourishing Fund — raccomandazioni di sovvenzioni: https://survivalandflourishing.fund/recommendations
AI Futures Project: https://www.aifutures.org/
Daniel Kokotajlo: https://x.com/DKokotajlo
Annuncio finanziamento Anthropic (Tallinn & Moskovitz): https://www.anthropic.com/news/anthropic-raises-124-million-to-build-more-reliable-general-ai-systems
Proposta Sanders–Casar per vietare la superintelligenza artificiale: https://www.sanders.senate.gov/press-releases/news-sanders-casar-introduce-legislation-to-ban-artificial-superintelligence-and-temporarily-pause-advanced-ai-development/
Post sul finanziamento dei contenuti sull’IA: https://x.com/WesRoth/status/2096281447732781228
Post di Brian Chau:
x.com/brianchau57/status/2095128794889945541
Effort.news su finanziamenti IA e media: https://www.effort.news/tarbell
Newspeak House — directory fellowship: https://newspeak.house/fellowship