Marinëz

InfoAut: Informazione di parte - Saturday, September 26, 2026

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo di Elon Miloti che ci testimonia la lotta territoriale di Marinëz in Albania.

Nel paese dei miei, Marinëz (Albania), un’intensissima lotta autonoma ha ottenuto una vittoria enorme contro la multinazionale che gestisce i pozzi petroliferi del territorio. Marinëz si trova al centro del più grande giacimento su terraferma d’Europa e i pozzi, a decine e decine, sorgono su terreni di proprietà della gente del posto da generazioni. Regolati da contratti d’affitto irrisori rispetto ai profitti dell’azienda, da mesi non venivano nemmeno più pagati. L’auto-organizzazione degli abitanti, iniziata ad agosto, si è presentata inizialmente negli uffici in città. Per due volte li ha occupati. Presidio sotto il sole cocente, apertura dei cancelli a spinta, parapiglia con le guardie private, occupazione. Pur di imporre un confronto con i vertici dell’azienda, che si rifiutavano di incontrarli. Poi la protesta è passata direttamente tra i pozzi del paese, fino a occupare, la settimana scorsa, i locali amministrativi, rimasti occupati anche di notte, chiedendo un incontro risolutivo con il CEO.

La multinazionale cinese rifiutava di riconoscere gli abitanti come controparte, chiedendo di interloquire solo con le istituzioni locali e lo Stato. Ma se la terra appartiene a chi la vive, socialmente e legalmente, perché chiamare in causa lo Stato rimuovendo i diretti interessati? E soprattutto, perché farlo in un contesto in cui le istituzioni locali e nazionali sono piegate agli interessi del profitto? La domanda, ovviamente, è retorica e gli abitanti non si sono piegati: “Le trattative le facciamo noi”. Alla fine la dirigenza si è dovuta presentare, con il CEO in persona, garantendo lo sblocco immediato degli affitti arretrati e il rispetto dei contratti.

Una vittoria del tutto auto-organizzata: senza partiti, senza sindacati, senza deleghe, senza collettivi. Neanche per scelta, ma per necessità, visto che la transizione democratica post-comunismo è stata immediata e netta per privati e sfruttatori, ma di cancellazione totale verso organizzazioni democratiche e sociali.

Una vittoria gigantesca, ma che è solo il primo passo. Fin dall’inizio la vertenza ha assunto una dimensione politica profonda. Si chiede equità salariale e giustizia ecologica, ambiente e salute. I pozzi causano danni devastanti alla salute: patologie del sangue e delle vie respiratorie, accumulo di alterazioni genetiche e disturbi neurologici. In un contesto nazionale dove la sanità è privatizzata e cure e prevenzione sono negate. Per massimizzare i profitti, l’azienda ha provocato negli anni scosse sismiche artificiali o ci sono state esplosioni che hanno abbattuto le case, senza che molti abbiano mai visto un risarcimento. I lavoratori sono sfruttati e le tutele ambientali, già minime e insufficienti, vengono sistematicamente raggirate. Petrolio che scorre a fiumi, ma ricchezze ad altri, un paese senza nemmeno molte strade asfaltate e le esternalizzazioni negative, come le chiamano gli economisti, tutte sul groppone alla gente che in quei territori ci vive da sempre.

Quando arrivi a Marinëz, un paese di 5000 abitanti ormai decimato dall’emigrazione e dalla privazione, l’odore acre del greggio ti investe già ai confini del centro abitato. Dentro, si fonde con la vita contadina e coltivatrice, allevatrice e operaia: con i pascoli e le coltivazioni, i frutti e gli animali. Terreni da sempre della gente del posto, sotto controllo statale durante il comunismo -che in cambio, oltre a piena occupazione, favoriva attività aggregative e sociali, culturali e folkloristiche- che dal ’90 la popolazione ha lottato per mantenere propri, finendo però nella tenaglia della deregolamentazione incontrollata. Gli stessi vertici dell’attuale multinazionale cinese, nei mesi scorsi, sono stati arrestati per frode e corruzione, riciclaggio ed evasione.

Sono piccoli tasselli di lotte territoriali che oggi, mentre a Tirana la protesta nazionale va avanti da oltre 100 giorni, si interconnettono contro le prepotenze di partiti e multinazionali. Questa vittoria dimostra che, anche quando la coesione sociale viene forzatamente erosa, l’aggregazione ostacolata e la comunità privata di risorse e spazi culturali, la lotta continua a scorrere, quotidianamente, sottotraccia. E quando si organizza collettivamente, la società vince contro i prepotenti. Marinëz, aty ku nafta derdhej lume