No alla Sorveglianza Speciale per Stefano e Sara

notav.info - Tuesday, September 29, 2026

L’accanimento congiunto di Procura e Questura di Torino contro chi si oppone allo stato delle cose non è una novità, ma anzi un dispositivo repressivo collaudato che in Val di Susa e a Torino trova da anni il suo laboratorio privilegiato.

Dalla militarizzazione permanente della Valle, trasformata ormai in una perenne “zona rossa” per soffocare l’opposizione alla Torino-Lione e qualsiasi reazione dal basso, all’uso sistematico della sorveglianza speciale — già impiegata per limitare la libertà di Giorgio —, il nostro territorio continua ad anticipare le forme di controllo e punizione preventiva.

Oggi, quella stessa tenaglia giudiziaria e di polizia espande il proprio raggio d’azione verso i più recenti percorsi di lotta, mirando a colpire chi si espone contro le ingiustizie sociali.

Ed è proprio guardando al precedente di Giorgio che sentiamo il dovere e la necessità di schierarci al fianco di Sara e di Stefano: difendere la loro libertà individuale e politica significa non accettare che la prevenzione punitiva diventi la norma per mettere a tacere chiunque decida di lottare.

Condividiamo l’appello del Network Antagonista e del coordinamento Torino per Gaza per portare solidarietà in aula alla prossima udienza per la sorveglianza speciale nei confronti di Stefano.

Mercoledì 30 settembre si terrà l’ultima udienza prima della sentenza definitiva per la sorveglianza speciale di Stefano, nostro compagno di lotte che da sempre si spende con coraggio e determinazione per un mondo più giusto e dignitoso.
Allo stesso modo il 14 ottobre ci sarà la seconda udienza per Sara, sempre presente nelle piazze per la Palestina.

La sorveglianza speciale è una misura repressiva introdotta dal codice Antimafia, nata per combattere soggetti appartenenti alla criminalità e al terrorismo, molto distanti da chi lotta con entusiasmo per una Palestina libera, contro il razzismo e per la tutela dei territori contro grandi opere inutili.

Impone limitazioni molto pesanti sulla vita di chi ne è soggetto, come il ritiro della patente e del passaporto, obblighi di dimora, restrizioni sugli spostamenti, coprifuoco, divieti sulle frequentazioni personali e controlli continui.

Ciò che è più grave è che si tratta di una misura preventiva, che non punisce un fatto specifico compiuto dall’imputato, ma definendolo “socialmente pericoloso”, mira a prevenire il compimento di potenziali reati.

La richiesta di sorveglianza speciale è un monito che questura e procura vogliono lanciare a tutte le persone che quotidianamente lottano contro lo status quo e per un futuro migliore.

È un attacco alla libertà di dissentire, di alzare la testa e scendere in piazza per cambiare le cose e per queste ci riguarda tutte.

Il governo Meloni vuole zittirci a suon di decreti, multe e arresti, perseguitando chi lotta a fianco dei popoli oppressi o contro una crisi sociale dilagante, mentre continua a investire nel settore bellico, distraendo l’Italia con insensate misure razziste da applicare nelle scuole.

Intanto il carovita imperversa e rende le nostre vite sempre più insostenibili, con l’aumento della benzina e dei generi alimentari, giustificando guerre tra Stati Uniti e Iran. Questo è il futuro a cui vogliono condannarci: non glielo permetteremo!

Ci vediamo mercoledì 30 alle ore 12 in Aula 7 del Tribunale di Torino per Stefano, il 14 ottobre per Sara.