
Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana
notav.info - Sunday, October 4, 2026Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.
Diecimila persone sono tante, ma a raccontare questa giornata sono soprattutto i volti e la composizione del corteo.
C’erano gli amministratori locali e d’oltralpe e le famiglie, i comitati e le realtà che compongono il Movimento No Tav, persone che questa battaglia la portano avanti da decenni e giovani che hanno scelto di raccoglierne il testimone. C’erano i comitati No Tav francesi, i movimenti legati alla Palestina e chi da anni si batte per la difesa dei territori. C’era una valle intera che ieri ha deciso di camminare nella stessa direzione con la determinazione e l’entusiamo che da sempre accompagnano le giornate di mobilitazione popolare valsusina.

La ragione della marcia era precisa: fermare l’Avigliana-Orbassano. Un nuovo progetto che si inserisce nel quadro più ampio della Torino-Lione e che arriva all’interno di un territorio che da più di trent’anni è obbligato a sentire l’ormai stantio racconto che le grandi opere sono necessarie, inevitabili, strategiche ed indispensabili. Tutto questo mentre sul territorio rimangono aperti temi molto più concreti che attraversano tutti gli aspetti della vita quotidiana: a partire dal caro vita, la sanità sempre più inaccessibile arrivando poi alla mobilità, con il costo sempre più alto del carburante e gli scarsi investimenti nel trasporto pubblico locale. Il tema che porta con sé l’apertura di questi nuovo progetto non è semplicemente costruire nuove infrastrutture, ma decidere quali trasporti servono davvero a chi vive questo territorio e dove devono essere investite le risorse pubbliche. Ieri, insieme alla critica alla tratta Avigliana-Orbassano, è tornata quindi anche la richiesta di investire nel trasporto pubblico e nella metropolitana, invece di continuare a concentrare risorse su opere pensate secondo una logica diversa da quella dei bisogni quotidiani di chi abita la Valle e l’area metropolitana.

I tanti interventi hanno infatti poi anche allargato il ragionamento anche alle altre emergenze che attraversano il territorio e l’intero Paese: la sanità pubblica, le scuole, i servizi, il trasporto per studenti e pendolari, la crisi climatica e la necessità di prendersi cura dei territori invece di consumarli.
È anche su questo terreno che l’Avigliana-Orbassano diventa parte di una discussione più ampia sulle priorità e sul modello di sviluppo.
Sono passati governi, ministri, presidenti di Regione. Sono cambiate le parole utilizzate per imporre la Torino-Lione e il modello che in cui si inserisce e sono cambiate le motivazioni con cui se ne è sostenuta la necessità.
Quello che invece non è mutata è la voglia di chi abita questo territorio, di organizzarsi per difenderlo.
La manifestazione di ieri è il risultato di una storia lunga, nella quale si è costruita una capacità collettiva fatta di resistenza, organizzazione e mobilitazione, alimentata negli anni da migliaia di persone, esperienze e percorsi differenti.
È questa esperienza che ha permesso al Movimento No Tav di andare oltre la semplice opposizione a una singola opera e di costruire, insieme alla critica, un’idea diversa di territorio, di comunità e di futuro.
La giornata ha mostrato, ancora una volta, come la discussione non possa essere rinchiusa nei confini di una singola tratta ferroviaria.
Questa mobilitazione ha sottolineato la capacità di mettere insieme soggetti differenti: amministratori locali e Movimento No Tav, famiglie e giovani, comitati Valsusini e francesi, persone che partecipano da decenni alle mobilitazioni e una nuova generazione che prende parola e spazio.
Insieme a loro movimenti ambientalisti, realtà legate alla Palestina, esperienze di difesa del territorio come Bosco Ospizio.
Una molteplicità di percorsi che non ha bisogno di essere omologata per condividere prospettive e percorsi condivisi.
La presenza dei giovani è stata una delle immagini più forti della marcia. In una mobilitazione che affonda le proprie radici in più di trent’anni di storia, la loro presenza dice che questa non è una storia chiusa, né una battaglia rimasta ferma al passato. C’è una generazione che guarda a ciò che sta accadendo oggi e decide di prendere parola, di organizzarsi e di difendere il territorio in cui vive.
Forse è proprio per questo che la definizione di “corridoio”, utilizzata per raccontare la grande infrastruttura che dovrebbe attraversare la Valle, continua a essere così distante da ciò che ieri era evidente lungo quelle strade. Un corridoio è uno spazio da attraversare.
La Valle di Susa è una casa.
E chi ieri l’ha percorsa a piedi lo ha fatto per dire che non vuole essere considerato semplicemente come qualcosa che sta tra un punto di partenza e uno di arrivo.
La marcia è stata anche una giornata di memoria. Nel corso degli interventi sono stati ricordati Alberto, a due anni dalla sua scomparsa, insieme a Bianca, scomparsa appena due settimane fa, e a Dario, che se n’è andato soltanto il giorno dopo.Un momento che ha riportato dentro la giornata la memoria delle tante persone che hanno attraversato e costruito questa storia. Alberto, Bianca, Dario e tutte le persone che in questi anni hanno condiviso questa esperienza non erano presenti fisicamente, ma il loro ricordo continua a far parte della nostra storia e della nostra lotta.
Dalla piazza è arrivato anche un abbraccio ad Alice ed Ermelinda e a chi ieri non ha potuto esserci perché privato della propria libertà.
Quella di ieri è stata una giornata che ha parlato chiaro. Migliaia di persone da Sant’Ambrogio ad Avigliana, generazioni diverse, comitati, amministratori, giovani e realtà provenienti da esperienze differenti hanno rimesso al centro una questione che da trent’anni attraversa la Valsusa: chi decide del proprio futuro.
La risposta arrivata è stata netta: non saranno i progetti calati dall’alto, le grandi opere e la loro narrazione di inevitabilità a decidere per chi questa Valle la vive.
La marcia è arrivata ad Avigliana. Ma la mobilitazione non è finita con la giornata di ieri, la Valle continuerà a organizzarsi, a prendere parola e a lottare.


