Val Susa: brucia un altro presidio, ma la storia continua

notav.info - Wednesday, October 28, 2026

Ripubblichiamo questo articolo firmato da Chiara Sasso per Volere La Luna.

La notte di giovedì 22 ottobre anche il presidio no Tav di Borgone è andato a fuoco. Dal rogo è rimasta la ferraglia. Spuntoni di ferro che non si piegano nonostante tutto attorno ci sia solo cenere. Del resto cosa ci può mai essere dentro una casetta di legno costruita da presidianti? Un luogo che avevano ricostruito dopo che il vecchio presidio a sua volta era stato bruciato (16 gennaio 2010). Questo, dopo il rogo avvenuto al presidio di Bruzolo e in seguito a quello di Vaie e poi a San Didero. Cosa ci può mai essere di così pericoloso dentro un presidio se non libri, qualche pentola e piatti per incontri mangerecci, e ormai foto appese ai muri di chi “è andato avanti”. Parole sì, tante: per appuntamenti, per manifestazioni, per predisporre ogni anno il banchetto sangria al festival Alta Felicità, per organizzare la pulizia dei sentieri di montagna fra Bruzolo e Borgone (comunità). Ultimamente per partecipare agli incontri contro la riapertura dell’acciaieria Beltrame poco distante. Ma soprattutto tanti ricordi, feste di compleanni di figli e nipoti, incontri dei giovani no Tav. Un patrimonio immateriale che va avanti da trent’anni; nello specifico per Borgone da 21 anni, da quando era stato costruito il primo presidio no Tav per opporsi ai sondaggi.

Era lunedì 20 giugno 2005 e quella mattina fra il consiglio comunale organizzato sul prato, il rosario detto dal parroco del paese con i fedeli, la madonna del Rocciamelone che assisteva, il canto di “Bella Ciao” per irrompere, le truppe di occupazione erano state rimandate al mittente. Non c’era stato il tempo di festeggiare perché bisognava riproporre il format per Bruzolo dove sarebbe avvenuto il secondo tentativo di presa dei terreni. «Ieri sera al presidio di Borgone si è discusso delle strategie da adottare per trovarci pronti a Bruzolo lunedì». Partivano le email con il (quasi) decalogo: «1) Non farsi malmenare; 2) mantenere un clima allegro, disteso; 3) non accettare provocazioni; 4) sindaci e gonfaloni in prima fila; 5) presentarsi con gli scolapaste in testa; 6) arrivare all’alba per non farci fregare il posto; 7) attenzione a non finire sotto un’auto attraversando la statale; 8) ricordarsi che la lotta sarà ancora lunga, dopo Borgone e Bruzolo ci sarà Venaus. Il libro Facce no Tav ripercorre la storia.

Poi nel gennaio 2010 il presidio di Borgone raso al suolo. Sul campo scritte “Si Tav” e la stufa di ghisa, ferma in mezzo al disastro, simbolo della ripartenza. Sembrava smagrita nella sua forma bombata, generosa di ferraglia ma ancora riconoscibile. Per cinque anni aveva riscaldato quel luogo, a volte infeltrendo il bordo di giacche di chi per cercare il caldo l’abbracciava un po’ troppo. Nessun passo indietro, la voglia immediata di ricostruire il presidio ancora più bello. “Brucia più a voi che a noi”.

Non si può pensare che non cambi niente in una storia che sta attraversando mezzo secolo. Cambiano le persone, la velocità della comunicazione e di pensiero, cambiano i progetti. Ne arrivano altri. Il presidio di Borgone (parlandone da vivo) un mese fa aveva ricevuto la notifica di esproprio del terreno da parte delle ferrovie per la costruzione di una mega rotonda che andrà ad attraversare i prati (fino ad ora incontaminati). Obiettivo: chiudere un piccolo passaggio a livello e dare accesso all’area “industriale” di Borgone. Già si pensava di spostare il presidio poco più in là, senza drammi. Ogni tanto si pensa di trovare un luogo dove far confluire pezzi che raccontino e materializzino questa storia. Ecco arrivata ennesima risposta. Meglio continuare a custodire in decine e decine di case private, pensando che sia una grande collezione a cielo aperto. E poi non è ancora arrivato il momento di pensare alla “memoria”. Finché qualcosa vive, ha bisogno di spazio di tempo di possibilità di aggregazione. Non è un racconto compiuto, non ancora eredità.

La notte di giovedì 22 ottobre i vigili del fuoco hanno detto di non aver trovato nessun segnale che possa far pensare ad un atto doloso. Strano: nei giorni precedenti il presidio non era stato aperto. Anche ora, davanti a tutta quella cenere, non si fanno drammi. C’è piuttosto un sentimento personale di “magone” senza lacrime. «Il magone denota l’accoramento con la suprema finezza dei sensi interni, di quella miriade di percezioni invisibili che scocca fra noi e il nostro corpo. Si tratta quindi di una parola di grande intelligenza: una sensazione forte che nasce dentro il corpo» (Giorgio Moretti, Dizionario delle parole perdute).