Il 6 novembre si boicotta Conad: aggiornamenti dagli Orti Urbani e Bosco Ospizio

InfoAut: Informazione di parte - Wednesday, November 4, 2026

Dopo anni di lotte in difesa del verde urbano, durante quest’estate infernale ben due casi di resistenza dal basso a progetti di cementificazione imposti sono riusciti ad acquistare rilevanza nazionale: parliamo di Bosco Ospizio a Reggio Emilia e degli Orti Urbani a Livorno (abbiamo approfondito qui e qui).

La solidarietà è arrivata da varie parti d’Italia durante i mesi estivi a difesa di questi spazi, dando luogo a presidi di resistenza popolare. A Reggio, un presidio permanente ha tenuto testa alle ruspe per quasi due mesi. A Livorno, dopo tre giorni di campeggio negli Orti domenica 5 settembre oltre 3000 persone e più di 100 realtà, tra associazioni e collettivi, si sono riversate per le vie della città nel primo corteo nazionale contro la cementificazione.

Ma all’estate ha fatto seguito l’autunno. I cittadini pacifici e determinati che tanto piacevano tra luglio e agosto, a fine settembre cominciavano a dare parecchia noia.

Reggio Emilia: dalle ruspe al boicottaggio

Ripartiamo dalle parole dell’Assemblea, “è ormai noto che il Bosco Ospizio come lo conoscevamo e come lo abbiamo protetto fino a fine settembre non esista più”. 

L’annientamento del Bosco è cominciato il 30 settembre senza attendere l’esito dell’udienza del Consiglio di Stato, che l’8 ottobre ha accolto il ricorso cautelare presentato da cittadini e associazioni disponendo lo stop immediato ad ulteriori abbattimenti. Una latenza giuridica di pochi giorni che, per il Bosco, hanno significato la condanna a morte.

Comune e Conad Centro Nord hanno ignorato per due anni e mezzo ogni richiesta di dialogo dell’Assemblea, iniziando i lavori a fine settembre con un dispiegamento di forze dell’ordine senza precedenti nel quartiere. Nei giorni successivi, sono fioccate denunce e fogli di via su chi si era opposto ad abbattimenti e trinciature.

Il Comune di Reggio ha precisato che, ricorso o non ricorso, i suoi provvedimenti restano efficaci; per l’Assemblea, resta un ecocidio.

In tanti da tutta Italia abbiamo avuto modo di riconoscerci nelle esperienze di Bosco Ospizio, nell’assurdo di dover affrontare istituzioni pubbliche messe a servizio dell’interesse privato. Le analogie con il caso di Essenon e del Parco Artiglieri, e mutatis mutandis della riserva naturale del Meisino, sono significative.

L’ondata di solidarietà da tutto il paese è stata immediata, diffusa e spontanea, e ha preso le forme più organiche alle varie realtà: volantinaggi, attacchinaggi e “carrellaggi”, lettere aperte e comunicati, striscionate e così via.

L’Assemblea del Bosco, grazie al lavoro di radicamento svolto negli oltre due anni di lotta, è riuscita ad attraversare questa fase complessa senza disperdere le forze.

Per venerdì 6 novembre La Bottega del Barbieri ha indetto, in solidarietà all’Assemblea, una giornata di boicottaggio Conad: “ovunque, contemporaneamente, tutta la giornata”, secondo varie modalità. L’indizione dell’iniziativa e le realtà aderenti si possono trovare qui.

La partita, insomma, non è ancora chiusa. 

Anche il coordinamento cittadino torinese Resistenza Verde ha aderito alla giornata di mobilitazione e boicottaggio Conad. L’appuntamento è alle 10 al punto Conad in via Luigi Tarino 10/H per un volantinaggio informativo. 

Di seguito ripubblichiamo il comunicato stampa dell’Assemblea di Bosco Ospizio che invita alla giornata di mobilitazione diffusa sui territori: 

Conad ha tagliato Bosco Ospizio. Noi tagliamo la spesa.

Per il prossimo venerdì 6 novembre è indetta la prima giornata nazionale di boicottaggio Conad. Come Assemblea Bosco Ospizio accogliamo e rilanciamo con forza la proposta venuta dal blog collettivo La Bottega del Barbieri per una giornata di convergenza nazionale delle proteste contro i responsabili, insieme al Comune di Reggio Emilia, della distruzione del Bosco Ospizio.

È ormai noto che il Bosco Ospizio come lo conoscevamo e come lo abbiamo protetto fino a fine settembre non esista più. È noto anche che Amministrazione Comunale e Conad Centro Nord abbiano ignorato per oltre due anni e mezzo le richieste di dialogo portate avanti da una assemblea cittadina. È inoltre tristemente noto che l’inizio dei lavori di distruzione del Bosco Ospizio sia stato accompagnato da un dispiegamento di forze dell’ordine in assetto anti sommossa senza precedenti, a cui sono seguite denunce e fogli di via a persone che hanno protestato in modo nonviolento opponendo i soli propri corpi alle ruspe.

È infine noto che i cittadini e le cittadine siano considerati alla stregua di consumatori non-pensanti dalla Grande Distribuzione, portatori silenti di pecunia e manichini sensibili solo alle percentuali di sconto e alle locandine multicolore. Per uscire da questa logica boicottiamo Conad con tutte le modalità a nostra disposizione: smettendo di fare la spesa nei loro punti vendita, restituendo le tessere socio, volantinando in nome del Bosco Ospizio, gridando forte il nostro dissenso.

Lo gridiamo a Reggio Emilia e lo rilanciamo in tutta Italia: venerdì 6 novembre tagliamo la spesa da Conad. E continuiamo a boicottare fino a che non sarà riconosciuto che quello che è stato fatto a Bosco Ospizio è a tutti gli effetti un ecocidio – fino a che non sarà impedito a Conad Centro Nord di cementificare l’area – fino a che non sarà restituito ai cittadini e alle cittadine reggiane quello che è stato tolto con la forza: un’area verde di 45.000 metri quadrati ricca di biodiversità.

La GDO: contro cemento e caro vita

Negli scenari attuali, sul caso di Reggio è possibile fare qualche ulteriore considerazione.

Quando parliamo di Conad Nord non parliamo semplicemente di un “supermercato”: parliamo di Grande Distribuzione Organizzata (GDO), con la sua filiera di precarietà e pratiche speculative. La GDO mostra il duplice volto dello sfruttamento: sfrutta e specula sul territorio, insediandovi le sue strutture e trasformando la natura in risorsa; sfrutta le comunità in quanto forza lavoro.

Un nodo, questo, che emerge anche nelle proteste di agricoltori e autotrasportatori dell’ultimo mese. Con il gasolio vicino ai 2,3 euro al litro (circa il 40% in più dell’anno scorso), principalmente a causa dell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, autotrasportatori e agricoltori hanno bloccato strade e snodi nei Sud, arrivando fin sotto Montecitorio in presidio il 27 ottobre.

Per gli agricoltori, trovarsi ai ferri corti con la GDO non è una novità, ma la situazione da quest’estate è divenuta insostenibile. Secondo Coldiretti il gasolio agricolo è salito da 0,85 a 1,62 euro al litro, mentre la GDO compra la lattuga a dieci centesimi e la vende a oltre un euro. Le carote passano da 0,28 euro al kg a 1,46 sullo scaffale. I margini di profitto, basati su un modello che dipende fortemente da massicce importazioni da mercati esteri più vantaggiosi per la grande distribuzione, sono enormi.

GDO e industria scaricano i costi della crisi sistemica che stiamo attraversando sugli anelli più deboli e ricattabili, cioè produttori e consumatori. L’Antitrust indaga da dicembre 2025 sul ruolo della GDO nella ripartizione diseguale del valore.

Chi taglia un bosco per un supermercato e chi approfitta dell’”emergenza” per comprimere i redditi di produttori e lavoratori della logistica mentre alza i prezzi sullo scaffale risponde alla medesima logica di estrazione di valore: per questo il 6 novembre non è solo una questione reggiana.

La difesa del verde e la lotta contro il caro vita e i ricatti della GDO qui possono, e devono, andare insieme.

Livorno: il presidio ferma lo sgombero

L’esperienza degli Orti Urbani dura da oltre quattordici anni, grazie al Collettivo di cittadini che si è riappropriato del terreno di via Goito restituendolo alla città. È su questi sei ettari di orti collettivi e vegetazione spontanea che il costruttore Frangerini, divenuto “proprietario” dell’area dopo averla acquistata per poco a un’asta, vorrebbe insediare quattro palazzine.

Dopo il corteo nazionale del 5 settembre, il presidio a difesa degli Orti è diventato permanente. Dopo mesi di attesa, il 3 novembre è scattato l’allarme: via alla procedura di sgombero.

Un centinaio di solidali, tra cui molti residenti del quartiere, ha reso impossibile lo sgombero.

Alla riduzione al 2% dell’edificabile, proposta dalla Giunta come contentino, il Collettivo risponde che il punto è un altro: qualsiasi cantiere colpirebbe l’ecosistema, compromettendo un importante rifugio climatico. Ciò che viene chiesto è invece la tutela integrale dell’area e lo spostamento degli indici edificatori in un sito già urbanizzato: altrimenti, nessun tavolo di confronto.

Da Reggio Emilia a Livorno e oltre, la logica dietro queste operazioni è la stessa: le istituzioni tutelano il valore economico e i diritti del grande privato ma non riconoscono il valore ecologico e sociale del verde urbano.

Trattare questi spazi come suolo edificabile millantando i presunti meriti dei progetti per il territorio, mentre l’Italia continua a cementificare a ritmo record (oltre tre m2 al secondo nel 2025, secondo il rapporto ISPRA-SNPA 2026) pur contando circa 9,5 milioni di abitazioni non occupate e oltre 2.100 km² di suolo potenzialmente recuperabile, non è prova di grande onestà intellettuale.

Continuare a berciare di degrado, “riqualificazione” e violazione della proprietà privata riguardo a queste aree, senza voler riconoscere quanto processi collettivi le abbiano irrevocabilmente risignificate e quanto abbiano cambiato il contesto, non è prova di grande acume politico.

Dopo la vittoria del 3 novembre, il Collettivo degli Orti ha rilanciato la mobilitazione: giovedì 5, ore 17.00, assemblea pubblica agli Orti, in modo che del verde di Livorno possa decidere Livorno.