
Luci da dietro la scena (XXIV) – Con largo anticipo (su «Federazione europea», militarizzazione delle scuole, regime tecnocratico…)
il Rovescio - Wednesday, March 19, 2025Luci da dietro la scena (XXIV) – Con largo anticipo (su «Federazione europea», militarizzazione delle scuole, regime tecnocratico…)
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Luci da dietro la scena (XXIV)
Corteo funebre
[…] L’idea di una Federazione europea non ha alcun rapporto con la pace. L’unificazione della Francia ha posto fine alla guerra tra province, ma non è stata in alcun modo un progresso in direzione della pace: alle guerre provinciali furono semplicemente sostituite le guerre nazionali, che, com’è noto, furono ancora più sanguinose. Analogamente, la Federazione europea finirebbe con il sostituire alle guerre nazionali quelle continentali. […] L’ostilità tra la Francia e la Germania non è che la sopravvivenza di un’epoca ormai estinta. L’Europa è passata in secondo piano: tre nuovi colossi – l’America, l’Asia, la Russia sovietica – minacciano l’esistenza stessa dell’Europa. La Federazione europea sarebbe l’unica salvezza, anche se – com’è evidente – gli apparati nazionali ne rendono impossibile la realizzazione; nondimeno ogni nazione europea si sforzerà sempre, quale che sia il suo governo, di creare l’intesa più stretta possibile all’interno dell’Europa, ma sotto la propria egemonia. Ben inteso, questi tentativi d’accordo saranno essi stessi fonte di conflitto. Briand [Auguste Briand: passato dal sindacalismo rivoluzionario al Partito socialista francese, fu prima ministro dell’istruzione e poi degli esteri fino alla sua morte, nel 1932] non ha fatto altra cosa che rappresentare in Francia questo nuovo orientamento della politica estera. […] Ha condotto milioni di francesi sinceramente desiderosi di pace a collaborare a un tentativo il cui successo non farebbe che creare condizioni sempre più ampie di conflitto. Ha banalmente confuso il patriottismo europeo, che corrisponde all’equilibrio attuale di forze nel mondo, con questo spirito internazionale che è radicalmente contrario a ogni forma di patriottismo. Ha gridato «Indietro i cannoni, i fucili e le mitragliatrici!», ma non ha mai fatto la minima pressione sui governi di cui faceva parte per ottenere una diminuzione effettiva degli armamenti; mai ha denunciato all’opinione pubblica l’incremento del bilancio di guerra in Francia, le trattative scandalose tra il governo francese e i mercanti di cannoni. Ha fatto credere ai sostenitori del disarmo che la migliore azione possibile consisteva nel gridare insieme a lui. Egli ha reso inefficace tutto ciò che, data la grande diffusione dopo il 1918 di un vivo amore per la pace, poteva servire a rendere inefficace la nuova forma assunta dal nazionalismo e dal militarismo. Questo ruolo è stato da lui giocato ancora nel momento della sua morte, meglio di quanto avesse fatto durante la sua vita. Il governo, fregiandosi del suo nome, ha potuto così dare ordine al corpo insegnante d’esporre ai ragazzi il carattere pacifico della politica estera francese, vale a dire della politica più brutale, più arrogante e più aggressiva che si conosca attualmente nel mondo. E, grazie al carattere magico del nome di Briand, questo ordine scandaloso è stato eseguito, negli ambienti della sinistra, senza alcuna protesta, ma addirittura con entusiasmo. […] Ha avuto i funerali che si meritava. La Chiesa, l’esercito, lo Stato erano al posto giusto dietro il suo corteo funebre. E i socialisti erano anch’essi nel posto giusto; Briand, lasciando il loro partito, non aveva fatto altro che anticiparli di otto anni sul cammino del tradimento.
Simone Weil, Dopo Briand, 1932
Sinistre asinerie e carne da cannone
Da parte nostra, difendiamo la laicità della suola. Ma non ne difendiamo la versione ufficiale. Difendiamo invece la possibilità che essa ci permette di essere nei limiti stretti e a nostro rischio e pericolo […] degli educatori e non degli imbonitori.
Quanto alla concezione ufficiale della laicità, noi sappiamo che, secondo quelli che hanno creato la scuola laica e coloro che la dirigono, il loro scopo è l’imbonimento più avvilente e più funesto, l’imbonimento patriottico. Di questo imbonimento noi rifiutiamo di essere complici, quand’anche si trattasse di combattere i preti.
[…] Il patriottismo non è mai stato fattore di progresso; non ha prodotto altro che sinistre asinerie; è radicalmente inumano; mira esclusivamente a trasformare gli uomini in carne da cannone. Se la scuola laica ha un qualche valore ai nostri occhi, lo ha soltanto nella misura in cui, eludendo le intenzioni espresse dei suoi fondatori, ci liberiamo di questo imbonimento soffocante.
Simone Weil, Il centenario di Paul Bert, 1933
Dominati da un residuo morto
Una volta ammesso che si tratta di liberare l’uomo, l’uomo individuale, cioè lo spirito, gli autori si rendono conto che ciò che ostacola lo spirito umano non è altra cosa che il residuo morto delle sue creazioni. Questo punto di vista sulla nostra epoca è giusto e illuminante; l’intelligenza è schiava di una scienza «finita», l’attività è schiava degli strumenti meccanici e degli apparati di coordinamento che si è data. Il vero problema della rivoluzione sarebbe quello di pervenire al punto in cui gli uomini cessino di essere posti al servizio degli oggetti stessi che hanno inventato e creato per il loro uso. Marx aveva già espresso questa idea con un vigore ammirevole. Posta in questi termini la questione, si è solo sollevato il problema, ma non inaugurato un inizio di soluzione.
[…] Ai loro occhi [dei redattori dell’“Ordine Nuovo”] è sufficiente separare completamente la sfera dell’attività automatica da quella dell’attività creatrice, prospettiva che risulta ai loro occhi facile dal momento che la prima, grazie al progresso tecnico, può essere ridotta a ben poca cosa. Il lavoro non qualificato potrebbe essere eseguito non più da parte di alcuni diseredati durante l’intero corso della loro vita, ma da tutti i giovani durante gli anni del «servizio civile»; il resto dell’esistenza sarà invece consacrato al lavoro qualificato e soprattutto al tempo libero. […] Questo lavoro non qualificato sarà organizzato in modo fortemente centralizzato, e il credito, in questo ambito, sarà affidato esclusivamente allo Stato. Invece, nel campo dell’attività creatrice – cioè dell’organizzazione e del credito a essa attinente – tutto verrà estremamente decentralizzato, e a quest’ultimo verrà restituita la sua vera funzione di stimolare l’iniziativa e lo spirito di rischio.
[…] Ma quand’anche un «servizio civile» di questo genere fosse realizzato, finirebbe esclusivamente per consegnare allo Stato una potenza inaudita sulla vita economica; e dal momento che una parte assai limitata della popolazione sarebbe investita di funzioni responsabili nel campo della produzione, tutti gli altri cittadini, lasciati in una condizione di demoralizzante inazione, sarebbe ridotti allo stato di semplice bestiame. In sintesi, se si trattasse realmente di applicare una simile concezione, si giungerebbe a unificare i poteri economici e politici, cioè a uno «Stato totalitario» o a un regime tecnocratico.
Il problema essenziale della nostra epoca è facile da porre per poco che si vogliano aprire gli occhi, benché non sia affatto agevole da risolvere. La produzione è sempre più centralizzata e burocratizzata; l’incremento continuo delle spese generali impedisce alle imprese di bastare a se stesse; gli scambi, regolati un tempo quasi automaticamente dalla legge della domanda e dell’offerta, esigono attualmente anch’essi un coordinamento burocratico; il ruolo degli operai nelle imprese è sempre meno attivo; tutto contribuisce a creare una centralizzazione crescente dell’economia e un avvicinamento sempre più stretto tra il potere economico e il potere politico. La sola salvaguardia della libertà sarà la decentralizzazione della vita economica, il controllo del funzionamento delle imprese da parte delle masse, la qualificazione del lavoro; ma tutto ciò suppone una trasformazione totale della struttura stessa delle aziende e, di conseguenza, della tecnica.
[…] Ai giorni nostri, tutto ciò che è pieno di confusione e di oscurità è destinato a essere trascinato dalla forza delle cose nella nuova forma di oppressione, quella dello Stato totalitario. La sola arma di cui possiamo essere sicuri che non si rivolgerà contro di noi è quella delle idee chiare.
Simone Weil, Il raggruppamento dell’“Ordine Nuovo”, 1934
La sventura più grave
Non si dà alcuna contraddizione tra un obiettivo di chiarificazione teorica e i fini che pone la lotta effettiva; si dà invece correlazione, dal momento che non si può agire senza sapere ciò che si vuole e quali ostacoli devono essere superati. Nondimeno, poiché il tempo di cui disponiamo è assolutamente limitato, siamo costretti a ripartirlo tra la riflessione e l’azione. Una simile ripartizione non può essere sottoposta ad alcuna regola, ma soltanto al temperamento, alla forma mentis, ai doni naturali di ciascuno, alle congetture che ciascuno formula riguardo all’avvenire, alla casualità delle circostanze. In ogni caso, la più grave sventura per noi sarebbe quella di perire incapaci sia di vincere sia di capire.
Simone Weil, Prospettive. Andiamo verso la rivoluzione proletaria?, 1933