Source - il Rovescio

cronache dallo stato di emergenza

Udine-Trieste, 11 e 22 settembre: Due iniziative solidali e contro il 41-bis
Riceviamo e diffondiamo: DUE INIZIATIVE IN SOLIDARIETÀ CON UN COMPAGNO DELL’ASSEMBLEA CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE DEL FRIULI E DI TRIESTE. DUE INIZIATIVE CONTRO IL REGIME DI TORTURA DEMOCRATICA DEL 41 BIS. DUE INIZIATIVE CONTRO IL SISTEMA AUTORITARIO, PREVARICATORE, SFRUTTATORE E VIOLENTO CHE PRODUCE LA SOCIETÀ BASATA SUI PRIVILEGI. Il prossimo 21 settembre, lunedì mattina alle h 9:00, si svolgerà a Trieste, presso il tribunale, l’udienza di appello per un procedimento che vede imputato un nostro compagno. Saremo davanti al tribunale per manifestare la nostra solidarietà e ribadire che il regime di carcerazione del 41 bis è una tortura autorizzata dallo Stato democratico verso i soggetti che non accettano di piegarsi. È il tentativo di blindare questa situazione per accelerare il processo di criminalizzazione del conflitto e portarci alla guerra. L’11 settembre, venerdì sera alle h 20:00, a Udine, allo Spazio autogestito (via de Rubeis), verrà proiettato il documentario autoprodotto 181 giorni contro il 41 bis. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, che ripercorre e rievoca le mobilitazioni e le piazze “agitate” dell’inverno 2022-’23, al fianco del prigioniero rivoluzionario anarchico Alfredo Cospito, tutt’ora rinchiuso al regime infame del 41 bis. Sarà anche un’occasione di approfondimento e discussione sul recente passato, sulla gestione autoritaria della pandemia covid-19, sulla risposta repressiva dello Stato alle richieste, a volte molto lucide e coscienti, dei detenuti, sull’imposizione del bavaglio a chiunque abbia osato schierarsi al loro fianco. Sulla necessità di non dimenticare e continuare la lotta! liberetutti [at] autistiche.org zardinsmagneticsradio.noblogs.org t.me/zardins Associazione “Senza Sbarre” casella postale 129 34121 TRIESTE — Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e di Trieste liberetutti@autistiche.org Associazione “Senza sbarre” c.p.129, 34121 Trieste zardinsmagneticsradio.noblogs.org
Iniziative
Carcere
Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/ Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026) Ciao, oggi vogliamo presentarvi l’Istituto federale per le attività immobiliari (BImA). Non lo conoscete? Sembra noioso? Anche noi la pensavamo così fino a poco tempo fa. Ma la collaborazione tra il settore civile e quello militare sta dando risultati sorprendenti. Per questo motivo, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026, abbiamo dato fuoco al parco auto della BImA a Pinneberg (Schleswig-Holstein), al numero 1 di Eggerstedtstraße. La BImA si occupa della gestione e della valorizzazione di tutte le caserme e gli immobili dell’esercito federale tedesco. Il compito principale della BImA è garantire gli spazi e i terreni di cui hanno bisogno varie istituzioni federali, in particolare l’esercito federale, la polizia federale e la dogana. Inoltre, la BImA organizza programmi edilizi, ad esempio per la costruzione di nuovi alloggi per le forze armate. La BImA è coinvolta anche in numerose strutture della NATO, ad esempio nella gestione dei beni immobili delle truppe NATO e nella gestione della rete di condutture di quest’ultima. Come potete vedere, quindi, ci sono molti motivi per interessarsi all’“Istituto federale per la gestione immobiliare”. La cooperazione civile-militare offre inoltre diverse opportunità… Sabotiamo la Bundeswehr, sabotiamo ogni manovra della NATO, sabotiamo la guerra! Contro ogni Stato, ogni nazione e il servizio militare obbligatorio! Per la vita, l’auto-organizzazione e l’azione diretta! [Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/858133 | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/]
Azioni
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/ Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026) Visita a domicilio a uno sviluppatore di droni AI e attacco con bottiglie Molotov contro Microsoft Nella notte di mercoledì 5 agosto, sono state sfondate le finestre e la porta di un’abitazione e una sede di Microsoft è stata presa di mira con delle bombe molotov. L’azione era diretta contro la residenza ufficiale del fondatore e la sede centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni basati sull’intelligenza artificiale che, grazie alla tecnologia AI, sorveglieranno le nostre strade, come previsto da un accordo con il Comune di Montreal annunciato a giugno. Le finestre e la porta dell’abitazione di Dominic MacDuff-Auger sono state distrutte. Il Comune ha dichiarato che i droni verranno utilizzati esclusivamente nelle zone di cantiere. Tuttavia, come qualsiasi sistema di videosorveglianza, i dati raccolti non faranno altro che rafforzare il sistema di controllo che la polizia sta implementando per coprire l’intera città. Il programma sui droni fa parte di un progetto più ampio che include l’installazione, recentemente annunciata, di telecamere alimentate dall’intelligenza artificiale e gestite dalla polizia in tutta la città. L’obiettivo è normalizzare le crescenti intrusioni nelle nostre vite e condurre una guerra costante contro la nostra capacità di vivere in libertà. Se si consentirà al Comune di sviluppare l’uso dei droni con intelligenza artificiale, non c’è dubbio che il nostro futuro assomiglierà sempre più a un mondo in cui il cielo sarà pieno di robot che effettuano consegne per Amazon e vigilano sulla nostra totale obbedienza a governi sempre più autoritari. La stessa notte, sono state lanciate bottiglie molotov contro una sede della Microsoft. Questo attacco è una risposta alla silenziosa espansione dei data center, settore in cui Microsoft riveste un ruolo di primo piano. I data center rappresentano un elemento fondamentale del potere capitalista contemporaneo. Sono al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale che, da un lato, sta distruggendo il pianeta e, dall’altro, sta creando nuovi strumenti di sorveglianza. La tecnologia di Microsoft, tra le altre, è utilizzata dal governo israeliano nella sua campagna di genocidio contro il popolo palestinese. Durante l’attacco si sono verificate delle difficoltà nell’accendere le bottiglie molotov, difficoltà che non si erano presentate durante le prove. State certi che in futuro queste difficoltà verranno risolte. Ci era stato detto che ci attendeva un futuro migliore, un futuro in cui le persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, in cui l’acqua e il cibo sarebbero stati abbondanti e sani e l’aria perfettamente respirabile, in cui il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e le persone avrebbero vissuto senza padroni né dei. Che fine ha fatto questo futuro? Dobbiamo forse aspettare che la fantascienza di 1984, Mad Max o Blade Runner diventi realtà, mentre facciamo da cavie per le sette tecnologiche? No, finché una rivoluzione è ancora possibile, potete contarci: andremo fino in fondo! Niente più pietà. È ora di dichiarare guerra all’intelligenza artificiale, alla sorveglianza e ai loro sviluppatori! I metodi che adotteremo dovranno essere all’altezza della gravità della nostra situazione: bombe molotov, attacchi alle abitazioni e altro ancora. Non possiamo più rimandare il momento di combattere, lottare e attaccare fino alla vittoria totale. La vittoria totale della rivoluzione sociale. La vittoria totale della vita. L’IA deve essere distrutta! Giorni migliori ci attendono. Viva la rivoluzione anarchica! Revolutionary Anarchist Liberation Front [Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione] [Pubblicato in inglese in https://mtlcounterinfo.org/house-visit-for-ai-drone-developer-and-molotov-attack-on-microsoft/ | Pubblicato in francese in https://mtlcontreinfo.org/attaque-residentielle-contre-le-developpeur-des-drones-ia-et-attaque-molotov-contre-microsoft/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/]
Azioni
Contro il DDL salva-sionismo, resistenza a oltranza! Roma, 9 settembre: presidio contro il ddl Romeo
Riceviamo e diffondiamo questo importante testo e appuntamento: Scarica la chiamata in pdf: testo su 9 (rev REV) Resistenza a Oltranza I fronti di guerra si allargano sempre di più e il genocidio in Palestina continua senza sosta. L’Italia è in prima fila in ogni massacro. È in prima fila in Asia occidentale con la guida della missione Aspides, con l’invio di ben 700 soldati in Arabia Saudita e con l’utilizzo delle basi militari in territorio italiano, nonché con l’uso di radar per i bombardamenti. È in prima fila in Ucraina, fornendo materiale bellico, supporto logistico e politico, inviando addestratori e dando appoggio incondizionato al governo fantoccio di Kiev. È da sempre in prima fila nel sostenere il genocidio del popolo palestinese, fornendo copertura politica, economica e cooperazione a tutti i livelli all’entità sionista, arrivando addirittura a lucrare sul massacro stesso, riuscendo, ad esempio, ad accaparrarsi lo sfruttamento del gas di fronte alle coste di Gaza tramite Eni. Per permettere che questa carneficina continui indisturbata, lo Stato italiano deve blindare sempre di più il fronte interno e quindi portare la guerra alle classi subalterne e a tutte le forme di opposizione e resistenza, anche potenziali, alla macchina da guerra. Da qui nasce l’esigenza di varare una lunga serie di provvedimenti liberticidi che hanno preso la forma di decreti o pacchetti sicurezza. Anche il disegno di Legge Romeo si inserisce in questo apparato repressivo ed è rivolto in particolare al movimento in sostegno alla Palestina nato per opporsi al genocidio in corso. Come Coordinamento di solidarietà col popolo palestinese ci siamo subito resi conto della pericolosità di questo ennesimo attacco e insieme alla Rete Liberi di Lottare abbiamo prodotto un’opuscolo “da battaglia” che spiega nel dettaglio i contenuti nonché la genesi di questo ddl e lo abbiamo presentato in decine di spazi e contesti sociali. Per questo non approfondiremo qui i contenuti specifici ma ci limiteremo a dire che il DDL mira ad equiparare l’antisemitismo all’antisionismo, adottando la faziosa definizione formulata dall’International Holocaust Remebrance Alliance (IHRA, organizzazione governativa costituita dai Paesi NATO, a cui si aggiungono Argentina ed Israele). Ci teniamo invece a sottolineare come nella Commissione Parlamentare dedicata, tutti i partiti dell’arco parlamentare abbiano partecipato attivamente alla stesura del testo. La cosiddetta opposizione si è spinta addirittura a proporre varie altre formulazioni perfettamente sovrapponibili a quella votata al Senato (es. Del Rio). Il decreto è stato approvato al Senato anche con i voti del PD e la ridicola opposizione di M5S e AVS. Infatti, se da un lato il M5S è responsabile insieme al PD dell’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA sotto il 2° governo Conte, dall’altro ricordiamo tutti le scomposte e imbarazzanti prese di distanza dei vertici di AVS da Hannoun e compagni che continuano a restare in galera accusati di terrorismo. Sono tutti complici. Quindi a chi parla di difesa della democrazia facciamo presente che il regime democratico capitalista e genocidario occidentale è la causa di tutte le guerre e i massacri a cui stiamo assistendo e non può essere riformato ma solo combattuto con tutte le forze di cui disponiamo. A chi si spinge a suggerire allo Stato forme alternative e più sostenibili di repressione (ad es. la Dichiarazione di Gerusalemme), ricordiamo che le barricate hanno solo due lati: o si sta con l’imperialismo occidentale o si sta con le popolazioni martoriate e oppresse da esso. L’illusione di poter riformare il sistema è sepolta sotto un cumulo di macerie insanguinate. Per noi esiste un’unica risposta possibile a questo ennesimo attacco repressivo: Resistenza a Oltranza! Continueremo a difendere la gloriosa resistenza del popolo palestinese in tutte le sue forme! Continueremo a gridare “Palestina libera dal fiume fino al mare!” Continueremo a difendere i prigionieri politici, palestinesi e non, perseguitati dallo Stato! Continueremo a sostenere che il 7 ottobre è stato un atto di legittima resistenza! Continueremo a dire che Israele è un’entità coloniale, suprematista e genocida! Per questo il 9 settembre saremo sotto il Parlamento italiano dove avrà inizio la discussione sul ddl “salva-sionismo” che rappresenta una intollerabile forma di censura che di fatto istituisce il “terrorismo della parola” per chi non si allinea con il sionismo. E continueremo poi, il 17 settembre alle 16:30 in aula Majorana al dipartimento di Fisica, dove abbiamo convocato una assemblea a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al silenzio o al collaborazionismo per organizzarci e reagire insieme alla deriva repressiva. Avremo anche i contributi di Georges Abdallah e dei compagni della rivista francese Supernova.
Iniziative
Stato di emergenza
Padova: Due Palazzi, Arcella. Dal carcere alle strade
Riceviamo e diffondiamo: Veneto, luglio 2026 Note a partire dai recenti atti di insubordinazione nel carcere di Padova e dalle opposizioni spontanee ai rastrellamenti razziali nei quartieri Carcere Due Palazzi di Padova Di uno sbirro all’ospedale non possiamo che rallegrarci, specie se a mandarcelo è un carcerato. Sappiamo quanto possa costare ogni atto di vita, ogni più piccola presa di libertà dentro le galere dello stato. La nostra, però, è un’allegria spuntata, un odio per un mondo che non riconosciamo che si mischia all’amore per la vita che resiste, tradendo mondi vivi possibili e presenti, mondi testimoni della sconfitta di questo presente che con tutti i suoi sforzi ancora non riesce nel suo intento totale di morte. Domenica 21 giugno un detenuto in isolamento al carcere Due Palazzi di Padova si rivolta contro i suoi carcerieri. All’ennesimo rifiuto di poter usare la palestra della sezione ha fatto a pezzi la sua cella per poi scagliarsi contro gli aguzzini in divisa intervenuti per fermarlo, mandandone uno all’ospedale. La settimana prima, ancora un carcerato in isolamento si era opposto al divieto dei secondini di prendere un caffè con un altro detenuto, decidendo di vendicarsi dei soprusi subiti fino ad allora e destinando al pronto soccorso tre guardie. Il 21 maggio un’altra aggressione contro la penitenziaria, per l’ennesimo divieto discrezionale immotivato posto ad un detenuto. Detenuto che ha prontamente proceduto a ricordare che le violenze agite dallo stato e dai suoi servi, anche le più quotidiane, hanno un prezzo: in quel caso un setto nasale rotto e qualche lesione su braccia e mani di tre sbirri. Non ci interessa stare a fare stime su quanta disperazione, quanta rabbia o quanta coscienza abbiano motivato questi gesti, quanto il caldo che rende quei posti roventi e ancora più ostili alla vita sia stato determinante, o quanto i colpi quotidianamente inferti alla dignità umana siano diventati intollerabili. Ciò che ci preme in questo testo è illuminare una radice comune sottesa a quello che sta accadendo al Due Palazzi, ma anche in ogni carcere e cpr che sia, nelle strade e negli istituti di pena minorile. Spontanea e informale si generalizza con nuovo vigore una richiesta di vita tra persone che abitano luoghi distanti in questo mondo, temporalità ed esperienze diversissime: senza che una coscienza politica ben formata sia essenziale, senza che assemblee e riunioni varino la rivolta, questa si accende e si interra carsicamente, abitando le vite dellx ultimx di questa società. Una rivolta che è vita, che è umanità che si riprende il mondo a partire dai più piccoli atti di insubordinazione al destino carcerario (materiale o sociale che sia) e che dà corpo ad una tensione di libertà che è personalissima ma già sempre collettiva. Assistiamo ad un’unica, profonda ed umana richiesta di vita che recita: “Aria!”. Quartiere Arcella, Padova Procede a tappe serrate il programma mortifero di occupazione militare dei territori e di sottomissione delle popolazioni portato avanti dal cosiddetto stato italiano: le istituzioni, con i rami sociali e civili conniventi, approntano gli attacchi decisivi alle ultime province della vita negli spazi-tempi che amministrano, tracciando le vie che conducono all’annichilimento generalizzato. Ma qualcosa di imprevisto sta rovinando questi propositi. Nel mondo della guerra totale si moltiplicano i fronti esterni e si irrobustiscono quelli interni: leggi e nuove narrazioni inaspriscono la repressione accettabile per chi si oppone allo stato delle cose, per tutte quelle resistenze sociali (dalla delinquenza all’illegalità) e/o politiche (basti soffermarsi sulle campagne anti-anarchiche che stanno avendo i loro dolorosi sviluppi) non recuperabili nei fittizi meccanismi del dialogo democratico. In questo scenario le città si svuotano dellx indesideratx, e Padova non fa eccezione. I quartieri cambiano volto mentre viene inesorabilmente portato avanti il programma statale di morte che sta avvelenando gli ultimi pozzi di umanità scavati dalle comunità resistenti in ogni dove. Le grandi opere infrastrutturali segnano il tessuto materiale e umano delle città: in nome del profitto e dell’interesse generale, ovverosia dello stato e dei suoi progetti, il territorio viene deturpato, espropriato alle comunità che vi si erano radicate e consegnato a chi può farne qualcosa di più economicamente remunerativo o strategicamente efficace. Sfratti e daspi informali dalle zone in via di riqualificazione sono consegnati allx indesideratx attraverso fluttuazioni di mercato, emergenze giornalistiche e soprusi ad opera di sbirri particolarmente zelanti. L’accesso a interi quartieri viene sottoposto, anche attraverso le “zone rosse”, a checkpoint polizieschi ben coperti mediaticamente da un’opinione pubblica addomesticata e prezzolata, pronta a soffiare benzina sui venti caldi del razzismo e del classismo fortemente radicati tra alcuni strati della cittadinanza. In questo contesto, gli ultimi anni hanno permesso un buon rodaggio di nuovi meccanismi che concretizzano l’ispirazione razzista dello stato: al fianco del perfezionamento in atto del sistema dei Cpr ne vediamo il suo ampliamento ed il cementarsi di retoriche razziste ad ogni altezza sociale, assieme ad un robusto impianto normativo e di prassi che ne permetta un’agibilità ampia e incontestata. L’istituzione delle zone rosse e la presenza ormai diventata consuetudine di presidi polizieschi permanenti nelle zone a più alta presenza di persone con background migratorio sono solo alcuni esempi di come il razzismo di stato privilegi alla base dei suoi meccanismi un programma massivo di profilazione e persecuzione razziale, che getta le basi per retate, rastrellamenti e deportazioni. Così, interi pezzi di comunità razzializzate, povere o marginalizzate per etnia, provenienza geografica o religione sono lentamente costrette a spostarsi altrove, in zone più lontane dagli occhi dell’opinione pubblica e degli investitori. Nel solo 2025 a Padova, una città da poco più di 200.000 abitanti, sono state identificate quasi 80.000 persone razzializzate, con grande giubilo del questore e delle istituzioni. E quando parliamo della città che si svuota non lo facciamo solamente per l’allontanamento dal perimetro cittadino a cui stanno venendo costrette larghe fette di popolazione, ma ci riferiamo alle oltre 200 persone fermate in strada per un controllo e trattenute per essere immediatamente spedite in un Cpr dall’altro capo dell’Italia senza che nessunx sia avvertitx di ciò (parenti, amicx o avvocatx), o alle 100 persone fermate e condotte nella camera di sicurezza della questura che poi sono state direttamente accompagnate in frontiera. A queste possiamo affiancare gli oltre 150 provvedimenti di espulsione consegnati nelle mani di chi, da lì a pochi giorni, sarebbe stato costretto ad uscire dal territorio nazionale. Più di una persona al giorno, nella sola città di Padova, è stata presa per essere portata in un Cpr, alla frontiera o per essere rilasciata con un ordine di rimpatrio. Questi numeri dimostrano come la macchina del razzismo di stato stia funzionando a pieno ritmo, ma testimoniano anche la piena omertà della società civile e delle istituzioni politiche sull’operato e le direttive inoltrate dal ministero degli interni e felicemente applicate dall’apparato di sicurezza pubblica locale. Negli scorsi mesi si sono verificati vari episodi di resistenza ai rastrellamenti portati avanti quotidianamente in città dalla polizia. In Arcella, una delle zone cittadine più colpite da operazioni sbirresche di profilazione e persecuzione razzista, alcune persone razzializzate sono intervenute spontaneamente durante due fermi particolarmente violenti: assistendo all’ennesimo sopruso in divisa, si sono opposti verbalmente e fisicamente al fermo, rallentando le operazioni e attirando l’attenzione del circondario su ciò che stava succedendo e riuscendo a liberare i malcapitati dalle grinfie degli sbirri, facendo allontanare le pattuglie dalla zona. Episodi come questi, seppur si possonocontare sulle dita di una mano, ci sembra testimonino qualcosa di prezioso. Non sono così rare le storie di chi sceglie di agire spontaneamente nonostante la disparità con il nemico che lx si para dinnanzi e con i suoi mezzi: il racconto di queste storie solitamente ci giunge quando a viverle è qualche “gruppo politico” animato da buone idee e dall’intenzione di applicarle. Ma quando ad esserne protagonisti sono persone senza appartenenza politica e razzializzate, queste storie ci sfuggono; altre memorie vivono, memorie che non ci appartengono e che non ci parlano, racconti segreti e sediziosi che stanno al cuore di comunità a noi sconosciute. Non è quindi nostra intenzione spendere altre parole sulla dinamica dei fatti, non ci interessa trarne benefici tattici o narrare qualcosa che, a nostro parere, debba rimanere sotterraneo, nascosto nei cuori di chi la agisce e delle tradizioni che intesse. Ci piacerebbe sottolineare, però, come i fuochi della vita continuino a incendiare gli animi dell’umanità, come siano indomabili le fiamme di libertà che continuano ad accendersi in ogni dove. Nonostante la miseria e il dolore a cui questo mondo ci destina, nonostante le risorse e i soldi spesi a sostentare l’ imponente e mostruosa macchina statale di morte, nonostante le vite immolate per combattere la battaglia di un mondo più sicuro, perché ormai inerte e inabitabile, combattivamente la vita continua a fiorire e a diffondersi. Saremo ciò che il delitto ha fatto di noi Trafittx da uno sguardo, farfalla fissata su di un tappo di bottiglia, tutti possono vedermi, tutti possono sputarmi addosso. Lo sguardo di questa società fa di me materia costituita. Eppure bisogna vivere, voglio farlo. Anche se alla gogna, la gola stretta in un collare di ferro. Bisogna vivere, ancora non sono argilla, non m’importa che si fa di me, ma ciò che faccio io stessx di ciò che hanno fatto di me. Spacciatorx, delinquenti, teppistx, rapinatorx, ladrx, terroristx: ognunx di noi condivide un tacito impegno alla guerra. Non mera negligenza, o una distruzione noncurante, ma una dedita avversione all’idea stessa di questa società, alla silenziosa guerra che l’ha fondata e che, con la cieca forza della legge e della giustizia, continua incessante a rifondarla. Dal momento che ci rendono la vita invivibile, vivremo quest’impossibilità di vivere come l’avessimo creata apposta per noi. Vogliamo il nostro destino, anche questo destino terribile. Vogliamo la nostra vita, per amarla e odiarla. Certamente la sventura è una cifra delle nostre vite, certamente indica qualcosa. Ma ormai non si tratta più di comprendere, ma di agire. Agire la nostra vita invivibile, agire quella maledizione che ci marchia e che dal fondo del nostro passato risale fino a questo presente. La faremo nostra, e la lanceremo davanti a noi: traccerà la rotta del nostro avvenire. Era il nostro cruccio, ne faremo la nostra missione, la nostra buona, maledetta, balorda stella. Se noi siamo criminali, il nostro crimine è la libertà: la libertà di sottrarci alla miseria di questo mondo, di derubarlo, di imbrattarlo, di rovinarlo, di sabotarlo. Dalle galere alle strade fioriscono umanità illegali, umanità minori e spurie che vivono sotto la pelle di questo mondo morente. In un mondo senza cielo, senza luce, senza aria, noi abbiamo la nostra stella. E tanto ci basta. A questa dolce e speranzosa guerra, all’odio che ci fonda le ossa e irrobustisce la memoria, all’amore che ci lega e ci anima. Per lx compagnx mortx e quelle portateci via. Per le persone messe dentro a una gabbia o tenute in cattività. Che guerra sia.
Carcere
Stato di emergenza