Riceviamo e diffondiamo. Scarica il programma:
GCottobre_vett2
Source - il Rovescio
cronache dallo stato di emergenza
https://www.lindipendente.online/2026/09/07/autistici-inventati-chiude-dopo-le-sanzioni-usa-colpita-anche-palestine-action/
Riceviamo e diffondiamo
https://www.radiondadurto.org/2026/09/04/data-center-oltre-200-persone-in-assemblea-presso-sos-fornace-annunciato-a-rho-il-corteo-cittadino-per-il-3-ottobre/
Riceviamo e diffondiamo:
DUE INIZIATIVE IN SOLIDARIETÀ CON UN COMPAGNO DELL’ASSEMBLEA CONTRO IL CARCERE E
LA REPRESSIONE DEL FRIULI E DI TRIESTE.
DUE INIZIATIVE CONTRO IL REGIME DI TORTURA DEMOCRATICA DEL 41 BIS.
DUE INIZIATIVE CONTRO IL SISTEMA AUTORITARIO, PREVARICATORE, SFRUTTATORE E
VIOLENTO CHE PRODUCE LA SOCIETÀ BASATA SUI PRIVILEGI.
Il prossimo 21 settembre, lunedì mattina alle h 9:00, si svolgerà a Trieste,
presso il tribunale, l’udienza di appello per un procedimento che vede imputato
un nostro compagno.
Saremo davanti al tribunale per manifestare la nostra solidarietà e ribadire che
il regime di carcerazione del 41 bis è una tortura autorizzata dallo Stato
democratico verso i soggetti che non accettano di piegarsi. È il tentativo di
blindare questa situazione per accelerare il processo di criminalizzazione del
conflitto e portarci alla guerra.
L’11 settembre, venerdì sera alle h 20:00, a Udine, allo Spazio autogestito (via
de Rubeis), verrà proiettato il documentario autoprodotto 181 giorni contro il
41 bis. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, che ripercorre e rievoca le
mobilitazioni e le piazze “agitate” dell’inverno 2022-’23, al fianco del
prigioniero rivoluzionario anarchico Alfredo Cospito, tutt’ora rinchiuso al
regime infame del 41 bis. Sarà anche un’occasione di approfondimento e
discussione sul recente passato, sulla gestione autoritaria della pandemia
covid-19, sulla risposta repressiva dello Stato alle richieste, a volte molto
lucide e coscienti, dei detenuti, sull’imposizione del bavaglio a chiunque abbia
osato schierarsi al loro fianco. Sulla necessità di non dimenticare e continuare
la lotta!
liberetutti [at] autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org
t.me/zardins
Associazione “Senza Sbarre”
casella postale 129
34121 TRIESTE
—
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
del Friuli e di Trieste
liberetutti@autistiche.org
Associazione “Senza sbarre”
c.p.129, 34121 Trieste
zardinsmagneticsradio.noblogs.org
Riceviamo e diffondiamo
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/
Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività
immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg,
Germania, 16 agosto 2026)
Ciao, oggi vogliamo presentarvi l’Istituto federale per le attività immobiliari
(BImA). Non lo conoscete? Sembra noioso? Anche noi la pensavamo così fino a poco
tempo fa. Ma la collaborazione tra il settore civile e quello militare sta dando
risultati sorprendenti.
Per questo motivo, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026, abbiamo dato fuoco
al parco auto della BImA a Pinneberg (Schleswig-Holstein), al numero 1 di
Eggerstedtstraße.
La BImA si occupa della gestione e della valorizzazione di tutte le caserme e
gli immobili dell’esercito federale tedesco. Il compito principale della BImA è
garantire gli spazi e i terreni di cui hanno bisogno varie istituzioni federali,
in particolare l’esercito federale, la polizia federale e la dogana.
Inoltre, la BImA organizza programmi edilizi, ad esempio per la costruzione di
nuovi alloggi per le forze armate. La BImA è coinvolta anche in numerose
strutture della NATO, ad esempio nella gestione dei beni immobili delle truppe
NATO e nella gestione della rete di condutture di quest’ultima.
Come potete vedere, quindi, ci sono molti motivi per interessarsi all’“Istituto
federale per la gestione immobiliare”. La cooperazione civile-militare offre
inoltre diverse opportunità…
Sabotiamo la Bundeswehr, sabotiamo ogni manovra della NATO, sabotiamo la guerra!
Contro ogni Stato, ogni nazione e il servizio militare obbligatorio!
Per la vita, l’auto-organizzazione e l’azione diretta!
[Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/858133 | Tradotto in
italiano e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/]
Riprendiamo da
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic
MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni
IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di
Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
Visita a domicilio a uno sviluppatore di droni AI e attacco con bottiglie
Molotov contro Microsoft
Nella notte di mercoledì 5 agosto, sono state sfondate le finestre e la porta di
un’abitazione e una sede di Microsoft è stata presa di mira con delle bombe
molotov.
L’azione era diretta contro la residenza ufficiale del fondatore e la sede
centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni basati sull’intelligenza
artificiale che, grazie alla tecnologia AI, sorveglieranno le nostre strade,
come previsto da un accordo con il Comune di Montreal annunciato a giugno. Le
finestre e la porta dell’abitazione di Dominic MacDuff-Auger sono state
distrutte.
Il Comune ha dichiarato che i droni verranno utilizzati esclusivamente nelle
zone di cantiere. Tuttavia, come qualsiasi sistema di videosorveglianza, i dati
raccolti non faranno altro che rafforzare il sistema di controllo che la polizia
sta implementando per coprire l’intera città. Il programma sui droni fa parte di
un progetto più ampio che include l’installazione, recentemente annunciata, di
telecamere alimentate dall’intelligenza artificiale e gestite dalla polizia in
tutta la città. L’obiettivo è normalizzare le crescenti intrusioni nelle nostre
vite e condurre una guerra costante contro la nostra capacità di vivere in
libertà. Se si consentirà al Comune di sviluppare l’uso dei droni con
intelligenza artificiale, non c’è dubbio che il nostro futuro assomiglierà
sempre più a un mondo in cui il cielo sarà pieno di robot che effettuano
consegne per Amazon e vigilano sulla nostra totale obbedienza a governi sempre
più autoritari.
La stessa notte, sono state lanciate bottiglie molotov contro una sede della
Microsoft. Questo attacco è una risposta alla silenziosa espansione dei data
center, settore in cui Microsoft riveste un ruolo di primo piano. I data center
rappresentano un elemento fondamentale del potere capitalista contemporaneo.
Sono al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale che, da un lato, sta
distruggendo il pianeta e, dall’altro, sta creando nuovi strumenti di
sorveglianza. La tecnologia di Microsoft, tra le altre, è utilizzata dal governo
israeliano nella sua campagna di genocidio contro il popolo palestinese. Durante
l’attacco si sono verificate delle difficoltà nell’accendere le bottiglie
molotov, difficoltà che non si erano presentate durante le prove. State certi
che in futuro queste difficoltà verranno risolte.
Ci era stato detto che ci attendeva un futuro migliore, un futuro in cui le
persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, in cui l’acqua e il
cibo sarebbero stati abbondanti e sani e l’aria perfettamente respirabile, in
cui il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e le persone avrebbero vissuto
senza padroni né dei. Che fine ha fatto questo futuro? Dobbiamo forse aspettare
che la fantascienza di 1984, Mad Max o Blade Runner diventi realtà, mentre
facciamo da cavie per le sette tecnologiche? No, finché una rivoluzione è ancora
possibile, potete contarci: andremo fino in fondo!
Niente più pietà. È ora di dichiarare guerra all’intelligenza artificiale, alla
sorveglianza e ai loro sviluppatori! I metodi che adotteremo dovranno essere
all’altezza della gravità della nostra situazione: bombe molotov, attacchi alle
abitazioni e altro ancora. Non possiamo più rimandare il momento di combattere,
lottare e attaccare fino alla vittoria totale. La vittoria totale della
rivoluzione sociale. La vittoria totale della vita. L’IA deve essere distrutta!
Giorni migliori ci attendono. Viva la rivoluzione anarchica!
Revolutionary Anarchist Liberation Front [Fronte Rivoluzionario Anarchico di
Liberazione]
[Pubblicato in inglese in
https://mtlcounterinfo.org/house-visit-for-ai-drone-developer-and-molotov-attack-on-microsoft/
| Pubblicato in francese in
https://mtlcontreinfo.org/attaque-residentielle-contre-le-developpeur-des-drones-ia-et-attaque-molotov-contre-microsoft/
| Tradotto in italiano e pubblicato in
https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/]
Riceviamo e diffondiamo questo importante testo e appuntamento:
Scarica la chiamata in pdf: testo su 9 (rev REV)
Resistenza a Oltranza
I fronti di guerra si allargano sempre di più e il genocidio in Palestina
continua senza sosta. L’Italia è in prima fila in ogni massacro. È in prima fila
in Asia occidentale con la guida della missione Aspides, con l’invio di ben 700
soldati in Arabia Saudita e con l’utilizzo delle basi militari in territorio
italiano, nonché con l’uso di radar per i bombardamenti. È in prima fila in
Ucraina, fornendo materiale bellico, supporto logistico e politico, inviando
addestratori e dando appoggio incondizionato al governo fantoccio di Kiev. È da
sempre in prima fila nel sostenere il genocidio del popolo palestinese, fornendo
copertura politica, economica e cooperazione a tutti i livelli all’entità
sionista, arrivando addirittura a lucrare sul massacro stesso, riuscendo, ad
esempio, ad accaparrarsi lo sfruttamento del gas di fronte alle coste di Gaza
tramite Eni. Per permettere che questa carneficina continui indisturbata, lo
Stato italiano deve blindare sempre di più il fronte interno e quindi portare la
guerra alle classi subalterne e a tutte le forme di opposizione e resistenza,
anche potenziali, alla macchina da guerra. Da qui nasce l’esigenza di varare una
lunga serie di provvedimenti liberticidi che hanno preso la forma di decreti o
pacchetti sicurezza. Anche il disegno di Legge Romeo si inserisce in questo
apparato repressivo ed è rivolto in particolare al movimento in sostegno alla
Palestina nato per opporsi al genocidio in corso. Come Coordinamento di
solidarietà col popolo palestinese ci siamo subito resi conto della pericolosità
di questo ennesimo attacco e insieme alla Rete Liberi di Lottare abbiamo
prodotto un’opuscolo “da battaglia” che spiega nel dettaglio i contenuti nonché
la genesi di questo ddl e lo abbiamo presentato in decine di spazi e contesti
sociali. Per questo non approfondiremo qui i contenuti specifici ma ci
limiteremo a dire che il DDL mira ad equiparare l’antisemitismo
all’antisionismo, adottando la faziosa definizione formulata dall’International
Holocaust Remebrance Alliance (IHRA, organizzazione governativa costituita dai
Paesi NATO, a cui si aggiungono Argentina ed Israele). Ci teniamo invece a
sottolineare come nella Commissione Parlamentare dedicata, tutti i partiti
dell’arco parlamentare abbiano partecipato attivamente alla stesura del testo.
La cosiddetta opposizione si è spinta addirittura a proporre varie altre
formulazioni perfettamente sovrapponibili a quella votata al Senato (es. Del
Rio). Il decreto è stato approvato al Senato anche con i voti del PD e la
ridicola opposizione di M5S e AVS. Infatti, se da un lato il M5S è responsabile
insieme al PD dell’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA sotto
il 2° governo Conte, dall’altro ricordiamo tutti le scomposte e imbarazzanti
prese di distanza dei vertici di AVS da Hannoun e compagni che continuano a
restare in galera accusati di terrorismo. Sono tutti complici. Quindi a chi
parla di difesa della democrazia facciamo presente che il regime democratico
capitalista e genocidario occidentale è la causa di tutte le guerre e i massacri
a cui stiamo assistendo e non può essere riformato ma solo combattuto con tutte
le forze di cui disponiamo. A chi si spinge a suggerire allo Stato forme
alternative e più sostenibili di repressione (ad es. la Dichiarazione di
Gerusalemme), ricordiamo che le barricate hanno solo due lati: o si sta con
l’imperialismo occidentale o si sta con le popolazioni martoriate e oppresse da
esso. L’illusione di poter riformare il sistema è sepolta sotto un cumulo di
macerie insanguinate. Per noi esiste un’unica risposta possibile a questo
ennesimo attacco repressivo: Resistenza a Oltranza! Continueremo a difendere la
gloriosa resistenza del popolo palestinese in tutte le sue forme! Continueremo a
gridare “Palestina libera dal fiume fino al mare!” Continueremo a difendere i
prigionieri politici, palestinesi e non, perseguitati dallo Stato! Continueremo
a sostenere che il 7 ottobre è stato un atto di legittima resistenza!
Continueremo a dire che Israele è un’entità coloniale, suprematista e genocida!
Per questo il 9 settembre saremo sotto il Parlamento italiano dove avrà inizio
la discussione sul ddl “salva-sionismo” che rappresenta una intollerabile forma
di censura che di fatto istituisce il “terrorismo della parola” per chi non si
allinea con il sionismo.
E continueremo poi, il 17 settembre alle 16:30 in aula Majorana al dipartimento
di Fisica, dove abbiamo convocato una assemblea a cui invitiamo a partecipare
tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al silenzio o al collaborazionismo per
organizzarci e reagire insieme alla deriva repressiva. Avremo anche i contributi
di Georges Abdallah e dei compagni della rivista francese Supernova.
Riceviamo e diffondiamo
Riceviamo e diffondiamo:
Veneto, luglio 2026
Note a partire dai recenti atti di insubordinazione nel carcere di Padova e
dalle opposizioni spontanee ai rastrellamenti razziali nei quartieri
Carcere Due Palazzi di Padova
Di uno sbirro all’ospedale non possiamo che rallegrarci, specie se a mandarcelo
è un carcerato. Sappiamo quanto possa costare ogni atto di vita, ogni più
piccola presa di libertà dentro le galere dello stato. La nostra, però, è
un’allegria spuntata, un odio per un mondo che non riconosciamo che si mischia
all’amore per la vita che resiste, tradendo mondi vivi possibili e presenti,
mondi testimoni della sconfitta di questo presente che con tutti i suoi sforzi
ancora non riesce nel suo intento totale di morte.
Domenica 21 giugno un detenuto in isolamento al carcere Due Palazzi di Padova si
rivolta contro i suoi carcerieri. All’ennesimo rifiuto di poter usare la
palestra della sezione ha fatto a pezzi la sua cella per poi scagliarsi contro
gli aguzzini in divisa intervenuti per fermarlo, mandandone uno all’ospedale.
La settimana prima, ancora un carcerato in isolamento si era opposto al divieto
dei secondini di prendere un caffè con un altro detenuto, decidendo di
vendicarsi dei soprusi subiti fino ad allora e destinando al pronto soccorso tre
guardie.
Il 21 maggio un’altra aggressione contro la penitenziaria, per l’ennesimo
divieto discrezionale immotivato posto ad un detenuto. Detenuto che ha
prontamente proceduto a ricordare che le violenze agite dallo stato e dai suoi
servi, anche le più quotidiane, hanno un prezzo: in quel caso un setto nasale
rotto e qualche lesione su braccia e mani di tre sbirri.
Non ci interessa stare a fare stime su quanta disperazione, quanta rabbia o
quanta coscienza abbiano motivato questi gesti, quanto il caldo che rende quei
posti roventi e ancora più ostili alla vita sia stato determinante, o quanto i
colpi quotidianamente inferti alla dignità umana siano diventati intollerabili.
Ciò che ci preme in questo testo è illuminare una radice comune sottesa a quello
che sta accadendo al Due Palazzi, ma anche in ogni carcere e cpr che sia, nelle
strade e negli istituti di pena minorile.
Spontanea e informale si generalizza con nuovo vigore una richiesta di vita tra
persone che abitano luoghi distanti in questo mondo, temporalità ed esperienze
diversissime: senza che una coscienza politica ben formata sia essenziale, senza
che assemblee e riunioni varino la rivolta, questa si accende e si interra
carsicamente, abitando le vite dellx ultimx di questa società. Una rivolta che è
vita, che è umanità che si riprende il mondo a partire dai più piccoli atti di
insubordinazione al destino carcerario (materiale o sociale che sia) e che dà
corpo ad una tensione di libertà che è personalissima ma già sempre collettiva.
Assistiamo ad un’unica, profonda ed umana richiesta di vita che recita: “Aria!”.
Quartiere Arcella, Padova
Procede a tappe serrate il programma mortifero di occupazione militare dei
territori e di sottomissione delle popolazioni portato avanti dal cosiddetto
stato italiano: le istituzioni, con i rami sociali e civili conniventi,
approntano gli attacchi decisivi alle ultime province della vita negli
spazi-tempi che amministrano, tracciando le vie che conducono all’annichilimento
generalizzato. Ma qualcosa di imprevisto sta rovinando questi propositi.
Nel mondo della guerra totale si moltiplicano i fronti esterni e si
irrobustiscono quelli interni: leggi e nuove narrazioni inaspriscono la
repressione accettabile per chi si oppone allo stato delle cose, per tutte
quelle resistenze sociali (dalla delinquenza all’illegalità) e/o politiche
(basti soffermarsi sulle campagne anti-anarchiche che stanno avendo i loro
dolorosi sviluppi) non recuperabili nei fittizi meccanismi del dialogo
democratico.
In questo scenario le città si svuotano dellx indesideratx, e Padova non fa
eccezione. I quartieri cambiano volto mentre viene inesorabilmente portato
avanti il programma statale di morte che sta avvelenando gli ultimi pozzi di
umanità scavati dalle comunità resistenti in ogni dove. Le grandi opere
infrastrutturali segnano il tessuto materiale e umano delle città: in nome del
profitto e dell’interesse generale, ovverosia dello stato e dei suoi progetti,
il territorio viene deturpato, espropriato alle comunità che vi si erano
radicate e consegnato a chi può farne qualcosa di più economicamente
remunerativo o strategicamente efficace. Sfratti e daspi informali dalle zone in
via di riqualificazione sono consegnati allx indesideratx attraverso
fluttuazioni di mercato, emergenze giornalistiche e soprusi ad opera di sbirri
particolarmente zelanti. L’accesso a interi quartieri viene sottoposto, anche
attraverso le “zone rosse”, a checkpoint polizieschi ben coperti mediaticamente
da un’opinione pubblica addomesticata e prezzolata, pronta a soffiare benzina
sui venti caldi del razzismo e del classismo fortemente radicati tra alcuni
strati della cittadinanza.
In questo contesto, gli ultimi anni hanno permesso un buon rodaggio di nuovi
meccanismi che concretizzano l’ispirazione razzista dello stato: al fianco del
perfezionamento in atto del sistema dei Cpr ne vediamo il suo ampliamento ed il
cementarsi di retoriche razziste ad ogni altezza sociale, assieme ad un robusto
impianto normativo e di prassi che ne permetta un’agibilità ampia e
incontestata. L’istituzione delle zone rosse e la presenza ormai diventata
consuetudine di presidi polizieschi permanenti nelle zone a più alta presenza di
persone con background migratorio sono solo alcuni esempi di come il razzismo di
stato privilegi alla base dei suoi meccanismi un programma massivo di
profilazione e persecuzione razziale, che getta le basi per retate,
rastrellamenti e deportazioni. Così, interi pezzi di comunità razzializzate,
povere o marginalizzate per etnia, provenienza geografica o religione sono
lentamente costrette a spostarsi altrove, in zone più lontane dagli occhi
dell’opinione pubblica e degli investitori.
Nel solo 2025 a Padova, una città da poco più di 200.000 abitanti, sono state
identificate quasi 80.000 persone razzializzate, con grande giubilo del questore
e delle istituzioni. E quando parliamo della città che si svuota non lo facciamo
solamente per l’allontanamento dal perimetro cittadino a cui stanno venendo
costrette larghe fette di popolazione, ma ci riferiamo alle oltre 200 persone
fermate in strada per un controllo e trattenute per essere immediatamente
spedite in un Cpr dall’altro capo dell’Italia senza che nessunx sia avvertitx di
ciò (parenti, amicx o avvocatx), o alle 100 persone fermate e condotte nella
camera di sicurezza della questura che poi sono state direttamente accompagnate
in frontiera. A queste possiamo affiancare gli oltre 150 provvedimenti di
espulsione consegnati nelle mani di chi, da lì a pochi giorni, sarebbe stato
costretto ad uscire dal territorio nazionale. Più di una persona al giorno,
nella sola città di Padova, è stata presa per essere portata in un Cpr, alla
frontiera o per essere rilasciata con un ordine di rimpatrio.
Questi numeri dimostrano come la macchina del razzismo di stato stia funzionando
a pieno ritmo, ma testimoniano anche la piena omertà della società civile e
delle istituzioni politiche sull’operato e le direttive inoltrate dal ministero
degli interni e felicemente applicate dall’apparato di sicurezza pubblica
locale.
Negli scorsi mesi si sono verificati vari episodi di resistenza ai
rastrellamenti portati avanti quotidianamente in città dalla polizia. In
Arcella, una delle zone cittadine più colpite da operazioni sbirresche di
profilazione e persecuzione razzista, alcune persone razzializzate sono
intervenute spontaneamente durante due fermi particolarmente violenti:
assistendo all’ennesimo sopruso in divisa, si sono opposti verbalmente e
fisicamente al fermo, rallentando le operazioni e attirando l’attenzione del
circondario su ciò che stava succedendo e riuscendo a liberare i malcapitati
dalle grinfie degli sbirri, facendo allontanare le pattuglie dalla zona.
Episodi come questi, seppur si possonocontare sulle dita di una mano, ci sembra
testimonino qualcosa di prezioso. Non sono così rare le storie di chi sceglie di
agire spontaneamente nonostante la disparità con il nemico che lx si para
dinnanzi e con i suoi mezzi: il racconto di queste storie solitamente ci giunge
quando a viverle è qualche “gruppo politico” animato da buone idee e
dall’intenzione di applicarle. Ma quando ad esserne protagonisti sono persone
senza appartenenza politica e razzializzate, queste storie ci sfuggono; altre
memorie vivono, memorie che non ci appartengono e che non ci parlano, racconti
segreti e sediziosi che stanno al cuore di comunità a noi sconosciute. Non è
quindi nostra intenzione spendere altre parole sulla dinamica dei fatti, non ci
interessa trarne benefici tattici o narrare qualcosa che, a nostro parere, debba
rimanere sotterraneo, nascosto nei cuori di chi la agisce e delle tradizioni che
intesse.
Ci piacerebbe sottolineare, però, come i fuochi della vita continuino a
incendiare gli animi dell’umanità, come siano indomabili le fiamme di libertà
che continuano ad accendersi in ogni dove. Nonostante la miseria e il dolore a
cui questo mondo ci destina, nonostante le risorse e i soldi spesi a sostentare
l’ imponente e mostruosa macchina statale di morte, nonostante le vite immolate
per combattere la battaglia di un mondo più sicuro, perché ormai inerte e
inabitabile, combattivamente la vita continua a fiorire e a diffondersi.
Saremo ciò che il delitto ha fatto di noi
Trafittx da uno sguardo, farfalla
fissata su di un tappo di bottiglia,
tutti possono vedermi,
tutti possono sputarmi addosso.
Lo sguardo di questa società
fa di me materia
costituita.
Eppure bisogna vivere,
voglio farlo. Anche
se alla gogna,
la gola stretta in un collare di ferro.
Bisogna vivere,
ancora non sono argilla,
non m’importa che si fa di me,
ma ciò che faccio io stessx
di ciò che hanno fatto di me.
Spacciatorx, delinquenti, teppistx, rapinatorx, ladrx, terroristx: ognunx di noi
condivide un tacito impegno alla guerra. Non mera negligenza, o una distruzione
noncurante, ma una dedita avversione all’idea stessa di questa società, alla
silenziosa guerra che l’ha fondata e che, con la cieca forza della legge e della
giustizia, continua incessante a rifondarla.
Dal momento che ci rendono la vita invivibile, vivremo quest’impossibilità di
vivere come l’avessimo creata apposta per noi. Vogliamo il nostro destino, anche
questo destino terribile. Vogliamo la nostra vita, per amarla e odiarla.
Certamente la sventura è una cifra delle nostre vite, certamente indica
qualcosa. Ma ormai non si tratta più di comprendere, ma di agire. Agire la
nostra vita invivibile, agire quella maledizione che ci marchia e che dal fondo
del nostro passato risale fino a questo presente. La faremo nostra, e la
lanceremo davanti a noi: traccerà la rotta del nostro avvenire. Era il nostro
cruccio, ne faremo la nostra missione, la nostra buona, maledetta, balorda
stella.
Se noi siamo criminali, il nostro crimine è la libertà: la libertà di sottrarci
alla miseria di questo mondo, di derubarlo, di imbrattarlo, di rovinarlo, di
sabotarlo. Dalle galere alle strade fioriscono umanità illegali, umanità minori
e spurie che vivono sotto la pelle di questo mondo morente. In un mondo senza
cielo, senza luce, senza aria, noi abbiamo la nostra stella. E tanto ci basta.
A questa dolce e speranzosa guerra, all’odio che ci fonda le ossa e irrobustisce
la memoria, all’amore che ci lega e ci anima.
Per lx compagnx mortx e quelle portateci via.
Per le persone messe dentro a una gabbia o tenute in cattività.
Che guerra sia.
Riceviamo e diffondiamo:
[en] Server Called Paranoia ENG
[it] Server called Paranoia ITA OK