Source - il Rovescio

cronache dallo stato di emergenza

Venerdì 4 settembre: Forlì HC, a fianco di Pietro e tutti i compagni
Riceviamo e diffondiamo: Con grande gioia vi inviamo la locandina e vi invitiamo all’edizione 2026 dell’FC-HC!! Come sempre autogestione, pirateria musicale, idee e note per lx nostrx compagnx reclusx e sogni di libertà per i giorni bui! Panini vegan e birrette benefit e il sano vecchio hardcore! e tanto posto per portare il tuo banchetto DIY/DISTRO (please, unica clausola: no liquorini! Antiabbrutimento-Action! 😉 Allo skate park di Forlì (via dragoni) dentro all’anfiteatro! ORE 20:00 ALLESTIMENTO BANCHETTI ORE 21:00 (puntuale) INIZIO CONCERTI CON: – Innesco – Rebelde – Randagi – Spring Moods DIFFONDI COME MEGLIO CREDI!! per info, contatti etc: capitanoacab@insiberia.net PIETRO LIBERO E SELVAGGIO!! TUTTX LIBERX E SELVAGGX!!!!! (A)
Iniziative
In solidarietà al Movimento No Tav della Valsusa
Diffondiamo questo bel comunicato del Comitato No Tav di Trento: Solidarietà al movimento No Tav della Valsusa «Abbiamo praticato convintamente il diritto alla difesa anche sui cantieri. Ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene io vi dico che noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio la devastazione, che ha trasformato un luogo bello e pieno di vita – vita umana, vita animale e bellezza – in un deserto di cemento e di strumenti di morte … Questa linea (ferroviaria) è partita per le persone e poi per le merci; con la linea storica utilizzata ormai a dire tanto al 10%, quale nuovo motivo si sono inventati? Quello di farne uno strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. E questo è un motivo in più per dire no …. Sappiamo in fondo che la realtà degli ultimi è con noi e con noi continuerà a lottare … noi ci difendiamo dalla devastazione e da chi difende la devastazione. Non c’è da prendere nessuna distanza. Chi in presenza e chi col cuore, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è accaduto». In fondo potremmo riassumere così, con le parole pronunciate il 27 luglio da Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa al presidio No Tav di Venaus, quello che abbiamo da dire sulla giornata di lotta del 25 luglio in Valsusa. Viviamo in un tempo di vergognose falsificazioni: il terrorismo non è quello praticato dallo Stato genocida di Israele, ma quello dei palestinesi che gli resistono; un gioielliere che ammazza a sangue freddo due rapinatori in fuga e ne prende a calci un terzo già steso per terra compie un eccesso di legittima difesa, mentre un’intera collettività che reagisce a un omicidio poliziesco è una folla di violenti e facinorosi a cui non riconoscere alcuna attenuante. In questa logica a devastare la Valsusa può ben essere il movimento No Tav… Mentre i media e l’intero arco della politica istituzionale si uniscono in un coro unanime di criminalizzazione e di condanna, il governo Meloni ne approfitta per ulteriori strette liberticide. Dopo aver introdotto il carcere per dei semplici blocchi stradali; dopo le numerose fattispecie di “terrorismo” (compreso il “terrorismo della parola”), si vogliono ora introdurre il “terrorismo di piazza”, l’“associazione a delinquere” applicata ai movimenti di resistenza e persino la legalizzazione del riconoscimento facciale basato sull’Intelligenza Artificiale. Come se a governare fossero i sindacati di polizia! I movimenti di lotta si confrontano, ricercano e sperimentano i metodi più giusti ed efficaci per contrastare le politiche di devastazione ambientale e di guerra, ma devono essere uniti da tre condizioni imprescindibili: non confondere devastatori e devastati; non utilizzare il linguaggio del potere; non far mai mancare la solidarietà a chi viene criminalizzato e represso. Trento, 31 luglio 2026 Comitato No Tav di Trento
Stato di emergenza
[it, fr, es, other languages] Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione
Riceviamo, traduciamo e diffondiamo: [it] CONTRO LA GUERRA, CONTRO LA PACE, PER LA RIVOLUZIONE Oggi non si può più ignorare che guerre, massacri e genocidi si stiano diffondendo e intensificando un po’ ovunque: Congo, Sudan, Yemen, Myanmar, Palestina, Ucraina, Iran, Libano… I governi continuano a inventarsi pretesti per bombardare: attaccare per difendersi, uccidere per proteggere, aggredire per liberare… In Europa, il discorso sulla cosiddetta «pace eterna» post-guerra fredda ha fatto il suo tempo. Oggi, la propaganda militarista riprende vigore: militari che vanno nelle scuole per promuovere la loro professione; pubblicità sulla difesa ovunque, per strada, su Internet e nei cinema; la lettera di Théo Francken [Ministro belga della Difesa e del Commercio Estero] indirizzata a tutti i diciassettenni per invitarli ad arruolarsi nel servizio militare volontario; consigli per un kit di sopravvivenza; e chi più ne ha più ne metta… Ovunque si impone l’idea secondo cui bisogna prepararsi alla guerra, prepararsi a combattere, prepararsi a «perdere i nostri figli». La guerra sarebbe quindi una fatalità? Non ci sarebbe nessun’altra prospettiva possibile? La guerra è la fatalità del capitalismo, non la nostra! Perché quando il sistema capitalista è in crisi, la guerra è una delle sue «soluzioni», che offre al sistema economico un meccanismo di distruzione/ricostruzione e di controllo sociale. Il sistema capitalista ha bisogno della guerra, e questo per molte ragioni. Per «mettere in sicurezza» e appropriarsi di territori; per ottenere il controllo delle risorse naturali; per distogliere l’attenzione delle popolazioni dalle tensioni politiche interne e dalla crescente miseria; per creare un senso di «unione» di fronte a un nemico esterno e rafforzare il patriottismo; per disciplinare la popolazione, in particolare emarginando e reprimendo coloro che sono considerati una minaccia; per reprimere rivoluzioni e movimenti sociali, come ad esempio in Siria o in Sudan; per giustificare il rafforzamento delle strutture statali, la sorveglianza e l’aumento dei bilanci militari, creando così un’«economia di guerra» – che risulta molto utile anche al di fuori dei periodi di conflitto sul territorio. E poi la guerra è redditizia. Se c’è qualcuno che esce sempre vincitore dalle guerre, è proprio l’industria degli armamenti! La guerra non sarà mai nel nostro interesse – e poiché il sistema non può sopravvivere senza di essa, una soluzione s’impone: distruggere questo sistema! È essenziale lottare qui, con i nostri mezzi e alla nostra scala: organizziamoci senza autorità, decentralizziamo la lotta, rendiamo autonomi noi stessi e le nostre lotte dallo Stato. Sabotiamo la macchina di guerra; opponiamoci alle guerre di tutti gli Stati; sosteniamo i disertori di tutto il mondo; solidarizziamo con le lotte e le rivolte; prendiamo di mira le industrie degli armamenti; rifiutiamo di partecipare allo sforzo bellico; resistiamo alla propaganda; diffondiamo idee antimilitariste; difendiamo una prospettiva internazionalista. Di fronte alla legge del più forte, opponiamo la solidarietà e l’aiuto reciproco. Di fronte all’ingiunzione di difendere questo sistema contro un nemico esterno, opponiamo l’attacco contro chi ci opprime. Di fronte alla macchina di morte, lottiamo per una vita libera. Contro la guerra, contro la «pace», per la rivoluzione. Assemblea antimilitarista a Bruxelles -------------------------------------------------------------------------------- [fr] CONTRE LA GUERRE, CONTRE LA « PAIX », POUR LA RÉVOLUTION Aujourd’hui, on ne peut plus ignorer que les guerres, massacres, génocides se répandent et s’intensifient un peu partout : Congo, Soudan, Yémen, Myanmar, Palestine, Ukraine, Iran, Liban,… Les gouvernements continuent à s’inventer des excuses pour bombarder : attaquer pour se défendre, tuer pour protéger, agresser pour libérer… En Europe, le discours sur la soi-disant « paix éternelle » post-guerre froide a fait son temps. Aujourd’hui, la propagande militariste reprend : des militaires qui vont dans les écoles pour vendre leur métier ; de la pub pour la défense partout, dans la rue, sur internet et dans les cinémas ; la lettre de Théo Francken [Ministre belge de la Défense et du Commerce Extérieur] adressée à tous les jeunes de 17 ans pour les inviter à s’engager pour un service militaire volontaire ; des conseils pour un kit de survie ; et on en passe… Partout, s’impose l’idée selon laquelle on doit se préparer à la guerre, se préparer à se battre, se préparer à « perdre nos enfants ». La guerre serait donc une fatalité ? Aucune autre perspective ne serait envisageable ? La guerre est la fatalité du capitalisme, pas la nôtre ! Parce que quand le système capitaliste est en crise, la guerre est une de ses « solutions », offrant au système économique un mécanisme de destruction/reconstruction et de contrôle social. Le système capitaliste a besoin de la guerre, et ce pour plein de raisons. Pour « sécuriser » et s’approprier des territoires ; pour avoir la mainmise sur des ressources naturelles ; pour détourner l’attention des populations des tensions politiques internes et la misère croissantes ; pour fabriquer « l’union » face à un ennemi extérieur et asseoir le patriotisme ; pour discipliner la population, notamment en marginalisant et en réprimant ceux et celles considérées comme menaçantes ; pour mater les révolutions et les mouvements sociaux, comme par exemple en Syrie ou au Soudan ; pour justifier le renforcement des structures de l’État, la surveillance et l’augmentation des budgets militaires, créant alors une « économie de guerre » – qui est bien utile aussi en dehors des périodes de conflits sur le territoire. Et puis la guerre, c’est lucratif. S’il y a bien quelqu’un qui est toujours vainqueur des guerres, c’est l’industrie de l’armement ! La guerre ne sera jamais dans notre intérêt – et comme le système ne peut survivre sans elle, une solution s’impose : détruire ce système ! Il est essentiel de lutter ici, par nos propres moyens et à notre échelle : organisons-nous sans autorité, décentralisons la lutte, autonomisons-nous et nos luttes de l’État. Sabotons la machine de guerre ; opposons-nous aux guerres de tous les États ; soutenons les déserteurs du monde entier ; soyons solidaires des luttes et révoltes ; attaquons-nous aux industries de l’armement ; refusons de participer à l’effort de guerre ; résistons à la propagande ; diffusons des idées antimilitaristes ; défendons une perspective internationaliste. Face à la loi du plus fort, opposons la solidarité et l’entraide. Face à l’injonction de défendre ce système contre un ennemi extérieur, opposons l’attaque contre ceux qui nous oppriment. Face à la machine de mort, luttons pour une vie de liberté. Contre la guerre, contre la « paix », pour la révolution. Assemblée antimilitariste à Bruxelles -------------------------------------------------------------------------------- [es] NI GUERRA NI “PAZ”, REVOLUCIÓN ¡Ni carne de cañón Ni carne de obra! A la mierda la guerra Viva la revolución Hoy ya no podemos ignorar que las guerras, las masacres y los genocidios se extienden y se intensifican por doquier: Congo, Sudán, Yemen, Myanmar, Palestina, Ucrania, Irán, Líbano… Los gobiernos siguen inventando excusas para bombardear: atacar para defender, matar para proteger, atacar para liberar… En Europa, el discurso sobre la supuesta “paz eterna” tras la Guerra Fría tuvo su momento. Hoy, la propaganda militarista resurge: soldados que visitan escuelas para promover la profesión; propaganda de defensa por doquier, en las calles, en internet y en los cines; la carta de Théo Francken [Ministro belga de Defensa y Comercio Exterior] dirigida a todos los jóvenes de 17 años invitándolos a alistarse en el servicio militar voluntario; consejos sobre kits de supervivencia; y así sucesivamente… Por todas partes, imponen la idea de que hay que prepararse para la guerra, prepararse para luchar, prepararse para “perder a los hijos”. ¿Es inevitable la guerra? ¿No podemos imaginar otra perspectiva posible? ¡La guerra es la inevitabilidad del capitalismo, no la nuestra! Porque cuando el sistema capitalista está en crisis, la guerra es una de las “soluciones”, proporcionando al sistema económico un mecanismo de destrucción, reconstrucción y control social. El sistema capitalista necesita la guerra por muchas razones: para “asegurar” y apropiarse de territorios; para controlar los recursos naturales; para desviar la atención de la población de las crecientes tensiones políticas internas y la miseria; para crear “unidad” frente a un enemigo externo y fomentar el patriotismo; para disciplinar a la población, incluyendo la marginación y la represión de quienes se consideran una amenaza; para reprimir revoluciones y movimientos sociales, como, por ejemplo, en Siria o Sudán; para justificar el fortalecimiento de las estructuras estatales, la vigilancia y el aumento de los presupuestos militares, generando una «economía de guerra», muy útil cuando hay periodos sin conflicto en el propio territorio. La guerra es rentable. Si hay alguien que siempre sale victorioso en las guerras, ¡es la industria armamentística! La guerra nunca nos beneficiará, y dado que el sistema no puede sobrevivir sin ella, es necesaria una solución: ¡destruir este sistema! Es esencial luchar aquí, con nuestros propios medios y a nuestra escala: organizarnos sin autoridad, descentralizar la lucha, empoderarnos y fortalecer las luchas contra el Estado. Sabotear la maquinaria de guerra. Oponernos a las guerras libradas por los Estados; apoyar a los desertores en todo el mundo; mostrar solidaridad con las luchas y revueltas; atacar la industria armamentística; negarnos a participar en el esfuerzo bélico; resistir la propaganda; difundir ideas antimilitaristas; defender una perspectiva internacionalista. Frente a la ley del más fuerte, la combatimos con solidaridad y ayuda mutua. Ante la orden de defender este sistema contra un enemigo externo, la combatimos atacando a quienes nos oprimen. Frente a la maquinaria de la muerte, luchamos por una vida de libertad. Ni guerra ni “paz”, revolución. Asamblea Antimilitarista – Bruselas -------------------------------------------------------------------------------- Altre lingue/other languages: ČESKY: https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2026/07/25/ani-valka-ani-mir-revoluce [3] # PDF [4]_ PORTUGUÊS: https://noticiasanarquistas.noblogs.org/post/2026/03/20/belgica-nem-guerra-nem-paz-revolucao [5] # PDF [6]_
Rompere le righe
Stato di emergenza
Babele
Ancora sull’attacco ai reclutatori militari a Leopoli
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/28/scontri-in-ucraina-oltre-200-persone-hanno-attaccato-i-militari-e-ribaltato-un-veicolo-per-il-reclutamento-leopoli-ucraina-8-luglio-2026/ Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026) Gravi scontri tra civili, militari e forze dell’ordine a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, hanno riportato alla luce profonde tensioni sociali legate al processo di mobilitazione in atto nel Paese. La sera dell’8 luglio 2026, un gruppo di persone ha bloccato un veicolo che trasportava ufficiali del centro di reclutamento e lo ha ribaltato, come mostrano, tra l’altro, le immagini pubblicate sulla piattaforma social X. Il fatto ha innescato scontri su larga scala con la polizia e i soldati, ai quali hanno preso parte circa duecento civili. La situazione di tensione è durata circa cinque ore, protraendosi fino alle prime ore del mattino del 9 luglio. Le immagini trasmesse dalla televisione ucraina hanno mostrato folle di persone che si facevano strada tra le auto in un quartiere residenziale immerso nell’oscurità, al grido di «Vergogna!» e strappando l’uniforme a uno degli ufficiali. Questo episodio è stato l’ultimo di una serie di attacchi contro gli ufficiali presso i centri di reclutamento, a testimonianza della rabbia che covava da tempo riguardo alle modalità con cui l’esercito ucraino sta reclutando i propri effettivi. L’incidente è avvenuto in tarda serata nel quartiere di Sykhiv a Leopoli, sul viale “Chervona Kalina”. Gli agenti del Centro Territoriale di Reclutamento e Sostegno Sociale locale hanno fermato e arrestato un uomo ricercato per essersi sottratto al servizio militare. Dopo che il fermato è stato portato via a bordo di uno dei veicoli, una folla di circa 200 persone si è rapidamente radunata sul posto e ha bloccato l’unità rimasta lì. La folla ha circondato il veicolo di servizio, ne ha sfondato i finestrini e lo ha completamente ribaltato. I vertici della stazione di polizia del distretto di Sykhiv hanno confermato che due agenti del TRC sono stati trasportati al pronto soccorso, tuttavia le loro vite non erano in pericolo. Video riportante quanto accaduto: https://www.youtube.com/watch?v=36uxUq0adRU Gli scontri che hanno preso di mira la pattuglia di mobilitazione hanno dato il via a un’indagine immediata da parte della Procura e dello Stato Maggiore ucraino. I funzionari di Kiev avvertono che, a loro avviso, gli scontri interni sono «un’arma della propaganda nemica». Questa posizione delle autorità non sorprende affatto. Ogni volta che qualcuno si ribella allo sforzo bellico del proprio governo, i suoi lacchè ricorrono all’argomento secondo cui tali azioni aiuterebbero il nemico. Tuttavia, come si può osservare in eventi simili in tutta l’Ucraina, le voci dei rivoltosi esprimono chiaramente il loro disgusto per il fatto che l’aggressione russa venga strumentalizzata per aumentare l’aggressività delle autorità locali, della polizia e dell’esercito. Le statistiche dell’agenzia Interfax-Ucraina mostrano un aumento drastico delle tensioni in Ucraina: mentre nel primo anno di guerra (2022) sono stati registrati solo 5 attacchi contro i dipendenti del TRC, lo scorso anno se ne sono verificati 341 e dall’inizio di quest’anno (2026) il numero ha già superato i 100 casi. Va sottolineato che queste cifre rappresentano solo gli episodi registrati ufficialmente e che è possibile che le informazioni relative a molti altri episodi non vengano inserite nelle statistiche ufficiali o nella copertura mediatica, al fine di minimizzare pubblicamente il problema delle tensioni interne in Ucraina. Compilato sulla base delle informazioni tratte dai seguenti articoli dei media: [CZ] – https://cnn.iprima.cz/nepokoje-na-ukrajine-civiliste-ve-lvove-prevratili-vuz-s-verbiri-do-armady-ukazuji-zabery-516724 [EN] – https://www.kyivpost.com/post/79920 [EN] – https://fakti.bg/en/world/1066590-riot-in-lviv-over-200-civilians-attacked-military-personnel-and-overturned-a-tcc-car-review
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