https://www.lindipendente.online/2026/08/09/in-cisgiordania-e-esplosa-la-violenza-israeliana-migliaia-di-attacchi-di-coloni-ed-esercito/
Source - il Rovescio
cronache dallo stato di emergenza
Riceviamo e diffondiamo:
Con grande gioia vi inviamo la locandina e vi invitiamo all’edizione 2026
dell’FC-HC!!
Come sempre autogestione, pirateria musicale, idee e note per lx nostrx compagnx
reclusx e sogni di libertà per i giorni bui!
Panini vegan e birrette benefit e il sano vecchio hardcore!
e tanto posto per portare il tuo banchetto DIY/DISTRO (please, unica clausola:
no liquorini! Antiabbrutimento-Action! 😉
Allo skate park di Forlì (via dragoni) dentro all’anfiteatro!
ORE 20:00 ALLESTIMENTO BANCHETTI
ORE 21:00 (puntuale) INIZIO CONCERTI CON:
– Innesco
– Rebelde
– Randagi
– Spring Moods
DIFFONDI COME MEGLIO CREDI!!
per info, contatti etc: capitanoacab@insiberia.net
PIETRO LIBERO E SELVAGGIO!!
TUTTX LIBERX E SELVAGGX!!!!!
(A)
Riceviamo e diffondiamo:
Introduzione. Sui fatti dello scorso 27 aprile: nota 27 aprile
Sulla falsa solidarietà di PD, AVS e ANPI a una giornata di lotta contro i
fascisti: scritto solidarietà 27 DEF
https://www.lindipendente.online/2026/08/05/la-sardegna-dovra-ospitare-anche-i-data-center-approvato-un-mega-impianto-nel-sulcis/
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/02/incendiate-le-auto-di-due-ricercatori-delleinstein-telescope-a-lula_3b101f87-e001-479a-adbd-df5e3465eda8.html
Cos’è questo progetto:
https://www.regione.sardegna.it/einstein-telescope
Riceviamo e diffondiamo
Diffondiamo questo bel comunicato del Comitato No Tav di Trento:
Solidarietà al movimento No Tav della Valsusa
«Abbiamo praticato convintamente il diritto alla difesa anche sui cantieri. Ci
viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene io vi dico che
noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio la devastazione,
che ha trasformato un luogo bello e pieno di vita – vita umana, vita animale e
bellezza – in un deserto di cemento e di strumenti di morte … Questa linea
(ferroviaria) è partita per le persone e poi per le merci; con la linea storica
utilizzata ormai a dire tanto al 10%, quale nuovo motivo si sono inventati?
Quello di farne uno strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo
contro la guerra. E questo è un motivo in più per dire no …. Sappiamo in fondo
che la realtà degli ultimi è con noi e con noi continuerà a lottare … noi ci
difendiamo dalla devastazione e da chi difende la devastazione. Non c’è da
prendere nessuna distanza. Chi in presenza e chi col cuore, c’eravamo tutti e
tutti rivendichiamo quello che è accaduto».
In fondo potremmo riassumere così, con le parole pronunciate il 27 luglio da
Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa al presidio No Tav di Venaus,
quello che abbiamo da dire sulla giornata di lotta del 25 luglio in Valsusa.
Viviamo in un tempo di vergognose falsificazioni: il terrorismo non è quello
praticato dallo Stato genocida di Israele, ma quello dei palestinesi che gli
resistono; un gioielliere che ammazza a sangue freddo due rapinatori in fuga e
ne prende a calci un terzo già steso per terra compie un eccesso di legittima
difesa, mentre un’intera collettività che reagisce a un omicidio poliziesco è
una folla di violenti e facinorosi a cui non riconoscere alcuna attenuante. In
questa logica a devastare la Valsusa può ben essere il movimento No Tav…
Mentre i media e l’intero arco della politica istituzionale si uniscono in un
coro unanime di criminalizzazione e di condanna, il governo Meloni ne approfitta
per ulteriori strette liberticide. Dopo aver introdotto il carcere per dei
semplici blocchi stradali; dopo le numerose fattispecie di “terrorismo”
(compreso il “terrorismo della parola”), si vogliono ora introdurre il
“terrorismo di piazza”, l’“associazione a delinquere” applicata ai movimenti di
resistenza e persino la legalizzazione del riconoscimento facciale basato
sull’Intelligenza Artificiale. Come se a governare fossero i sindacati di
polizia!
I movimenti di lotta si confrontano, ricercano e sperimentano i metodi più
giusti ed efficaci per contrastare le politiche di devastazione ambientale e di
guerra, ma devono essere uniti da tre condizioni imprescindibili: non confondere
devastatori e devastati; non utilizzare il linguaggio del potere; non far mai
mancare la solidarietà a chi viene criminalizzato e represso.
Trento, 31 luglio 2026
Comitato No Tav di Trento
Riceviamo, traduciamo e diffondiamo:
[it] CONTRO LA GUERRA, CONTRO LA PACE, PER LA RIVOLUZIONE
Oggi non si può più ignorare che guerre, massacri e genocidi si stiano
diffondendo e intensificando un po’ ovunque: Congo, Sudan, Yemen, Myanmar,
Palestina, Ucraina, Iran, Libano… I governi continuano a inventarsi pretesti per
bombardare: attaccare per difendersi, uccidere per proteggere, aggredire per
liberare…
In Europa, il discorso sulla cosiddetta «pace eterna» post-guerra fredda ha
fatto il suo tempo. Oggi, la propaganda militarista riprende vigore: militari
che vanno nelle scuole per promuovere la loro professione; pubblicità sulla
difesa ovunque, per strada, su Internet e nei cinema; la lettera di Théo
Francken [Ministro belga della Difesa e del Commercio Estero] indirizzata a
tutti i diciassettenni per invitarli ad arruolarsi nel servizio militare
volontario; consigli per un kit di sopravvivenza; e chi più ne ha più ne metta…
Ovunque si impone l’idea secondo cui bisogna prepararsi alla guerra, prepararsi
a combattere, prepararsi a «perdere i nostri figli». La guerra sarebbe quindi
una fatalità? Non ci sarebbe nessun’altra prospettiva possibile?
La guerra è la fatalità del capitalismo, non la nostra!
Perché quando il sistema capitalista è in crisi, la guerra è una delle sue
«soluzioni», che offre al sistema economico un meccanismo di
distruzione/ricostruzione e di controllo sociale.
Il sistema capitalista ha bisogno della guerra, e questo per molte ragioni. Per
«mettere in sicurezza» e appropriarsi di territori; per ottenere il controllo
delle risorse naturali; per distogliere l’attenzione delle popolazioni dalle
tensioni politiche interne e dalla crescente miseria; per creare un senso di
«unione» di fronte a un nemico esterno e rafforzare il patriottismo; per
disciplinare la popolazione, in particolare emarginando e reprimendo coloro che
sono considerati una minaccia; per reprimere rivoluzioni e movimenti sociali,
come ad esempio in Siria o in Sudan; per giustificare il rafforzamento delle
strutture statali, la sorveglianza e l’aumento dei bilanci militari, creando
così un’«economia di guerra» – che risulta molto utile anche al di fuori dei
periodi di conflitto sul territorio. E poi la guerra è redditizia. Se c’è
qualcuno che esce sempre vincitore dalle guerre, è proprio l’industria degli
armamenti!
La guerra non sarà mai nel nostro interesse – e poiché il sistema non può
sopravvivere senza di essa, una soluzione s’impone: distruggere questo sistema!
È essenziale lottare qui, con i nostri mezzi e alla nostra scala: organizziamoci
senza autorità, decentralizziamo la lotta, rendiamo autonomi noi stessi e le
nostre lotte dallo Stato.
Sabotiamo la macchina di guerra; opponiamoci alle guerre di tutti gli Stati;
sosteniamo i disertori di tutto il mondo; solidarizziamo con le lotte e le
rivolte; prendiamo di mira le industrie degli armamenti; rifiutiamo di
partecipare allo sforzo bellico; resistiamo alla propaganda; diffondiamo idee
antimilitariste; difendiamo una prospettiva internazionalista.
Di fronte alla legge del più forte, opponiamo la solidarietà e l’aiuto
reciproco.
Di fronte all’ingiunzione di difendere questo sistema contro un nemico esterno,
opponiamo l’attacco contro chi ci opprime.
Di fronte alla macchina di morte, lottiamo per una vita libera.
Contro la guerra, contro la «pace», per la rivoluzione.
Assemblea antimilitarista a Bruxelles
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[fr] CONTRE LA GUERRE, CONTRE LA « PAIX », POUR LA RÉVOLUTION
Aujourd’hui, on ne peut plus ignorer que les guerres, massacres, génocides se
répandent et s’intensifient un peu partout : Congo, Soudan, Yémen, Myanmar,
Palestine, Ukraine, Iran, Liban,… Les gouvernements continuent à s’inventer des
excuses pour bombarder : attaquer pour se défendre, tuer pour protéger, agresser
pour libérer…
En Europe, le discours sur la soi-disant « paix éternelle » post-guerre froide a
fait son temps. Aujourd’hui, la propagande militariste reprend : des militaires
qui vont dans les écoles pour vendre leur métier ; de la pub pour la défense
partout, dans la rue, sur internet et dans les cinémas ; la lettre de Théo
Francken [Ministre belge de la Défense et du Commerce Extérieur] adressée à tous
les jeunes de 17 ans pour les inviter à s’engager pour un service militaire
volontaire ; des conseils pour un kit de survie ; et on en passe… Partout,
s’impose l’idée selon laquelle on doit se préparer à la guerre, se préparer à se
battre, se préparer à « perdre nos enfants ». La guerre serait donc une fatalité
? Aucune autre perspective ne serait envisageable ?
La guerre est la fatalité du capitalisme, pas la nôtre !
Parce que quand le système capitaliste est en crise, la guerre est une de ses «
solutions », offrant au système économique un mécanisme de
destruction/reconstruction et de contrôle social.
Le système capitaliste a besoin de la guerre, et ce pour plein de raisons. Pour
« sécuriser » et s’approprier des territoires ; pour avoir la mainmise sur des
ressources naturelles ; pour détourner l’attention des populations des tensions
politiques internes et la misère croissantes ; pour fabriquer « l’union » face à
un ennemi extérieur et asseoir le patriotisme ; pour discipliner la population,
notamment en marginalisant et en réprimant ceux et celles considérées comme
menaçantes ; pour mater les révolutions et les mouvements sociaux, comme par
exemple en Syrie ou au Soudan ; pour justifier le renforcement des structures de
l’État, la surveillance et l’augmentation des budgets militaires, créant alors
une « économie de guerre » – qui est bien utile aussi en dehors des périodes de
conflits sur le territoire. Et puis la guerre, c’est lucratif. S’il y a bien
quelqu’un qui est toujours vainqueur des guerres, c’est l’industrie de
l’armement !
La guerre ne sera jamais dans notre intérêt – et comme le système ne peut
survivre sans elle, une solution s’impose : détruire ce système !
Il est essentiel de lutter ici, par nos propres moyens et à notre échelle :
organisons-nous sans autorité, décentralisons la lutte, autonomisons-nous et nos
luttes de l’État.
Sabotons la machine de guerre ; opposons-nous aux guerres de tous les États ;
soutenons les déserteurs du monde entier ; soyons solidaires des luttes et
révoltes ; attaquons-nous aux industries de l’armement ; refusons de participer
à l’effort de guerre ; résistons à la propagande ; diffusons des idées
antimilitaristes ; défendons une perspective internationaliste.
Face à la loi du plus fort, opposons la solidarité et l’entraide.
Face à l’injonction de défendre ce système contre un ennemi extérieur, opposons
l’attaque contre ceux qui nous oppriment.
Face à la machine de mort, luttons pour une vie de liberté.
Contre la guerre, contre la « paix », pour la révolution.
Assemblée antimilitariste à Bruxelles
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[es] NI GUERRA NI “PAZ”, REVOLUCIÓN
¡Ni carne de cañón Ni carne de obra! A la mierda la guerra Viva la revolución
Hoy ya no podemos ignorar que las guerras, las masacres y los genocidios se
extienden y se intensifican por doquier: Congo, Sudán, Yemen, Myanmar,
Palestina, Ucrania, Irán, Líbano… Los gobiernos siguen inventando excusas para
bombardear: atacar para defender, matar para proteger, atacar para liberar…
En Europa, el discurso sobre la supuesta “paz eterna” tras la Guerra Fría tuvo
su momento. Hoy, la propaganda militarista resurge: soldados que visitan
escuelas para promover la profesión; propaganda de defensa por doquier, en las
calles, en internet y en los cines; la carta de Théo Francken [Ministro belga de
Defensa y Comercio Exterior] dirigida a todos los jóvenes de 17 años
invitándolos a alistarse en el servicio militar voluntario; consejos sobre kits
de supervivencia; y así sucesivamente… Por todas partes, imponen la idea de que
hay que prepararse para la guerra, prepararse para luchar, prepararse para
“perder a los hijos”. ¿Es inevitable la guerra? ¿No podemos imaginar otra
perspectiva posible?
¡La guerra es la inevitabilidad del capitalismo, no la nuestra!
Porque cuando el sistema capitalista está en crisis, la guerra es una de las
“soluciones”, proporcionando al sistema económico un mecanismo de destrucción,
reconstrucción y control social.
El sistema capitalista necesita la guerra por muchas razones: para “asegurar” y
apropiarse de territorios; para controlar los recursos naturales; para desviar
la atención de la población de las crecientes tensiones políticas internas y la
miseria; para crear “unidad” frente a un enemigo externo y fomentar el
patriotismo; para disciplinar a la población, incluyendo la marginación y la
represión de quienes se consideran una amenaza; para reprimir revoluciones y
movimientos sociales, como, por ejemplo, en Siria o Sudán; para justificar el
fortalecimiento de las estructuras estatales, la vigilancia y el aumento de los
presupuestos militares, generando una «economía de guerra», muy útil cuando hay
periodos sin conflicto en el propio territorio. La guerra es rentable. Si hay
alguien que siempre sale victorioso en las guerras, ¡es la industria
armamentística!
La guerra nunca nos beneficiará, y dado que el sistema no puede sobrevivir sin
ella, es necesaria una solución: ¡destruir este sistema!
Es esencial luchar aquí, con nuestros propios medios y a nuestra escala:
organizarnos sin autoridad, descentralizar la lucha, empoderarnos y fortalecer
las luchas contra el Estado.
Sabotear la maquinaria de guerra. Oponernos a las guerras libradas por los
Estados; apoyar a los desertores en todo el mundo; mostrar solidaridad con las
luchas y revueltas; atacar la industria armamentística; negarnos a participar en
el esfuerzo bélico; resistir la propaganda; difundir ideas antimilitaristas;
defender una perspectiva internacionalista.
Frente a la ley del más fuerte, la combatimos con solidaridad y ayuda mutua.
Ante la orden de defender este sistema contra un enemigo externo, la combatimos
atacando a quienes nos oprimen. Frente a la maquinaria de la muerte, luchamos
por una vida de libertad.
Ni guerra ni “paz”, revolución.
Asamblea Antimilitarista – Bruselas
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Altre lingue/other languages:
ČESKY:
https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2026/07/25/ani-valka-ani-mir-revoluce
[3] # PDF [4]_
PORTUGUÊS:
https://noticiasanarquistas.noblogs.org/post/2026/03/20/belgica-nem-guerra-nem-paz-revolucao
[5] # PDF [6]_
Riceviamo e diffondiamo:
Il Nera scorre ma non dimentica
Domenica 23 agosto dalle 10:30
Laghetto di Gavelli
(Sant’Anatolia di Narco, Umbria)
CONTINUIAMO A PARLARE DI SARA E SANDRO
Riceviamo e diffondiamo:
complot
https://contropiano.org/news/politica-news/2026/07/31/litalia-coinvolta-nella-guerra-del-golfo-militari-e-armamenti-italiani-gia-sul-terreno-0197503
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/28/scontri-in-ucraina-oltre-200-persone-hanno-attaccato-i-militari-e-ribaltato-un-veicolo-per-il-reclutamento-leopoli-ucraina-8-luglio-2026/
Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un
veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026)
Gravi scontri tra civili, militari e forze dell’ordine a Leopoli, nell’Ucraina
occidentale, hanno riportato alla luce profonde tensioni sociali legate al
processo di mobilitazione in atto nel Paese. La sera dell’8 luglio 2026, un
gruppo di persone ha bloccato un veicolo che trasportava ufficiali del centro di
reclutamento e lo ha ribaltato, come mostrano, tra l’altro, le immagini
pubblicate sulla piattaforma social X. Il fatto ha innescato scontri su larga
scala con la polizia e i soldati, ai quali hanno preso parte circa duecento
civili. La situazione di tensione è durata circa cinque ore, protraendosi fino
alle prime ore del mattino del 9 luglio.
Le immagini trasmesse dalla televisione ucraina hanno mostrato folle di persone
che si facevano strada tra le auto in un quartiere residenziale immerso
nell’oscurità, al grido di «Vergogna!» e strappando l’uniforme a uno degli
ufficiali. Questo episodio è stato l’ultimo di una serie di attacchi contro gli
ufficiali presso i centri di reclutamento, a testimonianza della rabbia che
covava da tempo riguardo alle modalità con cui l’esercito ucraino sta reclutando
i propri effettivi.
L’incidente è avvenuto in tarda serata nel quartiere di Sykhiv a Leopoli, sul
viale “Chervona Kalina”. Gli agenti del Centro Territoriale di Reclutamento e
Sostegno Sociale locale hanno fermato e arrestato un uomo ricercato per essersi
sottratto al servizio militare. Dopo che il fermato è stato portato via a bordo
di uno dei veicoli, una folla di circa 200 persone si è rapidamente radunata sul
posto e ha bloccato l’unità rimasta lì. La folla ha circondato il veicolo di
servizio, ne ha sfondato i finestrini e lo ha completamente ribaltato. I vertici
della stazione di polizia del distretto di Sykhiv hanno confermato che due
agenti del TRC sono stati trasportati al pronto soccorso, tuttavia le loro vite
non erano in pericolo.
Video riportante quanto accaduto: https://www.youtube.com/watch?v=36uxUq0adRU
Gli scontri che hanno preso di mira la pattuglia di mobilitazione hanno dato il
via a un’indagine immediata da parte della Procura e dello Stato Maggiore
ucraino. I funzionari di Kiev avvertono che, a loro avviso, gli scontri interni
sono «un’arma della propaganda nemica». Questa posizione delle autorità non
sorprende affatto. Ogni volta che qualcuno si ribella allo sforzo bellico del
proprio governo, i suoi lacchè ricorrono all’argomento secondo cui tali azioni
aiuterebbero il nemico.
Tuttavia, come si può osservare in eventi simili in tutta l’Ucraina, le voci dei
rivoltosi esprimono chiaramente il loro disgusto per il fatto che l’aggressione
russa venga strumentalizzata per aumentare l’aggressività delle autorità locali,
della polizia e dell’esercito.
Le statistiche dell’agenzia Interfax-Ucraina mostrano un aumento drastico delle
tensioni in Ucraina: mentre nel primo anno di guerra (2022) sono stati
registrati solo 5 attacchi contro i dipendenti del TRC, lo scorso anno se ne
sono verificati 341 e dall’inizio di quest’anno (2026) il numero ha già superato
i 100 casi. Va sottolineato che queste cifre rappresentano solo gli episodi
registrati ufficialmente e che è possibile che le informazioni relative a molti
altri episodi non vengano inserite nelle statistiche ufficiali o nella copertura
mediatica, al fine di minimizzare pubblicamente il problema delle tensioni
interne in Ucraina.
Compilato sulla base delle informazioni tratte dai seguenti articoli dei media:
[CZ] –
https://cnn.iprima.cz/nepokoje-na-ukrajine-civiliste-ve-lvove-prevratili-vuz-s-verbiri-do-armady-ukazuji-zabery-516724
[EN] – https://www.kyivpost.com/post/79920
[EN] –
https://fakti.bg/en/world/1066590-riot-in-lviv-over-200-civilians-attacked-military-personnel-and-overturned-a-tcc-car-review