Ci vengono segnalati questi due utili e pregevoli opuscoli (in italiano, inglese
e altre lingue), che rilanciamo:
“Chi ha scritto questo?”
https://revs.noblogs.org/?p=195
Also available in English, French, German and Greek at:
https://notrace.how/resources/it/#chi-scritto
—–
“Stabilire una Base di Sicurezza per Anarchicx e Radicali”
https://revs.noblogs.org/?p=199
Also available in English at:
https://notrace.how/resources/it/#stabilire-base
Tag - Materiali
A seguito del suo intervento all’iniziativa a Trento in occasione della Giornata
della memoria dei crimini del colonialismo e dell’imperialismo, abbiamo chiesto
a Pietro Basso di inviarci i materiali utilizzati e distribuiti in
quell’occasione, o materiali comunque utili a costruire e alimentare questa
memoria necessaria. Eccoli qua.
Qui una piccola bibliografia al riguardo:
Oltre al Discours sur le colonialisme di A. Césaire (tradotto in italiano da
Lilith), ci sono E. Galeano e D. Stannard sulla colonizzazione delle Americhe
(ma è fortemente da raccomandare anche I giacobini neri di C.L.R. James sulla
grandiosa sollevazione di Haiti, “la prima rivolta contro l’uomo bianco”, o –
per chi ama leggere – La leggenda nera di Bartolomeo de las Casas, un libro che
racconta con onestà come stavano realmente le cose laggiù all’arrivo dei
conquistadores); sulla colonizzazione dell’Africa, il libro di Rodney (che però
temo non sia tradotto in italiano), Africa di Hosea Jaffe e Storia dell’Africa
nera, un continente tra la preistoria e il futuro di J. Ki Zerbo; sulla
colonizzazione dell’Asia, oltre i testi di A. Gunder Frank e Mike
Davis (Olocausti tardo-vittoriani è un capolavoro!!), Jean Chesnaux, L’Asia
nell’età dell’imperialismo; sulla colonizzazione del Medio Oriente, Filippo
Gaja, Le frontiere maledette.
Qui i materiali: materiali sul colonialismo
Riceviamo e diffondiamo:
È uscito Mangiare è un atto di guerra, a cura di alcuni amici di Ludd. Per
ricevere copie e organizzare presentazioni, scrivere a amicidiludd@proton.me
Prezzo 8 euro, per distributori 5 euro
Qui la copertina: Mangiare è un atto di guerra_copertina3
Di seguito la quarta di copertina:
Stiamo assistendo ad una violenza indicibile nelle relazioni politiche mondiali,
relazioni che oggi sono più che mai di predazione coloniale. Per migliorare
l’efficienza e la velocità di questa predazione ci si sta dotando di tecnologie
dall’impatto sconvolgente. Violenza e tecnologia sono le caratteristiche
principali del sistema Israele. Esso sta sconfinando e raggiunge qualsiasi
campo, compreso quello alimentare e la produzione del cibo. Violenza e
tecnologia sono infatti le componenti della moderna agricoltura e della gestione
alimentare. Dalla pratica più nobile, quella di produrre cibo, si è arrivati a
produrre arricchimento per alcuni e asservimento per altri. Sono, quindi, una
positiva bomba atomica, come le relazioni italiane con Israele, come afferma
esultando l’ambasciatore israeliano. Di fronte a tutto ciò, è necessario
ripartire dalla terra, colei che ci ha insegnato a fare e a disfare.
Qui in pdf: Luci da dietro la scena (XXXIV)
Luci da dietro la scena (XXXIV) – Sotto ogni mio passo ci sono grovigli di sue
radici
Addio, gelsomino di Palestina
Rifqa El-Kurd, mia nonna, è mancata martedì 16 giugno 2020. Aveva centotré anni.
Ogni giorno, quando tornavo da scuola, mi accoglieva sulla porta con un mazzo di
gelsomini avvolti in un Kleenex. Sono cresciuto nella sua saggezza e la mia
poesia ne è il riflesso. Lei è l’asse delle mie azioni, l’orchestratrice della
mia cadenza. Recita camei nella mia poesia e prassi.
Nonna è scampata a guerre e tanto altro. Aveva più anni della colonizzazione
sionista. Per questo motivo i gerosolimitani l’hanno acclamata come “icona della
resilienza palestinese”. Nel 1948, durante la Nakba, ha lasciato la sua casa ad
Haifa dopo averla pulita per bene, ignara di averla semplicemente sistemata per
i colonizzatori. Profuga, espulsa insieme ai figli da una città all’altra, è
infine riuscita a stabilirsi a Gerusalemme, per poi affrontare la Naksa
[“arretramento” in arabo, indica l’occupazione sionista di Gaza, della
Cisgiordania e di Gerusalemme est, avvenuta nel 1967], il latrocinio della
stessa Gerusalemme e, negli ultimi anni di vita, la presa imminente della
Cisgiordania. È morta tra il caos per “l’accordo del secolo” e i piani sionisti
per rendere perenne il soggiogamento palestinese, definendolo uno stato. Il suo
attivismo l’ha portata in aule di tribunale, proteste, ospedali. Incessante, ha
lavorato finché la sopravvivenza non è diventata una storia divertente da
raccontare a quel che resta della famiglia.
Nel 2009, dei coloni sionisti – con tanto di zaini come se stessero andando in
campeggio per il fine settimana – sono entrati nelle nostre case nella
Gerusalemme occupata, scortati dalle forze di occupazione israeliane.
Sostenevano che casa nostra fosse loro. Dopo una tumultuosa battaglia di fronte
a due comitati coloniali in tribunali israeliani, metà della casa ci è stata
confiscata. Questo rilevamento faceva parte di una più ampia strategia che mira
alla pulizia etnica del quartiere di Sheikh Jarrah nella sua interezza. Noi
eravamo tra le centottanta famiglie palestinesi colpite da decreti di esproprio
emanati dai tribunali israeliani, i quali stabilivano che le nostre abitazioni
poggiassero su suolo ebraico. Guardavamo i Ghawi – la famiglia di fronte a noi
dall’altro lato della strada, buttata fuori di casa – allestire un accampamento
improvvisato sulla terra dove i colonizzatori sionisti si erano insediati.
Da bambino, ho assistito mentre mia nonna, all’epoca sull’ottantina, combatteva
per la libertà – un’ambulanza umana che curava con yogurt e cipolle i
manifestanti intossicati dal gas lacrimogeno. Nel 2009, in cortile l’ho vista
opporsi col proprio corpo a polizia e coloni armati fino ai denti, dall’accento
americano, che rivendicavano la nostra terra per volere divino. Come se Dio
fosse un agente immobiliare.
Essendosi i colonizzatori insediati nell’altra metà della casa – con una
semplice parete in cartongesso a separarci – nel 2009 tale confisca ha fatto
molto scalpore. La casa è diventata un crocevia internazionale verso cui
attivisti solidali e democratici curiosi venivano in pellegrinaggio. Ma nonna si
rifiutava di essere un caso umanitario da contemplare. Non era una sprovveduta.
Aveva sempre argomenti di discussione e fatti storici alla mano. “Lei è
americano?” chiedeva ad alcuni visitatori, prima di informarli che gran parte
della colpa del nostro essere senza tetto e senza stato va agli Stati Uniti.
Diceva lo stesso a chi arrivava dall’Inghilterra: “Non vogliamo la vostra
compassione, noi vogliamo azione”, diceva. Le sue battute intonse.
Prima della morte, ha sofferto di demenza per un anno. Tuttavia, sebbene ogni
tanto si scordasse il mio nome, le sue convinzioni politiche reggevano. Le
atrocità a cui aveva assistito le ammantavano a tal punto il subconscio che, in
pieno decadimento cognitivo, gli aneddoti sulla Nakba erano ancora
dettagliatissimi, i commenti scagliati contro la tivù coerenti e complessi.
Anche il suo umorismo reggeva ancora. Nel suo ultimo luglio, eravamo in visita
da mia zia a Nablus e nonna non sapeva dove fossimo, perciò ha chiesto come
saremmo ritornati a Gerusalemme. “In bici”, le ho risposto scherzando. “La bici
te la prendi tu, io vengo a cavallo”, mi ha rimbeccato. Il suo instancabile
sorrisetto.
Per la verità, io non sono pronto a encomiarla. Perfino scrivendo queste righe,
mi ritrovo a far fatica con i tempi verbali. Certe persone non possono esistere
al passato. Per cent’anni, come una funambola, ha camminato su una corda a metà
fra orgoglio e amor proprio. Nonna mi ha insegnato tutto ciò che so sulla
dignità. Mi ha insegnato a sparare le mie frasi come razzi, a essere resiliente.
Lei ha sempre perseverato, persino di fronte a sfollamenti, pene pecuniarie,
decine di processi e minacce di incarcerazione. “Lascerò Sheikh Jarrah solo
quando mi faranno tornare a casa mia ad Haifa, da cui sono dovuta fuggire nel
1948”, è famosa per aver detto, pretendendo il suo diritto a ritornare.
Non so quando riuscirò a metabolizzarne la morte. Il giorno in cui è mancata,
dai social media sono giunte le più sentite condoglianze. Blog e portali di
informazione piangevano la scomparsa del “gelsomino di Palestina”; proprio come
una pianta, mia nonna è morta in piedi. Pubblico Rifqa, questa mia prima
raccolta di poesie, per onorarla e immortalarla. So che la Palestina non lascerà
morire la propria icona di resilienza. Certe persone non muoiono mai. Già mi
immagino il suo volto, solcato dalle rughe, inciso sulle pietre nella Città
Vecchia. So che sotto ogni mio passo ci sono grovigli di sue radici.
Qualche anno fa, stavamo guardando insieme la tivù e c’erano degli uomini che
predicavano la pazienza: “Siate pazienti! Poiché dopo la pazienza giunge il
conforto!”. Nonna ha replicato: “Dopo la pazienza giunge la tomba!”.
Ha preteso giustizia per tutta la vita e, proprio come James Baldwin non è
riuscito a vivere sessant’anni in più per poter vedere il “progresso” che gli
promettevano di continuo, allo stesso modo tale “progresso” si è preso molto più
del tempo di mia nonna. Stiamo ancora aspettando i frutti della nostra pazienza
decennale.
Mi spezza il cuore sapere che è morta senza rivedere la Palestina libera, ma le
prometto che i nipoti non hanno dimenticato. Questa lotta è una rivoluzione per
la vittoria. Rifqa ha incarnato tutto questo, fino all’ultimo respiro.
(da Mohammed El-Kurd, Rifqa, Fandango, Roma, 2022)
Riceviamo e diffondiamo:
Diffondiamo questa nuova chiamata alla poesia, haiku senza haiku e versi liberi
e scatenati, nata come continuazione del progetto
“Haiku senza haiku” del 2023. La nuova raccolta prendera’ il nome di “Raices y
radicalidad”, ed e’ stata lanciata dai compagni Juan Sorroche, detenuto nel
carcere di Terni (nel territorio chiamato Italia) e Miguel Peralta, che in
qualche parte del mondo in questo momento sfugge alla persecuzione dello “stato
messicano”.
Raices y radicalidad aspira a creare uno spazio d’incontro, convergenza ed
espressione per le persone che “affrontano, resistono e lottano contro il potere
ogni giorno” in diverse latitudini.
Vi invitiamo a contribuire con versi, pensieri, sentimenti, parole a questo
nuovo progetto.
Diamo il benvenuto a contributi in qualsiasi idioma, lingue originarie che
resistono e fioriscono nonostante l’imposizione delle lingue coloniali, così
come ad ogni modalità di espressione libera.
Questa e’una chiamata per non smettere di sognare, immaginare e realizzare
infiniti mondi nuovi!
Qui l’indirizzo email: raicesyradicalidad@canaglie.net
Mettiamo a disposizione la versione impaginata in opuscolo dell’articolo L’isola
di Epstein:
Epstein opuscolo
Riceviamo e diffondiamo:
TRADOTTA L’INTERVISTA a Marcela Rodríguez, combattente delle Forze Ribelli
Lautaro.
SABATO 2 MAGGIO ad Abbiategrasso (poco lontano da Milano) dove viveva Marcela,
con la presenza del marito Julio (presso la Cooperativa Rinascita – via Novara
2), PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “Marcela Rodríguez, combattente delle Forze
Ribelli Lautaro”.
L’intervista è stata fatta nel 2023 dal mezzo di comunicazione libero
Anarcofemminista “La Zarzamora”, presente in un territorio dominato dallo stato
cileno.
https://lazarzamora.cl/
https://lazarzamora.cl/libro-marcela-rodriguez-combatiente-de-las-fuerzas-rebeldes-populares-lautaro/
Noi ci siamo occupati della traduzione dell’intervista a Marcela, con la
finalità di diffondere le parole della compagna anche nei “nostri” territori.
Le individualità del collettivo Lotta Mapuche
luchamapuche@protonmail.com
https://lottamapuche.noblogs.org/post/2026/04/27/tradotta-lintervista-a-marcela-rodriguez-combattente-delle-forze-ribelli-lautaro-prima-presentazione-2-maggio/
Per maggiori informazioni: www.lottamapuche.noblogs.org
Per richiedere l’opuscolo in PDF: luchamapuche@protonmail.com
Riceviamo e diffondiamo:
Costellazioni Sotterranee
Mettere in luce gli ingranaggi della guerra e dell’ecocidio
Di cosa c’è bisogno per costruire un progetto di lotta capace di fare il
necessario? […] Nella realtà di oggi, certo molto differente, che sforzi
potrebbero dar vita ad una tale dinamica di contagio? Che cosa dovrebbe
succedere affinché delle reti di anarchici negli Stati Uniti diventino capaci di
suggerire delle azioni che ispirino tutti quelli che provano rabbia di fronte al
genocidio di Gaza, alla macchina bellica, all’ecocidio? Non è la rabbia a
mancare, ma le proposte potenti di azioni dirette che abbandonino gli obiettivi
altamente simbolici come gli uffici dei governi o delle imprese per colpire dove
più nuoce.
È uscita la traduzione di un testo, poi impaginato come opuscolo, pubblicato nel
n. 7 della rivista “Tinderbox”: Costellazioni Sotterranee.
Partendo dal contesto statunitense, tratta i temi dell’elaborazione di
progettualità di lotta, di prospettive anarchiche a medio/lungo termine, di
metodi di organizzazione e di affinità.
Per averlo è richiesto di scrivere all’email qui sotto chiedendo il link per
poterlo scaricare. Chi lo diffonde chiede, se possibile, di usare email
“sicure”, quindi non gmail, yahoo, libero ecc.
costellazionisotterranee2@riseup.net
Riceviamo e diffondiamo:
fcG8+Iran
Segnaliamo che questo importante strumento di lotta, che ricostruisce
puntualmente i rapporti mai interrotti dello Stato italiano con Israele in
ambito militare (e non solo), è scaricabile a questo indirizzo:
https://sabotiamolaguerra.noblogs.org/post/2026/04/16/presentazione-del-dossier-made-in-italy-per-lindustria-del-genocidio-esportazioni-militari-ed-energetiche-per-israele-viterbo-12-04-2026/