Jihadisti “di ritorno” anche in Bashur?

Osservatorio Repressione - Thursday, April 3, 2025

A Dohouk (in Bashur – Kurdistan del Sud – nel nord dell’Iraq) le celebrazioni tradizionali dell’Akitu sono state funestate da un attacco di probabile natura jihadista. Mentre in Siria gli ascari di Ankara devastavano le tombe dei caduti di FDS, YPJ e YPG.

di Gianni Sartori

Il 1 aprile due persone sono state ferite alla testa da alcuni colpi d’ascia durante le celebrazioni per il nuovo anno (Akitu) della comunità assiro-cristiana nel Kurdistan autonomo nel nord dell’Iraq. Al momento le due vittime (un giovane e una donna anziana che versa in gravi condizioni) sono ancora ricoverate all’ospedale in osservazione.

L’Akitu, festa di primavera le cui origini risalgono all’antica Mesopotamia, viene da sempre celebrato dalla comunità assiro-cristiana come inizio del nuovo anno (equivalente del Newroz curdo, in marzo).

Mentre la polizia locale (Assayech) sta indagando per stabilire se l’episodio (inusuale per il Kurdistan autonomo) rientri effettivamente nelle azioni terroristiche di natura islamista, per Ali Tatar, governatore di Dohouk, il grave episodio “non dovrà comunque intaccare la coesistenza pacifica nel Kurdistan”.

Attualmente la comunità cristiana dell’Iraq non supera i 400mila individui (all’epoca di Saddam si aggirava intorno al milione e mezzo). In passato molti sono espatriati per paura delle violenze settarie. Soprattutto nel 2014 con la conquista di Mosul da parte delle milizie dello Stato islamico.

Stando alle agenzie, alcune cellule jihadiste sarebbero ancora operative (più o meno in clandestinità) in diverse aree isolate dell’Iraq.

Intanto in Siria – per non essere da meno – le bande turco-jihadiste si dedicano al vandalismo, distruggendo le tombe dei combattenti delle forze arabo-curde (FDS, YPJ, YPG). Già in altre occasioni il cimitero dei martiri della città di Manbij veniva sistematicamente devastato dalle truppe di occupazione turco-jihadiste. E ora la cosa si è ripetuta. Come hanno dovuto amaramente constatare i parenti dei caduti al momento dell’ultima visita di Aïd el-Fitr (30 marzo, fine del Ramadan). Il Consiglio delle famiglie dei martiri di Manbij ha denunciato che “mentre in città fervevano le celebrazioni, le tombe dei nostri cari venivano dissacrate”.

Causando una profonda sofferenza tra i familiari di quanti si erano sacrificati combattendo contro gli invasori.

 

 

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