
Processo Sovrano: dopo l’assoluzione la vendetta a orologeria
Osservatorio Repressione - Thursday, April 3, 2025Una riflessione rispetto alla gravità dell’operazione poliziesca messa in campo dalla procura e digos torinese
di Mamme in piazza per la libertà di dissenso
Eravamo ancora in cerca delle parole con cui esprimere la felicità per la sentenza del processo Sovrano, e non sarebbe stato facile.
La sbornia di emozioni che si è scatenata da quando abbiamo udito le parole in aula: “Visto l’articolo 530 del codice penale assolve (tutti gli imputati) perché il fatto non sussiste del reato a loro ascritto al capo 1“ che in termini giuridici significa: “nessuna associazione a delinquere” è stata inimmaginabile.
Per 2 lunghissimi anni, per oltre 50 udienze, il cappio dell’associazione a delinquere e la prospettiva di lunghi anni di pene detentive si era stretto attorno al collo dei 28 imputati, soffocandone la vita e le scelte.
L’assoluzione finalmente libera tutti e tutte!
E non solo, libera di fatto tutte le lotte sociali che con quella sentenza avrebbero dovuto fare i conti. Le lotte sociali sono dunque ancora lecite in questo paese. Possono essere conflittuali e antagoniste ma non criminali, non è cosa da poco quando un Parlamento sta decidendo di approvare il DDL Sicurezza.
La giudice prosegue la lettura del dispositivo per gli altri capi d’accusa: i reati riconosciuti sono pochi e le condanne molto ridimensionate. E’ difficile stare in silenzio per i 20 minuti di lettura dell’intero dispositivo, l’enorme ansia che stava macerando tutti i presenti, gli imputati e un foltissimo pubblico, è finalmente esplosa con altissime grida di giubilo, applausi, cori e qualche sfottò alla PM che aveva imbastito l’intero teorema.
E mentre PM e Digos scivolano via in silenzio noi tutti ci riversiamo in strada e ci uniamo al resto di una folla giubilante e festante, che subito diventa corteo. Finalmente risentiamo la voce di Dana che riprende parola e vigore, liberata dallo spettro di finire in carcere per ogni parola detta in un megafono. C’è uno splendido sole che ci accompagna attraverso la città fino all’Aska dove continua la festa.
C’è il sole, i ragazzi e le ragazze sono liber3, le lotte sono libere, oggi è bello come un 25 aprile!!!
Pensavamo che mentre noi si festeggiava qualcuno nelle stanze istituzionali avrebbe dovuto farsi un esame di coscienza: quanto tempo/lavoro di poliziotti, digossini, magistrati, cancellieri del tribunale sono stati utilizzati per questa inchiesta e questo processo? Quanti soldi pubblici sono stati buttati? Forse non sarebbe il caso di fermarsi a riflettere su come orientare il lavoro della Procura?
Lo pensavamo noi, che siamo gente che pensa al bene comune e della collettività.
Loro hanno solo pensato alla vendetta.
Manco un giorno ci hanno messo, il tempo di tirare fuori le carte dai cassetti e farle firmare. La giustizia ad “orologeria” è un altro classico della nostra questura: quante volte in occasione di avvenimenti come manifestazioni importanti o Festival organizzati dai militanti, o quando è stato annunciato il percorso “Aska Bene Comune”, sono arrivate con inquietante puntualità denunce e misure cautelari volte a creare scandalo.
Ieri era il giorno due e alle 6 della mattina la digos si è presentata a casa di 8 militant3 di Askatasuna con 8 denunce e applicazione di misure cautelari: 4 ai domiciliari e 4 agli obblighi di firma, per la loro presenza ad un corteo del 9 gennaio in occasione delle proteste per l’uccisione di Ramy.
Gli scontri davanti ad un commissariato erano stati violenti, i/le ragazz3 avevano sfogato una profonda rabbia sociale.
Ma i/le ragazz3 presenti erano davvero tanti, una moltitudine appartenente a diversi collettivi e organizzazioni, come ormai da molti mesi in questa città e come viene prontamente ribadito da un comunicato collettivo pubblicato in giornata: https://www.instagram.com/p/DH8F8zfCmCu/?igsh=MWh1bmlvOTJmMDRqZw
Com’è possibile allora che gli unici identificati a cui sono state notificate le misure siano i “soliti noti”: militanti molto attivi di Askatasuna? Che forse erano semplicemente presenti? Ad oggi non possiamo saperlo, le carte non sono pubbliche e si attende l’interrogatorio di garanzia.
A noi resta il dubbio di una vendetta orchestrata e di un centro sociale che si vuole eliminare, in un modo o in un altro.
Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata. Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000
News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp