Diario dal bunker. Il processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere #10

NapoliMONiTOR - Friday, February 6, 2026
(disegno di diego miedo)

Riprendiamo il filo tracciando gli elementi essenziali di questi mesi trascorsi ancora all’interno di questa strana camera iperbarica.

Il tempo del processo a breve segnerà una nuova sequenza in cui verranno esaminati i testimoni delle difese degli imputati. In questo lasso temporale, in cui abbiamo osservato la deposizione degli accusati che hanno prestato il consenso a sottoporsi alle domande delle parti sono emersi con evidenza i passaggi operativi della Mattanza. I poliziotti di Santa Maria hanno tentato invano di scaricare la responsabilità sui colleghi del Gruppo d’Intervento Rapido e sugli altri provenienti da altri istituti per dare una mano. Tentativi inutili di fronte all’evidenza delle dichiarazioni, anche poste ingenuamente come quella dell’agente che ha dichiarato di aver indossato per l’occasione le scarpe da ginnastica perché aveva capito l’obiettivo reale della perquisizione straordinaria e con la gomma (forse) avrebbe inferto colpi meno importanti. Ci sono state confessioni evidenti, una proviene da un agente di Santa Maria che ha operato il 6 aprile 2020:

Presidente: no, perché io cercavo di capire il suo racconto, cercavo di seguire il suo racconto quando lei diceva di avere ecceduto, allora il pubblico ministero le faceva le domande in relazione al livello della forza che lei ha utilizzato per i colpi, io invece le chiedevo se questo eccesso lei lo individua anche rispetto al colpire persone un po’ alla cecata, mi passi il termine, cioè anche indipendentemente…

Imputato: no, chiunque in quel momento faceva anche una mezza azione anche insignificante, cosa, io colpivo. Presidente: quindi questo è l’eccesso.

P.M.: senta, mi scusi, non siamo riusciti a capire, io le ho chiesto il numero orientativo di persone che ha picchiato, non ho capito se… perché sa, uno riesce pure a dire 10, 30, 50, 100, 1000, insomma.

Imputato: no. 

P.M.: c’è la possibilità di fare queste considerazioni?

Imputato: no, in quel momento non riuscivo a capire niente, non riuscivo a contare le persone, non riuscivo a calcolare le persone, non ho idea.

Presidente: va bene, non ci sono altre domande. Le parti civili? Nessuna domanda. Le difese. Chi deve fare domande? Nessuno?    

Imputato: dottoressa, ribadisco il mio perdono, perdonatemi per quello che ho fatto

Presidente: sì, abbiamo inteso.

Imputato: perdonatemi tutti quanti, vi chiedo scusa a tutti per quello che è accaduto.

Per noi è necessario ribadirlo per non perderne memoria: il personale del carcere ha reclamato la rappresaglia già dal 5 aprile sera, dopo la mediazione conclusa in modo pacifico con i detenuti del reparto Nilo. Così il potere penitenziario regionale si è mosso rapidamente per non perdere il fronte interno, scomposto e scollegato dal comando. Tutti ne erano al corrente, i messaggi tra il provveditore dell’amministrazione in carica durante gli anni dell’emergenza pandemica, Antonio Fullone (premiato per la carriera e ricompensato perché ora direttore della Scuola Superiore dell’esecuzione penale “Piersanti Mattarella”) e il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del governo Conte, Francesco Basentini, sono a nostro giudizio prova evidente:

Parte Civile: Non so se – dicevo – possiamo dare per scontato il contenuto dei messaggi che lei ha inoltrato al dottor Basentini il 5 e il 6 aprile oppure vuole che li rilegga un attimo? Devo porre delle domande su questi. 

Imputato: magari se me li rilegge nel momento in cui fa la domanda, posso essere più preciso. 

Presidente: quelli che lei ritiene di chiamare. 

Parte Civile: benissimo, vado rapido. Allora il 5 aprile risulta che lei scrive al dottor Basentini alle 23:51, quindi al termine della protesta del 5 aprile: “Dobbiamo chiudere l’emergenza sanitaria e il rischio contagio ci dà un’ottima motivazione”. Il dottor Basentini le risponde: “Antonio, aspettiamo cosa dice il ministro, non vorrei che…”. “Va bene”. Il 6 aprile alle 16:48 lei scrive al dottor Basentini: “Buonasera capo, è in corso perquisizione straordinaria con 150 unità provenienti dai Nuclei Regionali oltre il personale dell’Istituto nel reparto dove si sono registrati i disordini, era il minimo segnale per riprendersi l’Istituto, forse le dovrò chiedere qualche trasferimento fuori regione, il sicuro ritrovamento di materiale non consentito ci potrà offrire l’occasione di chiudere temporaneamente il regime, parlo di Santa Maria ovviamente, il personale aveva bisogno di un segnale forte e ho proceduto così”. “Hai fatto benissimo”, risponde il dottor Basentini.

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