Appello dal Messico per l’anarchico mazateco Miguel Peralta

il Rovescio - Wednesday, March 11, 2026

Riceviamo e diffondiamo questo appello sulla vicenda del compagno Miguel Peralta (qui un riassunto: https://www.ainfos.ca/it/ainfos19532.html), rilanciato dai redattori del progetto “Haiku senza haiku”:

 

Salute a voi che in qualche modo avete supportato il progetto Haiku Senza Haiku !!!

Da questa Primavera iniziamo un dialogo con realtà anarchiche oltre oceano e come proposto da Juan Sorroche, partiamo con un nuovo appello alla poesia di strada e alla scrittura creativa, denominato “Radici e radicalità”.
Il compagno che stà preparando questa nuova chiamata internazionale, Miguel Peralta e il suo gruppo di appoggio, ci hanno chiesto di divulgare intanto in italia il comunicato che trovate di seguito e di raccogliere le firme dei gruppi anarchici che vogliono sottoscriverlo.

Se siete interessatx mandate una mail entro mercoledì 11 Marzo a:
versiscatenati@canaglie.net

scrivendo il nome della vostra realtà e la città di riferimento, indicando che volete apporre la vostra firma al manifesto di solidarietà alle compagne Mazatecas, che trovate qui sotto.

MESSICO

In una sentenza storica per la comunità mazateca di Eloxochitlán, Oaxaca, una Corte Federale ha confermato l’innocenza di Miguel Peralta da tutte le accuse a suo carico e ha stabilito che non si è verificato un delitto chiave.

La sentenza riconosce, per la prima volta in oltre un decennio di persecuzioni legali, l’inesistenza del tentato omicidio della presunta vittima, Elisa Zepeda Lagunas.

Considerato il contesto degli eventi, la Corte ha ritenuto che le testimonianze accusatorie mancassero di credibilità e sincerità.

Miguel dovra’ essere assolto definitivamente dalla Terza Corte Penale di Oaxaca dalle accuse di omicidio e tentato omicidio.

Oltre a Miguel, anche altri difensori dei diritti umani mazatecas, ancora sottoposti a mandati di arresto e procedimenti penali per questo crimine inesistente, devono essere assolti.

Differenti geografie, 2 marzo 2026.

Il 25 febbraio di quest’anno è stata pubblicata la sentenza emessa dalla Prima Corte Collegiale per le Materia Penale di Oaxaca, nella sentenza Amparo Diretto 631/2022, che ha assolto Miguel Peralta Betanzos da tutte le accuse a suo carico dopo un processo durato oltre undici anni. Questa assoluzione è in linea con gli standard internazionali dei processi, della presunzione di innocenza e della protezione dei difensori dei diritti umani indigeni.

L’ingiunzione concessa obbliga la Terza Corte Penale di Oaxaca a confermare l’innocenza e l’assoluta libertà di Miguel in merito ai reati di omicidio e tentato omicidio. Inoltre, per la prima volta nel procedimento, una sentenza giudiziaria nega l’esistenza di quest’ultimo reato, presumibilmente commesso ai danni di Elisa Zepeda, e considera il contesto in cui si sono svolti i fatti per ritenere le testimonianze accusatorie inaffidabili, prive di sincerità e viziate da simpatie per i vertici politici locali, dimostrando così la loro intenzione di incriminarlo.

Per Miguel, questo rappresenta una piccola finestra attraverso la quale si può intravedere la libertà in lontananza; uno spazio attraverso il quale possiamo sfuggire a questa reclusione, perché, pur essendo liberi, rimaniamo limitati in molti modi. Abbiamo ottenuto una piccola vittoria in questo grande affronto contro lo Stato e i suoi rappresentanti. La nostra comunità ha sperimentato in prima persona razzismo istituzionale, ritardi sistematici, persecuzioni, criminalizzazione, accuse inventate, torture, sfollamenti forzati e incarcerazioni. Ancora una volta, è stato confermato che le menzogne che ci hanno tenuto dietro le sbarre stanno svanendo; non possono più sostenere questa fallacia che hanno creato per soggiogare il nostro popolo e prendere il controllo politico ed economico. Non smetteremo di resistere finché tutti i perseguitati di Eloxochitlán non saranno completamente liberi.

Per la comunità, che è stata sottoposta a persecuzioni giudiziarie e alla devastazione del fiume Xangá Ndá Ge da parte dei capi politici locali, questa sentenza conferma, da un lato, la persecuzione e la fabbricazione di accuse volte a inibire l’organizzazione comunitaria e la difesa del nostro territorio. D’altro canto, apre le porte alla giustizia per il resto di coloro che sono stati ingiustamente perseguitati, poiché stabilisce solidi criteri per chiedere il rilascio di 12 difensori dei diritti umani in esilio e di altri 5 che devono ancora affrontare accuse penali per gli stessi crimini. Inoltre, la sentenza contribuisce a combattere la stigmatizzazione e la repressione che ancora prevalgono contro l’intera comunità criminalizzata, che, nel 2025, è stata nuovamente sottoposta a oltre 200 mandati di arresto, a dimostrazione di una recrudescenza della persecuzione da parte dei tre poteri dello Stato di Oaxaca.

Questo modello di procedimenti giudiziari di massa contro i difensori dei diritti umani indigeni riflette pratiche di criminalizzazione documentate in vari contesti contro i popoli indigeni che esercitano la loro autonomia e difendono il loro territorio.

È importante ricordare che Miguel Peralta era già stato rilasciato nell’ottobre 2019, dopo una difesa estenuante, a causa della mancanza di accuse dirette contro di lui. Tuttavia, le presunte vittime hanno presentato ricorso e la sentenza è stata annullata nel marzo 2022 dalla Terza Camera Penale di Oaxaca, costringendolo all’esilio per quattro anni. Da allora, ha cercato di annullare la conferma della sua innocenza e libertà assoluta da parte della Prima Corte Collegiale, portando il suo caso fino alla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, che nel novembre 2024 ha rinviato il caso a tale tribunale per una decisione con una prospettiva interculturale.

Per oltre un anno, il caso è stato esaminato dalla Corte Collegiale, con argomentazioni, prove e memorie di amicus curiae presentate, che hanno costretto i giudici ad approfondire il merito della causa. Sulla base di due analisi antropologiche contestuali, la Corte ha riconosciuto l’esistenza di un conflitto socio-politico che ha dato origine a “gruppi antagonisti”. La sentenza chiarisce che le testimonianze di coloro che erano alleati con il capo politico locale, secondo le analisi stesse, suggeriscono “un tentativo di implicare [Miguel]” come parte del gruppo avversario. La sentenza è decisa nel sottolineare gravi incongruenze e contraddizioni nelle prove utilizzate contro decine di membri perseguitati ed esiliati della comunità mazateca.

La storia di Eloxochitlán riflette due visioni opposte. Si tratta della difesa dell’autonomia e dell’autodeterminazione da parte di un’assemblea comunitaria, nonché della difesa territoriale contro l’imposizione partigiana e la devastazione del fiume causata da una delle presunte vittime, Manuel Zepeda Cortés.

Questo caso ha dimostrato come il sistema giudiziario penale possa essere utilizzato come meccanismo punitivo contro coloro che difendono il proprio territorio ed esercitano la propria organizzazione comunitaria. La criminalizzazione di Miguel Peralta e dell’Assemblea di Eloxochitlán non è un caso isolato, ma piuttosto parte di un tentativo di indebolire l’esercizio dell’autonomia e dell’autodeterminazione. Ci auguriamo che, senza ulteriori indugi, la Terza Corte Penale si conformi alla sentenza, emetta un’assoluzione definitiva e consenta la fine della persecuzione dopo oltre un decennio di procedimenti, aprendo la strada alla giustizia.

(Firmato:)

Miguel Ángel Peralta Betanzos

Gruppo di supporto in solidarietà con Miguel Peralta

Mazatecas per la libertà