Riceviamo e diffondiamo:
Aggiornamento su Pietro, arrestato nell’ambito dell’operazione antianarchica del
16 giugno scorso
Pietro è stato trasferito martedì 23 dal carcere di Forlì nella sezione As2 di
Terni, dove è recluso anche Juan che vi sta scontando una pena di 14 anni e 7
mesi per un’azione contro la sede della Lega Nord a Treviso più un cumulo di
altri 8 anni per diverse lotte (nel circuito dell’Alta Sorveglianza di Terni si
trova anche Mohammad Hannoun, arrestato a dicembre 2025 con altri sei attivisti
palestinesi con l’accusa di presunti finanziamenti ad Hamas).
Gli avvocati di Pietro hanno ripresentato istanza per i colloqui e la prossima
settimana andranno a fargli visita. Da quando è là non l’hanno sentito, perché
la sua richiesta di colloquio telefonico con gli avvocati non è ancora arrivata.
Hanno saputo però con certezza da un suo compagno di sezione che sta bene.
Famiglia e compagnx continuano ad inviare telegrammi e venerdì 26 anche quel
pacco di emergenza con cose essenziali che non era stato accettato lunedì a
Forlì.
Per chi volesse scrivergli o mandargli un telegramma il nuovo indirizzo è:
Pietro Rosetti presso Casa Circondariale di Terni, Strada delle Campore n. 32,
05100, Terni (TR).
***
Due parole sul carcere di Terni.
Fatta eccezione per le sezioni As, le sezioni comuni del carcere di Terni (Media
Sorveglianza) sono largamente sovraffollate: il carcere “ospita” quasi 600
detenuti (con circa 150 detenuti psichiatrici) per una capienza regolamentare di
423 posti.
Il 22 febbraio, pare proprio per il sovraffollamento eccessivo, c’è stata una
rivolta nella sezione comuni ma le proteste per il sovraffollamento e le
inadeguatezze del servizio medico sembrano abbastanza frequenti. Manca personale
sanitario adeguato.
Recente é il caso di un detenuto che si è cucito la bocca dopo aver perso tutti
i denti per un’infezione e non aver ricevuto adeguata assistenza e cibo liquido
conforme alla sua situazione.
Negligenze denunciate anche dal resistente palestinese Anan Yaeesh, lì rinchiuso
prima di essere trasferito a Melfi, che nell’estate 2025 ha dovuto ricorrere ad
un dentista esterno dopo gli intoppi burocratici e le inefficienze dei servizi
interni (ricordiamo che Anan è stato condannato per la sua partecipazione alla
resistenza palestinese a 5 anni e 6 mesi dalla Corte d’Assise dell’Aquila, ed é
in attesa del processo di Appello).
Inoltre pare sia uno tra i carceri italiani con il maggior numero di suicidi.
Tag - Carcere
PRESIDIO AL CARCERE DELLE VALLETTE
Carcere Vallette - Torino
(domenica, 21 giugno 16:00)
PRESIDIO SOLIDALE AL CARCERE DELLE VALLETTE
DOMENICA 21 GIUGNO ORE 16
Ritrovo al capolinea del tram 3
All'alba di martedì 16 giugno è scattata una grossa operazione repressiva,
coordinata dalla Procura di Roma, che ha portato alla custodia cautelare in
carcere per 7 compagnx, 2 arresti domiciliari con tutte le restrizioni, più
diverse perquisizioni e lo sgombero dello spazio occupato Bencivenga. I reati
contestati dalla controparte sono l'art.270 bis e 270 quinquies ter,
rispettivamente "associazione con finalità di terrorismo e di eversione
dell'ordine" e "detenzione di materiale con finalità di terrorismo", in
riferimento ad alcuni sabotaggi delle linee ferroviarie, avvenuti nel febbraio
scorso a ridosso dell'inizio delle Olimpiadi invernali, svoltesi a
Milano-Cortina.
Sabotaggi che sono stati rivendicati, tramite un comunicato apparso online, come
pratiche di solidarietà concrete contro la guerra e le sue infrastrutture, per
attaccare RFI e il suo ruolo nell'ingranaggio bellico internazionale. Azioni di
resistenza che si inseriscono nell'ampia mobilitazione dei mesi scorsi, dove
migliaia di persone sono scese in strada per bloccare porti, stazioni,
autostrade e hanno assaltato la polizia. Pratiche diverse ma mosse dagli stessi
obiettivi: in solidarietà con la resistenza palestinese, contro il genocidio e
l'economia guerrafondaia portata avanti dal governo Meloni, inserita nella più
ampia prospettiva europea di riarmo, che sta già da tempo investendo nelle
infrastrutture e nei trasporti a scopo militare.
Vediamoci domenica per portare solidarietà a Bibi, compagno arrestato che si
trova ora in isolamento, e a tutte le persone detenute costrette a subire la
violenza della detenzione penale.
TERRORISTA E' LO STATO, NON CHI LOTTA CONTRO ESSO
LIBERTA' PER BIBI, STE, NICO, ARNAU, MIC,TONI E PIETRO
Riceviamo e diffondiamo questo appuntamento, che si inserisce nel ciclo di
iniziative romane per rilanciare la lotta a fianco di Alfredo Cospito e contro
il 41-bis:
Qui in pdf:
al-fianco-di-alfredo-cospito-in-solidarieta-con-i-rivoluzionari-prigionieri-trilussa-trastevere-22-giugno-2026
AL FIANCO DI ALFREDO COSPITO, IN SOLIDARIETÀ CON I RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI.
ROMA, 22 GIUGNO 2026
È in corso il processo per i fatti avvenuti il 28 gennaio 2023 ai margini di
piazza Trilussa e successivamente nel quartiere di Trastevere. Quel sabato
pomeriggio veniva convocata una manifestazione in solidarietà con Alfredo
Cospito, all’epoca a 101 giorni di sciopero della fame contro il 41 bis e
l’ergastolo ostativo. La manifestazione venne circondata e provocata
dall’accerchiamento poliziesco, nel tentativo di impedire lo svolgimento di un
corteo. Tuttavia in serata i piani della questura non andarono come previsto e
su un quadrante della piazza fu la celere a venire a propria volta circondata.
Dopo alcuni tafferugli, un corteo spontaneo si mosse per alcune ore nelle vie di
Trastevere. Nonostante il fermo di 42 manifestanti, trattenuti in questura fino
a notte inoltrata, quello del 28 gennaio è rimasto un significativo momento di
piazza nel movimento di solidarietà internazionale del 2022-’23.
Per quei fatti il “Gruppo antiterrorismo” della procura di Roma ha ottenuto il
rinvio a giudizio di 13 imputati per resistenza a pubblico ufficiale e porto
armi o di oggetti atti a offendere, con numerose circostanze aggravanti. Tra gli
imputati anche Sara Ardizzone, compagna anarchica tragicamente morta in azione
il 19 marzo assieme al compagno Alessandro Mercogliano. Anche per loro prendiamo
l’iniziativa, tornando in piazza ponendo in primo piano non tanto le specifiche
vicende repressive che ci coinvolgono in relazione a quella lotta, bensì la
solidarietà con i rivoluzionari prigionieri e le contraddizioni aperte nelle
istituzioni e nell’apparato repressivo dai rapporti di forza generati da un
movimento di solidarietà internazionale.
Lunedì 22 giugno, ore 11:00: presenza di fronte al tribunale di piazzale Clodio,
a Roma.
PER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE TRA GLI OPPRESSI
CONTRO TUTTI I PADRONI DELLA GUERRA E DELLO SFRUTTAMENTO
CON SANDRO E SARA, PERCHÉ NULLA SIA STATO VANO
Riceviamo e diffondiamo:
VENERDÌ 19 GIUGNO PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI FORLÌ (lato via
della Rocca) DALLE 18.00 ALLE 21.00
Presidio solidale sotto le mura del carcere di Forlì a seguito dell’operazione
repressiva anti-anarchica del 16 giugno che ha colpito diverse compagne e
compagni in varie località della penisola.
Per quanto riguarda Pietro, il compagno é attualmente detenuto al carcere della
Rocca a Forlì, ed entro pochi giorni ci dovrà essere la convalida o il rilascio.
PIETRO LIBERO!
TUTTE E TUTTI LIBERX!
Riceviamo e diffondiamo:
Dalle 5 circa della mattina del 16 giugno 2026 è scattata l’ennesima operazione
repressiva che ha coinvolto numerosx compagnx anarchicx in varie parti della
penisola. Il reato contestato è un’associazione con finalità di terrorismo
(art.270 bis). L’associazione sarebbe inerente alcuni sabotaggi compiuti in
occasione della devastazione dei territori di Milano e Cortina, anche nota come
Olimpiadi Invernali.
A quanto ci risulta sono state applicate 5 custodie cautelari in carcere e 2
arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A seguito delle perquisizioni
però, con la contestazione di autoaddestarmento (270 quinquies), altri 2
compagni sono stati tratti in arresto, per loro non era inizialmente prevista
alcuna misura cautelare.
A seguito di questa operazione il Bencivenga occupato è stato sgomberato.
Attualmente elenchiamo gli indirizzi noti dex compagni incarceratx.
Nico Aurigemma
Arnau Vallet Casadevall
Stefano Marri
Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma
Micol Marino
C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma
Pietro Rosetti
C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì
Francesco Benedetti
C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino
Questi indirizzi sono provvisori e potrebbero cambiare nei prossimi giorni. Uno
dei due compagnx arrestatx a seguito della perquisizione pare ancora in questura
in attesa del processo per direttissima. Seguiranno aggiornamenti.
A loro va tutta la nostra solidarietà. Con rabbia e amore, per l’anarchia.
Riceviamo e diffondiamo questa iniziativa sul carcere a partire dalla vicenda
di Abrar Jarrar:
24 giugno 2026
Riceviamo e diffondiamo questo comunicato, trovato su una newsletter solidale:
[en]
“In order to hear the birds, the drones must be silent”, Ellie said, as the
sentence was read out.
Today four brave activists were given record breaking sentences, for their
action in August 2024 that saw 40 drones destroyed at Elbit
Systems key site in Filton, Bristol. Sam was given 8 years 8 months, Ellie and
Charlotte were given 6 years, and Fatema Zainab was given 5
years 8 months.
(…)
This is far from over. The Filton defence team will be appealing this great
miscarriage of justice.
With the current sentence, the earliest release date would be Sep 2029 for Sam,
Dec 2027 for Ellie and Charlotte, and Oct 2027 for Fatema
Zainab. Each of them went into court with heads held high, with clarity that
their action was highly successful, seeing huge damage to the
Israeli war machine.
Action against Elbit has not stopped, and will not stop. Its up to all of us to
continue the fight and drive Elbit out of Britain for good.
(…)
Imprisonment has been part of the struggle for Palestinian liberation from its
inception, and right now our comrades in Palestine face
unimaginable horror on a daily basis. Our steadfastness, our commitment to
liberation, has never been more urgent.
Prisoners for Palestine
--------------------------------------------------------------------------------
Questa la traduzione in italiano:
«Per poter sentire gli uccelli, i droni devono tacere», ha detto Ellie, mentre
veniva letta la sentenza.
Oggi quattro coraggiosi attivisti hanno ricevuto condanne da record per la loro
azione dell’agosto 2024, che ha portato alla distruzione di 40 droni presso il
sito chiave della Elbit Systems a Filton, Bristol. Sam è stato condannato a 8
anni e 8 mesi, Ellie e Charlotte a 6 anni e Fatema Zainab a 5
anni e 8 mesi. (…)
La vicenda è tutt’altro che conclusa. Il team di difesa di Filton presenterà
ricorso contro questo grave errore giudiziario.
Con la sentenza attuale, la data di scarcerazione più vicina sarebbe settembre
2029 per Sam, dicembre 2027 per Ellie e Charlotte, e ottobre 2027 per Fatema
Zainab. Ognuna di loro è entrata in tribunale a testa alta, con la
consapevolezza che la loro azione ha avuto grande successo, infliggendo un danno
enorme alla macchina da guerra israeliana.
L’azione contro Elbit non si è fermata e non si fermerà. Sta a tutti noi
continuare la lotta e cacciare Elbit dalla Gran Bretagna una volta per tutte.
(…)
La detenzione fa parte della lotta per la liberazione palestinese sin dal suo
inizio, e in questo momento i nostri compagni in Palestina affrontano ogni
giorno orrori inimmaginabili. La nostra fermezza, il nostro impegno per la
liberazione, non sono mai stati così urgenti.
Prigionieri per la Palestina
Riceviamo e diffondiamo:
Scarica la locandina in pdf: fuori-alfredo-dal-41-bis-12-15-22-giugno-2026
Fuori Alfredo dal 41 bis
Presenze solidali con Alfredo Cospito e con i compagni e le compagne a processo
per la mobilitazione del 2022-’23 contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo
Giugno 2026
Roma, venerdì 12 giugno
Ore 09:00, nei pressi del Tribunale di Sorveglianza, via Triboniano.
Udienza sul ricorso contro il rinnovo della reclusione in 41 bis nei confronti
di Alfredo Cospito da parte del Ministero della Giustizia.
Qui l’iniziativa in
dettaglio: https://ilrovescio.info/2026/06/01/fuori-alfredo-dal-41-bis-presenza-solidale-in-occasione-delludienza-al-tribunale-di-sorveglianza-di-roma-12-giugno-2026/
Spoleto, lunedì 15 giugno
Ore 08:30, piazza Pianciani.
Udienza del processo sulla manifestazione del 1º novembre 2022 nei confronti di
20 imputati, tra cui Sara Ardizzone, morta in azione il 19 marzo assieme ad
Alessandro Mercogliano.
Qui l’iniziativa in
dettaglio: https://ilrovescio.info/2026/06/04/spoleto-lunedi-15-giugno-appuntamento-fuori-dal-tribunale-a-fianco-di-alfredo-cospito-con-sara-e-sandro-nel-cuore/
Roma, lunedì 22 giugno
Ore 11:00, piazzale Clodio.
Udienza del processo sui fatti del 28 gennaio 2023 in piazza Trilussa e nel
quartiere Trastevere nei confronti di 13 imputati, tra cui Sara Ardizzone.
Per la solidarietà internazionale tra gli oppressi
Contro tutti i padroni della guerra e dello sfruttamento
Con Sandro e Sara, perché nulla sia stato vano
Riceviamo e diffondiamo:
Apprendiamo che il nostro amico e compagno Paolo è stato trasferito da due
giorni dal carcere di Uta (Cagliari) a quello di Massama (Oristano).
Seguiranno aggiornamenti
Scriviamogli in massa per fargli sentire la nostra vicinanza!
Paolo Todde
c.c “Salvatore Soro”
Loc. Su Pedriaxiu Massama, SNC
09170 Massama (OR)
È con grande piacere ed emozione che riceviamo e diffondiamo questa trascrizione
della deposizione di Alfredo Cospito al tribunale di Bologna dello scorso 18
maggio. Parole intelligenti e acuminate oltre che toccanti, che ci forniscono
molti spunti di riflessione: sulla natura del regime carcerario 41-bis, sulla
minaccia che esso rappresenta per tutti i movimenti di opposizione, sulla
capacità delle lotte di sventare gli attacchi del nemico e rispedirli al
mittente…
Come in precedenti occasioni, ci sembra il caso che queste parole restino a
lungo visibili sul nostro sito, così da ridare il più possibile al compagno
Alfredo Cospito la voce che gli è stata tolta.
L’ultima volta che Alfredo aveva potuto parlare era stato durante un’udienza
dell’Operazione Sibilla. La sua presa di parola è leggibile qui:
https://ilrovescio.info/2025/01/19/questa-e-la-lebbra-che-chiamate-civilta-parole-vive-dalludienza-preliminare-dellop-sibilla/
(vi si trova, insieme a quelle di altri compagni, anche l’ormai celebre
dichiarazione della compagna Sara Ardizzone).
Solidarietà ad Alfredo Cospito! Fuori Alfredo dal 41-bis!
Qui in pdf: la parola ad alfredo!
LA PAROLA AD ALFREDO!
Trascrizione della testimonianza
Bologna, 18 maggio 2026
In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx,
imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e
l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in
video collegamento dal carcere di Bancali.
Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle
diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli
interventi dellx altrx interlocutorx.
Anarchicx
--------------------------------------------------------------------------------
Alfredo inizia con la richiesta che gli venga ridato il foglio con i suoi
appunti sequestratogli dai secondini prima di entrare in collegamento. La
giudice, dopo aver chiesto al secondino se il sequestro fosse dovuto a
disposizioni interne connesse al suo trattamento carcerario e ottenendo in
risposta un imbarazzante silenzio, accoglie la richiesta di Alfredo e chiede
alla guardia in questione di farglielo riavere trattandosi di suoi appunti per
la testimonianza. Di fatto però gli appunti non gli verranno ridati.
L’avvocato dei compagnx imputatx spiega ad Alfredo che è stato indicato come
testimone della difesa in questo processo, poiché le sue condizioni detentive e
la sua protesta hanno creato un acceso dibattito pubblico e i fatti contestati
aglx imputatx attengono a manifestazioni di vicinanza e solidarietà nei suoi
confronti. Pertanto gli farà alcune domande relative appunto alla sua condizione
detentiva e allo sciopero della fame da lui intrapreso.
Da quanto tempo è detenuto e in quale regime?
Sono detenuto dal 2011 ma sono quattro anni, scattati proprio adesso, di 41 bis.
Diciamo che nella mia vita ho fatto varie forme di carcere, dal carcere normale,
all’Alta Sicurezza. Il 41 bis è l’ “abiettizzazione” del carcere, qui ne ho
visto l’essenza stessa, con il tentativo di annientare l’individuo tagliando
ogni tipo di comunicazione.
Nell’Alta Sicurezza sono stato a Ferrara e poi a Terni.
Nel 2022 vengo direttamente trasferito qui a Sassari, in 41 bis.
Decide in quel momento di intraprendere lo sciopero della fame? Per quale
motivo?
Certo, quasi immediatamente.
Per spiegare le mie motivazioni, innanzitutto vorrei dire una cosa, secondo me,
inerente alla domanda che mi ha fatto. In questo momento per me è abbastanza
emozionante essere qui, perché l’ultima volta che mi hanno tolto la mordacchia,
la benda, è stato un anno e mezzo fa, quando ho potuto vedere delle facce amiche
di compagni, perché qui l’isolamento è costante. Un anno e mezzo fa da quella
parte c’era Sara e c’era Sandrone, che sono morti, e proprio questo isolamento
non mi permette neanche di dare la mia solidarietà a tutti quei compagni che
amavano Sandrone e Sara quindi do tutta la mia solidarietà a questi compagni. È
l’unico modo, per esempio, che ho di esternare questo, perché qui l’isolamento è
totale, assolutamente totale. Per esempio nel 41 bis ci sono delle sezioni di
quattro persone, di quattro celle isolate. Ci sono persone che hanno ergastoli
ostativi qui dentro che, per anni e anni, non vedono più l’erba, un albero, è
realmente una cosa abbastanza traumatizzante, ma la cosa che mi ha fatto
veramente iniziare lo sciopero della fame è che questa specie di stato di
eccezione che è il 41bis sta diventando veramente regola… uno strumento nelle
mani dello Stato. Per capire perché ho iniziato lo sciopero della fame, bisogna
capire, avere una minima idea di cos’è questo sistema carcerario.
Per farvi un’idea: in questo momento, soltanto per venire in questa cella ho
dovuto attraversare dei corridoi, come nel Miglio Verde, dove c’è la guardia che
urla “Uomo morto che cammina”. La stessa cosa è qui, mentre cammino nel
corridoio che è nello sprofondo, sotto il livello della terra, le guardie che
stanno affianco a te urlano “Prima, seconda..” perché tu mentre attraversi il
corridoio non devi vedere nessun essere umano, nessuno ti deve parlare. Ci sono
sezioni di un isolamento mai viste in vita mia, in tutta l’esperienza carceraria
che ho fatto. Ogni sezione è di quattro sole celle e tu puoi avere rapporti
soltanto con quattro persone quando vai all’aria. L’aria è una vasca di cemento
con delle sbarre di ferro che non vedi neanche il cielo. Di solito le persone
che sono al 41 bis dopo tanti anni sono delle persone alienate, non hanno più
voglia di parlare, neanche più escono dalla prigione. La cosa che mi ha
veramente colpito e mi ha portato a fare lo sciopero è vedere le persone qui
dentro per le quali veramente l’ergastolo è ergastolo. Sono persone che da
vent’anni, qui dentro, davvero non hanno mai visto un albero, non hanno mai
visto un filo di erba. È una sensazione realmente terrificante, la censura è
totale; nel mio caso la censura, il senso del 41 bis, è proprio non farti
parlare, non farti scrivere e neanche leggere. Ovviamente devo fare processi e
processi per avere un libro. Addirittura per sentire la musica ci ho messo due
anni ad ottenere, attraverso dei processi, la possibilità di avere un lettore
cd. La musica che ascolto tentano di bloccarmela perché dicono che è contro il
patriarcato, che sono canzoni che esaltano il femminismo quindi fanno ricorsi e
ricorsi per non farmi ascoltare musica o farmi leggere libri.
Senta, quanto è durato il suo sciopero della fame?
Credo il mio sciopero della fame sia durato mesi, esattamente centosessanta
giorni [in realtà è durato dal 20 ottobre 2022 al 19 aprile 2023, quindi circa
centottanta giorni].
Dopo un bel po’ sono stato portato a Opera, per le mie condizioni di salute,
perché lì c’è un reparto medico. Lì mi sono reso conto della situazione. Era
pieno di persone anziane, quasi tutte con l’Alzheimer che non si ricordavano
neanche chi erano o dove si trovavano, tutte in 41 bis, che andavano in giro con
la carrozzella, con il catetere, si pisciavano e cagavano addosso.
Però capiamoci, se volete realmente sapere le motivazioni dello sciopero io
avevo addosso la quasi certezza dell’ergastolo ostativo e grazie alle
manifestazioni dei compagni fuori e alla loro mobilitazione in qualche modo sono
stati costretti a togliermelo, perché era veramente assurdo.
Mi avevano dato l’ergastolo per una serie di attentati dimostrativi.
La cosa che mi ha più motivato e mi ha fatto rischiare la vita sino quasi alla
fine è stato che loro vogliono estendere e rendere questo stato di eccezione una
regola. La militarizzazione in questo periodo di guerra veramente si vede in
modo lampante qui e la volevano estendere oltre. Già ci sono dei compagni delle
Brigate Rosse, tre compagni al 41, però volevano estenderlo al movimento e hanno
iniziato con me, con l’anarchico, perché è più facile poi, una volta che mettono
me, iniziare ad allargare. Quindi, mi sono detto, “È sopravvivenza”, ho cercato
di bloccare questo processo che era iniziato e in quel momento lì mi è sembrato
si fosse bloccato, effettivamente lo è.
Adesso il 41bis rimane con le restrizioni che ha, però ultimamente ho visto
aumentare il numero delle persone che entrano qua dentro per motivi anche
abbastanza futili, ho visto persone entrare perché avevano nell’Alta Sicurezza
il telefonino o… non ci sono più quei “boss” che c’erano prima.
Successivamente allo sciopero della fame, ha potuto notare un ulteriore
irrigidimento nelle condizioni detentive?
Allora secondo me ci sono state sicuramente delle ritorsioni. Però durante il
periodo dello sciopero queste ritorsioni si erano allentate. La posta mi
arrivava a frotte, ma lì dipende all’attenzione dei media.
Ci sono stati tanti fenomeni all’interno del 41 bis che ho notato, legati anche
alla mia lotta.
La prima cosa di cui mi sono reso conto è l’influenza che questo governo,
attraverso Delmastro, ha avuto rispetto sia alla volontà del DAP che alla
direzione del carcere. Per esempio sapendo che dovevano venire dei parlamentari
a incontrarmi, nella loro ottica miseramente politica, per usare il 41bis come
loro strumento, qualche giorno prima che questi parlamentari arrivassero mi
hanno trasferito in un’altra sezione dove c’erano dei boss, così poi potevano
rinfacciarmi questa cosa, perché dove stavo prima io c’erano persone che avevano
una caratura molto molto minore.
Poi grazie all’aver incontrato questi personaggi – tra i primi ad entrare al
41bis – mi sono reso conto che il 41bis, almeno agli inizi, non è servito tanto
per non far comunicare i prigionieri con l’esterno, ma per zittire quelle
persone che hanno avuto rapporti con lo Stato italiano in passato, con cui hanno
fatto accordi, accordi che sono stati spesso non rispettati e adesso li hanno
seppelliti qui dentro per non farli parlare.
Ho iniziato lo sciopero della fame quando mi sono reso conto del meccanismo
assurdo in cui mi trovavo che, oltre ad essere liberticida, usa le persone come
strumenti politici per dare addosso a una corrente o all’altra… insomma il
motivo è questo.
Vorrei chiederle se lei attualmente riceve lettere o può scrivere lettere.
In questo momento non ricevo più lettere. Una volta mi venivano notificate,
sequestrate e non date, adesso invece non mi vengono neanche più notificate,
spariscono. Sono certo che arrivano ma non… eh, sono tipo mesi che non ne
ricevo. Adesso ne ho ricevuta una dell’altro anno, dicembre del 2025.
Per quanto riguarda la possibilità di lettura, lei ha fatto delle richieste e le
sono stati negati dei libri, anche quelli indicati nella lista da cui potrebbe
attingere?
Questo, diciamo, è un fatto che io conosco perché è stato reso pubblico.
Ecco questo non lo sapevo grazie… perché l’isolamento qui dentro è notevole.
Sì i libri ultimamente mi vengono bloccati.
Allora vi spiego, qui c’è la possibilità di avere libri dalla biblioteca, la
piccola biblioteca di sezione del 41bis, quelli mi vengono dati.
Poi, dopo qualche anno, sono riuscito a ottenere anche la possibilità di
usufruire della biblioteca centrale del carcere. Ho avuto due volte libri da
questa biblioteca, dopodiché le mie domande non sono state più soddisfatte, sono
state ignorate, infatti ho fatto causa.
Quando compro dei libri ogni tanto mi vengono bloccati, ad esempio ultimamente
mi hanno bloccato un libro sulla meccanica quantistica, uno sulle sette eretiche
dell’inizio del cristianesimo. Sembrano delle ripicche, però fanno da
scarica-barile: il comandante dice che la colpa è della direttrice, la
direttrice probabilmente dirà che è il DAP, quindi non si sa. Posso dire che
secondo me chiaramente sono ritorsioni, posso dire che non hanno voglia di
comprarli, però in realtà i libri qui vengono comprati. L’obiettivo è quello di
sfiancarti, di isolarti totalmente, hanno iniziato col tagliarmi totalmente
qualunque tipo di comunicazione con l’esterno e adesso addirittura cercano di
impedirti di leggere libri. Devi stare lì davanti al televisore come un idiota
24 ore su 24 o usufruire dei libri della biblioteca che sono pochissimi. Anche
quando chiedi qualcosa al tribunale di sorveglianza, che poi alla fine dopo
tanto, un anno o due riesci a ottenere, certe volte non vengono neanche
rispettate le cose del tribunale. Ho dovuto lottare quattro anni per ottenere
l’abbonamento a “Le Scienze”. Però questo è parte di quel meccanismo di
isolamento che per me è importante, è fondamentale rispetto a questo tipo di
carcerazione che ha come obiettivo la tortura.
Qui dentro le persone sono messe semplicemente per farle parlare quindi devono
essere torturate in questo modo qui, è una cosa che è riconosciuta anche
dall’Unione Europea a quanto pare.
Sono delle leggi speciali fatte in un determinato periodo che adesso stanno
diventando regola. E la motivazione è che in determinati momenti una democrazia
tenderà a diventare più democratura perché queste leggi stanno iniziando ad
essere adottate. L’hanno messa nei miei confronti, l’hanno messa in passato nei
confronti dei compagni delle BR, poi inizieranno a portare quelli dell’Alta
Sicurezza qui, stanno iniziando a costruire carceri in Sardegna, Sardegna già
militarizzata, vogliono costruire altri 41. Quindi è come un cancro all’interno.
Anche gli stessi giuristi, io non credo a quel tipo di… però anche gli stessi
giuristi lo dicono che il 41bis è un’anomalia che sta dirompendo. E il mio
sciopero della fame è stato un modo di attirare l’attenzione. Mi dispiace che
molti compagni adesso stanno scontando e rischiano mesi e mesi di galera, anni
di galera, però penso realmente ne valga la pena rispetto a quello che lo Stato
sta facendo, è un punto veramente importante perché è un’arma micidiale in mano
ad uno Stato. Qui dentro per esempio la foglia di fico della Costituzione, della
democrazia di diritto, non esiste. Qui cos’è la democrazia, è chiaro, lampante,
è una questione di forza, il più forte vince su quello più debole. Qui non hai
diritti, hai soltanto proibizioni e anche quei pochi diritti che hai non vengono
neanche rispettati perché si attaccano alla burocrazia…
Per esempio adesso per vietarmi la lettura dei libri si stanno inventando che
devono controllare i libri, ma sono i libri che vanno a comprare loro, perché
qui libri per posta non se ne possono ricevere, quindi sanno benissimo che i
libri che comprano loro stessi in libreria non hanno messaggi dentro,
semplicemente serve a fiaccare. Poi chiaramente c’è uno scontro tra me e
l’istituzione, il DAP e anche questo governo che chiaramente fa in modo che ci
siano delle ritorsioni, delle pressioni… Questo governo e sicuramente quello che
viene dopo, perché nessuno mette in discussione il 41, perché è fondamentale.
Scusate la confusione però non avendo il foglio… che dopo un po’ il 41 ti
rincoglionisce, perché l’isolamento dopo un po’… parli sempre delle stesse cose…
Lei ha percepito che le manifestazioni di solidarietà dall’esterno abbiano
portato in qualche modo un contributo anche all’interno e anche alla sua
condizione?
Sì, nel mio caso posso dire tranquillamente che mi ha salvato la vita. Adesso ho
un fine pena che sarà quando avrò 72 anni. Se non c’era tutta quella pressione
fuori mi avrebbero tranquillamente confermato l’ergastolo ostativo che era una
roba assolutamente certa, l’attenzione ha fatto in modo che non potessero
giocare così sporco. La situazione dentro il carcere è rimasta esattamente la
stessa, però va bene, non è che me ne lamento, nel senso qui comunque ho deciso
di combattere anche per gli altri che stanno qui dentro che non hanno voce, che
non riescono neanche a esprimere dei concetti. La vita di un prigioniero
anarchico è sempre quella di cercare di cambiare le cose anche per gli altri e
io non faccio distinzioni tra un mafioso o uno spacciatore… per me un
prigioniero è un prigioniero. Quindi secondo me è un problema che riguarda un
po’ tutti perché, se questa cosa si estende, l’obiettivo è usarla poi quando
servirà, per reprimere i movimenti sociali, questo è talmente lampante.
E comunque saluto tutti i compagni che mi stanno vicino.
Attualmente le è stato riconfermato il 41 bis. Come si sente e che tipo di
comunicazione a riguardo ha ricevuto e rispetto al fuori, che notizie – anche
tramite quotidiani o altro – è riuscito a ricevere?
La cosa strana è che il 41 mi è stato riconfermato con un mappazzo di quasi
novanta fogli, anche ai “super boss” di solito lo riconfermano con due
paginette. Qui sono tutti sorpresi perché è la più grande riconferma della
storia del 41bis, neanche a Totò Riina hanno fatto ottanta pagine… Praticamente
lo Stato italiano mi ha aggiornato con questi fogli di tutte le lotte che ci son
state nel mondo di cui non sapevo niente. Perché lo scopo del 41bis è
l’isolamento, mentre invece grazie a Piantedosi, a Nordio c’è proprio un
aggiornamento fitto di tutte le azioni successe, in Indonesia, la solidarietà
data me… un po’ tutto, il compagno in Grecia che è morto, a cui do la
solidarietà, come a tutti i compagni greci. Cose di cui qui dentro ero
assolutamente all’oscuro.
Questo per far capire le contraddizioni di questo sistema. Nel mio caso, invece
di isolarmi dal contesto, in qualche modo mi hanno reso ancor più pericoloso,
credo, rispetto al sistema. Hanno esaltato la mia figura, mi hanno fatto da
cassa di risonanza. Perché quando stavo in AS avevo i contatti con i compagni
però non avevo un’influenza così forte. Da quando sono al 41bis invece… beh
questa è una cosa buona del 41, le mie parole comunque poi sono girate di più,
quindi nel mio caso c’è un po’ questo paradosso. Paradosso che è addirittura
scritto nei fogli che ho letto. L’ultima volta che avevano discusso il 41
avevano dato pareri positivi perché uscissi, dopo è stato riconfermato secondo
me come ritorsione e adesso che le mie parole girano dicono che ho un’influenza
maggiore, non so loro cosa intendono con influenza rispetto agli anarchici dato
che noi ragioniamo individualmente… comunque dicono che ho un’influenza maggiore
quindi anche se prima non ero pericoloso adesso il 41 mi ha reso pericoloso…
insomma il cane che si morde la coda.
Comunque rispetto a tutti quelli che sono al 41 adesso e anche in passato, ho
avuto il più grande fascicolo informativo mai visto, l’ha detto sia chi me l’ha
consegnato, sia gli altri detenuti con cui ho parlato, sia gli avvocati. È una
cosa abbastanza indicativa di quello che è diventato il 41, una specie di
involucro vuoto che non sanno neanche più a cosa serve… Serve, sì, serve come
un’arma a disposizione quando le condizioni sociali muteranno e allora potranno
censurare qualunque tipo di dissenso. Perché nel mio caso è indubbio che sto qui
dentro semplicemente per quello che dico, non per quello che faccio, quindi per
le mie parole.