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Roma, 11-12 ottobre: Assemblea nazionale contro il rinnovo del 41-bis ad Alfredo Cospito
Riceviamo e diffondiamo: Chiamata per un’assemblea nazionale in solidarietà con l’anarchico Alfredo Cospito in vista dalla scadenza dei termini del regime di 41 bis del prossimo anno e della sua potenziale proroga (Roma, 11 ottobre 2025) FUORI ALFREDO DAL 41BIS – ASSEMBLEA NAZIONALE Sono più di tre anni che il nostro compagno Alfredo Cospito è rinchiuso in quella “tomba per vivi” che è il 41bis. Nel frattempo gran parte dei pretesti repressivi utilizzati per applicarglielo sono venuti meno, visto l’esito di alcuni procedimenti giudiziari che vedevano imputati lui e altri anarchici. Entro maggio del prossimo anno è previsto da parte del ministero il rinnovo di questo regime per altri due anni. A seconda della decisione la difesa potrà fare ricorso, una procedura che potrebbe richiedere mesi prima della fissazione di una udienza. È proprio in vista di tale scadenza che tra varie individualità e collettivi anarchici, nonostante le differenze, abbiamo sentito l’esigenza di ritrovarci per discutere e ragionare assieme su come arrivare a quella data. Dal momento del suo trasferimento nella sezione 41bis del carcere di Bancali è nata una mobilitazione che è andata man mano crescendo, raggiungendo il suo apice ben dopo l’inizio dello sciopero della fame avviato da Alfredo nell’ottobre del 2022. Vari sono i processi imbastiti oggi dallo Stato contro i compagni e le compagne che hanno partecipato in vari modi a quella mobilitazione che pur con i suoi limiti è ugualmente riuscita a ridare credibilità e visibilità alle idee e alle pratiche anarchiche. Ma ad oggi il compagno è ancora lì rinchiuso e continuiamo a sentire la responsabilità di non lasciarlo solo in questa lotta. Per questo invitiamo le individualità e i gruppi anarchici a due giorni di dibattito e confronto. L’incontro si terrà a Roma presso il CSA La Torre, in via Bertero 13, a partire dalle ore 15 di sabato 11 Ottobre, con possibilità di proseguire l’assemblea nella mattinata del giorno seguente.Per arrivare con i mezzi pubblici prendere o la linea 341 da Ponte Mammolo (metro B) o la 311 da Rebibbia (metro B) e scendere all’ultima fermata di via E. Galbani. Qui la chiamata in pdf per la stampa:  ASSEMBLEA-NAZIONALE1 ASSEMBLEA-NAZIONALE2
Iniziative
Carcere
Aggiornamenti su Alfredo Cospito e proposta contro il blocco della posta
Riceviamo e diffondiamo: Da diffondere il più possibile! Per rompere l’isolamento a cui l’anarchico Alfredo Cospito* è sottoposto tramite il blocco praticamente totale della corrispondenza, rilanciamo qui la chiamata a mandargli cartoline e lettere… in questo periodo di spostamenti vacanzieri, ecc. potrebbe arrivare corrispondenza a lui diretta da molte amene località! Questa ennesima chiamata a scrivere al nostro compagno è motivata anche dagli aggiornamenti che ci giungono da Bancali, visto che Alfredo valuta estremamente opportuno continuare e incrementare l’invio di corrispondenza a lui diretta: anche senza tracciabilità, anche solo cartoline con o senza mittente… se ne arrivassero in numero considerevole darebbero un bell’impegno a chi è preposto a bloccargli la posta. Si è valutato poi che in questo momento la tracciabilità della corrispondenza a lui destinata non sia necessaria quanto lo è stata fino ad ora visto che Alfredo ha accumulato più di 30 trattenimenti di corrispondenza certificata su cui deve esprimersi il Magistrato di Sorveglianza, che però sta tardando a farlo (normale per quanto riguarda Bancali, a detta dell’avvocato che assiste numerosi reclusi in quell’istituto). Infine, a margine della questione “corrispondenza”, il prossimo 14 settembre ci sarà un’udienza inerente al “giudizio di ottemperanza” nei confronti del carcere di Bancali: si tratta di un procedimento in cui il magistrato valuta se il carcere non è in grado di fare rispettare un’autorizzazione concessa ma che non viene realmente resa possibile. Si tratta dell’accesso di Alfredo alla biblioteca dell’istituto, che era stata autorizzata senza che però ne abbia potuto beneficiare. Se danno ragione ad Alfredo il giudice designerà altra figura differente dal personale penitenziario per fare sì che l’autorizzazione venga rispettata. Facciamo anche nostra la proposta di “Iniziativa in solidarietà ad Alfredo contro il blocco della posta” formulata dai/dalle compas di S’Idea Libera di Sassari per dare ulteriore sviluppo  al tentativo di inceppare uno dei dispositivi di isolamento applicati nei confronti di Alfredo: un’occasione in più perché, superata questa “fase estiva” di invio di cartoline e lettere senza modalità coordinate, si provi a dare continuità sul lungo periodo all’impegno nel dimostrare ai suoi carcerieri che Alfredo non sarà mai solo! INIZIATIVA IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO CONTRO IL BLOCCO DELLA POSTA In relazione alla situazione di censura, blocco e isolamento di Alfredo in 41 bis a Bancali, vorremmo condividere questa proposta di iniziativa. Nel tempo sono state diverse le occasioni in cui, in forma individuale o organizzata, si è cercato di rompere l’isolamento tramite la corrispondenza. In questo momento, in cui ci sembra importante battere il ferro con costanza, abbiamo pensato a un’iniziativa che abbia come obiettivo quello di sostenere Alfredo tramite la corrispondenza e dargli un po’ di continuità per avere un certo impatto, o provare ad averlo. La proposta è la seguente: ogni realtà, collettivo o individuale, che abbia voglia di aderire si prende l’impegno di inviare almeno 7 cartoline ad Alfredo in una determinata settimana. In questo modo, quante più adesioni ci saranno, tanto più riusciremo a garantire una “copertura” nel tempo con una certa continuità. Proponiamo questa modalità organizzativa: 1. le realtà, individuali o collettive, possono mandare la propria disponibilità alla mail evaliber2@inventati.org entro l’1 settembre. 2. sulla base delle disponibilità butteremo giù un calendario, per cui a ogni realtà sarà data una settimana di riferimento in cui inviare le cartoline/lettere ad Alfredo. L’indirizzo per scrivere ad Alfredo è: Alfredo Cospito C.C. “G.Bacchiddu” Strada Provinciale 56, n°4 Località Bancali 07100 Sassari Rompiamo l’isolamento! Spazio Sociale S’Idea Libera (Sassari) Cassa AntiRep delle Alpi occidentali * Alfredo Cospito è un compagno anarchico in carcere dal 2012. Inizialmente arrestato e condannato per il ferimento dell’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare, sta ora scontando una condanna a 23 anni di reclusione emessa nell’ambito del processo “Scripta Manent” in cui sono stati imputati (e alcune e alcuni tra loro anche condannati) vari anarchici e anarchiche. Dopo la sua assegnazione al regime detentivo del 41bis nella primavera del 2022, Alfredo ha intrapreso uno sciopero della fame durato 6 mesi contro il 41bis e l’ergastolo ostativo che, grazie anche all’energica mobilitazione internazionale che ha accompagnato la sua iniziativa, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’aberrazione di questo regime carcerario e della condanna a morire in carcere rappresentata dall’ergastolo ostativo. Alfredo è tuttora rinchiuso nel 41bis di Bancali (Sassari), e il rinnovo o meno della sua assegnazione a tale regime avverrà la prossima primavera. La finalità del 41bis è chiara: annientare fisicamente e psicologicamente gli individui che ci finiscono. Nel caso di Alfredo è evidente una progressiva limitazione nelle già esigue possibilità di vivibilità stabilite per tale regime detentivo: blocco della corrispondenza da/per l’esterno, impossibilità di accedere alla biblioteca interna (autorizzazione che Alfredo aveva avuto dalla Direzione), blocco dei libri regolarmente acquistati in libreria tramite il carcere (come prevede il regime del 41-bis) e di altri beni, come farina o indumenti, di uso quotidiano. ps: Per chi fosse interessat*, sono state stampate delle cartoline contro il 41bis che si possono richiedere alla mail: cassantirepalpi@autistici.org
Carcere
Stato di emergenza
A proposito del carcere di Varese
Riceviamo da un nostro corrispondente questo testo, proveniente dal carcere di Varese. Al di là del merito delle critiche mosse all’amministrazione carceraria, ci sembra il caso di divulgare questo spaccato della vita all’interno di questo e molte altre carceri, dando voce a chi spesso ne viene privato insieme alla sua libertà. Di seguito quanto ricevuto:   «Ho ricevuto e riscritto col computer questa lettera da un […] ospite della casa circondariale di Varese, via Felicita Morandi. Non essendoci in quella struttura il “ garante dei detenuti “invio a voi lo scritto. La firma è probabilmente falsa (per motivi intuibili) ma il resto è vero , come potrete verificare, per esempio, intervistando parenti all’uscita dei colloqui (attualmente mercoledì e sabato, all’ incirca fra le ore 10.30 e le 14,30).»   A proposito del carcere di Varese 1. La direttrice non incontra i detenuti e non consente “percorsi di inserimento” 2. Terapie psichiatriche a volontà : per abuso di medicinali , recentemente , sono morti tre ragazzi. Nel carcere c’è una percentuale altissima di stranieri e quasi tutti si sottopongono a terapie che poi spacciano fra loro e agli italiani in cambio di tabacco e di spesa 3. Reparto infettivi: non esiste, come non esiste spazio riservato ai tossici 4. Autolesionismo: molti ingoiano lamette o batteria: invece di essere richiamati, invece, ottengono, per essere calmati, tabacco o sigarette 5. Spaccio : rispetto all’ esterno i prezzi sono maggiorati almeno del 150 %. Per arrivare all’assurdo che due mazzi di carte ( che da action trovi a meno di due euro, e che i parenti non possono fare entrare “ perché il gioco d’azzardo è proibito “) allo spaccio costano 14 euro 6. Graduatoria lavoranti; non viene premiato chi lavora meglio, ma chi si arruffiana le guardie 7. Cortile: l’area esterna in cui potersi sfogare è di 10 metri per 10 ! 8. Giochi: esiste solo un ping pong e due biliardini rotti 9. Campo di pallavolo : i palloni da pallavolo sono bucati: il pavimento è dissestato e pieni di buche, per questo motivo sono all’ordine del giorno contusioni e fratture a caviglie, braccia e polsi (l’ultimo, ieri, 8 luglio: frattura a un piede di un marocchino) 10. Accesso al lavoro interno: Spesso si fa lavorare, come premio, chi ha compiuto atti di autolesionismo e gente in terapia. 11. Valutazione del lavoro. il lavoro non è valutato da psicologi o esperti ma in base alle simpatie della direttrice 12. Rancio : Tutte cose congelate: per ogni detenuto sono a disposizione solo 50 grammi di carne rossa ogni 15 giorni. Tutte le sere o minestra o pasta al pomodoro 13. Celle: si sta in tre in quindici metri quadrati. In realtà calpestabili sono solo cinque metri quadrati , considerando che ci sono 3 letti, 4 armadietti, 1 tavolo, 3 sgabelli, lavandino e wc In pratica uno può andare avanti e indietro sono se gli altri due stanno sdraiati a letto 14. Ore di aria limitate : si sta in cella dalle ore 17 fino alle ore 8,30 del giorno dopo: ci sono solo due ore d’aria al mattino e 2 al pomeriggio . 15. Rifornimenti dall’esterno : sono molto limitati . Vengono bloccati molte cose portate dai familiari perché si vuole che la spesa venga fatta solo al costoso spaccio interno . Ringrazio per l’attenzione 9 luglio 2025 Mario Rossi
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Un lavoretto da portare a termine. Sul 41-bis
Riceviamo e diffondiamo: Qui l’articolo in pdf: Un lavoretto da portare a termine Un lavoretto da portare a termine All’inizio del mese di luglio (2025) il tribunale di sorveglianza di Roma ha rinnovato l’applicazione del regime detentivo 41-bis a Marco Mezzasalma. Marco è stato arrestato nel 2003 ed in seguito condannato all’ergastolo per le azioni dell’organizzazione di cui faceva parte: le Brigate Rosse per la Costituzione del Partito Comunista Combattente. Le più note azioni di questa organizzazione armata furono l’eliminazione di Massimo D’Antona, presidente della commissione tecnica per la redazione di un testo unico per la disciplina del rapporto di lavoro presso le pubbliche amministrazioni del governo Amato, e di Marco Biagi, consulente del ministro del welfare Roberto Maroni per l’elaborazione della riforma del mercato del lavoro. Entrambi i giuslavoristi erano impegnati nella trasformazioni dei rapporti di sfruttamento per renderli idonei all’affermazione del modello economico neoliberista. Marco Mezzasalma, come altri due membri della sua organizzazione Nadia Lioce e Roberto Morandi, è soggetto al 41-bis da oltre vent’anni, periodo in cui l’applicazione del regime speciale gli è stata costantemente rinnovata. Il 41bis prevede la reclusione in istituti appositamente dedicati; l’isolamento; l’assenza di spazi comuni; limitazioni all’accesso all’aria e la gestione delle sezioni unicamente da parte di corpi speciali della polizia penitenziaria (GOM); la limitazione dei colloqui e l’utilizzo di vetri divisori; la censura della posta e forti limitazioni alla possibilità di studio; la totale impossibilità di comunicare con l’esterno. Si tratta quindi di una forma di detenzione finalizzata all’annientamento fisico, mentale e politico del detenuto. Dalla data del 2 marzo 2023, in cui si verificò il conflitto a fuoco che portò alla morte del combattente Mario Galesi e di un agente della PolFer, alla cattura di Nadia Lioce, ed al successivo arresto di altri membri del loro gruppo, l’esistenza dell’organizzazione PCC non si è più manifestata. Quindi è palesemente inesistente il presupposto legale per cui viene applicato il 41-bis ai tre compagni, cioè recidere i contatti tra il detenuto e l’organizzazione all’esterno, mentre è altrettanto evidente la sua non dichiarata funzione punitiva. L’accanimento con cui viene prorogato il 41-bis sembra quindi essere l’esercizio della vendetta e dell’odio di classe della borghesia verso chi ne ha messo in discussione il potere; ed essere inoltre un castigo esemplare attraverso cui si sottopone un corpo a condizioni estreme per lanciare un monito a molti altri: che sappiano cosa li potrebbe aspettare se la loro rivolta superasse determinati limiti. Il 41-bis si manifesta come sospensione (delle regole previste dall’ordinamento penitenziario), si tratta quindi dell’instaurazione dello stato di emergenza all’interno delle carceri, cioè di una misura di carattere eccezionale e provvisorio prevista per gravi motivi di ordine pubblico e di sicurezza. Nei fatti, una volta introdotta, questa misura di governo delle carceri è stata normalizzata e la sua applicazione progressivamente estesa: l’eccezione è divenuta la regola. Infatti il 41-bis, che riprende il percorso del carcere speciale (una storia sia europea che specificamente italiana legata alla repressione dell’insorgenza rivoluzionaria degli anni 70), è stato inizialmente introdotto a tempo determinato negli anni 80, ma successivamente la sua applicazione è stata costantemente prorogata ed infine è diventata stabile nell’ordinamento penitenziario. Inoltre il limite di tempo per il quale un detenuto può esservi sottoposto è stato prolungato da due a quattro anni. Ma soprattutto, per quanto riguarda la durata, è importante rilevare che le istituzioni preposte ad amministrare questa misura – la cui applicazione, dato il suo elevato livello di afflizione, era appunto prevista per periodi limitati – hanno assunto nella maggior parte dei casi la decisione di rinnovarla costantemente, ed in sostanza automaticamente, facendola diventare una pesante pena accessoria che, per molti detenuti, accompagna l’intera durata della reclusione. Questa è una grave responsabilità politica di chi gestisce il 41-bis, cioè in primo luogo del Ministro della Giustizia in carica e del tribunale di sorveglianza di Roma, ma evidentemente, risalendo l’ordine gerarchico, anche del presidente del consiglio e del presidente della repubblica che avrebbero il potere di porre fine a questa situazione disumana. Infine il 41-bis, originariamente utilizzato per contrastare “l’emergenza mafia”, dal 2002 è diventato uno strumento di repressione politica, e vi possono essere sottoposti gli accusati di delitti commessi con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Inoltre 41-bis si è esteso nello spazio, facendo dello Stato italiano un punto di riferimento per le politiche repressive in campo internazionale. Infatti recentemente questo modello detentivo, sperimentato in Italia, è stato proposto e preso in considerazione dalle amministrazioni dei sistemi carcerari cileno e francese. Il principale argomento utilizzato per giustificare il carcere duro è la sua utilità nel contrastare la mafia, conseguenza della diffusa quanto reazionaria ideologia antimafia. Essere contro la mafia non vuol dire essere favorevoli al carcere duro, ad esempio gli anarchici sono contro la mafia, perché qualsiasi mafia è un sistema fondato sulla gerarchia, sulla sopraffazione, sullo sfruttamento e quando lo scontro tra le classi si accende si dimostra fedele alleata dei capitalisti e dello Stato, ma allo stesso tempo gli anarchici sono per la distruzione del carcere. Basterebbe conoscere la storia degli anarchici di Africo in Calabria, della loro lotta contro la ‘ndrangheta e di come lo Stato li abbia repressi per favorire l’insediamento delle Cosche, per fugare qualsiasi dubbio in merito a questa irreversibile inimicizia, messa recentemente in discussione dalle vergognose insinuazioni del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. Non pretendiamo rappresentare l’opinione di tutti ma, limitandoci alle idee di chi scrive, riteniamo che l’esistenza della mafia sia indissolubilmente connaturata all’ingiustizia insita nel sistema capitalista e che quindi solo tramite la distruzione di questo sistema si potrà estinguerla. Il carcere duro invece non risolve nulla in questo senso, infatti non solo la logica punitiva ed il carcere duro non hanno evidentemente sconfitto la mafia, ma l’antimafia ha creato nuove concentrazioni di potere e rafforzato la parte più profonda e totalitaria dello Stato. Rigettiamo totalmente quindi la logica punitiva insita nella concezioni giustizialiste, tanto di destra quanto di sinistra, che arrivano a fare presa perfino in ambiti che si definiscono libertari. Questa visione, strettamente legate al pensiero dominante, si concentra sulle responsabilità individuali di fenomeni ritenuti criminali o nocivi per la società, rifiutandosi di indagarne le cause. Ragionando in questi termini i conflitti interni alla società vengono letti come un problema di legalità e la soluzione è sempre la repressione. Invitiamo a ribaltare completamente questo paradigma ed a considerare che si possono risolvere i problemi di una società solo analizzandone e comprendendone le cause originanti ed andando a ad agire su di esse. La lotta di classe quindi è l’unica soluzione possibile per avere giustizia, per un vero cambiamento della società, e anche per sconfiggere la mafia. Il 41-bis va chiuso perché è tortura, è il carcere nella sua massima espressione, e la sua funzione antimafia non lo giustifica. Inoltre il 41 bis va chiuso perché è uno strumento di guerra, pronto per per essere usato dallo Stato contro chiunque osi metta in discussione l’ordine che domina la società in cui viviamo. In un periodo di relativa pace sociale, lo Stato si è dotato di una serie di potenti strumenti repressivi, che vanno dall’apice del 41-bis, fino arrivare al decreto sicurezza approvato quest’anno. Questi strumenti non sono scollegati tra loro, ma andrebbero letti come un sistema complessivo che abbraccia l’intero spettro delle pratiche con cui si esprime il conflitto sociale, mirando a impedirgli qualsiasi possibilità di espressione che non sia totalmente sterile o recuperabile. Oggi che il pluridecennale periodo di dominio incontrastato del capitalismo occidentale è giunto al termine e sul suo orizzonte si addensano pesanti nubi che portano tempesta, il rapporto tra conflitto sociale e repressione è di stringente attualità. Segnaliamo alcune importanti questioni, che comportano l’aumento della repressione, quali la fine del mondo unipolare e la ridefinizione degli equilibri internazionali, quindi la guerra come questione fondamentale del presente e quindi la necessità di mantenere un rigido controllo del fronte interno. Altra importante questione è la diminuzione costante della richiesta di forza lavoro all’interno dell’occidente, dovuta ad una somma di cause tra cui l’introduzione di nuove tecnologie, che porta all’esistenza di masse umane eccedenti rispetto alle esigenze del capitale, quindi alla necessità per chi detiene il potere di gestirle: l’aumento di repressione e controllo è la soluzione che è stata adottata. Il 41-bis è un carcere di guerra, è la punta di diamante di questo guerra di classe dall’alto verso il basso, uno strumento che oggi è rivolto conto pochi combattenti ma che è a disposizione dello Stato qualora dovesse allargarsi il conflitto. Lo sciopero della fame intrapreso dal compagno anarchico Alfredo Cospito per l’abolizione del 41-bis e dell’ergastolo ostativo, ha avuto il grande merito di fare prendere coscienza a molti, anche al di fuori del movimento, della inaccettabile esistenza del 41 bis. Questa iniziativa è stata sostenuta da una campagna di solidarietà internazionale. In previsione della decisione su un eventuale rinnovo del regime speciale di detenzione al compagno, che verrà presa dal ministro della giustizia Carlo Nordio nei prossimi mesi, è giunta l’ora di riprendere la discussione e la mobilitazione in merito a questa lotta. Un lavoro iniziato bene che dobbiamo ancora concludere… complici e solidali
Approfondimenti
Carcere
[2025-07-24] Terza proiezione del cineforum di Fratture: "Magdalene", sulla detenzione femminile nella seconda metà del Novecento. @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito
TERZA PROIEZIONE DEL CINEFORUM DI FRATTURE: "MAGDALENE", SULLA DETENZIONE FEMMINILE NELLA SECONDA METÀ DEL NOVECENTO. Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino (giovedì, 24 luglio 21:15) Giovedì 24 luglio ci sarà la terza (e ultima, per ora) proiezione di Fuori Fuoco, un cineforum di Fratture in collaborazione con Manituana. Guarderemo “Magdalene”, un film del 2021 che tratta il tema della detenzione femminile nella seconda metà del Novecento. Per chi vorrà, dopo la proiezione ne discuteremo insieme. Trigger warning: ci sono scene di abusi e violenze sessuali.
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Carcere
Salute mentale e carcere: le crepe di un sistema che fallisce
Una diagnosi psichiatrica ignorata, nessuna terapia, nessuna visita. Moussa Ben Mahmoud aveva 28 anni ed era in custodia cautelare nel carcere di Marassi, a Genova. È morto dopo un tentato suicidio. La sua storia rivela le falle di un sistema penitenziario che abbandona i più fragili, soprattutto se migranti L'articolo Salute mentale e carcere: le crepe di un sistema che fallisce proviene da IrpiMedia.
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Diritti
Giustizia
Sullo sciopero della fame di Maja (appena terminato)
Rammaricandoci di non aver seguito per tempo questa vicenda, apprendiamo che Maja (una delle persone coinvolte nella vicenda degli “antifascisti di Budapest”) ha terminato lo sciopero della fame. Di seguito le righe di chi ci ha inviato la traduzione di questi comunicati, utili a contestualizzare la vicenda, quindi il comunicato di Maja sul suo sciopero e quello sulla sospensione dello sciopero stesso. Solidarietà a Maja! “Questa dichiarazione è stata pubblicata il 19 giugno su https://de.indymedia.org/node/516278 ma era stata scritta evidentemente il 4 giugno, il giorno prima che Maja entrasse in sciopero della fame. Al momento Maja si trova in un ospedale carcerario a 2 chilometri e mezzo da Budapest e sta iniziando a stare molto male. Hanno detto a Maja che per curarl* dovrebbe andare in un ospedale civile, ma in quel caso verrebbe legat* al letto 24 ore su 24 e Maja si è rifiutat*. ! Dichiarazione di Maja in sciopero della fame Mi chiamo Maja. Quasi un anno fa sono stat* estradat* illegalmente in Ungheria. Da allora, sono trattenut* qui in un isolamento disumano e prolungato. Ieri, 4 giugno 2025, si sarebbe dovuta prendere una decisione sulla mia richiesta di trasferimento agli arresti domiciliari. Questa decisione è stata rinviata. Le precedenti richieste di trasferimento agli arresti domiciliari sono state respinte. Non sono più dispost* a sopportare questa situazione intollerabile e ad attendere le decisioni di una magistratura che ha sistematicamente violato i miei diritti negli ultimi mesi. Pertanto, oggi, 5 giugno 2025, inizio uno sciopero della fame. Chiedo di essere estradat* di nuovo in Germania, che mi sia consentito di tornare dalla mia famiglia e di partecipare ai procedimenti in Ungheria da casa. Non posso più tollerare le condizioni di detenzione in Ungheria. La mia cella è stata videosorvegliata 24 ore su 24 per oltre tre mesi. Per oltre sette mesi, ho dovuto indossare le manette sempre fuori dalla mia cella, e a volte anche dentro, mentre facevo la spesa, facevo chiamate Skype o durante le visite. Gli agenti effettuano ispezioni visive della mia cella ogni ora, anche di notte, e lasciano sempre le luci accese. Devo sottopormi a perquisizioni intime, durante le quali devo spogliarmi completamente. Le visite si svolgevano in stanze separate, dove er* separat* dai miei familiari, avvocati e rappresentanti ufficiali da un tramezzo. Durante le ispezioni, gli agenti lasciavano la mia cella nel caos più totale. Le condizioni strutturali mi impediscono di vedere la luce del giorno a sufficienza. Il piccolo cortile è di cemento e coperto da una grata. La temperatura dell’acqua della doccia non può essere regolata. La mia cella è permanentemente infestata da cimici e scarafaggi. Non c’è un’adeguata fornitura di cibo fresco ed equilibrato. Sono anche in isolamento a lungo termine. Per quasi sei mesi non ho avuto contatti con altri detenuti. Ad oggi, vedo o sento altre persone per meno di un’ora al giorno. Questa privazione permanente del contatto umano è intesa a causare deliberatamente danni psicologici e fisici. Ecco perché le Regole Penitenziarie Europee del Consiglio d’Europa stabiliscono “almeno due ore di contatto umano significativo al giorno”. Ecco perché l'”isolamento prolungato”, ovvero l’isolamento di un detenuto per almeno 22 ore al giorno per più di 15 giorni, è considerato trattamento disumano o tortura ai sensi delle Regole Nelson Mandela delle Nazioni Unite. Qui in Ungheria, sono sepolt* viv* in una cella di prigione e questa custodia cautelare può durare fino a tre anni in Ungheria. Per questi motivi, non avrei mai dovuto essere estradat* in Ungheria. La Corte d’Appello di Berlino e la commissione speciale “Linx” dell’Ufficio di Polizia Criminale dello Stato della Sassonia hanno pianificato e perseguito l’estradizione, aggirando deliberatamente i miei avvocati e la Corte Costituzionale Federale. Il 28 giugno 2024, poche ore dopo la mia estradizione lampo, la Corte Costituzionale Federale ha stabilito che non potevo essere estradat* per il momento. Il 6 febbraio 2025, la Corte Suprema ha stabilito che la mia estradizione era illegale. Da allora, nessuno dei responsabili è stato ritenuto responsabile. Finora non ho ricevuto alcun risarcimento. Con il mio sciopero della fame, desidero anche richiamare l’attenzione sul fatto che nessuna persona dovrebbe essere estradata in Ungheria. Zaid di Norimberga, che è seriamente minacciato di estradizione in Ungheria, ha attualmente bisogno di questa attenzione. Dichiaro la mia solidarietà a tutti gli antifascisti processati nel processo di Budapest. Maja termina lo sciopero della fame Oggi, 14 luglio 2025, Maja ha terminato il suo sciopero della fame dopo 40 giorni. Maja è gravemente indebolit*. La sua frequenza cardiaca è scesa a 30 a tratti. Si sono considerati possibili svenimenti e persino arresti cardiaci, e si temevano danni irreversibili agli organi. Fino all’ultimo, le autorità ungheresi hanno ignorato la richiesta di Maja di tornare a casa. Anche il trasferimento agli arresti domiciliari è stato respinto. Persino nell’ospedale del carcere, Maja è rimast* in completo isolamento 24 ore su 24. Il padre di Maja, Wolfram Jarosch, afferma: “La Corte Costituzionale Federale ha stabilito che l’estradizione viola il diritto fondamentale sancito dall’articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (divieto di tortura). Questa violazione dei diritti fondamentali dura da oltre un anno. Da allora, mi* figli* è stata torturat* psicologicamente attraverso l’isolamento. In Ungheria non esiste un giusto processo, ma piuttosto una sorta di processo farsa. Francia e Italia non hanno estradato verso l’Ungheria. Georgia Meloni si è personalmente spesa per Ilaria Salis in un caso simile. Il signor Wadephul afferma di voler finalmente difendere anche Maja. Ora attendiamo i risultati. Lo stato di diritto deve essere ripristinato; Maja deve tornare in Germania!” Dopo quasi sei settimane di digiuno, Maja deve ricominciare a mangiare lentamente e con attenzione per evitare i sintomi potenzialmente letali della sindrome da rialimentazione. Come Comitato di Solidarietà, famiglia di Maja e sostenitori, siamo orgogliosi di Maja. Con incredibile forza, spirito combattivo e determinazione, nonostante fosse tenut* in isolamento in un paese straniero, Maja ha perseverato e attirato l’attenzione sia a livello nazionale che europeo. La lotta per la giustizia continuerà. Non abbandoneremo Maja e non ci fermeremo finché non sarà di nuovo con noi. Maja e noi vorremmo esprimere la nostra sincera gratitudine a tutti coloro che ci hanno sostenuto – emotivamente e moralmente, politicamente e concretamente. Questa solidarietà in azione è ciò che ci dà forza. Comitato di solidarietà per lo sciopero della fame di Maja
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Stato di emergenza
Carbonio – il podcast
Un podcast che racconta la storia di otto persone condannate all'ergastolo ostativo, una forma di sentenza a vita che non dà accesso a nessun tipo di beneficio e che spesso si traduce in una condanna a morire in carcere L'articolo Carbonio – il podcast proviene da IrpiMedia.
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Diritti
Aggiornamenti su Alfredo Cospito – Perdurano blocco totale della corrispondenza e altre vessazioni
Riceviamo e diffondiamo: PERDURA IL TOTALE BLOCCO DELLA CORRISPONDENZA AL COMPAGNO ANARCHICO ALFREDO COSPITO Aggiornamento a inizio luglio 2025. In questi giorni arrivano nuovamente notizie riguardanti la situazione particolarmente afflittiva che la direzione del carcere di Bancali, probabilmente di concerto col ministero della cosiddetta giustizia, sta imponendo al nostro compagno anarchico Alfredo Cospito, in particolare nei riguardi della corrispondenza epistolare. Ricordiamo che la censura della posta in entrata e in uscita è un elemento costitutivo del regime di 41 bis a cui il compagno è sottoposto. Da molto tempo Alfredo non riceve lettere, cartoline, telegrammi e comunicazioni di nessun tipo. Questo nonostante in molti stiamo continuando a scrivergli, anche con iniziative di corrispondenza collettive come quella che si è svolta a Foligno lo scorso 31 maggio. Inoltre la direzione del carcere ha smesso da tempo di comunicare al prigioniero la notifica di avvenuta censura, un documento contro il quale appellarsi per ricevere il materiale epistolare posto sotto sequestro. La posta semplicemente sparisce nel nulla. Questo comportamento si aggiunge a una lunga serie di disposizioni persecutorie, volte alla distruzione psicologica e politica del compagno: dal negato accesso ai libri già ordinati e autorizzati, ai CD o alle cuffie per ascoltare musica, fino alla segnalazione all’ordine degli avvocati per i suoi difensori colpevoli di avergli stretto la mano e dato un bacio al momento del colloquio – vale a dire colpevoli di averlo trattato come un essere umano. Tutto ciò in un contesto già enormemente afflittivo quale quello del 41 bis che prevede due ore di aria al giorno in gruppi di massimo quattro persone decisi dal ministero, un’ora di colloquio al mese con un familiare separato da un vetro o in alternativa dieci minuti di telefonata durante i quali il familiare autorizzato deve recarsi all’interno di una caserma per chiamare. Nonché come già detto la censura della corrispondenza e l’impossibilità di leggere libri che riguardano tematiche ritenute sensibili (e le grosse difficoltà nel reperire qualsiasi libro in generale). Denunciamo con fermezza che questo accanimento è evidentemente una vendetta di Stato per l’intransigenza e la determinazione con cui è stato condotto lo sciopero della fame del 2022-23 e la mobilitazione solidale internazionale, ponendo i riflettori su quella zona d’ombra che è il 41 bis con un’intensità senza precedenti, andando a picconare quella fasulla aurea celestiale che circonda la struttura antimafia-antiterrorismo. Un accanimento che avviene peraltro all’indomani della condanna del sottosegretario Delmastro a 8 mesi per rivelazioni di atto d’ufficio, maturato proprio nel tentativo gaglioffo di infangare Alfredo Cospito durante lo sciopero della fame. Balza agli occhi la miseria di questi personaggi di fronte alla coerenza di un anarchico che non ha mai piegato la testa. Da una parte chi gambizza uno stregone del nucleare, dall’altra chi a capodanno strafatto di cocaina in un momento di rara coerenza si spara alle gambe da solo. Nel clima di guerra mondiale che si respira di questi tempi, ribadiamo che questi episodi vanno letti come vere e proprie politiche di guerra nei riguardi del nemico interno. Grandi sono le sfide che impegnano i rivoluzionari in un periodo storico di questo tipo, ma a maggior ragione noi non possiamo e non vogliamo lasciare indietro nessuno. Perché chi si dimentica dei prigionieri della lotta rivoluzionaria, si dimentica della lotta rivoluzionaria stessa. In vista del possibile rinnovo del 41 bis per Alfredo Cospito a maggio dell’anno prossimo, facciamo sì che anche questo torni a essere un campo di battaglia gravido di contraddizioni per lo Stato. Circolo Anarchico “La Faglia” – Foligno Luglio 2025 circoloanarchicolafaglia@inventati.org – t.me/circoloanarchicolafaglia PDF: PERDURA IL TOTALE BLOCCO DELLA CORRISPONDENZA AL COMPAGNO ANARCHICO ALFREDO COSPITO
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