Riceviamo e diffondiamo:
Dal 7 settembre e d’ora in poi
OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE
torna il presidio di solidarietà anticarcerario sotto le infami mura della Rocca
a Forlì!!
Dalle 18:00 alle 20:30, lato via della Rocca: per rompere l’isolamento delle
galere, per portare solidarietà a chi resiste dentro, per non lasciare annegare
nell’indifferenza le carognate che accadono tra quelle mura!!
FUOCO ALLE GALERE!
PIETRO LIBERO!
COMPAGNX LIBERX!
Tag - Carcere
Riceviamo e diffondiamo:
Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
A breve il programma completo dell’iniziativa
DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
La guerra è sempre un fatto di politica interna.
Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica,
ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra
al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare
alla classe proletaria).
Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra
contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento
specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà
internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra
epoca.
Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di
Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e
pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie
a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di
blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello
che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute
meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”.
Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran
e Libano.
L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata
della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei,
scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie
città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE).
La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel
riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse
necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica,
mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano
le temperature record dell’estate trascorsa).
Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a
considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame
da macello.
Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società
occidentale.
L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata
attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi
di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della
gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e
antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone…
Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di
classe.
Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla
Bolivia).
Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro
i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti
(testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio).
In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un
movimento di massa contro il governo.
In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al
conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come
la piazza bolognese per Fakir.
Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di
riflessione quanto di iniziativa.
Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli
interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui
partecipiamo e parteciperemo.
Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra,
genocidio e incarcerazione tecnologica?
Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di
Israele?
Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto
si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e
genocidio?
Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i
rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama
dell’interesse economico?
A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo
giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle
nostre latitudini?
Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni
più tangibili, come i data center?
Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo)
oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori”
di dati necessari al suo stesso mantenimento?
Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un
diritto penale da stato di guerra.
La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è
sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la
disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di
terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese
hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due
compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure.
Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi
nell’eventualità di essere arrestati/e?
Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla
mobilitazione internazionale in loro sostegno?
Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno
del carcere?
In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri
prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in
Italia?
Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe
per manifestazioni e “grida sediziose”)?
Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e
alla mobilitazioni per la Palestina?
Con Sara e Sandrone nel cuore.
Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva
(Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile
campeggiare e sono gradite le distro.
Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.
Riceviamo da Stecco e diffondiamo:
Sulle condanne contro Palestine Action
In questi giorni ho avuto notizia delle condanne di quattro compagni/e di
Palestine Action in Inghilterra per le loro azioni contro l’azienda d’armi
israeliana Elbit Systems UK.
La solidarietà e la lotta dello scorso inverno con lo sciopero della fame dentro
le prigioni che unì prigionieri/e a livello internazionale, hanno portato a
momenti di coesione e conoscenza nella lotta internazionalista contro la guerra
genocida a Gaza, contro il colonialismo. Uno slancio che ha accomunato molte
anime. Sono passati mesi ed il massacro continua.
A Kramatorsk, in Ucraina, in questi giorni i marchingegni tecnologici chiamati
droni continuano a terrorizzare le popolazioni, lo stesso accade in Russia.
L’Iran e la Turchia continuano con questo nuovo paradigma della guerra moderna
ad attaccare la resistenza curda sulle montagne, mentre per la Palestina non ci
sono più parole da spendere per descrivere l’evidenza che conosciamo e
ripetiamo. Nonostante la vita brutale in cui è costretta a vivere la popolazione
essa cerca ancora la vita tra le macerie. Gli obiettivi di Israele ed Occidente
li conosciamo.
Ad Ankara, con il summit della Nato, in queste ore i bastardi aguzzini fanno
affari, e tra un trattato, un contratto ed una stretta di mano, solo una cosa li
inquieta, e non è la guerra perché di questa si nutrono. È la variabile della
resistenza umana e politica che nonostante i massacri si annida nelle menti, le
quali non sono state disarmate del pensiero critico, dove le dosi di pace
sociale non hanno potuto mettere radici con i loro spettacoli farlocchi.
Compagni/e continuano a cadere nella lotta, gli studi sul nemico della vita
libera si susseguono, piccoli e grandi tentativi di attaccare il sistema
capitalista anche. Nuovi cuori pulsanti rompono l’inganno imposto da una vita
mortifera.
La lotta continua, il carcere fa parte di essa e questi cuori pulsanti, come
hanno fatto in tribunale i compagni/e di Palestine Action, reagiscono a testa
alta.
Se la repressione dell’autorità dello stato si fa più asfissiante, se ogni gesto
o pensiero rivoluzionario che tende alla liberazione totale viene soffocato, se
i padroni ed i politici credono di comandare queste nostre vite, rispondiamo con
le parole della resistenza dentro i lager dette da una donna nel campo di
sterminio di Bolzenburg e quelle dette in un altro campo a Dachau: “Sabotavamo
il lavoro in tutti i modi possibili”, “lavorare lentamente? No, sabotate tutto
quello che potete”.
Questo dovrebbe essere lo stimolo di sottofondo di ogni lotta contro la guerra,
contro lo Stato.
Un ultimo pensiero va ai due ragazzi che dopo aver subito il peso della
repressione della procura di Torino per la loro partecipazione alla lotta in
solidarietà alla Palestina lo scorso autunno, hanno deciso di lasciare questo
mondo. Avvenimenti che non possono non lasciare il segno e che ci spingono tutti
e tutte a riflettere con ancor più attenzione su quanto sia importante darci
forza e affinare strumenti per costruire una tenuta politica e direi anche, in
qualche modo, spirituale contro gli attacchi della repressione, con tutto che
ritengo queste scelte parte della libertà di ognuno, senza moralismi o giudizi.
La mia vicinanza e solidarietà a chi a loro era vicino.
Alla guerra dei padroni rispondiamo con la guerra sociale.
Un saluto a pugno chiuso a Leona, Samuel, Fatema e Charlotte!
Solidarietà a chi è sotto processo in Germania per il caso Ulm5!
Lunga resistenza al Prosfygika!
Carcere di Sanremo
11/07/2026
Luca Dolce detto Stecco
È uscito l'”opuscolo di versi” Poesia per tutte le stagioni, risonanze dal
carcere, di Juan Sorroche. Nonostante sia stato stampato, lo pubblichiamo sul
sito in versione completa.
Dall’introduzione:
L’idea di questo opuscolo di versi nasce tra la primavera e l’estate del 2023 a
partire dall’ispirazione di vari progetti in particolare il calendario del 2023
benefit per i prigionieri della cassa delle Alpi Occidentali con le bellissime
illustrazioni di Gabra Pan e che adoro e ho utilizzato. Nasce anche da stimoli
nel collaborare ai progetti solidali come “Haiku senza Haiku e versi scatenati”
o come “Respiro” con relazioni tra fuori-dentro e dentro-fuori e di tanti e
diversi impulsi che sono alla radice di questi progetti, e non solo, hanno
saputo creare delle risonanze e così amplificando articolazioni di relazioni sia
collettive che individuali di creatività espressive, e che arrivano tramite
energie ed entrano ed escono dal carcere sotto forma di impulsi costanti e
periodici anche con diverse intensità, e che con frequenza arrivano da diversi
luoghi.
Qui l’opuscolo: Calendario Juan2
Riceviamo e diffondiamo:
LUNEDÌ 3 AGOSTO
DALLE 18:00 ALLE 20:30
PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI FORLÌ (lato via della Rocca)
Torniamo sotto le mura del carcere “La rocca” di Forlì: per chi sta dentro e
resiste al caldo e alla tortura della reclusione; per noi che stiamo fuori e che
ritroviamo ogni volta lo spirito dello stare assieme, in strada, per un’ideale
pratico.
Ricordando che la lotta per la liberazione dex compagnx arrestatx il 16 giugno
non sarà terminata finché anche Pietro, prigioniero a Terni, non sarà nuovamente
con noi!
CONTRO OGNI MURO,
CONTRO OGNI GABBIA!
PIETRO LIBERO!
TUTTX LIBERX!
Riceviamo e diffondiamo
Riceviamo e diffondiamo, con rabbia solidale:
ARRESTI DEL 16 GIUGNO. IL RIESAME CONFERMA IL CARCERE PER PIETRO
https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/pietro_riesame/
Il Tribunale del Riesame, chiamato il 23 luglio ad esprimersi sulla misura della
detenzione, ha confermato le misure cautelari in carcere per Pietro, arrestato
nell’ambito dell’operazione antianarchica del 16 giugno scorso.
Non abbiamo parole.
Mentre tuttx le altre persone arrestate sono state già scarcerate dal riesame di
Roma, quello di Bologna (competente per territorio) ha deciso di far proseguire
la reclusione del nostro compagno!
Ricordiamo che Pietro era stato arrestato con l’accusa di “terrorismo della
parola” (270 quinquies comma terzo), reato introdotto dal penultimo decreto
sicurezza, per alcuni opuscoli sequestrati durante la perquisizione.
Toni, detenuto con la medesima accusa, era già stato scarcerato nei giorni
scorsi dal Riesame di Roma. Pietro resta invece tutt’ora rinchiuso nel carcere
di Terni nel circuito dell’Alta Sorveglianza.
A questo punto gli avvocati faranno ricorso per Cassazione e nel mentre, quando
si avranno anche le motivazioni del provvedimento, valuteranno un’istanza al Gip
di modifica della misura. Ma serve fin d’ora continuare ad esprimergli la nostra
vicinanza e solidarietà!
Scriviamogli e antenne dritte sulle prossime mobilitazioni.
Pietro Rosetti
C.C. Terni
Strada delle Campore 32
05100 Terni
Solidali dalla Romagna
Riceviamo e diffondiamo:
sabato 25 luglio , Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti
ORE 11- Presidio al carcere di Brescia
ORE 13- Paninata benefit al circolo
ORE 15- Musica e caciara
Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di Canton Mombello, si è innescata
la scintilla della rabbia di alcunx detenutx che vivono in una delle carceri più
sovraffolate d’ italia.
Ancora una volta, il fuoco dei materassi marci sui quali dorme chi è statx
privatx della libertà, fa meno rumore dei giorni di prognosi che vengono
regalati alle guardie dopo le rivolte.
A fare notizia, ancora una volta, non è stata la condizione micidiale di chi sta
dietro le sbarre, ma il secondino rimasto “ferito” durante quelle che vengono
definite operazioni per riportare la situazione sotto controllo.
Sotto quello stesso controllo che spesso e volentieri uccide, sotto i
manganelli, in solitudine, nella sporcizia delle celle, soffocando nel contare i
respiri.
Tutte le carceri e i cpr sono luoghi in cui si muore, o meglio, si viene
assassinatx dallo stato e Canton Mombello, con il suo tasso di sovraffollamento
del 203%, non fa certo eccezione.
Infatti, l’ agosto scorso, dietro quelle mura, una persona è stata suicidata
dallo stato nella sua cella rovente, riuscendo a uscirne soltanto con l’ inutile
tentativo di raggiungere l’ ospedale.
E se nelle gabbie dello stato lo spazio è già infinitamente insufficiente, a
toglierne ulteriore ci pensano i decreti legislativi di un governo che fa dei
suoi vessilli sicurezza e repressione.
L’ ultimo, approvato qualche giorno fa, estende il fermo preventivo, già in
vigore nel pacchetto sicurezza, anche ai minori di 18anni.
Lo scopo è palesemente quello di profilare razzialmente quella fascia di giovani
che fino ad ora venivano “soltanto” fermati dagli sbirri e sparati a sangue
freddo nei parchi di Rogoredo, come Abderrahim Mansouri, o investiti sotto le
gazzelle delle guardie, come Ramy.
In materia di misure preventive il governo Meloni ha dimostrato di averle
adottate come strumento prediletto per affogare il dissenso con punizioni
esemplari, inasprendo sempre di più le pene ed estendendo il potere d’
intrepretazione della legge a sbirri sempre più armati e legittimati.
Ed è proprio nel colpire chi lotta che queste misure trovano la loro massima
espressione,come il rinnovo del regime di tortura del 41bis ad Alfredo.
Come il carcere preventivo a Luigi e Bak che da 8 mesi sono agli arresti in
attesa di giudizio.
Come le indagatx del 16 giugno rilasciatx settimana scorsa dopo due settimane
agli arresti con la sola “prova” di possedere fanzine di carta, operazione
evidentemente costruita con la squallida scusa di sgomberare lo spazio del
Bencivenga.
O ancora come le 91 persone schedate per aver espresso solidarietà a Sara e
Sandro sul luogo della loro morte.
Se il potere costituito si illude di riuscire ad affogare la libertà sotto una
pioggia di decreti legislativi attraverso il ricatto della prigione, resistere
in questa tempesta liberticida, oltre ad essere una necessità inalienabile, è un
compito indispensabile alla frantumazione di un sistema sempre più elitario e
fascista.
Quando la repressione è legge la rivolta è dovere
Contro ogni frontiera e ogni prigione
Libertà per tuttx!
A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Bak, Luigi, Pietro, tuttx le indagatx del 16
giugno e tuttx lx detenutx
Riceviamo e diffondiamo:
PRESIDIO AL CARCERE DI UDINE
La notizia di queste settimane è che il garante nazionale dei detenuti, Riccardo
Turrini Vita, ha prodotto la sua relazione annuale, che non è stata presentata
ufficialmente al Parlamento, in quanto si riferisce all’anno 2024. I papaveri
del ministero di giustizia e i loro tirapiedi, in carica con il governo Meloni,
impuniti, hanno superato questa figura istituzionale (comunque inutile), nei
fatti. Per lor signori il sovraffollamento, il “modello sardina”, non è che non
esista, ma si riduce a un problema di spazio, cioè di edilizia, di carceri nuove
da costruire. Quegli spazi che con i 38° di questa estate si trasformano, anche
qui a Udine, letteralmente in forni – nel caso friulano poi, la carenza di spazi
per la socialità, l’inesistenza di aree verdi, o semplicemente di aree
all’ombra, e per di più il fatto che chi tra i detenuti ha la possibilità di
usare un frigorifero o un ventilatore, viene ostacolato dalla direzione, come in
molti altri casi, tutti questi fastidi (che normalmente qua fuori chiameremmo
“fastidi”), nella galera diventano situazioni di ostilità, vessazioni, aperto
scontro dell’amministrazione con i detenuti. Infatti in questi lunghi mesi nei
quali, come Assemblea contro carcere e repressione, siamo statx presi da altre
urgenti lotte, veniamo comunque a sapere che i prigionieri non sono rimasti a
subire questo clima di oppressione, ma hanno reagito con proteste, rivolte
individuali, interruzioni della “normalità”.
In generale siamo abituati pigramente ad accettare qualcosa solo se si mostra
debole e innocuo ai nostri occhi. Il detenuto o la detenuta che per mesi studia
un piano di fuga, e poi una notte sega le sbarre e fugge, inquieta la società
borghese ed ipocrita. Il “pazzo” che di “botto” esplode in gesta “inconsuete”,
spacca e sbava “senza senso”, sciocca per l’imprevedibilità. Il bambino o la
bambina che gioca ed urla in modo “sconsiderato” creando imbarazzo, oggi rischia
di essere incasellato con l’aggettivo di “iperattivo”. Il palestinese o la
palestinese che odiano chi gli ha massacrato la famiglia e fatto mangiare
polvere e paura, sono già moralizzati e marchiati dall’uomo bianco colonialista.
L’animale in gabbia che “dal nulla” morde e ferisce, deve essere abbattuto.
Ripetiamolo: non è normale rinchiudere una persona in un cubicolo di cemento,
non è normale continuare la propria routine quotidiana, magari passando accanto
alle mura del carcere facendo come se niente fosse! Continueremo a dirlo, anche
solo per quelli simili a noi, che si trovano da una parte o dall’altra delle
sbarre! Per questo ci troveremo ancora una volta fuori dalle mura del carcere di
Udine per passare insieme qualche ora, con un po’ di musica e contatto tra
dentro e fuori.
SABATO 18 LUGLIO ORE 18:00
VIA RAGUSA, UDINE
Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a
tutte le indagate e i perquisiti
Fuori Alfredo dal 41 bis!
Terrorista è lo Stato!
Riprendiamo
da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/13/aggiornamento-sugli-arrestati-del-16-giugno-revocate-le-misure-cautelari-per-otto-di-loro/
Aggiornamento sugli arrestati del 16 giugno. Revocate le misure cautelari per
otto di loro
Apprendiamo che, in seguito all’udienza presso il Tribunale del Riesame, sono
state revocate le misure cautelari in carcere e ai domiciliari per Arnau, Bibi,
Giulia, Luna, Micol, Nico e Stefano, applicate loro a seguito dell’operazione
repressiva del 16 giugno per il reato associativo 270 bis.
Anche per Toni, nei cui confronti il 16 giugno era stata applicata la custodia
cautelare in carcere con l’accusa di “terrorismo della parola” (in applicazione
della nuova fattispecie di reato 270 quinquies, comma terzo), è stata
successivamente revocata la misura cautelare.
Per quanto riguarda Pietro, perseguito con la medesima accusa mossa nei
confronti di Toni, al momento è ancora imprigionato nel carcere di Terni. Per
scrivergli:
Pietro Rosetti
Casa Circondariale di Terni
Strada delle Campore, 32
05100 – Terni (TR)