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Comunicato di Stecco sulle condanne contro Palestine Action
Riceviamo da Stecco e diffondiamo: Sulle condanne contro Palestine Action In questi giorni ho avuto notizia delle condanne di quattro compagni/e di Palestine Action in Inghilterra per le loro azioni contro l’azienda d’armi israeliana Elbit Systems UK. La solidarietà e la lotta dello scorso inverno con lo sciopero della fame dentro le prigioni che unì prigionieri/e a livello internazionale, hanno portato a momenti di coesione e conoscenza nella lotta internazionalista contro la guerra genocida a Gaza, contro il colonialismo. Uno slancio che ha accomunato molte anime. Sono passati mesi ed il massacro continua. A Kramatorsk, in Ucraina, in questi giorni i marchingegni tecnologici chiamati droni continuano a terrorizzare le popolazioni, lo stesso accade in Russia. L’Iran e la Turchia continuano con questo nuovo paradigma della guerra moderna ad attaccare la resistenza curda sulle montagne, mentre per la Palestina non ci sono più parole da spendere per descrivere l’evidenza che conosciamo e ripetiamo. Nonostante la vita brutale in cui è costretta a vivere la popolazione essa cerca ancora la vita tra le macerie. Gli obiettivi di Israele ed Occidente li conosciamo. Ad Ankara, con il summit della Nato, in queste ore i bastardi aguzzini fanno affari, e tra un trattato, un contratto ed una stretta di mano, solo una cosa li inquieta, e non è la guerra perché di questa si nutrono. È la variabile della resistenza umana e politica che nonostante i massacri si annida nelle menti, le quali non sono state disarmate del pensiero critico, dove le dosi di pace sociale non hanno potuto mettere radici con i loro spettacoli farlocchi. Compagni/e continuano a cadere nella lotta, gli studi sul nemico della vita libera si susseguono, piccoli e grandi tentativi di attaccare il sistema capitalista anche. Nuovi cuori pulsanti rompono l’inganno imposto da una vita mortifera. La lotta continua, il carcere fa parte di essa e questi cuori pulsanti, come hanno fatto in tribunale i compagni/e di Palestine Action, reagiscono a testa alta. Se la repressione dell’autorità dello stato si fa più asfissiante, se ogni gesto o pensiero rivoluzionario che tende alla liberazione totale viene soffocato, se i padroni ed i politici credono di comandare queste nostre vite, rispondiamo con le parole della resistenza dentro i lager dette da una donna nel campo di sterminio di Bolzenburg e quelle dette in un altro campo a Dachau: “Sabotavamo il lavoro in tutti i modi possibili”, “lavorare lentamente? No, sabotate tutto quello che potete”. Questo dovrebbe essere lo stimolo di sottofondo di ogni lotta contro la guerra, contro lo Stato. Un ultimo pensiero va ai due ragazzi che dopo aver subito il peso della repressione della procura di Torino per la loro partecipazione alla lotta in solidarietà alla Palestina lo scorso autunno, hanno deciso di lasciare questo mondo. Avvenimenti che non possono non lasciare il segno e che ci spingono tutti e tutte a riflettere con ancor più attenzione su quanto sia importante darci forza e affinare strumenti per costruire una tenuta politica e direi anche, in qualche modo, spirituale contro gli attacchi della repressione, con tutto che ritengo queste scelte parte della libertà di ognuno, senza moralismi o giudizi. La mia vicinanza e solidarietà a chi a loro era vicino. Alla guerra dei padroni rispondiamo con la guerra sociale. Un saluto a pugno chiuso a Leona, Samuel, Fatema e Charlotte! Solidarietà a chi è sotto processo in Germania per il caso Ulm5! Lunga resistenza al Prosfygika! Carcere di Sanremo 11/07/2026 Luca Dolce detto Stecco
Carcere
Poesia per tutte le stagioni – di Juan Sorroche
È uscito l'”opuscolo di versi” Poesia per tutte le stagioni, risonanze dal carcere, di Juan Sorroche. Nonostante sia stato stampato, lo pubblichiamo sul sito in versione completa. Dall’introduzione: L’idea di questo opuscolo di versi nasce tra la primavera e l’estate del 2023 a partire dall’ispirazione di vari progetti in particolare il calendario del 2023 benefit per i prigionieri della cassa delle Alpi Occidentali con le bellissime illustrazioni di Gabra Pan e che adoro e ho utilizzato. Nasce anche da stimoli nel collaborare ai progetti solidali come “Haiku senza Haiku e versi scatenati” o come “Respiro” con relazioni tra fuori-dentro e dentro-fuori e di tanti e diversi impulsi che sono alla radice di questi progetti, e non solo, hanno saputo creare delle risonanze e così amplificando articolazioni di relazioni sia collettive che individuali di creatività espressive, e che arrivano tramite energie ed entrano ed escono dal carcere sotto forma di impulsi costanti e periodici anche con diverse intensità, e che con frequenza arrivano da diversi luoghi.   Qui l’opuscolo: Calendario Juan2
Carcere
Materiali
Forlì, lunedì 3 agosto: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: LUNEDÌ 3 AGOSTO DALLE 18:00 ALLE 20:30 PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI FORLÌ (lato via della Rocca) Torniamo sotto le mura del carcere “La rocca” di Forlì: per chi sta dentro e resiste al caldo e alla tortura della reclusione; per noi che stiamo fuori e che ritroviamo ogni volta lo spirito dello stare assieme, in strada, per un’ideale pratico. Ricordando che la lotta per la liberazione dex compagnx arrestatx il 16 giugno non sarà terminata finché anche Pietro, prigioniero a Terni, non sarà nuovamente con noi! CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! PIETRO LIBERO! TUTTX LIBERX!
Iniziative
Carcere
Operazione del 16 giugno: il Riesame si è espresso, Pietro rimane in carcere
Riceviamo e diffondiamo, con rabbia solidale: ARRESTI DEL 16 GIUGNO. IL RIESAME CONFERMA IL CARCERE PER PIETRO https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/pietro_riesame/ Il Tribunale del Riesame, chiamato il 23 luglio ad esprimersi sulla misura della detenzione, ha confermato le misure cautelari in carcere per Pietro, arrestato nell’ambito dell’operazione antianarchica del 16 giugno scorso. Non abbiamo parole. Mentre tuttx le altre persone arrestate sono state già scarcerate dal riesame di Roma, quello di Bologna (competente per territorio) ha deciso di far proseguire la reclusione del nostro compagno! Ricordiamo che Pietro era stato arrestato con l’accusa di “terrorismo della parola” (270 quinquies comma terzo), reato introdotto dal penultimo decreto sicurezza, per alcuni opuscoli sequestrati durante la perquisizione. Toni, detenuto con la medesima accusa, era già stato scarcerato nei giorni scorsi dal Riesame di Roma. Pietro resta invece tutt’ora rinchiuso nel carcere di Terni nel circuito dell’Alta Sorveglianza. A questo punto gli avvocati faranno ricorso per Cassazione e nel mentre, quando si avranno anche le motivazioni del provvedimento, valuteranno un’istanza al Gip di modifica della misura. Ma serve fin d’ora continuare ad esprimergli la nostra vicinanza e solidarietà! Scriviamogli e antenne dritte sulle prossime mobilitazioni. Pietro Rosetti C.C. Terni Strada delle Campore 32 05100 Terni Solidali dalla Romagna 
Carcere
Stato di emergenza
Brescia, sabato 25 luglio: Iniziative per la chiusura estiva del circolo Bonometti e presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: sabato 25 luglio , Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti ORE 11- Presidio al carcere di Brescia ORE 13- Paninata benefit al circolo ORE 15- Musica e caciara Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di Canton Mombello, si è innescata la scintilla della rabbia di alcunx detenutx che vivono in una delle carceri più sovraffolate d’ italia. Ancora una volta, il fuoco dei materassi marci sui quali dorme chi è statx privatx della libertà, fa meno rumore dei giorni di prognosi che vengono regalati alle guardie dopo le rivolte. A fare notizia, ancora una volta, non è stata la condizione micidiale di chi sta dietro le sbarre, ma il secondino rimasto “ferito” durante quelle che vengono definite operazioni per riportare la situazione sotto controllo. Sotto quello stesso controllo che spesso e volentieri uccide, sotto i manganelli, in solitudine, nella sporcizia delle celle, soffocando nel contare i respiri. Tutte le carceri e i cpr sono luoghi in cui si muore, o meglio, si viene assassinatx dallo stato e Canton Mombello, con il suo tasso di sovraffollamento del 203%, non fa certo eccezione. Infatti, l’ agosto scorso, dietro quelle mura, una persona è stata suicidata dallo stato nella sua cella rovente, riuscendo a uscirne soltanto con l’ inutile tentativo di raggiungere l’ ospedale. E se nelle gabbie dello stato lo spazio è già infinitamente insufficiente, a toglierne ulteriore ci pensano i decreti legislativi di un governo che fa dei suoi vessilli sicurezza e repressione. L’ ultimo, approvato qualche giorno fa, estende il fermo preventivo, già in vigore nel pacchetto sicurezza, anche ai minori di 18anni. Lo scopo è palesemente quello di profilare razzialmente quella fascia di giovani che fino ad ora venivano “soltanto” fermati dagli sbirri e sparati a sangue freddo nei parchi di Rogoredo, come Abderrahim Mansouri, o investiti sotto le gazzelle delle guardie, come Ramy. In materia di misure preventive il governo Meloni ha dimostrato di averle adottate come strumento prediletto per affogare il dissenso con punizioni esemplari, inasprendo sempre di più le pene ed estendendo il potere d’ intrepretazione della legge a sbirri sempre più armati e legittimati. Ed è proprio nel colpire chi lotta che queste misure trovano la loro massima espressione,come il rinnovo del regime di tortura del 41bis ad Alfredo. Come il carcere preventivo a Luigi e Bak che da 8 mesi sono agli arresti in attesa di giudizio. Come le indagatx del 16 giugno rilasciatx settimana scorsa dopo due settimane agli arresti con la sola “prova” di possedere fanzine di carta, operazione evidentemente costruita con la squallida scusa di sgomberare lo spazio del Bencivenga. O ancora come le 91 persone schedate per aver espresso solidarietà a Sara e Sandro sul luogo della loro morte. Se il potere costituito si illude di riuscire ad affogare la libertà sotto una pioggia di decreti legislativi attraverso il ricatto della prigione, resistere in questa tempesta liberticida, oltre ad essere una necessità inalienabile, è un compito indispensabile alla frantumazione di un sistema sempre più elitario e fascista. Quando la repressione è legge la rivolta è dovere Contro ogni frontiera e ogni prigione Libertà per tuttx! A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Bak, Luigi, Pietro, tuttx le indagatx del 16 giugno e tuttx lx detenutx
Iniziative
Carcere
Udine, sabato 18 luglio: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: PRESIDIO AL CARCERE DI UDINE La notizia di queste settimane è che il garante nazionale dei detenuti, Riccardo Turrini Vita, ha prodotto la sua relazione annuale, che non è stata presentata ufficialmente al Parlamento, in quanto si riferisce all’anno 2024. I papaveri del ministero di giustizia e i loro tirapiedi, in carica con il governo Meloni, impuniti, hanno superato questa figura istituzionale (comunque inutile), nei fatti. Per lor signori il sovraffollamento, il “modello sardina”, non è che non esista, ma si riduce a un problema di spazio, cioè di edilizia, di carceri nuove da costruire. Quegli spazi che con i 38° di questa estate si trasformano, anche qui a Udine, letteralmente in forni – nel caso friulano poi, la carenza di spazi per la socialità, l’inesistenza di aree verdi, o semplicemente di aree all’ombra, e per di più il fatto che chi tra i detenuti ha la possibilità di usare un frigorifero o un ventilatore, viene ostacolato dalla direzione, come in molti altri casi, tutti questi fastidi (che normalmente qua fuori chiameremmo “fastidi”), nella galera diventano situazioni di ostilità, vessazioni, aperto scontro dell’amministrazione con i detenuti. Infatti in questi lunghi mesi nei quali, come Assemblea contro carcere e repressione, siamo statx presi da altre urgenti lotte, veniamo comunque a sapere che i prigionieri non sono rimasti a subire questo clima di oppressione, ma hanno reagito con proteste, rivolte individuali, interruzioni della “normalità”. In generale siamo abituati pigramente ad accettare qualcosa solo se si mostra debole e innocuo ai nostri occhi. Il detenuto o la detenuta che per mesi studia un piano di fuga, e poi una notte sega le sbarre e fugge, inquieta la società borghese ed ipocrita. Il “pazzo” che di “botto” esplode in gesta “inconsuete”, spacca e sbava “senza senso”, sciocca per l’imprevedibilità. Il bambino o la bambina che gioca ed urla in modo “sconsiderato” creando imbarazzo, oggi rischia di essere incasellato con l’aggettivo di “iperattivo”. Il palestinese o la palestinese che odiano chi gli ha massacrato la famiglia e fatto mangiare polvere e paura, sono già moralizzati e marchiati dall’uomo bianco colonialista. L’animale in gabbia che “dal nulla” morde e ferisce, deve essere abbattuto. Ripetiamolo: non è normale rinchiudere una persona in un cubicolo di cemento, non è normale continuare la propria routine quotidiana, magari passando accanto alle mura del carcere facendo come se niente fosse! Continueremo a dirlo, anche solo per quelli simili a noi, che si trovano da una parte o dall’altra delle sbarre! Per questo ci troveremo ancora una volta fuori dalle mura del carcere di Udine per passare insieme qualche ora, con un po’ di musica e contatto tra dentro e fuori. SABATO 18 LUGLIO ORE 18:00 VIA RAGUSA, UDINE Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a tutte le indagate e i perquisiti Fuori Alfredo dal 41 bis! Terrorista è lo Stato!
Iniziative
Carcere
Operazione del 16 giugno. Toni è libero, Pietro è ancora in carcere
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/13/aggiornamento-sugli-arrestati-del-16-giugno-revocate-le-misure-cautelari-per-otto-di-loro/ Aggiornamento sugli arrestati del 16 giugno. Revocate le misure cautelari per otto di loro Apprendiamo che, in seguito all’udienza presso il Tribunale del Riesame, sono state revocate le misure cautelari in carcere e ai domiciliari per Arnau, Bibi, Giulia, Luna, Micol, Nico e Stefano, applicate loro a seguito dell’operazione repressiva del 16 giugno per il reato associativo 270 bis. Anche per Toni, nei cui confronti il 16 giugno era stata applicata la custodia cautelare in carcere con l’accusa di “terrorismo della parola” (in applicazione della nuova fattispecie di reato 270 quinquies, comma terzo), è stata successivamente revocata la misura cautelare. Per quanto riguarda Pietro, perseguito con la medesima accusa mossa nei confronti di Toni, al momento è ancora imprigionato nel carcere di Terni. Per scrivergli: Pietro Rosetti Casa Circondariale di Terni Strada delle Campore, 32 05100 – Terni (TR)
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Stato di emergenza
Forlì, lunedì 20 luglio e lunedì 3 agosto: Presìdi al carcere
Riceviamo e diffondiamo: Il 20 luglio e il 3 agosto, ore 18:00 torniamo sotto le infami mura del carcere “La rocca” di Forlì Per chi sta dentro e resiste al caldo e alla tortura della reclusione; per noi che stiamo fuori che ritroviamo ogni volta lo spirito dello stare assieme, per un’ideale pratico, in strada! Ricordando che la lotta per la liberazione dex compagnx arrestatx il 16 giugno non sarà terminata finché anche Pietro non sarà nuovamente con noi! Ricordando che la lotta per la liberazione di tuttx lx nostrx compagnx e di tutte le persone ingabbiate, non finirà fino a che non crollerà questa infame società! TUTTX LIBERX! FUOCO ALLE GALERE!
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Il tempo è finito ieri. Per il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya
Riceviamo e diffondiamo questo racconto e appello. Sulla vicenda si veda anche qui. HUSSAM ABU SAFIYA La sua famiglia era di Hamama, antica città palestinese a pochi chilometri da Gaza, ma che non esiste più, occupata e distrutta da Israele nel 1948, i suoi 5mila abitanti scacciati e così Hussam è nato e cresciuto nel campo profughi di Jabalia, campo terribilmente noto per le migliaia di vittime che ha pagato e paga al terrorismo sionista. Riesce comunque a frequentare l’università, in Kazakistan: medicina, specializzazione pediatria, ma, ottenuta la laurea, torna immediatamente nella Striscia con Elbina, la moglie kazaka. Ad inizi 2024 nel pieno del genocidio è nominato direttore generale dell’ospedale di Beit Lahia nel nord di Gaza. Pur sotto continui bombardamenti e la mancanza di ogni cosa o quasi, l’ospedale mantiene una discreta, eroica operatività. Hussam vi si stabilisce in maniera stabile, per un certo periodo attraverso Instagram riesce a comunicare giornalmente l’orrore che sta vedendo e vivendo, ma tutto precipita a fine anno. Un drone uccide suo figlio quindicenne, in un’altra occasione anche lui rimane ferito da alcune schegge. Poi il 27 dicembre l’IDF va all’assalto dell’ospedale come fosse una fortezza nemica, un nemico composto da dottori, infermieri, pazienti gravemente ammalati, altri amputati, donne partorienti, neonati in incubatrice. Morti, feriti, distruzione, l’ospedale non esiste più. Tra le 200 e 300 persone vengono rapite: si rivedono le terribili immagini di lunghe colonne di uomini seminudi, legati e bendati, fucili puntati. Tra loro anche Hussam. È trascorso un anno e mezzo, Hussam non è stato semplicemente rapito, è stato letteralmente inghiottito, nel buio più orrorifico. Di lui si sa poco e quel poco è l’inferno. Giorni e giorni per scoprire che era nel campo di concentramento di Sde Teiman in pieno deserto, un vero lager, un campo di tortura ed ogni sorta di violenza e depravazione. Poi vari spostamenti, il suo avvocato lo può vedere solo a distanza di mesi e mesi e quello che ci riferisce è agghiacciante: Hussam è dimagrito di decine di chili, racconta dell’isolamento, dei continui lunghissimi interrogatori, ore e ore sotto tortura, botte, costole rotte, scosse elettriche e poi ogni umiliazione, la fame, nessun medicinale per i suoi problemi cardiaci. A differenza di migliaia di altri rapiti, di Hussam conosciamo bene il nome e il volto. Questo comporta che per la sua liberazione sia in atto una discreta mobilitazione internazionale, ma finché tanti, pur sinceramente vicini al popolo palestinese, non capiscono che se è Israele che lo tiene sequestrato, sono tutti gli Stati Occidentali che lo permettono, non si ottiene nulla. Ed infatti, come nulla fosse, un tribunale sionista decide periodicamente il prolungamento della sua detenzione a tempo indefinito senza specificare alcuna accusa. Si è potuto vedere l’ultima volta ad inizio giugno, con Hussam “miracolosamente” riapparso dopo 18 mesi da desaparecido, in collegamento video, unica misera concessione ottenuta dalle proteste internazionali. Rispetto al 7 ottobre Israele vuole allestire il più grande processo del secolo trasformandolo in un orrendo spettacolo mediatico, la più repellente propaganda, una narrazione tossica più che mai, il bene contro il male, o meglio, rispolverando la Bibbia, tanto cara ai giudici/carnefici sionisti, i figli della luce contro i figli delle tenebre. Trecento imputati e la pena di morte come prima richiesta dell’accusa, Hussam potrebbe essere tra loro se, tra stenti, torture e cure negate, non lo uccidono prima. Muoviamoci, per lui e tutti gli altri, concretamente, il tempo è finito ieri.
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