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Forlì, lunedì 7 settembre e ogni primo lunedì del mese: presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: Dal 7 settembre e d’ora in poi OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE torna il presidio di solidarietà anticarcerario sotto le infami mura della Rocca a Forlì!! Dalle 18:00 alle 20:30, lato via della Rocca: per rompere l’isolamento delle galere, per portare solidarietà a chi resiste dentro, per non lasciare annegare nell’indifferenza le carognate che accadono tra quelle mura!! FUOCO ALLE GALERE! PIETRO LIBERO! COMPAGNX LIBERX!
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Carcere
Mattarello-Acquaviva (Trento), sabato 17 e domenica 18 ottobre: Due giorni contro carcere e guerra
Riceviamo e diffondiamo: Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA A breve il programma completo dell’iniziativa DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA La guerra è sempre un fatto di politica interna. Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica, ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare alla classe proletaria). Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra epoca. Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”. Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran e Libano. L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei, scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE). La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica, mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano le temperature record dell’estate trascorsa). Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame da macello. Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società occidentale. L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone… Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di classe. Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla Bolivia). Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti (testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio). In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un movimento di massa contro il governo. In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come la piazza bolognese per Fakir. Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di riflessione quanto di iniziativa. Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui partecipiamo e parteciperemo. Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra, genocidio e incarcerazione tecnologica? Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di Israele? Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e genocidio? Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama dell’interesse economico? A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle nostre latitudini? Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni più tangibili, come i data center? Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo) oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori” di dati necessari al suo stesso mantenimento? Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un diritto penale da stato di guerra. La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure. Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi nell’eventualità di essere arrestati/e? Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla mobilitazione internazionale in loro sostegno? Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno del carcere? In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in Italia? Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe per manifestazioni e “grida sediziose”)? Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e alla mobilitazioni per la Palestina? Con Sara e Sandrone nel cuore. Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva (Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile campeggiare e sono gradite le distro. Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.
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Rompere le righe
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Comunicato di Stecco sulle condanne contro Palestine Action
Riceviamo da Stecco e diffondiamo: Sulle condanne contro Palestine Action In questi giorni ho avuto notizia delle condanne di quattro compagni/e di Palestine Action in Inghilterra per le loro azioni contro l’azienda d’armi israeliana Elbit Systems UK. La solidarietà e la lotta dello scorso inverno con lo sciopero della fame dentro le prigioni che unì prigionieri/e a livello internazionale, hanno portato a momenti di coesione e conoscenza nella lotta internazionalista contro la guerra genocida a Gaza, contro il colonialismo. Uno slancio che ha accomunato molte anime. Sono passati mesi ed il massacro continua. A Kramatorsk, in Ucraina, in questi giorni i marchingegni tecnologici chiamati droni continuano a terrorizzare le popolazioni, lo stesso accade in Russia. L’Iran e la Turchia continuano con questo nuovo paradigma della guerra moderna ad attaccare la resistenza curda sulle montagne, mentre per la Palestina non ci sono più parole da spendere per descrivere l’evidenza che conosciamo e ripetiamo. Nonostante la vita brutale in cui è costretta a vivere la popolazione essa cerca ancora la vita tra le macerie. Gli obiettivi di Israele ed Occidente li conosciamo. Ad Ankara, con il summit della Nato, in queste ore i bastardi aguzzini fanno affari, e tra un trattato, un contratto ed una stretta di mano, solo una cosa li inquieta, e non è la guerra perché di questa si nutrono. È la variabile della resistenza umana e politica che nonostante i massacri si annida nelle menti, le quali non sono state disarmate del pensiero critico, dove le dosi di pace sociale non hanno potuto mettere radici con i loro spettacoli farlocchi. Compagni/e continuano a cadere nella lotta, gli studi sul nemico della vita libera si susseguono, piccoli e grandi tentativi di attaccare il sistema capitalista anche. Nuovi cuori pulsanti rompono l’inganno imposto da una vita mortifera. La lotta continua, il carcere fa parte di essa e questi cuori pulsanti, come hanno fatto in tribunale i compagni/e di Palestine Action, reagiscono a testa alta. Se la repressione dell’autorità dello stato si fa più asfissiante, se ogni gesto o pensiero rivoluzionario che tende alla liberazione totale viene soffocato, se i padroni ed i politici credono di comandare queste nostre vite, rispondiamo con le parole della resistenza dentro i lager dette da una donna nel campo di sterminio di Bolzenburg e quelle dette in un altro campo a Dachau: “Sabotavamo il lavoro in tutti i modi possibili”, “lavorare lentamente? No, sabotate tutto quello che potete”. Questo dovrebbe essere lo stimolo di sottofondo di ogni lotta contro la guerra, contro lo Stato. Un ultimo pensiero va ai due ragazzi che dopo aver subito il peso della repressione della procura di Torino per la loro partecipazione alla lotta in solidarietà alla Palestina lo scorso autunno, hanno deciso di lasciare questo mondo. Avvenimenti che non possono non lasciare il segno e che ci spingono tutti e tutte a riflettere con ancor più attenzione su quanto sia importante darci forza e affinare strumenti per costruire una tenuta politica e direi anche, in qualche modo, spirituale contro gli attacchi della repressione, con tutto che ritengo queste scelte parte della libertà di ognuno, senza moralismi o giudizi. La mia vicinanza e solidarietà a chi a loro era vicino. Alla guerra dei padroni rispondiamo con la guerra sociale. Un saluto a pugno chiuso a Leona, Samuel, Fatema e Charlotte! Solidarietà a chi è sotto processo in Germania per il caso Ulm5! Lunga resistenza al Prosfygika! Carcere di Sanremo 11/07/2026 Luca Dolce detto Stecco
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Poesia per tutte le stagioni – di Juan Sorroche
È uscito l'”opuscolo di versi” Poesia per tutte le stagioni, risonanze dal carcere, di Juan Sorroche. Nonostante sia stato stampato, lo pubblichiamo sul sito in versione completa. Dall’introduzione: L’idea di questo opuscolo di versi nasce tra la primavera e l’estate del 2023 a partire dall’ispirazione di vari progetti in particolare il calendario del 2023 benefit per i prigionieri della cassa delle Alpi Occidentali con le bellissime illustrazioni di Gabra Pan e che adoro e ho utilizzato. Nasce anche da stimoli nel collaborare ai progetti solidali come “Haiku senza Haiku e versi scatenati” o come “Respiro” con relazioni tra fuori-dentro e dentro-fuori e di tanti e diversi impulsi che sono alla radice di questi progetti, e non solo, hanno saputo creare delle risonanze e così amplificando articolazioni di relazioni sia collettive che individuali di creatività espressive, e che arrivano tramite energie ed entrano ed escono dal carcere sotto forma di impulsi costanti e periodici anche con diverse intensità, e che con frequenza arrivano da diversi luoghi.   Qui l’opuscolo: Calendario Juan2
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Forlì, lunedì 3 agosto: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: LUNEDÌ 3 AGOSTO DALLE 18:00 ALLE 20:30 PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI FORLÌ (lato via della Rocca) Torniamo sotto le mura del carcere “La rocca” di Forlì: per chi sta dentro e resiste al caldo e alla tortura della reclusione; per noi che stiamo fuori e che ritroviamo ogni volta lo spirito dello stare assieme, in strada, per un’ideale pratico. Ricordando che la lotta per la liberazione dex compagnx arrestatx il 16 giugno non sarà terminata finché anche Pietro, prigioniero a Terni, non sarà nuovamente con noi! CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! PIETRO LIBERO! TUTTX LIBERX!
Iniziative
Carcere
Operazione del 16 giugno: il Riesame si è espresso, Pietro rimane in carcere
Riceviamo e diffondiamo, con rabbia solidale: ARRESTI DEL 16 GIUGNO. IL RIESAME CONFERMA IL CARCERE PER PIETRO https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/pietro_riesame/ Il Tribunale del Riesame, chiamato il 23 luglio ad esprimersi sulla misura della detenzione, ha confermato le misure cautelari in carcere per Pietro, arrestato nell’ambito dell’operazione antianarchica del 16 giugno scorso. Non abbiamo parole. Mentre tuttx le altre persone arrestate sono state già scarcerate dal riesame di Roma, quello di Bologna (competente per territorio) ha deciso di far proseguire la reclusione del nostro compagno! Ricordiamo che Pietro era stato arrestato con l’accusa di “terrorismo della parola” (270 quinquies comma terzo), reato introdotto dal penultimo decreto sicurezza, per alcuni opuscoli sequestrati durante la perquisizione. Toni, detenuto con la medesima accusa, era già stato scarcerato nei giorni scorsi dal Riesame di Roma. Pietro resta invece tutt’ora rinchiuso nel carcere di Terni nel circuito dell’Alta Sorveglianza. A questo punto gli avvocati faranno ricorso per Cassazione e nel mentre, quando si avranno anche le motivazioni del provvedimento, valuteranno un’istanza al Gip di modifica della misura. Ma serve fin d’ora continuare ad esprimergli la nostra vicinanza e solidarietà! Scriviamogli e antenne dritte sulle prossime mobilitazioni. Pietro Rosetti C.C. Terni Strada delle Campore 32 05100 Terni Solidali dalla Romagna 
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Brescia, sabato 25 luglio: Iniziative per la chiusura estiva del circolo Bonometti e presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: sabato 25 luglio , Giornata di chiusura estiva del circolo anarchico Bonometti ORE 11- Presidio al carcere di Brescia ORE 13- Paninata benefit al circolo ORE 15- Musica e caciara Nelle scorse torride giornate, dentro le mura di Canton Mombello, si è innescata la scintilla della rabbia di alcunx detenutx che vivono in una delle carceri più sovraffolate d’ italia. Ancora una volta, il fuoco dei materassi marci sui quali dorme chi è statx privatx della libertà, fa meno rumore dei giorni di prognosi che vengono regalati alle guardie dopo le rivolte. A fare notizia, ancora una volta, non è stata la condizione micidiale di chi sta dietro le sbarre, ma il secondino rimasto “ferito” durante quelle che vengono definite operazioni per riportare la situazione sotto controllo. Sotto quello stesso controllo che spesso e volentieri uccide, sotto i manganelli, in solitudine, nella sporcizia delle celle, soffocando nel contare i respiri. Tutte le carceri e i cpr sono luoghi in cui si muore, o meglio, si viene assassinatx dallo stato e Canton Mombello, con il suo tasso di sovraffollamento del 203%, non fa certo eccezione. Infatti, l’ agosto scorso, dietro quelle mura, una persona è stata suicidata dallo stato nella sua cella rovente, riuscendo a uscirne soltanto con l’ inutile tentativo di raggiungere l’ ospedale. E se nelle gabbie dello stato lo spazio è già infinitamente insufficiente, a toglierne ulteriore ci pensano i decreti legislativi di un governo che fa dei suoi vessilli sicurezza e repressione. L’ ultimo, approvato qualche giorno fa, estende il fermo preventivo, già in vigore nel pacchetto sicurezza, anche ai minori di 18anni. Lo scopo è palesemente quello di profilare razzialmente quella fascia di giovani che fino ad ora venivano “soltanto” fermati dagli sbirri e sparati a sangue freddo nei parchi di Rogoredo, come Abderrahim Mansouri, o investiti sotto le gazzelle delle guardie, come Ramy. In materia di misure preventive il governo Meloni ha dimostrato di averle adottate come strumento prediletto per affogare il dissenso con punizioni esemplari, inasprendo sempre di più le pene ed estendendo il potere d’ intrepretazione della legge a sbirri sempre più armati e legittimati. Ed è proprio nel colpire chi lotta che queste misure trovano la loro massima espressione,come il rinnovo del regime di tortura del 41bis ad Alfredo. Come il carcere preventivo a Luigi e Bak che da 8 mesi sono agli arresti in attesa di giudizio. Come le indagatx del 16 giugno rilasciatx settimana scorsa dopo due settimane agli arresti con la sola “prova” di possedere fanzine di carta, operazione evidentemente costruita con la squallida scusa di sgomberare lo spazio del Bencivenga. O ancora come le 91 persone schedate per aver espresso solidarietà a Sara e Sandro sul luogo della loro morte. Se il potere costituito si illude di riuscire ad affogare la libertà sotto una pioggia di decreti legislativi attraverso il ricatto della prigione, resistere in questa tempesta liberticida, oltre ad essere una necessità inalienabile, è un compito indispensabile alla frantumazione di un sistema sempre più elitario e fascista. Quando la repressione è legge la rivolta è dovere Contro ogni frontiera e ogni prigione Libertà per tuttx! A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Bak, Luigi, Pietro, tuttx le indagatx del 16 giugno e tuttx lx detenutx
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Udine, sabato 18 luglio: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: PRESIDIO AL CARCERE DI UDINE La notizia di queste settimane è che il garante nazionale dei detenuti, Riccardo Turrini Vita, ha prodotto la sua relazione annuale, che non è stata presentata ufficialmente al Parlamento, in quanto si riferisce all’anno 2024. I papaveri del ministero di giustizia e i loro tirapiedi, in carica con il governo Meloni, impuniti, hanno superato questa figura istituzionale (comunque inutile), nei fatti. Per lor signori il sovraffollamento, il “modello sardina”, non è che non esista, ma si riduce a un problema di spazio, cioè di edilizia, di carceri nuove da costruire. Quegli spazi che con i 38° di questa estate si trasformano, anche qui a Udine, letteralmente in forni – nel caso friulano poi, la carenza di spazi per la socialità, l’inesistenza di aree verdi, o semplicemente di aree all’ombra, e per di più il fatto che chi tra i detenuti ha la possibilità di usare un frigorifero o un ventilatore, viene ostacolato dalla direzione, come in molti altri casi, tutti questi fastidi (che normalmente qua fuori chiameremmo “fastidi”), nella galera diventano situazioni di ostilità, vessazioni, aperto scontro dell’amministrazione con i detenuti. Infatti in questi lunghi mesi nei quali, come Assemblea contro carcere e repressione, siamo statx presi da altre urgenti lotte, veniamo comunque a sapere che i prigionieri non sono rimasti a subire questo clima di oppressione, ma hanno reagito con proteste, rivolte individuali, interruzioni della “normalità”. In generale siamo abituati pigramente ad accettare qualcosa solo se si mostra debole e innocuo ai nostri occhi. Il detenuto o la detenuta che per mesi studia un piano di fuga, e poi una notte sega le sbarre e fugge, inquieta la società borghese ed ipocrita. Il “pazzo” che di “botto” esplode in gesta “inconsuete”, spacca e sbava “senza senso”, sciocca per l’imprevedibilità. Il bambino o la bambina che gioca ed urla in modo “sconsiderato” creando imbarazzo, oggi rischia di essere incasellato con l’aggettivo di “iperattivo”. Il palestinese o la palestinese che odiano chi gli ha massacrato la famiglia e fatto mangiare polvere e paura, sono già moralizzati e marchiati dall’uomo bianco colonialista. L’animale in gabbia che “dal nulla” morde e ferisce, deve essere abbattuto. Ripetiamolo: non è normale rinchiudere una persona in un cubicolo di cemento, non è normale continuare la propria routine quotidiana, magari passando accanto alle mura del carcere facendo come se niente fosse! Continueremo a dirlo, anche solo per quelli simili a noi, che si trovano da una parte o dall’altra delle sbarre! Per questo ci troveremo ancora una volta fuori dalle mura del carcere di Udine per passare insieme qualche ora, con un po’ di musica e contatto tra dentro e fuori. SABATO 18 LUGLIO ORE 18:00 VIA RAGUSA, UDINE Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a tutte le indagate e i perquisiti Fuori Alfredo dal 41 bis! Terrorista è lo Stato!
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Operazione del 16 giugno. Toni è libero, Pietro è ancora in carcere
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/13/aggiornamento-sugli-arrestati-del-16-giugno-revocate-le-misure-cautelari-per-otto-di-loro/ Aggiornamento sugli arrestati del 16 giugno. Revocate le misure cautelari per otto di loro Apprendiamo che, in seguito all’udienza presso il Tribunale del Riesame, sono state revocate le misure cautelari in carcere e ai domiciliari per Arnau, Bibi, Giulia, Luna, Micol, Nico e Stefano, applicate loro a seguito dell’operazione repressiva del 16 giugno per il reato associativo 270 bis. Anche per Toni, nei cui confronti il 16 giugno era stata applicata la custodia cautelare in carcere con l’accusa di “terrorismo della parola” (in applicazione della nuova fattispecie di reato 270 quinquies, comma terzo), è stata successivamente revocata la misura cautelare. Per quanto riguarda Pietro, perseguito con la medesima accusa mossa nei confronti di Toni, al momento è ancora imprigionato nel carcere di Terni. Per scrivergli: Pietro Rosetti Casa Circondariale di Terni Strada delle Campore, 32 05100 – Terni (TR)
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