Blackout come occasione?

Radio Blackout 105.25FM - Tuesday, June 30, 2026

La civiltà industriale moderna non è riducibile all’economia né al semplice gioco degli interessi. Va compresa come organizzazione del vivente secondo rapporti di costrizione, misura ed equivalenza funzionale. In questo quadro, la categoria moderna di energia è il dispositivo attraverso cui il mondo diventa disponibile.

È ciò che Simone Weil chiama «gravità»: un ordine in cui gli esseri cessano di apparire nella loro singolarità e diventano elementi intercambiabili di un funzionamento generale, mentre l’agire umano si riduce ad adattamento. La dipendenza non costituisce dunque un effetto accidentale della modernità, ma la sua forma costitutiva: l’integrazione degli individui nei circuiti del tecno-capitale come risorsa mobilitabile e sacrificabile dal loro stesso metabolismo.

La guerra contemporanea rende visibile questa struttura nella sua forma più estrema, attraverso il conflitto per il controllo di strozzature strategiche, come Hormuz. L’interruzione dei flussi energetico-informazionali costituisce anche un momento di rivelazione della dipendenza vitale — mobilità, alimentazione, riscaldamento, comunicazione, salute — e un possibile terreno di conflitto sulla sua stessa forma, che i possibili scenari di «lockdown energetico» vorrebbero amministrare attraverso una gerarchia degli accessi.

La crisi energetica, tuttavia, rimanda, tornando a Simone Weil, a qualcosa di più profondo: la degradazione dell’energia umana necessaria all’azione, quando una convinzione non riesce a tradursi in atto e si disperde in parole prive di efficacia. La questione non riguarda più soltanto quale energia alimenti il metabolismo della macchina – e sempre più della vita -, bensì quale slancio resti disponibile per interromperne il funzionamento.

Qui alcuni interventi portati alla discussione “Lockdown energetico o blackout come occasione?” durante la Taz contro la guerra vol. 2, il 22 maggio a Torino: