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Repressione e guerra: fronte interno e fronte esterno – La guerra ibrida di Israele in Italia – Venezuela e Palantir – Prisoners for Palestine@3
Estratti dalla puntata di lunedì 5 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia UK: AGGIORNAMENTI PRISONERS FOR PALESTINE Aggiornamenti sullo sciopero della fame intrapreso nelle carceri britanniche da compagnx accusatx per le azioni rivendicate da Palestine Action, mentre la lotta prosegue dentro e fuori le galere: REPRESSIONE E GUERRA: IL CONTINUUM TRA MILITARIZZAZIONE E “POLIZIZZAZIONE” Fronte interno – I processi di militarizzazione della repressione non riguardano solo la traslazione di sistemi d’arma dal contesto bellico all’ordine pubblico, ma anche la costruzione del nemico interno e di un arsenale normativo per contrastarlo. Parallelamente, una categoria elastica come quella della “guerra ibrida” può includere anche l’influenza di un paese straniero sugli apparati repressivi e legislativi di un altro Stato? Se così fosse, dovremmo essere in grado di riconoscere la guerra ibrida mossa da Israele. Fronte esterno – L’operazione militare-repressiva che ha portato al rapimento di Maduro e di sua moglie si è costruita all’interno della cornice della guerra al narcotraffico. Se gli Stati Uniti hanno storicamente utilizzato il traffico di droga come pratica militare (Caso Contras, Operazione Blue Moon, ecc.), oggi si rappresentano come vittime di cartelli della droga equiparati a organizzazioni terroristiche in un’inchiesta firmata dalla Procuratrice Generale Pam Bondi, la stessa figura che giocò un ruolo importante nell’iscrizione di Antifa tra le sigle del terrorismo internazionale. Proseguendo lungo questa linea di analisi cerchiamo di osservare alcune possibili cause (narrative, politiche, economiche) dell’operazione in Venezuela, ascoltando le dichiarazioni sugli interessi in quel quadrante della Gen. Laura Richardson (2023 – amministrazione Biden), passando per un breve excursus che riguarda le banane Chiquita e il Guatemala (operazione PBSuccess del 1954), per arrivare al ruolo di Palantir: EFFETTI SANITARI DELLA GUERRA DEI DRONI Partendo da un articolo pubblicato su Lancet, cerchiamo di analizzare le trasformazioni sul piano sanitario apportate dal ruolo centrale delle armi pilotate da remoto e dai sistemi d’arma autonomi nei conflitti contemporanei:
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Strategia di Sicurezza USA
La Casa Bianca ha pubblicato, qualche settimana fa, la sua strategia per la sicurezza nazionale, un documento elaborato da ogni amministrazione presidenziale statunitense per definire le priorità della politica estera. Il documento statunitense delinea la visione del mondo “America First” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha un tono insolitamente critico nei confronti dell’Europa. Abbiamo chiesto a Francesco Dall’Aglio, medievista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia un commento al piano strategico di Trump. Nell’approfondimento, ci facciamo anche raccontare le dimissioni del governo in Bulgaria e lo stato dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina.
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Turismo esperienziale e messa in scena dell’autenticità. Note da Oaxaca.
Di recente ha iniziato ad assumere una certa rilevanza nel dibattito messicano, tanto in quello mediatico che critico, il concetto di “gentrificazione”. Non è un caso che il 4 luglio di quest’anno si sia svolta una prima manifestazione “contro la gentrificazione” a Città del Messico, e che nella città di Oaxaca, situata nel sud-sudest messicano e teatro nel 2006 di una grande insurrezione popolare ricordata come la Comune di Oaxaca, si sia svolto il “primo incontro nazionale contro la gentrificazione”. L’uso dilagante e omogeneizzante della parola “gentrificazione”, esportata dal contesto londinese degli anni sessanta e che ruota spesso attorno ad analisi prettamente immobiliari e demografiche, va messo in discussione. Il turismo esperienziale è un problema di cui nessuna lettura semplicemente economica o economicista può rendere ragione. La patrimonializzazione di luoghi e culture, che diventano beni da consumare, dove il turista è uno spettatore che compra una esperienza dell’autenticità, si fonda sulla mistificazione della violenza dell’esproprio delle stesse popolazioni indigene la cui storia addomesticata viene messa in scena e data letteralmente in pasto alla massa di spettatori-consumatori. Asservire significa privare di suolo non solo in senso materiale, ma nel senso più profondo dell’iscrizione in una catena di trasmissione di significato. E’ un furto della memoria. Presuppone insomma una cancellazione genealogica, di modo che l’unica via d’uscita diventi farsi cosa, e questa è la matrice ultima di quello che succede nella città di Oaxaca, il cui “centro storico” dal 1987 è patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO. Ne parliamo con due abitanti di Oaxaca.
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Una Schengen militare europea@0
Un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea fa un salto di qualità nella mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27 Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché – come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. Che Bruxelles faccia sul serio, si evince dalle presenze dei commissari europei alla presentazione del pacchetto sulla mobilità militare: oltre a Kubilius, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas, il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Il dato di partenza è inesorabile: alcuni Paesi membri “richiedono ancora un preavviso di 45 giorni prima che le truppe di altri Paesi possano attraversare il loro territorio per svolgere esercitazioni”, ha affermato Kallas. Nel regolamento proposto dalla Commissione, l’obiettivo è ridurre i tempi burocratici ad un massimo di tre giorni. Eliminando barriere normative e semplificando le procedure doganali, Bruxelles vuole introdurre le prime norme armonizzate a livello UE per i movimenti militari transfrontalieri. Alcuni esempi pratici li ha indicati Tzitzikostas: “Semplificare le norme sul trasporto di merci pericolose”, o ancora “consentire i movimenti militari nei fine settimana e nei giorni festivi”. Attraverso l‘istituzione di un quadro di emergenza poi, verrebbe dedicato l’accesso prioritario alle infrastrutture agli apparati militari, e le procedure per lo spostamento di contingenti potrebbero essere ulteriormente accelerate. Sarebbe facoltà della Commissione, con l’approvazione degli Stati membri, formalizzare le situazioni di emergenza. Su un binario parallelo alla semplificazione delle normative, corre il potenziamento delle infrastrutture. “Se un ponte non è in grado di sostenere un carro armato da 60 tonnellate, se una pista è troppo corta per un aereo cargo, abbiamo un problema”, ha sottolineato l’Alta rappresentante UE. Lo scheletro esiste già, è l’infrastruttura della rete TEN-T. Su quella, la Commissione europea ha identificato 4 principali corridoi militari e 500 punti nevralgici da rafforzare. “Nella maggior parte dei casi – ha confermato Tzitzikostas – si tratterà di potenziare le infrastrutture esistenti”. In un ottica dual use, civile-militare, perché “nel 99,9 per cento dei casi” la rete servirà per cittadini e merci”. Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo che collega i porti della penisola iberica con l’Ucraina, passando per il sud della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia. Abbiamo contattato Fabrizio, del movimento no tav, per parlarci del TAV all’interno della mobilità militare europea, come snodo del corridoio strategico che unisce la penisola iberica all’Ucraina. Abbiamo poi chiesto a una compagna antimilitarista genovese di parlarci del progetto di ampliamento dei binari a Sampierdarena e del porto di Genova all’interno della mobilità militare europea, nel corridoio Reno-mediterraneo. Con una compagna di Messina abbiamo commentato l’inserimento del ponte sullo stretto all’interno del corridoio TEN-T ‘Scandinavo-Mediterraneo’. Citati nella puntata. Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea Sulle ferrovie di Sampierdarena e del Porto di Genova Sull’operazione Ipogeo
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Nato. L’ammiraglio salpa per la guerra
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del Comitato Militare della Nato lo ha detto senza mezzi termini: «Dovremmo essere più proattivi e aggressivi. Un attacco preventivo potrebbe essere considerato un’azione difensiva, ma attenzione: è lontano dal nostro abituale modo di pensare e comportarci». Si tratta, ha chiarito Dragone, di valutazioni, al momento. Ma valutazioni che solo a un anno fa la dottrina militare occidentale e le leggi dei paesi dell’Alleanza precludevano. «Stiamo valutando di agire in modo più aggressivo e preventivo, piuttosto che reagire». Lo scontro diretto tra Russia e Nato è sempre più vicino Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo Ascolta la diretta:  
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«Chinga la migra». Note dalla guerra civile statunitense.@1
2.3_1.12.25 Collaborazione tra Happy Hour e Ghigliottina (Radio Neanderthal, Napoli), questo approfondimento tratta delle recenti rivolte contro l’I.C.E. negli Stati Uniti, che oggi stanno incendiando Chicago, Minneapolis e Charlotte. L’I.C.E. (Immigration and Customs Enforcement), anche detta la migra, è la polizia anti-immigrazione creata dall’Homeland Security Act del 2002, dopo l’11 settembre, le cui retate oggi altamente spettacolarizzate hanno fatto sparire, nella sola Chicago, oltre 3.000 persone dall’inizio dell’operazione “Midway Blitz” a settembre. E’ la guerra civile mondiale a riflettersi nella guerra civile interna agli Stati Uniti, dove la violenza poliziesca cerca di disarticolare le reti di solidarietà popolare entrando al loro interno. I poliziotti dell’I.C.E. vengono infatti reclutati e profumatamente pagati all’interno delle stesse realtà latine, afrodiscendenti e asiatiche che vengono colpite: è per questo che indossano passamontagna per non essere riconosciuti durante le retate, che avvengono spesso senza mandato e con mezzi privi di targhe. Un immaginario, questo, che spesso viene associato alle pratiche dei paramilitari o dei cartelli, ma che invece esemplifica ciò che è stato lucidamente espresso oltre trent’anni fa, ovvero che « non solo Stato e Mafia si alimentano mutuamente, ma che lo spettacolo dello Stato si manifesta in modi squisitamente mafiosi » (Intorno al drago. La droga e il suo spettacolo sociale, AAVV, 1990). Il contesto statunitense ci parla anche di quanto accade qui, dove pure la detenzione amministrativa è arma di guerra ormai spogliata di qualunque orpello, e dove la “guerra ai migranti” si intreccia con quella al “terrore”, dal 7 ottobre in modo sfacciato, come dimostrano il caso di Seif a Roma, di Mansour a L’Aquila, di Ahmad a Campobasso e dell’imam Mohamed a Torino. Questa guerra è europea, è globale, come dimostra anche il caso di Abdulrahman al-Khalidi, dissidente saudita oggi da 1500 giorni in detenzione amministrativa a Sofia (Bulgaria), per volontà dell’Agenzia di Stato per la “sicurezza nazionale” bulgara, contraria persino ai pareri tribunalizi, e su richiesta del regime saudita, forse in cambio di favori energetici al cane da guardia delle frontiere europee. Con due compagne da El Paso (Texas) e Denver (Colorado) tracciamo un breve resoconto delle lotte contro la migra nel ventre della bestia, dall’utilizzo della paura come arma di controllo, alla centralità delle tecnologie che svelano la continuità tra diversi fronti di guerra, dalla Cisgiordania a Chigaco; dall’indeterminatezza degli attacchi polizieschi, dove la “guerra ai migranti” si sovrappone a quella al “terrore”, alle pratiche di autodifesa popolare, che dalla testimonianza sono passate alla rivolta, e al blocco di snodi strategici per la macchina delle deportazioni affiancano l’organizzazione di reti di prossimità in grado di attaccare direttamente la violenza statale a partire dagli spazi di vita quotidiana, in forme estranee alla grammatica politica della destra e della sinistra. Canzoni: Body Count, Cop Killer Residente y Ibeyi, This is Not America Krudas Cubensi, Emigrar Chico Trujillo, Reina de todas las fiestas
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25 NOVEMBRE: CONTRO LA GUERRA E IL PATRIARCATO@1
Il 25 novembre 2025, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per il secondo anno ha visto riempirsi piazze da tutta Italia: l’obbiettivo di dare risalto ai nodi territoriali sfida il classico corteo nella capitale che quest’anno si è tenuto sabato 22, contando 70 mila persone. Ad oggi in Italia si parla di 91 femminicidi monitorati dall’osservatorio di nudm solo nel 2025 e almeno 68 tentati femminicidi riportati. Il lavoro dell’osservatorio è particolarmente importante in quanto in Italia non esiste una banca dati pubblica sui femminicidi. Mentre secondo l’ISTAT sono 6,4 milioni le donne che hanno riportato di aver subito delle forme di violenza. Inoltre i dati dell’ISTAT pubblicati martedì confermano che le uccisioni avvengono all’interno delle relazioni più strette della persona. Infatti si riporta “Nel 2024, sulla base delle variabili disponibili, si stimano 106 femminicidi presunti su 116 omicidi con una vittima donna. Si tratta di 62 donne uccise nell’ambito della coppia, dal partner o ex partner, 37 donne uccise da un altro parente; sette casi, di cui tre donne uccise da un amico o conoscente e quattro da sconosciuti, per i quali l’accanimento sul corpo della donna motiva la classificazione dell’omicidio come femminicidio.” La giornata è stata caratterizzata dal discorso sulla violenza strutturale che ci circonda, espressa dal nesso tra guerra e patriarcato, due processi sistemici aventi matrici comuni. Infatti non sono mancati i rimandi alle mobilitazioni a sostegno della palestina con la esplicita volontà di inserirsi in una settimana che si concluderà con lo sciopero generale contro la legge finanziaria di economia di guerra venerdì 28 e il la 29 giornata mondiale per la palestina. A questo proposito Fatou di nudm Torino ci racconta il comunicato nazionale “Perchè come transfemministe sabotiamo la guerra”: (metti link) Con Maria di nudm Torino il racconto della giornata, partita dalla mattina con il fino al corteo serale cittadino: Con Simona di Lucha y Siesta commentiamo il crescente attacco del governo ai danni dei centri antiviolenza: Mentre con Carlotta di nudm Milano raccontiamo il corteo che ha contato almeno 10.000 persone, culminato nell’occupazione simbolica del villaggio olimpico: In ultimo riportiamo alcune delle interviste che abbiamo realizzato nel corso del corteo per restituire il clima e la voce dellx partecipantx :
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Piani di pace per l’Ucraina, militarizzazione della logistica, guerra ibrida@1
Il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius, che nel 2024 sosteneva che saremo in guerra con la Russia nel 2029, adesso dice che succederà forse nel 2028, anzi che “alcuni storici militari ritengono addirittura che abbiamo già avuto la nostra ultima estate di pace”. Venerdì scorso, il Generale Fabien Mandon, Capo di Stato Maggiore delle forze armate francese, ha parlato esplicitamente del rischio di “perdere i propri figli” in un futuro conflitto con la Russia e ha esortato la Francia a prepararsi a sacrifici — umani o economici — vista la crescente ambizione russa di un confronto con la NATO entro la fine del decennio. «Siamo sotto attacco: il tempo per agire è subito»: così riporta il documento redatto dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ora al vaglio del Parlamento. A minacciare l’Occidente e l’Italia sarebbe la «guerra ibrida» portata avanti, in particolare, da Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, combattuta tanto a colpi di disinformazione e pressione politica quanto di minacce cibernetiche. Per questo, l’Italia avrebbe bisogno della creazione di un’arma cyber, composta di almeno cinquemila unità tra personale civile e militare. Solamente due settimane fa, Crosetto aveva dichiarato che l’esercito italiano avrebbe bisogno di almeno trentamila soldati in più. In Polonia, in risposta agli atti di sabotaggio che hanno colpito le infrastrutture strategiche della Paese, il premier Donald Tusk ha lanciato un’operazione su larga scala, l’operazione Horizon, per aumentare i controlli sulle infrastrutture del Paese, dispiegando 10mila soldati che lavoreranno insieme a polizia, Guardia di frontiera, Servizio di protezione delle ferrovie e ad altri enti responsabili della sicurezza dello Stato. Appena una settimana fa, un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea dichiara di voler incrementare fortemente la mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27 Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché – come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. Nei primi 15 minuti, parliamo del non paper di Crosetto sulla guerra ibrida, dei piani di riarmo europeo delle infrastrutture, della logistica di guerra facendo un po’ di rassegna stampa. Successivamente approfondiamo gli stessi temi, a partire dagli ultimi sviluppi nella guerra tra Russia e Ucraina, con la bozza di Trump per un piano di pace che ha contrariato l’Europa, con lo storico Francesco Dall’Aglio, saggista, esperto di est Europa e di questioni strategico-militari, gestore del canale Telegram «War Room».- Russia, Ucraina, NATO. Citati nella puntata: Non-paper sul contrasto alla guerra ibrida di Crosetto Libro bianco europeo per il 2030 Il Piano Rearm Europe
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DL Gasparri: criminalizzare l’anti-sionismo, preparare alle guerre che verranno
Il cosiddetto “piano Trump”, oggi avallato anche dall’ONU, continua a essere presentato come una soluzione politica per il “conflitto israelo-palestinese”, ma nella realtà consolida la logica di colonizzazione e di dominio che soffoca la popolazione palestinese. Nel frattempo, l’esercito israeliano intensifica gli attacchi contro Gaza e il Libano, mentre la situazione umanitaria in Palestina precipita verso condizioni insostenibili. Il governo italiano, nel frattempo, rilancia il tentativo di frenare le grandi mobilitazioni del 28 settembre e del 3-4 ottobre con il DDL Gasparri: un provvedimento che punta a usare la definizione di “antisemitismo” come clava per colpire chi critica il sionismo, le politiche genocidarie di Israele, le complicità del governo italiano e il generale clima di guerra che si sta costruendo in Europa. Criminalizzare le posizioni anti-sioniste significa colpire direttamente i movimenti che, in queste mobilitazioni, hanno sostenuto la resistenza del popolo palestinese. In un simile scenario, il movimento internazionale di solidarietà con la resistenza palestinese non può rallentare. Anche per questo, domenica 23 novembre, al Centro sociale G. Costa di Bologna, la rete “Liberi/e di lottare – contro lo stato di guerra e di polizia”, insieme a realtà studentesche, insegnanti e collettivi di movimento, convoca un’assemblea nazionale contro il DDL Gasparri e contro la guerra in Palestina. Ne parliamo con Pietro Basso, della rete “Liberi/e di lottare”.
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