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“Sgomberi dolci”e guerra civile: pulizia e polizia degli scarti.
Torino è divisa. La tensione profonda che attraversa la città può essere colta come guerra civile, condizione immanente e permanente della forma moderna della relazioni sociali: una lotta intestina e costante tra modi di esistenza incompatibili, dove la pacificazione urbana esige una violenza sociale costante, razzista, classista. Questa violenza non si esaurisce nella repressione esplicita, nella polizia in senso stretto, ma comprende tutte le pratiche e i discorsi apparentemente “pacifici” attraverso cui la macchina urbana definisce, confina e rimuove dallo spazio tutte le presenze considerate eccedenti e pericolose. La coesione civile emerge come effetto di questa violenza, continuamente messo alla prova dalla presenza, dentro alla città, di popolazioni percepite come irriducibili o ostili al suo ordine. Alle Basse di Stura la guerra civile dall’alto verso il basso mostra il suo volto più crudo: discarica tossica e umanità in eccesso, veleno industriale e sgomberi, la modernità che produce scarti e poi li ricicla o li sacrifica, per creare altro valore e altra polizia. Eppure, conserva anche la possibilità di guerra civile dal basso contro l’alto: l’illegalismo abitativo, le resistenze agli sgomberi, sfidano l’ordine della proprietà e della sicurezza, sono forme di no n-sottomissione e conflitto praticate da chi è tagliato fuori dalla città. Ne parliamo con Manuela Cencetti, autrice di “Sgomberi Dolci. La violenza contro campi rom, baraccopoli e occupazioni abitative” (Eris, 2026). Un libro che smaschera quarant’anni di guerra urbana contro i poveri “cattivi”, condotta anche dalla sinistra e dal terzo settore – i “buoni”, con la loro retorica partecipativa che nasconde la spietata logica securitaria di una città in guerra.
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Macerie su Macerie – PODCAST 9/02/26 – Vacanze “post-army”: l’IDF in Val di Susa
Viaggi “post-army”, li chiamano. Vere e proprie fughe per dimenticare le atrocità commesse dai soldati israeliani nella perenne guerra contro la popolazione palestinese, tradizionalmente verso l’India e l’Himalaya. Oggi però queste mete si avvicinano e l’Italia è diventata una nuova tappa di questo assurdo turismo. Vacanze “defaticanti”, così vengono definite in questo caso, con una magia del linguaggio atta a nascondere il fattore atroce e derubricare il ruolo dentro a un sistema di sterminio a una questione lavorativa come le altre. Di questo, e delle recenti mobilitazioni, parleremo con un compagno dalla Val di Susa, dove un gruppo di soldati dell’IDF si trovava a sciare la scorso fine settimana.
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In Ucraina la guerra continua nonostante i negoziati
Nonostante i negoziati in corso ad Abu Dhabi la guerra in Ucraina continua con attacchi russi sempre più massicci alle infrastrutture energetiche, in particolare i nodi di distribuzione dell’energia coinvolgendo tutte le aree del paese . La guerra d’attrito russa sta logorando le forze ucraine sul campo ma anche la resistenza dei civili su cui sta pesando la strategia russa contro le infrastrutture che incrina il sostegno a Zelensky . Le parti rimangono ferme sulle loro posizioni ,gli ucraini vorrebbero congelare il fronte in una situazione alla “coreana “,mentre i russi chiedono il riconoscimento internazionale dei territori conquistati . Rimane la variabile dei “volenterosi” che aspirano a schierarsi sul territorio ucraino a tregua dichiarata contro la volontà esplicita di Mosca. Le prospettive sono di una continuazione della guerra nonostante i colloqui in corso e probabilmente saranno le condizioni sul campo a condizionare gli esiti della guerra molto di più delle trattative. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio analista di strategia militare e curatore del canale telegram “War room”
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La fine del “new start” avvicina il rischio nucleare
E’scaduto il 5 febbraio il trattato per il contenimento degli armamenti strategici New START, ultimo accordo siglato tra Washington e Mosca sulla proliferazione di armi nucleari. Il trattato impone limiti vincolanti al numero di testate nucleari dispiegate dalle due superpotenze. Sul tavolo resta ancora la proposta russa di estendere il trattato di un ulteriore anno, ma gli USA continuano a proporre la stesura di un nuovo accordo . C’è un terzo incomodo ,la Cina ,divenuta una potenza nucleare in ascesa che gli Stati Uniti vorrebbero coinvolgere, secondo le dichiarazioni di Rubio ,in una nuova versione allargata del trattato. Il “new start” siglato dai presidenti Barack Obama e Dmitry Medvedev, stabiliva per entrambe le parti un massimo di 700 missili balistici per parte, 1550 testate nucleari e 800 lanciatori, schierati e non, per questi vettori. Inoltre prevedeva ispezioni e scambio di notifiche sui movimenti delle forze atomiche. Era l’ultimo di una serie di accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty), il primo dei quali fu siglato il 31 luglio 1991 a Mosca da W. Bush e Mikhail Gorbachev, a pochi mesi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Stati Uniti e Russia possiedono oltre l’80 per cento delle testate nucleari mondiali. La scadenza dell’accordo implica la fine dello scambio di informazioni riguardo ai rispettivi arsenali e mette fine alle ispezioni reciproche e segna anche la fine del sistema M.A.D. mutual assured destruction per cui ogni utilizzo di ordigni nucleari da parte di uno dei due opposti schieramenti finirebbe per determinare la distruzione sia dell’attaccato che dell’attaccante. La conclusione di New START potrebbe condizionare anche la revisione, prevista nei prossimi mesi alle Nazioni Unite, del più generale Trattato di non proliferazione nucleare, in vigore dal 1970 e ridiscusso ogni cinque anni. Il principio alla base del trattato è che gli stati non dotati di armi nucleari si impegnano a non acquisirle, a condizione che gli Stati dotati di armi nucleari compiano sforzi in buona fede per il disarmo. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di questioni strategico militari
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Puntata del 03/02/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
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Macerie su Macerie – PODCAST 02/02/26 – Da Torino a Minneapolis: questioni di polizia e fronte interno
Partendo dalla macchina della condanna messa in moto dal mondo politico dopo i fatti di sabato scorso a Torino, in questa puntata di Macerie su Macerie proviamo a riflettere sul legame tra l’inasprimento delle politiche securitarie, la loro propaganda e il concetto di guerra civile. Per chiarire meglio questo tema complesso, dialoghiamo con una compagna che vive negli Stati Uniti e che, seguendo questa chiave di lettura, ci racconta cosa sta succedendo oltreoceano. Con “guerra civile” non intendiamo il classico scontro tra due parti contrapposte sullo stesso territorio, ma una forma di conflitto diffuso, interno agli Stati e senza regole chiare, caratterizzato da una violenza potenzialmente senza limiti, tipica delle società contemporanee. Può sembrare un paradosso, ma è proprio nelle società che appaiono meno conflittuali che questo tipo di violenza si diffonde più facilmente. E quando invece il conflitto sociale emerge, mette in crisi le immagini e i discorsi ormai logori con cui politica e media spiegano solitamente la violenza endogena. La guerra civile, quindi, non è un’eccezione marginale, ma una dimensione strutturale che attraversa ogni ordine politico, anche quelli che si presentano come stabili. Prenderla sul serio significa riconoscerne il suo ruolo centrale, teorico e storico, nel mostrare il rapporto consustanziale tra guerra e politica, svelando come il diritto non sia un argine, ma a volte una maschera ideologica, altre uno strumento di repressione esplicita di alcuni movimenti dentro alle società che non seguono il suo corso.
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Puntata del 20/01/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Murat Cinar, giornalista, sull’evento dal titolo: “Il Rojava è sotto attacco”: EVENTO INFORMATIVO a TORINO, giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18 al Campus Einaudi. “COSA STA SUCCEDENDO IN SIRIA? Dal 6 gennaio il governo ad interim siriano di al-Jolani (che ha guidato prima al Nusra e poi affiliato ad al Qaeda, ora a capo delle HTS) sta attaccando brutalmente la popolazione civile, prima nei quartieri curdi di Sheikh Maqsud e Ashrafiya ad Aleppo, poi nelle città di Tabqa e Raqqa, e da poche ore anche la città di Kobane. L’intento è eliminare la popolazione curda (dopo drusi e alawiti) e l’esperienza rivoluzionaria dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord Est(DAANES), nei territori del Rojava (il Kurdistan siriano). La DAANES è una regione in cui diversi popoli – curdi, arabi, siriaci, turcomanni e altri – convivono pacificamente in un sistema di auto-governo basato sui pilastri del confederalismo democratico: democrazia radicale, ecologia sociale e liberazione della donna. Le Forza Democratiche Siriane (SDF) che ora difendono la DAANES sono le stesse forze che con YPG e YPJ combattevano l’ISIS dieci anni fa. Nonostante i diversi accordi per un cessate il fuoco tra HTS e SDF (Forze Democratiche Siriane), non si interrompono gli attacchi ai civili, agli ospedali, alle infrastrutture fondamentali della società della DAANES. La resistenza del Rojava e la proposta della DAANES sono un esempio nella storia dei popoli oppressi di una vita costruita su valori e principi di democrazia, giustizia e uguaglianza: per questo è necessario difendere la rivoluzione in Rojava! Parleremo meglio della situazione attuale, degli attori in campo e della vita nella DAANES questo giovedì.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della serata è stato quello delle lotte nel mondo della logistica piemontese, in particolare andiamo a trattare le vicende avvenute negli stabilimenti della Team Works di Biella, azienda in appalto al colosso BRT. Intervistando Max, coordinatore logistica USB del Piemonte, ci siamo addentrati nei dettagli della vicenda, ma abbiamo anche tracciato un quadro delle problematiche quotidiane dei drivers, costretti a stare alle regole date da contrattazioni stipulate tra aziende e sindacati confederali; dai comunicati di USB sul web: “Assemblea negata nei locali aziendali si trasforma in picchetto di protesta, che ha interrotto il transito delle spedizioni dalle 8 fino alle 11.30. USB chiedeva all’azienda Team Work srl, in appalto Bartolini, oltre il diritto di assemblea, la disponibilità a discutere l’orario di lavoro di 39 ore settimanali in luogo delle 42 stabilite dagli accordi e dal CCNL capestro a firma CGIL CISL UIL, ritmi di lavoro meno usuranti e nel rispetto della sicurezza, la cessazione delle ritorsioni agli iscritti USB operate attraverso sfilza di provvedimenti disciplinari. La lotta di USB contro lo sfruttamento negli appalti della logistica prosegue!” Buon ascolto
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Guerra globale, capitale globale. Un approfondimento con Sandro Mezzadra.
Alla fine della pandemia, l’intensificarsi dei conflitti armati ha segnato una svolta: la guerra non appare più soltanto come l’esito della competizione tra Stati, ma come uno strumento centrale della riorganizzazione della globalizzazione. I conflitti armati diventano così parte integrante delle dinamiche del capitalismo globale, incidendo sulle catene di valore, sul controllo dei territori e sulla gestione delle popolazioni. Da una prospettiva rivoluzionaria, questa situazione impone una critica radicale della geopolitica quando riduce la guerra a un confronto tra potenze e oscura i rapporti sociali che la rendono possibile. La centralità assegnata agli Stati e ai blocchi geopolitici finisce per cancellare il ruolo del capitale, delle classi e delle forme di sfruttamento che attraversano i confini, normalizzando la violenza come dato inevitabile. In questo scenario, le possibilità di una politica di liberazione e di pace non vanno cercate negli equilibri internazionali, ma nello sviluppo di conflitti sociali dal basso. Le lotte metropolitane — contro la precarizzazione, il razzismo, l’estrazione di valore e la militarizzazione dello spazio urbano — e le esperienze latinoamericane di organizzazione popolare, autogoverno e conflitto sociale, anche nella loro complicata dialettica con forme di governo nazionali – offrono pratiche e immaginari che possono riaprire spazi di trasformazione dentro e contro l’ordine globale esistente. Ne abbiamo parlato con Sandro Mezzadra, autore con Brett Neilson di „The Rest and the West. Per la critica del multipolarismo“
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