Larga parte della critica contemporanea commette un errore prospettico:
interpreta i data center come un’entità speculativa o una minaccia differita nel
tempo. La tesi consolatoria della «bolla finanziaria» è solo un velo ideologico
che induce all’attesa. La realtà del calcolo continuo descrive una traiettoria
capovolta: lo sradicamento dei luoghi di vita e il sequestro della terra sono la
precondizione fisica dell’apparato, irrevocabili prima ancora che i server
vengano accesi.
In questa puntata mettiamo in fila le svolte materiali di un’aggressione
planetaria: dall’hardware bellico in Ucraina alla proliferazione dei
santuari-fortezza del calcolo, la cui logica non nasce con la «Intelligenza
Artificiale» — feticcio ideologico utile solo ad antropomorfizzare la macchina —
e nemmeno con Internet. Affonda le sue radici nella storia profonda del
capitalismo coloniale e dell’accentramento logistico novecentesco tra Stato,
scienza e industria, che in Italia si materializza fin dal luglio 1967 con il
consorzio interuniversitario CINECA e l’installazione del primo supercomputer
d’importazione.
Il tecnocapitale pretende di ridurre il vivente a riserva quantificabile per
farlo bruciare dentro processori protetti militarmente, ma urta costantemente
contro l’irriducibile densità della vita. Dall’hinterland milanese, la voce di
un compagno ci porta dentro la cronaca di un’azione diretta a Rho, teatro il 3
ottobre del primo corteo in Italia contro i data center. Un attacco materiale
importante: duemila persone hanno violato i perimetri di lamiera dell’ex
Nilit-Radici, occupando l’area di scavo dove il colosso australiano Goodman
Group progetta l’ennesimo santuario-fortezza computazionale.
Se l’umano oggi convive con la sospensione del senso e con la catastrofe
presente senza darsene pensiero, letteralmente come se nulla fosse, davanti alla
banalità nichilista del puro funzionamento ha ancora senso chiedere una gestione
più “democratica” dei data center o è tempo di stare in strada e farsi ostacolo
fisico per interrompere il flusso?
Tag - guerra
Estratti dalla puntata del 5 ottobre 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
UNO SGUARDO DI GIORGIO SULLE VALLETTE
Giorgio Rossetto, militante di lunga data dell’Autonomia torinese e della
resistenza No Tav, è recentemente uscito dall’ennesimo periodo di detenzione,
scattato il 22 agosto 2026 con la revoca degli arresti domiciliari.
Grazie al suo contributo cerchiamo di osservare la situazione attuale
all’interno del carcere delle Vallette a Torino, tra processi di
deumanizzazione, autolesionismo e suicidi, disperazione dilagante e sofferenza
sociale:
RIVOLTA NEL CARCERE DI PISA
Il 30 settembre 2026 è scoppiata una rivolta nel carcere Don Bosco di Pisa. A
scatenare l’ammutinamento è stato il ritrovamento di diverse microspie
ambientali all’interno delle celle, in un contesto dove mancano i soldi per
tutto – anche per le disinfestazioni – ma li trovano per le tecnologie di
sorveglianza.
Un momento di protesta e di autodifesa, che inizialmente era stato pensato come
rifiuto di rientrare nelle celle, sfociato in rivolta dopo le reazioni violente
delle guardie.
Per sedare la rivolta, oltre alla diplomazia dei negoziatori sopraggiunti da
Roma, anche l’arsenale del GIO (Gruppo Intervento Operativo), le teste di cuoio
della Polizia Penitenziaria.
Ascoltiamo la voce delle persone detenute e il commento di una compagna di Pisa:
FRONTIERE: WAR ON MIGRANTS E WAR WITH RUSSIA
Dal primo decennio degli anni 2000, l’industria bellica ha accelerato i processi
di diversificazione verso l’ambito sorvegliante sotto la spinta degli
investimenti statali nella repressione dei flussi migratori. Lo sviluppo da
parte del settore bellico di sensori, sistemi di pattugliamento autonomi, AI per
l’estrazione di dati dal “territorio frontiera”, proliferato con la War on
Migrants, ritorna all’ambito della guerra tra eserciti con programmi come
l’Eastern Flank Deterrence Initiative.
Introduciamo un nuovo report di Privacy International sull’arsenale di
tecnologie applicate alle frontiere nella Guerra alle Persone Migranti:
Sciami di droni controllati da AI popoleranno crescentemente i territori lungo
la frontiera orientale della “Caserma Europa”:
di Mauro Armanino Da Piazza Banchi a Fabrizio De André, l’acciuga che nuota in
direzione ostinata e contraria diventa immagine delle resistenze quotidiane:
contro la guerra, la rassegnazione e l’anestesia …
E’ tornato come il peggiore degli ex, mentre ancora non ne avevi smaltito le
scorie.
Il Senato ha approvato una storica legge delega che apre la strada a un nuovo
programma nazionale sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, “che renderà – come
ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro per la sicurezza energetica – il
nostro Paese più sicuro, indipendente e competitivo”, ma al momento sono più i
dubbi che le certezze.
Dove sorgeranno gli impianti di nuova generazione? le tecnologie cui il DDL fa
riferimento sono disponibili? Fino a che punto saranno sicuri sia per le persone
che per l’ambiente? Ma, soprattutto, che fine faranno i rifiuti radioattivi che
ci trasciniamo da decenni? Tra tanti problemi, perchè aggiungerne uno così
esiziale?
Nella prima parte della puntata leggiamo le indicazioni di Ready.gov,
il sito ufficiale del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, in
caso di incidente nucleare e fuoriuscita di materiale radioattivo e vediamo come
se la passano le centrali nucleari in Europa con le temperature sempre più
torride che si stanno registrando, e i fiumi che stanno sparendo.
Successivamente, abbiamo parlato con un fisico esperto di nucleare di micro
reattori, corsa al riarmo, nuove tecnologie ancora non disponibili, astuzie per
aggirare i due referendum, vecchi problemi insoluti, come le scorie nucleari e
l’imprevedibilità delle catastrofi, così come la loro tendenza a sommarsi (vedi
la guerra).
Günther Anders e i data center.
Free All Antifas! Free Maja, Gabri, Anna, Gino, Zaid, ascolta Zerocalcare!
Invasione di meduse, spenti tre reattori della centrale nucleare di Gravelines
Citati nella puntata:
Ready.gov – U.S. Department of Homeland Security
Meduse fermano tre reattori alla centrale nucleare di Gravelines in Francia –
Euronews
Crisi energetica e conflitto in Iran, narrazioni mediatiche e soluzioni –
Greenpeace
Chernobyl: l’impatto sulla salute del peggior incidente nucleare civile –
Istituto Superiore di Sanità
Estratti dalla puntata del 28 settembre 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
DA FAIRFORD A T’AIF: SERVITÙ MILITARI E MACCHINA BELLICA USA
Grazie al contributo della giornalista di inchiesta Stefania Maurizi e del suo
lavoro sui file di Wikileaks, cerchiamo di osservare la dimensione di censura
che contraddistingue il supporto che paesi come Italia e Regno Unito forniscono
alla macchina bellica statunitense.
Le prime (frammentarie) notizie sul presunto attentato alla base RAF di Fairford
in UK, la distruzione di un Eurofighter italiano a T’aif in Arabia Saudita: il
sostegno operativo e logistico, che emerge nella sua portata grazie a eventi
imprevisti che scalfiscono la segretezza di cooperazioni strutturali all’interno
di scenari di guerra.
[Nota: al momento dell’intervista non erano stati diffusi dettagli sull’identità
delle persone fermate per il tentato attacco alla base di Fairford]
ED SHEERAN, STADI E SORVEGLIANZA SIONISTA
Il cantautore Ed Sheeran scarica la sua spalla, il rapper filo-palestinese
Macklemore, sotto pressione del boss statunitense degli stadi Robert Kraft.
Gli eventi musicali negli stadi sono un mezzo di comunicazione, ma la loro
relazione con la censura va oltre il controllo dei contenuti consentiti durante
le esibizioni: nel suo stadio di Boston, Robert Kraft ha instaurato un centro di
sorveglianza a strascico dei contenuti online “antisemiti”, la Blue Square
Alliance Against Hate, una struttura volta a comprimere le critiche all’apparato
di dominio sionista.
A margine la storia di Azeez Al Shair, degli Houston Texans, sanzionato dalla
NFL per aver indossato del nastro adesivo sugli zigomi con il nome di Waafa
Akila, una bambina di 8 anni uccisa dall’IDF.
In fine il ruolo di Brad Parscale, ex propagandista trumpiano ora arruolato da
Israele, all’interno di una nuova offensiva di infowar sionista: interferire con
le risposte fornite dai chatbot (LLM poisoning) su temi che vanno dai coloni in
Cisgiordania all’uccisione di Hind Rajab.
MILIZIE PALESTINESI COLLABORAZIONISTE
Grazie a un’inchiesta di Forensic Architectureemerge come Israele stia
sostenendo milizie palestinesi collaborazioniste all’interno di Gaza.
Questi gruppi conducono operazioni funzionali agli obiettivi di Israele,
gestiscono posti di blocco e attaccano la popolazione: la struttura embrionale
di un’autorità palestinese totalmente arruolata all’interno dell’apparato
coloniale sionista.
VERSO LA SENTENZA PER LA MACELLERIA DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Insieme all’avv. Luigi Romano riprendiamo vari aspetti che hanno caratterizzato
questo processo di rilevanza storica e altri che stanno emergendo nelle sue fasi
conclusive, che dovrebbero portare alla sentenza di primo grado, prevista entro
la fine del 2026.
La descrizione delle condotte portate in aula dai massacratori resipiscenti, i
tentativi di rappresentarsi come macchine obbedienti o vittime di un’educazione
militare, ma soprattutto una ricostruzione dalla quale emerge come il via libera
alla “macelleria” sia stato dettato da un bisogno di ricomposizione e
gratificazione “di corpo”: un sorta di sadico benefit aziendale.
di Lavinia Marchetti* Da Genova 2001 a Gaza, dalla Diaz ad Autistici/Inventati,
il filo che lega Genova ai nostri capelli bianchi. La discesa nel Maelström di
Edgar Allan Poe. Sulla …
L’atteso incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese
Xi Jinping ha avuto luogo la scorsa settimana. Xi è arrivato a Washington DC
mercoledì sera per i colloqui di giovedì, l’incontro ha rappresentato la prima
visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti negli ultimi 11 anni, ma è
anche la terza volta in meno di un anno che i due si sono incontrati faccia a
faccia.
A fare da sfondo a tutto c’è la guerra commerciale , sospesa ma ancora latente,
tra le due nazioni. Quasi subito dopo l’inizio del suo secondo mandato alla Casa
Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha imposto dazi doganali sui prodotti cinesi,
accusando la Cina di facilitare il flusso di fentanyl, una droga letale, verso
gli Stati Uniti. Pechino ha risposto con dazi a sua volta, per poi limitare le
esportazioni di preziosi metalli delle terre rare, cruciali per lo sviluppo e la
produzione di ogni tipo di tecnologia avanzata, dagli smartphone agli aerei da
combattimento. A un certo punto, i dazi hanno raggiunto il 150%, prima di essere
sospesi per consentire lo svolgimento di negoziati.
Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati
all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano
Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno
annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea
del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta
nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il
10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il
Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti
per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte
economico”.
L’annuncio è stato fatto dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent dopo i
colloqui con il vicepremier cinese He Lifeng. La proroga dovrebbe consentire di
negoziare un accordo commerciale più ampio, evitando per ora una nuova
escalation tariffaria.
Prima dei colloqui a porte chiuse, iniziati verso mezzogiorno, ci sono state
dichiarazioni dalle due parti: Trump ha puntato sul personale, sulla «grande
amicizia» tra i due leader, mentre Xi, in linea col personaggio, è stato più
sobrio e meno personalista, più attento a un messaggio di cooperazione e
stabilità strategica, sottolineando una linea generale della politica estera
cinese che si pone come potenza mondiale stabilizzatrice, propensa al dialogo e
alla coesistenza pacifica e non allo scontro.
Con Sabrina Moles, di China-Files, piattaforma di giornalistə, sinologə ed
espertə di comunicazione specializzatə in affari asiatici, andiamo a vedere come
sono stati affrontati i vari dossier sul tavolo dei due massimi leader mondiali,
mentre le due potenze rimangono in una situazione di competizione sempre più
accesa su temi come l’intelligenza artificiale, i metalli delle terre rare, la
questione di Taiwan e la guerra contro l’Iran.
Almeno 100 soldati maliani e 5 paramilitari russi dell’Africa Corps sono rimasti
uccisi lo scorso 10 settembre in un attacco jihadista contro la base militare di
Dioura, nel Mali centrale.La conferma di uno dei più sanguinosi attacchi subiti
dall’esercito maliano dall’inizio del conflitto che flagella il Mali da oltre 15
anni, arriva dai video di propaganda diffusi dal Gruppo per il Sostegno
dell’Islam e dei Musulmani (Gsim), ramo saheliano di Al-Qaeda, che ha
rivendicato l’attacco.E’ difficile avere dei dati reali poichè nelle zone di
combattimento non ci sono osservatori neutrali ,quindi bisogna fare la tara alla
propaganda. Di certo la popolazione civile subisce attacchi indiscriminati dai
droni dell’esercito maliano e i suoi alleati russi ,nonchè le vessazioni da
parte degli insorti jihadisti che assediano le città del nord del paese. Una
guerra che continua dal 2012 e che ha aggravato le condizioni del paese
nonostante le promesse della giunta militare di Goita che garantiva sicurezza e
crescita.
Dopo gli attacchi coordinati del 25 aprile che hanno causato la morte di Sadio
Camara, ministro della Difesa ucciso in un attentato con un’autobomba contro la
sua residenza a Kati, vicino a Bamako. Da allora la situazione del paese è
precipitata in un quadro ancora più critico a causa di una nuova offensiva da
parte dei combattenti tuareg dell’Esercito di Liberazione del Mali e dei
miliziani jihadisti dello Gsim che hanno conquistato la città di Kidal e
controllano ormai il 70% del territorio maliano.
Ne parliamo con Andrea Spinelli Barrile .
Abbiamo commentato la pubblicazione del Dossier “Dalla difesa all’attacco,
quando una riforma della difesa diventa un attacco alla società” insieme a un
insegnante dell’Osservatorio. Ne emerge un chiaro quadro di mobilitazione della
società, che va dalle disposizioni per il rinnovamento delle forze armate, il
loro ampliamento e la possibile riattivazione della leva obbligatoria, fino ad
arrivare alla preparazione di una guerra culturale che include internet e le
piattaforme, i mezzi di informazione e la scuola.
L’Osservatorio ha lanciato tre campagne:
– La scuola non marcia
– Campagna per l’obiezione totale e collettiva
– Una mobilitazione antimilitarista per il 4 novembre
Ascolta la diretta:
Estratti dalla puntata del 21 settembre 2026 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
ORIZZONTE DI GUERRA E RIFORME DEI SERVIZI SEGRETI
La guerra è il principale motore riorganizzativo degli stati europei in termini
economici, industriali e repressivi; un riorientamento diffuso che riguarda
anche un apparato profondo e per sua natura ambiguo e opaco, come i servizi
segreti.
Possiamo osservare l’attivazione di processi di riforma che riguardano vari
servizi segreti nazionali, fino alla promozione, sotto impulso di Von Der Leyen,
di un nuovo servizio segretoeuropeo sotto il controllo del Segretariato Generale
della Commissione Europea.
Una funzione dichiarata nel giustificare i nuovi poteri conferiti ai servizi
segreti di vari paesi europei è il contrasto della guerra ibrida russa; ne
osserviamo un recente esempio, così come la sottovalutazione della guerra ibrida
portata avanti da Israele.
Nella seconda parte ci concentriamo sulla riforma dei servizi segreti tedeschi
(BfV e BND) e in particolare su come questo processo coinvolga anche il settore
automobilistico, dei servizi digitali e di quelli bancari:
/ / / Per approfondire Singal Trace di Leonardo
PSICOLOGIA DELLE MACCHINE
Le intelligenze artificiali (LLM) producono risposte e prendono decisioni, ma
non si capisce completamente perché, all’interno di uno scenario dato, l’output
sia proprio quello.
Per sondare i meccanismi riflessivi della AI si ricorre all’analisi del loro
“prodotto” in termini psicologici: disvelare il “mondo interno” di queste
tecnologie cognitive a parte dall’analisi dei loro “discorsi”.
Si sviluppa così la Machine Psychology:
A prescindere dalle prevedibili derive antropizzanti di questa disciplina, le
studio del funzionamento profondo delle entità cognitive artificiali assume una
crescente centralità in ambito militare. Leggiamo alcuni estratti da uno studio
realizzato all’interno del Lawrence Livermore National Laboratory (centro studi
del Dipartimento dell’Energia statunitense, come i Los Alamos Labs) con un focus
su AI e rischio escalation nucleare: