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Lotto, boicotto e sciopero
Dopo una settimana fittissima di appuntamenti a cura di Non una di meno, è stato un lungo weekend di iniziative transfemministe, a Torino come in tutta Italia e nel mondo. Sabato 7 un grande corteo ha attraversato il centro città, domenica 8 ci sono state iniziative transfemministe nei quartieri di San Salvario, Cenisia, Barriera di Milano, Vanchiglia e in provincia, a Susa, Avigliana e Grugliasco. Oggi, nel giornata di sciopero generale l’Assemblea precaria universitaria ha organizzato un flash mob per denunciare la condizione di precarietà nel settore accademico. L’iniziativa è stata presentata con lo slogan “Il precariato è una corsa a ostacoli” e ha coinvolto il percorso di accesso all’aula in cui era prevista la seduta del Senato accademico. Lungo la balconata del rettorato, il collettivo ha disposto fili, scatole e barriere simboliche, costringendo i componenti del Senato a superare fisicamente alcuni ostacoli prima di entrare in aula. Sul percorso sono stati inoltre collocati fogli e cartelli con riferimenti a situazioni descritte come frequenti nella vita dei lavoratori precari dell’università, tra cui mancati rinnovi contrattuali dopo anni di attività, flessibilità obbligata e mobilità geografica. Alle 10 è iniziato il partecipato presidio al tribunale di Torino contro il Ddl Bongiorno, che si è trasformato in corteo dopo qualche ora. Le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi, soprattutto nei contesti familiari e coniugali, e per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria. Inoltre, la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare. Questo 8 marzo si è svolto con un nuovo fronte di guerra aperto, quello contro l’Iran e, scenario in cui ancora una volta è la popolazione civile a pagare un prezzo altissimo per la repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano, e lx transfemministx in piazza hanno ribadito il sanguinoso nesso tra patriarcato e guerra. Abbiamo contattato Daniela, di NUDM, in diretta dal presidio al tribunale, che ci ha parlato della giornata di sciopero transfemminista di oggi, del flash mob in Rettorato, della necessità di opporsi al Ddl Bongiorno. La giornata di sciopero e lotta transfemminista prosegue: alle 16, assemblea in Università.
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8 Marzo — Dalla cella alla strada: le donne iraniane non si arrendono mai!
8 Marzo — Dalla cella alla strada: le donne iraniane non si arrendono mai! Nel Giorno Internazionale della Donna, l’Iran è sotto bombardamenti, e le donne iraniane, come sempre, sono al centro del fuoco, non come vittime, ma come combattenti. 🟣 Fin dai primi giorni della Repubblica Islamica, sono state le donne a dire no. Quando Khomeini impose il velo obbligatorio nel 1979, le donne scesero in strada nel giro di giorni. Per quasi cinque decenni hanno pagato il prezzo di quel rifiuto con il carcere, con le frustate, con la morte. Il regime ha costruito la sua architettura ideologica sul controllo dei corpi delle donne, dei loro movimenti, delle loro voci. E per cinque decenni, le donne hanno smantellato quell’architettura mattone dopo mattone. 🔵 Quando Mahsa Jina Amini fu assassinata nel settembre 2022, furono le donne ad accendere la fiamma che divenne la rivolta Donna-Vita-Libertà. Non perché qualcuno glielo avesse ordinato. Non perché un partito o un leader le avesse autorizzate. Ma perché avevano bruciato per decenni e finalmente il fuoco divenne visibile al mondo. Quella fiamma non si è spenta. A Dicembre 2025 e Gennaio 2026, le donne erano di nuovo in prima linea nelle rivolte, organizzando, guidando, ispirando. Il regime ha risposto con tutta la sua forza brutale. Le donne sono state picchiate per strada. Colpite con proiettili veri. Abusate sessualmente in detenzione. Torturate nelle celle. Alcune sono state uccise. I loro nomi forse non sono ancora noti al mondo, ma noi li conosciamo. Li portiamo con noi. 🔴 Onoriamo ogni donna che ha dato la vita in quelle settimane chiedendo nient’altro che il diritto di esistere liberamente e con dignità. Le carceri si sono di nuovo riempite di donne che avevano osato rialzarsi. Oggi, mentre le bombe cadono sulle città iraniane, quelle stesse donne restano detenute. Alcune sono state trasferite in basi militari della Guardia Rivoluzionaria, usate come scudi umani. I loro processi vengono accelerati nei tribunali nel silenzio e nel blackout. Il rischio di esecuzioni di massa è reale. 🟡 Ora all’oppressione si è aggiunta la guerra. Le donne a Tehran, a Minab, nelle città di tutto l’Iran stanno proteggendo i loro figli dai missili mentre le loro sorelle marciscono nelle celle. Curano i feriti negli ospedali bombardati. Documentano le atrocità con telefoni connessi a VPN illegali. Mantengono viva la memoria della lotta nel momento più buio. 🟢 Affermiamo chiaramente: la liberazione delle donne iraniane non verrà dalle bombe americane o dai missili israeliani. Non verrà da una monarchia che trattava le donne come proprietà prima che la Repubblica Islamica le trattasse come peccatrici. Verrà, e sta già venendo, dalle donne stesse. Dal basso. 🟠 In questo 8 Marzo onoriamo ogni donna iraniana che ha rifiutato. Ogni donna che ha bruciato il suo velo. Ogni donna che è scesa in strada. Ogni donna che è stata picchiata, torturata, abusata per aver osato chiedere libertà. Ogni donna che è stata uccisa e il cui sangue annaffia i semi della lotta. Ogni donna che è in una cella oggi. Ogni donna che è viva e continua a combattere. 🔥 Non stanno aspettando di essere liberate. Esse sono la liberazione. Né Mullah! Né Scià! Donna – Vita – Libertà! Fronte Anarchico dell’Iran e dell’Afganistan
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Iran. Tra l’incudine e il martello
L’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran sta innescando un’escalation bellica che sta incendiando i paesi tra il Mediterraneo e il golfo persico. Il rischio per chi si oppone al regime teocratico iraniano in una prospettiva internazionalista e di classe è che il regime, indebolito dopo l’insurrezione repressa nel sangue a gennaio, si rinforzi di fronte agli attacchi. A Stati Uniti ed Israele non importa nulla delle aspirazioni di libertà di chi è insorto tra dicembre e gennaio in Iran, una lotta costata ventimila morti e diecimila prigionieri politici. La posta in gioco è il controllo delle risorse, l’isolamento della Russia, la fine del commercio di idrocarburi con la Cina. Ne abbiamo parlato con Behrooz di Together for Iran Ascolta la diretta:
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La guerra in Iran e i suoi straripamenti: in Libano bombardamenti e IDF all’orizzonte
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel paese si aspetta un’invasione massiccia. Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del fiume Litani”. L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27 Novembre del 2024. Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del Libano:
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Macerie su Macerie – PODCAST 2/03/26 – Brecht contro la guerra
Quando la guerra comincia Forse i vostri fratelli si trasformeranno e i loro volti saranno irriconoscibili. Ma voi dovete rimanere eguali. Andranno in guerra, non come ad un massacro , ad un serio lavoro. Tutto avranno dimenticato. Ma voi nulla dovete dimenticare. Vi verseranno grappa nella gola come a tutti gli altri. Ma voi dovete rimanere lucidi. Bertolt Brecht, anni Trenta. In un tempo in cui il discorso analitico sembra talvolta sfidare il pudore, soprattutto perché buttato come un contenuto tra gli altri in mezzo a frivolezze e pubblicità del mondo virtuale, a Macerie su Macerie tentiamo cautamente di riscoprire la tensione contro la guerra che passa attraverso altri registri comunicativi. Lo facciamo con la poesia di Brecht, fonte rigogliosa di consapevolezza sul mondo che – ahinoi – ancora oggi viviamo.
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Affaire Anthropic e Iran – Servizi Segreti in tempi di guerra – AI wearables@2
Estratti dalla puntata del 2 marzo 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SERVIZI SEGRETI IN TEMPI DI GUERRA Come avvenuto in Italia con il Pacchetto Sicurezza del 2025 (ex DDL 1660) anche in Germania è in corso di approvazione una riforma dei servizi segreti che ne aumenterebbe la possibilità di commettere reati, incluso il sabotaggio; l’intelligence francese dichiara di fornire i 2/3 delle informazioni all’esercito ucraino. A margine, nelle carceri italiane la Polizia Penitenziaria potrà infiltrarsi tra la popolazione detenuta. AI DI GUERRA Mentre si consuma l’affaire Anthropic, cerchiamo di descrivere alcuni processi di integrazione profonda tra tecnologie di AI e apparati militari. Una ricerca del King’s College di Londra osserva la propensione delle AI (ChatGPT-5.2 di OpenAI, Claude Sonnet 4 di Anthropic e Google Gemini 3 Flash) a scatenare una catastrofe nucleare nel corso di simulazioni di crisi geopolitiche. L’esercito israeliano schiera “Bina”, una nuova unità composta da ricercatori (formati dalla Lotem) per lo sviluppo di strumenti di AI. L’Italia, con il documento “IA E DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale – Edizione 2026”, stabilisce una simbiosi profonda dal piano tattico al quello organizzativo. IL POTERE ISTITUZIONALE DEI COLOSSI DELL’AI Per avvicinarci alla questione Anthropic partiamo da alcuni progetti di SpaceX e Starlink (Elon Musk) riguardanti datacenter orbitanti e fabbriche di satelliti sulla Luna. I tecno-miliardari costruiscono le strutture materiali e cognitive del potere contemporaneo: alcuni giurano fedeltà a Trump, altri – come Dario Amodei di Anthropic – puntano su una narrazione (funzionale al marketing) che insiste maggiormente sulla precauzione; motivi per cui l’amministrazione Trump può bollare l’azienda come una “radical left, woke company” e cercare (con significative difficoltà operative) di estrometterla dai contratti governativi. DISINSTALLA ANTHROPIC… La scorsa settimana era iniziata con gli anatemi della Casa Bianca contro Anthropic, accusata di voler mantenere troppe restrizioni nell’impiego della sua AI (Claude) in ambito militare e sorvegliante, per arrivare alla dichiarazione di una sua rimozione dai sistemi del Pentagono e concludersi con l’attacco sionista-statunitense all’Iran… dal quale emerge l’utilizzo di Claude. Anthropic è stata a lungo l’unica azienda in grado di accedere alle “reti classificate” dell’apparato militare statunitense, sia per la qualità di Claude sia per la sua compatibilità con le reti di Amazon (AWS) che compongono l’architettura informatica strutturale del Pentagono; ora stanno subentrando Grok (Elon Musk) e ChatGPT (OpenAI). Cerchiamo di descrivere lo scenario e sottolineare il ruolo simbiotico dei colossi dell’AI nelle strutture di potere e nelle macchine da guerra contemporanee. META GLASSES E CIONDOLI MAGICI In conclusione, un brevissimo accenno ai Meta Glasses, alle intelligenze artificiali senza schermo (Screenless Ais) e a come queste tecnologie intendano colonizzare e riplasmare gli umani:
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Attaco all’Iran un altro passo verso la guerra globale@1
L’attacco congiunto israelo americano contro la repubblica islamica iraniana è un ulteriore passo verso la configurazione di un nuovo assetto del Levante che ha come perno la potenza militare espansionista di Israele che punta a disarticolare il rivale persiano ,progetto sostenuto dagli Stati Uniti che ormai appare quasi come un proxy dell’entità sionista. La congiunzione di interessi tra un presidente americano in difficoltà sul piano economico e in deficit di consensi e un criminale messianico che vede nella guerra permanente la sua assicurazione per l’impunità ,hanno indotto entrambi a stornare l’attenzione da guai interni scatenando un attacco che suppongono decisivo per dare la spallata definitiva al regime iraniano . Non s’intravede una strategia oltre all’aspettativa di una rivolta popolare sotto le bombe contro il regime degli ayattolah ,ma l’Iran è strutturalmente diverso dalla Libia o dall’Irak non essendo una dittatura dinastica, ma uno stato ideologicamente radicato con istituzioni stratificate e regolate da meccanismi complessi , un apparato di sicurezza profondamente incorporato nella struttura statale e una estensione territoriale rilevante. L’allargamento del conflitto con le conseguenze che ne possono derivare è inevitabile ,l’instabilità in una regione così cruciale per i commerci globali porterà a delle conseguenze nefaste per l’economia in seguito al collasso delle catene di approvvigionamento delle merci strategiche dovute al blocco dello stretto di Hormuz . La popolazione iraniana puo’ liberasi da sola da un regime reazionario senza interventi esterni ,sia i conservatori vicini ad Ali Khamenei, sia la fazione riformista legata alla presidenza, costituiscono fondamentalmente oligarchie finanziarie e mafiose che, di fronte a qualsiasi forma di resistenza organizzata all’interno dell’Iran, hanno fatto ricorso alla repressione e al saccheggio sistematico della popolazione. Ne abbiamo parlato con Tara Riva un’analista italo-iraniana specializzata in relazioni internazionali e con Lorenzo Forlani giornalista free lance esperto di Medio oriente Intervento di Tara Riva Intervento di Lorenzo Forlani
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Iran-USA: continuano i negoziati mentre Israele preme per la guerra@1
Negli ultimi giorni una nuova tornata di colloqui tra Stati Uniti e Iran si è tenuta a Ginevra, con l’obiettivo di evitare un’escalation militare legata al programma nucleare di Teheran. I negoziati, mediati da Oman, si sono conclusi senza un accordo, ma con accordi per continuare tecnicamente i lavori a Vienna la prossima settimana. Washington ha chiesto garanzie più stringenti sull’arresto dell’arricchimento dell’uranio e ispezioni più robuste, mentre l’Iran insiste nel mantenere il proprio programma nucleare pacifico e nel rifiutare limiti al suo sviluppo militare.  Sul terreno, la diplomazia convive con una massiccia presenza militare statunitense nella regione, con gruppi di portaerei e caccia schierati nel Medio Oriente e una retorica che non esclude un’azione militare nel caso in cui gli accordi diplomatici falliscano.  Israele gioca un ruolo importante nel quadro: da un lato è fermamente contrario a qualunque accordo che non includa restrizioni alle capacità missilistiche dell’Iran o al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, e spinge USA verso una linea più dura. Il governo di estrema destra israeliano cerca di forzare un’attacco all’Iran per garantire non solo la propria sopravvivenza interna, ma anche per tentare di chiudere la partita con l'”arcinemico” iraniano. Nessun accordo definitivo è all’orizzonte, e la tensione resta alta con il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere anche Israele. Un approfondimento registrato giovedì 26 febbraio con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri  Un secondo aggiornamento con Eliana Riva, successiva al secondo tempo dei negoziati tenutesi giovedì.
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Guerra civile in Messico.
In attesa del podcast con la registrazione dell’iniziativa, è scaricabile l’opuscolo che raccoglie gli interventi dell’incontro svoltosi a Radio Blackout il 20 febbraio 2026, a cura di Torino Diserta e Happy Hour, con Claudio Albertani e Collettivo Nodo Solidale. Guerra civile in Messico. Sulla cosiddetta «guerra al narcotraffico». Stato e criminalità organizzata contro popolazioni e autonomie interne. Guerra-civile-in-MessicoDownload
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Trieste NoGreenPass: storia di un obbligo infranto.
Pillola di Happy Hour_18.02.26 18 ottobre 2021, Trieste: in migliaia bloccarono il varco  4 del porto, un presidio No Green Pass che sfidava l’obbligo vaccinale e il passaporto verde imposto dall’alto. Lo sciopero paralizzava le merci, fermava il porto, scuoteva l’economia e metteva a nudo la fragilità del potere. Lo Stato rispose con violenza: cariche, manganelli, tentativi di spezzare la determinazione dei manifestanti. Cinque di loro finirono sotto processo per due anni, accusati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Oggi risultano “assolti”, ma la verità non sta nelle aule: sta nella non-sottomissione, nella capacità di rifiutare senza compromessi e far sentire la propria forza. A Trieste, quel movimento eterogeneo diede vita ad una delle sue manifestazioni più radicali. Riattivare la memoria di quella mobilitazione resta fondamentale: dalla pandemia alla guerra, ricordare quelle pratiche di rifiuto totale della mobilitazione generale è storia viva per la resistenza contro l’autorità che impone obbedienza e sacrifici. Per questo diamo volentieri spazio alle parole che ci arrivano dal Coordinamento No Green Pass e Oltre della città, che ripercorre i momenti di quella giornata di scontro, mentre sono in corso altri due procedimenti legati alla mobilitazione. La lotta continua, nelle strade e nella carne di chi sceglie di non piegarsi.
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