Source - Radio Blackout 105.25FM
Since 1992 One Station Against The Nation
Facciamo un viaggio nella storia della diffusione degli oppioidi sintetici negli
Stati Uniti. Parliamo delle lacerazioni fisiche e non che la
deindustrializzazione lascia nei territori e nei corpi della provincia depressa
degli Stati Uniti, della rivoluzione medica degli Anni Novanta, che attribuisce
valore al dolore dellx pazienti, e del lancio, da parte della Purdue Pharma,
dell’OxyContin. Sul finire della puntata andiamo in Messico, luogo delle cocinas
di oppiodi sintetici che hanno sostituito la coltivazione di oppio.
Akron, Ohio Youngstown, Ohio Emilio Espejel / Where God Is Blind. Mexico.
Nella terza puntata dedicata al fentanyl, lo vediamo tornare in Messico, dagli
USA, come abitudine di consumo delle persone espulse dagli States.
La città di Tijuana è uno dei cinque comuni dello Stato della Baja California.
Data la sua vicinanza agli Stati Uniti, rappresenta uno dei valichi di frontiera
più frequentati al mondo, il che ha portato a un’elevata concentrazione di
migranti deportati. Secondo l’Unità per le Politiche Migratorie del Segretariato
degli Interni (SEGOB) — sulla base dei dati registrati presso i punti di
rimpatrio ufficiali dell’Istituto Nazionale per la Migrazione (INM) — Tijuana
risulta il comune con il maggior numero di persone rimpatriate in tutto il
Messico. Molte di loro vogliono tornare negli USA, e rimangono in città,
nonostante le retate della polizia o le privazioni a cui possono andare
incontro. L’elevato numero di persone rimpatriate che giungono in città, unito a
politiche pubbliche scriteriate, ha dato origine a una situazione difficile nei
quartieri Nord della città, in cui si concentrano la maggior parte delle persone
respinte, senza documenti e senza dimora. Nella “Zona Norte” della città —
spesso definita “zona di tolleranza” — la violenza della polizia è all’ordine
del giorno, e nelle stesse strade, a ridosso del muro, si concentra la maggior
parte della compravendita e del consumo di sostanze stupefacenti e del lavoro
sessuale della città. Una associazione, Prevencasa, fornisce visite
ginecologiche e osteopatiche, supporto psicologico,cura di ferite e ascessi,
preservativi, materiale sterilizzato per il consumo di sostanze, materiale
infomativo e altri servizi, in un’ottica di riduzione del danno non
proibizionista nè giudicante.
Dalle parole di Zaya, parliamo del muro e dell’intreccio di forze che
interagiscono con le abitudini di consumo di sostanze di chi frequenta
Prevencasa, e prendiamo spunto per analoghi approcchi per affrontare sin juicio
i problemi e i rischi per la salute delle noste comunità.
Di tanto in tanto farò qualche puntata di approfondimento delle mie fav label
curate da donne, persone non binary, trans e queer.
Si parte così con Woozy, etichetta di Dublino che amo molto e che è stata una
delle più assidue presenze nelle tracklist di questi primi due anni di IMBALLAT3
a conduzione BUBBLE WRAP.
TRACKLIST
* Kellen303 – Pinehearse [Woozy001, 2020]
* Sputnik One – Country Living [Woozy001, 2020]
* Coe – Say (KL Tribute) [Radial, 2021]
* Ambit – Act of Goodness [WZY2.5, 2022]
* Jasmín – Grumpy Cat [WZY2.5, 2022]
* Sha Ru – Temporary Iteration [WZY003 Match My Sway, 2023]
* Dåser – Doabey [WZY3.5, 2023]
* Octoptic – Neblina [WZY3.5, 2023]
* Laenz – Echoes Until [WZY004 After Sunset, 2024]
* Chewlie – Blaze Of Sobriety [WZY4.5, 2024]
* No Sir – Dilate [WZY4.5, 2024]
* Carré – Crawler [Meltdown, 2025]
* Bambi – Lotus Glow [WZY5.5 willow_pitch, 2026]
* Old Man Crane – Kelo Dub [WZY5.5 willow_pitch, 2026]
Questa… sincera… non so bene come descriverla. Diciamo che un venerdì sera di
inizio ottobre ho invitato Monica Witty negli scintillanti studi di Radio
Blackout. Lei porta con sé 2 chiavette, 5+3+2 ame e la capacità di trasformare
lo studio nel chaos della sua cameretta. Il resto sono 3 ore di ottima weird
music (che dovevano essere 1 e mezza), un discreto quantitativo di parole e
orari detti completamente a sproposito (da me, bubble wrap) e momenti di
altissimo profilo con inaspettate impro ai microfoni di Ciolle.
Tracklist in mutua.
Il movimento contro il carovita e la crisi sociale in Francia non accenna ad
arrestarsi.
Nonostante un importante impegno da parte delle forze dell’ordine per tentare di
disarticolare la forza di questa fase di mobilitazione contro il governo,
l’appuntamento è per sabato 31 ottobre per il terzo atto. Queste settimane hanno
posto alcune questioni importanti da analizzare, dalla possibile ricomposizione
di diversi settori sociali alla radicalità delle rivendicazioni. E’ interessante
anche vedere come il governo Macron non accenni ad arretrare. Quali bisogni del
movimento e quali prospettive?
Ne abbiamo parlato con Mathieu Rigouste, compagno e ricercatore in scienze
sociali in Francia
Si è svolta lunedi 26 ottobre al Tribunale di Torino una nuova udienza del
processo d’appello per il processo Sovrano che vede sul banco degli imputati il
centro sociale Askatasuna, il Movimento No Tav e lo Spazio Popolare Neruda. La
sentenza di primo grado aveva escluso l’esistenza dell’associazione a delinquere
contestata agli imputati. Oggi, in appello, l’accusa torna a chiedere che quella
lettura venga ribaltata, “proiettando sul conflitto sociale lo spettro di una
presunta organizzazione criminale” sostengono le realta’ di movimento torinesi.
Prossima udienza il 30 novembre.
Ne parliamo con Dana del Movimento No Tav
La manifestazione di sabato 24 ottobre a Bologna è stata segnata da ripetute
cariche della polizia, con manganelli, lacrimogeni e idranti, e dal grave
episodio del ragazzo picchiato e immobilizzato a terra, a cui sono stati negati
i soccorsi. Quando finalmente, dopo una lunga attesa, è arrivata l’ambulanza la
polizia ha azionato gli idranti anche contro il mezzo di soccorso. Una
manifestazione spontanea e molto partecipata contro carovita, guerra e
repressione. Ci sono stati numerosi fermi preventivi per impedire alle persone
di raggiungere il corteo, diverse denunce e tre persone sono state arrestate a
seguito della piazza; domenica si è svolto un presidio solidale sotto la
Questura per chiederne il rilascio e portare solidarietà alle persone fermate.
Bologna, negli ultimi anni, è diventata uno dei luoghi in cui il dibattito sulla
gestione dell’ordine pubblico e sul rapporto tra forze dell’ordine e diritto di
manifestare si è acceso con maggiore evidenza. Non per la violenza e brutalità
del singolo celerino o reparto, ma uno spaccato evidente delle decisioni
operative e, soprattutto, politiche che stanno dietro alla gestione delle
manifestazioni. Una dinamica che vediamo chiaramente nelle ultime settimane in
Italia, ma che a Bologna è evidente già dai cortei per la Palestina dello scorso
anno.
Proprio da episodi di violenza poliziesca è nata la campagna Lince – Occhi sugli
abusi. Abbiamo chiesto ad una compagna di Lince un racconto dalla piazza di
sabato.
Marted’ 27 Ottobre 2026 – Overjoy 300
Giunti alla trecentesima puntata, non potevo che celebrarla con una bella
selezione di 7″. Overjoy!
Dal comunicato stampa GSF si legge Il 30 ottobre 2026 i porti si fermeranno per
lo sciopero generale in vista della seconda giornata internazionale di lotta dei
lavoratori portuali , sulla base della Dichiarazione di Istanbul approvata al
Terzo Incontro Internazionale dei sindacati dei portuali e dei lavoratori dei
porti del Mediterraneo e dell’Europa del maggio 2026. La coalizione Ports in
Action – CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi),
Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport
Workers Federation of India – coinvolgerà oltre 100 siti portuali nel mondo.
In Italia lo sciopero generale è stato indetto dall’Unione Sindacale di Base e
rilanciato, a livello nazionale, dall’intero sindacalismo di base: Usi – Cit,
Confederazione Cobas, Si Cobas, Unicobas, Sial Cobas, Adl Cobas, Clap, Ssb,
oltre a numerose categorie della Cub.
In avvicinamento allo sciopero è stata bloccata in data 22 ottobre dal gruppo
dei portuali autonomi di Livorno la nave SUNAID X diretta alla base militare
statunitese di Sigonella.
Ne parliamo con Simone dei GAP Livorno:
Con una partecipazione eccezionale al voto, ovvero del 77,7% degli aventi
diritto che si sono recati alle urne, il Likud di Netanyahu e i suoi alleati
hanno ottenuto 53 seggi. Il risultato arriva contro i 48 seggi del principale
blocco di opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot, come molti dei
partiti contro cui gareggia il Likud, ideologicamente affine al partito
avversario.
Nessuno dei due schieramenti ha raggiunto i 61 seggi necessari per ottenere la
maggioranza in Parlamento.
Le elezioni sono avvenute in un clima di violenza: attacchi alle urne, agli
elettori arabi – interessata una partecipazione al voto mai vista con cui hanno
ottenuto 19 seggi.
Ne parliamo con MIchele Giorgio, corrispondente ufficiale del manifesto a
Gerusalemme e direttore di Pagine Esteri: