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Gli iraniani resistono nonostante il regime,le bombe e le sanzioni
All’interno dell’Iran la guerra sta generando una crisi economica fortissima con ampie fasce della popolazione che ormai vivono al di sotto della soglia di povertà ma al contempo si assiste ad una inevitabile crescita di un sentimento nazionalista, che non necessariamente coincide con un consenso verso il regime. Cresce un sentimento di solidarietà civile reciproca che si esprime anche nei raduni notturni chiamati dal regime in piazza , in queste circostanze si manifesta anche in forma di veri e propri “happening” l’insofferenza verso la repressione , la stanchezza per la guerra e la crisi economica . Le notizie dal paese sono scarse e difficili da reperire con regolarità ,il movimento di opposizione che si è manifestato verso dicembre/gennaio e che ha subito una feroce repressione ha trasformato, a causa della situazione di guerra ,la propria natura in una rete di cura. Si sono costruite nei quartieri mense popolari ,casse di sostegno , ci si sostiene a vicenda ,ma si protesta anche contro l’aumento delle condanne a morte degli oppositori .Uno sciopero della fame è in corso in più di 60 carceri iraniani proprio per denunciare le esecuzioni ,si articolano proteste nelle università contro leggi che impediscono la collaborazione con enti universitari stranieri . L’effetto dell’ultima ondata di sanzioni ha avuto un impatto sproporzionato sulla popolazione civile del paese e sul settore dell’istruzione in particolare. Le precedenti sanzioni hanno contribuito a rendere gli iraniani più poveri innescando un collasso valutario, portando a un aumento dei prezzi di cibo e medicine. Hanno isolato finanziariamente gli iraniani attraverso trasferimenti bancari bloccati e l’esclusione digitale attraverso software, servizi cloud e piattaforme limitate . l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti ha anche sospeso a tempo indeterminato le licenze generali relative all’istruzione che hanno consentito una cooperazione limitata con l’Iran da parte di università o persone americane, inclusi ma non limitati a programmi di scambio accademico e alcuni servizi di istruzione senza scopo di lucro. Duolingo, la società di tecnologia educativa americana che offre app di apprendimento e certificazioni linguistiche, ha deciso di vietare i test di lingua inglese per tutti gli utenti in possesso solo di un documento d’identità iraniano. A seguito del perverso meccanismo delle sanzioni secondarie gli studenti iraniani che cercano di perseguire titoli accademici al di fuori dell’Iran hanno osservato che diverse università in Australia, Norvegia e Regno Unito mettono in pausa le domande di dottorato, sponsorizzazioni o iscrizioni per gli iraniani negli ultimi mesi. La guerra ha rafforzato l’oligarchia affaristico militare dei Pasdaran che controllano l’economia delle sanzioni ,mentre la classe media che sosteneva il regime sta evaporando sotto i colpi della crisi economica e della guerra che impone una spesa pari al 25% del budget statale.  Ne parliamo con Paola Rivetti docente di Relazioni internazionali e studiosa della storia dell’Iran.
Iran
sanzioni
Puntata del 15/09/2026@0
Il primo argomento della serata è stato quello della repressione sui posti di lavoro, infatti in collegamento con Margherita Napoletano abbiamo spiegato le ragioni che hanno portato CUB Milano ad indire un corteo cittadino per sabato 19 settembre su questo tema. Oltre a ripercorre le vicende che hanno visto la storica rappresentante sindacale dell’ ospedale San Raffaele venire licenziata per motivi pretestuosi, abbiamo tracciato un quadro generale sulla situazione licenziamenti repressivi e generica agibilità sindacale in Italia. Saranno proprio le diverse tappe del corteo a raccontare ognuna una storia di repressione sul luogo di lavoro, ma anche gli interventi e le partecipazioni di Simone Vivoli licenziato da TIM e Delio Fantasia licenziato da Stellantis a scandire il concetto che nonostante tutto la lotta di lavoratori e lavoratrici per migliori condizioni di lavoro non si arrestano. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo realizzato in compagnia telefonica di Umberto Ottone di CUB Università e ricerca sulla “proposta” attivata dal Ministro Validità sulla possibilità di aderire ad un’ assicurazione integrata privata da parte del personale docente e ATA delle scuole italiane. Dal comunicato a riguardo pubblicato dal sindacato di base: ” La CUB SUR contrasta con forza l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale della scuola in quanto riduce i finanziamenti all’istruzione e contribuisce allo smantellamento del welfare trasferendo il denaro dai lavoratori ai padroni del mondo finanziario. La CUB SUR si impegna invece a promuovere campagne di lotte per la difesa della sanità pubblica, dell’istruzione statale e dei salari. Sappi che se aderisci all’ “allettante” offerta del Ministro Valditara: • Porterai soldi alla sanità privata • Contribuirai alla distruzione della sanità pubblica • Finanzierai la guerra • Non godrai di reali benefici • I tuoi soldi saranno usati per le peggiori operazioni finanziarie nel mondo • Danneggerai l’economia del tuo Paese • Impoverirai le finanze del tuo Stato • Sosterrai l’economia degli Stati Uniti • Non avrai una vera e garantita copertura sanitaria totale Prenditi il tuo tempo e informati a dovere prima di aderire !“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto. La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto tra il capitale industriale e la forza lavoro. A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una gravissima “bomba sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento. Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La vertenza rimane aperta come uno dei principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto privato e dell’indifferenza statale. A questo si vanno ad aggiungere le gravi dichiarazioni dell’ammiraglio NATO cavo dragone che conferma la creazione a Taranto del comando nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di guerra. Buon ascolto
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SpinTime: continua la mobilitazione\Manifestazione nazionale
Dopo l’incendio dello scorso 29 luglio e l’evacuazione dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, la comunità di Spin Time continua infatti la propria mobilitazione sui temi del diritto all’abitare, della solidarietà e della costruzione di una città inclusiva e accessibile. Con un militante di SpinTime abbiamo ripercorso quanto successo negli scorsi mesi e le prospettive di lotta a partire dal weekend di mobilitazione del 19|20 settembre. Il 19 settembre è previsto un corteo nazionale, con partenza da via Santa Croce in Gerusalemme. Il 20 settembre si terrà un’assemblea, per proseguire il confronto tra realtà sociali, associazioni, reti e movimenti.
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“Loi permis de tuer”: mobilitazioni in Francia contro la licenza di uccidere della polizia in vista delle presidenziali
Oltre 100 città francesi scendono in piazza questo finesettimana contro la “Loi permis de tuer”, la “Legge licenza di uccidere” che prevede che l’utilizzo delle armi da fuoco da parte della polizia sia sempre considerato legittimo, e che stia alla vittima e ai suoi familiari dimostrare il contrario (qui una lista delle mobilitazioni e maggiori informazioni sulla legge). Si tratta dell’ennesimo favore che il governo di Macron fa alle forze di polizia francesi, ed in particolare al sindacato di ultradestra Alliance Police: sebbene la legge sia stata inizialmente voluta dal ministro dell’interno socialista Cazeneuve nel 2017, per far fronte al grande e combattivo movimento sociale contro la riforma del lavoro, è stato soprattutto il governo Macron ad aver trasformato la polizia francese in una forza paramilitare con licenza di uccidere, mutilare ed arrestare arbitrariamente, facendo della repressione una delle principali armi per frenare i movimenti sociali e governare le periferie delle metropoli francesi. La risposta moltitudinaria che si annuncia contro la “Loi permis de tuer” potrebbe essere l’introduzione ad un nuovo autunno di lotta in Francia, dove il prezzo della benzina e delle bollette è alle stelle, la crisi sociale si traduce in licenziamenti di massa e drastici tagli ai servizi essenziali – mentre le elezioni presidenziali ormai alle porte si delineano sempre di più come una sfida tra il Rassemblement National e la France Insoumise. Ne abbiamo parlato con un compagno francese:
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Nello Spazio: armamenti e corsa alla luna tra geopolitica e investimenti privati
Lunedì 14 settembre con una breve dichiarazione evasiva, la US Space Force ha dichiarato la presenza di armamenti statunitensi nello spazio suscitando la reazione di Cina e Russia. Questo è l’ultimo episodio che sottolinea la sempre maggiore rilevanza nel fronte spaziale. I progetti di allunaggio di Usa e Cina, la chimera dello sfruttamento di ulteriori risorse sul satellite, la competizione tra Stati e privati per il controllo delle infrastrutture sempre più fondamentali per il comparto militare e civile sono alcuni degli esempi più rilevanti. Di questo e del ruolo del comparto aereospaziale italiano abbiamo parlato con Andrea Capocci, giornalista de il Manifesto.
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RADIO KALAKUTA
Viaggio nella scena afro di Lisbona Playlist: BATIDA-BATIDA BOTTO feat.Botto Trinidade & Pedro da Lima BURAKA SOM SISTEMA-VUVUZELA (CARNAVAL) PONGO-BICA BIDON feat.Titica BATIDA-PUXA feat.Beat Laden DIRON ANIMAL-TITA O PE’ feat.Pongo e XPTO FOGO FOGO-QUE’ K BO CRE BONGA-BANZA REMIX CESARIA EVORA-NHO ANTONE ESCADERODE remix KERRI CHANDLER BATIDA feat.BRAS FERMINO-NUFEKO DISOLE DINO D’SANTIAGO-KRIOULO feat.JULINHO JENIFER SOLIDADE-ARIAH NIGGA POISON-FAZES PARTE DESTE MUNDO BURAKA SOM SISTEMA-IN A MINUTE feat.ALO WALA MARINO SILVA-SODADE DE S.NICOLAU
KUDURO
lisbona
ARSIDER – CATENA DI FORZA 17_09_26
Non focalizzarti sul ROA (Ritorno sull’Investimento), focalizzati sul ROE: il Ritorno dell’Energia liquida.” Se sei guidato da un sistema, e stai cercando la verità, stai solo cercando la sicurezza dell’Arsider. La verità non si trova in un tempio, essa emerge solo quando la mente è completamente libera dal passato, dalle paure del futuro e dal disperato bisogno di essere qualcuno. Solo una mente che non chiede nulla, che non aspetta nulla e che non si aggrappa a nessuna certezza può percepire ciò che ti sfonda il limiter e ti perfora le meningi Di che cosa parlavate?: «Del grave rischio di un’involuzione autoritaria di sinistra. Del pericolo che l’Arsider si trasformasse in una Repubblica sedicente popolare, sul modello dell’Unione Sovietica». ARSA-TAU
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Data center in Italia: analisi delle criticità tra impatti ambientali e sovranità digitale
L’Italia sta vivendo una fase di espansione infrastrutturale nel settore dei data center senza precedenti, posizionandosi come uno dei mercati emergenti più attraenti d’Europa dopo l’area tradizionale FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi). Al 2025, si contano circa 222 data center distribuiti sul territorio nazionale, gestiti da 94 diversi provider. La città metropolitana di Milano rappresenta il cuore pulsante di questo sviluppo, concentrando il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale, pari a circa 414 MW IT. L’insediamento di un data center non è un’operazione neutrale. Le criticità si manifestano principalmente su quattro fronti: consumo di suolo, stress della rete elettrica, prelievo idrico e impatto sociale. Inoltre, i governi europei promuovono l’attrazione di data center hyperscale come una vittoria per la sovranità digitale. Tuttavia, ospitare infrastrutture statunitensi su suolo italiano non conferisce controllo sui dati né autonomia tecnologica. Al contrario, crea una dipendenza strutturale: una volta che i sistemi della sanità o della difesa sono migrati su server Microsoft o AWS, il potere negoziale dello Stato si azzera. Con Marco di Privacy Network, esploriamo le implicazioni e le criticità del boom dei data center in Italia. Leggi anche l’intervista su Infoaut a Errico Duranti del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio e ascolta gli approfondimenti sui data centers su Radio Blackout.
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NUOVO ANNO SCOLASTICO. CON LE CATTIVE MAESTRE – RAZZISMO ISTITUZIONALE E PRECARIETA’ STRUTTURALE NELLA SCUOLA DI VALDITARA@0
Con il collettivo transfemminista di docenti “Cattive Maestre”, che a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico aveva pubblicato un articolo per DinamoPress intitolato “Disertiamo la scuola di Valditara per una scuola antirazzista” , abbiamo analizzato il modo in cui la scuola stia diventando sempre più terreno ideologico per la promozione della retorica razzista ed islamofoba del governo Meloni. Abbiamo chiesto loro come si palesi la costruzione del nemico esterno nelle scuole e in cosa consista la risoluzione anti-islamizzazione promossa da Futuro Nazionale. Sotto accusa anche le indicazioni ministeriali, nelle quali è presente un riferimento esplicito alla supremazia dell’Occidente.  L’intervento di Cattive Maestre sottolinea anche il sistematico orientamento delle persone di seconda generazione verso l’istruzione tecnica. Questo, unito alla riforma degli istituti tecnici, dimostra l’intersezione tra la riproduzione di logiche razziste e classiste all’interno di tutti i gradi dell’istituzione scolastica. Abbiamo poi voluto toccare il tema del definanziamento dell’istruzione pubblica e della precarietà ormai strutturale che colpisce il corpo docente e il personale ATA. Per citare alcuni dati, lo scorso anno, nella scuola pubblica italiana ci sono stati 302.000 incarichi a tempo determinato. A inizio settembre di quest’anno si registravano già a circa 212.000 incarichi a tempo determinato. A questo si aggiunge l’assenza di manutenzione degli edifici, il 70% dei quali privi di aria condizionata. Abbiamo concluso parlando della battaglia per la conquista dei corpi delle giovani donne nelle scuole, che dopo aver visto il ridimensionamento o la proibizione dell’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva, si vedono private ulteriormente della possibilità di autodeterminarsi con proposte di legge come il divieto dell’utilizzo del burka a scuola. In conclusione, gli abbiamo chiesto, ora che è stata tolta l’educazione sessuo-affettiva, il ministero si sta ergendo a difensore delle libertà, quelle reputate tali dal governo, delle giovani musulmane. Che battaglia si sta svolgendo nelle scuole sui corpi delle giovani donne?
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Torino è contro il riarmo: 19-20 settembre ai Giardini Pozzo
Dall’assemblea cittadina nata a seguito dello sgombero di Askatasuna sotto l’immaginario della “Torino Partigiana” che raccoglie diverse realtà sociali, singoli o comitati attivi sul territorio torinese prende avvio un percorso ampio ed eterogeneo contro il riarmo e la guerra. L’idea è dare un’impronta a partire dall’autunno e definire un confine tra chi è per il riarmo e chi non lo è. La guerra si articola sul territorio e in vari ambiti della produzione e della riproduzione: l’ambizione è quella di inaugurare una stagione di lotta e informazione affinché i piani per questa città non siano più in funzione bellica. Di seguito l’indizione: TORINO è CONTRO IL RIARMO  Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.  Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità, scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare movimento dal basso.  Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale – molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.  Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città del riarmo: come contrapporsi insieme?” PROGRAMMA
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BARCELLONA: PLANTEM CARA AL FEIXISME! RACCONTO DALLE PIAZZE ANTIFASCISTE
Contributo audio di un compagno di Barcellona sulle giornate di lotta intorno all’11 settembre, giornata della Diada Nacional de Catalunya, festa nazionale della Catalogna, in cui migliaia di persone sono scese in piazza per contrastare la presenza di gruppi nazisti come Nucleo Nacional e Aliança Catalana e non permettere loro di appropriarsi delle piazze simbolo dell’indipendentismo catalano. Come ci racconta il compagno, durante l’estate la risposta antifascista ha iniziato a organizzarsi per “plantar la cara” di fronte alle mobilitazioni convocate e cavalcate dall’estrema destra a seguito della crisi di Ceuta. Per approfondire la crisi di Ceuta, vi segnaliamo questo contributo su Radio Blackout. Il prossimo venerdì 18 è previsto l’arrivo in città di Santiago Abascal, leader di Vox, partito presente nel panorama istituzionale spagnolo. Abbiamo chiesto al compagno di fare un po’ di chiarezza sulla galassia dell’estrema destra che sta chiamando piazze e presidi ora a Barcellona e in tutta la Spagna e di raccontarci cos’è successo in questi giorni di mobilitazioni antifasciste.
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Yemen: il movimento Ansar Allah mantiene il controllo del Mar Rosso
Nella regione mediorientale continua l’escalation, nelle ultime ore un presunto drone avrebbe colpito La Mecca, gli Houthi yemeniti hanno rifiutato l’accusa di responsabilità avanzata da Riad. In Yemen, a seguito della ripresa della guerra interna tra la componente afferente al movimento Ansar Allah e il governo ufficiale sostenuto dall’Arabia Saudita nelle scorse settimane abbiamo assistito a un cambio di passo significativo. Gli Houthi hanno preso il controllo di differenti città, come Mocha, snodi strategici, isole e porzioni di territorio sino ad arrivare al blocco del Mar Rosso mettendo in seria difficoltà il governo centrale yemenita e Riad che, a sua volta, si è trovata abbandonata dai suoi alleati storici come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Questo scenario favorisce Teheran in una fase ancora aperta di guerra con gli USA e impone una serie di riflessioni attorno alle trasformazioni degli equilibri mondiali. Siamo lontani da una transizione egemonica ma è possibile leggere alcune linee di tendenza e una frammentazione forse inedita in quello che viene definito Occidente collettivo. Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista per Il Manifesto, Pagine Esteri e altri quotidiani.
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