
Ancora sulle basi USA in Italia
The Weapon Watch | 6a puntata: Intermediari e clienti per i droni killer israeliani - Tuesday, June 30, 2026Per affrontare in modo compiuto il dibattito pubblico – mai finito – sulle basi militari americane in Italia sarebbero necessarie tre constatazioni.
La prima è che gli Stati Uniti dichiarano di avere 47 attive in Italia, 34 maggiori e 13 minori, come riporta l’ultimo Base Structure Report pubblicato dal Dipartimento della Difesa (ora della Guerra!) americano, relativo all’anno 1 2025. È un inventario di beni federali all’estero, che indica anche il “valore di rimpiazzo” (Plant Replacement Value) dei beni immobili costruiti nelle basi, un corrispettivo di circa 19,5 miliardi di dollari che l’Italia dovrebbe restituire al contribuente americano nell’ipotesi di un totale ritiro delle truppe USA.
La seconda constatazione riguarda il macroscopico cambiamento avvenuto tra fine degli anni Ottanta e inizio dei Novanta nel significato strategico e tattico della presenza militare degli Stati Uniti in Italia. Prima, questa presenza era motivata – nel clima di aspra contrapposizione della guerra fredda – con la difesa dell’Italia e dell’Europa sudoccidentale da una temuta invasione comunista. Dopo il 1991, con la riunificazione tedesca e lo scioglimento del Patto di Varsavia, gli Stati Uniti e la Nato hanno abbandonato gran parte delle basi in Italia – circa un centinaio, secondo una ricerca promossa da Weapon Watch – per mantenerne invece poche decine, riaggiornate però secondo le necessità della propria proiezione militare su un vasto scacchiere, dall’Africa settentrionale al Mar Nero, dal Medioriente al Golfo persico e all’Oceano indiano. Questo cambiamento corrisponde anche al profondo continuo aggiornamento tecnologico degli armamenti e della guerra, e alla dimensione globale assunta ormai dai conflitti. Tuttavia la trasformazione della presenza militare USA in Italia, da “difensiva” a “offensiva”, è evidente ed è confermata dalla tipologia di armamenti schierati di stanza sul territorio italiano, incluse le bombe nucleari adattabili ai caccia multiruolo F-35.
La terza constatazione riguarda l’autonomia dei rappresentanti eletti dal popolo, quando hanno dovuto accettare i limiti “politici” imposti da una massiccia presenza militare USA sul territorio nazionale e in un quadro che oggi proietta questa presenza in scenari di attacco, al di là delle formule retoriche via via portate a giustificazione (guerra umanitaria, guerra al terrorismo, guerra preventiva). Questi limiti sono storici, cioè hanno preceduto e accompagnato la stessa nascita – ottant’anni fa – della Repubblica italiana, dal momento che la presenza di truppe USA e basi militari USA data dallo sbarco alleato in Sicilia (luglio 1943) e da allora è stata costante e senza soluzioni di continuità.
I “padri costituenti”, che pure valutarono la necessità di vietare in costituzione la firma dei trattati segreti per impedire al potere esecutivo di aggirare il controllo parlamentare su decisive questioni di politica internazionale, alla fine ripiegarono su un testo (articolo 80) privo del divieto. Aprirono così la strada alla serie di trattati segreti che l’Italia repubblicana ha sottoscritto per regolare e sistematizzare la presenza militare americana. I due principali trattati segreti furono firmati nel 1954 dal governo presieduto da Mario Scelba (vicepresidente Giuseppe Saragat), e costituirono il precedente giuridico-diplomatico per altri successivi protocolli segreti anche riguardanti le basi militari americane, come ha puntigliosamente ricordato lo stesso ministro della difesa Guido Crosetto lo scorso 7 aprile alla Camera dei deputati.
Nella stessa seduta, il ministro ha fatto un resoconto dettagliato dei voli da due delle principali basi italiane occupate dalle forze armate statunitensi, in un periodo compreso tra 2018 e 2025. Lo riportiamo qui in forma di tabella.
Il ministro Crosetto durante l’informativa alle Camere del 7 aprile 2026.
Il 24 giugno scorso il segretario della Nato Mark Rutte ha affermato, in un’intervista a Foxnews, che gli alleati europei hanno sostenuto fortemente le operazioni militari americane contro l’Iran (la campagna “Epic Fury”), concedendo le proprie basi per 4-5.000 voli e costituendo una piattaforma di forte proiezione per gli Stati Uniti. Ha poi fatto l’esempio dell’Italia: «For example Italy. Five hundred US planes took off from US bases in Italy to support Epic Fury. This is massive!». Parole che spazzano via ogni tentativo di minimizzare la partecipazione attiva dell’Italia al conflitto contro l’Iran.
Invece lo stesso ministro Crosetto pochi giorni dopo ha smentito Rutte e ribadito che l’Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche, logistiche e di supporto, escludendo categoricamente voli o missioni di natura cinetica (cioè combattive o offensive).
Il segretario della Nato, Mark Rutte, nell’intervista rilasciata a Foxnews il 24 giugno 2026.L’osservatorio Weapon Watch raccoglie da anni le prove (le trovate sul sito web www.weaponwatch.net) che confermano la partecipazione dell’Italia a molti conflitti armati scoppiati negli ultimi anni, dalla Libia all’Ucraina, dallo Yemen a Gaza e ora all’Iran. Partecipazione che ha comportato sia la cessione di materiale militare da parte delle forze armate italiane, che l’invio di armamenti prodotti in Italia – principalmente dal gruppo Leonardo – o prodotti all’estero e transitati da porti e aeroporti italiani. Tutto ciò nega il ripudio costituzionale della guerra e viola la Legge 185 del 1990.
L’Italia è entrata in tutte le guerre volute da Washington, così come sta sostenendo quelle volute a Tel Aviv. È sconcertante che un governo come quello attuale, che in ogni sede internazionale si è speso per dimostrare il suo sostegno all’amministrazione Trump, autoproclamandosi nel ruolo di “miglior amico degli Stati Uniti”, voglia oggi negare la propria responsabilità circa le inevitabili conseguenze di questo atteggiamento.
[vedi anche il precedente articolo sullo stesso tema; https://www.weaponwatch.net/2026/01/26/per-una-ricognizione-sulle-basi-straniere-in-italia/ ]