Tag - Senza categoria

Da Forlì: “Lavoriamo per la guerra!” Un volantino da un’iniziativa contro il progetto ERiS
Riceviamo e diffondiamo: Domenica 25 gennaio una decina di persone vestite con delle tute con i loghi di Leonardo Spa e Thales Alenia Space hanno distribuito, durante il carnevale dell’Aeroporto al quartiere Ronco di Forlì, un volantino contro il Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space. Il Progetto ERiS è un’iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare per realizzare un nuovo polo aerospaziale. Un progetto che va contrastato! Sul sito abbiamo riportato il testo assieme ad alcune foto. Il testo del volantino lo trovate qui: https://noeris.noblogs.org/2026/01/26/lavoriamo-per-la-guerra/ [in questa pagina ci sono anche diverse immagini dell’iniziativa, ndr] Il sito http://noeris.noblogs.org si propone di fare controinformazione sul progetto “Emilia-Romagna in Space” a Forlì. Chi alimenta la guerra non va lasciato in pace!   Qui il testo del volantino: SALVE! Siamo tecnici specializzati, ingegneri, cervelloni delle ditte che fanno parte del Progetto ERiS, Emilia Romagna in Space, iniziativa che mira a raggruppare aziende che operano nel settore militare, prime fra tutte l’eccellenza italiana Leonardo Spa e la francese Thales. Tutta gente che si adopera notte e giorno, con costanza e perseveranza, per trasformare questo meraviglioso pianeta in una landa desolata fatta di macerie e devastazione. “EriS” vuole impiantare nel vostro quartiere Ronco, a Forlì, nientepopodimeno che un polo di progettazione e fabbricazione di antenne e componentistica per nano-satelliti, fantastico no?! Cosa faranno mai questi nano-satelliti, ci chiedete?! Avete presente tutte le immagini di bombardamenti e distruzione che passano ogni giorno in tv e sui vostri luminosissimi cellulari? Ecco, tutta quella roba là – rovine, mutilazioni, morti, scuole ed ospedali sventrati – senza le infrastrutture satellitari che progettiamo non sarebbero possibili. Non è fantastico?! Diciamo alla gente che non è vero, che sono solo ad “uso civile”, ma TUTTE le sette industrie per cui lavoriamo vendono prodotti al comparto bellico, ossia sono TUTTE responsabili delle guerre odierne; perciò, in tutta franchezza, possiamo pure dire che anche noi tecnici e scienziatoni lavoriamo per la guerra! E dove lo prenderemo il denaro per fare il polo dell’ERiS al Ronco? Ma dai soldi pubblici, ovviamente! La regione Emilia-Romagna è già in pole position e ci ha promesso il suo aiuto, poi ci sono i soldoni del PNRR che il governo senz’altro non ci farà mancare. Avete presente, no? Sono quelli che dicevano sarebbero serviti per la sanità pubblica! Ecco, avete notato quanto è migliorata, no?! E invece noi ce li investiamo in infrastrutture di guerra, come il Ponte sullo Stretto o in componenti per armi, come le antenne satellitari che abbiamo intenzione di produrre. Del resto, dalla nostra parte abbiamo la scintillante Leonardo, che solo nei primi 9 mesi del 2025 ha fatturato 13,4 MILIARDI DI EURO! Non è mica vero che c’è la crisi!! La guerra è sempre un buon affare per chi non ha scrupoli. È bello festeggiare il carnevale con i propri affetti, anche noi che sembriamo così freddi e cinici lo riconosciamo: QUA IL CARNEVALE, ALTROVE LA CARNEFICINA. Grazie anche al prezioso contributo del Comune, che ci ha concesso di trasformare un’area verde pubblica dietro via Carnaccini in un’ennesima colata di cemento, volevamo condividere con voi l’immensa gioia di poter fare di Forlì un polo internazionale di ricerca e fabbricazione di morte: non sono droni, bombe e missili, questo no per carità! Sono i satelliti che servono a guidare i droni, le bombe e i missili, nessuna paura! E se le guerre finissero domani, nessun problema! Possiamo usare tutta questa bella tecnologia per trasformare le città in carceri a cielo aperto, totalmente video-tele sorvegliate, sul modello di Israele per capirci; digitalizzare le vite di tutti, far dimenticare che siamo umani e assimilarci sempre di più alle macchine… anzi, lo stiamo già facendo. IL PROGETTO ERiS E LA FONDAZIONE MERCURY (Comune di Forlì + Fondazione Cassa dei Risparmi) SONO ORGOGLIOSI DI ANNUNCIARVI CHE IL VOSTRO QUARTIERE, LA VOSTRA CITTÀ, SARANNO CORRESPONSABILI DELLE GUERRE IN TUTTO IL MONDO… SE NON CI FERMANO PRIMA. TECNICI SPECIALISTI ERiS INGEGNERI ERiS CERVELLONI ERiS noeris.noblogs.org
Senza categoria
Esplosivi e munizioni, un’unica filiera
Pubblichiamo qui la prima parte di una ricerca sulla filiera degli esplosivi. È anche il primo contributo di una serie che abbiamo chiamato «Seguire la merce, ricostruire le catene logistiche». Crediamo che sia venuto il momento, infatti, di indicare con precisione come si strutturano le catene logistiche che si dedicano ad alimentare le guerre e a fornire armi e munizioni che servono a colpire soprattutto popolazioni civili e inermi. Si parte dai produttori dei componenti essenziali, si passa a individuare i luoghi in cui si fa l’assemblaggio finale e da cui la merce viene spedita verso il destinatario, si cercano gli intermediari, compresi spedizionieri e trasportatori e soprattutto gli operatori marittimi coinvolti, si ricostruiscono le rotte che la nave (o anche più di una nave, in caso di transhipment) su cui viene effettuato solitamente la maggior parte del trasporto fino al porto più prossimo alla destinazione finale. Nelle recenti proteste contro la guerra, la supply chain globale delle munizioni e degli esplosivi è stata quella forse più efficacemente boicottata dal movimento, probabilmente per la semplice ragione che è resa più visibile dalle misure di sicurezza che il loro trasporto impone, qualsiasi ne sia la modalità. È per questo che l’osservatorio the Weapon Watch ritiene utile un’analisi approfondita del settore produttivo degli esplosivi, che sta a monte o che è integrata alla produzione e distribuzione delle munizioni da guerra, una filiera in forte tensione per l’aumento della domanda causato dalle guerre in corso e principalmente da quella in Ucraina.
Senza categoria
Il caso di Invernizzi Presse Srl
Abbiamo ricevuto da Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, la segnalazione di questo articolo. Lo riprendiamo e lo segnaliamo a nostra volta, dal momento che insieme ai compagni antimilitaristi di Lecco anche Weapon Watch ha contribuito a far conoscere il caso dell’azienda Invernizzi Presse Srl, con stabilimento a Pescate e sede legale a Lecco. Si tratta di un’azienda a dimensione famigliare, ma ciò non toglie che sia anche uno dei più perniciosi esempi di proliferazione degli armamenti, dal momento che nessuna autorità governativa ha mai pensato di non concedere le licenze d’esportazione a un’azienda specializzata nella produzione di macchine per produrre munizioni leggere. Linee complete di questi macchinari sono state vendute anche recentemente a paesi extra UE come la Macedonia del Nord, il Qatar, l’Egitto, la Turchia, che non danno nessuna garanzia né tantomeno trasparenza circa le proprie esportazioni di munizioni; nonché a paesi UE come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, che da anni sono tra i più impegnati a fornire le munizioni che alimentano il conflitto ucraino e che continuano a impedire anche la sola prospettiva di un cessate il fuoco temporaneo. In questa pagina, tratta dal sito web aziendale (aggiornato al 10.1.2026), sono elencate le tipologie di proiettili fabbricabili con le macchine prodotte da Invernizzi Presse. Bisogna inoltre sottolineare con forza il ruolo giocato dall’azienda lecchese nell’aver consentito a Israele di costruirsi un potente apparato industrial-militare globale per alimentare gli arsenali delle IDF, apparato che oggi include pienamente anche l’India, altro paese divenuto non casualmente tra i principali clienti di Invernizzi Presse. Tutto ciò mentre l’esercito israeliano commetteva una infinita lista di violazioni del diritto internazionale e delle convenzioni di guerra ai danni del popolo palestinese, violazioni che soltanto l’ipocrisia dei governi non osa definire come genocidio. Dal 1958, anno della fondazione dell’azienda per iniziativa di Mario Invernizzi e della moglie Laura Maggi, ad oggi la “conversione” alla produzione militare si è fatta sempre più intensa. Oggi alla guida vi è la seconda generazione della famiglia Invernizzi, i fratelli Luca (presidente e CEO) e Michele (socio paritetico e consigliere d’amministrazione), e si prepara la terza generazione (Jacopo). Nelle loro esternazioni social, gli esponenti vantano il profilo di produttore di munizioni, una scelta che ha premiato concretamente: nel 2018 l’azienda fatturava 6,85 milioni di euro, nel 2024 ha superato i 25 milioni di euro con 67 dipendenti, collezionando ogni anno autorizzazioni all’esportazione militare per parecchi milioni (3,7 nel 2023, 5,7 nel 2024). Che il direttore di Altreconomia sia stato vittima di una “querela temeraria” da parte di un’azienda che vanta il proprio profilo di fabbricante di munizioni, proprio per aver portato prove di quel profilo e delle relazioni commerciali con Israele, è il segno di quanto sia sgradito entrare sotto i riflettori dell’opinione pubblica a chi sta oggi profittando della svolta militarista/securitaria nelle relazioni internazionali, nell’economia e nell’informazione. Che un giudice abbia dato definitivamente ragione al giornalista è per noi elemento di riflessione, in una fase in cui il governo sta cercando di limitare l’indipendenza della magistratura e mentre si prepara su questo tema un referendum popolare.
Senza categoria
ANNO NUOVO, GUERRE VECCHIE
STESSE NAVI DELLA MORTE, STESSO SILENZIO CONNIVENTE DELLE ISTITUZIONI Mentre il 30 dicembre l’Arabia Saudita ha ripreso i bombardamenti aerei in Yemen nel porto di Mukkala, continuano di mese in mese i transiti delle “navi della morte”, le famigerate Bahri della compagnia saudita rappresentata in Italia dall’agenzia marittima Delta del gruppo Gastaldi. A fine anno è stata la volta della BAHRI ABHA proveniente dagli USA e diretta come primo porto a Alessandria d’Egitto e poi giù verso gli altri porti delle aree di guerra civile in Medio Oriente. In coperta, i soliti container carichi di esplosivi in questo caso imbarcati nel porto di Wilmington in North Carolina, scalo che serve l’export USA degli armamanenti, che non conosce la “guerra dei dazi” perché rifornisce tutti i giorni nel mondo la guerra vera, quella sulla pelle delle popolazioni civili, con cui realizza profitti senza limiti. Intanto le istituzioni locali continuano a tacere, a cominciare dal Comune di Genova che di fronte ai microfoni, nelle settimane di manifestazioni della cittadinanza contro lo sterminio a Gaza, aveva dichiarato interesse almeno per l’apertura di un Osservatorio sui transiti e i commerci di armi nel porto. In compenso ferve l’attività dell’Agenzia delle Dogane che si fa bella sequestrando borse false griffate e noodles cinesi sofisticati, ma non risponde alle istanze di trasparenza e di accesso alle informazioni sui transiti di guerra opponendo un inesistente per legge “segreto”.Toccherà come al solito ai lavoratori del porto e alle associazioni civili contro le guerre e il riarmo dimostrare che nella città si conserva una coscienza pacifista degna della sua storia sociale e culturale, a dispetto dei cambi di giunta e di “colore” che niente di diverso hanno mostrato nei fatti.
Senza categoria
L’esempio dei portuali di Genova è contagioso
BOICOTTARE BATTAGGION SPA L’esempio dei portuali di Genova, dopo una pratica di azione diretta iniziata nel 2019 contro l’esportazione e il transito di materiali d’armamento verso l’Arabia Saudita coinvolta nella guerra in Yemen e continuata negli anni con coerenza fino ai blocchi verso Israele, con il tempo è diventato contagioso. Non solo tra altri lavoratori dei porti mediterranei ed europei (fino a quelli australiani e nord-americani), ma nei diversi nodi della filiera logistica militare, nel mondo della ricerca e università fino all’industria che produce sistemi d’arma, dove sempre più giovani si rifiutano di lavorare. È sempre più frequente incontrare, negli eventi in cui siamo invitati come The Weapon Watch, singole persone, gruppi organizzati, associazioni che non si accontentano solo di manifestare, ma si pongono il problema, a partire dai territori in cui vivono, di mettere il classico granello di sabbia negli ingranaggi logistici, produttivi e finanziari che, dall’economia delle guerre e dei genocidi, traggono notevoli profitti. È quanto avvenuto in questi mesi a Bergamo dove, nonostante sia un territorio con una ridotta presenza di aziende coinvolte nella filiera militare, diversi cittadini e associazioni che avevano accompagnato con solidarietà e speranza la missione della Global Sumud Flotilla, hanno avviato un lavoro di ricerca e intervento per interrompere qualsiasi complicità presente nell’economia bergamasca con l’economia del genocidio, perpetrato dallo Stato di Israele nei confronti dei palestinesi. Nonostante il balbettio e le mezze verità del ministro degli Esteri e la falsità arrogante di quello della Difesa, le istituzioni italiane sono responsabili di violazione palese della Legge 185/90 per; 1. non aver interrotto tutte le esportazioni di materiali d’armamento verso Israele, derivanti da autorizzazioni precedenti all’ottobre del 2023; 2. non aver bloccato i transiti dai nostri porti di navi cariche di armi, munizioni, esplosivi ecc. provenienti da paesi terzi e diretti nei porti israeliani di Haifa e Ashdod; 3. non aver impedito il traffico illecito e non autorizzato di materie prime, semilavorati, componenti, composti chimici, tecnologie dual use ecc. destinate alle principali industrie militari israeliane, tranne che in un caso nel porto di Ravenna (come Weapon Watch ha già riferito in dettaglio). Ma alle responsabilità pubbliche, come ha dimostrato la giurista italiana Francesca Albanese nel suo rapporto all’Onu, si associano responsabilità private delle imprese che traggono profitto dal contribuire o sostenere l’economia del genocidio e le guerre israeliane. A questo fine, ad esempio, la vendita di materiale d’armamento del Gruppo Leonardo a Israele è finita in tribunale. Il 29 settembre 2025 le associazioni AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per… e la dott.ssa Hala Abulebdeh, cittadina palestinese, hanno depositato un atto di citazione notificato a Leonardo e allo Stato italiano presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forze armate dello Stato d’Israele. A loro volta gli attivisti bergamaschi, partendo dal loro territorio, hanno per prima cosa identificato, analizzando i dati contenuti nelle relazioni annuali presentate dal Governo a Camera e Senato, le sette aziende del territorio che hanno esportato materiali di armamento dal 2022 al 2024. La principale di queste è la Battaggion Spa, un’azienda metalmeccanica con stabilimento nel cuore della città, che produce tecnologie civili e militari, le ultime destinate alla produzione di esplosivi. A differenza delle altre aziende bergamasche che hanno esportato verso altri paesi europei (compreso il Regno Unito) e negli Stati Uniti, la Battaggion ha esportato verso Israele e paesi coinvolti in conflitti armati (come l’India) e/o con documentate violazioni dei diritti umani (come l’Uzbekistan). Questa tabella e il grafico seguente sono stati presentati alla conferenza stampa nel quale è stato lanciato l’appello “NO all’Economia di Guerra in Bergamasca, NO all’Economia del Genocidio in Palestina”. Il valore delle esportazioni di Battaggion rappresenta oltre l’80% dell’esportazione complessiva bergamasca di materiali d’armamento. Tra il 2022 e il 2024, l’azienda ha fatturato oltre 5 milioni di euro da commesse israeliane. Le esportazioni verso Israele sono quindi avvenute anche durante il genocidio in corso. Oltre ad esportare tecnologie per la produzione di esplosivi, l’azienda invia in Israele personale specializzato per la loro installazione e configurazione. La Battaggion vanta nuove commesse per ulteriori 5 milioni di euro destinate a paesi teatro di conflitto, che attendono solo l’autorizzazione del governo italiano. A questo punto, oltre a dissociarsi apertamente – in quanto cittadini bergamaschi – da qualsiasi coinvolgimento nell’economia del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi, sono state avanzate precise richieste alla proprietà della Battaggion Spa, alle istituzioni locali e all’insieme della società civile bergamasca. * A Battaggion Spa: Riconsiderare immediatamente ogni esportazione di materiali d’armamento verso Israele, con particolare riferimento alle commesse in attesa di autorizzazione. Riposizionare l’offerta commerciale a favore esclusivo degli usi civili delle sue tecnologie, evitando ogni possibile utilizzo in violazione del diritto internazionale. Destinare risorse concrete alla riparazione materiale dei danni subiti dal popolo palestinese, attraverso contributi verificabili per la ricostruzione di ospedali, infrastrutture sanitarie e idriche distrutte a Gaza. Garantire che il riposizionamento commerciale dell’azienda non comporti alcuna conseguenza sui livelli occupazionali. La riconversione produttiva deve essere accompagnata da piani di salvaguardia dei posti di lavoro e riqualificazione professionale. * Alle istituzioni locali: Prendere posizione ufficiale contro il commercio di materiali d’armamento da parte di aziende bergamasche a favore dello Stato di Israele, con particolare riferimento al caso documentato di Battaggion Spa. Sollecitare con urgenza il governo nazionale alla piena applicazione della legge 185/1990. Vigilare affinché il territorio bergamasco non tragga profitto da commerci con paesi sospetti di violazioni del diritto internazionale umanitario. Opporsi con forza allo sviluppo dell’industria militare locale alimentato dagli investimenti del piano di riarmo europeo. * Alla società civile bergamasca: associazioni, enti giuridici, forze politiche, sindacati e singoli cittadini detengono il potere dell’azione collettiva. Esercitiamolo con determinazione, ciascuno in indipendenza e secondo le proprie specificità, per contrastare le pratiche locali che alimentano l’economia bellica di Israele. (Gianni Alioti)
Senza categoria
La guerra è tra noi: ora si vede
L’osservatorio the Weapon Watch ha raccolto, in questi ultimi giorni, una serie di notizie e informazioni che testimoniano l’ingresso di forza nella vita quotidiana degli italiani della guerra, dei suoi strumenti e delle sue priorità. Nel 1° episodio abbiamo parlato degli intensi movimenti di cannoni FH-70 attraverso la Liguria. Nel 2° episodio abbiamo guardato al potenziamento del nodo ferroviario di Pisa-Tombolo al servizio della logistica militare 3° EPISODIO Il movimento dei mezzi militari sulle strade del paese si intensifica, così come tra i comuni cittadini diviene sempre più acuta l’attenzione verso l’interferenza delle forze armate nella vita quotidiana. Sulla via Flaminia, a Roma, sabato 21 nevembre 2025. Dal punto di vista dell'”immaginario collettivo” – evidente obiettivo della propaganda governativa – l’attivismo militare è al lavoro sin dal varo della cosiddetta Operazione Strade Sicure, varata nel 2008 (appena quattro anni dopo la “sospensione” della leva obbligatoria) e prorogata innumerevoli volte (l’ultima con l’art. 90 della Legge di bilancio 2025, che la estende fino al 31 dicembre 2027), coinvolgendo 6000-7000 militari in compiti di polizia, cioè in concreto di presenza armata nei luoghi “sensibili”, quali le stazioni ferroviarie, le abitazioni di giudici e politici, sedi consolari e sinagoghe, La presenza dei militari è sempre più estesa anche nel mondo della scuola. Dal 2014 è attivo il protocollo d’intesa tra i ministeri dell’Istruzione e della Difesa, che di fatto ha consentito l’ingresso di attività “militari” o “militarizzanti” nelle scuole, sia con progetti scuola-lavoro e attività sportive di tiro a segno, sia con visite guidate nellinstallazioni e negli stabilimenti militari, fino a sedute del collegio dei docenti tenutesi all’interno di basi militari (ad Augusta, ottobre 2024), attività da anni demunciate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Dal canto loro, le università – riformate in senso privatistico dalle “riforme” Berlinguer e Gelmini, e ora in procinto di subire la nuova governance pensata dal duo Bernini-Galli della Loggia – sono da tempo terreni d’elezione della ricerca militare di grandi gruppi come Leonardo e della strisciante predilezione per la collaborazione dual use con Israele. L’articolo è stato pubblicato da «il Giorno» il 3 aprile 2024. Nella prima metà del Novecento non si è posto in Europa il problema di rendere “normale” la guerra, c’era chi vedeva la guerra come “pulizia del mondo”, e chi si illudeva di andare gioiosamente a combattere l’ultima guerra dell’umanità, con le conseguenze che due Guerre mondiali e successivi immani spostamenti di popolazioni ancora oggi ci mostrano. Nella seconda metà del Novecento si è accanitamente cercato di rendere normale la pace, con uno sforzo diplomatico senza precedenti e la creazione di entità sovranazionali (ONU, Unione Europea) e organismi di cooperazione internazionale efficienti. Ma il primo quarto del XXI secolo ha segnato un’inversione di rotta drammatica, e negli ultimi due anni – successivi al trauma globale della pandemia – si sono demolite una ad una tutte le infrastrutture della pace, a cominciare da quelle psicologiche e culturali. Al punto che non scandalizzano più le parole di un generale francese («La guerra ad alta intensità è un ritorno alla normalità»), a cui oggi fanno seguito quelle del presidente Macron, uno dei principali apripista verso il baratro collettivo, che intende ripristinare la leva militare, per ora su base volontaria.
Senza categoria
La guerra è tra noi: ora si vede
L’osservatorio the Weapon Watch ha raccolto, in questi ultimi giorni, una serie di notizie e informazioni che testimoniano l’ingresso di forza nella vita quotidiana degli italiani della guerra, dei suoi strumenti e delle sue priorità. Nel 1° episodio abbiamo parlato degli intensi movimenti di cannoni FH-70 attraverso la Liguria. 2° EPISODIO Un’interpellanza del giugno scorso, presentata dal consigliere Ciccio Auletta (gruppo Diritti in Comune) al Consiglio comunale di Pisa, ha avuto risposta solo nei giorni scorsi. Vi si chiedeva ragione delle interruzioni della circolazione ferroviaria tra Pisa e Livorno registratesi ogni mattina tra le 9.50 e le 12.50 dal 10 al 20 giugno 2025, ufficialmente motivate per “lavori di rinnovo degli scambi a Tombolo”. La risposta ufficiale di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) all’assessore del Comune di Pisa riferisce che «presso la stazione di Tombolo è stato eseguito un intervento di potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria, consistente nella realizzazione di un nuovo fascio di binari lato ovest» e in particolare «nell’ampliamento del corpo stradale e nella conseguente realizzazione di due nuovi binari con relativi impianti di trazione elettrica, uno di circolazione a modulo 750 nell’ambito del l’adeguamento del corridoio Tirrenico per le merci, e l’altro di allacciamento al nuovo raccordo della base US Army di Camp Darby». A questo proposito, RFI ha comunicato che nel periodo 1.1.2023-30.8.2025 attraverso il raccordo di Tombolo sono passati 44 treni (circa uno ogni tre settimane, in media) diretti a Camp Darby. Anche i Ferrovieri Contro la Guerra, in un loro comunicato, hanno rimarcato che la tardiva risposta di RFI e in generale la mancata informazione sui lavori a Tombolo risponde al tentativo di minimizzare la militarizzazione della rete e del lavoro ferroviario in atto. Come documentato anche dall’Atlante dell’industria militare di Weapon Watch, in realtà quello di Tombolo è un nodo intermodale di grande rilevanza militare. Il raccordo ferroviario, del cui potenziamento abbiamo detto, è infatti integrato con il porto fluviale sul Canale dei Navicelli, costruito nel 1980, poi caduto in disuso e recentemente sottoposto a lavori di potenziamento sotto la guida dell’839th Transportation battalion dell’US Army Military Surface Deployment and Distribution Command (SDDC), per un valore di 42 milioni di $ complessivi. I lavori, cominciati nel 2018, e durati oltre tre anni, hanno interessato soprattutto il ripristino della banchina (prima in ghiaia, ora soletta di calcestruzzo) prolungata a 152 m, una gru da 150 tonnellate, un ponte mobile ferroviario costruito poco a valle del ponte mobile stradale sulla Via Livornese, e una nuova linea ferroviaria verso Livorno con rafforzamento della testa dei binari. Alla fine dell’intervento lo scalo ferroviario di Tombolo – da anni abbandonato per il traffico passeggeri – potrà ospitare 150 vagoni. Lo stesso Canale dei Navicelli è stato potenziato con lavori di dragaggio e ripalancolatura per aumentarne la portata, commissionati da NSPA (NATO Support and Procurement Agency) alla Port Authority Pisa Srl (100% Comune di Pisa). Il collaudo navale è stato effettuato a fine ottobre 2024, con il passaggio della nave Dolphin-E, una portacontainer da 79 m, bandiera di Palau. Settembre 2024, inaugurazione del ponte ferroviario girevole sul canale Navicelli, alla presenza di autorità militari americane e italiane, tra cui il presidente della Toscana, Eugenio Giani, il prefetto Maria Luisa D’Alessandro, il Console generale degli Stati Uniti a Firenze, Ragini Gupta. La frequenza dei passaggi ferroviari per Camp Darby si accorda bene con gli arrivi a Livorno delle “navi della morte” provenienti dagli Stati Uniti, navi sempre cariche di armi da smistare sui teatri di guerra, dall’Africa al Medio Oriente, all’Ucraina. Weapon Watch ne ha già segnalato alcune, tra cui la bulk carrier «SLNC Severn» lo scorso maggio (dopo le proteste di settembre, la «Severn» opera ora sulla tratta Canada-Koper-Varna al servizio della logistica militare ucraina), e la portacontainer «Ocean Jazz» (oggi ribattezzata «Oceanic»).
Senza categoria
LA GUERRA È TRA NOI: ORA SI VEDE
L’osservatorio the Weapon Watch ha raccolto, in questi ultimi giorni, una serie di notizie e informazioni che testimoniano l’ingresso di forza nella vita quotidiana degli italiani della guerra, dei suoi strumenti e delle sue priorità. 1° EPISODIO A Genova Pontedecimo, durante la giornata del 19 novembre 2025, quattro autoarticolati che trasportavano ciascuno un cannone FH-70 155/39 sono rimasti imbottigliati nel traffico della Val Polcevera, reso caotico dal presidio a oltranza dei lavoratori dell’ex Ilva. I camion provenivano dal porto di Genova, scortati dai carabinieri. Uno degli autoarticolati bloccati in via Natale Gallino a Pontedecimo, la sera del 19 novembre 2025. Ben visibile l’insegna “Noltrans” su un secondo autoarticolato a Pontedecimo, in coincidenza con il presidio dei lavoratori dell’ex Ilva. Altri autoarticolati sono stati visti nella stessa giornata e in quella successiva lungo l’autostrada A10 Genova-Ventimiglia, sempre trasportando cannoni FH-70, forse diretti ai porti di Savona o di Vado Ligure. L’autoarticolato fotografato sull’autostrada A10 fa parte della flotta della ditta Franzoni Sergio Autotrasporti di Bedizzole (BS). Sul pianale, ben visibile, un cannone FH-70. È probabile che il movimento di questi pezzi d’artiglieria avvistati lungo le strade liguri sia legato al programma di aggiornamento di mezzavita per conto dell’Esercito dei cannoni FH-70 155/39. L’upgrade riguarda 90 pezzi sui 164 acquistati dall’Esercito, con un contratto che ha come capocommessa Leonardo e principale esecutrice la ARIS Applicazioni Rielaborazioni Impianti Speciali Srl con sede a Lombardore, provincia di Torino. Di qui l’afflusso dei pezzi via mare verso lo stabilimento di ARIS, azienda che già da qualche anno ha sviluppato per l’FH-70 – che può effettuare brevi spostamenti in autonomia – una nuova APU (Auxiliary Power Unit) diesel, in sostituzione del vecchio motore a benzina VW ‘Maggiolino’. Il cannone/obice FH-70 155/39 è un’arma pesante (tra 8 e 10 tonnellate) semovente o a traino meccanico, progettata negli anni Settanta in collaborazione anglo-italo-tedesca e prodotto dalla ex Vickers (poi BAE Systems), da Rheinmetall e da OTO-Melara (poi Leonardo), oltre che in licenza dalla Japan Steel Works. Può sparare proiettili calibro 155 di tutti i tipi, fumogeni, illuminanti, incendiari, di tipo HERA (high-explosive rocket-assisted) e Vulcano (con gittata fino a 55 km). È in servizio in una dozzina di eserciti, e ha una consolidata esperienza sui campi di battaglia, dalla guerra civile in Libano all’attuale in Ucraina, dove dall’Italia sono stati inviati almeno dieci pezzi con i primi pacchetti di aiuti, nella primavera 2022. L’aggiornamento in corso riguarda anche la sostituzione dei congegni di puntamento ottici, contenenti trizio, con il sistema digitale LINAPS (Laser Inertial Navigation Artillery Pointing System) di Leonardo UK. ARIS Applicazioni Rielaborazioni Impianti Speciali Srl è azienda fondata nel 1946, da sempre impegnata nella manutenzione, riparazione e aggiornamento dei mezzi militari, prima a S. Maurizio Canavese, poi dal 1969 a Lombardore, dove dispone di stabilimento con 30.000 m² di aree coperte, tra zone produttive, magazzini, uffici e aree di prova, oltre a un circuito esterno per la sperimentazione ricavato dall’ex storico poligono militare di Ciriè, oggi Riserva Naturale della Vauda. Sebbene abbia registrato bilanci in decremento negli ultimi anni (24 M € nel 2022, 19 nel 2023, 14 nel 2024), ha mantenuto stabile la forza lavoro (60-65 dipendenti). ARIS è controllata dalla famiglia Bellezza Quater attraverso alcune società semplici, mentre Silvia e Paolo Bellezza Quater sono direttamente coinvolti nello spin-off Nimbus Srl, società entrata nel settore dei droni già nel 2006 soprattutto con applicazioni industriali e risultati rimasti sinora modesti. Una colonna di autoarticolati trasporta obici e carri armati per conto dell’Esercito italiano. Dalla Fotogallery online della ditta Franzoni Sergio Autotrasporti. Un obice PzH 2000 su un autoarticolato della ditta Franzoni Sergio Autrasporti. Dalla Fotogallery online della stessa Franzoni Sergio Autotrasporti Srl. Almeno due aziende di autotrasporto si sono notate sinora nella movimentazione in corso dei cannoni FH-70 per conto dell’Esercito italiano. Noltrans Srl è una piccola azienda con sede a Battipaglia (SA) con una quindicina di dipendenti fissi, il cui fatturato si è gonfiato a partire dal 2022 quando è riuscita a inserirsi come “azienda ausiliaria” del colosso logistico danese DSV che fornisce in esclusiva le spedizioni merci via gomma per il Ministero della difesa. Più strutturata è la Franzoni Sergio Autotrasporti Srl di Bedizzole (BS), 32 dipendenti fissi e un fatturato superiore agli 11 milioni di euro (2024), con una flotta mono-brand Mercedes integralmente idonea al trasporto ADR (cioè di merci pericolose via strada). La famiglia Franzoni opera nel settore dal 1946 e si è specializzata nei trasporti militari dagli anni Settanta. La società si è fatta notare recentemente (gennaio 2025) per essersi aggiudicata un appalto del Ministero della difesa per un importo complessivo di 2 milioni di € per 24 mesi (oltre a 500.000 € per ulteriori 6 mesi di proroga) per servizi di trasporto/spedizione in ambito nazionale e internazionale di esplosivi e munizioni classe 1 e materiali soggetti a normativa ADR.
Senza categoria