
Marina di Carrara, porto degli esplosivi.
The Weapon Watch | 6a puntata: Intermediari e clienti per i droni killer israeliani - Friday, July 10, 2026Urgente un osservatorio per la trasparenza
Importante incontro pubblico a Marina di Carrara, il 2 luglio scorso, alla presenza del sindaco di Carrara, Serena Arrighi, dei rappresentanti dei lavoratori portuali e della società civile, di cittadini e comitati locali. Il tema è quello sollevato dalla giornalista d’inchiesta Linda Maggiori, in particolare con un suo articolo pubblicato il 12 giugno 2026 da Altreconomia. L’incontro è stato promosso dall’Accademia apuana della pace, che ha raccolto le inquietudini e gli allarmi circa un movimento portuale di esplosivi, rivelatosi ingente. La prima denuncia è arrivata dai lavoratori del porto: tir che espongono le placche arancioni obbligatorie per i carichi esplosivi, sempre accompagnati da guardie giurate e vigili del fuoco, si presentano nelle ore serali o notturne e caricano sui traghetti diretti in Sardegna. Il sindacato UBS ha chiesto un incontro urgente con Bruno Pisano, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, sotto la cui competenza ricade anche il porto di Carrara. Pisano, alla presenza del sindaco Arrighi, ha assicurato che si tratterebbe di esplosivi civili, fuochi d’artificio, polveri per le cave destinate ai cantieri in Sardegna.
La realtà è ben diversa, e si è iniziato ad averne conto grazie ad un accesso civico agli atti che Maggiori e Altreconomia hanno indirizzato alla competente Capitaneria di porto. 934 tonnellate di esplosivi in uscita nell’anno 2025, di cui poco meno del 90% con classe di rischio 1.1D, e 735 tonnellate in entrata, quasi solo in classe 1.1D, classe che si applica alle munizioni militari, alle cariche esplosive e ad alcuni proiettili ad alto potere esplosivo. I dati della Capitaneria, si noti, escludono esplicitamente «per motivazioni di sicurezza nazionale» gli esplosivi militari. Così oggi sappiamo che il porto di Marina di Carrara è «classificabile quale entità critica» per gli organi preposti alla tutela dei trasporti sensibili e alla difesa nazionale.
Il traghetto «Rosa dei Venti», di proprietà di Corsica Ferries-Sardinia Ferries, è attualmente noleggiato al Gruppo Grendi tramite un contratto time charter che si estende fino al 2028, e impiegato nel collegamento merci regolare tra Continente e Sardegna. Il Gruppo Grendi è il principale operatore nel porto di Marina di Carrara..Nessuno a Carrara, neppure il sindaco e tantomeno gli abitanti e i villeggianti della ridente frazione di Marina, ha mai saputo di convivere con una corrente di traffico così pericolosa e così “critica” per la difesa nazionale. Carrara si aggiunge così a Cagliari, Ravenna, Gioia Tauro, La Spezia, Genova, Venezia-Marghera, Monfalcone, città portuali dove abbiamo documentato passaggi di armi e munizioni dirette verso paesi coinvolti in guerre e genocidi, dallo Yemen al Sudan, dall’Ucraina a Israele. Da tempo sappiamo che invece di tutelare gli “interessi nazionali” e della difesa i nostri governi si preoccupano di favorire e promuovere affari con paesi che non rispettano nessuna regola democratica, che soffocano nel sangue o nelle prigioni la dissidenza politica e culturale, che praticano l’apartheid, che non hanno firmato i trattati che limitano il commercio delle armi o che prevedono il disarmo nucleare.
Quanto alla sicurezza di lavoratori e residenti, le autorità – che temono sempre l’allarmismo – non fanno che minimizzare pensando di tranquillizzare. Tuttavia, negli ultimi cinque anni le esportazioni italiane di esplosivi sono raddoppiate in valore (da 52 a 106 milioni di euro) e quasi quintuplicate in peso (da 1800 a 8500 tonnellate, dati Istat), quelle verso l’Ucraina sono quasi un terzo del totale esportato, quelle verso Israele si sono moltiplicate per cento. Questi non sono dati che possono lasciare tranquilli.
Anche Weapon Watch ha portato la sua voce all’incontro di Carrara, in sostanza per ribadire due punti. Innanzi tutto per ricordare che lo spirito e la lettera della Legge 185 del 1990 impongono alle autorità e al governo la trasparenza del commercio estero degli armamenti, esplosivi inclusi. Proprio perché si tratta di un commercio delicato, che implica scelte di politica internazionale e anche – come vediamo in questi giorni – di politica interna con forti ricadute sul bilancio dello stato, proprio per questi motivi i cittadini hanno diritto di sapere di cosa si sta parlando, a quali logiche corrispondono le relazioni con i paesi importatori e quali sono le aziende che ne beneficiano.
Se poi si tratta di merce pericolosa, come gli esplosivi e le munizioni, allora c’è anche un aspetto di trasparenza in materia di sicurezza di cui le autorità devono tener conto.
In secondo luogo, sulla base delle proprie ricerche Weapon Watch sottolinea che hanno sede nella provincia di Massa Carrara nove aziende connesse a vario titolo con il complesso militare-industriale, di cui tre sono rilevanti impianti per la produzione di munizioni pesanti ed esplosivi (Leonardo presso il Centro interforze munizionamento avanzato di Aulla, MBDA stabilimento di Aulla, UEE Italia Srl di Licciana Nardi). Se poi si considera un raggio di 50 km dal porto di Marina di Carrara, le aziende legate al complesso militare industriale diventano 67. Inoltre va considerata la prossimità con due importanti scali marittimi come La Spezia e Livorno, da cui transitano frequentemente attrezzature militari, e la presenza in questo tratto del Tirreno settentrionale e nell’immediato retroterra di una serie di importanti basi militari, tra cui quella gigantesca di Camp Darby dell’esercito statunitense.
È su questo apparato produttivo e sulla logistica che lo connette al mercato globale che si sta concentrando l’attenzione della società civile e dei lavoratori, che pongono domande legittime le cui risposte sono garantite da leggi nazionali e trattati internazionali. Anche la recente sentenza del TAR dell’Emilia Romagna, sempre su iniziativa di Linda Maggiori, ha ribadito il diritto alla trasparenza – sia pure con alcune limitazioni di non poco peso – attraverso l’accesso civico generalizzato, che è un «accesso dichiaratamente finalizzato a garantire il controllo democratico sull’attività amministrativa, nel quale il c.d. right to know, l’interesse individuale alla conoscenza, è protetto in sé».
Quale può essere lo strumento concreto di questa trasparenza? La proposta che Weapon Watch ha avanzato a Genova, e che può naturalmente essere ripresa anche in altre città portuali, chiama in causa i sindaci e i consigli comunali in quanto rappresentanti eletti e auspicabili attori di una mediazione tra collettività e autorità con competenza sui trasferimenti di armi. È la proposta di un osservatorio per informare i cittadini a partire dai dati che possiedono enti e autorità dello Stato (prefetto, autorità portuale, Capitaneria di porto, Agenzia delle dogane), a cui partecipino anche operatori e lavoratori portuali, coordinato dalle figure elette in ambito comunale (sindaco, consiglieri comunali). Uno strumento, insomma, che sia al servizio della trasparenza e che aggiorni le comunità locali di quante armi passano dai nostri porti, di quali siano i produttori e i destinatari, e se questi traffici rispettino le normative vigenti anche in tema di sicurezza.
Riportiamo qui la proposta di Weapon Watch presentata pubblicamente a Genova nel dicembre 2025.
Proposta_osservatorio