
Comunicato di Stecco sulle condanne contro Palestine Action
il Rovescio - Saturday, August 1, 2026Riceviamo da Stecco e diffondiamo:
Sulle condanne contro Palestine Action
In questi giorni ho avuto notizia delle condanne di quattro compagni/e di Palestine Action in Inghilterra per le loro azioni contro l’azienda d’armi israeliana Elbit Systems UK.
La solidarietà e la lotta dello scorso inverno con lo sciopero della fame dentro le prigioni che unì prigionieri/e a livello internazionale, hanno portato a momenti di coesione e conoscenza nella lotta internazionalista contro la guerra genocida a Gaza, contro il colonialismo. Uno slancio che ha accomunato molte anime. Sono passati mesi ed il massacro continua.
A Kramatorsk, in Ucraina, in questi giorni i marchingegni tecnologici chiamati droni continuano a terrorizzare le popolazioni, lo stesso accade in Russia. L’Iran e la Turchia continuano con questo nuovo paradigma della guerra moderna ad attaccare la resistenza curda sulle montagne, mentre per la Palestina non ci sono più parole da spendere per descrivere l’evidenza che conosciamo e ripetiamo. Nonostante la vita brutale in cui è costretta a vivere la popolazione essa cerca ancora la vita tra le macerie. Gli obiettivi di Israele ed Occidente li conosciamo.
Ad Ankara, con il summit della Nato, in queste ore i bastardi aguzzini fanno affari, e tra un trattato, un contratto ed una stretta di mano, solo una cosa li inquieta, e non è la guerra perché di questa si nutrono. È la variabile della resistenza umana e politica che nonostante i massacri si annida nelle menti, le quali non sono state disarmate del pensiero critico, dove le dosi di pace sociale non hanno potuto mettere radici con i loro spettacoli farlocchi.
Compagni/e continuano a cadere nella lotta, gli studi sul nemico della vita libera si susseguono, piccoli e grandi tentativi di attaccare il sistema capitalista anche. Nuovi cuori pulsanti rompono l’inganno imposto da una vita mortifera.
La lotta continua, il carcere fa parte di essa e questi cuori pulsanti, come hanno fatto in tribunale i compagni/e di Palestine Action, reagiscono a testa alta.
Se la repressione dell’autorità dello stato si fa più asfissiante, se ogni gesto o pensiero rivoluzionario che tende alla liberazione totale viene soffocato, se i padroni ed i politici credono di comandare queste nostre vite, rispondiamo con le parole della resistenza dentro i lager dette da una donna nel campo di sterminio di Bolzenburg e quelle dette in un altro campo a Dachau: “Sabotavamo il lavoro in tutti i modi possibili”, “lavorare lentamente? No, sabotate tutto quello che potete”.
Questo dovrebbe essere lo stimolo di sottofondo di ogni lotta contro la guerra, contro lo Stato.
Un ultimo pensiero va ai due ragazzi che dopo aver subito il peso della repressione della procura di Torino per la loro partecipazione alla lotta in solidarietà alla Palestina lo scorso autunno, hanno deciso di lasciare questo mondo. Avvenimenti che non possono non lasciare il segno e che ci spingono tutti e tutte a riflettere con ancor più attenzione su quanto sia importante darci forza e affinare strumenti per costruire una tenuta politica e direi anche, in qualche modo, spirituale contro gli attacchi della repressione, con tutto che ritengo queste scelte parte della libertà di ognuno, senza moralismi o giudizi.
La mia vicinanza e solidarietà a chi a loro era vicino.
Alla guerra dei padroni rispondiamo con la guerra sociale.
Un saluto a pugno chiuso a Leona, Samuel, Fatema e Charlotte!
Solidarietà a chi è sotto processo in Germania per il caso Ulm5!
Lunga resistenza al Prosfygika!
Carcere di Sanremo
11/07/2026
Luca Dolce detto Stecco