
Meno turismo più vita. Una manifestazione a Maiorca
NapoliMONiTOR - Tuesday, August 4, 2026
(foto di miquel angel ballester)* * *
Marc Morell. Avevo deciso di seguire la manifestazione insieme al gruppo di un ateneu popular, una specie di centro sociale e culturale della capitale di Maiorca, uno spazio chiamato La Fonera – si potrebbe tradurre come La Fionderia: la fionda era l’arma degli antichi mercenari delle Baleari, e di recente è diventata un simbolo dell’identità maiorchina. Quindi ho preso un autobus tre quarti d’ora prima dell’inizio e ho raggiunto il punto di partenza. Il corteo partiva dalla Plaça del Malnom, la “piazza dal brutto nome” – che è come in certi ambienti chiamiamo la Plaça d’Espanya. Mentre aspettavo l’autobus mi ha sorpreso la quantità di furgoni della polizia nazionale che circolavano su e giù per i viali intorno al centro. L’ho messo in relazione con le tensioni crescenti degli ultimi giorni: la settimana scorsa c’era stata una catena umana per proteggere Es Trenc, la più grande spiaggia libera dell’isola, e la segretaria del Partito popolare locale aveva provato a prendere in giro e a provocare i partecipanti (ci sonno immagini veramente da ridere). Poi c’erano stati gli arresti di alcune compagne a Santa Maria, perché avevano fatto delle scritte sulla parete di un’agenzia immobiliare del paese; infine il Comune, guidato dal Pp e da Vox, aveva proibito un evento a Brunzit, una cena collettiva all’aperto, che già aveva ottenuto i permessi necessari.Quando sono arrivato alla Plaça del Malnom, i miei timori sono passati. C’era gente molto varia, sia per età che come lingua, posizioni politiche, eccetera. Abbiamo iniziato a camminare sotto il sole, e io sono andato per conto mio, incontrando vecchi amici man mano che il corteo andava avanti. Così sono arrivato nella zona di Dalt Murada, il sentiero che corre lungo ciò che resta delle antiche mura della città, fino a Ses Voltes, un recinto di fronte alla cattedrale, la Seu, circondato dalle mura che si affacciano sul mare. Ho pensato che era un po’ strano che la manifestazione terminasse lì; mi sembrava che fossimo circa 50 mila persone, e che lì non c’era abbastanza spazio per tutta questa gente. Per cui sono avanzato ancora dentro la piazza, per lasciare spazio a chi veniva dopo, allontanandomi dalla folla sotto la Seu.
A quel punto mi ha sorpreso la presenza di circa sette poliziotti antisommossa, con un atteggiamento molto aggressivo, proprio accanto alla folla: faceva paura solo a guardarli. Non è passato molto tempo che qualche manifestante iniziasse a gridare contro di loro, ma niente di più. Però già si cominciava a percepire una certa tensione nell’aria. Da sopra le mura potevo vedere le migliaia di persone che non riuscivano a entrare nel recinto, e che quindi si dirigevano verso l’altra sponda del lago artificiale di fronte alla Seu e al Palau de l’Almudaina, il palazzo gotico della famiglia reale. Due persone si sono buttate nelle acque torbide del lago per attraversarlo, facendo ridere tutti. Pochi minuti dopo, da fuori ho visto che la polizia antisommossa aveva iniziato a caricare un gruppo di persone che volevano entrare nella zona di Ses Voltes; ma erano così lontani che non sono riuscito a capire cosa stesse succedendo. Non ricordo se questo è successo prima o dopo i discorsi e le performance, di cui non sono riuscito a sentire niente. Più tardi l’organizzazione ha detto che non avevano potuto usare le prese elettriche per l’amplificazione, perché il Comune aveva tagliato la corrente.
Solo quando sono arrivato a casa e ho visto il telegiornale sulla IB3, la rete della regione autonoma delle Baleari, ho visto le violenze. Era successo proprio dall’altra parte rispetto a dove mi trovavo io, sotto le mura e vicino a una zona molto turistica: s’Hort del Rei e le aree circostanti. È il primo spazio urbanisticamente patrimonializzato della città, alla fine degli anni Cinquanta. Probabilmente tutto è successo proprio mentre andavo verso casa, ma in coda al corteo, mentre io ero in testa.
La polizia dice che eravamo 25 mila, l’organizzazione 70 mila. Io resto convinto della mia prima impressione di 50 mila manifestanti. Le autorità dicono che l’organizzazione non ha voluto seguire l’allerta per l’eccesso di gente; gli organizzatori dicono che gli avvisi sono arrivati tardi e che non hanno avuto tempo di avvisare i potenziali manifestanti, o qualcosa del genere.
Martedì sono andato anche alla protesta davanti alla delegazione provinciale, per chiedere le dimissioni del delegato del governo centrale, anche a capo della polizia nazionale, naturalmente del partito socialista. Eravamo circa cinquecento. Sono andato via quando metà dei partecipanti aveva lasciato la manifestazione, e non ho sentito che fosse successo nulla di simile a quanto accaduto sabato. Ma dopo aver ascoltato il delegato provinciale, la presidentessa della comunità autonoma (del Pp, e al governo con Vox), nonché i sindacati di polizia, credo sia chiaro che era tutto programmato. Si dice che le violenze erano state pianificate in modo da boicottare il successo della manifestazione, per me però l’obiettivo delle violenze non erano tanto i manifestanti, ma piuttosto il delegato del governo. Criminalizzando la manifestazione, il Pp e Vox hanno vinto un trofeo di caccia grossa, nella grande battaglia contro quello che chiamano “sanchismo” (cioè la linea del governo di Pedro Sánchez).
Xesc Alemany. È interessante vedere i fatti da questa prospettiva, da sopra le mura. Rispetto alla tua idea che le cariche fossero pianificate – nel senso di quella “provocazione controrganizzativa” di cui parla Deniz Yonucu (in un libro che abbiamo recensito su Monitor, NdT) – posso riportare qualche elemento che ho visto dalla mia prospettiva. Io ero più in basso, proprio dove hanno caricato. Non mi hanno toccato, ma hanno picchiato giovani e anziani, addirittura un ultrasessantenne. Per non dire del giornalista, a cui hanno spaccato la testa. Una delle compagne che gli ha prestato le cure – siccome la polizia aveva bloccato l’accesso ai medici per più di un’ora e mezzo, l’hanno dovuto portare di peso – ci ha detto che se passava un’altra ora il giornalista avrebbe perso troppo sangue. Potete immaginare cosa volesse dire.
In breve: la polizia ha bloccato a sorpresa il passaggio tra le mura e il lago artificiale, da dove doveva passare ancora molta gente. In mezzo alla folla, tra chi voleva arrivare al recinto dentro alle mura e chi ne usciva, sono rimasti bloccati una decina di poliziotti, forse una dozzina. Hanno dato il permesso perché leggessero il manifesto della protesta, davanti a tutta la gente che era rimasta fuori e che non l’aveva potuto ascoltare; ma a metà lettura da dietro sono arrivati almeno altri venti agenti in tenuta antisommossa, che hanno cominciato a spingere per attraversare la passerella e raggiungere i loro compagni, con la scusa che questi erano rimasti bloccati nella folla.
Non tutti li hanno visti. Hanno iniziato a spingere da dietro con gli scudi, la gente ha iniziato a cadere dalle scale ai lati, addirittura dentro al lago. Poteva essere un disastro. Questa cosa ha acceso la rabbia; fino a quel momento la gente era nervosa per il blocco, perché non riuscivano a entrare, ma non c’era intenzione di alzare la tensione. Le spinte e le manganellate per passare, sono state il detonatore. Ci sembrava che la presenza della polizia fosse poca e male organizzata; invece si è rivelata una trappola. In pochi minuti sono arrivati più di dodici blindati, oltre cinquanta agenti, che hanno occupato tutta la zona. Inizialmente sono entrati in azione solo una trentina di poliziotti; c’era molta rabbia, e la folla li ha spinti indietro. Poi però sono iniziati ad arrivare gli altri; c’è stata qualche carica, con cui hanno preso tempo per raggiungere il viale. Sono arrivati al viale, e hanno aspettato che la folla gli si scagliasse contro; ma siccome la gente non reagiva, e siccome è una zona molto turistica, sono arrivati gruppi di turisti che provocavano i manifestanti; la gente rispondeva con fischi e grida, e la polizia ne ha approfittato per caricare, come se stessero difendendo i turisti. Le dichiarazioni sia della polizia che della Guardia Civil hanno mostrato quale fosse la loro strategia: usare la categoria del “turista” per far emergere tutti gli stereotipi sulla “turismofobia”. Volevano che uscisse l’idea che c’era una pulsione “etnica” o “identitaria”, per nascondere invece le accuse contro lo stato, il modello di sviluppo, l’industria del turismo, gli speculatori, i politici, la stessa polizia per gli arresti dei giorni precedenti, e così via. Hanno esasperato, hanno provocato, per presentare la situazione come se fossero “turisti contro manifestanti”, giustificando le cariche “in difesa del turista”.
Un altro studioso della polizia, Paul Rocher, afferma una cosa che stiamo vedendo in atto: oltre al razzismo, che fomenta la guerra tra gli ultimi e i penultimi, c’è un secondo grande fattore di fascistizzazione sociale, cioè l’autonomia “selettiva” della polizia. La polizia ha sempre una certa autonomia quando si tratta di perseguitare i settori più impoveriti della classe lavoratrice, oppure quelli più organizzati in termini antagonisti, siano i loro contenuti politicamente espliciti, oppure no. È una cosa che non dobbiamo dimenticare. (marc morell / xesc alemany)