
La terra non si vende. Educazione popolare e conflitto sociale nel nord argentino
NapoliMONiTOR - Monday, August 17, 2026
(archivio disegni napolimonitor)Sedute in cerchio nello spazio comune al chiuso, costruito dai campesinos, aspettiamo l’inizio del Congresso Tierra y Educación promosso dal Movimiento pedagógico de Liberación (MPL) e dal Movimento Campesino de Liberación (MCL). Nel mezzo della selva misionera, nel territorio di Montecarlo, in una giornata uggiosa di luglio, con i vestiti sporchi di terra rossa e il nostro spagnolo poco fluido, assistiamo all’arrivo dei contadini e delle contadine tareferas, raccoglitori e raccoglitrici di yerba mate, che da anni lottano contro il saccheggio delle loro terre, case e vite da parte di grandi speculatori che vengono prima a disboscare e poi a piantare pini ed eucalipti per l’industria cartiera. Siamo ai margini del barrio Malvinas, il quartiere popolare che nasce come occupazione di terre da parte delle famiglie del Movimento, per dare una casa a tutte e tutti, seguita da una lotta decennale che ha portato non solo ad avere strade, fognature e corrente elettrica, ma anche alla proprietà dei singoli lotti e delle abitazioni.
Siamo state chiamate a partecipare a queste giornate di dialogo e formazione dalla scuola popolare Ñande Kokue, in lingua guaranì “la nostra terra”, esperienza nata durante un’espropriazione comunitaria di terre della famiglia Avellaneda, una delle più ricche e potenti dell’industria del settore. Veniamo invitate come Movimento delle Scuole Popolari di Roma a parlare di estrattivismo urbano, turistificazione e precarizzazione della vita nella nostra città, e di come dal basso ci stiamo organizzando per rispondere ai violenti attacchi delle istituzioni pubbliche e dei grandi speculatori privati.
Al centro del Congresso c’è la nuova legge chiamata espressamente di “Inviolabilità della proprietà privata”, un pacchetto di norme promosso dal governo di Javier Milei che contiene tra le altre cose una vera e propria riforma della legge delle terre del 2011. Il provvedimento favorirebbe la (s)vendita ai capitali stranieri delle terre argentine e faciliterebbe gli sgomberi delle comunità indigene e contadine che in esse vivono e resistono. L’esame del disegno di legge al Senato era previsto per giovedì 6 agosto, quando le organizzazioni sociali e i movimenti ambientalisti hanno indetto una mobilitazione davanti al Congresso nazionale per l’intera giornata.
L’Observatorio de Tierras, gruppo di ricerca del Conicet (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas) e dell’Università di Buenos Aires, definisce l’iniziativa come una vera e propria controriforma a favore della speculazione straniera. Julieta Caggiano, una delle sue ricercatrici, è la prima a prendere parola per raccontare delle gravissime conseguenze di questa riforma. Spiega, infatti, che attualmente già tredici milioni di ettari di terre argentine sono nelle mani di imprenditori stranieri. A partire dal 2008, infatti, in seguito alla crisi finanziaria globale, l’acquisto di terre è diventato un vero e proprio bene d’interesse strategico a livello mondiale per i capitali stranieri, come si evince dal rapporto Los señores de la tierra pubblicato da Fian Internacional e Focus on the Global South. Per far fronte ai rischi che il mercato estrattivo della terra avrebbe potuto comportare, nel 2011 è stata approvata la Ley de Tierras che stabilisce dei limiti alla vendita delle terre a capitali stranieri e definisce quali terre possono essere vendute e quali no. Secondo questa legge, le persone fisiche o giuridiche straniere, così come le imprese controllate fino al venticinque per cento da persone fisiche o giuridiche di nazionalità diversa da quella argentina, non possono acquistare più del quindici per cento dei terreni rurali sul territorio nazionale. Inoltre questa legge vieta la vendita di terre in aree di frontiera o in aree fluviali e pone un limite di un massimo di mille ettari a persona o impresa straniera nell’area della Pampa umida, nucleo della produzione agricola e zootecnica argentina. Infine definisce le responsabilità e i compiti di un organismo garante del rispetto della legge.
Se già durante il governo del neoliberista Mauricio Macri questo limite è stato alzato a più del cinquanta per cento, l’attuale riforma proposta dal partito di governo ultra-capitalista La Libertad Avanza, propone di eliminare qualsiasi limite di vendita delle terre a persone e imprese straniere e di deregolamentare tutte le altre misure di protezione della terra. La riforma, oltretutto, introduce giudizi sommari per facilitare e accelerare gli sgomberi in aree urbane e rurali e prevede modifiche della Ley de Manejo del Fuego, soprattutto per quanto riguarda la proibizione di cambiare destinazione d’uso del suolo a seguito di incendi, con grande preoccupazione di organizzazioni popolari e ambientaliste.
Dei tredici milioni di ettari di proprietà di persone o imprese straniere nel paese la maggior parte si concentrano in aree strategiche, come zone di frontiera, fluviali e di interesse estrattivo, per la presenza di gas, combustibili fossili, ghiacciai o miniere. A oggi, già trentasei municipi del paese superano il limite del quindici per cento stabilito dalla legge del 2011 e quattro eccedono il cinquanta per cento con proprietari di altri paesi. I principali speculatori sono statunitensi (2,7 milioni di ettari), italiani (2 milioni) e spagnoli (1,7 milioni). La Gran Bretagna occupa 1,1 milioni di ettari nelle Isole Malvine, ma possiede anche altri 246 mila ettari nel resto del territorio nazionale. Dei tredici milioni di ettari venduti a capitali stranieri, 2,2 milioni sono controllati da società con sede in paradisi fiscali o in paesi con normative fiscali speciali. Sempre dalle relazioni del gruppo di ricerca emerge che le maggiori aziende con capitali in Argentina sono Arauco (Cile), Benetton Group (Italia) e Cresud (dell’argentino Eduardo Elsztain, alleato del presidente Milei).
Secondo l’ultimo censimento agricolo e zootecnico nazionale (2018) l’uno per cento delle aziende presenti in Argentina controlla il trentasei per cento del territorio nazionale. Il lavoro principale dell’osservatorio è stato la creazione della mappa delle terre in mano a capitali stranieri. Il progetto di svendita dei beni comuni del paese al capitale speculativo straniero e di spoliazione dei diritti delle popolazioni locali emerge con chiarezza nelle fonti utilizzate per la mappatura. La modifica della Ley de Glaciares ha lasciato alle province la facoltà di escludere ghiacciai o zone periglaciali dall’inventario nazionale a favore della speculazione, mentre la Ley de Emergencia Territorial Indígena, che promuoveva la regolarizzazione delle terre delle comunità indigene e il loro censimento, è stata abrogata con la firma del presidente Milei nel dicembre 2024.
Ma l’impianto di norme che permettono il saccheggio non si ferma qui: l’approvazione del Régimen de Incentivo a las Grandes Inversiones (RIGI) garantisce ai capitali stranieri agevolazioni fiscali, tributarie e doganali per trenta anni. Finora il governo ha approvato ventuno progetti nell’ambito del RIGI, per lo più nel settore minerario. Il cosiddetto Super RIGI, infine, presentato in parallelo alla Ley de la inviolabilidad de la propiedad privada, e ancora in fase di discussione da parte del governo, estende tali agevolazioni alle “nuove industrie” ad alto fabbisogno di terre, risorse idriche ed energetiche, come per esempio gli enormi data center. Non sembra un caso quindi che il magnate dell’AI Peter Thiel abbia già puntato questo paese – ricco d’acqua e di zone gelate utili per il raffreddamento degli imponenti data center – per i suoi progetti estrattivi.
Dopo l’intervento di Julieta Caggiano, alcuni rappresentanti del MCL riportano come l’esperienza pedagogica e di recupero delle terre che si sta sviluppando a Ñande Kokue sia stata costantemente attaccata e minacciata da tentativi di sgombero nel corso degli anni. L’ultimo di questi, avvenuto appena poche settimane fa, è stato bloccato grazie alla lotta del movimento contadino e all’ampia solidarietà di centinaia di organizzazioni mobilitate in tutto il paese e nel continente. Due fratelli, Isabelino e José Cerpa, che vivono in terre espropriate vicino alla località di Dos Hermanas, raccontano di aver trascorso un mese in carcere per aver risposto alle provocazioni delle forze dell’ordine chiamate dal proprietario delle terre in cui loro e le loro famiglie vivono da più di cinquant’anni. Hanno costruito una scuola popolare e hanno chiamato i/le docenti del MPL a sostenere con l’educazione la loro lotta. Prende la parola anche Basilio Escobar, portavoce della comunità indigena Guaranì Mbya, ricordandoci che la lotta dei popoli indigeni è la nostra lotta e che la difesa della vita che portano avanti le sedici comunità di cui è portavoce sono una grande risposta popolare al capitalismo sfrenato e alle sue politiche di morte.
Sono tante le esperienze popolari che si raccontano durante il congresso e che ci dimostrano che l’educazione popolare è uno strumento fondamentale per l’organizzazione comunitaria e le lotte territoriali. L’esperienza di Ñande Kokué lo conferma, poiché in questa scuola si insegna e si impara lavorando la terra, sviluppando un’agricoltura senza pesticidi, valorizzando i saperi delle comunità e costruendo collettivamente le conoscenze necessarie per creare alternative al capitalismo.
A fronte della forte mobilitazione che si preannunciava fuori dal Congresso e che in effetti è stata imponente, il governo ha momentaneamente estromesso la Ley de Tierras dal pacchetto di norme sulla cosiddetta inviolabilità della proprietà privata. In assenza di numeri certi in parlamento, vista la reticenza dei deputati più esposti sui propri territori alle mobilitazioni delle comunità, per ora la legge viene fermata dalla pressione popolare. La piazza del Congresso, dove eravamo presenti, si è riempita nonostante la pioggia e nonostante le notizie sullo stop alla legge fossero ormai date per certe. Tuttavia, non solo resta intatto il resto dell’impianto normativo repressivo, privatistico, pericoloso per le comunità e per la sovranità dei territori, ma la stessa legge sulla extranjerización verrà riproposta in altre forme, provando a blindare tutte le alleanze che il governo e i grandi capitali stranieri – soprattutto quelli legati alle big tech – riusciranno a tessere dentro e fuori le istituzioni, ai vari livelli della repubblica argentina. L’unica altra certezza è che, ancora una volta, troveranno compatta la resistenza di organizzazioni popolari, forze sociali, comunità, territori. Tra questi, i contadini e le contadine del MPL/MCL, nella provincia di Misiones, la più esposta ai processi di svendita al capitale straniero, dove educazione popolare e lotta per la terra sono così intrinsecamente legate tra loro, al punto di rappresentare un unico fronte, un solo strumento di lotta. (a cura delle scuole popolari in movimento)