Patria e ambiente. Una manifestazione contri i rifiuti tossici a Zagabria

NapoliMONiTOR - Wednesday, September 9, 2026
(archivio disegni napolimonitor)

A Zagabria, piazza Josip Jelačić è un passaggio difficile da evitare: si trova in pieno centro, vicino alla cattedrale, e da lì transitano diverse linee della rete di tram che attraversa la capitale croata, mentre a pochi passi si tiene il grande mercato Dolac, sia all’aperto sia al chiuso. Sabato 5 settembre però in piazza non passa nessun tram perché i binari sono occupati da un’enorme manifestazione i cui contorni sono difficili da delineare per chi arrivava in città ignaro della situazione e senza parlare bene la lingua.

Il primo elemento che colpisce è la presenza massiccia delle bandiere a scacchi rossi e bianchi dello stato croato. Basta fare qualche giro in Croazia e ci si rende conto che questo motivo è molto diffuso sul territorio: sulle macchine, nelle case, sui cartelloni pubblicitari, sugli abiti delle persone, nelle vetrine dei negozi oltre che sulle sedi istituzionali. Le bandiere nazionali sono molto frequenti in Croazia e non bastano per connotare una manifestazione. Molte persone indossano una maglietta bianca con scritto Dosta je bilo! (Ne abbiamo abbastanza!), ma neanche questo ci aiuta a capire meglio. Ci sono però dei nomi che ricorrono: Lika e Gospić. La prima è una regione che si trova tra la costa dalmata e la Bosnia, mentre la seconda è una città di circa 12 mila abitanti della stessa zona.

«Hanno portato dei rifiuti tossici da altri paesi alla Lika, va bene che ci sia questa manifestazione», ci dice un venditore del mercato. Le cose iniziano ad avere un senso e capiamo anche altri cartelli: “Marcia per la Lika, marcia per la Croazia”, “La Lika non è la discarica d’Europa”. Dallo spiazzo che sovrasta l’area in cui si svolge la manifestazione il colpo d’occhio è notevole: i partecipanti hanno occupato quasi tutto lo spazio disponibile e a stento si passa a piedi da una parte all’altra della piazza. Sul palco si susseguono gli interventi organizzati dal gruppo Gospić je naš dom (Gospić è casa nostra) accompagnati dal suono assordante di tantissimi fischietti. La polizia è poca, quasi non si nota.

Vediamo un ragazzo che regge il cartello “La natura non può essere un danno collaterale” e gli chiediamo qualche informazione: «Io vengo dalla Slavonia, una regione dell’est della Croazia quasi al confine con la Serbia, e mi è sembrato giusto venire qui per protestare. In questa piazza ci sono un po’ tutti, sia persone di destra che di sinistra». Ci fa notare che buona parte della responsabilità dell’arrivo dei rifiuti tossici è imputabile alle politiche dell’Unione democratica croata, il partito al potere che dal 2016 esprime il primo ministro Andrej Plenković e che con il suo fondatore Franjo Tudjman ha avuto un ruolo determinante nella nascita dello stato croato all’inizio degli anni Novanta. Notiamo anche un cartello portato da persone che vengono dalle isole di Cherso e Lussino, collocate nel Quarnero, proprio tra la costa orientale della penisola istriana e la parte settentrionale della costa dalmata. Vediamo un cartello che reclama acqua pulita senza compromessi e poi un altro con una sigla che può capire anche chi non parla croato: Pfas. Si tratta dei composti poli e perfluoroalchilici caratterizzati da un legame forte e stabile tra carbonio e fluoro che li rende praticamente indistruttibili in natura e che sono usati ancora per diversi scopi, tra cui l’impermeabilizzazione dei tessuti. In Italia ci sono almeno due aree interessate dalla loro presenza massiccia (l’area di Trissino nella provincia di Vicenza, dove ha operato per anni un’azienda che li produceva e l’area di Spinetta Marengo in Piemonte). Come insegnano i casi italiani, una volta immesse nel ciclo dell’acqua le sostanze si diffondono e la bonifica diventa difficilissima. Nella Lika ora la paura, già espressa in una prima manifestazione tenutasi proprio a Gospić qualche settimana fa, è che i rifiuti stiano rilasciando nell’acqua queste sostanze, anche se per il momento le autorità hanno cercato di rassicurare la popolazione.

Cerchiamo qualche informazione in più: un lancio dell’agenzia Reuters dello stesso 5 settembre parla di rifiuti medici e industriali (si parla di almeno 30 mila tonnellate) provenienti soprattutto dall’Italia e dalla Slovenia, oltre che in parte dalla stessa Croazia, e capiamo che il movimento chiede anche che la bonifica dell’area sia avviata in tempi molto più rapidi rispetto a quelli previsti dal governo di Plenković. Lo stesso primo ministro, forse per cercare di indebolire il movimento, mercoledì scorso ha visitato Gospić cercando di offrire delle rassicurazioni. Il tentativo non sembra però aver funzionato e la manifestazione di sabato è diventata una delle più partecipate della storia croata recente.

«Sei mai stato nella Lika? – ci chiede un amico che incontriamo qualche ora dopo la manifestazione – È un posto bello, verde e con molta acqua. Prima della guerra in quella zona c’erano molti serbi che poi sono andati via. Da allora la zona non è più stata ripopolata».

In effetti, tra gli anni Settanta e Ottanta a Gospić abitavano almeno 30 mila persone, di cui circa un terzo si definiva serbo; dopo la guerra il numero di serbi presenti è crollato a poche centinaia di persone. Facile immaginare che il sito sia stato scelto per portare i rifiuti anche perché si pensava di non trovare particolare resistenza. Invece il calcolo si è rivelato sbagliato.

Verso l’una la manifestazione sta per finire. Continuano a sventolare tantissime bandiere croate e adesso capiamo meglio il perché. Chi ha permesso il trasporto dei rifiuti nella Lika in piazza viene definito un traditore della Croazia, un termine che non è così abituale sentire nell’ambito di una lotta legata all’ambiente. La scommessa del movimento è far vedere che una questione locale in realtà è importante per tutta la Croazia e che l’impatto dell’inquinamento non riguarda solo la comunità coinvolta in prima battuta. Sembra di scorgere un connubio tra patriottismo e ambientalismo che, almeno per chi viene dall’Italia, non è scontato. Per quanto la presenza di tutte queste bandiere desti una certa preoccupazione, per il momento questa impostazione sembra portare dei frutti: il tema è ripreso in prima pagina dai giornali, il presidente della repubblica Zoran Milanović ha dato il suo appoggio e la questione sembra mettere d’accordo gran parte dell’arco politico. Non è però tutto così lineare: un’altra persona ci parla di tensioni tra esponenti dell’estrema destra locale e un gruppo di anarchici presenti in piazza, mentre rimane da vedere quale sarà il risultato concreto della mobilitazione, l’entità dei danni già causati all’ambiente e quale sarà l’estensione della difficile bonifica dell’area di Gospić, per il momento promessa ma non realizzata. (alessandro stoppoloni)