Angoli morti di Roberto-C. Da oggi in libreria

NapoliMONiTOR - Tuesday, September 29, 2026
(disegno di roberto-c.)

È in libreria a Napoli, e a breve in altre città italiane, Angoli morti. Corpi, arti e lingue nella città merce, un libro di Roberto-C.  

Pubblichiamo a seguire un estratto dell’introduzione, a cura di Francesco Migliaccio. 

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Sono passati vent’anni – era il 2006 – dall’uscita del primo numero mensile di Napoli Monitor. Il giornale e, in seguito, il sito napolimonitor.it e la rivista Lo stato delle città sono stati gli spazi editoriali che hanno stimolato e accolto la scrittura di Roberto-C. Al contempo, Roberto ha fatto parte per tre decenni – tra il 1994 e il 2024 – del collettivo di artisti noto come cyop&kaf. Gli scritti selezionati e qui raccolti sono nati dall’intersezione tra le esperienze artistiche di cyop&kaf e il lavoro editoriale della redazione di Monitor.

Napoli è il contesto materiale e affettivo da cui s’origina la scrittura di Roberto-C. ed è importante, per comprenderla, tenere conto della forma della città e dei suoi cambiamenti nell’arco di questi vent’anni. Un primo, parziale spunto è nell’anno stesso che origina questo percorso, il 2006. Allora usciva per Mondadori Gomorra. L’opera di Saviano è stata oggetto di un fraintendimento che ha avuto conseguenze nefaste: il memoir ipertrofico di un io dallo sguardo allucinato – interessante se letto in questo senso – è stato interpretato come documento realistico sulla città e le sue dinamiche criminali. Ossessive visioni iper-realistiche sono state così assunte come descrizione materiale della realtà e hanno contribuito a costruire uno scenario semplificato, adatto alla scena spettacolare, che ha ispirato il linguaggio giornalistico, le serie televisive, il discorso della cultura egemone. Da qui si è generato un paradosso su cui la scrittura di Roberto-C. insiste spesso.

Ecco il paradosso. Esiste una classe sociale metropolitana – un proletariato marginale, di formazione antica – sfruttata dalle varie configurazioni assunte dal sistema produttivo moderno e sottoposta a insicurezza economica e precarietà lavorativa. Chi appartiene a questo mondo è spesso invisibile ai ceti superiori, oppure detestato e marchiato dallo stigma. Roberto cita Ellison di Invisible man: “Io sono un uomo invisibile. No, non sono uno spettro […]. Sono un uomo che ha consistenza, di carne e ossa, fibre e umori, e si può persin dire che posseggo un cervello. Sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di vedermi: capito?”. Nella concretezza della quotidianità gli invisibili, o negri napoletani, sono evitati dalle classi appena un po’ più garantite, ma al contempo – qui la sostanza del paradosso – sono trasformati in uno stereotipo adatto allo spettacolo: i loro fantasmi abitano i prodotti culturali costruiti per il consumo di massa. Un’elisione delle tracce materiali – che si traduce in rimozione di relazioni, incontri e scontri nella città concreta – corrisponde a una rappresentazione bulimica delle ombre di un proletariato incivile e criminale. Rovesciare questo paradosso – dunque andare contro il discorso simbolico dominante – è una sfida lanciata dagli scritti di vent’anni e da un lavoro artistico che ha dieci anni in più̀.