La guerra ai giovani (poveri) in Francia

NapoliMONiTOR - Monday, October 5, 2026
(disegno di renaud eymony)

Durerà quel che durerà, come da più di dieci anni a questa parte, ma quanto ci saremo divertiti nel frattempo: a vedere il panico del governo, lo scandalo dei razzisti, il terrore della borghesia. 

Beviamo le loro lacrime, ma non dimentichiamo niente: un ragazzino di sedici anni ha perso un occhio dopo aver ricevuto una flash-ball in faccia, uno di quattordici ha la mascella ridotta in poltiglia dopo che dei poliziotti gli hanno sparato un lacrimogeno addosso a bruciapelo. In un video si vede un poliziotto in borghese mentre cerca di mettere la testa di un ragazzo nell’acqua di un ruscello, per fargli paura (poi è risalito, e se le è prese di santa ragione, suscitando lo scandalo dei media); un altro ancora mostra un ragazzo minuto, accovacciato a terra tra quattro energumeni (poliziotti, pardon), col braccio gonfio, piange, dice che gliel’hanno rotto, e quelli ridono, gli storcono il braccio ancora di più, uno di loro dice che ne ha già mutilati agli occhi almeno quattro. 

‘Sti ragazzini sono forti, non c’è che dire. Ultra-politicizzati, ben coscienti del razzismo che subiscono, delle violenze della polizia, delle discriminazioni che li dannano ancor prima che raggiungano la maggiore età. Hanno una padronanza dei media avanzatissima, un discorso ben costruito da servire ai giornalisti come me che accorrono davanti al loro liceo quando brucia la spazzatura. Io sono, d’altronde, un bersaglio facile. Passati i trentacinque anni non posso che sembrargli vecchio e loro mi stordiscono con le storie di aule fatiscenti e insegnanti che mancano, ma lo senti subito che la realtà è un’altra: sono incazzati neri col mondo, e a ben donde. 

Loro hanno un lemma ormai generazionale per definire tutto ciò che alimenta la loro giusta collera: «la France à Macron», la Francia di Macron, o meglio, più esattamente: “la Francia a immagine e somiglianza di Macron”, ovvero la Francia-Macron. Una Francia ultra-liberista, in crisi di bilancio nera, pronta a farla pagare a tutti meno che ai ricchi e ai padroni, desiderosa di vendere lo stato (sociale ma non solo) al primo offerente, tranne per quanto riguarda gli apparati della repressione. La Francia-Macron infatti si regge su due gambe, entrambe purulente: i desideri dei padroni e la violenza della polizia. 

In dieci anni la polizia di Macron ha mutilato e ucciso decine e decine di persone, ne ha arrestate decine di migliaia di altre, dai gilet gialli ai movimenti contro le pensioni. Ma soprattutto, ha fatto un decennio di guerra ai giovani, in particolar modo quelli delle classi popolari.

È come parte di questa guerra che va inteso l’omicidio di Nahel Merzouk, diciassette anni, nel giugno 2023. Le rivolte seguite alla sua morte sono state affrontate sul piano militare dalla macronie, letteralmente: carri armati, teste di cuoio, armi non convenzionali, coprifuoco, assedi. E prigionieri: migliaia di arresti, condanne, fedine penali sporcate per punire e intimidire, ben sapendo che, se vieni dal basso, una fedina penale sporca significa non poter più lavorare. 

È in questa guerra contro i giovani che Macron ha istituito la terrificante piattaforma Parcoursup, che decide lei dove potrai andare a studiare, se hai la fortuna di passare la selezione, amplificando com’è ovvio che sia le diseguaglianze. È in questa guerra che ha ridotto i sussidi giovanili, tagliato i servizi, i fondi di scuola e università, precarizzato gli insegnanti, aumentato le rette universitarie. 

Anche in questo caso, la macronie ha reagito come ha sempre fatto quando si è trovata davanti alla ribellione dei giovani: militarizzando il conflitto. Davanti a quella che sembrava inizialmente una normale maretta studentesca, il governo ha spedito migliaia di energumeni armati di tutto punto con la consegna precisa di usare la mano pesante, costi quel che costi. 

Un’evidente recipe for a disaster: la maretta si è fatta tempesta e presto tsunami. Ora, persino i sindacati hanno deciso di unirsi agli studenti, un fatto senza precedenti nella storia sociale francese. La Cgt, Solidaires e tutti gli altri, persino la Cfdt (tipo la Cisl) hanno annunciato che sciopereranno e saranno in piazza il 6 ottobre, a fianco agli studenti e nella data scelta da questi ultimi, per proteggerli e denunciare all’unisono la violenza della polizia. 

C’è la finanziaria da approvare, poi le elezioni ad aprile. Non hanno una maggioranza in parlamento e come faranno? Chissà, forse ancora una volta si appoggeranno ai voti del Rassemblement National, loro – i macronisti – che avevano promesso dieci anni fa che, ora che erano giunti al potere, la gente avrebbe smesso di «votare per gli estremi». 

Sarebbe coerente: a parte La France Insoumise e qualche altro pezzo di gauche, nessun partito ha espresso solidarietà con i giovani ribelli. Mi ha detto un amico, prof in un liceo di banlieue: siccome questi ragazzi sono prevalentemente razzializzati e/o dei quartieri popolari, gli si nega persino il “diritto” di essere bambini. Per definizione sono animali, pericolosi, classes dangereuses. E quindi è legittimo mazzuolarli, mutilarli, sbatterli in galera: a poco vale la loro età anagrafica, cioè il fatto che l’85% degli arrestati siano minori, come comunicato dalla prefettura di Parigi per quanto riguarda gli arrestati nella regione della capitale. 

È qui che si opera la vera, reale, concreta fusione tra macronismo e lepenismo, che poi appare sempre più come un passaggio di testimone. In questo razzismo e classismo senza imbarazzi, anzi fiero della propria crudeltà, che fa dell’uso della nuda violenza una strategia di governo. Questo rapprochement non a caso è dapprima emerso durante le rivolte per Nahel, quando tutti (a parte La France Insoumise) invocavano “l’ordine repubblicano”, che poi assomigliava parecchio a un ordine mortifero. Anche oggi s’invoca il ritorno alla calma, ma quello che vogliono, in realtà, sono la morte e il silenzio.

Hanno spaccato teste e occhi, gambe e braccia, hanno fatto la frittata. Che se la mangino. Con l’augurio che gli vada di traverso una volta per tutte. (filippo ortona)