
COME SE NULLA FOSSE. SUL BLOCCO DEI SANTUARI-FORTEZZA DEL CALCOLO.
Radio Blackout 105.25FM - Wednesday, October 7, 2026Larga parte della critica contemporanea commette un errore prospettico: interpreta i data center come un’entità speculativa o una minaccia differita nel tempo. La tesi consolatoria della «bolla finanziaria» è solo un velo ideologico che induce all’attesa. La realtà del calcolo continuo descrive una traiettoria capovolta: lo sradicamento dei luoghi di vita e il sequestro della terra sono la precondizione fisica dell’apparato, irrevocabili prima ancora che i server vengano accesi.
In questa puntata mettiamo in fila le svolte materiali di un’aggressione planetaria: dall’hardware bellico in Ucraina alla proliferazione dei santuari-fortezza del calcolo, la cui logica non nasce con la «Intelligenza Artificiale» — feticcio ideologico utile solo ad antropomorfizzare la macchina — e nemmeno con Internet. Affonda le sue radici nella storia profonda del capitalismo coloniale e dell’accentramento logistico novecentesco tra Stato, scienza e industria, che in Italia si materializza fin dal luglio 1967 con il consorzio interuniversitario CINECA e l’installazione del primo supercomputer d’importazione.
Il tecnocapitale pretende di ridurre il vivente a riserva quantificabile per farlo bruciare dentro processori protetti militarmente, ma urta costantemente contro l’irriducibile densità della vita. Dall’hinterland milanese, la voce di un compagno ci porta dentro la cronaca di un’azione diretta a Rho, teatro il 3 ottobre del primo corteo in Italia contro i data center. Un attacco materiale importante: duemila persone hanno violato i perimetri di lamiera dell’ex Nilit-Radici, occupando l’area di scavo dove il colosso australiano Goodman Group progetta l’ennesimo santuario-fortezza computazionale.
Se l’umano oggi convive con la sospensione del senso e con la catastrofe presente senza darsene pensiero, letteralmente come se nulla fosse, davanti alla banalità nichilista del puro funzionamento ha ancora senso chiedere una gestione più “democratica” dei data center o è tempo di stare in strada e farsi ostacolo fisico per interrompere il flusso?
