OGNI NODO DI UN’AREA TIRA LE FILA DEI GIOCHI DI QUELLO SPAZIO GEOPOLITICO
Abbiamo scelto di concludere la stagione 2025-2026 de “I Bastioni di Orione”,
occupandoci di questi tre ambiti; per ciascuno di questi abbiamo già speso molte
puntate, perché – insieme a Cina e Sudest asiatico e Africa orientale, da dove
riprenderemo spunto nell’autunno – sono le regioni maggiormente sotto tensione.
Curiosamente due degli approfondimenti si avvalgono di interlocutori nuovi per
la nostra trasmissione, mentre il terzo è una consolidata presenza ai nostri
microfoni, che concilia professione giornalistica ai massimi livelli della
testimonianza sul campo con il coinvolgimento personale e la conoscenza sul
campo del Paese dei Cedri, dove ha molti amici, parenti, corrispondenti. Lorenzo
Forlani ha vissuto a lungo a Beirut e ci ha fornito in molti casi illustrazioni
di prima mano della storia libanese, ma ha anche il polso per cogliere elementi
utili per capire in che direzione può svilupparsi l’aggressione dell’Idf oltre
il fiume Litani, ben sapendo che si tratta di una infima tappa nel progetto di
egemonizzazione del Mena da parte ebraica, inscritta nella Guerra all’Iran.
I due nuovi complici di trasmissione consentono lenti e progressivi slittamenti
nelle congiure dell’Internazionale reazionaria, riproposta in diverse forme a
cominciare dalla Serbia, terra di transito di merci e carne umana, dove
un’intera GenerazioneZ ha sfogato la sua indignazione contro un governo
corrotto, nazionalista e mafioso, mosso solo da gli affari speculativi… per poi
lasciarsi cooptare e smontare nei requisiti dirompenti , pur di smuovere le
coscienze di tutti. Anche dei peggiori nazional-fascisti. Ci siamo appassionati
all’evoluzione del Movimento degli studenti nato a Novi Sad nel novembre 2024
fino a cominciare a registrare infiltrazioni nazionaliste, che Dejan Atanacković
ci ha confermato dolorosamente e con la delusione di chi vi ha partecipato.
Il terzo contributo si avvale di nuovo di una nuova voce: Giorgio Trucchi, che
da trent’anni vive in Latinamerica e che abbiamo interpellato per riprodurre un
quadro di eventi che costituiscono una ricostruzione generale della strategia
statunitense per gestire il “patio trasero” con un nuovo Plan Condor, con alcune
insidiose differenze rispetto al precedente di memoria nixoniana. Giorgio si è
rivelato un perfetto analista a partire dall’Honduras, epicentro del Plan
trumpiano per sottrarre il Sudamerica ai cinesi.
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LA COAZIONE A RIPETERE LE STRAGI SIONISTE IN LIBANO: ORA COME NEL 1982?
Forse stavolta la differenza è che l’operazione per egemonizzare l’area è
scattata e ha già fatto terra bruciata in Libia, Iraq, Siria e prevedeva di
ridimensionare l’Iran, ma forse l’ambizione di Netanyahu era esagerata.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio di ribaltamento degli equilibri
dell’intero Sudovest asiatico: dopo l’annientamento dell’Iraq, la spartizione
della Libia, il rovesciamento della feroce dinastia alauita attraverso un
fantoccio jihadista in Siria, la distruzione di Gaza e il soffocamento della
Cisgiordania, la fase attuale vede la guerra all’Iran e la contemporanea
occupazione e divisione del Libano. Tutto perseguendo il progetto dello Stato
ebraico di egemonizzazione della regione. E in particolare sono le popolazioni
del Sud del paese, già marginalizzate, a subire le conseguenze degli
accordi-ordini presi a Washington.
Abbiamo preso spunto dall’ennesima imposizione imperialista che umilia il Libano
e dimostra come lo strapotere tecnologico israelo-statunitense persegua il piano
dell’Eretz Israel ai danni dei paesi limitrofi per sentire quali siano i
sentimenti e le reazioni in tutto il Libano da @lorenzoforlani, giornalista
esperto della zona e in particolare del Paese dei Cedri e che ha stigmatizzato
più volte nei suoi pezzi e sui social la sudditanza delle autorità di Beirut,
che in realtà non hanno alcun mandato a trattare a Washington quella che è
un’abdicazione della sovranità libanese: «non c’è nessun governo libanese ad
aver firmato un “accordo quadro” con Israele, e di conseguenza non esiste nessun
accordo, perché gli accordi si fanno almeno in due, trovando un compromesso tra
posizioni conflittuali». Poi Lorenzo comprende anche che si può biasimare Aoun –
senz’altro gradito agli americani –, ma è chiaro che non ha spazi di trattativa
di fronte allo strapotere dell’Idf e della prepotenza trumpiana. In fondo per
vent’anni lo stesso Aoun come capo dell’esercito ha assunto le posizioni che ora
sono contestate a Rudolph Haykal dall’occupante sionista – sollevando
l’indignazione di Nabih Berri –, che vorrebbe rimuoverlo in quanto ultimo argine
alle pretese di Katz.
I titoli sui quotidiani del 1982 riportano la stessa situazione libanese
attuale Si potrebbero riproporre i titoli dei quotidiani del 1982, che
riportavano la medesima situazione in cui l’entità sionista sfrutta le divisioni
della società libanese; era in corso la strage perpetrata da Sharon a Sabra e
Chatila… una coazione a ripetere imposta dalla aggressione congenita allo Stato
ebraico, ma che dopo 45 anni si differenzia, perché la società civile allora
esercitava pressioni sul falco Sharon, per limitare eticamente la ferocia.
Divisioni libanesi sarebbero poi da analizzare villaggio per villaggio, anche
facendo la tara della propaganda falsa di Netanyahu in campagna elettorale e che
quindi diffonde fake news su improbabili richieste di annessione da parte di
villaggi del Sud, ancorché cristiani o falangisti; oltre a considerare che ogni
comunità libanese ha qualche sostegno esterno, che sostituisce un welfare ormai
inesistente in uno stato fallito. Non si parla tanto di proxy, quanto di
comunanze, talvolta famigliari, in altri casi di cultura e usi assimilabili, più
che alleanze e “prossimità” strategiche, profonde anche quando sono “matrimoni”
evidentemente anche di convenienza, ma grazie a una vicinanza atavica.
Lorenzo Forlani riscontra che la vera novità rispetto al 1982 è la potenza
tecnologica di Idf, ma anche e soprattutto della società israeliana: cioè il
costo in vite umane e nell’economia imposto alla società israeliana non ha che
ottenuto uno svuotamento di quella parte di ebrei che resistevano ai falchi
della destra e alle organizzazioni dei coloni. Invece ora Israele drogato dalla
retorica bellicista di Netanyahu appare pronto alla guerra a oltranza contro
tutti, perché l’intera società si è trasformata in una comunità fondamentalista,
completamente assorbita nell’ottica genocidaria.
Ascolta l’Intervento di Lorenzo Forlani qui
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LA MITOPOIESI NAZIONALISTA SERBA È UN’INVENZIONE PER I GONZI CHE CI VOGLIONO
CASCARE
Come è stato imbrigliato un Movimento che aveva compreso come non farsi adescare
dal potere, ma che con il trascorrere del tempo si è lasciato cooptare sul
terreno elettoralistico e nazionalista.
La bugia nazionalista alla base di ogni prevaricazione feudale
Il solco tra la difesa della storia balcanica e i suoi luoghi come il ponte
sulla Sava (nel mirino della speculazione ignorante e mafiosa) e la falsa
mitopoiesi nazionalista che persegue la cancellazione della storia jugoslava e
confonde la memoria delle stragi della furia degli anni Novanta è il tratto che
dolorosamente emerge in questa analisi della attuale situazione politica serba.
Il falso mito nazionalista serbo confonde il Movimento nato contro la mafia
incompetente di Vučić
Affrontare la questione della contrapposizione al regime serbo di Vučić con
Deyan Atanacković (autore di Lusitania e impegnato oppositore del nazionalismo
che ammorba il mondo e il potere serbo in particolare con la sua retorica di
vittimismo) ci permette di cogliere alcuni elementi essenziali, perché
attraverso le sue parole evidenziano l’involuzione di un Movimento che aveva
prodotto tante speranze, anche nel nostro interlocutore (ma pure nei paesi
limitrofi e in ogni sincero antifascista), e con la svolta elettoralistica, il
venir meno del rifiuto di accettare quello sdrucciolevole piano di confronto
imposto dal regime corrotto e mafioso, la competizione elettorale in compagnia
di elementi anche di destra finisce con annacquare la potenziale portata
dirompente derivante dall’inchiodare il Palazzo del Potere ai suoi sistemi, non
condivisibili. Finché non si annienterà la speculazione e la corruzione che con
l’insita manutenzione di uno stato irrazionale fondano i profitti su cui si
sorreggono reciprocamente la mafia e il regime, non si potrà abbatter il sistema
di potere di Vučić .
La maggioranza dei partecipanti al Movimento – imponente nei numeri e, fino a un
anno fa, oculato nelle richieste – non ha esperito altre forme di convivenza
della comunità serba rispetto alla corruzione, alle menzogne, alla speculazione,
alla distruzione dell’equilibrio ecologico, alla tracotanza volgare,
all’ignoranza e alla criminalità riconducibili a questo governo, come a tutti i
fascismi al potere che ammorbano questa epoca. Allo stesso tempo entra in gioco
quel che rimane della consapevolezza di un passato bellico, di una Storia non
vissuta direttamente da molti: senza che possa esserci però alcun mito fondativo
sostenibile per l’attuale governo e i suoi legami con i danni del nazionalismo.
Qualunque nazionalismo; non solo quello – pericolosissimo, non solo perché
funzionale alla gestione del potere – del populismo serbo: si assiste ancora a
trasformazioni in una politica completamente irrazionale, capace di fornire
legittimazione solo con la stupidità, quando i serbi dovrebbero avere ancora
negli occhi la loro stessa testimonianza di fosse comuni disseminate in tutta la
Serbia, scaturite da una sconfitta, subita dopo una guerra feroce e vergognosa,
scatenata dal nazionalismo.
Cocente delusione dai giovani cooptati dall’idiozia in cui non erano
coinvolti E a partire da qui il Movimento ha cominciato a mutare riferimenti,
iniziano a comparire vecchi arnesi del fascismo all’interno dele lotte, che
hanno subito una mutazione genetica in senso populista, nazionalista,
conservatore. Non si conoscono più i valori, i programmi e le politiche che il
Movimento vuole mettere in atto. Con l’imbarco delle frange nazionaliste
populiste all’interno del Movimento è quasi del tutto scomparsa la richiesta di
più europeismo e quindi permane all’orizzonte l’importanza dei rapporti con gli
autoritarismi globali, con cui il regime mantiene ottimi rapporti e dipendenza
(Russia, Israele, Cina sono tutti partner essenziali per la perpetuazione del
potere di Vučić ); secondo Deyan può scaturire soltanto dall’interno della
Serbia l’afflato per liberarsi dell’orrendo giogo del sistema di regime: non
vede come possa provenire dall’Europa l’input Ma ora non è più alle viste questa
speranza, visti i rapporti che si sono fatti più stretti tra gli studenti e
certi personaggi dell’estrema destra.
Ognuno è chiamato a occuparsi dei propri fascisti… è importante però mantenersi
in contatto per difendersi insieme dall’ondata di stupidità nazionalista
mondiale, perché la minaccia è unica.
Si può ascoltare l’appassionato impegno di Dejan a questo indirizzo