Come nelle più classiche trasmissioni a fine anno solare si tirano le somme
delle “emozioni” provate nei 12 mesi racchiusi nel per altri versi orrido 2025.
Tra i conduttori di Delicatessen si è operata una scelta estemporanea, senza
meditare troppo sulle tante pellicole viste, probabilmente la preferenza sul
film che più ci ha colpito è stata condizionata dalle ultime proiezioni a cui
abbiamo assistito, ma i tre/quattro titoli che sentite nominare in questo
podcast indicano opere che interpretano l’arte cinematografica ai massimi
livelli dei loro generi e contengono molti spunti innovativi e livelli di
significato diversi: El jockey di Luis Ortega affronta in modo singolare temi di
fluidità sessuale e fragilità maschile inserendoli nelle tinte fosche del suono
del tango e del suo inevitabile rapporto tra amore e morte; Sirât di Óliver Laxe
immerge nel mondo dei rave tragedie che alludono al conflitto del popolo
saharawi, ma usando atmosfere e relazioni da road-movie; The Teacher di Farah
Nabulsi mette in scena gli insegnamenti di un maestro impegnato da sempre nella
lotta del popolo palestinese sullo sfondo delle macerie non solo delle case del
suo villaggio, ma anche della sua esistenza travolta dalla repressione
israeliana, e la tragedia si risolve con un colpo di teatro che per una volta
infonde speranza… e forse proprio per questa prossimamente potremo parlare di
Resurrection di Bi Gan, che formalmente rappresenta una geniale rimeditazione su
un’arte che difficilmente può essere colpita a morte.