> La vita mediatica si dipana attraverso emergenze fittizie che occultano i
> fenomeni in grado di evidenziare situazioni globali da cui discende poi la
> Storia, nel caso delle epurazioni cinesi e delle scelte politico-economiche di
> Xi Jinping di cui abbiamo parlato con Lorenzo Lamperti da Taiwan – e dunque
> dal centro delle dispute internazionali – si è finito con l’evocare potenziali
> sviluppi sia in politica interna cinese, sia nei rapporti con gli altri
> padroni della terra: per un caso poche ore prima di questo intervento da
> Taipei Xi ha parlato con Trump e poi con Putin… e i temi trattati possiamo
> solo immaginarli.
> Allo stesso modo Alessandro Volpi ci spalanca a ogni frase praterie di
> spiegazioni e ricostruzioni di speculazioni dei fondi, di attrazioni forzate
> verso la finanza americana, la spesa per la sicurezza, il decoupling e la
> riconversione di quelli che erano i titoli americani detenuti dai cinesi… come
> si dibatte l’impero finanziario di fronte al pericolo di essere travolto dal
> debito, che ha sempre imposto al mondo.
> Infine è recentissima la notizia che ci porta indietro di 90 anni, quando gli
> eroici aviatori delle squadriglie fasciste bombardarono Barcellona e la
> Catalogna, realizzando carneficine di civili. Individuati dalle schede
> dettagliate del regime che archiviava ogni raid con i nomi degli operatori
> disponibili a perpetrare questo crimine contro l’umanità, scoperchiata la
> verità recuperando i documenti negli Archivi italiani ed esposta la querela da
> parte di residenti italiani in Spagna, il cursus giudiziario per processare i
> responsabili ha subito talmente tanti ritardi, insabbiamenti, ostacoli – sia
> da parte iberica che dai governi di ogni colore a Roma – che non si può
> inscenare il processo a un altro genocidio dei gerarchi fascisti, perché sono
> morti tutti gli indiziati.
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Curioso che nella stessa giornata di un periodo molto concitato Xi Jinping abbia
intrattenuto conversazioni telefoniche sia con Trump che con Putin, proprio dopo
aver eliminato tutti i vertici del’esercito. Chissà, forse temeva che da lì
potesse venire una scalata al suo potere, un candidato non previsto da lui;
certo che il repulisti tra i generali, che ha ridotto anche il potenziale
contropotere del Pla al rango di fedeli allineati alla linea del partito già
precostituendo le linee guida del Congresso del 2027, ridurrebbe la capacità
operativa in caso di un conflitto. Fortuna vuole che allertati dalla definitiva
decapitazione dei vertici dell’esercito, avessimo concordato con Lorenzo
Lamperti di raccogliere la sua analisi sullo stato delle cose in relazione alla
politica cinese.
L’altro possibile centro di potere – economico – era già stato normalizzato e
quindi alla Borsa di Shanghai è permesso di realizzare successi, finché Xi
individuerà una linea ereditaria. Intanto l’obiettivo è di espandere il consumo
interno, implementare il turismo: una crescita duratura, affrontando al contempo
una nuova fase di sviluppo e adattandosi all’evoluzione delle condizioni
esterne. Nonostante i dazi di Donald Trump, nel 2025 le esportazioni cinesi sono
cresciute del 6,1 per cento su base annua, facendo registrare il valore record
di 26.980 miliardi di yuan (3870 miliardi di dollari) e consolidando la
posizione della Repubblica popolare cinese di maggiore potenza commerciale del
pianeta.
La situazione militare infatti fa registrare approcci alla questione taiwanese
improntati alla ricerca di accordi forse meno riconducibili ai rapporti di
forza. Probabilmente anche questa strategia rientra nel tentativo di assumere
come espressione del soft power inclusivo dimostrato dopo l’inizio del nuovo
mandato di Trump da parte del regime cinese, proprio per contrapporsi
all’arroganza americana, mostrando la faccia benevola.
A proposito di soft power, o comunque di maggiore capacità di attrazione di
risorse e alleanze, si sono registrati pellegrinaggi di leader a stringere
accordi e la postura cinese è sicuramente più rassicurante di quella trumpiana.
La reazione al testosterone di Trump in Latinamerica è stata opposta al primo
mandato: la Cina per ora non ha reagito allo stesso modo. Piuttosto ha spostato
l’attenzione altrove nel Sud del mondo, perseguendo alternativamente i propri
affari.
Da ultimo c’è la spesa militare. E forse questo è il vero motivo della chiamata
a tre nel momento in cui scade l’accordo sul controllo della proliferazione
nucleare, che Trump vorrebbe estendere alla Cina.
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La nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve è una soluzione di
compromesso ben lontana dalle iniziali posizioni aggressive che avevano spinto
lo stesso Trump a nominare un super trumpiano alla guida della Sec ,l’organo di
vigilanza della borsa americana .
Trump deve fare i conti con la realtà della crisi di credibilità del dollaro e
l’aumento del debito federale.
Non si puo’ permettere di spaventare i mercati quando ha bisogno di garantire la
sottoscrizione di quasi novemila miliardi di dollari in scadenza del debito
americano i cui interessi pesano per un 47% del PIL statunitense.
Un altro aspetto preoccupante per la stabilità del dollaro è l’aumento del
prezzo dell’oro causato dagli ingenti acquisti da parte delle banche centrali
che sono in fuga dal dollaro non più ritenuto valuta rifugio. Inoltre la scelta
della nuova premier giapponese Sanae Takaichi di aumentare la spesa militare
peserà sull’espansione del debito pubblico giapponese che è già pari al 250% del
PIL ,comportando un aumento dei tassi del debito e la fine della pratrica del
“curry trade” con cui i fondi comparavano a bassi tassi il debito giapponese per
acquistare il più remunerativo debito USA.
La Cina ha completato il decoupling dall’economia americana liberandosi del
debito in dollari e rilanciando lo Yuan digitale anche come strumento per
regolare gli scambi commerciali.
Si susseguono le bolle speculative in un economia finanziarizzata che vive una
delle crisi più profonde della sua storia con all’orizzonte la soluzione
bellica delle contraddizioni del turbocapitalismo che incombe.