L’ERA DELLA LANDA DESOLATA
Questa la traduzione del titolo cinese. E la waste land eliotiana è tutto ciò
che sta fuori del cinema e della sua ricostruzione: infatti il paesaggio
tarkovskiano da Stalker fa da sfondo ogni volta che capitano i passaggi in cui
il Cacciatore restituisce nuova linfa al Delirante, una volta consumata fino
alla fine una vita spesa in alcuni minuti trascorsi oniricamente in un genere
filmico, catapultandolo in un nuovo set attraverso didascalie desunte dal muto
che nel film di Bi Gan occupa l’intero inizio come per specificare qual è il
riferimento e la radice da cui crescono questi sogni da fumeria d’oppio (come
era all’inizio di Once Upon a Time in America, con De Niro riscosso dagli
squilli del telefono da un tempo cinematografico indefinito), e fa da esplicito
omaggio nel finale con l’epilogo in cui (un ombrello di) Nosferatu e (una
macchina da cucire di) Monica e il Desiderio si incontrano sulle tavole – non
operatorie – di una chiatta desunta dall’Atalante di Jean Vigo.