Alcune storie possono essere raccontate, più o meno fedelmente, ma la memoria
può giocare brutti scherzi. Nel caso di Indymedia Italia,
https://italy.indymedia.org, è invece possibile, se pure con alcuni limiti,
verificare direttamente – anche a distanza di 20 e più anni – i contenuti di un
sito attivo dal 2001 al 2006, quando sospese la sua attività a favore di altri
siti, locali e regionali, fino alla progressiva chiusura.
Quella che trovate qui è una copia di archivio realizzata da noi nel 2021 in
occasione del ventennale di Genova G8, quando fu allestita una installazione
temporanea del sito.
La piattaforma ha utilizzato due diversi software: Catalyst CMS dal 2001 al
2003, e SF-Active dal 2003 al 2006. La versione conservata qui è la seconda,
quella basata su SF-Active e quindi l’aspetto grafico delle pagine è diverso da
quello visibile durante le giornate del luglio 2001. L’archivio è navigabile ma
statico: fotografa lo stato del sito nel 2006 e ovviamente non consente
modifiche o pubblicazione di nuovi contenuti.
Per la natura tecnologica di questo tipo di archivi questa è una copia
incompleta, non sono archiviati e visitabili tutti i link verso risorse esterne
e molte pagine o contenuti di esse potrebbero non essere visibili.
È disponibile un motore di ricerca, che permette di ricercare i testi delle
pagine, e filtrare per data.
Ulteriormente stiamo curando una raccolta di pubblicazioni (libri, articoli di
riviste, tesi, siti) che hanno indagato la storia, le pratiche e l’eredità
politica di Indymedia.
Il nostro collettivo aveva partecipato attivamente al progetto Indymedia,
contribuendo alla sua crescita. La nostra attitudine — mutuata dalle
sottoculture hacker e fondata sui principi di condivisione, apertura,
valorizzazione delle differenze e desiderio di sperimentare tecniche e linguaggi
— aveva reso possibile un radicale esperimento collettivo di autogestione.