Prendendo spunto dalla tornata elettorale armena, Simone Zoppellaro analizza la
vittoria di Pashinyan utilizzando lenti endogene alla società di Erevan. E così
si riesce a inquadrare il nazionalismo, il rifiuto della nomenclatura di
oligarchi, il meno peggio rappresentato dal governo di una rivoluzione di
velluto ormai sfilacciata, l’incombente condizionamento di diaspora, profughi ed
emigrazione giovanile; la collocazione del piccolo stato in una regione contesa
e importante per flussi di merci e presenza di risorse ambite ha rappresentato
un tema del dibattito, ma soprattutto perché la proposta governativa di ottenere
una pace definitiva con Azerbaijan e persino con la Turchia è stato il vero
referendum per una comunità stanca di guerre e morti inutilmente immolate a un
nazionalismo vecchio che non rappresenta le istanze che la GenZ locale non
riesce ancora ad esprimere con forza per la pervasiva presenza di vecchi
oligarchi e ormai usurate e repressive ricette della decennale Rivoluzione di
Velluto.
Allargando lo sguardo all’intera regione Murat Cinar ha a sua volta inforcato
occhiali che consentono uno sguardo “privilegiato” sul Mediterraneo orientale,
dove la Turchia – indebolita nel suo tentativo di controllo dalle ambizioni
egemoniche di Israele – opera manovre diplomatiche e strategiche per difendere
le ambizioni neo-ottomane dal piano di espansione sionista che non solo si sta
appropriando della Eretz Israele ma condiziona le scelte politiche di un’area
molto più ampia, alternando prassi coloniali a minacce imperialiste, accordi
commerciali a invasioni militari dalla Mesopotamia al Caucaso, dal mare cipriota
a quello albanese. E intanto Erdogan comincia a temere che il burattinaio, per
cui esercitare il controllo sul Mediterraneo orientale, lo scarichi. Questo
probabilmente lo porterà in rotta di collisione con l’entità sionista, non solo
perché gli interessi collidono. Sempre con l’ossessione che il quadro
internazionale possa agevolare l’indipendentismo curdo, acuisce all’interno la
repressione, condizionando attraverso una magistratura asservita le dinamiche
interne all’opposizione e rallentando il processo di pacificazione con il Pkk.
Ma molteplici sono le tensioni scatenate dalla trasformazione globale scatenata
dal cambio di Sistema mondiale data dall’alleanza tra Internazionale nera e
oligarchi tecnologici: una particolare attenzione da parte del suprematismo
yanqui va al patio trasero. Abbiamo già dato conto del Plan Condor del nuovo
millennio e i sommovimenti in corso in modo più evidente in Bolivia, in Perù e
vedremo cosa scaturirà dal secondo turno delle elezioni colombiane che
decreteranno il successore della parentesi di Gustavo Petro . Per riuscire a
trovare la giusta sequenza in cui infilare i molti eventi in corso in quella
parte di mondo abbiamo coinvolto Andrea Cegna nel tentativo di comprendere in
quali società si sono trasformati i paesi andini e al loro interno quali
divisioni territoriali di interessi e comunità le compongono e le attraversano.