La parola della settimana. Cupola

NapoliMONiTOR - Sunday, February 22, 2026
(disegno di ottoeffe)

Comme criscevem’
‘e boss assettavano a Sanremo
affianco agli onorevoli,
po’ raccuntavan’ e nuje sentevem’.
(co’sang,
80-90)

Fanno un certo effetto le immagini delle fiamme che divorano la cupola del teatro Sannazzaro, semidistrutto da un incendio all’alba di mercoledì, e quelle del cratere affumicato rimasto al suo posto, fotografato dall’alto. Il Sannazzaro era stato il primo teatro napoletano, nel 1888, a essere illuminato dalla luce elettrica; il suo palco aveva ospitato Eleonora Duse, Roberto Bracco e la compagnia dei fratelli De Filippo; poi era diventato un cinema porno; a metà anni Sessanta era infine stato rilevato, ristrutturato e riaperto nel 1971 dall’attrice Luisa Conte e da suo marito Nino Veglia.

(credits in nota 1)

La storia del mondo è una storia di incendi, e la storia del teatro è in qualche modo anche la storia del mondo. Quando visitai per la prima volta The Globe a Londra sapevo del grande incendio che lo aveva distrutto nel 1613, ma non sapevo che solo cinquant’anni dopo essere stato rimesso in piedi era stato demolito. Fu una delusione apprendere che quel posto così suggestivo in cui stavo camminando era solo una ricostruzione moderna, fatta nel 1997, peraltro nemmeno nello stesso punto in cui la struttura originale era sorta. Capii dopo che era una di quelle finzioni che intreccia la realtà, come gli uomini-donne nel teatro medievale, con la creazione, o come Jacques in As you like it, dove all the world’s a stageand all the men and women merely players; they have their exits and their entrances; and one man in his time plays many parts, his acts being seven ages.

Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l’inverno da Cristiani comodi che nell’estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. (carmelo bene, nostra signora dei turchi)

Sembrerà strano a qualcuno, ma Brunelleschi l’architettura l’aveva studiata solo da autodidatta, quando a trentasette anni vinse un concorso per la progettazione della cupola di Santa Maria del Fiore, una delle cattedrali più importanti mai costruite al mondo. Filippo era infatti di formazione orafo (e orologiaio), e forse proprio per questo la soluzione che aveva proposto non incontrò grandissimo seguito, tra gli addetti ai lavori: senza la possibilità di usufruire di un sostegno esterno, Brunelleschi si inventò un sistema di corde, archi di mattoni verticali e anelli di pietra e legno orizzontali, che come i cerchi di una botte avrebbero impedito alla cupola di cedere alla spinta laterale. Alcune sofisticate macchine furono progettate per portare i pesantissimi materiali a quell’enorme altezza, tra cui un paranco azionato da buoi. Una buona parte di queste informazioni sono tuttavia soltanto supposizioni, perché alla sua morte Brunelleschi non lasciò neppure uno schizzo della progettazione.

(credits in nota 2)

Si è fatto un gran parlare delle dichiarazioni del capo della procura di Napoli, Nicola Gratteri, che ha detto che quelli che voteranno Sì al prossimo referendum sulla giustizia sono – a proposito di cupola – mafiosi e massoni. Ora, sebbene la linea del gorilla di Brassens appaia ancora convincente sull’approccio ai togati, Gratteri incluso, per quel poco che ci ho capito mi sembra abbastanza insano pensare di smantellare una lobby (il sistema delle correnti) intervenendo direttamente sulla separazione dei poteri e aumentando il controllo del potere politico sui magistrati.

D’altronde, il procuratore capo di Napoli – uno showman ormai che manco il compianto Mario Musella – dovrebbe sapere che il confine tra mafiosi, massoni e politici nel nostro paese non è mai stato troppo netto. E pure i giudici, sulla cupola, non stanno esattamente sempre fermi a guardare.

PM: Signor Mutolo durante lo svolgimento del maxi processo vi giunsero notizie sulla possibilità di un aggiustamento di questo processo?

 GM: Guardi negli ultimi periodi l’assicurazione era quella: state tranquilli, noi dobbiamo subire una condanna per il discorso politico, insomma, in cui si doveva far credere al mondo intero che la mafia era tutta condannata, comunque in appello con i giudici di merito si darà un aggiustatina, però a Roma state tranquilli perchè c’è l’assicurazione che viene il processo buttato a terra. Già aveva preso piede che a Roma diciamo c’era il Presidente Carnevale, si parlava che c’era la persona giusta al punto giusto e quindi cioè non ci potevano essere problemi. […]

PM: Signor Mutolo, in che modo Andreotti sarebbe dovuto intervenire su Carnevale?

GM: Perchè era una cosa che ci interessava diciamo all’On. Andreotti, cioè l’On. Andreotti era l’esponente, per quanto concerneva Palermo, la Sicilia, che era il più stretto, che era in contatti con Salvo Lima, quindi Salvo Lima cioè mandò a dire, cioè parlò con Riina, con altre persone che ora io non è che posso sapere con quante persone ha parlato fuori. Io posso dire con quelli che si parlava dentro, che l’On. Andreotti aveva dei rapporti particolari. Però io non so se sono di parentela, se sono politici, se sono di amici, comunque l’assicurazione era quella, che a Roma il processo sarebbe stato buttato a terra, cioè già si sapeva va bene che quando questo processo arrivava a Roma con le carte vuote il processo doveva essere buttato a terra, cioè i detenuti dovevano passare per vittime, va bene, e i giudici che avevano istruito il processo dovevano essere dei giudici inquisitori. Anzi ci diceva che sicuramente dopo la sentenza che faceva il Presidente Carnevale sicuramente il giudice Falcone a quel punto se ne doveva andare in qualche paese sud africano per andare a fare l’ambasciatore con il giudice.
(il pentito gaspare mutolo interrogato dal pm nel corso
 dell’udienza del processo per la morte di mino pecorelli del 30 maggio 1996)

La scorsa settimana si è tenuto a Bagnoli un consiglio di municipalità, uno di questi momenti di farsa (lapsus: volevo dire “falsa”) partecipazione che stanno organizzando il sindaco di Napoli, in veste anche di commissario straordinario per la bonifica, il suo partito (il Pd), i suoi assessori e tutta una pletora di personaggi che cercano di risollevare la reputazione del baraccone Coppa America, ormai inviso alla maggior parte degli abitanti del territorio.

Tra le varie scene comiche, c’è stata quella della vicesindaca Lieto che si siede da sola in un banco del parlamentino di via Acate, dopo che attivisti e altri abitanti hanno occupato gli scranni della giunta, e si becca fischi, pernacchi e improperi, mentre tutti gli uomini con lei presenti (il dirigente Auricchio, l’assessore Cosenza, i subcommissari Falconio e De Rossi) se la danno a gambe levate lasciandola da sola in balia della contestazione. Lo stesso Auricchio, che si vanta spesso di essere carabiniere e uomo delle istituzioni, qualche minuto dopo si avvicinava a uno dei cittadini che stava osservando la scena, apostrofandolo con un «ma tu a chi appartieni?», nel tipico slang dei “servitori dello Stato” e dei popoli barbari.

Qui alla frontiera cadono le foglie,
e benché i vicini siano tutti barbari e tu,
tu sia a mille miglia di distanza,
sul tavolo ci sono sempre due tazze.
(anonimo, dinastia tang – 618-906)

a cura di riccardo rosa

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¹ Luisa Conte in Non ti pago, di Eduardo De Filippo (1964)

² Marco Messeri, Aldo, Giovanni e Giacomo in Tu la conosci Claudia?, di Massimo Venier (2004)