(disegno di ottoeffe)
La libertà sessuale è necessaria alla creazione? Sì. No. O forse sì. No, no,
certamente no. Però… sì. No è meglio no. O sì? (pierpaolo pasolini, saggi sulla
politica e sulla società)
Non so se Per sempre sì, la canzone di Sal Da Vinci che ha vinto Sanremo, sia un
inno al patriarcato come ha scritto qualcuno. A me ciò che non piace, oltre a
qualche frase un po’ sconveniente sparsa tra i versi, è il sottotesto secondo
cui, a duemila anni dalla morte di Cristo, per essere eterno l’amore debba
indossare una fede di cinque-seicento euro iva esclusa ed essere celebrato da
una persona che indossa una talare, che probabilmente dell’amore non sa nulla, e
che chiede per officiare una tangente (ma a differenza dei parcheggiatori
abusivi per questo non ci indigniamo) con la scusa di addobbare un luogo di
culto con fiori e stronzaggini varie.
(credits in nota 1)
Non so se la canzone di Sal Da Vinci sia come ha scritto Aldo Cazzullo una
canzone da “matrimonio di camorra”, anche perché non so se Cazzullo è mai stato
a un “matrimonio di camorra” né al matrimonio di una coppia napoletana che
ascolta un certo genere musicale, cantato in dialetto, semplicemente perché gli
piace, è popolare e per tanti altri motivi. Non so neppure se il fatto che tanto
ai “matrimoni di camorra” (qualsiasi cosa essi siano), quanto ai matrimoni
dell’ottanta per cento delle coppie napoletane (e a naso a un dieci-quindici per
cento di quelli italiani) si sentano canzoni come Tammurriata nera, Reginella,
Napule è, renda i lavori di E.A. Mario, Nicolardi, Libero Bovio e Pino Daniele
“musica da matrimonio di camorra”.
So, in compenso, che per quanto Per sempre sì sia una canzonetta buona per
Sanremo, un po’ ammiccante al massimo, semplice e semplicistica nel testo, non
mi sembra diversa da che ne so – è solo la prima che mi viene in mente – Anema e
core di Serena Brancale, acclamatissima qualche anno fa e che sfrutta
l’oleografia della mia città molto più del balletto di Sal Da Vinci, rubando
addirittura il titolo alla poesia di Manlio e infarcendo un testo non certo da
Nobel di frasi in dialetto.
Per chiudere l’excursus, direi che una delle poche cose intelligenti su questa
vicenda l’ha scritta sui social Gianfranco Gallo. Il punto non è il vittimismo
(vero o presunto) dei napoletani, il meridionalismo d’accatto, l’ostentazione
identitaria. Il vero punto è che c’è mezza società che odia il popolo, e lo odia
purtroppo molto di più di quanto il popolo odi loro. Sanremo, Sal Da Vinci, il
patriarcato, la musica, nella maggior parte dei casi sono solo pretesti. È
guerra di classe, nada mas.
Ora, quale sarebbe la colpa di Sal? Avere preparato un pezzo adatto a Sanremo?
Essersi diretto a un pubblico che lo ha sempre premiato? O essere napoletano?
Ieri l’attacco a Sal il talebano, campione di patriarcato, oggi a Sal il
napoletano, e dunque “camorra e matrimoni”. […] Cazzullo rivela un razzismo
pericoloso: lui non ce l’ha con Sal, ce l’ha col suo pubblico. Come si
permettono di esistere? Come si permettono di cantare, ballare, applaudire chi
vogliono loro? (gianfranco gallo)
(credits in nota 2)
Allarmato, qualche ora dopo la vittoria di SDV a Sanremo, un amico mi ha
telefonato prefigurando un trionfo del Sì al referendum sulla giustizia
sull’onda lunga dell’orecchiabile motivetto. Un altro, con cui ho condiviso
questa linea mi ha risposto citando Vasco. Ieri mattina mi hanno girato invece
questo sketch di Peppe Iodice, che fino a qualche tempo fa mi era antipatico ma
ora – non sempre, non esageriamo – capita mi faccia ridere.
https://www.instagram.com/reels/DVJ4XebDL7X/
Intanto i rappresentanti del governo in carica si candidano a superare, per
pacchianaggine, persino la compagnia di giro dei ministri berlusconiani:
Fuffa anche sui suoi impegni: pur essendo lì per motivi privati, Crosetto ha
svolto incontri istituzionali di alto livello, pare col ministro della Difesa
emiratino. Ma questo è ridicolo, oltre che irrituale: incontri così delicati non
si fanno “in vacanza” e senza staff. Inoltre, non è credibile: il governo non
era informato del viaggio. Tajani ha dichiarato di non saperlo, cosa insolita,
dato il ruolo delle ambasciate; ma qui potrebbe valere la scusante che stiamo
parlando di Tajani. Però se Crosetto, come afferma, ha preso decisioni “non da
solo”, i Servizi sapevano, quindi non è credibile che il governo fosse davvero
all’oscuro. […] Non stupisce quindi che la vicenda abbia sollevato forti
perplessità per le incongruenze, la scarsa trasparenza e i comportamenti anomali
di un ministro della Difesa in un momento di grave crisi internazionale.
Insomma, balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate
ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
181) È vero che Alain Ducasse, lo chef francese, con le sue 14 stelle Michelin è
il più stellato al mondo, ma non è vero che ottenne la sua prima stella con una
zuppa di cipolle il cui ingrediente segreto era la nebbia.
(daniele luttazzi, ilfattoquotidiano.it)
Ho spesso cercato invano delle risposte al fatto che, al contrario dell’Italia o
della Spagna, dove nel momento topico di una partita di calcio i tifosi urlino
scompostamente «Goooooooooool», in Inghilterra la voce collettiva che più
chiaramente si solleva è «Yeeeeeeeeeeah» o addirittura «Yeeeeeeeeeees!» (off
topic: ma quanto gioca bene l’Arsenal di Arteta?). Questa rubrica è stata buona
occasione per approfondire:
L’esultanza dei tifosi napoletani in Curva A non è la stessa dei milanisti in
Curva Sud; e all’interno dello stesso stadio, i romanisti esultano in un modo, i
laziali in un altro ancora. In Inghilterra ci si sbraccia e agita un po’
goffamente – soprattutto da quando la Thatcher ha deciso certe regole di
comportamento per i tifosi –, in Spagna il suono del “gol” è quasi sordo e
cattedrale, di una tonalità bassissima rispetto allo ‘Yeah’ quasi femminile
proprio del calcio anglosassone. E così anche la teatralità dell’atto quando è
gol varia da paese a paese, di cultura in cultura. Esiste persino una squadra di
calcio in Brasile, il Gremio, celebre per il modo di esultare dei propri tifosi:
è la famosa e pericolosissima avalanche (cascata) oggi proibita dopo i sette
feriti del 2013 – gli unici ufficiali, perché a guardare le immagini possiamo
tranquillamente immaginarne un numero maggiore. (gianluca palamidessi,
rivistacontrasti.it)
(credits in nota 3)
(a cura di riccardo rosa)
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¹ Totò, Nino Taranto, Macario e Lisa Gastoni in: Il monaco di Monza, di Sergio
Corbucci (1963)
² Carlo Verdone e Sal Da Vinci in: Troppo forte!, di Carlo Verdone (1986)
³ Carlo Monni, Roberto Benigni e Massimo Troisi in: Non ci resta che piangere,
di Roberto Benigni e Massimo Troisi (1984)
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(disegno di peppe cerillo)
Febbraio si apre con un disastro. Salta una conduttura dell’acqua sulla
Prenestina all’altezza di Tor Tre Teste, mezza Roma Est rimane senz’acqua per
ventiquattro ore. Centinaia di migliaia di persone restano a secco; lunghe file
alle fontanelle e alle autobotti d’emergenza, scuole e nidi chiusi, trentamila
litri d’acqua sprecati. La rete idrica a Roma è un colabrodo, quasi metà
dell’acqua finisce dispersa, ma Acea è troppo impegnata a costruire
un inceneritore. Il 3 e il 4 piove e tira vento: un ragazzo di diciotto anni
viene ucciso da un auto in via dei Fiorentini (Tiburtina), mentre a Ostia si
presenta il nuovo delirante progetto per il litorale modello Dubai. Il Comune
formalizza l’acquisto di mille appartamenti Enasarco per 250 milioni, cioè 250
mila euro di media per ognuno. L’ex ente previdenziale ha dismesso già novemila
appartamenti per un miliardo e settecentomila euro, cioè 188 mila di media ad
appartamento. Come sempre, questi enti vendono più caro al pubblico che al
privato, ma la protesta del 9 si concentra sul fatto che i proprietari ex
assegnatari non vogliono vivere accanto ai nuovi assegnatari.
A proposito di enti previdenziali, il 12 due anziani vengono sfrattati
dall’appartamento Enpaia dove vivevano dagli anni Ottanta. Enpaia aveva svenduto
i suoi appartamenti al sottosegretario al lavoro leghista Durigon, al presidente
della regione Rocca, e al suo stesso presidente. Crolla un muro di contenimento
a Formello, uccidendo un macellaio di 58 anni, e il giorno dopo crolla anche
l’insegna di un cinema sulla Tuscolana, ferendo due persone.
Il 13 manifestazione della comunità bengalese a piazza Vittorio contro il
razzismo e il decreto sicurezza. Il 14 tempesta di pioggia e vento: crolla un
albero sulla Nomentana, un fulmine colpisce una centralina elettrica a
Grottarossa, il Tevere esonda a Focene, la mareggiata invade Ostia. Il 16 le
mobilitazioni dei comitati locali finalmente riescono a far aprire la “casa di
comunità” di Villa Tiburtina, un presidio di salute pubblica di cui il Municipio
cerca di intestarsi il merito pur avendo sempre boicottato le proteste. A
Capannelle muore sul lavoro un operaio di quasi settant’anni, schiacciato tra
due Tir. Il 17 il presidente della Lazio Lotito annuncia il progetto per
riqualificare lo stadio Flaminio, chiuso da vent’anni. Alla Peroni inizia lo
sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici, minacciate di licenziamento.
Il 18 arriva a Roma Bandecchi, il sindaco di Terni sotto processo per evasione
fiscale da venti milioni per la sua università privata Unicusano. Flash mob e
presidio in Campidoglio per i prigionieri palestinesi. Lo stesso giorno tre
poliziotti del commissariato Parioli-Salario vengono arrestati per aver creato
una rete di narcotraffico: fermavano i carichi di droga d’accordo con il
trafficante, ma dichiaravano di averne sequestrata di meno per rivendere la
maggior parte.
Domenica 21 è una meravigliosa giornata di sole: alla commemorazione per Valerio
Verbano al Tufello ci sono migliaia di persone, nonostante le tensioni; si
presenta anche una consigliera di Fratelli d’Italia, ovviamente invitata ad
andarsene. Lo stesso partito difende anche il militante neonazi di Lione morto
nell’aggressione che lui stesso aveva organizzato, e per il quale un centinaio
di fascisti sfilano per il centro di Roma. Il 22 è la penultima “domenica
ecologica” (blocco del traffico) della stagione invernale. L’aria sta
peggiorando e il Comune chiede di evitare l’uso della macchina, come se a Roma
si potesse davvero girare in autobus. A piazza Vittorio si celebra il capodanno
cinese (ma senza i robot kung-fu del gran gala di Beijing): inizia l’anno del
Cavallo di Fuoco, quasi contemporaneamente al Ramadan e alla Quaresima. La sera
a Cornelia un egiziano di 22 anni viene ucciso con una coltellata.
Il 23 iniziano le indagini su ventuno poliziotti e carabinieri accusati di aver
rubato sistematicamente vestiti, cosmetici e profumi alla Coin di Stazione
Termini. Ecco a cosa servivano i due carri armati Puma schierati lì fuori! I
furti hanno raggiunto quasi 200 mila euro, e sono avvenuti con la complicità –
chissà quanto volontaria – di una cassiera del negozio, che è anche l’unica di
cui viene reso pubblico il nome. La sera una ventunenne inglese rischia di
essere stuprata a Villa Borghese: un uomo la spinge dietro una siepe e le
strappa i vestiti, per fortuna lei scappa. Il 24 il consiglio comunale di
Ciampino vota a larga maggioranza la prosecuzione dei lavori per
una maxi-cementificazione in centro città, sempre in nome del “diritto
inalienabile dei proprietari a edificare”, per loro superiore a qualsiasi altra
istanza. La sera c’è un grande incendio e un’esplosione in una carrozzeria di
Morena. Il 26 la giunta comunale approva il progetto dello stadio di Pietralata:
sedici milioni di euro dei contribuenti saranno usati per favorire le
speculazioni di un imprenditore statunitense.
Il mese si chiude con due cortei quasi contemporanei, con migliaia di persone
scese in strada sabato 28 febbraio: uno da piazza Esedra contro il ddl
Bongiorno, che garantisce maggiore impunità agli stupratori; un altro a
Garbatella contro la speculazione sui Mercati Generali, dove Comune e Municipio
hanno ceduto nove ettari pubblici per sessant’anni in concessione alla
corporazione texana Hines. Quest’ultima, che raccoglie anche fondi israeliani
coinvolti nell’occupazione illegale in Cisgiordania, prevede di cementificare
l’area con la scusa di uno studentato, ricavandone trentuno milioni l’anno. Il
Comune, per sicurezza, ha già sradicato tutti gli alberi e devastato la zona
verde. (stefano portelli)
Leggi anche i rewind di gennaio 2026, dell’anno santo 2025
(1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12) e del 2024 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12).
(disegno di ottoeffe)
È crisi nera per il Boca Juniors, che ieri ha impattato anche contro il modesto
Gimnasia Mendoza: ennesimo pareggio, quarta gara senza vittorie, sette punti di
ritardo già accumulati in sette partite dalla coppia Estudiantes–Velez che guida
la classifica.
Nel match precedente, più volte, nel corso di uno scialbo zero a zero nel derby
contro gli storici rivali del Racing de Avellaneda, i tifosi avevano perso la
pazienza e gridato «Movete Boca movete, movete deja de joder!», qualcosa tipo
“Datti una mossa Boca, non rompere il cazzo!”.
Come forse ho già scritto in questa rubrica, un Boca-Racing ho avuto la gioia di
vederlo alla Bombonera nell’aprile del 2023. Al contrario del mortorio della
settimana scorsa, il tifo fu fuori controllo: i bosteros erano già in odore di
titolo e nell’incontro precedente tra le due compagini il numero degli espulsi
aveva raggiunto quasi quello dei giocatori rimasti sul terreno di gioco. Per di
più gli scontri fuori dal campo avevano portato un numero enorme di arresti, si
diceva, anche in seguito alla “spiata” fatta dall’hinchada del Racing.
Con el machete en la mano / Con in mano il machete
la chapa en el corazon: / e il distintivo sul cuore:
será siempre vigilante / sarai per sempre un poliziotto
Academia Racing Club! / Academia Racing Club!
Racing botón! / Racing spia!
(coro tifosi boca juniors vs racing de avellaneda)
Si allarga lo scandalo esploso con le indagini della procura di Milano sulle
piattaforme multinazionali del delivery (prima Glovo e poi Deliveroo, finita
questa settimana con un provvedimento di urgenza sotto il controllo
giudiziario). Ai rider, tremila nella provincia di Milano e ventimila in tutta
Italia – si legge nell’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe
Zocchi (ma è iscritta anche la S.r.l.) –, sarebbero state corrisposte paghe “in
alcuni casi inferiori fino a circa il novanta per cento rispetto alla soglia di
povertà e alla contrattazione collettiva”.
Già da qualche anno è un segreto di Pulcinella il ruolo delle grandi piattaforme
nel sistema del cosiddetto caporalato digitale. La procura tuttavia evidenzia
con chiarezza la dinamica per cui le multinazionali sfrutterebbero la loro
posizione di forza rispetto ai lavoratori per imporre retribuzioni completamente
inadeguate rispetto alla quantità e alla qualità della prestazione lavorativa. E
noi come i fessi, con i nostri sensi di colpa borghesi, stiamo a guardarci la
pagliuzza dentro il nostro occhio perché in mano al fattorino che ci ha portato
la pizza non lasciamo che qualche spicciolo, piuttosto che fomentare la nostra e
la altrui rabbia contro gli schiavisti digitali.
Nella gig-economy l’imbrigliamento del lavoro è inscritto nell’architettura
stessa della piattaforma, dal momento in cui – soprattutto nelle piattaforme
dove vige un sistema libero di accesso alla flotta attiva (free login) come Uber
– il/la lavoratore/trice è contemporaneamente indispensabile e superfluo al
processo lavorativo, cioè è solo potenzialmente impiegato; è libero nell’accesso
all’impiego, ma fortemente vincolato al metabolismo degli algoritmi che regolano
la sua performance. Tuttavia, occorre evitare di cedere a visioni vittimizzanti
sul lavoro di piattaforma, ovvero che escludono a priori la possibilità di
esercitare agency anche attraverso le stesse infrastrutture che coordinano
l’imbrigliamento. Per quanto costituisca un mercato del lavoro estremamente
downgraded (cioè privo di tutele, quanto di garanzie della sicurezza
dell’impiego, cfr. Sassen 1994), lo spazio sociale occupato dalle piattaforme è
(ancora) anche uno spazio informale di pratiche sommerse e industriose
attraverso cui lavoratori e lavoratrici tentano di aggirare le maglie del
proprio stesso imbrigliamento. In altre parole, l’informalità si rivela anche
nella sua forma costituente, laddove diventa un terreno fertile per la
sperimentazione di pratiche di rimaneggiamento e resistenza contro il
disciplinamento algoritmico. (gianmarco peterlongo, imbrigliamento e
rifeudalizzazione del lavoro nella gig-economy. una ricerca sul caporalato
digitale tra italia e argentina)
Torna l’Argentina, e a proposito di “mani” non si può ignorare quella divina. Ho
visto un video qualche giorno fa in cui Anna Trieste prefigurava il ritorno in
città di Kevin De Bruyne, infortunato di lungo corso e reduce da mesi di esilio
dorato, che scende a Capodichino e trova mezza squadra in infermeria, il Napoli
giù in classifica sotto caterve di gol, e soprattutto l’allenatore dell’Inter
«che addirittura mette nella stessa frase Bastoni e Maradona», accostando la
simulazione del difensore nerazzurro con il patriottico gesto di resistenza di
D10s.
Chissà se KDB l’avrà presa a ridere come noi, abituati a ben altri paragoni:
Titoli sotto mano questa settimana, a voi le conclusioni:
Napoli, ospedale San Giovanni Bosco in mano al clan: quattro arresti, c’è anche
un avvocato. (sky tg 24, 25 febbraio)
L’avvocato Marengo: “Il Toro è nelle mani degli Agnelli”. (settecalcio.it, 20
febbraio)
Comala, i vincitori del bando tendono la mano ai gestori storici: “Basta
scontri, lavoriamo insieme”. (la repubblica, 27 febbraio) > clicca qui, per
approfondire
Trump: “Iraniani, prendete in mano il vostro governo e il vostro destino”. (il
corriere della sera, 28 febbraio)
Netanyahu agli iraniani: “Prendete in mano il vostro destino!”. (la7, 28
febbraio)
È iniziata la guerra all’Iran. Israele e Usa in azione (avvenire, 28
febbraio)
L’Iran colpisce obiettivi Usa nel Golfo. Medio Oriente in fiamme (il fatto
quotidiano, 28 febbraio)
Anna avrebbe voluto morire,
Marco voleva andarsene lontano,
qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano:
a cura di riccardo rosa
(disegno di ottoeffe)
Comme criscevem’
‘e boss assettavano a Sanremo
affianco agli onorevoli,
po’ raccuntavan’ e nuje sentevem’.
(co’sang, 80-90)
Fanno un certo effetto le immagini delle fiamme che divorano la cupola del
teatro Sannazzaro, semidistrutto da un incendio all’alba di mercoledì, e quelle
del cratere affumicato rimasto al suo posto, fotografato dall’alto. Il
Sannazzaro era stato il primo teatro napoletano, nel 1888, a essere illuminato
dalla luce elettrica; il suo palco aveva ospitato Eleonora Duse, Roberto Bracco
e la compagnia dei fratelli De Filippo; poi era diventato un cinema porno; a
metà anni Sessanta era infine stato rilevato, ristrutturato e riaperto nel 1971
dall’attrice Luisa Conte e da suo marito Nino Veglia.
(credits in nota 1)
La storia del mondo è una storia di incendi, e la storia del teatro è in qualche
modo anche la storia del mondo. Quando visitai per la prima volta The Globe a
Londra sapevo del grande incendio che lo aveva distrutto nel 1613, ma non sapevo
che solo cinquant’anni dopo essere stato rimesso in piedi era stato demolito. Fu
una delusione apprendere che quel posto così suggestivo in cui stavo camminando
era solo una ricostruzione moderna, fatta nel 1997, peraltro nemmeno nello
stesso punto in cui la struttura originale era sorta. Capii dopo che era una di
quelle finzioni che intreccia la realtà, come gli uomini-donne nel teatro
medievale, con la creazione, o come Jacques in As you like it, dove all the
world’s a stage, and all the men and women merely players; they have their exits
and their entrances; and one man in his time plays many parts, his acts being
seven ages.
Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro,
orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e
sulle cupole. Abitato l’inverno da Cristiani comodi che nell’estate pagana
cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. (carmelo bene, nostra
signora dei turchi)
Sembrerà strano a qualcuno, ma Brunelleschi l’architettura l’aveva studiata solo
da autodidatta, quando a trentasette anni vinse un concorso per la progettazione
della cupola di Santa Maria del Fiore, una delle cattedrali più importanti mai
costruite al mondo. Filippo era infatti di formazione orafo (e orologiaio), e
forse proprio per questo la soluzione che aveva proposto non incontrò
grandissimo seguito, tra gli addetti ai lavori: senza la possibilità di
usufruire di un sostegno esterno, Brunelleschi si inventò un sistema di corde,
archi di mattoni verticali e anelli di pietra e legno orizzontali, che come i
cerchi di una botte avrebbero impedito alla cupola di cedere alla spinta
laterale. Alcune sofisticate macchine furono progettate per portare i
pesantissimi materiali a quell’enorme altezza, tra cui un paranco azionato da
buoi. Una buona parte di queste informazioni sono tuttavia soltanto
supposizioni, perché alla sua morte Brunelleschi non lasciò neppure uno schizzo
della progettazione.
https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/brunelleschi.mp4
(credits in nota 2)
Si è fatto un gran parlare delle dichiarazioni del capo della procura di Napoli,
Nicola Gratteri, che ha detto che quelli che voteranno Sì al prossimo referendum
sulla giustizia sono – a proposito di cupola – mafiosi e massoni. Ora, sebbene
la linea del gorilla di Brassens appaia ancora convincente sull’approccio ai
togati, Gratteri incluso, per quel poco che ci ho capito mi sembra abbastanza
insano pensare di smantellare una lobby (il sistema delle correnti) intervenendo
direttamente sulla separazione dei poteri e aumentando il controllo del potere
politico sui magistrati.
D’altronde, il procuratore capo di Napoli – uno showman ormai che manco il
compianto Mario Musella – dovrebbe sapere che il confine tra mafiosi, massoni e
politici nel nostro paese non è mai stato troppo netto. E pure i giudici, sulla
cupola, non stanno esattamente sempre fermi a guardare.
PM: Signor Mutolo durante lo svolgimento del maxi processo vi giunsero notizie
sulla possibilità di un aggiustamento di questo processo?
GM: Guardi negli ultimi periodi l’assicurazione era quella: state tranquilli,
noi dobbiamo subire una condanna per il discorso politico, insomma, in cui si
doveva far credere al mondo intero che la mafia era tutta condannata, comunque
in appello con i giudici di merito si darà un aggiustatina, però a Roma state
tranquilli perchè c’è l’assicurazione che viene il processo buttato a terra. Già
aveva preso piede che a Roma diciamo c’era il Presidente Carnevale, si parlava
che c’era la persona giusta al punto giusto e quindi cioè non ci potevano essere
problemi. […]
PM: Signor Mutolo, in che modo Andreotti sarebbe dovuto intervenire su
Carnevale?
GM: Perchè era una cosa che ci interessava diciamo all’On. Andreotti, cioè l’On.
Andreotti era l’esponente, per quanto concerneva Palermo, la Sicilia, che era il
più stretto, che era in contatti con Salvo Lima, quindi Salvo Lima cioè mandò a
dire, cioè parlò con Riina, con altre persone che ora io non è che posso sapere
con quante persone ha parlato fuori. Io posso dire con quelli che si parlava
dentro, che l’On. Andreotti aveva dei rapporti particolari. Però io non so se
sono di parentela, se sono politici, se sono di amici, comunque l’assicurazione
era quella, che a Roma il processo sarebbe stato buttato a terra, cioè già si
sapeva va bene che quando questo processo arrivava a Roma con le carte vuote il
processo doveva essere buttato a terra, cioè i detenuti dovevano passare per
vittime, va bene, e i giudici che avevano istruito il processo dovevano essere
dei giudici inquisitori. Anzi ci diceva che sicuramente dopo la sentenza che
faceva il Presidente Carnevale sicuramente il giudice Falcone a quel punto se ne
doveva andare in qualche paese sud africano per andare a fare l’ambasciatore con
il giudice.
(il pentito gaspare mutolo interrogato dal pm nel corso dell’udienza del
processo per la morte di mino pecorelli del 30 maggio 1996)
La scorsa settimana si è tenuto a Bagnoli un consiglio di municipalità, uno di
questi momenti di farsa (lapsus: volevo dire “falsa”) partecipazione che stanno
organizzando il sindaco di Napoli, in veste anche di commissario straordinario
per la bonifica, il suo partito (il Pd), i suoi assessori e tutta una pletora di
personaggi che cercano di risollevare la reputazione del baraccone Coppa
America, ormai inviso alla maggior parte degli abitanti del territorio.
Tra le varie scene comiche, c’è stata quella della vicesindaca Lieto che si
siede da sola in un banco del parlamentino di via Acate, dopo che attivisti e
altri abitanti hanno occupato gli scranni della giunta, e si becca fischi,
pernacchi e improperi, mentre tutti gli uomini con lei presenti (il dirigente
Auricchio, l’assessore Cosenza, i subcommissari Falconio e De Rossi) se la danno
a gambe levate lasciandola da sola in balia della contestazione. Lo stesso
Auricchio, che si vanta spesso di essere carabiniere e uomo delle istituzioni,
qualche minuto dopo si avvicinava a uno dei cittadini che stava osservando la
scena, apostrofandolo con un «ma tu a chi appartieni?», nel tipico slang dei
“servitori dello Stato” e dei popoli barbari.
Qui alla frontiera cadono le foglie,
e benché i vicini siano tutti barbari e tu,
tu sia a mille miglia di distanza,
sul tavolo ci sono sempre due tazze.
(anonimo, dinastia tang – 618-906)
a cura di riccardo rosa
__________________________
¹ Luisa Conte in Non ti pago, di Eduardo De Filippo (1964)
² Marco Messeri, Aldo, Giovanni e Giacomo in Tu la conosci Claudia?, di Massimo
Venier (2004)
(disegno di ottoeffe)
Le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi
con dovuta proprietà.
(francesco guccini, vedi cara)
Sorrisi abbastanza amari ha provocato la scorsa settimana la telecronaca
dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina fatta dal direttore di Rai
Sport Paolo Petrecca, che ne ha combinate di tutti i colori in mondovisione,
sbagliando il nome dello stadio San Siro, confondendo Matilda De Angelis con
Mariah Carey, la presidente del Cio con la figlia di Mattarella, e allietando
gli spettatori con una serie di luoghi comuni del tipo “i brasiliani hanno il
ritmo nel sangue” – ma a differenza dei napoletani…:
https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/covatta.mp4
(credits in nota1)
Il povero Petrecca nulla c’entra d’altronde con lo sport, cosa di cui non si
occupava da secoli prima di essere nominato direttore della rete, e per di più
non era stato impeccabile nemmeno come direttore di Rai News24, tanto da farsi
sfiduciare dal voto contrario al suo piano editoriale da parte dell’83% dei suoi
giornalisti. Semplicemente è stato messo lì dal governo nell’ambito della
lottizzazione della televisione nazionale, altra pratica che scandalizza solo
gli ipocriti, dal momento che è cinquant’anni, più o meno, che funziona così.
https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/02/andreotti.mp4
(credits in nota2)
La parola “lottizzazione” fu coniata a fine anni Sessanta da Alberto Ronchey,
giornalista, saggista e poi pure ministro in un governo Ciampi, che denunciò con
una lettera a La Malfa la spartizione delle cariche in Rai. La lottizzazione
divenne pratica alla luce del sole qualche anno dopo, con il cosiddetto “patto
della Camilluccia”, che prendeva il nome dalla strada romana su cui sorgeva una
splendida villa della Democrazia Cristiana. Dopo una divisione dei posti tra Dc
(Rai Uno) e Socialisti (Rai Due), negli anni del compromesso storico e dopo la
nascita dell’attuale Rai Tre anche il Partito comunista reclamò la sua parte,
prendendosi quella che diventerà poco tempo dopo Tele-Kabul.
La situazione più difficile da gestire, come racconta Daniele Zaccaria sul
Dubbio, riguardava però la rete ammiraglia, con un alternarsi di nomine dovute
ai continui cambiamenti dei rapporti di forza interni tra andreottiani,
fanfaniani, forlaniani, e demitiani, “in particolare nelle testate
giornalistiche con gli inviati ‘a libro paga’ riconoscibili per via degli
accenti regionali: all’inizio degli anni Ottanta, per esempio, ci fu l’assalto
degli avellinesi incarnato dall’approdo di Biagio Agnes, amico stretto di De
Mita, alla direzione generale”.
(credits in nota3)
Ogni anno, il 14 febbraio, un timido sorriso di nostalgia fa capolino sul mio
viso alleviando la tristezza per l’anniversario della morte di Marco Pantani,
ricordando il casino che io e un caro amico montammo in un pub quella sera di
ventidue anni fa, quando nell’intervallo di un indecente Bologna-Juventus
apprendemmo della morte per overdose dell’indimenticato pirata, nel motel Le
Rose di Rimini (per uno strano gioco del destino, tra i cantori delle imprese di
Pantani c’era il telecronista Auro Bulbarelli, giornalista defenestrato venti e
passa anni dopo da Petrecca per motivi ridicoli, a poche ore dalla telecronaca
olimpica dello scandalo, e da lui sostituito).
Mentre la notizia della morte del nostro eroe colpiva me e U. come un fulmine a
ciel sereno, quella sera, a pochi centimetri da noi due compagni di classe
continuavano impunemente a pomiciare, palpeggiandosi sulle panchine di legno
senza rispetto alcuno per il nostro lutto (non ricordo se gli intervenuti per
sedare la rissa che stava per scoppiare era gente seduta con noi al tavolo o
altri astanti del locale, ma forse questo dettaglio non ha importanza neppure
per questa rubrica). Vale la pena invece ricordare il sorriso fragile
dell’antieroe della bicicletta, ammazzato da una macchina infernale che l’aveva
schiacciato con una violenza inaudita e per ragioni che neppure i processi sulla
vicenda sono riusciti a chiarire del tutto (per approfondire: una bella
intervista a Gianni Mura a dieci anni dalla morte del Pirata e una altrettanto
bella alla mai rassegnata mamma Tonina, che nemmeno per un secondo ha creduto
alla colpevolezza di suo figlio nel caso Madonna di Campiglio, che diede inizio
al calvario)
(una foto di marco pantani a metà anni novanta)
Ho appreso via radio qualche giorno fa della reunion dei Portishead per il
concerto Together for Palestine organizzato a Wembley da Brian Eno. Sono andato
a sentirmi l’arrangiamento di Roads fatto per l’occasione, dopo qualche ora, a
casa, e l’ho trovata più devastante di sempre. Per i fan, oltre alla musica,
vale la pena guardare il video, anche perché Beth Gibbons è molto invecchiata ma
è bellissima anche a sessant’anni.
A proposito di anni che passano e di sorrisi, noto che ad aprile diventerà
maggiorenne persino Third (2008), l’ultimo album registrato dal gruppo inglese
in studio, e la cui canzone più bella è senza dubbio Nylon Smile. Nel frattempo
anche se il trip-hop è morto, e Bristol era una città orribile già nel 2010
quando l’ho visitata, i Massive Attack hanno tolto tutti i loro album da Spotify
per protesta contro gli investimenti del suo proprietario nell’AI militare
israeliana.
I struggle with myself
Hopping I might change a little
Hopping that I might be
Someone I wanna be
Looking out I wanna know someone might care
Looking out I want a reason to be there
‘Cause I don’t know what I’ve do to deserve you
And I don’t know what I’ll do, without you
Looking out I want to know some way might clear
Looking out I want a reason to repair
‘Cause I don’t know what I’ve done to deserve you
And I don’t know what I’ll do without you.
a cura di riccardo rosa
__________________________
¹ Stefano Sarcinelli e Giobbe Covatta in Tribuna Politica, 1993
² Leo Gullotta, Giulio Andreotti, Pippo Franco e Oreste Lionello in Biberon,
1998
³ Renzo Arbore, in: FF.SS. – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a
Posillipo se non mi vuoi più bene?”, di Renzo Arbore (1983)
(disegno di peppe cerillo)
Chiuse le porte sante, finito il Giubileo, possiamo tornare serenamente a
occuparci di genocidi, femminicidi, guerra, repressione, speculazione, sfratti,
arresti, schedature, intimidazioni. Il 7 gennaio, alla riapertura della sede, i
sindacalisti Cgil di Primavalle trovano cinque fori di proiettile, uno per
vetrina. L’8 il Fatto Quotidiano rivela che la famiglia del Garante della
privacy affitta illegalmente stanze in un b&b accanto alla propria casa al
Pantheon, pagata con soldi pubblici. Il 9 un gruppo di attivisti e attiviste
srotola una bandiera palestinese dalla gru sui Mercati Generali, e uno
striscione: “Capitali che uccidono altrove investono qui”. Il Comune prevede di
cedere la zona al fondo immobiliare Hines, complice del genocidio e della
pulizia etnica in Palestina attraverso il fondo assicurativo Menora Mivtachin,
che finanzia insediamenti in Cisgiordania. Intanto la presidente del consiglio
celebra su X l’anniversario della strage di Acca Larenzia: è l’anniversario più
importante dei neofascisti, e al Tuscolano se ne radunano un migliaio da tutta
Europa. Il giorno dopo, in un’assemblea contro lo sgombero davanti Spin Time,
erano almeno altrettanti, se non di più.
L’11 ci sono due aggressioni intorno a Termini: il governo ne approfitta per
rilanciare l’operazione “strade sicure” inaugurata da Berlusconi vent’anni fa,
con ottanta milioni di euro l’anno per schierare militari armati nelle strade e
nelle piazze. In piedi per anche 12 ore di fila, con addosso venticinque chili
di armi, maschere antigas e altro equipaggiamento, e soprattutto senza alcun
obiettivo reale, alcuni di loro negli anni scorsi hanno finito per suicidarsi.
Ad Anguillara si inizia a cercare il corpo di una donna sparita: l’assassino, si
saprà qualche giorno dopo, è l’ex marito. È il primo femminicidio dell’anno: nel
2025 era stato a giugno, ora già a inizio gennaio. Il 12 in un cassone di
metallo sulla Gianicolense si trova il cadavere di un uomo che viveva per
strada. Il 15 scatta una macro-operazione di polizia a Termini, con i poliziotti
incappucciati, i cani, gli elicotteri sui binari: centinaia di fermati, sul
modello dell’Ice di Trump. Lo stesso giorno il Municipio V decide di non
assegnare il Casale Garibaldi all’associazione che lo gestisce da nove anni.
Venerdì 16 una ruspa inizia ad abbattere alberi nell’area umida dei Mercati
Generali. Al presidio in Campidoglio per l’Iran partecipa anche Amnesty
International. Sabato 17 c’è un’altra manifestazione per l’Iran ma guidata dai
Radicali, e domenica 18 a San Giovanni le bandiere iraniane sventolano insieme a
quelle israeliane, ucraine e venezuelane. Manifestazione xenofoba a Cornelia: un
gruppo di residenti chiede la zona rossa per il “degrado” attribuito agli
“stranieri”.
Il 19 muore lo stilista Valentino, nella sua residenza accanto a piazza di
Spagna. Il 20 c’è l’autopsia sul corpo della donna uccisa ad Anguillara,
finalmente ritrovato sottoterra. L’uomo si è accanito, mutilando la donna con
ferocia, poi l’ha seppellita con una ruspa. La madre dell’assassino è una ex
poliziotta e assessora alla sicurezza: si dimette. Il 21 i carabinieri irrompono
in massa al Quarticciolo, accompagnati dai paracadutisti del Primo Reggimento
“Tuscania”, per sequestrare cocaina e crack a diciassette persone, per lo più
poverissime; il battaglione trova anche una pistola scacciacani e un coltello a
serramanico. Il 22 cinquemila ultras tedeschi dello Stoccarda sfilano in corteo
tra Termini e piazza Venezia, poi vanno a ubriacarsi a Trastevere, dove scatta
la rissa con cento romanisti incappucciati: due feriti. Nessuno invoca la zona
rossa o i parà. Il 23 si presenta una delibera di iniziativa popolare per la
rottura dei rapporti tra il comune e Israele: riguarderebbe per esempio
l’accordo tra Mekorot e Acea, tra Teva e Farmacap (che però ha già interrotto i
rapporti), e l’affidamento dei Mercati Generali a Hines per lo studentato. Nel
frattempo il Wwf condanna la distruzione dell’area umida dell’Almone per i
lavori dello studentato.
Sabato 24 i due genitori del femminicida di Anguillara vengono trovati impiccati
nella loro casa. Nello stesso giorno manifestazione per il Kurdistan. A San
Lorenzo un uomo tenta di dare fuoco a un altro, trovato ustionato in mezzo alla
strada. Domenica 25 mattina scontri violenti tra ultras di Lazio e Napoli
sull’A1, vicino Frosinone. Inizia intanto la raccolta firme per interrompere i
rapporti con Israele.
Il 26 alcuni paramilitari dell’Ice di Trump atterrano a Roma per scortare la
nazionale Usa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Al liceo Righi si inaugurano le
commemorazioni della Giornata della memoria, ridotte a celebrazioni
dell’impunità del sionismo: la scuola fa cancellare una bandiera palestinese
(dipinta da studenti e studentesse come progetto di Storia dell’arte); rimuove
una mostra di foto su Gaza; e invita a parlare la presidente della comunità
ebraica, Noemi di Segni, accompagnata da quindici agenti della Digos. Di Segni
spiega che l’antisionismo è antisemitismo e che ha collaborato orgogliosamente
con l’esercito di Israele. Il giorno dopo dichiarerà a La Stampa che la
relatrice speciale Onu per la Palestina le ricorda Hitler. Intanto, Mattarella
convoca l’ambasciatore israeliano perché in Cisgiordania alcuni coloni hanno
fatto inginocchiare due carabinieri italiani, minacciandoli con le armi. Il 27,
Giorno della memoria, presidio davanti alla sede Pd di piazza Capranica contro
il Ddl antisemitismo: la questura scheda tutti i manifestanti, forse in memoria
di quei tempi. In Senato, la conferenza stampa di rito è convocata da Maurizio
Gasparri, ex missino e presidente del Fuan; il minuto di silenzio lo chiama
Ignazio La Russa, che di secondo nome fa Benito. Intanto,
una macro-operazione contro “spaccio e degrado” a Valle Aurelia, Cornelia e
Boccea vede l’intervento di un elicottero, motociclette e volanti dei
carabinieri: l’operazione è definita “bonifica”. Il 28 vengono schierati anche
tre blindati dell’esercito, con tanto di torrette per sparare: due a Termini e
uno al Colosseo, forse per controllare i maranza di Roma Est dopo l’apertura
della fermata della linea C. Neanche dopo l’11 settembre erano arrivati a tanto.
Il 29 all’alba inizia lo sgombero di ZK, occupazione tra Ostia e Roma, ultimo
baluardo di un territorio storico della controcultura a Roma. Movimenti
preoccupanti anche intorno a L38 a Laurentino e al Csoa Auro e Marco a
Spinaceto. Pioggia e vento entrano nelle case autocostruite dell’Idroscalo di
Ostia: gli abitanti chiedono aiuto al comune ma i responsabili rispondono che
non hanno neanche i sacchetti di sabbia per frenare l’allagamento. I media
parlano solo dei danni agli stabilimenti balneari. Sit-in all’ambasciata
americana contro la presenza dell’Ice ai giochi di Milano-Cortina. Forza Nuova
annuncia una grande adunata di neofascisti di tutta Europa per il 14 marzo, con
l’Apf e lo slogan “Europa Risorgi!”. L’anno scorso un incontro simile era stato
sospeso perché l’hotel St. Martin si era rifiutato di
ospitarlo. Il 30 centoventi genitori del liceo Albertelli di Roma mandano
una lettera alla preside, all’Ufficio scolastico del Lazio e al ministero:
“Basta censura e interventi autoritari nelle scuole. Questa non è la scuola a
cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie”. Tavolo “partecipativo”
intanto sul progetto dei Mercati Generali: un gruppo di abitanti apre uno
striscione che dice che prima la convenzione con Hines dev’essere revocata, e
poi si partecipa. Il giorno dopo, sabato 31, gli elicotteri, le unità cinofile,
le pattuglie e le unità d’élite dei paracadutisti del reggimento Tuscania
invadono le case popolari di Nuova Ostia in un ennesimo, inutile e costosissimo
blitz contro “lo spaccio”. Le istituzioni continuano a mostrare forza militare
per nascondere la loro incapacità urbanistica e amministrativa. Intanto
centinaia di persone di tutte le età viaggiano sui pullman, le macchine, i
treni, per raggiungere Torino: si manifesta contro lo sgombero di Askatasuna, e
contro la militarizzazione della città, delle città, del paese intero. (stefano
portelli)
(disegno di ottoeffe)
‘A terra ‘lloc’ è fertile
ma volano proiettili
aggio fatt’ ‘o sanghe friddo comme fosse ‘o rettile. […]
Te fanno fa’ ‘a fine d’e nire ‘mmiez ‘e naziskin,
te lassano int’o garage ‘mmiezo ‘e plastiche d’e motorin’. […]
(uomodisu, indians)
Per la terza volta in pochi mesi un agente del corpo federale americano Ice ha
ucciso una persona a Minneapolis in circostanze sconcertanti. L’uomo,
trentasette anni, è stato sparato più volte da un militare distante pochi metri
fino a che non è stato raggiunto letalmente da un proiettile al petto. Il
Dipartimento per la Sicurezza Interna si è subito affrettato a precisare che
l’uomo era armato (capirai che novità, negli Stati Uniti) ma non ha fornito
nessun dettaglio – almeno fino al momento della scrittura di questa rubrica –
sugli eventi.
Poche ore prima, nell’ambito delle proteste in corso in città contro l’Ice e
contro la violenza militare ormai incontrollata, circa cento preti erano stati
arrestati all’aeroporto di Minneapolis-St. Paul, dove si trovavano per
denunciare la deportazione di alcuni migranti detenuti. Alcuni video mostrano i
manifestanti inginocchiati a pregare, poi l’arrivo della polizia, e quindi
l’arresto.
Come si evince chiaramente dai suoi scritti, Camilo Torres non intende esaurire
la sua azione, approcciando alle problematiche sociali della sua comunità, con
la semplice prospettiva caritatevole. La povertà, intesa non solo dal punto di
vista economico, ma anche culturale e sociale, necessita, per padre Torres,
dapprima della presa di coscienza da parte delle classi deboli, e dappoi
dell’impegno attivo e fattivo, per la «presa del potere» da parte del Popolo.
[…] Sempre nel suo messaggio ai cristiani si legge: «[…] se la beneficenza,
l’elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi piani edilizi, ciò che viene
chiamato “la carità” non riesce a sfamare la stragrande maggioranza degli
affamati, né a vestire la maggioranza degli ignudi, né ad insegnare alla
maggioranza di coloro che non sanno, bisogna cercare mezzi efficaci per dare
tale benessere alle maggioranze.» Ed è per questi motivi che egli è persuaso, al
fine di instaurare e garantire la giustizia sociale, che i cristiani
siano obbligati a partecipare alla lotta armata. (giorgio barberis e francesco
ingravalle, introduzione a liberazione o morte!, di padre camilo torres)
In questi mesi abbiamo saputo tutto dell’agenzia federale americana
anti-immigrazione. Ci hanno detto che hanno arrestato un uomo con sua figlia
piccola e li hanno trasportati da Minneapolis al Texas, opponendosi tra l’altro
all’intervento di un giudice federale che ne aveva ordinato il rilascio. Ci
hanno spiegato l’allargamento in termini di numero di agenti e di potere di
intervento che gli è stato attribuito dall’amministrazione Trump, e il conflitto
tra poteri scatenato dalla sua impunità di fatto. Meno dettagliati appaiono i
resoconti delle manifestazioni che si stanno via via diffondendo anche in altre
città, in cui non di rado i manifestanti si scontrano fisicamente con i militari
e/o con la polizia, come accaduto proprio a Minneapolis dopo il ferimento di un
venezuelano che cercava di fuggire ed è stato sparato, per questo, alla gamba.
So’ fernut’ ‘e tiempe ‘e pappa, cacca e nanna,
ma qua ann’ d’e miracoli?
D’e grazie ‘e Dio?
Mo’ ‘o patapata ‘e l’acqua acchiapp’, at’ che grandine.
Pallottole vaganti ‘e ‘sti cape vacant’
ca te fanno veni’ ‘o spanteco
‘sti guappe te fanno jitta’ ‘o sanghe.
(la famiglia, fuje)
Sabato mattina ero in metropolitana in modalità spleen, sotto il diluvio, in
ritardo sia per il mio appuntamento che per la parola di questa settimana,
quando una signora ha richiamato il suo cane che leccava le scarpe di un altro
passeggero – «Bob!». Non credo di aver mai conosciuto nella mia vita un cane che
si chiamasse Bob, ma ho conosciuto abbastanza bene, intorno ai vent’anni, Dylan,
e mi è venuta così in mente A Hard Rain’s a-Gonna Fall, il cui protagonista ha
tra l’altro gli occhi come i miei. La canzone – anzi all’inizio era una poesia,
che non avrebbe dovuto essere musicata – è stata scritta durante l’epoca del
grande rischio nucleare, ma direi che è buona per tutte le stagioni, con il suo
riflettere sulla capacità umana di distruggere tutto ciò ci passa tra le mani,
noi stessi compresi.
Ricordavo un verso in cui il figlio dagli occhi blu cammina per la terra
desolata, e descrive un mare riempito da proiettili e non da pesci (sicuramente
nel mio fanatismo avrò pensato a qualcosa tipo la crisi missilistica e alle armi
nucleari che viaggiavano via mare). In realtà leggo che l’espressione usata è
pellets of poison, che dovrebbe essere qualcosa tipo “granuli di veleno” che
“riempiono le acque”.
L’area di Bagnoli […] per cui è prevista una massiccia movimentazione di terreni
pesantemente inquinati da Ipa e Ocb, è adiacente al mare del golfo di Pozzuoli.
È facilmente prevedibile, che Ipa e Pcb, attualmente relegati nei suoli e nei
sedimenti marini, se mobilizzati in area prospiciente il mare, possano
diffondervisi. Gli Ipa, combinandosi con il cloro (Cl), producono dei derivati,
gli Ipa clorurati, che sono più tossici dei composti d’origine. In particolari
condizioni (combustione incompleta) possono formarsi diossine, sostanze
notoriamente cancerogene-mutagene. Inoltre, gli stessi Ipa e Pcb, se si
combinano con lo stagno (Sn) o il mercurio (Hg), formano sostanze altamente
tossiche. […] Ricordiamo un caso di grave inquinamento ambientale prodotto dalla
combinazione di composti organici con mercurio, nella Baia di
Minimata, Giappone. L’inquinamento, di origine industriale, provocò la malattia
di Minamata, scoperta per la prima volta nel 1956, determinò gravi
intossicazioni negli abitanti e fece incrementare notevolmente l’incidenza di
decessi per cancro nella popolazione della baia (Timothy, 2001). Fu causata dal
rilascio, dal 1932 al 1968, di metilmercurio nelle acque reflue da parte
dell’industria chimica Chisso Corporation. Il metil-Hg, altamente tossico e
cancerogeno, si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia,
entrando nella catena alimentare e causando così l’avvelenamento degli abitanti
del luogo, inclusi numerosi decessi. […] I danni ambientali e sulla salute della
popolazione sono persistiti per decenni e continuano ancora oggi ad avere
effetti, anche sociali, sulle comunità locali. (benedetto de vivo e maurizio
manno, bonifica di bagnoli: perché è rischioso il dragaggio dei sedimenti
marini)
I lavori della vergogna sulla colmata vanno avanti a Bagnoli: i cittadini
protestano (c’è un presidio quotidiano a piazza Bagnoli, dalle 17:00), Bassolino
e De Luca fanno ammuina, le inchieste giornalistiche si moltiplicano, ma il
sindaco-commissario Manfredi non chiarisce le modalità che appaiono davvero
grossolane con cui si sta operando su un terreno inquinatissimo, preparandosi a
fare ancora peggio sui fondali marini. Intanto, camion carichi di materiale
dall’aspetto poco rassicurante se ne vanno a centinaia avanti e indietro da
giorni, perdendo polveri in giro per il quartiere.
Eppure, ci sono tanti scienziati che in questi anni ci hanno spiegato che il
miglior modo per riparare un danno ambientale fatto dall’uomo è usare la natura.
E ce ne sono altri, di scienziati, di tutt’altro tipo ma non meno brillanti, che
ci hanno raccontato che il modo migliore per fare la cosa migliore è rivoltarsi.
Il 7 febbraio ci sarà a Bagnoli una grande manifestazione cittadina.
Battete sulle piazze il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena del secondo diluvio
laveremo le città dei mondi.
Il toro dei giorni è screziato.
Lento è il carro degli anni.
La corsa il nostro dio.
Il cuore il nostro tamburo.
Che c’è di più divino del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d’un proiettile?
Nostra arma sono le nostre canzoni.
Nostro oro sono le voci squillanti.
Prato, distenditi verde,
tappezza il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai veloci corsieri degli anni.
Vedete, il cielo ha noia delle stelle!
Da soli intessiamo i nostri canti.
E tu, Orsa maggiore, pretendi
che vivi ci assumano in cielo!
Canta! Bevi le gioie!
Primavera ricolma le vene.
Cuore, rulla come tamburo!
Il nostro petto è rame di timballi.
(vladimir majakovskij, la nostra marcia)
a cura di riccardo rosa
(disegno di ottoeffe)
Ci prepariamo per andare a casa e ironizziamo ognuno sulle cinque migliori
“canzone 1 – lato A” di tutti i tempi scelte dagli altri (le mie: Janie Jones,
dei Clash, da The Clash; Thunder Road, di Bruce Springsteen, da Born to Run;
Smells like teen spirits, dei Nirvana, da Nevermind; Let’s get it on, di Marvin
Gaye, da Let’s get it on; Return on the grievous angel, di Gram Parsons, da
Grievous Angel. (nick hornby, alta fedeltà)
Negli ultimi giorni sono stato più volte coinvolto in una pratica che ho a cuore
quanto l’insicuro e finto-cinico tassonomo Rob Gordon di Alta fedeltà: fare
classifiche. Gli ultimi mesi sono stati peggiori per me o per te? È meglio
campare riparando stampanti, facendo la guida turistica o un dottorato
all’università? Qual è la top ten degli attaccanti più forti nella storia del
Napoli? E dove si colloca Cavani? (In queste settimane circola una bufala sul
ritiro del campione uruguagio, all’età di appena trentotto anni: comunque vada
lo si ringrazia a nome del calcio per tutto quello che ha fatto).
Una classifica un po’ mortificante che ho proposto riguarda la gravità delle
varie implicazioni che si porta dietro l’assurdo omicidio commesso da un agente
dell’Ice americana (Immigration and Customs Enforcement) ai danni di una donna
che aveva provato a intralciare le operazioni di questo vergognoso corpo
militare, che agisce per lo più senza alcun freno e nello sprezzo totale di
qualsiasi regolamento – il vicepresidente Vance ha detto che l’agente assassino
godrà di “totale immunità”, una categoria giuridica conosciuta solo nella sua
testa e nei film dell’agente segreto con licenza di uccidere.
Nel caso specifico, in cima al podio della gravità ho messo la narrazione ormai
pacifica per cui ogni volta che c’è da mistificare qualcosa di scabroso si
millanta l’esistenza di un presunto pericolo di “terrorismo interno”, pure se
l’azione che si è andata a contrastare è la distribuzione di volantini o
l’esposizione di uno striscione colorato tenuto in mano da vecchi e bambini.
Rispetto a questa ennesima vicenda di violenza poliziesca ho apprezzato la
posizione del sindaco locale, che adeguandosi al livello del dibattito politico
negli Usa ha esplicitamente, e più volte, detto agli agenti dell’Ice “di
andarsene a fanculo fuori dalla città”. Belli anche i video in cui maestre e
professoresse di scuola danno di matto affrontando a muso duro i militari che
vogliono andarsi a prendere gli studenti cosiddetti irregolari fin dentro la
classe.
(credits in nota 1)
Questa pratica, a quanto leggo, sembra non essere rara negli ultimi anni negli
Stati Uniti. In contrasto a questa operazione vi sono però, per fortuna,
numerosi opuscoli, diffusi da Ong e da alcune scuole persino, dal titolo: Know
your rights: what to do if Ice comes to your school (“Conosci i tuoi diritti:
cosa fare se l’Ice arriva nella tua scuola”). Questa la situazione:
In qualità di immigrato, ho il diritto all’istruzione?
Sì, tutti gli studenti tra i cinque e i ventuno anni hanno il diritto a
un’istruzione pubblica gratuita dalla scuola primaria alla secondaria (K–12),
indipendentemente dallo status di immigrazione. Secondo l’American Civil
Liberties Union: “Tutti i bambini che vivono negli Stati Uniti hanno il diritto
a un’istruzione pubblica gratuita”.
L’Ice può portarmi via dai locali scolastici?
Non di norma. Secondo il Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York,
l’Ice non può portare uno studente fuori dai locali scolastici né interrogarlo
senza il permesso del genitore o tutore dello studente, tranne nei casi in cui
abbia un mandato valido oppure quando è stato commesso un reato all’interno
della proprietà scolastica.
Sono obbligato a rispondere agli agenti dell’Ice?
No, hai il diritto di rimanere in silenzio. Secondo l’Immigrant Legal Resource
Center, tutti i bambini, indipendentemente dallo status di immigrazione, hanno
il diritto di rimanere in silenzio nelle interazioni con l’Ice. Se un agente
dell’Ice cerca di parlarti a scuola o durante un evento scolastico, non parlare
con lui. Avvisa immediatamente un agente per la sicurezza scolastica, il/la
preside o un insegnante.
(da: mobilization for justice – traduzione mia)
(da vd news)
Tornando alle classifiche, mi segnalano l’uscita giovedì di un articolo del
Mattino che riporta i dati sui Daspo (prescrizione nata per le manifestazioni
sportive, ma ormai estesa a numerosi altri ambiti come la movida, le
manifestazioni politiche, o utilizzata per punire comportamenti “anomali” nel
corso dei cosiddetti “grandi eventi”, la vendita ambulante irregolare di merci e
altro) comminati nel 2025 dalla questura di Napoli. Sono 379: il che vuol dire
che a quasi quattrocento napoletani sono stati imposti limiti alla libertà di
movimento in base a provvedimenti frutto nel migliore dei casi di una indagine
poliziesca, senza passare per la magistratura. Il solito Del Gaudio si preoccupa
di condividere con i propri lettori il suo stupore nel ritrovare in classifica
non solo parcheggiatori e ambulanti, ma “finanche” gente “rispettabile” come
studenti e professionisti.
Non solo accattoni o sbandati del sabato sera, dunque, a leggere le storie che
si celano dietro Daspo urbani e sportivi. Avanzano gli insospettabili. Non
mancano studenti o lavoratori, finanche esponenti del mondo delle professioni.
[…] Studenti, qualche colletto bianco, imprenditori: sono quelli che sono stati
segnalati per condotte tutt’altro che irreprensibili. (leandro del gaudio, il
mattino)
Passa p’o cazzo d’e classifiche, d’e sbirri, d’e tossici razzisti comme Vasco
Rossi!
‘E scoppio ‘ncuollo po’ pareo,
papà nun sta
dint’all’assemblea d’a Società
Italiana Autori Editori
(co’sang, intro)
(credits in nota 2)
Un topos della musica leggera contemporanea è il livore verso il mercato, i
manager e le classifiche, responsabili dello scadimento della produzione
musicale internazionale (in realtà qualche anno dopo aver scritto queste
invettive la maggior parte degli autori si ritrova invischiata fino al collo
dentro queste cose, ma c’è poco da colpevolizzarli: perché proprio loro
dovrebbero andare avanti a cereali con l’acqua e spese nei discount, quando
tutto il mondo procede compatto nella direzione opposta?).
Un passaggio chiave sul rapporto tra musicisti e mercato sta dentro Have a
cigar, brano scritto nel ’75 dai Pink Floyd, che racconta il momento in cui il
giovane artista/la band protagonista del disco si trova davanti per la prima
volta i manager di una grossa casa discografica. I boss si entusiasmano per la
canzone appena lanciata (“Uscirete con un album | Lo dovete alla gente”), gli
prospettano grandi guadagni (“Ti abbiamo detto il nome di questo gioco? | Noi lo
chiamiamo ‘cavalcare il treno dei soldi facili’”), gli parlano delle charts
(“Avete visto le classifiche?”).
Dopo avergli ripetuto che la band è davvero fantastica – sinceramente, that’s
what I think, gli chiedono, a proposito: “Ma chi di voi è Pink?”.
a cura di riccardo rosa
__________________________
¹ Una professoressa di Chicago impedisce agli agenti dell’Ice di entrare nella
propria classe
² Gianni Morandi racconta di alcune telefonate con Fabrizio De Andrè dopo il
successo della canzone Si può dare di più
(disegno di peppe cerillo)
La porta santa della basilica di San Pietro si chiude tra l’invasione Usa del
Venezuela e le minacce all’Iran e alla Danimarca, mentre Israele lascia
intenzionalmente morire due milioni di persone a Gaza, e le deportazioni di
massa si avvicendano più o meno ovunque. È l’influenza del messaggio cristiano
nel mondo.
Ripercorriamo l’ultimo mese del Giubileo della Misericordia 2025 nella sua (e
nella nostra) capitale. Il 4 dicembre manifestazione al Campidoglio contro la
svendita dei mercati generali al gruppo texano Hines, mentre dentro si
commemorava il sociologo Enrico Pugliese, morto il 28 novembre. Intanto un
emendamento al bilancio modifica la proprietà dell’ospedale Forlanini sul
Gianicolo, chiuso dal 2015, con l’obiettivo di cederlo al Vaticano. Il 5 a
Torpignattara presidio antifascista contro il corteo dei neonazisti di Forza
Nuova, a cui la questura nega il permesso a manifestare. Ai Parioli i
carabinieri trovano due poliziotti in uniforme che compravano cocaina nella
macchina di un pusher. Gli studenti delle superiori manifestano contro la
violenza di genere dopo il caso della “lista stupri” al liceo Giulio Cesare. Un
ciclista ucciso da un’auto sull’Aurelia. Il 6 a Castel Sant’Angelo si inaugura
Atreju, festa della giovanile di Fratelli d’Italia: gli eredi di Michael Ende,
creatore del personaggio Atreju, chiedono all’organizzazione di non usare quel
nome. La notte una ragazza di ventitré anni viene violentata da un gruppo di
uomini vicino alla metro Jonio. L’8 arrestato un primario del Sant’Eugenio che
prendeva tangenti dalle cliniche private per mandarci i pazienti in dialisi.
Il 9 torna Zelensky: incontra Meloni e Schlein, poi va a Castel Gandolfo dal
Papa. Due incidenti mortali in strada, all’alba a Trastevere, poi a Malafede. Il
10 manifestazione al Tufello per la ragazza violentata a Jonio. Sciopero
generale l’11; incidente mortale a Porta Portese, il guidatore scappa lasciando
il passeggero intrappolato nella macchina. Il 12 il sindaco dedica il Ponte
dell’Industria (Ostiense) a San Francesco, per l’occasione definito
“uomo-ponte”. Poi trasforma l’ufficio del Giubileo in “ufficio della
Partecipazione e dei Quartieri”. Il 13 una banda di ladri all’Appio Claudio
lancia una Panda contro Mediaworld e scappa col bottino. Abbattuti cinquanta
tigli all’Eur: dovevano essere centocinquanta ma sono stati ridotti dopo le
proteste degli abitanti. Il 14 è il Giubileo dei detenuti, ultimo evento
dell’anno santo; si chiude anche Atreju, con un discorso di Meloni che attacca
Francesca Albanese e dichiara solidarietà a La Stampa (dopo l’azione di protesta
a Torino). Continuano le udienze per l’imprenditore Mirko Pellegrini, “Mr.
Asfalto”, che da dieci anni pagava mazzette e pranzi a funzionari e politici
romani (soprattutto Pd) per evitare i controlli sull’asfalto scadente delle
strade. Il 15 si formalizza il passaggio al Vaticano del Forlanini, un enorme
bene pubblico trasferito a uno stato estero. La Fondazione Hind Rajab denuncia
alla procura di Roma un militare israeliano in vacanza a Roma, accusato di
crimini internazionali: l’Italia non dovrebbe lasciarlo uscire dal suo
territorio. E invece esce.
Dopo tredici anni, finalmente il 16 aprono le stazioni della Metro C di Colosseo
e Porta Metronia, collegando tutta Roma Est al centro storico. Migliaia di
romani e romane visitano incantate le architetture insolite e l’allestimento
archeologico alla stazione di Colosseo. Il sindaco annuncia che Fontana di Trevi
sarà a pagamento, e che presto inizieranno i lavori per lo stadio di Pietralata.
Il 17 un consiglio comunale del Municipio X discute la grande opera progettata
sull’altra sponda, il mastodontico porto crocieristico della Royal Caribbean a
Fiumicino. Intanto il sindaco crea un nuovo ufficio che non promette nulla di
buono: “Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti”. Il 18 ci sono ancora due
incidenti mortali sulle strade, i primi dopo l’entrata in vigore del nuovo
codice della strada di Salvini: uno a Bracciano e uno a Fiumicino. Nella sala
stampa del Vaticano si presenta il discorso per la Giornata della pace: il papa
denuncia il riarmo e la militarizzazione della società, nonché le ingerenze dei
produttori di armi, condannando l’uso nazionalista della religione come
“blasfemia”. Tutti contenti, ma non cambia nulla. Intanto il preside del liceo
Righi manda a tutti i docenti una circolare infarcita di Bibbia e Torah,
infischiandosene della laicità della scuola. Il 20 un ragazzo di origine
montenegrina viene accoltellato al Trullo in una faida tra vicini. Il 21
l’aeroporto di Fiumicino annuncia il superamento della soglia dei cinquanta
milioni di passeggeri in un anno. All’alba del 22 in un incidente di auto vicino
ad Acilia muore una ragazza di ventisette anni, lasciando due figli piccoli. Lo
sgombero di Askatasuna a Torino sembra annunciare altri sgomberi di occupazioni
a Roma, tra cui Spin Time e Forte Prenestino.
Il 24 iniziano le chiusure delle quattro porte sante: finisce il Giubileo, un
tempo festa della remissione dei debiti, oggi solo una lunghissima e pomposa
cerimonia infarcita di discorsi generici che i media italiani ritrasmettono
acriticamente. il 25 chiude la prima porta, quella della basilica di Santa Maria
Maggiore, dove sarebbero custodite le reliquie della Sacra Culla di Gesù, con
una preghiera “per i poveri”; il 27 quella di San Giovanni in Laterano, la prima
chiesa costruita a Roma: il Cardinale Vicario, alla presenza del Sindaco,
blatera della necessità di “prendersi cura di tutti”. Intanto la polizia fa un
raid razzista contro i commercianti arabi di Centocelle. Il 28 chiude la porta
santa di San Paolo: l’arciprete insiste che “la speranza non delude”, ma già il
giorno dopo i carabinieri di Colleferro sfilano con la fanfara nell’outlet di
Valmontone celebrando l’arma e facendo giocare i bambini alla guerra. Il 30
diverse personalità dello spettacolo diffondono una petizione contro lo sgombero
di Spin Time, dichiarando che il palazzo “non è un centro sociale occupato, non
è un luogo di propaganda politica, non produce illegalità, non è mai stato
coinvolto in disordini sociali”. Il 31 a Acilia muore un uomo di sessantatré
anni per i botti, un petardo gli stacca un braccio. Il 1 gennaio 2026 trecento
persone fanno il bagno di capodanno sulla spiaggia di Capocotta a Ostia; un
nuovo tuffatore fa il salto di Capodanno nel Tevere. Iniziano quattro giorni di
pioggia quasi ininterrotta: il 2 per il maltempo una nave urta la banchina del
porto di Civitavecchia, mentre a Ostia sequestrano nove chili di cocaina con il
logo della Juventus. Il 4 ci sono strade allagate, ponti chiusi, linee
ferroviarie sospese, e crolla un pino su via dei Fori Imperiali. Presidio contro
l’imperialismo sotto la pioggia davanti all’ambasciata Usa, dopo il sequestro di
Maduro. Il 5 manifestazione antimilitarista e antimperialista a piazza
Barberini.
Il 6, finalmente, si chiude anche la porta santa di San Pietro, con un’omelia in
cui il Papa invita a tenere “aperta la porta della misericordia”. Rimangono
aperte anche le due nuove fermate della metro, per fortuna, ma anche tutti i
cantieri che continuano a cementificare Roma; rimangono aperte tutte le nuove
opportunità di profitto create per il capitale finanziario, e anche i “poteri
speciali” per il sindaco per autorizzare nuove speculazioni. Finisce il Giubileo
della speranza; e finisce anche la speranza che con tutti i soldi stanziati per
il Giubileo la città sarebbe potuta diventare migliore. (stefano portelli)
(disegno di ottoeffe)
Devo ammetterlo: Aldo Cazzullo mi è simpatico. La sua faccia mi rasserena, o
comunque quando la vedo non sento il prurito che mi attraversa il corpo se per
errore mi compaiono sullo schermo i suoi colleghi paladini della sinistra
democratica (da de Gregorio a Telese nessuno escluso, passando per Gruber e
Gramellini, senza nemmeno contare Fazio e questo Scanzi che mi ricorda quegli
accademici che studiano i movimenti sociali ma non hanno mai attacchinato un
manifesto in vita loro – prendo in prestito l’espressione da -gr).
La settimana scorsa stavo guardando Una giornata particolare, che sarebbe un
buon programma se non fosse per alcuni excursus no-sense sulla base di
associazioni di idee discutibili, in cui si dà voce a gente discutibile – tipo
Farinetti sul vino o Lino Banfi sulla morte, in una puntata sui misteri della
Bibbia. Farinetti e Saviano a parte (compariva anche lui ovviamente, su Sodoma e
Gomorra…), ho scoperto che uno dei fatti mitologico-religiosi a cui si
appigliano gli ebrei per giustificare i loro presunti diritti sulla Palestina
risale alla colonizzazione dei Cananei da parte degli Israeliti (1200 avanti
Cristo, più o meno): questi ultimi, infatti, sarebbero stati autorizzati a
soggiogare la popolazione a ovest del Giordano alla luce non solo della promessa
di Yahveh, che gli aveva indicato quella terra, ma anche di una maledizione
fatta da Noè a suo figlio Cam, e a suo nipote Canaan, dal momento che il primo,
dopo aver trovato il genitore a dormire nudo e ubriaco lercio in una tenda, non
l’aveva coperto con un lenzuolo.
(l’ebrezza di noè, di michelangelo buonarroti – cappella sistina, roma)
Nel Libro di Giosuè, uno dei cosiddetti “libri storici” dell’Antico Testamento
(in realtà è documentato che ci siano scritte un sacco di fandonie), si racconta
la conquista della città di Ai, in terra di Canaan: su precisa indicazione del
Signore, gli Israeliti attirano gli abitanti locali nel deserto per battagliare,
facendo contemporaneamente entrare altri uomini in città, non appena le porte
rimangono sguarnite.
Quelli di Ai videro che il fumo della città si alzava verso il cielo.[…] Giosuè
e tutto Israele videro che quelli dell’agguato avevano conquistato la città e
che il fumo si era levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini
di Ai. Anche gli altri uscirono dalla città contro di loro, e così i combattenti
di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli da una parte e dall’altra.
Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco. […]
Quando gli Israeliti ebbero finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai, che li
avevano inseguiti in campo aperto nel deserto, e tutti fino all’ultimo furono
passati a fil di spada, tutti gli Israeliti rientrarono in Ai e la colpirono a
fil di spada. Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila,
tutta la popolazione di Ai. […] Giosuè incendiò Ai, riducendola a una collina di
rovine per sempre […]. Fece appendere il re di Ai a un albero, fino alla sera.
Al tramonto comandò che il suo cadavere fosse calato giù dall’albero e lo
gettarono all’ingresso della porta della città. (libro di giosuè, capitolo 8)
Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto impegniamo il nostro tempo a fare
cose inutili, tipo preoccuparci di cosa gli altri pensano di noi, o di quello
che dicono i leader di uno dei partiti più insopportabili della storia del
parlamento. Eppure, seguendo una serie di associazioni di idee tipo Una giornata
particolare mi sono ritrovato a fare un conteggio, e ho scoperto che negli
ultimi trent’anni avrò passato più o meno centocinquantamila minuti (circa
centocinque giornate) a difendere una porta, attaccandone raramente un’altra.
(credits in nota 1)
A mia discolpa va detto che la decisione la presi per caso, quando avrò avuto
più o meno otto anni. In quel periodo l’allenatore mi schierava testardamente
all’ala destra, finché in una partita in cui non avevamo nemmeno un difensore mi
spostarono dietro e le cose cominciarono ad andare meglio. Sliding doors, lo
chiamano gli anglofoni dalla fine degli anni Novanta (grazie a un iconico film
che diede un senso figurato a un’espressione che significava altro), indicando
un momento apparentemente insignificante che può cambiare il corso dei fatti, o
la vita di una persona. Le porte scorrevoli, in linguaggio politico, sono
infatti porte (e poltrone) di altro genere: l’espressione fa riferimento al
passaggio di un alto esponente istituzionale ai vertici di aziende private che
agiscono nello stesso campo in cui egli aveva operato fino a poco prima come
attore pubblico.
Il più irritante […] è stato quello dell’ex ministro degli interni, Marco
Minniti, che ha assunto la presidenza dalla nuova fondazione Medi Or promossa
dal gruppo di tecnologie militari Leonardo […]. Parole chiave: difesa,
sorveglianza, intelligence, confini, tradotte nello statuto Medi Or in
formazione e scambio culturale con i paesi africani e medio orientali. Minniti
aveva lasciato il seggio di deputato del Pd alla Camera alla fine del mese di
febbraio 2021 per andare a presiedere la nuova fondazione di Leonardo, ex
Finmeccanica, partecipata dallo Stato che opera nei settori di difesa,
aerospazio, sicurezza. […] Il caso più recente è quello di Andrea Urbani, che a
luglio 2022 ha lasciato l’incarico di direttore generale della programmazione
del ministero della salute, per andare a ricoprire il ruolo di amministratore
delegato dell’IRCCS San Raffaele di Milano, uno dei maggiori ospedali privati
italiani con un fatturato annuo vicino a due miliardi di euro, come già avevano
fatto altri ex ministri: Angelino Alfano, presidente del Gruppo ospedaliero
milanese San Donato dal 2019 e – ancor più grave per il suo ulteriore ruolo come
governatore della Lombardia, regione che rappresenta un Eldorado per la sanità
privata in Italia […] – Roberto Maroni, entrato nel Cda del San Donato nel 2020.
(enzo ferrara, altronovecento)
(credits in nota 2)
Forse è un po’ banale, ma per preparare la rubrica di questa settimana dovevo
mettermi a riascoltare i Doors.
Mi è servito almeno, il latrato di Edip-orrison – che voleva farla finita
uccidendo il padre e andando a letto con la madre –, per impormi un obiettivo
per questo nuovo anno: pensare (citando il mitico Yogi Barra: consiglio a tutti
la sua storia) che non è finita finché non è veramente finita. Buon 2026 a tutti
i lettori.
a cura di riccardo rosa
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¹ Zdenek Zeman asfalta Massimo Mauro dopo un Napoli-Cagliari (3-3) del 2014
² Sara Grattogi sull’ennesimo scandalo all’ospedale privato San Raffaele di
Milano, Uno Mattina News, 10 dicembre 2025