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Rewind Roma, settembre 2026 # La Grande Mietitrice
(disegno di peppe cerillo) Settembre si apre con una tragedia: a Pietralata una coppia di quarantenni uccide la figlia disabile, dopodiché i due si sparano. Lasciano lettere che descrivono la solitudine in cui sono stati lasciati dalle istituzioni che dovevano tutelare disabilità e salute mentale. Il 2 un uomo accoltella l’ex moglie a Torvaianica, e il 3 un cinquantenne a Ostia uccide la madre ottantenne, poi si suicida gettandosi dal balcone. Intanto, il Consiglio di Stato sospende il procedimento del municipio contro Casale Garibaldi. Il 7 sindaco e diversi assessori consegnano le chiavi di quasi tutti gli appartamenti di via del Porto Fluviale, un’occupazione trasformata in settanta case popolari, agli abitanti. L’associazione LabUr fa un esposto contro la “Palestra della legalità” su via dell’Idroscalo: milioni di euro pubblici sperperati a beneficio di società private che lasciano l’immobile nell’abbandono. Il 9 a Montecitorio c’è un presidio contro il Ddl antisemitismo: partecipano anche consiglieri e deputati. Un ex consigliere di sinistra presente in piazza strappa a un altro manifestante la bandiera del “Partito di Dio” libanese, perché considerato organizzazione terrorista dagli Usa (come anche Autistici/Inventati, del resto). Il 10 c’è un evento metereologico estremo: una tempesta di pioggia che riversa sulla città oltre 100 mm. di acqua in ventiquattr’ore; secondo gli annali si tratterebbe di un evento che avviene ogni centocinquant’anni, eppure era già avvenuto il 5 gennaio scorso. Il livello d’acqua del fosso alluvionale di Vallerano sale da 0 a 2,5 metri in dieci minuti. Venerdì 11 mattina muore Emma Bonino, a settantotto anni, dopo alcuni giorni di ricovero all’ospedale Santo Spirito. Il 12 alcune associazioni musulmane presentano una richiesta di allontanamento dalla città per Simone Carabella, ex pugile che ha cercato di provocare più volte gruppi di migranti senza riuscirci. La fondazione Hind Rajab denuncia alla Procura di Roma la presenza in Italia di Idit Sliman, ministra del governo Netanyahu che promuove e pianifica il genocidio e la pulizia etnica dei palestinesi. L’Italia dovrebbe arrestarla, ma non lo fa. Alessandro Di Battista arriva all’ospedale Gemelli, rimpatriato da Cuba. Il 14 a Ostia Nuova un operaio di Cisterna (Latina) muore ucciso dal crollo di un’impalcatura che lo fa precipitare dal terzo piano. Stava lavorando alla ristrutturazione delle palazzine Armellini su via Forni. Il 15 c’è una riunione tra Dipartimento Patrimonio e Aequa Roma sulle lettere di morosità alle inquiline delle case popolari: sono state recapitate già tremila missive. Durante un’assemblea studentesca alla Sapienza, si presentano una decina di poliziotti e carabinieri dei vicini commissariati San Lorenzo e Sapienza, come se la presenza delle forze armate in università fosse normale. A Fiumicino arriva un volo da Gaza, carico di persone sfuggite al campo di sterminio in cui rimangono rinchiusi due milioni di palestinesi. Il 17 si costituisce il killer di Prati, un cinquantenne disoccupato bianco con due cognomi, che ingannava il tempo sparando ai passanti, soprattutto donne. La stampa minimizza, umanizza, mostra il lato sociale della cosa. Il 18 in una scuola di Centocelle un ragazzo di tredici anni, italiano e bianco, accoltella la sua insegnante, filmando tutta la scena con il cellulare. L’insegnante minimizza, comprende, e ripete che bisogna mandare via i migranti (tra cui il ragazzo che l’ha difesa). Quindici comitati territoriali di Roma firmano un comunicato, promosso anche dall’Arci, in cui dichiarano di non voler partecipare alla manifestazione del giorno dopo per Spin Time, vista la presenza in piazza del Partito Democratico e della giunta Gualtieri, che ha venduto la città ai fondi immobiliari. Cade una pioggia torrenziale, particolarmente forte nella zona Nord della città. Il 19 c’è l’attesa manifestazione: partecipano migliaia di persone, cinquemila per la questura, cinquantamila per gli organizzatori. Il 22 muore un operaio di ventidue anni che lavorava dentro al Colosseo. La sovrintendenza si rifiuta di chiudere il sito archeologico in segno di lutto: l’allarme sicurezza non include certo chi lavora. Il 24 c’è una manifestazione davanti al palazzo delle Politiche abitative contro le “cartelle pazze” nei palazzi Erp; e nel pomeriggio un corteo a Tor Sapienza con le bandiere italiane, per chiedere lo sgombero di un palazzo abbandonato in via Tallone, al grido di “Tor Sapienza sicura” e alla presenza di alcuni membri di Fratelli d’Italia. Il 26 al Porto Fluviale c’è un convegno per una legge sul controllo degli affitti (rent control). Due ragazzi in motorino, attivisti di un’organizzazione comunista, vengono aggrediti sul Lungotevere, vicino piazza Cavour, al grido “Palestinesi di merda”. Il 29 la Conferenza dei servizi decisoria approva definitivamente il progetto dello stadio di Friedkin a Pietralata. Sindaco e assessori, gli stessi che dicevano che i fondi non hanno un cuore, ora esultano, insieme alle lobby dei costruttori e al governo Meloni. Il cemento, si sa, tiene tutti insieme. Intanto, al consiglio del V Municipio si vota per una mozione contro l’islamofobia. Si presentano due provocatori, tra cui l’immancabile pugile fallito Simone Carabella, che strappano ostentatamente una bandiera palestinese e insultano le donne. Alla fine vengono cacciati dalla folla. Al termine della lunga seduta la mozione viene approvata. (stefano portelli) ____________________________ LEGGI ANCHE I REWIND DEL: – 2026 | Anno in corso: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto – 2025 | Anno Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre – 2024 | Anno non Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre,
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Rewind Roma, agosto 2026 # Brucia tutto
(disegno di Peppe Cerillo) A inizio agosto l’asfalto si scioglie sotto le scarpe, ma centinaia di persone sono accampate in mezzo a viale Manzoni sotto l’occupazione di Spin Time Labs. Migliaia di solidali li soccorrono e li sostengono, ma Il fondo Investire della famiglia Nattino non ha alcuna intenzione di restituire il palazzo al popolo, perché ci vuole fare un albergo. Neanche il Comune ha veramente intenzione di interferire con il business, viste le Norme tecniche d’attuazione (NTA) al piano regolatore approvate pochi giorni prima, sostanzialmente un gran regalo alla speculazione immobiliare. ll 3 c’è un’esplosione nell’androne di un palazzo di don Bosco, il 4 un incendio all’ippodromo di Tor di Valle, e il 5 un altro incendio sempre a Tor di Valle. Alla Romanina muore una donna disabile nell’incendio della sua casa. Intanto il Comune inaugura un “rifugio fito-bio-climatico” a Centocelle, cioè una pensilina con dei rampicanti dal costo di 138 mila euro. Pochi giorni dopo i rampicanti sono mezzi appassiti e la temperatura sotto la pensilina è di quarantadue gradi. Il 6 l’ex pugile Simone Carabella, bisognoso d’attenzioni, prova a manifestare da solo contro le due ore per sole donne indette da una piscina di Tor Tre Teste: viene contestato duramente dalle donne che lavorano e frequentano la piscina. Il 7 il sindaco Gualtieri firma un’ordinanza commissariale per l’acquisto di nuovi terreni per l’inceneritore di Santa Palomba. L’azienda municipale Ama sborserà altri quattro milioni e mezzo di euro per comprare quattro ettari, cioè 176 euro al metro quadro. I precedenti dieci ettari erano stati acquistati a 75 euro al metro quadro, già quasi il doppio del prezzo di mercato. Lo stesso giorno il sindaco viene applaudito sotto Spin Time, quando dichiara che il fondo Investire non ha accettato  la vendita del palazzo al Comune perché “non ha un cuore”. Viene annunciato anche l’esito della trattativa per il quale si è accettato di non rioccupare il palazzo: gli abitanti andranno in strutture di emergenza (in estrema periferia, come Ostia o La Storta), e da lì potranno richiedere la casa popolare. È lo stesso trattamento di qualunque sfrattato della città: il Comune ha fatto il doppio gioco sulla pelle degli abitanti. Il 10 a Trastevere viene arrestato intanto Valter Lavitola, per aver commissionato l’attentato di Pomezia contro Sigfrido Ranucci; è accusato di strage, ma difficilmente avrà il 41bis come Alfredo Cospito. Lo stesso giorno brucia un ristorante abbandonato a San Basilio, in uno dei “punti verdi qualità” della giunta Rutelli. L’amministrazione Rutelli usò seicento milioni di euro per cedere quattrocento ettari di suolo pubblico ai privati, che in 67 casi su 78 si sfilarono dagli accordi e abbandonando le aree. La stessa notte quattro ragazzi percorrono in auto Roma Est sparando con una pistola a pallini su migranti, colpiscono due ragazzi di origine pakistana, un indiano e un nigeriano. Il 12 neanche l’eclissi di sole rinfresca l’aria bollente. Il 13 c’è un’enorme esplosione nella fabbrica di munizioni Knds Ammo Italy a Colleferro, ex Simmel Difesa, per fortuna senza vittime. Lo stabilimento francotedesco è un partner commerciale importante dell’esercito ucraino ed è per lo più finanziato dalla Commissione Europea. Linkiesta, il Post e Calenda, insistono sulla pista del boicottaggio russo, che addirittura il ministro Crosetto è costretto a smentire. Il 17 su una spiaggia di Ostia un ventenne egiziano che chiamava la famiglia al telefono viene aggredito da una folla di psicopatici convinti che stesse fotografando i bambini. Viene portato al pronto soccorso, ma nel suo telefono non si trova nessuna foto fuori luogo. Non si sa chi ha aizzato la gente e quali saranno le conseguenze. Intanto in mezzo alle palazzine di via Morandi a Tor Sapienza un colpo di pistola uccide un ragazzo di ventiquattro anni, Raymond Asosa Agheyisi. A luglio c’era stato un altro omicidio nello stesso luogo. Il 18 al Quarticciolo un gruppo di quattro o cinque persone spara alle gambe di un uomo seduto ai tavolini della paninoteca, forse per rappresaglia di una soffiata alla polizia. Femminicidio a Colleferro: un settantenne tunisino uccide la moglie cinquantenne polacca a coltellate. Inizia intanto una raccolta firme sul Parco del mare di Ostia, per il quale la Regione ha presentato osservazioni al Comune: si tratta di un progetto finanziato dal Pnrr che dovrebbe già essere operativo ma è ancora avvolto nelle nebbie. Il 20 c’è un flashmob per la Palestina all’aeroporto di Fiumicino. A piazza Bologna due energumeni probabilmente neonazisti schiaffeggiano e chiamano “ebreo di merda” un ricercatore postdoc della Sapienza, non ebreo ma esperto di ebraismo: non si sa se siano stati trovati né come lo abbiano riconosciuto. Il 22 a Velletri si costituisce l’assassino di Raymond Agheyisi, un quarantenne del quartiere, italiano. Tornano pioggia e vento, ma il giorno dopo il caldo è di nuovo soffocante. Il 24 un’assemblea pubblica a Spin Time annuncia la fine del presidio su viale Manzoni e una manifestazione il 19 settembre alla quale parteciperà anche il Partito Democratico. Il 25 un ragazzo si dà fuoco vicino a una pompa di benzina della Prenestina, morirà tre giorni dopo al Sant’Eugenio. Ancora abbattimenti: cadono due grandi lecci a Prati, per fare posto a un cantiere (a giugno erano già trentamila gli alberi abbattuti a Roma). Il 27 agosto è il ventesimo anniversario dell’omicidio di Renato Biagetti, studente di ingegneria a La Sapienza, ucciso a coltellate da un gruppo di fascisti all’uscita di una festa a Focene. Il Campidoglio annuncia intanto che il Colosseo è stato inserito tra le zone rosse “antimaranza”, evidentemente perché la nuova fermata della Metro C ha reso le zone turistiche accessibili anche a chi vive in periferia. Il 28 la Rai annuncia il sostituto di Ranucci alla guida di Report: è Daniele Piervincenzi, il “cronista d’assalto” che prese una testata da Roberto Spada a Ostia, nell’ambito del tentativo di trasformare il litorale in un capro espiatorio per salvare Roma dalle conseguenze di Mafia Capitale. Il caldo sale a 37 gradi. Il 29 il Comune annuncia una sperimentazione di autobus senza conducenti, attraverso un “gemello tecnologico” della città. In questo doppio virtuale di Roma di certo non ci saranno quarantamila senzatetto, seimila famiglie sotto sfratto, case popolari che stanno per crollare, quartieri senza acqua potabile, roghi continui, alberi tagliati e il caldo infernale.(stefano portelli) ____________________________ LEGGI ANCHE I REWIND DEL: – 2026 | Anno in corso: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio – 2025 | Anno Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre – 2024 | Anno non Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, n
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Rewind Roma, luglio 2026 # Splende il sole su Felicittà
(disegno di peppe cerillo) Luglio inizia con la conferenza dei servizi sugli ex Mercati Generali: Campidoglio e Regione concordano sulla prosecuzione del progetto di studentato privato di Hines, e danno, al solito, solo i mesi estivi per opporsi (quando gli uffici sono chiusi). L’assessore Zevi apre il Festival del patrimonio con il titolo infantilizzante e ipocrita di Felicittà (era il nome della città di Richard Scarry, prima tradotto come “Sgobbonia”). Intanto, nelle serate più calde degli ultimi trent’anni, la sinistra cittadina continua a discutere sulle esternazioni di Valerio Carocci della Fondazione Cinema America contro il sindaco Gualtieri, e sulla trasformazione del cinema Metropolitan in cento commerciale. Il 3 viene pubblicato un appello di Nonna Roma: un gruppo di urbanisti critici chiede una nuova direzione per l’urbanistica romana, per una città più vivibile e partecipata. Il 4 dall’ospedale israelitico di Roma vengono sottratte ottanta fiale di Fentanyl: abbastanza per confezionare ventimila dosi. La cassaforte che le conteneva è stata aperta con la chiave. A Ostia muore un trentenne buttandosi dal pontile. L’8 il Tar del Lazio respinge il ricorso sull’affidamento diretto del Rialto Sant’Ambrogio alla comunità ebraica, affermando che i ricorrenti non erano parte in causa. L’ex candidato sindaco Adinolfi viene arrestato con l’accusa di truffa ed evasione fiscale. Il 9 grande picchetto antisfratto a Garbatella, per evitare lo sfratto di una donna di cento anni dalla casa di un ente previdenziale acquistato da Fabrica SGR (Caltagirone). Il Comune ritira l’assurdo progetto dell’albero bioclimatico a Termini: una struttura di trenta metri di metallo, dal costo di cinquecentomila euro, che avrebbe dovuto rinfrescare l’aria dopo il taglio di tutti gli alberi della zona. Il 10 il Municipio X (Ostia) pubblica la nuova mappa dei quartieri: per la prima volta si riconosce l’Idroscalo, quartiere interamente autocostruito e costantemente sotto minaccia di sgombero. L’11, il giorno dopo la scarcerazione dei prigionieri anarchici arrestati a fine giugno, viene rioccupato il c.s.o.a. Bencivenga sulla Nomentana, ma lunedì 13 viene sgomberato di nuovo e sessanta persone vengono identificate. Il 14 inizia la conferenza dei servizi sullo stadio di Pietralata, che formalizza l’“interesse strategico nazionale” dello stadio della Roma, praticamente come una base militare. All’aeroporto di Fiumicino la polizia sequestra 216 chili di khat a un cittadino israeliano proveniente da Tel Aviv, che chiede di essere estradato in Israele. La sera a Trastevere un senegalese filma un italiano che piscia sul muro, questo per risposta tira fuori la pistola, spara per aria e poi spara a un braccio del senegalese. Il 15 si annuncia che il fondo Kryalos di Blackstone ha comprato due nuovi palazzi di lusso al centro di Roma – uno a Termini e l’altro a piazza di Spagna – per farne due hotel. Il 17 si annuncia che i vigili del fuoco di Ostia non si trasferiranno a Fiumicino come previsto ma si sposteranno all’ex Colonia Vittorio Emanuele. L’assessore Zevi annuncia anche l’assegnazione del locale di Esc a via dei Volsci (San Lorenzo) e la cancellazione del debito. Il 18 c’è una manifestazione di poliziotti, finanzieri, carabinieri e soldati, per chiedere gli aumenti degli stipendi. Il Times pubblica un articolo sull’apertura di spiagge libere a Ostia, con intervista all’assessore al patrimonio Zevi: fa notizia che in un paio di spiagge vicino Roma siano applicate le direttive europee sugli arenili. Il 20 a Bastogi una donna precipita in un garage dopo il cedimento della grata su cui stava passeggiando, per fortuna si salva. Incidente stradale con un morto sull’Appia, tra Velletri e Genzano. Presidio al Viminale in protesta contro l’omicidio di Fakir da parte della polizia a Bologna; finito il presidio, un grande corteo prosegue verso la stazione Termini al grido di “Tout le monde déteste la police!”. Il caldo e l’umidità sono sempre più insostenibili. Il 21 muore l’attore Pippo Di Marca, cadendo dal suo balcone di Trastevere, forse suicida. Scoppia un incendio al Parco dell’Acqua fredda, probabilmente doloso. Il 22 al Tufello appare un murale che rappresenta Abderrahim Fakir, ucciso dalla polizia a Bologna: l’artista Harry Greb lo dipinge sullo stesso muro dov’era ritratto Stefano Cucchi. Il 23 il Comune annuncia l’apertura di undici sale cinematografiche e undici biblioteche come rifugi climatici… fino al 5 agosto. Seguendo la tendenza corrente per cui basta nominare una cosa per farla esistere, il progetto è stato chiamato il grande freddo (ai cittadini che chiedono quando invece si pianteranno alberi, il Comune risponde che se ne riparla a novembre). Intanto l’assemblea capitolina approva le norme tecniche d’attuazione del piano regolatore, perdendo una grande opportunità per affrontare la catastrofe climatica. Il 25 notte scoppia un rogo nel carcere di Mammagialla a Viterbo, dove ci sono 676 persone rinchiuse (il limite massimo sarebbe 470). Muore un detenuto marocchino, Abdelkarim Talba, secondo le autorità carcerarie suicida. La sua avvocata dice che è strano che si sia suicidato, visto che aveva appena chiesto i domiciliari.   Il 27 quattro carabinieri di Roma vengono sospesi per otto mesi dal servizio per aver dichiarato di essere stati aggrediti da un uomo che non si era fermato al loro segnale; un video di un residente dimostra invece che non era vero, e che lo hanno picchiato senza ragione. Presidio di abitanti di Pietralata davanti al ministero dei trasporti a Porta Pia, in corrispondenza con l’avvio della conferenza dei servizi per lo stadio dei Friedkin. Il 29 notte scoppia un incendio a Spin Time. Gli abitanti lo domano ed escono dal palazzo per far entrare i vigili del fuoco, che però non permettono loro di rientrare. Centinaia di persone rimangono per strada; nel pomeriggio del 30 si convoca un presidio di solidarietà, si attiva un conto per le donazioni, e centinaia di persone accorrono in sostegno. Il mese si chiude con gli occupanti ancora in strada sotto il caldo infernale, come durante la terribile estate dello sgombero di piazza Indipendenza, quasi dieci anni fa. Mentre decine di sgomberati e sgomberate (tra cui molti minori), stremati dalla sete e dal sole, sono accolti dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dal Polo Civico Esquilino, dal Centro anziani del quartiere, dal centro per l’infanzia Matemu, il sindaco fa una passerella elettorale a tema green con Elly Schlein, in un parchetto del Pigneto che viene ribattezzato “bosco urbano”. Intanto modifica anche lo statuto di Acea per inserire nel consiglio d’amministrazione il marito della senatrice Lorenzin. Benvenuti a Felicittà. (stefano portelli) ____________________________ LEGGI ANCHE I REWIND DEL: – 2026 | Anno in corso: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno – 2025 | Anno Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre – 2024 | Anno non Santo: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre
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Rewind Roma, giugno 2026 # Flop neofascisti e polemiche sinistre
(disegno di peppe cerillo) Il 2 giugno la festa della Repubblica si celebra con una parata militare sulla via che Mussolini fece sventrare proprio per farci le parate militari. Il 3 uno studioso palestinese con una borsa di studio dell’Università di Tor Vergata viene arrestato all’aeroporto prima di partire perché Israele, che ha già ucciso venticinque membri della sua famiglia, lo considera un terrorista di Hamas e lo rinchiude nella famigerata prigione di Ashkelon. Il 5 c’è un presidio a Roma per chiederne la scarcerazione. Continuano le multe contro i monopattini, nonostante chi li guida sia la vittima, non il carnefice, nei numerosi incidenti che li coinvolgono. A Ostia un signore in monopattino colpisce con un pugno i vigili che provavano a multarlo. Il 7 c’è un presidio davanti all’ambasciata della Libia per la liberazione dei membri del Global Sumud Convoy trattenuti illegalmente nelle carceri libiche. L’11 c’è un grosso incendio al Mandrione: un ramo cade sui fili del tram, bloccando il traffico. Il 12 i comitati di Santa Palomba annunciano il ritrovamento di una strada romana nel cantiere dell’inceneritore, e ne chiedono il blocco. Sabato 13 è una giornata campale: da Prati parte un corteo per la “remigrazione”, che non conta più di qualche migliaio di fanatici; da piazza Repubblica sfilano circa duecento militanti contro l’aborto; Casa Pound organizza un festival rock segreto dal nome “La tana delle tigri”, e Vannacci presenta il suo partito Futuro Nazionale all’Auditorium del Vaticano. Il grande corteo Fuck Remigration (almeno ventimila persone) attraversa intanto la città, sfidando tutta questa marmaglia. Il 15 l’influencer qualunquista Simone Carabella si presenta al centro sociale La Maggiolina denunciando l’uso di droghe e alcool e staccando una bandiera palestinese al grido di: «Siamo in Italia». Come risultato di questa visibilità, un carrozziere italiano che usava un locale senza permesso rischia di chiudere. Il giorno dopo, il 16, la polizia irrompe all’alba nel centro sociale occupato Bencivenga, in un’operazione contemporanea ad altre perquisizioni e arresti a Napoli, Milano, e Val di Susa. A Roma una persona viene arrestata. Sempre lo stesso giorno Tarek Idrissi esce finalmente dal carcere di Frosinone, dopo un anno e otto mesi rinchiuso per aver partecipato al corteo per la Palestina del 5 ottobre 2024. Il 17 inizia la demolizione delle strutture centrali del complesso di case popolari di Tor Sapienza, abbandonate e occupate per viverci da decenni. Il 18 doveva iniziare la riqualificazione del litorale di Ostia e la costruzione di un Parco del mare, ma tutto tace. Crolla il tetto del mercato ittico nel complesso dei Mercati generali che la giunta Gualtieri vuole concedere per quattro soldi al maxifondo texano Hines. Lo stesso giorno un articolo rivela un nuovo scandalo sull’ex convento Sant’Ambrogio dietro piazza delle Tartarughe, ceduto senza bando e gratuitamente alla comunità ebraica per farvi una scuola confessionale privata (le associazioni culturali e politiche che lo abitavano furono sgomberate nel 2017 perché il palazzo doveva andare alla Sovrintendenza per i beni culturali). Si scopre ora che gli otto milioni previsti per la ristrutturazione verranno in gran parte da un magnate delle slot machine, l’israeliano Uri Poliavich, proprietario di  e di altri siti di giochi d’azzardo, alcuni dei quali proibiti nell’Unione Europea. Il 19 manifestazione in Campidoglio contro l’inceneritore. A Borgo Pio il pugile fallito Simone Carabella aggredisce un venditore ambulante al grido di: «Africano, torna a casa tua». Durante la votazione per sospendere le collaborazioni tra il comune di Roma e Israele, metà consiglio esce dall’aula per invalidare la mozione, evidenziando iI disprezzo degli eletti verso i sedicimila cittadini che l’avevano firmata. L’associazione LGBTQ+ Keshet Italia annuncia la sua partecipazione al gay pride nonostante il suo sostegno alle politiche genocide di Israele e l’uso costante di un linguaggio islamofobo. L’organizzazione del Pride dichiara che non ci sono le condizioni per concedere loro di sfilare su un carro, poiché la manifestazione condanna esplicitamente il genocidio e la pulizia etnica in Palestina. Il 21, solstizio d’estate; presidio dietro al carcere di Regina Coeli, in solidarietà con le persone arrestate la settimana prima nel blitz contro gli spazi anarchici. Il 22 nuovo presidio davanti al tribunale di piazzale Clodio, dove si celebra l’udienza per la persecuzione a persone che hanno partecipato a una manifestazione del 2023 in solidarietà ad Alfredo Cospito. Il 23 manifestazione a Montecitorio contro l’approvazione del Piano Casa, che prevede anche un commissario straordinario, strapagato, che potrà decidere anche al di sopra dei presidenti eletti delle regioni. Il 24, festa dei fuochi di San Giovanni, viene scarcerato l’ex sindaco Alemanno, dopo due anni a Regina Coeli per le truffe di Mafia Capitale (e il tentativo di falsificare i documenti per evitare i lavori socialmente utili). La sera stessa viene invitato a cena da Vannacci, che forse spera di rimpolpare con un truffatore la scarsissima presa del suo movimento per la remigrazione. Il 25 la rete Roma sa da che parte stare manifesta davanti al Campidoglio per interrompere le collaborazioni del Comune con Israele. Si apre una nuova polemica interna alla sinistra capitolina: il giovane gestore dell’associazione Cinema America, Valerio Carocci, attacca duramente l’amministrazione Gualtieri che fino a quel momento lo aveva finanziato copiosamente, per poi dichiarare di voler creare una nuova lista civica alternativa a quella del sindaco. L’oggetto del contendere è il cinema Metropolitan a via del Corso, che una serie di artisti internazionali chiedono di non cedere a l’ennesimo fondo immobiliare. Intanto, a Ostia Antica un operaio di cinquantacinque anni ne uccide uno di trentacinque durante una lite al bar, e al Pigneto, di notte, qualcuno dà fuoco a una grande bandiera della pace costruita da genitori e alunni della scuola elementare Toti. La notte del 28 dodici agenti mettono i sigilli all’associazione culturale Angelo Mai, che denuncia un accanimento da parte della questura. Il 29 era prevista una grande manifestazione indetta dal neofascista Simone Carabella per la festa di San Pietro e Paolo: la locandina annunciava che un sacerdote avrebbe benedetto la folla, anche se la diocesi non era informata, ma dell’evento non c’è traccia neanche sul suo attivissimo profilo social. Il 30 un nuovo articolo rivela che l’imprenditore israeliano del gioco d’azzardo Uri Poliavich che finanzierà la trasformazione dell’ex Rialto in liceo ebraico, ha creato una rete di scuole in tutta Europa per spingere i ragazzi a trasferirsi in Israele e arruolarsi nell’esercito israeliano (lo spiega lui stesso in questo video). Difficile immaginare come la giunta Gualtieri uscirà da quest’operazione. Nel frattempo la temperatura sale a quaranta gradi, e le notti di clima tropicale sono più frequenti che in tutti gli ultimi dieci anni. Nonostante l’emergenza climatica dichiarata l’ultima settimana di giugno, e l’ordinanza della Regione Lazio che vieta il lavoro sotto il sole tra le 12.30 e le 16, a migliaia di lavoratori non è stato detto nulla. In particolare i rider, quasi tutti di origine straniera, continuano a lavorare come sempre, dieci ore al giorno sotto il sole. (stefano portelli) ____________________________ LEGGI ANCHE I REWIND DEL: – 2026 | Anno in corso (gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio) – 2025 | Anno Santo (gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre) – 2024 | Anno non Santo (gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre)
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Rewind Roma, maggio 2026 # Attentati sionisti e panini con la porchetta
(disegno di peppe cerillo) Il 1 maggio un grande corteo attraversa Roma Est dalla Tuscolana a Centocelle, dove si celebrano anche i quarant’anni di occupazione del Forte Prenestino: un numero incalcolabile di persone partecipa alla festa, che dura tutto il giorno. Dopo il finesettimana riprendono i dibattiti sull’attentato contro gli antifascisti al corteo del 25 aprile: gli stessi giornali che invocano la forca a ogni minimo danno al mobilio stradale, ora minimizzano: “Ha solo ventun anni”, “La mamma lo ha sgridato“, “Sbagliato criminalizzare”, “Siete antisemiti“). Intanto la questura apre un’indagine sulle licenze per porto d’armi nella comunità ebraica e sui sionisti della Brigata Vitali, dedicata a un gerarca fascista ebreo. Il 4 il Comune apre un bando per Castelfusano, che riflette tutto il nuovo “modello Gualtieri” per il litorale. Il 5 un locale di Garbatella che aveva programmato la presentazione di un libro sulla brigata ebraica subisce un attacco notturno, e il 6 un altro. Il Comune annuncia la futura trasformazione della Galleria Borghese in un “hub culturale”. Sul greto del Tevere a Fiumicino viene trovato il corpo senza vita di Ohashi Yoshiyuki, intellettuale giapponese sparito mesi fa. Dagli anni Novanta viveva a Roma, dove aveva tradotto al giapponese testi classici dell’esoterismo. L’8 a Garbatella un pasticcere viene aggredito mentre andava al lavoro, al grido di “siamo in Italia!”, una constatazione che secondo gli aggressori contrasterebbe con il colore della sua pelle. Il segretario di stato Usa Marco Rubio incontra Tajani e Meloni alla Farnesina. Appaiono due nuovi murales in centro: uno di questi, davanti alla sede della rappresentanza UE in Italia, rappresenta la Meloni che stringe la mano a un colono israeliano. Il 10 il comitato Ex mercati generali denuncia movimenti di trivelle e carotaggi nell’area: il Comune sta valutando il terreno sottostante, senza dare alcuna rilevanza alle mobilitazioni del quartiere e della città contro la speculazione della multinazionale Hines. L’11 la presentazione del libro sulla brigata ebraica a Garbatella diventa un’occasione per esprimere solidarietà contro le aggressioni sioniste: una grande folla riempie la libreria e la strada di fronte. Il 14 presidio in Campidoglio contro la complicità con Israele, parte della campagna “Roma sa da che parte stare”. Il 15 il Papa visita l’università La Sapienza: nel suo discorso condanna il riarmo e l’uso militare dell’AI. Il sindaco diffonde un video in cui, con una pala, scava il primo buco per la costruzione del nuovo inceneritore, grazie ai suoi “poteri speciali”. Roma sarà obbligata a versarci seicentomila tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno per trent’anni, vanificando il paziente lavoro di raccolta differenziata allestito durante decenni. Il 16 “Borgata parade” da Stazione Prenestina, e corteo per l’anniversario della Nakba – un disastro quantitativamente di minore entità rispetto a quello scatenato da Israele dopo il 7 ottobre. Il 18 al nuovo blocco alla Flotilla si risponde con un corteo, meno numeroso di quelli di ottobre, da piazza Gaza (un tempo nota con il nome coloniale di piazza dei Cinquecento) fino a San Giovanni. La manifestazione coinvolge comunque diverse migliaia di persone. Il 20 all’auditorium di Confindustria si celebra la premiazione del concorso Roma REgeneration (dove RE sta per real estate) già presentato alla fiera dell’immobiliare di Cannes. Lo promuovono tre fondi immobiliari: DeA Capital (De Agostini), Fabbrica immobiliare (Caltagirone) e InvestiRE (Banca Finnat, proprietaria di Spin Time, al posto del quale vuole dar vita a un hotel di lusso). Il progetto vincitore, “Roma Continua”, si concentra in particolare sul collegamento della città con il litorale – un vecchio progetto mussoliniano. Scritte fasciste appaiono tra Mandrione e Certosa, dove il 23 si celebra la festa in omaggio di Ciro Principessa, ucciso da un fascista nel 1977: per la prima volta si fa un corteo che attraversa la Casilina, ormai senza più trenino giallo. Il 25 c’è l’ennesima maxi operazione antidroga a Ostia, con elicotteri e cento carabinieri: lo chiamano “controllo del territorio”, definizione tipica della cultura mafiosa. Blogger di destra come Welcome to Favelas e Simone Carabella lanciano l’allarme sulla celebrazione musulmana del Eid-al-Adha a Borgata Gordiani, sostenendo che verranno macellati animali in piazza, naturalmente smentiti dai rappresentanti della comunità islamica. Il 26 si occupa la Consulta provinciale studentesca del Lazio, dopo l’annuncio di rimuovere la dicitura “antifascismo” dal nome della Commissione memoria. Una squadraccia di Azione Giovani aggredisce gli studenti antifascisti durante l’assemblea. Il 27 ci sono due incidenti mortali sulle strade: una ragazza di quattordici anni in bicicletta viene uccisa ad Aprilia, e un motociclista di cinquantadue anni a Porta Portese. Il 28 ucciso un altro motociclista tra Ostia e Fiumicino. A Roma muore sulle strade in media una persona ogni due giorni. Il 29 una mandria di cavalli scappa dall’addestramento militare per la parata del 2 giugno e galoppa sulla Colombo. Il 31 finalmente arriva Eid el-Adha, la festa del sacrificio musulmano: si riempiono parchi e moschee di Roma, anche se da nessuna parte si macellano gli agnelli in piazza. Alla festa di Villa Gordiani si presenta l’influencer di estrema destra Simone Carabella con un panino con la porchetta, convinto di aver ideato una geniale provocazione. Viene ridicolizzato dai presenti e dai media, che fingono di ignorare come la porchetta sia oggi l’ultimo orizzonte di valori per i “veri romani”. (stefano portelli)
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rewind roma
La parola della settimana. Ultima
(disegno di ottoeffe) La sesta luna era il cuore di un disgraziato, che maledetto il giorno che era nato ma rideva sempre. (lucio dalla, l’ultima luna) Una delle cose più importanti che ho imparato nella vita è sapersi fermare in tempo, che è ben altra cosa dal riuscire effettivamente a mettere in pratica con regolarità questo fondamentale precetto. Il mio terapeuta dice sempre, però, che la consapevolezza è la cosa più importante. Una volta, quando ero ragazzo, lasciai una fidanzata a cui tenevo molto perché non mi piaceva più come andavano le cose, e pensavo che a vent’anni non ha senso stare insieme se non si è più innamorati. Qualche anno dopo fui tra i più determinati, tra i compagni di un collettivo di cui facevo parte, a spingere per il suo scioglimento, con sacrificio enorme ma perché il progetto politico che portavamo avanti ci sembrava al capolinea. Un’altra volta in un casinò in Inghilterra riuscii a smettere di giocare a Black Jack contro un indiano che tirava fuori pacchetti da cinquanta sterline come fossero fazzolettini Tempo. Da qualche anno la linfa che tiene in vita il giornale è costituita dal lavoro collettivo di una dozzina di persone […] che si adoperano quotidianamente per scrivere, disegnare, organizzare e propagandare il giornale, facendo come se. Come se a fine mese qualcuno li pagasse. Come se si rivolgessero a migliaia di lettori. Come se dal loro lavoro ben fatto dipendesse l’orgoglio e la dignità di una comunità più ampia. È una redazione giovane, e sebbene molti dei suoi membri non si curino troppo dell’esistenza di un ordine professionale, sono già tra i migliori giornalisti in città: capaci di scrivere in italiano e non nel gergo autoreferenziale della categoria, con pochi riguardi per il potere e molta curiosità, buone dosi di ironia, perseveranza e sensibilità, ma soprattutto non si prendono troppo sul serio. Forniti di mezzi adeguati sarebbero in grado di tenere in pista un periodico ben più attrezzato di questo. Purtroppo, i mezzi scarsi a nostra disposizione, uniti all’indole aristocratica e all’idiosincrasia verso il marketing, ci impediscono di raggiungere un pubblico più vasto di quello che la qualità del giornale reclamerebbe. Questa circostanza annacqua le ambizioni del gruppo e lo condanna a esprimersi al di sotto delle sue potenzialità. […]I limiti che ci frenano non sono di idee o di capacità ma esclusivamente di disponibilità economica. Nell’anno che viene, cercheremo le risorse necessarie per ridurre la periodicità, aumentare la tiratura e potenziare la distribuzione del cartaceo, e al tempo stesso per dare autosufficienza economica alla redazione. […] È probabile, conoscendo il panorama, che non ci riusciremo. Sarà allora il momento, per i nostri pochi ma tenaci lettori, di rilegare la collezione e infilarla nello scaffale che l’attende da tempo; i lettori occasionali si ritufferanno nella brodaglia dell’informazione cittadina, e anche i nostri redattori dovranno rientrare nei ranghi, chi alle calcagna di qualche tristo professore di università, chi a scrivere su qualche gazzetta dell’ultima polemica tra de Magistris e Saviano, chi a sognarsi scrittore o poeta. Prospettive che non augureremmo a gente con meno talento del loro. E che faremo il possibile per scongiurare. (luca rossomando-cyop&kaf, fare come se – dal n.45 / gennaio 2012 di napolimonitor) Forte anche di una concorrenza tutt’altro che agguerrita (ho visto quattro dei cinque film finalisti e solo uno era bello), Le città di pianura di Francesco Sossai si è aggiudicato i più importanti premi all’ultimo David di Donatello. È un film crudo e poetico, che tiene dentro umanità, insicurezze, traumi ed emozioni su un duplice sfondo: quello di due vite passate senza che i loro protagonisti si rendessero troppo conto del trascorrere del tempo, e di una pianura così orizzontale da trasformare un racconto on the road in una saga dal finale sempre aperto. In questa ciclicità tutt’altro che rassegnata, senza stare troppo a pensarci, i due antieroi si sottraggono alla norma di un non-luogo produttivo, e scelgono la felicità nella diserzione. «Avevate scoperto il segreto del mondo e non ve lo ricordate». «Eh». «Ma era il segreto del mondo-mondo? O del vostro mondo?». «E che differenza c’è?». «’Nfatti». (dialogo tra carlobianchi e giulio, le città di pianura) Oltre alla diserzione come metodo, a muovere Le città di pianura, e in fin dei conti ogni gesto dei personaggi del film, c’è l’ossessione di Doriano e Carlobianchi per il bicchiere della staffa, l’ultimo prima di andare via. Lo sanno benissimo che tra il “qui e ora” e l’ultimo bicchiere c’è sempre qualcosa che può succedere, che può deludere o svoltare, tenere lontani da casa o trascinarvici barcollando, in silenzio tra braccia amiche, o soli cantando a squarciagola. Chi ama bere sa alcune cose che gli altri non sanno, tipo che l’ultimo è una frontiera costruita per essere violata. Tenevo ‘a fede e ‘a fede aggio perduto. Ero guaglione e mo’ me so’ ‘nvicchiato. Ce steva ‘na perzona e se n’è ghiuta. Era ll’ammore e ‘ammore m’ha lassato. E ce bevimmo acopp’… e cu salute! […] Embé, cu ‘na penzata ‘e bello, mo’ ca ‘o locale ‘nzerra a tarda sera, ….‘na botta ‘e curtiello! Sott’a ‘stu scemo ‘e core e bonasera. E currite… chiammate ‘o canteniere! No, nun è niente: è’ l’urdemo bicchiere. (anepeta-letico, l’urdemo bicchiere) È molto difficile, di norma, far capire alle persone che fare bene è importante, ma tra il fare male e il non fare, la seconda è sempre l’opzione da preferire. È ciò che in molti pensiamo – anche se il Mondo non è pronto ad accettare questa verità, e quindi lo diciamo un po’ sottovoce – rispetto a quanto sta accadendo a Bagnoli. Certo, vogliamo la spiaggia libera, il mare pulito, il bosco nell’ex area industriale. Ma se devo scegliere tra una colata di cemento, un porto super-inquinante, una villa comunale piena di ristorantini e gli scheletri delle ex fabbriche, mi tengo volentieri questi ultimi. D’altro canto, è il tentativo a mantenerci vivi, e l’errore è l’unico elemento, in assenza di genialità, a permettere di aggiustare il tiro. L’importante è procedere con metodo e accettare – quando il momento è giunto – la battaglia in campo aperto, mettendo in conto la possibilità di una sconfitta. Le scienze naturali, come pure le scienze sociali, partono sempre da problemi; da ciò che in qualche modo suscita la nostra meraviglia, come dicevano i filosofi greci. Per la soluzione dei problemi le scienze utilizzano fondamentalmente lo stesso metodo, quello usato dal comune buon senso: il metodo del tentativo e dell’errore. Detto più precisamente: è il metodo consistente del proporre tentativi di soluzione del nostro problema, e nell’eliminare le soluzioni false come erronee. Questo metodo presuppone che noi lavoriamo con un gran numero di tentativi di soluzioni. Una soluzione dopo l’altra viene messa a prova ed eliminata. (karl popper) Con questa ultima puntata va in pensione “La parola della settimana”, divertissement che ho pubblicato per novantadue domeniche da inizio 2024, prima di non averne più voglia. A qualche lettore mancheranno le futili elucubrazioni, le storie di vita e le tirate inutilmente polemiche di questa rubrica. Altri non leggeranno mai questo testo e non si accorgeranno del cambiamento. Tra qualche tempo, con ogni probabilità, mi inventerò qualcos’altro per colmare l’horror vacui del mio poco tempo libero, o semplicemente per complicarmi la vita. Ricominciando per scommessa, perché un giorno ho creduto che una certa cosa andasse fatta, l’ho fatta e l’ho continuata a fare fin quando ho creduto opportuno. C’era un brav’uomo, nostro vicino, era vecchio e così povero, s’ammazzava di fatica. Io scavavo un fosso per lo scolo delle acque, proprio al confine. Lui portava una tuta e fumava una grande pipa. Sai, il più delle volte non ci metteva il tabacco, lui odiava il lavoro. C’era caldo e polvere e… mi faceva male la schiena. Allora mi mettevo a guardare la sua saliva che scivolava lungo il cannello e si raccoglieva all’estremità della pipa. E scommettevo con me stesso sul momento in cui sarebbe caduta la goccia. (paul, ultimo tango a parigi) a cura di riccardo rosa
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parola della settimana
La parola della settimana. Stella
(disegno di ottoeffe) Qualche giorno fa ho visto al cinema un documentario su Igor Protti, che fu numero dieci del Napoli in una stagione sfortunata per la squadra (che retrocesse, all’ultimo posto) e per lui, che giocò tre quarti di campionato da infortunato, tirando avanti a colpi di infiltrazioni di antidolorifici. Protti è raccontato giustamente nel film come un eroe romantico, una “stella”, come si diceva fino agli anni Duemila, quando il termine fu rimpiazzato da espressioni come “top player” e altre panzane di questo genere. Da giovanissimo fece caterve di gol a Livorno, ma quando andò via per tentare la scalata al calcio che conta promise che sarebbe ritornato, un giorno. Bari, Lazio, Napoli, poi l’operazione, un po’ in giro per l’Italia ed eccolo tornare in Toscana, addirittura in Serie C. Con la maglia amaranto fu protagonista di una clamorosa scalata dalla terza serie alla A. Dopo la promozione, la società e i tifosi lo convinsero a non appendere le scarpette al chiodo, anche affiancandogli Cristiano Lucarelli, che a sua volta aveva rinunciato ai soldi offertigli dal Torino per tornare nella squadra di cui era stato ultras da ragazzino (oltre che per i suoi tantissimi gol, Lucarelli è famoso per aver mostrato una t-shirt col volto del Che, esultando a pugno chiuso, dopo un gol fatto a Livorno con la nazionale Under 21; e per aver inscenato un amplesso con la maglia della squadra della sua città, sempre dopo aver fatto gol al Picchi). Molto belle sono le immagini del film in cui i due amici raccontano quel folle campionato, concluso addirittura al nono posto in Serie A. Lucarelli può vantare un record storico in carriera, raggiunto per l’appunto in quella stagione, quello di essere stato l’unico capocannoniere di Serie A con la maglia del Livorno. Protti invece, che è oggi in condizioni di salute molto complicate, affrontando un tumore al colon assai aggressivo, è stato l’unico nella storia del calcio in Italia ad aver vinto la classifica marcatori in Serie C, Serie B e Serie A (con il Bari peraltro, altro record che difficilmente sarà mai battuto). Giovedì sera mi è capitato di vedere uno spezzone di un programma televisivo condotto da Fabio Volo, in cui l’ospite d’onore era la scrittrice napoletana Valeria Parrella. Il programma gioca tutto sul suo dipanarsi tra il cielo, la luna e le stelle, dal momento che è girato nella Torre Branca a Milano, che si erge con i suoi 108 metri nel cuore di Parco Sempione (l’altezza fu fatta ritoccare da Mussolini al progettista architetto Gio Ponti, perché fosse minore di quella della Madonnina, dato che, pare abbia testualmente detto il Duce, “l’umano non può superare il divino”). Ora, a parlare di Fabio Volo mi sembrerebbe di sparare sulla Croce Rossa – anche se poi penso a un uomo che è diventato miliardario facendo di tutto senza saper fare nulla e Croce Rossa mi sento un po’ io. Della Parrella ho letto un solo libro in vita mia, quasi peggiore dell’insopportabile retorica che accompagna ogni sua dichiarazione pubblica. Parrella ha vissuto a Bagnoli per qualche anno, e ha riempito diversi libri con le parole comunità, classe operaia, territorio, anche se nessuno l’ha mai vista per strada. Ha collezionato ospitate televisive anche durante l’ultima crisi bradisismica, ma poi è andata via e ha smesso di parlare del quartiere; sicuramente ci vuole più coraggio a denunciare le porcate che sindaco e premier stanno facendo sulla riqualificazione di Bagnoli che a romanticizzare il terremoto, ma così va la vita (come ho già avuto modo di dire altre volte). Qualche tempo fa ho trovato nel libro di Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, il racconto del cosiddetto “attacco psichico” per far crollare il Jolly Hotel. Mi ha colpito perché a quella cerimonia, metà goliardica e metà simbolica, che si svolse più di quindici anni fa sulla terrazza panoramica di un parco abbandonato, avevo partecipato anch’io (lei no, ma qualcuno deve avergliela raccontata). Quell’happening si iscriveva nel filone più eccentrico, ma in fondo marginale, dell’occupazione di un centro sociale a Montesanto, che per alcuni anni cambiò i connotati di una struttura pubblica costruita e abbandonata nel dopo terremoto. Nel libro, l’episodio riassume in un paio di pagine l’impegno politico giovanile della protagonista, che poi fa carriera nel mondo del teatro, diventa un piccolo squalo, infine si ravvede e si dimette dal suo incarico. Nell’ultima pagina il Jolly Hotel comunica con la protagonista attraverso un display digitale, spiegandole che quel che conta è la responsabilità personale e che nessun attacco psichico potrà mai scalfirlo. “Voi avete giocato e io vi ho lasciati fare”. […] Mi sono domandato se è questo il tipo di racconto che si merita la mia generazione, questa visione aneddotica, distratta, folcloristica. Non pretendo certo un Milestones o narrazioni di quel livello, ma almeno qualche riflessione più sentita, qualche tentativo di sintesi, qualche sforzo creativo per interpretare o rappresentare la gioventù attiva in quegli anni a cavallo tra Novanta e Duemila, non per forza da parte di chi certe cose le ha vissute, ma anche da chi se l’è fatte raccontare, poco importa. (luca rossomando, il fascino discreto della sconfitta) Di come gli eventi della vita ci facciano cambiare parla un bellissimo romanzo di Archibald Joseph Cronin, The Stars Look Down (1935). Il libro descrive la vita della classe operaia di una immaginaria cittadina del nord-est inglese, Sleescale, sobborgo minerario di Tynecastle (identificabile facilmente in Newcastle, sul fiume Tyne). Per i pochi a cui potrebbe importare qualcosa, segnalo che ne ho scritto in una breve storia delle miniere della città e dell’estrazione che gli arabi sauditi stanno operando oggi in quella zona, a partire dall’acquisto della squadra di calcio, nel numero 68 di Zapruder – Il capitale sottostante. Realtà e immaginario della miniera. Il libro è piuttosto duro, ma una bella storia è quella di uno dei protagonisti, Davey Fenwick, figlio di un minatore, che grazie ai sacrifici del padre riesce a studiare e a diventare insegnante per potersi mantenere, dedicando parte della sua vita alla lotta per i diritti dei lavoratori e la nazionalizzazione delle miniere. (credits in nota 1) Qualche anno fa una cara amica, brava attrice e regista, prese una fisarmonica che era appartenuta per alcune generazioni alla sua famiglia e si mise a fare la posteggiatrice. Il repertorio era finalmente originale rispetto alle solite canzoni napoletane: Ria Rosa, canzoni di giacca, riadattamenti da Viviani, rivisitazione di brani moderni, e appena due-tre classici. Con la complicità di Gaetano, il proprietario, cominciammo a organizzare delle serate al Mattone, un bar di via Palladino che era stato molto in voga negli anni Novanta e poi era caduto in disgrazia. Il bar si prestava molto allo spettacolo di Dolores: aveva un piano terra con una piccola pedana per i live e uno superiore fatto a ballatoi, da dove, affacciati in piedi o con le gambe a penzoloni nel vuoto, si poteva assistere all’esibizione dall’alto. Anche il vicolo era molto diverso dalla cloaca che è oggi, e infatti sia Gaetano che il Mattone (dove c’era anche un bellissimo bersaglio per giocare a freccette) sono stati rimpiazzati da un bar in stile classic contemporary con insopportabili luci indaco-violetto. Dal repertorio di Dolores Melodia pubblicammo anche un libro-album, con racconti e canzoni, con anche un vinile che andò esaurito e che forse bisognerebbe ristampare. Per un po’ ce ne andammo in giro per la città, dai centri sociali al Parco Don Gallo, da Soccavo a Scampia, ma anche a Taranto, Milano, e non ricordo più dove. Una sera Dolores si esibì in un bar di Parigi pieno di esuli italiani della lotta armata. Era molto emozionata e bevemmo troppo prima dell’esibizione. Mi ricordo che pataccò di vino il bellissimo vestito rosso che aveva messo per l’occasione, ma che nonostante tutto il concerto fu un trionfo. Era nata una stella. ‘A vita è comme ‘o mare:  s’arrobba ‘e cose e po’ t’e fa truva’.  Sarrà ‘na rosa o ‘nu curtiello?  Sarrà ‘nu cielo chin’ ‘e stelle? È acqua santa ‘e chi ha sbagliato e mo’ se vo’ lava’ ‘e peccate. a cura di riccardo rosa ____________________________ ¹ Orso Maria Guerrini, Franco Volpi e Lucano Melani in: E le stelle stanno a guardare, di Anton Giulio Majano (1971)
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parola della settimana
La parola della settimana. Sguardo
(disegno di ottoeffe) È stato arrestato in settimana R.E., diciannovenne dei Quartieri Spagnoli, ritenuto responsabile del ferimento di un sedicenne del Pallonetto con un colpo di pistola, nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile (gli viene contestato il reato di lesioni aggravate dal metodo mafioso). L’agguato ha avuto luogo in piazza Carolina, dove già a dicembre era avvenuta una sparatoria tra giovanissimi e dove alcuni residenti hanno segnalato nelle ultime settimane scorribande di ragazzini. Da quando ho tredici anni ho assistito alla genesi di svariati tormentoni sulle presunte escalation di violenza degli adolescenti della nostra città, con la costruzione di emergenze che in realtà servivano solo a vendere i giornali, e che venivano trattate ogni volta come un caso eccezionale e meritevole di interventi urgenti, dimenticando che appena sei mesi o un anno prima si era parlato delle stesse identiche cose. I comportamenti di questi ragazzi venivano denunciati come il picco massimo di gravità mai raggiunto nella storia del mondo, o un fenomeno a cui mai si era assistito prima di allora. Periodicamente, in realtà, si trattava delle stesse situazioni che tornavano sotto la stessa forma, o appena diversa: gli schiaffi ai passanti dai motorini, le rapine con il coltello al Vomero, le guerre di cinghiate a Soccavo, le uova con i chiodi il Martedì Grasso, gli spari fuori al Metropolis, la moda del tirapugni, gli spari fuori al My Toy, poi di nuovo gli schiaffi ai passanti dai motorini, le rapine dei cellulari a Montesanto e così via. Una volta, mentre intervistavo Hanif Kureishi, parlando della violenza negli stadi mi disse che il tema non esisteva, perché la questione non riguardava gli stadi ma la violenza nella società: «Hai mai provato ad uscire il sabato sera a Newcastle?», mi chiese (io gli dissi che ci avevo vissuto, capii cosa volesse dire e la conversazione si spostò su altro). È nella stessa prospettiva che l’unica risposta del mondo degli adulti alla presunta escalation di violenza giovanile – che se fosse stata davvero tale, in una curva in costante ascesa da trent’anni, vedremmo oggi i ragazzini girare coi bazooka pronti ad ammazzare chiunque intralci la loro strada – è stata la violenza stessa. Da un libro in fase di scrittura, riporto alcune delle misure del cosiddetto Decreto Caivano, ultimo atto del processo di criminalizzazione degli adolescenti del nostro paese, evidentemente senza successo, se questi continuano ad accoltellarsi e a spararsi sfogando la loro frustrazione ogni volta che possono: Tra i vari provvedimenti il decreto prevede: l’estensione dell’applicabilità del cosiddetto Daspo urbano ai minorenni maggiori di quattordici anni (multa e divieto di accesso fino a tre anni ad aree urbane, pubblici esercizi e locali, applicabile a soggetti considerati “socialmente pericolosi” o anche solo a denunciati per alcuni reati, nda); l’inasprimento delle sanzioni per il reato di porto abusivo di armi e per il reato di spaccio in casi di lieve entità; l’applicazione potenziale anche ai minori della misura dell’avviso orale del questore, con la possibilità di vietare il possesso e l’utilizzo di dispositivi cellulari; l’introduzione del cosiddetto “ammonimento”, sempre da parte del questore, con convocazione del minore e dei genitori e del pagamento di una sanzione amministrativa che va dai duecento ai mille euro. (per chiudere la questione consiglio due importanti articoli pubblicati da questo giornale, il primo di g. e il secondo di Marica Fantauzzi). E lo sguardo? Mi sono perso. Lo sguardo è il nuovo tormentone, o meglio lo è la cosiddetta “guerra degli sguardi”, claim lanciato da Dario Del Porto dalle colonne di Repubblica Napoli, nel solito pezzo (etimologicamente) patetico che i giornalisti napoletani scrivono, sempre uguale, dopo ognuna di queste tragedie o fatti gravi. Articoli che se non parlassimo di cose serie farebbero ridere, ma no, scusate, fanno proprio piangere. Segue incipit: La “guerra degli sguardi” poteva spezzare la vita di un altro giovanissimo e ancora una volta in pieno centro della città. È questo lo scenario delineato dalle indagini condotte dalla squadra mobile e coordinate dal pool anticamorra della Procura sul ferimento di un ragazzino di 16 anni raggiunto da colpi d’arma da fuoco la notte tra il 31 marzo e il primo aprile in piazza Carolina, proprio alle spalle della prefettura e a due passi da piazza del Plebiscito. (dario del porto, napoli, la guerra dei ragazzini armati: spari per uno sguardo di troppo) (credits in nota 1) Vorrei aver imparato meglio, ma un uomo mai conosciuto come Fabrizio De Andrè è stata forse la persona che più mi ha insegnato a non giudicare in ogni momento il prossimo, soprattutto se il mio sguardo muove da una posizione di privilegio. Nel ventennale della sua morte, Guido Harari ha pubblicato su di lui un bel libro fotografico, Sguardi randagi, in cui mostra trecento immagini del poeta, in bianco e nero e a colori, con a corredo due testi di suo figlio Cristiano e della sua compagna Dori. Una delle foto più belle è quella che ritrae FDA steso per terra nei corridoi del palasport di Bologna, durante le prove di un concerto, mentre dorme appoggiato a un termosifone. (foto di guido harari) In Tre madri De Andrè racconta di tre donne, madri dei condannati a morte Tito, Dimaco e Gesù. L’album è stato scritto durante il Sessantotto, quando F. non aveva neppure trent’anni e ragionava sulle contraddizioni e le sfide che insidiavano il suo spirito antiautoritario in un mondo in fiamme. Così è anche l’album: poetico e prosaico nei versi e nei contenuti, contro ogni autorità, appunto, e in fondo contro ogni eroe – non è un caso che il grande assente sia in fondo proprio Gesù, che compare soprattutto per bocca e pensieri degli altri personaggi. I vangeli apocrifi, in realtà, che sono stati ispirazione per FDA, non parlano neppure del dialogo tra Tito e Gesù sulla croce, mentre De Andrè consegna a questo ladro, condannato in croce dall’ingiustizia del mondo più che dell’Impero, l’ultima parola del disco. Nell’album lo sguardo di Tito è sincero e blasfemo, soprattutto quando smonta uno a uno i comandamenti inventati dai potenti e assurti a dogma nei secoli, riconoscendo allo stesso Gesù (“l’uomo che muore”) la funzione di vittima sacrificale del potere. Tito non si pente come nei vangeli ufficiali, anzi rivendica il diritto alla ribellione, e lo fa davanti al dolore delle tre madri, anche se a differenza dei testi sacri non sapremo mai dell’eventuale approvazione di Cristo per questi ragionamenti. Sappiamo invece della tragedia di Maria – non diversa da quella delle altre due madri, che invece le rinfacciano la futura resurrezione di suo figlio – che piange “le braccia magre, la fronte e il volto” di Gesù, sapendo che in quel momento l’unica conseguenza di questa assurda storia del figlio di Dio è stata toglierlo a lei. Lo sguardo della Vergine è il solo sguardo veramente infantile, il solo vero sguardo di bambino che si sia mai levato sulla nostra vergogna e sulla nostra disgrazia. […] Per ben pregarla bisogna sentire su se stessi questo sguardo che non è affatto quello dell’indulgenza – perché l’indulgenza si accompagna sempre a qualche amara esperienza – ma della tenera compassione, della sorpresa dolorosa, di non si sa quale altro sentimento, inconcepibile, inesprimibile, che la fa più giovane del peccato, più giovane della razza da cui è uscita e, benché Madre per grazia, Madre delle grazie, la fa la più giovane del genere umano. (georges bernanos, diario di un curato di campagna) Nel 1972 quando Berger pubblica Questione di sguardi, mostrando la nostra incapacità di guardare il mondo in una società intasata dalle immagini, non sa che appena quarant’anni dopo, precisamente il 3 aprile 2012, più di un milione di persone avrebbero scaricato la prima versione della app di Instagram per Android in un solo giorno. Non so se il libro abbia venduto così tante copie e in quanto tempo, ma in fondo questo non ha molta importanza. Le sue analisi restano infatti a distanza di quasi mezzo secolo attuali, mentre dopo appena otto anni Instagram aveva già perso il suo slancio a discapito di una nuova app, quel Tik Tok che stando ai cicli vitali delle ultime tendenze social dovrebbe essere a sua volta in fin di vita. Negli stessi mesi in cui Berger pubblicava I Send You This Cadmium Red – una raccolta delle lettere, dei disegni, di note, appunti e fotografie scambiati negli anni con il suo amico John Christie, tutto accomunato dal colore “rosso cadmio” – un’autrice italiana lo omaggiava (o forse no) scrivendo un testo che portava lo stesso nome del capolavoro del critico inglese (in realtà era una cover di This kiss di Faith Hill). Il brano parla della forza assoluta dello sguardo come strumento di connessione e speranza per un futuro migliore. Che domani torni, che va bene così. Sì, per come mi parli. Tu, perché siamo qui. È questione di sguardi, è un attimo. a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Fabrizio Bentivoglio e Silvio Orlando in: La scuola, di Daniele Luchetti (1995)
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parola della settimana
La parola della settimana. Ladro
(disegno di ottoeffe) ‘O padrone a fine mese tene sempe ‘a busta appesa, l’operaio ‘e vintisette manco ‘e sorde p’e sigarette. Se pigliano ‘e tangenti ce levano ‘a contingenza e chesta è ‘a soluzione: jammo a cassa integrazione! Puosa ‘e so’, puosa ‘e so’, puosa ‘e so’! Puosa ‘e so’, puosa ‘e so’, puosa ‘e so’! Puosa ‘e so’, puosa ‘e so’, puosa ‘e so’! Puosa ‘e sorde, ma-ri-uò! (‘e zezi gruppo operaio, posa ‘e sorde) Il Robin Hood della Disney è stato sicuramente il mio film animato preferito, e la leggenda del brigante di Loxley una delle storie a cui più mi sono appassionato in adolescenza. Lessi una volta che l’Hood che oggi conosciamo – una parola che in inglese vuol dire “cappuccio” – ci arriva probabilmente dalla storpiatura nei secoli del cognome Wood, in riferimento alla foresta dove Robin si nasconde (le pronunce dei due vocaboli sono molto simili). Pensavo che siamo stati fortunati, e in fondo anche lui, perché probabilmente da un certo punto in poi, come spesso va a finire, in italiano qualcuno avrebbe cominciato a tradurre a cacchio il suo nome, e ci avrebbero cantato le incredibili gesta di Robin Bosco, principe dei ladri. https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/04/robindef.mp4 (credits in nota 1) Per una serie di ragioni, quando ero bambino ero spesso con quelli più grandi di me. Una volta in un viale alberato d’estate, giocando con amici a cui credo arrivassi a malapena al petto, provai a scavalcare un cancello, che anch’esso mi sembrava enorme. Caddi dal punto più alto e forse non so, fu per il panico, o perché non riuscii ad “annusare il pericolo” (come dice sempre quel borioso demagogo di Rino Gattuso, che dopo il trecentesimo fallimento in carriera auspichiamo finisca a commentare le partite su Premium) ma non attutii la caduta con le mani, spaccandomi completamente la faccia. Mia sorella più grande mi portò a casa in lacrime, tenendomi per mano, mentre io avanzavo senza veder nulla, coperto da una maschera di sangue. Non l’ho mai ricordato o saputo, ma spero che non stessi scavalcando quel cancello per inseguire, quanto piuttosto fuggire, in quel “guardie e ladri” che mi ha segnato la vita (e distrutto il naso). Eh, in questo mondo di debiti, viviamo solo di scandali e ci sposiamo le vergini. Eh, e disprezziamo i politici, e ci arrabbiamo, preghiamo, gridiamo, piangiamo e poi leggiamo gli oroscopi. (antonello venditti, in questo mondo di ladri) In ogni modo possibile Michel F. ci ha spiegato che il carcere così come lo intendiamo oggi nasce per colpa del capitalismo, e dell’esigenza di nuove modalità di protezione per i beni e per le persone in un mondo fatto in classi. Il cosiddetto “stato moderno” viene individuato come l’organizzazione più efficace per la tutela di questo sistema, e il carcere come suo strumento per imporre un nuovo equilibro tra la colpa e la pena – in epoca romana la detenzione era utilizzata soprattutto per gli schiavi ai lavori forzati e a mo’ di custodia cautelare in attesa di un processo; mentre nel Medioevo le modalità più frequenti per gestire i conflitti interni erano le compensazioni economiche. Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria. Mica come voi. Voi al massimo potete andare a lavorare. (tiberio braschi, i soliti ignoti) (credits in nota 2) Mercoledì la guardia di finanza è andata a perquisire gli uffici del comune di Milano e della società che gestisce lo stadio, M-I (che sta per Milan-Inter). Secondo gli inquirenti, i più importanti politici e dirigenti amministrativi promotori dell’accordo avrebbero più volte agito in “rivelazione di segreto”, condizionando il processo di compravendita a favore delle due società. Lucia Tozzi ha ben descritto su questo giornale le modalità con cui il sindaco Sala ha gestito la cessione dell’impianto, volendo dimostrare tra l’altro “ai suoi referenti – che evidentemente non sono i cittadini, ma la coalizione immobiliare-finanziaria che costituisce la classe dirigente milanese con il suo entourage internazionale – che è un duro, che non si piega allo squallore delle procedure democratiche, della volontà popolare o dell’interesse pubblico. Esattamente come sta facendo Manfredi a Napoli. O Lepore a Bologna. O Macron in Francia. O la Von der Leyen in Europa”. Era uno di quei momenti in cui le idee che passano per la mente sono torbide. Nel suo cervello v’era una specie di oscuro andirivieni; i ricordi antichi e quelli immediati vi galleggiavano alla rinfusa, incrociandosi confusamente, perdendo forma, ingrandendosi a dismisura, per sparire improvvisamente, come se cadessero in un’acqua fangosa ed agitata. Gli venivan molti pensieri ma uno si ripresentava continuamente e scacciava gli altri; quel pensiero, diciamolo subito, gli presentava le sei posate d’argento ed il cucchiaione che la signora Magloire aveva messo in tavola. Quelle sei posate d’argento l’ossessionavano. Erano lì, a pochi passi da lui: mentre attraversava la camera vicina, per entrare in quella che occupava, la vecchia domestica le stava mettendo in uno stipo a capo del letto ed egli aveva ben notato quello stipo. […]Erano massicce, vecchia argenteria. Col cucchiaione, c’era da cavarne almeno duecento franchi, il doppio di quel che aveva guadagnato in diciannove anni. (victor hugo, i miserabili) C’è un film molto bello di Totò del ’61, Sua eccellenza si fermò a mangiare (…che poi molti film “di Totò” sono stati girati da grandi registi – Mattoli, Steno, Monicelli, Corbucci… – ma continuiamo a chiamarli “di Totò”, probabilmente perché in ognuno di loro almeno una metà del girato era frutto di totale improvvisazione fuori copione). In quel caso Totò è un saltimbanco che vorrebbe ricattare Ernesto, marito di una donna di alta borghesia filofascista, e che Ernesto (Ugo Tognazzi) annuncia in arrivo, a un pranzo cerimoniale in casa di sua suocera, in qualità di medico di Mussolini (“Lui”). Sotto la lente del regime rischia però di finire, per questioni di scarse prestazioni sessuali, anche Sua Eccellenza, ministro del Duce, un idiota arrivista magnificamente interpretato da Raimondo Vianello. Alla fine, approfittando della confusione, Totò ruberà il servizio di posate d’oro “cesellate da Bevenuto Cellini” sfoggiato per l’occasione dalla padrona di casa. A dire il vero saranno proprio lei e i familiari a consegnargliele entusiasti in un borsone di pelle, dopo che Totò gli farà credere che volontà esplicita di Mussolini è quella di averle a Roma per una mostra museale.   La mia scena preferita arriva poco prima del finale, quando Tognazzi svela la sua bugia a Totò che, profittando del ridicolo fanatismo dei presenti, volge in pochi minuti la situazione a suo favore. E ci ricorda – di questi giorni, poi! – che un ministro ha sempre qualche cosa sulla coscienza.  https://napolimonitor.it/wp-content/uploads/2026/04/toto.mp4 (credits in nota 3) Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente. Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa. Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino ma poi succhia ogni cosa. […] E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro, solo che quando ruba il padrone non è mica reato. E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge perché lui è la Legge. Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro. E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto. Ma neanch’io sono un ladro gli dico e così mi avvicino. Io sono un assassino. (ascanio celestini, la casa del ladro). a cura di riccardo rosa __________________________ ¹ Kevin Costner in: Robin Hood. Principe dei ladri, di Kevin Reynolds (1991) ² Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Tiberio Murgia e Carlo Pisacane in: I soliti ignoti, di Mario Monicelli (1958) ³ Ugo Tognazzi, Totò, Lia Zoppelli, Raimondo Vianello, Francesco Mulè in: Sua Eccellenza si fermò a mangiare, di Mario Mattoli (1961)
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La parola della settimana. Guai
(disegno di ottoeffe) Ovunque giocherai combineremo guai per difendere te! (coro ultras napoli)  La settimana scorsa ho passato un po’ di tempo con M., un amico che non vedevo da un po’. M. ha due grossi baffi, un bel po’ di tatuaggi e vive la vita come se fosse in una puntata di South Park. Al momento è di stanza in Irlanda, ma ha divieto di risiedere in almeno un paio di paesi dell’Unione europea in cui ha vissuto in precedenza. È un ottimo cuoco, fa lo chef in un albergo importante e ha messo su un gruppetto di lavoro niente male. All’interno del gruppo c’è un ebreo ungherese, filonazista, che però vorrebbe vedere Orban morto perché ha proibito di fumare erba per strada. M. è molto innamorato di J., ragazza dolce e con una pazienza infinita, che lo ha supportato e sopportato per tanti anni a dispetto dei guai da lui combinati. Di tanto in tanto lei lo molla, ma sono troppo innamorati e finora sono sempre tornati insieme. Questa volta, però, pare sia diverso, e così se ti incontra in questo periodo, M., che prima di dodici ore filate passate a bere non è mai ubriaco, ti chiede come sta il tuo cuore, e poi ti dice: «Il mio è rotto». Guai,  non devi dirlo mai che adesso non lo sai se poi mi amerai tutta la vita.  Tu dimmi solo se adesso sei con me oppure non mi vuoi ed è finita.  In napoletano l’espressione “fare il guaio” si utilizza per indicare una gravidanza non prevista, anche se non necessariamente non desiderata. La responsabilità dell’atto viene attribuita quasi tutta al maschio (“ha fatto il guaio”), tanto che un amico divenuto papà a meno di vent’anni fu soprannominato da altri amici, appunto, Guaio. Ho messo incinta la mia ragazza pe’ troppo amore se pò sbaglia’, mo’ ce vulesse ‘nu colpo ‘e genio e tutt’ cos’ se pò accuncia’. Vorrei sposare la mia ragazza, vorrei affrontare la vita in due ma comme faccio senza ‘na lira, senza ‘nu posto pe’ fatica’. […] Papà aiutame, papà aiutame, so’ troppo giovane e sul’ io me pozz’ perdere! Papà aiutame, papà aiutame, chistu problema sul’ tu m’o può risolvere, papà! (tony marciano, ho messo incinta la mia ragazza) Sempre a Napoli, si dice “guaio ‘e notte” per una persona talmente difficile da gestire e sopportare da paragonarla non semplicemente a un guaio, ma a un guaio che arriva nel momento meno opportuno. In gergo di strada, invece, “fare i guai” indica il commettere reati: non è troppo importante se si parla di fare il palo in una base, fare piccoli furti o rapine in banca, sempre di guai si tratta (al massimo gli si accosta un aggettivo, tipo “sta facendo guai seri”, o “quello fa guai grossi”). «’Cca parlano tutte quante ‘e vuje…». «Over’?». «Site guagliun’ cu ‘e palle, e me servite. Pecché nun ve luvate ‘a miezo e trasite dint’a banda cu mico? Avite sorde, motociclette, tutto chello ca vulite…». (Pisellino scuote la testa) «Io già v’aggio apparato ‘na vota, pecché chisti ‘cca ve vonno male tutt’ quant’ dint’a zona… state facenno troppi guai!». «No, nuje vulimm’ sta sule nuje. Nun vulimm’ sta sotto a nisciuno. A nuje sti ‘ccose nun ce piaciono, ‘e sta sotto ‘a gente. Nuje simm’ sul’ pe’ nuje, e basta». (dialogo tra zì vittorio, marco e pisellino in gomorra – il film) Il condottiero gallo Brenno, vissuto circa quattrocento anni prima di Cristo, era il capo della tribù celitca dei Senoni. Nel 390, partendo da Senigallia, nelle Marche, mise a ferro e fuoco Roma, tanto che nella capitale dell’impero il 18 luglio, il dies Alliensis (dal fiume Allia, dove le truppe romane furono sconfitte) fu per molti secoli sinonimo di sciagura e inserito addirittura nei calendari imperiali come “dies nefastus”. Nella foga distruttrice Brenno e i suoi bruciarono l’archivio di stato, massacrarono i senatori e razziarono le campagne circostanti per molti chilometri. Leggenda vuole che Brenno accettò dai romani un riscatto di mille libre d’oro puro per interrompere l’assedio. Qualcuno tra i tribuni, però, mentre avveniva la pesatura dell’oro su un’enorme bilancia, protestò perché la riteneva truccata. Brenno non si scompose, si avvicinò e in segno di spregio piazzò la sua enorme spada sul piatto il cui peso avrebbe dovuto essere pareggiato con l’oro, rendendo il calcolo ancora più discutibile. Poi fulminò i romani con uno sguardo e disse serafico: «Vae victis!» (guai ai vinti), lasciando intendere che a dettare le condizioni di resa sarebbe stato lui e nessun altro (la parte più noiosa della storia è che, secondo quanto raccontato da Tito Livio, Marco Furio Camillo si oppose in seguito alla concessione del riscatto, in quanto stabilito illegalmente durante la sua assenza da Roma: sosteneva che «non auro sed ferro recuperanda est patria!», cioè che non con l’oro ma con il ferro si sarebbe ripreso Roma, così riorganizzò le truppe e mise in fuga il povero Brenno, costringendolo a tornare in Gallia). Cercai di non guardare il tubo di metallo sulla punta della Woodsman. Una fiamma brillò nel fondo dei suoi occhi, piccola, debole, quasi fumosa, parve farsi più grande e più chiara. Naso bianco guardò il pavimento ai suoi piedi. Lanciai uno sguardo all’interruttore della luce ma era troppo lontano. Rialzò gli occhi molto lentamente. Cominciò a svitare il silenziatore. Lo tenne in mano svitato, lo lasciò cadere in tasca. Si alzò tenendo in mano le due pistole, una per mano. […] Venne verso di me attraverso la stanza: «Credo che questo sia il tuo giorno fortunato», disse. «Devo andare in un posto a vedere una persona». […] Mi girò delicatamente intorno, andò alla porta, la aprì pochi centimetri e fece per uscire attraverso la piccola apertura, sorridendo di nuovo. «Devo vedere una persona», disse passandosi la lingua sulle labbra. «Non ancora», dissi io, e scattai. Colpii la porta con forza e lui fece in tempo a ritirare la mano ma non riuscì a sfilarsi. Lo tenni schiacchiato con tutta la mia forza. Mi aveva concesso una tregua e tutto quello che dovevo fare era starmene tranquillo e lasciarlo andare. Ma anche io avevo una persona da vedere e volevo vederla per primo. Mi guardò biecamente, grugnì e cercò di liberare la mano dalla porta. Mi spostai di colpo e lo colpii alla mascella con quanta forza avevo. Vacillò, lo colpii di nuovo. Batté la testa contro il legno. Lo colpii una terza volta. In vita mia non ho mai colpito più forte. Allora levai il mio peso dalla porta e lui scivolò verso di me con gli occhi ciechi, le ginocchia molli. Lo presi, lo lasciai cadere e restai in piedi sopra di lui ansante. […] Poco tempo dopo i suoi occhi si aprirono tremolanti e mi guardarono. Mormorò tristemente: «Perché ho lasciato St. Louis?». (raymond chandler, specialista in guai). a cura di riccardo rosa
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